FINE SETTECENTO: ORA ITALIANA ORA FRANCESE

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1 OSSERVATORIO ASTRONOMICO SERAFINO ZANI UNIONE ASTROFILI BRESCIANI FINE SETTECENTO: ORA ITALIANA ORA FRANCESE Due secoli prima dell'euro, un precedente caso di adeguamento europeo in fatto di misura del tempo. GIOVANNI PALTRINIERI Gnomonista ÌQ Bologna Quaderni di gnomonica - n

2 FINE SETTECENTO: ORA ITALIANA - ORA FRANCESE GIOVANNI PALTRINIERI La creazione di una moneta europea in sostituzione delle nazionali in seno ad una Comunità che abbraccia una quindicina di Stati, è un notevole gesto di buona volontà che intende unire culture diverse sotto una sola bandiera europea. Questo, non è che l'ultimo atto, per ora, di un processo di omogeneizzazione iniziato nel nostro continente alla fine del Settecento, quando una serie di ordinanze avvenute nei vari Stati della nostra penisola decretò la fine dell'ora Italiana in sostituzione con l'ora Francese (o Oltramontana). Ovviamente il parallelo sotto certi aspetti è un po' forzato, in quanto diverse e di tutt'altro genere furono allora le motivazioni che portarono a poco più di due secoli or sono a decretare una innovazione di cosi grande portata, allineando l'italia con gli altri Stati europei. Oggi, invece, le regolamentazioni sono state attentamente concertate tra i Paesi che compongono Eurolandia, ben diversamente dall'imposizione estera passata, tendente ad uniformare su vasta scala le fondamentali unità di misura nate con la Rivoluzione Francese: il Metro, il Litro, il Chilo. La Rivoluzione a dire il vero si era anche preoccupata di decimalizzare il Tempo, inventando un nuovo Calendario composto di Decadi anziché settimane, e dividendo il giorno in dieci ore; ma l'innovazione trovando ben pochi consensi, fu di breve durata. Ma andiamo per gradi. Le civiltà babilonese, egiziana, e per ultimo quella romana, dividevano in dodici ore l'intervallo di tempo che intercorreva tra l'alba e il Tramonto, ed in altre dodici il rimanente intervallo notturno. L'Ora Zero si aveva al sorgere del Sole; l'ora Terza a metà mattina; l'ora Sesta a Mezzogiorno; l'ora Nona a metà pomeriggio; l'ora Duodecima - o Vespro - col Tramonto. Non si trattava di vere ore come le intendiamo oggi, ma piuttosto un arco di tempo che escludeva le ore intermedie, o almeno non le considerava nella normale vita quotidiana. Tale stile orario, facilmente comprensibile anche per lo strato più basso della popolazione, aveva il grande svantaggio di non mantenere costante l'ampiezza dell'ora nel corso dell'anno: la diurna estiva, per esempio, era di gran lunga più lunga di una corrispettiva invernale. Da qui, il nome di "Ore Temporarie" o "Ineguali". Nel medioevo si continuò a misurare il tempo alla maniera romana. I monasteri e i conventi che in quei lunghi secoli sorsero e si moltiplicarono, utilizzarono per la preghiera e per la vita comunitaria soltanto alcuni momenti di quelle antiche ore, chiamandole per definizione: "Ore Canoniche", cioè appartenenti al Canone delle Regole ecclesiastiche. Specificare un preciso istante della giornata riusciva particolarmente arduo e privo di una vera necessità pratica nella vita di tutti i giorni, anche quando, nel 1200, apparvero le prime macchine orarie. Va però anche detto, che di quei tempi la misura oraria rivestiva un ben diverso significato. Il cronista bolognese Pietro di Mattiolo vissuto tra il X I V e il X V sec. nell'annotare avvenimenti cittadini li colloca così: - Pocho nanci la campana dal dì. - La mattina ìnanzi terza. - Suxo l'ora quasi de terza. - Cìrcha l'ora de meza terza. - Più che alta terza. - Quasi in lora de sira. - De sirra, zoè doppo vespro. - Doppo dexenare.

