FILOSOFIA PRESOCRATICA E SOCRATICA
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- Franco Ladislao Martina
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1 FILOSOFIA PRESOCRATICA E SOCRATICA it.wikibooks.org GNU Free Documentation License 2013
2 Filosofia presocratica e socratica Questo testo proviene dal sito ed è stato scritto collettivamente dagli utenti di tale sito Principali autori: Awaya, Hippias, Ramac e altri utenti anonimi Questo e-book è aggiornato al 28 agosto 2013 In copertina: Stanza dei filosofi nei Musei Capitolini di Roma, immagine di pubblico dominio disponibile all indirizzo GFDL (2013) Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts. A copy of the license is included in the section entitled GNU Free Documentation License. Wikibooks non dà garanzie sulla validità dei suoi contenuti
3 Indice Questo libro Presentazione ii vi 1 La nascita della filosofia in Grecia Grecia contro Oriente La gestazione della filosofia L arte La religione Le condizioni socio-politiche Mito e logos Chi erano i presocratici Fonti per lo studio dei presocratici I naturalisti ionici La ricerca del principio Talete Anassimandro Anassimene Pitagora e i pitagorici Il numero come principio della realtà L ordine del cosmo Anima e corpo Eraclito Il divenire La dottrina dei contrari Il fuoco e il logos Senofane 15 iii
4 6 Parmenide e l eleatismo Le tre vie Caratteristiche dell essere Dottrina della conoscenza L eleatismo dopo Parmenide La dialettica di Zenone Melisso I pluralisti Empedocle Le quattro radici La purificazione Anassagora La dottrina dei semi L intelletto ordinatore Dottrina della conoscenza Democrito e l atomismo antico Gli atomi e le loro proprietà La conoscenza Politica ed etica I sofisti Caratteri generali della sofistica Protagora Gorgia Altri sofisti Ippia Prodico Antifonte Trasimaco Crizia Callicle Eristica Socrate La questione socratica La centralità dell uomo Il metodo socratico L ignoranza socratica L ironia La maieutica L identificazione di virtù e sapere Il processo e la morte iv
5 10 I socratici minori Antistene e la scuola cinica Aristippo e la scuola cirenaica Euclide e la scuola megarica Bibliografia 43 Cronologie 44 Licenza 53 v
6 Presentazione La storiografia riunisce sotto il nome di pre-socratici i filosofi precedenti a Socrate, vissuti tra il VII e il V secolo a.c. Questa classificazione non deve però essere intesa in senso strettamente cronologico, ma va piuttosto considerata da un punto di vista concettuale: sono infatti annoverati tra i presocratici tutti i pensatori che, anche se contemporanei al filosofo ateniese (come per esempio Democrito), non abbracciarono la sua impostazione innovatrice. Entrando più nello specifico, la filosofia presocratica include i due periodi indicati da Nicola Abbagnano come cosmologico, durante il quale l attenzione è rivolta verso la ricerca dell unità «che garantisce l ordine al mondo», e antropologico, in cui è compreso Socrate, dominato dal problema dell uomo. Giovanni Reale invece parla di un Abbagnano, pag. 25 periodo naturalistico (caratterizzato dal problema cosmo-ontologico, ovvero la nascita dell universo e di tutte le cose) e uno umanistico. Reale, pagg Questo libro ripercorre la storia dei primi filosofi fino a Socrate riprendendo le informazioni presenti in vari manuali scolastici e profili di filosofia antica. La sua finalità è di fornire un sussidio didattico per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e per tutti coloro che, non conoscendo l argomento, necessitano di uno strumento chiaro e sintetico che li introduca alle tematiche principali della filosofia presocratica e socratica. vi
7 La nascita della filosofia in Grecia 1 La Grecia alla fine del VII secolo a.c. si presentava come un insieme di poleis, città-stato legate da affinità linguistiche e culturali ma prive di unità politica, distribuite nella parte meridionale della penisola balcanica. Oltre a queste, varie colonie, politicamente indipendenti dalla madrepatria, erano state fondate nel Mediterraneo, in una vasta area compresa tra la Spagna, il mar Nero e la costa settentrionale dell Egitto. Con la fine del medioevo ellenico nel IX secolo a.c. si era avviato il processo che aveva portato alla crisi della società micenea e all affermarsi di regimi aristocratici nelle poleis. Nell VIII secolo l uso della moneta metallica sostituì il baratto, mentre le strutture politiche cittadine furono scosse da conflitti sociali, che portarono a differenti risposte istituzionali: a Sparta vi fu la riforma oligarchica di Licurgo, mentre in molte altre poleis durante il VII secolo si instaurarono delle tirannidi. Più complessa fu la situazione di Atene, dove alla legislazione di Dracone (620 a.c.) seguirono la riforma oligarchica di Solone (593), la tirannide di Pisistrato (560) e la costituzione democratica di Clistene (508). Cioffi et al., pagg Grecia contro Oriente La filosofia, intesa come indagine critica e razionale, appare come il «grande parto» del genio ellenico. Se infatti il sapere orientale ha un Abbagnano, pag. 21 carattere religioso e tradizionalistico, riservato alla classe sacerdotale e Reale, pag. 23 legato a una tradizione sacra, la sapienza greca si presenta come una ricerca razionale che scaturisce dalla libertà individuale: ogni uomo libero può filosofare. Abbagnano, pag. 20 Si potrebbe obbiettare che i Greci abbiano sviluppato la filosofia in forme analoghe all Oriente, così come è accaduto per la religione, l arte, la scienza e l organizzazione militare; tuttavia, per quanto in questi ambiti si possa stabilire quali e quanti elementi sono stati ripresi 1
8 1. La nascita della filosofia in Grecia 2 dall Oriente, la filosofia è un fenomeno che «non solo [... ] non ha presso i popoli orientali l identico corrispettivo, ma nemmeno qualcosa che analogicamente sopporti il paragone». Reale tenta così di confutare Reale, pag. 23 le tesi di una presunta derivazione della filosofia dall Oriente: Nessun filosofo in epoca classica accenna a una derivazione della filosofia greca dall Oriente. Lo stesso Platone cita più volte la sapienza orientale, e i personaggi presenti nei suoi dialoghi si richiamano più volte all autorità di un sapere molto più antico di loro; tuttavia evidenzia lo spirito pratico e non speculativo del sapere egiziano, diverso da quello greco. Reale, pag. 26 Come fa notare anche lo storico Zeller, prima del epoca di Alessandro Magno presso i Greci la conoscenza delle lingue di altri popoli era limitata alle finalità commerciali: gli interpreti, di norma ben preparati, potevano trattare con i mercanti stranieri ma non erano in grado in tradurre libri contenenti insegnamenti filosofici. Reale, pag. 28 La conoscenza orientale è più simile a una sapienza per eletti piuttosto che, come la filosofia greca, a un analisi della realtà per mezzo della ragione. Anche se alcuni presocratici parlano di una mentalità «collettiva» che si ferma all apparenza ingannevole e non ragiona (Eraclito parla di uomini «dormienti» e Parmenide indica tre vie, ma pochi seguono quella che porta alla verità), a nessun uomo libero è preclusa la ricerca della verità, cioè il filosofare. Lo stesso processo avvenne per le conoscenze scientifiche prese da popoli orientali, come la matematica dagli Egizi e l astronomia dai Babilonesi. Entrambe le scienze avevano infatti scopo pratico nei luoghi d origine, e furono i Greci a elevarle a un livello teorico. Si può quindi concludere che, se i Greci assimilarono dagli orientali nozioni di vario tipo, allo stesso tempo le trasformarono qualitativamente, operando un passaggio dall aspetto utilitaristico alla speculazione pura e disinteressata. È inoltre importante sottolineare che i Greci sono Reale, pagg stati i primi a produrre testi scritti di filosofia e a vedere in questa una libera indagine critica e razionale. Abbagnano, pag La gestazione della filosofia Se la filosofia si sviluppò proprio in Grecia nei secoli VII-V a.c. è perché vi furono le condizioni che lo permisero. A influenzare la sua nascita furono l arte, la religione e le condizioni socio-politiche, nelle forme uniche sviluppatesi in quel periodo.
