1 Limiti e continuità per funzioni di una variabile
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- Lorenza Vecchi
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1 1 Limiti e continuità per funzioni di una variabile Considerazioni introduttive Consideriamo la funzione f() = sin il cui dominio naturale è R\ {0}. Problema: non è possibile calcolare il valore di f per = 0, perchè 0 non appartiene al dominio. E possibile valutare il comportamento di f se la, a partire da un valore "prossimo a" 0, si avvicina "quanto più possibile" a 0? Calcoliamo i valori di in radianti, sin() e sin(),a partire da = 1 fino ad avvicinarci a = 0.
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3 Il rapporto sin si avvicina sempre più a 1, come si può riscontrare nel grafico della funzione y Possiamo riassumere questo comportamento dicendo che, per che "tende" a 0, sin "tende" a 1 cioè sin 0 = 1
4 Se invece consideriamo altre funzioni, non sempre è possibile decidere il loro comportamento in prossimità di un dato punto usando un foglio di calcolo o un grafico. Esempio: f() = sin 1 y
5 LIMITI DI FUNZIONI Estendiamo la definizione di ite dalle successioni alle funzioni. Una successione dipende da una variabile n N, quindi l operazione di ite serve a descrivere il suo comportamento asintotico, ovvero per n +. Mentre per una funzione f definita per esempio su un intervallo (a, b) è possibile descrivere il suo andamento sia agli estremi dell intervallo sia in qualsiasi punto tra a e b. Intorno di un punto. Si chiama intorno completo di un numero reale o di un punto c un qualsiasi intervallo aperto che contenga c. In particolare gli intervalli aperti di centro c si chiamano intorni circolari di c. Se indichiamo con ε il raggio di tale intorno, lo indicheremo con (c ε, c + ε)
6 e risulta essere l insieme degli R tali che c < ε, ε > 0 Sia f() una funzione definita in un intervallo [a, b], escluso al massimo un punto c interno ad esso. Limite finito di una funzione in un punto Definizione 1 La funzione f() per c ha per ite il numero l c f() = l quando in corrispondenza di un arbitrario numero positivo ε, si può sempre deteminare un intorno completo H del punto c, tale che, [a, b] che cade in H, escluso eventualmente c, risulti soddisfatta la disequazione f() l < ε ovvero l ε < f() < l + ε
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8 Esempio 1. Verificare che risulta 2 (2 1) = 3. La funzione è definita su tutto R. Preso un ε > 0 arbitrario e piccolo, verifichiamo che la disequazione < ε è verificata per tutti i valori di che formano un intorno completo del punto < ε 4 ε < 2 < 4 + ɛ 2 ε/2 < < 2 + ε/2 intorno del punto 2 Osservazione. f(2) = 3 e perciò in questo caso risulta che (2 1) = 2 f(2): il ite coincide con il valore della funzione nel punto = 2.
9 2 Esempio 2. Verificare che risulta = 2 2. La funzione è definita 2 2 per > 0 con 2 Preso un ε > 0 arbitrario e piccolo, verifichiamo che la disequazione < ε è verificata per tutti i valori di che formano un intorno completo del punto 2, escluso = 2 dove la funzione non è definita. Ma poichè = ( 2) ( + 2 ) ( 2 ) ( + 2 ) = + 2
10 e possiamo scrivere che < ε cioè 2 ε < < 2 + ɛ Quindi risolvendo il sistema e supponendo che ε < 2 si trova che ( 2 ε ) 2 < < ( 2 + ɛ ) 2 intorno di 2. Osservazione. Non esiste il valore della funzione per = 2 ma esiste il suo ite. y
11 Esempio 3. Data la funzione, definita su R verificare che f() = { 2 per 1 0 per = 1 f() = 2 1 Quindi dobbiamo verificare prefissato un ε > 0 che f() 2 < ε sia soddisfatta in tutti i punti di un intorno del punto 1 escluso al più 1 stesso. Per 1 si ha f() = 2 quindi verifichiamo che 2 2 < ε ossia ε > 0 ed è soddisfatta in qualsiasi intorno del punto 1.
