Il Business Plan. Concetti base
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- Silvano Serra
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1 Il Business Plan Concetti base
2 LA PIANIFICAZIONE E il processo con il quale Si stabiliscono gli obiettivi da raggiungere nel periodo (3-5 anni) Si individuano le risorse (umane e finanziarie) e gli strumenti (nuovi prodotti, nuovi mercati) per raggiungere gli obiettivi 2
3 IL BUSINESS PLAN è lo strumento che permette di guidare pianificare e controllare LE DECISIONI STRATEGICHE D IMPRESA 3
4 consiste nella rappresentazione organica di un idea imprenditoriale, di una nuova iniziativa produttiva in sostanza è il documento che traduce un progetto in un piano ben organizzato e strutturato 4
5 TALE DOCUMENTO Traduce in termini numerici e descrittivi le principali informazioni del progetto Rappresenta la realtà aziendale nell ambito di un determinato periodo d osservazione, evidenziandone le componenti economico-patrimoniali-finanziarie 5
6 LE INFORMAZIONI CHE FORNISCE IL BUSINESS PLAN TECNICHE Caratteristiche del prodotto/della commessa Tecnologie da utilizzare MARKETING Mercato/clientela da raggiungere Prezzi e politiche promozionali CONTABILI Spese necessarie all avvio Fonti di finanziamento ECONOMICHE Impatto del progetto sui costi e sui ricavi dell azienda DESCRITTIVE Compagine imprenditoriale Storia della società Adempimenti burocratici, amministrativi, ambientali 6
7 LA STRUTTURA-TIPO DEL BUSINESS PLAN CHI SIAMO, DOVE SIAMO E CHE COSA VOGLIAMO FARE COME LO VOGLIAMO FARE PARTE DESCRITTIVA (ARGOMENTI) PARTE NUMERICA (DATI) BUSINESS PLAN 7
8 UNA COMPOSIZIONE TIPICA DEL BUSINESS PLAN
9 PARTE DESCRITTIVA (argomenti) Presentazione dell impresa Iniziativa proposta Prodotto/servizio Mercato e concorrenza Ciclo di produzione 9
10 PARTE NUMERICA (dati) Documenti consuntivi Informazioni (monetarie e non) di integrazione Ripartizione investimenti Ipotesi previsionali Capacità produzione Prezzi e volumi 10
11 Si parla di BUSINESS PLAN anche quando l intervento proposto riguarda una struttura già esistente e non solo una nuova impresa 11
12 In una società avviata la regolare e sistematica costruzione del business plan consente all imprenditore di valutare quello che vuole fare e il modo migliore per farlo 12
13 LA PRIMA FASE DEL PROCESSO DI PIANIFICAZIONE È rappresentata da un idea che prende forma improvvisamente in seguito a studi in seguito a ricerche di mercato 13
