Psicoanalisi e critica letteraria: dall applicazione alla conversazione FRANCESCO CAPELLO

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1 RIVISTA DI PSICOANALISI, 2014, LX, Psicoanalisi e critica letteraria: dall applicazione alla conversazione FRANCESCO CAPELLO Un happening artistico dovrebbe essere come una rete usata per catturare un pesce la cui natura ci è ignota. J. CAGE Portare qualcuno ad amare l inconscio: questo è insegnare arte. A. EHRENZWEIG Pubblicato da Routledge nel 2013 e subito tradotto da CIS Editore, il volume da cui trae spunto larga parte del mio intervento è una riflessione a due (analista il padre, Thomas Ogden, critico letterario il figlio Benjamin) sulle seguenti questioni: che cosa rende specificamente psicoanalitico l ascolto di un testo letterario? Quali sono le principali differenze tra psicoanalisi e critica letteraria nell accostarsi alla letteratura? Quali sono le condizioni che possono rendere l incontro tra psicoanalisi e critica proficuo per entrambe le discipline? Per avvicinarsi a una risposta a queste domande, gli autori effettuano un approfondito esame di due letteure critiche psicoanaliticamente orientate svolte da Thomas Ogden (la poesia di Frost «Never again would birds song be the same» e il racconto «Un digiunatore» di Kafka), mettendole poi a confronto con lo stile di scrittura dello stesso Ogden in alcuni casi clinici e poi con un saggio di critica letteraria di Benjamin Ogden su Philip Roth (2012). Il Francesco Capello è ricercatore di Italian Studies presso la School of European Culture and Languages della University of Kent.

2 406 Francesco Capello close reading è contrappuntato da riflessioni teoriche sulle modalità operative dei due tipi di lettura, e i saggi critici che ne costituiscono l oggetto sono utilmente riproposti nella loro interezza nelle tre appendici del libro. Prenderò in esame innanzitutto il titolo del volume, L orecchio dell analista e l occhio del critico. Ripensare psicoanalisi e letteratura. Ogden&Ogden ci introducono al loro lavoro con l idea del ridefinirsi di un rapporto, quello per così dire «disciplinare» tra psicoanalisi e critica letteraria. Ma non solo: attraverso la contrapposizione di occhio e orecchio si profila infatti un secondo livello di ridefinizione, che ha per (s)oggetto due vertici di interazione con la realtà tanto differenti quanto, almeno in potenza, fruttuosamente compatibili. Quali sono i termini di questo rapporto? Riportiamo per un istante l udito e la vista dall analogia implicita nel titolo (l orecchio sta alla pratica analitica come l occhio alla critica letteraria) al loro significato strettamente letterale. Selezionando e «formattando» nelle modalità che gli sono proprie i dati del mondo circostante, ciascuno dei due sensi ne predispone una rielaborazione che, sebbene sia di per sé discreta e isolabile, può nondimeno integrarsi alle percezioni rese disponibili dall altro senso risultando, quando ciò accade, inesorabilmente trasformata dall evento stesso dell incontro con un diverso flusso di dati. Basta pensare, per rifarsi all esperienza quotidiana, a come una medesima frase pronunciata dalla stessa voce e con inflessione e ritmo analoghi acquisti una risonanza aggiuntiva a seconda dell espressione scorta sul volto della persona che la pronuncia. Ora una delle tesi principali del volume, quella che a mio avviso sta a monte di tutte le altre, è che una dinamica simile può venire a crearsi anche tra psicoanalisi e critica quando esse, rivolgendosi a un determinato «oggetto letterario», 1 si dispongono a lavorare affiancate (proprio come vista e udito di fronte a una persona che parla) seguendo ciascuna le priorità recettive e operative che le sono consone. Laddove questo accade, infatti, il combinarsi dei loro apporti individuali alla (ri)significazione del testo conduce a qualcosa di più della somma dei singoli canali di accesso al testo medesimo qualcosa, se si vuole, di più tridimensionale, più «a tutto tondo» e perciò meglio adatto a suggerire (di fatto: a creare) la prospettiva di senso entro cui l oggetto letterario in questione viene man mano inserito. 1 Per quanto Ogden&Ogden si concentrino qui esclusivamente su opere letterarie, il modello di dialogo tra approccio psicoanalitico e critica stilistica da loro proposto si potrebbe estendere anche allo studio di altri oggetti artistici, per esempio alle arti figurative.

