Teorie della produzione internazionale
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- Marcellino Ricciardi
- 10 anni fa
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1 Slide dalle lezioni di economia della globalizzazione suddivise in tre parti fra loro connesse (Parte I, II e III) Teorie della produzione internazionale (parte I) Antonello Zanfei [email protected] Struttura Le determinanti degli IDE a livello settoriale e di mercato 1. IDE e commercio nelle teorie neoclassiche 2. La critica di Hymer 3. La sintesi di Dunning 4. IDE e export in monopolio: il trade-off tra prossimità e concentrazione 5. Quadro d insieme 6. Un paradosso 1
2 1. IDE e commercio intl.nelle teorie neoclassiche: Hoecksher Ohlin Dove produrre per servire mercati? Se mercati concorrenziali, se tecnologie uguali in paesi diversi a parità di settore, e se sono possibili movimenti di capitale si produce là dove il fattore K è meglio remunerato Flussi determinati dai differenziali nelle dotazioni relative di capitale (quindi: tassi di interesse) Limiti: - Non spiega gli IDE tra paesi simili - Non spiega gli IDE reciproci - Non spiega le differenze inter-settoriali negli IDE - Non distingue fra flussi di capitale speculativo e impegno in attività produttive all estero 2. La critica di Hymer (1960) a. IDE investimenti di portafoglio Può non comportare movimento di capitale (es. utiili reinvestiti dalle foreign affiliates) Conferisce controllo durevole di attività ità economiche all estero b. IDE comporta rischi e costi (liability of foreignness) Costi di comunicazione Costi e rischi di cambio Costi dovuti all atteggiamento dei governi c. IDE si associa a imperfezioni (strutturali) di mercato Le imprese sopportano i costi e rischi se sono in grado di avere potere di mercato Si concentra in settori caratterizzati da maggiori imprefezioni Le imprese hanno vantaggi specifici che sfruttano all estero per mantenere/accrescere potere di mercato 2
3 La critica di Hymer (segue) Hymer apre la strada alla teoria dell IMN e degli IDE Da un lato vengono messe in luce le caratteristiche dei settori e dei mercati Dall altro vengono enfatizzate le caratteristiche delle imprese (efficienza, potere di mercato) Emergono domande nuove, diverse da quelle cui cerca di rispondere la teoria neoclassica: in quali circostanze è possibile il controllo dei mercati esteri? Come si conciliano efficienza e potere di mercato sui mercati internazionali? 3. La sintesi di Dunning: lo schema eclettico Paradigma OLI (Dunning, 1977) Ownership advantanges: perché andare all estero Vantaggio di costo / potere di monopolio per compensare i maggiori costi dall operare all estero Location advantages: dove andare all estero Un paese deve offrire vantaggi localizzativi affinchè l IMN trovi conveniente produrvi anziché esportare Internalization advantages: come andare all estero Che tipo di controllo sui mercati esteri? Filiale, accordo di licenza o cooperazione? Dipende da costi delle transazioni e delle diverse forme di governo/coordinamento Le diverse teorie che studieremo pongono diversa enfasi su O, L o I 3
4 4. Export vs. IDE: il trade-off tra prossimità e concentrazione Come si spiega l internazionalizzazione in un contesto neoclassico se il mercato è imperfetto? Una variante della vecchia domanda: dove produrre per servire i mercati? Concentrando la produzione ed esportando, o attuando FDI e localizzando attività produttive in prossimità di ciascun mercato? Hp: l impresa è monopolista nel paese di destinazione Export (concentrazione) trading cost (t) (variabili con Q) C x = (t+c)q ; dove: Q = (S p): funzione di domanda S: dimensione del mercato estero t: trading cost (costo di trasporto, barriere tariffarie e non tarifarie) c: costo marginale Produzione Intl.