Mercato cambi Tasso di cambio Relazione tra tasso di cambio e bilancia dei pagamenti Definizione transazioni

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1 14. MERCATI DEI CAMBI E TASSI DI CAMBIO Mercato cambi Il mercato dei cambi è dove si comprano e si vendono le valute estere. Detto anche Forex. I centri finanziari per queste operazioni sono sparsi in tutto il mondo, il che rende il mercato sempre aperto. Le funzioni sono: il trasferimento di fondi o di potere dʼacquisti da un paese allʼaltro, da una valuta allʼaltra; il credito; e fornire strumenti di copertura e di speculazione. Esiste perché serve a turismo, importazioni/esportazioni e investimenti. Ci sono 4 livelli di operatori ai mercati dei cambi: 1. Utenti tradizionali 2. Banche commerciali: operano come stanze di compensazione 3. Intermediari di cambio: dove banche commerciali nazionali pareggiano entrate e uscite di valuta estera mercato interbancario 4. Banca centrale: venditore o acquirente di ultima istanza, opera riducendo o incrementando riserva di valuta estera. Eccezione dollaro, usato anche come valuta veicolo in transazioni non riguardanti gli USA. È mezzo di pagamento, unità di conto e riserva di valuta anche a livello internazionale. Il 60% dei dollari è detenuto allʼestero. Tasso di cambio R è la quantità di valuta interna necessaria per acquistare un unità di valuta estera. È determinato, se in presenza di cambi flessibili, dallʼintersezione delle curve di domanda e offerta di moneta estera. Più basso è il tasso di cambio maggiore è la quantità di valuta estera domandata. Più alto è il tasso di cambio maggiore è lʼofferta di valuta estera domandata (infatti capitali esteri vengono a investire in nazione perché costa di meno). Se R aumenta si dice che la valuta nazionale si deprezza, infatti ce ne vuole di più per acquistare valuta estera. Se invece R diminuisce, allora avviene un apprezzamento. Per tasso di cambio indiretto si intende il calcolo del cambio di un 3 paese (P3) conoscendo il cambio tra P1 e P2 e P2 e P3. Per esempio:! $ = 2!! $!" = 0,5!!" = 4 Il tasso di cambio è tenuto a uguale livello in tutti i paesi dallʼarbitraggio. Gli arbitraggisti infatti acquistano valuta dove costa meno e la rivendono dove costa di più, così da livellare sempre i tassi. Relazione tra tasso di cambio e bilancia dei pagamenti Se si volesse mantenere costante il tasso di cambio, ad un aumento di domanda di valuta estera si verrebbe a creare un deficit interno (P1) e surplus del paese esterno (P2) perché il P1 deve soddisfare eccesso di domande e P2 deve soddisfare eccesso di offerta. Definizione transazioni 1. transazione a pronti: spot transiction. Pagamento dopo due giorni da accredito della valuta estera. Tasso a pronti o spot rate. 2. Transazione a termine: mi accordo oggi per comprare o vendere una specifica quantità di valuta in una determinato giorno nel futuro a un tasso convenuto oggi, tasso a termine o forward rate. Se R a termine è minore di R a pronti la valuta è scontata a termine, altrimenti è premiata a termine. NL 1

2 3. Swap di valuta: vendita a pronti combinata con acquisto a termine della stessa valuta. Il tutto nella stessa transazione. Tasso swap è uguale alla differenza tra tasso a pronti e quello a termine. 4. Futures: contratto a termine standardizzato per quantità e durata commerciato solo su appositi mercati organizzati. Solo poche valute. Futures, a differenza che transazioni a termine, possono essere venduti in qualsiasi momento. 5. Opzioni su valuta: contratto che dà diritto al compratore di acquistare o vendere una quantità standard di valuta commerciata ad una determinata data ad un determinato prezzo. Copertura e speculazione Rischi di cambio sono dovuti alle frequenti fluttuazioni dei tassi di cambio e comportano rischi di cambio nel tempo. Rischi valutari. I problemi di questi rischi si risolvono con copertura: misure che si mettono in atto per evitare rischi di cambio o coprire posizioni aperte. Speculazione, invece, è il contrario di copertura. Si accetta il rischio nella speranza di trarne profitto. Una particolare posizione speculativa è quella short o corta, che significa vedere valuta a termine per comprale in futuro a prezzo più basso. Ci sono due tipi di speculazione: quella stabilizzante: acquisto valuta quando R sta diminuendo nellʼaspettativa che si rialzi (o venderla quando sale nellʼaspettativa si abbassi); e quella destabilizzante: vendo quando R si abbassa facendolo ulteriormente scendere. Arbitraggio sul tasso di interesse È flusso internazionale di capitale liquido a breve termine che si verifica tra un paese e lʼaltro per ottenere più alti rendimenti allʼestero. Può essere scoperto o coperto. 1. Scoperto: converto in valuta estera perché voglio investire allʼestero dove cʼè tasso di interesse più alto. Ottengo cifra iniziale + interessi, devo riconvertirla in valuta nazionale ma nel frattempo R potrebbe essere cambiato. Se non ho copertura contro rischio di cambio potrei perdere per via di un deprezzamento della valuta estera. 2. Coperto: cambio valuta a pronti corrente + vendo a termine la quantità di valuta estera che andrò a ricavare operazione Swap. Sono così coperto contro rischio tassi di cambio. Differenza tra guadagni scoperti (maggiori) e guadagno coperto è il costo dellʼassicurazione contro il rischio. Più cʼè questa attività di arbitraggio più i tassi di interesse vanno a pareggiarsi raggiungendo la parità di arbitraggio coperto sui tassi di interesse. asse verticale: i-i*: tasso dʼinteresse nazionale tasso di interesse estero in % annua. Se > 0 è più alto quello nazionale. Asse orizzontale: sconto o premio a termine in % annua. Retta: MACI margine dʼarbitraggio coperto sui tassi dʼinteresse. Parte evidenziata in grigio (sotto MACI): flusso capitale in uscita. Sopra MACI: flusso capitale entrata.!"#$ =!!!"!" = 1 +!!" Eurovalute Le eurovalute sono depositi presso banche commerciali al di fuori del paese di emissione della valuta. Mercato delle eurovalute: questo tipo di fondi viene preso in prestito o prestato dalle principali banche internazionali, società internazionali e governi quando hanno bisogno di acquistare o investire fondi addizionali. Ora che son diffusi in tutto il mondo vengono definiti depositi offshore. Esistono perché tassi dʼinteresse sono + alti allʼestero perché evitano restrizioni NL 2

3 nazionali. Sono nati durante guerra fredda perché la Russia voleva tenere depositi di dollari al di fuori dellʼusa per paura di un eventuale congelamento. Lʼeuromoneta, bisogna specificare, non è M1, non è quindi moneta in circolazione / base monetaria. È un sostituto della moneta, detto quasi moneta. Infatti sono depositi a tempo. Lʼeuromoneta provoca difficoltà di stabilizzazione interna perché dà la possibilità di rivolgersi anche al di fuori per ottenere valuta. Gli eurotitoli sono titoli a lungo termine venduti al di fuori del paese del debitore per ottenere capitale a lungo termine in valuta diversa da quella del paese dove vengono venduti i titoli. Le euronote sono strumenti finanziari a medio termine che società, banche e paesi possono utilizzare per prendere in prestito fondi in una valuta diversa da quella del paese nel quale vengono venduti. NL 3