3 PSICOANALISI E CRITICA LETTERARIA 407 Perché questa sorta di lettura bifocale abbia luogo occorre tuttavia che i due punti di vista sul testo letterario, anziché tentare di assimilarsi l uno all altro o di imitarsi, strumentalizzarsi, invadersi il campo o sopraffarsi a vicenda ciò che non di rado è avvenuto, più o meno esplicitamente, nelle tante forme di «applicazione selvaggia» della psicoanalisi alla letteratura restino invece separati e coesistano in relazione dialettica: sostenendo dunque, e rendendo anzi oggetti analitici, le tensioni, le inevitabili aporie e i conflitti che man mano scaturiscono dalla loro differenza (per il Bion dei gruppi, del resto, la separatezza così intesa e gestita è conditio sine qua non per la collaborazione produttiva). Soltanto se si è in due e questo vale anche per due parti o due modi di funzionare della stessa mente è possibile conversare. Ed è proprio a questa parola carica di risonanze semantiche, nonché di riflessioni personali maturate nel tempo, 2 che Ogden&Ogden ricorrono più di una volta per definire il tipo di rapporto che essi auspicano si instauri tra psicoanalisi e critica a partire dal lavoro comune sulla letteratura. Ad ogni modo, come prefiguravo poco sopra, se ha senso parlare di critica letteraria psicoanalitica è nei termini di una conversazione non solo tra due campi d azione con tradizioni disciplinari, norme procedurali, istituzioni di riferimento e corpus teorici diversi, ma prima ancora tra due distinti assetti recettivi, ideativi e comunicativi; tra due diverse pratiche di generazione del significato a partire da un interazione con l oggetto; in certa misura persino tra due modalità di funzionamento mentale. Fin qui un primo accenno a quel che per Ogden&Ogden costituisce un rapporto di conversazione, in generale e nel caso più specifico della psicoanalisi e della critica letteraria. Prima di procedere oltre, ad ogni modo, non sarà inutile 2 Nelle prime due pagine di Ogden (2001), intitolato Conversazioni al confine del sogno, viene presentato e discusso il senso per così dire «multifocale» conferito al termine «conversazione» a partire dalla sua etimologia: «La parola conversazione è poesia fossile [ ] e deriva dall unione tra i termini latini cum, che significa con o insieme, e versus, che significa riga o solco di terra; è il movimento dell aratro che, terminato un solco, gira e torna indietro per iniziarne un altro; ma è anche un verso di poesia o una riga di prosa. Conversazione è una parola in cui risuona un coro di significati che si sono accumulati e conservati nel tempo, i quali rimandano sia all esperienza della spaccatura del terreno che dev essere seminato/fecondato sia all esperienza di accesso al linguaggio per comunicare con noi stessi e gli altri. Conversazione, pertanto, è l atto di partecipare con un altra persona all opera di creazione di righe fatte dall uomo, righe di terra corrugata che riflettono l incessante sforzo di sopravvivenza che l umanità compie addomesticando e liberando la terra e la natura. Contemporaneamente, la conversazione è un atto che riflette lo sforzo altrettanto incessante dell uomo di addomesticare e liberare se stesso (la sua natura umana), trasformando l esperienza grezza in parole e gesti allo scopo di comunicare con sé e gli altri. Non c è niente di più fondamentalmente e più tipicamente umano del bisogno di conversare» (7).

