XXVI Convegno della Società Italiana di Scienza Politica

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1 XXVI Convegno della Società Italiana di Scienza Politica Università Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche, Dipartimento di Studi Internazionali e Dipartimento di Istituzioni pubbliche, Economia e Società settembre 2012 Sezione: Partecipazione politica e movimenti sociali Panel: Populismo e Partecipazione politica Chairs: Fabio De Nardis e Fabrizio Gentile Leadership (e seguaci) nei partiti populisti: note per una tipologia Flavio Chiapponi [work in progress, si prega di non citare] 1

2 Leadership personalizzata e carisma nei partiti populisti Il successo elettorale ed il consolidamento dei partiti populisti nella cornice delle democrazie mature, specialmente in Europa occidentale, hanno reso evidente, tanto agli occhi degli studiosi quanto al cospetto dei media e dell opinione pubblica, che uno dei tratti che accomunano queste formazioni risiede nella leadership fortemente personalizzata. Anzi, nelle percezioni dei cittadini come nei commenti degli osservatori più autorevoli, il capo populista e l organizzazione politica che egli guida tendono a formare un tutt uno realizzando così la fusione tra i due corpi del leader, un attributo specificamente associato al partito personale 1. La personalizzazione della politica è un dato riscontrabile in ogni regime democratico e in corrispondenza a tutte le famiglie partitiche: perciò, non è possibile definire le forze politiche populiste facendo leva su questo aspetto, giacché non le distingue dalle formazioni mainstream; e tuttavia, si tratta di uno sviluppo che con il populismo intrattiene rapporti significativi. Per un verso, proiettando sul proscenio l immagine del leader politico e alimentando lealtà diffuse verso la persona del capo, la personalizzazione rappresenta un fattore che favorisce la mobilitazione populista, proprio perché i capi populisti paiono detenere un controllo saldo ed esclusivo del partito, tanto che il loro volto ne diventa l icona principale, che compare sui giornali come sugli schermi televisivi 2 : cogliendo questo fenomeno, Mazzoleni non ha mancato di rilevare che la logica di funzionamento dei media, finalizzata a colpire l attenzione dei pubblici occidentali grazie alle caratteristiche estetiche del messaggio più che puntando sul contenuto, descrive una obiettiva convergenza con gli interessi di promozione dei movimenti populisti, soprattutto nelle fasi di debutto e di ascesa nei rispettivi sistemi politici 3. Per l altro verso, e in connessione, la personalizzazione trae alimento anche dall avanzata del populismo, poiché la forma mentis populista oppugna le mediazioni istituzionali e assegna una importanza fondamentale al contatto immediato tra leader e seguaci, tra capo e popolo, dove il primo condensa sulla sua persona tutta la dignità etica di cui è portatore il secondo 4. Nel populismo, l autorità dei capi scaturisce dalla capacità di interpretare i bisogni e la volontà del popolo, che incarna l unica fonte della legittimità politica, a fronte delle élites che monopolizzano il governo, impegnate nel perseguimento dei propri interessi particolaristici, incompatibili con il bene del popolo stesso. 1 V. Mauro CALISE, Il partito personale. I due corpi del leader, Roma-Bari, Laterza, Yves MENY e Yves SUREL, Par le peuple, pour le peuple. Le populisme et les democraties, Paris, Fayard, 2000: trad. it., Populismo e democrazia, Bologna, Il Mulino, V. Gianpietro MAZZOLENI, The Media and the Growth of Neo-Populism in Contemporary Democracies, in Gianpietro MAZZOLENI, Julianne STEWART e Bruce HORSFIELD (eds.), The Media and Neo-Populism. A Contemporary Comparative Analysis, Praeger, Westport, 2003, pp. 1-20; IDEM, Populism and the Media, in Daniele ALBERTAZZI e Duncan MCDONNELL (edited by), Twenty- First Century Populism. The Spectre of Western European Democracy, New York, Palgrave-MacMillan, Houndmills-New York, 2008, pp Su questo aspetto, mi permetto di rimandare al mio Il populismo come problematica della scienza politica. Un primo bilancio, Genova, Mauro Cormagi Editore, V. inoltre Marco TARCHI, L Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi, Bologna, Il Mulino, 2003; Cas MUDDE, The Populist Zeitgeist, in «Government and Opposition», 39 (2004), n 4, pp

3 La centralità della leadership nei partiti populisti si è frequentemente riverberata nel ricorso, da parte della letteratura accademica, alla nozione di carisma per qualificarne i tratti distintivi. Malgrado non si riscontri un accordo unanime sul punto, la maggior parte degli analisti non ha esitato a connotare in senso carismatico i leaders populisti che hanno raccolto un successo crescente in occasione dei principali appuntamenti elettorali nelle poliarchie europee, da Jean-Marie Le Pen a Jörg Haider, da Pim Fortuyn a Umberto Bossi, per finire con gli esempi più recenti di Geert Wilders in Olanda e di Jean- Marie Dedecker in Belgio 5. Sul piano teorico, ho già cercato di mostrare altrove che, per essere efficace, l utilizzo della categoria carismatica in connessione alla leadership dei partiti populisti dovrebbe rispettare il rigore semantico della formulazione originaria di Max Weber e, perciò, rifuggire da applicazioni acritiche o generalizzate, che spesso conducono all ipostatizzazione 6. In aggiunta, sul piano empirico cominciano ad affiorare risultati di ricerca che invitano ad impiegare con una certa parsimonia il concetto: ad esempio, declinando la legittimità carismatica in indicatori ed esaminandone gli effetti sul comportamento di un campione dell elettorato populista, Van der Brug e Mughan hanno evidenziato che la considerazione della persona del leader non appare decisiva, presso i votanti, nell indirizzarne la preferenza e che, di conseguenza, l assenza di apprezzabili effetti diretti, forti e positivi, per tutti i leaders populisti olandesi, e in particolare per Pim Fortuyn, suggerisce cautela nell attribuire il carisma ai leader dei partiti populisti senza definire con maggiore precisione che cos è, in rapporto all interazione con i seguaci, che qualifica la relazione come carismatica 7. Questa indicazione mette in luce un elemento che non di rado viene trascurato: sebbene Weber affermi esplicitamente che, per la sussistenza di questo tipo di autorità, il riconoscimento da parte dei seguaci rivesta un ruolo cruciale 8, nelle analisi del populismo l aspetto relazionale del potere carismatico tende a sfumare, poiché l attenzione si fissa principalmente sul leader e sulle qualità che rendono appunto carismatica la sua guida. Ciò sorprende un poco, sia perché la risposta conforme presso i subordinati è determinante in vista della fondatezza di qualsivoglia rapporto di potere dell uomo 5 V. tra gli altri: Ami PEDAHZUR e Avraham BRICHTA, The Institutionalization of Extreme Right-Wing Charismatic Parties: A Paradox?, in «Party Politics», 8 (2002), n. 1, pp ; Roberto BIORCIO, La Padania promessa, Milano, Il Saggiatore, 1997; Yves MENY e Yves SUREL, op. cit.; Paul TAGGART, New Populist Parties in Western Europe, in «West European Politics», XVIII (1995), n. 1, pp : trad. it., I nuovi partiti populisti nell Europa occidentale, in «Trasgressioni», XV (2000), n. 1, pp ; Pierre-André TAGUIEFF, Le populisme et la science politique: du mirage conceptuel aux vrais problèmes, in «Vingtième Siècle», XIV (1997), n. 56, pp. 4-33: trad. it., La scienza politica di fronte al populismo: da miraggio concettuale a problema reale, in «Trasgressioni», XV (2000), n. 3, pp ; Daphne VAN DER PAS, Catherine DE VRIES e Wouter VAN DER BRUG, A leader without a party: Exploring the relationship between Geert Wilders leadership performance in the media and his electoral success, pubblicato online in «Party Politics», 14 luglio 2011; Teun PAWELS, Explaining the Success of Neo-liberal Populist Parties: the Case of Lijst Dedecker in Belgium, in «Political Studies», 58 (2010), pp Flavio CHIAPPONI, Populismo, leadership e carisma, in «Trasgressioni», XXV (2010), n. 3, pp V. Wouter VAN DER BRUG e Anthony MUGHAN, Charisma, Leader Effects and Support for Right-Wing Populist Parties, in «Party Politics», 13 (2007), n. 1, pp , p. 44 (la traduzione è mia). 8 «Sulla validità del carisma decide il riconoscimento spontaneo dei dominati, concesso in base alla prova (in origine fu sempre un miracolo), che nasce dalla fede nella rivelazione, dalla venerazione dell eroe e dalla fiducia nel capo»: Max WEBER, Wirtschaft und Gesellschaft, Tübingen, Mohr, 1922: trad. it., Economia e società, Milano, Edizioni di Comunità, 1999, vol. I, p

