1. L analisi statistica
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- Silvano Basilio Filippi
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1 1. L analisi statistica Di cosa parleremo La statistica è una scienza, strumentale ad altre, concernente la determinazione dei metodi scientifici da seguire per raccogliere, elaborare e valutare i dati riguardanti l essenza di particolari fenomeni di massa. Rappresentazioni grafiche Rapporti statistici Statistica descrittiva Un carattere Statistica Statistica inferenziale Due o più caratteri Variabile Mutabile Rappresentazioni Relazioni grafiche Rappresentazioni grafiche Sintesi Indici di posizione Indici di variabilità Sintesi Indici di forma 5
2 1) Statistica descrittiva e statistica inferenziale Nell ambito della metodologia statistica si distinguono, a fini puramente didattici, due filoni fondamentali: la statistica descrittiva e la statistica inferenziale. La statistica descrittiva è volta alla rappresentazione, attraverso mezzi matematici, di uno o più fenomeni reali conducendo lo studio sull intera popolazione in cui si palesa il fenomeno o i fenomeni oggetto di studio. La statistica inferenziale è volta all induzione probabilistica circa la struttura incognita di una popolazione. Questo filone della statistica si occupa di risolvere il cosiddetto problema inverso, ossia, sulla base di osservazioni su un campione di unità selezionate con date procedure dalla popolazione, perviene a soluzioni valide, entro dati livelli di probabilità, anche per la popolazione stessa. Statistica applicata Il campo di applicazione della statistica si è notevolmente esteso negli ultimi anni, comprendendo tutte le situazioni in cui sono implicati fenomeni collettivi. A seconda della materia cui la scienza statistica si applica, si possono distinguere varie specializzazioni della stessa: statistica economica, statistica demografica, statistica giudiziaria etc. 2) Fasi dell analisi statistica Si conviene, generalmente, di dividere un analisi statistica in cinque fasi: 1. La definizione degli obiettivi Si tratta di una fase alquanto delicata in cui gli obiettivi prefissati devono essere esattamente individuati delimitando la ricerca in termini spaziali e temporali. 6
3 2. La rilevazione È la fase dell analisi statistica concernente l osservazione dei caratteri relativi alle unità statistiche mediante opportune tecniche e strumenti. Essa può essere: completa (censimento) se è condotta su tutte le unità costituenti la popolazione cui si riferisce il fenomeno in esame; parziale se è condotta su un campione estratto dalla popolazione, il cui impiego si basa sull approccio induttivo (dalla parte al tutto) tipico dell inferenza statistica. Data la multiforme varietà in cui si manifestano i fenomeni collettivi oggetto dell analisi statistica, le rilevazioni non sono quasi mai effettuate sull intera popolazione, ma su un campione rappresentativo della stessa. La rilevazione dei dati può essere effettuata da enti privati (aziende, società commerciali, studi professionali etc.). In Italia l organo statistico ufficiale dello Stato è l ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), persona giuridica di diritto pubblico con ordinamento autonomo, sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e al controllo della Corte dei Conti. La rilevazione si esegue sulla base di modelli che consistono in formulari completi di domande e risposte, predisposti in modo da ottenere esattamente quei dati che interessano ai fini dell analisi. 3. La elaborazione dei dati In questa fase i dati rilevati sono sintetizzati allo scopo di ottenere dati più significativi. 4. La presentazione ed interpretazione dei dati Questa fase dell analisi statistica è particolarmente delicata in quanto consiste nella rappresentazione dei dati attraverso tabelle, grafici e indici, e nella spiegazione dei risultati ottenuti dall intera analisi statistica. 7
4 5. L applicazione degli esiti dell analisi La statistica trova applicazione in diversi campi; è compito dello statistico definire i criteri e i limiti all impiego degli esiti di un analisi. 3) Le unità statistiche La statistica acquisisce le informazioni su una data popolazione, non necessariamente riferita ad esseri umani. Le componenti elementari della popolazione su cui materialmente è effettuata un indagine sono denominate unità statistiche e si distinguono in: unità semplici come una singola persona, una singola abitazione etc; unità composte se sono insiemi di unità semplici simili considerate anche a prescindere dall unità composta; in questa tipologia rientra una famiglia intesa come insieme dei suoi componenti, un edificio inteso come insieme di abitazioni etc; unità complesse se sono insiemi di unità semplici diverse considerate, però, nella loro globalità; in questa tipologia rientra il rapporto coniugale di cui sono unità semplici il marito e la moglie, oppure un determinato rapporto di lavoro di cui sono unità semplici il datore di lavoro e i dipendenti etc. 4) Il carattere statistico Il fenomeno oggetto dell analisi statistica è il carattere (o caratteristica), e rappresenta l elemento che consente di descrivere una popolazione (o un campione). I valori che può assumere un carattere su un unità statistica sono denominati modalità. Un carattere può essere qualitativo o quantitativo. Carattere qualitativo Un carattere qualitativo o mutabile si manifesta nell unità statistica mediante modalità, dette attributi, e può essere indicato solo con 8