4 408 Francesco Capello chiarire più concretamente di quale psicoanalisi e di quale critica si sta qui parlando? Rispetto alla seconda, il volume esibisce un passaporto riconoscibilmente anglosassone: incline, cioè, a privilegiare il côté della stilistica, dell analisi formale e del close reading del testo. Tra le conseguenze di questa impostazione è il fatto che, sebbene nel corso della loro riflessione Ogden&Ogden non manchino di tenere nel debito conto aspetti legati (ad esempio) alla storia dei generi letterari, 3 resterebbe ad esempio da approfondire la questione di come il versante psicoanalitico delle letture potrebbe interagire con altri approcci critici rivolti ad ambiti non meno cruciali per la comprensione della letteratura: storico-letterari e filologici, per citare i punti di forza della tradizione critica italiana, ma anche storico-culturali, ideologici, antropologici, sociologici, comparativi, ecc. 4 D altra parte non si può negare che la particolare attenzione riservata dalla stilistica ai minuti dettagli formali e alle peculiarità sintattiche che contraddistinguono le singole voci autoriali (in altre parole: alla specificità fisica del testo, al suo «corpo» e alla relazione che questo ha con i «contenuti») 5 appare particolarmente intonata ad alcune caratteristiche proprie anche, mutatis mutandis, dell ascolto psicoanalitico: ed è forse proprio in virtù di questa naturale consonanza di interessi e predisposizioni che l incontro tra critica stilistica e psicoanalisi appare nel libro degli Ogden assai felice. Quanto alla prima domanda quale psicoanalisi?, si potrebbe iniziare a rispondere per via negativa: non, dunque, una pratica legata da vincoli di esclu- 3 Penso qui per esempio al riferimento, fatto a proposito de «Un digiunatore» di Kafka, alle tradizioni del gotico e del grottesco. 4 La conversazione tra psicoanalisi e letteratura porta infatti a fare interagire l hic et nunc del lettore che (ri)sogna il testo nel momento in cui lo legge con l illic et tunc non solo del contesto personale (stato mentale, ambizioni espressive, ecc.) in cui l autore lo ha scritto, ma anche della più ampia cornice storica, letteraria, culturale, sociale, ideologica e politica in cui l opera è stata pensata. Non c è a mio avviso ragione di escludere aprioristicamente nessuna possibilità di interazione tra la psicoanalisi e qualsivoglia genere di discorso critico-letterario, purché naturalmente non si prescinda dal riconoscimento delle loro differenti prerogative teoriche e operative. 5 Come ben riassumono Ogden&Ogden, «La pratica della psicoanalisi presuppone una definitiva, ma nondimeno rigidamente definita, corrispondenza tra realtà esterna e interna» (68). Per questa ragione il corpo, che di tali realtà è interfaccia, tramite e zona di mediazione, è per gli psicoanalisti da sempre (e vieppiù) oggetto di particolare attenzione. La stilistica per parte sua prende spesso le mosse dagli aspetti più «corporei» del testo: il suono, il significante, la prosodia e il fraseggio, la disposizione delle cesure tonali, il passo e l andamento, il farsi struttura delle preferenze sintattiche in breve: l impronta unica e più che mai fisica dell individualità della voce autoriale, o quelle che Ogden&Ogden chiamano suggestivamente «le firme del suo essere» (20).

