Guerra economica e intelligence Il contributo della riflessione strategica francese contemporanea

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1 Guerra economica e intelligence Il contributo della riflessione strategica francese contemporanea Premessa Per la prima volta presentiamo al lettore italiano la riflessione strategica francese contemporanea relativa alla guerra economica, analizzando la produzione saggistica principale dei più accreditati analisti francesi e, in particolare, di Eric Dénecé, Christian Harbulot, del generale Jean Pichot-Duclos, di Eric Delbecque, di Philippe Baumard, Emanuel Lehman, Franck Decloquement ponendo particolare attenzione agli scritti di Harbulot. Riguardo alle tematiche affrontate in questo volume è doveroso precisare che il presente saggio costituisce il completamento dei tre volumi pubblicati in precedenza, e cioè quello sulla guerra cognitiva edito da Fuoco, La guerra psicologica. Saggio sulle moderne tecniche militari, cognitive e di disinformazione (2012), quello sulla genesi dell intelligence francese edito da Aracne, La genesi della intelligence economica francese (2013) e, infine, il terzo volume edito da Fuoco, Intelligence economica. Saggio sulle moderne tecniche di strategia di impresa (2013). Nonostante l apparente eterogeneità dei contributi presentati è agevole individuare la presenza di un approccio metodologico e politico comune, di un orientamento strategico analogo e infine di tematiche ricorrenti. In rapporto all impostazione metodologica posta in essere dagli autori considerati, questa può essere individuata nel realismo politico in senso lato (senza cioè un adesione specifica da parte degli analisti francesi alle diverse scuole di pensiero che caratterizzano il realismo politico novecentesco) che risulta essere in grado di comprendere la dinamica sempre conflittuale delle relazioni internazionali; la visione politica ed è il secondo aspetto che emerge in modo ora esplicito (come in Harbulot e Pichot-Duclos) ora implicito è l adesione al gollismo per il quale la Francia non deve rinunciare ad avere una politica di potenza in Europa, che potrà essere dispiegata proprio grazie alla guerra economica. Quanto al paradigma strategico al quale aderiscono gli autori del nostro saggio è certamente quello post-clausewitziano, poiché pone l enfasi sulla centralità della guerra dell informazione (e quindi della guerra psicologica), che riveste un significato di enorme rilievo nel contesto della guerra e della intelligence economica. Quanto alle tematiche comuni che sono emerse da un raffronto comparato fra gli autori, queste sono individuabili: I. nella consapevolezza (presente soprattutto in Harbulot e Pichot-Duclos) dell intrinseca fragilità e vulnerabilità della UE; II. nella subordinazione nel contesto internazionale della politica alla logica dell economia; III. nell esistenza di una logica polemologica del mercato che pone de facto gli autori di questo saggio da un lato in aperta opposizione al neoliberismo e dall altro li induce ad attribuire un ruolo di estremo rilievo allo Stato; IV. nella centralità della geoeconomia come strumento d interpretazione privilegiato per comprendere la realtà del mondo contemporaneo; V. nella consapevolezza della rilevanza della dimensione storica per comprendere la genesi, la trasformazione del capitalismo e soprattutto la centralità della potenza economica; VI. nel ruolo centrale che viene attribuito all approccio nipponico e anglo-americano alla guerra economica e nella conseguente necessità di adattarlo alle esigenze francesi; 1

2 VII. nella sinergia costante che dev essere attuata fra Stato e impresa prestando particolare attenzione al ruolo dei servizi segreti, la cui competenza nel contesto della intelligence economica dev essere rafforzata; VIII. nella centralità che la globalizzazione e la conseguente smaterializzazione del territorio ha acquisito; IX. nella fondamentale importanza che viene a rivestire la guerra economica (strumento dell egemonia geoeconomica) per conseguire una logica di potenza in grado di arrestare e contenere l influenza americana; X. nella rilevanza che le ong alter global ed ecologiste hanno acquisito in funzione destabilizzante, attuando una vera e propria guerra asimmetrica nei confronti di Stati e imprese; XI. nella necessità di progettare una politica economica in grado di regolamentare il mercato senza cadere nel mercantilismo e nel liberalismo caro a von Mises e von Hayek, di attuare una sorveglianza preventiva nel contesto della intelligence economica allo scopo di realizzare una strategia globale di sicurezza nazionale e di salvaguardare la società industriale e la modernizzazione tecnologica; XII. infine, nella urgenza da parte della Francia di promuovere una strategia offensiva e non meramente difensiva e attendista. Gagliano Giuseppe Presidente CESTUDEC (Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis) 2

3 Introduzione Come ha ampiamente dimostrato la riflessione strategica francese, la guerra economica si è affermata nel sistema internazionale come un conflitto capace di coinvolgere sia gli Stati sia le imprese private, imponendosi in un contesto globale, nonostante la presenza di numerose organizzazioni internazionali. Lo scontro a livello economico si è radicato con forza soprattutto dopo la conclusione della Guerra fredda e si presenta come un conflitto in crescita, nel quale non solo gli attori coinvolti sono spesso tra loro interdipendenti, ma agiscono all interno di una rete globale che non ha dei riferimenti geografici o giuridici precisi e unici, complicando ancora di più la lettura del quadro d insieme. Per annientare il proprio nemico nella guerra economica qualunque mezzo è lecito dalle misure protezionistiche fino allo spionaggio o alle attività di lobbying e non vi sono strutture che determinino limiti o stabiliscano un ordine. In particolare, con l enorme diffusione dei mezzi di comunicazione, la guerra economica si è avvalsa sempre più di un suo strumento efficace: la guerra dell informazione. Gli attori coinvolti, siano essi Stati o imprese, usano questo strumento per aumentare il proprio raggio d azione a livello planetario (basti pensare alla possibilità di comunicare in tempo reale da una parte all altra del mondo), ma anche come mezzo marcatamente offensivo (manipolando a proprio vantaggio, per esempio, le informazioni destinate ai consumatori). Si comprende, perciò, quanto sia necessario che lo Stato e le imprese prendano coscienza di queste tematiche e sappiano usarne gli strumenti, condividendo quanto più possibile le informazioni ricavate, sia per reagire agli attacchi sia per combattere attivamente risultando vincitori. Nel mercato globale, le imprese hanno il compito di salvaguardare i propri azionisti e difendere i propri dipendenti, come del resto lo Stato avrebbe l obbligo di sostenere e di proteggere le imprese private, in particolar modo quelle che rappresentano un interesse strategico, in una logica che vuole che il potere pubblico tuteli l interesse nazionale. In sostanza, la guerra economica definisce il proprio spazio geografico attraverso tre elementi: l informazione; la presenza economica dello Stato e dei privati sul territorio straniero e la normalizzazione. Basandosi sulla metodologia dello studio dell informazione, la guerra economica analizza la diffusione di contenuti e di notizie, soprattutto a mezzo stampa, consapevole di quanto la trasmissione di informazioni possa condizionare gli attori politici e, chiaramente, l opinione pubblica. Oggi la guerra economica cerca di analizzare scientificamente (soprattutto in termini quantitativi, ma anche semantici) la trasmissione di notizie per identificarne le fonti primarie, i maggiori canali di trasmissione, quanto le informazioni influenzino le scelte economiche e se sia 3

