Equazioni differenziali lineari a coefficienti costanti
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- Aldo Boscolo
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1 Equazioni differenziali lineari a coefficienti costanti Generalità Il modello matematico di un qualsiasi sistema fisico in regime variabile conduce alla scrittura di una o più equazioni differenziali. Un'equazione differenziale ordinaria è un'equazione che stabilisce un legame tra una funzione incognita y = y(t) di una variabile t, le sue derivate, e la variabile t stessa. L'ordine, n, dell'equazione è quello della derivata più alta. Può essere scritta nella forma Ogni funzione che soddisfa il legame, è detta soluzione o integrale dell'equazione. Risolvere l'equazione significa trovare tutte le soluzioni. L'equazione si dice in forma normale, quando è data risolta rispetto alla derivata di ordine maggiore, cioè nella forma Un'equazione differenziale è lineare se la funzione e le sue derivate compaiono con esponente unitario. La sua espressione generale è dove i coefficienti a i (t) ed il termine noto g(t) sono funzioni continue e derivabili in un dato intervallo. Se g(t) = 0 l'equazione si dice omogenea. Se i coefficienti sono indipendenti da t, quindi se a i (t) = costante con i = 1,2,..n, l'equazione si dice a coefficienti costanti. Sono le più facili da risolvere e per fortuna le più frequenti che da risolvere nei sistemi fisici. O meglio, quelle che capitano più frequentemente quando per il fenomeno sono accettabili le ipotesi che portano a tali equazioni. Equazioni differenziali lineari omogenee a coefficienti costanti L'equazione ha questo aspetto La variabile t è sempre reale. I coefficienti a i possono essere invece numeri complessi. Le soluzioni possono essere funzioni complesse della variabile reale t. Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 1
2 Consideriamo la funzione y = e λt con λ = costante Si ha Sostituendo nell'equazione si ottiene Se λ è una radice dell'equazione la funzione scritta è una soluzione dell'equazione differenziale di partenza. La [2] è detta equazione caratteristica. Radici distinte Se le n radici dell'equazione caratteristica sono distinte Le funzioni sono n soluzioni dell'equazione [1] L'integrale generale della [1] può allora essere scritto nella forma dove le sono costanti arbitrarie complesse. Radici multiple Se una radice, λ x, dell'equazione caratteristica è multipla di ordine r, la funzione con Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 2
3 è soluzione della [1] Quindi se λ i con (i = 1,2...q) sono le (radici dell'equazione caratteristica di molteplicità r i con l'integrale generale è dato da Coefficienti reali Se i coefficienti della [1] sono numeri reali, quando l'equazione caratteristica ha come soluzione il numero complesso α + jω, ha come soluzione anche α jω. Supponendo le due soluzioni di molteplicità r, sono soluzioni pure La combinazione lineare che è parte dell'integrale generale può essere sostituita dalla con Equazioni non omogenee Se il termine noto la soluzione della [1] si ottiene aggiungendo all'integrale generale della equazione omogenea associata, un integrale qualsiasi y p (t) (particolare) dell'equazione non omogenea. Quindi Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 3
4 L'integrale particolare y p (t) lo si può trovare ipotizzandolo e verificando che l'equazione sia soddisfatta. Un metodo più generale è quella della variazione delle costanti arbitrarie detto Metodo di Lagrange Consiste nell'assumere, per l'integrale cercato, la forma dell'integrale generale dell'omogenea, sostituendo alle costanti arbitrarie funzioni della variabile indipendente. Si impone quindi che soddisfi alla [1] e che le n-1 derivate successive di y p (t) si possano eseguire come se i coefficienti-funzioni fossero delle costanti. Questo comporta n 1 condizioni successive cui gli n coefficienti-funzione devono soddisfare. Si impone infine che y p (t) sia una soluzione della [1], condizione che permette di scrivere l'ennesima condizione che porta al sistema di n equazioni per ricavare gli n coefficienti-funzioni, quindi l'integrale particolare. Se indichiamo con gli integrali dell'omogenea associata, le n condizioni