PROGETTO DEFINITIVO - ESECUTIVO Alluvione maggio S.P. 258 di Indritto. Adeguamento ponticello sul rio Combette in comune di Villar Pellice

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2 INDICE 1. PREMESSA INQUADRAMENTO TERRITORIALE DELL AREA D INTERESSE INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E IDROGRAFICO CARATTERI GEOLOGICI E GEOMORFOLOGICI GENERALI INQUADRAMENTO LITOLOGICO INQUADRAMENTO PEDOLOGICO CARATTERI GEOLOGICI E GEOMORFOLOGICI DELL AREA DI INTERVENTO DESCRIZIONE DEI PROCESSI DI DISSESTO RECENTI DESCRIZIONE DELLE OPERE REALIZZATE A SEGUITO DELL EVENTO ANALISI DEL DISSESTO POTENZIALE ED IN ATTO CALCOLO DEI VOLUMI MOBILITABILI ANALISI GEOTECNICA E STRUTTURALE Marzo 2011 Pagina 1

3 1. PREMESSA La presente relazione è parte integrante del progetto di Adeguamento ponticello sul rio Combette in comune di Villar Pellice, intervento affidato dagli scriventi dalla Provincia di Torino con determinazione del dirigente del Servizio Progettazione ed esecuzione Interventi Viabilità II, prot /2010 del Il rio Combette è stato recentemente interessato (maggio 2008) da fenomeni di colate di detrito piuttosto importanti che hanno provocato seri danni all abitato di Villar Pellice. Nel corso di uno di questi eventi è stata manifestata l inadeguatezza di un attraversamento della SP 258. La presente relazione, a seguito di un inquadramento territoriale della zona di intervento, analizza l assetto geologico e geomorfologico generale dell alta Valle Pellice e dell area di intervento. Andando maggiormente nel dettaglio sono stati analizzati i processi di dissesto recenti ed in atto, procedendo alla valutazione del volume di materiale solido mobilitabile a seguito della formazione di una colata di detrito. Si è infine proceduto ad una valutazione dei parametri geotecnici e geomeccanici del terreno su cui si realizzaranno gli interventi in progetto. Marzo 2011 Pagina 2

4 2. INQUADRAMENTO TERRITORIALE DELL AREA D INTERESSE 2.1 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E IDROGRAFICO L area oggetto di studio si trova nella parte centro occidentale del Piemonte, in provincia di Torino, valle Pellice, ad una distanza in linea d aria dal capoluogo di Regione di circa 50 km. L abitato di Villar Pellice si localizza ad una quota media di circa 664 m s.l.m., estendendosi su una superficie di circa 60 km 2 tra le quote di 587 e 2868 m s.l.m. Il comune di Villar Pellice confina con i comuni seguenti: Angrogna, Bagnolo Piemonte (CN), Bobbio Pellice, Crissolo (CN), Ostana (CN), Prali, Rorà, Torre Pellice (Figura 1). Oggetto dell intervento è un attraversamento sul rio Combette della SP 258 di Indritto (Figura 2). Villar Pellice Figura 1 Vista da satellite del comune di Villar Pellice e dei comuni limitrofi. Tracciato del rio Combette Localizzazione del ponticello sulla SP258 da adeguare Figura 2 Localizzazione dell intervento. Marzo 2011 Pagina 3

