Flavia Caretta

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Gruppo di Studio SIGG La cura nella fase terminale della vita sostenuto da un contributo non condizionato della Fondazione Alitti SOSTENIBILITA DELLE CURE DI FINE VITA TRA CULTURA E ORGANIZZAZIONE Bologna 27 Novembre 2014 Complessità e decisioni nelle cure di fine vita: un caso clinico Flavia Caretta flavia.caretta@rm.unicatt.it 1

Criticità maggiormente evidenziata nei servizi sanitari: INSUFFICIENZA DI CONTINUITÀ ASSISTENZIALE ovvero il VUOTO ASSISTENZIALE talora percepito come ABBANDONO, quando sono necessari per la cura molteplici interlocutori o modalità assistenziali. Regione Lombardia - Gruppo di lavoro sulla continuità assistenziale

Ministero della Salute. Atto di indirizzo per l anno 2014 Uno dei principali obiettivi del SSN è garantire la continuità delle cure: tra i diversi professionisti intra ed extraospedalieri, in modo che la frammentazione nata dallo sviluppo di competenze ultraspecialistiche si integri in un quadro unitario. tra i diversi livelli di assistenza soprattutto nel delicato confine tra ospedale e territorio, il post dimissione, che il paziente a volte si vede costretto ancora ad affrontare da solo, al di fuori di un percorso conosciuto e condiviso.

Complessità e decisioni nelle cure di fine vita TRA CULTURA E ORGANIZZAZIONE

Donna di 85 anni, nubile, risiede in una struttura privata per anziani. I parenti vivono in una regione lontana e hanno contatti sporadici. Presenza di una rete amicale significativa. Diagnosi principale Sindrome mielodisplastica (MDS)

Donna di 85 anni, nubile, risiede in una struttura privata per anziani. I parenti vivono in una regione lontana e hanno contatti sporadici. Presenza di una rete amicale significativa. Diagnosi principale Sindrome mielodisplastica (MDS) Altre patologie Ipertensione arteriosa Insufficienza mitralica e tricuspidale di grado moderato-severo Insufficienza renale cronica Osteoporosi con crolli vertebrali multipli Diverticolosi del colon con recente episodio di perforazione La paziente ha 11 farmaci in terapia. E seguita da un geriatra.

Da 4 anni è seguita dall Ematologia di un Policlinico per la SINDROME MIELODISPLASTICA TRILINEARE con grave piastrinopenia trattata con fattori di crescita eritrocitaria e corticosteroidi Gennaio 2014 leucocitosi (GB 94.000 ) peggioramento dell anemia (Hb 8,3) cospicuo ematoma ulcerato gamba sx Discreta stabilità del quadro clinico. Ricovero in Ematologia Evoluzione leucemica? Si inizia terapia citoriduttiva da proseguire a domicilio.

A 7 giorni dalla dimissione Ulteriore peggioramento dell anemia Scompenso cardiaco Ematomi multipli ulcerati agli arti Ricovero in reparto geriatrico Sospesa terapia citoriduttiva Emotrasfusioni Esclusa ipotesi di evoluzione leucemica Dimissione NON TRATTANDOSI DI PATOLOGIA ONCOLOGICA non eleggibilità per Hospice

A domicilio Pz non più autonoma nelle attività della vita quotidiana Cognitivamente integra Attivamente partecipe alle decisioni sul percorso di cura Su consiglio del geriatra Richiesta di attivazione del servizio domiciliare collegato con Hospice della ASL di appartenenza. Visita medica settimanale. Visita infermieristica quotidiana. Condizioni stazionarie per circa 2 mesi con emotrasfusioni quindicinali

Aprile 2014 Nuovo riscontro di leucocitosi (GB 88.000) La paziente telefona al suo ematologo che prescrive ripresa chemioterapia. Medico hospice: parere contrario. Alternanza di 4 medici dell Hospice. L ultimo, giovane oncologo, dopo consulenza telefonica con un altro ematologo, decide di riprendere terapia antiblastica. Dopo 5 gg comparsa di grave anemia, piastrinopenia e leucopenia, con rapido scadimento delle condizioni generali. Sospensione terapia antiblastica. Trasfusioni settimanali. Peggioramento insufficienza renale.

