ISSN N. 02 / 2009 PROFESSIONE GEOLOGO RIVISTA UFFICIALE DELL ORDINE REGIONALE DEI GEOLOGI DELLA LIGURIA

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1 ISSN N. 02 / 2009 Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale -70% CB-NO/GENOVA n. 2 anno 2009 PROFESSIONE RIVISTA UFFICIALE DELL ORDINE REGIONALE DEI GEOLOGI DELLA LIGURIA

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4 4 SOMMARIO 5 Gli Editoriali - di Giuliano Antonielli e di Carlo Malgarotto 7 Attivazione e riattivazione di fenomeni franosi in Provincia della Spezia in seguito alla crisi meteorologica dell'inverno Proposte per la redazione di una nuova circolare applicativa per gli studi geologici a supporto dei Piani Urbanistici Comunali della Liguria 35 Considerazioni geotecniche su palificazioni battute per fondazioni di ponti 46 Riassunti Tesi di Laurea 55 Professione : Conferenza dei Presidenti degli Ordini Regionali dei Geologi Messina 26 Novembre Geofoto PG PROFESSIONE Rivista semestrale dell Ordine Regionale dei Geologi della Liguria - n.2 del impaginato nel dicembre 2009 Editore Ordine Regionale dei Geologi della Liguria Sede Legale Via XXV Aprile 4/ Genova Tel Direttore responsabile Carlo Malgarotto Presidente del Comitato di redazione Guido Paliaga Comitato di redazione Roberto Cabella (Università di Genova), Andrea Cevasco (Università di Genova), Laura Crispini (Università di Genova), Francesco Faccini (Università di Genova), Marco Ferrari (Università di Genova), Luana Isella (Libero Professionista), Gian Mario Molin (Università di Padova), Roberto Pedone (D Appolonia), Michele Piazza (Università di Genova), Federico Pittaluga (Libero Professionista), Marino Vetuschi Zuccolini (Università di Genova) Segretario di redazione Alessandro Monti Impaginazione Alessandro Monti e Massimiliano Testa Stampa GRAFICHE FASSICOMO Cooperativa a r.l. Via Imperiale Genova Autorizzazione Tribunale di Genova n. 37/93 del 17/11/1993 Decreto Tribunale di Genova n. 31/08 del 10 ottobre 2008 di variazione nel Registro Stampa n.37/93

5 5 L EDITORIALE di Giuliano Antonielli Presidente dell Ordine Regionale dei Geologi della Liguria Care Colleghe, Cari Colleghi, Scrivere l editoriale in questo periodo dell anno significa dare uno sguardo indietro ed una sbirciata in avanti. Il 2009 è stato un anno che ha portato a livello locale il rinnovo del Consiglio dell Ordine e a livello nazionale lutti (terremoto dell Abruzzo, colate di fango del Messinese e di Ischia) e novità (l entrata in vigore delle NTC 2008). Anzi il sisma abruzzese, come spesso accade in Italia (Friuli, Irpinia, Sarno), ha accelerato l entrata in vigore delle NTC con mesi di anticipo rispetto al previsto. L ORGL ha cercato di ovviare alle inevitabili difficoltà che questa accelerazione ha comportato organizzando due giornate informative tenute dal Prof. Aiello del CGT di Siena (le dispense sono scaricabili sul sito dell ORGL) che hanno ottenuto un grosso successo di partecipazione e di gradimento da parte degli Iscritti. Inoltre il Consiglio ha ritenuto opportuno, sempre sulla scorta delle lezioni del Prof. Aiello, di predisporre la Traccia per la redazione della relazione geologica e della relazione geotecnica facenti parte di un progetto per costruzioni per venire incontro alle richieste degli iscritti. L argomento è tuttora oggetto di ampie discussioni all interno della categoria e sono state istituite due commissioni (una interordini, l altra CNG- OORR). All inizio del 2010 dovrebbero vedere la luce quei documenti che, si spera, potranno finalmente fare un po più di chiarezza sulle norme che hanno portato confusione interpretativa non solo nei liberi professionisti ( e non solo geologi), ma anche negli Enti Pubblici. A parte i problemi interpretativi, le NTC 2008 devono comunque essere un ulteriore occasione per noi geologi per ribadire la nostra professionalità troppo spesso sottovalutata in passato, ma che è sempre più apprezzata dalle altre figure professionali con cui quotidianamente interagiamo. Una professionalità che ci siamo conquistati sul campo tra mille difficoltà e di cui dobbiamo andare fieri. Una