La qualità della vita misurata attraverso gli indicatori soggettivi di sicurezza: paura, preoccupazione dei reati e rischio di criminalità

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1 Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò. il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto sul fiordo nerazzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. Edvard Munch, Diario, 1885 La qualità della vita misurata attraverso gli indicatori soggettivi di sicurezza: paura, preoccupazione dei reati e rischio di criminalità Alessandra Federici, Maria Giuseppina Muratore, Daria Squillante ISTAT 1. La fear of crime come significato e come significante della sicurezza ontologica L'urlo, il più celebre quadro di Munch ed uno dei più famosi dell'espressionismo nordico, astrae e condensa simbolicamente - catturando in dipinto un intensa esplosione di energia psichica di acceso ed immediato rimando metaforico - sensazioni, emozioni, sentimenti, tratti di personalità suscitati dalla e addossati alla realtà, riferibili alla multidimensionale e oggettivo-soggettiva percezione della sicurezza, nel suo continuum di declinazioni cognitivo-emotive di preoccupazione contestuale ed episodica, paura focalizzata ed ansia pervasiva e diffusa. Inseguendo le linee di fuga dei colori e della complessa simbolica dell Urlo, si staglia, sinuoso e molle, l Uomo Concettuale di Munch, tagliato in diagonale dal parapetto del ponte, che a fatica argina un innaturale paesaggio, desolato e poco accogliente, schiacciato da un cielo striato di un drammatico rosso deciso e pregno simbolico del degrado ambientale/contestuale e del rosso criminoso inteso in senso lato, quali sfere analitiche di costante presenza nelle indagini sulla vittimizzazione e la percezione della sicurezza. Ma è l'ovale della bocca a centrare il vero nucleo significante dell opera: quelle onde sonore di un grido che mettono in movimento tutto il quadro, agitando sia il corpo dell'uomo sia le ondulazioni che definiscono il paesaggio e il cielo, mentre sullo sfondo, forti e verticali sono le sagome di due uomini, sordi, impassibili e incuranti, a testimonianza e della fragilità e atomizzazione dei rapporti umani, e della ostilità materiale e avvertita dei (non)luoghi della modernità. Ma come definire e distinguere paure e preoccupazioni relative al rischio di vittimizzazione dai vissuti di atomismo comunitario urlati dall Uomo di Munch, sbandieratore di claims di sicurezza rassicuranti (Bauman Z., 1996) 1? E quanto la poliedricità causale di queste vertigini di spavento, più o meno ansiogene e diffuse, problematizza l individuazione di un modello interdisciplinare e multivariato che ne spieghi l origine e ne proietti scenari evolutivi attendibili e/o 1 Interessante in tal senso l analisi di S. Roché, che approfondendo in prospettiva diacronica la relazione tra la presunta crescita del crimine e la diffusione dell insicurezza, identifica nei periodi di fine secolo segnatamente fine 800 e fine 900, delle punte di attenzione delle scuole positive criminali (italiane e straniere) sui temi della preservazione sociale dal delitto e la sicurezza sociale in senso lato, più legata ai movimenti di scomposizione e ricomposizione dell identità e degli equilibri sociali che ad effettivi incrementi dei tassi di criminalità. Cfr. S. Roché, Insécurité, sentiment d insécurité et recomposition du social: deux fins de siécle, in Revue internationale d action communautaire, n. 19,

2 programmabili, nei termini meccanicisti di reazioni all aumento dei reati, dei soft crimes, della impalpabilità della presenza delle Forze dell Ordine? e quanto la focalizzazione sulla preoccupazione e la paura dei reati potrebbe ancora calamitare e latentizzare preoccupazioni/paure del profondo, rispetto ad un ordine individuale e sociale che non garantisce per tutti quella atavica sicurezza ontologica, quale percezione singolare e collettiva della continuità della propria identità (Giddens A., 1994) e del proprio ambiente? In tal senso è interessante distinguere l eventualità che la paura della criminalità possa declinarsi tanto come significato oggettivo, ossia come corrispondenza tra segno e significato espresso, quanto come significante di altre paure non meglio cristallizzate. Una costruzione ed analisi di indicatori tanto oggettivi quanto soggettivi 2 della fear of crime, dunque, non esaurisce un interpretabilità esaustiva della paura dichiarata in sede di indagini sulla sicurezza, né dell influenza che tale paura esercita sul proprio quotidiano e sui propri comportamenti: se infatti nelle prime ricerche vittimologiche condotte durante gli anni 70 e 80, note come approcci tradizionali al sentimento dell insicurezza (D. Boucard, J. F. Haudebourg, H.Leon, 1993), l ipotesi cardine identificava una direzionalità univoca fra criminalità e sentimento di (in)sicurezza dei cittadini in una dinamica di causa ed effetto, le analisi più recenti hanno mostrato situazioni più complesse, autorizzando ad ipotizzare che la fear of crime possa essere spiegata da altri tipi di insicurezze, fino alla provocatoria e quasi paradossale domanda sollevata dal Lagrange (1993), secondo il quale non potrebbe essere, in fondo, che la paura del crimine non abbia niente a che vedere con la criminalità?. Nel breve saggio di Bauman, Identity 3, libro basato sulla corrispondenza telematica fra Bauman e il giornalista italiano Benedetto Vecchi, Bauman espone la tesi secondo la quale la nostra modernità sia transitata da una fase solida a una liquida, nella quale e per la quale nulla conquista più una forma, né il singolo né le costruzioni sociali e istituzionali, né il sistema economico né l architettura valoriale a fondamento delle comunità umane, che si agitano come nel paesaggio dell Urlo di Munch - in uno stato di continuo e velocissimo cambiamento, spaventando percezione e vissuto dell esperienza umana, singolare e collettiva: la fortissima crisi della famiglia come concepita in maniera tradizionale, con il suo carattere imperituro d appartenenza a lunga gittata, quasi un appartenenza eterna; la profonda trasformazione del concetto e del vissuto della comunità, scossa da potenti derive atomistiche e individualiste; la new economy e la ristrutturazione del mercato del lavoro in termini di flessibilità, mobilità e precarietà; la secolarizzazione e il successo della laicità nell impostazione ideologica, politica e filosofica tanto del pubblico quanto del privato; la smobilitazione di diritti, doveri e libertà di ogni essere umano, rappresentano concrete, attuali e complesse sfide nella percezione della propria sicurezza ontologica. L identità confusa e instabile confusa e instabile, come perché soggetta a più oscillazioni in contemporanea, sia intra che interdimensionali determina sovente effetti deteriori sul benessere emozionale, che può cristallizzare un insicurezza globale su un insicurezza più gestibile quale quella del crimine. In tal senso la fear of crime da significato, interpretabile in relazione all esperienze diretta e indiretta di vittimizzazione, alla percezione del degrado sociale e ambientale, alla preoccupazione del rischio vittimizzazione, diviene significante di altre insicurezze, complicando l analisi della paura della criminalità e della percezione soggettiva della sicurezza. 2 Per una individuazione e presentazione degli indicatori oggettivi e soggettivi di paura e preoccupazione si rimanda al paragrafo 3. 3 Z. Bauman, B. Vecchi, Polity Press,