(prossimità) costi (fissi) di informazione e impianto C I = cq + G + K dove: Q = (S p): funzione di domanda S: dimensione del mercato estero c: costo marginale K: costo di impianto nel paese estero G: costo di informazione su come produrre nel paese estero Export vs. IDE Conviene esportare o produrre all estero (diventare IMN)? Dipende da t, S, K, G. Si consideri inizialmente una situazione in cui П Xp =П I P Export P Produzione intl. c+t П Xp NB: in assenza di costi fissi AC x è pari a: (c+t)q/q=c+t П I NB: in presenza di costi fissi K e G, AC ide è pari a: cq/q+ K/Q+ G/Q per ottenere gli stessi profitti in presenza di costi fissi bisogna produrre di più Q I >Q x c c AC ide Q X Q Q I Q 4
5 Export vs. IDE: il ruolo di costi di trasporto e barriere commerciali P Export Aumento di t P Produzione intl. c+t П X c+t П I c c AC ide Q X Q Q I Q Export vs. IDE: il ruolo dei costi fissi (ec. di scala) di impianto Aumento di K e/o G Export P P Produzione intl. П X П I c+t c c AC ide AC ide Q X Q Q I Q 5
6 Export vs. IDE: il ruolo della domanda Aumento di S (mercato estero più grande) Export P P Produzione intl. П exp П ide c+t c c AC ide Y exp Y Y ide Y IDE vs. export: economie di scala di impresa Economie di scala a livello ll di impresa derivano da costi che non dipendono dal singolo impianto (R&S, pubblicità, finanza, organizzazione, management) In presenza di tali economie di scala, l impresa riduce i costi medi aumentando le dimensioni complessive (a prescindere da quanto grande è il singolo impianto) L espansione multinazionale consente di sfruttare tali economie 6
7 Economie di scala e IDE: impresa vs. impianto Export vs. IDE: economie di scala Costi fissi a livello di impresa Export Produzione intl. P P C x = F + (c + t)y C I = F + K + G + cy c+t П X AC x П I NB: Poiché in assenza di costi fissi Q I >Q x L aggiunta di F comporta una riduzione maggiore dei П X rispetto alla riduzione dei П I c c AC I AC I Q X Q Q I Q 7
8 5. In sintesi Esiste un trade-off tra prossimità (ottenuta con IDE) e concentrazione (con export). Gli IDE sono più probabili: Caratteristiche settoriali se i costi di impianto sono bassi (basse economie di scala a livello di impianto) se i beni non sono facilmente trasferibili in altri paesi (alte barriere tariffarie e alti costi di trasporto specifici) Se i costi a livello di impresa sono alti (alte economie di scala di impresa) Caratteristiche del paese ospite (mercato) se tra il paese d origine e quello ospite i costi di trasporto sono alti (distanza geo-politica ed economica) se i costi di informazione sono bassi (rischio paese, economie di agglomerazione, clima degli affari, infrastrutture) Se il mercato locale è ampio 6. Un paradosso Come conciliare abbattimento dei costi per trasporti, comunicazioni, dazi e tariffe degli ultimi decenni, con l aumento generalizzato di IDE, più sostenuto della dinamica delle esportazioni? Risposte riconducibili ibili al modello fin qui considerato: Cambiamento tecnologico riduce costi a livello di impianto e aumenta costi a livello di impresa La riduzione di t ha ampliato i mercati di sbocco (S), aumentando la convenienza agli IDE Risposte da cercare al di fuori del modello fin qui considerato: t bassi stimolano Investimenti verticali t bassi all interno di aree integrate favoriscono IDE per entrare in tali aree (export platform) Concorrenza oligopolistica spiega IDE a prescindere da t Concorrenza basata sull innovazione spinge a IDE a prescindere da t Caratteristiche delle imprese e delle transazioni spiegano scelte di internazionalizzazione a prescindere da t 8
