evoluzione tecnologica e sviluppo economico

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2 evoluzione tecnologica e sviluppo economico Nel 1848 apparvero in Inghilterra i Principi di economia politica. In quest opera il grande pensatore liberista John Stuart Mill utilizzava una metafora di grande successo: quella del mulino. L economia, ragionava Mill, è come un grande mulino per il quale occorrono sia una forza naturale, come l acqua o il vento, capace di produrre l'energia necessaria al funzionamento della macchina, sia un meccanismo in grado di trasformare l energia stessa in lavoro, e quindi in ricchezza. L energia umana presente in una società sarebbe tuttavia inutile, e potenzialmente dannosa, se non fosse guidata e trasformata da un meccanismo sociale, determinato secondo le leggi dell'etica, capace di distribuire questa ricchezza e di trasformarla in ricchezza sociale Secondo Mill le forze naturali, come l'acqua che scorre o il vento che soffia, non possono essere create dall'uomo, non sono controllabili e rispondono a leggi naturali distinte dalle norme etiche. Anche nella società esistono leggi naturali, come per esempio quelle che regolano la produzione della ricchezza, che non possono subire limitazioni, ma che devono seguire le libertà dei singoli individui che naturalmente ricercano il proprio utile e la propria felicità. In una simile visione finanza, tecnologie e persone concorrono a creare nell odierna economia le infrastrutture attraverso le quali può avvenire la produzione di beni e servizi. Per il corretto funzionamento delle infrastrutture occorrono norme che la politica deve saper promulgare. Ma prima ancora della politica occorre una sensibilità etica che è frutto del comune sentire di una nazione, ossia di un costume morale sufficientemente diffuso. Come affermava Orazio (Carm., 3, 24, 33-36): quid leges sine moribus vanae 2

3 evoluzione tecnologica e svilupo economico proficiunt?. E Dante ripeteva nel Purgatorio (16,97): Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? E in un simile complesso schema è intuibile che ogni elemento che ne fa parte è in qualche modo intrecciato con gli altri elementi. Ciò significa che se un elemento si modifica tutto lo scenario ne verrà coinvolto. l impatto della tecnologia sulle attività umane L evoluzione della tecnologia ha certamente influenzato il mondo del lavoro offrendo continuamente nuove opportunità. Tuttavia dopo la grande rivoluzione costituita dall avvento del agricoltura e dell allevamento per un lungo periodo non ci sono state significative rivoluzioni tecnologiche. Per qualche millennio l umanità è stata profondamente condizionata dalla quantità di cibi o e di energia disponibili. Oggi ci si stupisce che i cinesi siano così più numerosi rispetto agli europei, ma non si considera che durante la dinastia Han (207 a.c. 9 d.c.) era avvenuta in Cina una rivoluzione tecnologica che per gli effetti prodotti può essere raffrontata soltanto con le grandi rivoluzioni tecnologiche occidentali avvenute nel secolo che ha preceduto la Prima Guerra Mondiale. Con la costruzione di un formidabile sistema idrico e con nuove tecniche di coltivazione del riso i cinesi furono così in grado di sostenere una crescita demografica che in Europa non sarebbe stata assolutamente possibile. 3

