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1 Ipotesi di autoriforma del sistema BCC Contenuti essenziali 1) Premessa 2) Il modello proposto dal Governo 3) L idea di futuro da cui ripartire: le mutualità. Cosa significa mutualità oggi? 4) Contenuti essenziali di una proposta alternativa di autoriforma 1. Premessa Principi di fondo: - scelte autonome per chi è nelle condizioni di poterle fare e non imposte obbligatoriamente; - chi decide risponde; - le mutualità al centro del rilancio dell azione delle bcc. I tradizionali vantaggi competitivi delle banche di credito cooperativo che nel tempo hanno garantito sostenibilità e sviluppo - sono oggi messi duramente alla prova. Il contesto, sempre più complesso e insidioso, sembra indirizzato verso la logica della dimensione, della semplificazione e in ultima analisi dell'omologazione al modello capitalistico. Anziché orientarsi su comportamenti di fatto omologati, è necessario ripartire dalle caratteristiche distintive delle bcc, le mutualità. Le mutualità non sono una forma esteriore appiccicata per marketing ad una formula imprenditoriale che di fatto è la stessa rispetto al resto del sistema bancario, ma sono la sostanza di un azione realmente differente delle bcc. Un punto irrinunciabile di qualsiasi riforma/autoriforma è il principio di responsabilità, secondo cui il livello che decide, poi è chiamato a rispondere per le decisioni assunte. Meccanismi di delega e spossessamento dell autonomia non possono essere imposti in modo obbligatorio per legge, tanto più se lo spossessato continua ad essere responsabile e non ha leve su cui intervenire. L altro principio cardine di libertà e dello stato di diritto su cui necessariamente fare riferimento comporta che non è possibile imporre per legge qualsiasi soluzione vincolante o limitativa della libertà d impresa, intervenire d imperio sul patrimonio della bcc, che appartiene a livello intergenerazionale ai soci e ai territori, senza una pronuncia da parte delle assemblea dei soci, senza il consenso da parte della banca, soprattutto da parte di chi ha dimostrato nel tempo di avere le carte in regola, ha operato bene, presenta un quadro tecnico idoneo e svolge un azione incisiva, proattiva nei territori.

2 L'attuale assetto decentrato del Sistema delle Bcc italiane è sostanzialmente disallineato rispetto ai modelli integrati di credito cooperativo sviluppatesi nel resto dell'europa. La crisi economica, che ha colpito pesantemente le piccole imprese e le banche di riferimento, in particolare le Bcc, pone sul tavolo delle questioni. Il modello attuale, basato su principi di autonomia delle Bcc e di sussidiarietà delle strutture di secondo e terzo livello, va riaggiornato a un contesto diverso per assicurare la ripresa e lo sviluppo del credito cooperativo, al servizio delle economie e delle comunità, vero obiettivo finale di queste banche e per far fronte ad una serie di fattori critici quali: eccesso di costi ai diversi livelli del Sistema; scarsa (e lenta) capacità di adattamento al contesto che cambia; mancanza di poteri di intervento a fronte di comportamenti del management che mettono a rischio la stabilità delle singole Bcc e del Sistema in generale; supposte ridotte potenzialità di reperimento di capitali, data la natura cooperativa delle Bcc e il sottodimensionamento del Gruppo centrale; scarsa capacità di investimento a livello centrale per lo sviluppo di prodotti e servizi; carenza di strumenti di pianificazione che riescano a ottimizzare gli investimenti a livello centrale; diffuse difficoltà nel rispettare adeguati standard di qualità della governance aziendale. 2. Il modello proposto dal Governo Il Governo italiano ha predisposto una bozza di decreto-legge per la riforma del Credito Cooperativo improntata alla costituzione di gruppi cooperativi con capogruppo bancaria SPA. Uno o più gruppi verrebbero regolati da un contratto di dominio che vincoli la gestione delle Bcc sulla base di un potere di indirizzo, coordinamento e controllo da parte della capogruppo, pur mantenendo fermo il principio che sarebbero sempre le Bcc a detenere il controllo azionario (o una quota azionaria rilevante) della Capogruppo. La costituzione per legge di uno o più gruppi cooperativi, secondo l'impostazione governativa, presenta le seguenti criticità: perdita progressiva del rapporto con le piccole e medie imprese e in generale con i territori, per effetto della sostanziale perdita dell'autonomia delle Bcc. In gioco non ci sono solo di destini delle bcc, ma anche delle comunità locali e delle PMI, ossatura del sistema produttivo italiano, che più hanno pagato la crisi e che oggi hanno bisogno di un sostegno in forma più articolata del semplice finanziamento. Questo è il principale problema anche nell ipotesi del Gruppo Unico, oltre all arbitrio giuridico che verrebbe perpetrato e allo snaturamento dell identità cooperativa, determinato dall avere a capo una SPA, che intercetta capitali auspicabilmente pazienti, ma in realtà portatori di logiche non appartenenti alla cooperazione; rischio di una irrimediabile frammentazione del Sistema, qualora si avviasse la costituzione di più gruppi, soprattutto se ciò avvenisse al di fuori di una logica geografica;

