RASSEGNA STAMPA CGIL FVG lunedì 22 giugno Indice articoli

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1 RASSEGNA STAMPA CGIL FVG lunedì 22 giugno 2015 (Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) Indice articoli ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE (pag. 2) Il nonno vuole la sanità al computer (Gazzettino) Check up senza gara. Il Tar condanna la Regione (Piccolo) I vertici CoopCa potrebbero dover risarcire i danni ai soci (M. Veneto) Cgil: sì alla manovra, ma ora partano le assunzioni in sanità (M. Veneto domenica) CRONACHE LOCALI (PAG. 6) Il terremoto Coop travolge i fornitori (Piccolo Trieste, 3 articoli) Il bricolage al posto delle auto di Conti (Piccolo Trieste) Oggi vertice decisivo per Alcatel (Piccolo Trieste) «Tasse ridotte per le fasce più deboli» (Piccolo Trieste) Il sindaco ribatte a Giacaz: «Servizi rafforzati nel sociale» (Piccolo Trieste) «Profughi-fantasma mai censiti a Gorizia» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) La Provincia avverte: «Valzer di presidi e rischio di reggenze» (M. Veneto Udine)

2 ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE Il nonno vuole la sanità al computer (Gazzettino) L'80 per cento vuole avere la possibilità di prenotare visite ed esami online, ricevendo a casa via computer le risposte. Il 50 per cento desidera avere la cartella sanitaria digitale da condividere con medici o personale di assistenza e quasi il 30 per cento vorrebbe comunicare online con il medico, il farmacista e l'infermiere. Non sono percentuali riferite ai nativi digitali del Friuli Venezia Giulia o a chi è nel pieno dell'attività lavorativa. Tali desideri, infatti, appartengono a persone comprese in una fascia d'età tra i 65 e gli 84 anni che l'auser, l'associazione per il volontariato attivo, ha testato con un sondaggio online e ha presentato nei giorni scorsi a Udine quando su iniziativa di Federsanità Anci si è fatto il punto su Agenda digitale e servizi sanitari. «Ha sorpreso il numero e la qualità delle risposte, perché noi avevamo lanciato il questionario dal sito dell'associazione, ma con nessun supporto cartaceo», spiega il presidente di Auser Trieste e in questo caso portavoce regionale Auser, Roberto Ferri, già direttore generale delle aziende sanitarie di Udine, della Bassa Friulana e di Gorizia. All'appello hanno risposto 120 anziani, 105 compresi tra i 65 e i 74 anni e 18 tra i 75 e gli 84 anni. Le donne sono 47, i maschi 73. Il 97,5 per cento ha dichiarato di possedere computer e/o smartphone e il 72,5 di usarlo tutti i giorni. Inoltre, il 65,8 ha detto di ritenere possibile un uso di Servizi sanitari da soli o con aiuto. Sorprendente, da un certo punto di vista, anche la risposta che hanno dato alla domanda «quale aiuto ritiene più utile per poter meglio usare i servizi per la salute online». Forse specchio di una regione autonoma, il 41,7 per cento ha chiesto un «corso di formazione o informazione adeguata» per cavarsela innanzitutto da solo. Un 15 per cento si è detto già autonomo, un altro 15 ha indicato una sede del servizio sanitario; il 9,2 il medico di famiglia, il 5,8 la farmacia, il 7,5 un familiare. Una richiesta di essere formati per superare il timore di «errori involontari che mi possono danneggiare» (40,8 per cento). Il 31,7 per cento, inoltre, teme la «perdita del rapporto umano diretto con le persone di assistenza». Ferri tuttavia guarda al messaggio complessivo che emerge, giudicandolo assolutamente «interessante». Si vede che «gli anziani hanno voglia di imparare e, di fronte, alla possibilità di sbagliare chiedono di essere formati e informati». L'auspicio, quindi, è che i progetti finanziabili con la legge regionale sull'invecchiamento attivo (il termine per la presentazione scade il 20 luglio) si concentrino sull'alfabetizzazione digitale. «Sarà opportuno, inoltre, aiutare gli anziani che non possono accedere alla Rete, magari creando degli infopoint». Non da ultimo, «non si può immaginare che tutto passi attraverso un sistema digitalizzato. Vanno bene i servizi online, ma ciò non deve impedirci di trovare qualcuno all'altro capo se abbiamo un problema, assicurando quindi quel rapporto umano di cui comunque si sente la necessità».