4 evoluzione tecnologica e sviluppo economico Ma la Cina non è stata poi in grado di partecipare delle grandi conquiste tecnologiche avvenute in Occidente a partire dalla fine del XVII secolo. Con l apparizione della macchina a vapore che si è rapidamente diffusa in innumerevoli applicazioni, dalle industrie, ai treni, alle navi, nasceva un nuovo tipo di energia molto più economica e intensa rispetto alle forme precedenti costituite essenzialmente di forza muscolara umana o di animali, e da mulini a vento o ad acqua. Ferrovie e navi rapidamente evolutesi negli Stati Uniti hanno consentito all agricoltura nordamericana di invadere l Europa. In rapida successione, poi, l elettricità, il carbone e il petrolio, le automobili, la produzione artificiale dell ammoniaca, la radio e il telefono, e quindi il computer, hanno creato le premesse per una crescente interazione economica su scala mondiale, ossia quel fenomeno che prende il nome di globalizzazione. l odierno scenario economico Grazie soprattutto alla Information and Communication Technology (ICT) il mondo economico sta diventando oggi sempre più piatto, o meglio interconnesso, e l economia non conosce più barriere geografiche: e ciò in tempo reale. La globalizzazione attualmente in atto si avvia a diventare probabilmente il più grande impulso nella storia dell economia, persino superiore a quello della Rivoluzione Industriale che ha coinvolto non più di un terzo della popolazione mondiale. Nel corso dell ultimo decennio centinaia di migliaia di lavoratori indiani si sono integrati nell economia globale grazie al fenomeno della delocalizzazione di applicazioni e attività svolte nel mondo occidentale presso centri situati, per esempio, nell area di Bangalore. E dopo l ingresso della Cina nel WTO le operazioni di trasferimento di produzioni (offshoring) da parte di imprese occidentali sono grandemente cresciute. Se ciò è stato un bene per i lavoratori indiani e cinesi esso rappresenta però un problema per il modello di vita dei paesi occidentali e comincia a porre notevoli dilemmi sociali. E anche importante osservare ancora una volta che l attuale vitalità dell economia asiatica è un fenomeno ciclico: prima della Rivoluzione Industriale le economie asiatiche erano state per oltre un millennio le più robuste. I viaggi in Cina di Marco Polo, di Ibn Batuta e di padre Matteo Ricci ci hanno lasciato straordinari documenti sulla ricchezza dell economia cinese. Un mondo economico così globalizzato e interconnesso è un mondo piatto nel quale le distanze e i tempi si annullano e nel quale il vero vantaggio competitivo è nel poter offrire ai clienti istantaneamente, con facilità e a costi concorrenziali ciò che essi possono desiderare 4

5 evoluzione tecnologica e svilupo economico il fenomeno dell offshoring Il fenomeno dell offshoring, ossia la delocalizzazione del processo produttivo da parte di un'azienda con il trasferimento di tutti o parte degli stabilimenti in un paese diverso da quello dell'azienda stessa, viene praticato solitamente dalle aziende dei paesi sviluppati ed industrializzati per poter produrre in paesi dove la manodopera ha un prezzo minore. Questo fenomeno non riguarda soltanto il trasferimento di attività verso paesi come la Cina e l India ma coinvolge anche i Paesi dell Est europeo. Questi ultimi infatti, dopo essere recentemente entrati nell'unione Europea sono diventati particolarmente allettanti per i paesi dell'europa occidentale che desiderano delocalizzare i servizi: le barriere linguistiche sono pressoché inesistenti, le normative ridotte al minimo e il costo degli stipendi inferiore in media del 40%. C è da aggiungere che il fenomeno dell offshoring viene avvertito in modo diverso se esso riguarda il mondo dei servizi piuttosto che quello dell industria. Differentemente dal decentramento dei processi industriali, la delocalizzazione dei servizi non infastidisce più di tanto le popolazioni occidentali perchè, diversamente da ciò che talvolta accade nell'industria, il lavoro non viene trasferito in fabbriche dove le condizioni sono precarie e i lavoratori sottopagati, ma in uffici dove i lavoratori sono ben retribuiti e molto preparati, siano essi in India, nell'europa dell'est oppure in Cina. 5