professionalità che è stata pienamente riconosciuta dalla gente e dalle autorità del Messinese colpite dai tragici eventi alluvionali che alla conferenza stampa di Scaletta Zanclea del 26/11/09 (vedere documento a pag. 55) hanno invitato per quella giornata, non solo commemorativa, unicamente i presidenti degli OORR dei Geologi riconoscendo nei geologi i veri tecnici del territorio. In quella sede sono stati ricordati i punti che ormai noi conosciamo a memoria e che ripetiamo ad ogni evento tragico: il territorio si difende con la conoscenza approfondita del territorio stesso, con una svolta culturale nella gestione dell ambiente e con un oculato uso delle risorse, che devono essere indirizzati alla prevenzione, come ha ricordato anche il Presidente Napolitano. E stato quindi con grande piacere che noi geologi presenti quel giorno abbiamo raccolto gli applausi della popolazione presente che, al grido grazie ai geologi, viva i geologi, ha zittito l intervento un po dissonante di un politico locale. Ecco, la gente comune ci riconosce un ruolo importante in questo Paese. Impegniamoci a fondo per meritare questa fiducia e per dimostrare a chi ancora non crede completamente nella professionalità del geologo che, senza di noi, è impossibile una gestione corretta del territorio e del costruire. Il 2009 è stato sicuramente un anno per certi versi complesso, il 2010 si preannuncia altrettanto ricco di novità, che ci auguriamo positive. L unica cosa che mi sento di garantirvi è che il nuovo Consiglio, come peraltro tutti quelli passati, si impegnerà sempre al massimo e cercherà di essere ancora più presente e propositivo sia a livello locale che nazionale. Come al solito mi sono dilungato un po - per la disperazione dei redattori (che non ringrazierò mai abbastanza) - e quindi vi lascio porgendovi i miei migliori auguri per l anno 2010.

6 6 L EDITORIALE di Carlo Malgarotto Direttore responsabile della rivista PG-Professione Geologo Cari Colleghe e Colleghi, il recente avvento delle NTC (Norme Tecniche Costruzioni DM ) ha portato con sé confusione e dubbi sull'applicazione della norma stessa. Purtroppo, gli Enti Pubblici preposti al controllo hanno risposto in maniera disarticolata, rendendo estremamente difformi i comportamenti da luogo a luogo del nostro paese. Nella stessa difficoltà si trovano anche i colleghi presenti nelle commissioni edilizie, infatti ci sono Comuni in cui le Norme Geologiche d'attuazione dei PRG o PUC cozzano con quelle dei Piani di Bacino e con le nuove NTC. Per la redazione delle Norme Geologiche d'attuazione dei nuovi PUC la normativa regionale è ancora ferma alla circolare del 1987, diventa quindi auspicabile la realizzazione di una pianificazione seria e responsabile che consenta finalmente di prevenire invece che curare il territorio, sia in termini sismici che di dissesto idrogeologico. Nella confusione normativa attuale alcuni tentano di sfruttare la situazione a favore di specifici ambiti professionali. Ad esempio sul nostro sito internet trovate la lettera inviata al Servizio Difesa del Suolo della Provincia della Spezia in seguito ad una impropria richiesta di integrazioni contenente la richiesta di relazione geotecnica a firma dello strutturista in evidente contrasto con il DPR 328/2001. Molta confusione anche sulle competenze, quindi, che non sono state cambiate dalle NTC che sono una norma di rango inferiore rispetto ad un Decreto del Presidente della Repubblica. In questo quadro, la nostra categoria non deve essere svuotata della propria importanza, del proprio ruolo all'interno della nostra società, non come Cassandre ma come esperti del territorio, della sua intima costituzione e dei fenomeni che vi accadono. In tal senso resto sempre stupefatto e amareggiato quando a parlare di questioni squisitamente geologiche non ci sono dei colleghi ma altre figure professionali. Proprio nella comunicazione con l'esterno vertono gli sforzi del nuovo Consiglio dell'orgl, che punta ad una corretta informazione del cittadino, sui quali vi terrò informati in merito agli sviluppi ed ai progetti che sono già in itinere. Buona Lettura.