sono (tralasciando di indicare la variabile indipendente t) Illustreremo tale metodo con un esempio, ma un altro è il modo di trovare l'integrale particolare nelle equazioni differenziali che descrivono i Circuiti elettrici L'equazione differenziale a coefficienti costanti è quella che maggiormente interessa nello studio dei circuiti elettrici. Si ottiene dall'applicazione dei principi di Kirchhoff, ed i coefficienti coinvolgono resistenze, induttanze e capacità che si suppongono costanti. L'integrale particolare invece si ricava determinando le grandezze a regime con i generatori accesi. L'equazione omogenea si ottiene spegnendo i generatori della rete, cioè aprendo i rami contenenti generatori di corrente, e sostituendo con un cortocircuito i generatori ideali di tensione. La soluzione dell'omogenea corrisponde all'evoluzione libera, cioè all'andamento delle grandezze elettriche determinato dall'energia immagazzinata nei componenti accumulatori: induttori e condensatori. L'integrale generale, soluzione dell'equazione differenziale cui soddisfa la funzione che rappresenta la grandezza incognita, tensione o corrente, è dunque la somma dell'evoluzione libera y l (t) e del regime permanente y p (t). y(t) = y l (t) + y p (t) Le costanti arbitrarie di integrazione, che compaiono nell'espressione dell'evoluzione libera, sono univocamente determinate dalle condizioni iniziali, quindi dalle correnti negli induttori e dalle tensioni dei condensatori, esistenti all'istante t=0; da tali grandezze dipende l'energia presente nel circuito all'istante zero. Tali valori sono quelli determinati dal regime esistente prima dell'istante t=0. Le correnti negli induttori non possono infatti cambiare bruscamente, e neppure le tensioni sui condensatori, (principio di continuità) per cui si ha Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 4
5 Nelle equazioni precedenti sono note, quindi permettono di scrivere il sistema di equazioni per ricavare le costanti di integrazione presenti nell'evoluzione libera. Qualche esercizio Es.1 Trovare l'integrale generale dell'equazione omogenea Le soluzioni dell'equazione caratteristica sono L'integrale generale è y = c 1 e 2t + c 2 e 2t + c 3 e 3t + c 4 e 3t Es. 2 Trovare l'integrale generale dell'equazione Integrale dell'omogenea associata Integrale particolare Usando il metodo di Lagrange, l'integrale particolare ha la forma dell'integrale dell'omogenea; quindi ponendo y p = c 1 cost + c 2 sint dove c 1 e c 2 sono funzioni di t, si hanno le condizioni Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 5
6 Sistema nelle incognite che può essere risolto con Cramer da cui si ricava quindi l'integrale generale Es. 3 Risolvere l'equazione con le condizioni iniziali y(0) = 0 equazione caratteristica quindi l'integrale dell'omogenea è y = c 1 e t + c 2 e 2t Integrale particolare Ipotizziamo y P = K Sostituendo nell'equazione si ha Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 6
7 L'integrale generale è perciò Per le condizioni iniziali La soluzione è ES. 4 Vediamo infine un classico transitorio RLC serie alimentato da un generatore di tensione continua condizioni iniziali Per la KVL, alla chiusura del tasto deve essere v R + v L + v C = e(t) quindi derivando primo e secondo membro e dividendo per L si ha Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 7
8 si ha dunque che è già un'equazione omogenea. L'integrale generale è dunque uguale all'evoluzione libera. In essa occorre determinare le costanti A e imponendo le condizioni iniziali. La corrente nulla impone La tensione ai capi del condensatore è quindi imponendo la condizione iniziale di condensatore scarico possiamo ricavare A mentre quella della tensione sul condensatore è Es. 5 Determinare la tensione sul condensatore e la tensione ai capi del generatore di corrente, quando la sua corrente si inverte Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 8
9 J 0 = 1A Sostituendo il generatore reale di corrente con l'equivalente di tensione si ottiene il circuito nel riquadro rosso. La KVL fornisce con Le condizioni iniziali forniscono v(0) = RJ i(0) = 0 Sostituendo i valori Per. Ind. Prof. Ing. Alessandro Bianco Pag. 9
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