3 Fig. 1 - La paura del crimine come significato e come significante e le dimensioni della sua interpretazione Insicurezza economica Insicurezza politica Insicurezza valoriale-culturale Insicurezza sociale Insicurezza relazionale S I G N I F I C A N T E S I G N I F I C A T O Esperienza/percezione del degrado ambientale Condizionamento abitudini Vissuti di paura e preoccupazione rischio vittimizzazione Esperienze dirette/indirette di vittimizzazione Ricorso a precauzioni personali/sistemi di difesa Questa non più univocità di relazioni tra paura e criminalità necessità la riattualizzazione delle politiche criminali e una sentita riflessione da parte dei policy makers nell identificare ed aggiornare contenuti e metodi per una nuova politica criminale che superi la concezione della Quality of Life schiacciata sull oggettività degli indicatori di valutazione. In tale prospettiva evolutiva della concezione e misurazione della qualità della vita e del benessere, il premio Nobel per l economia Amartya Sen, coinvolto dalla Presidenza francese nella stesura del Report by the Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress 4, sviluppa l approccio dello Sviluppo Umano, che consente di tenere metodologicamente conto della multidimensionalità del benessere, delle differenze tra individui dovute a caratteristiche personali e al contesto, materiale e morale, in cui vivono, contesto segnato dalle condizioni materiali e da regole di comportamento condivise e sedimentate nel tempo. Sen consente inoltre di porre la questione di quale benessere? come questione diversa e prioritaria rispetto alla allocazione dei mezzi, come questione politica e morale nel senso classico del termine. Sen definisce il benessere come un insieme di dimensioni, definite Capabilities (capacità, potenzialità) di essere e di fare, e di un sottoinsieme di Funzionamenti dati dall effettivo e libero esercizio delle capacità individuali di persone reali, collocate in un contesto sociale, morale, territoriale e storico. Assumendo che i soggetti umani che vivono e agiscono in società siano donne e uomini, e che ambedue i soggetti si connotino poi per molte disuguaglianze sociali, di classe e di categoria, e ancora per differenze di età, etnia, Sen abbandona la concezione di un solo soggetto astrattamente neutro e oggettivo, la cui realizzazione in ciascuna dimensione nella fattispecie della nostra analisi della capacità di vivere una vita sicura non prescinde dall interazione fra soggettivo ed oggettivo, individuale e collettivo, introspettivo e ambientale. Sia la versione di Sen sia quella di Martha Nussbaum che elabora una propria versione della teoria, facendole assumere un carattere specificamente normativo e servendosene nel dibattito sui diritti delle donne 5 - fanno perno sull idea dello sviluppo inteso non come crescita economica ma piuttosto come sviluppo umano, la 4 La Commission on the measurement of economic performance and social progress è stata istituita all inizio del 2008 per iniziativa del presidente francese Nicolas Sarkozy, è stata guidata dal Professor Joseph E. Stiglitz della Columbia University, dal Professor Amartya Sen dell Harvard University e dal Professor Jean-Paul Fitoussi, dell Institut d'etudes Politiques de Paris, nonché Presidente dell Observatoire Français des Conjonctures Economiques (OFCE). Fra i membri della Commissione anche il Presidente dell Istat Enrico Giovannini, in rappresentanza dell OECD, per stilare la più completa e a più alto tasso di Premi Nobel (ben 5 tra gli studiosi coinvolti) requisitoria contro il Pil. 5 M. C. NUSSBAUM, Diventare persone. Donne e universalità dei diritti, Bologna 2001; S. F. MAGNI, Capacità, libertà e diritti: Amartya Sen e Martha Nussbaum, in Filosofia politica, n. 3,