4 15. DETERMINAZIONE DEL TASSO DI CAMBIO Spiegazione delle moderne teorie che spiegano le fluttuazioni di cambio nel breve periodo. Teoria della parità del potere dʼaquisto (PPP) Ideata da Gustav Cassel per potere stimare i tassi di cambio dʼequilibrio necessari per tonare al gold standard dopo la prima guerra mondiale. 1. PPP assoluta: il tasso di cambio deve essere pari al rapporto tra i livelli dei prezzi esistenti nei due paesi.! =!! La PPP assoluta si basa sulla legge del prezzo unico: un bene deve avere stesso prezzo nei due paesi (a parità di valuta). Se fosse diverso interverrebbe lʼarbitraggio merci. Però ci sono molti beni non commercializzati che difficilmente entrano nel commercio internazionale (es. parrucchiere) e soprattutto la legge del prezzo unico non tiene conto dei costi di trasporto. 2. PPP relativa: variazione del tasso di cambio in un determinato periodo di tempo dovrebbe essere proporzionale al cambiamento relativo dei prezzi delle 2 nazioni nello stesso periodo di tempo.!! =!!!!!!!!!! Dato però che i prezzi dei beni e servizi non commercializzati sono più alti nei paesi sviluppati e questi non vengono livellati dal commercio internazionale PPP relativa tende a sopravvalutare tasso di cambio per paesi sviluppati e sottovalutarlo per i paesi in via di sviluppo. Frenkel, Kravis, Lipsey ha fatto studi empirici negli anni 70 trovando che PPP funziona soprattutto in alcuni decenni, per lunghi periodo di tempo e determinati merci molto commercializzate. Approccio monetario alla bilancia dei pagamenti Mondello avanzato da Mundell e Johnson a fine anni settanta come estensione allʼeconomia internazionale dei principi del monetarismo. La bilancia dei pagamenti quindi è vista come fenomeno monetario. 1. approccio monetario a cambi fissi: Innanzitutto approccio monetario definisce la domanda dei saldi nominali di moneta come positivamente correlata al livello di reddito nazionale. Infatti lʼequazione di domanda di moneta è:!! =!"# dove: Md è domanda di saldi nominali di moneta; k è rapporto desiderato tra saldi nominali e reddito nazionale (k=1/v lʼinverso di velocità di circolazione); P livello nazionale dei prezzi; Y prodotto reale, PY reddito nominale (che nel lungo periodo è livello di pieno impiego). Quindi Md è direttamente dipendente da PY e inversamente dipendente da i. Lʼequazione dellʼofferta di moneta invece è:!! =!(! +!) dove: D è componente interna della base monetaria, F è componente estera base monetaria (surplus/deficit bilancia pagamenti); D+F base monetaria cioè moneta ad alto potenziale o M0; m è moltiplicatore moneta dato da rapporto depositi e riserva obbligatoria. Partendo da Md=Ms, un aumento della domanda di moneta (ad esempio per un aumento del PIL) può essere soddisfatto da: a. aumento D base monetaria interna b. aumento F flussi riserve internazionali o surplus bilancia di pagamenti Se D rimane costante per forza deve aumentare F. Se invece la base monetaria aumenta, con Md costante, allora abbiamo deficit bilancia pagamenti. Ne consegue che un surplus nella bilancia dei pagamenti è il frutto di un eccesso di domanda di moneta non accompagnato da un aumento della componente interna della base monetaria. Mentre un deficit in bilancia dei pagamenti è frutto di un eccesso di stock di offerta di moneta non eliminato da autorità monetarie ma corretto da flussi in uscita. Quindi in un sistema a cambi fissi un paese non ha controllo di offerta di moneta, ad eccezione del dollaro perché molti altri paesi sono disposti a detenerlo come riserva. NL 4

5 2. approccio monetario a cambi flessibili: Con i cambi flessibili gli squilibri della bilancia dei pagamenti vengono subito corretti da cambiamenti automatici dei tassi di cambio senza che vi siano flussi internazionali in entrata o in uscita di moneta o riserve. Un paese quindi mantiene controllo dellʼofferta di moneta e della sua politica monetaria. Nel dettaglio, un deficit della bilancia dei pagamenti porta a un deprezzamento della valuta che a suo volta farà aumentare i prezzi e quindi un aumento della domanda di moneta. Il livello tornerà in equilibrio quando verrà assorbita lʼeccesso di offerta e verrà così eliminata il deficit della bilancia. Il valore di cambio effettivo della valuta di un paese, relativamente alle valute degli altri paesi, è determinato dal tasso di crescita dellʼofferta di moneta e del reddito reale del paese rispetto a crescita dellʼofferta di moneta e del reddito di altri paesi. Inoltre, un deprezzamento significa crescita eccessiva della moneta nel tempo. La pressione inflazionistica provoca aumento di R e deprezza valuta. 3. regime di cambi controllati: Situazione attuale. Le autorità monetarie di un paese intervengono nei mercati della valuta vendendo o acquistando riserve internazionali per prevenire eccessive fluttuazioni della valuta. E, al contrario, parte del deficit della bilancia dei pagamenti viene corretto con deprezzamento della valuta. Approccio monetario alla determinazione del tasso di cambio Ricordiamo che il tasso di cambio è il prezzo in valuta nazionale di unʼunità di valuta estera. Per la legge del prezzo unico sappiamo che: Px($)=R*Px( ) che generalizzata ci dice che! =!!, dove P è inteso come il livello generale dei prezzi. Sapendo anche che!! =!"# per il Paese 1 e!! =!!! per il paese 2 e sapendo che in condizioni di equilibrio Md=Ms e M*d=M*s possiamo sostituire M*s a M*d e Ms a Md. Otteniamo:!! che dividendo per P*/P e per M*s/Ms otteniamo! e sapendo che R=P/P* allora: =!!!!!!"#! = (!!!! ) (!!")! = (!!!! ) (!!") Questa equazione quindi deriva e dipende da PPP e legge prezzo unico e R varia in maniera proporzionale al variare di Ms e in maniera inversamente proporzionale al variare di M*s. Aspettative, differenziali dʼinteresse e tassi di cambio I tassi di cambio dipendono anche da aspettative dʼinflazione e dalle variazioni attese nei tassi di cambio. Se sale il tasso di inflazione atteso, quindi, cʼè un deprezzamento di pari misura della valuta. Anche ad un cambiamento del tasso di cambio atteso cʼè una immediata variazione del tasso di cambio. Poiché i monetaristi assumono che i titoli nazionali e esteri sono perfettamente sostituibili allora il differenziale tra i tassi dʼinteresse dei 2 paesi eguaglierà sempre la variazione attesa dei tassi di cambio. Infatti:!! =!" dove EA è lʼapprezzamento percentuale atteso per anno della valuta estera rispetto alla valuta nazionale. Se i<i* ricavi degli investimenti sono più bassi nel paese 1, cʼè quindi aspettativa di deprezzamento della valuta P2 e apprezzamento della valuta P1. Questa è definita la condizione dellʼarbitraggio scoperto dʼinteresse. Modello del mercato delle attività (o equilibrio di portafoglio) Si differenzia da approccio monetario perché assume che i titoli nazionale e quelli esteri non siano dei perfetti sostituti e il tasso di cambio è determinato dal processo che porta a equilibrare stock di NL 5

