LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE ITALIANE. UN CONFRONTO CON LA REALTÀ EUROPEA E STATUNITENSE

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1 LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE ITALIANE. UN CONFRONTO CON LA REALTÀ EUROPEA E STATUNITENSE di Pierpaolo Ferrari Dipartimento di Economia Aziendale, Università degli Studi di Brescia. Il presente lavoro trae origine da un progetto di ricerca condotto all interno del Newfin Centro studi sull innovazione finanziaria dell Università Bocconi.

2 STUDI E NOTE DI ECONOMIA Periodico Quadrimestrale (2 Quadrimestre 2000) Quaderni 4 Supplemento n. 1 al n. 2/2000 Direttore Responsabile: Duccio Guasparri Telefono Redazione: c/o Banca Toscana, Via Pian de Carpini 136, Firenze Telefono Telefax Autorizzazione del Tribunale di Firenze n del Spedizione in A. P. - 70% - Filiale di Firenze - Quadrimestrale , Banca Monte dei Paschi di Siena SpA - Siena 1997, Banca Toscana - Firenze

3 SOMMARIO 1. Introduzione pag Fondazioni bancarie e banche conferitarie: verso una autonomia reciproca......» L evoluzione del quadro normativo di riferimento » Fondazioni bancarie e banche conferitarie: verso una progressiva separazione.» L «asset management» delle fondazioni bancarie » Il ruolo delle fondazioni bancarie come investitori di grandi dimensioni.....» La politica di gestione degli investimenti delle fondazioni bancarie » La scelta fra gestione interna e gestione esterna » Le forme tecniche di gestione esterna del patrimonio » Le fasi della politica di investimento delle fondazioni bancarie in ipotesi di gestione esterna » La definizione degli obiettivi finanziari » L individuazione dell «asset allocation» complessiva » La scelta del tipo di mandato da assegnare » La scelta dei gestori » L individuazione di un «benchmark» per ogni mercato » La determinazione delle commissioni a favore dei gestori » La valutazione della performance » La cornice regolamentare dell «asset management» delle fondazioni bancarie....» I vincoli alla politica di gestione degli investimenti delle fondazioni bancarie..» Gli effetti del coefficiente minimo di erogazione sulla politica di investimento» I vincoli alla detenzione e all assunzione di partecipazioni » I vincoli agli investimenti immobiliari » La politica di gestione degli investimenti in fondazioni estere di grandi dimensioni: una verifica empirica » Introduzione » I risultati della verifica empirica » 37 Appendice al capitolo 5: il questionario utilizzato per la verifica empirica » I modelli di gestione finanziaria adottati da tre fondazioni di rilevanti dimensioni: i casi Ford Foundation, Wellcome Trust e Fondazione Cariplo » Introduzione » Le fondazioni negli Stati Uniti: il caso Ford Foundation » Le fondazioni filantropiche negli USA: aspetti introduttivi » Una breve analisi del quadro normativo relativo all «asset management» delle fondazioni statunitensi » Il caso Ford Foundation » Le fondazioni in Gran Bretagna: il caso Wellcome Trust » Le fondazioni filantropiche in Gran Bretagna: aspetti introduttivi.....» Una breve analisi del quadro normativo relativo all «asset management» delle fondazioni britanniche » Il caso Wellcome Trust » Le fondazioni in Italia: il caso Fondazione Cariplo » Le fondazioni filantropiche in Italia: aspetti introduttivi » Una breve analisi del quadro normativo relativo all «asset management» delle fondazioni italiane » Il caso Fondazione Cariplo » Conclusioni » 77 3

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5 1. Introduzione * Le fondazioni bancarie traggono origine da un processo volto a favorire la ristrutturazione del sistema creditizio e il suo conseguente raggiungimento di più elevati livelli di efficienza e di competitività. Tale processo, al pari delle modalità alternative di cessione della partecipazione ad opera della fondazione, è stato oggetto di un ampio esame da parte della letteratura scientifica 1. Minori indagini sono state invece dedicate al futuro ruolo delle fondazioni bancarie una volta perso il controllo della banca o, comunque, una volta che la partecipazione nella banca conferitaria non assorba più la quasi totalità del capitale investito e alle conseguenti problematiche gestionali. Il presente lavoro analizza il tema della gestione del patrimonio delle fondazioni, individuando i princìpi che dovrebbero guidare la politica di gestione degli investimenti di tali organizzazioni in un ottica di progressivo allentamento del rapporto con le banche conferitarie. 2. Fondazioni bancarie e banche conferitarie: verso una autonomia reciproca 2.1. L evoluzione del quadro normativo di riferimento Le fondazioni bancarie derivano dalle casse di risparmio, dai monti di credito su pegno e dagli istituti di credito di diritto pubblico * Esprimo la mia gratitudine alla professoressa Barbara Alemanni per l aiuto fornito nel predisporre il questionario per la verifica empirica. Ringrazio il professore Emanuele Carluccio, il dottor Paolo Cucurachi e il dottor Francesco Saita per i singoli contributi. Un particolare ringraziamento al professor Paolo Mottura e al professor Roberto Ruozi per i commenti ad una versione preliminare del lavoro. Resta esclusivamente a carico mio la responsabilità di eventuali errori e imprecisioni. ¹ B. Alemanni - C. Demattè - R. Ruozi - A. Sironi, Le fondazioni di origine bancaria. Evoluzione recente e prospettive future alla luce della direttiva Dini 1994, 1995: G. Giorgetti e S. Marmorato, Organizzazione e privatizzazione, il caso delle casse di risparmio, Prospettive dell economia, 1996: P. Mottura, Le fondazioni bancarie e le casse di risparmio, profili economici, 1996: S. Preda, Le prospettive delle fondazioni bancarie e gli assetti proprietari del sistema creditizio, 1996: R. Ruozi, Le fondazioni di origine bancaria, in Le aziende non profit fra stato e mercato,