9 1. La nascita della filosofia in Grecia L arte Fu soprattutto la poesia a influenzare la filosofia, e in particolare Omero, Esiodo e la poesia lirica. Omero possiede un grande senso dell armonia e della proporzione, cerca le cause dei fatti accaduti (per quanto siano ragioni mitico-storiche) e tenta di rappresentare la realtà nella sua totalità. L importanza di Esiodo deriva dal fatto che fu il Reale, pagg primo a cercare il «principio primo» da cui tutto ebbe inizio, ma lo fece attraverso il mito. Infine, i poeti lirici influirono ponendo il concetto di Reale, pagg limite, di giusta misura, quel «conosci te stesso» del tempio di Apollo che diventerà il motto di Socrate La religione Quando si parla di «religione greca» si pensa a Zeus, Apollo e in generale agli dèi della tradizione omerica. Questa però è solo una faccia della religiosità greca, poiché la religione pubblica si fondava un amplificazione e idealizzazione dell uomo comune, e riconduceva a divinità antropomorfe (possedenti vizi e virtù umani) tutti gli avvenimenti della natura. Questo elemento naturalistico della religione greca, d altra parte, influenzerà la filosofia, che all inizio sarà anch essa «naturalistica». Reale, pag. 39 Molte persone però non erano soddisfatte da tale religione, sentendola lontana. Per questo si diffusero i misteri, tra i quali i più influenti sono quelli orfici. Questi ebbero grande influenza sulla filosofia, poiché introdussero il dualismo tra il corpo, destinato a perire, e l anima. Ma tale anima era in realtà un dèmone, caduto nel corpo per una colpa originaria, destinato a sopravvivere e a reincarnarsi. I misteri orfici promettevano di liberare l anima dal corpo attraverso una purificazione, affermando che gli iniziati avrebbero avuto un premio dopo la loro morte. L obiettivo finale era il ricongiungimento con gli dèi. I misteri orfici ebbero una forte influenza su Pitagora, Eraclito, Empedocle e soprattutto Platone. Reale, pagg Inoltre l assenza di libri sacri, dogmi e di una casta sacerdotale furono ostacoli in meno affinché la filosofia potesse affermarsi. Reale, pagg Le condizioni socio-politiche L uomo greco, che vantava di essere cittadino e non suddito, era completamente libero. La maggior parte delle civiltà precedenti a quella greca furono infatti monarchie accentratrici, dominate da una cultura autoritaria e tradizionalista. La civiltà greca è invece caratterizzata Abbagnano, pag. 21 da numerose città-stato e forme di governo aristocratico. In questa ottica il cittadino greco, più svincolato da legami sia con il potere sia con la religione, è capace di darsi autonomamente un ordinamento politico. Ciò pone le basi per una società dinamica, caratterizzata dal
10 1. La nascita della filosofia in Grecia 4 cambiamento e dalla messa in discussione delle verità, in cui la filosofia trova terreno fertile. Questo d altronde spiega perché essa non sia nata nella società spartana (tipicamente più rigida e tradizionalista) mentre sia sorta prima nelle colonie e poi abbia attecchito ad Atene. A questo si deve aggiungere la prosperità delle colonie stesse: fu il benessere economico che spinse i ceti medi a cacciare i proprietari terrieri dal potere e a darsi un ordinamento. 1.3 Mito e logos La filosofia studia la realtà considerata sia nel suo insieme sia nel particolare, distinguendosi così dalle altre scienze che sono, per definizione, limitate a un solo campo: in questa ottica, tutte le scienze fanno parte della filosofia. La realtà viene indagata tramite la ragione, il logos (il vero discorso, la vera ragione, il giusto pensiero): la filosofia è la riduzione della realtà a logos e ha l unico scopo di conoscerla e di contemplarla. Come disse Aristotele, «tutte le scienze sono più necessarie di questa, ma nessuna è superiore». Essa è infatti, anzitutto, contemplazione disinteressata; è, Metafisica A, 2, inoltre, sapere dei fondamenti: dell essere (per esempio la metafisica 982b come dottrina delle cause prime delle cose), del conoscere (la gnoseologia e la logica come studio dell origine o della validità ultima delle nozioni e dei ragionamenti), dell agire (l etica e la politica come studio dei motivi e degli scopi ultimi dell azione individuale e sociale): fin dall inizio fu perciò considerata la «regina» delle scienze. Se partiamo dall analisi etimologica della parola filosofia, notiamo che essa è «amore per la sapienza», sapienza che non è riconducibile all erudizione o alla mera conoscenza logica e/o discorsiva, ma di un sapere che riguarda ogni aspetto dell essere umano, un sapere realizzativo non sintetizzabile in formule sintetiche e scientiste. 1.4 Chi erano i presocratici Come è già stato detto, i presocratici non costituiscono un gruppo omogeneo, ma si differenziano perché riconducibili a scuole e tendenze diverse. In particolare, due sono le aree geografiche in cui si affermano: le colonie greche in Asia minore, dove nacquero e vissero i primi filosofi (la scuola di Mileto nella Ionia, Eraclito a Efeso), le colonie italiche della Magna Grecia, dove si diffuse successivamente (si pensi al pitagorismo, a Empedocle e Parmenide). Con Anassagora, che si trasferì ad Atene e collaborò con il governo di Pericle, la filosofia raggiunge la capitale dell Attica, dove si svilupperà con i sofisti e Socrate.
11 1. La nascita della filosofia in Grecia 5 Per quanto riguarda invece la loro indagine, i primi filosofi cercavano il «principio primo» (in greco archè) del cosmo, identificandolo spesso con un elemento naturale; la prima rivoluzione avviene con il concetto di «essere», introdotto da Parmenide. Il gruppo di filosofi che va da Talete a Democrito è chiamato naturalista, perché cerca di determinare la natura dell essere e del divenire. Vengono poi i sofisti che, pur approdando al relativismo, incentrano la loro attenzione sull uomo e sulla virtù. Il passo decisivo lo fece Socrate, che rivoluzionò il campo dell etica e segnò lo spartiacque tra i pre-socratici e i filosofi successivi. Tuttavia, negli ultimi anni è sorta una nuova questione terminologica: poiché il passaggio dallo studio della natura a quello dell uomo è avvenuto con i sofisti prima che con Socrate, alcuni studiosi hanno proposto di distinguere questi dai filosofi a loro precedenti, preferendo indicare i naturalisti con il termine di «pre-sofisti». D altra parte, è utile sapere che in passato era comune riferirsi a questi pensatori chiamandoli «pre-platonici» (si pensi per esempio alle Lezioni sui preplatonici di Friedrich Nietzsche). 1.5 Fonti per lo studio dei presocratici Le principali fonti di cui dispongono gli storici per conoscere il pensiero dei primi filosofi sono: le opere dei filosofi, che però sono quasi interamente andate perdute e di cui si conservano rarissimi frammenti; le testimonianze su questi filosofi riportate in opere di autori successivi. Tra questi ad esempio ricordiamo Platone, che nei suoi dialoghi cita tesi e dottrine di pensatori a lui precedenti, e Aristotele, autore della Metafisica, considerato per certi versi il «primo saggio di storiografia filosofica»; le opere dossografiche (da doxa, opinione), raccolte risalenti al tardo periodo ellenistico in cui venivano riunite le opinioni dei filosofi del passato su un determinato argomento. Le testimonianze sui presocratici sono state raccolte nel XX secolo da due filologi tedeschi, Hermann Diels e Walter Kranz, che le hanno catalogate. A questa edizione si fa riferimento quando si citano i frammenti dei primi filosofi, che sono contrassegnati dalla sigla DK (abbreviazione di Diels-Kranz).
12 I naturalisti ionici 2 Con naturalisti ionici (detti anche fisici, fisiologi o ilozoisti) si intendono i filosofi della scuola di Mileto, che si dedicarono alla ricerca di un principio fisico come origine e sostanza delle cose. Gli esponenti di questa scuola sono tre: Talete, Anassimandro e Anassimene. La fiorente società che si sviluppa nel VI secolo in Ionia, nell Asia Minore, ha come principali centri Mileto, Efeso, Samo e Chio. Nate dopo la seconda colonizzazione greca nel Mediterraneo, queste colonie erano diventate importanti centri di scambio e di contatto con l Oriente: fu in questa situazione di vivacità intellettuale che, come abbiamo visto, si sviluppò una «nuova cultura, liberata da credenze magiche, mitiche e religiose», destinata a essere la culla della filosofia. Abbagnano, pag La ricerca del principio L osservazione della natura porta i primi filosofi a confrontarsi con il problema della realtà primaria. Di fronte alla realtà del mondo che empiricamente si presenta come una molteplicità di cose che nascono e muoiono, i naturalisti sono convinti che esiste una realtà unica ed eterna che si oppone al divenire (il nascere e il corrompersi delle cose) e le dà ragione. Questa sostanza (da substantia, cioè «che sta sotto le cose»), denominata inizialmente physis (cioè realtà prima, originaria e fondamentale) e poi archè (cioè principio), è la fonte o scaturigine delle Reale, pag. 73 cose, loro termine ultimo e loro permanente sostegno. La parola greca physis deriva dalla stessa radice del verbo phyein, che significa «generare». Per i primi filosofi la natura è la totalità di ciò che esiste, e comprende quindi non solo le cose che si trovano sulla terra ma anche quelle in cielo. Inoltre, per gli antichi la natura non è contrapposta all uomo, bensì lo comprende, insieme a ciò che egli produce. Le cose che compongono la natura non sono isolate, ma sono rette da un ordine e governate da leggi. Il termine physis quindi fu in 6
13 2. I naturalisti ionici 7 un primo momento usato per indicare anche il principio che determina lo sviluppo di una cosa. Cioffi et al., pagg. Archè deriva invece dal verbo archein, che significa «essere il primo» ma anche «governare». Il termine indica quindi ciò che è primo per importanza e che ordina e governa il tutto. I primi filosofi cercarono di identificarlo con uno o più elementi della natura che potevano essere ritenuti il fondamento delle cose e spiegare razionalmente il cambiamento. Cioffi et al., pag Talete Per una consuetudine risalente all antichità, Talete è considerato l iniziatore della filosofia greca e il fondatore della scuola ionica. Le date di nascita e di morte ci sono sconosciute, ma sappiamo che l apice della sua attività è stato verso l anno 585 a.c., quando riuscì a prevedere un eclissi. Pur non avendo scritto nulla, il suo pensiero è arrivato fino a noi Reale, pag. 71 tramite le parole di Aristotele, secondo il quale Talete fu l iniziatore della filosofia della physis, in quanto fu il primo a ricondurre tutta la realtà a un principio originario, che identificò con l acqua. Le ragioni di tale congettura secondo Aristotele risiedono nel fatto che «il nutrimento d ogni cosa è umido, e persino si genera e vive nell umido [... ] ed anche perché i semi di tutte le cose hanno una natura umida e l acqua è [... ] il principio della loro natura». Reale afferma che «il principio Metafisica A, 3, è l acqua, perché tutto viene dall acqua, sorregge la propria vita con 983b l acqua, finisce nell acqua». Reale, pag. 74 Tuttavia bisogna precisare che con «acqua» Talete non intende semplicemente il liquido ma un vero e proprio dio, un elemento divinizzato che si supponeva governasse il mondo. È una nuova concezione della divinità, intesa con la ragione e destinata a soppiantare la vecchia religione pubblica. È inoltre un dio che pervade tutto, implicando che ogni cosa abbia un anima (panpsichismo), come il magnete che manifesta la sua anima attirando il ferro. Reale, pagg Anassimandro Anassimandro, molto probabilmente discepolo di Talete, fu il primo a introdurre il termine archè nella ricerca del principio, che identificò con l apeiron. Questo non è un principio naturale come l acqua, ma è di natura infinita. Il termine stesso a-peiron significa «privo di limiti (peras) esterni e interni». Nella prima accezione, l apeiron è l infinito quantitativo, spaziale, mentre nell altra accezione è l infinito qualitativo, senza limitazioni di qualità.