6 titoli finanziari in ogni paese. La moneta quindi è solo uno dei tanti titoli finanziari. Il modello dellʼequilibrio di portafoglio è una versione più realistica e soddisfacente dellʼapproccio monetario. Gli individui e le imprese detengono la loro ricchezza in una qualche combinazione di moneta, titoli nazionali e titoli esteri in valuta estera (lʼincentivo è dato dallʼinteresse più alto). Detenere moneta è un costo opportunità, infatti più alto è il rendimento dei titoli meno moneta sarà detenuta. Il titolo estero ha rischio di deprezzamento valuta estera, motivo per cui non è un perfetto sostituto di titoli nazionali. Il portafoglio quindi contiene: Moneta (fini transattivi), titoli nazionali (profitto) e titoli esteri (diversificazione rischio, maggior profitto). Questo portafoglio si può modificare se variano questi fattori: preferenze, ricchezza, tasso dʼinteresse estero e nazionale, aspettative. Esempio: se sale i* (tasso dʼinteresse estero) aumenta domanda di titoli esteri, riducendo domanda di moneta e titoli nazionali. Un'altra conseguenza è lʼaumento del tasso di cambio, la valuta estera infatti si apprezza. Si avrà un equilibrio su tutti i mercati finanziari quando la quantità domandata di ogni attività finanziaria eguaglia la rispettiva offerta. Modello esteso del mercato delle attività (o equilibrio di portafoglio) Sapendo che: M domanda di moneta D domanda titoli nazionali F domanda titoli esteri Che nel modello semplice dipendono solo da i e i*, nel modello esteso aggiungiamo anche: EA variazione attesa del tasso spot, nella forma di apprezzamento atteso della valuta estera RP premio di rischio richiesto per compensare i residenti per il rischio addizionale del detenere titoli esteri Y prodotto o livello di reddito P livello intero dei prezzi W ricchezza residenti Allora la condizione i-i*=ea della parità scoperta del tasso dʼinteresse deve essere estesa includendo anche il premio di rischio quindi:!! =!"!" da cui! =! +!"!" (dove RP è negativo se titolo nazionale è più rischioso di quello estero.) Questa equazione ci dice che il tasso dʼinteresse nazionale deve essere uguale al tasso dʼinteresse estero più lʼapprezzamento atteso della valuta estera meno il premio di rischio derivante dal detenere titoli esteri. Considerando anche Y, P e W allora le funzioni estese di M, D e F sono:! =!(!,!,!",!",!,!,!) (,,, +, +, +, +)! =!(!,!,!",!",!,!,!) (+,,, +,,, +)! =!(!,!,!",!",!,!,!) (, +, +,,,, +) dove il + indica relazione diretta tra variabile indipendente e variabile dipendente, mentre il indica relazione inversa. Ponendo la domanda di saldi monetari (M), di titoli nazionali (D), e di titoli esteri (F) uguali alle loro rispettive offerte (supposte esogene) otteniamo i livelli di equilibrio dei saldi monetari, titoli nazionali ed esteri e otteniamo i, i* e R di equilibrio. Aggiustamenti di portafoglio Se i sale, D sale mentre M e F scendono. Ma la minore domanda di titoli esteri riduce il loro prezzo e quindi fa si che i* si alzi. Contemporaneamente lʼafflusso di fondi esteri, nel paese di riferimento, dovuti allʼaumento di i, fa diminuire lʼaumento di i stesso. Inoltre, in un sistema di cambi flessibili, cʼè apprezzamento di valuta nazionale, perché più richiesta, e deprezzamento della valuta estera. Con cambi fissi invece cʼè un surplus nella bilancia dei pagamenti in P1. NL 6

7 Questo aumento di i e i*, così come lʼapprezzamento di valuta nazionale potrebbe portare a una maggiore futuro apprezzamento atteso della valuta estera (EA sale) e contemporaneamente si riduce il premio di rischio (RP scende). Alla fine, quando si ristabilisce equilibrio dovrà valere di nuovo la condizione della parità dʼinteresse scoperta. Questo modello ci da la possibilità quindi di simulare le variazioni di tutte le variabili, che appunto sono interconnesse. Un altro esempio di squilibrio e riequilibrio può essere un aumento PIL: aumenta M, si riduce D e F. La riduzione di F, con cambi flessibili, porta ad apprezzamento valuta P1 oppure a surplus bilancia dei pagamenti con cambi fissi. Le variazioni, in questo modello sono solo temporanee. Dinamiche del tasso di cambio Un aumento inatteso di offerta di moneta porta a ribasso del tasso dʼinteresse nazionale e quindi uno spostamento a titoli esteri. È un processo rapido, infatti gli aggiustamenti di stock di attività finanziarie sono più consistenti e rapidi di aggiustamenti nei flussi commerciali. Nel lungo periodo tasso di cambio dipende principalmente da variazione nei mercati reali ma nel breve/brevissimo periodo le variazioni dei tassi di cambio riflettono soprattutto effetti di aggiustamenti di stock di attività finanziarie e aspettative: è per questo che cʼè, nel breve periodo, un forte fenomeno di overshooting del tasso di cambio: il settore reale ritarda a rispondere e cʼè tendenza di R a deviare spesso da livello di equilibrio. NL 7