5 espressioni verbali (aggettivi, sostantivi etc.). Ad esempio, il sesso di una persona si presenta nell attributo: maschio o femmina; il tipo di lavoro svolto da un certo numero di persone può essere indicato solo con la qualifica verbale di esso: operaio, impiegato etc. A volte è possibile indicare caratteri qualitativi con simboli numerici, ad esempio, gli impiegati dello Stato sono classificati secondo categorie A, B etc. previste dalla legge sul pubblico impiego. Questi simboli numerici, tuttavia, non sono altro che delle qualifiche e restano caratteri qualitativi. Carattere quantitativo Un carattere quantitativo o variabile è indicato mediante espressioni numeriche, in altre parole, per esso è realizzabile una misurazione espressa in cifre, come il reddito delle persone, il loro peso, la loro età etc. A sua volta, una variabile può essere: continua quando può assumere come modalità un numero reale qualsiasi, come la temperatura di una stanza, la statura, l età, il peso di un individuo etc.; discreta quando può assumere come modalità solo numeri interi, come il numero dei componenti di una famiglia, il numero di addetti di un azienda etc. 5) Frequenze e intensità Il numero di volte in cui una data modalità del carattere si presenta nel collettivo è denominato frequenza assoluta. Essa è il risultato di una enumerazione. Per esempio, poiché al censimento del 2001 in Italia erano le famiglie con 3 componenti, allora è la frequenza assoluta del carattere «famiglie per numero di componenti» relativo alla modalità «3». Il rapporto tra la frequenza assoluta e il numero totale di unità statistiche del collettivo esprime la frequenza relativa. 9
6 La frequenza cumulata rappresenta l ammontare del carattere posseduto dalle prime i modalità, ordinate in senso non decrescente. Essa è anche detta frequenza cumulata assoluta per distinguerla dalla frequenza cumulata relativa e che rappresenta la frazione del carattere posseduta complessivamente dalle prime i modalità, ordinate in senso non decrescente. L intensità è, invece, l ammontare o la misura di un carattere additivo posseduto dalle unità statistiche. Sono esempi di intensità il reddito di un individuo, il peso di una persona etc. 6) La classe di modalità La classe, o classe di modalità, è ciascuno degli intervalli di prefissata ampiezza in cui risulta suddiviso l insieme delle modalità di un carattere quantitativo X. Ad ogni classe si fa corrispondere una frequenza assoluta o relativa, che indica il numero di unità della popolazione che possiedono un valore del carattere compreso tra i suoi limiti, e + 1. Tipologie Una classe di modalità può essere: aperta sia a sinistra che a destra, in tal caso i limiti inferiore e superiore sono esclusi dalla classe; essa è del tipo: aperta a sinistra e chiusa a destra, in tal caso il limite inferiore è escluso dalla classe; essa è del tipo: + 1 chiusa a sinistra e aperta a destra, in tal caso il limite superiore è escluso dalla classe; essa è del tipo: + 1
7 chiusa sia a sinistra che a destra, in tal caso entrambi i limiti sono inclusi nella classe; essa è del tipo: + 1 Talvolta, quando l insieme dei valori del carattere non è strettamente specificabile, si tende a non precisare il limite inferiore e il limite superiore, rispettivamente, della prima e dell ultima classe, in altre parole, la prima classe è aperta a sinistra e l ultima è aperta a destra. Valore centrale Il valore centrale di una classe è dato dalla semisomma dei limiti superiore e inferiore della classe. In simboli: x i xi = + xi +1 2 I valori centrali x sono utilizzati ai fini della determinazione di medie i e di indici di variabilità in luogo delle modalità quando i dati sono raggruppati in classi. Confini I confini di una classe sono gli estremi della classe: l estremo superiore di una classe si ottiene dalla semisomma del limite superiore della classe data e del limite inferiore della classe successiva; l estremo inferiore di una classe si ottiene dalla semisomma del limite inferiore della classe data e del limite superiore della classe precedente. Ampiezza L ampiezza (α i ) di una classe è la differenza tra il confine superiore e il confine inferiore della classe stessa. Essa è detta anche modulo e può essere uguale o diversa per tutte le classi. 11