6 STUDI E NOTE DI ECONOMIA - QUADERNI/4 che, a seguito delle operazioni di ristrutturazione aziendale previste dalla legge Amato-Carli, hanno conferito l azienda bancaria ad una società per azioni appositamente costituita, ricevendone in contropartita l intero pacchetto azionario. Obiettivo della riforma operata con la legge Amato-Carli era di favorire il recupero di efficienza e di competitività del sistema bancario, intervenendo su gran parte della sua componente pubblica, composta da soggetti che, nella maggior parte dei casi, sono sorti per il perseguimento di fini benefìci e scopi etici e, nel corso del tempo, hanno affiancato alle originarie finalità l attività bancaria. Funzionali a tali risultati sono stati lo scorporo dell attività bancaria da parte degli enti creditizi pubblici interessati dalla riforma (casse di risparmio, monti di credito su pegno e istituti di credito di diritto pubblico), il loro contestuale conferimento ad una società per azioni appositamente costituita e la conseguente attribuzione dei diritti proprietari agli enti conferenti (o fondazioni) residuati allo scorporo. Tramite la riforma si sono separati, dunque, i fini economici di massimizzazione della ricchezza degli azionisti, assegnati alla banca SpA, dai fini extraeconomici di interesse collettivo e di solidarietà sociale, rimasti in capo all ente conferente. L adozione della forma giuridica di società per azioni avrebbe infatti favorito, nell intento del legislatore, la crescita dimensionale degli intermediari sia attraverso un più facile accesso al mercato dei capitali sia attraverso la più agevole realizzazione di operazioni di concentrazione, appositamente incentivate dalla stessa legge. Pur non sussistendo l obbligo di scorporare l attività bancaria e di conferirla ad una nuova società di diritto privato, gli incentivi garantiti, soprattutto di natura fiscale, hanno spinto tutti i soggetti abilitati, nel giro di meno di un lustro, a sfruttare l opportunità loro concessa. Attualmente le fondazioni bancarie sono 88: di esse, 82 compongono il sistema delle ex casse di risparmio e degli ex monti di credito su pegno; le altre 6 derivano dagli ex istituti di credito di diritto pubblico 2. Inizialmente, il legislatore aveva individuato nella gestione della partecipazione bancaria l oggetto dell attività delle fondazioni e aveva posto a carico delle stesse l obbligo del mantenimento della maggioranza delle azioni con diritto di voto delle società conferitarie. Nell attuazione della delega, invece, sono stati modificati oggetto e fine degli enti conferenti, in quanto il legislatore delegato ha vietato ² Gli istituti di credito di diritto pubblico erano sette: Banca Nazionale del Lavoro, Banca Nazionale delle Comunicazioni, Banco di Napoli, Banco di Sardegna, Banco di Sicilia, Istituto Bancario San Paolo di Torino e Monte dei Paschi di Siena. Tuttavia, la Banca Nazionale del Lavoro si è trasformata direttamente in società per azioni, senza passare attraverso la trasformazione in fondazione e il contestuale conferimento dell azienda bancaria ad una costituenda società per azioni. 6

7 PIERPAOLO FERRARI, LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE... alle fondazioni l esercizio diretto dell attività bancaria e ha assegnato alla gestione della partecipazione bancaria finalità di mera produzione di reddito, in vista della realizzazione di fini di interesse pubblico e di utilità sociale, preminentemente nei settori dell arte, della sanità, della ricerca scientifica e dell istruzione, nonché del perseguimento delle originarie finalità di assistenza e di tutela delle categorie sociali più deboli. Le fondazioni sono state oggetto, negli ultimi anni, di una serie di interventi normativi tesi, da un lato, a realizzare un allentamento del legame con le società bancarie conferitarie e, dall altro, a far assumere ad esse un ruolo più autonomo ed incisivo nell ambito del settore non-profit. È stato introdotto il principio di incompatibilità tra le cariche amministrative e di controllo nell ente conferente e nella società conferitaria o in altre società ed enti che con questa compongono il gruppo creditizio. È stato eliminato l obbligo, inizialmente previsto, della permanenza del controllo delle società conferitarie in mano pubblica, consentendo alle fondazioni di amministrare con maggiore libertà la partecipazione bancaria detenuta. Sono state abrogate le norme sulla nomina governativa dei presidenti e vice presidenti delle fondazioni casse di risparmio, restituendo all autonomia statutaria degli enti ogni decisione in ordine al proprio assetto organizzativo. In questo contesto evolutivo è intervenuta la direttiva del Ministro del Tesoro del novembre 1994, nota come direttiva Dini. Essa, insieme alle successive circolari, ha fornito indicazioni che riguardavano non solo la fase della dismissione delle partecipazioni bancarie e quella del successivo reinvestimento dei relativi proventi, ma anche il profilo funzionale degli enti, in particolar modo l assetto organizzativo e le modalità di intervento nei settori istituzionali. Pertanto, la direttiva ha assunto rilevanza con riferimento non solo al rapporto ente conferente-società conferitaria, ma anche in relazione al ruolo delle fondazioni stesse. Sotto il primo punto di vista, pur rimettendo agli enti conferenti ogni determinazione circa le modalità e i tempi della cessione delle partecipazioni bancarie, la direttiva prescriveva che essi procedessero entro cinque anni dall emanazione della stessa alla diversificazione del proprio attivo di bilancio in modo da rispettare almeno una delle seguenti condizioni: le spese sostenute per il perseguimento delle finalità istituzionali dovevano essere coperte in misura superiore al 50 per cento con proventi diversi da quelli derivanti dalla partecipazione bancaria; non più del 50 per cento del patrimonio dell ente doveva essere investito in azioni della conferitaria. La direttiva ha inoltre previsto: un particolare regime fiscale, volto a escludere la tassazione delle plusvalenze realizzate a seguito della dismissione, per le operazioni di cessione realizzate per rispettare il 7