4 cui realizzazione non può prescindere da elementi fondamentali quali la libertà, dunque la sicurezza, dunque il benessere. Teorizza Sen come lo sviluppo può essere visto ( ) come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani 6 e che il benessere è la libertà di godere ciò che fa della vita una vita pienamente umana (Sen, 2000) 7, in tal senso è dunque certo che la serenità della percezione soggettiva e il vissuto della sicurezza oggettiva dei contesti attraversati nel proprio quotidiano assurgano a dimensioni cardini nella costruzione del benessere individuale e delle collettività a cui si partecipa. La teorizzazione seniana sulle capacità è dunque sfrontatamente concreta, poiché assicurare una capacità significa garantirne le condizioni pratiche di effettivo esercizio, in uno spostamento concettuale e operativo della libertà da una definizione negativistica - cioè libertà da qualcosa ad una concezione positivistica - la libertà che scaturisce nel fare e nell essere 8. E l esito è la creazione di un mondo giusto 9, dove tutti abbiano le capacità per vivere una vita degna di essere vissuta e completamente umana 10, nella quale i bisogni e i desideri siano soddisfatti. Per vita completamente umana la Nussbaum intende una vita in cui siano garantite oltre alle più intuitive educazione e salute, anche la libertà di parola e per i nostri interessi di studio la protezione dell integrità fisica 11. L approccio delle capacità come una teoria filosofica dunque, ma che può e soprattutto deve essere tradotta in principi e atti politici grazie alla collaborazione di altre discipline. Sen chiama dunque in causa i policy makers anche in relazione alla costruzione di ambienti sani e sicuri e per dare l idea di quanto effettivamente si intreccino le dimensioni del benessere - e nella nostra fattispecie della sicurezza - con le responsabilità politiche e istituzionali, nello studio della qualità della vita nell approccio dello Sviluppo Umano si costruiscono matrici che mettono in relazione le capacità di coloro che risiedono nel territorio con le funzioni delle diverse istituzioni preposte ora al normare, ora al formare, ora al garantire sicurezza, evidenziando i contributi specifici dei diversi settori a diverse dimensioni del benessere. In tal modo la multidimensionalità delle persone diventa una chiave di potenziale cooperazione tra le strutture e di responsabilizzazione condivisa rispetto al vivere una vita qualitativamente soddisfacente. Se il vivere una vita sana e sicura rappresenta una capacità, ossia un essere in grado di vivere una vita sana e sicura, ciascun Ente pubblico, per quanto gli compete, dovrà impegnarsi nel garantire che ciascun individuo sia messo in grado di vivere una vita sana e sicura. 2. Strutturalità o funzionalità del crimine nella costruzione personale e collettiva della paura? Come accennato, dalle pionieristiche letture interpretative di una direzionalità causale fra incremento dei tassi di criminalità e fear of crime, la più recente letteratura e ricerca empirica dedicata allo studio della percezione e dell insicurezza oggettiva-soggettiva ha stravolto le argomentazioni e risultanze d indagine che avvaloravano un nesso unidirezionale fra vittimizzazione e paura soggettiva, concentrandosi su una concezione e rilevazione decisamente più ampia, multidimensionale e interdisciplinare dell insicurezza, rimandando ad una contestuale considerazione di un ansia diffusa e propagata generata da profonde modificazioni del vissuto sociale e della programmazione politica in tema di sicurezza. L età, il disagio economico, il genere, il degrado socio-ambientale, la povertà culturale, la fragilità dei network di solidarietà sono così via via assurti a variabili attive nel generare insicurezze più o meno pervasive, più o meno episodiche e circostanziate, complicando inevitabilmente ma necessariamente il framework definitorio e 6 A. K. SEN, Lo sviluppo è libertà. Perché non c è crescita senza democrazia, Milano A. K. SEN, La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Bari, A. K. SEN, La diseguaglianza. Un riesame critico, Bologna A. K. SEN, L idea di giustizia, Mondadori, A. K. SEN, Giustizia globale, Il Saggiatore, M. C. NUSSBAUM, Beyond the social contract: capabilities and global justice, tratto dalla conferenza From sustainable development to sustainable freedom 4

5 operativo della ricerca e dell intervento sui meccanismi e i vissuti della percezione della paura (Barbagli, 1998, Sabbadini, Muratore, 2010). Volendo scorrere in accenni l evoluzione della prospettiva di inquadramento ed analisi della percezione soggettiva dell insicurezza, è interessante ricordare come già negli anni 60 negli Stati Uniti e negli anni 70 in Gran Bretagna apparve evidente come ci fosse una crescente certezza che una vera e propria ansia collettiva nei confronti della criminalità e della vittimizzazione fosse un effetto della vita moderna (Stanko, 2000), invogliando ad inserire batterie di domande sulla paura del crimine fin dal 1982 in indagini sulla Sicurezza come la British Crime Survey - internazionalmente riconosciuta come un caposaldo delle indagini di vittimizzazione - che nel corso del tempo si sono arricchite della cattura di dimensioni e quindi della costruzione di indicatori anche soggettive oltre che oggettive. La questione, tuttora irrisolta, rimanda dunque al quantum della paura sia strutturale alla criminalità stessa agita e subita anche nelle sue declinazioni indirette di ambienti degradati, di soft crimes (droga, prostituzione, vandalismo) e quanto invece il crimine e di riflesso la paura del crimine e la percezione dell insicurezza - possa essere funzionale all esternazione di paure meno identificabili e meno gestibili a livello singolare e collettivo. Attraversando cronologicamente la letteratura in tema di criminalità, possiamo individuare alcune tipizzazioni di approcci all interpretazione della percezione dell insicurezza, che condensano studi e sfumature anche rilevanti di diversi/e Autori/trici: La Teoria della Vittimizzazione Nell approccio classico ai temi della sicurezza nei primi sviluppi teorici sulla vittimizzazione (anni 60-70), la teoria della vittimizzazione postula che il rischio oggettivo di subire un crimine e l esperienza personale diretta di vittimizzazione siano i due fattori chiave per comprendere le differenze fra le persone nel dichiararsi o meno spaventate nei confronti della criminalità (Balkin, 1979; Liska, 1988; Skogan, 1987; Lewis e Salem, 1980). La fear of crime come prodotto della vittimizzazione, dunque, nel più semplice e primigenio dei modelli causali elaborati per comprendere la percezione dell insicurezza e la paura del crimine. In realtà questa lettura dell insicurezza soggettiva è stata poco sufficientemente supportata dalle evidenze empiriche (Hale, 1995), avvalorando in letteratura il cosiddetto Risk-fear paradox (Hale, 1996), secondo il quale le debolissime correlazioni fra vittimizzazione e percezione di insicurezza/paura della criminalità identificavano gruppi di persone che avrebbero dovuto dunque essere insicuri e spaventati stante la loro esperienza di vittimizzazione ma tuttavia non lo erano (fra i quali i gruppi sociali più a rischio di vittimizzazione, come ad esempio giovani uomini di contesti degradati), ed altri che avrebbero dovuto essere sicuri ma si dichiaravano spaventati (come donne anziane con tassi di vittimizzazione relativamente contenuti). La Teoria dell Immaginario sulla Vittimizzazione Il secondo approccio teorico ed empirico allo studio della vittimizzazione centra l attenzione sulla connessione paura/percezione di insicurezza-immaginario di poter essere vittime di reato, immaginario originato sia da esperienze indirette di vittimizzazione trasmesse da persone conosciute (Skogan e Maxfield, 1981; Lagrange, 1992; Ferraro, 1995), sia dall informazione mediatica, che agisce da vero e proprio crime multiplier intensificando la violenza e drammaticità delle narrazioni criminose, tanto da scatenare meccanismi di ampliamento della percezione del rischio e della numerosità degli eventi stessi (Jackson, 2006). Al contrario della tesi sulla vittimizzazione, questo modello interpretativo è stato oggetto di accurate verifiche e positivi riscontri (Jackson, 2007). Il vissuto indiretto della vittimizzazione attraverso la comunicazione interpersonale multimediatica quale matrice scatenante della fear of crime è stato supportato da interessanti e ripetuti studi che hanno postulato come la narrazione del crimine possa generare notevoli vissuti di insicurezza ed ansia nei confronti della percezione della sicurezza. La narrazione indiretta della vittimizzazione sensibilizza l immaginario sulla 5