8 7) Scale di misurazione dei caratteri Dopo aver scelto il carattere da rilevare, lo statistico deve occuparsi della misurazione delle modalità con cui esso si presenta nelle varie unità. A tal fine, è stata introdotta la seguente distinzione dei caratteri in funzione della scala di misurazione: Caratteri con scala nominale Sono quelli per cui non si riscontra alcun ordine di successione tra le modalità (attributi); date due osservazioni su due unità statistiche, si può stabilire se esse sono uguali o diverse. Rientrano in questa tipologia la professione, la nazionalità, il sesso, la religione, il partito politico etc. Caratteri con scala ordinale Sono quelli per cui si riscontra un ordine logico di successione delle modalità; date due osservazioni su due unità statistiche, si può stabilire una relazione d ordine, ossia se esse sono uguali o l una maggiore o minore dell altra. Rientrano in questa tipologia i giudizi scolastici, i gradi militari etc. Caratteri con scala ad intervallo Sono caratteri quantitativi per cui è possibile operare un confronto, per differenza, tra le modalità e per cui si assume una origine arbitraria e un unità di misura. Rientrano in questa tipologia la misurazione degli anni, in cui si è convenuto di fissare l anno zero come l anno di nascita di Cristo, oppure la misurazione della temperatura in gradi Celsius la cui origine arbitraria, 0, coincide con il punto di congelamento dell acqua. Caratteri con scala proporzionale Sono caratteri quantitativi per i quali si stabilisce oggettivamente un origine, il cosiddetto zero assoluto. Per tali caratteri si effettua una vera e 12
9 propria operazione di misurazione con strumenti appropriati, o una operazione di computo, ed è possibile effettuare rapporti tra le misure nel senso che si stabilisce se l una è la metà, il doppio dell altra. Rientrano in tale tipologia il numero dei componenti di una famiglia, il numero di appartamenti di un edificio, l età, il peso di un individuo etc. 8) Rappresentazione delle rilevazioni statistiche Dopo aver effettuato la rilevazione, lo statistico deve realizzare una sintesi efficace dei dati, attraverso una classificazione delle modalità del carattere (o dei caratteri) investigato, non potendole presentare sempre in forma enumerativa. A seconda dell esigenza i dati sono rappresentati in forma tabellare e in forma grafica; ciascun modo presenta dei vantaggi e degli svantaggi e l uso dell uno non esclude l altro. La distribuzione statistica è la più importante rappresentazione statistica, essa consiste nella organizzazione dei dati in forma tabellare che ad ogni modalità di un dato carattere fa corrispondere la rispettiva frequenza ed è denominata distribuzione di frequenza, oppure che ad un insieme di eventi fa corrispondere un insieme di numeri reali ed è denominata distribuzione di probabilità. La tabella seguente indica la distribuzione di frequenza (semplice) di un carattere X discreto: Tabella 1 MODALITÀ DI X FREQUENZE x 1 n 1 x 2 n 2 : : n i : : x r Totale n r n 13
10 La tabella seguente indica, invece, la distribuzione (semplice) di frequenza di un carattere continuo (con modalità raggruppate in classi): 14 Tabella 2 CLASSI DI MODALITÀ DI X FREQUENZE x 1 x 2 n 1 x 2 x 3 n 2 : : +1 n i : : x r x r+1 n r Totale Nel caso si consideri un carattere qualitativo, nella tabella, invece delle modalità, figurano gli attributi. 9) Misure sintetiche di distribuzioni statistiche L analisi statistica fornisce misure sintetiche per valutare aspetti complessi e globali di una distribuzione di un fenomeno X mediante un solo numero reale costruito in modo da disperdere al minimo le informazioni sui dati originari. In rapporto alle caratteristiche che si misurano si parla di rapporti statistici (di cui ci occuperemo nel Capitolo Terzo), indici di posizione, indici di variabilità, indici di forma (di cui ci occuperemo nel Capitolo Quarto). In rapporto alla natura, gli indici si distinguono in: indici assoluti che sono introdotti per valutare in modo sintetico un aspetto di una distribuzione e sono espressi nella stessa unità di misura del fenomeno o in sua funzione; indici relativi che non dipendono dall unità di misura del fenomeno, e si ottengono rapportando due misure assolute oppure un indice assoluto al suo massimo. n
11 Infine, gli indici normalizzati sono indici relativi che assumono valori in un intervallo finito quasi sempre [0, 1] oppure [ 1, +1]. 10) Le serie La serie è la successione di dati ordinati secondo modalità di caratteri qualitativi. Si distinguono diverse tipologie di serie: Serie storiche Sono quelle serie in cui il fenomeno è studiato in funzione del tempo. Sono anche dette serie temporali. Le serie storiche possono essere: statiche se presuppongono la costanza (o quasi) dei loro termini nel tempo; dinamiche se descrivono un fenomeno in continuo mutamento. Esse si dicono evolutive, quando il fenomeno si modifica in senso costante, periodiche, quando i termini del fenomeno oscillano in modo irregolare. Serie territoriali Sono quelle serie in cui il fenomeno collettivo è studiato in relazione al territorio. Serie rettilinee Sono così chiamate quelle serie di termini in cui è possibile riscontrare un ordine logico naturale di successione dei termini. Esiste cioè un termine che rappresenta una modalità iniziale del fenomeno ed un altro che rappresenta una modalità finale di esso. Serie cicliche Sono così chiamate quelle serie di termini in cui non è dato stabilire quale sia il termine iniziale assoluto e quello finale assoluto della serie, pur senza un inizio ed una fine certi dell andamento del fenomeno. 15
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