3 Check up senza gara. Il Tar condanna la Regione (Piccolo) di Marco Ballico TRIESTE Vatti a fidare del Veneto. La giunta Serracchiani ci ha provato sul fronte informatico-sanitario, ma è andata male e una delibera dello scorso 19 settembre risulta ora letteralmente incenerita dal Tar Fvg. L errore? L adesione un po distratta a un progetto già avviato dall amministrazione Zaia senza procedere a regolare bando di gara. Adesione della Regione Fvg alla sperimentazione progetto Sistema Acg-Adjusted clinical group, è il titolo della delibera 1712, lì dove si spiega che Acg, sviluppato da medici e ricercatori della Johns Hopkins University, Bloomberg School of Public Health di Baltimora, è uno strumento finalizzato alla valutazione e alla gestione del case-mix territoriale, vale a dire della complessità dei casi trattati da un ospedale in rapporto alla complessità media di un insieme di ospedali di riferimento. In sostanza il sistema in questione, utilizzando dati censiti dai sistemi informativi in uso ai servizi, misura lo stato di salute di una popolazione raggruppando le diagnosi di malattia e l uso di farmaci in gruppi clinicamente coerenti. La Regione Fvg, in delibera, individuato Acg «quale possibile strumento a supporto della governance della situazione e dei bisogni dei cittadini, utile a migliorare la conoscenza dei bisogni clinico-assistenziali della propria popolazione», aderisce alla convenzione stipulata dal Veneto con la John Hopkins investendo 35mila euro in 12 mesi. Solo una sperimentazione, si precisa. Trascorso l anno, il report finale di descrizione e valutazione delle attività svolte e dei risultati ottenuti «sarà determinante per la decisione sull eventuale prosecuzione e/o ampliamento dell attività a tutto il territorio regionale ovvero della sua conclusione». Una delle tante delibere di routine, sembrava. E invece la 3m Italia, azienda che si presenta con «un esperienza ventennale nel campo dei Raggruppamenti omogenei di diagnosi e della codifica della Scheda di dimissione ospedaliera per migliorarne la qualità, evitare potenziali errori e misurare le performance in ambito sanitario», non accetta di essere esclusa a priori per l accordo diretto tra Veneto e Baltimora, con il Friuli Venezia Giulia che si accoda. Di qui un ricorso al Tar che finisce con la condanna della Regione Fvg e l annullamento della delibera, mentre pure il Veneto, ma in autunno, se la dovrà vedere con i legali di 3 m Italia. Al Friuli Venezia Giulia, intanto, i giudici danno torto con la premessa che il danno per la società ricorrente «risulta non solo potenziale ma anche immediato, dato che la partecipazione alla sperimentazione comporta un vantaggio competitivo per la ditta prescelta», vale a dire la scuola di salute pubblica statunitense. Nell accogliere il ricorso, il Tar cita in particolare i principi del codice degli appalti e quelli fondanti della comunità europea ex articolo 102 del Trattato, secondo cui non è possibile per un ente pubblico scegliere un contraente se non tramite una pubblica gara ovvero una procedura competitiva. L unica eccezione alla regola riguarda l ipotesi in cui si sia dimostrato che il contraente scelto è l unico in grado di fornire il prodotto richiesto. Ma se risulta che il Veneto, nella primavera 2013, ha avviato una ricerca di mercato per verificare l esistenza di un prodotto in grado di analizzare i dati presenti nei flussi regionali in materia sanitaria, il Friuli Venezia Giulia «non si è nemmeno posto il problema della scelta già effettuata senza alcuna gara, dando implicitamente per scontato che ci si trovasse in un ipotesi di scelta di un unico fornitore possibile». Secondo il collegio giudicante «è chiaramente mancata ogni congrua attività istruttoria e quindi adeguata motivazione». Anche perché non si poteva nemmeno escludere che nei mesi successivi alla ricerca veneta «fossero intervenute nel mercato nuove imprese con prodotti concorrenziali o almeno comparabili con quello offerto dall unica ditta prescelta». La Regione Fvg, dunque, si è mossa in modo «immotivato e acritico». E le si deve perciò annullare la delibera e, per adesso, la sperimentazione.