14 2. I naturalisti ionici 8 L apeiron è quindi l infinito e l illimitato che contiene tutte le cose e dal quale esse si generano. Come afferma Aristotele parlando di Anassimandro, l infinito abbraccia e regge ogni cosa, cioè comprende ed è sostegno di tutte le cose. Inoltre, sempre Aristotele riporta che «(l infinito) appare come il divino, perché è immortale e indistruttibile»: DK 12 A 15 come l acqua di Talete, l infinito di Anassimandro era considerato divino, in quanto possedeva la principale caratteristica della divinità, l immortalità. Anassimandro fornisce inoltre la descrizione di come le cose derivano da questa sostanza primordiale. Ritiene che l apeiron sia in continuo movimento e da esso avvenga una separazione delle coppie di opposti (caldo/freddo, umido/secco ecc.); a causa di questo si generano infiniti mondi, nei quali le coppie di opposti sono in lotta e danno origine al divenire. Un frammento ritenuto autentico di Anassimandro riporta: «Donde le cose traggono la loro nascita, ivi si compie la loro dissoluzione secondo necessità; infatti reciprocamente pagano il fio e la colpa dell ingiustizia». Il filosofo collega quindi il nascere e il dissolversi DK 12 B 1 a una ingiustizia, una colpa che richiede un espiazione. Tale colpa è Reale, pag. 81 doppia: da un lato di avere in qualche modo corrotto la perfezione dell apeiron separandosi da esso e dando origine agli opposti; dall altro di avere tentato, nella continua lotta del divenire, di sopraffare il loro opposto, tentando quindi di assumere le prerogative di unico dominatore dell apeiron. 2.4 Anassimene Anassimene di Mileto, forse discepolo di Anassimandro, raggiunse l apice della sua attività nel a.c. In un certo senso, corregge la teoria del maestro: il principio, l archè, è sì infinito in quantità e qualità, ma non è indeterminato, e viene identificato con l aria. Nell aria Anassimene vede la forza in incessante movimento che anima il mondo. Nella sua concezione il cosmo intero è un unico essere vivente che respira, e l aria è il suo respiro e la sua anima. Alcuni Abbagnano, pag. 37 studiosi ipotizzano invece una possibile derivazione della teoria di Anassimene dall osservazione della natura, poiché dall aria, infinita e illimitata all occhio umano, scendono la pioggia (l acqua) e i fulmini (il fuoco), e a esso salgono i vapori e le altre esalazioni. Reale, pag. 86 Anassimene spiega anche come la realtà derivi dall aria attraverso il processo di condensazione e di rarefazione (la rarefazione dà origine al fuoco, la condensazione all acqua e alla terra); allo stesso modo il freddo è la materia «che si contrae» mentre il caldo è la materia dilata e allentata (Plutarco). DK 13 B 1 L importanza di Anassimene sta nell aver spiegato razionalmente come da una differente quantità del principio originale possa derivare
15 2. I naturalisti ionici 9 una realtà di volta in volta diversa in qualità. La sua teoria è in perfetta armonia con il principio, fornisce una causa che fa derivare dall archè Reale, pag. 88 tutte le cose senza ricorrere a concezioni orfiche.
16 Pitagora e i pitagorici 3 Oltre alla Ionia, la filosofia trovò terreno fertile anche nelle poleis dell Italia meridionale. La colonizzazione della Magna Grecia era iniziata con la fondazione di Cuma in Campania nel 756 a.c., a cui seguirono Siracusa, Leontini e Catania in Sicilia, Reggio, Sibari, Crotone e Taranto nel sud della penisola. Al VII secolo a.c. risalgono Gela, Metaponto e Locri, mentre per Agrigento e Elea bisogna aspettare il VI secolo. In questa area del Mediterraneo la filosofia si affina rispetto Cioffi et al., pag. 27 alle dottrine dei pensatori precedenti, grazie alle scuole pitagorica ed eleatica [ cap 6]. Reale, pag. 101 La scuola pitagorica fu una realtà complessa: oltre che una corrente filosofica fu anche un movimento caratterizzato da un forte spirito religioso, dalla vita in comune, dall esercizio della vita attiva (politica) e di quella contemplativa (ricerca pura). Del suo fondatore Pitagora si hanno scarse notizie. Originario dell isola di Samo, si trasferì a Crotone, dove fondò una scuola che ebbe grande successo e acquistò un certo peso politico, tale da attirare una violenta opposizione. Fu costretto a riparare dapprima a Locri, quindi a Taranto e infine a Metaponto, dove morì all inizio del V secolo. Durante la sua vita non scrisse nulla, e i suoi stessi discepoli erano tenuti a mantenere segrete le dottrine. Il primo a infrangere questa regola fu Filolao, che fu contemporaneo di Socrate: quando furono messe per iscritto, le dottrine pitagoriche si erano ampliate ed evolute, fatto che rende impossibile distinguere le tesi del maestro da quelle degli allievi. D altra parte, è ragionevole ipotizzare che le posizioni all interno della scuola fossero sostanzialmente omogenee. Reale, pagg Il numero come principio della realtà I pitagorici individuano l archè nel numero, pensato come entità inerente alle cose stesse e dotato di una propria consistenza spaziale. Questo Reale, pagg perché: 10
17 3. Pitagora e i pitagorici 11 la numerabilità è una caratteristica che si può applicare a tutte le cose che, in quanto dotate di forma e dimensione, possono essere misurate e calcolate; norme e leggi matematiche governano l universo numerico. I pitagorici vedevano nelle leggi di combinazione tra i numeri un segnale dell armonia dell universo, perciò la matematica è il modo migliore per cogliere l ordine del cosmo. Essi applicarono tale principio anche alla musica e all astronomia. I numeri sono raggruppabili in due specie, cioè «pari» e «dispari»; a questo fa eccezione l uno, che può generare sia il pari sia il dispari (sommando uno a un numero pari si ottiene un numero dispari, e sommando uno a un numero dispari se ne ottiene uno pari). Princìpi supremi di tutte le cose sono però il limite e l illimitato dai quali hanno origine anche i numeri. Tuttavia all interno del numero prevale uno o l altro dei due princìpi: pari e dispari rappresentano rispettivamente l indeterminato e il determinante. Per comprendere questo passaggio bisogna considerare che i pitagorici rappresentavano i numeri attraverso insiemi di punti disposti geometricamente. Raffigurando in questo modo i numeri pari, che possono essere divisi in due metà equivalenti, si nota che il processo di divisione (rappresentato dalla freccia) non incontra nessun limite. Questo rende i numeri pari imperfetti e difettosi, perché indefiniti. Nei numeri dispari, al contrario, la divisione trova un punto di arresto nell unità, e questo li rende limitati e dunque perfetti. Reale, pag. 110 Per i pitagorici a ogni numero corrisponde una figura: l uno è il punto, il due la linea, il tre il triangolo, il quattro il tetraedro. Da ciò venivano ricavate corrispondenze magiche e religiose tra i numeri e alcuni fenomeni, come per esempio l intelligenza, rappresentata dall uno, o l opinione, raffigurata dal due. Particolare importanza aveva il tetraktýs, una figura composta dai primi quattro numeri naturali disposti a triangolo, la cui somma è dieci. A questo veniva attribuito un valore divino, in quanto concentrato del potere generativo di tutti i numeri e simbolo dell origine della bellezza. Il dieci è infatti il numero perfetto, poiché contiene la stessa quantità di numeri pari (2, 4, 6, 8) e dispari (3, 5, 7, 9). Cioffi et al., pag. 72
18 3. Pitagora e i pitagorici L ordine del cosmo Per i pitagorici la matematica è indice dell ordine, della misura e della proporzione del cosmo. L universo non è governato da forze inconoscibili ma è il dominio del numero, e in quanto tale è conoscibile dallo spirito attraverso la ragione. Inoltre i pitagorici ritenevano che, poiché anche la musica non è altro che armonia e numero, le sfere celesti ruotando secondo rapporti matematici producessero una melodia celeste, non udibile dall uomo. Reale, pagg Anima e corpo Nel pitagorismo ricopre grande importanza anche la tematica religiosa. Probabilmente vicini all orfismo, i pitagorici credevano nella metempsicosi: per espiare una colpa originaria, l anima è costretta a incarnarsi diverse volte successivamente, non solo in corpi di uomini ma anche di animali. L anima ha natura divina ed è quindi immortale ed eterna, esiste prima del corpo e continua a vivere anche dopo che questo si è dissolto; il corpo invece è un carcere che la imprigiona. L uomo deve vivere in funzione dell anima cercando di purificarla, cioè liberarla dai legami con il corpo, attraverso la scienza. I pitagorici prevedevano quindi molte regole per ottenere questo risultato, basate sulla purgazione e l astinenza, ma anche sullo studio della musica e soprattutto della matematica. A sottolineare lo stretto rapporto tra filosofia pitagorica e religione si può citare l aneddotto secondo cui lo stesso Pitagora teneva lezione da dietro una tenda, così da separare l insegnamento dalla persona fisica che lo comunicava. Gli allievi inoltre, appena entrati nella scuola, dovevano osservare le due regole di «tacere e ascoltare», e solo in un secondo momento guadagnavano la possibilità di porre domande. A differenza dei milesi, il sapere dei pitagorici era quindi un sapere iniziatico. Reale, pagg
19 Eraclito 4 Eraclito di Efeso visse a cavallo tra il VI e il V secolo (l apice della sua attività è verso il 500 a.c.). Di lui si riporta che fosse «di animo sdegnoso e superbo quant altri mai» (Diogene Laerzio); fu chiamato anche «l oscuro» poiché scrisse la sua opera in uno stile originale ed ermetico, secondo alcuni proprio perché potesse essere letto solo quelli che potevano farlo, e non fosse sottoposto al «dispregio del volgo» (Diogene). Per questo motivo contrappone la filosofia, che tende alla verità, alla mentalità dell uomo comune, ritenuta fonte di errore. Al Abbagnano, pag. 41 filosofo si contrappongono quindi i «dormienti», i non-filosofi, che vivono in un sogno illusorio, incapaci di cogliere la realtà. Eraclito porta la ricerca filosofica dei naturalisti ionici [ 2] su un piano completamente nuovo. I milesi si erano infatti fermati al problema della physis, del principio delle cose e della derivazione della realtà dal principio, notando l universale dinamismo della realtà, ma non avevano approfondito questo aspetto, non lo avevano portato a livello tematico, cosa che farà invece Eraclito. Reale, pagg Il divenire Eraclito è ricordato come il «filosofo del divenire» perché proprio sul dinamismo del divenire concentrò la sua ricerca. Riteneva che la realtà fosse in continuo movimento: nulla resta immobile ma tutto si muove, cambia, trasmuta senza eccezione (panta rhei, tutto scorre). In un frammento divenuto ormai celebre afferma che «a chi discende nello stesso fiume sopraggiungono acque sempre nuove», «noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo»: il fiume sembra essere sempre lo stesso, ma in realtà è fatto di acqua sempre diversa; e siccome, mentre ci immergiamo, siamo diventati diversi da quando siamo entrati in acqua, e l acqua stessa non è più quella in cui ci siamo immersi, Eraclito dice che entriamo e non entriamo nel fiume; e allo stesso modo siamo e non siamo, perché DK 22 B 12, 49a 13
20 4. Eraclito 14 dobbiamo non essere quello che non eravamo prima: le cose non hanno una realtà se non nel divenire delle cose, che è la forma dell essere. Abbagnano, pag La dottrina dei contrari Più in particolare, il divenire è caratterizzato dal continuo cambiare delle cose secondo i contrari: «le cose fredde si riscaldano, le cose calde si raffreddano, le cose umide si disseccano, le cose secche di inumidiscono». Il divenire quindi è un continuo conflitto (polemos) di DK 22 B 126 contrari che si scontrano e si avvicendano. La parte più originale del pensiero eracliteo è pero l unità dei contrari, perché lo scorrere delle cose e l universale divenire si manifestano come armonia e sintesi dei contrari. Scrive infatti Eraclito: «Ciò che è Reale, pag. 92 differente concorda con se medesimo. [... ] Solo la malattia rende dolce la salute, [... ] non conosceremmo neppure il nome della giustizia se non ci fosse l offesa»: nel medesimo tempo un opposto non può esistere DK 22 B 80, 111 senza l altro, esistendo uno in virtù dell altro. È proprio per questa armonia che gli opposti coincidono: «La via in su e la via in giù sono una unica e medesima via», «la stessa cosa è il vivente e il morto, il desto e il dormiente». DK 22 B 60, 88 Se quindi la realtà esiste in funzione del divenire, e il divenire è dato dallo scontro degli opposti in superiore armonia, ne consegue che proprio nell unità degli opposti è il principio che spiega la realtà; e Reale, pag. 93 questo consiste nel divino: secondo Eraclito, «il Dio è giorno notte, è inverno estate, è guerra pace», è l armonia dei contrari. DK 22 B Il fuoco e il logos Il pensiero di Eraclito non abbandona tuttavia ancora il piano della ricerca del physis, di un principio fisico nella realtà, che è visto nel fuoco. Egli stesso afferma: «Tutte le cose sono uno scambio di fuoco, e il fuoco uno scambio di tutte le cose». Il fuoco è l elemento mobile DK 22 B 90 e distruttore per eccellenza, che incarna meglio l idea eraclitea della realtà come continua mutazione. Abbagnano, pag. 42 Ma se, come riporta un altro frammento, «il fulmine governa ogni cosa», il fulmine è il fuoco eterno, cioè il «divino» eracliteo che rappresenta l armonia dei contrari. È un principio a cui Eraclito DK 22 B 63 attribuisce intelligenza, il logos, legge universale che governa la realtà, nel quale la lotta degli opposti diventa razionalità e armonia. La ricerca della verità sta nel cogliere e intendere il logos comune a tutte le cose: l importante non è la quantità delle conoscenze, ma il coglimento del principio; biasima quindi i filosofi che lo hanno preceduto, interessati alla ricerca della verità nella molteplicità delle cose e non nel principio razionale che governa il cosmo.