4 sull uomo, sia perché gli accostamenti al dominio carismatico, di matrice psicologica o sociologica, hanno assegnato eguale rilevanza, ai fini esplicativi, al lato del comando come al lato dell obbedienza 9. In questo paper, prendo le mosse dalla natura relazionale del potere carismatico per enucleare alcuni elementi utili ad abbozzare, sul piano teorico, una tipologia dei leaders e, in connessione, della leadership populisti. Questo orientamento presuppone anzitutto la focalizzazione dell attenzione sulle condizioni che motivano l obbedienza al capo carismatico da parte dei subordinati, cioè di coloro che formano il suo entourage organizzativo più immediato essenzialmente, le figure di medio raggio, che collaborano con il capo nella gestione del partito, la cui cerchia, a seconda delle dimensioni organizzative, può rivelarsi più o meno larga 10. In effetti, questi aspetti appaiono altrettanto significativi delle doti che, nelle percezioni dei seguaci, danno origine al carisma; inoltre, l avvio di questa discussione implica la rinuncia a stabilire qualsiasi raccordo meccanicistico tra carisma e populismo 11 : l allargamento del campo di osservazione che ne segue è mirato a rispondere all interrogativo avente per oggetto il fondamento del potere dei leaders. Cerco di spiegarmi meglio. Se nei partiti populisti il contatto personale tra il capo e i seguaci si manifesta ad un elevato grado di intensità e di immediatezza, è altrettanto chiaro che le basi di legittimazione della leadership, così come le ragioni per le quali i seguaci prestano sostegno ai capi, possono essere diverse dal carisma. In altri termini, dire potere personale non equivale necessariamente a dire potere carismatico ; al contrario, appare corretto considerare il dominio carismatico come una delle possibili soluzioni al problema della leadership nei partiti populisti. 9 V. ad esempio Douglas MADSEN e Peter G. SNOW, The Charismatic Bond. Political Behavior in Time of Crisis, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1991; Jay A. CONGER e Rabindra N. KANUNGO, Toward a Behavioral Theory of Charismatic Leadership in Organizational Settings, in «The Academy of Management Review», XII (1987), n. 4, pp ; Jay A. CONGER, Rabindra N. KANUNGO e Sanjay T. MENON, Leadership and Follower Effects, in «Journal of Organizational Behavior», XXI (2000), n. 7, pp Non vi è ragione per escludere che anche nei partiti populisti, specialmente in quelli maggiormente istituzionalizzati e che siedono nelle assemblee rappresentative ai diversi livelli di governo, si presentino fenomeni analoghi a quelli che tipicamente si sviluppano nei partiti tradizionali: tra questi, rientra la formazione di circoli interni dove gli aspetti personali della leadership sono decisivi che conferiscono alla direzione dell organizzazione una distinta impronta oligarchica, come ha notato Maurice DUVERGER, Les partis politiques, Paris, Colin, 1958: trad. it., I partiti politici, Milano, Comunità, 1961, pp È curioso notare come tali circoli interni siano poco o punto indagati. Alcuni recenti studi di taglio empirico hanno individuato negli elettori delle formazioni populiste il terreno di misura degli effetti del carisma dei leaders (v. Wouter VAN DER BRUG e Anthony MUGHAN, op. cit..), sebbene in Economia e società vi siano indicazioni piuttosto esplicite circa l ambito (tendenzialmente ristretto) nel quale ricercare la risposta carismatica : «Esso [il potere carismatico] è legittimo solamente in quanto e per quanto il carisma personale «vale» in virtù della prova; il che significa che trova il suo riconoscimento da parte dell uomo di fiducia, del discepolo e del seguito soltanto finché dura la sua certezza carismatica» (Max WEBER, op. cit., p. 241, il corsivo è mio). 11 Per altro, i recenti ricambi nei ruoli di guida politica della Lega Nord (Roberto Maroni eletto Segretario Federale al posto di Umberto Bossi) e del PDL (con il passaggio di consegne tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano), invitano a non esprimere valutazioni affrettate sulla natura sic et simpliciter carismatica del potere dei fondatori, giacché alla loro sostituzione al vertice dei rispettivi partiti non è seguito il collasso dell organizzazione al contrario di quanto accadde nel caso del partito gollista dopo l uscita di scena del generale, che perciò può essere a ragione considerato un partito carismatico (v. Angelo PANEBIANCO, Modelli di partito, Bologna, Il Mulino, 1982, pp ). Inoltre, sarebbe opportuno non confondere le basi di legittimità della leadership, nelle percezioni dei seguaci, con la morfologia organizzativa del partito entro il quale la leadership si colloca: se il partito carismatico è quello dove le risorse potestative sono centralizzate nelle mani del leader carismatico, una leadership carismatica può emergere anche in un contesto organizzativo che non presenta, ab origine, i tratti del modello carismatico - il riferimento classico sul punto è Roberto MICHELS, Zur Soziologie des Parteiwesens in der modernen Demokratie. Untersuchungen uber die oligarchischen Tendenzen des Gruppenlebens, Stuttgart, Alfred Kroner Verlag, 1925 (ed. orig. 1913): trad. it., La sociologia del partito politico, Bologna, Il Mulino,

5 Per percorrere proficuamente l itinerario, il primo passo da compiere consiste nell esame ravvicinato dei principali contributi finalizzati a collegare i caratteri che connotano l autorità carismatica sul piano teorico con la sua misurazione sul terreno empirico. Per verificare l ipotesi carismatica, si rende cioè necessario gettare un ponte tra i due ambiti: da questo punto di vista, nella letteratura si possono individuare sia tentativi di operazionalizzare il concetto weberiano di carisma, sia svolgimenti che puntano a gettare un poco di luce sulle situazioni di leadership che presentano alcuni dei tratti distintivi dell autorità carismatica, ma non tutti. Questi temi verranno approfonditi nella prossima sezione. Successivamente, proverò ad ampliare la prospettiva, affrontando di petto la questione della leadership personalizzata: lo scopo sarà di tracciare linee di demarcazione entro il campo populista, che permettano di isolare differenti tipi di leaders, ai quali facciano da contraltare distinte motivazioni alla conformità dei seguaci tali che dal concatenamento dei comportamenti osservabili sui due lati del potere, comando e obbedienza, scaturiscano specie diverse di leadership. Concludo con qualche commento sulla tipologia così tratteggiata, prospettando le traiettorie di ricerca che sarà necessario intraprendere per saggiarne la capacità descrittiva, nonché gli aspetti da sottoporre ad ulteriore investigazione. Capo carismatico, personalismo non carismatico e carisma situazionale Non è qui possibile riassumere gli snodi essenziali lungo i quali si è andata cumulando la letteratura politologica, sociologica e psicologica dedicata al concetto di carisma, sul quale si sono ormai versati fiumi d inchiostro. Entro questa messe di contributi, conviene piuttosto selezionare quelli che appaiono più rispondenti ai nostri obiettivi cognitivi. Da questo angolo visuale, fisso l attenzione sugli studi finalizzati a tradurre la formulazione astratta del concetto in attributi predicabili di condotte concrete, perciò suscettibili di accertamento empirico. Su questo fronte, la proposta recentemente avanzata da Takis Pappas mi pare intrigante 12. Vediamo. Egli si interessa all emergere dei leaders carismatici nei contesti democratici. Investigando questo nesso, muove dalla constatazione che, per afferrare il significato della leadership carismatica, occorre mettere sotto osservazione l elemento che campeggia al centro della formulazione weberiana: il carattere stra-ordinario del carisma, cioè il suo dislocarsi al di fuori della routine. Nella ricostruzione di Pappas, la straordinarietà deriva dalla giustapposizione di due componenti specifiche, che affiorano nitidamente allorché le si raffronta con le modalità che presiedono alla politica ordinaria nelle 12 Takis S. PAPPAS, Political Charisma Revisited, and Reclaimed for Political Science, EUI Working Papers, Robert Schuman Centre for Advanced Studies, European University Institute, Fiesole, n. 60,