4 I vertici CoopCa potrebbero dover risarcire i danni ai soci (M. Veneto) UDINE Se dall indagine che la Procura di Udine ha aperto su CoopCa emergessero fatti penalmente rilevanti nei confronti degli amministratori della società, è intenzione del commissario giudiziale costituirsi parte civile nel procedimento che vede indagati 12 amministratori e 2 consulenti. Poche parole, ma di pietra, quelle scritte dal commissario Fabiola Beltramini nella relazione ai creditori con un effetto diretto anche sull attivo concordatario, visto che un eventuale risarcimento andrebbe a ingrossare le partite a disposizione dei creditori. Beltramini ricorda che la proposta concordataria menziona azioni giudiziali potenziali, risarcitorie e di responsabilità, nei confronti degli amministratori, dell organo di controllo e dei direttori generali. Azioni che potranno essere poste in essere anche dopo l eventuale approvazione del concordato, da parte del liquidatore giudiziario, previa delibera da parte dell assemblea. «Questi - scrive Beltramini - analizzerà e valuterà l esistenza dei presupposti di merito e di convenienza per procedere a tale iniziative volta a ottenere il risarcimento del pregiudizio arrecato al patrimonio dagli organi sociali violando i doveri imposti dalla legge e dallo statuto». Nella relazione del commissario ci sono anche valutazioni su alcune operazioni gestionali operate dal consiglio di amministrazione. Tra queste la costituzione di ImmobilcoopCa una società controllata che ha permesso, con la cessione di alcuni immobili, di far emergere plusvalenze, in due anni, superiori agli 8 milioni di euro che hanno ridotto, solo formalmente, le perdite di bilancio. «La costituzione di ImmobilcoopCa e la successiva cessione a quest ultima di parte del patrimonio immobiliare della cooperativa - scrive Beltramini - non hanno fornito alcun contributo alla risoluzione della situazione di grave crisi già in atto». Un tracollo legato alla crisi strutturale dei consumi «che ha portato le aziende che operano nel settore della distribuzione a registrare continue contrazioni di fatturato». Il problema è che «tale situazione si è riversata su un azienda caratterizzata da una struttura patrimoniale appesantita da una forte componente di debito, originato nel 2010 come conseguenza della costruzione del centro direzionale di Amaro e aggravatasi ulteriormente per effetto di una strategia aziendale incentrata prevalentemente sul recupero del fatturato attraverso operazioni di acquisizione e riqualificazione dei punti vendita che sono apparse, spesso, non sufficientemente ponderate e approfondite nei loro prevedibili effetti, sia in termini economici che finanziari. In un mercato aggressivo e concorrenziale - conclude Beltramini - la società non è stata in grado di sviluppare un progetto strategico coerente che consentisse di contrastare le azioni della concorrenza e di recuperare marginalità». Cgil: sì alla manovra, ma ora partano le assunzioni in sanità (M. Veneto domenica) «Bene i 40 milioni sulla sanità, a cui si aggiungono più di 10 dagli utili delle aziende sanitarie». Lo dichiara Orietta Olivo, responsabile welfare della Cgil, dopo l incontro sull assestamento di bilancio. Che chiede però di accelerare sulle assunzioni. «Le Aas dichiara non sono aziende che devono fare utili e se li fanno la gran parte deriva da risparmi sul personale. Per questo abbiamo chiesto di rilanciare il tavolo di trattativa sul personale, partito solo formalmente. La Cgil, da parte sua, è disposta anche ad accordi sulla mobilità, ma l obiettivo finale deve essere quello di assumere dove se ne ravviserà la necessità». Al di fuori della sanità, la Cgil dà un giudizio positivo sugli interventi previsti su ambiente, porti e lavoro. «Bene anche il cosiddetto volano opere dichiara Olivo creato per metà da soldi della Regione e per metà con risorse delle autonomie locali, con un totale di 30 milioni, importante per superare il blocco causato dal patto di stabilità. Dare il via alle opere pubbliche, infatti, significa far ripartire un settore strategico come quello dell edilizia che ha sofferto più di tutti gli effetti della crisi».

5 CRONACHE LOCALI Il terremoto Coop travolge i fornitori (Piccolo Trieste) di Silvio Maranzana Il terremoto si sta allargando dall epicentro a tutta l area circostante. Così il tracollo delle Cooperative operaie rischia di tirare a fondo dietro a se gran parte dell indotto con nuova conseguente emorragia di posti di lavoro a Trieste: sono già 45 quelli che stanno per saltare. Il primo caso clamoroso a esplodere è quello della Cooperativa facchini Mercato ortofrutticolo, azienda molto conosciuta, dai bilanci sani e dalla storia quasi settantennale, essendo stata fondata nel lontano Ora rischia, se non di sparire, perlomeno di finire ridotta ai minimi termini, dato che il suo fatturato era legato per il 70% ai trasporti e alle attività svolte per le Coop. «Abbiamo aperto la procedura di mobilità per 35 dei nostri 49 soci - annuncia amaramente il presidente Gianpaolo Mesghetz - contiamo di pagare ancora gli stipendi di giugno, poi orientativamente dal primo luglio tutte queste persone rimarranno senza lavoro». La decisione è stata comunicata in un incontro al quale erano presenti i segretari di categoria di due sigle sindacali: Renato Kneipp di Filt-Cgil e Giulio Germani di Fit-Cisl. «Avremo un confronto nei prossimi giorni con i funzionari della Regione per valutare la possibilità che a questi lavoratori venga applicata la cassa integrazione in deroga - spiega Kneipp - poi ci siamo ridati appuntamento per il 30 giugno nella speranza che gli esuberi possano essere ridotti e portati al minimo possibile». Nel frattempo la Cooperativa presumibilmente