CONFIMI. Rassegna Stampa del 10/10/2014

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1 CONFIMI Rassegna Stampa del 10/10/2014 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.

2 INDICE CONFIMI 10/10/2014 Avvenire - Nazionale 6 Piccole e medie imprese schierate per il «no» al Tfr in busta paga 10/10/2014 Gazzetta di Modena - Nazionale 8 Export, come costruire un affare 10/10/2014 L'Arena di Verona 9 A Verona 700 addetti in meno nelle banche 10/10/2014 Prima Pagina - Modena 10 Confimi e Simest per competere sul mercato globale 10/10/2014 Prima Pagina - Reggio Emilia 11 "Adesso ripartiamo", successo per il convegno dedicato a Simest e Pmi per la crescita e l'internazionalizzazione CONFIMI WEB 09/10/ :49 13 Efficienza, rinnovabili e metano per una nuova fase di sviluppo: sottoscritto il nuovo documento sull'energia 09/10/ :02 15 Confimi e Simest per competere sul mercato globale SCENARIO ECONOMIA 10/10/2014 Corriere della Sera - Nazionale 17 Draghi: chi non crea lavoro sparirà 10/10/2014 Corriere della Sera - Nazionale 19 Telecom punta a Metroweb E a 7 miliardi per la fibra ottica 10/10/2014 Corriere della Sera - Nazionale 20 La crisi del lavoro e i 14,7 miliardi di sussidi a carico dei contribuenti 10/10/2014 Corriere della Sera - Nazionale 21 I dubbi delle banche sul passaggio di Giochi Preziosi a Lee

3 10/10/2014 Il Sole 24 Ore 22 Se Berlino ritrova l'europa per interesse 10/10/2014 Il Sole 24 Ore 24 Una dote ridotta 10/10/2014 Il Sole 24 Ore 25 La lezione di Clinton 10/10/2014 Il Sole 24 Ore 27 Due temporali a Francoforte 10/10/2014 Il Sole 24 Ore 29 Dal Lavoro risparmi per 2,1 miliardi 10/10/2014 Il Sole 24 Ore 31 Jobs act, alla Camera delega «blindata» 10/10/2014 La Repubblica - Nazionale 33 Draghi: i governi senza riforme saranno cacciati 10/10/2014 La Repubblica - Nazionale 35 Se anche Berlino rischia la recessione 10/10/2014 La Repubblica - Nazionale 37 La frenata tedesca i tassi americani ei prezzi troppo alti bloccano le Ipo salta anche Intercos 10/10/2014 La Repubblica - Nazionale 38 Thyssen, niente accordo sul piano dell'azienda in vista 550 licenziamenti 10/10/2014 MF - Nazionale 39 CONTRATTO BANCARI, TRE MESI DA SFRUTTARE PER CAPIRE IL FUTURO 10/10/2014 MF - Nazionale 40 Ai massimi dal 2008 la domanda di prestiti delle aziende. Ma le banche ci sentono poco 10/10/2014 MF - Nazionale 41 In Italia cresce solo il (finto) lavoro part-time 10/10/2014 L'Espresso 42 International FIAT 10/10/2014 L'Espresso 45 Cenerentola al ballo di Wall Street 10/10/2014 L'Espresso 46 Caro Piketty, di Marx non hai capito niente

4 SCENARIO PMI 10/10/2014 Corriere della Sera - Brescia 48 Bonomi: «Tasse al 66% Competitività a rischio per le nostre imprese» 10/10/2014 Il Sole 24 Ore 49 «Servizi e territorio urbano, ecco la ricchezza del futuro» 10/10/2014 ItaliaOggi 52 SI PUNTA ALLE PMI E AI PROFESSIONISTI 10/10/2014 ItaliaOggi 53 Navi militari Alleanza italiana 10/10/2014 MF - Nazionale 54 Fincantieri e Finmeccanica uniscono le forze per la nautica militare 10/10/2014 MF - Nazionale 55 SI PUNTA ALLE PMI E AI PROFESSIONISTI 10/10/2014 L'Espresso 56 MANUFACTURING /10/2014 Banca Finanza 59 II modello di banca dei sindacati 09/10/2014 Banca Finanza 62 Le nuove sfide del trading on line

