Chiodi, martelli e conigli verdi

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1 Xxxx Xxx Arte e scienza: una collaborazione curiosa e talvolta difficile tesa ad ampliare gli orizzonti della nostra conoscenza Chiodi, martelli e conigli verdi di Silvia Casini Potrà sembrare un paragone ardito, ma in ambito lavorativo l artista e lo scienziato sono accomunati in primo luogo dall uso della fantasia. Così come l arte moderna reinventa oggetti della quotidianità e persino rifiuti facendone opere, più o meno concettuali, che allietano i nostri sensi, così, oggi, la scienza porta le sue tecnologie fuori dal laboratorio, applicandole ad altri settori dello scibile umano in maniera prima impensabile. Ecco un curioso esempio di collaborazione tra arte e scienza. The Free Universal Construction Kit di Golan Levin e Shawn Sims.

2 Tra due culture Arte e scienza Arte, scienza, impresa: nasce Arscientia In senso orario: un particolare di Skull II, specchio di bronzo ricavato da risonanza magnetica; fotografia di Skull II, monolite in bronzo, scultura di Marc Didou; immagine tratta dal film Weighing... and Wanting di William Kentridge, cortesia del Museo di Arte Contemporanea di San Diego; immagine sagittale del cervello ottenuta tramite risonanza magnetica. Il neuroscienziato Steven Rose sostiene che quando stringiamo tra le mani un martello, ogni cosa finisce per sembrare un chiodo: l uso che facciamo dello strumento, cioè, plasma il mondo e talvolta semplifica in modo riduttivo la nostra percezione di esso (Rose, 2005). Questo esempio facilmente intuibile è esteso da Rose a tutti quegli strumenti che fanno parte della quotidianità dello scienziato all interno di un laboratorio. Si pensi a una tecnologia complessa proveniente dall ambito biomedicale, la risonanza magnetica nucleare (RMN), capace di generare immagini che permettono di accedere in modo non invasivo alla morfologia e fisiologia del corpo umano, cervello compreso. La RMN viene usata per scopi di ricerca o diagnostico-terapeutici: le immagini prodotte sono perciò interpretate come prove di una condizione di normalità o deviazione rispetto alla norma. Cosa accadrebbe se, contrariamente all uso prescritto, togliessimo quello stesso strumento dal suo contesto originario e lo usassimo in maniera alternativa all uso abituale? Nella maggior parte dei casi, questo è il punto di partenza per avviare esperimenti a cavallo tra arte e scienza. Un utilizzo diverso delle tecnologia della risonanza magnetica e delle immagini prodotte è, per esempio, al centro di alcuni progetti avviati da numerosi artisti, più o meno noti a livello internazionale. Alcuni hanno utilizzato la RMN per ripensare il loro modo di fare scultura (Marc Didou), altri hanno usato la tecnologia e le immagini per indagare questioni legate all identità personale e alla pratica del ritratto (Justine Cooper, Angela Palmer, Suzanne Anker), alcuni, infine, hanno utilizzato le immagini della RMN per esplorare 5 n.28 Dicembre 2012 la corrispondenza tra paesaggi esterni e interiori (William Kentridge). Nella scienza odierna, gli strumenti tecnologici giocano un ruolo fondamentale non solo nella pratica quotidiana del laboratorio, ma anche nella elaborazione delle teorie scientifiche, al punto che è usuale parlare di tecno-scienza. Questo termine è stato coniato alla fine degli anni Settanta dal filosofo belga Gilbert Hottois e poi approfondito criticamente da sociologi della scienza come Bruno Latour e dalla filosofa femminista Donna Haraway, autrice del famoso Manifesto Cyborg (1985). Negli ultimi anni, tecnologie anche molto diverse tra loro stanno convergendo: un esempio sono