9 Teorie della produzione internazionale (Parte II) Antonello Zanfei Struttura Ancora a proposito di determinanti degli IDE a livello di paese e settore: 1. Il paradosso di partenza: oltre il trade-off tra prossimità e concentrazione 2. IDE orizzontali vs. verticali 3. IDE export-platform 4. IDE vs. export: il ruolo dell interdipendenza oligopolistica 5. IDE vs. export:il ruolo di innovazione e tecnologia a livello di paese e settore 9
10 1. Il paradosso di partenza Riduzione di t dovrebbe portare ad un aumento dell export vs. IDE. I trading costs t (costi di trasporto + barriere tariffarie e non tariffarie) sono diminuiti molto negli ultimi decenni, ma nel contempo sono aumentati i flussi di IDE, specie in EU. Perché? Vedremo che: t bassi stimolano Investimenti verticali t bassi all interno di aree integrate favoriscono IDE per entrare in tali aree (export platform) Concorrenza oligopolistica spiega IDE a prescindere da t Concorrenza basata sull innovazione spiega IDE a prescindere da t NB: lasciamo per ora sullo sfondo le caratteristiche delle imprese e delle transazioni 2. IDE orizzontali e verticali Orizzontali Alcune attività sono replicate nei mercati di destinazione Motivati dall accesso al mercato (prevalentemente) Nord-Nord Verticali La produzione è frammentata lungo la filiera produttiva Motivati dall accesso ai fattori produttivi (prevalentemente) Nord-Sud 10
11 Export vs. IDE verticali vs.ide Orizzontali tre fasi produttive: Design/R&S (D) Produzione (P) Commercializzazione (C) L impresa può scegliere di realizzare D-P-C nel paese di origine (H) e servire il mercato estero F1 con export Strategia X realizzare D-P-C nel paese di origine (H) per servire il mercato domestico e P-C nel paese F1 Strategia di IDE Orizzontali, IDEO realizzare D nel paese H, P nel paese F2 e C nel paese H, e servire F1 via export Strategia di IDE verticali IDEV IDE verticali vs. IDE Orizzontali vs. Export Paese H Export Paese F1 Strategia X D P C t Paese H Paese F1 Strategia IDEO D P C P C G+K Paese H Paese F1 Strategia IDEV D t*, G+K, c* C t** Export t P Paese F2 11
12 IDE verticali La struttura dei costi delle fasi produttive D: comporta produzione di idee soprattutto costi fissi (F) P: produzione fisica soprattutto costi variabili (c Q) C: commercializzazione. Assumiamo (per semplicità) che avvenga senza costi La struttura dei costi delle modalità di internazionalizzazione X: trading cost per servire il mercato (t) IDEO: costi fissi di informazione e impianto IDEV: Trading cost per trasferimento del progetto del bene/servizio da realizzare all estero (design)(t*) ). Per semplicità assumiamo t*=0 (il trasferimento del design avviene a costo comunque più basso) Trading cost per reimportazione del semilavorato (t**). la produzione ha lo stesso costo marginale in H e F1 (c) e più basso in F2 (c*) minor costo del lavoro o di altri input produttivi la produzione non viene venduta nel paese in cui si delocalizza (facciamo l ipotesi che venga solo esportata) IDE verticali L impresa sceglierà la strategia che massimizza il profitto X = PQ [F + cq + tq] IDEO = PQ [F + cq + (K + G)] IDEV = PQ [F + (K + G) + (c*+ t**)q + tq] Come già notato, la scelta fra Export e IDE dipende dall incidenza relativa di t, F, K e G. In aggiunta: IDEV è + conveniente di IDEO se (c*+ t**+ t)<c IDEV consistono nella delocalizzazione delle attività di produzione verso paesi a bassi costi di produzione e nei cui confronti le relazioni commerciali sono favorevoli 12
