LEUCEMIE MIELOIDI CRONICHE

Documenti analoghi
LA LEUCEMIA MIELOIDE CRONICA

Le leucemie acute mieloidi La diagnosi

IL VALORE della MALATTIA MINIMA RESIDUA

Trapianto. Stefano Guidi TMO. AOU Careggi. Firenze. Sesta Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche

COS E LA LEUCEMIA MIELOIDE CRONICA

LEUCEMIA LINFATICA CRONICA

EMOPATIE MALIGNE NEL PAZIENTE ANZIANO

Possibilità terapeutiche attuali nelle sindromi mielodisplastiche

Written by Tuesday, 12 August :26 - Last Updated Sunday, 21 November :45

Cos è. una leucemia. bianche all interno. del midollo osseo. E di natura clonale. secondario ad altri stimoli

Trapianto. Stefano Guidi TMO. AOU Careggi. Firenze. Settima Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche

LM Sc.Biosanitarie Ricerca Diagnostica Citogenetica II

Il paziente con problema renale: non solo Insufficienza Renale Cronica ma Malattia Renale Cronica

LEUCEMIE ACUTE LINFOIDI DELL'ADULTO

Trombocitemia essenziale. Paola Guglielmelli (Firenze)

Leucemia mieloide cronica

I TUMORI EMATOLOGICI schede operative

Ipereosinofilie e Mastocitosi: problematiche cliniche

Corso di Tecniche diagnostiche in ematologia

Terza Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche Novità della Ricerca

Il paziente con problema renale: non solo Insufficienza Renale Cronica ma Malattia Renale Cronica

Citogenetica II. La citogenetica e` lo studio dei fenomeni genetici attraverso l analisi citologica dei. By NA

Allegato B al Decreto n. 48 del 17 maggio 2016 pag. 1/6

L ipercolesterolemia familiare

LEUCEMIE DEFINIZIONE PROLIFERAZIONE CLONALE E INCONTROLLATA DI CELLULE EMOPOIETICHE IMMATURE

Prof AM Vannucchi AA

F O R M A T O E U R O P E O

L efficacia della psicoterapia. Dott. Giuseppe Bontempo

neoplasia o tumore: patologia caratterizzata da proliferazione cellulare incontrollata

Altri farmaci per Policitemia Vera e Trombocitemia essenziale

astenia (causata dall anemia), aumentata suscettibilità alle infezioni (causata dalla leucopenia), emorragie (causate dalla piastinopenia).

Trapianto di Midollo Osseo/Cellule Staminali Emopoietiche: concetti generali

Regolamento didattico Scuola di specializzazione in Ematologia Denominazione Title (denominazione in inglese) Area Classe

RITUXIMAB (Mabthera)

Linfoma di Hodgkin (LH) Criticità della registrazione

Regolamento Didattico. Scuola di Specializzazione in Ematologia

Arintha biotech Dicembre 2005

STUDI CLINICI IN CORSO nella MIELOFIBROSI

ESAMI EMATOCHIMICI E ESAMI STRUMENTALI IN EMATOLOGIA

Sindromi Mieloproliferative

CONSENSO ALL ESECUZIONE DI TEST GENETICI

SMID a.a. 2004/2005 Corso di Metodi Statistici in Biomedicina Prognosi clinica 28/2/2005

Allegato A al Decreto n. 107 del 8 agosto 2017 pag. 1/6

RIASSUNTO. I bambini affetti da patologie oncoematologiche, vengono. sottoposti a ripetuti ricoveri, anche di lunga durata, necessari allo

LMC: SULLA STRADA DELLA GUARIGIONE. Serena Rupoli

Linfoma di Hodgkin Carla Giordano

Febbre Mediterranea Familiare

Le malattie del sangue, vascolari e del cuore

La BPCO e le comorbilità. Federico Sciarra

IL NODO (tumorale) AL SENO: QUANDO LA TERAPIA FARMACOLOGICA?

Leucemia Mieloide Acuta (LMA)

Use of blood platelets as sirna vectors for silencing the BCR-ABL fusion gene in Chronic Myeloid Leukemia (CML)

Incontri Pratici di Ematologia L' Anatomo Patologo parla al Clinico. Il Linfoma Follicolare e l' espressione di BCL-2

Schema dello studio clinico di Fase 2b

ANEMIE: ESEMPI PRATICI CASI CLINICI SIMULATI

Quando una cellula staminale (emopoietica) impazzisce

ERLOTINIB (Tarceva) POTENZIALI EFFETTI COLLATERALI

EMATOLOGIA: LA STORIA

E possibile chiedere meno elettroforesi. senza danni per la salute dei cittadini?