le nanotecnologie a cui lavorano non soltanto scienziati di ambiti disciplinari diversi (chimici, fisici, biologi, ingegneri ecc.) ma anche esperti delle scienze umane e sociali (filosofi, sociologi, bioeticisti). La conoscenza scientifica sempre più specialistica e le innovazioni tecnologiche mettono l umanità di fronte a sfide (e, talvolta, vere e proprie controversie) che riguardano la salute, l ambiente, l economia, il corpo umano, la relazione tra le persone. Per affrontare queste sfide non basta il sapere scientifico da solo, né quello umanistico-artistico. Questo è il terreno da cui nasce Arscientia - Arte, Scienza e Impresa, una nuovo format, creato da due aziende veneziane, Picapao e Fondaco, per incrociare i territori di arte, scienza e impresa e apprezzarne le potenzialità d innovazione. Attraverso un concorso a premi e momenti di dialogo su tendenze e scenari tra arte e scienza, si vuole esortare i giovani creativi a credere nelle proprie idee e a strutturarle perché diventino progetti reali. Arscientia si sviluppa attraverso due formule principali: i Dialoghi a Venezia e gli Eventi in diverse città del Nordest. Nei Dialoghi si conversa con i creativi (scienziati, impren-

3 Particolare dell installazione opera frutto della collaborazione tra l artista Victoria Vesna e lo scienziato esperto di nanotecnologie James Gimzewski. ditori, artisti locali e internazionali) nella prestigiosa cornice dell Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti di Venezia. Negli Eventi, che si svolgono a Treviso, Vicenza, Verona e Trieste nelle filiali di Veneto Banca, sponsor principale del progetto, ci si mette alla prova in prima persona grazie a un business game e ci si prepara al meglio per partecipare al Premio Arscientia. Una collaborazione storica L esistenza di un rapporto tra arte e scienza non desta sorpresa né costituisce una caratteristica unica del nostro tempo, nonostante un certo scetticismo da sempre accompagni i tentativi di dialogo tra i due saperi. The two cultures (Le due culture) fu il titolo dato alla Rede Lecture pronunciata a Cambridge nel 1959 da Charles Percy Snow, scienziato e scrittore britannico. In quella circostanza, Snow circoscrisse le sue considerazioni alla scienza e alla letteratura, tralasciando le arti, sottolineando quanto la cultura letteraria del suo tempo fosse ignorante di scienza e come ciò costituisse una sorta di vanto per gli intellettuali umanisti. In seguito alle reazioni polemiche suscitate dalla sua prima conferenza, dopo qualche anno egli ipotizzò - senza spiegare in che cosa di fatto consistesse - una terza cultura capace di favorire il dialogo tra scienziati e letterati. Oggi l espressione le due culture è entrata nel vocabolario comune per designare sia la scienza che le arti, intese in senso ampio. Per comprendere la situazione attuale, è utile inquadrare storicamente la relazione tra arte e scienza. Solo dal 1800 in poi arte e scienza sono diventate due ambiti di sapere autonomi. Prima di allora, arte e scienza, pur essendo due attività distinte, condividevano lo stesso orizzonte epistemologico. La scienza, infatti, non costituiva un campo di sapere a sé stante, ma coincideva con la filosofia naturale, come ha sottolineato Pickstone (2000). L arte faceva a sua volta parte della filosofia naturale come testimoniano, per esempio, il trattato De humani corporis fabrica redatto nel 1543 da Vesalius, anatomista fiammingo, le cui dissezioni e descrizioni del corpo umano contribuirono a gettare le basi della anatomia moderna. Le incisioni su legno delle tavole anatomiche di Vesalius, che coniugano precisione scientifica, valore estetico e rimandi allegorici, sono forse il primo frutto tangibile della collaborazione tra artisti e scienziati. Nel Rinascimento, 6 n.28 Dicembre 2012