6 evoluzione tecnologica e sviluppo economico Tuttavia, il processo non si svolge senza proteste: il vasto ceto medio dei paesi occidentali, infatti, inizia a preoccuparsi di perdere il proprio posto di lavoro. Il problema, poi, sembra molto più grande per i paesi di lingua inglese perchè è intuibile che tale lingua sia conosciuta in Cina, e soprattutto in India, ben più di altre lingue come il tedesco, il francese, l italiano o lo spagnolo. Un recente studio dell università Americana di Princeton ipotizza che nel prossimo decennio siano a rischio negli USA circa 50 milioni di posti lavoro, ossia quasi un terzo dell intera forza lavoro; mentre un altro studio della McKinsey stima che circa l 11% della forza lavoro nel settore privato dei paesi più ricchi sia suscettibile di essere trasferita (offshored) verso i paesi emergenti. C è quindi un inquietudine legata alla paura della disoccupazione. Tuttavia due economisti del Fondo Monetario Internazionale, Mary Amiti e Shang-Jin Wei,sostengono che: "Le aziende che mettono in atto la delocalizzazione migliorano la propria produttività, riuscendo così a creare nuovi posti di lavoro", La nuova produttività, spiegano gli economisti del FMI, in un contesto sufficientemente concorrenziale abbatte i prezzi, provocando un aumento dei consumi e, di conseguenza, della domanda di lavoro. Ricerche empiriche svolte negli Stati Uniti e in Inghilterra confermano i risultati dello studio, che rileva un ulteriore dato in grado di tranquillizzare gli osservatori più critici: il fatto che non aumentano solamente i servizi delocalizzati dai paesi occidentali, ma anche i posti di lavoro che vengono "importati" (insourcing) negli stessi paesi occidentali da aziende estere. Più recentemente l Economist è arrivato ad affermare che nel medio termine tutto il mondo non potrà che beneficiare di un complessivo miglioramento della produttivita 6

7 evoluzione tecnologica e svilupo economico con una più equa distribuzione della ricchezza prodotta. Resta comunqe il fatto che l economia occidentale è oggi tuttora in difficoltà. cos è accaduto negli ultimi 30 anni Nel corso degli ultimi 30 anni si è assistito all affermarsi di un economia globalizzata, al crollo delle tariffe doganali, a rilevanti miglioramenti nell organizzazione della produzione, e ancor più ai mutamenti tecnologici avvenuti nell ICT. Tutti questi elementi, insieme ad altri che verranno esaminati più avanti, hanno contribuito alla crisi economica del 2008 che sembra aver impoverito non solo gli operai e i precari, ma anche i bancari, gli impiegati, e perfino certi professionisti. Ma alcune élites (manager, grandi professionisti, star del mondo dello spettacolo e dello sport, stilisti, cantanti, conduttori televisivi, ) hanno acquistato potere e denaro, creando enormi diseguaglianze che la stessa crisi economica ha reso addirittura ancor più vistose. Sembra ormai che persino il normale lavoro professionale, creativo e orientato alla soluzione di problemi, svolto nei servizi avanzati e nell industria manifatturiera stia perdendo di valore. Tuttavia se si riflette per un attimo sul semplice schema del mulino di Mill si può osservare che, oltre alla tecnologia, nella produzione economica ci sono due componenti che si erano più o meno bilanciate fino a un paio di decenni fa, ossia il capitale e il lavoro. 7

8 evoluzione tecnologica e sviluppo economico Se allora si analizzano i dati economici ci si accorge che nel corso degli ultimi 30 anni la quota di ricchezza (ossia di prodotto interno lordo: PIL) prodotta dal capitale è cresciuta più rapidamente della quota prodotta dal lavoro (ossia dai salari). Il PIL delle nazioni OECD ( ovvero l'organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE)) era intorno ai 40 mila miliardi di dollari nel In tale quota la parte capitale si era avvantaggiata di circa il 5% rispetto alla parte lavoro, e quindi di circa 2000 miliardi di dollari che non andavano in salari, il che per una popolazione di oltre un miliardo di persone vuol dire quasi demila dollari a testa. C è stato quindi un sostanziale impoverimento soprattutto delle classi medie. In realtà il fenomeno sembra ancora più complesso. Probabilmente il meccanismo è stato innescato negi USA dove l economia dei consumi è stata sempre molto vivace. Tuttavia a fronte della minore liquidità disposibile negli ultime decenni il mercato ha cercato di adattarsi creando una forma artificiale di liquidità giocando sulla speranza di guadagni a venire. E simili guadagni potevano apparire concreti soprattutto nel settore immobiliare. Allora perchè non indebitarsi per alcuni decenni verso un bene che comunque col tempo si sarebbe rivalutato più del debito contratto? E così sono entrati in gioco meccansimi finanziari molto complicati e soprattutto audaci. Per dirla con grande semplicità sono stati concessi mutui quanto mai facilitati, e pressochè a tutti. La crescita dell edilizia ha stimolato a sua volta un ampia infraststuttura industriale e di servizi. E le banche sono diventate il motore del flusso denaro. 8