AULA ROSSA STUDI CLINICI IN CORSO

SUNITINIB (Sutent) POTENZIALI EFFETTI COLLATERALI

SEGNI CLINICI CHE PIU FREQUENTEMENTE INDUCONO A SOSPETTARE UNA NEOPLASIA

Studi clinici in corso nella Policitemia Vera

Campobasso. Dalla Fondazione Giovanni Paolo II trattamenti radioterapici avanzati per i tumori del testa-collo

Ospedale Ca Foncello di Treviso. Anatomia Patologica. Guida ai Servizi

La nuova biologia.blu

INSERIMENTO IN LISTA DI TRAPIANTO CARDIACO ASPETTI PSICOLOGICI

Le domande più frequenti dei miei pazienti con Policitemia e Trombocitema

INTRODUZIONE. delle possibilità di cura delle varie neoplasie grazie anche. sono dimostrate notevolmente efficaci e grazie all'impiego dei fattori

Concetti chiave. Se entro 2 settimane il dolore persiste invariato, senza progressivo miglioramento dei sintomi, è indicata una ulteriore valutazione

Difetto dell Antagonista Recettoriale dell il-1 (DIRA)

Proposta di un percorso HCV nei pazienti nefropatici. Anastasio Grilli UO Malattie Infettive Universitaria FERRARA 26 maggio 2017

Scritto da Camillo Almici Martedì 01 Giugno :23 - Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Giugno :57

SINDROMI MIELOPROLIFERATIVE CRONICHE e loro evoluzione

LMC Ph+: descrizione della patologia, il corretto approccio diagnostico e monitoraggio secondo ELN e le nuove tecnologie

Epidemiologia della Malattia Renale cronica. Strutture della Rete Nefrologica Piemontese. Attività

Espressione fenotipica: effetto di molti geni + fattori ambientali

Trattamento Sistemico dell Artrite Reumatoide nell Adulto con particolare riferimento ai farmaci biologici

CAPITOLO І I TUMORI INFANTILI. 1. La leucemia linfoblastica acuta

IL POST-ACUTO: LA RIABILITAZIONE RESPIRATORIA

LE SINDROMI MIELODISPLASTICHE. Sono disordini acquisiti clonali delle cellule staminali emopoietiche

Dott. Francesco Fiorica

29/03/2015. FtR LAZZERI MARTA. 7.5 milioni gli italiani con malattie respiratorie croniche come asma o BPCO

GEFITINIB (Iressa) POTENZIALI EFFETTI COLLATERALI

STUDI CLINICI IN CORSO nella MIELOFIBROSI

U.O. Emato-oncologia Pediatrica, I.R.C.S.S Burlo Garofolo, Trieste Dr. Marco RABUSIN

Raccomandazioni terapeutiche per le persone affette da LMC

Le analisi prenatali

Febbre Periodica con Aftosi, Adenite e Faringite (PFAPA)

Introduzione alla Metodologia Clinica

CORSO AVANZATO: LA CEFALEA. Questionario di apprendimento

Specialista in Medicina Interna

Transcript:

LEUCEMIE MIELOIDI CRONICHE

La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) è una malattia neoplastica relativamente rara (1-2 casi/100.000 abitanti/anno) prevalente nell adulto-anziano. Le cellule leucemiche sono caratterizzate nel 95% dei casi dalla presenza nel loro nucleo di un cromosoma anomalo, detto cromosoma di Philadelphia dal nome della città americana dove fu osservato per la prima volta, che si forma in seguito ad una traslocazione tra il cromosoma 9 ed il cromosoma 22. Questa traslocazione, attraverso il trasferimento di materiale genetico da un cromosoma all altro, causa la fusione di due geni (il gene BCR del cromosoma 22 ed il gene ABL del cromosoma 9), normalmente separati: il gene ibrido BCR-ABL che si viene a formare gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di questa malattia, inducendo un aumento della capacità proliferativa delle cellule leucemiche e rendendole resistenti ai normali sistemi di controllo della moltiplicazione cellulare. Nei casi di LMC in cui non si osserva il cromosoma di Philadelphia, 5% del totale, è possibile dimostrare con tecniche di biologia molecolare la presenza del gene di fusione BCR-ABL. La Leucemia Mieloide Cronica, se non trattata, è caratterizzata da un decorso clinico che si articola in due o tre fasi. Nella fase iniziale della malattia, detta fase cronica, le cellule leucemiche tendono a crescere di numero con aumento del numero dei globuli bianchi nel sangue periferico e del volume della milza, ma conservano la capacità di maturare e di produrre cellule del sangue normali. Durante questa fase il controllo della malattia è abbastanza agevole. Dopo un periodo di tempo variabile, fa seguito una seconda fase, detta fase blastica, in cui le cellule neoplastiche perdono la capacità di maturare e la malattia assume le caratteristiche di una leucemia acuta, diventando aggressiva. L evoluzione in fase blastica può avvenire in modo improvviso o attraverso una fase intermedia definita fase accelerata, che può durare da poche settimane a molti mesi. 2