5 CONFIMI articoli

6 10/10/2014 Avvenire - Ed. nazionale Pag. 24 (diffusione:105812, tiratura:151233) Torino Piccole e medie imprese schierate per il «no» al Tfr in busta paga Allarme Il 17% delle aziende ha ordini per solo 15 giorni e il 74% soffre ritardi nei pagamenti ANDREA ZAGHI Arrabbiati e preoccupati, comunque decisi a non essere più, come loro stessi dicono, il "bancomat" del Governo. L'umore delle piccole e medie imprese torinesi di fronte alle ipotesi di Tfr in busta paga e in attesa di una politica economica nuova, non è dei migliori. Anzi, a Torino - una delle aree più calde dal punto di vista occupazionale e produttivo -, tira aria di "ribellione". Con, tuttavia, i modi consoni ad uno stile sabaudo che non viene abbandonato. Ma le parole sono chiarissime. «Occorre fare capire al Governo che non è possibile compiere le riforme con i soldi delle imprese e di chi lavora», dice Corrado Alberto - presidente di Api Torino una delle più rappresentative associazioni di Pmi (Piccole e medie imprese) in Italia -, che è netto nei confronti della strategia sul lavoro e per lo sviluppo avviata e che aggiunge subito: «Torino e il Piemonte stanno già soffrendo abbastanza per i problemi generati dalla situazione locale. Aggiungere altri problemi è semplicemente assurdo e pericoloso anche dal punto di vista sociale. A questo punto è proprio da Torino che deve partire un forte moto di ribellione contro programmi calati dall'alto che non tengono conto delle reali condizioni delle imprese». I numeri sciorinati dall'ultima indagine dell'ufficio studi dell'associazione, spiegano che il 17% delle imprese ha ordini solo per 15 giorni, circa il 70% pensa di diminuire gli investimenti mentre aumenta al 74% il numero delle aziende che soffre di ritardi nei pagamenti. L'ipotesi del Tfr in busta paga, quindi, preoccupa e si aggiunge a tutto il resto. «Abbiamo iniziato - dice Alberto -, con il bonus di 80 euro recuperato, di fatto, con tagli alla spesa della Pubblica amministrazione che ricadono sui fornitori e quindi sulle imprese. L'ipotesi del Tfr in busta paga comporterebbe ulteriori problemi. Senza contare il fatto che, ad oggi, rimangono molte incognite sul tipo di tassazione alla quale verrebbe sottoposto e sugli effetti che potrebbe avere sul complesso del reddito percepito arrivando anche a mettere a rischio la possibilità di usufruire del bonus degli 80 euro. Insomma, l'unico risultato sarebbe confermare il fatto che il Governo considera le imprese una sorta di Cassa depositi e prestiti, un bancomat a disposizione di Renzi». CONFIMI - Rassegna Stampa 10/10/2014 6

7 10/10/2014 Gazzetta di Modena - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:10626, tiratura:14183) Export, come costruire un affare Convegno Confimi -Simest sulle strategie d'investimento per gli imprenditori Export, come costruire un affare Export, come costruire un affare Convegno Confimi-Simest sulle strategie d'investimento per gli imprenditori Un giro d'affari pari a 390 miliardi di euro. È quanto vale l'export in Italia. Un dato che serva a capire quanto importante sia questa voce nell'economia del Paese, Modena compresa, che ha da sempre una vocazione all'export. Ed è da sempre su questo che le associazioni di categoria "spingono", affinché le imprese scelgano sempre più la strada dell'internazionalizzazione. Ne sanno qualcosa da Apmi Confimi Impresa, che ha organizzato un convegno dal titolo "Adesso ripartiamo. Simest e le pmi per la crescita e l'internazionalizzazione", dove sono stati presentati una serie di progetti nati dalla collaborazione tra l'associazione e Simest, un'alleanza per presidiare paesi difficili, nei quali la concorrenza si intensifica giorno dopo giorno. Davanti a una platea gremita di imprenditori (giunti all'auditorium di Apmi Confimi Impresa a Modena) il filo conduttore dei vari interventi è stata l'importanza che riveste nel nostro paese l'export che, ha ricordato Giovanni Gorzanelli, presidente di Confimi Impresa Modena «nel 2013 ha generato un giro d'affari di 390 miliardi di euro (+2,3%) rispetto all'anno passato, di cui ben 200 miliardi in capo alle piccole e medie imprese». Ad illustrare l'identikit di Confimi il direttore generale Fabio Ramaioli, che ha affermato: «Siamo nati due anni fa con l'obiettivo di riportare l'industria manifatturiera al centro del dibattito e ci stiamo riuscendo. Non è un caso se Modena ha la delega nazionale all'internazionalizzazione». È toccato poi all'ad di Simest, Massimo D'Aiuto, presentare il quadro di ciò che la società può offrire alle pmi: «Siamo una finanziaria di sviluppo che propone principalmente tre filoni di attività: partecipiamo ai capitali delle società, individuiamo opportunità di investimento all'estero e in Italia e gestiamo i fondi pubblici per l'internazionalizzazione. Alle aziende proponiamo una vera attività di scouting, intesa come lavoro mirato di affiancamento per cercare investimenti specifici». Altro servizio di Simest, ha proseguito D'Aiuto, «è prevedere per l'impresa una struttura permanente in un determinato mercato. In quest'ultimo caso abbiamo strumenti che nessun'altro ha in Europa, in primis la nostra disponibilità a partecipare al capitale di rischio attraverso un fondo di equity». Presente all'incontro Dino Piacentini, vicepresidente nazionale di Confimi Imprese, che ha presentato la propria personale esperienza. «Davanti a un partner di questo genere non ci sono più alibi per dire "non lo sapevamo" - ha spiegato - Come imprenditori abbiamo il dovere di essere responsabili e svolgere il ruolo di creazione di sviluppo tramite gli investimenti: non dobbiamo avere paura di questa sfida». CONFIMI - Rassegna Stampa 10/10/2014 7