5 Dal punto di vista idrografico il rio Combette è un affluente di sinistra del torrente Pellice. Il Pellice (in occitano e in piemontese Pèlis) è un importante torrente della Provincia di Torino, primo affluente alla sua sinistra orografica (ed in assoluto) del Po. Il suo corso si sviluppa interamente all'interno del territorio della provincia di Torino per una lunghezza totale di 60 km. Esso nasce dalle Alpi Occidentali e precisamente dal versante occidentale del Monte Granero, dal quale scende inizialmente assai ripido verso Nord per poi compiere un'ampia curva verso Est dove raggiunge il comune di Bobbio Pellice e quindi di Villar Pellice, ricevendo in sinistra idrografica anche le portate del rio Combette. Prima di Bobbio raccoglie le acque di vari torrenti provenienti da valli laterali e subito dopo quelle del torrente Ghiacciard, anche lui proveniente dal massiccio del Monte Granero, ma dal versante orientale, formando quindi l'omonima valle. Lungo il suo percorso riceve altri torrenti, tra cui l' Angrogna (che da il nome al comune omonimo) ed il torrente Chiamogna, che forma la Val Domenica (presso il comune di Bricherasio). Dopo il percorso montano inizia il percorso in pianura che si sviluppa tra i comuni di Bibiana e Bricherasio. Dopo poco più di 12 km, tra i comuni di Cavour e Vigone, riceve le acque del torrente Chisone che ne raddoppiano la portata media. Proseguendo si allarga in ampi ghiaioni e si dirama in svariati bracci minori per andare poi a sfociare nel fiume Po in territorio del Comune di Villafranca Piemonte. Il rio di interesse (rio Combette) raccoglie le portate di ruscellamento a monte dell abitato di Villar Pellice nella zona nord rispetto al centro comunale. Il rio scorre su un versante particolarmente acclive e presenta una pendenza media dell asta principale del 42% e una pendenza media dei versanti del bacino del 70% circa; l asta del rio, monocorsuale, segue un andamento planimetrico nord-sud, per poi perdersi nel tratto vallivo nel concentrico comunale e quindi sfociare nel Pellice.La superficie del bacino alla confluenza in Pellice è di poco inferiore a 0,5 km 2, mentre la superficie alla sezione di interesse (oggetto dell intervento) ha una estensione di circa 0,35 km 2. Marzo 2011 Pagina 4

6 3. CARATTERI GEOLOGICI E GEOMORFOLOGICI GENERALI Dal punto di vista geologico regionale, i fianchi di questo tratto vallivo sono caratterizzati dall'affioramento di litotipi ascrivibili al Massiccio Cristallino pretriassico del Dora-Maira, il più meridionale fra i Massicci Cristallini Interni di pertinenza pennidica di cui è costituito l'edificio alpino occidentale. Figura 3 - Estratto della carta geologica d Italia Foglio n. 67 Pinerolo 3.1 INQUADRAMENTO LITOLOGICO Le caratteristiche litologiche del bacino idrografico del torrente Pellice sono descritte sulla base della carta geolitologica, alla scala 1: , pubblicata da ARPA Piemonte. Nell alta valle, parallelamente al confine con la Francia, affiora la Zona Piemontese composta dal Complesso dei Calcescisti, cioè metasedimenti torbidici riequilibrati in facies scisti blu, nota come Falda Piemontese esterna e da rocce ofiolitiche di origini oceaniche prevalentemente riequilibrate a facies eclogitiche, Falda Piemontese Interna. All'altezza della località Mirabuc, si ha il contatto tettonico in direzione generale nord-sud con il Complesso Dora-Maira, una Unità pennidica superiore composta prevalentemente da: Gneiss Minuti, Gneiss Occhidini e micacisti. Marzo 2011 Pagina 5

7 Figura 4 - Individuazione delle aree litologiche del medio-alto Pellice Una breve descrizione delle singole unità morfologiche caratterizzanti il bacino del Pellice e quindi dell area di intervento è riportata nel seguito. Gneiss Minuti: sono rocce polimetamorfiche a grana molto fine e marcatamente scistose. Sono costituite da quantità variabili di quarzo, feldspato (albite), mica bianca (muscovite), mica bruna (biotite) e clorite; talora abbonda il granato i cui cristalli possono raggiungere dimensioni quasi centimetriche. Gli gneiss minuti sono sempre associati a micascisti verso i quali sfumano con passaggi graduali. Gneiss occhiadini: sono sempre rocce metamorfiche caratterizzate dalla presenza di grossi cristalli di feldspato potassico, che costituiscono i caratteristici "occhi chiari", per i quali la roccia viene denominata gneiss occhiadino. Queste rocce possono anche presentarsi molto laminati con tessitura a bande millimetriche alternativamente di colori chiaro e scuro. Degli gneiss occhialini fa parte la Pietra di Luserna, prodotto della trasformazione metamorfica e strutturale alpina di una originaria roccia magmatica di età tardo-ercinica, con chimismo leucogranitico [7], cavata nei comuni di Luserna S. G., Rorà e Bagnolo Piemonte. Micascisti: si tratta di rocce ricche di minerali micacei, caratterizzate da una marcata scistosità. Nel fondo valle a partire dalla loc. Payant (Bobbio Pellice) la litologia è caratterizzata esclusivamente dai depositi quaternari di origine alluvionale di spessore variabile. Sono state individuate le seguenti coperture quaternarie: Marzo 2011 Pagina 6