7 7 Attivazione e riattivazione di fenomeni franosi in Provincia della Spezia in seguito alla crisi meteorologica dell'inverno Landslides activations in La Spezia area as consequence of adverse metereological condition in the winter Marco Del Soldato Provincia della Spezia, Settore 07 Difesa del Suolo, Servizio Piani di Bacino Via xxiv Maggio, LA SPEZIA Parole chiave: crisi metereologica, frane, interferometria radar a terra, modello geologico, somma urgenza. Key words: Adverse meteorological condition, Landslides, Ground Based-Interferometric Synthetic Aperture Radar (GB-InSAR), Geological and Geomorphological framework RIASSUNTO Sono presentati, in questa sede, i risultati di una serie di indagini ed interventi eseguiti sulla rete stradale della Provincia, in collaborazione con i colleghi del Settore 10 - Servizio Viabilità, a seguito del manifestarsi di una lunga sequela di collassi e danneggiamenti che hanno colpito le sedi viabili, innescati dalle forti e prolungate piogge dell inverno È evidente come le opere viarie siano risultate spesso l oggetto del danno e non la causa scatenante, che va ricercata nelle avverse condizioni meteo e nelle modifiche antropiche indotte al contorno delle sedi stradali. È, altresì, evidente come, spesso, altra concausa fondamentale e scatenante sia stata l imperfetta manutenzione della rete stradale prodotta dalla perniciosa, insufficiente disponibilità economica e, purtroppo, anche da una definizione delle priorità degli inteventi ordinari pesantemente inficiata da ingerenze politiche. ABSTRACT This study presents the results of a set of analysis and interventions accomplished in collaboration with some partners of Street Service, as consequence of a long sequence of landslides and damages of provincial roads which were caused by intense and prolonged rainfall in the winter It is evident that the road constructions are the object of landslides and not the reason for them. The real cause is the geological and geomorphological framework, the adverse meteorological conditions and the anthropic modification of areas near the roads. The imperfect maintenance of road net is a secondary and decisive reason of landslides. This is commonly due to insufficient economic resources and also by low political attention in defining the correct priorities of the ordinary maintenance interventions.

8 8 Analisi meteorologica Le analisi del CNR sull'andamento termopluviometrico italiano, per la stagione invernale 2008/2009, mostrano un trimestre (dicembrefebbraio) allineato sull andamento termico corrente consolidato, ma con una caratteristica prerogativa di forte piovosità: è stata una delle stagioni più piovose dal 1805 a oggi, seconda solo all inverno del Se l'inverno del 1805 resta il più piovoso fino ad oggi, con un anomalia complessiva di pioggia doppia della media, è necessario considerare che, a quell'epoca, erano pochissimi gli Osservatori Meteorologici in Italia, e quindi i dati del 1805 sono stati necessariamente rivalutati con metodi matematici di interpolazione per poter essere giudiziosamente comparati. L'anomalia complessiva di pioggia dell inverno scorso è stata, comunque, pari al +59%, il che pone il periodo tra i primi dieci nella classifica dei più piovosi degli ultimi 200 anni: per la precisione si colloca al 9 posto, ma va osservato che i primi 8 sono compresi fra il 1800 ed il 1847, periodo che alcuni metereologi chiamano addirittura la Piccola Età Glaciale. Per gli amanti delle statistiche va ricordato che: - è piovuto 68 giorni su 90, fra Nord, Centro e Sud a fronte di una media, degli ultimi 20 anni, compresa fra 10 e 25 giorni su 90; - su base nazionale sono caduti circa 280 mm di pioggia complessivi, valore che rappresenta il top point degli ultimi 30 anni, a fronte di una media di 166 mm (+68%). Particolarmente piovose sono state le regioni di Nordovest (266 mm caduti, a