6 possibilità e dunque sul rischio del crimine, soprattutto quando i vittimizzati somigliano per caratteristiche socio-demografiche o di collocamento ambientale a colui/colei che è stato/a vittimizzato/a. La Teoria della Vulnerabilità Secondo la teoria della vulnerabilità per lo studio della percezione dell insicurezza, possono essere identificate tre dimensioni che concorrono nel generare insicurezza: 1) l esposizione al rischio; 2) l anticipazione cognitiva di conseguenze negative; 3) la perdita del controllo e l assenza di strumenti di difesa, misure di protezione e possibilità di fuga. L interazione fra queste tre dimensioni definisce per ciascun soggetto l intensità della percezione di insicurezza, consentendo di individuare peculiari categorie di paura-persone, in cui la maggior accentuazione di una delle tre dimensioni che influenzano il vissuto della fear of crime incide particolarmente nella percezione di insicurezza: si pensi alle donne, alle persone anziane, alle persone in cattive condizioni fisiche, alle persone che abitano in contesti degradati ed avulse da reti sociali di protezione e solidarietà (fattori situazionali). La Teoria della Percezione Ambientale Secondo questo approccio alla percezione dell insicurezza (Garland, 2001), il degrado ambientale del proprio contesto di riferimento o dei contesti per cui si sviluppano opinioni/percezioni relative al livello di (in)sicurezza incide notevolmente sulla fear of crime. Il decadimento delle reti sociali e di solidarietà; la sfrangiatura del controllo sociale; il degrado urbano (vandalismo, scarsa illuminazione, graffiti, presenza di drogati/spacciatori e prostitute) sono stati frequentemente e positivamente associati ad analisi sulla percezione dell insicurezza. In tale filone di ricerca e misurazione del disordine, della criminalità e della percezione della paura, la celeberrima teoria de la Vitre Cassée di S. Roché (2003), che analizza quanto l inciviltà intesa come rottura dell ordine pubblico porti gli individui più sensibili alla disgregazione e alla fuga dal sistema spaziale e valoriale degradato. L alterazione della normalità intesa come ordine pubblico, provocando un aumento dell incertezza sociale genera paura da rotture delle regole il simbolico ma non troppo vetro rotto -, sfiducia nelle istituzioni rinuncia a denunciare il fatto e conseguente ulteriore incremento della criminalità. La Teoria della Solidità e Sostenibilità economica Secondo questo modello della paura del crimine, le persone derivano la loro percezione di (in)sicurezza dalla fiducia che accordano alla solidità presente e alle traiettorie futuribili del benessere economico contestuale ai loro poli di riferimento spaziali. La fragilità ed incertezza economica, secondo questo interessante approccio sviluppato dalla Greenberg (1986), genera sentimenti e vissuti di vulnerabilità che vengono proiettati dalla vulnerabilità socio-economica alla vulnerabilità fisica. L ansia e la preoccupazione per la non controllabilità astratta dell andamento di variabili macroeconomiche sistemiche viene traslato e vissuto in prima persona nella non controllabilità concreta di eventi criminosi. La Teoria dell Esperienza e dell Espressione della fear of crime La paura del crimine deve essere differenziata fra la preoccupazione quotidiana del rischio personale, e un espressione generalizzata di ansia nei confronti del cambiamento sociale, della stabilità, dell ordine e della coesione. La preoccupazione quotidiana risulta maggiormente associata a coloro che abitano in aree particolarmente colpite dalla criminalità e dal degrado, rispetto a coloro che cristallizzano sulla percezione dell insicurezza ansie globali e non ben identificate. Come puntualizza Bauman (2002), il crimine rappresenta una nozione simbolicamente densa, tale da essere traslabile su un ampia gamma di problematiche sociali. Nondimeno, sia la preoccupazione che l ansia in relazione alla percezione della sicurezza dal crimine possono essere interpretate quali sismografi della percezione di una coesione morale 6

7 collettiva e complessa. In tale ottica, per investigare se le domande sulla frequenza della paura possano meglio catturare la preoccupazione quotidiana nei confronti del crimine, Farrall e i suoi collaboratori (fra i quali Jackson, Gray) hanno sviluppato, testato e verificato negli anni una batteria di domande ed una serie di indicatori che introducessero due nuove prospettive di ricerca e osservazione: l introduzione di un filtro per individuare coloro che nel periodo di riferimento (solitamente 3 anni e 12 mesi nelle principali indagini di sicurezza) avessero sperimentato emozioni/vissuti di preoccupazione e paura, e domande per misurare frequenza ed intensità degli episodi stessi di spavento (2004, 2005, 2006, 2007). I numerosi e rigorosi studi hanno portato gli Autori a determinare stime inferiori dell esperienza quotidiana della fear of crime rispetto ad indicatori meno specifici, suggerendo come le misure standard probabilmente abbiano a rilevare vissuti emotivo-cognitivi legati alla sfera della paura ma non peculiari alla paura del crimine. Grazie a queste evoluzioni è stato possibile scoprire a quali paure e preoccupazioni si riferiscono realmente le persone quando si studia la vittimizzazione e la fear of crime. In tal senso anche gli studi di Ben-Ze ve e Revhon (2004) analizzano l intensità delle immagini che connotano determinate emozioni ribadendo come queste impattino sul vissuto e sulle abitudini quotidiane più in virtù del loro forte simbolismo e significato che della loro reale diffusione e incidenza 12. La Teoria della Preoccupazione Contestuale e del Tratto Pauroso Gabriel e Grave (2003) suggeriscono quanto sia fondamentale distinguere fra la paura quale espressione di un tratto di personalità e la preoccupazione quale stato affettivo momentaneo. Grazie alle batterie di domande rielaborate anche da Farrall, come accennato, è indispensabile distinguere fra coloro che sono contraddistinti da una disposizione personale al sentirsi spaventati, e coloro che sperimentano episodi di spavento in stretta relazione con specifiche situazioni di effettivo pericolo e rischio di criminalità. Peraltro coloro che sono caratterizzati da una maggiore predisposizione alla paura hanno più probabilità di riconoscere indicatori di pericolo e di sperimentare la paura della vittimizzazione con più frequenza ed intensità, al di là di oggetti stimoli esterni (Farrall, 2005). Prendendo dunque le mosse dalla ricchissima letteratura interdisciplinare e dalla ricerca empirica dedicata alla definizione e allo studio della fear of crime, dal 1996 l Istat ha iniziato a sondare il complesso fenomeno della paura cercando di definire al meglio quali indicatori potessero dar conto della sua complessità. La difficoltà di individuare le dimensioni caratterizzanti al meglio la sicurezza ha fatto sì che negli anni l indagine multiscopo Sicurezza dei cittadini venisse arricchita dagli indicatori di preoccupazione dei reati e da una definizione più circoscritta e contestualizzata della paura di criminalità al fine di rilevarne la frequenza e l intensità. Nei prossimi paragrafi si presenterà uno studio volto all identificazione di alcuni cluster rappresentativi dei diversi approcci alla paura del crimine e alla vittimizzazione, basato sui dati dell indagine Istat multiscopo sulla Sicurezza dei cittadini. 3. L indagine multiscopo Sicurezza dei cittadini La fonte dei dati su cui si basano le nostre analisi è l indagine quinquennale sulla Sicurezza dei cittadini svolta nel con tecnica CATI (Computer Aided Telephony Interview) su di un campione di individui con più di 13 anni. L indagine ha il principale scopo di rilevare il punto di vista di coloro che hanno subito reati individuali e familiari e, attraverso una serie di domande di screening, di individuare il numero di vittime e di crimini accaduti in Italia nei tre anni e nei dodici mesi precedenti l intervista. La struttura del questionario consente altresì di indagare la 12 Gli Autori riportano l esempio degli incidenti aerei, che sono in effetti percepiti e temuti come molto più frequenti rispetto al loro reale verificarsi in virtù dell effetto catastrofico e incontrollabile che generano in occasione del loro rarissimo verificarsi. Conseguentemente, concludono gli Autori, introiettiamo il loro impatto sulla nostra vita come molto più profondo rispetto a quello che realmente andrebbe loro attribuito. 7