3 Per indicare poi il tardo pomeriggio, il cronista lo definisce "bassora", cioè Ora bassa. E' importante sottolineare che lo stesso termine bolognese "Bassoura", si è mantenuto intatto in un'ampia zona della pianura bolognese e modenese sino ad alcuni decenni or sono, tanto che molte persone di mezza età lo ricordano ancora usato dai loro nonni. Verso il Duecento in Italia si generalizzò l'uso di misurare il Tempo in un modo del tutto singolare. Considerando che il giorno finisce in concomitanza del tramonto del Sole, per tale istante si fece corrispondere il concludersi del computo orario del giorno mdicandolo con l'ora X X I V, e in pari tempo se ne iniziava uno nuovo, che ancora in 24 ore si concludeva al tramonto successivo. Era l'ora ItalianaComune (o Solare) (a volte chiamata nei Paesi nordici Boema, in quanto si affermò anche in quella terra per diversi secoh). In effetti, per quei tempi, un simile computo seguiva la logica di chi trovava nella luce diurna ogni forma di vita lavorativa quotidiana. Al tramonto del Sole, infatti, anche la campagna andava a dormire, e così in quell'istante il mondo agricolo aveva la sua naturale conclusione. Per far coincidere costantemente le ore 24 col Tramonto quotidiano, gli Orologi Solari avevano una tracciatura oraria calcolata opportunamente allo scopo, mentre quelli meccanici dovevano di tanto in tanto subire un aggiustamento orario in più o in meno a seconda che si andasse verso l'estate o verso l'inverno. Questa laboriosa e complessa procedura portava a non avere un'ora fissa per Alba, Mezzodì, Mezzanotte, essendo detti istanti continuamente fluttuanti nel corso dell'armo. Solo il Tramonto era invariabilmente indicato con le ore 24, e ciò portava se non altro alla comodità di conoscere in ogni momento di quante ore di luce si poteva ancora disporre, semplicemente sottraendo 24 all'ora in corso. Ancor oggi si mantiene il modo di dire "Portare il Cappello sulle 23": significa tenerlo inclinato quanto è inclinato il Sole rispetto all'orizzonte, un'ora prima del Tramonto. Ma questo modo di dire ha anche una seconda e giustificata motivazione. I quadranti degli Orologi Meccanici portavano la circonferenza divisa in 24 ore, collocando l'ora X X I V sul lato destro (per chi guarda), nel punto attualmente occupato nei moderni orologi con le ore III. In tal modo, l'osservatore immaginava il quadrante rivolto a Sud, e la lancetta (una sola) smaniava il corso apparente del Sole: il semi-arco superiore corrispondeva al giorno, quello inferiore alla notte. E quindi, in quell'ottica, quando la lancetta si trovava in orizzontale sul lato destro, si aveva l'istante del tramonto del Sole. Ecco dunque, che quando l'orologio Meccanico segnava le ore XXIII, la lancetta formava all'incirca lo stesso angolo che aveva il Sole rispetto all'orizzonte. Ritornando alla Cronaca Bolognese di Pietro di Mattiolo, sono ora comprensibui altri passi in cui egli si esprime (questa volta) in Ore Italiche per dare maggior precisione alla sua annotazione: - Luglio 21, ìnancì la campana del dì, tra le sette e le otto hore. - Apunto, apunto, a la botta de le XXIII hore. - Adì 15 del mese de settembre tra le XVII e le XVIII hore. - Adì Xdel mexe de luglio ale XVII hore se fe lo ditto consiglio.

4 O R E I T A L I C H E C O M U N I Fatta questa doverosa premessa, possiamo ora esaminare il Grafico delle ORE ITALICHE COMUNI. All'interno il grafico esprime un andamento orario di tipo moderno, in cui le ore 12 sono poste in alto, e le 24 in basso: simulazione del Sole nell'arco di 24 ore. In passato queste ore erano dette "Francesi", oppure "Oltramontane", in quanto usate al di là delle Alpi. In detto grafico si evidenziano immediatamente due "alette" tratteggiate. Quella di sinistra considera l'alba del Sole, e quella di destra il Tramonto. All'intorno sono tracciati dei cerchi corrispondenti alle date in cui il Sole entra in un nuovo Segno dello Zodiaco: al cerchio minore si fa coincidere il Solstizio d'inverno (21 Dicembre), e al cerchio maggiore il Solstizio d'estate (21 Giugno). Ne deriva, una diretta lettura del sorgere e del tramontare del Sole in ogni periodo dell'armo, con la diretta visione dell'ampiezza diurna e notturna che ne consegue. Il Grafico è calcolato per una Latitudine di 45, e con un po' di buona volontà è possibile realizzarne uno per altre Latitudini.