fronte di una media di 130 mm, con un +104%), seguite dalla Sardegna (217 mm contro una media di 120 mm, pari a +81%), la Sicilia (335 mm contro una media di 187 mm, pari a +79%), il Sud (350 mm contro una media di 207 mm, pari a +59%), il Centro (301 mm a fronte di una media di 197 mm, pari a +53%) e le regioni di Nordest (200 mm contro una media di 136 mm, pari a + 47%); - pioggia record è stata registrata a Roma con valori che non trovano riscontro dal La pioggia caduta in 6 settimane ha eguagliato quella attesa in sei mesi. Dal 28 ottobre al 15 dicembre, in soli 45 giorni sono caduti sulla Capitale 400,7 mm, pari al 43% della precipitazione media annua. Questo trend di piovosità è cominciato nell'ultima decade di novembre e spesso, durante il periodo fra dicembre e febbraio, la pioggia è evoluta in neve fino alle quote di pianura, su Piemonte e Lombardia. Dal punto di vista dell innevamento la stagione è stata certamente eccezionale come confermano i consistenti spessori rilevati alle quote medie su tutto l'arco Alpino e sull'appennino. Valga un esempio per tutti: oltre tre metri di neve compatta, misurati al centro di Prato della Cipolla (circa 1600 metri s.l.m.), sopra Santo Stefano d Aveto, che hanno degnamente innaugurato il nuovo impianto di risalita ed il rifacimento del rifugio che ha ospitato, il 1 marzo scorso, il Primo Convegno di Climatologia dedicato alla Val d Aveto. Ma se da un lato sono stati misurati enormi accumuli nelle località di media montagna (oltre 5 metri, generalmente, al di sopra dei 1000 metri in Veneto), è altrettanto vero che alle quote più alte il primato spetta all'inverno 2000/2001 con il maggiore accumulo degli ultimi trentadue anni oltre i 2500 metri, sulle Alpi Lombarde. Ma torniamo alle piogge: il trimestre dicembre 2008-febbraio 2009 è stato il periodo che ha fatto registrare il maggior surplus pluviometrico sull'italia, con valori percentuali di piovosità che superano il 200% della media al Nord e tra Campania e Abruzzo. A differenza degli anni passati, almeno degli ultimi, le perturbazioni atlantiche sono penetrate abbastanza profondamente nell area mediterranea generando depressioni e maltempo prolungato su gran parte del centro-nord d Italia, fino alla fine di febbraio: frequenti ed abbondanti nevicate nella Liguria interna, ma anche immediato retroterra soprattutto di levante, e costa flagellata dalla pioggia e dalla Tramontana Scura. Molto nel dettaglio si possono leggere i dati di pioggia rilevati dal pluviometro messo in opera dalla Provincia nel sistema di monitoraggio della frana di Castagnola (Figura 1), in Comune di Framura.

9 9 Figura 1 - Andamento pluviometrico dal primo gennaio 2008 alla fine di marzo 2009, rilevato nella stazione di monitoraggio strumentale della frana di Castagnola (Comune di Framura, Liguria Orientale). Tabella 1 - Pianura alluvionale di Sarzana, località San Bartolomeo, compresa fra il Canale di Turì ed il Fiume Magra: escursione della superficie freatica misurata in corrispondenza di cinque piezometri allestiti in fase di indagine geologica e geotecnica.

10 10 L andamento conferma quello descritto più in generale sopra: dopo un settembre poco piovoso, la crisi meteorologica comincia nei primissimi giorni di novembre con eventi anche intensi (70-75 mm/giorno), ma soprattutto ripetitivi. Il fenomeno si incrementa poi dalla metà di gennaio 2009 con un top point principale di oltre 150 mm/giorno ed altri due secondari di 90 e 60 mm/giorno, per poi andare a diradarsi ed attenuarsi fino alla metà di marzo. Come è facilmente intuibile le conseguenze a questa situazione sono state numerose, variegate e, talvolta, molto incisive soprattutto sulla rete stradale provinciale. Numerose frane di varia dimensione hanno spesso ostruito le carreggiate e danneggiato le opere infrastrutturali e quelle di presidio. Ma i risentimentimenti sono stati molto