Valutazione partecipata degli impatti sanitari, ambientali e socioeconomici derivanti dal trattamento dei rifiuti

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1 Valutazione partecipata degli impatti sanitari, ambientali e socioeconomici derivanti dal trattamento dei rifiuti L I F E 1 0 E N V / I T / AZIONE F8. RAPPORTO DI AGGIORNAMENTO DEI DATI SOCIOECONOMICI SUL TERRITORIO DI LANCIANO LIFE10 ENV/IT/000331

2 HIA21 - Participative assessment of the health, environmental and socio-economic impacts resulting from urban waste treatment LIFE10 ENV/IT / Contesto territoriale L ambito territoriale di Lanciano si estende per kmq ed è costituito da 46 Comuni in provincia di Chieti, che avvolgono la Maiella dal versante nord-orientale e, interessando la zona pedemontana a ridosso delle vallate dei fiumi Sangro e Aventino, proseguono fino ai confini con le province dell Aquila e di Isernia, comprendendo tutti i territori del Parco Nazionale della Maiella. I Comuni dell ambito rappresentano il 44,2 per cento dei Comuni della provincia di Chieti e poco più del 15 per cento di tutti i Comuni abruzzesi. Il Comune di Lanciano, è, dopo il capoluogo e insieme a Vasto, il comune più importante della provincia di Chieti. Tra la Maiella e il Mare Adriatico, distesa su colline dolcemente degradanti verso la valle del Sangro, Lanciano è il naturale punto di convergenza e capoluogo del Comprensorio Sangro-Aventino. La cittadina ha un commercio molto fiorente e molte sono le fiere che vi si svolgono nel corso dell'anno. Ma Lanciano è soprattutto una culla dell'arte per la presenza di numerosi monumenti a cominciare dal santuario del Miracolo Eucaristico. La parte più antica di Lanciano si è sviluppata su tre colli piuttosto erti. Subito a nord di questi si trova la valle del Feltrino, ampia e profonda, che tuttora rappresenta il confine settentrionale dell'abitato. A sud, invece, una stretta vallata (oggi parzialmente interrata) separa il centro storico dall'area pianeggiante, su cui è stato edificata la parte moderna della città nel primo Novecento. Nel secondo dopoguerra la crescita dell'abitato si è mossa verso est (Via del Mare) e verso ovest (Viale Cappuccini), lungo il vecchio tracciato della SS84. Le attuali direttrici di espansione seguono le vie di comunicazione più importanti per l'accesso alla città: la SP ex-ss524 (verso Fossacesia), la SP82 (verso San Vito e la A14) e la SP ex-ss84 (verso l'entroterra e verso il mare). Lanciano si trova a circa 30 km a sud est del capoluogo di provincia Chieti, a 265 m s.l.m. (min 34 - max 411) e ha una estensione di 66,12 km2. La densità degli abitanti per Kmq è di 551,1, la sesta a livello provinciale e la dodicesima a livello regionale. 2

3 Andamento demografico La popolazione, di circa abitanti, nel corso degli anni è andata crescendo (+7,16% rispetto al 1991), segnalando una notevole vivacità sociale e economica del comune stesso. Per popolazione residente Lanciano è il terzo Comune della Provincia. Il numero di famiglie è di circa , mentre l età media dei residenti è di 43,2 anni. Il reddito pro-capite annuo è di Euro , il 4 dell intera provincia. Il numero di abitazioni (censimento 2001) è pari a , praticamente corrispondente al numero delle famiglie. La proiezione sulla popolazione al 2020, compreso gli stranieri, effettuata dell organismo statistico regionale CRESA è pari a abitanti. Nel 2020 gli immigrati in Abruzzo saranno l 11 per cento sul totale dei residenti, mente al 2013 si attestavano al 5,7 per cento della popolazione abruzzese, pari a unità. Il numero dei bambini stranieri con meno di 3 anni si porta dai del 2007 ai del 2020, con un incremento del 9 per cento. Questo dato interrompe l invecchiamento della popolazione abruzzese, che vanta una percentuale tra le più alte in Italia, determinando una crescita costante della popolazione immigrata in Abruzzo, dovuta proprio al saldo naturale. La pericolosità sismica è 3, ossia Zona con pericolosità sismica bassa, che può essere soggetta a scuotimenti modesti. La zona climatica è la D, ossia il periodo di accensione degli impianti termici va dal 1 novembre al 15 aprile (12 ore giornaliere). Sistema economico L'economia è caratterizzata da uno sviluppo che si distribuisce in modo non uniforme sul territorio: le zone a valle presentano una industrializzazione consistente con grandi imprese fortemente internazionalizzate e globalizzate (SEVEL e HONDA); esse rappresentano il motore del comprensorio. E' indispensabile il salto di qualità in termini di ulteriore miglioramento della produttività per garantire condizioni che consentano il radicamento del sistema specie del comparto Automotive. La capacità innovativa del sistema produttivo abruzzese è molto migliorata rispetto al passato: analizzando la situazione attuale dell'abruzzo attraverso l'analisi dei parametri dell' European Innovation Scoreboard, si registra un quadro sostanzialmente in linea con i parametri nazionali. Le PMI non riescono ancora a entrare nella logica di sistema e di innovazione. Come per l'intero Abruzzo, se a livello quantitativo è allineato con la media nazionale, non lo è sul piano della qualità dei servizi: la quasi totalità della merce è trasportata su gomma. Limitati risultano, infatti, gli scambi intermodali; i collegamenti tra i centri intermedi sono obsoleti e ancora caratterizzati da eccessiva lentezza. E' ancora problematico il collegamento con il Tirreno. 3