13 IDE Verticali In definitiva IDEV diventa conveniente se i costi fissi (K e G) non sono troppo alti t** sono sufficientemente bassi ad esempio zone di scambi preferenziali, aree di liberio scambio, commonwealth t sono bassi liberalizzazione degli scambi c* è basso (rispetto a c) vantaggi comparati determinano IDE La riduzione delle barriere commerciali e dei costi di trasporto può indurre non solo il commercio internazionale ma anche IDEV verso paesi a basso costo del lavoro e in settori caratterizzati ti da bassi costi di trasporto parziale soluzione al paradosso del trade-off prossimità-concentrazione Ma come spieghiamo i flussi di IDE verso paesi ricchi e anche in settori caratterizzati da bassi trading costs? 3. IDE export-platform Le IMN possono scegliere di usare la produzione internazionale per servire un terzo mercato non conta solo il mercato del paese in cui stabilisco la produzione, ma il suo mercato potenziale il mercato potenziale dipende da quanto sono grandi i mercati limitrofi e da quanto sono limitrofi (costi di trasporto e barriere) Il Giappone ha usato questa strategia per modificare la propria struttura produttiva delocalizzato la produzione dell industria tessile per liberare risorse (finanziarie ed umane) da allocare alla produzione elettronica 13
14 Dimensione del mercato (regioni UE) 14
15 Numero di multinazionali entrate nel nelle regioni EU IDE Export Platform (IX) vs. Export vs. IDEO Paese H Export Paese A Strategia X D P C t Paese H Paese A Strategia IDEO D P C P C G+K Paese H Paese A Strategia IX D P C G+K P Export C Paese B 15
16 IDE export-platform Se devo servire due mercati (A e B) che per semplicità) supponiamo identici le opzioni possibili sono: XX: Concentrare la produzione in Home ed esportare in A e B, sostenendo costi di trasporto t applicati sul doppio della produzione XX = 2 X II: Produrre e vendere in A e B, realizzando due investimenti orizzontali e quindi duplicando costi G e K II = 2 I IX (IDE export-platform): Produrre e vendere A ed esportare da A a B, sostenendo costi di trasporto τ (+ basso di t per la diversa distanza e la politica commerciale) IX = I + [P B Q B c B Q B τq B ] La strategia IX conviene se: τ è basso (rispetto a t e rispetto al costo di duplicare gli impianti) se manteniamo l hp di simmetria tra A e B e indifferente dove localizziamo la produzione. In caso contrario la scelta di dove localizzare la produzione (in A o B) dipenderà dal costo di produzione (salario) relativo, dalla dimensione relativa dei mercati in A e B e dal costo τ di trasferire in B la merce prodotta in A. Questo modello spiega gli IDE per servire aree economiche integrate (ovvero in cui le barriere interne sono inferiori a quelle esterne) 4. IDE vs. export in oligopolio Duopolio potenziale: Situazione A: IMN che abbia già investito in un paese estero acquisendo una posizione di monopolio (o dominanza), può decidere di investire ancora per prevenire l entrata di concorrenti potenziali: IDE aggiuntivo riduce i profitti dell incumbent ma può disincentivare l entrata annullando i profitti del potenziale entrante. Situazione B:IMN interessata ad entrare su un mercato estero già presidiato da impresa con posizione di monopolio (o dominanza), attua IDE anche se questo comporta per una fase dei profitti nulli o negativi, compensando le perdite su quel mercato con extra-profitti altrove. Alla lunga potrà condividere il mercato in condizioni di duopolio o rimpiazzare l incumbent 16
17 π π1m π1d π1s IDE come risposta alla minaccia di entrata sul mercato π2 πs Qm π1 Qd Q La IMN 1,monopolista su un mercato estero, consegue profitto π1m, in corrispondenza della quantità Qm e fronteggia una minaccia di entrata dell impresa 2, concorrente potenziale con funzione di profitto π2. IMN Reagisce alla minaccia con un nuovo IDE portando la quantità prodotta al livello Qd. Così facendo il π2 si annulla. Questa strategia è credibile perché il profitto π1d che la IMN consegue è superiore a π1s che otterrebbe se lasciasse entrare il concorrente e condividesse il mercato in condizione di duopolio IDE vs. export in oligopolio Situazione C: Dupolio effettivo Ritorsioni (reciprocation): l impresa del paese B può reagire all IDE dell impresa del paese A in entrata investendo a sua volta in A (se imprese e dimensioni dei paesi sono simmetriche si conseguono così le stesse economie di scala e lo stesso potere di mercato) IDE intra-industry tra EU e US Inseguimento del leader (Follow-the-leader): Reazioni oligopolistiche delle imprese nel paese d origine di un impresa che investe all estero, per evitare che l IMN acquisisca vantaggi dall internazionalizzazione (ec. scala, razionalizzazione prod., adattamento prodotti, ) IDE (Knickerbocker, 1973) 17