9 evoluzione tecnologica e svilupo economico E tale flusso di denaro è dilagato attraverso gli USA soprattutto attraverso i cosiddetti mutui subprime, ossia mutui concessi a persone che non avevano accesso a un tasso più favorevole perchè considerati a rischio di insolvenza. Le condizioni dei mutui subprime imponevano quindi tassi di interesse più alti. A partire dal 2000, molte banche americane hanno così concesso mutui a persone che forse non sarebbero state in grado di restituire il denaro. Ma come è potuto accadere, e in una misura così grande? Il fatto è che dal 2000, e fino a quasi tutto il 2006, il prezzo delle abitazioni è cresciuto così tanto da creare una vera e propria bolla immobiliare. La continua crescita del prezzo delle abitazioni ha creato l illusione che l attività di erogazione dei mutui fosse poco rischiosa. Se il mutuo non fosse stato ripagato l abitazione poteva essere sequestrata e rimessa in vendita a un prezzo più alto. Al tempo stesso i tassi di interesse stabiliti dalla Banca Centrale Americana (la Federal Reserve) erano progressivamente scesi proprio per stimolare l economia. Ma c era un altro aspetto molto importante: gli enormi investimenti che la Cina continuava a fare negli USA. Vedremo meglio più avanti la natura di questo meccanismo. Per il momento basti considerare che la quantità di denaro immessa dalla Cina nel mercato statunitense è stata veramente colossale (trilioni di dollari) rendendo disponibile un ulteriore enorme liquidità. Tornando al meccanismo dei mutui immobiliari è importante osservare che le banche americane erano riuscite a concedere tanti mutui anche in virtù di un meccanismo finanziario, la cosiddetta cartolarizzazione, per mezzo del quale potevano rivendere ad altri gli stessi mutui, trasferendone così il rischio. Possiamo riassumere, brevemente e in modo del tutto semplificato, il meccanismo complessivo della cartolarizzazione. Una banca dispone di una certa liquidità (decine o centinaia di milioni di dollari o di euro) che può erogare in mutui. Una volta che tale liquidità si sia esaurita la banca dovrebbe attendere il rientro di tutte le rate (o di gran parte di esse) per erogare nuovi mutui. Invece può innestare un nuovo processo per ottenere ulteriore liquidità e ridurre i rischi. Può rivolgersi a un altro ente (la cosiddetta società veicolo), che potrebbe essere persino stato creato dalla banca stessa e il cui capitale è rappresentato proprio dai crediti vantati verso i clienti che hanno contratto dei mutui. La società veicolo puo' farsi finanziare dal mercato dando in garanzia sotto forma di obbligazioni i crediti vantati nei confronti dei clienti della banca dalla quale ha ottenuto i mutui e cui ha fornito in cambio la liquidità. La banca stessa con la nuova liquidità può erogare nuovi mutui e ha così ridotto, in linea di principio, i suoi rischi. A questo punto si potrebbe inserire una nuova banca, una cosiddetta banca affari, la quale potrebbe acquistare obbligazioni dalla società veicolo e potrebbe, a sua volta, costituire una nuova società cui destinare le obbligazioni appena acquistate. Quest ultima società a sua volta potrebbe emettere obbligazioni, e così via. Una persona ragionevole di fronte a un simile meccanismo cosa può pensare? Non è certamente possibile creare ricchezza con questa sola sequenza di ingegneria finanziaria. E allora? L unica spiegazione è che il valore delle case deve aumentare nel tempo (coprendo i rischi) e il denaro da restituire dovrà essere prodotto dal lavoro a 9

