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1 EDUCAZIONE SANITARIA... Satta Hai Anna

2 Siamo negli anni 20, l inizio dell era insulinica: prende forma l idea che il diabetico debba essere adeguatamente istruito e motivato (cioè educato). Questa nuova necessità si diffonde lentamente per poi svilupparsi pienamente a partire dagli anni 70.

3 Già Florence Nightingale nei suoi scritti indica per la prima volta l importanza dell insegnamento alla salute.

4 Legislazione italiana In Italia la legge 115/87 prevede che i servizi di diabetologia debbano attuare programmi di terapia educazionale.

5 Il DM n 739 del 14/09/ 94 dice che l infermiere è responsabile dell assistenza generale infermieristica che è di natura tecnica, relazionale ed educativa. Nella legge n 42 del 26/02/ 99: scompare la parola ausiliarità, viene abrogato il mansionario. Da anni la diabetologia italiana ha compreso che il trattamento del diabete implica la disponibilità di professionalità diverse e integrate e di strutture e spazi che ne favoriscano gli interventi. Per ottimizzare e completare il trattamento è indispensabile che il pz venga educato cioè deve ricevere tutte le informazioni che lo rendano capace di affrontare qualsiasi situazione, facendogli fare la scelta corretta.

6 Gli obiettivi della Dichiarazione di Saint Vincent puntano decisamente sulla riduzione delle complicanze croniche e, per il loro conseguimento si sono prodotte delle linee guida.

7 La dichiarazione di Saint Vincent Sotto l'egida di Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e Idf (International Diabetes Federation), i rappresentanti di governi, ministeri della Sanità e organizzazioni di pazienti di tutti i Paesi europei hanno approvato e firmato, nell'ottobre 1989 a Saint Vincent, un documento storico, che è tuttora il principale riferimento internazionale per la lotta al diabete. Ne riepiloghiamo di seguito i punti più qualificanti. Poiché il diabete minaccia almeno dieci milioni di cittadini europei, occorre porsi come obiettivo per i pazienti diabetici una vita vicina alle aspettative normali, sia per qualità sia per durata. Avviare programmi per l'individuazione e il controllo del diabete e delle sue complicanze, che siano basati su due componenti principali: l'autocura e l'appoggio della comunità.

8 La dichiarazione di Saint Vincent Sensibilizzare i professionisti della salute e la popolazione a prevenire la malattia, organizzando l'addestramento alla gestione del diabete non soltanto per i malati, ma anche per le loro famiglie, i loro ambienti di lavoro, le equipe di assistenza sanitaria. Promuovere l'indipendenza, la parità di diritti e l'autosufficienza dei diabetici di ogni età, eliminando ogni ostacolo a una piena integrazione dei cittadini diabetici nella società. Mettere in atto misure efficaci per la prevenzione delle complicanze, diminuendo di almeno un terzo i casi di cecità e di insufficienza renale, abbattendo la metà del numero di amputazioni di arti per cancrena diabetica, riducendo morbilità e mortalità per malattie coronariche e, infine, raggiungendo fra le donne diabetiche esiti di gravidanze vicini a quelli delle non diabetiche. Costituire sistemi di monitoraggio delle procedure diagnostiche e terapeutiche utilizzando la tecnologia informatica più avanzata.

9 In queste linee guida viene affermato che non potrà essere raggiunto nessuno degli obiettivi della DSV se non verranno sviluppati efficaci programmi di educazione a livello di assistenza primaria, secondaria e terziaria.

10 Particolare attenzione è stata posta sul ruolo cruciale che l infermiere riveste nella gestione del paziente, nel coordinamento dei vari interventi, nella verifica dei risultati.

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12 Per ottimizzare e completare il trattamento del diabete è indispensabile che il paziente venga educato. Il paziente deve cioè ricevere tutte quelle informazioni che lo rendano capace di affrontare qualsiasi situazione gli si presenti, facendo scelte corrette e consapevoli (Empowerment).