8 10/10/2014 L'Arena di Verona Pag. 9 (diffusione:49862, tiratura:383000) BANCHE E CRISI. In Apindustria a confronto sindacati e imprenditori A Verona 700 addetti in meno nelle banche I relatori del convegno organizzato ad Apindustria Fare in modo che le banche tornino al loro ruolo originario di intermediazione creditizia a sostegno delle piccole e medie imprese. È questo l'appello lanciato ieri nel corso del convegno «Credito e territorio», organizzato da Unisin (Falcri-Silcea), sindacato dei bancari, nella sede di Apindustria. «Piuttosto che dedicarsi ad attività solo di carattere finanziario, gli istituti di credito dovrebbero riappropriarsi del loro ruolo di supporto alle imprese», è stato il commento di Emilio Contrasto, segretario generale di Unisin, «fornendo servizi finanziari, ma anche di tipo consulenziale». Della stessa opinione i segretari Unisin del Veneto, Luca Pinton, e nazionale, Angelo Peretti. «Verona, un tempo tra le capitali finanziarie del Paese, ha visto negli anni affievolirsi la presenza di strutture bancarie sul territorio: dal 2008 a oggi si sono persi 700 addetti del settore su un totale di 12 mila», ha spiegato Peretti. «In tutta Italia sono in corso riorganizzazioni, ma a Verona stanno avendo un impatto significativo, come testimoniano i casi Ubis e Uccmb». Impatto «significativo», secondo il sindaco Flavio Tosi, perché a Verona la concentrazione di addetti del settore è più alta che altrove, ma che è stato gestito in modo non traumatico rispetto ad altri comparti. «Non si possono demonizzare le banche per il credit crunch, ma è chiaro che il sistema si sta avvitando su se stesso: se le imprese non hanno accesso al credito, chiudono e ciò mette in difficoltà anche le stesse banche. Per questo è fondamentale che il sistema bancario torni a dare respiro al sistema imprenditoriale». Il presidente di Apindustria Arturo Alberti fa un piccolo mea culpa, ma poi rilancia. «È vero che da parte di alcuni imprenditori non sempre c'è stata serietà nel proporsi e nell'operare, ma il problema vero è che in questa fase le banche hanno perso il rapporto con il territorio», ha commentato Alberti. «Dopo sei anni di crisi, le imprese rimaste sul mercato sono sane e hanno bisogno di fiducia per andare avanti». Fiducia, ma non solo. «Il sistema bancario ha disponibilità finanziarie, ma solo per i soggetti che abbiano certi parametri di affidabilità, legati anche al modo di presentarsi alla banca», ha concluso Giovanni Maccagnani, membro del cda della Fondazione Cariverona. «Oggi infatti c'è grande necessità di professionisti che aiutino gli imprenditori ad attingere al credito attraverso un linguaggio che la pmi non ha».m.tr. RIPRODUZIONE RISERVATA CONFIMI - Rassegna Stampa 10/10/2014 8