La diagnosi di Leucemia Mieloide Cronica viene effettuata durante fase cronica nell 85% dei casi. La sintomatologia è spesso clinicamente poco rilevante e in almeno un terzo dei pazienti si giunge alla diagnosi occasionalmente, nel corso di accertamenti eseguiti per altre patologie. I sintomi più frequentemente osservati sono stanchezza, perdita di peso, febbre o febbricola, dolori osteomuscolari. All esame fisico, il reperto più frequente è un ingrossamento della milza, che causa talora senso di tensione addominale e di sazietà precoce dopo i pasti. Un aumento del volume dei linfonodi non è caratteristico di questa malattia ed orienta la diagnosi verso altre patologie. Gli esami di laboratorio mostrano quasi sempre un aumento del numero dei globuli bianchi ed, a volte, un aumento del numero delle piastrine o una lieve anemia. In caso di sospetto diagnostico, è necessario effettuare una visita specialistica ematologica, un emocromo con esame microscopico dello striscio di sangue periferico ed un prelievo di midollo osseo. La diagnosi deve essere confermata dalla osservazione del caratteristico cromosoma di Philadelphia all analisi del cariotipo (studio dei cromosomi eseguito su cellule di sangue midollare o periferico, anche detto analisi citogenetica) o dalla dimostrazione della presenza del gene di fusione BCR-ABL tramite tecniche di biologia molecolare. L analisi citogenetica e le indagini di biologia molecolare rappresentano delle metodiche molto sensibili, capaci di svelare anche una piccola quota di cellule leucemiche. Esse sono quindi utilizzate, oltre che a scopo diagnostico, per valutare il grado di risposta alla terapia e per evidenziare la eventuale persistenza di malattia dopo trattamento (studio della malattia minima residua): Risposta Citogenetica Completa: quando non si evidenzia più la presenza del cromosoma di Philadelphia all analisi del cariotipo 3

4 Risposta Molecolare Maggiore: quando l analisi molecolare mostra una espressione del gene BCR-ABL al di sotto di un certo livello soglia Risposta Molecolare Completa: quando l analisi molecolare non è in grado di rilevare l espressione del gene ibrido BCR- ABL Il raggiungimento di queste risposte rappresenta un risultato molto importante, poiché indica che anche le più raffinate metodiche di indagine non sono in grado di evidenziare tracce residue della malattia. Numerosi studi hanno mostrato che i pazienti che ottengono una risposta citogenetica completa e una risposta molecolare maggiore hanno una probabilità molto elevata di sopravvivere a lungo, senza progressione della malattia alla fase accelerata/blastica. Strategia di trattamento Per oltre un secolo lo scopo della terapia della LMC è stato il contenimento della massa leucemica. Questo obiettivo è stato perseguito a partire dagli anni 50 attraverso l uso di agenti chemioterapici convenzionali a basse dosi, tra i quali il busulfano e l idrossiurea. Il trattamento convenzionale ha determinato un miglioramento della qualità di vita, ma non è stato in grado di cambiare in modo significativo la storia naturale della malattia, né di prevenirne la progressione alla fase accelerata/blastica. La consapevolezza di questi limiti aveva condotto ad alcuni tentativi di intensificazione dei regimi terapeutici, ma essi furono rapidamente messi in secondo piano dal rapido sviluppo del trapianto di cellule staminali da donatore sano (trapianto allogenico), per il quale la LMC ha costituito per anni l indicazione più frequente, e che costituisce ancora oggi l unico trattamento in grado di eradicare definitivamente la malattia, soprattutto se effettuato durante la fase cronica. Il trapianto allogenico, tuttavia, è una procedura assai impegnativa ed a causa della sua potenziale pericolosità (elevata incidenza di mortalità e morbidità) è praticabile soltanto in pazienti di età inferiore