6 poliarchie contemporanee: il carattere personalistico del rapporto di potere, da una parte; la sua natura radicale, che persegue la drastica trasformazione del sistema istituzionale esistente, dall altra 13. Fissati questi elementi definitori minimi, si pone il problema di declinarli in aspetti misurabili ed empiricamente verificabili. Per quanto riguarda il primo, il grado di personalizzazione della leadership democratica si può quantificare in connessione a tre variabili: 1) l assoluto controllo del leader sul partito o il movimento che egli guida; 2) il rapporto non mediato tra capo e seguaci, fortemente connotato in senso emotivo; 3) la concezione delegata, anti-istituzionale, della democrazia per la quale il leader che gode del consenso elettorale può governare a sua discrezione: gli unici vincoli essendo rappresentati dalle necessità imposte dalla lotta per il potere, nonché dal limite temporale del mandato esplicitato nelle costituzioni liberali. Passando al secondo insieme di fattori, il radicalismo della guida carismatica si può desumere da due fenomeni: per un verso, la delegittimazione dell assetto istituzionale vigente; per l altro, la creazione di un nuovo ordine, nella convinzione che si dimostri migliore del precedente. In altri termini, sul piano dell azione in rapporto al regime democratico la politica radicale si colloca a mezza strada tra la rivoluzione violenta e il riformismo e promuove una strategia bifronte, della quale non è difficile cogliere gli obiettivi: in primo luogo, il minare le basi di legittimità delle strutture di autorità esistenti, con un attacco corrosivo che ha per oggetto i suoi fondamenti etici e simbolici; in secondo luogo, il tentativo di insediare e di legittimare una diversa cornice istituzionale, in luogo di quella delegittimata, grazie al consolidamento di un substrato di valori alternativo che prefigura la cristallizzazione di una nuova egemonia culturale in senso gramsciano 14. In conclusione, dunque, Pappas isola un elenco di indicatori che misurano gli aspetti chiave del carisma: in tal senso, quanto più la leadership politica palesa questi tratti, tanto più sarà prossima al tipo puro di guida carismatica. Per mettere alla prova la tenuta di questa messa a punto concettuale, il nostro autore dirige poi lo sguardo sui correlativi referenti empirici e identifica tre leaders politici che entrano a pieno titolo nell area della carismaticità, in quanto presentano tutte le peculiarità che compaiono nel suo inventario: si tratta di Charles De Gaulle, Constantine Karamanlis e Andreas Papandreou. La motivazione sta nel fatto che questi uomini politici, entro un contesto democratico, agirono in modo straordinario costruirono organizzazioni politiche controllate in modo personale e le impiegarono per perseguire programmi politici radicali, determinando così mutamenti fondamentali nelle loro società 15. Questo tentativo di sistemazione teorica del concetto di carisma è di sicuro interesse: sebbene non sia immune da qualche rilievo critico, specialmente per quel che concerne il passaggio dalla 13 Ivi, p. 3. Da notare che per Pappas la politica ordinaria, sul piano strutturale, tende ad innestarsi sui contrafforti che contraddistinguono l autorità legale-razionale. 14 Ivi, p Ivi, p. 6, la traduzione è mia (corsivo nel testo). 6

7 formulazione astratta alla illustrazione dei casi concreti, la proposta ha il pregio di isolare alcuni aspetti cruciali del potere carismatico in politica alludo, in particolare, al controllo del leader sui membri del partito che possono essere proficuamente impiegati quali criteri per tentare una disaggregazione del vasto campo della leadership personale. Nello stesso solco si colloca la riflessione di Ansell e Fish 16, i quali mirano a distinguere diversi tipi di guida personalistica dei partiti nelle democrazie contemporanee. Nel loro accostamento, il riferimento al carisma diviene il motivo dominante, sia perché l autorità carismatica designa una specifica articolazione della personalizzazione della leadership, sia perché la presenza o l assenza di qualità carismatiche costituisce un parametro di riferimento per distinguere diversi tipi di potere personale esercitato dal leader sui seguaci. A questo proposito, la tesi che anima il loro tentativo è che la tripartizione dell autorità stilata da Weber trascura una importante forma di leadership personalizzata che esisteva al suo tempo e che è prevalente anche nella vita politica di oggi 17, quella del partito personalistico non carismatico. Per individuarne i tratti qualificanti, i nostri autori provvedono al riordino della trattazione del potere legittimo di matrice weberiana. Secondo questo schema, l autorità carismatica avrebbe in comune con l autorità tradizionale la natura trascendente dei fini ai quali aspira, che si collocano al di sopra dei meri interessi degli individui; la frattura che invece divide le due forme di autorità è che, mentre la prima si fonda sul rispetto della tradizione e quindi tributa devozione al precedente storico e allo status quo che lo incorpora, la seconda attua una rottura profonda con l ordine vigente e ripudia il passato. Ne viene che la personalizzazione del potere legittimo assume un significato diverso nei due casi: nell autorità tradizionale, la persona del capo ha valore in quanto rappresenta la tradizione (che è in ultima analisi la fonte della credenza nella legittimità); nella specie carismatica, la persona del capo ha valore in quanto tale nelle parole degli autori, Il leader carismatico è un profeta, non una semplice personalità 18. Sull altro versante, essi cercano di lumeggiare i nessi che per Weber connettono il potere carismatico a quello legale-razionale, descrivendo la parabola concettuale che, dalla nozione di carisma di ufficio, conduce senza soluzione di continuità alla routinizzazione del carisma. La loro posizione è che in quest ultimo processo si osserva uno slittamento dal perseguimento di fini trascendenti (leadership carismatica) all impiego di mezzi che trascendono i fini stessi (leadership legale-razionale). In altre parole, il passaggio dalla prima forma di autorità alla seconda implica il trasferimento delle lealtà dei membri dell organizzazione dalla persona del leader (che rappresenta fisicamente gli scopi ultimi e che plasma il partito in vista del loro ottenimento) all organizzazione medesima, che giunge così ad assorbire strutturalmente la proprietà della trascendenza. Si tratta del fenomeno a suo tempo rilevato da 16 Christopher K. ANSELL e M. Steven FISH, The Art of Being Indispensable. Noncharismatic Personalism in Contemporary Political Parties, in «Comparative Political Studies», 32 (1999), n. 3, pp Ivi, p Ivi, p