8 Depositi alluvionali attuali: gli attuali depositi del Pellice sono caratterizzati nel settore di monte da ghiaie etero metriche, ciottoli e massi con matrice sabbiosa e sabbioso-limosa che da assente aumenta nel verso della corrente; sono localmente presenti lenti sabbiose e sabbioso-limose con ciottoli e blocchi di potenza metrica; procedendo verso valle si passa gradualmente da sabbie grossolane a fini e limose con livelli o lenti di ghiaie medio-fini. Depositi alluvionali medio-recenti (Olocene): si tratta di ghiaie etero metriche, ciottoli e massi con matrice sabbiosa e sabbioso-limosa anche abbondante, con presenza di lenti di sabbia e sabbia-limosa con ghiaia, sospese di pochi metri sugli alvei attuali. Come di consueto la frazione fine aumenta verso valle e anche la granulometria generale diminuisce gradualmente da sabbie a limi. Depositi alluvionali costituenti i terrazzi sospesi di alcuni metri sulle alluvioni medio-recenti (Olocene): ghiaie eterometriche, ciottoli e massi con matrice sabbiosa e sabbioso-limoso talora abbondante, con presenza di lenti con scheletro e matrice invertite. Nella zona montana costituiscono superfici terrazzate tra le alluvioni medio- recenti e i versanti o i terrazzi di ordine superiore; in pianura rappresentano le superfici più rialzate rispetto all alveo; Deposito alluvionali sospesi di m sulle alluvioni medio recenti (Pleistocene sup.- Olocene): costituiscono i terrazzi alluvionali di Fienminuto, Villar Pellice, Pra le Brue, Torre Pellice, Luserna S. G., Lusernetta e Bricherasio. Queste superfici terrazzate sospese sono costituite da ghiaie eterometriche, ciottoli e massi con quantità variabile di matrice fine sabbiosa o sabbiosalimosa; Depositi alluvionali antichi (Pleistocene medio-sup.): sono i terrazzi più elevati di Bibiana, Luserna S. G., Lusernetta e Bricherasio e le fasce di raccordo con i rilievi; si tratta di depositi di varia natura formati da ghiaia e ciottoli con quantità variabile di matrice fine sabbiosa o sabbiosa-limosa con livelli lentiformi di sabbia; argille e limi rossastri con rari frammenti di roccia e ciottoli etero metrici; Detrito eluvio-colluviale recente: coprono in diffuso i versanti e derivano dall alterazione del substrato roccioso ad opera degli agenti atmosferici, si tratta di ciottoli e massi eterometrici con abbondante frazione sabbiosa, limosa e argillosa; Prodotti colluviali antichi (glacis): detrito di versante e subordinati lembi di depositi glaciali i prodotti colluviali antichi sono il risultato della deposizione ad opera delle acque superficiali, non incanalate, sia in età glaciale che postglaciale. Questi depositi mostrano una tessitura matrixsupported con matrice costituita da sabbia generalmente ghiaiosa di colore giallo rossiccio e ciottoli ben arrotondati di dimensioni variabili. La litologia dei clasti comprende ortogneiss a grana grossa, meta basiti e micascisti, tutti con un elevato grado di alterazione. Localmente (a nord di Torre Pellice) è possibile osservare un accenno di organizzazione planare dei ciottoli e alternanze di livelli discontinui con maggiore o minor concentrazione di ciottoli o di matrice fine; Marzo 2011 Pagina 7