4 possibile valutare gli effetti degli attacchi. Individuare quali siano le armi degli operatori economici per instaurare un conflitto e architettare attacchi ai rivali permette di comprendere anticipatamente, per esempio, quanto potrà essere grave la diffamazione di un prodotto o di un marchio a seconda della strategia adottata. In definitiva la guerra economica, tramite il suo strumento principale, la Guerra dell Informazione, analizza sia l immissione sia l effetto delle informazioni che possono riguardare l ambito economico. Il secondo elemento, la presenza di attori economici nei Paesi stranieri, si concretizza nelle Camere di Commercio, delle strutture di rappresentanza che facilitano le relazioni economiche tra gli Stati, contribuendo all espansione delle proprie imprese nel mercato dello Stato ospite. Nonostante le Camere non siano ugualmente utili in tempo di guerra come gli avamposti marittimi, esse sono contatti stabili all estero che promuovono la mutua conoscenza evidenziando, per esempio, le opportunità d investimento alle proprie imprese. Conoscere a fondo la realtà locale dove s intende avviare un attività economica è di fondamentale importanza per la buona riuscita degli affari. Inoltre, le Camere di Commercio possono promuovere il proprio Paese facendo una buona pubblicità che può influenzare molto, e positivamente, le istituzioni del Paese ospitante. Il terzo elemento fondante è la normalizzazione, intesa come procedimento politico e tecnico che costruisce un impianto normativo, il quale regola le opportunità e i vincoli degli attori economici. Questo terzo pilastro è di grande importanza per la disciplina; inoltre, non è riconducibile a nessuna delle dottrine geopolitiche. Storicamente, gli Stati si sono impegnati nell approvazione di norme che proteggessero i mercati interni o che promuovessero la loro espansione all estero. La normalizzazione mira a evitare la conflittualità fra Stati, soprattutto fra vicini. Un altro aspetto della guerra economica è l intelligence economica, pratica ormai diffusa che prevede la raccolta e l utilizzo (non sempre legale) di informazioni sensibili che possono danneggiare gli avversari. In realtà, molte di queste pratiche strategiche sono state incluse e metabolizzate attraverso un altro nome: guerra dell informazione, disciplina di origine militare risalente alla Guerra fredda, che include anche la manipolazione della conoscenza. La guerra economica, affinandone gli strumenti e appropriandosi delle strategie, è riuscita a orientare la guerra dell informazione verso il solo ambito economico, dandole un nome più appropriato: guerra cognitiva. La guerra cognitiva, nello specifico, si occupa di confrontare le differenti capacità di produrre, mettere in rapporto ed eludere elementi di conoscenza in un contesto conflittuale, facendo ricerche in tutti i campi che trattano i processi comunicativi (dalla psicologia all informatica). 4

5 Uno dei concetti base della guerra cognitiva stabilisce che, in uno scontro, non esiste solo il rapporto fra un attore forte e uno debole, ma anche il contrario. Un immagine chiara è quella di Davide e Golia, dove non solo esiste la forza bruta del gigante, ma anche l utilizzo più intelligente della conoscenza da parte del primo, che infatti sconfigge il più forte. Qual è, quindi, il rapporto fra guerra asimmetrica e guerra cognitiva rispetto alla guerra economica? La guerra cognitiva abbraccia sia la dimensione privata sia quella statale, non occupandosi solo di disinformazione, ma anche della conoscenza nel suo insieme. La guerra d informazione sarebbe riduttiva per la dimensione statale, mentre la guerra cognitiva usa tutti gli strumenti della conoscenza, della tecnologia e dell informazione per rovesciare il rapporto fortedebole. Si può tentare di delineare una definizione di intelligence economica descrivendola come l insieme di azioni coordinate di ricerca, di trattamento, di distribuzione e di spiegazione di informazioni utili agli attori economici. Per attori economici s intendono tutti gli attori in grado di operare nell ambito economico sia all interno di un territorio definito sia a livello globale. È evidente che questa disciplina ha bisogno di sistemi che possano raccogliere informazioni, dando vita a un processo che coinvolge attori diversi, i quali ricevono delle spinte da un potere politico o economico con delle chiare visioni geoeconomiche e strategiche. Non limitandosi a informazioni provenienti esclusivamente da fonti riservate, l intelligence può lavorare anche grazie a sistemi open source come Internet, libri, conferenze, convegni e mezzi di comunicazione di massa. Gli attori economici, di fatto, dialogano anche attraverso questi mezzi. Paradossalmente, il problema dell intelligence economica non sta tanto nel raccogliere informazioni per farne una strategia, quanto nell avere fonti che raccolgano le informazioni e le elaborino in modo comprensibile per chi decide Allo scopo di illustrare un caso concreto di guerra economica, si può prendere in considerazione la ricostruzione fatta dalla Scuola di guerra economica parigina relativa all OPA da parte di Mittal su Arcelor e la situazione della siderurgia europea di fronte alla globalizzazione finanziaria. Da molti anni l aumento di acquisizioni, unioni e joint venture dimostrano il consolidamento della competitività dei mercati. Con tutto ciò si riscontra che alcune OPA si contraddistinguono per essere delle azioni finanziarie ostili tese a neutralizzare l avversario. Questo genere di manovre strategiche preoccupano sia gli operatori economici, che vedono il mercato reagire in conseguenza a queste azioni, sia gli Stati, che potrebbero altresì intervenire soprattutto per proteggere i settori di grande importanza nazionale. 5

6 Il caso di studio qui proposto, l acquisizione di Arcelor da parte di Mittal, è emblematico perché riguarda uno dei simboli dell industria europea nonché la base di numerosi altri settori produttivi e strategici: il settore siderurgico. Gli attori coinvolti erano nel 2005 i due maggiori colossi dell acciaio: mentre Mittal aveva un numero superiore di dipendenti e primeggiava per quantità di materiale prodotto, Arcelor vantava la movimentazione d affari più consistente. Ciò testimonia l ottima salute di Arcelor ed esplica la strategia di Mittal: non si trattava dell acquisizione di un impero in rovina, bensì di un gigante in buona salute che aveva appena inglobato la canadese Dofasco. In questo modo Mittal, acquistando agevolmente un azienda sana, si è garantita un enorme vantaggio sugli altri concorrenti, spiazzando tutti con una prova di forza che nessun operatore economico o politico europeo poteva prevedere. Per riflettere sui possibili interessi strategici di quest OPA si analizza qui di seguito la campagna di comunicazione e le pressioni esercitate su tutti gli attori in gioco, dal mercato dell acciaio fino all opinione pubblica. Per quanto riguarda il mercato dell acciaio tra il 1980 e il 2005 si nota che, da quando i minerali provenienti dall ex Unione Sovietica sono entrati nei mercati mondiali nel 1992, si è registrato un aumento dei prezzi e della domanda di minerali ferrosi e dell acciaio. Questo materiale è prodotto in un centinaio di Paesi circa, ma sostanzialmente solo un piccolo gruppo di Stati ne dirige l andamento sul mercato: il 42% di quest ultimo è concentrato, infatti, nelle mani del Brasile e dell Australia. Con la crescita stupefacente degli ultimi anni, la Cina rappresenta il 40% della produzione globale, con 349 milioni di tonnellate di acciaio nel Questa produzione va a soddisfare il mercato interno, destinando solo il 3% all esportazione. Uno dei primi momenti di crisi si è verificato quando la Cina ha deciso di limitare l esportazione di coke, usato nell alimentazione degli altiforni siderurgici, facendo impennare il prezzo di questo materiale al 600% e dimostrando perciò come una scelta economica (motivata dal desiderio di totale indipendenza) abbia evidentissime ripercussioni strategiche. Allo scopo di chiarire nel dettaglio la conflittualità posta in essere la Scuola di guerra economica analizza gli attori coinvolti. Partendo dalla Mittal, la maggior parte delle quote azionarie di questa società apparteneva alla famiglia Mittal attraverso fondi collocati giuridicamente in paradisi fiscali. Nonostante questa scelta possa essere giustificata da ragioni economiche e fiscali, può celare altri interessi che la guerra economica dovrebbe indagare. Dopo l acquisizione dell Arcelor, la famiglia Mittal è comunque rimasta il socio di maggioranza con il 51% della proprietà, mentre la restante era di proprietà a diversi fondi di investimento e istituzioni. Questa configurazione del pacchetto azionario ha reso impossibile una nuova OPA da parte di Arcelor per riconquistare la sua proprietà, denotando una grande intelligenza strategica da parte di Mittal. 6