8 dinamica del fatto delittuoso attraverso una serie di quesiti di approfondimento che definiscano il luogo, l ora, la tipologia e l ammontare del danno subito, le caratteristiche dell autore del crimine, e l eventuale denuncia alle forze dell ordine di quanto sofferto. Fa da corollario ai quesiti sulla vittimizzazione, un set di domande sulla paura del crimine, sugli aspetti soggettivi della percezione di sicurezza nella zona in cui si vive, sui fattori di tipo ecologico presenza di soft crimes e di aree degradate nel proprio ambiente di vita, valutazione personale del livello di criminalità raggiunto nella zona di residenza e sui sistemi di protezione adottati per difendere se stessi e la propria abitazione. Completano il quadro i quesiti volti a rilevare le abitudini quotidiane dei rispondenti quanto si esce di casa di giorno e di sera per motivi di svago o di lavoro e con quale frequenza si utilizzano i mezzi pubblici. Alla base dell analisi di tipo descrittivo ed esplorativo c è proprio l idea di una relazione tra gli aspetti oggettivi frequenza ed intensità dei reati subiti e contesto socio-ambientale e gli aspetti soggettivi preoccupazione per la propria incolumità e senso di incertezza - del concetto più ampio di sicurezza, definita come il poter vivere senza preoccupazioni, sicuri di non diventare vittima di situazioni di pericolo e di non subire danni. Le analisi dei dati sono state effettuate mediante il software SAS (Statistical Analysis System) e il software statistico SPAD (Système Portable pour Analyse des Données), in particolare per realizzare l analisi delle corrispondenze multiple. Quest ultimo permette di combinare linearmente tra loro gli elementi esperienziali e gli elementi espressivi presenti nei dati per estrarre gli assi fattoriali su cui eseguire successivamente la procedura di classificazione. A tale scopo è stata utilizzata la tecnica di classificazione mista non gerarchica (SEMIS) che consente di individuare dei cluster di individui, cioè dei tipi ideali di agire sociale nei confronti della paura del crimine e del senso di insicurezza personale. 4. L analisi dei dati: metodologia e interpretazione dei risultati Parlare di qualità della vita significa parlare di ambiente fisico e sociale in cui vive l uomo, significa parlare di come i membri della comunità si relazionano agli altri e di come percepiscono l ambiente sociale in cui vivono. Il concetto di insicurezza, di paura di diventare vittima di una situazione di pericolo reale o presunto, si lega a doppio filo con l idea di benessere personale, di ricerca di uno stato di serenità e di equità individuale traducibile in benessere sociale, per tutti. L operazionalizzazione di concetti quali senso di insicurezza e percezione di paura, porta necessariamente a scomporre le dimensioni soggettive, a loro naturali, in caratteri e in sottodimensioni più facilmente riconoscibili e misurabili, che permettano ad esempio di evidenziare l esistenza di una effettiva minaccia esterna per l individuo o ancora l intensità della preoccupazione di subire dei danni in seguito al verificarsi di eventi delittuosi. L esperienza su campo acquisita grazie alle indagini di vittimizzazione condotte a livello nazionale dall Istat sin dagli anni 90, consente di identificare tre dimensioni da cui poter procedere per individuare le definizioni operative del concetto di percezione della sicurezza : - la paura soggettiva ed oggettiva di essere vittima di un evento negativo per sé stessi (se è capitato di non uscire di casa da soli; se e quanto la paura della criminalità influenzi le abitudini di vita o ancora se si è mai provato il timore di stare per subire un reato, a prescindere dal fatto che l evento si sia realmente verificato); - il senso di incertezza dentro e fuori le mura domestiche (ad esempio: quanto ci si sente sicuri camminando per strada al buio da soli o quando si è in casa da soli ed è notte;); - la preoccupazione di subire dei reati (quanto si è preoccupati per sé e/o per la propria famiglia di subire un furto, un aggressione o una violenza sessuale). Completano il quadro la definizione di indicatori più propriamente oggettivi che si legano alla quotidianità dell individuo: - le abitudini di vita dei cittadini (quanto si esce di casa di giorno e di sera per motivi di svago o di lavoro e con quale frequenza si utilizzano i mezzi pubblici), 8