9 Depositi glaciali (Pleistocene inferiore): l azione modellatrice dei ghiacciai ha causato il deposito di massi e ciottoli in genere spigolosi, eterometrici con presenza da scarsa a media di frazione fine limosa o sabbiosa; questi affiorano principalmente nella parte inferiore dei pendii nell alta Valle Pellice. Più in dettaglio, il versante in esame è caratterizzato dall affioramento di prevalenti micascisti e gneiss minuti del basamento polimetamorfico del Dora-Maira, all interno dei quali sono intercalati modesti corpi costituiti da ortogneiss a tessitura francamente occhiadina (gneiss tipo Freidour ) o più aminati (gneiss tipo Pietra di Luserna ). L assetto appena descritto è confermato dall esame della Carta Geologica d Italia in scala 1: INQUADRAMENTO PEDOLOGICO L IPLA ha realizzato per la Regione Piemonte la carta dei suoli, alla scala 1: , da questa sono state individuate le principali caratteristiche pedologiche del bacino idrografico del torrente Pellice. Figura 5 - Individuazione delle aree pedologiche del medio-alto Pellice I suoli del territorio piemontese sono stati rappresentati per le tipologie di ordini della Soil Taxonomy e per unità cartografiche, cioè aree caratterizzata da una determinata distribuzione di differenti unità tipologiche di suolo. Si riporta di seguito una breve descrizione degli ordini e delle unità cartografiche presenti. Nel bacino idrografico di interesse del Pellice ricadono i seguenti ordini di suolo: Marzo 2011 Pagina 8

10 Alfisuoli: questa categoria comprende tutti i suoli caratterizzati da un orizzonte di accumulo di argilla illuviale. Nell area di studio ricadono alfisuoli dei terrazzi antichi, suoli molto evoluti, a tessitura franca o più fine e a bassa permeabilità, che presentano un orizzonte di accumulo di argilla talvolta rossastro, fortemente strutturato. Prevalenti negli antichi terrazzi fluvio-glaciali e conoidi, risparmiati dall erosione, di transizione tra la piana alluvionale e i versanti montani risparmiati dall erosione. Se ne trovano all imbocco della Val Pellice e costituiscono poco più del 2% dei suoli dell area di studio. Alfisuoli di montagna che si differenziano dai primi per la tessitura e il colore bruno rossastro, sono frequenti su pendenze poco accentuate, all interno dei rilievi alpini e morenici che si affacciano sulla pianura. Nell area di studio si trovano sul versante destro dell imbocco della valle con un estensione di circa 206 ha (< 1%). Inceptisuoli: comprende tutti i suoli che presentano lievi segni di alterazione pedogenetica, si riconoscono per la presenza di un orizzonte in cui non è possibile riconoscere la roccia madre e con la maggior parte di argilla è dovuta a neoformazione in situ. Sono suoli formati per alterazione o concentrazione di sostanze in situ, solo i minerali carbonatici o la silice amorfa possono giungere da altri luoghi, con tessiture più fini rispetto a quelle sabbiose franche, presenza di alcuni minerali ancora alterabili. Ricoprono circa il 52% dell area in esame. Entisuoli: sono suoli al primo stadio di sviluppo senza orizzonti diagnostici, e, in genere, da un layer superficiale povero di sostanza organica, posto al di sopra di substrati compatti. L assenza di orizzonti può essere dovuta o al tipo di roccia madre o alla mancanza di tempo sufficiente alla loro formazione. Ci può essere una grande differenza tra quelli di versante, spesso soggetti ad attività erosiva, e quelli di pianura, ricchi di sabbie e ghiaie, tipici nelle zone più prossime ai corsi d acqua. Nell area di studio gli entisuoli di versante rappresentano oltre il 30% dei suoli, mentre quelli delle superfici pianeggianti solo il 5.5%. Spodosuoli: si tratta di suoli acidi, estremamente lisciviati negli orizzonti superficiali. In profondità mostrano un layer bruno-rossastro di accumulo di complessi ferro-humici. Sono posti in area ad elevata piovosità e su morfologie non acclivi. Nell area di studio interessano la testata della Comba Luissa e la parte alta del torrente Luserna, circa il 862,5 ha (3.2%). I numeri presenti nella carta indicano le Unità cartografiche, cioè una combinazione di suoli ricorrenti, più o meno definite che caratterizzano una data area, a seconda della prevalenza, o meno, di una o più tipologie di suolo vengono definite consociazioni, associazioni, complesso, gruppo indifferenziato o gruppo non associato. Marzo 2011 Pagina 9