21 Senofane 5 Senofane nel VI secolo a.c. ritorna sulla tematica cosmologica ricorrendo alla forma del poema filosofico, un genere letterario che verrà poi ripreso anche da Parmenide e Empedocle. Già Esiodo [ 1.2.1] era ricorso alla poesia per trattare argomenti cosmologici, ma era rimasto pur sempre ancorato alla mitologia. Con Senofane e i filosofi a lui successivi la poesia diventa invece uno strumento a uso dell indagine razionale. Senofane era originario di Colofone, nella Ionia, e all età di 25 anni, dopo la conquista della città da parte dei Medi, si trovò errante e solitario per le strade della Magna Grecia. Viaggiò in Sicilia e poi in Italia meridionale, e morì ultranovantenne. Una tradizione antica lo pone come fondatore della scuola eleatica [ 6], ma gli studiosi moderni considerano questa notizia inattendibile, sia perché il filosofopoeta non rimase mai stabilmente a Elea, e quindi non poté insediarvi una propria scuola, sia perché il suo pensiero è lontano da quello di Parmenide e dei suoi allievi. Reale, pag. 126 Sempre secondo le fonti, Senofane sarebbe venuto in contatto con la filosofia ionica [ 2] e avrebbe conosciuto Anassimandro. Si interessò alla natura e studiò i fenomeni celesti riconducendoli a particolari nubi: così il sole, gli astri e le comete sono nuvole infuocate, la luna è una nuvola condensata, l arcobaleno una nuvola colorata, ecc. Ha DK 21 A 38, 40, 42, inoltre individuato due princìpi della realtà, la terra e l acqua (in 43, 44, B 32 alcuni frammenti però parla della sola terra), che sono intesi come origine degli esseri terrestri e non del cosmo intero aspetto che lo separa nettamente dai milesi. Reale, pag. 133 Centrale nel suo pensiero è la riflessione sulla religione. Senofane critica i suoi predecessori come Omero ed Esiodo per aver rappresentato gli dèi antropomorfi, con tutti i difetti degli uomini, e sostiene che, se anche gli animali credessero nelle divinità, se le immaginerebbero simili a loro. Gli dèi non possono nascere o morire, né provare sentimenti o avere vizi. Il dio è infatti identificabile con il cosmo: vede, ascolta e 15
22 5. Senofane 16 pensa tutto senza fatica, e soprattutto non si muove. All immobilità Reale, pag. 131 del dio-cosmo fa però da contraltare la mutevolezza delle cose che popolano il mondo, le quali nascono, si trasformano e muoiono. Ciò quindi lo allontana, oltre che dagli ionici, anche da Parmenide e dalla sua fisica delle apparenze. Reale, pag. 133
23 Parmenide e l eleatismo 6 Con Parmenide (c. 515/510 c. 590 a.c.) la ricerca cosmologica dei presocratici viene rivoluzionata radicalmente. Nato a Elea in Magna Grecia da una famiglia aristocratica, fu iniziato alla filosofia dal pitagorico Amina e a sua volta fondò una scuola nella città natale. Risultato DK 28 A 1 della sua speculazione è un poema intitolato Sulla natura (Perì physeos), nel quale per primo affronta il problema dell essere, gettando le basi dell ontologia. Le sue conclusioni sull unità e immutabilità di ciò che è Reale, pag. 135 segneranno profondamente i filosofi a lui contemporanei e successivi, e daranno vita a un vivace dibattito tra i sostenitori della sua posizione (tra cui spiccano gli allievi Zenone e Melisso) e chi invece difenderà l esistenza del mutamento e della molteplicità degli enti (i cosiddetti «pluralisti» [ 7]). 6.1 Le tre vie La filosofia parmenidea parte dal presupposto che essere (to on), linguaggio e pensiero coincidano: «È necessario dire e pensare che l essere è». Il pensiero e il linguaggio presuppongono necessariamente DK 28 B 6 che ciò di cui si pensa o si parla esista, e ogni volta che si esprime un giudizio su qualcosa, di questo qualcosa si sta dicendo che è. Ne consegue che è impossibile dire o pensare ciò che non è. Nel suo poema, Parmenide dice di essere condotto dalla dea, la quale gli spiega l esistenza di tre vie di ricerca: 1. l essere è e non è possibile che non sia 2. il non essere è ed è necessario che non sia 3. l essere è e il non essere è Con Parmenide la filosofia sposta l oggetto del suo studio dalle cose, cioè gli enti (ta eonta), all essere in quanto tale. Attraverso le tre 17
24 6. Parmenide e l eleatismo 18 vie si cerca di scoprire le vere caratteristiche dell essere, dipendenti dall atto di affermare e quello di negare. L unica via praticabile è la prima, che intende l essere come puro e privo di ogni compromissione con il non essere. In questa si trovano tutti i segni della verità, in quanto è la via della ragione e del logos. La seconda invece, che conduce al non essere, è falsa e porta all errore. Non meno pericolosa è però la terza, Cioffi et al., pag. 114 che rappresenta il modo di ragionare degli uomini comuni («l opinione dei mortali»), che vengono definiti «bicefali», persone «dalla doppia testa» per le quali, sulla base delle apparenze dei sensi, l essere e il non essere sono al tempo stesso identici e diversi. Questi giungono quindi a pensare che anche il non essere sia. L opposizione essere/non essere per Parmenide corrisponde a quella pensiero/sensi. Se gli ultimi si limitano alla percezione di ciò che appare, il pensiero è in grado di cogliere l essere in modo stabile e sicuro, poiché è in grado di andare oltre le apparenze e scoprire la verità profonda della realtà. Inoltre qualsiasi cosa venga appresa con il pensiero ha necessariamente una sua espressione nel linguaggio. In ultima analisi, l ordine del mondo coincide con le leggi del pensiero e del linguaggio. Cioffi et al., pag Caratteristiche dell essere All essere Parmenide attribuisce una serie di attributi, che lo rendono una realtà esistente e non solo un concetto logico e linguistico. L essere Cioffi et al., pag. 117 infatti è ingenerato e imperituro, poiché se nascesse dovrebbe passare dal non essere all essere, e se morisse passerebbe dall essere al non essere, entrambi eventi impossibili in un eterno presente, cioè non ha un passato (se «era» allora «non è più») né un futuro (se «sarà» allora «non è ancora») immutabile e immobile, poiché se mutasse o si muovesse, non sarebbe più ciò che era prima o dove era prima senza fine, perché se terminasse non sarebbe più intero e indivisibile, ovvero: l essere è continuo, e se così non fosse ogni sua parte non sarebbe un altra, e inoltre ciascuna dovrebbe confinare con il vuoto, cioè il non essere unico, poiché se fosse molteplice uno non sarebbe l altro limitato e simile a una sfera: l essere non è infinito perché altrimenti mancherebbe di tutto, mentre la finitezza è sinonimo di compimento e perfezione; Parmenide lo paragona quindi a una sfera, che è definita in modo uguale da tutti i suoi lati
25 6. Parmenide e l eleatismo 19 Oltre a questi, Parmenide postula anche l attributo dell unità, che verrà poi sostenuto con forza dai suoi continuatori. A questo il filosofo di Elea accenna soltanto, senza per altro giustificarlo. Reale, pag Dottrina della conoscenza Similmente al poeta Senofane, Parmenide ribadisce la distanza tra sapere (phrònesis) e opinione (doxa). Quest ultima corrisponde al modo in cui i mortali conoscono il mondo, un modo che, se non può essere vero, non è nemmeno necessariamente falso: è quindi verosimile, ed è necessario perché consente all uomo di indagare in modo completo la realtà. Il sapere, d altro canto, non è inaccessibile, ed è ravvisabile Cioffi et al., pag. 118 nella verità umana dimostrata grazie al ragionamento. Tale verità ha però caratteri quasi divini, perciò non è minacciata dal dubbio, dall opinione e dall incertezza, ma è assoluta, pura, inconfutabile ed eterna. Si instaura perciò un divario incolmabile tra il sapere del saggio e l «opinione dei mortali». 6.4 L eleatismo dopo Parmenide Le tesi di Parmenide furono sviluppate e portate alle estreme conseguenze dai suoi allievi Zenone di Elea e Melisso di Samo La dialettica di Zenone Attivo tra la fine del VI e l inizio del V secolo, Zenone ha avuto il merito di elaborare la dialettica, che utilizza per difendere il maestro confutando le tesi a lui contrarie attraverso il ragionamento per assurdo. In particolare, i suoi sforzi si concentrano sui problemi della molteplicità e della divisibilità degli enti. Per farlo ha elaborato circa quaranta paradossi, i più famosi dei quali sono dedicati alla dimostrazione dell impossibilità del movimento. Reale, pagg Paradosso della dicotomia: un mobile che si sposta da un punto all altro dovrà toccare tutti gli infiniti punti che si trovano tra questi due, impiegando quindi infinito tempo. Ciò è però assurdo, ed è quindi assurdo pensare che un corpo possa percorrere uno spazio continuo infinitamente divisibile. Paradosso di Achille: se Achille, il piè veloce, lascia un vantaggio a un corridore più lento, non riuscirà mai a raggiungerlo, poiché quando avrà raggiunto il punto in cui si trova quest ultimo, questi si sarà spostato un poco più avanti, e una volta arrivato nel nuovo posto questi avrà proceduto ancora di poco, e così via. Il corridore