4 Il cambiamento del ruolo dell'agricoltura e, più in generale, delle diverse componenti dell'identità rurale è stato determinato soprattutto dall'evoluzione della domanda di produzioni enogastronomiche e dei relativi stili di consumo che si sono articolati arricchendosi di componenti culturali, edonistiche ed esperienziali, superando così il concetto di fruizione legata al semplice acquisto per il consumo. In risposta a tali sollecitazioni anche nel comprensorio la gamma dei servizi offerti si sta costantemente ampliando ed evolvendo nella modalità di realizzazione. Movimenti occupazionali Il comprensorio Sangro-Aventino presenta, in linea generale, le stesse caratteristiche della Regione Abruzzo. La situazione è molto difficile: nei primi 9 mesi del 2014 solo 474 mila persone hanno un posto di lavoro a fronte dei 523 mila occupati nel Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è diminuito di 6,2 punti percentuali rispetto a 6 anni fa. Dal 2008 ad oggi il sistema delle imprese ha perso 4 mila lavoratori, mentre nel terziario, le imprese del commercio e dei servizi, hanno fatto registrare, addirittura, un calo di unità. Il settore delle costruzioni registra una situazione stabile del numero degli occupati: 46 mila lavoratori. Solo in agricoltura, nei primi 6 mesi del 2014, gli occupati sono aumentati di 10 mila unità. Nel terzo trimestre 2014 continua la crescita tendenziale del numero dei disoccupati che sono passati dai 32 mila del 2008 ai 70 mila rilevati dall ISTAT nel scorso mese di settembre. Il tasso di disoccupazione è pari al 12,9%, in crescita di 1 punto percentuale rispetto al Potere acquisto, disagio e deprivazione famiglie Un italiano su quattro e' a rischio di povertà o di esclusione sociale, e aumenta soprattutto per i giovani tra i 18 e i 24 anni: lo rileva l'istat. Cifre alla mano, il 18,2% delle persone residenti in Italia risulta esposto al rischio di povertà, il 6,9% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale e il 10,2% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro. L'indicatore sintetico del rischio di povertà e di esclusione sociale, che considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, e' così pari al 24,5%. Le altre due maggiori economie dell'area dell'euro, Germania e Francia, mostrano valori inferiori sia del rischio di povertà, sia dell'indicatore di grave deprivazione materiale. In Italia e in Francia e' particolarmente marcato il rischio di povertà per i giovani fra i 18 e i 24 anni, rispetto alle generazioni più anziane. In Italia, inoltre, e' più alto il rischio di povertà per i minori di 18 anni. Nel 2010, inoltre, il 4

5 16% delle famiglie residenti in Italia ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. L'8,9% si e' trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; l'11,2% con l'affitto o il mutuo; l'11,5% non ha potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione. Nel biennio , evidenzia l'indagine Istat condotta nella seconda parte del 2010 su circa famiglie ( individui), risultano sostanzialmente stabili in Italia sia il rischio di povertà (dal 18,4 al 18,2 %) sia quello di grave deprivazione materiale (dal 7% al 6,9 %), mentre e' aumentata dall'8,8% al 10,2 % la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè le persone di anni di età lavorano meno di un quinto del tempo. Dai dati, emerge inoltre che il 12,9% delle famiglie abitanti nel Mezzogiorno e' gravemente deprivato, valore più che doppio rispetto al Centro (5,6%) e più che triplo rispetto al Nord (3,7%). L'Istat spiega che le tipologie familiari più esposte al rischio di deprivazione materiale sono quelle con un alto numero di componenti e/o con un basso numero di percettori di reddito. Si trovano più frequentemente in condizioni di disagio le famiglie monoreddito, come gli anziani soli e i monogenitori, e quelle con tre o più figli minori. Il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito nel 2009 un reddito netto non superiore a euro l'anno (circa al mese). Nel Sud e nelle Isole, metà delle famiglie ha guadagnato meno di euro (circa euro mensili). La quota di reddito totale del 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia e' pari al 37,2%, mentre al 20% più povero spetta l'8,2% del reddito. Con riferimento ai redditi 2009, la disuguaglianza, misurata dall'indice di concentrazione di Gini, mostra un valore superiore alla media europea nella ripartizione Sud e Isole (0,32) e inferiore nel Centro (0,29) e nel Nord (0,29). Su scala nazionale l'indice di Gini e' pari allo 0,31, lievemente superiore alla media europea (0,30). Se tuttavia si includono i fitti imputati nel reddito, la diseguaglianza risulta minore (0,29). Entrambi i valori sono stabili rispetto al

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