contatterà i soggetti che stanno subentrando alle Cooperative operaie nella gestione dei supermercati cittadini e cioé Coop Nordest, Conad e Despar per tentare di proseguire l attività con i nuovi proprietari che però hanno già i propri fornitori e operatori logistici per cui l operazione si prospetta difficile. Altra strada tortuosa, ma che si tenterà comunque di praticare, è quella della ricerca di nuovi clienti. «Dopo essere stata a lungo stabile sui 35 soci, la Cooperativa si è ingrossata fino a superare la cinquantina di persone, ma tuttora è piuttosto corposa, contando su 49 lavoratori tra facchini e autisti. C è una sola donna che fa l impiegata - specifica Mesghetz - Siamo tutti quanti triestini e, sebbene ci sia qualche giovane, l età media è piuttosto elevata e supera i 45 anni». Ostacolo in più per la speranza di ricollocazione nel mondo del lavoro. Nei confronti delle Cooperative operaie ora i facchini del Mercato vantano sostanziosi crediti ma, nonostante questo, tutti i bilanci trascorsi sono stati in attivo e il parco macchine, quasi tutte di proprietà e in minima parte in leasing, è sostanzioso contando ben 35 tra furgoni e camion. Chi invece sembra totalmente spacciato è Reparto 7, il Centro di distribuzione ortofrutticolo collocato in via Caboto, di cui lo stesso Mesghetz è presidente e che conta su dieci dipendenti. «Per loro purtroppo si apre la disoccupazione con il relativo sussidio - spiega il presidente - perché i marchi subentranti hanno già la propria piattaforma distributiva». Erano perlopiù addetti alla gestione logistica del magazzino e al confezionamento di frutta e verdura. Reparto 7 era stato inaugurato il 25 marzo 2009, con presidente Augusto Seghene, noto esponente socialista cittadino nonché ex vicesindaco. La nuova società vedeva consociate le Cooperative operaie con il 40%, i privati riuniti nella Solagro srl con un altro 40% e gli stessi facchini dell ortofrutticolo con la quota rimanente. L impasse distributiva per frutta e verdura era stato superato con un investimento di 700mila euro per attrezzare in via Caboto 1500 metri quadrati nel tempo record di due mesi. «A questo punto - aveva commentato l ex sindaco Roberto Dipiazza - dovremo rivedere qualcosa anche nel discorso del Mercato ortofrutticolo perché mi sa con non ha senso fare alle Noghere una struttura mastodontica, con una come questa già funzionante». In sequenza sono poi scomparsi prima il progetto alle Noghere (solo pochi giorni fa la giunta Cosolini ha annunciato di puntare su Valmaura e in particolare su un altra vecchia struttura delle Coop, l ex Ingross, per il Mercato) e ora lo stesso Reparto 7. «Nessuno ha tutelato l indotto» Perché nessuno si preoccupa della «tragedia» dei fornitori? Marino Andolina, capogruppo comunale della Federazione della sinistra, prende carta e penna. E denuncia l indifferenza della politica nei confronti delle vittime collaterali del crollo delle Coop Operaie. «Non si può sottovalutare il successo

6 ottenuto con il rimborso previsto ai soci prestatori e con la salvaguardia dei posti di lavoro ma esiste una terza parte in causa che pare nessuno abbia considerato: i fornitori triestini. A quanto risulta, a parte i crediti non recuperati per somme ingentissime, questi si stanno vedendo mettere da parte da parte dei padroni subentranti» afferma Andolina. E aggiunge: «Un imprenditore ha diritto di scegliersi i propri fornitori, ma per la nostra città l eliminazione dei contratti di fornitura di pane, frutta e verdura, dei prodotti a chilometro zero è un danno gravissimo». Eppure, denuncia il medico di Fds, nulla o quasi si muove: «Trieste si vede colonizzata da imprenditori che hanno un legittimo interesse a farsi gli affari propri, ma chi ha gestito questo passaggio di consegne pare abbia dimenticato che in questo modo molti posti di lavoro nell indotto andranno perduti. Mi domando se la politica triestina in questo non abbia qualche responsabilità. L indifferenza verso le ricadute sociali l abbiamo vista con lo sfratto con preavviso di pochi giorni della Parafarmacia situata all interno delle Coop delle Torri d Europa, con perdita immediata di posti di lavoro di dipendenti pur a tempo indeterminato». Non basta: «Non abbiamo l evidenza che il commissario Maurizio Consoli si sia preso a cuore il destino di queste persone» denuncia Andolina ricordando le centinaia di migliaia di euro guadagnati da liquidatore e consulenti vari. «Ormai ai triestini non rimane che piangere per un ulteriore perdita di posti di lavoro; mi permetto di suggerire a chi farà la spesa di dare la propria preferenza agli esercizi che dichiareranno di utilizzare fornitori locali». Della Valle rispunta nella lista dei revisori di Laura Tonero Altro schiaffo morale per i soci delle Cooperative di Trieste, Istria e Friuli. Pier Paolo Della Valle è stato appena confermato nella lista dei professionisti abilitati a svolgere il compito di revisore e commissario liquidatore di società cooperative per conto della Regione. E non si tratta di un omonimo ma proprio di quel Della Valle che fino allo scorso gennaio, fino a quando il commissario giudiziale Maurizio Consoli non decideva per il suo licenziamento, ricopriva la carica di direttore generale delle Cooperative Operaie di Trieste. Della Valle era già stato precedentemente silurato dal cda di Coop che in ottobre l aveva sfiduciato. Da allora, fino all intervento risolutore di Consoli, l ex dg aveva continuato a percepire lo stipendio e a utilizzare anche l automobile aziendale. La lista dei professionisti accreditati a svolgere la revisione ordinaria e straordinaria in materia di promozione e vigilanza del comparto cooperativo è stata resa pubblica dalla Regione da pochi giorni e porta