8 16. MECCANISMO AGGIUSTAMENTO PREZZI IN UN SISTEMA DI CAMBI FLESSIBILI E FISSI Meccanismo di aggiustamento dei prezzi in un sistema di cambi fissi Come le partite correnti in un paese vengono influenzate dai cambiamenti dei prezzi. Per ipotesi semplificativa non ci sono flussi internazionali autonomi di capitale privato, quindi essi avvengono solo come risposta passiva per pagare gli squilibri commerciali temporanei. Assumiamo anche che il paese voglia correggere il deficit delle sue partite correnti/bilancia dei pagamenti attraverso variazioni del tasso di cambio. Poiché il modello tradizionale de tasso di cambio è basato sui flussi commerciali e la velocità dellʼaggiustamento dipenda da elasticità risposta di importazioni/esportazioni a variazioni di prezzi viene definito approccio commerciale o delle elasticità. Modello per capire influenza flussi commerciali su tasso di cambio, eliminando flussi autonomi di capitale privato. Aggiustamento con cambi flessibili Metodo con quale deficit delle partite correnti o bilancia dei pagamenti viene corretto da deprezzamento o svalutazione valuta del paese. Per svalutazione si intende il deliberato aumento del tasso di cambio da parte delle autorità monetarie da un certo livello fissati ad un altro. Deprezzamento e svalutazione agiscono sui prezzi, sono indistintamente dei meccanismi di aggiustamento basati sui prezzi. Ipotesi: solo 2 paesi, no movimenti capitali autonomi quindi curva di domanda e offerta sterline in USA riflette solo scambio di beni e servizi. Con R=$/ -> quantità domanda è a 12milioni/anno (B), quantità offerta 8milioni/anno(A)-> deficit 4mil/anno (AB). Svalutazione o deprezzamento $ del 20% porterebbero R a 2,4 e eliminerebbe il deficit. Con S* e D* ->+ rapida quindi + inelastica allora + svalutazione. Importante conoscere elasticità curve. Derivazione della curva di valuta estera Curva domanda viene derivata dalle curve di domanda/offerta dʼimportazioni in termini di valuta estera. Curva di offerta derivata dalle curve di domanda/offerta esportazioni in termini di valuta estera. Punto dʼintersezione tra domanda e offerta importazioni trovo quantità domandata. Punto dʼintersezione tra domanda e offerta esportazioni trovo quantità offerta. Al deprezzamento della valuta nazionale: D importazioni si sposta verso giù; S importazioni invariata; S esportazioni si sposta in giù; D esportazioni rimane uguale. Viene raggiunto un nuovo punto di equilibrio. Punto dʼintersezione dà anche P importazioni/p esportazioni in. Spostamenti curve non sono paralleli ma spostamento a percentuale costante. D importazioni: ad elasticità zero Dx verticali e quantità di sterline domandata costante; Sempre pendenza negativa (salvo elasticità zero) perché svalutazione o deprezzamento dollaro porta sempre a riduzione quantità domandata; più è ripida (<elasticità) tanto minore è riduzione nella quantità sterline domandata. D esportazioni: svalutazione dollaro porta a aumento esportazioni; meno elastica Dx tanto meno elastica è la curva statunitense di offerta sterline. NL 8

9 Effetto delle variazioni dei tassi di cambio sui prezzi interni e sulle ragioni di scambio. Svalutazione o deprezzamento ha conseguenze non solo su domanda/offerta imp/exp in termini di valuta estera ma anche su prezzi nazionali in termini di valuta internazionale. Il deprezzamento, infatti, stimola la produzione di sostituti statunitensi delle importazioni e esportazioni e fa aumentare i prezzi nazionali. Da un lato quindi svalutazione/deprezzamento riduce prezzo di di imp/exp USA, dallʼaltra aumenta prezzo in $ dei sostituti USA e questo provoca effetti inflazionistici. + alta svalutazione + alta inflazione tanto meno è praticabile lʼaumento del tasso di cambio come strumento per correggere deficit USA. Inoltre: lʼaumento del prezzo in dollari dei sostituti delle importazioni e dei beni destinati allʼesportazioni è un incentivo necessario per produttori USA per spostare risorse da produzione di beni non scambiati o puramente interni alla produzione dei beni sostituti importazioni/esportazioni. Ma questo riduce anche il vantaggio di prezzo derivante agli USA da svalutazione/deprezzamento $. È anche probabile che deprezzamento/svalutazione influiscano su ragioni di scambio del paese. (Ragione di scambio: rapporto prezzo del suo bene esportato e prezzo bene importato.) Malattia olandese: situazione in cui il paese industrializzato comincia a sfruttare la risorsa naturale interna che prima importava. Il cambio del paese si apprezza e potrebbe arrivare a un punto in cui il paese perde competitività internazionale nel proprio settore industriale tanto da portare a deindustrializzazione (olanda e fiorino dopo sviluppo gas naturale). Stabilità dei mercati dei cambi Mercato dei cambi è stabile quando un disturbo che ha lʼeffetto di allontanare il tasso di cambio dal suo livello di equilibrio attiva forze automatiche che spingono il tasso di cambio a tornarvi. È stabile se: 1. Curva di offerta (S ) di valuta estera è inclinata positivamente; 2. Nel caso in cui sia inclinata negativamente è meno elastica (+ ripida) della curva di domanda di valuta estare (D ). 3. È instabile se lʼallontanamento dallʼequilibrio spinge il tasso ancora più lontano. Se R diminuisce cʼè eccesso di quantità offerta di che automaticamente porta il tasso ancora più in basso. Con mercato dei cambi instabile, un regime di cambi flessibili aggrava invece che correggere uno squilibrio della bilancia dei pagamenti. Ci vorrebbe un apprezzamento invece che una svalutazione per ridurre il deficit. Condizione di Marshall-Lerner Condizione che ci dice se il mercato dei cambi è stabile o instabile. NL 9

10 In versione semplificata: è valida quando le curve di offerta di importazioni e esportazioni (Sm, Sx) sono entrambe infinitamente elastiche (orizzontali). Allora la condizione di M-L indica un mercato di cambi stabile se la somma delle elasticità al prezzo della domanda di importazioni (Dm) e della domanda di esportazioni (Dx) prese in valore assoluto è maggiore di 1. Se<1 è instabile, se=1 la variazione del tasso di cambio lascia invariata la bilancia dei pagamenti. Più è maggiore di uno tanto maggiore è il miglioramento della bilancia dei pagamenti USA ad un deprezzamento/svalutazione del dollaro. Deve essere abbastanza maggiore di 1 per rendere praticabile e non eccessivamente inflazionistico il deprezzamento della valuta volto a correggere il deficit. Le elasticità nella realtà In un primo momento (inizio 900) si ritiene che mercati siano molto elastici. Studi successivi invece notano che la condizione di M-L <1 ma di poco quindi cʼè stabilità ma poca elasticità-> pessimismo sullʼelasticità (dopoguerra). Ma Orcutt nel 1950 introduce il problema dellʼidentificazione che ha fatto sottostimare lʼelasticità perché non venivano considerate le variazioni dei gusti o altre forze. Junz e Rhomberg individuavano 5 ritardi nella reazione delle quantità a variazione dei prezzi nel breve periodo (che causano sottostima dellʼelasticità): riorganizzazione, decisione, consegna, rimpiazzo, produzione. Curva a J È possibile che nella realtà la bilancia commerciale di un paese subisca un peggioramento immediato dopo un deprezzamento/svalutazione prima di un successivo miglioramento. Ciò è dovuto alla tendenza del prezzo in valuta interna delle importazioni ad aumentare più rapidamente dei prezzi delle esportazioni (a quantità invariate). Con il tempo la quantità importata diminuisce e quella esportata aumenta. Questo è noto come EFFETTO J. Soprattutto nel brevissimo periodo (6 mesi) perché le elasticità dʼimpatto sono molto ridotte. Aggiustamento nel sistema monetario aureo o gold standard Nel gold standard ogni paese definisce il contenuto in oro della propria valuta e implicitamente si dichiara pronto a comprare o vendere oro a quel prezzo. Tassi di cambio fissi di conseguenza parità aurea. Fluttuazioni consentite solo per valori pari al costo di trasporto. Le curve di domanda e offerta sono infinitamente elastiche. Il livello dellʼofferta è nel punto dellʼoro superiore (massima fluttuazione) e quello della domanda è nel punto dellʼoro inferiore (minima fluttuazione). Deficit saldali in oro non potevano quindi essere incrementati indefinitamente ma rapidamente corretti. Meccanismo di aggiustamento delle variazioni dei prezzi basato sul flusso dʼoro È il meccanismo automatico di aggiustamento del gold standard. Poiché in gold standard lʼofferta di moneta consiste in oro stesso o in banconote convertibili in oro. Lʼofferta diminuisce automaticamente in un paese in deficit e aumenta in un paese in surplus. Quindi i prezzi interni diminuiscono nei paesi in deficit e e aumentano in paesi in surplus. Esportazioni incoraggiate e importazioni scoraggiate in paesi in deficit. La spiegazione si trova nella teoria quantitativa della moneta: M*v=P*Q. M=quantità di moneta, V:velocità di circolazione, P:prezzi, Q:prodotto. NL 10