18 5. Innovazione e dinamica oligopolistica internazionale (Ciclo di vita del prodotto-vernon) Commercio determinato dall innovazione Innovazione trainata dalla domanda di consumatori evoluti (USA) Fase 1: prodotto innovativo, i soddisfatta la domanda d nazionale, viene esportato quando domanda estera cresce e diventa più evoluta Fase 2: prodotto diventa più standardizzato, aumenta l elasticità al prezzo produzione vicina al mercato per ridurre costi e per reagire a minaccia dei concorrenti esteri(ide verso EU) Fase 3: prodotto maturo, aumenta la concorrenza di produttori in EU IDE verso altri paesi, ricomincia il ciclo di innovazione, export, IDE da USA IDE sostituisce commercio quando l imitazione rende più importante il costo di produzione Limiti: innovazione solo demand-pull, quindi trascura le specificità settoriali e di impresa (intensità di R&S) Teorie della produzione internazionale (Parte III) Antonello Zanfei [email protected] 18
19 Struttura Le determinanti degli IDE: caratteristiche delle imprese, tecnologia, organizzazione i 1. Efficienza delle imprese e IDE 2. I legami fra innovazione e internazionalizzazioneionali a ione 3. L organizzazione delle transazioni internazionali 1. Efficienza delle imprese e IDE Fin qui determinanti a livello di settore e paese della scelta fra IDE e export: t, G, K, F, dimensione e forma di mercato (che hanno peso diverso a seconda che si tratti di IDEO, IDEV o IX) Helpman, Melitz e Yeaple (HMY2004) spostano l attenzione sulle determinanti a livello di impresa Formalizzano l idea di Hymer (incorporata in OLI) secondo la quale le IMN posseggono un vantaggio proprietario che ne spiega la propensione all internazionalizzazione solo le imprese con più alta produttività scelgono di diventare multinazionali 19
20 HMY Impresa sceglie se investire all estero, esportare o servire il mercato nazionale Ogni strategia ha costi affondati Export: F x IDE: F I Hp: F I > F x Export incorre in trading costs t (trasporti, tariffe) Q = A L A = Q/L (produttività del lavoro) Costi marginali costanti ma diverso tra imprese (c i = w/a i = Costo del lavoro per unità di prodotto) Domanda: P = 1 Q HMY I costi delle imprese nel caso di esportatori (X) e investitori all estero (I) sono: C x = (c i +t)q + F x C I = c i Q + F I Di conseguenza, i profitti diventano: x = P Q - [c i +t]q + F x I = P Q - c i Q+ F I Massimizzando i profitti rispetto a Q e sostituendo Q* nella funzione di profitto e tenendo conto che c i =W/a i, si ottiene * x = f [c i, t, F x ] = f [a i, t, F x ] * I = g [c i, F I ]= g [a i, F I ] * x e * I saranno crescenti al crescere di a i e avranno valori minimi in -F x e F I per valori nulli di a i (c i tendono a infinito e la produzione si annulla) 20
21 HMY Al crescere di a=q/l, * I crescono di più rispetto a * x perché ogni incremento di q (a parità di l) permette di compensare i maggiori costi fissi di impianto, mentre nel caso di X ogni aumento di Q fa crescere la componente dei costi legata a t * I è più inclinata di * x * x Per livelli di produttività superiori ad a I gli investimenti sono più profittevoli delle esportazioni 0 a X F x * I a I a (produttività) F I se a=0, il costo del lavoro per unità di prodotto (c i =W/a i ) sale a infinito, non conviene produrre e il profitto massimo conseguibile è negativo, pari ai costi affondati HMY Diversi trading costs (t 2 >t 1 ) * x (t 2 ) * x (t 1 ) 0 a 1 a X 2 X a 1 I a 2 I a (produttività) * I Al crescere di t chi esporta ha bisogno di una produttività più alta per conseguire lo stesso profitto. Si abbassa la soglia di produttività oltre la quale diventa più conveniente IDE 21