7 Procedendo con l analisi di Arcelor, bisogna premettere che maggiore è il numero dei proprietari di una società, più difficile ne risulta l acquisizione: infatti, convincere più attori a cedere le azioni è più arduo. Perciò, da un punto di vista strategico, Arcelor scoraggiava gli avversari al suo acquisto attraverso un azionariato ampio. Inoltre, la società godeva di un grande appoggio politico internazionale grazie a stretti rapporti con i governi e al suo carattere strategico, simbolo di un Europa unita. I principali proprietari, protagonisti dell evoluzione dell azienda erano: - il governo del Lussemburgo: azionista storico, rappresentato all epoca da Jean-Claude Juncker. Il primo ministro, che era anche un importante politico in ambito europeo, inizialmente si oppose all OPA di Mittal; - il governo belga: una delle sue regioni, la Wallonie, era uno degli azionisti di Arcelor. Dopo una consulenza della Banque Lazard, anche quest attore si dichiarava contrario alla cessione dell industria alla Mittal; - Colette Neuville, proprietaria al 2,5% e rappresentante dei piccoli azionisti, non si espresse. Nonostante la sua piccola quota, Neuville poteva svolgere un ruolo importante data la grande frammentazione di Arcelor; - il maggior azionista nonché l uomo chiave dell azienda, il franco-polacco Romani Zaleski. Per far valere i propri interessi Mittal influenzò decisori e opinione pubblica grazie a una rete di collaboratori: - John Ashcroft, esponente della destra repubblicana statunitense, segretario alla Giustizia tra il 2001 e il A fine carriera istituì una sua agenzia di lobby e fu assunto da Mittal per l integrità morale e per le relazioni con diversi membri di governo europei; - Anne Méaux, responsabile del servizio stampa di Giscard d Estaing, direttrice della comunicazione di Alain Madelin, intratteneva relazioni durevoli con responsabili di primo piano della destra francese; - le banche partner di Mittal Steel. Cinque banche hanno lavorato all OPA in modo complementare: Goldman-Sachs, Crédit Suisse, HSBC, Citigroup e Société Générale. Goldman-Sachs ha giocato un ruolo fondamentale nella partita, mentre Société Générale ha aperto una linea di credito di otto miliardi di euro per Mittal. Goldman-Sachs è anche stata protagonista per conto di Arcelor, insieme a Citigroup, nell OPA contro Dofasco. La rete di rapporti di Arcelor si presentava complessa e spesso basata su relazioni di tipo personale e clientelare, in cui gli attori si muovevano seguendo interessi propri e in cui sussistevano interessi che sovrastavano quelli dei singoli attori: - banche partner di Arcelor. BNP Paribas e Calyon storicamente avevano sempre 7

8 sostenuto Arcelor dal punto di vista finanziario. Merrill Lynch e UBS invece strutturarono la strategia. Molti altri istituti sono intervenuti: Michael Zaoui per Morgan Stanley (fratello di Yoel Zaoui, artefice della strategia di Mittal) fu incaricato dal consiglio di amministrazione di Arcelor di valutare l offerta di Mittal; - DMG - Michel Calzaroni. Agenzia di comunicazione internazionale, al centro di battaglie di borsa per colossi alimentari e dell energia francesi; - opinione pubblica. Arcelor si affidò a Publicis Groupe, al secondo posto nel mondo per la consulenza e l acquisizione dei media. - Skadden Arps. Studio di avvocati internazionale che per tre Paesi (Francia, Belgio e Gran Bretagna) reclutò dodici elementi per formare la sua squadra di professionisti. Proseguendo con l analisi dell OPA, si nota facilmente che fu ideata anzitutto un ottima campagna di comunicazione. Per le grandi imprese la capacità di comunicazione è una risorsa essenziale, soprattutto se la partecipazione azionaria diffusa, come era il caso di Arcelor, i cui piccoli investitori costituivano l 85% dell azionariato. Ciò costituì un problema per l acquisizione da parte di Mittal, più dell aspetto legale, regolamentare, economico e delle leggi anti-trust. Mentre l operazione veniva approvata dalle autorità sulla concorrenza di Stati Uniti, Canada e UE, Mittal si impegnò, con un grande dispendio di risorse economiche, nel convincere le migliaia di investitori ad aderire al progetto. Della trattativa fu importante l intervento di una delle personalità nominate in precedenza: Anne Méaux. Per Mittal, Méaux scelse la strategia della comunicazione multipla con lo scopo di convincere gli investitori della validità del progetto. Gli strumenti utilizzati furono molteplici, dalle conferenze stampa alle pagine pubblicitarie sui quotidiani per stimolare gli investimenti, dalle call conference ai viaggi presso le sedi della Mittal. Nell ottica della guerra economica, le strategie comunicative di questo tipo inviano segnali ostili alla controparte. Senza tralasciare alcun aspetto, la strategia inerente all OPA si occupò anche di curare la comunicazione con i sindacati. Dal febbraio 2006 Mittal Steel si impegnò nel tentativo di comunicare alle rappresentanze sindacali di Arcelor le intenzioni del piano industriale sottostante l OPA. Si concentrarono sui vantaggi in termini di livelli occupazionali e di condizioni di lavoro, assumendo la responsabilità di mantenere inalterati gli impegni presi precedentemente da Arcelor. Anche per gli azionisti e la stampa fu elaborata una comunicazione ad hoc. Le agenzie di comunicazione rivolsero tutti i propri sforzi alla creazione di un immagine positiva del leader Lakshmi Mittal, descrivendolo come un self-made-man di successo, limpido e appetibile sia per gli imprenditori sia per l opinione pubblica. Per fare ciò sfruttarono la stampa specializzata e i 8