11 Velocità considerata costante e prodotto costante a pieno impiego. Se M cresce, V cresce proporzionalmente. Lʼaggiustamento in questo modo è automatico e porta allʼequilibrio della bilancia dei pagamenti. Lʼaggiustamento poggia sulla variazione dei prezzi interni (con cambi flessibili invece si basa su variazione del valore estero della valuta nazionale). Inoltre poggia su alte elasticità così da avere pronta risposta. Hume (1752), teorizzatore del sistema gold standard, per contrastare il mercantilismo: è del tutto vano far salire il livello dellʼacqua (oro)sopra il suo livello in un compartimento (paese) fin tanto che i compartimenti sono collegati tra loro (da commercio internazionale). NL 11

12 17. MECCANISMO DI AGGIUSTAMENTO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI E SINTESI DEGLI AGGIUSTAMENTI AUTOMATICI Applicazione dellʼeconomia keynesiana alle economie aperte cioè coinvolte nelle transazioni internazionali. Si distingue da approccio classico in cui lʼaggiustamento passava per le variazioni automatiche dei prezzi. In questo modello cʼè sempre deficit o surplus nelle partite correnti ma i prezzi verranno assunti come costanti così come il tasso di cambio, tasso dʼinteresse e salari saranno fissi. Determinazione del reddito nazionale di equilibrio in economia chiusa Il reddito nazionale (Y) è pari al flusso desiderato o pianificato di consumo (C) più le spese dʼinvestimento pianificate (I). La spesa pubblica non viene per ora considerata. Lʼequazione quindi è: Y=C(Y)+I. I viene considerato esogeno, C invece dipende da Y. Allʼaumento di Y, C aumenta e I rimane costante. La variazione del consumo al variare del reddito è detta PmC, propensione marginale al consumo ed è sempre <1. Il livello di equilibrio è dove la curva della spesa totale è dove la curva spesa totale intercetta la bisettrice del quadrante (punto E). È il punto in cui la spesa è uguale al livello di reddito. Per Y>E spese sono inferiori e quindi cʼè accumulo scorte con diminuzione produzione. Per Y<E cʼè invece riduzione scorte e aumento produzione. La funzione di risparmio invece è S(Y)=Y-C(Y). Caratteristica della funzione è PmR, la propensione marginale al risparmio, che risponde allʼequazione PmC+PmR=1, da cui PmR=1- Pmc. Quindi il livello di equilibrio del reddito è solo quello in cui S=I, lʼintersezione delle due curve. Il moltiplicatore in economia chiusa Un aumento di I da luogo ad un aumento di Y più che proporzionale e questʼultimo fa aumentare anche S facendo raggiungere un nuovo più alto punto di equilibrio.! =! =!"#! da cui! = 1!"#! il moltiplicatore k sarà quindi:! =!! = 1!"# = 1 1!"# In economia chiusa il moltiplicatore quindi è il reciproco della propensione marginale al risparmio. La ragione per cui il reddito aumenta più che proporzionalmente rispetto allʼinvestimento è la seguente: Quando le spese salgono i produttori espandono produzione, assumono più lavoratori e usano più capitale. Lʼeffetto immediato è lʼaumento del reddito di una quantità pari allʼaumento della produzione. Poi però i beneficiari utilizzano nuovo reddito nella misura della loro PmC generando così ulteriore produzione. Il processo continua con cifre sempre minori fino a diventare zero. Determinazione del reddito in una piccola economia aperta Ipotesi di partenza: no spesa pubblica, no pieno impiego, economia aperta, piccola. Introduciamo la funzione delle importazioni: M(Y) che è la relazione tra importazioni e reddito nazionale. Variazione di M al variare di Y è detto PmI, propensione marginale alle importazioni ed è la pendenza della curva. È anche costante. Il rapporto tra importazioni e reddito invece PMI, proponsione media alle importazioni, che diminuisce allʼaumento del reddito. Il rapporto tra i due è NL 12

13 lʼelasticità delle importazioni al reddito (ny). ny=pmi/pmi. Più grande e sviluppato è il paese più probabile che ny sia basso, infatti paese sviluppato è meno dipendente da importazioni. funzione delle importazioni. In una piccola economia aperta le esportazione possono essere considerate esogene e come gli investimenti I hanno curva orizzontale. Quindi lʼequilibrio che collega iniezioni e dispersioni di flusso reddito in una piccola economia aperta è: I+X=S+M, che non vuol dire per forza che la bilancia dei pagamenti sia in equilibrio, è così sole quando S=I. infatti riscrivendo lʼequazione come X-M=S-I notiamo che il paese potrebbe avere un surplus nella bilancia dei pagamenti pari allʼeccedenza di risparmio sullʼinvestimento interno. Riscrivendola così I+(X-M)=S invece notiamo che lʼinvestimento interno più lʼinvestimento estero (inteso come accumulo attività estere) è uguale al risparmio interno. Moltiplicatore del commercio estero Partendo da un libello di equilibrio, un cambiamento nelle esportazioni o negli investimenti perturba il livello di equilibrio del reddito del paese quindi va a cambiare il risparmio e le importazioni finche non si trova un nuovo equilibrio. Questa situazione è descritta dallʼequazione:! +! =! +! i cambiamenti indotti sono:! =!"# (!)! =!"# (!) quindi:! +! =!"# +!"#! da cui: 1! = (! +!)!"# +!"# kʼ cioè il moltiplicatore del commercio estero è: 1! =!"# +!"# Il che vuol dire, tra lʼaltro, che un cambiamento del reddito fa aumentare importazioni ma in maniera minore che esportazioni. Un'altra caratteristica è che kʼ<k perché in economia aperta reddito è sia rispermio che spesa per peni importati. Infine si può dire che più piccolo è PmR+PmI più grande sarà il moltiplicatore e più S(Y)+(M(Y) avrà una curva piatta. Se poi aumenta I invece che X il paese si troverà di fronte a un persistente deficit commerciale. Ripercussioni estere Considerando esistenza di solo due paesi: un aumento autonomo delle esportazioni di P1 nasce ed è uguale ad un aumento delle importazioni di P2. Questo riduce il reddito P2 e anche le importazioni quindi si riducono. Questo fa si che le esportazioni di P1 si riducano dopo lʼaumento iniziale. Il moltiplicatore del commercio estero ha delle ripercussioni, sarà minore del moltiplicatore estero senza ripercussioni. Assumendo che tutto lʼaumento delle esportazioni nel P1 sostituisca la produzione interna del P2 possiamo avere le seguenti situazioni nel moltiplicatore: 1. aumento autonomo esportazioni in P1 (1 e 2 stanno a indicare i due paesi) NL 13