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14 Il diabete è una malattia cronica. Le malattie croniche costituiscono l 80% l di tutte le patologie e assorbono circa il 70 % dei costi della sanità. Per questo è importante riuscire ad intervenire con un approccio MULTIDISCIPLINARE a vari livelli.

15 Educazione sanitaria: strumento volto a promuovere la salute e ad attuare modifiche sullo stile di vita e sui modelli di comportamento per attuare una pre- venzione efficace. Educazione sanitaria che diventa educazione terapeutica, educazione alla salute...

16 Perché educazione terapeutica? Perché migliora la qualità della vita del paziente. Aumenta l aderenza del paziente alla terapia. Permette un miglior controllo clinico. E uno strumento indispensabile per realizzare i percorsi di cura delle malattie croniche.

17 Come può intervenire l infermiere? l Attraverso la conoscenza biomedica medicina basata sulle evidenze EBM - linee guida Con la terapia educativa. Terapia educazionale che è un atto terapeutico, è un processo di apprendimento continuo, sistemico centra- to sul paziente. È un processo di cura permanente adattato alla evo- luzione della malattia e del modo di vivere del paziente.

18 ... quindi, cambiamento di stile di vita del paziente mediante l educazione l

19 L infermiere interviene a vari livelli: o Terapia dietetica, o Terapia insulinica e/o orale, o Autocontrollo, o Attività fisica, o Prevenzione delle complicanze, o Migliorare/rafforzare le capacità e conoscenze, o Capire, motivare e rassicurare.

20 Educazione che può essere: di sopravvivenza permanente

21 SOPRAVVIVENZA Informazioni fornite a paziente di nuova diagnosi che gli consentano di evitare complicanze acute nell immediato post-ricovero

22 SOPRAVVIVENZA Nozioni elementari sul: diabete autocontrollo alimentazione terapia gestione eventuali complicanze acute.

23 PERMANENTE Nozioni più dettagliate sulle tecniche di sopravvivenza Nozioni sulle complicanze croniche In ambito ambulatoriale

24 Paziente di NUOVA DIAGNOSI: Impostazione di un piano terapeutico durante il ricovero Visita specialistica del diabetologo e/o dell infermiere Educazione sanitaria in ambulatorio Gestione terapia e presidi alla dimissione

25 Somministrazione della terapia e sua corretta conservazione Monitoraggio glicemico gestione delle complicanze acute Informazione sulle procedure burocratiche

26 valutazione del substrato socio-economico del paziente contatto con figure e strutture dedicate nutrizionista per individuare un piano dietetico adeguato servizio di diabetologia per il follow-up e fornitura dei presidi strutture di supporto (assistente sociale, assistenza domiciliare) associazioni dedicate alla patologia

27 Paziente con diabete GIA NOTO Verifica delle conoscenze sulla patologia Valutazione delle condizioni psicologiche Verifica delle conoscenze di educazione sanitaria in merito alla somministrazione della terapia farmacologica, monitoraggio glicemico, prevenzione delle complicanze e fattori di rischio, alimentazione Interventi mirati per una rieducazione

28 Concludendo L educazione è la chiave di volta nella gestione del diabete. Per ottenere un controllo metabolico ottimale è necessaria un efficace autogestione del diabete. Un efficace autogestione necessita di alti livelli di educazione. Un alto livello di educazione necessita di tempo, metodo, professionalità, formazione.

29 PREVENIRE E MEGLIO CHE CURARE! Grazie Per l attenzione

30 Grazie Per l attenzione

31 Formazione Scuole Educative OSDI associazione infermieristica molto attiva nella formazione degli infermieri. In Italia la legge 115/87 prevede che i servizi di dia- betologia debbano attuare programmi di terapia edu- cazionale. Il PPS prevede l attivazione l di programmi di prevenzione primaria e secondaria con gli obiettivi di ridurre l ospedalizzazione, l migliorare la qualità della vita e ottimizzare le risorse e i costi.

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