4 Goccia di ferro fluido del diametro di 3 cm su superficie di vetro e foglio di carta gialla, sette magneti sotto al foglio danno forma alla goccia. [Immagine: foto di Felice Frankel] architetti, artisti e umanisti come Filippo Brunelleschi, Leonardo da Vinci e Leon Battista Alberti si confrontano in modo sistematico soprattutto con la scienza della percezione visiva, come testimoniano le loro opere, in cui è evidente l impiego della prospettiva e di macchine per la visione. È a partire dalla seconda metà dell Ottocento che arte e scienza si affermano come due distinte modalità di approccio al mondo e conoscenza dello stesso. La concezione romantica dell art pour l art e il periodo delle avanguardie storiche di inizio Novecento hanno sì permesso alle arti di coltivare la ricerca dell originalità e dell indipendenza più radicali, ma le hanno allontanate dalla scienza che, sola, vanta un primato di tipo epistemologico. In questo periodo, infatti, è alla scienza che si richiede di dare risposte efficaci alle questioni più urgenti. L arte, pur indispensabile in quanto attività culturale e capace talvolta di anticipare cambiamenti socio-politici, ha un ruolo conoscitivo marginale, offre cioè suggestioni e non soluzioni alle questioni che solo la tecno-scienza sembra in grado di affrontare: la spiegazione dei fenomeni fisici, il funzionamento del cervello e così via. A partire dal 1990, si sono moltiplicate iniziative sulla fertilizzazione tra scienza e arte: mostre, festival, borse di studio, percorsi di dottorato, collaborazioni tra scienziati e artisti. Nel 1998 venne creato nel Regno Unito il NESTA, il Fondo Nazionale per la Scienza, la Tecnologia e l Arte; l anno successivo fu creato il consorzio arte-scienza. Il rapporto Immaginazione e Comprensione pubblicato nel 2001 mostra, dati alla mano, come la separazione tra arte, scienza ed educazione sia causa di rallentamento economico, incoraggiando perciò progetti di collaborazione tra artisti, scienziati e università capaci di produrre risultati innovativi. Gli artisti nel laboratorio Nasce così una categoria di artisti che lavora a stretto contatto con gli scienziati nei laboratori di ricerca, utilizzando la strumentazione scientifica messa a disposizione. Gli anglosassoni, i primi a promuovere queste collaborazioni, li definiscono come artists in the lab. Essi collaborano con gli scienziati spinti da motivazioni diverse che qui possiamo provare a riassumere. Innanzitutto, entrare nel laboratorio di uno scienziato è l unico modo per poter accedere a strumenti e immagini altrimenti non facilmente disponibili. Le immagini svolgono un ruolo sempre più importante nella routine degli scienziati, al punto che si è parlato di una svolta visiva della scienza a partire dal Questo accade anche quando non di immagini vere e proprie si tratta, quanto piuttosto di modelli capaci di descrivere fenomeni scientifici non percepibili a occhio nudo. Lo storico dell arte James Elkins, uno dei primi a interessarsi della relazione tra arte e scienza, sostiene che oggi le immagini più interessanti sono create dagli scienziati e non dagli artisti, portando come esempio le immagini ottenute dai microscopi a forza atomica o a scansione di sonda utilizzati nelle nanotecnologie. In secondo luogo, le opere nate da una collaborazione tra artisti e scienziati possono sviluppare nel pubblico non soltanto una migliore comprensione di alcuni fenomeni scientifici, ma anche una riflessione critica circa le implicazioni sociali