14 2. aumento autonomo I in P1 quindi k*>kʼ>kʼʼ 3. aumento autonomi I in P2! =!!!! =! =!!!! =! =!!!! = 1!"!! +!"!! +!"!! (!"!!!"!! ) 1 +!"!!!"!!!"!! +!"!! +!"!! (!"!!!"!! )!"!!!"!!!"!! +!"!! +!"!! (!"!!!"!! ) Approccio assorbimento Modello che integra meccanismi automatici di aggiustamento su variazioni reddito e sulle variazioni del reddito. In particolare viene esaminato lʼeffetto che i cambiamenti indotti e automatici del reddito hanno sul processo di correzione di un deficit nella bilancia dei pagamenti attraverso un deprezzamento o svalutazione della valuta nazionale. Lʼapproccio elasticitario spiega il caso in cui un paese corregge deficit deprezzando o svalutando la valuta portando allo stimolo delle esportazioni del paese e allo scoraggiamento delle importazioni. Ma se il paese in deficit è già in condizione di piena occupazione la produzione non può salire e il metodo non funziona. Solo se viene ridotto lʼassorbimento interno reale (cioè le spese) il deprezzamento/svalutazione può ridurre il deficit. Se lʼassorbimento interno non viene ridotto o automaticamente o da politiche fiscali/monetarie restrittive, il deprezzamento porterà solo ad un aumento dei prezzi interni che neutralizzerà completamente il vantaggio competitivo da esso derivante, non riducendo quindi il deficit. Lʼapproccio assorbimento è stato introdotto dallʼeconomista Alexander. Alexander parte dallʼidentità Y=C+I+(X-M) dove Y è produzione/reddito; C il consumo; I gli investimenti e X-M la bilancia commerciale. Ponendo poi: A=C+I (lʼassorbimento interno) e B=X-M (bilancia commerciale) abbiamo che: Y=A+B o anche Y- A=B. Il che vuol dire che la produzione interna meno lʼassorbimento interno è uguale alla bilancia commerciale. Perché la bilancia commerciale migliori per effetto di un deprezzamento della valuta nazionale, Y deve salire e/o A (lʼassorbimento) deve ridursi. Con piena occupazione sappiamo che Y non può salire e quindi solo A può diminuire. Lʼapproccio elasticitario assume implicitamente una situazione di ristagno economico e si concentra su domanda aggiuntiva di esportazioni; lʼapproccio assorbimento invece sottolinea ruolo dellʼofferta assumendo situazione di pieno impiego. Due approcci validi, da considerare quindi contemporaneamente. Moneta e aggiustamento automatico della bilancia dei pagamenti Se il tasso non è liberamente flessibile, un deficit nella bilancia dei pagamenti tende a ridurre offerta di moneta, perché lʼeccedenza di domanda di valuta viene soddisfatta cedendo disponibilità monetarie interne in cambio di valuta estera posseduta dalla banca centrale. In un sistema bancario in cui sia in vigore la riserva obbligatoria questa perdita di riserva riduce offerta di moneta del paese, di un valore multiplo del deficit commerciale e quindi provoca anche un aumento dei tassi dʼinteresse se non viene neutralizzata la riduzione di offerta. Lʼaumento del tasso dʼinteresse scoraggia investimenti e riduce reddito (per effetto del moltiplicatore) e questo provoca calo importazioni, che riduce infine il deficit. Inoltre attira capitale estero, riducendo ulteriormente il deficit. Infine la riduzione offerta di moneta riduce i prezzi, per la teoria quantitativa della moneta, e quindi si riduce il deficit. Tutto lʼopposto in un paese in surplus. Questi aggiustamenti sono tipici del gold standard. NL 14

15 Riassumendo: aggiustamenti automatici derivanti da variazione prezzi, reddito e moneta in un paese a livello di reddito di equilibrio ma non in piena occupazione e con deficit bilancia dei pagamenti sono: 1. con cambi flessibili e mercato cambi stabile: La valuta si deprezza fino a che deficit non viene completamente eliminato. 2. con cambi a fluttuazione manovrata: Autorità non permettono solitamente pieno deprezzamento, aggiustamento è parziale. 3. cambi fissi: deprezzamento avviene solo nei limiti consentiti, aggiustamento deve quindi avvenire in altro modo. Un deprezzamento stimola la produzione e reddito nel paese in deficit e fa aumentare le importazioni e quindi riduce deficit. Tranne che in una situazione di cambi completamente flessibili, un deficit nella bilancia dei pagamenti provoca una riduzione dellʼofferta di moneta e fa salire tassi dʼinteresse.in questo modo si investimenti nazionali e reddito facendo diminuire le importazioni, aumentando il capitale estero, riduce i prezzi e quindi riduce il deficit. Però a questo nella realtà bisogna aggiungere ripercussioni estere e conseguenti ripercussioni di ritorno. Svantaggi degli aggiustamenti automatici Oltre che ripercussioni estere e di ritorno si aggiungono altri svantaggi: in una situazione di cambi flessibili le possibili fluttuazioni erratiche interferiscono con il flusso del commercio internazionale e impongono oneri di aggiustamento; in cambi a fluttuazione manovrata possono esserci svalutazioni competitive a sfavore di paesi esteri (politiche beggar-thy-neighbor) che sono dannose; in cambi fissi costringe a soli aggiustamenti monetari. Gli aggiustamenti inoltre, possono portare a dovere accettare riduzione reddito per ridurre deficit oppure accettare inflazione per ridurre surplus. Per quanto riguardo la moneta, paese dovrebbe stare passivo ed accettare mutuazioni offerta moneta per equilibrare deficit. Per questi motivi spesso introdotte correzioni non automatiche. NL 15