10 evoluzione tecnologica e sviluppo economico venire dei mutuatari. Il pericolo era insito proprio nel meccanismo di rischio. Se qualcosa non avesse funzionato correttamente l intero meccanismo si sarebbe inceppato e le conseguenze sarebbe state essere molto gravi: come infatti è avvenuto. E già intorno al 2005 qualcosa cominciava a scricchiolare nell economia americana. I tassi di interesse iniziavano nuovamente a crescere, i mutui da ripagare diventavano più costosi, mentre il prezzo delle abitazioni cominciava a scendere. Le banche iniziavano così a registrare perdite sempre più grandi. I titoli fondati sulle rate dei mutui subprime scendevano drammaticamente di valore e diventavano, come si dice, tossici: in virtù della globalizzazione in atto la crisi si estendeva poi rapidamente all intero mondo finanziario. Nasceva così una crisi di liquidità e veniva meno l accesso al credito per persone e imprese. il ruolo della finanza nell attuale crisi Una delle caratteristiche più significative dell odierno scenario economico è la globalizzazione dei mercati finanziari. La possibilità di lavorare in tempo reale e su scala mondiale attraverso reti di computer interconnessi in vario modo ha dato agli investitori un potere crescente, che essi hanno immediatamente utilizzato per ottenere dai loro investimenti i massimi rendimenti e nei tenpi più brevi. In questo contesto si colloca anche la strategia americana di concedere prestiti a basso costo per l acquisto di abitazioni, con i meccanismi e le conseguenze precedentemente descritti. E ancora occorre sottolineare il ruolo svolto dalla Cina che ha progressivamente aumentato la sua produzione di merci (spesso di basso costo) ricavandone una liquidità che non ha voluto reinvestire nel suo sistema paese. A seguito della grande crisi finanziaria asiatica degli anni Novanta la Cina ha preferito puntare su mercati finanziari evoluti, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che hanno visto così arrivare ingenti investimenti. Tra il 2000 e il 2007 negli Stati Uniti è arrivata una quantità di denaro cinese equivalente al 40% del PIL americano di un anno, e in Gran Bretagna l equivalente di un 20% del PIL inglese di un anno. C è da aggiungere che gli enormi investimenti effettuati in dollari hanno mantenuto basso il valore della moneta cinese e quindi molto appetibile la forza lavoro cinese, il che ha consentito tante delocalizzazioni industriali dall Occidente in Cina. Ora che la crisi economica fa sentire il suo peso diventa ancora più difficile esportare prodotti in Cina e ciò determina un forte arretramento di economie che dalle esportazioni verso la Cina ricavavano molti benefici per la loro bilancia commerciale. Tutto questo denaro offerto dalla Cina doveva essere sapientemente investito e sembrava che i mercati finanziari americano e inglese possedessero tecnologie adeguate per gestire i modelli di rischio. Ma c è ancora una volta da sottolineare che l economia non è ancora una scienza. Troppi sono i parametri in gioco e soprattutto troppo forte è l emotività umana, per non parlare dell avidità. Le condizioni al contorno non permettono la definizione dell evoluzione di un modello finanziario, ancor meno di quella di un modello meteorologico nel quale i parametri sono innumerevoli ma il comportamento è retto da leggi fisiche ben conosciute. Di fatto le famiglie americane sono oggi indebitate in misura tale che il loro 10

11 evoluzione tecnologica e svilupo economico indebitamento è pressochè equivalente all intero PIL nordamericano. E dietro all attuale crisi economica si nasconde anche un altro spettro, quello degli algoritmi matematici con i quali si credeva che fosse finalmente possibile domare o esorcizzare il rischio. In un lavoro del 1973 Fischer Black e Myron Scholes avevano formulato un equazione matematica che sarebbe stata ampiamente utilizzata dai modelli finanziari nei decenni successivi. L equazione si basava anche su precedenti ricerche di Robert Merton. Quest ultimo, insieme a Scholes, avrebbe poi vinto il premio Nobel per l economia nel L idea su cui si basava l equazione di Black e Scholes era che un titolo derivato è implicitamente prezzato se il cosiddetto strumento sottostante (ossia quell attività da cui dipende il derivato) viene scambiato sul mercato. Il modello di Black e Scholes era diventato un vero e proprio manifesto della finanza, in grado di convincere gli investitori che quest ultima fosse quasi una scienza esatta. Dopo che nel 1971 era stata abbandonata la parità monetaria con l oro i mercati finanziari desideravano avere uno strumento che in qualche modo li proteggesse contro le variazioni dei cambi tra le valute e successivamente contro le variazioni dei tassi di interesse. In sostanza si desiderava uno strumento che proteggesse dai rischi. Il modello di Black-Scholes sembrava la risposta a una simile esigenza. Per dirla molto 11