9 - il contesto sociale e l ambiente in cui si vive (la presenza di situazioni di degrado e l opinione/valutazione riguardo la vivibilità della zona in cui si abita) - le esperienze di vittimizzazione vissute (tipologia e numero di reati personali e familiari subiti). L analisi condotta prende spunto dall idea di combinare gli aspetti soggettivi espressivi legati alla percezione con gli aspetti concreti esperenziali legati alla realtà di chi vive e/o ha vissuto situazioni di degrado e di criminalità. L aspetto propriamente esplorativo di questo tipo di analisi ci consente infatti di portare alla luce le dimensioni latenti di questo complesso fenomeno, «e quindi di individuare dimensioni soggiacenti alla struttura dei dati, dimensioni intese a riassumere, a compendiare, l intreccio di relazioni di interdipendenza tra le variabili originarie ( )» 13 il tutto al fine di dare una nuova lettura di come si connettono tra loro comportamenti e abitudini di vita, preoccupazioni verso situazioni di rischio di criminalità e percezione di paura dei cittadini. Le analisi svolte sui risultati dell indagine Sicurezza dei cittadini (Muratore, Tagliacozzo, Federici, 2004), permettono di evidenziare che la paura individuale è un fenomeno che coinvolge una elevata percentuale di cittadini. In particolare un alto numero di cittadini quando esce da solo ed è buio prova un senso di forte insicurezza, o non esce mai di casa, né da solo né in compagnia. Va però specificato che solo una esigua parte della popolazione in particolari situazioni ha reale timore di stare per subire un reato, sebbene la quasi totalità dei timorosi, alla richiesta di quanta paura abbiano provato affermano di aver provato molto/abbastanza paura. Anche la preoccupazione, per sé e per qualcuno della propria famiglia, di subire un crimine (reati individuali di tipo violento e reati familiari di tipo patrimoniale) è decisamente alta. Più analiticamente si può affermare che preoccupazioni maggiori si rilevano rispetto alla possibilità di diventare vittima di una violenza sessuale, seguita dal timore di subire un furto nella propria abitazione, di una aggressione o di una rapina, mentre minori sono le preoccupazioni di subire uno scippo o un borseggio o un furto di automobile. Per quanto riguarda gli indicatori sul rischio percepito di criminalità nella zona in cui si vive quasi otto persone su dieci definiscono il quartiere dove abitano poco o per niente a rischio di criminalità. Alla richiesta di dare una valutazione soggettiva del livello di criminalità raggiunto rispetto ad un anno prima dell intervista, la maggior parte delle persone stima la situazione pressoché invariata così come una parte decisamente più esigua afferma che la criminalità è maggiore. L analisi degli indicatori di inciviltà (soft crimes) presenti nell indagine fa emergere come i cittadini vedano spesso nella zona in cui abitano, in ordine decrescente, atti di vandalismo contro il bene pubblico, vagabondi o persone senza fissa dimora, persone che si drogano, persone che spacciano droga, e per ultimo prostitute in cerca di clienti. Non solo, quasi un terzo degli individui vede che nella zona in cui abita c è scarsa illuminazione e che vive in un area degradata in cui, ad esempio, vi sono edifici abbandonati o decadenti, zone verdi non curate, strade sporche o trascurate. Per l analisi fattoriale dei dati, si è proceduto scegliendo quali indicatori prodotti dall indagine potessero diventare variabili attive e quali variabili illustrative basandosi sulle analisi di tipo descrittivo appena citate, sui presupposti teorico-concettuali emersi in fase di progettazione dell indagine e soprattutto basandosi sugli obiettivi principali di questo studio. Ricordando che il ruolo delle variabili attive è quello di concorrere attivamente alla formazione degli assi fattoriali mentre quello delle variabili illustrative è solo di essere da ausilio alla interpretazione di alcuni aspetti latenti degli assi, si è scelto di considerare tra le prime: - le preoccupazioni di poter subire dei reati - la paura oggettiva di poter diventare vittima di un crimine 13 Ercolani A.P., Areni A., Mannetti L. (1998). Ricerca in psicologia: modelli di indagine e di analisi dei dati. Carrocci: Roma. 9

10 - i comportamenti di vita quotidiani (quanto si esce di giorno, di sera o di notte, se si utilizzano i mezzi pubblici) - i comportamenti precauzionali personali adottati per prevenire situazioni di pericolo - la paura generalizzata della criminalità mentre si è scelto di inserire tra le seconde: - le variabili di tipo socio-demografico (sesso, età, status sociale, regione, ripartizione, tipo di comune di residenza, ecc ) - la percezione della sicurezza quando si cammina al buio da soli - i sistemi di sicurezza adottati per proteggere la propria abitazione - i soft crimes - la valutazione del livello di criminalità raggiunto negli anni nella propria zona - il rapporto con le forze dell ordine. Attraverso l applicazione della procedura di analisi CORMU, le scelte metodologiche adottate hanno prodotto una quota di inerzia spiegata dai primi due fattori pari all 83,9% 14. In particolare lo studio dei contributi cumulati delle variabili attive coinvolte consente di affermare preliminarmente che: - relativamente al primo asse gli indicatori che maggiormente incidono sulla sua costruzione sono la preoccupazione di poter subire un crimine e le precauzioni personali prese per proteggersi quando si esce da soli; - relativamente al secondo asse emerge chiara la presenza di indicatori che riguardano i comportamenti quotidiani adottati in situazioni di buio e di isolamento personale cioè in situazioni in cui il rischio di diventare una vittima è più elevato. L osservazione congiunta delle coordinate e dei coseni quadrati delle variabili attive e dei valoritest delle variabili illustrative, consente, infine, di poter interpretare in modo più completo ed analitico i primi due assi fattoriali costruiti. In tal senso, l analisi delle variabili e delle modalità che contribuiscono alla formazione del primo asse consente di definire tale fattore come la dimensione della preoccupazione mentre l analisi delle variabili e delle modalità che concorrono alla costruzione del secondo asse qualificano tale fattore come la dimensione del dinamismo. Un analisi dettagliata del piano fattoriale formato dai primi due assi (Figura 1) consente di individuare gli attributi più significativi dei quattro semipiani: - nel primo e nel secondo semipiano si identificano coloro che: escono tutti i giorni o più volte a settimana per lavoro, per svago sia di giorno che di sera e che prendono quotidianamente i mezzi pubblici; si sentono molto/abbastanza sicuri quando sono soli in strada ed è già buio; se camminano in strada da soli di notte non hanno paura e non prendono precauzioni; non sono preoccupati né per sé né per la propria famiglia di poter subire dei reati; definiscono la zona di residenza poco/per niente a rischio criminalità; dichiarano che la paura della criminalità non influenza le loro abitudini; - nel terzo semipiano si riconoscono coloro che: hanno provato nei tre mesi precedenti l intervista una paura oggettiva di stare per subire un reato e dichiarano anche di essersi molto spaventati per quanto accaduto; si dichiarano molto preoccupati di poter subire dei reati; hanno installato dei sistemi di sicurezza abitativi per timore di subire dei furti o un altro reato che li spaventava; dichiarano che, nei tre anni precedenti l intervista, hanno effettivamente subito dei furti personali di carattere patrimoniale (anche dalla e della propria auto), atti di vandalismo sul veicolo e reati violenti contro la loro persona (scippo, borseggio, minaccia); dichiarano che la paura della criminalità influenza negativamente le loro abitudini; definiscono la zona di 14 Le autrici hanno applicato la formula detta ottimista di Benzecrì che consente di rivalutare la percentuale di inerzia spiegata dei primi e più importanti fattori individuati. 10