la data dell 8 giugno. L iter è iniziato il 30 gennaio scorso con il decreto 180 che ha approvato l avviso per l aggiornamento della lista e che è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell 11 febbraio. Obiettivo: aggiornare la lista valutando i nuovi iscritti e la regolarità dei crediti formativi e degli aggiornamenti professionali nonché l idoneità dei professionisti già accreditati in passato. Della Valle, fresco di siluramento dalle Coop, non si è tirato indietro e, come previsto dai termini indicati dal decreto, ha inviato i suoi dati per essere nuovamente inserito in quella lista. Nessuno ha battuto ciglio valutando possibile un incarico a Della Valle da parte della Regione come revisore ordinario e straordinario di una qualsiasi cooperativa. La Regione, come da regolamento, deve provvedere ogni tre anni alla costituzione di una lista di accreditamento di esperti in materia. La lista viene aggiornata con scadenza annuale e anche per il 2015, come se nulla fosse successo, come se la ferita delle Cooperative Operaie fosse ormai rimarginata, Della Valle c è. Al sedicesimo posto delle lista, comodo, comodo. A proposito: l ex direttore generale, al di là degli incarichi nei consigli d amministrazione di svariate controllate ormai azzerati da Consoli, guadagnava oltre 250mila euro lordi in un anno alle Coop. Nell aggiornata lista della Regione dei revisori in materia di promozione e vigilanza del comparto cooperativo compaiono tra i professionisti triestini: Luca Savino, Emilio Ressani, Piero Colavitti, Piergiorgio Renier, Raffaella Del Punta, Stefano Clemente Ravo, Edoardo Vaclik e Pierpaolo Terlizzi.

7 Il bricolage al posto delle auto di Conti (Piccolo Trieste) di Massimo Greco Retta d arrivo per una delle grandi superfici di vendita (alias centri monomarca) previste dal Piano del commercio varato all inizio di marzo dal Consiglio comunale, sulla base della delibera presentata dall assessore alle Attività economiche Edi Kraus. Se non interverranno intoppi e se si verificheranno alcune pre-condizioni concordate tra le parti, il primo concreto risultato su questo versante distributivo riguarderà l area dove operava la concessionaria-auto gestita da Dino Conti, tra strada della Rosandra e via Carletti. Sarebbe già stato sottoscritto un contratto preliminare con un azienda specializzata nel settore dell utensileria, quello che correntemente viene rubricato come bricolage. L acquirente - stando alle informazioni raccolte - affiderebbe poi a un ulteriore soggetto la gestione diretta della struttura commerciale. Dal punto di vista dimensionale gli spazi, su cui riconvertire la vecchia attività, sono significativi: l area complessiva ammonta a circa 17 mila metri quadrati, anche se la superficie, effettivamente impiegabile per realizzare il futuro centro, coprirà circa la metà. Le anticipazioni ufficiose di questa operazione vengono valutate con favore da Kraus. «Ci sono tre buone ragioni - spiega - per accogliere positivamente la notizia dell investimento. Crea posti di lavoro nel terziario commerciale in un momento ancora difficile per l economia del territorio; muove l edilizia, nell auspicio che le piccole realtà del settore siano coinvolte nella costruzione dell edificio; infine, l ambito merceologico interessato non sottrarrà spazio ad attività esistenti». Anche a Kraus risulta che la trattativa sia in una fase avanzata, ancora condizionata da alcuni passaggi di carattere amministrativo. «Per quanto riguarda l avvio dell attività commerciale - riprende l assessore - basterà quella che chiamiamo autorizzazione madre». Per Kraus il dato interessante, dal punto di vista delle strategie economiche, riguarda la ripresa degli investimenti e, soprattutto, il fatto che, a distanza di circa tre mesi dall approvazione della delibera che individua otto grandi aree commerciali, una di queste zone abbia già ottenuto un tangibile riscontro in termini di interesse. Per la verità l ex concessionaria di Dino Conti era stata fatta oggetto di attenzioni nel recente passato: Leroy Merlin, il grande gruppo francese specializzato nel fai-da-te (guarda caso, c è una certa coerenza nella tipologia commerciale delle candidature), aveva visionato il sito, attraente dal punto di vista logistico perchè facilmente raggiungibile dalla città e dalla vicina Slovenia, con un potenziale di parcheggio destinato a rendere più facile la vita della clientela. Poi l interlocutore d Oltralpe si era orientato verso il Friuli, allorquando si accese la battaglia giudiziaria in sede amministrativa avviata (e persa) da Confcommercio contro i centri monomarca. Battaglia che aveva avuto anche implicazioni in termini di schieramento politico. Dino Conti non aveva gradito la strada del contenzioso al Tar e al Consiglio di Stato intrapresa da Antonio Paoletti, strada che l imprenditore aveva definito «bullismo giudiziario». La vicenda dei cosiddetti centri monomarca, iniziata addirittura nel 2007, si è conclusa il 2 marzo scorso con l approvazione, da parte del Consiglio comunale, del cosiddetto adeguamento n.2 del Piano comunale di settore del commercio. In sostanza, la delibera identifica circa 30 mila metri quadrati suddivisi in otto zone collocate in varie zone della città e destinate alla distribuzione, alimentare e non. Via Flavia e via Brigata Casale, via Flavia e via Pietraferrata, Strada per Cattinara, Campo Marzio, Prosecco, via Rio Primario, via Svevo, strada della Rosandra. Proprio quest ultimo sito presenta la superficie maggiore, con un totale di 9mila metri quadrati, ripartiti tra 6500 mq interni e 2500 esterni. Allora Kraus aveva messo le mani avanti: saturare otto aree sarebbe stato un miracolo, più realistico puntare a realizzarne un paio.