8 STUDI E NOTE DI ECONOMIA - QUADERNI/4 secondo parametro descritto; criteri di diversificazione del rischio di portafoglio per l investimento dei proventi derivanti dalla cessione delle azioni della conferitaria, in base ai quali almeno il 30 per cento doveva essere investito in obbligazioni pubbliche o private ed un ulteriore 30 per cento in azioni quotate presso Borse italiane od estere 3 ; l individuazione da parte delle fondazioni di specifici settori di intervento e di criteri per la gestione dell attività di erogazione dei fondi. Ma ancor prima dello scadere del termine previsto per l alienazione della partecipazione da parte della direttiva Dini, ragioni economiche e politiche hanno imposto la predisposizione di un disegno di riforma complessivo, volto a perseguire con principi di gradualità la progressiva separazione fra fondazioni bancarie e banche conferitarie. Gli obiettivi perseguiti dalla nuova normativa erano due: da un lato, definire l assetto normativo idoneo a favorire la piena assunzione da parte delle fondazioni dell originario ruolo di organizzazioni benefiche con fini di utilità sociale; dall altro lato, realizzare un prioritario obiettivo di politica creditizia rappresentato dalla ristrutturazione del sistema bancario. Presupposto per il perseguimento di entrambi gli obiettivi era la dismissione della partecipazione bancaria da parte delle fondazioni che, oltre a consentire a queste ultime di acquisire risorse per realizzare appieno la propria missione in campo sociale, avrebbe dato presumibilmente l avvio ad operazioni di concentrazione, appositamente incentivate dallo stesso progetto di riforma e volte a porre le basi per l accrescimento dei livelli di efficienza e competitività dell intero sistema bancario. Detta riforma si è concretata attraverso l approvazione della legge delega n. 416 del 23 dicembre 1998 con la quale il Parlamento ha fissato i principi per l avvio del processo di riorganizzazione delle fondazioni bancarie e attraverso l emanazione del DLgs n. 153 del 17 maggio 1999, predisposto dal Governo in attuazione della delega ricevuta. Questi due provvedimenti, che nel loro insieme hanno definito il nuovo ordinamento di settore delle fondazioni bancarie, sono stati completati dall emanazione di un atto di indirizzo, pubblicato il 10 agosto 1999, contenente indicazioni per l adeguamento degli statuti alle disposizioni contenute nei due precedenti provvedimenti 4. ³ In alternativa alle forme di investimento indicate sopra, l art. 3 della Direttiva 18 novembre 1994 prevedeva che i proventi potessero essere investiti in quote di uno o più organismi di investimento collettivo in valori mobiliari italiani o esteri. ⁴ Le indicazioni fornite da tale atto sono da intendersi come un esplicitazione di massima dei principi generali ai quali l Autorità di vigilanza sulle fondazioni si atterrà nell approvazione degli statuti stessi. 8

9 PIERPAOLO FERRARI, LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE... I punti chiave della riforma sono: la definizione della natura giuridica delle fondazioni: la riforma pone fine all antica disputa sulla natura giuridica delle fondazioni di origine bancaria. La nuova legge ha previsto l assegnazione di una specifica disciplina civilistica alle fondazioni che diverranno quindi persone giuridiche private con piena autonomia statutaria e gestionale. Tale scelta costituisce il punto di partenza dal quale delineare un assetto che consenta alle fondazioni di rispondere ai bisogni sociali di un economia operante secondo principi di mercato; l individuazione degli scopi istituzionali: la legge di riforma identifica le finalità istituzionali delle fondazioni bancarie che consistono nell esclusivo perseguimento di fini di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, secondo quanto previsto dai rispettivi statuti. È necessario quindi che lo statuto individui gli scopi e i settori di intervento ai quali ciascuna fondazione indirizza la propria attività. Il solo vincolo è rappresentato dall esigenza di includere almeno uno dei settori che la legge definisce «rilevanti», comprendenti: ricerca scientifica, istruzione, arte, sanità, conservazione e valorizzazione di beni ambientali e culturali e assistenza alle categorie sociali più deboli; l individuazione delle modalità di perseguimento degli stessi scopi istituzionali: quanto alle modalità di perseguimento dei fini istituzionali, la legge prevede che le fondazioni possano divenire titolari o azioniste di maggioranza di imprese, a condizione che queste siano strumentali al perseguimento degli scopi istituzionali nei settori «rilevanti» sopra indicati. Tale circostanza amplia le possibilità operative delle fondazioni che sono così messe nella condizione di scegliere fra assetti organizzativi alternativi, i cui estremi sono rappresentati, da un lato, dal modello di grant-making foundation, ovvero di organizzazione votata al perseguimento di fini filantropici attraverso il finanziamento di programmi svolti da terzi, e, dall altro lato, da quello di operating foundation, ovvero di ente che provvede a ideare, promuovere e, soprattutto, a realizzare direttamente programmi a valenza sociale coinvolgenti il proprio ambito operativo e territoriale; il sistema di governo delle fondazioni: la riforma stabilisce che l organizzazione interna delle fondazioni bancarie preveda tre distinte tipologie di organi: un organo di indirizzo, un organo di amministrazione e un organo di controllo. All organo di indirizzo è affidato il compito di rappresentare gli interessi statutari e di definire l indirizzo strategico delle fondazioni; all organo di amministrazione compete, invece, la gestione corrente; infine, all organo di controllo spetta la funzione di auditing interno; le regole contabili che le fondazioni dovranno adottare: alle fondazioni di origine bancaria è richiesto di dar vita ad un sistema con- 9