11 residenza molto/abbastanza a rischio criminalità; vedono spesso atti di vandalismo contro il bene pubblico; - nel quarto semipiano si distinguono coloro che: non escono mai né di giorno né di sera; non escono mai al buio da soli perché troppo malati o vecchi o per paura della criminalità presente nella zona in cui abitano; si sentono poco/per niente sicuri dentro la loro abitazione. Figura 1 Interpretazione dei primi due assi del piano fattoriale ASSE 2: I SICURI ATTIVI I SEMIPIANO II SEMIPIANO ASSE 1: I NON PREOCCUPATI ASSE 1: I PREOCCUPATI III SEMIPIANO IV SEMIPIANO ASSE 2: GLI INSICURI "PASSIVI" Da questa analisi dei piani fattoriali emerge un quadro interessante di come si combinino tra loro i diversi indicatori coinvolti: da una parte la connessione tra paura oggettiva, preoccupazione, vittimizzazione diretta, valutazione negativa del luogo in cui si vive e paura della criminalità; dall altra la relazione tra chi ha scarsi contatti con il mondo esterno, con la comunità e si sente poco sicuro per strada o a casa rinunciando in tal senso ad uscire di notte da solo. Tale raffigurazione consente di cogliere il rapporto tra rischio personale, preoccupazione per quello che potrebbe accadere e fattori situazionali concreti di vittimizzazione. Emerge inoltre, allarmante, il legame tra isolamento sociale e paura soggettiva, paura non giustificata da elementi fattuali di reati subiti o di degrado socio-ambientale vissuto. L applicazione della procedura di classificazione, condotta sui risultati dell analisi fattoriale sin qui esposta, è passo necessario per individuare delle tipologie di comportamenti e dei tipi ideali di individui di stile weberiano. Le scelte metodologiche operate hanno prodotto 6 gruppi di individui, di cui di seguito si riportano le principali caratteristiche: 11

12 DESCRIZIONE DELLE 6 CLASSI CLUSTER1 35,7% Uomini adulti attivi, sempre sicuri e mai preoccupati di subire dei crimini, vivono in zone tranquille CLUSTER2 32,1% Donne adulte attive, poco o per niente sicure, preoccupate per la propria incolumità, che vivono in zone degradate, che hanno subito reati di tipo familiare e li temono nel futuro CLUSTER3 5,2% Adulti che negli ultimi 12 mesi hanno provato una paura oggettiva di poter subire un crimine (e per questo hanno provato molta paura), e che negli ultimi 3 anni hanno subito un crimine contro la loro persona, influenzati dalla criminalità, vedono spesso situazioni di degrado nella zona in cui abitano CLUSTER4 4,2% Donne anziane, sole poco attive, insicure di uscire di notte da sole per timore del crimine, molto influenzate dalla paura della criminalità, nonostante non abbiano mai subito personalmente reati e dichiarino che la zona in cui vivono non è a rischio criminalità e non vi siano segni di disordine socio-morale o di abbandono CLUSTER5 15,5% Donne adulte, sposate abbastanza attive, sicure in strada di notte perché non escono mai da sole, che vivono in zone serene in cui non si vedono situazioni di rischio o di incuria CLUSTER6 7,3% Donne anziane, vedove per nulla attive, completamente isolate che non escono mai perché troppo anziane o troppo malate, preoccupate di poter subire loro o un familiare una violenza sessuale o una rapina, che valutano la propria zona priva di elementi di degrado socio-ambientale La proiezione dei gruppi di individui sugli assi fattoriali precedentemente costruiti, consente di distinguere in modo più intuitivo e più immediato le caratteristiche e gli aspetti più salienti dei sei cluster (Figura 2). Figura 2 Proiezione dei sei cluster nel piano fattoriale dei primi due assi ASSE 2: I SICURI "ATTIVI" 1 ASSE 1: I NON PREOCCUPATI ASSE 1: I PREOCCUPATI ASSE 2: GLI INSICURI "PASSIVI" 6 12

