LE TEORIE ECONOMICHE

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1 L INTERNAZIONALIZZAZIONE NELLE TEORIE ECONOMICHE Barbara Francioni LE TEORIE ECONOMICHE Teorie del commercio internazionale Teorie degli investimenti diretti all estero

2 LE TEORIE DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE Concentrano l attenzione sui flussi del commercio internazionale, ponendo al centro delle proprie riflessioni la ricerca delle cause che giustificano l esistenza di tali flussi commerciali Le origini della teoria vengono fatte risalire al pensiero mercantilista DOTTRINA MERCANTILISTA (XVI-XVIII sec.) Dottrina economico-nazionalista che mirava a promuovere l intervento dello Stato. La ricchezza era identificata con la quantità di metalli preziosi (oro e argento) Lo strumento per accrescere lo stock di metalli era la creazione di un saldo attivo della bilancia commerciale. Per conseguire tale attivo: misure di controllo degli scambi e sviluppo della produzione nazionale Limite: considera i vantaggi del commercio internazionale da un solo punto di vista: quello del singolo Paese

3 TEORIA VANTAGGI ASSOLUTI DI SMITH La ricchezza di un paese è da ricercare nel lavoro come unico fattore in grado di creare surplus Ogni paese esporta quei prodotti dove gode di un vantaggio assoluto rispetto ai concorrenti Principale limite: cosa succede se una nazione non ha vantaggio assoluto in alcuna produzione? Non esporta nulla, rimanendo esclusa dal commercio internazionale? Bene X Bene Y Costi unitari di produzione espressi in termini di lavoro Paese A 6 12 Paese B TEORIA VANTAGGI COMPARATI DI RICARDO (1817) Ogni paese esporta i beni che produce in modo relativamente più efficiente rispetto ad altri paesi Se ogni paese si specializzasse nella produzione di beni per i quali ha un vantaggio relativo, verrebbero prodotti più beni e aumenterebbe la ricchezza sia del paese compratore sia del venditore Differenza con Smith: anche se un paese avesse un vantaggio assoluto in più beni, ha convenienza a specializzarsi Limite: tiene conto solo del fattore lavoro Bene X Bene Y Costi unitari di produzione espressi in termini di lavoro Paese A Paese B 12 30

4 TEORIA DI H-O ( ) Ciascun paese esporta il bene la cui produzione richiede un impiego relativamente più intenso del fattore di cui il paese ha una dotazione relativamente più abbondante, mentre tende ad importare l altro bene Molte indagini empiriche hanno respinto la validità della teoria paradosso di Leontieff, sulle esportazioni degli USA LIMITI TEORIE TRADIZIONALI fattori di produzione immobili fra paesi mercati trasparenti omogeneità tra consumatori di paesi differenti imprese con identiche conoscenze e tecnologie inesistenza di barriere all entrata e di economie di scala concorrenza basata solo sul prezzo pieno impiego dei fattori produttivi NUOVE TEORIE introducono importanti fattori: progresso tecnico, capitale umano, effetti di reddito, strutture di mercato diverse dalla concorrenza perfetta

5 SCHUMPETER Lo sviluppo è una caratteristica tipica dell economia capitalistica, che è dinamica L'imprenditore innovatore introduce nuovi prodotti, sfrutta le innovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalità organizzative della produzione, ecc Nascita di una serie di teorie TEORIA DELLA DISPONIBILITA DI KRAVIS (1956) Ciascun paese importa quei beni che non sono disponibili sul proprio mercato L indisponibilità deriva da: risorse naturali inesistenti nel paese, beni che non possono essere prodotti all interno o potrebbero esserlo a costi proibitivi Il paese esporta quei beni di cui ha la disponibilità

6 TEORIA DEL GAP TECNOLOGICO DI POSNER (1961) I vantaggi economici di un innovazione sono correlati alla durata dell intervallo temporale durante il quale il settore innovatore ha una posizione di monopolio La durata di tale posizione dipende dalla differenza tra l imitation lag e il foreign demand lag Limiti: difficoltà nell identificazione degli intervalli, sottovalutazione della capacità di diffusione dell innovazione tecnologica, non spiegazione delle determinanti dell innovazione, considerazione dei soli fattori di offerta Foreign demand lag Imitation lag TEORIA DELLA DOMANDA RAPPRESENTATIVA DI LINDER (1961) Sposta l attenzione sui fattori di domanda Condizione necessaria ma non sufficiente affinché un prodotto sia potenzialmente esportabile è che vi sia una domanda interna per tale prodotto La gamma delle esportazioni potenziali è identica alla gamma delle importazioni potenziali o vi è inclusa. Quanto più simili sono le strutture della domanda di due paesi tanto più intenso è il commercio potenziale tra i paesi stessi Critiche: non viene spiegata la composizione merceologica dello scambio tra paesi; non è necessario un efficiente mercato interno per la competitività internazionale