12 evoluzione tecnologica e sviluppo economico semplicemente, sarebbe stato bello poter disporre di una formula che permettesse di conoscere il prezzo di un prodotto composto dai prezzi dei suoi componenti. Ma l equazione di Black-Scholes resta un modello matematico, con tutte le semplificazioni adottate da un modello. La struttura dell equazione, senza entrare nei dettagli, ricorda quella delle equazioni che in fisica descrivono la diffusione del calore. La volatilità dei prezzi sono però risultate più discontinue di quanto il modello matematico prevedesse. E i meccanismi di cartolarizzazione avevano introdotto un altro elemento di incertezza, difficilmente quantificabile. Ma c è un ulteriore elemento di cui tener conto ed è il fattore psicologico umano. Già Keynes negli anni Settanta aveva parlato di Animal Spirits per indicare le instabilità insite nel capitalismo. I diversi aspetti degli Animal Spirits come fiducia, correttezza, avidità, corruzione non fanno parte di un modello matematico. Si è quindi sovrastimato l approccio razionale, tanto che Edmund Phelps, premio Nobel per l economia nel 2006, ha detto che i modelli di rischio non hanno mai avuto un buon fondamento. Secondo Phelps è impossibile prevedere in dettaglio il comportamento di un sistema complesso come un mercato finanziario, e quindi ciò che occorre tuttora è una certa dote di intuito, soprattutto manageriale, che è palesemente mancata. tecnologia e lavoro Ci sono peraltro nuovi fenomeni sociali, indotti dall evoluzione tecnologica, che concorrono a modificare ulteriormente lo scenario del mondo del lavoro, soprattutto nell ambito di un economia sempre più globalizzata. E uno dei fenomi di maggiore rilevanza è l inarrestabile diffusione di nuovi dispositivi elettronici grandi come, o poco più, del palmo di una mano che possono pienamente interagire con Internet. Sempre più persone si connettono a Internet con smartphone e con tablet di vari costruttori. E questo fenomeno si diffonderà con estrema rapidità anche nei paesi emergenti. Queste persone vorranno anche lavorare in un modo diverso: essi sono gli iworker. Un crescente numero di persone che lavorano opera ormai nell ambito di un mondo cosiddetto online. E nel futuro tale mondo sarà costituito da un infrastruttura di telecomunicazioni assolutamente pervasiva, cioè in grado di raggiungere tutti, e con una capacità di trasmissione (bandwidth) persino più elevata di quanto necessario. Secondo un recente studio di IDC ci sono attualmente più di un miliardo e 200 milioni di utenti che accedono a Internet. 700 milioni possiedono un proprio Personal Computer, mentre oltre due miliardi di persone possiedono un telefono cellulare. Nell ambito di questa vasta popolazione ci sono almeno trecento milioni di persone che lavorano per imprese di vario genere. Queste persone elaborano e scambiano enormi quantità di informazioni, tanto da venir identificate, secondo un nuovo neologismo, come iworker, ossia come operatori dell informazione. Uno degli aspetti più significativi di questa nuova realtà del mondo del lavoro è che gli iworker utilizzano in proprio, e molto spesso a casa, apparecchi elettronici che vorrebbero poter riutilizzare nello stesso modo sul posto di lavoro. Essi infatti usano molteplici dispositivi che permettono di accedere a Internet per le più diverse attività personali, quali ricerca di informazioni, gestione di testi, e-commerce, networking sociale, fruizione di contenuti multimediali di vario genere quali musica e filmati, 12