26 6. Parmenide e l eleatismo 20 più lento avrà sempre un vantaggio, anche se infimo, sul più veloce. Paradosso della freccia: suddividendo in istanti il tempo che una freccia impiega per colpire il bersaglio, si noterà che in ogni momento questa occupa uno spazio uguale a se stessa. Ma ciò che occupa sempre uno spazio uguale a se stesso è fermo, quindi la freccia non si muove. Il problema della molteplicità per Zenone si riconduce a quello della divisibilità dell essere: se esistono diversi enti si può immaginare di racchiuderli tutti in un unico essere, e quindi pensare ciascun ente come una parte dell essere. Ora, se l essere è divisibile si pongono due possibilità: 1. l essere ha un numero finito di parti: immaginando che ci siano due parti, è necessario pensare che queste siano separate da qualcosa, cioè una terza parte; tuttavia, anche ammettendo che le parti siano tre dovrà esserci qualcosa che le separa le une dalle altre, ovvero altre parti; in questo modo il ragionamento può continuare all infinito, rendendo assurda l ipotesi 2. l essere ha un numero infinito di parti, e anche questa possibilità ammette due casi: (a) ogni parte è inestesa, ma in questo caso, se nessuna ha una grandezza, l essere sarebbe la somma di infiniti nulla, ipotesi assurda (b) ogni parte è estesa, ma se così fosse anche gli oggetti comuni, essendo composti di infinite parti aventi ciascuna una grandezza, sarebbero privi limiti, cosa impossibile e negata dall esperienza Avendo provato l assurdità di tutte queste ipotesi, Zenone può concludere che l essere è indivisibile e affermarne quindi l unità. Cioffi et al., pag Melisso Melisso nacque tra la fine del VI e l inizio del V secolo a.c., e oltre che filosofo fu anche un politico e un uomo di mare. Può essere definito il «sistematore» della dottrina di Parmenide, alla quale però apporta un Reale, pag. 152 proprio originale contributo. A differenza dell eleate, infatti, Melisso pensa l essere come infinito, in quanto non è mai nato né morto, e quindi non è circoscrivibile entro dei limiti. Questo comporta che l essere diventa una sostanza dotata di caratteristiche quasi fisiche. Mentre per il maestro l essere era una realtà immobile e al di fuori del tempo, per Melisso è infinito nello spazio e nel tempo, senza
27 6. Parmenide e l eleatismo 21 un origine o un termine, eternamente uguale a se stesso. Il filosofo di Samo rifiuta la finitezza dell essere, poiché se avesse dei confini ci sarebbe qualcos altro al di fuori che lo racchiuderebbe. Ciò è invece impossibile, perché oltre all essere non c è niente. Essendo infinito, si conclude inoltre che l essere è uno e tutto, ed è essendo tutto non può mutare, perché non c è nulla che non sia già. Cioffi et al., pag. 145 Melisso infine pone la questione del rapporto tra unità e molteplicità: se si accetta quest ultima, si deve dedurre che ciascun ente avrà le stesse caratteristiche dell essere, cioè unità, omogeneità, indivisibilità ecc., poiché in caso contrario si dovrebbe introdurre in essi il non essere, cosa di per sé contraddittoria. Le conclusioni, giudicate assurde dal filosofo di Samo, saranno però al centro della riflessione dei pensatori successivi. Cioffi et al., pag. 146
28 I pluralisti 7 Il pensiero di Parmenide rappresenta un momento fondamentale nella filosofia presocratica, poiché per primo pone l attenzione su tematiche ontologiche. Tuttavia, l unità e l immutabilità dell essere da lui dimostrate razionalmente si scontrano con l esperienza quotidiana, che mostra le cose soggette alla pluralità e al divenire. Ciò pone non pochi problemi che gli autori successivi tentarono di risolvere dimostrando, in modo altrettanto rigoroso, che è possibile ammettere la molteplicità degli enti e così «salvare i fenomeni» (sozein ta phainomena). I filosofi noti come pluralisti - cioè Empedocle, Anassagora e gli atomisti Leucippo e Democrito - sostengono quindi l esistenza di una pluralità di enti, ciascuno dei quali possiede le caratteristiche di eternità, immutabilità e unitarietà affermate dagli eleati. 7.1 Empedocle Discendente da una famiglia aristocratica di Agrigento, Empedocle (c. 481 c. 421 a.c.) oltre che filosofo fu anche poeta, mistico, taumaturgo, medico e politico di indirizzo democratico. Secondo alcune fonti fu il primo a dare lezioni di eloquenza, ed ebbe come allievo Gorgia [ 8.3]. Su di lui si narrano varie leggende, come per esempio che abbia resuscitato una donna morta da un mese e che si sia suicidato gettandosi in un cratere dell Etna. In realtà, testimonianze più attendibili affermano che sarebbe morto nel Peloponneso, esiliato dai ceti aristocratici con cui era entrato in contrasto Le quattro radici Cercando di spiegare i fenomeni naturali mantenendo però l assunto parmenideo per cui l essere è ingenerato e imperituro, Empedocle individua come elementi primordiali quattro radici (rhizòmata), cioè la terra (elemento solido), l aria (elemento gassoso), l acqua (elemento 22
29 7. I pluralisti 23 liquido), il fuoco (luce e calore). Tali radici si mescolano e si separano dando origine alla realtà e al suo divenire. Si noti che, a differenza degli ionici [ 2], per i quali il principio si trasformava negli altri elementi, per Empedocle ciascuna delle quattro radici rimane qualitativamente immutata. Il numero di quattro, invece, è probabilmente dovuto all influenza pitagorica. Reale, pag. 161 La realtà è governata dai princìpi di amicizia (philia), che porta le radici ad aggregarsi tra loro, e di inimicizia (neikos), che le separa. Si tratta di realtà naturali, che stabiliscono i ritmi dello sviluppo e dei mutamenti naturali: il divenire è un moto ciclico che vede contrapporsi Reale, pag. 162 amore e odio, dando vita a quattro età. In una prima fase in cui predomina l amicizia e le cose sono unite in armonia (sfero) si inserisce l odio (età dell odio), il quale prende il sopravvento e separa tutto ciò che era unito (caos), fino al ritorno dell amore (età dell amore). Cioffi et al., pag. 148 Ciascuna delle quattro radici è ingenerata, imperitura, piena, indivisibile e immutabile. Empedocle concepisce ogni ente come qualificato (per esempio, il fuoco è caldo), e l altro da sé, cioè il non essere, è interpretato come un essere differente (come l acqua, che non è calda e quindi è diversa dal fuoco). Inoltre, nei composti le radici sono presenti secondo precisi rapporti quantitativi. Tutto questo ha dei risvolti nel campo della conoscenza. Basandosi sul principio secondo cui «il simile conosce il simile», il filosofo afferma che, siccome tutte le cose sono composte dalle quattro radici, la conoscenza avviene quando gli elementi che sono in noi vengono a contatto con gli stessi elementi all esterno. La sensazione avviene per mezzo di effluvi che si distaccano dagli oggetti e penetrano in noi attraverso pori La purificazione Nel pensiero di Empedocle ricopre un ruolo importante l aspetto religioso. Uno dei suoi poemi, le Purificazioni, tratta del tema della divinità, intesa come una mente in grado di muoversi per l intero universo a una velocità istantanea, non coglibile attraverso i sensi. L anima dell uomo è invece un dèmone cacciato dall Olimpo per una colpa originaria, il quale potrà però ritornavi in seguito a una purificazione, attraverso una serie di incarnazioni in vite via via sempre più nobili. Reale, pagg Anassagora Con Anassagora (c. 496 c. 428 a.c.), originario di Clazomene in Asia Minore, la filosofia si trasferisce dalle colonie ad Atene. Svolse Cioffi et al., pag. 166 infatti la sua attività di filosofo nella capitale dell Attica, dove fu