16 18. MACROECONOMIA IN ECONOMIA APERTA: POLITICHE DI AGGIUSTAMENTO Per raggiungere la piena occupazione, la stabilità dei prezzi e lʼequilibrio nella bilancia dei pagamenti si devono usare politiche di aggiustamento perché i meccanismi automatici presentano gravi effetti collaterali indesiderati. Lʼeconomista che ha posto lʼaccento su questo è Meade, il quale individua i seguenti importanti obiettivi: 1. Equilibrio interno 2. Equilibrio esterno 3. Un ragionevole tasso di crescita 4. Unʼequa distribuzione del reddito. Lʼequilibrio interno con piena occupazione o al massimo con disoccupazione frizionale (max 2-3%) e inflazione sotto il 2-3%. Equilibrio esterno con equilibrio della bilancia dei pagamenti o al massimo squilibri pianificati temporanei. Per raggiungere questi obiettivi esistono i seguenti strumenti: 1. Politiche di variazione del volume della spesa: expenditure changing o politiche della domanda 2. Politiche di variazione della composizione della spesa: expenditure switching 3. Controlli diretti. Per le politiche di variazione della spesa (1) troviamo: -politiche fiscali, quindi variazioni della spesa pubblica e/o delle tasse. Espansiva se la spesa pubblica aumenta o le tasse diminuiscono-> espansione della produzione/reddito. Lʼequazione della spesa diventa: I+X+G=S+M+T. lato sinistro iniezioni, lato destro uscite. Se poi la riscriviamo come: (G-T)=(S-I)+(M-X) postuliamo che un deficit pubblico (G>T) debba essere finanziato da unʼeccedenza di S rispetto a I o da unʼeccedenza di M rispetto a X. -politica monetaria che determina le variazioni nellʼofferta di moneta del paese e incide sui tassi dʼinteresse. È espansiva se aumenta lʼofferta di moneta e vengono ridotti i tassi dʼinteresse che provocano un aumento degli investimenti e del reddito (grazie al moltiplicatore). Le politiche di variazione della composizione della spesa (2) operano attraverso le variazioni del tasso di cambio (svalutazione o rivalutazione della moneta). La svalutazione dirotta parte della spesa per le importazioni e corregge la bilancia dei pagamenti ma anche aumenta la produzione interna che a sua volta provoca un aumento del reddito e quindi delle importazioni, che neutralizza parte dellʼiniziale miglioramento. I controlli diretti consistono nellʼuso di dazi, quote o restrizioni commerciali. Anchʼesse possono essere intese come expenditure-switching ma mirate a specifici beni. Controllando anche prezzi e salari si può ridurre lʼinflazione. Secondo il Nobel Tinbergen il paese di riferimento ha bisogno di tanti strumenti dʼintervento quanti sono gli obiettivi indipendenti che si propone. Il problema poi dellʼassegnazione di uno strumento/politica appropriata per ogni particolare obiettivo può essere risolto applicando il principio di classificazione effettiva dei mercati di Mundell. Equilibrio interno ed esterno con politiche changing e switching. Come può un paese conseguire contemporaneamente equilibrio interno ed esterno attraverso politiche che mutino volume e composizione della spesa nazionale? Per ipotesi semplificatrice assumiamo un flussi internazionale di capitali pari a zero (bilancia pagamenti=bilancia commerciale) e che i prezzi siano costanti fino a che la domanda aggregata non cominci a superare il livello di pieno impiego. Diagramma Swan NL 16

17 EE: combinazioni di R e D che soddisfano lʼequilibrio esterno. Inclinata positivamente perché allʼaumentare di R la bilancia commerciale migliora (ipotizzando soddisfatta la condizione di Marshall-Lerner) e devʼessere controbilanciato da un aumento dellʼassorbimento interno. YY: combinazioni di R e D che soddisfano equilibrio interno. F è lʼunico punto in cui ci sarà equilibrio simultaneo. Sapendo che la parte sottostante la curva EE identifica il deficit e quella sottostante YY la disoccupazione, possiamo trovare 4 zone: I. Surplus esterno e disoccupazione interna II. Surplus e inflazione III. Deficit e inflazione IV. Deficit e disoccupazione. Per introdurre le giuste correzioni bisogna: nella zona I per esempio aumentare R e D. Il problema storico di questo modello è stata la poca propensione dei paesi (soprattutto prima del 1971) a svalutare o rivalutare monete perché ritenute operazioni destabilizzanti. Equilibrio nel mercato dei beni, della moneta e della bilancia dei pagamenti Per raggiungere equilibrio interno ed esterno senza dover variare R, viene utilizzato il modello Mundell-Fleming. Si basa su tre curve: 1. IS: rappresenta lʼequilibrio nel mercato dei beni 2. LM: equilibrio nel mercato della moneta 3. BP: equilibrio della bilancia dei pagamenti. Si assume però che il capitale di breve periodo non sia sensibile ai differenziali tra tassi dʼinteresse internazionali, così che nel modello si possa separare politica fiscale (per equilibrio interno) e politica monetaria (per equilibrio esterno). Nel dettaglio: IS: Y=C(Y-T) +I(r) +G+(X-M) con T,G,X esogene. IS è inclinata negativamente perché dipende dal tasso dʼinteresse, allʼaumentare del tasso dʼinteresse diminuiscono gli investimenti e di conseguenza anche il reddito sarà più basso. LM: equivalenza tra la domanda e lʼofferta di moneta. La domanda di moneta può essere: per scopi transazionali: pagamenti correnti a scadenze previste; la quantità domandata di moneta è in rapporto diretto con il reddito. per scopi speculativi: sorge dal desiderio di detenere moneta anziché titoli fruttiferi. Maggiore è il tasso dʼinteresse minore è la quantità di moneta domandata per scopi speculativi. La ragione sta nel costo-opportunità della moneta. Per questo motivo LM è inclinata positivamente. LM si basa sullʼassunzione che lʼautorità monetaria mantenga fissa lʼofferta di moneta. BP: varie combinazioni di tasso dʼinteresse e Y per cui la bilancia dei pagamenti è in equilibrio a un dato tasso di cambio. È in equilibrio se il deficit/surplus è bilanciato da un afflusso/deflusso netto di capitali. BP è inclinata positivamente perché più alto è il tasso dʼinteresse maggiore sarà lʼafflusso di capitali che devono essere controbilanciati da un aumento di Y. Una svalutazione/deprezzamento di della valuta fa spostare BP verso il basso. E è il punto di equilibrio tra il mercato dei beni, della moneta e della bilancia dei pagamenti però Y non è di pieno impiego. Bisogna trovare unʼadeguata combinazione di politiche per raggiungere il livello di Y di pieno impiego mantenendo lʼequilibrio e il tasso di cambio. Politiche fiscali e monetarie NL 17