3 probabile riduzione della capacità di servire la clientela tradizionale, con conseguente credit crunch a danno delle piccole imprese italiane; necessità di effettuare forti investimenti e un notevole sforzo organizzativo per rendere effettivi i poteri di indirizzo, coordinamento e controllo della\delle capogruppo; assenza di gradualità nel realizzare una riforma che stravolge l'assetto attuale del Sistema. 3. L idea di futuro da cui ripartire: le mutualità. Cosa sono le mutualità oggi? Le soluzioni organizzative adottate per la riforma del credito cooperativo non possono prescindere dall idea che si ha del futuro e del ruolo che le banche di credito cooperativo sono chiamate a svolgere nei territori dove operano. Ne sono una conseguenza, sono strumentali al raggiungimento dell obiettivo di fondo, non viceversa, pena lo snaturamento dell identità più profonda delle bcc e un fallimento sicuro, anche dal solo punto di vista dei numeri e della sostenibilità nel tempo. Il perno di una reale differenza, che dà senso compiuto all azione delle bcc, sono le mutualità. Ma cosa significa oggi mutualità? Significa sostenere a tutto tondo le imprese, soprattutto le piccole e medie imprese che rappresentano la quasi totalità della clientela, non solo dal punto di vista del finanziamento e dei servizi, ma delle questioni più strategiche per la capacità delle aziende di continuare a creare valore nel tempo. Significa reinstaurare un rapporto più diretto e trasparente con le imprese. Significa sostenere chi ha nuove idee imprenditoriali, selezionarle, stimolare le forze più attive di un territorio ad esprimersi al meglio. Significa accompagnare le imprese nei percorsi di internazionalizzazione, utilizzando anche contatti e relazioni sviluppate cooperando con altre esperienze di credito cooperativo nel mondo. Significa svolgere un ruolo proattivo, in modo trasversale per le imprese e per il sociale, tanto per fare meglio affari, quanto per affrontare bisogni nuovi o impostare dal basso un nuovo tipo di welfare di comunità. Significa avere una visione proattiva, intervenire direttamente nelle questioni che riguardano le comunità locali, per creare valore, utilità - o impedire che si distrugga o si disperda tanto nel settore economico delle imprese, che in quello sociale, culturale, ambientale. Significa far conoscere, far girare e mettere in contatto le migliori esperienze che i territori producono.