11 3.3 CARATTERI GEOLOGICI E GEOMORFOLOGICI DELL AREA DI INTERVENTO In accordo con quanto descritto dal geologo Barbero, il versante in esame è caratterizzato dall affioramento di prevalenti micascisti e gneiss minuti del basamento polimetamorfico del Dora- Maira, all interno dei quali sono intercalati modesti corpi costituiti da ortogneiss a tessitura francamente occhiadina (gneiss tipo Freidour ) o più laminati (gneiss tipo Pietra di Luserna ). L assetto appena descritto è confermato dall esame della Carta Geologica d Italia in scala 1: (Foglio n. 67, Pinerolo e Figura 3). Figura 6 - Dimensioni del materiale presente nell alveo del rio Combette Di norma, nel bacino del Rio Combette il substrato roccioso risulta essere mascherato dai materiali della copertura quaternaria, pertanto gli affioramenti sono piuttosto rari. In particolare la copertura risulta essere rappresentata dalla coltre detritico-colluviale, essenzialmente costituita da elementi lapidei eterometrici in matrice fine più o meno abbondante che danno origine ad un orizzonte di potenza metrica, nonché da depositi di origine gravitativa. Questi ultimi sono caratterizzati da una natura fortemente eterometrica e dalla presenza di numerosi blocchi di dimensioni di ordine metrico. Dal punto di visto geomorfologico, il bacino del Torrente Pellice può essere suddiviso in due settori principali: quello montano e quello di pianura. Il primo tratto, che si estende a monte di Bobbio Pellice, è caratterizzato da elevate pendenze, che determinano un elevata attività erosiva di fondo e di sponda, che può determinare lo scalzamento al piede dei versanti con conseguente loro instabilità. In questo settore si evidenziano: Marzo 2011 Pagina 10

12 I rilievi: affioramenti rocciosi, che determinano una generale asprezza del profilo morfologico, si alternano ampie aree in cui il substrato roccioso è sormontato da una copertura pluvio-colluviale di spessore variabile che tende ad addolcire debolmente il profilo dei versanti. Questi ultimi, incisi dalla rete idrografica secondaria, sono interessati da cinematismi che coinvolgono, sia la copertura, sia il basamento roccioso; La fascia di raccordo tra il fondo valle ed i rilievi è caratterizzata essenzialmente dalla presenza di depositi alluvionali terrazzati, dai depositi di origine glaciale e dalle conoidi alluvionali; Il fondovalle: modellato sui depositi alluvionali di età terziaria e quaternaria; mostra ampiezza variabile tra poche decine di metri, a monte di Bobbio Pellice e 1,5 km nei pressi di Luserna S. Giovanni. Il settore di pianura è caratterizzato da una riduzione della pendenza di fondo alveo, con conseguenti fenomeni deposizionali, che si alternano, comunque, alla dinamica evolutiva di erosione laterale e di fondo. All interno dell alveo si formano barre ed isole incise profondamente dal torrente in regime di magra. A valle di Ruata Pellice, il torrente assume andamento meandriforme. Per quanto riguarda l assetto geomorfologico del bacino del rio in studio, si segnala che, in corrispondenza dello sbocco sul fondovalle principale, il Rio Combette ha dato origine ad un apparato di deiezione, costituito da depositi alluvionali grossolani (essenzialmente ghiaie e ciottoli clast supported in matrice sabbiosa con blocchi), sul quale insiste il settore occidentale del capoluogo comunale. Grosso modo in corrispondenza dell asse del conoide si può riconoscere una depressione stretta ed allungata che rappresenta, con ogni probabilità, un antica direttrice di deflusso del Rio Combette. A tal proposito non si può escludere che l alveo attuale del rio sia riconducibile ad interventi di sistemazione realizzati in passato allo scopo di proteggere il centro abitato, deviando il corso d acqua verso il settore occidentale del proprio conoide. Marzo 2011 Pagina 11