8 Oggi vertice decisivo per Alcatel (Piccolo Trieste) Giornata decisiva per il futuro di Alcatel: appuntamento alle ore 15 presso il ministero dello Sviluppo Economico in via Molise a Roma. In termini squisitamente amministrativi, si chiude la procedura di consultazione prevista nei casi in cui avviene una cessione di ramo d azienda. Fattispecie in cui ricade lo stabilimento triestino, che Alcatel intende alienare al colosso delle telecomunicazioni Flextronics. Al tavolo romano siederanno i rappresentanti del Mise, la Regione Fvg, le organizzazioni sindacali con i tre livelli nazionali-territoriali-rsu, le due aziende coinvolte, l uscente Alcatel e la subentrante Flextronics. La parte datoriale ritiene conclusivo questo incontro al ministero. I sindacati preferirebbero maggiore flessibilità nei tempi della trattativa, perchè ritengono vi siano due determinanti passaggi da definire: la garanzia del progetto industriale e le prospettive di assunzione per il personale interinale, che nella fabbrica triestina rappresenta quasi il 50% della forza lavoro impiegata (circa 850 addetti complessivi). «Prevediamo una discussione lunga e impegnativa - preannuncia Sacha Colautti (Fiom Cgil) - il nostro obiettivo è ottenere che la garanzia del progetto salga da tre a cinque anni e che tutti gli interinali possano essere stabilizzati». L esito della riunione romana è atteso con comprensibile apprensione a Trieste, dove per oggi è proclamato uno sciopero di otto ore. L accordo, che eventualmente verrà raggiunto, sarà comunque sottoposto al vaglio referendario dei lavoratori. Sia Alcatel che Flextronics hanno a più riprese assicurato che il passaggio di proprietà garantirà maggiore sviluppo alla realtà produttiva triestina. (magr) «Tasse ridotte per le fasce più deboli» (Piccolo Trieste) Contributi economici sostegno di povertà per 9 milioni 200mila euro complessivi, di cui 5 milioni 500mila dal Comune e 3 milioni e 700mila dalla Regione a beneficiari: circa interventi nel biennio Sul fronte dell emergenza abitativa 900 interventi annui in media per fronteggiare emergenze e morosità per 540mila euro, 800 gli ammessi a richiesta di contributo affitti per 1 milione e 400mila euro. A ciò si aggiungono numerosi interventi di assegnazione di alloggi a persone in situazione di emergenza, l avvio dei progetti di Condominio solidale con l attivazione di 24 alloggi per 49 persone, e di progetti di auto recupero e auto manutenzione. Quanto all inserimento lavorativo: 828mila euro per borse lavoro. Mentre in riferimento a contributi rette per anziani e disabili, nel 2014 sono stati 778 gli interventi per un importo complessivo di 5 milioni. Servizi educativi: per 960 bambini le tariffe di Ricre Estate sono state ridotte per effetto della nuova diversificazione tariffaria per fasce Isee. Inoltre sempre per effetto della diversificazione tariffaria la mensa scolastica costa meno per iscritti delle fasce medio basse, a cui si aggiunge una forte riduzione per chi a quattro o più figli. Questi alcuni degli interventi effettuati dall amministrazione Cosolini su vari fronti. A riepilogarli il presidente della Commissione bilancio del Consiglio comunale, Igor Svab, consigliere del Pd, sottolineando l importanza dell intesa fra Comune di Trieste e organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil per una manovra di bilancio nella quale viene alleggerita «in maniera significativa l imposizione fiscale in particolare sulle fasce più deboli della popolazione». «Si è preso atto anche dei risultati estremamente significativi in termini di servizi garantiti a diverse categorie di cittadini pur in una situazione sia a livello nazionale che locale difficile quanto a risorse pubbliche - prosegue Svab - e di come le scelte compiute per effetto della concertazione abbiano, attraverso una opportuna diversificazione, ridotto i costi di accesso a certi servizi ai redditi medio bassi, sempre mantenendo alta la qualità dei servizi resi ai cittadini. La manovra - conclude Svab - ha copertura da trasferimenti preannunciati dalla Regione nell assestamento della Legge Finanziaria e da maggiori dividendi delle partecipate grazie anche a ottimi risultati di bilancio della Trieste trasporti, nonché dalla riduzione della spesa generale del Comune».