12 Osservazione. In questo caso abbiamo f(1) = 0 mentre 1 f() = 2 quindi il ite della funzione nel punto 1 è diverso dal valore della funzione calcolato nello stesso punto.
13 Limite infinito di una funzione in un punto Definizione 2 Si dice che la funzione f() per c ha per ite infinito c f() = quando in corrispondenza di un numero positivo M fissato a piacere, è possibile determinare un intorno H completo del punto c, tale che, [a, b] H con c risulti soddisfatta la disequazione ( Esempio. Verificare che 1 ) 0 f() > M =. Dominio 0
14 Verifichiamo che 1 > M, qualunque sia il numero M > 0 per tutti gli che formano un intorno di 0. 1 > M < 1 M 1 M < < 1 M In questo caso avremo che ( 1 ) > 0, per < 0; ( 1 ) < 0, per > 0 y
15 Limite destro e ite sinistro Definizione 3 Si dice che l è il ite destro della funzione f() per c e si scrive c +f() = l quando in corrispondenza di un arbitrario numero positivo ε, si può sempre determinare un intorno destro H di c, tale che, [a, b] H escluso eventualmente c risulti soddisfatta la disequazione f() l < ε Osservazione 4 Se l intorno H è un intorno sinistro del punto c, allora si dice che l è il ite sinistro di f()per c. Analoghe definizioni si possono dare per iti infiniti di una funzione in un punto.
16 Osservazione 5 Se il ite destro e il ite sinistro di f() per c esistono e sono uguali e pari a l allora l è il ite di f() per c. Asintoti verticali. Quando f() ± per che tende a c da destra e/o da sinistra, si dice che la retta di equazione = c è asintoto verticale per il grafico di f. Esempio. f() = 1/( 5) y
17 Limite finito (o infinito) di una funzione all infinito Definizione 6 Sia f una funzione definita in R. Si dice che la funzione f() per ha per ite il numero l f() = l quando in corrispondenza di un arbitrario numero positivo ε, si può sempre deteminare un numero N > 0 tale che per ogni che verifica > N si abbia Se questa è soddisfatta soltanto: f() l < ε - per > N, allora: + f() = l
18 - per, allora: f() = l. Definizione 7 Si dice che per la funzione f() ha per ite infinito, f() = quando in corrispondenza di un arbritrario M > 0 è sempre possibile determinare un numero N > 0 tale che per ogni che verifica > N si abbia f() > M In particolare se > N, risulta: - per f() > M, allora: f() = + +
19 - per f() < M, allora: f() =. + Mentre se < N, risulta: - per f() > M, allora: f() = + - per f() < M, allora: f() =. Asintoti orizzontali. Quando ± f() = l la retta di equazione y = l ha un ruolo importante è prende il nome di asintoto orizzontale.