9 10/10/2014 Prima Pagina - Modena Pag. 23 L'ad di Simest, Massimo D'Aiuto: «Alle aziende proponiamo una vera e propria attività di scouting» L'INCONTRO Confimi e Simest per competere sul mercato globale Il presidente Giovanni Gorzanelli: «Le Pmi protagoniste dell'export italiano» Una partnership forte per imporsi sui mercati esteri. Un'a lleanza per presidiare paesi difficili, nei quali la concorrenza si intensifica giorno dopo giorn o. Questo il senso ultimo dei progetti presentati al convegno organizzato da Apmi Confimi Impresa dal titolo «Adesso... r ipartiamo! Simest e le Pmi per la crescita e l'i nter nazionalizzazione», svoltosi mercoledì pomeriggio nell'aud it or iu m dell'a s s o c i a z i o n e. Presenti l'a m m i n i s t r atore delegato di Simest, Massimo D'Aiuto, insieme al vice presidente nazionale di Confimi Impresa, Dino Piacentini; il presidente di Confimi Impresa Modena, Giovanni Gorzanelli e il direttore generale di Confimi Impresa, Fabio Ramaioli. Davanti a una platea gremita di imprenditori, il filo conduttore dei vari interventi è stata l'i mportanza che riveste nel nostro paese l'expor t che, ha ricordato Gorzanelli, «nel 2013 ha generato un giro d'affari di 390 miliardi di euro (+2,3%) rispetto all'anno passato, di cui ben 200 miliardi in capo alle piccole e medie imprese». Ha illustrato l'i de nt ikit di Confimi il direttore generale Fabio Ramaioli: «Siamo nati due anni fa con l'obiettivo di riportare l'industria manifatturiera al centro del dibattito e ci stiamo riuscendo. Non è un caso se Modena ha la delega nazionale all'inter nazionalizzazione». È toccato poi all'ad di Simest, Massimo D'A i uto, presentare il quadro di ciò che la società può offrire alle Pmi: «Siamo una finanziaria di sviluppo che propone principalmente tre filoni di attività: partecipiamo ai capitali delle società, individuiamo opportunità di investimento all'e s t ero e in Italia e gestiamo i fondi pubblici per l'i nter nazionalizzazione. Alle aziende - ha precisato - proponiamo una vera e propria attività di scouting, intesa come lavoro mirato di affiancamento per cercare investimenti specifici». Altro servizio di Simest, ha proseguito D'A i uto, «è prevedere per l'i mpresa una struttura permanente in un determinato mercato. In quest'ultimo caso abbiamo strumenti che nessun'a ltro ha in Europa, in primis la nostra disponibilità a partecipare al capitale di rischio attraverso un fondo di equity». In conclusione dell'i ncontro ha presentato la propria personale esperienza positiva lo stesso Dino Piacentini: «Davanti a un partner di questo genere non ci sono più alibi per dire 'non lo sapevamo' - ha spiegato -. Come imprenditori abbiamo il dovere di essere responsabili e svolgere il nostro ruolo di creazione di sviluppo tramite gli investimenti: non dobbiamo avere paura di questa sfida». CONFIMI - Rassegna Stampa 10/10/2014 9

10 10/10/2014 Prima Pagina - Reggio emilia Pag. 26 ESTERO Grande partecipazione all'iniziativa che si è svolta nella sede di Apmi- Confimi "Adesso ripartiamo", successo per il convegno dedicato a Simest e Pmi per la crescita e l'internazionalizzazione L'INCONTRO Alcune immagini del convegno MODENA Si è svolto all'a ud it orium di Apmi-Confimi il convegno "Adesso ripartiamo. Simest e le Pmi per la crescita e l'inter nazionalizzazione". L'incontro, molto partecipato, ha visto la presenza del presidente di Confimi Modena, Giovanni Gorzanelli, del direttore generale di Confimi Impresa. Fabio Ramaioli, dell'a m m i n istratore delegato di Simest, Massimo D'Aiuto, e del vicepresidente nazionale di Confimi, Dino Piacentini. Simest, società italiana per le imprese all'estero, è nata nel 1991 con lo scopo di promuovere società miste all'estero, fuori dell'unione Europea e di sostenerle sotto il profilo tecnico e finanziario. Nel corso degli anni poi la società ha allargato la propria attività, assumendo la gestione di tutti i principali strumenti finanziari pubblici a sostegno dell'inter nazion a l i z z a z i o n e. Simest può acquisire partecipazioni di minoranza nelle imprese all'estero sia investendo direttamente, che attraverso il Fondo pubblico di Venture Capital. Dal 2011, poi, la società può acquisire a condizioni di mercato e senza agevolazioni, partecipazioni di minoranza nel capitale sociale di imprese italiane o loro controllate nell 'Unione europea che sviluppino investimenti produttivi e di innovazione e ricerca, con effetti positivi sia sulle esportazioni che sull'occupazione. Questa nuova linea di attività ha avuto un notevole successo tra le imprese italiane, raggiungendo volumi interessanti e ha permesso alla società di assumere il ruolo di finanziaria per lo sviluppo della competitività delle aziende italiane. A questo si affianca la gestione dei fondi pubblici finalizzati all'inter nazionalizzazione delle imprese italiane per lo sviluppo commerciale, gli studi di fattibilità, l'export credit, il supporto alla patrimonializzazione delle Pmi e la partecipazione a fiere inter nazionali. CONFIMI - Rassegna Stampa 10/10/