incisivi anche sulle aree più fragili del territorio con, primo fra tutti e più importante, quello che è stato documentato dettagliatamente in corrispondenza della vasta frana di Castagnola che ha visto accelerare in maniera repentina e duratura (almeno per tutto il mese di febbraio) la sua velocità di scivolamento, tenuta costantemente sotto controllo dalle strumentazioni in sottosuolo, da quelle sugli edifici e mediante interferometria radar a terra. Un ultima informazione che, seppure indiretta rispetto alle situazioni descritte, è significativa dei risentimenti alla crisi meteorologica è l oscillazione subita dalle falde freatiche. In particolare è stato documentato il forte innalzamento della superficie freatica nell area di San Bartolomeo a Sarzana che il Servizio Piani di Bacino della Provincia della Spezia ha seguito in dettaglio monitorando i cinque piezometri posti in opera, nel luglio 2009, per conto della A.S.L.5. I dati storici diretti riferivano la superficie freatica posta, in zona, alla profondità di circa 4,50 5,00 metri dal p. di c. (Mascardi C a e b; Brozzo G. 1994). I risultati sperimentali raccolti fra il luglio 2008 e l aprile 2009 (quindi molto prima, a cavallo e dopo la crisi meteorologica) presentano un gap molto più ampio: in particolare la superficie freatica è stata documentata a profondità di circa 10 metri dal p. di c. (compensando le differenze Altimetriche della zona) durante il periodo siccitoso, ma è significativamente risalita fino ad almeno 3,00-3,50 metri dal p. di c. durante ed a seguito della crisi meteorologica, con un escursione di 6,50-7,00 metri, difficilmente immaginabile a priori per una piana alluvionale come quella compresa fra il Canale di Turì ed il Fiume Magra. I risentimenti diretti sulla frana di Castagnola Prima di illustrare l influenza che la crisi meteorologica ha indotto sul territorio di Castagnola (superficie della frana circa mq, per un volume di materiale in movimento stimato in 40,2 milioni di mc.; su cui vivono oltre 300 dei 725 residenti di tutto il Comune di Framura - dati in un centinaio edifici residenziali) è opportuno ricordare sommariamente le indagini eseguite per la caratterizzazione del fenomeno e descrivere brevemente il modello geologico ricostruito (Figura 2). Le emergenze di instabilità del territorio sono ampiamente documentate in letteratura geologica, geomorfologica e geotecnica, ma anche storica, archivistica, cronachistica ed amministrativa (Del Soldato, 2005). Le indagini svolte nella regione sono state inizialmente limitate ai rilevamenti per la redazione di cartografie geologiche di corredo a pubblicazioni scientifiche (Decandia F.A. e Elter P., 1972; Cortesogno L., Galbiati B., Principi G. e Vercesi del Castellazzo G., 1981; Brandolini P.G. e Terranova R., 1995) o strumenti urbanistici (Previdi e Simonelli, 1993). Solo dai primi anni di questo secolo sono state predisposte indagini più dirette, a cominciare da quelle classiche mediante carotaggi e letture inclinometriche (Eptaconsult per la Comunità Montana della Riviera Spezzina) a quelle sperimentali (Università degli Studi di Firenze, Centro di Eccellenza del Dipartimento di Scienze della Terra per Provinciale della Spezia) mediante interferometria radar satellitare (Casagli et Alii, 2004) ed interferometria radar con strumento a terra (Ground Based Interferometric Synthetic Aperture Radar; GB-InSAR).

11 11 Figura 2 - Il modello geologico della frana di Castagnola ricostruito sulla base delle indagini dirette disponibili (Del Soldato, 2005). Figura 3 - Dati acquisiti dai fessurimetri del sistema di monitoraggio della Provincia di La Spezia in cui si evidenzia un incremento della velocità. Le frecce arancioni indicano l inizio del monitoraggio GB-InSAR periodical check, la freccia viola e la relativa area ombreggiata indicano il periodo di monitoraggio in continuo (Casagli, 2008).