4 Significa sviluppare partnership territoriali, lavorare insieme con modalità di tipo progettuale, in spirito cooperativo, con enti pubblici, associazioni, bcc, imprese per promuovere sviluppo sostenibile e coesione sociale. Significa valorizzare i territori nella loro cultura e identità. Significa promuovere scambio mutualistico e partecipazione democratica della base sociale, una rinnovata e profonda identità verso una missione differente che ha questo tipo di istituzioni ed alimentare quindi un rapporto biunivoco verso la bcc, dove il socio certamente riceve, ma apporta anche in modo rilevante. Significa sviluppare forme di scambio mutualistico non monetario, legato a bisogni nuovi, o meno coperti di prima, nel campo dell assistenza o la salute. Significa sviluppare un profondo senso di solidarietà attiva, soprattutto di tipo orizzontale, fra bcc, che nasce dal rispetto delle regole e da un sistema di controlli efficaci e privi di conflitti di interesse. Far mutualità oggi significa questo. E sostanza profonda. Le mutualità non sono la beneficienza a pioggia, che altri soggetti fanno nei territori in modo più diffuso e copioso di noi. Sono un approccio diretto di chi si sporca le mani insieme agli altri nelle questioni. Le mutualità non sono qualcosa di appiccicato per marketing ad una formula imprenditoriale che nei fatti non ha più niente di diverso dalle altre banche. Le mutualità pervadono in modo coerente anche l attività classica di intermediazione finanziaria, sia nella tipologia di prodotti che vengono offerti, semplici e non opachi, sia negli impieghi che si scelgono, ma soprattutto nell essenza stessa dell attività commerciale che parte dai bisogni delle persone, delle aziende e non discende da budget imposti a prescindere dall organizzazione. Le mutualità sono impegnative da sviluppare. Non si improvvisano. Servono anni di investimenti in persone, risorse economiche e organizzative per produrre risultati apprezzabili. E necessario un profondo senso di identità, appartenenza e consapevolezza da parte dei dipendenti, degli amministratori e della base sociale. In uno scenario di fondo dell industria bancaria, caratterizzato da un lato dalla riduzione dell intensità di lavoro necessaria, per ragioni legate alle tecnologie avanzanti, alla cultura delle nuove generazioni, alla standardizzazione dei processi e dall altro da un appesantimento, burocratizzazione e appiattimento della qualità stessa del lavoro, lo sviluppo delle mutualità rappresenta una straordinaria possibilità di crescita qualitativa delle banche. Si generano attività nuove che creano valore per la banca e per le comunità, sono sostenibili e a più alta intensità lavorativa.

5 Le mutualità non sono esenti da rischi, nuovi e diversi, rispetto a quelli classici bancari. A livello più generale richiedono un organizzazione bancaria, un quadro tecnico di fondo di primo rilievo per poterle supportare nel tempo, perché non sia solo un fuoco di paglia o si riducano solo a esteriorità formale priva di reale sostanza. Le mutualità sono l anima vera dell autonomia di una bcc, che significa responsabilità e capacità reale di svolgere un ruolo proattivo nei territori, non rinchiudersi in difesa per tutelare la sola esistenza dell organizzazione. Essendone il perno, nelle bcc le mutualità vanno pianificate, sviluppate, monitorate e controllate. Significa quindi essere realmente differenti nei territori. Le comunità locali hanno un estremo bisogno di soggetti in grado di svolgere questa funzione. Anche più a livello regolamentare della normativa che ora è definita in Europa una banca in grado di svolgere questo ruolo di regia territoriale in modo chiaro, organizzato, misurabile può legittimamente aspettarsi una considerazione diversa rispetto alle banche commerciali, in applicazione del principio di sussidiarietà che deve poter valere anche per l ambito economico-finanziario - e di eguaglianza sostanziale previsto dall articolo 3 della costituzione. Questa è un idea di futuro su cui fare leva per il riassetto del Sistema. 4. Un'ipotesi alternativa nel medio periodo Da un lato ci sono principi fondamentali irrinunciabili e il senso della funzione che le bcc sono chiamate a svolgere nei territori. Dall altro le criticità di questa fase di crisi. Tenuto conto di tutto ciò, si potrebbe ipotizzare di adottare le seguenti misure di adeguamento del Sistema, sui cui contenuti e dettagli si può discutere, fermi restando però i principi e il ruolo delle banche nelle comunità locali: 1. nuovi strumenti di capitalizzazione per le Bcc, attraverso regole più semplici, incentivanti e l eliminazione degli attuali limiti alla sottoscrizione da parte dei soci, l'estensione del raggio di azione dell'art 150-ter del TUB e, per il Gruppo bancario centrale (Iccrea), l apertura a partner esterni o a forme di sottoscrizione aperte al pubblico (ad es: emissione di certificati di partecipazione negoziabili su un mercato regolamentato); 2. l'accentramento a livello nazionale della funzione di internal audit che direttamente dialoga con l autorità di vigilanza e si avvale di presidi a livello locale per lo svolgimento delle attività, partendo dalle bcc. La funzione è svolta in modo indipendente, autonomo e lontano da problemi legati al conflitto di interesse; 3. Le banche di credito cooperativo, non in grado, in tutto o in parte, di sviluppare in modo proattivo la funzione di banca locale territoriale sopra delineata o per propria decisione autonoma aderiscono a livello territoriale a gruppi cooperativi paritetici. Sono strumenti giuridici flessibili, nelle deleghe e nei contenuti, che non vanno a