5 A titolo d'esempio, possiamo dedurre che al 21 Dicembre il Sole si leva alle ore 7.50, per tramontare alle ore O ancora, al 21 Giugno, il sorgere è alle ore 4.25, e il tramontare alle (sempre di Tempo Vero Locale). E poi ancora, agli Equinozi - 21 Marzo - 23 Settembre, il sorgere è alle ore 6, e il tramontare alle ore 18. Ovviamente si tratta di una lettura che lascia qualche mmuto d'incertezza, ma il risultato è certamente facile da raggiungere senza alcun apporto di calcolo. Naturalmente si dovrà tener conto che per circa metà dell'anno è in vigore il Tempo Estivo, che sposta di un'ora il valore di lettura. Abbiamo detto poco sopra che secondo la regola dell'ora Italica Normale, il Tramonto coincide invariabilmente con le ore 24. In tal caso, alla curva del Grafico che rappresenta il Tramonto, assegniamo esternamente l'ora 24. (Solitamente le Ore Italiche sono contraddistinte con le cifre romane; qui, per comodità di lettura, si è preferito indicarle in cifre arabe). Per creare l'andamento orario delle ore Italiane Normali nel corso del giorno e della notte, non dovremo far altro che ripetere, con 24 divisioni, la curva del Tramonto partendo dalla sua medesima posizione. Con un minimo di pratica possiamo ora facilmente determinare ad esempio che agli Equinozi (cerchio di Marzo-Settembre) alle ore 24 Francesi corrispondono le 6 Italiche; l'alba avviene alle 6 Francesi cioè le 12 Italiche; il Mezzodì alle 12 Oltramontane cioè le 18 Italiche. E allo stesso modo si procede per qualsiasi altra data. La consultazione di questo Grafico si rivelerà dunque fondamentale quando vorremo tradurre le Ore Italiche citate da autori del passato con le Ore Francesi, cioè in pratica quelle attuali. Siccome l'istante del tramonto non coincide con la completa oscurità ma occorre circa mezz'ora di crepuscolo perché in cielo si intravedano le prime stelle - e in quel momento suoni l'ave Maria - dall'inizio del Settecento si provvide a modificare il computo orario di mezz'ora, portando il tramonto del Sole alle 23.30, così da far coincidere lo spù-are effettivo della luminosità con le ore 24. Questo più moderno modo di misurare il Tempo venne chiamato: Ora Italiana "da Campanile", per differenziarla dalla precedente "Comune". L'Ordinanza di modificare l'ora Itahana di mezz'ora investì praticamente tutta l'italia. Per gli Orologi Solari si trattò di ricostruire l'intero tracciato delle linee. Per gli Orologi Meccanici non vi fa alcun problema: i quadranti rimasero al loro posto, i rapporti delle ruote dentate non richiesero alcuna modifica. Si trattò solo di dare un'aggiustata di mezz'ora all'unica lancetta esistente.

6 V i sono ancora in Italia diversi esempi di quadrante per Orologio Meccanico all'ora Italiana. Brescia, ad esempio, ne conta ben tre. Il più semplice è quello del Broletto. Poi vi è quello di vìa Beccaria, che altro non è se non il quadrante secondario di quello maggiore e più evidente: l'orologio Astronomico di Piazza della Loggia, costruito nel 1544 da Paolo Gennari da Rezzato.