5 PSICOANALISI E CRITICA LETTERARIA 409 siva o eccessiva fedeltà alla lettera freudiana 6 un genere di fedeltà paradossalmente «univoco» rispetto a un corpus che ha al contrario tra i suoi più importanti pregi proprio l apertura alla plurivocità. È d altra parte proprio questo appoggiarsi rigidamente e fideisticamente alla griglia teorico-concettuale di Freud che per un secolo abbondante ha sovente guidato, con diversi gradienti di ingenuità (o di troppo sbrigliata o bizantina ingegnosità), le «interpretazioni» di testi appartenenti alle più svariate tradizioni letterarie. Ogden&Ogden fanno invece riferimento a una psicoanalisi transitata in misura sempre più significativa, almeno in ambito clinico, da un modello di dissotterramento archeologico del rimosso allo sviluppo (o alla costruzione) delle funzioni della mente che ci permettono di sognare e pensare; da un idea di inconscio da portare alla luce a quella di una nuova esperienza di sé resa possibile da una riconnessione o da una rivitalizzazione del dialogo sotterraneo tra inconscio e preconscio (le ogdeniane «conversazioni al confine del sogno», appunto); da un lavoro sul sogno concepito come mosaico da scomporre e minuziosamente riassemblare per raggiungerne il significato «vero» e ultimo a un lavoro con il sogno inteso quale tramite imprescindibile (e, se tutto va bene, costantemente operante) tra la dimensione della pura corporeità e il pensiero simbolico 7 ; da una concezione unipersonale della vita psichica a un paradigma interpersonale per cui la mente è costitutivamente relazionale, fino alle più recenti e radicali teorie dello stesso Ogden sul 6 Ogden&Ogden osservano a ragione come una parte preponderante delle letture ispirate alla psicoanalisi sia stata effettuata da critici letterari privi non solo di un esperienza personale del processo analitico, ma persino di una conoscenza sufficientemente aggiornata della teoria. Il riferimento dominante e quasi unico per i critici non analisti resta Freud, a dispetto dei fondamentali avanzamenti raggiunti nella teoria, nella clinica e nella tecnica psicoanalitica negli ultimi ottant anni. Si tratta inoltre di un Freud spesso grossolanamente semplificato e di seconda mano. Con la vistosa eccezione del filone lacaniano, che negli ultimi vent anni ha avuto grande fortuna nei dipartimenti di letteratura specialmente nel mondo accademico anglosassone (e che, non fosse che per questa ragione, avrebbe forse meritato una discussione più ampia del breve capoverso dedicatogli da Ogden&Ogden) i riferimenti non strettamente freudiani si limitano in genere all opera di Melanie Klein (cfr. gli studi di Stefano Ferrari su scrittura e riparazione). Se quanto detto finora vale soprattutto per la critica letteraria ispirata alla psicoanalisi, rispetto agli «sconfinamenti disciplinari» commessi dagli psicoanalisti (sulle letture, cioè, poco rispettose dei limiti della propria disciplina e di quelle altrui) vale per tutti il caveat di Ferro (2010, 47): «Ribadisco che dello scibile umano ci pertiene quanto accade nella stanza di analisi, poi esiste la psicologia, la psicologia dello sviluppo, la psichiatria, la sociologia, ma sono altre cose, come del resto la cosiddetta psicoanalisi applicata, che suscita spesso imbarazzo nei veri conoscitori di quel determinato settore del sapere umano, in cui pretenderebbe di dire la sua». 7 Cfr. a questo riguardo Civitarese (2013a). Ogden&Ogden ripropongono il suggestivo accostamento, utilizzato per la prima volta in Ogden (2001), tra il sogno e le stelle: il sognare per come lo concepisce Bion è una funzione attiva anche durante la veglia quando «non ci accorgiamo» di stare (anche) sognando, allo stesso modo in cui le stelle, che vediamo soltanto di notte, restano in cielo anche di giorno seppure nascoste dal bagliore della luce solare.