della ricerca scientifica. Infine, una delle ragioni del successo di queste sinergie consiste nella fragilità del singolo nell affrontare le sfide e la complessità dei problemi del nostro mondo sotto la spinta della tecnologia. Da un lato, nel laboratorio l attenzione si concentra su dettagli singoli e il procedere scientifico per ipotesi da verificare con esperimenti ben definiti può ridurre la tensione artistica generata dal confronto con la complessità del mondo. Dall altro, la collaborazione con l artista aiuterebbe lo scienziato a esplorare metodi ibridi e addirittura a mettere in discussione il sistema sperimentale medesimo. Grazie alla collaborazione con gli artisti, infatti, gli scienziati possono sperimentare uno spazio di 7 n.28 Dicembre 2012

5 Tra due culture Arte e scienza Fotografia di Patrick Bolger, particolare dell installazione Hyperbolic Crochet Coral Reef creata da Margaret Wertheim, cortesia della Science Gallery Dublin. 8 libertà lontano dal rigoroso, e sovente necessario, processo di scrutinio scientifico. Gli artisti indicano nuovi comportamenti, applicazioni inattese capaci di mettere in discussione l oggetto di indagine del sistema sperimentale stesso. Il metodo scientifico è un sistema chiuso e delimitato, adatto alla semplificazione di fenomeni complessi da analizzare, ma esso, al tempo stesso, deve sempre poggiare sull orizzonte epistemologico di altri sistemi e sfondi che potrebbero contribuire a ridefinire l oggetto dell esperimento e, di conseguenza, il metodo con cui viene studiato (Rheinberg, 1997). È opportuno sottolineare come alcuni di questi artisti nel laboratorio non vogliano essere definiti tali, poiché convinti che arte e scienza siano e debbano rimanere distinte. Suggerire che l arte e la scienza siano correlate potrebbe risultare pericoloso. Le immagini scientifiche possono essere molto belle e probabilmente artistiche, ma non sono arte, e l arte non è scienza sostiene la fotografa scientifica americana Felice Frankel, le cui immagini ricche di dettagli, quasi tattili, hanno conquistato le copertine di prestigiose riviste scientifiche tra cui Nature e Scientific American. Sostenere lo sviluppo di collaborazioni tra arte e scienza non significa, tuttavia, cancellare le specificità e metodi di que- n.28 Dicembre 2012 sti saperi. Significa piuttosto essere aperti alla possibilità che da queste collaborazioni nascano processi e prodotti non facilmente identificabili come scienza o come arte, dei veri e propri ibridi, insomma. La Science Gallery del Trinity College di Dublino, diretta da Michael John Gorman e il Le Laboratoire di Parigi, fondato nel 2007 da David Edwards con la collaborazione dell Università di Harvard, sono due fiori all occhiello nell ambito della sperimentazione tra scienza, arte e, talvolta, impresa. Entrambi sono spazi di incontro e progettazione culturale condivisa dove professionisti di ambiti diversi lavorano a stretto contatto per arrivare a mostre e prodotti finiti. Alcune creazioni sono state brevettate, è il caso di Le Whif, definito da Edwards come un approccio nuovo e delizioso al cibo, un fischietto-aereosol per degustare gli alimenti respirandoli. Esempi eclatanti di prodotti e processi ibridi sono quelli provenienti dalla ricerca genomica che offre agli artisti la possibilità di lavorare con materiali e tessuti viventi. Nel 2000 il brasiliano Eduardo Kac realizza un coniglio con un gene di medusa, GFP Bunny, che diventa verde se esposto a un certo tipo di luce e che costituisce uno dei primi esempi di arte transgenica, ossia la creazione di un essere vivente organico, totalmente artificiale, a scopi artistici (P. L.