8 Roberto Michels, che lo indusse a coniare l etichetta della sostituzione dei fini 19, per cui l organizzazione di partito, da mezzo diretto al conseguimento degli obiettivi inscritti nella dottrina politica, diventa appunto fine in sé, orientando le attività dei dirigenti all efficace assolvimento delle necessità poste dal suo mantenimento. Questa discussione, a parere di Ansell e Fish, appare monca: come accennavo in precedenza, essi intendono mostrare che vi è un quarto tipo di autorità, che Weber avrebbe dovuto considerare, quella personale non carismatica, e provano ad esplicitarne le peculiarità. Per un verso, essa ha in comune con l autorità legale-razionale la sostituzione di fini trascendenti con mezzi trascendenti (il leader non carismatico rappresenta il partito stesso); per l altro, condivide con l autorità carismatica il fatto che la base dalla quale promana la legittimità del capo ha natura essenzialmente personale, nel senso che i membri dell organizzazione si identificano con il leader come persona più che come detentore di una carica 20. Questo substrato distingue il personalismo non carismatico anche dalla forma tradizionale di leadership, giacché non assegna alcun ruolo alla tradizione e all abitudine, quali fattori motivanti l obbedienza dei subordinati. Inoltre, il personalismo non carismatico non è neppure assimilabile al controllo fondato su circuiti di patronage, poiché, malgrado negli scambi clientelari sia rinvenibile una autorità accentuatamente personalistica e strumentale (cioè orientata ai mezzi), le lealtà dei seguaci sono qui acquisite e mantenute grazie a incentivi individuali e strettamente privati, mentre nel personalismo non carismatico, come nella leadership carismatica, si rinviene un profilo universalistico e pubblico. Insomma, la forma mancante nell accostamento weberiano è quella che combina uno spiccato orientamento strumentale della leadership (catalizzato dai mezzi, seppure definiti trascendenti, in luogo dei fini) con una conformità dei seguaci che risulta attivata primariamente dalla persona del capo. Una volta approntata l intelaiatura teorica che sostiene il loro accostamento, Ansell e Fish tentano di differenziare il quarto potere dalle altre specie di autorità personale, approdando ad una tipologia dei partiti a guida personalizzata che si compone di quattro classi, ciascuna caratterizzata da una particolare struttura di leadership rispetto ad un insieme di variabili (il ruolo esercitato dai leaders, le fonti dell autorità politica, gli stili di esercizio della leadership, infine le risorse impiegate dai capi per mantenere il potere). Vediamo allora i tratti dominanti imputati a ciascuna classe. 1) Partiti di patronage: la leadership si articola in una struttura collegiale; i capi assumono un ruolo transazionale 21 ed adempiono ad una funzione distributiva, assegnando cioè incentivi selettivi ai seguaci; il loro potere si fonda sulla capacità di rappresentare una fazione interna 19 V. Roberto MICHELS, op. cit.. 20 Christopher K. ANSELL e M. Steven FISH, op. cit., p. 285 (la traduzione e il corsivo sono miei). 21 I leaders transazionali motivano i seguaci facendo appello all interesse particolare di questi ultimi (Joseph S. NYE JR., The Powers to Lead, New York, Oxford University Press, 2008: trad. it., Leadership e potere. Hard, soft, smart power, Roma-Bari, Laterza, 2009, p. 72). 8

9 e assume un andamento tipicamente paternalistico ; il mantenimento dell autorità avviene non solo per mezzo del controllo dei propri seguaci, ma anche grazie al buon esito delle contrattazioni relative alla distribuzione delle risorse con gli altri patrons 22 ; 2) Partiti carismatici, dove il portatore del carisma che ne è a capo assume un ruolo trasformativo, nel senso che si percepisce come il principale promotore di un mutamento epocale, che trascende il partito o la dottrina politica di riferimento 23. La sua autorità deriva dalla sua medesima personalità ed esibisce uno stile di leadership messianico ; il potere carismatico presuppone inoltre, per la propria sussistenza, la devozione di un seguito fanatico 24 ; 3) Nel partito quasi carismatico, l attività di direzione politica ad opera del leader mira anzitutto a rappresentare una dottrina ben specifica perciò il fondamento del suo potere è da ricercarsi nella capacità di personificare al meglio l ideologia o la piattaforma programmatica che ne orienta il comportamento. Sul piano stilistico, l esercizio della leadership appare particolarmente dinamico ed audace al limite, aggressivo mentre la stabilità del potere del leader scaturisce dal sedere al vertice della fazione dominante del partito, nonché dalla perizia nel conservare la sua influenza sulla membership; 4) Infine, nel partito personalistico non carismatico il tratto prevalente del leader risiede nella sua attitudine alla mediazione, in vista di preservare la coesione interna; secondo Ansell e Fish, siamo in presenza di un ruolo attivo, che presiede alla ricerca del compromesso, detenendone saldamente l iniziativa. Ciò rende il capo indispensabile per l organizzazione: proprio in virtù di questa abilità è il partito nel suo complesso a riconoscere legittimo il suo potere. Lo stile dei leaders non carismatici è sobrio spesso si tratta di personalità che non bucano il video mentre la conservazione del potere organizzativo dipende in misura rilevante dall intraprendere un robusto attivismo, ovvero una costante attività di confronto e di dialogo con tutte le aree del partito, al fine di convincere ciascuna che il capo rappresenta i suoi interessi e le sue aspirazioni. Dopo avere esplicitato la tipologia, i nostri autori piegano verso l analisi in prospettiva comparata di quest ultimo tipo di leadership, ravvisandone le peculiarità nel PS francese sotto Mitterrand, nella CDU tedesca con a capo Helmut Kohl e nel Partito Comunista Russo guidato da Ghennadi Zjuganov. 22 Sul patronage come modalità organizzativa pienamente congruente con la modernità politica, v. Takis S. PAPPAS, Patrons against Partisans. The Politics of Patronage in Mass Ideological Parties, in «Party Politics», 15 (2009),n. 3, pp «Il carisma, inteso come magnetismo personale, è soltanto un aspetto della leadership trasformativa [ ] Perciò, un leader può essere carismatico senza essere trasformativo, e viceversa. Un leader trasformativo di successo, pur mantenendo il rispetto dei seguaci, al mutare dei loro bisogni potrebbe perdere la sua aura di carisma. Viceversa, un leader carismatico, convincendosi di essere una persona eccezionale, può diventare dispotico e intollerante, perdendo le proprie caratteristiche trasformative» (Joseph S. NYE JR., op. cit., p. 73). 24 Christopher K. ANSELL e M. Steven FISH, op. cit., p

10 L accostamento di Ansell e Fish è suggestivo, intende mettere ordine nel mare magnum della leadership personalizzata e, prendendo le mosse dalla classica formulazione weberiana, affida al tipo del personalismo non carismatico il compito di colmare le lacune che questa, a loro avviso, presenta. Per un verso, occorre notare che neppure nella loro ricostruzione il concetto di carisma si spoglia delle ambiguità che lo contraddistinguono nelle pagine di Economia e società. Gli attributi che essi imputano al modello di partito carismatico paiono collocarsi ad un grado elevato sulla scala di astrazione e, in assenza di ulteriori precisazioni, risulta complicato cogliere i tratti che effettivamente distinguono la leadership carismatica dalle altre. Inoltre, il ricorso alla categoria carismatica per illustrare 3 delle 4 classi che compongono la tipologia (l. carismatica, l. non carismatica, l. quasi carismatica) non convince fino in fondo, giacché più che a specie diverse di un medesimo genere (il partito a guida personalizzata), l impressione è di trovarsi di fronte a differenti gradi di presenza (assenza) di una proprietà della leadership personalizzata (il carisma, appunto). Sotto questo profilo, le linee che separano il partito di patronage, da una parte, da quello carismatico, dall altra, appaiono decisamente più nitide, almeno rispetto alle variabili chiamate in causa dagli autori (ruolo del leader, fonte della legittimità, stile della leadership e metodo di conservazione del potere personale). Proverò a riprendere utilmente il filo di questa distinzione, che a mio avviso costituisce un punto di forza dell approccio di Ansell e Fish, più avanti. Ora, mi preme volgere l attenzione alla categoria spuria che compare nello schema di tipizzazione appena esaminato: quello del partito (e del leader) quasi carismatico. Pur con tutti i rilievi che possono essere mossi, sul piano sostantivo, a questa nozione, sarebbe irragionevole non riconoscere che mira a dare risposta ad un quesito di ricerca che più volte si è presentato al cospetto degli scienziati politici, ovvero: come qualificare quei casi che mostrano alcuni tratti tipici del leader carismatico, ma non tutti? E che, dall altra parte, sfuggono alla caratterizzazione nei termini di capo paternalistico e clientelare, qui condensato nell immagine del patron? Il responso che possiamo estrarre dalla tipologia, imperniato appunto sulla figura del capo quasi carismatico, proietta sopra un oggetto esterno la dottrina politica o il programma del partito l elemento di valore che, nella formulazione originaria del carisma, trovava collocazione nella personalità straordinaria del leader: ed è solo in virtù dell assolvimento della funzione rappresentativa del valori incorporati nell ideologia che la guida quasi carismatica viene legittimata e riesce a mantenere inalterata la propria influenza sulla fazione maggioritaria del partito. A ben vedere, nel quadro della letteratura specialistica non è il primo tentativo che muove in questa direzione. In effetti, già Robert Tucker scolpì i caratteri peculiari di una leadership accentuatamente personalizzata, distinta dal, seppure contigua al, potere carismatico; facendo leva sopra un dato esterno alla relazione potestativa, giunse ad enucleare il concetto di carisma situazionale 25, al quale conviene dedicare un approfondimento specifico. 25 Robert C. TUCKER, The theory of Charismatic Leadership, «Daedalus», n. 97 (Summer 1968), pp , ora in Dankwart A. RUSTOW (edited by), Philosophers and Kings: Studies in Leadership, New York, George Braziller, 1970, pp