ai 55 anni senza altre gravi patologie concomitanti: a causa dell età avanzata di esordio della LMC e della difficoltà di trovare un donatore di cellule staminali compatibile con il ricevente, il trapianto allogenico costituisce, quindi, una reale opportunità terapeutica, peraltro non esente da rischi, soltanto per una minoranza dei pazienti con LMC. L introduzione dell interferone-alfa nella terapia della LMC a partire dai primi anni 80, ha definitivamente ridimensionato il ruolo della terapia convenzionale ed ha iniziato a ridurre le indicazioni al trapianto. Questo farmaco è infatti in grado di indurre una risposta citogenetica completa nel 20-30% dei pazienti trattati, con mantenimento a lungo termine delle risposte ottenute. Una limitazione all impiego di questo farmaco è data dalla sua non trascurabile tossicità, in particolare nei pazienti anziani. Allo scopo di migliorare i risultati raggiunti, l interferone è stato associato ad altri agenti citotossici. Soltanto l associazione dell interferone con la citosina arabinoside (ARA-C) ha dimostrato di poter ottenere risultati migliori rispetto all interferone da solo, senza però un chiaro vantaggio in termini di sopravvivenza. La terapia della Leucemia Mieloide Cronica è stata recentemente rivoluzionata dall arrivo nella pratica clinica dell imatinib mesilato, un potente inibitore selettivo della proteina codificata dal gene di fusione BCR-ABL. Questa proteina ha un ruolo fondamentale per la sopravvivenza delle cellule leucemiche e costituisce, quindi, un bersaglio molecolare ideale per terapie cosiddette intelligenti o mirate. L imatinib, testato all interno di studi sperimentali a partire dal 1999, è stato registrato nel 2003 per il trattamento della Leucemia Mieloide Cronica in tutte le fasi di malattia, grazie alla sua capacità di indurre risposte nella maggior parte dei pazienti trattati, con un significativo miglioramento della sopravvivenza. Un grosso studio internazionale per pazienti con Leucemia Mieloide Cronica in fase cronica (studio IRIS), ha mostrato una chiara superiorità dell imatinib come terapia di prima linea rispetto alla combinazione di interferone ed ARA-C, cioè rispetto a quella combinazione farmacologica che prima dell arrivo dell imatinib rappresentava la 5

migliore terapia disponibile: dopo 5 anni di osservazione l 82% dei pazienti trattati ha ottenuto almeno una volta una risposta citogenetica completa, e quasi tutti i pazienti hanno mantenuto la risposta raggiunta con un significativo miglioramento della sopravvivenza. L imatinib, inoltre, è generalmente ben tollerato e può essere usato senza difficoltà nella maggior parte dei pazienti, compresi i pazienti anziani. I lusinghieri risultati ottenuti con l imatinib mesilato hanno ulteriormente ridotto le indicazioni al trapianto allogenico come terapia di prima linea, ma il trapianto resta la terapia di scelta per quei casi in cui l imatinib fallisce o consente di ottenere solo una risposta sub-ottimale e per quei pazienti che non sono in grado di tollerare il trattamento con imatinib. L imatinib si è dimostrato un farmaco molto efficace, ma esistono dei casi (ad esempio i pazienti con malattia in fase avanzata) in cui esso fallisce o non riesce ad ottenere i risultati auspicati. In questi casi continuare l imatinib a dosi standard non è più appropriato, o almeno l esito a lungo termine del trattamento non sarebbe probabilmente molto favorevole. 6

7

Edito dall Ufficio Comunicazione su testi forniti dalla Struttura Complessa Ematologia Clinica Ufficio Comunicazione tel. 040 399 6300; 040 399 6301 e-mail: comunicazione@asuits.sanita.fvg.it Strada di Fiume 447 34 149 Trieste Struttura Complessa EMATOLOGIA CLINICA Piazza Ospitale 1 34121 Trieste Tel: 040 399 2559; Fax: 040 399 2560 Coordinatore Infermieristico: Elena Calia Tel: 040 399 2554; Fax: 040 399 2560 Revisione5 Marzo 2017 8