7 Lo Schema qui rappresentato ci illustra i punti più significativi della sua mostra, dalla quale si ricavano numerose ed importanti informazioni orarie ed astronomiche. Entro rincorniciatura che ospita sugli spigoli le immagini antropomorfe dei quattro Punti Cardinali, o dei Venti ad essi corrispondenti, troviamo descritto in parete, e quindi in maniera inamovibile, la sequenza delie Ore Italiane. L'ora X X I V - come si è già detto - è posta orizzontahnente sul lato destro (di chi guarda), e dà l'idea del moto apparente del Sole per un osservatore che si volge verso Sud. Poi, più all'interno, troviamo tre dischi mobili: II Disco del Sole. Dei tre dischi mobili, quello centrale porta in circonferenza la sequenza dei giorni lunari da 1 a 30. Da essa si diparte una lancetta recante il Sole, il quale ha un doppio compito: di indicare l'ora Italiana sul quadrante estemo (un giro in 24 ore), e il segno zodiacale corrispondente alla data in corso. Il Disco dello Zodiaco. E' il maggiore dei tre mobili. Suddiviso in dodici parti, riporta le stelle più brillanti di ciascuna costellazione. Le date d'ingresso nei vari Segni sono collocate intorno al 10 di ciascun mese: a conferma che lo strumento venne realizzato prima della Riforma del Calendario avvenuta in Italia nel Il moto di questo disco è simile a quello del Sole, differenziandosi da esso soltanto di un giro in 365 giorni. Il Disco Lunare. Rispetto al disco solare compie un giro in 29,5 giorni, e quindi indica ogni giorno il moto del satellite. A differenza del Sole che in cielo conserva sempre la stessa immagme, la Luna muta in continuazione: scompare e si nasconde, per poi ricomparire. Essa presenta due fasi principali nel suo ciclo: una crescente, e una calante. All'interno di ciascuna fase si forma una serie di fasi mmori dette aspetti: Sestile= distanza di 60 dal Sole; Quadratura= 90 (Primo e Ultimo Quarto); Trigono= 120. Sul quadrante sono indicati questi aspetti, e cosa ancor più interessante, la variabile dunensione del disco lunare grazie ad un foro praticato in questo disco. Il Ciclo Limare inizia col Novilunio (Luna Nuova), che sul calendario è evidenziato con un pallino scuro per mettere in risalto il fatto che il nostro satellite è invisibile in cielo (la stessa cosa avviene sull'orologio Astronomico quando al primo giorno della Luna essa è di color nero. Al Novilunio segue la Fase Crescente, durante la quale la Luna aumenta di luminosità e di dimensione, sino ad arrivare alla Luna Piena, mostrata sul calendario con un pallino chiaro: è il momento del massimo splendore (sull'orologio Astronomico l'indice è tra il giorno lunare 14 e 15, e l'immagine è bianca). Al Plenilunio segue la Fase Calante, durante la quale la Luna diminuisce di dimensioni e di luminosità, sino a scomparire totalmente al nuovo Novilunio, ed iniziare così un nuovo ciclo. Su questo disco è inoltre fissato un indice per definire quale parte dello zodiaco attraversa la Luna. L'insieme dei dischi fornisce una precisa idea dei moti apparenti solare e lunare, immaginando che l'osservatore sia rivolto a Sud: dividendo idealmente il quadrante in senso orizzontale, il semicerchio superiore sarà la porzione del cielo visibile di giorno e di notte, quello inferiore, ciò che sta sotto terra. E' dunque sorprendente riscontrare l'eccezionale livello matematico-meccanico raggiunto da quegu antichi artefici; essi seppero, congegnando opportunamente una serie di ruote dentate, rappresentare con mirabile ingegno il moto dei nostri due maggiori corpi celesti.

8 La costruzione degli Orologi Astronomici realizzati nel Cinquecento è giustificata da alcune considerazioni di base. A quel tempo il livello di cultura medio era alquanto basso, ma la conoscenza dei moti apparenti solare e lunare, del loro rapporto, ed il luogo occupato dai medesimi lungo la fascia zodiacale, erano attentamente seguiti da ogni strato della popolazione. E' naturale che questa attenzione non avesse autentiche finalità astronomiche, ma soltanto astrologiche. Ciò che noi ora separiamo in due distinte scienze, sino al Settecento erano un tutt'uno di competenza dell'astronomo. Se comunque la lettura dei cieli era cosa da specialisti, esisteva un'astrologia più spicciola e alla portata di tutti, con radici millenarie, ben viva nelle abitudini e nel costume della gente. Gh Orologi Astronomici dei tipo di Brescia, oltre alla determinazione dell'ora, sottolineano dunque questa descrizione solare-lunare, inserita nel contesto zodiacale così tanto seguita a quel tempo. L'astrologia dei secoli passati - con riferimento all'orologio di Piazza - si limitava ad una conoscenza generica dell'argomento; questo però non impediva di far sì che la gente comune non seguisse attentamente alcune precise regole che si riferivano alla medicina, alla metereologia, ed in particolare all'agricoltura.