10 STUDI E NOTE DI ECONOMIA - QUADERNI/4 tabile improntato ai principi che il codice civile prevede per le società per azioni. Esse sono pertanto obbligate a predisporre i documenti contabili previsti per le società di capitale, sia pur con quegli adattamenti che la loro particolare natura imporrà di adottare. Viene sancita inoltre la pubblicità del bilancio delle fondazioni bancarie, innegabile presidio della trasparenza del loro operato; l individuazione del contenuto della vigilanza cui sottoporre le fondazioni: il perseguimento di fini di utilità sociale giustifica la sottoposizione dell attività delle fondazioni a controlli che eccedono la mera legittimità e si estendono al merito della complessiva attività. Il nuovo quadro normativo delineato dalla legge di riforma sottopone le fondazioni bancarie alla vigilanza del Ministero del Tesoro e, a regime, dell Autorità che sarà preposta per legge al controllo delle persone giuridiche private di cui al libro primo del Codice civile. All Autorità di vigilanza la legge attribuisce vari poteri concernenti la tutela degli interessi contemplati dagli statuti, l approvazione degli statuti, il potere di sciogliere gli organi di amministrazione e di controllo, il potere di valutare se la gestione della fondazione è sana e prudente, di verificare la redditività del patrimonio, nonché di fissare, sentite le organizzazioni rappresentative delle fondazioni, limiti minimi di reddito da destinare al perseguimento dei fini istituzionali; la predisposizione della disciplina fiscale: vari sono gli aspetti tributari che la riforma regolamenta. Innanzi tutto, il regime tributario delle stesse fondazioni. La legge prevede infatti che le fondazioni bancarie, nel trattamento fiscale dei redditi prodotti, siano assimilate agli enti non commerciali e possano così fruire dei benefìci tributari accordati a tali soggetti. Inoltre, la riforma rinnova le incentivazioni di natura fiscale volte a favorire la dismissione delle partecipazioni da parte delle singole fondazioni. Al riguardo è previsto che l eventuale plusvalenza originata dalla alienazione della partecipazione non sia soggetta a tassazione, a condizione che la cessione avvenga entro quattro anni dall entrata in vigore della legge. A rafforzare l efficacia di tale incentivo interviene il disposto per cui se entro lo stesso termine la fondazione non provvede alla dismissione della partecipazione nella banca conferitaria, essa cessa di essere considerata ente non commerciale, con il conseguente venir meno del regime agevolato. La legge definisce inoltre una disciplina tributaria volta a consentire, in regime di neutralità fiscale, lo scorporo di taluni cespiti dalla società conferitaria alla fondazione, oltre a prevedere un insieme di norme tese a incentivare l avvio di operazioni di ristrutturazione del sistema bancario, prevalentemente attraverso forme di concentrazione. 10