9 settimanali a grande tiratura. Lo scopo era quello di fare apparire Mittal come un imprenditore di successo che partecipava alla vita economica del Paese e non come un imprenditore estero che delocalizzava e attuava una colonizzazione al contrario, sia economica che culturale. La risposta mediatica di Arcelor, che era concentrata sulla denigrazione dell avversario e cercava al contrario di dipingerlo come un concorrente di serie inferiore, ottenne in realtà il risultato opposto e rafforzò ulteriormente Mittal. Anche l offerta economica fu descritta come scadente, definendola indiana, cioè povera e scarsa, non considerando dunque il ruolo economico di primo piano dell India, Paese che stava crescendo notevolmente e a ritmo sostenuto. Per proteggersi dall offensiva della Mittal, Arcelor cercò in tutti i modi di sedurre i suoi piccoli azionisti, scoraggiandoli dall OPA e offrendo loro il doppio dei dividendi concessi nel Questa mossa era una delle poche in mano ad Arcelor ed era motivata dalla convinzione di poter fare affidamento sul potere pubblico. Proprio perché il punto di forza dell Arcelor risiedeva nell insieme di piccoli azionisti, nell aprile del 2006 l impresa offrì loro un ulteriore aumento dei dividendi per poi sfoderare un altra carta a un mese di distanza: Arcelor annunciò di aver ricevuto un OPA da parte dell industria russa Severstal. Se l affare avesse avuto buon esito, la quota che sarebbe passata a Mordachov, il magnate di quest azienda, sarebbe stata del 32%, garantendo agli azionisti la distribuzione di dividendi ancora superiori. Il gruppo di azionisti non si mostrò inizialmente entusiasta e, di conseguenza, la Severstal decise che avrebbe ridotto la sua partecipazione al 25%, imponendosi così come l azionista più forte, ma allontanando la Arcelor dall OPA della Mittal e rassicurando i piccoli azionisti sui loro ancora ottimi guadagni. L ennesima mossa vincente operata da Mittal fu il contatto diretto con il gruppo di azionisti dell Arcelor: quasi tutta la dirigenza dell azienda, incluso Lakshmi Mittal, incontrò oltre il 70% degli azionisti, instaurando una comunicazione diretta che li convinse della genuinità del loro progetto d acquisto. La Mittal Steel riuscì così a comprare il 34% del pacchetto azionario nel maggio Proseguendo con l acquisizione, la Mittal formò il nuovo consiglio di amministrazione in Lussemburgo, soddisfacendo le richieste di alcuni azionisti su questioni quali la trasparenza delle decisioni e il rispetto delle divisioni dell azionariato, ossia i punti più criticati a Lakshmi Mittal. Furono così dissipate le restanti preoccupazioni degli azionisti. A fine maggio avvenne un altro passaggio fondamentale: in rapporto a un fondo d investimento speculativo, Goldman Sachs richiese insieme a circa il 30% degli azionisti di modificare le procedure di approvazione della richiesta della società russa Sevastal. Da questo punto, la situazione volgerà rapidamente al termine con l intervento di Zaleski, l azionista di maggioranza dell Arcelor. Grazie all alterazione delle procedure richiesta da Goldman 9

10 Sachs, egli riuscì ad acquistare oltre il 7,8%. Infine, il 25 giugno, Arcelor si fuse con Mittal Steel, accettando un offerta per gli azionisti ancora più proficua del 10%. Con questo caso si esemplifica l importanza della guerra economica, che mira a salvaguardare i settori strategici di una certa area, salvaguardandone le risorse e assicurando lo sviluppo occupazionale dei settori affini e dello sviluppo industriale in senso stretto. Accanto all aspetto squisitamente economico la Scuola di guerra economica parigina pone l enfasi anche sull aspetto geopolitico. Infatti, secondo una prospettiva geopolitica, sono molteplici le implicazioni nascoste dal caso in esame, quella più interessante vede l OPA di Mittal come un operazione tesa a frenare l espansionismo cinese. Partendo da un analisi che considera il ruolo degli Stati Uniti, si evidenzia quanto questo Paese dalla conclusione della Guerra fredda porti avanti un certo unilateralismo nella politica estera, diretto a mantenere il titolo di prima potenza economica. Chiunque si opponga o tenti di sfidare il gigante americano diventa un rivale, specialmente a livello economico. La Cina perciò si presenta come un pericoloso competitore, capace persino di portare avanti con successo alleanze con i Paesi africani: investendo in settori come l istruzione e la sanità senza fare richieste su temi quali diritti umani o lotta alla criminalità, Pechino si assicura degli alleati in un altro continente guadagnando dai propri investimenti. Inoltre, il governo cinese ha saputo spingersi fino in Sud America, non solo tramite accordi economici, ma con progetti culturali che divulgano la cultura e la lingua cinese. In Asia, Cina e India hanno stretto un importante accordo che tende a realizzare molto di più che un semplice contenimento della rivalità storica: istituire nel continente un clima di cooperazione che sappia rivaleggiare con gli Stati Uniti. Proprio perché l India è l unico attore regionale del continente in grado di contenere la Cina, gli Stati Uniti si sono adoperati per fare di questo Paese un proprio partner commerciale, come sancito dall accordo firmato fra i due Stati nel Per garantire la propria crescita economica e assicurarsi una certa indipendenza da altri attori, Cina e India si sono adoperate per aumentare la produzione e la lavorazione dell acciaio. La Cina, che nel 2005 aveva un consumo di questo materiale pari a un terzo di quello mondiale, è divenuta nello stesso anno un grande esportatore. Nello stesso periodo, anche l India aveva prodotto acciaio in eccesso, mettendo a rischio il rapporto domanda-offerta. In un momento tanto delicato per il settore siderurgico l OPA di Mittal era perciò mal vista dal mondo politico, che temeva un cambiamento dell equilibrio strategico tra gli attori. Dal punto di vista degli Stati Uniti Mittal possedeva delle caratteristiche che la rendevano interessante e proficua: - secondo l autorità del Paese, il gruppo Mittal Steel non era indiano; - la regione di espansione economica per questo gruppo era la Cina, tanto che nel

11 aveva acquistato il 37,17% di una società cinese produttrice d acciaio, il primo gruppo straniero a ottenere questo risultato. Gli Stati Uniti hanno perciò visto di buon occhio la fusione di Arcelor e Mittal: mentre la comunità finanziaria locale si diceva favorevole, il Dipartimento della Giustizia aprì un inchiesta a riguardo per accertarsi di poter continuare a importare grandi quantità di acciaio tramite Arcelor. Inoltre, anche su un piano finanziario, l OPA di Mittal su Arcelor confermò la tendenza generale alle grandi aggregazioni su pochi e stabili poli mondiali, in un ottica strategica. Una riflessione finale su questo tema riguarda il comportamento dell Unione Europea la quale, pur essendo nata dalla CECA, l organizzazione per il libero commercio del carbone e dell acciaio, non ha adottato alcuna misura di difesa di un settore dal valore economico, strategico e simbolico così grande. Di analogo interesse, nel contesto della guerra economica, sono le riflessioni dei colonelli cinesi Liang e Xiangsui, autori del celebre volume Guerra senza limiti. Se Clausewitz aveva paragonato la guerra a un camaleonte, i colonnelli cinesi, allo scopo di connotare in modo più chiaro le nuove forma di guerre, assimilano la guerra a una specie di drago dotato di torso, testa e arti interscambiabili da disporre a piacimento e far muovere liberamente in ogni direzione. Fra le tipologie indicate nel saggio dei colonnelli cinesi certamente la guerra economica che gli autori chiamano finanziaria occupa un ruolo di rilievo. Un esempio di guerra finanziaria promossa dagli Stati Uniti viene egregiamente illustrata dai colonnelli cinesi. È noto come gli Stati Uniti si siano opposti alla proposta giapponese di creare un fondo monetario asiatico equivalente al Fondo Monetario Internazionale ed è altrettanto noto come gli Stati Uniti richiesero il potenziamento di un piano di soccorso attraverso il Fondo Monetario Internazionale di cui gli Usa erano e sono tra i maggiori azionisti. Ciò naturalmente implicava secondo i colonnelli cinesi che i Paesi asiatici sarebbero stati costretti ad accettare la politica di liberalizzazione economica promossa dagli Stati Uniti. A questo riguardo proprio l FMI concesse un prestito di 57 miliardi di dollari alla Corea del Sud e ciò avvenne solo a condizione che quest ultima aprisse completamente il suo mercato consentendo ai capitali americani di comprare le imprese coreane a prezzi estremamente bassi. Ebbene commentano i colonnelli cinesi questa richiesta non è forse una rapina a mano armata che ha consentito e consente a Paesi come gli Stati Uniti di ottenere accesso illimitato ai mercati di un altra nazione? Insomma, non è forse molto simile a una forma di vero e proprio colonialismo economico? D altra parte gli attacchi promossi dal celebre finanziere Soros contro i mercati asiatici non sono forse un altro esempio illuminante di guerra finanziaria? L incremento su base decennale nei fondi generali americani da 810 miliardi di dollari a 5 trilioni di dollari non sono un altra forma di guerra economica analoga all abbassamento del tasso di credito del Giappone? Naturalmente non è solo il miliardario Soros ad avere il controllo della guerra finanziaria: basti pensare a Li Denghui, che ha usato la crisi finanziaria del sud-est asiatico per valutare la moneta di Taiwan in modo da attuare un efficace attacco al dollaro e a Hong Kong, o pensiamo alle azioni offensive nel campo della guerra economica portata in essere da Morgan Stanley e da Moody s. Tuttavia, l esempio più illuminante è la guerra finanziaria subita dal sud-est asiatico che ha consentito di mettere in ginocchio le tigri asiatiche. 11