13 evoluzione tecnologica e svilupo economico videogiochi,.. Nasce così una crescente pressione sui reparti ICT delle varie imprese affinchè le capacità di interazione con Internet, acquisite personalmente, possano essere integrate proficuamente nell attività di lavoro. E ciò che maggiormente colpisce è la velocità con la quale questo fenomeno stia ormai dilagando, soprattutto a causa di una popolazione di utenti molto giovani (tra 18 e 30 anni) che non prova alcuna timidezza nello sperimentare sempre nuove possibilità applicative. Inoltre si vanno anche differenziando i dispositivi elettronici che possono essere utilizzati. Secondo lo stesso studio di IDC alla fine del 2009 erano oltre sei miliardi i dispositivi in grado di connettersi a Internet, e tra essi ci sono computer, printer, telefoni cellulari, smart-phone, camera-phone, MP3 player, dispositivi per videogiochi, macchine fotografiche digitali, dispositivi di videosorveglianza, GPS di vario tipo, dispositivi elettronici per la medicina, lettori RFID e barcode, slot machine, e molto altro ancora. Di fatto già quattro dispositivi su cinque non sono computer veri e propri, mentre oltre la metà può essere considerata elettronica di consumo. Quest ultima nel corso dei prossimi tre anni crescerà sul mercato mondiale molto più rapidamente dei computer, raddoppiando praticamente i propri volumi. Gestire un simile fenomeno, così complesso, così rapido e così dirompente, non è più prerogativa delle sole grandi imprese ma sta diventando un esigenza di quasi ogni impresa in qualunque parte del mondo. Sapersi adattare a questa realtà è quindi essenziale per poter mantenere il proprio livello di competitività rispetto agli altri. Basti pensare alla disinvoltura con la quale milioni di giovani in tutto il mondo 13

14 evoluzione tecnologica e sviluppo economico sono ormai in grado di interagire tra di loro o, nell ambito delle loro professioni, con datori di lavoro, clienti e altri operatori; passando disinvoltamente dalle ai messaggi sms, dalle conferenze su Web alle applicazioni sociali, come Facebook o Twitter, per scambiare qualsivoglia tipo di informazione e nei formati più diversi, dal testo alla foto e al video. Il numero e la varietà delle interazioni nell ambito di questa popolazione sta crescendo rapidamente. E anche se non tutti i dispositivi dell elettronica di consumo entreranno a far parte del mondo del lavoro molti di essi ne verranno certamente a fare parte. E tra questi un ruolo fondamentale avranno certamente i dispositivi che favoriscono la mobilità pur mantenendo l accesso a Internet. Occorre allora distinguere gli aspetti hw da quelli sw, ossia i dispositivi elettronici veri e propri dalle applicazioni utilizzate. In termini di rapidità di crescita nel breve periodo la parte del leone sembra ormai chiaro che la debbano fare gli smartphone per l hw e le applicazioni sociali per il sw. Secondo IDC nel corso dei prossimi tre anni entrambe queste due tecnologie raddoppieranno la loro presenza sul mercato. Ma nell ambito di una simile evoluzione appaiono anche difficoltà e rischi tutt altro che irrilevanti: sicurezza, affidabilità, disponibilità, privacy,.. I dati aziendali possono essere trasferiti sui nuovi dispositivi elettronici? Qual è la politica aziendale? Cosa accade se il dispositivo (come del resto il PC) viene perduto, per esempio in treno o su di un taxi, e contiene dati sensibili per l impresa? Viceversa l iworker può memorizzare sugli archivi aziendali informazioni personali? In che misura può essere realizzato il nuovo mescolamento di attività (personali-aziendali) sui nuovi dispositivi di elettronica di consumo, quali soprattutto gli smartphone? In che misura dovrà crescere la capacità di memorizzazione di dati multimediali e di gestione delle applicazioni sociali da parte delle imprese? E intuibile che tali sfide devono essere trasformate in opportunità affinchè le imprese possano far leva su quello che resta il loro asset principale, ossia le persone; soprattutto se queste persone sono giovani e quindi naturalmente innovative. Non c è tecnologia tanto innovativa quanto lo sono la giovinezza e la freschezza di idee, e soprattutto la volontà di non adeguarsi rigidamente a schemi e modelli preesistenti: e ciò in ogni attività umana. Lo scopo di un impresa resta comunque quello di vendere i propri prodotti o i propri servizi. E per vendere è necessario oggi saper colloquiare meglio, rispetto agli anni passati, con i propri clienti. Occorre quindi saper utilizzare tecniche di marketing più evolute rispetto a quelle tradizionali e in grado di coinvolgere più intensamente la clientela. Ma se ancora qualche anno fa un marketing d avanguardia sembrava essere quasi oltre l'orizzonte economico di una impresa, perchè occorrevano capitali non irrisori per pensare di promuovere un prodotto, ora non è più così, almeno in certi contesti. Le nuove metodologie comunicative possono rivelarsi quanto mai efficaci. Si può fare marketing estremamente creativo e a basso costo utilizzando il Web in generale e il cosiddetto Web 2.0 in particolare, che pur mantenendo il termine Web indica ormai una realtà ben più ampia che non il Web tradizionale, come si è visto fin qui. Detto in termini quanto mai semplificati il Web 2.0 consiste soprattutto nella migrazione di applicazioni tradizionalmente residenti sul PC verso Internet. 14