20 Esempio 1. Sia data la funzione f() = y Il dominio di f() sarà R. In questo caso non esistono asintoti verticali.
21 Dato che = ( = 1 1) la retta y = 1 è asintoto orizzontale. Inoltre = ( = ) la retta y = 1 è asintoto orizzontale. Asintoti obliqui. Possono aversi solo nel caso di funzioni definite in intervalli ilitati. Se si ha f() = + ( ) +
22 potrebbe esistere asintoto obliquo. In questo caso il grafico della funzione si accosta a quello di una retta di equazione y = m + q con m 0 Affi nchè questa retta sia un asintoto obliquo della funzione occorre che esistano e siano finiti entrambi i seguenti iti: f() + = m 0 e + (f() m) = q In maniera analoga si procede se f() = + ( ) Esempio 2. Sia data la funzione f() =
23 y Il dominio della funzione sarà R\ { 3}. Essendo ± + 3 = ±
24 la retta = 3 è asintoto verticale. Inoltre = ± + 3 non ci sono asintoti orizzontali ma possono esserci asintoti obliqui. Avremo m = f() ± = ± = 1 q = [f() m] = ± 1 = ± + 3 = 0 ± ( Pertanto la funzione ha come asintoto obliquo la sola retta y = per ±. ) =
25 Definizione 8 Una funzione f che ha ite pari a 0 per c (finito o infinito) si chiama infinitesimo per c (finito o infinito).una funzione f che ha ite pari a ± per c (finito o infinito) si chiama infinito per c (finito o infinito). Teorema 9 (unicità del ite) Se esiste il ite di una funzione per c (finito o infinito), esso è unico. Teorema 10 Siano a < c < b e f monotona nell intervallo (a, b). Allora i iti c +f() e c f() esistono e sono entrambi finiti. Esistono anche (finiti o infiniti) a +f() e b f()
26 Esempio y f(c) c Il ite destro, c +, coincide con f(c), il valore che la funzione assume nel punto c, che coincide con il minimo di f nell intervallo [c, b) dove b = +. il ite sinistro di c invece è strettamente minore di f(c). Risulta quindi che f(c) c f() c +f()
27 Teorema 11 ( Permanenza del segno) Se per c la funzione ha un ite finito l non nullo, esiste un intorno del punto c per ogni del quale, escluso al più c, la funzione f() assume valori dello stesso segno del suo ite. Il terorema vale anche se l = ±. Teorema 12 ( Confronto) Siano f, g, e h tre funzioni che, in un opportuno intorno di c, soddisfano le disuguaglianze f() g() h(). 1. Se c f() = c h() = l, allora anche c g() = l 2. Il teorema vale anche se l = + oppure l =.
28 Esempio. 1 ite notevole. Provare che sin + = 0 Infatti sappiamo che 1 sin 1 e per > 0 1 sin 1 Ma + ( 1/) = 0 e + (1/) = 0, quindi per il confronto sin anche + = 0. y 1
29 Esempio. 2 ite notevole. Provare che sin 0 = 1 Osserviamo preventivamente che la funzione f() = sin ha come dominio naturale R\ {0} ed è una funzione pari (simmetrica rispetto all asse y). Quindi basterà calcolare il ite di f() per 0 +. Per le note proprietà trigonometriche si ha, per 0 < < π/2 sin < < tan
30 Ora dividiamo per sin ( sempre positivo e non nullo per 0 < < π/2) la disuguaglianza sin < < tan e otteniamo 1 < sin < 1 cos
31 Passando ai reciproci abbiamo Per il teorema del confronto, essendo cos < sin < 1 costante pari a 1, avremo che 0 sin = 1. cos = 1, uguale per la funzione 0 +
32 Limiti e operazioni algebriche (insieme R {, + }) Definiamo per i simboli ± le operazioni di somma e prodotto e a R + + (+ ) = + + ( ) = A + (± ) = ± (± ) (± ) = + ( ) (± ) = A 0, A = A = 0 A = A 0, A 0 = Esistono forme come già introdotto nelle successioni che sono indeterminate: 0, 0, 0, e altre forme di indeterminazione di tipo esponenziale che possono presentarsi quando si deve calcolare un ite della forma [f()] g() e sono c 0 0, 0, 1.
33 Date due funzioni f, g definite sullo stesso intervallo, possiamo costruire le funzioni somma, prodotto e quoziente f + g f g f/g (con g 0) Se L, M R {, + } possiamo affermare che se allora f() = L, c c g() = M f() + g() = L + M, f()g() = LM, c c c tranne se se verificano le forme indeterminate già introdotte. f() g() = L M
34 Confronti: richiamo simboli o e Supponiamo che f, g siano infinitesimi (oppure infiniti) per c con g 0.Consideriamo il ite di f/g. avremo 4 possibilità: c f() g() = 0 (a) L finito e non nullo (b) ± (c) non esiste (d) (a) = f è infinitesimo di ordine superiore a g (oppure f è infinito di ordine inferiore a g) e si scrive f() = o(g()) per c
35 (b) = f è dello stesso ordine di g per c. In particolare, se L = 1, le due funzioni si dicono asintotiche per c e si scrive f() g() per c (c) = f è infinitesimo di ordine inferiore a g (oppure f è infinito di ordine superiore a g) e si scrive g() = o(f()) per c (d) = f e g non sono confrontabili. La relazione esprime un equivalenza di comportamento di fronte all operazione di ite e possiede le tre proprietà:
36 - riflessiva: f() f() per c; - simmetrica: f() g() per c se e solo se g() f() per c; quindi le due funzioni sono asintotiche; - transitiva: se f() g() per c e g() h() per c allora f() h() per c. Il simbolo o gode invece della proprietà transitiva: - se f() = o(g()) per c e g() = o(h()) per c, allora f() = o(h()) per c.