11 Schierandosi decisamente dalla parte di Weber, egli difende anzitutto la tesi della utilità della categoria carismatica per esplicare i fenomeni politici, contra i critici che vorrebbero confinare la nozione alla sfera religiosa ovvero che asseriscono che il carisma giocherebbe un ruolo del tutto residuale nella politica contemporanea 26. Fissata questa premessa, egli non manca però di rilevare la vischiosità del concetto, specialmente ai fini della ricerca: proprio riflettendo intorno alla caratterizzazione di un caso storicamente determinato di esercizio della leadership, quella di Lenin nella prima fase di vita del movimento bolscevico, Tucker perviene ad una riformulazione della teoria della leadership carismatica che, se da una parte si distacca dalla versione di Weber, dall altra conserva, in conformità all originale, l idea per la quale il carisma designa un fenomeno universale, le cui manifestazioni in politica identificano solamente una delle possibili dimensioni nelle quali esso può esprimersi 27. La correzione che egli apporta alla trattazione weberiana riguarda il rapporto tra capo carismatico e seguaci. Da questo punto di vista, l enfasi di Weber (e di molti dei suoi commentatori) cade sull obbedienza assoluta che il seguito tributa al portatore del carisma: tuttavia, argomenta il nostro autore, se il carisma costituisce un fenomeno generale, che si presenta in connessione a mutevoli circostanze di tempo e di luogo, occorre ammettere che i codici di condotta nelle relazioni tra i capi carismatici e i loro seguaci possano in certa misura variare a seconda della cultura politica 28. Il carattere specifico della relazione carismatica non risiede perciò nella conformità piena e cieca assicurata al leader, bensì nel fatto che quest ultimo, grazie a doti percepite come straordinarie, esercita un dominio (legittimo) sui seguaci. Ciò significa, secondo Tucker, che i subordinati possono accettare l autorità suprema del capo senza necessariamente manifestare sempre e comunque un accordo completo con le sue posizioni 29. Ciò non è inverosimile, se si tiene conto del fatto che solitamente i leaders carismatici sono innovatori, propugnano cioè una rottura profonda con lo status quo: perciò, in linea di ipotesi, possono tenere comportamenti che, almeno prima facie, contraddicono le aspettative conformistiche dei seguaci, tali da non generare una meccanica acquiescenza. Alla luce di queste considerazioni, Tucker isola quel che a suo avviso costituisce invece lo snodo cruciale nella teoria della leadership carismatica: il capo carismatico non è semplicemente un leader che viene idolatrato e seguito spontaneamente per le sue qualità fuori del comune, bensì incarna una guida che fornisce ai seguaci le prove di tali qualità, sia nel radunare un numero crescente di proseliti, che 26 Entrambe le obiezioni furono poste da Carl Friedrich, nettamente contrario all ipotesi di agganciare al concetto di carisma l interpretazione dei comportamenti politici: v. Carl J. FRIEDRICH, Political Leadership and the Problem of the Charismatic Power, «The Journal of Politics», XXIII, n. 1 (Feb., 1961), pp Lungo le stesse coordinate si colloca pure Loewenstein: «se indagassimo la storia moderna e contemporanea da questo punto di vista, faremmo fatica a scoprire una qualche figura politica alla quale il concetto di carisma possa essere applicato pienamente o perfino in parte» (v. Karl LOEWENSTEIN, Max Weber's Political Ideas in the Perspective of Our Time, Amherst, University of Massachusetts Press, 1966, p. 81 la traduzione è mia). 27 Robert C. TUCKER, op. cit., pp Ivi, p. 74. La traduzione è mia. 29 Emerge qui nitidamente come l esempio di Lenin orienti costantemente gli assi lungo i quali si dispiega il ragionamento di Tucker. 11

12 partecipano ad un movimento politico finalizzato al mutamento sociale, sia nel dirigere tale movimento 30. Allora, la leadership carismatica tende a rappresentare il baricentro attorno al quale si struttura il movimento carismatico. Il connubio tra leader e movimento diventa così inscindibile, sul piano analitico prima ancora che a livello pratico. Il rilievo secondo il quale è il movimento carismatico a formare il contesto specifico di articolazione della leadership carismatica determina conseguenze importanti sui criteri che dovrebbero presiedere all esame di questo tipo di potere. Infatti, in vista dell accertamento delle doti carismatiche imputate a questo o a quel leader, sarà necessario porre sotto osservazione il processo evolutivo che lo ha portato al vertice dell organizzazione, piuttosto che prendere le mosse dalla carica che egli ricopre all apice della sua carriera politica; insomma, afferma Tucker, la leadership genuinamente carismatica evidenzia i segni del carisma prima di arrivare a detenere ruoli di potere formalmente definiti, rispetto ai quali sono schierate le disposizioni ad obbedire dei subordinati 31 : allo stesso modo, la formazione del nucleo fondamentale del seguito carismatico precede l ottenimento delle cariche da cui promana il potere supremo nel partito o nel movimento. La tesi alla quale approda il nostro autore non si presta a fraintendimenti: la relazione carismatica tra leader e seguaci può sussistere indipendentemente dal fatto che il capo carismatico occupi ruoli di potere istituzionale. Questa indicazione spinge perciò a concentrare la ricerca del carisma sopra lo stadio genetico del movimento o del partito carismatico; il che, a sua volta, conduce ad interrogarsi circa le condizioni che favoriscono, ovvero ostacolano, il sorgere di movimenti carismatici. Al riguardo, Tucker attua un mutamento di prospettiva: assumendo il punto di vista dei subordinati, ritorna esplicitamente a Weber, affermando che la risposta carismatica al potere del leader è molto più probabile nelle situazioni di acuto malessere sociale (crisi), sperimentate in modo grave dai (potenziali) seguaci. Il nesso tra crisi sociale e ascesa dei movimenti carismatici è storicamente documentato: la saldatura tra capo e seguaci si realizza giacché la leadership carismatica ha carattere eminentemente salvifico e messianico il che aiuta ad esplicare, a sua volta, la forte carica emotiva che accompagna tanto il comando quanto l obbedienza al carisma. Per Tucker ne consegue che la prima determinante della risposta carismatica presso i seguaci non risiede nella personalità dei capi, bensì è di tipo situazionale, perché lo stato di acuto malessere predispone gli individui a percepire come dotata di qualità straordinarie e a seguire con lealtà entusiastica una leadership che promette la salvezza dalla crisi 32 ; ne viene che, dopo che maturano i fattori che agevolano l ipotesi carismatica presso le masse, la presenza ovvero l assenza di una figura che possiede i tratti della personalità portatrice del carisma sul lato della guida politica fa tutta la differenza 30 Robert C. TUCKER, op. cit., p Il che equivale ad affermare che le manifestazioni del carisma, e dunque la visibilità delle basi carismatiche dell autorità, precedono l istituzionalizzazione del potere del capo sui seguaci. 32 Robert C. TUCKER, op. cit., p