15 evoluzione tecnologica e svilupo economico Si è ormai ben compreso che è in atto una vera e propria rivoluzione nel modo con il quale le persone individuano e scelgono le imprese con le quali fare business. Oggi, in pratica, quasi ognuno si rivolge innanzitutto a Internet per acquistare un bene o un servizio. Si può iniziare con una ricerca attraverso Google o Yahoo, oppure, per ottenere un consilgio, si possono inviare messaggi agli amici attraverso , Facebook, Twitter, o altro ancora. E le imprese che otterranno attenzione non sono necessariamente le più grandi, o le più famose, o quelle che fruiscono di più pubblicità in TV, ma piuttosto quelle che hanno la migliore visibilità sul Web. Durante il 2009 negli USA sono stati investiti oltre 1.2 miliardi dollari in pubblicità su social network. E non sottovalutiamo il fatto che la audience di Facebook è molto più grande di quella di qualsivoglia TV, mentre in Inghilterra il 17% delle imprese utilizza Twitter. Nasce così un nuovo tipo di marketing, il cosiddetto inbound marketing (letteralmente marketing di ritorno), rispetto al tradizionale outbound marketing (ovvero marketing in uscita) che prevede risorse fisiche spesso inefficaci. Non è più necessario ricorrere a dispendiose campagne pubblicitarie sui canali tradizionali, quali stampa e TV, come non è più necessario disturbare le persone con telefonate nelle ore più inconsuete. L impresa che ha saputo creare intelligentemente la propria imagine (brand, prodotti e/o servizi), online, viene individuata attraverso motori di ricerca o siti come Facebook, Youtube, Twitter,...siti che decine e decine di milioni di utenti visitano ogni giorno. Nell ambito dell editoria il successo, dopo iniziali esitazioni, è stato travolgente. Amazon sta creando le basi per un ulteriore rivoluzione, quella del libro virtuale che viene distribuito e letto online, su di un opportuno dispositivo elettronico quale il Kindle, a un costo inferiore a quello tradizionale e con la possibilità di muoversi avendo con sè un intera biblioteca (virtuale). Ma non è tutto. Amazon ha indicato come i lettori possano inserire commenti online, giudicare la qualità del libro, confrontare recensioni, dialogare tra loro, individuare edizioni usate, rare o di pregio, ovunque nel mondo; potendo disporre al tempo stesso di una galassia di subfornitori che possono vendere a costi persino inferiori. E l attuale tecnologia consente di fare ancora di più. Internet e le sue applicazioni non solo lì solo per ricevedere domande o per spedire informazioni: potrebbero anche diventare strumenti di sicurezza e di protezione personale. La rivista Fortune ha recentemente (29 luglio 2010) citato il caso dello studente americano James Buck arrestato vicino al Cairo mentre fotografava una manifestazione di protesta. Prima di essere arrestato James Buck è riuscito a inviare dal suo cellulare un unica parola attraverso Twitter: arrestato. La rete Twitter dei suoi contatti ha immediatamente avvertito l università di California a Berkeley che, a sua volta, ha avvertito il Dipartimento di Stato il quale attraverso un legale è riuscito a far uscire di prigione Buck in meno di 24 ore. Una straordinaria dimostrazione di flessibilità del Web e delle sue nuove applicazioni. Le nuove possibilità per le imprese sia nell ambito della produzione sia in quello del marketing sono in realtà ancor più complesse e discendono in grande misura dalle possibilità offerte dalla tecnologia ICT, in continua evoluzione. 15

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