11 CONFIMI WEB 2 articoli

12 09/10/ :49 Sito Web Efficienza, rinnovabili e metano per una nuova fase di sviluppo: sottoscritto il nuovo documento sull'energia pagerank: 4 09/10/ Provincia, Comune di Ravenna e Camera di Commercio assieme a Confindustria Ravenna, Confimi Impresa Ravenna, CNA, Confartigianato, Legacoop Romagna, Confcooperative Ravenna, AGCI Ravenna-Ferrara,CGIL-CISL-UIL hanno sottoscritto un nuovo documento sull'efficienza energetica, l'impiego del gas naturale nazionale e delle energie rinnovabili. In premessa, il documento afferma che "la provincia di Ravenna è un territorio dove negli ultimi 50 anni la produzione e la distribuzione dell'energia e le politiche per l' ambiente hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo economico, per le imprese e il lavoro". Sul risparmio e l'efficienza energetica e sull'impiego delle energie rinnovabili il documento auspica, in primo luogo, il rinnovo degli ecobonus e delle detrazioni fiscali al 65 e al 50% al fine di rafforzare le politiche per l'ambiente e per il lavoro. Inoltre si chiede all'ue e al Governo Italiano di eliminare il vincolo del Patto di stabilità per investimenti di Regioni ed Enti locali per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili che rappresentano un investimento sul futuro e un notevole risparmio finanziario nel medio periodo. "Per quanto riguarda il tema dell'utilizzo degli idrocarburi e in particolare del gas naturale nel nostro Paese e in particolare nell' area adriatica si evidenzia la necessità che il nostro Paese, sulla base degli indirizzi dell'unione Europea, approfondisca la possibilità di riattivare le attività di ricerca e di utilizzo dei giacimenti di gas naturale già individuati come previsto dal decreto Sblocca-Italia. Il territorio ravennate è da diversi decenni estremamente attento ai temi della subsidenza e dell' erosione costiera, legati peraltro a una pluralità di fattori naturali ed antropici, come dimostrano l'impegno pluriennale e quasi unico di Ravenna per ridurre progressivamente gli emungimenti di acqua dal sottosuolo, causa primaria e accertata del fenomeno della subsidenza, e la presenza di una diffusa rete di monitoraggio del fenomeno su tutto il territorio". "Sulla base di queste nostre esperienze noi riteniamo che l'elemento chiave sia quella di concordare tra Ministeri Competenti e Regioni un sistema di monitoraggio trasparente, omogeneo e diffuso, predisposto e garantito da un Ente Scientifico di elevate competenze e di assoluta autonomia, capace di comparare e migliorare i modelli previsionali attivati presso le autorità regionali e locali, di interloquire da un lato con i cittadini, fornendo dati certi e accessibili, e dall' altro con tutte le Autorità competenti per adottare le misure utili per assicurare la piena tutela delle coste adriatiche e dell'intero territorio". Le parti firmatarie propongono formalmente di modificare l'intero sistema delle cosiddette "royalties". Va sancito che una parte consistente dei vantaggi nazionali legati alla estrazione di gas naturale debba avere una ricaduta sui territori interessati, in particolare per predisporre un Piano aggiornato per la difesa della costa e del territorio dell' area adriatica e per realizzare interventi e opere organiche e coerenti con gli obiettivi dei studi GISC, sia a protezione delle coste e delle spiagge, per tutelare risorse naturali di interesse primario, sia a protezione dell'intero territorio emiliano-romagnolo anche potenziando l'insieme del sistema della rete di bonifica e della sicurezza idraulica, per investimenti in efficienza energetica e in energie rinnovabili. Il documento evidenzia che l'attivazione dell'insieme delle misure proposte - in linea con la strategia dell'ue - consentirebbe di attivare investimenti per almeno 10 miliardi di euro producendo centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, migliorando l'autonomia nazionale in materia energetica e contribuendo agli obiettivi europei sul clima del Tale documento, che contiene anche precisi impegni di livello nazionale e locale in tema di energia, è stato trasmesso ufficialmente ai ministri Federica Guidi (Sviluppo economico) e Gian Luca Galletti (Ambiente) e CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 10/10/

13 09/10/ :49 Sito Web all'assessore alle Attività produttive e green economy della Regione Emilia Romagna, Luciano Vecchi. CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 10/10/