37 Il simbolo asintotico è particolarmente utile nel calcolo dei iti. Infatti è possibile sostituire nel calcolo del ite di un prodotto o di un quoziente, ogni funzione con una ad essa asintotica (più semplice) in modo da facilitare il calcolo. Se f 1 () f 2 () per c e g 1 () g 2 () per c è immediato che c f f 1()g 1 () = f c 2 ()g 2 () e 1 () c g 1 () = c f 2 () g 2 () Esempio: Il rapporto tra due polinomi nella variabile n, per n +, è asintotico al rapporto dei termini di grado massimo n 3 + n 2 3n + 4 2n 4 + 2n 3 4 n3 2n 4 = 1 2n 0
38 Gerarchie di infiniti. Se α < β avremo α + β = + α β = 0, e quindi per α < β si ha α 0 + β = 0 +α β = + α = o ( β) per +, β = o ( α ) per 0 + Quindi tra le potenze di, per +, sono trascurabili quelle con esponente minore, mentre per 0 quelle con esponente maggiore. Anche le esponenziali con base diversa si posso "ordinare". Per esempio 2 = o (3 ) per +, infatti 2 ( ) = 0 3.
39 Osservazione. Si possono confrontare tra loro le tre famiglie di funzioni: esponenziali, potenze e logaritmi. Teorema 13 Ogni infinito esponenziale è d ordine superiore a ogni infinito potenza; ogni infinito potenza è di ordine superiore ad ogni infinito logaritmico. Ossia per ogni α > 1, β > 0, γ > 0 + α β = + e + β (ln ) γ = + Esempi. Si vogliano calcolare i seguenti iti: ( 3 4) (, 2 ln ) + +
40 ) ( 3 4) = 3 (1 4 3 ( 2 ln ) = (1 2 ln ) 2 (+ ) (1 0) = +. (+ ) (1 0) = + Calcolo di alcuni iti usando i iti notevoli visti in precedenza tan = 1 tan 0 = sin 1 0 cos = 1 1 = cos 0 2 = sin (1 + cos ) = cos 1 + cos cos = 0 1 cos 2 2 (1 + cos ) =
41 1 cos 3. 0 sin 0 1 cos 1 + cos = cos = sin (1 + cos ) = = cos 2 (1 + cos ) = 4. 0 ln(1 + ) = 0 ln(1 + ) 1 = ln e = 1 arcsin 5. = 1 Il calcolo di questo ite fornisce l occasione per 0 mostrare la tecnica del cambiamento di variabile, di frequentissima applicazione. Supponiamo di voler calcolare c f [g()]
42 sapendo che g() = k. Poniamo y = g() e calcoliamo f(y). 0 y k E possibile fare il cambio di variabile se f(y) = f(k), ovvero se f è y k continua in k e vale anche nel caso in cui k sia ±. Poniamo arcsin = t e quindi = sin t se 0 allora t 0 e quindi avremo arcsin 0 t = t 0 sin = 1 e 1 6. = 1 Poniamo e 1 = t = ln(t + 1) e se 0 allora 0 anche t 0. Quindi e 1 0 t = t 0 ln(t + 1) = 1
43 FUNZIONI CONTINUE Osserviamo il grafico della funzione parte intera f() = y Il grafico procede a salti. La funzione è discontinua nei punti di ascissa intera.
44 Altrettanto per le funzioni f() = { 1 if 0 1 if < 0 y discontinua in = 0 e
45 f() = if 4 4 if 4 < < 2 3 if 2 < 4 y continua in tutto l asse reale escluso il punto = 2.