13 4. DESCRIZIONE DEI PROCESSI DI DISSESTO RECENTI Il bacino del Rio Combette, nel corso dell evento alluvionale del 29 e 30 maggio 2008, è stato interessato da processi di instabilità di entità piuttosto rilevante. Occorre evidenziare come nel corso dell evento i processi di dissesto hanno interessato l intera asta del rio Combette. Di seguito si riporta una rappresentazione delle aree coinvolte dai dissesti: Figura 7 - Planimetria schematica dei processi di dissesto maggio 2008 (Geologo Barbero) In località Comba il rio Combette è stato interessato dalla formazione di una colata di detrito, innescatasi in seguito alla formazione soil slip superficiali nella zona di testata del bacino. Lì il rio è esondato ed ha sedimentato una ingente quantità di materiale solido, con assoluta probabilità a causa di un restringimento della sezione di deflusso ed all ostruzione prodotta dalla strada provinciale. I fenomeni di soli slip verificatisi a valle della provinciale si sono incanalati all interno dell asta del rio Combette, dando origine ad una colata di detrito che, traslando verso valle, si è autoalimentata mediante processi erosivi a carico del fondo e delle sponde. Tali processi hanno comportato l esondazione del rio in corrispondenza dell attraversamento in oggetto. Inoltre, il settore di conoide è stato interessato da estesi processi di instabilità, legati al disalveamento del rio ed alla deposizione dell ingente materiale detritico trasportato dalla corrente che, fra l altro, ha comportato l ostruzione dell attraversamento della S.P. n. 258, oggetto di studio. I processi in esame sono risultati essere di entità più rilevante rispetto a quelli già occorsi durante l evento alluvionale dell ottobre In tale occasione il tronco inferiore Marzo 2011 Pagina 12

14 del rio fu interessato da una colata detritica, dovuta all innescatasi di due soil slip nel settore inferiore del bacino stesso. A seguito dell alluvione del 2000, il bacino del rio è stato interessato dalla realizzazione di interventi di sistemazione. I settori di versante interessati dai fenomeni di soil slip sono stati consolidati mediante tecniche di ingegneria naturalistica, mentre nel tratto di asta a monte del conoide sono state costruite tre briglie in pietrame e malta allo scopo di stabilizzarne il fondo. Infine, in corrispondenza del settore apicale del conoide, sono state realizzate alcune scogliere in massi di cava a protezione delle sponde del rio. Nonostante gli intensi processi di dissesto verificatisi nel corso dell evento del maggio 2008 descritti precedentemente, le opere realizzate lungo il corso del rio Combette hanno mantenuto la loro funzionalità: le tre briglie hanno consentito di limitare i processi erosivi nel tratto a monte del conoide e, pur non disponendo di una significativa capacità di invaso, hanno trattenuto parte del materiale detritico trasportato. A seguito dell evento del maggio 2008 sono state realizzate delle opere lungo l alveo del rio Combette la fine di trattenere il materiale solido in concomitanza di un evento parossistico ed evitare che questo venga veicolato a valle coinvolgendo l abitato di Villar Pellice. Oltre agli eventi alluvionali sopra riportati (quelli del 2000 e del 2008), non sono documentati altri episodi di violenta attività torrentizia del rio Combette. 4.1 DESCRIZIONE DELLE OPERE REALIZZATE A SEGUITO DELL EVENTO 2008 In corrispondenza della località Comba alla quota all incirca di 1000 m s.l.m., poco a monte dell attraversamento della Strada Provinciale, sul rio è stata installata una barriera flessibile in acciaio da 3000kJ a protezione da eventuali nuove colate detritiche. La barriera di altezza 3,00 m è realizzata mediante pannelli di rete ad anelli sostenuti da apposite funi di supporto dotate di ancoraggi realizzati in fune spiroidale. Dall analisi delle sezioni di progetto e dai rilievi effettuati in sopralluogo è stato stimato in circa 90 m 3 il volume sedimentabile a monte dell opera. Marzo 2011 Pagina 13