6 Particolare dell installazione per la mostra dedicata a Le Whif al Le Laboratoire, Paris. Fotografia dello spray al cioccolato Le Whif inventato da David Edwards, sfrutta la tecnologia dell aerosol e assomiglia a un fischietto. Capucci). Il coniglio verde di Kac è solo una delle creazioni realizzate da un esponente della BioArt, o arte transgenica. Esistono infatti sempre più centri specializzati nel binomio arte/biotecnologia: SymbioticA, ad esempio, fondato da Oron Catts e Ionat Zurr presso la University of Western Australia, opera all interno della facoltà di anatomia e biologia umana e organizza residenze per artisti, scienziati e filosofi. A sottolineare l importanza della collaborazione tra professionisti diversi è Paola Antonelli, senior curator del dipartimento di Architettura e Design del MoMa di New York che nel 2008 ha ospitato la mostra Design and the Elastic Mind: La maggior parte dei biodesigner non corrisponde alla figura dello scienziato pazzo che, in emulazione di Dio, si impegna a creare un nuovo essere, personificazione dell imminente scontro finale: alcuni lavorano con organismi visibili come piante e animali, altri con batteri e cellule, altri ancora perseguono la creazione di nuovi sistemi viventi manipolando il Dna. Nessuno di loro, tuttavia, opera da solo in una terra di nessuno dell etica, preferendo lavorare in gruppo e far parte di team che comprendono fisici, matematici, tecnici informatici, ingegneri, chimici e specialisti in bioetica. A volte anche economisti e filosofi. Il collettivo SymbioticA sostiene ed ospita, tra gli altri, Tissue Culture, un progetto artistico di ricerca sull uso delle tecnologie del tessuto organico come mezzo per una nuova espressione artistica e come strumento per migliorare la qualità della vita. Per descrivere i loro strumenti di lavoro, Catts e Zurr hanno coniato il termine semi-vivente. Se le cose di cui ci circondiamo ogni giorno fossero nello stesso tempo prodotti ed entità viventi, in crescita, cominceremo ad assumere un atteggiamento più responsabile nei confronti del nostro ambiente, e a tenere a freno il nostro consumismo distruttivo afferma l artistico duo. Ciò detto, molti esperimenti del nostro tempo nati dalla collaborazione arte-scienza in realtà non influiscono o non lasciano tracce durature sulla pratica dell artista o su quella dello scienziato. Troppo spesso collaborazioni di questo tipo non si sviluppano in esperienze autonome e vitali - scientifiche o artistiche - indipendenti da risultati commerciali e scientifici o, in caso affermativo, quei risultati non sono facilmente rintracciabili al di fuori di mostre o simposi temporanei (Dorfles, 2001). L osservatore aggiunto L osservatore-aggiunto (dall espressione inglese attached-observer) - una professionalità presa dall antropologia e dalla ricerca etnografica sul campo - rappresenta il tentativo di comprendere il processo e non solamente i risultati di queste collaborazioni. L introduzione di un terzo agente tra l artista e lo scienziato ha il merito di focalizzare l attenzione sulle forme della collaborazione stessa non solo in maniera retrospettiva, ma mentre la collaborazione è in corso nel laboratorio (Leach, 2006: ). Le parole chiave sono processo - non risultato - e interazione tra le persone coinvolte. L osservatore-aggiunto agisce da testimone e a volte anche da partecipante al progetto: stimola le domande, mette in discussione l interazione stessa, esplora nuove possibili direzioni di ricerca per l artista e per lo scienziato come singoli, una volta conclusa la collaborazione a un progetto specifico (Mandelbrojt, 1994). Come afferma l antropologo sociale James Leach: quelle nuove direzioni, forse più di qualsiasi risultato fisico finito, sono un prodotto genuino della collaborazione, impensabile senza il rapporto particolare tra i partecipanti (2006: 449). Arte e scienza: le nuove sfide Il dibattito che sta infervorando le discussioni tra lettori e autori della rivista Leonardo - The Journal of Art, Science and Technology del gruppo SEAD (Network for Sciences, Engineering, Arts and Design) riguarda le sfide che dovranno affrontare quanti vogliano esplorare il territorio di intersezione tra arte e scienza e cimentarsi in prima persona con un progetto o una ricerca in questo settore. Tra gli italiani che partecipano al dibattito (pochissimi, per la verità), vi è Michele Emmer, insigne matematico e regista, autore di numerosi libri che esplorano i concetti di spazio e forma tra scienza e arte. Queste sono alcune delle sfide più urgenti, in rigoroso ordine sparso: 9 n.28 Dicembre 2012