14 09/10/ :02 Sito Web Confimi e Simest per competere sul mercato globale Una partnership forte per imporsi sui mercati esteri. Un'alleanza per presidiare paesi difficili, nei quali la concorrenza si intensifica giorno dopo giorno. Questo il senso ultimo dei progetti presentati al convegno organizzato da Apmi Confimi Impresa dal titolo "Adesso... ripartiamo! Simest e le Pmi per la crescita e l'internazionalizzazione", svoltosi mercoledì pomeriggio nell'auditorium dell'associazione. Presenti l'amministratore delegato di Simest, Massimo D'Aiuto, insieme al vice presidente nazionale di Confimi Impresa, Dino Piacentini; il presidente di Confimi Impresa Modena, Giovanni Gorzanelli e il direttore generale di Confimi Impresa, Fabio Ramaioli. Davanti a una platea gremita di imprenditori, il filo conduttore dei vari interventi è stata l'importanza che riveste nel nostro paese l'export che, ha ricordato Gorzanelli, "nel 2013 ha generato un giro d'affari di 390 miliardi di euro (+2,3%) rispetto all'anno passato, di cui ben 200 miliardi in capo alle piccole e medie imprese". Ha illustrato l'identikit di Confimi il direttore generale Fabio Ramaioli: "Siamo nati due anni fa con l'obiettivo di riportare l'industria manifatturiera al centro del dibattito e ci stiamo riuscendo. Non è un caso se Modena ha la delega nazionale all'internazionalizzazione". Ètoccato poi all'ad di Simest, Massimo D'Aiuto, presentare il quadro di ciò che la società può offrire alle Pmi: "Siamo una finanziaria di sviluppo che propone principalmente tre filoni di attività: partecipiamo ai capitali delle società, individuiamo opportunità di investimento all'estero e in Italia e gestiamo i fondi pubblici per l'internazionalizzazione. Alle aziende - ha precisato - proponiamo una vera e propria attività di scouting, intesa come lavoro mirato di affiancamento per cercare investimenti specifici". Altro servizio di Simest, ha proseguito D'Aiuto, "è prevedere per l'impresa una struttura permanente in un determinato mercato. In quest'ultimo caso abbiamo strumenti che nessun'altro ha in Europa, in primis la nostra disponibilità a partecipare al capitale di rischio attraverso un fondo di equity". In conclusione dell'incontro ha presentato la propria personale esperienza positiva lo stesso Dino Piacentini: "Davanti a un partner di questo genere non ci sono più alibi per dire 'non lo sapevamo' - ha spiegato -. Come imprenditori abbiamo il dovere di essere responsabili e svolgere il nostro ruolo di creazione di sviluppo tramite gli investimenti: non dobbiamo avere paura di questa sfida". CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 10/10/

15 SCENARIO ECONOMIA 20 articoli

16 10/10/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 2 (diffusione:619980, tiratura:779916) Draghi: chi non crea lavoro sparirà Il presidente della Bce: i giovani vanno assunti invece che licenziati «I politici che non aumenteranno i posti non verranno rieletti» Stefania Tamburello DALLA NOSTRA INVIATA WASHINGTON «Deve essere più facile per le aziende assumere i giovani, non licenziarli», quanto meno non più di quanto sia ora, dice il presidente della Bce, Mario Draghi che a Washington nel corso di un dibattito alla Brookings Institution, in occasione dei lavori dell'assemblea del Fondo monetario, parla della riforma italiana, quel provvedimento che per il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan rappresenta «un risultato molto importante che sarà seguito da altre riforme molto ambiziose». «Non credo che la revisione delle regole del lavoro in Italia si tradurrà in massicci licenziamenti. Dopo anni di recessione, e tassi di disoccupazione elevati, le imprese che hanno voluto o dovuto licenziare lo hanno già fatto» afferma il banchiere ricordando che l'eccessiva flessibilità, e non solo in Italia, ha già mostrato le sue falle e non rappresenta quindi una soluzione. «Dal 2002 sono stati fatti contratti molto flessibili, posizioni che la crisi ha spazzato via» dice. Bisogna ricominciare ad assumere, dunque, ma la crescita potenziale è troppo bassa per produrre da sola la riduzione della disoccupazione, aggiunge, e quindi occorre che intervengano subito i governi con le riforme sapendo che se non lo faranno, se non combatteranno efficacemente la disoccupazione,«non saranno rieletti, spariranno dalla scena politica». E questo dovrebbe essere «un importante incentivo» ad agire. Draghi si sofferma anche sulla congiuntura europea, che secondo l'fmi - ieri il direttore generale, Christine Lagarde lo ha ripetuto sollecitando la stessa Bce ad acquistare i titoli di Stato se le cose non dovessero migliorare - è sull'orlo di una nuova recessione. «La crescita ha perso slancio» afferma il presidente dell'eurotower, ribadendo che la Bce ha fatto già molto e che è pronta ad adottare nuove «misure non convenzionali» in caso di necessità. Un'affermazione che ha lasciato freddi gli investitori di Wall Street. In ogni caso non tutto è negativo visto che Draghi vede la rapida accelerazione della ripresa del credito già dall'inizio del 2015, «perché le banche avranno una maggiore capacità di bilancio per i prestiti». Padoan ha invece partecipato ad una tavola rotonda con il ministro delle Finanze tedesche, Wolfgang Schäuble, d'accordo sul piano di riforme da fare, sia con Draghi sia con Padoan. «La Germania non vuole certo essere arrogante e non deve dire all'italia o ad altri cosa fare» ha detto sostenendo comunque che nessun Paese ha chiesto di cambiare le regole di bilancio europee, che contengono in sé la flessibilità necessaria. Padoan ha ribadito che le riforme sono necessarie «ma richiedono tempo» per essere realizzate soprattutto in Italia in presenza di bassa produttività e recessione. A Washington anche il Commissario per la spesa pubblica Carlo Cottarelli, che presto tornerà al Fondo, come Direttore esecutivo per l'italia: La spending review, dice «non è né uno sprint né una maratona ma una corsa a staffetta». RIPRODUZIONE RISERVATA L'agenda Dopo la votazione della fiducia al Jobs act nel corso dell'esame al Senato, SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 10/10/