9 Il sindaco ribatte a Giacaz: «Servizi rafforzati nel sociale» (Piccolo Trieste) «Le critiche della signora Giacaz sulle politiche sociali del Comune sono decisamente incomprensibili. In questi anni le linee di interventi per far fronte ai vari problemi sono state garantite ed estese attivando anche nuovi servizi che consentono, ad esempio, di supportare tanti cittadini che sono costretti a fronteggiare l emergenza casa anche nei casi di morosità incolpevole attribuibile direttamente alla crisi». Il sindaco Roberto Cosolini prende la parola per ribattere alle sollecitazioni giunte dalla delegata della Cgil Funzione pubblica. Giacaz aveva puntato il dito verso il «preoccupante immobilismo del Comune. I servizi sociali hanno costantemente la fila davanti alla porta degli uffici di via Mazzini, ma manca un progetto strategico dell amministrazione per fronteggiare una crisi sempre più marcata. Abbiamo disoccupati e sotto occupati perché il part time involontario è salito dal 40 al 60% e gli avviamenti al lavoro sono calati di unità fra il primo trimestre del 2013 e lo stesso periodo del L esempio tipico è la gara d appalto per le pulizie in Comune, che ha originato un drammatico calo degli stipendi degli addetti». Il primo cittadino, però, non ci sta e replica: «L investimento nel sociale del nostro Comune è il doppio rispetto alla media nazionale e, tra l altro, siamo riusciti anche a bandire il concorso per assistenti sociali per far assumere otto nuove persone a tempo indeterminato. Del resto - continua Cosolini -, tutto ciò è riconosciuto anche dall accordo appena siglato con Cigl, Cisl e Uil sulla manovra fiscale. I servizi non sono diminuiti e a dimostrarlo ci sono i dati che lo sostengono in maniera inconfutabile. Sono d accordo, invece, sul riconoscimento della professionalità degli assistenti sociali - conclude il sindaco -, tant è che colgo questa occasione per manifestare loro la mia piena gratitudine».

10 «Profughi-fantasma mai censiti a Gorizia» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) di Francesco Fain Ci sono. Ma non si sa quanti siano. Nessuno li ha mai censiti ma hanno scelto Gorizia come meta del loro viaggio della speranza. Nemmeno la Caritas diocesana riesce a quantificarli perchè non si fanno vivi: potrebbero essere una decina come 30 o 40. Accanto a questi migranti ci sono 110 persone non coperte da alcuna convenzione. Quaranta sono più fortunate perché, quantomeno, un tetto per la notte ce l hanno e possono dormire al dormitorio di Piazzutta. Gli altri settanta (le fila si sono ulteriormente ingrossate negli ultimi giorni) non hanno una dimora: vagano per la città, dormono un po dove capita (dal Parco della Rimembranza ai porticati dell Agenzia delle entrate per finire con le rive dell Isonzo) e attendono il loro turno, attendono cioé che la commissione che esamina lo status di rifugiato politico dia loro il responso finale. Intanto, i volontari e gli operatori della Caritas diocesana continuano ad essere sottoposti ad un autentico (e massacrante) superlavoro. I numeri che abbiamo fornito ci sono stati messi a disposizione da don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana che traccia un quadro generale le cui tinte sono piuttosto fosche. Don Paolo, qual è la situazione? Ci sono i richiedenti-asilo coperti da convenzione (i 150 del Nazareno e gli oltre trenta all hotel Internazionale) a cui si aggiungono coloro che non hanno un tetto sopra la testa. Sono settanta quelli vengono a cena da noi ma non hanno una sistemazione mentre quaranta passano la notte al dormitorio di Piazzutta. A questi va aggiunto un numero imprecisato di profughi che ci sono ma che non siamo riusciti a censire perché non si sono fatti vivi nelle nostre strutture, eppure girano per la città, ci sono. Un elemento di preoccupazione giunge dal fatto che ci sarebbe l intenzione, da parte della Curia, di ridurre la capienza del Nazareno dai 150 ospiti attuali a 90. È vero che c è questo rischio? Si tratta di una decisione obbligata perché, per continuare ad ospitare 150 migranti, il centro Nazareno avrebbe bisogno di lavori impressionanti. Per questo, è stata presa la decisione di ridurre la capienza, tornando ai 90 iniziali. Il sindaco Romoli, nei giorni scorsi, ha messo in guardia dal fatto che il centro salesiano del San Luigi possa trasformarsi in un ulteriore centro-immigrati. Sono timori fondati? No, è una paura infondata. È