12 12 Inizialmente, l indagine affidata allo strumento posto in opera dalla Soc. LisaLab s.r.l., è stata programmata con metodologia periodical check, applicabile in zona data la modesta copertura vegetale, ma soprattutto per l esiguità dei fondi a disposizione. Dopo la prima campagna di rilevamento eseguita nell ottobre 2008, è stata programmata una seconda campagna fra il 10 e il 18 Febbraio In questo periodo è stato evidenziato un movimento entro il settore sud-orientale della frana, caratterizzato da velocità variabili tra circa 0.03 mm/h e 0.1 mm/h. Contemporaneamente sono stati osservati e confermati i movimenti da due fessurimetri (Figura 3) e dalla colonna inclinometrica della rete di monitoraggio posta in opera dalla società FIELD s.r.l. per conto della Provincia di La Spezia. Ma ancora più significativa è stata la comparazione fra gli spostamenti ed i dati pluviometrici registrati nella stazione di Castagnola, strumenti che fanno parte del sistema di monitoraggio convenzionale ancora attivo nella località (almeno fin quando lo consentiranno gli stanziamenti regionali). In realtà dopo il riscontro dell accelerazione del movimento verso valle della frana è stato deciso di mantenere in opera anche il radar a terra, soprattutto persistendo le condizioni di intensa e durevole piovosità. Conseguentemente è stata anticipata la terza campagna di monitoraggio dello schema periodical check in modo da seguire in continuità l evoluzione del movimento. Il 23 febbraio 2009 è stato nuovamente installato il sistema GB-InSAR che ha monitorato in continuo fino al 2 marzo I risultati ottenuti dalle misure GB-InSAR hanno evidenziato come le deformazioni abbiano interessato omogeneamente tutto il settore sudorientale della frana, con velocità medie superiori a 0.05 mm/h (pari a 1.2 mm/giorno). Ancora, le serie temporali degli spostamenti registrati dal sistema GB-InSAR di alcuni punti ritenuti significativi hanno palesato come i tassi di deformazione si siano mantenuti costanti durante tutto il periodo di monitoraggio compreso tra l 11 febbraio ed il 2 marzo Più in particolare, è stato possibile identificare un settore orientale caratterizzato da velocità di circa 2.25 mm/giorno ( m/s) ed uno occidentale caratterizzato da velocità minori pari a 0.55 mm/giorno ( m/s). infine è evidente come il marcato incremento di velocità registrato a partire da gennaio 2009 possa essere correlato alle precipitazioni che hanno superato gli 850 mm in circa 4 mesi ed abbia incrementato i trend di spostamento anche degli strumenti tradizionali presenti in zona (inclinometri e fessurimetri). I risentimenti diretti sulla rete stradale della Provincia Passeremo ora in rassegna alcuni fenomeni significativi che hanno interessato la rete stradale gestita dalla Provincia e che hanno impegnato per lunghi mesi tutto il personale tecnico dedicato, sia in fase di emergenza che di intervento in somma urgenza che, infine, di progettazione dei successivi interventi di ripristino o messa in sicurezza, in qualche caso, anche dei versanti incipienti. La frana in località Bozzantina (Strada Provinciale n. 17 della Val Graveglia). Si tratta di una criticità di versante che periodicamente si ripresenta. Dal punto di vista geologico, lungo il versante sono affiorano i terreni Pliocenico (?) Pleistocenici della paleovalle di Pian di Barca (Sintema di Pian di Barca) costituiti da conglomerati alluvionali polimodali, intensamente alterati, con elementi prevalentemente arenacei di diametro massimo fino ad un metro, generalmente amalgamati. In particolare, in corrispondenza del versante (collassato) a monte della strada, il grado di alterazione è tale che il complesso alluvionale appare generalmente sciolto ed assimilabile a ciottoli di dimensioni da decimetriche a metriche immersi in una matrice sabbioso fine limosa e diffusamente impregnati di acqua. Pochi metri più a monte della nicchia di distacco riattivatasi durante l ultimo evento di frana, ed al limite del terrazzo morfologico (ma ad evidente modificazione antropica) edificato, si materializza il contatto tettonico (per faglia) con la Formazione delle Arenarie di Monte Gottero (argot).