9 L'Ora Italiana, dell'uno o dell'altro tipo, era beninteso una convenzione, come del resto lo è qualsiasi sistema di computo del Tempo. Se per un verso la sua applicazione consentiva una vera comodità pratica, in quanto annunciando l'ora si deduceva immediatamente di quante ore di luce si poteva ancora disporre per quel giorno, per un altro ne derivava un costante disagio dovendo quotidianamente "aggiustare" di circa un minuto le lancette degli orologi meccanici, per rincorrere in più o in meno l'istante del tramonto del Sole. L'unico punto fermo restava dunque il Tramonto, mentre l'ora del Mezzodì, della Mezzanotte, dell'alba, erano quotidianamente mutevoli nel corso dell'armo. Quando in passato si doveva regolare l'orologio Meccanico, l'unica fonte di messa a punto quotidiana era l'orologio Solare, o ancor meglio la Meridiana. Nell'istante del Mezzodì, si provvedeva alla precisa messa a pxinto della lancetta oraria. Ma il Mezzodì secondo l'ora Italiana non avveniva - come si è visto - ad un'ora fissa. Per supplire al non lieve inconveniente di tale messa a punto ci si avvaleva di una Tabella appositamente compilata con l'indicazione quotidiana di Ora e Minuti italici coincidenti con l'istante del mezzodì. Anche a Brescia si usava questa regola, e il riferimento solare "ufficiale", era la Meridiana del convento di S. Giuseppe, a breve distanza da Piazza della Loggia (realizzata da Padre Rosina nel 1792). Lungo la sua Linea sono incisi ora e minuti all'italiana per il Mezzodì: tale istante veniva annunciato per mezzo di una campanella estema, azionata da una fune posta a pochi metri dalla Meridiana. Per una maggiore informazione al tema qui trattato, riportiamo ora una Tabella indicante gli istanti del Mezzodì Locale in Tempo Medio Europa Centrale (cioè quello segnato dai nostri normali Orologi), e il corrispettivo Mezzodì italico Comune. Regolando opportunamente un Orologio Meccanico per quell'istante, esso marcerà secondo quell'antica misura del Tempo, e di conseguenza le ore 24 Italiche coincideranno col tramonto. GEN NAIO FEBBRAIO MARZO APRILE GIORNO TMEC H.ITAL. TMEC H.ITAL TMEC H.ITAL TMEC H.ITAL. 1 12,22 19,42 12,32 19,14 12,31 18,30 12,23 17, ,24 19,41 12,33 19,08 12,31 18,24 12,22 17, ,26 19,37 12,33 19,01 12,29 18,16 12,20 17, ,28 19,33 12,33 18,54 12,28 18,08 12,19 17, ,30 19,28 12,33 18,46 12,26 18,00 12,18 17, ,31 19,23 12,32 18,38 12,25 17,52 12,17 17,04 MAGGIO GIUGNO LUGLIO AGOSTO GIORNO TMEC H.ITAL TMEC H.ITAL. TMEC H.ITAL TMEC H.ITAL. 1 12,16 16,56 12,17 16,22 12,23 16,17 12,25 16, ,16 16,50 12,18 16,20 12,24 16,19 12,25 16, ,15 16,44 12,19 16,17 12,24 16,22 12,24 16, ,15 16,37 12,20 16,16 12,25 16,26 12,23 17, ,16 16,32 12,21 16,15 12,25 16,30 12,22 17, ,16 16,28 12,22 16,15 12,26 16,35 12,21 17,16 SETTEMBRE OTTOBRE NOVE MBRE DICE VIBRE GIORNO TMEC H.ITAL. TMEC H.ITAL. TMEC H.ITAL TMEC H.ITAL. 1 12,19 17,27 12,09 18,14 12,03 19,02 12,08 19, ,18 17,33 12,07 18,20 12,03 19,07 12,10 19, ,16 17,41 12,06 18,28 12,04 19,14 12,12 19, ,14 17,48 12,05 18,36 12,04 19,20 12,14 19, ,12 17,56 12,04 18,44 12,05 19,26 12,17 19, ,11 18,04 12,03 18,51 12,06 19,31 12,19 19,45