13 nell indirizzare lo sviluppo dei partiti e delle organizzazioni politiche verso il polo dell autorità carismatica. La descrizione di quel che accade sul versante della conformità al potere non esime il nostro autore dallo specificare le qualità che fondano il carisma del capo: a tale proposito, egli distingue i leaders carismatici in due categorie, i cui confini appaiono comunque fumosi allorché si passa dal piano analitico a quello empirico l assegnazione all una o all altra classe è in realtà una questione di grado. La prima è quella dei profeti: le virtù in gioco rimandano ad eccezionali poteri di visione, nonché alle abilità di declinarli sapientemente sul piano comunicativo; la seconda comprende gli attivisti, ovvero coloro che sembrano possedere straordinarie doti di direzione dei seguaci verso l ottenimento di determinati obiettivi. Al di là di queste specificazioni, la leadership carismatica si contraddistingue per alcune caratteristiche generali, fra i quali spiccano l intensa fiducia del leader nell organizzazione e nella sua capacità di ottenere i fini che egli proclama, nonché il senso di missione che anima la sua guida politica, connesso ad un progetto di rigenerazione e di fuoriuscita dalla situazione di crisi. Complessivamente, dunque, nell approccio di Tucker la componente situazionale, che innesca la risposta carismatica dei seguaci, assume una centralità che le è sconosciuta nella formulazione weberiana; di qui la nozione di carisma situazionale per designare la proprietà di una leadership personale che non sembra possedere in toto i tratti del tipo carismatico, nell ambito della quale una variabile esterna (la crisi) determina le circostanze idonee all emersione di una personalità capace di catalizzare la disposizione all obbedienza carismatica dei seguaci, specialmente nello stato nascente di movimenti che perseguono la radicale modificazione dello status quo come nel caso di Lenin e del gruppo originario del partito comunista bolscevico. Nei contributi esaminati, non è difficile rintracciare la presenza di consonanze che reputo significative: l elevato controllo che il leader carismatico esercita sui membri dell organizzazione, in contrapposizione altre forme di potere personalistico che appaiono, a questo riguardo, meno stringenti; la correlazione tra leadership carismatica e momento genetico dell organizzazione politica; la decisività della condotta dei seguaci ai fini della qualificazione carismatica della relazione potestativa. Inoltre, è emerso piuttosto chiaramente che la leadership carismatica non copre tutti i fenomeni di direzione politica di stampo personalistico nei partiti delle poliarchie contemporanee. È giunto il momento di impiegare questi materiali, che siamo andati raccogliendo qua e là, quasi a volo d uccello, per l abbozzo di una tipologia della leadership dei partiti populisti europei. 13

14 La leadership nei partiti populisti europei: una proposta Torniamo al quesito dal quale ho preso le mosse. Una volta appurato che la guida politica dei partiti populisti in Europa esibisce i connotati del partito personale, ovvero che la leadership viene esercitata in senso fortemente personalizzato, tanto che il contatto tra capo e seguaci occupa un posto di rilievo nella forma mentis populista, su quali basi si possono distinguere tipi diversi di leaders populisti? E soprattutto, pur mettendo in un canto la problematicità della sua operazionalizzazione, il concetto weberiano di carisma è suscettibile di essere impiegato quale criterio, fra gli altri, per assemblare una tipologia della leadership, ovvero delle relazioni di comando e obbedienza che intercorrono tra il leader populista e il suo immediato circolo interno? Raccogliendo gli spunti che la rapida ricognizione sopra delineata mi ha consentito di isolare, tratteggio in questa sezione una prima risposta. Ripercorrendo la rassegna, si coglie un dato che rientra appieno nel patrimonio acquisito della scienza politica: la differenziazione, nel quadro delle diverse forme di organizzazione su base personalistica dei partiti che operano nei sistemi democratici contemporanei, tra leadership clientelare (patronage) e leadership carismatica 33. Si tratta di due delle classi che compongono la tipologia di Ansell e Fish: entrambe appartengono al campo del potere personale, giacché le motivazioni che attivano il comportamento di conformità dei seguaci focalizzano elementi che hanno a che vedere specificamente con la persona del capo le qualità straordinarie che fondano il carisma e che hanno sede nella personalità eccezionale del leader, da una parte; le risorse che solo il patron può distribuire ai seguaci, in termini di incentivi selettivi che soddisfano i loro interessi (ad esempio, posizioni di responsabilità politica entro l organigramma del partito ovvero cariche elettive ai diversi livelli di rappresentanza), dall altra parte. Da questo angolo visuale, siamo quindi in presenza di due specie del medesimo genere potestativo. Conviene allora operare un sintetico raffronto tra le due forme di leadership personalistica, dal punto di vista del rapporto tra leader di partito e subordinati, al fine di porne in rilievo tanto gli elementi discordanti quanto i tratti comuni. Cominciando dal primo aspetto, una indicazione viene dalla trattazione del carisma situazionale svolta da Tucker. A mio avviso, lo snodo più interessante nel suo ragionamento non sta nella priorità assegnata alla situazione quale elemento scatenante la leadership carismatica, bensì nella puntualizzazione secondo cui quest ultima può dispiegarsi in maniera indipendente dal controllo di incarichi direttivi entro l organizzazione. In altri termini, egli spezza così il nesso tra l autorità carismatica e l occupazione stabile di un ruolo previsto dalla articolazione strutturale del partito o del movimento. In effetti, è proprio così: la leadership carismatica può esercitarsi a prescindere dal fatto che il 33 V. sul punto Angelo PANEBIANCO, op. cit.. 14

15 capo carismatico ricopra un ufficio, in termini weberiani 34, poiché sia la manifestazione delle virtù eccezionali del leader, sia la risposta carismatica dei subordinati appaiono relativamente svincolate dall occupazione di una posizione formale di potere. Naturalmente, ciò non significa affermare che il leader carismatico non possa anche essere il detentore di ruoli politici: anzi, nella generalità dei partiti carismatici accade proprio questo; vuol dire piuttosto che, come argomenta il nostro autore, i tratti distintivi della relazione carismatica che egli intrattiene con i seguaci tendono a manifestarsi prima della, o comunque al di fuori della, investitura in cariche di vertice. Queste osservazioni segnano un profondo solco con il potere personale che si innesta su circuiti di patronage: qui l ottenimento di un ruolo di potere, che garantisce al patron una serie di facoltà a fronte delle quali sono potenzialmente schierate le disposizioni ad obbedire di coloro che formano il suo circolo interno, appare una condizione necessaria in vista della possibilità di distribuire le spoglie ai seguaci, conservandone così il sostegno. In altri termini, non è possibile pensare al leader clientelare senza visualizzarlo insediato in una posizione formalmente definita, che gli assicura il quantum di potere indispensabile a motivare il comportamento di conformità dei subordinati, desiderosi di accaparrarsi vantaggi significativi in cambio della loro lealtà. I due tipi di leadership sembrano dunque collocarsi su poli sostanzialmente distinti (e distanti) per quel che riguarda i fondamenti del potere dei leaders; eppure, vi è una dimensione rispetto alla quale autorità carismatica e potere di patronage sono assimilabili: il forte controllo che i capi esercitano sui seguaci. In effetti, una volta verificato che, per un verso, il leader carismatico dà prova di possedere le qualità che vengono percepite come carismatiche; ovvero che, per l altro verso, il patron riunisce nelle sue mani la piena disponibilità delle risorse potestative finalizzate a remunerare i sottoposti, ambedue vengono efficacemente sostenuti da un seguito fedele e disposto ad eseguire con prontezza i loro comandi il che significa, d altro canto, che i capi di partito potranno agire in relativa autonomia dai seguaci, mantenendo o mutando le posizioni dottrinarie e/o di policy a seconda delle esigenze imposte dalla lotta per il potere. A questo punto, ci possiamo chiedere: le due specie di leadership testé esaminate sono le uniche possibili nella cornice del partito personale? Certamente, sono le più note. E tuttavia, restringendo lo sguardo alle formazioni populiste che sono ormai stabilmente insediate nei sistemi poliarchici europei, non è impossibile citare esempi che paiono sfuggire a questa bipartizione: si pensi alla (precaria) 34 Secondo Weber, il carisma è specificamente estraneo all organizzazione legale-razionale e anzi il gruppo carismatico si costituisce in comunità emozionale che incorpora leader e adepti; entro i suoi confini, non esistono norme che prevedono dispositivi di avanzamento o di sanzione dei seguaci, non vi sono strutture gerarchiche, fatta salva la verticalità che connota le relazioni tra il leader e il resto del gruppo (Max WEBER, op. cit., p. 239). Inoltre, non va dimenticato che la forza della relazione che lega capo e seguaci dipende dalla natura profondamente egualitaria che permea la comunità carismatica: «Agli occhi dei membri egli [il capo] è solo un altro membro del gruppo a cui si riconosce una capacità di esprimere e trasformare in scelte ciò che il gruppo stesso vuole e ritiene giusto volere. Il leader stesso, d altronde, non si riconosce come leader: egli si considera perfettamente uguale a tutti gli altri. Questa identificazione del leader con gli altri membri e di questi tra di loro e col leader è asimmetrica soltanto dal punto di vista dell osservatore esterno, non dell esperienza interna»: v. Francesco ALBERONI, Movimento e istituzione, Bologna, Il Mulino, 1981, p. 201 (il corsivo è nel testo). 15