14 SUCCESSIVAMENTE È necessario un processo strutturato per verificare la fattibilità del progetto 14
15 IL PASSAGGIO DALL IDEA AL PROGETTO genera una serie di analisi e valutazioni per verificare diverse informazioni inerenti: il mercato potenziale al quale rivolgersi le spese da sostenere (costi fissi e variabili) la copertura finanziaria necessaria per realizzare il progetto la dotazione di risorse umane idonee 15
16 IL RISULTATO FINALE DI QUESTO PROCEDIMENTO È rappresentato da documenti contabili previsionali che informano sull impatto economico-finanziario-patrimoniale dell iniziativa e consentono di valutare l effettiva realizzabilità e meritevolezza soprattutto in termini di utili del progetto 16
17 Le tecniche di analisi dei costi Adottate consistono nel DIRECT COSTINTG E L analisi del BEP 17
18 Le tecniche di analisi dei costi PRIMA DI ESAMINARE IL B.PLAN E OPPORTUNO CHIARIRE ALCUNI CONCETTI 18
19 LA TECNICA DEL DIRECT COSTING
20 CARATTERISTICHE DEL DIRECT COSTING E UNA TECNICA DI CALCOLO DEI COSTI BASATA SULLA DISTINZIONE DEI COSTI IN FISSI E VARIABILI 20
21 I COSTI VARIABILI SONO PROPORZIONALI ALLA QUANTITA PRODOTTA E, PERTANTO, SONO ATTRIBUITI AI SINGOLI PRODOTTI CUI SI RIFERISCONO 21
22 I COSTI FISSI RAPPRESENTANO L ONERE CHE L IMPRESA DECIDE DI SOSTENERE PER SVOLGERE L ATTIVITA PRODUTTIVA. SONO SOSTENUTI INDIPENDENTEMENTE DALLA PRODUZIONE EFFETTUATA 22
23 I COSTI FISSI SONO CONSIDERATI COSTI DI STRUTTURA O DI CAPACITA NON SONO, PERTANTO, IMPUTATI ALLE SINGOLE LAVORAZIONI, MA AL RISULTATO ECONOMICO DEL PERIODO 23
24 IL DIRECT COSTING CONSIDERA I COSTI FISSI NON COME COSTI DA IMPUTARE AL SINGOLO PRODOTTO, MA COME COSTI DI PERIODO CHE DEVONO ESSERE NECESSARIAMENTE COPERTI PER RAGGIUNGERE UN PAREGGIO ECONOMICO. AL PRODOTTO VENGONO IMPUTATI SOLAMENTE QUEI COSTI CHE GLI SONO OGGETTIVAMENTE RIFERIBILI, CIOE I COSTI VARIABILI 24
25 CRITICHE ALLA TECNICA DEL FULL COSTING I RISULTATI CHE SI OTTENGONO CON TALE TECNICA NON SONO OGGETTIVI MA CONVENZIONALI A CAUSA DEL RIPARTO DEI COSTI FISSI: POTREBBERO FAR COMMETTERE ERRORI DI VALUTAZIONE 25
26 CON IL FULL COSTING SI OTTIENE UN INFORMAZIONE DI COSTO COMPLETA MA FUORVIANTE CHE RICHIEDE COSTOSE ELABORAZIONI 26
27 LA METODOLOGIA DI CALCOLO DEI COSTI PIENI IMPUTA I COSTI INDIRETTI AGLI OGGETTI DI CALCOLO BASANDOSI SU CONGETTURE PIU O MENO ATTENDIBILI, QUALUNQUE SIA IL CRITERIO DI RIPARTIZIONE ADOTTATO 27