7 Piccola biblioteca per orientarsi tra arte e scienza ARENDS, BERGIT and THACKARA, DAVINA. (Eds.) Experiment: Conversations in Art and Science. London: Wellcome Trust. DORFLES, GILLO Ultime Tendenze nell Arte Oggi: dall Informale al Neo-Oggettuale. Milano: Feltrinelli. EDE, SIÂN Art and Science. London: I.B. Tauris & Company. EDWARDS, DAVID Artscience. Creativity in the post-google Generation. Harvard University Press. ELKINS, JAMES Six Stories at the End of Representation. Chicago: Chicago University Press. EMMER, MICHELE Visibili armonie. Teatro, cinema, arte, matematica. Bollati Boringhieri. LEACH, JAMES Extending Contexts, Making Possibilities: An Introduction to Evaluating the Projects. Leonardo MANDELBROJT, JACQUES Art and Science: Similarities, Differences and Interactions. Leonardo RHEINBERGER, HANS-JÖRG Experimental Complexity in Biology: Some Epistemological and Historical Remarks. Philosophy of Science. December Supplement ROSE, STEVEN The 21st Century Brain. Explaining, Mending and Manipulating the Mind. London: Jonathan Cape-Random House. SNOW, CHARLES P The Two Cultures. Cambridge: Cambridge UP. Fotografia di GFP Bunny, opera d arte transgenica realizzata da Eduardo Kac mediante una mutazione sintetica del gene GFP della fluorescenza della medusa Aequorea victoria. Il coniglio albino, se esposto a una luce particolare, diviene verde fluorescente. 1. La valutazione delle collaborazioni tra artisti e scienziati. Quando è possibile giudicare se una collaborazione ha avuto successo o meno? È sempre necessario arrivare a un risultato, a un opera finita, oppure è meglio concentrarsi sul processo, sulla collaborazione nel suo svolgersi? Qui entra in gioco la necessità di valutare le collaborazioni stesse senza irrigidirle in un protocollo e garantendo la massima libertà di sperimentazione e creazione. 2. Il ripensamento del sistema formativo nella sua totalità. L innovazione pedagogico-educativa riguarda l insegnamento interdisciplinare e le diverse modalità di apprendimento. In Italia, per esempio, dalla Riforma Gentile del 1932 la separazione tra sapere umanistico e scientifico continua a prevalere nei programmi formativi della scuola dell obbligo e della formazione universitaria. Anche quando ciò non dovesse accadere - esistono, infatti, alcuni programmi di dottorato inter-disciplinari - i concorsi accademici per ricercatori sono promulgati seguendo rigorosamente i settori disciplinari. 3. Il ruolo dell impresa nei progetti tra arte e scienza nella situazione di crisi globale economico-sociale. L impresa deve semplicemente esercitare un ruolo di facilitatore e sostenitore di questi progetti (principalmente attraverso sponsorizzazioni), oppure è possibile un ripensamento delle modalità di fare impresa grazie allo sviluppo di collaborazioni tra arte e scienza? 4. Proprietà intellettuale e diritti d autore. Le scienze, l ingegneria, l arte, il design e le discipline umanistiche hanno sviluppato approcci molto diversi tra loro per affrontare il nodo della proprietà intellettuale, dei diritti d autore, dei brevetti. A volte queste diversità d approccio possono causare ostacoli alla condivisione delle informazioni se non, addirittura, controversie vere e proprie. Una delle questioni più annose riguarda l attribuzione della proprietà intellettuale ai fini di eventuali applicazioni commerciali e dell individuazione di criteri per promuovere o meno la carriera lavorativa dei singoli all interno delle organizzazioni di appartenenza. Lasciando al lettore il compito di riflettere su queste piccole grandi sfide, ritorniamo, in conclusione, all affermazione di Rose che ha aperto questo articolo: se abbiamo in mano un martello, tutto ci apparirà più o meno in termini di chiodo. Se l utilizzo artistico di uno strumento scientifico non è di per sé in grado di conservare la complessità del fenomeno investigato, tuttavia, le collaborazioni tra artisti e scienziati potrebbero risultare un modo efficace per stringere in mano il martello senza ridurre il mondo a un semplice chiodo. Silvia Casini Coordinatore scientifico progetto Arscientia Picapao srl 10 n.28 Dicembre 2012

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