18 Politica fiscale espansiva (aumento della spesa pubblica o riduzione delle tasse) sposta IS verso destra. Una politica monetaria espansiva invece sposta LM verso destra. BP con queste modifiche rimane invariata e R rimane costante. Per raggiungere lʼequilibrio di piena occupazione il paese deve combinare una politica fiscale espansiva (verso destra) e una monetaria restrittiva (LM verso sinistra). Lʼequilibrio passa da E a F con Y di pieno impiego. Sale anche il tasso dʼinteresse per mantenere in equilibrio la nuova situazione. Si è utilizzato quindi due politiche in conflitto (una espansiva e lʼaltra restrittiva). con deficit esterno e disoccupazione politica fiscale espansiva sposta IS a destra, politica monetaria molto restrittiva sposta LM a sinistra. Per via del deficit iniziale il tasso dʼinteresse è salito molto (rispetto al caso precedente). con flussi di capitale elastici Se la curva BP è più inclinata di LM (casi analizzati) e, nel livello di pieno impiego, si trova a sinistra di LM significa che i flussi internazionali di capitale non hanno unʼelevata risposta alle variazioni dei differenziali internazionali dʼinteresse. Nella realtà odierna però BP potrebbe essere più orizzontale e il livello di reddito di pieno impiego trovarsi a destra di LM. In questo caso quindi un paese che parte da deficit e disoccupazione potrebbe raggiungere lʼequilibrio con una politica fiscale espansiva (IS verso destra) e una politica monetaria espansiva (LM a destra). Questo è dovuto allʼelasticità dei flussi internazionali di capitali. In questo modo le due politiche non in conflitto fanno si che il tasso dʼinteresse cresca ma in maniera minore. perfetta mobilità capitali Con perfetta mobilità di capitali BP è orizzontale, quindi se non cʼè deficit della bilancia dei pagamenti si può raggiungere il pieno impiego semplicemente con unʼadeguata politica fiscale. Ma vista la perfetta mobilità in corrispondenza di uno specifico tasso dʼinteresse, lʼofferta di moneta aumenterà automaticamente spostando LM verso destra. Quindi con cambi fissi e elevata mobilità dei capitali la politica monetaria è inefficacie. NL 18

19 con tassi di cambio flessibili In un regime di tassi di cambio flessibili,bp si sposta. Se la valuta si deprezza BP verso destra. Deprezzamento causa anche lo spostamento di IS verso destra perché migliora la bilancia commerciale (se condizione di Marshall Lerner è soddisfatta) e LM verso sinistra perché lʼofferta reale diminuisce, visto lʼaumento dei prezzi. Partendo dal punto in cui i mercati sono in equilibrio con disoccupazione e equilibrio esterno, per raggiungere pieno impiego si può riccorere a politica monetaria espansiva che porta LM verso destra provocando, nella nuova intersezione con IS, un deficit che causa un deprezzamento. Il deprezzamento sposta IS e BP a destra e LM a sinistra raggiungendo un nuovo e finale equilibrio. Una simile situazione ritroviamo se governo opta per politica fiscale invece che monetaria. cambi flessibili e perfetta mobilità Situazione di disoccupazione ed equilibrio esterno. La curva BP è orizzontale. Si può raggiungere pieno equilibrio con sola politica monetaria espansiva, che sposta LM a destra, provocando (per deprezzamento) lo spostamento di IS verso destra e successivo ritorno parziale verso sinistra di LM. Modello IS-LM-BP è stato il modello di riferimento della maggioranza della maggioranza delle politiche economiche degli ultimi 30 anni. Le critiche portate però sono che mette assieme grandezze stock e grandezze flusso (LM stock e IS flussi) [per altre critiche vedi paragrafo combinazioni di politiche con variazioni prezzi] Combinazioni di politiche IB: combinazioni politiche fiscali e monetarie che portano a equilibrio interno, inclinata positivamente perché politica fiscale espansiva deve essere bilanciata da politica monetaria restrittiva. EB: combinazioni politiche fiscali e monetarie che portano a equilibrio esterno che corrisponde allʼequilibrio della bilancia dei pagamenti. Oltre al punto di equilibrio F e le due rotte possiamo individuare 4 zone: 1. Surplus e disoccupazione 2. Surplus e inflazione 3. Deficit e inflazione 4. Deficit e disoccupazione Da questo grafico e secondo il principio della classificazione effettiva dei mercati, la politica monetaria deve essere volta allʼequilibrio esterno mentre la politica fiscale per lʼequilibrio interno. Se avviene il contrario ci si allontana sempre di più da F. NL 19

20 Quanti più flussi internazionali sono reattivi a differenziali tasso dʼinteresse tanto più EB è meno inclinata rispetto a IB. Se cʼè zero reattività EB sovrapposta IB e non vi è utilità nel separare politiche. Combinazioni di politiche con variazioni dei prezzi Critiche a modello IS-LM-BP: flussi internazionali possono rispondere a breve termine in manierea imprevista al differenziale del tasso dʼinteresse. La risposta quindi potrebbe quindi essere inadeguata o una tantum (è infatti ritenuto da alcuni un errore mettere insieme, come faceva Mundell, grandezze flusso e grandezze stock). Inoltre le politiche monetarie, per alcuni, non sono altro che finanziare il debito, deficit spending, utile solo nel breve periodo. Lʼaggiustamento nel lungo periodo potrebbe quindi reddito quindi richiedere variazioni del tasso di cambio. Inoltre ritardi temporali posso mutare la situazione e rendere difficile individuare e risolvere problemi originari. Anche lʼassunzione che i prezzi siano costanti fino a che non si raggiunge il livello di pieno impiego è troppo semplificatoria. Questa affermazione è supportata dalla curva di Phillips cioè la relazione inversa, o trade-off, tra disoccupazione e inflazione. Con prezzi variabili quindi nasce un nuovo obbiettivo che sono quindi 3, per il paese di riferimento. 1. piena occupazione raggiunto da politica fiscale; 2. stabilità prezzi raggiunto da politica monetaria; 3. equilibrio bilancia dei pagamenti raggiunto introducendo variazioni tasso di cambio. In emergenza inoltre il paese ha la possibilità di introdurre i cosiddetti controlli diretti, che agiscono su determinate categorie di beni e servizi. Inoltre, paesi moderni hanno anche un quarto obbiettivo: adeguato tasso di crescita, che richiede basso tasso dʼinteresse nel lungo periodo (es: tentativo USA negli anni 70). Combinazioni di politiche nella realtà Con cambi fissi USA e altri paesi maggiormente sviluppati hanno mantenuto equilibrio interno con politica fiscale e monetaria correggendo equilibrio esterno sono in casi gravi, usando controlli diretti piuttosto che politica militare. Dopo il 1971 con cambi flessibili manovrati lasciata a tasso di cambio la funzione di equilibrio esterno, ma con casi di grande overshooting e volatilità. Controlli diretti 1. Commerciali (meno incisivi): - dazi su importazioni, favoriscono il consumo e la produzione interna; - sussidi alle esportazioni, beni per lʼestero meno costosi; - deposito previo da parte di importatori. Tariffe sulle importazioni o sussidi equivalgono a svalutazioni di pari percentuale della valuta di riferimento. Però lʼeffetto non è generale perché sono applicati a specifici beni. Queste sono politiche di switching. 2. Valutari: - restrizioni su importazioni ed esportazioni di capitali: restrizione di importazioni in caso di surplus, altrimenti restrizione esportazioni per deficit. Un esempio è lʼinterest Equalization Tax applicato dagli USA nel 63 per ridurre il deficit); - Modifica dei tassi dʼinteresse per depositi esteri per scoraggiare le importazioni di capitale; - Tassi di cambio differenziati: oggi utilizzati in PVS che applicano tassi più altri per beni di lusso; - Licenze dʼimportazione. 3. Altri controlli: - su prezzi e salari per ridurre lʼinflazione interferendo però con i meccanismo di mercato. - Cooperazione internazionale, senza accordi ci possono essere ritorsioni. NL 20

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