17 10/10/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 2 (diffusione:619980, tiratura:779916) il ddl sul lavoro andrà la prossima settimana alla Camera per la seconda lettura. Il governo ha sei mesi di tempo dall'approva-zione definitiva della legge, per emanare i decreti delegati SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 10/10/

18 10/10/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 43 (diffusione:619980, tiratura:779916) Telecom punta a Metroweb E a 7 miliardi per la fibra ottica Il passaggio al Fondo strategico della Cassa depositi. Il gruppo: no comment Fastweb In questi giorni i rumor della possibile vendita di Fastweb a Vodafone scaldano la Borsa Massimo Sideri Milano Telecom Italia «non commenta». Ma il dossier Metroweb sembra volere uscire prepotentemente dai tombini. Il timing non è casuale. Metroweb Italia - che controlla Metroweb Milano, società compartecipata anche da Swisscom - è per il 53,8% di F2i e per il 46,2% di FSI Investimenti, società costituita, guardacaso, lo scorso luglio e controllata per il 77% dal Fondo Strategico di Franco Bassanini e e per il 23% dalla Kuwait Investment Authority. Bassanini, non è un mistero, è anche alla guida di Cdp. Ma non è un mistero nemmeno che Vito Gamberale pensasse di trasformare Metroweb nella famosa Società della rete partecipata da tutti gli operatori. Un progetto che aveva causato un braccio di ferro con Telecom, riluttante a mollare la rete, unico asset che garantisce il debito monstre del gruppo telefonico. Con l'uscita di Gamberale da F2i, evidentemente, si apre una stagione nuova per il futuro della società. Il passaggio è comunque delicatissimo se si considera che Telecom è in piena fase di transizione con gli azionisti, da Telefonica a Mediobanca a Intesa a Generali, che hanno ampiamente fatto capire di considerarsi già fuori, psicologicamente, dal capitale della società. E un nuovo potenziale azionista, Vivendi, che ha mostrato l'interesse a entrare ma che di fatto ha solo un'opzione a trasformare in titoli Telecom parte delle azioni della nuova società che si sta formando dalla fusione in Brasile tra Gvt e Vivo. Una delle strade possibili potrebbe essere il passaggio dell'intero pacchetto Metroweb nel Fondo Strategico per poi trattare l'eventuale passaggio a Telecom. Tra i nodi da sciogliere c'è la partecipazione di Swisscom (e dunque Fastweb) al piano di sotto, Metroweb Milano. Fastweb ha comunque dei contratti a lunghissima scadenza in Metroweb e, sembra, anche favorevoli alla società svizzera. Dunque, da questo punto di vista non ci dovrebbero essere problemi. Certo, non può non colpire che sempre in questi giorni sia riemerso tra i rumor che scaldano la Borsa la possibile vendita di Fastweb a Vodafone, dossier ormai sotto la cenere da anni ma, comunque, mai negato (il punto è solo la valorizzazione ma se Telecom si prendesse Metroweb il valore difensivo di Fastweb per Vodafone sarebbe sicuramente più alto. D'altra parte i contanti non mancano al gruppo inglese che ha i famosi 3,7 miliardi del piano «molla»). Resta da capire se per Telecom ci sia un altro tipo di molla: quello dello sblocca Italia. All'articolo 6 si legge che per accedere ai benefici da 7 miliardi da investire in reti ultraveloci che ci aiutino a colmare il gap con l'agenda europea 2020 non si possono utilizzare investimenti «previsti in piani industriali o finanziari o in altri idonei atti approvati entro il 31 luglio 2014». Il passaggio in Metroweb potrebbe forse aprire uno spiraglio. RIPRODUZIONE RISERVATA La ragnatela Metroweb METROWEB ITALIA Fondi Italiani per Metroweb le Infrastrutture Milano Fondo Strategico Italiano Metroweb Genova Swisscom (Fastweb) 10,6% 1,7% 53,8% 46,2% 85% 87,7% Metroweb Management d'arco SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 10/10/