6 410 Francesco Capello terzo analitico intersoggettivo e a quelle sul campo analitico, avviate dai Baranger e sviluppate in Italia in particolare da Corrao e quindi da Ferro; e poi ancora, in sede di tecnica, da un assetto in cui il controtransfert veniva considerato un interferenza indesiderata per l analista-schermo-neutrale a una diversa concettualizzazione in cui esso occupa (più in generale insieme al coinvolgimento affettivo dell analista) un posto centrale e rappresenta, al pari della rêverie, non solo un prodotto degli eventi interpersonali che hanno luogo in seduta ma una fonte vitale di informazioni per l analista sull hic et nunc affettivo della relazione. Ogden&Ogden parlano insomma di una psicoanalisi per accostarsi alla quale non è davvero sufficiente compulsare una manciata di «testi sacri» freudiani il cui valore fondante è fuori discussione ma che negli ultimi decenni, com è naturale che avvenga per una disciplina viva e vitale, sono stati incessantemente ridiscussi, aggiornati, smentiti, ampliati, integrati e comunque ricontestualizzati all interno di un quadro discorsivo teorico e clinico ormai completamente trasformato e sempre più complesso. Non c è quindi spazio per equivoci: pur essendo il trattamento psicoanalitico e la critica letteraria psicoanalitica (a prescindere dalla sua qualità) due attività del tutto distinte, la conoscenza approfondita delle teorie contemporanee a cui si riferisce il primo è una precondizione necessaria per chi si voglia avventurare in modo non troppo sprovveduto nel territorio della seconda. Necessaria, e anzi essenziale ma non sufficiente. E questo proprio perché, ancora più che in passato, è oggi la teoria stessa a sottolineare la centralità dell esperienza personale della relazione e del processo analitico (anziché dell abreazione, dell insight risolutivo o anche solo della cosiddetta «interpretazione giusta») come fattore di terapia e cambiamento, e dunque come elemento che sta alla base non solo del funzionamento della psicoanalisi in quanto pratica clinica ma anche della teorizzazione sul funzionamento della mente umana che dall incontro vivo con tale pratica discende. Per assumere un vertice autenticamente psicoanalitico, anche quando ci si accosta a un opera letteraria, avere toccato con mano cosa può essere e come può funzionare un analisi 8 è quindi indispensabile almeno 8 Un analisi intesa in primo luogo, secondo quanto scrive lo stesso Thomas Ogden fin dal primo paragrafo de L arte della psicoanalisi, come «un esperienza emotiva vissuta. In quanto tale, non può essere tradotta, trascritta, registrata, spiegata, compresa o espressa in parole. È ciò che è» (2005,1). Ciò non significa naturalmente che la teoria sia o vada estromessa dalla stanza di analisi: si tratta semmai di essere o divenire in grado di «tenerla presente dimenticandola», per così dire, come lo stesso Ogden (2009, 108) raccomanda in linea con il bioniano «senza memoria e senza desiderio» in uno splendido articolo sull insegnamento della psicoanalisi: «Più ampiamente questa esperienza ha contribuito alla mia concezione dell apprendimento analitico come bifasico.

7 PSICOANALISI E CRITICA LETTERARIA 411 quanto una competenza teorica solida e aggiornata. Ci si avvicina così a una giuntura cruciale del discorso: in che modo l esperienza di una relazione, delle interazioni e dei microeventi trasfomativi che sono al centro di quella particolarissima forma di dialogo che è l analisi in che modo, dicevo, può tutto ciò interessare da vicino una pratica tanto diversa come la (ri)lettura critica di un testoletterario, che avviene di norma tra un unica persona 9 e un testo scritto, e per di più in un «setting» ben diverso da quello analitico? Qual è in questo caso la relazione, e chi vi prende parte? E se pure avvengono delle trasformazioni, cosa o chi riguardano? Il volume affronta queste domande prendendo spunto dalle riflessioni di Thomas Ogden sul terzo intersoggettivo nel contesto clinico. Questa la premessa di fondo: così come nell ambito di un trattamento la relazione tra analista e paziente dà luogo in ogni momento a un identità terza ben definita e non riducibile alla somma delle soggettività separate che ad essa prendono parte, analogamente l atto della critica, risultando dall incontro tra la voce dell autore e quella del lettore, crea di fatto una «voce terza» che è nella sua essenza intersoggettiva. 