12 Ora, se l insieme di queste offensive di natura economica fanno sinergia con le guerre di tipo tradizionale, ci troviamo di fronte a un esempio efficace d azione combinata fra diverse tipologie di guerre. L insieme di questi esempi serve a dimostrare, secondo i colonnelli cinesi, che la guerra finanziaria si è ormai trasformata in un arma iperstrategica poiché è estremamente distruttiva, è facilmente manipolabile e consente azioni dissimulate. Nel complesso, la guerra finanziaria è sostanzialmente una forma di guerra non militare il cui potere distruttivo però è analogo a quello delle guerre tradizionali. Proprio per la sua potenza ed efficacia la guerra finanziaria sarà destinata ad acquisire sempre più importanza nell ambito della sicurezza nazionale degli stati moderni, e questa dimostra in modo evidente come sul piano strategico ci si trovi oggi di fronte a una guerra onnipresente o senza limiti, poiché è possibile pianificare una guerra sia in una sala da computer sia in una borsa. E dunque alla domanda dove sia il campo di battaglia nella strategia attuale la risposta non può che essere: dappertutto. Bibliografia École de guerre économique, «Opa de Mittal sur Arcelor. La sidérurgie européenne dans le chaudron de la globalisation financiére», Sentil Analyses & Solutions, n. 39, Christian Harbulot, La machine de guerre économique, Economica, Id., La main invisible des puissances, Ellipses, Christian Harbulot e Didier Lucas, La guerre cognitive, Lavauzelle, Qiao Liang-Wang Xiangsui, Guerra senza limiti, Leg, Didier Lucas e Alain Tiffreau, Guerre économique et information: les stratégies de subversion, Ellipses, Guerra economica e guerra dell informazione nell interpretazione del generale Jean Pichot-Duclos 12

13 La nostra attenzione si soffermerà nell analisi della seconda parte del saggio Les guerres secrètes de la mondialisation Guerre économique, guerre de l information, guerre terroriste (Le guerre segrete della globalizzazione Guerra economica, guerra dell informazione, guerra terrorista) del generale Jean Pichot- Duclos, nella quale l attenzione dello studioso francese è rivolta alla guerra economica. Nel delineare il contesto generale, l autore cerca anzitutto di evidenziare la pertinenza della guerra economica. Oggi la Germania è divenuta un alleato all interno della NATO, un membro a pieno titolo dell Unione Europea e uno dei principali partner della Francia. È stata però la prima nazione ad aver formulato, in piena prima guerra mondiale, un concetto nuovo di guerra commerciale che prefigurava quello di guerra economica, di cui ai nostri giorni osserviamo quotidianamente lo svolgimento. Non a caso già nel 1915, nella sua opera premonitrice Il piano di guerra commerciale della Germania, l assistente ingegnere tedesco Samuel Herzog affermava che ogni commercio è una guerra. D altronde, bisogna ricordare che la maggior parte dei conflitti bellici ha implicazioni economiche. Il sofisma che nega la guerra economica con il pretesto che la guerra distrugge mentre l economia costruisce si basa sul rifiuto di considerare che lo scontro sia cambiato per dimensione e livello. Nel novecento la concorrenza contrapponeva imprese liberali; dal 1989, come conseguenza della mondializzazione, a contrapporsi sono Stati o blocchi economici, che mettono in gioco mezzi governativi per conquistare o conservare dei mercati, come dimostra l esempio americano. La guerra contro l Iraq e l intervento della NATO in Kosovo probabilmente non sarebbero avvenuti se non fosse implicata la politica petrolifera araba degli Stati Uniti; l invasione del Kuwait e le atrocità serbe hanno solo fornito i pretesti necessari all applicazione della politica di Washington. L aspetto finanziario della guerra contro il terrorismo islamico dà infine un attualità nuova al concetto di guerra economica. Nel prefigurare quali saranno le nuove poste in gioco nella Guerra Economica, l autore suggerisce che l evoluzione delle azioni di guerra economica sarà strettamente legata alle questioni globali essenziali. La prima fra esse è probabilmente l acqua, che condiziona la vita degli esseri viventi e rimane indispensabile per l industria: secondo la PAI (Population Action International), nel ,8 miliardi di abitanti vivranno in 48 Paesi con difficoltà o carenza di rifornimento idrico; 40 di questi si trovano in Medio Oriente e nell Africa settentrionale o sub-sahariana. La seconda posta in gioco globale è quella dell energia, che è la causa degli eventi che insanguinano il Medio Oriente da un secolo a questa parte ed è capace di alimentare crisi internazionali. Una terza questione planetaria è quella demografica. Le previsioni dell ONU stimano per il 2050 una popolazione tra i 7,9 e i 10,9 miliardi di persone, a seconda dell importanza delle epidemie di AIDS e dell efficacia delle misure di controllo delle nascite assunte dai Paesi prolifici, che sono anche i più poveri. La questione demografica rimane dunque esplosiva e potrebbe costituire uno dei fermenti più pericolosi delle guerre della globalizzazione, in particolare in campo economico, religioso e terroristico. 13