19 10/10/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 43 (diffusione:619980, tiratura:779916) La Lente La crisi del lavoro e i 14,7 miliardi di sussidi a carico dei contribuenti Enrico Marro Nel 2013 gli ammortizzatori sociali sono costati ai contribuenti ben 14,7 miliardi di euro. Su una spesa totale di 23,8 miliardi per cassa integrazione, mobilità, disoccupazione e Aspi, di cui 13,8 per sussidi e 10 miliardi per contributi figurativi, solo 9,1 miliardi sono stati finanziati con i contributi pagati da imprese e lavoratori. Il resto, appunto, è stato coperto dalle tasse. I numeri del rapporto Uil sugli ammortizzatori curato dal dipartimento diretto da Guglielmo Loy dimostrano quanto sia costata alle casse pubbliche la crisi: quasi un punto di Pil all'anno. In particolare, la spesa per la cassa in deroga e la mobilità in deroga (a favore delle piccole imprese e dei settori non coperti da cassa e mobilità ordinarie), che ammonta a circa 2 miliardi, è finanziata interamente dalla fiscalità generale. Le piccole imprese, infatti, non versano nulla per gli ammortizzatori in deroga. Passando invece ai sussidi per i quali è prevista la contribuzione e facendo la differenza tra versamenti e spesa, solo la cassa ordinaria presenta un saldo positivo di 777 milioni. Tutte le altre voci sono in rosso: 8,9 miliardi l'aspi e la disoccupazione; 2,3 miliardi la mobilità; 2,2 la cassa straordinaria. I lavoratori che nel 2013 hanno beneficiato di sussidi sono stati 4,5 milioni, in pratica un dipendente privato su tre. In media hanno ricevuto nell'anno euro. Prima della crisi, nel 2008, per gli ammortizzatori la spesa era stata di 10 miliardi. RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 10/10/

20 10/10/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 47 (diffusione:619980, tiratura:779916) Sussurri & Grida I dubbi delle banche sul passaggio di Giochi Preziosi a Lee smarteconomy.corriere.it (d.pol. ) Le banche frenano la Ocean Global di Michael Lee, ossia l'imprenditore di Shenzen che si è candidato a fare la staffetta al fondo Clessidra nel capitale di Giochi Preziosi. Uno stop al negoziato, in dirittura d'arrivo, è stato invece imposto dal pool di creditori che include anche Bnp Paribas, Barclays, Credit Agricole, Intesa Sanpaolo, Natixis e Unicredit, le banche che hanno finanziato il proprietario Enrico Preziosi, oggi esposte con il gruppo attorno a 350 milioni. Le condizioni, la governance e le garanzie chieste da Lee, storico partner commerciale di Preziosi, non sarebbero state soddisfacenti. Malgrado l'impegno a rimanere nella compagine dichiarato dal fondo Idea capital promosso dal gruppo De Agostini e socio al 5%, nonché di Intesa Sanpaolo, l'azionista finanziario di maggior peso con il 14,2%. L'operazione serviva a favorire il disimpegno di Lauro 22, il veicolo partecipato da Clessidra con il 57,6%, Hvb (24,2%) e al 18,2% il fondo Hamilton Lane. E che avrebbe ceduto a Ocean Global il 38% di Giochi Preziosi. Lee l'avrebbe rilevata per circa 50 milioni, con l'impegno di ricapitalizzare l'azienda. Riuscirà a convincere le banche a riaprire il negoziato? RIPRODUZIONE RISERVATA De Brabant e il dilemma su Borsa e Alkemy ( m. sid. ) Continua la riorganizzazione delle società in casa De Brabant. Dopo la cessione estiva a Ernst& Young di Between - nota per l'organizzazione dell'appuntamento autunnale di Capri a cui nessuno del mondo delle telecomunicazioni mancherebbe mai - e la fusione di Jakala con Seri ora sembra che i progetti di François ( foto )e del figlio Matteo De Brabant si concentrino sulla meno nota Alkemy Spa, una società di ecommerce che però non disdegna il buon vecchio metodo della vendita per corrispondenza. Alkemy è controllata al 40,6% proprio da Jakala mentre un altro 6,53% è di Between Group. Il momento in Borsa è delicato per l'ecommerce: Jack Ma con la sua Alibaba ha segnato un nuovo record storico nelle Ipo, ma si trova ad anni luce di distanza. Banzai sembra sempre intenzionata a quotarsi, anche se Rocket Internet, la fabbrica dei «cloni» dei geniali fratelli tedeschi Samwer, ha da pochi giorni fatto registrare la seconda peggiore partenza in Borsa negli ultimi 5 anni. Dunque, il dilemma dei De Brabant è poco shakespeariano e molto pragmatico: quotarsi o non quotarsi? RIPRODUZIONE RISERVATA Lisa Su prima donna alla guida dei chip di Amd ( c.d.c. ) Una donna a capo di una delle più grosse multinazionali di semiconduttori. Lisa Su, 44 anni, un passato di studi in ingegneria al Mit, il Massachusetts Institute of Technology, è diventata il nuovo amministratore delegato di Amd, l'advanced Micro Devices, multinazionale fornitrice di chip per le consolle dei videogiochi Sony. Una sorpresa per i mercati (che ha reagito buttando giù il titolo Amd fino al 7%) e a quanto pare per lo stesso Rory Read che da appena tre anni ricopriva il ruolo di presidente e Ceo. Lisa è nota per la sua attitudine a bruciare le tappe: nel 2002 ad appena 32 anni, finì sulla rivista del Mit perchè in cinque anni di lavoro in Ibm, era già diventata un «executive». È arrivata in Amd nel RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 10/10/

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