10 Nei secoli in cui nella nostra penisola si misurava il Tempo all'ora Italica, nel resto dell'europa le cose andavano ben diversamente: gli orologi meccanici avevano il quadrante diviso in dodici parti, facendo corrispondere all'ora XII l'istante fisso del Mezzogiorno e della Mezzanotte; il nuovo giorno cominciava a Mezzanotte. In pratica, si misurava il Tempo quasi allo stesso modo di oggi. La "nostra" misura del tempo era vista dagli stranieri come una bizzarria, tanto da essere motivo di attenta e puntuale annotazione degli scrittori d'oltralpe quando percorrevano le contrade italiane. L'occasione per un adeguamento italiano al sistema ormai in uso negli altri paesi - l'ora FRANCESE - tardava a venire, anche perché di una rivoluzione di così vasta portata non se ne sentiva francamente un bisogno tanto impellente. D'altro canto, già da tempo l'ora Italiana e quella Francese avevano trovato modo di convivere, almeno tra gli strati più acculturati della popolazione. Sin dalla prima metà del Settecento, infatti, era di gran moda portarsi addosso l'orologetto meccanico provvisto di due quadranti orari: l'uno regolato all'italiana, l'altro alla Francese. La Toscana si era posta all'avanguardia nell'applicare il moderno sistema orario: a Firenze si adottò l'ora Francese nel 1749; trovando forti resistenze, il Granduca Francesco promulgò un editto che comminava pene severe ai trasgressori. Nel 1755 fu la volta di Parma: Filippo di Borbone ne firmò l'ordinanza. Giacomo Casanova che in quei tempi si trovava a passare per quella città, riporta nelle sue Memorie il colloquio che ebbe con un oste, ed il commento che ne seguì: - "Da tre mesi a Parma siamo nella confusione più totale, tanto che ormai nessuno sa più che ore sono ". - "Hanno distrutto gli orologi? " - "No di certo! Ma da quando Dio ha creato il mondo, il Sole è sempre tramontato alle ventitré e mezzo, e mezz'ora dopo si è suonato l'angelus: tutti sapevano che quello era il momento di accendere le candele. Ora viviamo nella confusione più totale, tanto che il Sole tramonta ogni giorno ad un 'ora diversa. I contadini non sanno più a che ora andare al mercato. Dicono che ora hanno sistemato ogni cosa, e sapete perché? Perché finalmente tutti sanno che si pranza alle ore dodici. Bella scoperta, dico io! Al tempo dei Farnese si mangiava quando si aveva fame, ed era molto meglio ". "L'argomentazione dell'oste non era del tutto sbagliata. Penso che un governo non dovrebbe abrogare con una legge quelle abitudini che la tradizione e il tempo si sono ben radicate nel popolo, o se non altro, le correzioni andrebbero fatto molto gradualmente ". In Liguria l'innovazione dell'ora Francese era stata decretata già nel A Milano, con estensione Mantova e Bergamo, il cambio avvenne per Ordinanza del Conte De Wilzeck nel 1786, in cui venne decretata la costruzione della Meridiana del Duomo per meglio regolare gli Orologi Meccanici. A Bologna il cambio con l'ora Francese avvenne in occasione dell'arrivo delle truppe francesi nel 1796, sebbene da diversi decenni si fosse cominciato ad inserire il moderno computo orario. Brescia fino al Trattato di Campo formio del 1797 faceva parte della dominazione veneta, e si adeguò alla nuova ora soltanto alla fine di quel secolo. Ovviamente non è semplice tracciare una precisa mappa dei tempi della trasformazione oraria, la quale andrebbe attentamente ponderata città per città esaminando negli archivi le Ordinanze di quel periodo. E' comunque assodato che alla fme del Settecento si ebbe un generale allineamento all'ora d'oltralpe, realizzando finalmente un definitivo assetto su scala intemazionale. E la cosa non era certo di poco conto, abneno nella nostra penisola: di colpo l'italia - seppur ancora frammentata in una miriade di staterelli - si allineava volente o nolente con le grandi nazioni europee che da secoli avevano Unità di Misura tra loro Comuni.