10 In questo senso la critica viene inquadrata in una cornice teorica elettivamente bioniana: anche dall incontro tra testo e lettore sorge infatti, seppure in modalità diverse rispetto alle interazioni dirette tra due individui, una «tempesta emotiva», trattandosi di una congiunzione che produce un «disturbo», una variazione cioè nello «stato delle cose» che è determinata dall evento stesso dell incontro con le In primo luogo noi apprendiamo le procedure analitiche, per esempio, come concepire, creare e mantenere il quadro analitico; come parlare con un paziente circa quello che sentiamo come l aspetto più importante dell ansietà del paziente nel transfert; come fare un uso analitico della nostra esperienza di rêverie e di altre manifestazioni del controtransfert. Quindi, noi cerchiamo di superare ciò che abbiamo appreso per poter essere liberi di creare una psicoanalisi nuova con ciascun paziente. Queste fasi sono in un certo senso sequenziali, in quanto dobbiamo conoscere una cosa prima di poterla dimenticare o superare. Ma, in un altro senso, particolarmente dopo aver completato un training analitico formale, noi siamo continuamente in procinto di imparare e di superare ciò che abbiamo imparato». Si tratta in altre parole, rovesciando l assunto freudiano, di rendere inconscio il conscio. Una simile binocularità tra teoria più astratta e obiettivante da una parte ed esperienza viva soggettiva dall altra anima anche il tipo di critica letteraria psicoanalitica di cui Ogden&Ogden si fanno promotori. 9 Walker Shields (2009) e Thomas Ogden (2009) hanno sperimentato e descritto un diverso tipo di «rilettura» di gruppo di testi letterari, per quanto non finalizzati alla produzione di un testo di critica letteraria. 10 Si legga anche, già in Ogden (2001, 46), il seguente passo: «la lettura di una poesia presenta sempre una sovrapposizione di due voci: quella del narratore della poesia e quella del lettore che sperimenta e recita il testo. Di conseguenza, quando leggiamo o ascoltiamo una poesia, non è facile distinguere a chi appartenga la voce che udiamo. Quest ultima, da noi ascoltata o creata, non è mai solo quella del poeta o del lettore, ma una voce nuova e unica, una terza voce generata dalla congiunzione creativa tra lettore e scrittore. Due lettori della stessa poesia non creeranno mai la stessa voce».

8 412 Francesco Capello sue caratteristiche intrinseche. 11 Per Ogden&Ogden, ma soprattutto per il «lettore psicoanalitico» della coppia (Thomas), non solo l autore non è affatto barthesianamente «morto» (13), nella misura in cui non si dà che egli induca nella propria scrittura «ciò che è incapace di sperimentare nella propria vita» (22), ma è il lettore a essere a sua volta più vivo e presente che mai con il suono della sua voce una voce che è necessariamente chiamato a «dare in prestito» intessendola a quella dell autore nell atto intersoggettivo della lettura. Divenendo quindi interprete e anzi co-autore 12 nel momento stesso in cui, leggendo, rompe il silenzio e crea un contatto, il lettore che oltre a ciò decide di mettere in parole il suo incontro con il testo finisce per restituire «una versione trasformata di ciò che il narratore ha già detto in un linguaggio tratto sia dai toni e ritmi della voce, sia da una sensibilità che è creazione unica della mente e della voce del LLP 13» ( 34). Un esempio particolarmente felice del con-testo di voci che può in tal modo venirsi a creare in sede di critica è offerto dal passo in cui parole e frasi di un testo letterario (la poesia di Frost «Never again would birds song be the same»), della lettura che Ogden (2001) ne dà e poi ancora di un caso clinico sempre di Ogden (quello del paziente chiamato Mr. C.) si intrecciano alla voce già di per sé duale di Ogden&Ogden: Attraverso la forma e la voce della sua scrittura il LLP «parla» al narratore [della poesia di Frost] in un modo che, al nostro orecchio, costituisce una risposta all ansia del narratore, proprio come ha risposto al dolore emotivo del sig. C. [ ] Egli assicura il narratore attraverso la forma e la voce della sua risposta scritta che la loro conversazione come lettore e poeta (non diversamente dalla conversazione tra analista e 11 Il riferimento è al noto passo di Bion (1979): «Quando due personalità si incontrano si crea una tempesta emotiva. Se fanno abbastanza contatto da essere consapevoli l uno dell altro o anche abbastanza da esserne inconsapevoli, la congiunzione di questi due individui produce uno stato emotivo e il disturbo che ne risulta non necessariamente ha da essere considerato come un miglioramento rispetto a prima nello stato delle cose. Ma visto che si sono incontrati e visto che la tempesta emotiva si è verificata, le due parti in gioco in questa tempesta possono decidere di cavarsela alla meno peggio in un brutto affare». 