28 LA TECNICA DEL DIRECT COSTING PIUTTOSTO CHE ELABORARE METODOLOGIE DI CALCOLO COMPLESSE CHE PRODUCONO INFORMAZIONI DI COSTO CARATTERIZZATE DA UN CERTO GRADO DI SOGGETTIVITA, FOCALIZZA L ATTENZIONE ESCLUSIVAMENTE SUGLI ELEMENTI DI COSTO OGGETTIVAMENTE IMPUTABILI ALL OGGETTO DI CALCOLO 28
29 CON IL DIRECT COSTING SI OTTIENE UN INFORMAZIONE DI COSTO PRECISA E CERTA, ANCHE SE INCOMPLETA 29
30 CON IL DIRECT COSTING SI PERVIENE ALLE SEGUENTI CONFIGURAZIONI DI COSTO COSTI DELLA MATERIA PRIMA PER SINGOLO PRODOTTO + COSTI DELLA MANO D OPERA VARIABILE PER PRODOTTO + ALTRI COSTI VARIABILI PER PRODOTTO = COSTO INDUSTRIALE VARIABILE PER PRODOTTO + ALTRI COSTI GENERALI COMMERCIALI VARIABILI PER PRODOTTO = COSTO COMPLESSIVO VARIABILE PER SINGOLO PRODOTTO 30
31 IL DIRECT COSTING NON SI PROPONE DI INDIVIDUARE IL COSTO GLOBALE DI UN PARTICOLARE OGGETTO. IL SUO OBIETTIVO E QUELLO DI DETERMINARE IL LIVELLO MINIMO DEI RICAVI NECESSARIO A COPRIRE I COSTI TOTALI SOSTENUTI NEL PERIODO OSSERVATO, OSSIA IN CHE MISURA UNA DETERMINATA PRODUZIONE E IN GRADO DI CONTRIBUIRE ALLA COPERTURA DEI COSTI DI PERIODO 31
32 SECONDO L OTTICA DEL DIRECT COSTING AI FINI DELL ECONOMICITA AZIENDALE E NECESSARIO CHE SIA SEMPRE SODDISFATTA L EQUAZIONE: RICAVI TOTALI - COSTI VARIABILI TOTALI>=COSTI FISSI TOTALI 32
33 CON LA TECNICA DEL DIRECT COSTING LE VALUTAZIONI DI CONVENIENZA DELLA REDDITIVITA DEI DIFFERENTI PRODOTTI SI BASANO SUL CONFRONTO DEL MARGINE DI CONTRIBUZIONE. I COSTI FISSI ENTRANO NEL SISTEMA DI CALCOLO ESCLUSIVAMENTE A LIVELLO AZIENDALE 33
34 IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE È DATO DALLA DIFFERENZA TRA IL RICAVO E IL COSTO COMPLESSIVO VARIABILE CHE DEVE PARTECIPARE ALLA COPERTURA DEI COSTI FISSI E ALLA FORMAZIONE DELL UTILE DI PERIODO 34
35 LE DIVERSE CONFIGURAZIONI DEL MARGINE DI CONTRIBUZIONE Margine di contribuzione unitario: differenza tra prezzo e costo variabile di un singolo prodotto: indica quale e il contributo in termini monetari che apporta un ulteriore prodotto venduto alla copertura dei costi fissi Margine di contribuzione totale: prodotto tra margine di contribuzione unitario e unità prodotte/vendute Margine di contribuzione aziendale: sommatoria dei margini di contribuzione totali: indica quale e il margine che rimane all azienda per coprire i costi di periodo 35
36 LE METODOLOGIE PER LA DETERMINAZIONE DEI COSTI DIRETTI DIRECT COSTING SEMPLICE DIRECT COSTING EVOLUTO 36
37 ESEMPIO: DIRECT COSTING SEMPLICE DESCRIZIONE PENNE A SFERA RASOI PROFUMI RICAVI UNITARI COSTI VARIABILI UNITARI MdC UNITARIO QUANTITA PRODOTTO/ VENDUTA Costi fissi