11 L'innovazione dell'ora alla Francese portò delle obbligate modifiche ai precedenti misuratori del Tempo. Agli Orologi Meccanici venne rifatto il Quadrante dividendo la circonferenza in 12 ore e non più in 24. Internamente, alle macchine venne inserito un rapporto per far girare l'asta dell'ora il doppio di prima; in pari tempo venne aggiunta la lancetta dei minuti. La sorte degli Orologi Solari prese due possibili strade, a seconda della circostanza. Nella maggioranza dei casi si provvide ad un completo rifacimento delle Linee Orarie, con la conseguente perdita del quadrante precedente. In altri casi, invece, si preferì mantenere il quadrante all'italiana, affiancandone uno alla Francese. I motivi di quest'ultima scelta sono più che giustificati. Facendo un parallelo con la trasformazione attuale tra Lira ed Euro, possiamo ben immaginarci quale scossone si dovette produrre sulla popolazione, specialmente tra le classi meno acculturate, da sempre abituate al vecchio sistema. Il mantenere entrambi i due sistemi ancora per decenni, significò certamente un grande aiuto per tutti. Da un punto di vista tecnico-logistico, in quell'occasione i vari Stati italiani dovettero occuparsi di impartire regole, ordinanze, leggi, atte all'attuazione e al mantenimento di un fatto cosi importante e umovativo. A Bologna, ad esempio, in seguito all'ordinanza senatoriale i giornali del tempo riportano: "Gazzetta di Bologna N.71" SABATO 24 SETTEMBRE 1796: "Conosciutosi da tanto tempo, per una quasi comime esperienza, quanto sia più comodo, e certo l'uso degli Orologi regolati alla Francese, che all'italiana, siccome quelli, che hanno sempre due punti invariabili, che sono il mezzogiorno, e la mezzanotte, a regolamento migliore di ogni funzione così Ecclesiastica, che secolare; il Senato fino dal dì 19. dello scorso Agosto con sua risoluzione ne adottò l'uso, ed ora ordina, e comanda, che sia eseguito nel giorno di dimani, incominciando ai mezzogiorno in tutti gli Orologi publici della Città, e Contado, dovendosi subito pubblicare le nuove Tabelle Orarie corrispondenti Così pure sarà anmmziato dal publico Orologio, ed in seguito da altri con suono particolare il segno dell'ave Maria, e dell'ora della Notte, affinché si proseguiscano sempre i soliti atti di Religione, che si svolgono ognora come in addietro praticati " E in quegli stessi giorni le "Cronache Bolognesi" del Guidicini così informano: "In effetti, con l'introduzione dell'ora alla Francese si volle nel contempo introdurre il Calendario Rivoluzionario in sostituzione di quello Gregoriano, o almeno affiancare entrambi nel normale uso quotidiano e per gli Atti Pubblici" Il Decadario venne pubblicato dall'istituto delle Scienze, e altri ne seguirono, prodotti da diversi stampatori locali sino ai 1805, amio in cui il Governo Francese decise di tomai"e al Calendario Gregoriano. Il Calendario Repubblicano, a differenza di altre utili ed importanti mnovazioni miranti ad uniformare gli antiquati sistemi di misura, era a sua volta affetto da una serie di complicazioni che lo rendevano difficilmente applicabile e di dubbia necessità. Per prima cosa l'inizio dell'anno doveva aweniie in coincidenza dell'equinozio autunnale, che in alcuni anni poteva cadere il 22, altri il 23 di Settembre. Nel dubbio, avvisi pubblici informavano la popolazione per chiarire un aspetto tanto importante: Il Mese dell'anno Repubblicano era suddiviso in tre decadi, sottolineando così il sistema a base 10 che in natura è rappresentato dalle dita delle mani (in tal modo si eliminava ogni precedente significato di settimana, di festa rehgiosa, ecc.). I Mesi erano dodici, formanti un Anno di 30x12= 360 ed avevano i seguenti nomi: Vendemmiatore; Nebbioso; Brmoso; Nevoso; Piovoso; Ventoso; Germinale; Fiorile; Pratile; Messidoro; Termidoro; Fruttidoro.