7 TEORIA DEL CICLO DI VITA INTERNAZIONALE DEL PRODOTTO DI VERNON (1996) Pur essendoci uguali possibilità per le imprese dei paesi sviluppati di accedere alla conoscenza scientifica, non ci sono uguali possibilità che tali principi vengano applicati nella creazione di nuovi prodotti Il ruolo del mercato interno è fondamentale Suddivisione del ciclo di vita internazionale del prodotto in 3 stadi: 1. ricerca ed introduzione dell innovazione: produzione per il solo mercato interno 2. sviluppo e maturità del prodotto: esportazione e/o IDE 3. standardizzazione e declino del prodotto: produzione nei paesi a basso costo del lavoro Critiche: spiega solo l internazionalizzazione dei settori manifatturieri e si fonda su una innovazione tecnologica che è generata in un solo paese: gli USA LE TEORIE DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI ALL ESTERO Teorie che si propongono di spiegare le determinanti dei movimenti internazionali di capitale Suddivise in: 1. teorie degli IDE in caso di concorrenza perfetta 2. teorie degli IDE in caso di imperfezione dei mercati

8 TEORIE DEGLI IDE IN CASO DI CONCORRENZA PERFETTA Differenziali nei tassi di rendimento: l IDE è il risultato di un trasferimento di capitali da paesi a basso tasso di redditività a paesi ad alto tasso di redditività Diversificazione di portafoglio: l impresa viene influenzata dal rendimento e dal rischio; l IDE è una diversificazione internazionale del portafoglio aziendale LA TEORIA ECONOMICO-INDUSTRIALE DI HYMER (1976) Assumono importanza le strategie e la struttura dei mercati nello spiegare la decisione di effettuare un IDE Assegna all impresa l obiettivo di accrescere la propria quota di mercato e quindi il potere che ne consegue La necessità di crescere induce l impresa all internazionalizzazione attraverso IDE per sfruttare i vantaggi posseduti L IDE può aver luogo solo in presenza di imperfezioni di mercato Critica: la teoria non spiega perché un impresa sceglie di effettuare un IDE

9 TEORIA DELL INTERNALIZZAZIONE DEI MERCATI Richiama i costi di transazione di Coase (1937) e Williamson (1975,1985) ed è stata applicata all economia internazionale da Buckey e Casson (1976) Nei mercati perfetti non ci sono costi di transazione Nei mercati imperfetti elevati costi di transazione conducono le imprese ad internalizzare gli scambi in un unico ambito gerarchico. Quando il processo di internalizzazione supera i confini nazionali si origina l impresa internazionale Le multinazionali nascono con l obiettivo di ridurre i costi di transazione Limite: si concentra sulla riduzione dei costi e non sulle modalità di generazione di vantaggi competitivi IL PARADIGMA ECLETTICO DI DUNNING (1983) Sviluppa un approccio integrato che racchiude le 3 principali linee di pensiero in tema di IDE: la teoria dell economia industriale, dell internalizzazione e della localizzazione L impresa intenzionata a svilupparsi all estero deve valutare 3 fattori: 1. i vantaggi competitivi di proprietà (ownership advantages) 2. i vantaggi derivanti dall internalizzazione (internalization advantages) 3. i vantaggi localizzativi non trasferibili (locational advantages) Critica: essendo una sintesi di altre teorie non può essere considerata una vera e propria teoria

10 TEORIA DELLA RIVALITA OLIGOPOLISTICA DI KNICKERBOCKER (1973) L internazionalizzazione è un processo di reazione da parte delle imprese appartenenti ad un mercato oligopolistico all internazionalizzazione dell impresa leader Limiti: non spiega perché l impresa leader si internazionalizza e non considera altre modalità oltre l IDE Introduce considerazioni di natura strategica ai modelli di analisi dell internazionalizzazione delle imprese CONTRIBUTO DELLA SCUOLA GIAPPONESE DI KOJIMA (1978) E OZAWA (1979) Le imprese giapponesi che si internazionalizzano non hanno vantaggi tecnologici da proteggere ma ricercano in generale condizioni migliori rispetto a quelle del mercato d origine Modello dell IDE giapponese (trade-oriented) profondamente diverso dal modello statunitense (antitrade-oriented) Nella scelta del paese di destinazione dell IDE pesano le condizioni di politica industriale e l atteggiamento delle autorità nei confronti dei capitali esteri

11 LIMITI DELLE TEORIE ECONOMICHE TRADIZIONALI L internazionalizzazione è concepita come un capitolo della teoria dell espansione della grande impresa Mancata attenzione alle problematiche strategiche ed organizzative delle imprese che hanno intrapreso la via dello sviluppo internazionale Inadeguatezza delle teorie economiche tradizionali nell interpretare le reali strategie di sviluppo internazionale delle imprese Nuove linee interpretative, nuove aree d indagine e di ricerca che offrono una visione più ampia e dinamica dei processi di internazionalizzazione: es. la diffusione di nuove forme di internazionalizzazione come le joint venture

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