38 PENNE A SFERA RASOI PROFUMI RICAVI UNITARI COSTI VARIABILI UNITARI = M.D.C. UNITARIO X QUANT. PROD/VEND = M.D.C. COMPLESSIVO DI PRODOTTO TOTALE M.D.C COSTI FISSI = RISULTATO ECONOMICO DI PERIODO
39 ESEMPIO: DIRECT COSTING EVOLUTO DESCRIZIONE PENNE A SFERA RASOI PROFUMI RICAVI UNITARI COSTI VARIABILI UNITARI M.D.C. UNITARIO QUANTITA PRODOTTO/ VENDUTA COSTI FISSI DIRETTI (AMMORT., PUBBLICITA, R&S) COSTI DI STRUTTURA
40 PENNE A SFERA RASOI PROFUMI RICAVI UNITARI COSTI VARIABILI UNITARI = M.D.C. UNITARIO X QUANTITA PRODOTTA/VENDUTA =1 M.D.C COSTI FISSI SPECIFICI = 2 M.D.C TOTALE M.D.C COSTI FISSI COMUNI = RISULTATO ECONOMICO DI PERIODO
41 COMMENTI IL DIRECT COSTING SEMPLICE EVIDENZIA MARGINI PIU REMUNERATIVI PER I RASOI E PER I PROFUMI RISPETTO ALLE PENNE A SFERA CIO POTREBBE PORTARE A SCELTE ERRATE PERCHE BASATE SU INFORMAZIONI DI COSTO INCOMPLETE 41
42 L ANALISI DEI COSTI FISSI SPECIFICI RIBALTA L ORDINE DI CONVENIENZA DELLE TRE LINEE DI PRODOTTO POICHE LE PENNE RICHIEDONO INVESTIMENTI PRODUTTIVI, COMMERCIALI E DI RICERCA E SVILUPPO MOLTO INFERIORI. AL CONTRARIO I PROFUMI, A CAUSA DEGLI ELEVATI COSTI FISSI SPECIFICI, RISULTANO MENO REDDITIZI
43 IL DIRECT COSTING EVOLUTO PER LE SUE CARATTERISTICHE PUO ESSERE UTILIZZATO PROFICUAMENTE IN IMPRESE CON ELEVATI COSTI FISSI CHE OPERANO SU MOLTEPLICI AREE DI RISULTATO CARATTERIZZATE DA UN ELEVATO NUMERO DI AREE DI RESPONSABILITA (ES. STRUTTURE DIVISIONALI) 43
44 LA BREAK-EVEN ANALYSIS
45 LA BREAK-EVEN ANALYSIS O ANALISI COSTI-VOLUMI- RISULTATI E UNA TECNICA IMPIEGATA NELLE DECISIONI AZIENDALI CHE ANALIZZA LE COMPONENTI ECONOMICHE IN FUNZIONE SOLO DELL OUTPUT FINALE, OSSIA DELLE UNITA PRODOTTE 45
46 CARATTERISTICHE E ESTREMAMENTE FLESSIBILE E DI FACILE APPLICAZIONE PERCHE CONDIZIONATA SOLO DALLA VARIABILE UNITA PRODOTTE PONE IN RELAZIONE IL VOLUME DI PRODUZIONE, VARIABILE INDIPENDENTE, CON L ANDAMENTO DEI COSTI E DEI RICAVI TOTALI 46
47 FINALITA DELLO STRUMENTO CONSENTE DI EVIDENZIARE QUALI SONO I LIVELLI PRODUTTIVI DA RAGGIUNGERE PER: OTTENERE IL PAREGGIO TRA COSTI E RICAVI RILEVARE CERTI OBIETTIVI IN TERMINI DI REDDITIVITA 47
48 L IMPIEGO DI QUESTA TECNICA, OLTRE A CONSENTIRE DI DETERMINARE GRAFICAMENTE O MATEMATICAMENTE IL PUNTO DI ROTTURA (BEP), PERMETTE DI VERIFICARE, IN VIA PREVENTIVA O CONSUNTIVA, GLI EFFETTI SUL REDDITO DI POSSIBILI VARIAZIONI DI QUANTITA ECONOMICHE (VENDITE, COSTI FISSI, COSTI VARIABILI, PREZZI) 48