14 Una quarta posta in gioco di natura strategica è costituita dal controllo delle risorse dei fondali marini, ovvero i noduli polimetallici che giacciono in distese sottomarine di pepite di metalli di grande densità. La Francia possiede perciò, con 2,083 milioni di chilometri di zona economica esclusiva, la seconda estensione mondiale dopo gli Stati Uniti. Una quinta questione capitale è rappresentata dal controllo delle tecnologie del futuro, garantito da due tipi di azione complementari: l investimento finanziario in ricerca e sviluppo e l attuazione di una politica di intelligence tecnologica. La sesta posta in gioco, nel contesto della globalizzazione, è quella per il controllo dei sistemi d informazione. Si tratta di assicurarsi il controllo del contenitore e del contenuto, da cui derivano le grandi manovre commerciali che caratterizzano l attuale paesaggio mediatico. La settima questione strategica nell era della globalizzazione riguarda i modelli culturali in senso ampio, che influiscono sulla formazione, sul modo di vivere e quindi sul consumo dei prodotti. Bisognerebbe menzionare anche la posta in gioco costituita dall Europa: accettata dagli Stati Uniti a condizione che ne sia vassalla, è internamente oggetto di lotte d influenza relative alla sua stessa concezione. La sorte dell Europa, fondamentale per gli europei, non presenta però il carattere trasversale delle questioni citate precedentemente, tutte passibili di dar luogo a potenziali conflitti armati. Bisogna poi essere coscienti dei nuovi vincoli che pesano sugli attori della vita economica. La prima serie di vincoli è legata alla necessità di innovare. Negli ultimi due decenni del novecento le imprese hanno dovuto far fronte a una serie di nuove esigenze: produrre utile prima di un anno; produrre in grandi quantità e vendere subito i prodotti innovativi; disporre di una rete di informazione; moltiplicare i partenariati d impresa per abbassare i costi. Una seconda serie di vincoli risulta dalla necessità di raggiungere la dimensione critica a livello internazionale per affrontare efficacemente l offerta concorrente e per soddisfare quantitativamente la domanda. Questi ultimi anni sono stati ricchi di esempi di concentrazioni, acquisizioni, fusioni che hanno generato dei mastodonti finanziari, industriali e dei servizi, come la nascita di Arcelor (di cui abbiamo parlato nell introduzione del nostro saggio), leader mondiale dell acciaio, l avvicinamento fra Euler e Hermès, i numeri uno francese e tedesco delle assicurazioni, o l eliminazione impietosa dei concorrenti che vale a Microsoft il controllo di più dell 80% dei software del pianeta. Ogni medaglia ha il suo rovescio e l anticipazione e l audacia hanno i loro rischi. Il mondo delle telecomunicazioni se n è reso conto nel corso del 2001, quando gli operatori europei hanno visto evaporare 22 miliardi di euro in occasione dello scoppio della bolla finanziaria gonfiata da una vera e propria speculazione sui benefici stimati. In questo mondo globalizzato sta emergendo dunque una nuova forma di scontro: la Guerra Economica. Per delineare il contesto internazionale della Guerra Economica, si può osservare che si è dovuta attendere la caduta del regime sovietico perché gli scontri economici si rivelassero in tutta la loro intensità e dimensione mondiale. Con la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra fredda, l America si scopre 14

15 unica superpotenza, mentre rinasce la competizione economica. Tutto diventa particolarmente più veloce poiché le nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione si sviluppano in maniera esponenziale, tanto che il volume d informazioni create raddoppia ogni quattro anni. In ogni caso, la corsa alla dominazione mondiale, non appena lanciata, sembra vinta dagli Stati Uniti. In effetti, mentre il suo vecchio rivale, la Russia sovietica, sprofonda nelle proprie contraddizioni interne, l America rivede tutte le sue priorità strategiche ed economiche. Secondo M. W. Christopher, segretario di Stato di Clinton, la sicurezza economica americana dev essere considerata priorità assoluta nella politica estera e bisogna farla progredire con le stesse energie e risorse del periodo della Guerra fredda. A questo scopo sono stati creati, dal 1993, il Consiglio Economico Nazionale (NEC) e il Consiglio Nazionale di Sicurezza (NSC), l Advocacy Network e l Advocacy Center, che raggruppano tutte le agenzie federali interessate dal commercio internazionale e consigliano le imprese. Inoltre, il sistema nel suo insieme si incarica di eliminare gli ostacoli, attraverso pressioni politiche dirette sui governi, consigli prodigati dall FMI o dalla Banca Mondiale ai Paesi indebitati e la raccolta di tutte le informazioni necessarie. Inoltre, un arsenale giuridico adattato alla nuova situazione permette di condurre una politica vigorosamente protezionista. Insomma, tutto avviene come se un analisi globale della situazione fosse sfociata in un dispositivo sistemico di dominazione dell economia mondiale. Così l America domina oggi il mondo, definendosi la sola nazione indispensabile come ha dichiarato il presidente Clinton all indomani della sua rielezione. L entrata nella civiltà dell informazione, la corsa ai nuovi mercati lanciata dalla fine della Guerra fredda e la mondializzazione dell economia hanno creato un forte bisogno di tecnici della raccolta e del trattamento dell informazione, cioè di specialisti dell intelligence. Allo stesso tempo, il crollo dell apparato sovietico e il riposizionamento americano sul campo della geo-economia hanno liberato contingenti di ufficiali d intelligence. Dal 1991 migliaia di specialisti venuti dal KGB e dalla CIA hanno contribuito a rendere più offensiva la gestione delle imprese russe e americane. Ciò spiega l inasprimento della competizione internazionale e i frequenti eccessi costatati. Bisogna convincersi che il know-how proveniente dalla difesa è indispensabile per proteggersi dai predatori senza scrupolo e utile per ottenere legalmente le informazioni necessarie. Bisogna tuttavia distinguere l azione degli Stati, che non comporta alcuno scrupolo di legalità, e quella delle imprese che non possono permettersi attività illecite, perché il rischio è troppo elevato in caso di fallimento: le sanzioni sono talmente alte che il gioco non vale la candela. Va poi considerato che la globalizzazione coinvolge anche l illegalità economica, che fa spesso nascere dei gruppi intercontinentali strutturati e la guerra economica del crimine, cioè quella delle economie mafiose. La loro estensione folgorante è stata favorita da un insieme di fattori di cui il più determinante è stato lo sviluppo delle nuove tecnologie dell informazione, che permettono trasferimenti istantanei e ripetuti di somme importanti. La molteplicità dei paradisi fiscali ha poi disegnato una mappa planetaria della 15