13 13 Nel caso specifico non è corretto parlare di rimobilizzazione di un precedente fenomeno franoso poiché, seppure il versante incipiente sulla Strada Provinciale n. 17 sia stato oggetto in passato di almeno altri due fenomeni analoghi (1995 e 2004), era sempre stato provveduto al disgaggio radicale, alla protezione della carreggiata (prima con un muro al piede del versante, poi con il sopralzo e la tirantatura del medesimo) ed alla risistemazione della porzione compresa fra il muro e la scarpata principale (con rimodellazione ed imposta di viminate). Durante tutti i sopralluoghi eseguiti a seguito delle nuove manifestazioni di instabilità (febbraio 2004, 2008 e gennaio 2009) è stata ricostruita e confermata la ricorrente meccanica ed il relativo complesso di concause che hanno determinato il rilascio delle successive frane riferibili alla tipologia del colamento di fango di Varnes. In particolare, oltre all innesco imputabile alle piogge particolarmente intense e prolungate, il fattore predisponente principale è stato il grado di imbibizione del deposito sciolto indotto dalla presenza di una risorgiva in corrispondenza del ciglio di distacco, mai captata e deviata, e soprattutto dallo scarico diretto nel terreno delle gronde dei pluviali dell edificio immediatamente a monte del coronamento. Conferma definitiva di tale diagnosi sono i due fotogrammi (Figura 4) dei voli aerofotografici del 1974 e del 1995 dai quali si evidenzia come la Strada Provinciale n. 17 sia stata interrotta dal primo mud folw (che insieme ai fenomeni successivi, complessivamente, hanno mobilizzato circa mc di materiale su una superficie di circa 500 di mq) rilascatosi solo a seguito della costruzione dell edificio posto a monte, per altro oggi non ancora terminato. La frana in località Capoluogo del Comune di Maissana (Strada Provinciale n. 52, Torza Tavarone Maissana). Anche in questo caso, come nel precedente, si è trattato di un vasto movimento di versante che ha completamente ostruito la carreggiata stradale, trascinando nel colamento della potente coltre sciolta superficiale (mud flow) disposta su uno zoccolo di substrato argilloscistoso (Formazione degli Scisti della Val Lavagna; Marroni e Meccheri, 1990), alberi e muretti reggifasce. In realtà la coltre sciolta superficale presente lungo il versante a monte della strada è il risultato dell accumulo e della sovrapposizione di diversi vasti e potenti corpi di antica frana (paleofrane) litologicamente, geneticamente e cronologicamente riferibili ad almeno due differenti tipologie di eventi successivi, dei quali il secondo caratterizzato, a sua volta, da scorrimenti più o meno coevi che si sono sovrapposti, completamente o parzialmente, al primo. Nel complesso le differenti paleofrane coprono una superficie totale di mila mq ed assommano ad un volume complessivo, stimato, di mila mc, dei quali si è liquefatta, durante l evento descritto, una porzione estremamente modesta (circa mq) e corticale (circa mc di materiale). La prima delle almeno due fasi riconoscibili è da riferire al più antico e violento fenomeno di frana. Si tratta di un corpo detritico, apparentemente oggi sub-tabulare, di spessore compreso fra 3 e 5 metri, che riposa direttamente sul bed rock in facies di Scisti della Val Lavagna. È costituito da matrice essenzialmente argilloso siltosa bruna con abbondante scheletro compreso nelle pezzature da ghiaia a blocchi di dimensione fino al mezzo metro cubo, di prevalenti diaspri, ma anche di Calcari a Calpionelle e, meno frequenti, Arenarie di Monte Gottero ed ofioliti in facies di microgabbri e ferrogabbri. Un elemento originale della struttura morfologica dei clasti è il diverso grado di elaborazione che caratterizza i differenti elementi litologici: poco elaborati ed a spigoli sub-arrotondati i diaspri, che si raccolgono nelle pezzature fino a ciottoli, e molto elaborate, arrotondate, le altre litologie e, soprattutto, i ciottoli arenacei ed ofiolitici: aspetto che può essere indice di un trasporto più prolungato o della rimobilizzazione di materiale precedentemente colluviato oppure, infine ma non ultimo per importanza, di elementi rielaborati per uso antropico in epoca preistorica. Molto più potenti ed estesi sono risultati i corpi detritici appartenenti alla seconda tipologia di deposito, che costituisce i quattro corpi di antiche frane, per altro non del tutto stabilizzati.

14 14 Figura 4 - Stralcio del fotogramma 551, volo 15 ripreso nel 1974 dal quale si evince la presenza della Strada Provinciale n. 17 precedentemente alla costruzione dell'edificio sul mappale 58, foglio 2 del Comune di Riccò del Golfo (a) e stralcio del fotogramma 1183, volo 30 ripreso nel 1995 dal quale si evince la presenza dell'edificio sul mappale 58, foglio 2 del Comune di Riccò del Golfo e la traccia evidente della frana che ha interessato il versante compreso fra l edificio medesimo e la Strada Provinciale n. 17 (b).