22 HMY Diversi costi di investimento all estero (F 2 I > F I1 ) 0 a 1 X a 1 I * x * I (F 1 ) * I (F 2 ) a 2 I a (produttività) F I 1 F I 2 Al crescere dei costi fissi, ci vuole una maggiore efficienza (produttività più alta) perché sia conveniente IDE rispetto a X HMY In definitiva: Imprese con diversa produttività sceglieranno strategie di internazionalizzazione diverse Le soglie dipendono da caratteristiche settoriali e di mercato (t, F X, F I ) Nello stesso settore si hanno strategie di internazionalizzazione diverse a seconda della produttività delle imprese Due imprese ugualmente produttive potrebbero scegliere modalità di internazionalizzazione diverse, se il settore o i mercati di destinazione sono diversi in termini di F o di t 22
23 2. All origine dell efficienza delle imprese: i legami fra innovazione e internazionalizzazione Perché cresce la produttività? Perché al crescere della produttività cresce l internazionalizzazione delle imprese? HMY mettono in luce un processo di autoselezione delle imprese nei mercati internazionali Vantaggi tecnologici ex-ante consentono di sopportare costi affondati associati a internazionalizzazione Ma: Non spiegano da dove hanno origine i vantaggi Trascurano che l internazionalizzazione è a sua volta un canale per migliorare la produttività e l innovazione Teorie che guardano al legame fra innovazione, produttività e internazionalizzazione Evidenza sui legami fra efficienza, innovazione e internazionalizzazione: il caso dell Italia Labour Prod. Approx. TFP N. firms Empl. TFP % DOM MKT 98 13% EXP % MN NON MAN % MN MAN % Total % Innov. products Share of firms Innov. processes Carrying out R&D Total R&D R&D intensity Internal External R&D R&D DOM MKT 28% 40% 34% 1.9% 0.2% 1.7% EXP 59% 59% 65% 2.5% 0.7% 1.7% MN NON MAN 69% 66% 73% 3.0% 0.9% 2.1% MN MAN 80% 78% 89% 3.1% 1.2% 1.8% Total 60% 61% 66% 2.6% 0.8% 1.8% DOM MKT: imprese nazionali EXP: imprese esportatrici MN NON MAN: multinazionali che all estero hanno solo attività commerciali MN MAN: multinazionali con attività manifatturiere all estero 23
24 Teoria dell accumulazione tecnologica (Cantwell, 1989) Le imprese investono in R&S per innovare e aumentare le proprie quote di mercato: R&S espansione all estero Mercati più grandi aumentano incentivo a investire in R&S: espansione dei mercati all estero R&S Legame cumulativo fra R&S, innovazione e espansione internazionale del mercato Le imprese che investono in R&S diventano multinazionali per sfruttare le competenze tecnologiche che accumulano e espandendo il mercato aumentano i propri profitti e gli incentivi a investire ulteriormente in R&S Teoria dell accumulazione tecnologica (segue) Le conoscenze accumulate sono in parte tacite e il loro sfruttamento internazionale richiede la presenza in loco creazione di reti multinazionali lo sviluppo tecnologico necessita conoscenze complementari (anch esse in parte tacite)localizzate in diversi paesi Accesso a pezzi di conoscenza localizzati altrove è facilitato t da investimenti internazionali i in R&S 24