30 7. I pluralisti 24 consigliere di Pericle. Il suo pensiero si basa su un indagine razionale della natura, e si dimostra invece critico verso i miti e le credenze popolari, inserendosi nel movimento di laicizzazione della società che vedrà come protagonisti i sofisti [ 8]. Questo suo atteggiamento lo rese però inviso ai ceti aristocratici legati ai valori tradizionali, e con la scomparsa di Pericle cadde in disgrazia. Sottoposto a un processo per empietà nel 433, fu costretto a fuggire e a tornare nella Ionia, dove terminò i suoi giorni La dottrina dei semi Diversamente da Empedocle, che riduceva il tutto a quattro elementi, Anassagora è consapevole della complessità della natura. Distingue la cosa, conosciuta tramite l esperienza, dai semi, nei quali la cosa è contenuta, ma ha dimensioni talmente piccole da sfuggire alla percezione. Fedele al principio parmenideo per cui non è possibile il passaggio dal non essere all essere, e basandosi sull osservazione degli organismi viventi, definisce il divenire come lo sviluppo di un seme. È infatti importante sottolineare che per il filosofo le cose non si formano dal nulla, ma crescono partendo da qualcosa di antecendente, all interno del quale hanno un esistenza reale sebbene siano ancora invisibili; solo con lo sviluppo raggiungeranno uno stato in cui saranno percepibili. Cioffi et al., pag. 150 Interessanti sono le sue considerazioni sulla nutrizione, resa possibile dal fatto che nelle cose mangiate sono presenti sotto forma di seme le qualità di cui è fatto il corpo. Il principio della physis è quindi individuato da Anassagora in un infinità di semi - che vengono chiamati omeomerie (cioè «composte da parti simili») - a loro volta divisibili all infinito. Per spiegare le Reale, pag. 173 trasformazione il filosofo ricorre al principio del «tutto in tutto», secondo il quale in ogni cosa sono contenuti i semi di ogni cosa: queste quindi non si generano né si distruggono, ma mutano le une nelle altre, poiché tutto, in determinate condizioni, può diventare tutto. Tutte le qualità sono ugualmente originarie e tutte si scompongono in parti omeomere. La nascita e la corruzione delle cose avvengono per composizione o scomposizione di elementi, e le cose devono le loro caratteristiche alla prevalenza di una tipologia di seme rispetto a un altra. Inoltre, i semi possono essere suddivisi all infinito, ma a ciascun livello la divisione avviene solo in un numero sempre finito di semi. Le qualità di «grande» e «piccolo» rapportate ai semi sono puramente relative L intelletto ordinatore Anassagora introduce anche il principio del noùs (intelletto): talvolta appare come un principio separato dalla realtà dei semi e a essa Cioffi et al., pagg
31 7. I pluralisti 25 superiore, talvolta è definito la più sottile e la più pura delle cose, e svolge la funzione di causa ordinatrice. L intelletto anassagoreo si caratterizza per la sua grandezza, tale da contenere tutte le cose, e per la sua capacità di penetrare nelle cose e mescolarsi con loro, e può quindi conoscere e governare tutto. È principio vitale presente in ogni organismo, ma è anche principio cosmogonico, che all inizio dei tempi ha dato origine al moto rotatorio dei semi che li ha portati a unirsi tra loro a formare sfere, dando così vita al cosmo. Reale, pagg Dottrina della conoscenza Per il filosofo di Clazomene vale il principio secondo cui «il diverso conosce il diverso». Le sensazioni vengono percepite con una forza inversamente proporzionale alla presenza della qualità percepita dall organo di senso. Ciò è tale per tutti gli animali. Gli uomini si differenziano da questi ultimi perché possiedono esperienza, memoria, sapere e arte (téchne). La sensazione non è infatti sufficiente a produrre il sapere, che richiede un interpretazione dei dati e la verifica di ciò che si è ipotizzato. Cioffi et al., pagg Democrito e l atomismo antico Secondo le fonti antiche il primo filosofo a formulare tesi atomistiche fu Leucippo, originario probabilmente di Mileto e allievo di Parmenide e Zenone. Tuttavia delle due opere che gli vengono attribuite non ci è giunto pressoché niente. Maggiori informazioni abbiamo invece del suo allievo Democrito (460? - c. 370 a.c.). Originario di Abdera in Tracia, visse più di cento anni e fu contemporaneo di Socrate. Di famiglia agiata, si dedicò esclusivamente allo studio e compì viaggi in Egitto, Asia Minore e Persia. Si interessò di molti ambiti del sapere, ma delle sue innumerevoli opere possediamo solo pochi frammenti Gli atomi e le loro proprietà Per gli atomisti il movimento non è un illusione, ma una realtà resa possibile dal fatto che oltre all essere esiste qualcosa di diverso da esso: il vuoto, cioè il non essere, inteso come uno spazio nel quale gli enti non trovano ostacoli e possono quindi muoversi. I corpi possono essere divisi in parti sempre più piccole, frapponendo tra una e l altra uno spazio vuoto. Dal punto vista fisico però la realtà non può essere divisa all infinito, perché alla base vi sono elementi primi non ulteriormente divisibili, gli a-tomi (cioè, appunto, «non-divisibili»). Questi tuttavia sono divisibili all infinito in senso matematico, poiché si possono rapportare gli uni agli altri attraverso numeri irrazionali (per esempio
32 7. I pluralisti 26 Democrito afferma che un atomo può avere un volume pari a un terzo di un altro). Cioffi et al., pag. 155 Gli atomi sono eterni, ingenerati, imperituri, immutabili e «pieni d essere», cioè non contengono al loro interno spazi vuoti. Si differenziano tra loro solo per forma (intesa come forma intuibile dall intelletto e non visibile con gli occhi), grandezza (cioè il volume), posizione (che può essere relativa, cioè rispetto agli altri atomi, o assoluta, cioè rispetto al vuoto). Non hanno invece qualità come colore o odore. Le loro caratteristiche primarie sono pertanto geometriche, e da queste derivano le altre. Le cose sensibili si creano dall aggregazione e dalla scomposizione degli atomi, dovute all urto delle particelle tra loro durante il movimento. In questi casi gli atomi possono dare origine a un moto vorticoso, che richiama altri atomi e origina in questo modo nuovi mondi. Democrito ha una visione deterministica dell universo: gli atomi sono destinati a incontrarsi o non incontrarsi per via della direzione del loro movimento, e non può accadere il contrario. Le caratteristiche delle cose, a loro volta, dipendono dalla forma, dalla grandezza e dall ordine degli atomi che le compongono. A queste, esistenti per natura, si affiancano altre proprietà «soggettive», dovute a impressioni che agiscono sui nostri organi di senso, come ad esempio i colori o la temperatura. La prima è una forma di conoscenza genuina, mentre la seconda è oscura: «Opinione il dolce, opinione l amaro, opinione il caldo, opinione il freddo, opinione il dolore; verità gli atomi e il vuoto». Mentre infatti gli atomi sono immutabili, le cose sensibili DK 69 B 9 sono soggette a trasformazione, e tutte le mutazioni sono spiegabili per via meccanica attraverso lo spostamento degli atomi da uno spazio all altro. Cioffi et al., pag La conoscenza Democrito spiega la percezione delle cose sensibili partendo dal presupposto che anche l anima è composta da atomi, corpuscoli particolari di natura ignea, sferici ed estremamente mobili. Gli atomi provenienti dal mondo esterno entrano in contatto con quelli dei nostri organi di senso, creando uno stampo che riflette le caratteristiche dell oggetto. Anche la vista è spiegata attraverso un contatto fisico: continuamente atomi che riproducono la struttura dell oggetto si staccano e riempiono l aria circostante. La percezione è quindi un interazione tra uomo e realtà.
33 7. I pluralisti 27 Per il filosofo la percezione è sempre vera, poiché si tratta di un rapporto tra soggetto e oggetto. Tuttavia questa ci mostra come sono le cose per noi, e non consente di conoscere la cosa in sé. Alla convenzionalità e relatività della percezione si contrappone la conoscenza intellettivo-razionale, mediante la quale si accerta la verità delle cose, per giungere alla quale si deve andare oltre la verità sensibile delle cose. Attraverso processi mentali è possibile separare una qualità di un oggetto dalle altre, intuirla nella sua purezza e stabilire relazioni con altre qualità di ordine sensibile e intelligibile. L intelletto quindi non può conoscere prescindendo dal sensibile. Cioffi et al., pag Politica ed etica Come la realtà, anche la società è composta da singoli elementi che si uniscono per azione di una forza esterna, ma senza dare vita a una vera unità. Dalla situazione di alegalità iniziale, gli uomini furono spinti a vivere insieme dal timore delle fiere, riconoscendo l utilità del mutuo soccorso in caso di pericolo. La legge è quindi garanzia del maggior piacere e minor dolore per l individuo. Cioffi et al., pag. 159 Anche in etica Democrito è mosso da assunti individualistici, secondo i quali l individuo ricerca sempre una precaria felicità. Il concetto portante è quello dell euthymìa, tranquillità dell anima, intesa come esercizio di controllo e razionalizzazione dei desideri. Eliminare il thymòs significa eliminare la vita stessa, perciò è necessario renderlo buono per guadagnare la serenità di vita. Non compare, invece, alcun dio che controlli la realtà, quindi i progressi dell uomo nel campo del sapere e della tecnica sono frutto del suo lavoro.