15 15 Innanzitutto è evidente come questi ricoprano quello descritto in precedenza, caratterizzato dalla presenza di diaspri ed ofioliti, e pertanto gli siano cronologicamente successivi. Ad ulteriore conferma della differenza genetica e di provenienza di questi corpi maggiori è la monogenicità composizionale dei calsti (scheletro grossolano in ciottoli e grossi blocchi fino a metrici di calcari scuri del tipo a Palombini). Solo sporadicamente si ravvisano elementi bianchi di Calcari a Calpionelle ed occasionali elementi di diaspro. In sede di perforazione dei fori drenanti (eseguita con metodologia a distruzione di nucleo) è stato verificato che il piede del corpo detritico in corrispondenza del quale si è verificato l ultimo fenomeno di frana (riattivazione parziale) raggiunge la potenza di una decina di metri. La risistemazione del corpo di frana, iniziata immediatamente con proceduta di somma urgenza a causa della completa interruzione della Strada Provinciale, ha creato non pochi problemi per la continua ed irrisolvibile (anche mediante drenaggi profondi) impregnazione idrica connessa a scorrimenti sottocutanei emergenti in distribuite scaturigini variamente localizzate. Se in prima analisi detta situazione è stata interpretata come il risultato della intensa e prolungata crisi meteorologica, il perdurare della saturazione e dei conseguenti stillicidi di piccoli colamenti ancora durante i mesi successivi, aciutti, ha condizionato la ricerca di ulteriore e differente concausa. L unica circostanza, precedentemente trascurata per la oggettiva distanza dalla frana che la faceva ritenere ininfluente, poteva essere rappresentata solo dallo scarico degli sfioratori di troppo pieno di due grossi serbatoi (uno di servizio all acquedotto del Comune di Maissana ed uno di un acquedotto consortile agricolo), che riversavano non meno di 4 l/sec in un valletto prossimo, ma esterno, al dissesto. Le notevoli lontananza e dislivello fra i punti di immissione (tombino di sottopasso stradale) ed emergenza (ciglio di distacco ed arretramento attivo della frana) avevano consentito di sottovalutare un rapporto diretto fra le due situazioni che, al contrario, è stato confermato ed inequivocabilmente comprovato dall emersione, dopo sole 22 ore, in corrispondenza delle emergenze idriche alla testa della frana, del tracciante (Fluoresceina sodica) immesso nel punto di scarico dei due troppo pieno (Figura 5). Ancora una volta la ricostruzione dettagliata del modello geologico locale, convenientemente esteso e l utilizzo di indagini dirette, hanno rivelato come la strada provinciale sia stata oggetto e non causa del dissesto di versante. La frana in località Fornello del Comune di Rocchetta Vara. Esempio di colamento di fango (mud flows di Varnes) ancora più tipico è quello che si è manifestato lungo la Strada Provinciale n. 60 Cavanella Vara-Veppo in località Fornello del Comune di Rocchetta Vara e che ha coinvolto mc di materiale completamente liquefatto. Bisogna premettere che, dal punto di vista geologico, l area è inserita nel dominio della Formazione delle Arenarie del Monte Gottero costituite da strati e banchi di arenarie massive medio-grossolane e turbiditiche a grana mediamente fine, variamente alternate a strati di argilliti e siltiti nerastre o violacee e che lo stato di conservazione dei litotipi, soprattutto di quelli più consistenti, arenacei, è apparso profondamente compromesso, con vasti affioramenti di materiali intimamente disaggregati e di spessore anche rilevante. Le prolungate piogge dell inverno hanno ulteriormente degenerato le caratteristiche geotecniche della roccia producendo la forte imbibizione della fase sciolta. In reltà oltre alla pioggia battente hanno sortito amplificazione dell effetto finale anche le copiose acque ruscellanti lungo la carreggiata, non più contenute completamente nelle canale di scolo, e le frequenti emergenze idriche non completamente recapitate negli impluvi secondari. Effetto derivato è stata l imbibizione dei materiali che ha indotto la fluidificazione della coltre sciolta, essenzialmente sabbiosa fine con poco scheletro, la quale si è recapitata sulla carreggiata inferiore producendo, fra l altro, lo scalzamento della carreggiata superiore (Figura 6).

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