16 delinquenza finanziaria. Le somme coinvolte sono gigantesche: secondo l FMI nel 1996 sono stati riciclati 120 miliardi di dollari, mentre l intero bottino del crimine organizzato mondiale sarebbe stimato intorno ai 1700 miliardi di dollari. Almeno 61 Paesi ospitano reti mafiose transnazionali e la stima degli effettivi al soldo della mafia sarebbe di persone. Fra le attività criminali delle mafie, la droga è la più redditizia, e frutta annualmente 350 miliardi di dollari. Le altre attività illegali e lucrative sono numerose: traffico di medicinali, frodi, delinquenza informatica, false speculazioni immobiliari, false vincite al gioco, trasferimento illegale di denaro, aste e prestiti falsi, contraffazione, malversazioni, contrabbando, corruzione e prostituzione. Se le frodi e il crimine sono sempre esistiti in diverse forme, ciò che è radicalmente nuovo è la scala raggiunta. Più in generale, le somme totali lecite e illecite scambiate quotidianamente sono enormi, dal momento che la finanza speculativa è divenuta il motore effettivo dell economia mondiale. Insomma, siamo oggi immersi in una economia-casinò in cui le attività illegali la guerra economica del crimine sono inestricabilmente mescolate alle operazioni legali. Bisogna tuttavia reagire e l offensiva terroristica del settembre 2001 lo ha dimostrato, scatenando involontariamente una vera e propria internazionalizzazione della risposta poliziesca. Mai la collaborazione fra Paesi e servizi era stata così organizzata, così profonda e così rapida. Da parte sua, dal 1999, l Europa ha creato un istituzione di polizia europea, l Europol, inizialmente destinata alla lotta contro il crimine organizzato e la droga. Sradicare le economie criminali significherebbe rimettere in discussione i principi stessi della mondializzazione finanziaria come sistema autoregolato, superiore a tutte le istanze politiche, economiche e sociali. Nessuno, però, lo auspica veramente, perché le grandi organizzazioni criminali dispongono già di una capacità di fuoco finanziario in grado di destabilizzare l economia mondiale. Per quanto riguarda invece i modelli statali di guerra economica, il primo che si può analizzare è quello giapponese. Il Giappone, infatti, è la prima nazione industrializzata ad aver concepito il proprio sviluppo facendo ricorso sistematico a una politica offensiva di intelligence e di gestione delle fonti d informazione aperte, mobilitate al servizio dell economia. L originalità del dispositivo si basa su tre caratteristiche: priorità data alla preservazione dell indipendenza nazionale; economia come spazio vitale; ricerca all estero delle conoscenze necessarie. La punta di lancia del dispositivo è stata fin dall inizio la rete delle società di commercio, la cui azione è un modello di dinamismo poiché consiste, anzitutto, nell anticipare la domanda del mercato mondiale. Queste società investono molto all estero e una delle missioni che si sono date è di essere l interfaccia tra il mercato interno giapponese e i mercati esteri per assicurare una veglia migliore sui bisogni e sui prodotti emergenti e un migliore sbocco della produzione. Un altro punto di forza della strategia giapponese è la sua politica di influenza, i cui obiettivi sono molteplici, come il trasferimento di tecnologia, l infiltrazione delle élite locali e la difesa dell immagine del Giappone (per esempio con il finanziamento di attività caritatevoli e di ricerca umanitaria, o la lotta contro i detrattori). Lo studio attento delle legislazioni 16

17 straniere permette poi di migliorare la penetrazione dei mercati, per non parlare del vantaggio dato dal tentativo giapponese di OPA sulla scienza mondiale (tecnoglobalismo) attraverso il finanziamento di grandi programmi di ricerca, la creazione di una rete mondiale di 250 laboratori nipponici all estero o il finanziamento di cattedre universitarie in Europa e in America. I principali insegnamenti da trarre dall esempio giapponese riguardano anzitutto i metodi di conquista dei mercati e la costruzione di una cultura collettiva dell informazione fatta di azioni offensive a lungo termine e di una ricerca tecnologica abbinata alla preoccupazione permanente di redditività in una prospettiva di potenza nazionale. Senza dubbio il Giappone affronta oggi grandi difficoltà, dovute alle conseguenze di una folle speculazione finanziaria e immobiliare occorsa fra il 1986 e il 1991, all accumulo di crediti a rischio e alla comparsa della concorrenza cinese, ma sta preparando riforme audaci in campo fiscale, industriale e in materia di organizzazione, e soprattutto sembra pronto a rimettere in discussione la gerontocrazia che lo dirige. Sta nascendo una nuova élite in un Paese il cui vantaggio principale resta una stupefacente capacità di mobilitazione intorno agli obiettivi nazionali. Per quanto riguarda il modello tedesco, invece, l originalità della sua modalità d azione risiede nella definizione dello spazio vitale (lebensraum) e nell adattamento della politica economica a questo concetto. La metodologia si basa su un alleanza tra industria e apparato bancario, poiché la ricerca sistematica dell informazione economica è considerata prioritaria per tutti. Inoltre, lo scontro commerciale è trattato come una guerra (si pensi alle dichiarazioni di Samuel Herzog) e la Germania costituisce così la prima economia da combattimento della mondializzazione degli scambi. I suoi principi fondamentali sono i seguenti: visione strategica ed evolutiva della potenza, applicata sul campo con un alternanza di astuzia e brutalità secondo le necessità del momento; pratica del doppio linguaggio; considerazione dell intelligence per posizionarsi con forza sui mercati. Ciò che i giapponesi hanno attuato trent anni dopo e gli americani cinquant anni più tardi era già operativo in Germania fin dagli anni 20. Oggi una delle forze del commercio tedesco risiede nei legami e in una cooperazione naturale fra rappresentanti istituzionali e del settore privato. Altri esempi sono i circoli privati di imprenditori tedeschi, che nel 1993 hanno creato un Comitato per la conquista dell Asia e del Pacifico sostenuto da tre reti importanti: camere di commercio, associazioni economiche e industriali, società di commercio specializzate sull Asia. Nella pratica, le società di commercio sono concepite come proiezioni all esterno dell economia nazionale e giocano un ruolo decisivo nell aiuto alle imprese della madrepatria che vogliono insediarsi all estero. Bisogna inoltre insistere sul ruolo importantissimo svolto dalle banche e dalle società assicurative in questa economia da combattimento: fin dall inizio del novecento il banchiere tedesco aiuta il proprio cliente a trovare dei mercati, rendendolo partecipe delle informazioni che possiede. Questi sono i principi e la pratica dell economia da combattimento tedesca e l esistenza di una cultura scritta su questo concetto ne favorisce l attuazione. Tuttavia, si è assistito a una rimessa in 17

18 discussione di questi principi e pratiche: con la profonda riforma fiscale messa in cantiere dal cancelliere Shröder è stata posta in essere una vera e propria riforma del capitalismo tedesco tradizionale, anche se una simile evoluzione richiederà del tempo. Gli insegnamenti che si possono trarre dal modello tedesco sono: un progetto collettivo capace di unire tutte le forze private e istituzionali; una cultura del segreto che permette di sigillare intenzioni, competenze e debolezze; l anticipazione dell evoluzione dei mercati; la costanza nel perseguimento degli obiettivi. Passando al modello americano, si può affermare che quella realizzata dalla prima potenza industriale mondiale è una dinamica di economia imperiale, contemporaneamente difensiva e offensiva, con lo sviluppo sistematico di una politica d influenza che mira ad abituare il resto del mondo a pensare come vuole l America. Il raggiungimento di questo strumento molto elaborato di dominazione è stato progressivo: gli anni 80 sono stati di allerta e di reazione, con la perdita del controllo della fabbricazione dei microprocessori, il brevetto sistematico di tutti i software e la protezione delle tecnologie di difesa da parte del Pentagono, mentre gli anni 90 sono stati di affermazione di una dottrina di sicurezza economica del tempo di pace, con la creazione del NEC e dell NSC, il lancio del National Industrial Security Program e la creazione di una Commissione per gli investimenti esteri negli Stati Uniti. Dall arrivo del presidente G. W. Bush all inizio del terzo millennio, l America repubblicana si è riconciliata con una concezione imperialista della propria potenza e gli attentati dell 11 settembre hanno fornito un pretesto preziosissimo per dare un contenuto a questa nuova politica. L originalità della procedura americana si basa sui seguenti punti: rinnovo occulto della dottrina Monroe (fin dal 1945 gli Stati Uniti hanno voluto succedere alle potenze europee nei loro imperi coloniali); sviluppo di una strategia di conquista commerciale di ampiezza mondiale (la dominazione americana è assoluta nel tessile, nel petrolio e nell alimentazione animale, mentre i campi degli armamenti, dell agricoltura e dei prodotti culturali sono teatro di uno scontro senza sconti); connivenza fra autorità federali e società multinazionali (fornitura di informazioni cruciali, protezione giudiziaria, dottrina di sicurezza economica che protegge i gruppi esportatori); ricerca del controllo dell informazione o information dominance; dominio tecnologico per il controllo delle reti; dominio culturale attraverso l imposizione degli standard educativi, economici, gestionali, eccetera; dominio giuridico attraverso la deregolamentazione dei mercati e dei servizi pubblici o attraverso il controllo dei testi in vigore. Altri due esempi che mostrano bene la diversificazione dell offensiva americana sono la dominazione dei sistemi di controllo dell economia di mercato (le principali società di consulenza, di controllo di gestione e agenzie di rating sono quasi tutte anglosassoni) e la dominazione degli organismi internazionali, sia attraverso la potenza finanziaria, sia attraverso la presenza di rappresentanti nei posti di responsabilità di NATO, OCSE, FMI e Banca Mondiale. I forum di Davos, di Bilderberg, della Trilaterale hanno inoltre un importanza capitale nella strategia americana di global dominance e bisogna infine citare la rete di banche centrali e la comunità bancaria internazionale che, sebbene ufficialmente indipendenti, hanno tutte lo sguardo rivolto alla Banca Federale Americana. 18