15 Figura 8 Prima briglia di monte in località Comba Nel secondo sito, localizzato alla quota di 930,00 m s.l.m. poco a valle dell attraversamento di una pista forestale, è stata collocata una seconda barriera flessibile in acciaio allo scopo di scongiurare che eventuali colate innescatesi a valle della borgata Comba possano raggiungere l attraversamento della Strada Provinciale posto a 880 m s.l.m. La barriera (da 3000 kj) ha un altezza di 4,00 m ed una larghezza di 15,00-4,00 m, con un montante di supporto intermedio costituito da una trave HEB mm. Il volume che può essere trattenuto a monte dell opera è approssimativamente di 180 m 3. Figura 9 - Seconda briglia da monte, a quota 930 m s.l.m. Marzo 2011 Pagina 14

16 L ultimo ambito di intervento è quello in corrispondenza del quale sono stati previsti i lavori di sistemazione di maggior rilevanza. Sono state installate due barriere in acciaio mediante la tipologia costruttiva già descritta per i primi due ambiti d intervento. In particolare la prima barriera di dimensioni maggiori (5000 kj) è stata collocata ad una quota di circa 750 m s.l.m. Il volume che presumibilmente l opera è in grado di trattenere è pari a circa 630 m 3. Figura 10 - Briglia dalle dimensioni maggiori tra quelle realizzate disposta all incirca a quota 750 m s.l.m. Infine l ultima barriera (5000 kj, altezza 2,50 m e larghezza 7,00 e 6,00 m), sostenuta esclusivamente da funi di supporto con relativi ancoraggi è stata installata immediatamente a monte dell attraversamento della Strada Provinciale, a difesa della stessa. Il volume sedimentabile a monte di tale opera è pari a circa 90 m 3. Marzo 2011 Pagina 15

17 Figura 11 - Briglia di valle e pettini in acciaio a monte del ponticello. Complessivamente il volume sedimentabile a monte delle opere realizzabili è dell ordine di 1000 m3, inferiore ai m 3 calcolati come potenzialmente mobilizzabili in concomitanza di un evento parossistico di debris flow (cfr. 4.3). Le opere attualmente costruite non sono quindi sufficienti al trattenimento del volume massimo che si potrebbe mobilizzare nel corso di un evento. Occorre inoltre rimarcare come la posizione dell ultima briglia, a monte del attraversamento di interesse sulla SP258, potrebbe creare dei problemi proprio nel caso di riempimento a seguito di colata di detrito. Essa, infatti, nel caso in cui si colmasse di materiale solido, veicolerebbe la porzione di colata non trattenuta lungo la via preferenziale laterale che in sinistra porterebbe all invasione della sede stradale, con conseguente pericolo per l abitato sottostante, così come già verificatosi nel corso dell evento del ANALISI DEL DISSESTO POTENZIALE ED IN ATTO Dall analisi della cartografia IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi) elaborata dall ARPA Piemonte, emerge come le aree a nord dell abitato di Villar Pellice siano interessate da fenomeni franosi superficiali diffusi. La zona oggetto di intervento non ricade tuttavia all interno di tali aree. Marzo 2011 Pagina 16

18 Figura 12 - Estratto della cartografia IFFI per il comune di Villar Pellice Nella figura seguente viene riportato un estratto della cartografia PAI relativamente al territorio comunale di Villar Pellice. Si evidenzia la presenza di numerosi conoidi di limitate dimensioni in prossimità del corso del T.Pellice, nonché di fenomeni di frana attiva, di estensione anche considerevole. Tuttavia, le delimitazioni delle aree franose non interessano il bacino del rio Combette, come emerge dalla Figura 13. Figura 13 - Estratto della cartografia PAI relativa ai fenomeni di instabilità 4.3 CALCOLO DEI VOLUMI MOBILITABILI La stima dei volumi di materiale potenzialmente mobilizzabile deve essere condotta attraverso l applicazione dell approccio geomorfologico. S indica come metodo geomorfologico di terreno la procedura che perviene alla determinazione dei volumi delle colate detritiche sulla base di rilievi delle Marzo 2011 Pagina 17