11 PIERPAOLO FERRARI, LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE Fondazioni bancarie e banche conferitarie: verso una progressiva separazione La reperibilità dei dati necessari per effettuare una approfondita analisi cross section del complesso delle fondazioni bancarie è resa problematica dalla non pubblicità, almeno fino ad ora, dei bilanci delle singole fondazioni. La sola fonte di raccolta, rielaborazione e diffusione delle informazioni riguardanti l universo delle fondazioni bancarie è rappresentata al momento dal Rapporto annuale sulle fondazioni bancarie 5. Con esso, l Associazione fra le Casse di Risparmio Italiane (ACRI), pur fornendo un quadro di insieme del complesso delle fondazioni bancarie, attua una approfondita disamina delle sole fondazioni ex casse di risparmio ad essa aderenti 6. Dai dati contenuti nei suddetti rapporti è possibile ricostruire, per il periodo , la composizione patrimoniale del complesso delle fondazioni bancarie (Tabella 1). Da essi risulta come nel 1993 il totale dell attivo delle fondazioni fosse composto per la quasi totalità (96,92 per cento) dalla partecipazione nella banca conferitaria o nella holding che detiene il controllo della banca conferitaria. Nel 1994, nel 1995 e nel 1996 il peso della partecipazione bancaria sul complesso delle attività si è lievemente ridotto per attestarsi all 87,63 per cento nel Già nel corso del 1997 e, soprattutto, nel corso del 1998 la situazione è cambiata radicalmente 8. Molte fondazioni hanno infatti posto in essere operazioni di dismissione della partecipazione bancaria, sospinte sia dal timore della possibile introduzione di norme tese ad ⁵ ACRI, Primo rapporto sulle fondazioni bancarie, ACRI, Secondo rapporto sulle fondazioni bancarie, ACRI, Terzo rapporto sulle fondazioni bancarie, ACRI, Quarto rapporto sulle fondazioni bancarie, ⁶ Nei citati rapporti i dati relativi sia all universo delle fondazioni bancarie sia al solo comparto delle fondazioni ex casse di risparmio non includono mai l Ente Cassa di risparmio di Roma. ⁷ I dati presentati non costituiscono consistenze finali dell esercizio. È da rilevare infatti come i dati contenuti nei diversi Rapporti annuali sulle fondazioni bancarie predisposti dall ACRI facciano riferimento alla somma di dati di bilancio non sempre omogenei fra di loro. Questo perché le fondazioni al momento sono caratterizzate da esercizi annuali assolutamente diversi fra di loro, il cui inizio dipende in concreto dal periodo dell anno in cui è stato effettuato a suo tempo lo scorporo dell impresa bancaria. Tale problema sarà risolto entro il L atto di indirizzo emanato dal Ministero del Tesoro nell agosto 1999 dispone infatti che, allo scopo di consentire la progressiva uniformità contabile delle fondazioni, queste debbano prevedere la coincidenza dell esercizio finanziario con l anno solare. Di conseguenza, le fondazioni che attualmente hanno un esercizio non coincidente con l anno solare dovranno determinare nel proprio statuto le modalità di allineamento all anno solare, anticipando o estendendo l esercizio in corso, non oltre comunque il 31 dicembre ⁸ Tale cambiamento non viene rilevato dai dati relativi al 1997 presentati nella Tabella 1 in quanto essi, come detto, non costituiscono consistenze finali. Si veda quanto precisato alla nota precedente. 11

12 Tabella 1 La situazione patrimoniale del complesso delle fondazioni bancarie Stato patrimoniale sintetico 1993 % 1994 % 1995 % 1996 % 1997 % Cassa e banca , , , , ,03 Crediti , , , , ,39 Titoli , , , , ,24 Partecipazioni in società bancarie e holding conferitarie , , , , ,63 Immobilizzazioni nette , , , , ,57 Altre attività , , , , ,15 Disavanzo di gestione , , , , ,01 Totale attivo , , , , ,00 Debiti , , , , ,88 Fondo per le erogazioni , , , , ,86 Altre passività , , , , ,84 Avanzo di gestione , , , , ,08 Totale passivo , , , , ,65 Patrimonio , , , , ,35 Totale fonti di finanziamento , , , , ,00 Dati in milioni di lire. È escluso l Ente Cassa di Risparmio di Roma. Fonte: Nostra elaborazione su dati ACRI.

13 PIERPAOLO FERRARI, LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE... imporre, direttamente o indirettamente, l obbligo di cessione della partecipazione, sia dal rilevante aumento dei corsi delle azioni bancarie, sia, soprattutto, dalla presa di coscienza dei cambiamenti in atto nel sistema bancario che esigono una maggiore concentrazione delle imprese in esso operanti. Tali operazioni di trasferimento della proprietà, sovente associate alla raccolta di fondi sul mercato in grado di aumentare le dotazioni patrimoniali delle singole banche, hanno portato alla creazione di nuovi assetti proprietari imperniati su ampie compagini di azionisti minori e su nuclei stabili di attori strategici responsabili del vaglio della gestione aziendale. Di tali nuclei stabili fanno ancora parte, in molti casi, le stesse fondazioni che, assieme a banche e investitori istituzionali italiani ed esteri, contribuiscono ad orientare la gestione aziendale verso criteri di mercato 9. Dai dati presentati dal Governatore della Banca d Italia all audizione dinanzi alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato risultava che già alla fine del 1997 le fondazioni avevano partecipazioni superiori al 50 per cento del capitale di sole 44 banche ex casse di risparmio e ex monti di credito su pegno, su un totale di 72 ancora esistenti. Tali casi riguardavano prevalentemente banche di piccole dimensioni. Questo dato è sorprendente se paragonato a quello dell anno precedente: alla fine del 1996 le banche ex casse di risparmio o ex monti di credito su pegno controllate da fondazioni erano infatti 71. Dalle informazioni presentate dal Governatore emerge inoltre che tra le 44 fondazioni che ancora avevano partecipazioni superiori al 50 per cento, 19 hanno già annunciato l intenzione di ridurre le partecipazioni al di sotto del 50 per cento entro il Le rimanenti banche, la cui maggioranza assoluta del capitale resta ancora in mano a fondazioni non intenzionate, almeno per il momento, a procedere alla dismissione, detengono comunque una quota di mercato marginale, pari, in termini di fondi intermediati, al 2,5 per cento dell intero sistema bancario 10. I dati rilevati dall ACRI e aggiornati al marzo 1999 consentono di rilevare come fra le 81 fondazioni ex casse di risparmio ad essa associate 11 : 6 non abbiano più partecipazione nella conferitaria; 31 abbiano partecipazioni di minoranza, pari o inferiori al 50 per cento del capitale sociale della conferitaria; le rimanenti 44 abbiano ancora partecipazioni di maggioranza. ⁹ A. Fazio, Disegno di legge sulle fondazioni bancarie, Audizione del Governatore della Banca d Italia, Senato della Repubblica, ¹⁰ A. Fazio, op. cit. ¹¹ Quanto alla sola fondazione ex cassa di risparmio non associata all ACRI l Ente Cassa di Risparmio di Roma essa deteneva alla stessa data una partecipazione nella conferitaria inferiore al 50 per cento. 13