49 INOLTRE PERMETTE DI DETERMINARE IL MARGINE DI SICUREZZA (FATT. OBIETTIVO-FATT. DI PAREGGIO/FATTURATO OBIETTIVO) DEFINIRE I VALORI OBIETTIVO DELLE SINGOLE VARIABILI INSERITE NELL EQUAZIONE: RISULTATO ECONOMICO = RICAVI TOTALI - COSTI TOTALI 49
50 PRESUPPOSTI/LIMITI DELLA BEA DISTINGUE I COSTI TOTALI IN FISSI E VARIABILI CONSIDERA LINEARI LE FUNZIONI DI COSTO E DI RICAVO PRESUPPONE CHE LE QUANTITA PRODOTTE SIANO PARI A QUELLE VENDUTE (ASSENZA DI RIMANENZE DI PRODOTTI FINITI) CONSIDERA DATA LA CAPACITA PRODUTTIVA E PERTANTO I COSTI FISSI NON VARIANO NEL LORO IMPORTO COMPLESSIVO 50
51 I METODI PER L APPLICAZIONE DELLA BEA METODO MATEMATICO METODO GRAFICO 51
52 METODO MATEMATICO IL PUNTO DI PAREGGIO TRA COSTI TOTALI E RICAVI SARA INDICATO DALLA RISOLUZIONE DELL EQUAZIONE CT=RT CON INCOGNITA LA QUANTITA PRODOTTA E COLLOCATA SUL MERCATO DOVE: CT (COSTI TOTALI)=CF+CV=CF+cvu x Q RT(RICAVI TOTALI)=pu x Q 52
53 LEGENDA pu = prezzo unitario di vendita dei prodotti Q = quantità venduta = quantità prodotta CV = costi variabili CF = costi fissi cvu = costi variabili unitari 53
54 RISOLVENDO L EQUAZIONE: pxq = CF + cvu x Q Q x(p-cvu) = CF ISOLANDO Q, AVREMO: CF Q = p cvu Dove (p-cvu) costituisce il margine di contribuzione unitario che esprime, a livello di unità di prodotto o a livello complessivo (se moltiplicato per la quantità prodotta) quanto residua dai ricavi di vendita dopo aver coperto i costi variabili e quindi l utile per coprire i costi fissi 54
55 METODO GRAFICO I costi fissi sono rappresentati da una retta parallela all asse delle ascisse I costi variabili sono rappresentati da una retta passante per l origine con coefficiente angolare rappresentato dal costo variabile unitario I ricavi totali sono rappresentati da una retta passante per l origine con coefficiente angolare rappresentato dal prezzo di vendita dei prodotti 55
56 LA RAPPRESENTAZIONE COSTI RICAVI GRAFICA DELLA BEA K RT CT RT=CT T CVT CFT Q1 Q* Q2 Q 56
57 Q* RAPPRESENTA LA PRODUZIONE DI EQUILIBRIO, VALE A DIRE IL LIVELLO DI PRODUZIONE A CUI CORRISPONDE UN PROFITTO PARI A ZERO E PALESE CHE RAPPRESENTA LA LINEA DI ROTTURA: PER QUANTITA SUPERIORI A Q* RT > CT E, QUINDI, SI REALIZZANO PROFITTI, PER QUANTITA INFERIORI CT >RT E, QUINDI, IL RISULTATO E UNA PERDITA 57
58 DAL PUNTO DI VISTA GRAFICO LA BEA CONSENTE DI RILEVARE IL LIVELLO DI UTILE (SEGMENTO K) O DI PERDITA (SEGMENTO T) ASSOCIATO A DETERMINATI LOTTI PRODUTTIVI, RISPETTIVAMENTE Q1 E Q2 58