19 aree sorgenti di sedimento. La valutazione dei potenziali apporti di detrito riguarda gli alvei torrentizi, le sponde instabili o in erosione, nonché le frane connesse alla rete idrografica. Per quanto riguarda la valutazione dello stato di ricarica del collettore ci sono più metodologie di analisi: Metodo di Hungr; Metodo di Spreafico. Il metodo di Hungr et al. (1984) presenta il vantaggio di prevedere una certa standardizzazione delle procedure. Tale metodo si basa su due ipotesi cautelative: la prima è che, in occasione del verificarsi di una colata detritica, tutte le aree sorgenti vengono attivate, la seconda che non si abbia ridistribuzione del materiale all interno del bacino. Il metodo consiste nel suddividere la rete idrografica del bacino in tratti omogenei per quanto riguarda le caratteristiche di erodibilità. Una volta riconosciuti i tratti di canale omogenei, determinata la loro lunghezza (Li) e assegnato un valore dell apporto di sedimento unitario (ei), ovvero il volume erodibile per unità di lunghezza del collettore è possibile applicare l equazione di seguito riportata che permette di ricavare il volume totale di materiale mobilizzabile. V = n i= 1 L i e i dove: V = volume totale (m³); L i = lunghezza dei tratti di torrenti di caratteristiche uniformi (m); e i = apporto detritico per unità di lunghezza (m³/m). Il coefficiente ei da applicare al tratto in esame è stato stimato pari a 4 m 3 /m, avendo verificato come il letto sia in roccia e come la profondità di erosione non sia estremamente elevata (dell ordine di 1 m), sebbene sia da considerare l erosione sulle sponde. Il metodo di Spreafico, studiato per i bacini montani della Svizzera, ha un approccio simile a quello di Hungr, anche se più dettagliato dal punto di vista analitico. Il volume erodibile è infatti determinato separatamente per il letto dell alveo e per le sponde, oltre che per le sorgenti localizzate. Le formulazioni sono di seguito proposte: V V V alveo sponda p = k L b d = k L h d = k L h d / 2 Avendo indicato con: L: la lunghezza dell alveo, della sponda o dell area sorgente di sedimento localizzata; b: larghezza dell alveo; Marzo 2011 Pagina 18

20 d: profondità di erosione; k: fattore di riduzione tabellato, variabile tra 0,5 ed 1. Dalle analisi condotte con le due metodologie descritte emerge come il volume potenzialmente mobilizzabile è compreso tra 3500 e 4000 m 3.. Marzo 2011 Pagina 19

21 5. ANALISI GEOTECNICA E STRUTTURALE Per il territorio comunale di Villar Pellice, sono disponibili le stratigrafie di due sondaggi, eseguiti nella zona sud est del concentrico. Tale zona è collocata al piede di un conoide di deiezione (vedi anche Figura 8), generato dal torrente Rigard. L area oggetto di intervento è ubicata a monte del conoide di deiezione del rio Combette, che presenterà simile caratterizzazione. Entrambi i fori sono collocati nella formazione geologica dei depositi alluvionali recenti Laghi colmati (Quaternario). Localizzazione dell intervento Figura 14 - Individuazione delle perforazioni ARPA Piemonte. Come si evidenzia dalle stratigrafie, riportate nelle seguenti tabelle, entrambe le perforazioni sono caratterizzate dalla presenza, nei primi metri, di sabbia, ghiaia e limo con ciottoli. Al si sotto dello strato iniziale si localizza uno strato caratterizzato da sabbia con ghiaia e forte presenza di ciottoli e trovanti. È presumibile che anche le formazioni nell area oggetto di intervento, collocandosi in un area geomorfologicamente simile, presentino analoghe caratteristiche geologiche. Tabella 1 - Stratigrafia sondaggio S Marzo 2011 Pagina 20

1. PREMESSA...2 2. INQUADRAMENTO GEOLOGICO...3. 2.1. Caratteri geologici generali...3 3. INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO...4 4. CARTOGRAFIA PAI...

1. PREMESSA...2 2. INQUADRAMENTO GEOLOGICO...3. 2.1. Caratteri geologici generali...3 3. INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO...4 4. CARTOGRAFIA PAI... RELAZIONE GEOLOGICA E GEOMROFOLOGICA SOMMARIO 1. PREMESSA...2 2. INQUADRAMENTO GEOLOGICO...3 2.1. Caratteri geologici generali...3 3. INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO...4 4. CARTOGRAFIA PAI...8 5. CONCLUSIONI...11

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