46 Una funzione f è continua in un punto 0, se, variando di poco 0, cioè considerando il punto 0 + molto vicino a 0, il corrispondente valore della f() cioè f( 0 + ) differisce poco da f( 0 ) = 0 + f = f( 0 + ) f( 0 ) f = 0 0 f() = f( 0 ) 0 La differenza f = f( 0 + ) f( 0 ) prende il nome di incremento della funzione nel passaggio della variabile indipendente dal valore 0 al valore 0 +.
47 Definizione 14 Siano f definita in un intervallo I R e 0 I. Si dice che f è continua in 0 se f() = f( 0 ) 0 Si dice che f è continua in un insieme I se f è continua in tutti i punti di I. Dalle operazioni sui iti e dalla definizione di continuità in un punto si possono trarre le seguenti considerazioni: a) se f e g sono due funzioni entrambe continue in 0 allora anche la loro somma f + g e il loro prodotto f g sono funzioni continue in 0 ; b) se f e g sono due funzioni entrambe continue in 0 e g( 0 ) 0 allora anche la funzione quoziente f/g è continua in 0 ;
48 c) se f e g sono due funzioni entrambe continue in 0 e f( 0 ) > 0, anche la funzione potenza f g è continua in 0. Per le funzioni composte vale il seguente teorema. Teorema 15 Se f è continua in 0 I e g è continua in y 0 = f( 0 ), allora g f, (g [f()]), è continua in 0. Osservazione. Le funzioni elementari potenza, esponenziali, logaritmiche, seno e coseno sono continue in ogni punto del loro dominio. Infatti 0 D si ha α = α 0, a = a 0, log 0 a = log a 0, 0 sin = sin 0, cos = cos 0 0 0
49 Punti di discontinuità Richiedere che una funzione sia continua in un punto 0 equivale a richiedere che i due iti + 0 f() e 0 f() - esistono e sono finiti, - sono uguali, - il loro valore comune è proprio f( 0 ).
50 Se almeno una delle tre condizioni non è soddisfatta si dice che f è discontinua in 0 oppure che 0 è un punto di discontinuità. 1. Discontinuità di prima specie. Se + 0 f() = l 1 e 0 f() = l 2 (l 1 l 2 ) si dice che la funzione f ha in 0 una discontinuità di prima specie. La differenza l 2 l 1 si chiama salto della funzione in corrispondenza di 0. Ad esempio la funzione f() = { + 3 if 1 2 if < 1
51 y ha nel punto 0 = 1 una discontinuità di prima specie essendo con salto pari a 6. = 4 e f() = 2 1 +f() 1
52 2. Discontinuità di seconda specie. Se almeno uno dei due iti + 0 f() e 0 f() o non esiste oppure se esiste è infinito, si dice che la f ha nel punto 0 una discontinuità di seocnda specie. Ad esempio la funzione f() = tan y
53 ha in 0 = π/2 + kπ (k Z) discontinuità di seconda specie. Anche f() = e 1 y ha nel punto 0 = 0 (D = R/ {0}) una discontinuità di seconda specie essendo 0 e1 = 0 e 0 +e1 = +
54 3. Discontinuità di terza specie. Se esiste ed è finito il ite della funzione in 0 0 f() = l ma, o non esiste f( 0 ) oppure f( 0 ) l, di dice che la funzione f ha in 0 una discontinuità di terza specie o einabile. Infatti è possibile einare tale discontinuità attribuendo alla funzione nel punto 0 il valore del ite in quel punto Ad esempio, la funzione f() = { f() per 0 l per = 0 f() =
55 y è continua 2 e ha nel punto 0 = 2 una discontinuità di terza specie: infatti, pur non esistendo f(2), esiste ed è finito il suo ite: = 2( 2)( + 2) 2 2 = 8
56 Tale funzione può essere resa continua anche nel punto 0 = 2 definendola come f() = { per 2 8 per = 2 Osservazione. Se una funzione è discontinua nel punto 0, può darsi che uno dei due iti destro o sinistro coincida con f( 0 ). In tal caso diremo che la f è continua da destra o da sinistra in 0.