59 LA POTENZIALITA ECONOMICO-STRUTTURALE ESPRIME LA CAPACITA DELL IMPRESA DI PRODURRE REDDITO DATA DA UNA COMBINAZIONE DEI COSTI FISSI E VARIABILI E DEI RICAVI. MINORE E IL VOLUME CHE PERMETTE L EGUAGLIANZA TRA I COSTI TOTALI ED I RICAVI TOTALI, MIGLIORE E LA POTENZIALITA ECONOMICO-STRUTTURALE 59
60 LA POTENZIALITA ECONOMICO-STRUTTURALE MIGLIORA SE IL PAREGGIO TRA COSTI E RICAVI, SI OTTIENE IN CORRISPONDENZA DI VOLUMI MINORI. SE NELLA COMBINAZIONE I COSTI FISSI PREVALGONO SU QUELLI VARIABILI, IL VOLUME IN RELAZIONE AL QUALE SI HA IL PAREGGIO TRA COSTI E RICAVI, E PIU ELEVATO CHE NON NELLA COMBINAZIONE OPPOSTA. 60
61 LEVA OPERATIVA LA DISTINZIONE TRA COSTI FISSI E VARIABILI, PERMETTE DI DETERMINARE IL GRADO DI LEVA OPERATIVA DI UN IMPRESA, E CIOE IL GRADO DI SENSIBILITA DEL REDDITO, A VARIAZIONI NEI VOLUMI DI VENDITA 61
62 SI GENERA UN EFFETTO LEVA OGNI QUAL VOLTA LA VARIAZIONE (POSITIVA O NEGATIVA) DI UNA VARIABILE INDIPENDENTE, DETERMINA UNA VARIAZIONE MAGGIORE SU UN ALTRA VARIABILE (EFFETTO MOLTIPLICATIVO). LA VARIAZIONE AMPLIFICATA E L EFFETTO, MENTRE LA LEVA NE E LA CAUSA APPARENTE. 62
63 IL GRADO DI LEVA OPERATIVA DI UN IMPRESA SARA TANTO PIU ALTO QUANDO: E PIU AMPIA LA FORBICE PREZZI DI VENDITA COSTI VARIABILI E PIU ELEVATA L INCIDENZA DEI COSTI FISSI, E QUINDI QUANTO PIU SI E VICINI AL PUNTO DI PAREGGIO 63
64 PER VOLUMI SUPERIORI AL B.E.P., IL MARGINE UNITARIO DI CONTRIBUZIONE MISURA LA CONTRIBUZIONE AL PROFITTO, PER CUI QUESTO CRESCE PIU VELOCEMENTE IN CASO DI LEVA OPERATIVA ALTA. TALE CONDIZIONE COMPORTA UN RISCHIO ELEVATO LEGATO AGLI ALTI VOLUMI PRODUTTIVI IN GRADO DI GENERARE PROFITTI COMPLESSIVI. 64
65 LA SCELTA DEL LIVELLO DI LEVA OPERATIVA E FONDAMENTALE IN FASE DI PROGETTAZIONE, MA RAPPRESENTA ANCHE UN UTILE STRUMENTO SU CUI AGIRE PER OTTENERE UNA MIGLIORE POTENZIALITA STRUTTURALE DI UN AZIENDA GIA OPERANTE. 65
66 LA DETERMINAZIONE DELLA LEVA OPERATIVA CONSENTE, IN LINEA GENERALE, DI OTTIMIZZARE ALCUNE SCELTE SECONDO LE CARATTERISTICHE DEL MERCATO IN CUI SI OPERA. 66
67 IN PARTICOLARE, IN PRESENZA DI MERCATI FORTEMENTI VARIABILI NEL TEMPO MEDIO- LUNGO, E PREFERIBILE RENDERE FLESSIBILE LA STRUTTURA, E OPTARE PER UNA BASSA LEVA OPERATIVA CHE, SE NON PERMETTE INCREMENTI CONSISTENTI DI PROFITTO ALL AUMENTARE DELLE VENDITE, RENDE POSSIBILE OTTENERE UN B.E.P. PER QUANTITA MINORI E, QUINDI, RAGGIUNGIBILE PIU FACILMENTE ANCHE IN PERIODI DI CONTRAZIONE DEI VOLUMI VENDUTI. 67