12 Fondamentale è a questo proposito la seguente precisazione, fatta con spirito winnicottiano in uno scritto sullo stesso Winnicott e peraltro del tutto in linea con quelle fornite su un piano semiotico-narratologico da Umberto Eco (1990) rispetto ai limiti dell interpretazione: «Occorre sempre usare cautela quando si parla della libertà che un lettore può prendersi nel creare personalmente un testo [ ] La creatività non solo è priva di valore, ma è letale (e lo è letteralmente, nel caso di un bambino piccolo) quando è scollegata dall oggettività, vale a dire, dalla accettazione della realtà esterna [ ] Un bambino che percepisce tutto il mondo in modo allucinatorio morirà di fame; un lettore che perde contatto con la scrittura non apprenderà mai niente da essa» (Ogden, 2001,132). 13 Con questa sigla ci si riferisce nel volume al «lettore psicoanalitico» della coppia di autori, Thomas Ogden.

9 PSICOANALISI E CRITICA LETTERARIA 413 paziente) è il «bosco/parole» in cui la voce del narratore «non andrà mai persa». (Forse il LLP che dice al sig. C. «che sogno meraviglioso è stato questo» ha aggiunto alla voce del sig. C. un soprasuono che ha portato il sig. C. a sentire che «probabilmente non andrà mai perso») [Si tenga conto del fatto che tanto il bosco quanto la parola «soprasuono» e il sintagma «non andrà mai persa» sono stati «immessi» nel discorso dalla poesia di Frost, ma vengono ora reimpiegati nella rilettura del caso clinico del sig. C. per tessere una nuova trama di significati, producendo una trasformazione nel campo che l incontro tra tutte queste narrazioni ha creato. NdA]. Il LLP fa eco alla parola scelta della voce narrante con la propria parola scelta, comparando il «bosco» del narratore con le proprie «parole» e gli «uccelli» del narratore con i propri «bardi». Così facendo, il LLP fa eco alla voce del narratore, esprimendo anche allo stesso tempo ciò che egli solo ode nella voce del narratore (34-35). Insomma: intendere la lettura come evento intersoggettivo, oltre che trasformativo 14, è il primo passo per avvicinare la critica a una dimensione psicoanalitica, e l atto del leggere viene a rappresentare in tal senso un corrispettivo «extrasetting» di ciò che nella clinica è il terzo analitico. 15 E se per l Ogden delle Conversations è la natura intrinsecamente intersoggettiva della psicoanalisi ciò che in primo luogo ne spiega l azione terapeutica, in quanto attraverso di essa si creano le condizioni per sanare o ridurre la «disconnessione» tra inconscio e (pre)conscio (o tra corpo e mente) che in molte forme ma quasi invariabilmente sta alla base della richiesta o del bisogno di un analisi 16, si può a questo punto aggiungere un corollario: che tanto la letteratura quanto la critica letteraria (psicoanalitica e non), quando riescono bene, sono ad un tempo espressioni e partecipanti attive di questo vitale dialogo sotterraneo, rispetto al quale possono inoltre funzionare come strumenti facilitatori 17 e trasformativi. In tale ottica il testo letterario diven- 14 Non integrare al testo di partenza le risonanze (i già frostiani/ogdeniani «oversounds», i soprasuoni) della propria risposta significherebbe limitarsi a riprodurne l eco. Sul ruolo centrale della rêverie a questo proposito cfr. il caso clinico riportato a pp del volume. 15 Cfr. Ogden&Ogden (2013, 80): «la relazione tra il critico e l opera sulla quale egli sta scrivendo può, in alcuni momenti, riflettere le qualità di un esperienza intersoggettiva». 16 Cfr. Ogden (2001, 11): «Data la prospettiva in cui ho finora inquadrato il mio discorso, si potrà pensare che la psicoanalisi sia una forma di rapporto umano specificamente progettata per creare le condizioni in cui analista e analizzato possano udire più distintamente le conversazioni che intrattengono con se stessi al confine tra inconscio e preconscio». 17 Su questo aspetto, ma nell ambito non di gruppi terapeutici bensì (rispettivamente) di lettura di testi analitici e di supervisione, cfr. ancora Ogden (2009) e Shields (2009).