6 snaturare la natura cooperativa e possono rappresentare un evoluzione delle attuali federazioni regionali. La riorganizzazione del sistema federativo ne riduce il numero a non più di 7/8 dalle 15 di oggi, con una decisa razionalizzazione dei servizi informatici e di back office. Queste nuove unità, evoluzione delle attuali federazioni regionali organizzate sotto forma di gruppo paritetico cooperativo, assumono un ruolo centrale nel rilanciare, sviluppare e controllare le mutualità, perno su cui costruire il futuro del credito cooperativo e una reale differenziazione riconosciuta nei fatti - rispetto al resto del sistema bancario; 4. Le Banche appartenenti a gruppi cooperativi paritetici cooperativi territoriali e le banche singole aderiscono alla Centrale cooperativa, che definisce le regole di comportamento. Vi è un rafforzamento del ruolo della Centrale Cooperativa, evoluzione dell attuale Federcasse, per la definizione di linee guida e standard tecnici vincolanti per le Bcc, eventualmente anche attraverso modifiche statutarie, ma comunque nel rispetto della loro autonomia societaria. 5. il rafforzamento dei Fondi di garanzia interni al credito cooperativo, attraverso modifiche statutarie delle Bcc che consentano agli stessi Fondi di azionare leve di intervento e di gestire quindi in modo proattivo e anticipatorio le situazioni di difficoltà (il tutto da rendere compatibile e funzionale anche rispetto alle nuove norme europee sui Fondi obbligatori); 6. il riconoscimento di un IPS, adattando e ripensando il modello del FGI, al fine di ottenere importanti vantaggi di trattamento prudenziale per le banche partecipanti (del tutto analoghi a quelli previsti per i gruppi); 7. un processo di integrazione tra le banche di secondo livello del Sistema (specializzazione delle singole realtà bancarie di secondo livello e razionalizzazione funzionale e organizzativa, oppure costituzione di un unico gruppo bancario di secondo livello); La centralizzazione e lo sviluppo di alcune attività (controllo dei rischi, definizione di standard tecnici, leve di intervento) devono essere sottoposte a una inevitabile fase di test e di progressiva messa a punto. La stessa possibilità di ingresso di capitali esterni in un sistema cooperativo è da valutare bene per evitare lo snaturamento dei fattori costituenti la formula cooperativo-mutualistica. Per questa ragione i meccanismi di capitalizzazione sono diversi per le banche cooperative (principalmente provengono dalla base sociale), rispetto a Iccrea holding (apporto di capitali esterni), che ha già una struttura giuridica di società per azioni, può andare sul mercato ed ottenere in questo modo un migliore livello di efficientamento. Il presupposto per la realizzazione di questo riassetto del Sistema è certamente rappresentato da una governance adeguata delle strutture di secondo e terzo livello e

7 soprattutto della Centrale Cooperativa che dovrebbe svolgere il ruolo di garante di questo processo e avere quindi concrete capacità di governo del Sistema per promuoverne una effettiva razionalizzazione. Oltre a dover garantire una adeguata qualità della governance delle strutture di vertice, occorre evitare il perpetuarsi di conflitti di interesse che hanno di fatto fortemente limitato e rallentato il processo di razionalizzazione. Potrebbero essere imposti meccanismi di ricambio del management che contemperino un certo grado di continuità con il necessario innesto di nuove figure, anche di tipo professionale. In generale, un processo di graduale ricambio e di riqualificazione del management deve riguardare anche le Bcc.

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