16 leadership di Mat Herben, succeduto a Pim Fortuyn alla testa dell omonima lista in seguito al suo assassinio, dopo un acceso confronto interno, che non ha potuto fare leva né sul carisma, proprio o del predecessore, né sulla robustezza delle reti di patronage, che avrebbero potuto sostenerne più efficacemente la direzione; oppure a Marine Le Pen, la quale, malgrado il successo ottenuto alle recenti elezioni presidenziali francesi, sta puntellando la propria autorità con materiali apparentemente differenti da quelli di natura tendenzialmente carismatica che per lungo tempo assicurarono al padre Jean-Marie un dominio quasi assoluto sull organizzazione del Front National; infine, con specifico riguardo al caso italiano, basta citare la recente successione al vertice della Lega Nord oppure i connotati assunti dall ultimo arrivato sul già affollato proscenio della protesta, il Movimento 5 Stelle capeggiato da Beppe Grillo, per concludere che una classificazione della leadership populista composta da due sole categorie lascia fuori, per dir così, una variegata fenomenologia, che invece sarebbe opportuno fare oggetto di tipizzazione. Per avanzare in questa direzione, conviene richiamare i criteri grazie ai quali abbiamo isolato le specie di leadership carismatica e clientelare. Essi sono essenzialmente due: la necessità della occupazione di un ruolo entro l organizzazione ai fini di esercitare il potere; il grado in cui i capi del partito controllano i seguaci. Mentre la relazione carismatica si contraddistingue perché il capo è tale a prescindere dall occupazione di posizioni di potere istituzionalizzate e stabilizzate nell organigramma del partito, nonché per il fatto che egli detiene un elevato grado di controllo sui seguaci; la leadership clientelare condivide con quella carismatica quest ultimo tratto, mentre se ne distacca rispetto all altra dimensione, essendo indispensabile, per il patron, sedere in un ruolo di potere al fine di allocare presso i subordinati le spoglie che corrispondono ai loro interessi individuali, al fine di conservarne il favore. A questo punto, proviamo a chiederci se le rimanenti combinazioni tra i due criteri ci consentono di lumeggiare attributi utili a descrivere la leadership nei partiti e movimenti populisti, oppure se costituiscono incroci che non incontrano alcuna corrispondenza sul versante empirico e devono perciò essere accantonate. A prima vista, la risposta appare incoraggiante. Da un lato, vi è un tipo di leadership, che potremmo chiamare istituzionale, che abbina l investitura in un ruolo di potere ad un basso grado di controllo dei seguaci. Si tratta di quei leaders che arrivano ad acquisire posizioni di vertice dell organizzazione grazie al sostegno determinante dei rispettivi circoli interni, rispetto ai quali appaiono dotati di un ridotto spazio di autonomia. Di qui la debolezza di questo tipo di leadership, che sembra fondare le proprie risorse essenzialmente sul fatto di occupare una carica formale: il che non mette al riparo il capo né dai possibili attacchi di candidati alternativi alla leadership, né dal possibile abbandono dei seguaci, qualora egli si allontani dalla piattaforma dottrinaria o programmatica che avevano accompagnato la sua ascesa politica. Dall altro lato, l ultimo tipo di guida politica manifesta una ridotta capacità di controllare i seguaci, mentre prescinde dalla conquista di ruoli di potere formalizzati, che si rivelano non 16

17 indispensabili per gli scopi di esercizio del potere: un abbinamento che dà luogo ad una leadership che potremmo definire agitatoria. Qui il capo esibisce non di rado una spiccata vocazione tribunizia e riceve sostegno dai seguaci promuovendo finalità dottrinarie ovvero obiettivi di policy che segnano una profonda discontinuità con la politica mainstream, al di fuori di ogni posizione formalmente definita: se questi tratti lo avvicinano alla figura del leader carismatico, la volatilità del proprio seguito costituisce un limite difficilmente compatibile con il carisma e ricalca piuttosto il profilo di precarietà che ho associato alla leadership istituzionale. I quattro tipi di leadership populista sono schematicamente rappresentati in tab. 1: Tabella 1. La leadership nei partiti e movimenti populisti Grado di controllo del leader sui seguaci BASSO ALTO Necessità di occupare ruoli di potere SI Leadership istituzionale Leadership clientelare NO Leadership agitatoria Leadership carismatica Se si sposta il fuoco sull insieme delle formazioni populiste che agiscono nelle poliarchie del vecchio continente, sembra che i casi empirici catturati dalla proposta di tipizzazione non siano pochi. Al riguardo, si rende necessaria qualche breve nota illustrativa. A mio giudizio, la classe della leadership istituzionale risulta idonea ad accogliere le relazioni tra capo e seguaci di natura personalistica, dove però l obbedienza è motivata anche dal fatto che il primo occupa la posizione di vertice dell organizzazione (presidente, segretario, e via elencando): se ciò costituisce una tutela delle sue prerogative di guida politica, almeno nel breve termine, affidandogli la responsabilità di prendere decisioni valide per l intero partito; l effetto di rafforzamento della leadership rimane di corto respiro, giacché il leader non può avvantaggiarsi delle risorse di legittimità di matrice legale-razionale agganciate al ruolo, come accadeva per i partiti di massa del movimento operaio, socialisti o comunisti 35. Perciò, nei partiti populisti questo tipo di leadership appare caratterizzata da una certa debolezza, che rappresenta l ostacolo principale alla sua stabilizzazione. Oltre al già citato Mat Herben, i caratteri imputati a questa categoria possono adeguatamente connotare le fasi iniziali della leadership di Haider nella FPÖ, quando il futuro governatore della Carinzia ottenne il consenso 35 A tale proposito, non è un caso che questo tipo di leadership si riscontri soprattutto in partiti a debole articolazione strutturale, dove cioè i ruoli che compongono la nervatura istituzionale non incorporano dotazioni potestative di peso, tali da consolidare il potere personale dei leaders che li detengono. 17