13 5. Conclusioni La volontà scientifica e politica di misurare e concettualizzare la fear of crime, in parallelo con la crescente rivalutazione della qualità della vita come prodotto congiunto di molteplici dimensioni oggettive e soggettive e non più dunque solo economiche, ha motivato nel corso degli anni una significativa rivisitazione delle argomentazioni per spiegare l insicurezza e la paura del crimine. Come accennato, se le pionieristiche teorizzazioni della fear of crime ipotizzavano una relazione causale fra aumento dei tassi di criminalità e senso di insicurezza, la letteratura e le ricerche di ultima generazione richiamano l attenzione istituzionale e scientifica sulla necessità di sviluppare modelli di interpretazione ed analisi complessi e interdisciplinari, che tengano conto di un disagio sociale ed esistenziale crescente, che può cristallizzarsi sul sottoprodotto della fear of crime, distorcendone l effettiva rilevazione. È necessario dunque un approccio costruzionista allo studio della criminalità che integri le variegate fenomenologie individuali, relazionali, ambientali e culturali che influenzano la percezione della sicurezza e la costruzione simbolica della realtà sociale. L analisi dei dati, da un lato, ribadisce l interazione delle molteplici dimensioni, dall altro, offre ulteriori spunti da approfondire inerenti l impatto della dimensione della criminalità sulla qualità della vita. Dallo scenario interpretativo delineato nel presente contributo, emerge come vi sia una combinazione lineare tra indicatori propriamente soggettivi e quelli di tipo oggettivo il cui risultato è una gestalt del fenomeno sicurezza e paura della criminalità. Non è possibile, attraverso questo tipo di analisi, individuare la direzione di tale legame e comprendere quali aspetti influenzino cosa e come. È certo tuttavia che i risultati ottenuti consentono di affermare contemporaneamente che la paura del crimine non è solo irrazionalità, ma anche laica diagnosi degli aspetti socio-ambientali, locali e nazionali, come risultato di vissuti diretti o indiretti di situazioni criminose, ma è anche paura tout court, paura come ansia per un (ben)essere che manca e difetta e che condiziona la visione e la percezione di sé e della realtà circostante. Necessariamente deriva da questa analisi l urgenza di altri approfondimenti che tendano a spiegare più univocamente la direzione delle relazioni emerse. Ci si riferisce in tal senso all utilizzo di modelli statistici esplicativi che, se applicati alle tipologie di individui evidenziate, possono offrire un maggiore contributo alla comprensione. 13

14 Bibliografia Agnew, R.S., Neutralising the Impact of Crime, Criminal Justice and Behaviour, 12, 1985; Arnold, H., Fear of Crime and its Relationship to Directly and Indirectly Experienced Victimisation: a Binational Comparison of Models, London Springer-Verlag, 1991; Bannister, J., Locating Fear: Environmental and Ontological Security, Aldershot: Avebury, 1993; Barbagli, M.., Reari, vittime, sicurezza dei cittadini, Istat,1998; Bauman, Z., Vecchi, B., Identity, Polity Perss, 2004; Liquid Fear, Politiy Press, 2006; Social Issues of Law and Order, British Journal of Criminology, 40 (2); Box, S., Hale, C., Andrews, G., Explaining Fear of Crime, British Journal of Criminology, 28, 1988; Butler, G, Mathews, A., Cognitive Process in Anxiety, Advances in Behaviour Research and Therapy, 25, 1983; Anticipatory Anxiety and Risk Perception, Advances in Behaviour Research and Therapy, 1987; Conklin, J.E., The Impact of Crime, New York: Macmillan, 1975; Farrall, S., Gray, E., Jackson, J., Theorising the fear of crime: the cultural and social significance of insecurities about crime, London School of Economics, 2007; Everyday Emotion and the Fear of Crime: preliminary Findings from Experience and Expression, London School of Economics; Combining the new and old Measures of the Fear of Crime: Exploring the Worried-Well, London School of Economics, 2006; Farrall, S., Bannister, J., Ditton, J., Gilchrist, E., Social Psychology and Fear of Crime, 2000; Freguja, C., Muratore, M.G., Pannuzi, N. Subjective Indicators as Measures of Living Conditions. Gli indicatori soggettivi per la misura delle condizioni di vita, In Società Italiana di Statistica Convegno Intermedio, Venezia, 6-8 Giugno 2007; Giddens A., The Consequences of Modernity, Polity Press, Cambridge, 1990; tr. it. Le cosnseguenze della modernità, Il Mulino, Bologna, 1994; Gray, E., Jackson, J., Functional Fear: Adaptational Features of Worry about Crime, London School of Economics, 2007; Jackson, J., Farrall, S., Hough, M., Bradford, B., Public Insecurities about Crime: a Review of the British Research Literature, 2008; Kury, H. (ed.) Fear of crime: punitivity : new developments in theory and research, Crime and Crime Policy, n.3, Universitätsverlag Brockmeyer, Bochum, 2008; LaGrange, R., Ferraro, L., Supancic, M., Perceived Risk and Fear of Crime: the Role of Social and Physical Incivilties, Journal of Research in Crime and Delinquency, 29, 1992; Lee, M., The Genesis of Fear of Crime, Theretical Criminology, 5(4), 2001; Magni, S.F., Capacità, libertà e diritti: Amartya Sen e Martha Nussbaum, in Filosofia politica, n. 3, 2003; Muratore M. G., Arsani S., Le vittime, in La sicurezza urbana, Bologna, Il Mulino, 2004; Muratore, M. G., Tagliacozzo G., Federici A., La Sicurezza dei Cittadini. Reati, vittime, percezione della sicurezza e sistemi di protezione, Istat, collana informazioni, n. 25, 2004; Robert, P., Insecurité, opinion publique et politique criminelle, in Année Sociologique, 1985 ; Roché, S., Insécurité, sentiment d insécurité et recomposition du social: deux fins de siécle, in Revue internationale d action communautaire, n. 19, 1988; La théorie de la vitre cassée en France. Inciviltés et désordres public, 2003; Sabbadini, L.L. and Muratore, M.G., Fear of Crime, in Towards a safety society, Atti della international Conference on Crime, Rome 3rd-5th December 2003, Istat, Collana Essays, Roma, 2010; Sen, A.K., La diseguaglianza. Un riesame critico, Bologna 1994 Lo sviluppo è libertà. Perché non c è crescita senza democrazia, Milano 2000 La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Bari, 2003 Giustizia globale, Il Saggiatore, 2006 L idea di giustizia, Mondadori, 2010; Skogan, W., Issues in the Measurement of Victimisation, U.S. Deaprtment of Justice, Washington D.C. US Government Printing Office, 1981; Fear of Crime and Neighborhood Change, Crime & Justice, 8, 1986; Skogan, W., Maxfield, M., Coping with Crime, Beverly Hills: Sage, 1981; Stiglitz, J., Sen, A., Fitoussi, J., Report by the Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress, 2009; Stanko, E.A., When Precautional is normal: a Feminist Critique of Crime Prevention, in Feminist Perspectives in Criminology, Milton Keynes: Open University Press, 1990; Taylor, R.B., Hale, M., Testing Alternative Models of Fear of Crime, The Journal of Criminal Law and Criminology, 77, 1986; The Incivilties Thesis, in Measuring What Matters, Washington, D.C.,: NiJ,

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