19 Le lezioni da trarre dall esperienza americana sono le seguenti: una strategia di potenza e di supremazia economica che presuppone un approccio globale delle situazioni; una politica di controllo totale, offensivo e difensivo, della società dell informazione; un intelligence umana efficace in campo economico perché basata su una sinergia fra settore pubblico e privato. Il grosso punto debole secondo l autore è l incapacità di una minima autolimitazione che permetterebbe di evitare reazioni di rigetto. L abituale brutalità dei metodi impiegati per imporre al mondo il modello di vita americano e il disprezzo dei tabù sociali, religiosi e culturali locali provocano reazioni di odio che gli americani sembrano non comprendere, ma le cui conseguenze possono essere incontrollabili. Mentre tutte le potenze industriali hanno preso in considerazione la guerra economica e attuato i dispositivi e le procedure adeguati, la Francia istituzionale volta le spalle al buon senso e all efficacia. Già nel 1992, nel rapporto Intelligence economica e strategia delle imprese si illustrava anzitutto una costatazione di carenza in materia (assenza di politica statale, disinteresse degli eletti, inutilizzo quasi totale del potenziale della francofonia, inattività dei sindacati, ecc.) e si formulavano tre proposte prioritarie: mettere l informazione aperta, detenuta dalle amministrazioni, al servizio degli attori economici; organizzare reti d aiuto allo sviluppo regionale, soprattutto per la formazione; creare una fondazione di imprese incaricata di promuovere l utilizzo dell intelligence economica, secondo la logica delle fondazioni tedesche. La ricaduta più concreta di questo lavoro fu la creazione, nel 1995, del Comitato per la Competitività e la Sicurezza Economica, presieduto dal primo ministro e composto da sette personalità incaricate di consigliarlo sulle questioni riguardanti gli scopi del comitato. Il rapporto di presentazione descriveva la problematica, chiarendo che nel nuovo contesto mondiale, l informazione è diventata una materia prima strategica e che, rispetto alla capacità d azione dei suoi partner principali, la Francia dovrebbe prendere coscienza di questo ruolo strategico. Jospin, però, non rinnovò il mandato di tre anni ai sette saggi, senza prevedere ai vertici dello Stato alcun organismo capace di guidare e di coordinare una strategia nazionale di guerra economica. Non c è dunque da meravigliarci se la Francia non smette di retrocedere in campo economico. Per esempio, in termini di ricchezza nazionale per abitante, la Francia è passata dall 8 al 10 posto all interno dell Unione Europea. Alle cause ideologiche ben note (formazione inadeguata, tasse insensate sull impresa, varie dittature sindacali) si aggiungono sicuramente le conseguenze di una carenza istituzionale. Anzitutto, la ricerca è male indirizzata; si soffre un ritardo nelle nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione; in cinque anni il totale dei finanziamenti pubblici destinati alle imprese è diminuito di quasi il 40%; vi è un importante fuga di cervelli; si nota un indebolimento del commercio estero; le imprese francesi non investono più in Francia, da cui deriva l aumento della disoccupazione. Il male è ben noto e proviene da un sistema superato nelle strutture e nelle procedure: troppo Stato, troppi organismi, troppe leggi, troppi controlli, troppe scartoffie. Ne deriva un economia imbalsamata, senza rapporto con le realtà del mercato. 19

20 La situazione, però, può essere rimediata, tanto più che questo Paese dispone di vantaggi evidenti: la Francia possiede la seconda rete diplomatica al mondo; 250 milioni di persone nel mondo parlano o capiscono il francese; è ancora un Paese esportatore importante; è il terzo Paese per produzione di sapere scientifico e tecnico. In attesa di una miglior presa di coscienza delle sfide e dei vantaggi da parte del potere esecutivo, non mancano le iniziative assunte nel contesto dell intelligence economica. L Istituto di alti studi della difesa nazionale ha avviato, nel 1995, un percorso di formazione in intelligence economica destinato ai quadri superiori delle imprese e delle amministrazioni. Il Ministero dell Economia, delle Finanze e dell Industria ha poi perseguito un azione di sviluppo dell intelligence economica e strategica, creando un apposita sottodirezione. Inoltre, questo Ministero finanzia attraverso le direzioni regionali delle azioni di formazione e dei programmi coordinati dalla Direzione dell azione regionale e delle PMI. Da parte loro, gli organismi di intelligence come la DGSE, la DST, la DRM e le Dogane hanno adattato, con fortune alterne, i propri dispositivi all intelligence economica. Le università e le grandi scuole hanno previsto insegnamenti specifici: si contano oggi undici master di secondo livello dedicati completamente o in parte all intelligence economica. I gruppi industriali si mettono spesso in mostra per notevoli successi internazionali: Michelin, numero uno mondiale degli pneumatici, costituisce un esempio anticipatore; Elf deve i suoi successi mondiali alla propria cultura iniziale di intelligence; negli anni novanta, Alcatel aveva sviluppato una politica di reti in Asia che si era rivelata molto produttiva. Le PMI hanno impiegato forse del tempo a entrare nella logica dell intelligence economica, ma numerosi esempi positivi mostrano che il concetto avanza. In conclusione, vediamo da un lato un Paese ricco di quadri e mano d opera capaci d iniziativa, e dall altro uno Stato occupato nel paralizzare queste forze vive. Purtroppo, si deve dunque riconoscere che il grande fallimento nazionale dell intelligence economica francese è dovuto al fatto che lo Stato ha cercato d imporre alle imprese la propria visione centralizzata e amministrativa della gestione dell informazione, mentre l insieme della società civile vive, al contrario, una relazione di tipo reticolare che supera le frontiere nazionali. L intelligence economica e strategica può essere una risposta alla guerra economica e la su formulazione ufficiale in Francia è stata data dal Rapporto Martre: - l intelligence economica è l insieme delle azioni coordinate di ricerca, di trattamento, di diffusione e di protezione dell informazione, aperta al 90%, cioè ottenuta legalmente, con lo scopo di ispirare e guidare la strategia degli attori economici (Stati; enti locali; imprese); - è una misura collettiva (logica di condivisione) e offensiva (logica di anticipazione); - presuppone un organizzazione di reti, strumenti specifici e una politica di formazione all interno, di lobby e di influenza all esterno. Vale la pena soffermarsi sul contenuto della parola intelligence che, presa qui nella sua accezione anglosassone, ha un triplo significato: cercare di sapere, in vista di un azione, che si prepara sempre per una 20

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