vero che il San Luigi, nei giorni scorsi, ha ospitato 7 degli oltre 20 minorenni che erano stati intercettati a Romans d Isonzo. In un primo momento avevano trovato ospitalità nella vecchia casa del custode della Prefettura di Gorizia. Poi, si era optato per il loro trasferimento al San Luigi. Ma è stata una soluzione assolutamente transitoria, dettata dall emergenza contingente che si era venuta a creare. Quindi, si tratta di un timore assolutamente giustificato. Peraltro, anche quei sette minorenni sono già stati trasferiti in una struttura protetta a Trieste. Quindi, non c è traccia di soluzione strutturate per l accoglienza. Tutti i suoi appelli, formulati nel corso delle scorse settimane, non paiono aver sortito effetti concreti. Si continua a navigare a vista. Continuiamo ad affrontare l emergenza con le stesse strutture e sempre con le medesime persone che si danno da fare per garantire un accoglienza, il più possibile umana, a tutte queste persone. Dobbiamo capire che il flusso di richiedenti-asilo, e lo ripeto per l ennesima volta, non è destinato a diminuire: l aumento dei conflitti in tante parti del mondo porta a sempre nuovi sbarchi di migliaia e migliaia di disperati alla ricerca di un futuro per la propria vita. Accogliere è un mestiere facile? Accogliere il richiedente-asilo significa essere capaci di mediazione culturale ma anche di quello che si definisce accompagnamento sociale avendo, ad esempio, la conoscenza legale che sarà utile a chi chiede lo status di rifugiato. In tutto questo la Caritas diocesana può sicuramente svolgere un ruolo importante ma non può e non deve fare tutto.

11 La Provincia avverte: «Valzer di presidi e rischio di reggenze» (M. Veneto Udine) di Giulia Zanello Valzer di presidi e rischio di reggenze nella provincia di Udine: dal prossimo anno scolastico i dirigenti del Convitto Paolo Diacono, dell istituto agrario Paolino di Aquileia di Cividale e dei comprensivi di Cividale, Latisana e Gemona andranno in pensione, mentre tutta la fascia della Bassa da Rivignano a San Giorgio di Nogaro e forse anche Palmanova dato il probabile trasferimento di altri colleghi, rischia di trovarsi dirigenti scolastici titolari in una scuola, chiamati a gestirne altre in contemporanea. Lo scorso anno 43 istituti in regione, di cui 24 in provincia (nel 2013 erano 25 in tutto il Fvg) hanno fatto ricorso alla reggenza e gli annunciati cambi alla guida preoccupano la Provincia, alla quale competono le funzioni legate al dimensionamento scolastico, alla valutazione sull attivazione di nuovi indirizzi formativi nelle scuole superiori, all edilizia scolastica e al sostegno allo studio. Una modalità di organizzazione, quella della reggenza, non di certo ottimale nemmeno per l assessore provinciale all istruzione Beppino Govetto: «In due anni, a livello regionale, le reggenze sono quasi raddoppiate e il territorio dove questa modalità è più ricorrente è la Provincia di Udine, che raccoglie la maggior parte di studenti nei vari cicli d istruzione». Indispensabile, dunque, secondo Govetto, «attivare un concorso per figure dirigenziali di ruolo in Fvg o individuare altre soluzioni valide che consentano alle nostre scuole di pianificare a lungo termine il loro percorso». Anche perché, gestire più scuole contemporaneamente richiede un maggiore impegno e un dispendio di tempo per i dirigenti, chiamati anche a confrontarsi spesso con realtà molto diverse, come comprensivi e scuole superiori. Senza considerare che la reggenza «rende difficile prosegue Govetto garantire la continuità didattica, la programmazione e la gestione di una strategia e una programmazione educativa efficace, con l impossibilità di pianificare le varie attività curriculari ed extra curriculari in stretto raccordo, per esempio, con il tessuto economico locale». Inoltre, la mancanza di una figura fissa non solo si traduce in un disagio per famiglie, ragazzi e operatori che non possono interfacciarsi con un interlocutore stabile, ma rischia di causare un impoverimento culturale e una perdita di opportunità di crescita e sviluppo per gli studenti e il mondo imprenditoriale. Ritornando sulla questione delle future nomine, Govetto ribadisce che «la figura di un preside titolare è indispensabile per le due scuole superiori di Cividale che si apprestano al cambio di dirigente scolastico, stesso dicasi per i comprensivi».

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