10 414 Francesco Capello ta in certo modo anche «lettore del lettore», accompagnandolo o indirizzandolo (come già intravisto da Bion più in generale rispetto all arte) nel lavoro di digestione di dati sensoriali e protoemozioni. Secondo Bion infatti: [l artista] è un individuo che è in grado di digerire i fatti, cioè i dati sensoriali e poi di presentare i fatti digeriti, i miei elementi-α, in un modo che renda possibile a quelli che sono più deboli nell assimilare di andare avanti da quel punto. Quindi l artista aiuta il non-artista a digerire, per esempio, la Viuzza di Delft facendo del lavoro-α sulle proprie impressioni sensoriali e poi «pubblicando» il risultato, cosicché altri, che non erano in grado di «sognare» la Viuzza stessa, possono ora digerire il lavoro-α pubblicato di qualcuno che era in grado di digerirla. Vermeer era capace di digerire i fatti in un modo particolare o forse erano fatti particolari (1992, 152). Andrebbe qui forse puntualizzato che al centro del quadro in quanto opera d arte non è tanto la viuzza in sé, quanto il processo di digestione che viene condiviso attraverso l atto della sua rappresentazione. Quali fossero i dati sensoriali ed emotivi percezioni immediate, pensieri, ricordi, desideri, fantasie ecc. che attraversavano Vermeer nel momento (di fatto: nei prolungati momenti) della concezione e della realizzazione dell opera non è dato sapere, mentre ciò che tuttora continua a interessare il fruitore del quadro dal punto di vista estetico (emotivo), anche quello che non ha mai messo piede nelle viuzze di Delft, è la capacità di sogno-digestione di cui la raffigurazione della stradina si fa tramite materiale. L interesse emotivo (non intellettualistico o «razionalizzato», dunque) che si nutre per l arte e quello per la psicoanalisi potrebbero in questo senso avere un importante elemento in comune: l accostarsi, seppure in forme e misure diverse, al potenziale terapeutico dell «accensione del mentale, che può avvenire solo se vi è una relazione con un altra mente, tale che sia consentito l innesto del meccanismo: elementi β evacuati elementi β accolti e restituiti trasformati in elementi α, ma soprattutto arricchiti da quote di alfità, che in sequenza consentiranno l accendersi della funzione α autonoma» (Ferro, 1999, 5). Tutto ciò con due precisazioni. Innanzitutto, che in questo modello ad un tempo teorico, clinico e psicopatologico il terapeutico è inteso in primis come trasformazione di «qualcosa di indigerito (Bion, 1962) che deve essere trasformato in elementi α. Ciò nella migliore delle ipotesi, perché a questo si può aggiungere una insufficienza dell apparato per pensare i pensieri (PS D; ) (ivi), o nei casi ancora più gravi una difettualità della sua funzione α» (Ferro, 1999, 44). Tra i principali

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