14 STUDI E NOTE DI ECONOMIA - QUADERNI/4 Anche per le banche ex istituti di credito di diritto pubblico la situazione è ormai estremamente mutata rispetto al passato. Solo 2 dei 6 istituti di credito di diritto pubblico che, in forza della legge Amato-Carli, hanno scorporato l azienda bancaria conferendola ad una neocostituita società per azioni, detenevano ancora, al marzo 1999, la maggioranza assoluta del capitale della banca conferitaria 12. I dati sopra esposti, pur con il limite del loro elevatissimo grado di sintesi, evidenziano come nel corso del 1997 e del 1998 il legame fra fondazioni bancarie e banche conferitarie si sia fortemente allentato rispetto ai valori medi relativi al periodo Tabella 2 La redditività del patrimonio del complesso delle fondazioni bancarie Proventi/Patrimonio 1,22% 1,61% 1,70% 1,76% 2,16% = Dividendi da conferitarie/ Partecipazioni nelle conferitarie 1,03% 1,32% 1,35% 1,24% 1,74% Partecipazioni nelle conferitarie/patrimonio 98,63% 97,62% 97,29% 95,33% 92,88% + Proventi finanziari/ Investimenti finanziari medi 7,88% 7,09% 8,02% 7,12% 5,95% Investimenti finanziari medi/ Patrimonio 2,59% 4,53% 4,82% 8,12% 9,14% Fonte: Elaborazione su dati ACRI. Ove si consideri il rendimento del patrimonio del complesso delle fondazioni bancarie nel periodo (Tabella 2), espressivo della capacità di ciascuna di esse di generare un adeguato ammontare di risorse da destinare ai fini istituzionali, risulta che nel 1993 i proventi complessivi sono risultati mediamente pari all 1,22 per cento del patrimonio. Nei quattro anni successivi, in sintonia con la lieve riduzione dell incidenza della partecipazione bancaria, si è avuto un progressivo aumento del rendimento medio del patrimonio che ha raggiunto, nel , il 2,16 per cento. ¹² Si tratta della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e della Fondazione Banco di Sardegna. ¹³ A rigore i dati della gestione economico-patrimoniale si riferiscono agli esercizi 1992/1993, 1993/1994, 1994/1995, 1995/

15 PIERPAOLO FERRARI, LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE... Appare evidente come la composizione della struttura dei proventi dell insieme delle fondazioni bancarie nel periodo esigesse al di là di obblighi di legge più o meno imperativi una migliore diversificazione delle fonti, maggiormente compatibile con il conseguimento di un più elevato e stabile rendimento di portafoglio e con la generazione di un adeguato ammontare di risorse da destinare al perseguimento degli scopi istituzionali. Il mantenimento della partecipazione nella banca conferitaria avrebbe intralciato la piena assunzione da parte delle fondazioni di un ruolo di rilievo nel contesto economico-sociale di riferimento e avrebbe senza dubbio ostacolato la ristrutturazione del sistema creditizio. Ne sarebbero derivati: nella migliore delle ipotesi, un vincolo alla capacità di crescita delle banche controllate da fondazioni che avrebbero trovato nell autofinanziamento un limite allo sviluppo della propria capacità competitiva; nella peggiore delle ipotesi, l avviarsi od il protrarsi di situazioni di squilibrio atte a distruggere valore, anziché a crearlo, con il rischio che talune fondazioni potessero essere private della possibilità di contribuire al progresso culturale, scientifico e sociale del proprio territorio di riferimento 14. L esiguo rendimento del patrimonio non ha consentito alle fondazioni di assumere, nel periodo in esame, un ruolo di rilievo nella promozione dello sviluppo economico-sociale dei rispettivi ambiti territoriali di competenza. L ammontare delle risorse destinate agli scopi istituzionali dipendente in primo luogo dal rendimento del patrimonio, oltre che dalla misura degli accantonamenti di legge e statutari e dalla capacità di contenere i costi operativi è stato nel 1993 mediamente pari allo 0,73 per cento del patrimonio. Nel 1994 e nel 1995 tale ammontare è stato di poco superiore, attestandosi, rispettivamente, allo 0,86 per cento e allo 0,88 per cento del patrimonio. Nel 1996 ha raggiunto l 1,09 per cento. Nel corso del 1997, in connessione con l avvio di un consistente processo di dismissione della partecipazione bancaria avviato da molte fondazioni e il conseguente incremento del rendimento medio del patrimonio, le erogazioni sono cresciute notevolmente raggiungendo l 1,62 per cento del patrimonio (Tabella 3). La progressiva separazione fra fondazioni bancarie e banche conferitarie, oltre ad essere funzionale al raggiungimento di più elevati livelli di efficienza e di competitività dell intero sistema creditizio, gioverà alla piena e completa assunzione da parte delle fondazioni del ruolo di organizzazioni senza scopo di lucro con fini di utilità sociale. ¹⁴ P. Ferrari e E. Magnani, Il futuro ruolo delle fondazioni bancarie, nuovi investitori istituzionali, puri «grant-maker», «community foundation» o che altro?, in Il Risparmio, n. 6,