57 Continuità delle funzioni inverse. Ricordiamo brevemente che data una funzione f : X Y, con X, Y R, la sua inversa se esiste è unica ed è la funzione f 1 : Y X tale che y = f() = f 1 (y) X, y Y Riguardo alla continuita di f 1 vale il seguente teorema Teorema 16 Se una funzione f : (a, b) (c, d) biunivoca e continua. Allora la sua inversa f 1 è anch essa continua in (c, d). Se f continua in (a, b) è invertibile, allora deve essere strettamente monotona.
58 Esempio. Consideriamo la funzione f() : [0, 4] [0, 2] / 4 y (0,2) (4,0) Essa è continua e strettamente decrescente in [0, 4]. La sua funzione inversa f 1 () : [0, 2] [0, 4]
59 y = 4 = 4 y 2 f 1 () = 4 2 il grafico dell inversa è il simmetrico di quello di f rispetto alla bisettrice del primo e terzo quadrante y (0,4) (0,2) (2,0) (4,0) La f 1 è chiaramente continua in (0, 2) e strettamente decrescente.
60 Teoremi fondamentali sulle funzioni continue. Teorema 17 ( Esistenza degli zeri) Sia f una funzione continua nell intervallo [a, b]. Se i valori di f negli estermi dell intervallo sono di segno opposto, cioè se f(a) f(b) < 0, allora f ha almeno uno zero in (a, b), ossia esiste almeno un punto c (a, b) tale che f(c) = 0 Se f è strettamente monotona allora lo zero è unico. Il metodo usato per dimostrare questo teorema si chiama anche metodo di bisezione ed è anche un metodo pratico per trovare una approssimazione di uno zero, nel caso non sia possibile trovarlo con i metodi tradizionali dell algebra. Si considera il punto medio,m 0 di [a, b]: se f(m 0 ) = 0 allora abbiamo finito.
61 Se invece f(m 0 ) 0 si considera il nuovo intevallo [a 1, b 1 ] = [a 0, m 0 ] se f(a 0 ) f(m 0 ) < 0, altrimenti [a 1, b 1 ] = [m 0, b 0 ] : in ogni caso si avrà f(a 1 ) f(b 1 ) < 0. Ripetendo il discorso su [a 1, b 1 ], o si conclude con un punto c come richiesto o si procede ancora. Segnaliamo che, anche in casi semplici, è possibile che occorrano tutti i passi della dimostrazione, cioè che non si concluda in un numero finito di passi: basta considerare la funzione f() = 2 2, nell intervallo [0, 2], con f(0) = 2 e f(2) = 2; intale intervallo la funzione si annulla per il numero irrazionale c = 2. Teorema 18 (Dei valori intermedi) Sia f una funzione continua nell intervallo chiuso e itato [a, b]. Allora f assume tutti i valori compresi tra f(a) e f(b). Presi due punti c e d arbitrariamente tra a e b, il teorema si può applicare anche all intervallo [c, d]: se ne deduce che la funzione assume tutti i valori compresi tra due suoi valori qualunque. Per questo si chiama teorema di tutti i valori.
62 Teorema 19 ( Weierstrass) Se f è una funzione continua nell intervallo chiuso e itato [a, b],allora assume massimo e minimo, ossia esistono almeno due punti 1 e 2 in [a, b],tali che, [a, b] si ha m := f( 1 ) f() f( 2 ) =: M Osservazione 1. Il massimo e il minimo di una funzione continua in un intervallo chiuso [a, b] possono cadere tanto nei punti interni all intervallo, quanto negli estremi di esso, oppure uno all interno l altro in un estremo. Perciò se la funzione f è strettamente crescente (decrescente) in [a, b], essa raggiunge il massimo (minimo) nell estrmo destro b, mentre raggiunge il minimo (massimo) nell estremo sinistro a. Osservazione 2. Una funzione continua in un intervallo chiuso e itato [a, b] assume, almeno uno volta, qualunque valore compreso tra il suo minimo e il suo massimo (per il teorema degli zeri).
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