Strategie alternative. E. Cemmi - A. Lardera
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- Violetta Castelli
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1 Strategie alternative E. Cemmi - A. Lardera
2 La comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) nella sua prima definizione è l'insieme dei fenomeni che comportano la distribuzione di informazioni.
3 Nel 1981, lo psicologo Friedemann Schulz von Thun, dell Università di Amburgo, ha proposto un modello di comunicazione interpersonale che distingue quattro dimensioni diverse, nel cosiddetto "quadrato della comunicazione": Contenuto: di che cosa si tratta? Relazione: come definisce il rapporto con te, che cosa ti fa capire di pensare di te, colui che parla? Rivelazione di sé: ogni volta che qualcuno si esprime rivela, consapevolmente o meno, qualcosa di sé Appello: che effetti vuole ottenere chi parla? Ciò che il parlante chiede, esplicitamente o implicitamente, alla controparte di fare, dire, pensare, sentire.
4 Queste quattro dimensioni si possono tener presenti sia nel formulare messaggi che nell ascolto e nell'interpretazione dei messaggi di altri Questo modello visualizza come si sia sempre liberi di assegnare a qualsiasi comunicazione un significato oppure un altro, evidenziando così il potere di chi ascolta nel contribuire a definire la qualità di una interazione
5 Non si può non comunicare Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed un aspetto di relazione in modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione.one up; One down. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazioni fra comunicanti. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull eguaglianza o sulla differenza delle persone comunicanti.
6 Comunicazione verbale, che avviene attraverso l'uso del linguaggio, sia scritto che orale, e che dipende da precise regole sintattiche e grammaticali; Comunicazione non verbale, la quale invece avviene senza l'uso delle parole, ma attraverso canali diversificati, quali mimiche facciali, sguardi, gesti, posture; Comunicazione para verbale, che riguarda tono, volume e ritmo della voce di chi parla, pause ed altre espressioni sonore (come lo schiarirsi la voce) e non (come il giocherellare con le mani con qualsiasi cosa capiti a tiro).
7 FINALIZZATA: mantenere il contenuto della comunicazione coerente con gli obiettivi e funzionali al compito; PRAGMATICA: privilegiare l analisi di dati e fatti;utilizzare le diverse interpretazioni per capire il problema ; TRASPARENTE:chiarezza dei dati e delle relazioni, verificare realmente i risultati; SITUAZIONALE:mantenere la coerenza con il momento e la fase del lavoro,adeguare il linguaggio a tutti i membri del gruppo,sforzo di adattamento da parte di ciascuno alle esigenze e alla cultura degli altri
8 Il personale sanitario tocca i pazienti per svolgere compiti di carattere clinico, riabilitativo, di igiene, ma anche per comunicare cura e offrire conforto. Per questi motivi il toccare è, nelle professioni di aiuto, un aspetto integrante e fondamentale della cura stessa. Il tocco è una forma di stimolazione sensoriale fondamentale per la vita e per l adattamento sociale della persona, al punto che Morrison (2010) l ha definito organo sociale per le implicazioni che ha nelle relazioni interpersonali intime (basti pensare alla relazione neonatomadre o a quella tra partners).
9 In ambito sanitario il tocco può essere strumentale o relazionale. I professionisti vengono generalmente istruiti e formati nel primo, mentre il secondo viene spesso tralasciato, nonostante la maggior parte dei pazienti riferisca che essere toccati su braccia, spalle, ginocchia e mani sia fisicamente ed emotivamente confortante. Nell assistenza gli operatori si confrontano continuamente con il corpo e i suoi vissuti, con ciò che esso esprime e produce. I gesti di cura sono mediati dal tatto, che diventa perciò un potente mezzo di comunicazione con il paziente, tramite il quale trasmettere risposte concrete al suo bisogno di sicurezza, vicinanza, attenzione.
10 Una mancata formazione sul tocco relazionale può portare il professionista ad agire d istinto, ad evitare di usare un tocco empatico e di conforto, o di usarlo anche con pazienti che non ne hanno un buon rapporto e con i quali il tocco può provocare reazioni emotivamente instabili e talvolta intense, sia nel professionista che nel paziente.
11 ESEMPI PRATICI..
12 Adattarsi progressivamente alle limitazioni di eloquio Ambiente calmo, silenzioso e luminoso Prestare attenzione al proprio interlocutore Utilizzare metodologie comunicative alternative a seconda delle possibilità della persona (tabella alfanumerica, comunicatore, tablet ) Verificare comprensione Lasciare alla persona il tempo adeguato per potersi esprimere Imparare a leggere i movimenti labiali o i gesti
13 Codificare correttamente il Sì e il No Non porre domande con alternativa (o o) Avere a disposizione un foglio con riportate le domande più frequenti ( hai male?, hai fame?,.) Utilizzare altre tecnologie: Strumenti a bassa tecnologia (pannello di comunicazione di sguardo, Etran) Strumenti ad alta tecnologia (programmi per PC, puntamento diretto delle lettere con il mouse, sistemi alternativi al mouse) Strumenti ad altissima tecnologia (comunicatore a puntamento oculare) Strumenti accessori (sensori)
14
Processo comunicativo
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