16 STUDI E NOTE DI ECONOMIA - QUADERNI/4 Tabella 3 Le erogazioni del complesso delle fondazioni bancarie Erogazioni Patrimonio Erogazioni/ Patrimonio 0,73% 0,86% 0,88% 1,09% 1,62% Valori assoluti in milioni di lire. Fonte: Elaborazione su dati ACRI. In tale nuova ottica sorge però per le singole fondazioni un problema organizzativo e di competenze. Due saranno infatti, nel prossimo futuro, le aree critiche di gestione di una fondazione bancaria: da un lato, la definizione di un articolata politica di gestione degli investimenti volta a generare risorse finanziarie da destinare all attività istituzionale; dall altro lato, l impostazione di un efficace politica di valutazione dei progetti che sappia allocare nel modo migliore le risorse a disposizione e che consenta di identificare il concreto impatto degli interventi realizzati. Nel prosieguo del lavoro, ci si occuperà del primo aspetto citato, ovvero dell identificazione dei princìpi che dovrebbero guidare le fondazioni bancarie nell impostazione della propria politica di gestione degli investimenti. 3. L «asset management» delle fondazioni bancarie 3.1. Il ruolo delle fondazioni bancarie come investitori di grandi dimensioni Una volta realizzata la dismissione della partecipazione nella conferitaria, la gestione dell attivo delle fondazioni bancarie diviene assai più complessa rispetto al passato e richiede la definizione di una strutturata politica di gestione degli investimenti che sappia mettere a frutto il capitale a disposizione per poterne impiegare il reddito nel perseguimento di scopi di utilità sociale. La capacità di dar vita ad un efficace politica di gestione degli investimenti è infatti essenziale per l ottenimento di risorse certe e a basso rischio da destinare ai fini istituzionali e costituisce il necessario presupposto per il mantenimento di un giusto equilibrio fra erogazioni correnti e conservazione del patrimonio. L intervento attivo delle fondazioni bancarie nel mercato finanziario, teso alla creazione di un portafoglio diversificato di attività finanziarie, le rende assimilabili, sotto certi aspetti, agli investitori istituzionali che operano professionalmente e in via continuativa sul mercato finanziario. Anche le fondazioni, infatti, interverranno sistematicamente sui mercati mobiliari, ricercando il mix pro tempore ottimale 16

17 PIERPAOLO FERRARI, LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE... fra le diverse classi di investimento al fine di assicurare la combinazione fra rischio e rendimento ritenuta più idonea alle loro specifiche esigenze. Tecnicamente, secondo l orientamento della CONSOB, le fondazioni bancarie non possono essere considerate investitori di tipo istituzionale. Esse, infatti, a differenza dei tipici investitori istituzionali (compagnie di assicurazione, fondi comuni di investimento, fondi pensione) non hanno obblighi di erogazione di prestazioni monetarie a favore della clientela da cui discenda l esigenza di operare in via sistematica sui mercati mobiliari. Per le fondazioni il patrimonio è infatti un puro strumento per il raggiungimento degli scopi di utilità sociale e la sua gestione non è oggetto stesso dell attività 15. Pur non appartenendo quindi al novero degli investitori istituzionali, è comunque certo che le fondazioni si troveranno ad operare sulla base di modelli di gestione finanziaria assai simili a quelli comunemente impiegati dai tipici investitori istituzionali ed è altrettanto certo che il loro operare in via continuativa sui mercati mobiliari consentirà di offrire un rilevante contributo allo sviluppo qualitativo e quantitativo degli stessi. Una stima della possibile incidenza delle fondazioni bancarie sul mercato mobiliare italiano può essere ottenuta ponendo a confronto il totale delle attività finanziarie da esse detenute alla fine del 1997 con i volumi di attività dei principali investitori istituzionali, oltre che con il complesso delle gestioni patrimoniali (Figura 1). Da tale confronto risulta che le attività finanziarie del complesso delle fondazioni bancarie 16, con la sola esclusione dell Ente Cassa di Risparmio di Roma, erano pari alla fine del 1997: al 14 per cento della consistenza dei fondi complessivamente raccolti dai fondi comuni di investimento italiani; al 21,4 per cento delle riserve tecniche delle compagnie di assicurazione; al 49,5 per cento delle riserve tecniche dei fondi pensione 17 ; al 13,7 per cento delle gestioni patrimoniali. Sino a poco tempo fa un confronto di questo tipo sarebbe stato considerato privo di significato, data la diffusa convinzione di un ampia divergenza fra il valore di carico delle partecipazioni bancarie in capo alle singole fondazioni e il loro valore di mercato. In effetti, le valutazioni del capitale economico delle banche confe- ¹⁵ M. Onado, Audizione del Commissario della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa Marco Onado, ¹⁶ Il loro valore è stato ricavato dalla somma di tutte le poste aventi natura finanziaria presenti nella Tabella 1. ¹⁷ Tali risorse si riferiscono, coerentemente con la definizione di «fondo pensione» assunta dalla Banca d Italia nella propria Relazione Annuale, agli enti di previdenza, alle casse professionali e ai fondi creditizi. 17