34 I sofisti 8 I cinquant anni che seguirono la fine della seconda guerra persiana (479 a.c.) furono per la Grecia un epoca di crisi e allo stesso tempo il periodo di maggior splendore. Le città rivali di Sparta e Atene estesero progressivamente la propria egemonia sui territori circostanti, esacerbando i contrasti che portarono allo scoppio della guerra del Peloponneso (431 a.c.). Atene in particolare, durante il governo di Pericle ( a.c.), carismatico leader democratico, divenne un fiorente centro economico e culturale, che richiamava mercanti, artisti e pensatori da tutto il Mediterraneo. Con la parità di diritti (isonomia) e la libertà di parola (parresia) che la polis democratica riconosceva a tutti i cittadini si diffuse, soprattutto tra i ceti più elevati, la necessità di apprendere le tecniche che consentissero di essere persuasivi di fronte all assemblea pubblica, capacità indispensabile per amministrare il potere e ottenere il successo politico. Fu in questo contesto che i sofisti, maestri di retorica itineranti, trovarono terreno fertile. Kerferd, pagg Caratteri generali della sofistica Il termine sophistés inizialmente significava «sapiente» ed era sinonimo di sophos, «saggio». Nel corso del V secolo, però, la parola cambiò significato e assunse il valore negativo con cui è usata anche nel linguaggio moderno. I sofisti erano insegnanti di retorica che viaggiavano da una regione all altra tenendo lezioni a pagamento, e amavano definirsi «maestri di virtù». Per lo più provenienti dalle colonie greche, concentrarono la propria attenzione sull uomo, dedicandosi agli aspetti legati alla filosofia morale e giungendo a un sostanziale relativismo etico e gnoseologico. Attraverso i loro viaggi, questi pensatori entrarono in contatto con tradizioni molto differenti da quelle greche, e poterono osservare come determinati comportamenti giudicati empi da alcuni popoli erano invece accettati presso altri. Inoltre la pratica della retorica, che consente all oratore di trionfare in un agone verbale 28
35 8. I sofisti 29 indipendentemente dal fatto che abbia ragione, li portò a negare l esistenza di verità assolute, attribuendo al contrario grande importanza all opinione (doxa) e alla capacità di far mutare di parere mediante la persuasione (peitho). Particolarmente rappresentativo del pensiero sofistico e in generale della riflessione politica del V secolo a.c. è il dibattito attorno all antitesi nomos/ physis. Con il primo termine, tradotto genericamente con «legge», si intende l insieme delle norme etiche, religiose e giuridiche, variabili a seconda delle diverse tradizioni. Alla convenzionalità del diritto positivo si contrappone la natura, intesa come sede stabile dell ordine. Su questo tema ciascun autore giunse a conclusioni differenti, indice del fatto che la sofistica non fu una scuola filosofica ma piuttosto un movimento estremamente variegato al suo interno. La stessa virtù che vantavano di insegnare si riduceva in ultima analisi alle norme etiche in vigore nella città in cui si operava, la cui conoscenza era necessaria per comporre discorsi persuasivi e quindi riuscire ad avere successo nella vita pubblica. In più, oltre al campo della morale, il relativismo interessava anche la gnoseologia: se le sensazioni variano da persona a persona e di uno stesso fenomeno ciascuno ha percezioni differenti, allora non è possibile dire che ci sono verità conoscibili e nemmeno insegnarle per mezzo del linguaggio, il quale potrà essere usato solo per ottenere la vittoria in un agone retorico. Una simile concezione della virtù (areté) e della verità (aletheia), come si vedrà, non poteva essere accettata da Socrate e dai filosofi successivi, che gettarono discredito su questo movimento. Per secoli la pessima nomea dei sofisti, che li dipingeva come personaggi infidi e dediti a ragionamenti capziosi, fece sì che questi autori non fossero considerati nemmeno filosofi. La loro rivalutazione si è avuta solo nel XIX secolo con Hegel (si vedano le sue Lezioni sulla storia della filosofia) e Nietzsche, e oggi la storiografia attribuisce alla sofistica un importanza cruciale nello sviluppo della filosofia antica. Kerferd, pagg Protagora Protagora (c c. 420 a.c.) fu tra i primi e più importanti sofisti. Originario di Abdera in Tracia, giunse ad Atene nel a.c. e strinse amicizia con Pericle, che lo incaricò di scrivere la costituzione per la colonia panellenica di Turi. Compì molti viaggi e scrisse diverse opere, tra cui le Antilogie, la Verità, Intorno all essere e Intorno agli dèi. Stando alle fonti, quest ultima gli valse un accusa di empietà, poiché vi affermava che delle divinità non si può dire nulla, nemmeno se esistano oppure no. Sempre secondo la tradizione morì durante un naufragio, e le sue opere furono date al rogo nell agorà di Atene. Il pensiero di Protagora può essere riassunto dalla celebre massima secondo cui «l uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in
36 8. I sofisti 30 quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono». Il sofista DK 80 B 1 propone una nuova nozione di verità, considerata a partire dalla sua connessione con l esperienza e priva di qualsiasi significato sacrale. L individuo può conoscere solo ciò che cade nel suo orizzonte di esperienza, e la distinzione tra vero e falso avviene all interno della relazione tra uomo e mondo - quest ultimo inteso sia come realtà sensibile sia come ambiente creato dall uomo stesso attraverso le tecniche, e in particolare la politica. Ciò comporta che la verità non può essere assoluta, e la sua ricerca avviene a partire dall uomo e dal suo ambiente (cioè la polis). Per Protagora infatti c è uno stretto nesso tra verità e prassi, e conoscere il mondo significa migliorarlo. La stessa retorica ha un decisivo ruolo educativo nella polis democratica, perché è in grado di rendere i cittadini più giusti facendo accettare loro le opinioni migliori, cioè più utili alla vita civile della comunità. A questo aspetto formativo della sua attività di sofista si associa l interesse per la comunicazione e il linguaggio. Come afferma nelle Antilogie, riguardo ciascun argomento esistono due logoi (intesi come discorsi, ragionamenti), uno a favore e uno contro. Il logos non è in grado di stabilire la verità dell una o dell altra tesi tra loro contraddittorie, e la conseguenza è che l uomo non potrà conoscere la natura profonda della realtà, ma solo valutare la validità delle opinioni in base alla loro utilità e universalità, cioè alla loro diffusione nella comunità degli uomini. 8.3 Gorgia Cioffi et al., pagg Altro celebre sofista fu Gorgia (c c. 376 a.c.), che secondo le fonti fu allievo di Empedocle [ 7.1]. Nato a Leontini (l odierna Lentini) DK 82 A 2 in Sicilia, lasciò la Magna Grecia per svolgere l attività di insegnante e oratore. Ebbe vari allievi, tra cui Isocrate e Alcidamante. Fu tra i sofisti più ricercati e meglio pagati (per le sue lezioni chiedeva 100 mine d oro), e morì ultracentenario. Nel suo trattato Sul non essere o sulla natura, Gorgia attacca l eleatismo [ 6] sostenendo che 1. niente esiste 2. anche se qualcosa esistesse, sarebbe inconoscibile 3. anche se fosse conoscibile, sarebbe incomunicabile Le tre tesi sciolgono l identità parmenidea di verità, pensiero e linguaggio, negando dapprima l essere come riferimento del discorso, quindi la capacità di conoscere la realtà e infine la possibilità di comunicare la verità. Per Gorgia, il linguaggio è svincolato dalla realtà, e può essere utilizzato solo per demolire le tesi e i discorsi altrui
37 8. I sofisti 31 (attraverso l uso della dialettica eleatica) oppure per creare persuasione per mezzo della retorica. Cioffi et al., pag. 184 Al tema della persuasione viene dedicata un altra sua celebre opera, l Encomio di Elena, nella quale il sofista difende l eroina omerica dall accusa di essere una fedifraga, sostenendo che è stata vittima di una forza a lei superiore, la Necessità. La sua sorte può essere stata stabilita dagli dèi, oppure può aver subito violenza, oppure può essere stata persuasa da Paride, oppure ancora può essere stata colpita da passione amorosa: Elena è in ogni caso innocente, e la sua può al massimo essere considerata una sventura. La terza possibilità, in particolare, concentra l attenzione sul potere del logos, che Gorgia descrive come un «potente signore» in grado di plasmare l anima di chi ascolta, generando sensazioni di piacere e dolore. La parola non comunica la verità, che in sé è sfuggente, ma facendo leva sui sentimenti agisce sulle anime orientandole tra le varie interpretazioni della realtà. La verità è quindi un effetto del linguaggio e del discorso efficace, quello capace di indurre a credere a qualcosa attraverso le argomentazioni logiche e il valore evocativo delle parole. 8.4 Altri sofisti Protagora e Gorgia furono i più importanti ma di certo non gli unici sofisti. Le fonti danno notizie anche di altri autori, molti dei quali furono celebri in tutta la Grecia, ma di cui non ci sono giunti che pochi frammenti. Vediamo i principali. Cioffi et al., pagg Ippia Ippia (443? - 399? a.c.) nacque a Elide nel Peloponneso, e svolse varie ambascerie in molte città della Grecia. Ebbe grande fama nell antichità per la sua capacità mnemonica e per la polymathia: vantava infatti di riuscire a ricordare un intera lista di nomi dopo averla ascoltata una volta sola, e coltivava interessi in varie arti e scienze, dalla tessitura alla pittura, dall oreficeria alla musica. Fu astronomo, mitologo e un valente matematico (a lui si deve la quadratrice), e compose un opera di carattere enciclopedico intitolata Synagoghé (Raccolta). Per quanto riguarda la sua riflessione politica, oppose alla convenzionalità della legge della polis l universalità e la necessità del diritto naturale, e sostenne l introduzione nella vita civile di norme comuni coincidenti con quelle non scritte della physis.
38 8. I sofisti Prodico Di Prodico (c ? a.c.), originario dell isola di Ceo nelle Cicladi, si ricordano la sinonimica, cioè la capacità di discernere il corretto significato di un termine, e l apologo morale di Eracle al bivio, in cui l eroe, ancora adolescente, deve scegliere se seguire la via della Virtù o quella del Vizio. Prodico inoltre tentò di spiegare razionalmente DK 84 B 2 l origine della religione con la divinizzazione di elementi naturali (il sole, la luna, i fiumi) e degli inventori delle cose utili all uomo (per esempio Dioniso per il vino), anticipando l evemerismo Antifonte Sull identità di Antifonte è in corso un dibattito tra i filologi, intorno all ipotesi se il sofista debba essere identificato con Antifonte di Ramnunte, il retore e oligarca di cui parla Tucidide. A ogni modo, dai frammenti giunti fino a noi, sappiamo che il sofista Antifonte coltivò interessi naturalistici, e in particolare studiò la medicina ippocratica. Inoltre, sulla scorta della riflessione di Protagora, entrò nel merito dell antitesi tra nomos e physis, sostenendo che la legge impedisce all uomo di soddisfare appieno i propri bisogni naturali, negandogli quindi il raggiungimento del suo utile e della felicità. Non per questo, però, è lecito dare libero sfogo ai propri istinti; al contrario si deve sfruttare la propria intelligenza per compiere, a seconda delle situazioni, la scelta migliore Trasimaco Poco o nulla sappiamo di Trasimaco (fl a.c.), se non che nacque a Calcedonia in Bitinia e fu un brillante oratore, che introdusse l uso dello stile medio. Gran parte della sua fama si deve a Platone, che lo sceglie come interlocutore di Socrate nel Libro I della Repubblica. Qui il sofista sostiene la tesi secondo cui «il bene è l utile del più forte», dalla quale deduce per via retorica che rispettando la legge i cittadini fanno del bene a chi governa e non a se stessi. Ogni forma di governo, infatti, promulga leggi allo scopo di conservare il proprio potere, e rispettandole i cittadini non fanno altro che rafforzare chi governa. La Repubblica 338c-341a questione se queste teorie politiche risalgano al Trasimaco storico o siano state a lui attribuite da Platone è ancora aperta. Dai frammenti del suo scritto Sulla costituzione, in cui auspica un ritorno ai valori dell epoca di Solone, sappiamo comunque che era vicino agli ambienti dell oligarchia ateniese. DK 85 B 1
39 8. I sofisti Crizia Sebbene non possa considerarsi propriamente un sofista, visto che non insegnò mai retorica, Crizia ( a.c.), zio di Platone e leader dei Trenta Tiranni, fu molto vicino alla riflessione politica di questi pensatori. Autore di opere teatrali, anch egli criticò aspramente il nomos, mostrandone la fragilità e opponendolo alla necessità della physis e alla forza di un carattere nobile. La legge può infatti essere distorta e aggirata da un abile oratore, mentre un saldo carattere (chrestos) resiste a qualsiasi tentativo di corruzione. La sua critica arrivava a colpire anche la religione: celebre è la sua tesi secondo cui gli dèi sarebbero un invenzione dei governanti, usata per controllare i cittadini anche nei momenti più privati della vita, laddove lo Stato non può arrivare per fare rispettare le leggi Callicle Scarse sono le notizie che abbiamo di Callicle, un giovane ateniese che ci sarebbe ignoto se non fosse stato scelto da Platone come interlocutore di Socrate nel Gorgia, dialogo nel quale è portavoce di tesi politiche influenzate dalle riflessioni dei sofisti, in particolare Antifonte. Callicle afferma che per natura i più forti, in quanto migliori, dominano sui più deboli. Tuttavia questi ultimi, essendo più numerosi, si sono tutelati attraverso le leggi, che impediscono ai pochi migliori di elevarsi. I «migliori» vengono paragonati a giovani leoni (immagine poi ripresa da Nietzsche) incantati tenuti a bada attraverso l educazione, che però un giorno si libereranno dalle costrizioni della morale e si imporranno secondo la legge di natura. Inoltre, incalzato da Socrate, il giovane arriva a sostenere che il bene coincide con il piacere, e che la felicità consiste nel soddisfare ogni desiderio, per quanto grande possa essere. La moderazione è invece, ancora una volta, un invenzione dei deboli, che non sono in grado di raggiungere il piacere al massimo grado. Gorgia 438a-484b Gorgia 491e-492c 8.5 Eristica La parola eristica deriva dal verbo erizein, che significa «battagliare», e viene utilizzata per indicare la tecnica messa in pratica da alcuni sofisti che sfruttavano le ambiguità del linguaggio per vincere negli agoni oratori. Si tratta di una degenerazione della sofistica, che porta all estremo la dialettica confutatoria degli eleati e le antilogie di Protagora. Tra Cioffi et al., pag. 206 i più celebri eristi si ricordano Eutidemo e Dionisodoro, i due fratelli originari di Chio immortalati da Platone nell Eutidemo, dove fanno sfoggio di artifici retorici attraverso i quali inducono l interlocutore a contraddirsi, negando quando ha appena affermato.