12 Per completare l'amio normale, portandolo a 365 giorni (36 decadi e mezzo), si inserivano i giorni "Sanculottidi" così indicati: - 17 Settembre, fine della terza decade di Fruttidoro Settembre, 1) Festa della Virtù - 19 Settembre, 2) Festa del Genio - 20 Settembre, 3) Festa del Lavoro - 21 Settembre, 4) Festa dell'opinione - 22 Settembre, 5) Festa della Ricompensa Il 23 Settembre iniziava il Nuovo Anno Repubblicano, con il primo giorno del mese "Vendemmiatore". Gli scienziati della Repubblica avevano addirittura modificato anche la suddivisione del giorno, portandola da 24 a 10 ore per i motivi di cui sopra. V i fu un iniziale tentativo di applicazione in Francia, ma la disposizione - ben diversamente da quella riferita alle Unità di Lunghezza, Peso, Volume - trovò folli ostacoli: si richiedeva la sostituzione delle macchine di tutti gli Orologi Meccanici, con un esborso economico - pubblico e privato - davvero enorme. La ben collaudata Ora Francese suddivisa m parti mantenne dunque la sua preminente posizione in Europa, allargandone l'applicazione anche in Italia, restando tale anche dopo l'abolizione del Calendario Repubblicano, avvenuta per Decreto di Napoleone I il 31 Dicembre 1805.

13 A conclusione della presente trattazione può ritornare utile descrivere la tracciatura, su un quadrante verticale, di un Orologio Solare ad Ore Italiche Normali, e ad Ore Italiche da Campanile. La caratteristica fondamentale che permette di individuare a colpo d'occhio a quale dei due sistemi orari appartenga un Orologio Solare che ci viene posto davanti, è l'esame del punto in cui l'equinoziale interseca la Linea del Mezzodì. Per le Italiche Normali, tale intersezione avviene alle ore 18.00; per quelle da Campanile, alle ore Detto questo, tracciamo nel modo tradizionale un Orologio'Solare Verticale ad Ore Francesi, facendo sì che in detto quadrante appaiano, palesemente o velatamente le seguenti rette: - La retta ORIZZONTALE (passante per la base dello Stilo Diritto, o anche l'intersezione dell'equinoziale con le ore 6 oppure 18). - La retta EQUINOZIALE. - La retta VERTICALE (passante per intersezione con l'equinoziale e le ore 6 oppure 18). Di queste tre rette, a seconda dei casi ne useremo di solito soltanto due, cioè l'equinoziale sempre, e l'altra che ci farà più comodo. In sostanza, ciascuna Linea Oraria Italica, dell'uno o dell'altro sistema, si realizzerà facilmente unendo due punti del quadrante Francese seguendo l'indicazione delle due Tabelle qui a seguito riportate, ottenendo un Orologio simile a quello proposto qui a seguito. ORE ITALICHE NORMALI ORA ITAL ORIZ A'A 5 5 'A l'a 8 8 'A 9 9'A 10 10'/= 'A EQUI g 9 IO I I VERT ÌÙ'A. 11 II '/ / / / / / '/= ORE ITALICHE DA CAMPANILE ORA ITAL ORIZ 4 VA 5'/4 6% 6'/- TA TA 8 <A HV, 9 W 9y4 [O'A loy. 1 1 '/, 1 1 'A EQUI 3'A 4'/3 5'A 6'A TA %'A 9'A W'A Il 'A 12 'A 13 'A 14 'A 15'/. 16 '/: 17 <A VERT Il 'A Il'A 12% 13 'A 13 y, 14 Vi 'A 15'A 16 1/4 16% 17 'A 17 3/4

14 m IH Giovanni Paltrinieri 2002 ORIZZONTALE / fa]? Mi 11 ii4; Realizzata la tracciatura per l'uno o l'altro sistema di Ore Italiche, le nuove linee orarie sararmo (per convenzione) indicate con cifre romane, e ovviamente comprese entro i due limiti di curve solstiziali. Trattandosi di una tracciatura seguente un metodo schematico, essa non può avere come risultato quel rigore che deriva dal pui'o calcolo matematico, ma questo metodo ha il pregio della rapidità, e dell'antico sapore di operazioni geometriche oggi forse troppo disattese.

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