18 STUDI E NOTE DI ECONOMIA - QUADERNI/4 Dati in miliardi di lire. Fonte: Elaborazione su dati Banca d Italia e su dati ACRI. Fig. 1 Una stima dell incidenza dell attivo finanziario delle fondazioni sul mercato mobiliare italiano alla fine del 1997 ritarie sono state per molti anni notevolmente inferiori ai valori di libro che figuravano nei bilanci delle fondazioni proprietarie, con un underpricing stimato mediamente nel per cento. Ciò è derivato sostanzialmente da due circostanze. Da un lato, dalla scarsa redditività di tali banche e dalle loro ridotte prospettive di creazione di valore. Dall altro lato, in quanto al momento dello scorporo delle imprese bancarie, la legge Amato-Carli ha consentito la contabilizzazione dei cespiti sulla base di valutazioni riferite prevalentemente al metodo patrimoniale, senza alcuna considerazione per la loro redditività 18. L effetto congiunto di questi due elementi ha quindi determinato una consistente divergenza, nei primi anni Novanta, fra book value e valore del capitale economico delle banche oggetto di scorporo. Tuttavia, dalla fine del 1997 l intervenuto aumento del prezzo delle azioni bancarie ha sostanzialmente annullato tale eventuale divario, salvo casi di palese dissesto delle banche cedute. Per rendersi conto di tale inversione di tendenza è sufficiente considerare l evoluzione del market-to-book ratio delle azioni bancarie quotate sul mercato azionario italiano, comprese nell indice del settore bancario elaborato da ¹⁸ P. Mottura, Assetti proprietari del sistema creditizio, fondazioni bancarie e privatizzazione, in Le fondazioni casse di risparmio, a cura di F. Roversi Monaco, Rimini, Maggioli editore,

19 PIERPAOLO FERRARI, LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE... Data Stream, nel periodo gennaio 1992 e ottobre 1999 (Figura 2) 19. Il rapporto fra valore di mercato e valore contabile delle azioni bancarie che al principio del 1992 era pari a 0,72 ha avuto un trend di crescita costante ed è addirittura giunto ad un valore medio pari a 3,39 negli ultimi mesi del periodo considerato. Di tale tendenza hanno inevitabilmente beneficiato anche i prezzi delle negoziazioni di azioni bancarie non quotate, consentendo così alle fondazioni proprietarie di recuperare l underpricing storico e, nella maggior parte dei casi, di conseguire addirittura plusvalenze rispetto al valore di carico. Fonte: Elaborazione su dati Data Stream. Fig. 2 L evoluzione del «market-to-book ratio» delle azioni bancarie quotate 3.2. La politica di gestione degli investimenti delle fondazioni bancarie La politica di gestione degli investimenti di una fondazione deve tendere all ottenimento del massimo flusso reddituale compatibile con l assunzione di un grado di rischio limitato e con l esigenza di ¹⁹ Sono esclusi i titoli di banche quotate al mercato ristretto. 19

20 STUDI E NOTE DI ECONOMIA - QUADERNI/4 assicurare, nel medio-lungo andare, l integrità del valore reale del patrimonio. Essa si basa: sulla definizione degli obiettivi che indirizzano l attività di gestione; sulla fissazione di una data strategia di investimento; sulla gestione del portafoglio mobiliare nei singoli comparti in cui esso è ripartito La prima fase, di definizione degli obiettivi, si sostanzia: nella fissazione di un traguardo in termini di rendimento del complessivo portafoglio mobiliare 21. Esso dipende evidentemente dall esigenza di assicurare l integrità del valore del patrimonio in termini reali e, soprattutto, dalla necessità di destinare all attività erogativa un ammontare minimo di risorse, la cui entità oltre a dipendere dalle autonome scelte delle singole fondazioni dovrà tener conto, come vedremo in seguito, del coefficiente minimo di erogazione fissato annualmente dall Autorità di vigilanza sulle fondazioni; nell individuazione del grado di rischio tollerabile. Il grado di rischio che la fondazione intende sopportare deve essere ovviamente coerente con il rendimento obiettivo che essa si propone di raggiungere; nella definizione dell orizzonte temporale da assumere come riferimento per la valutazione della performance. L assunzione di orizzonti temporali sufficientemente ampi esercita importanti effetti sulla politica di gestione degli investimenti in quanto consente di prendere in considerazione classi di attività che nel breve termine verrebbero considerate eccessivamente rischiose. 2. La combinazione delle scelte sopra descritte in termini di obiettivi della politica di gestione degli investimenti deve tradursi in una concreta strategia atta ad assicurare il loro raggiungimento. La definizione della strategia di investimento esige l identificazione formale del tipo di struttura che il portafoglio dovrà mantenere nel medio-lungo periodo e si basa: sulla scelta delle asset classes nelle quali dovrà essere ripartito il complesso delle risorse finanziarie a disposizione della fondazione; sulla determinazione dei pesi da attribuire alle diverse asset classes. Attraverso un efficace strategia di investimento si può giungere alla costruzione di un portafoglio diversificato di valori mobiliari in grado di massimizzare il rendimento, per ogni livello di rischio, ²⁰ L. Salamon e K. Voytek, Managing Foundation Assets, The Foundation Center, New York, ²¹ B. Alemanni, L attività di asset allocation nel private banking, in Manuale del private banker, a cura di P. Musile Tanzi, 2 a edizione, Milano, Egea,

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