68 AL CONTRARIO IN UN MERCATO LA CUI TENDENZA E COSTANTE, O CHE E ADDIRITTURA IN SVILUPPO, LA SCELTA DI UNA COMBINAZIONE CHE DIA UNA LEVA OPERATIVA ALTA, RENDE PIU INTERESSANTE L AUMENTO DEI VOLUMI DI VENDITA. UN B.E.P. PIU ELEVATO IN QUESTO CASO NON PREOCCUPA ECCESSIVAMENTE PROPRIO PER LE CONDIZIONI DI MERCATO. 68
69 L ANALISTA ESTERNO NON È QUASI MAI IN GRADO DI DETERMINARE IL B.E.P. DI UN IMPRESA, VISTO CHE NON CONOSCE CON ESATTEZZA LA RIPARTIZIONE DEI COSTI FISSI E VARIABILI. E COMUNQUE INTERESSANTE ANALIZZARE IL TREND DEL REDDITO OPERATIVO AL VARIARE DEL FATTURATO, PER DESUMERE INFORMAZIONI INDIRETTE SULL EFFETTO DI LEVA OPERATIVA. 69
70 TREND DI LEVA OPERATIVA Variazione % Reddito operativo Variazione % Fatturato 70
71 IL MARGINE DI SICUREZZA IL MARGINE DI SICUREZZA INDICA DI QUANTO PERCENTUALMENTE, POSSONO DIMINUIRE LE VENDITE ATTUALI (CIOE DI QUANTO PUO RIDURSI IL LIVELLO DI FATTURATO NETTO ESPOSTO IN BILANCIO) PRIMA CHE L IMPRESA COMINCI A REALIZZARE PERDITE. 71
72 ESEMPIO: VENDITE EFFETTIVE 1215 VENDITE DI EQUILIBRIO M.S. = X 100 = 42,96% = 43% 1215 QUESTO DATO INDICA CHE L IMPRESA PUO SOPPORTARE UNA CONTRAZIONE DEI RICAVI DI VENDITA PARI AL 43% PRIMA CHE SI QUANTIFICHI UNA PERDITA OPERATIVA. 72
73 OCCORRE, TUTTAVIA, OSSERVARE ESPLICITAMENTE, CHE IL M.S. E UN INDICATORE SIGNIFICATIVO SOLO SE SI SUPPONE CHE LA RIDUZIONE DEI RICAVI DI VENDITA SIA CONNESSA AD UNA CONTRAZIONE DEI VOLUMI FISICI DI PRODUZIONE. 73
74 IL M.S. NON E UTILIZZABILE SE SI SUPPONE CHE LA RIDUZIONE DEI RICAVI DI VENDITA SIA CONSEGUENTE AD UNA DIMINUZIONE DEI PREZZI MEDI DI VENDITA. LA SEMPLICE RIDUZIONE DEL PREZZO UNITARIO DI VENDITA, INFATTI, PUR CONTRAENDO IL FATTURATO, NON COMPORTEREBBE ALCUNA RIDUZIONE NEI VOLUMI PRODOTTI E VENDUTI E, DI CONSEGUENZA, ALCUNA RIDUZIONE NEI COSTI VARIABILI. 74
75 IL MARGINE DI SICUREZZA E UN DATO IMPORTANTE PER APPREZZARE LA SITUAZIONE ECONOMICA, PROSPETTICA, DELL IMPRESA ANALIZZATA, IN QUANTO E INDICATORE DELLA CAPACITA DI RESISTENZA DELL IMPRESA DI FRONTE AD UN CALO DELLA DOMANDA, CIOE AD UNA DIMINUZIONE DELLE QUANTITA VENDUTE E, DI CONSEGUENZA PRODOTTE. 75
76 NELLE ANALISI DI BILANCIO COMPARATIVE TRA DUE IMPRESE CHE ABBIANO LO STESSO FATTURATO E LO STESSO RISULTATO OPERATIVO, A PARITA DI OGNI ALTRA CONSIDERAZIONE, E PREFERIBILE QUELLA CHE PRESENTI IL M.S. PIU ELEVATO. 76
77 IL M.S. DIPENDE DALLA DIMENSIONE DELLE VENDITE DI EQUILIBRIO, MA IL VOLUME DI QUESTE SI CONNETTE A SUA VOLTA ALLA STRUTTURA DEI COSTI E, IN ULTIMA ANALISI, A QUELLA DELL INTERO PROCESSO PRODUTTIVO. 77
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