Maggio 2014 L accesso venoso periferico è ormai impraticabile. La pz si alimenta normalmente. Su insistenza dell infermiera, il medico dell hospice propone alla pz il posizionamento di un CVC. Dopo un colloquio con il geriatra per un consiglio in merito alla decisione da prendere, la pz conviene di rinunciare a cure che non hanno più effetto sul progredire della malattia e decide di non inserire il CVC. Il giorno dopo, il medico dell Hospice insiste sull assoluta necessità di inserirlo e la pz dà il suo consenso e si programma trasporto in ospedale. Il primo tentativo di posizionamento del CVC a livello giugulare fallisce. Dopo 12 ore di attesa, in appoggio presso il reparto di ORL, la pz viene riportata in sala operatoria e viene posizionato un catetere in vena femorale. Dopo una permanenza di 48 ore in ospedale, la pz. chiede di rientrare a domicilio.

A domicilio si inizia ossigenoterapia per la presenza di dispnea. Il dolore non è più controllato dall assunzione di paracetamolo e codeina. Il medico dell hospice non è favorevole a somministrare subito la morfina per IL POSSIBILE DANNO SU FUNZIONALITÀ EPATICA E RENALE. Nelle ultime 48 ore subentrano melena, calo pressorio, anuria: A QUEL PUNTO VIENE INIZIATA TERAPIA CON MORFINA. Decesso dopo 7 giorni dal posizionamento del CVC

Criticità Dal punto di vista clinico: Correttezza prescrizione terapia antiblastica Accanimento diagnostico-terapeutico Gestione della terapia del dolore in fase terminale.

Criticità Dal punto di vista organizzativo: Chi ha diritto alle cure palliative? Hospice solo per gli oncologici? Mancanza di un obiettivo condiviso Dal punto di vista decisionale: Le varie figure coinvolte hanno influenzato la paziente verso scelte contraddittorie. Processi decisionali basati sui protocolli più che sulla situazione clinica

L assente Diagnosi di terminalità

Complessità e decisioni di fine vita CHI DECIDE?

Continuità delle cure non basta La continuità non è sinonimo di coordinamento. Migliorare il COORDINAMENTO ASSISTENZIALE risulta essere la strategia chiave per : AUMENTARE LA QUALITÀ DEI SERVIZI RIDURRE I COSTI.

Identificare il coordinatore principale delle cure La designazione e il ruolo del coordinatore vanno esplicitati e visibili sia al paziente, sia a quanti sono coinvolti a vario titolo nel processo assistenziale.

Realizzare una continuità delle cure richiede impegno, ma guadagna la fiducia

Obiettivo Processo decisionale condiviso Shared Decision-Making in Interprofessional Geriatric Healthcare Delivery La modalità più appropriata nelle decisioni difficili per permettere che siano realmente messe al centro le preferenze del paziente Med Care Res Rev 2013,

Complessità e decisioni nelle cure di fine vita TRA CULTURA E ORGANIZZAZIONE

Geriatria = medicina della complessità Processo decisionale nel fine vita Termine COMPLESSITÀ: cum plexere TESSERE INSIEME

Immaginate un mondo in cui la competenza di ogni singolo professionista viene presa in considerazione, valorizzata, condivisa. Immaginate un tempo in cui il paziente può scegliere i professionisti di cui ha bisogno o desidera. Infine immaginate un sistema che renda possibile tutto questo.

SOSTENIBILITA DELLE CURE DI FINE VITA TRA CULTURA E ORGANIZZAZIONE Bologna 27 Novembre 2014 Gruppo di Studio SIGG La cura nella fase terminale della vita sostenuto da un contributo non condizionato della Fondazione Alitti GRAZIE! Flavia Caretta flavia.caretta@rm.unicatt.it Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia 24