25 Accumulazione tecnologica e technology sourcing Le imprese sfruttano gli IDE per accrescere le proprie competenze Accesso a conoscenze (tacite) complementari (Narula and Dunning 1995) IDE non avvengono solo per sfruttare vantaggi ma anche per colmare carenze (Fosfuri e Motta, 1999) Dai vantaggi proprietari ex ante (Hymer) ai vantaggi proprietari ex post Il patrimonio di conoscenze già esistente filtra le conoscenze da acquisire (absorptive capacity) IDE finalizzati allo sfruttamento di conoscenze ex ante coesiste con IDE finalizzati alla ricerca di conoscenze 3. IMN e organizzazione delle transazioni Fin qui abbiamo visto che internazionalizzazione dipende: - dalle caratteristiche dei mercati e dei settori - dalle caratteristiche di efficienza delle imprese - dalle strategie di innovazione e dalla natura delle conoscenze tecnologiche Un altro modo di spiegare le scelte di internazionalizzazione è quello di guardare all efficienza delle diverse modalità di organizzazione delle transazioni i IMN si sviluppano quando i costi delle transazioni sui mercati internazionali eccedono i costi di coordinamento delle attività entro i confini dell impresa (Williamson 1975, 1985, Teece 1977, 1989) 25
26 Mercati e gerarchie Da cosa sono determinati i costi di transazione? Fattori umani: razionalità limitata e opportunismo - razionalità limitata: gli individui non hanno la capacità di prevedere tutte le contingenze ( contratti incompleti) - opportunismo: gli individui cercano di volgere a proprio vantaggio l incompletezza dei contratti Fattori ambientali - incertezza/complessità - piccoli numeri Fattori legati alla specificità delle transazioni - asimmetria informativa - Investimenti specifici Mercati e gerarchie CT Fattori umani Fattori ambientali Fattori legati alle transazioni Razionalità limitata + Opportunismo + Incertezza/complessità + Piccoli numeri + Asimmetria info + Specificità investimenti + Al crescere di questi fattori aumentano i costi delle transazioni. Se eccedono i costi di coordinamento Gerarchia come scelta efficiente 26
27 La teoria dell internalizzazione Estendendo la teoria dei CT alle transazioni internazionali abbiamo una teoria dell impresa multinazionale Le condizioni che aumentano i costi di transazione su scala internazionale sono: - Investimenti specifici particolarmente elevati - Asimmetrie informative particolarmente elevati - I mercati internazionali della conoscenza sono ancora più imperfetti di quelli nazionali Le IMN sono più frequenti nei settori ad alta intensità di conoscenza Le forme di internazionalizzazione L IMN può controllare le proprie attività internazionale anche senza effettuare un IDE in senso stretto, avvalendosi di rapporti contrattuali (outsourcing e licensing). Per la teoria dei costi di transazione il ricorso a queste forme si ha: 1. In presenza di gradi intermedi di specificità delle transazioni, di asimmetria informativa e di complessità tecnologica 2. Quando nessuna delle parti coinvolte in una transazione è disposta a farsi carico dei costi e rischi di sostenere tutti gli investimenti specifici necessari (problema dell hold-up: chi sostiene tutto l investimento rischia di rimanere impiccato ) 27
28 Outsourcing In senso stretto, non comporta IDE Le determinanti dell outsourcing sono analoghe a quelle di IDEV: Processo produttivo scomponibile in fasi intensive di input diversi Paesi con dotazioni fattoriali diverse Bassi costi di trasporto Si ha outsourcing (Antras e Helpman, 2004): nei settori caratterizzati da una bassa intensità di headquarter services (low-tech) nei settori ad alta intensità di HQ services, ma solo per le imprese con produttività media (mentre le imprese più produttive effettuano IDEV) Outsourcing Settori in cui l outsourcing è più rilevante - tessile-abbigliamento, elettronica, meccanica Misure di outsourcing - Indagini sulle imprese - Traffico di perfezionamento (TPP e TPA) - Commercio estero disaggregato per province, gruppi merceologici e Paesi di destinazione Quest ultimo tipo di misura, consente di cogliere l internazionalizzazione produttiva dei sistemi locali 28
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