18 sufficiente a vincere la sfida interna al partito radunando una coalizione piuttosto composita e fino ad allora minoritaria, resa compatta dalla contrarietà alla collaborazione di governo con i socialdemocratici 36 ; la vivace contesa interna, che ha per altro implicato la contrapposizione frontale al carismatico fondatore del partito e che ha condotto Roberto Maroni a guidare la Lega Nord potrebbe forse incarnare un ulteriore caso da assegnare a questa voce. Che dire della leadership clientelare? Qui l obbedienza al capo dipende essenzialmente dalla sua capacità di soddisfare gli interessi dei seguaci, distribuendo spoglie che soddisfino i loro appetiti in termini di cariche. È chiaro che le probabilità di incontrare questo tipo di leadership aumentano quanto più i populisti guadagnano accesso alle assemblee elettive o alle coalizioni di governo, ai vari livelli territoriali. In tal senso, l attenzione dello studioso viene attirata da quei partiti che, sotto l apparente monolitismo, celano lotte intestine finalizzate all occupazione di ruoli di potere, al centro o in periferia, che vedono contrapposte la fazione del capo e quelle dei (potenziali) avversari, con passaggi di fronte vicendevoli da parte dei membri dell organizzazione situati in prossimità del vertice, che trovano motivazione nel desiderio di appagare interessi individuali; alludo, in particolare, al rimescolamento che ha portato al cambio di leadership nella Lega Nord, che ha visto il cerchio magico bossiano combattere fieramente, anche sul territorio le cronache degli scorsi mesi hanno riportato la contestata elezione del segretario provinciale di Varese, dove il candidato indicato da Bossi ha prevalso su quello preferito dalla base locale del partito, l attacco alle posizioni di potere condotto dai barbari sognanti capeggiati da Roberto Maroni, con figure di primo piano (Calderoli e Castelli tra gli altri) attestate su posizioni di neutralità, in attesa dell esito finale del confronto. Una situazione di scontro, quest ultima, difficilmente compatibile con una leadership carismatica. Oppure, si guardi per certi versi anche all epilogo della parabola berlusconiana nel PDL o allo scontro dirompente che si consumò tra Jean-Marie Le Pen e Bruno Mégret, concluso dalla fallimentare scissione del Front National guidata da quest ultimo. Insomma, poiché i fattori scatenanti di questi conflitti sono in misura rilevante riconducibili alla distribuzione degli incarichi di responsabilità interni all organizzazione ovvero ai poteri di nomina esercitati dal leader in rapporto alle istituzioni, per cui uno o più circoli interni attivati su basi personalistiche si mobilitano contro il capo, non pare irragionevole ritenere che l equilibrio di potere che risulta così spezzato si reggesse sopra una leadership sbilanciata verso il patronage. Non è qui necessario illustrare a fondo il caso carismatico, giacché vi ho insistito ad abundantiam nella ricognizione: mi limito a notare che la caratterizzazione di Pappas ne descrive gli attributi salienti, nel rispetto della formulazione weberiana, soprattutto per quel che attiene al controllo che il portatore del carisma detiene sui sottoposti. Trovano qui collocazione le figure che per lungo tempo hanno guidato i rispettivi movimenti politici grazie all approvazione incondizionata del loro seguito immediato, 36 Solo successivamente alla sua elezione a capo del partito, avvenuta nel 1986, la permanenza di Haider ai vertici del partito liberale sembra manifestare tendenze carismatiche : v. Ami PEDAHZUR e Avraham BRICHTA, op. cit., pp

19 anche in presenza di repentini mutamenti di orientamento programmatico o dottrinario: si pensi a Umberto Bossi tra il 1994 e il 2008, oppure a Jörg Haider a capo della BZÖ o ancora alla supremazia pluridecennale esercitata da Le Pen nel Front National a questo proposito, non è forse un caso che molte delle leadership carismatiche nei partiti populisti siano esercitate dal fondatore: da questo punto di vista, il richiamo di Weber sulle conseguenze che il ricambio al vertice dell organizzazione determina, dopo l uscita di scena del leader carismatico, in termini di istituzionalizzazione del carisma oppure di collasso strutturale, a mio avviso costituisce ancora il test più potente per verificare l ipotesi carismatica. Quanto alla leadership agitatoria, che abbina uno scarso controllo sui seguaci alla indipendenza dall insediamento in ruoli formalizzati di potere, appare corretto rintracciarne le manifestazioni nei partiti populisti scandinavi, specialmente nel Partito del Progresso norvegese guidato da Mogens Glistrup, oppure, con riferimento agli sviluppi più recenti del caso italiano, nel Movimento 5 Stelle con a capo Beppe Grillo o nel partito di Antonio Di Pietro, Italia del Valori. I leaders di queste formazioni paiono condividere l appropriazione tendenzialmente monopolistica di un tema di policy (la riduzione della pressione fiscale, la critica corrosiva del professionismo politico e la polemica anti-casta, la lotta contro la corruzione), che diviene il vessillo da issare ad opera del loro partito personale, al quale conferiscono una impronta decisamente outsider. In qualche modo, l orientamento così definito costituisce però anche un vincolo, al quale i leaders raramente riescono a sottrarsi con successo, pena l abbandono da parte dei seguaci, con esiti nefasti per l organizzazione: non è difficile riconoscere in filigrana questi sviluppi nella endemica emorragia che contraddistingue i gruppi parlamentari dell IdV o nell esplicito allontanamento da alcune posizioni programmatiche cruciali per Beppe Grillo da parte dell unico sindaco eletto dal M5S nella primavera del 2012, sul quale si sono accesi i riflettori della ribalta nazionale (Federico Pizzarotti a Parma), a cui è seguita la scomunica del capo, naturalmente via web. Osservazioni conclusive La tipologia alla quale sono pervenuto rappresenta, giova ricordarlo, una prima proposta di mappatura di un campo ancora poco o punto studiato, la leadership personalistica nei partiti populisti; una proposta che però mi sembra promettente, per almeno due ragioni. Primo: grazie ai criteri selezionati per tipizzare il potere personale, la caratterizzazione del caso carismatico sfugge all ipostatizzazione, diventando una possibile modalità, fra le altre, di esercizio della leadership; di conseguenza, il concetto di carisma viene impiegato per scolpire un solo tipo dei 4 che compongono lo tipologia, evitando così un utilizzo surrettizio, a la Ansell e Fish, quale proprietà sulla base della quale vengono definite una pluralità di categorie. Secondo: la tipologia appare in grado di catturare un ampio ventaglio di casi e potrebbe perciò efficacemente adempiere alla funzione di bussola per la ricerca comparata, tanto in prospettiva diacronica, quanto in prospettiva sincronica. In altre parole, 19

20 come gli esempi del tutto indicativi con i quali ho cercato di mostrare le potenzialità classificatorie della griglia suggeriscono, la leadership, come ogni forma di potere o di autorità, è un fenomeno complesso e dinamico, che può subire modificazioni nel corso del tempo: affermare che un determinato partito populista è a guida carismatica hic et nunc non significa che lo sarà anche in futuro o che, meccanicamente, lo è stato in passato. Ciò perché possono mutare le basi del potere oppure le motivazioni alla conformità dei seguaci, per cui una leadership istituzionale può tentare il rafforzamento puntando verso il tipo clientelare oppure un leader agitatorio può in una certa fase essere percepito come portatore di qualità carismatiche dai subordinati, per cui il suo controllo su questi ultimi diviene più saldo. Di qui la necessità di disporre di una dotazione strumentale e metodologica idonea a gettare un poco di luce sui possibili svolgimenti attraverso i quali il potere personale si proietta sullo sfondo temporale. Queste considerazioni portano alla luce la necessità di saggiare la capacità di tenuta della tipologia, affidandola al vaglio empirico. Da questo punto di vista, segnalo un tema di ricerca, fra gli altri, che l analisi tipologica della leadership populista dischiude: la questione della stabilizzazione della leadership medesima. In altre parole, dalla nostra discussione emerge chiaramente che tutte e quattro le categorie appaiono scarsamente dotate di risorse capaci di fermare la conformità dei seguaci nel lungo periodo: in effetti, anche le forme che si distinguono per consentire un controllo relativamente stringente sui sottoposti recano in sé i germi che potenzialmente possono determinare, in qualsiasi momento, la loro caducità. Così, se il leader carismatico fallisce la prova del carisma oppure se il leader clientelare perde il ruolo che gli permette di alimentare l impegno dei seguaci a suo favore, il loro potere viene minato in modo probabilmente irreversibile. Ne viene che è necessario porre sotto osservazione le organizzazioni di partito, al fine di identificare gli assi grazie ai quali si possono strutturare forme di autorità stabili. Si pone, insomma, la questione della istituzionalizzazione: una questione che, a ben vedere, investe non solo i partiti populisti, ma tutti i partiti personali 37, indipendentemente dalla loro appartenenza a questa o a quella famiglia o tradizione dottrinaria; il che spinge ad interrogarsi circa la possibilità stessa della compatibilità tra una forma personale di controllo ad opera del leader, sul lato del comando, e la conformità stabilizzata nel tempo dei seguaci, sul lato dell obbedienza. Una domanda che, allo stato attuale, appare ancora in cerca di una risposta convincente. 37 V. Mauro CALISE, op. cit.. 20

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