40 Socrate 9 La vicenda umana e filosofica di Socrate ( a.c.) è fortemente legata alla situazione ateniese in quegli anni. Come già ricordato, la capitale dell Attica fiorì nei decenni successivi alla seconda guerra persiana, e nei trent anni di governo del democratico Pericle assunse un ruolo di primo piano nella lega delio-attica. Contemporaneamente, anche la rivale Sparta aveva ampliato la sua egemonia nel Peloponneso. Le tensioni tra le due poleis sfociarono infine nella guerra del Peloponneso ( a.c.), che si risolse con la sconfitta di Atene, a cui gli spartani imposero il governo oligarchico dei Trenta tiranni. Questo ebbe però vita breve: fu rovesciato dai democratici durante la battaglia di Munichia (403), nella quale morì anche Crizia, leader del regime. Si insediò così il governo di Trasibulo, che si proponeva di restaurare la democrazia e le sue tradizioni. Cioffi et al., pagg Socrate conobbe quindi l età d oro della polis ateniese, la crisi dei valori e le incertezze dovute alla guerra. Fu contemporaneo dei sofisti, ma anche degli ultimi filosofi naturalisti, come l atomista Democrito [ 7.3] e il pitagorico Filolao [ 3]. Il suo pensiero segnò una svolta nel campo della filosofia morale, concentrandosi sullo studio dell uomo in quanto tale e sul concetto di aretè (virtù). Reale, pag La questione socratica Socrate nacque ad Atene nel 469 a.c. da Sofronisco, scultore, e Fenarete, levatrice. Svolse la stessa attività del padre e sposò Santippe, da cui ebbe tre figli, Lamprocle, Sofronisco e Menesseno. Di fisico robusto, aveva un viso sgraziato e gli occhi sporgenti. Durante la guerra del Peloponneso partecipò come oplita ad alcune battaglie. Fu allievo di Archelao, discepolo di Anassagora, e la sua formazione filosofica risentì delle correnti diffuse in quel periodo, in particolare dell eleatismo [ 6] e della sofistica [ 8]. È quindi plausibile ritenere che in età giovanile abbia coltivato studi naturalistici, e che a un certo punto - influenzato 34
41 9. Socrate 35 dai sofisti, e allo stesso tempo in polemica con loro - abbia mutato il proprio pensiero. Reale, pag. 268 Da varie testimonianze sappiamo che Socrate amava dialogare con le persone che incontrava durante la giornata: per lo più si trattava di giovani e artigiani, ma parlava anche con aristocratici, poeti e altri filosofi. Coerente con la sua preferenza per l oralità non scrisse niente, e tutto ciò che sappiamo del suo insegnamento arriva a noi per via indiretta, attraverso il filtro delle rappresentazioni che ne hanno lasciato nei loro scritti altri autori. Le principali fonti sono: Platone, che fu allievo del filosofo negli ultimi otto anni della sua vita e che lo scelse come personaggio principale di molti suoi dialoghi. In particolare, l influenza di Socrate è maggiormente ravvisabile nella prima fase della sua produzione. Aristofane, che nella commedia Le nuvole rappresenta Socrate come un sofista. Senofonte, che conobbe Socrate e gli dedicò alcune opere (Memorabili, Apologia, Simposio, Economico). I suoi rapporti con il filosofo furono però limitati, e la sua ricostruzione della figura di Socrate risente del suo scarso rigore speculativo. Aristotele, che in alcuni passi riporta testimonianze su Socrate. È però importante ricordare che i due filosofi non furono contemporanei, e quindi non ebbero contatti diretti. A questi si aggiungono le testimonianze di altri allievi, i «socratici minori» [ 10], che però ci hanno lasciato scarse informazioni. Inoltre, mentre Platone e Senofonte conobbero Socrate quando era ormai avanti con gli anni, Aristofane scrisse la sua commedia quando il filosofo era quarantenne, e questo in parte spiega le discordanze che si notano tra le diverse opere. La ricostruzione del pensiero di Socrate è dunque altamente problematica, poiché ci si muove nel campo delle ipotesi e delle congetture, rendendo impossibile giungere a risultati definitivi e condivisi. Per questo motivo si parla di «questione socratica». Reale, pagg La centralità dell uomo Con i sofisti la filosofia inizia a concentrarsi sull uomo. Tuttavia, scrive Reale, questi autori non hanno indagato adeguatamente «la natura o essenza dell uomo», cosa che invece riuscirà a Socrate. Il filosofo Reale, pag. 273 ateniese parte infatti dal fatto che l uomo è la sua anima, intesa come coscienza pensante e operante, e non come un fantasma o un dèmone che dà vita al corpo. Questo comporta che l anima sia una personalità intellettuale e morale. Reale, pag. 274
42 9. Socrate 36 Da un passo del Fedone platonico sappiamo che Socrate non era soddisfatto da una filosofia della natura come quella di Anassagora [ 7.2], poiché il suo metodo non può essere utilizzato nell ambito dell uomo. Questo non può essere indagato a partire dalle sensazioni, ma richiede il ricorso ai ragionamenti e ai logoi per raggiungere la conoscenza di sé. 9.3 Il metodo socratico Socrate fu contemporaneo dei sofisti, condivise con loro la stessa situazione politica e culturale, oltre agli interessi nell ambito dell etica e dell educazione. Ebbero però una diversa concezione della verità e del linguaggio: per il filosofo ateniese quest ultimo non è un mezzo per ottenere la persuasione attraverso la retorica, poiché l anima umana può raggiungere una verità certa, ma solo se correttamente instradata e soprattutto dopo aver esercitato a lungo la dialettica. Quest ultima ha una funzione purificatrice per l anima, e la rende in grado di raggiungere la sophrosyne. Cioffi et al., pag. 285 Il metodo d indagine socratico si basa sul dialogo, e punto di partenza è sempre la richiesta di una definizione per l oggetto della discussione, solitamente una virtù ripresa dalla tradizione. Si cerca quindi di trovarne l essenza, superando la relatività dei singoli punti di vista per raggiungere il significato universale dei termini e dei concetti usati. Qui si pone un ulteriore differenza con i sofisti, poiché Socrate contrappone alla loro macrologia (cioè lunghi discorsi tesi a persuadere l ascoltatore) la sua brachilogia, fatta di domande e risposte brevi. In questo modo l argomentazione viene spezzata e se ne possono mettere in discussione gli elementi, consentendo di riconoscere gli aspetti positivi e di eliminare quelli che si riveleranno opinioni errate o meri pregiudizi. Il fine di questa interazione tra il filosofo e il suo interlocutore è l omologhia, cioè l accordo razionale sulla correttezza della definizione trovata L ignoranza socratica Un celebre aneddoto racconta che l oracolo di Delfi indicò in Socrate il più saggio tra gli uomini. Come spiegato dallo stesso filosofo nell Apologia, questo episodio segnò una svolta nel suo pensiero. Interrogando infatti le persone che avevano fama di sapienti - come poeti, politici e artigiani - si accorse che non erano in grado di rispondere in modo soddisfacente alle sue domande, e che il loro sapere era ristretto a conoscenze specialistiche. Non potevano quindi spiegare che cosa fosse l uomo e su cosa si basassero i princìpi che regolano la sua vita. Solo interrogando se stesso trovò la verità, e cioè che la sapienza degli Cioffi et al., pagg
43 9. Socrate 37 uomini vale poco. Il vero sapiente è dunque chi, paradossalmente, si riconosce ignorante e cerca di raggiungere la verità prendendosi cura della propria anima, fedele in questo al motto dell oracolo che dice: «conosci te stesso» (gnothi seauton). Cioffi et al., pag L ironia Di Socrate è celebre l ironia pungente, di cui faceva largo uso durante le discussioni. La funzione dell ironia socratica all interno della dialettica è di criticare e distruggere le opinioni sbagliate e i pregiudizi, attraverso l elenchos (confutazione). Si tratta della prima fase del suo metodo, mirante a mettere in discussione le credenze preacquisite e preparare il campo per la parte «costruttiva» del dialogo. Cioffi et al., pag. 285 Come già ricordato, Socrate iniziava ogni dialogo chiedendo di definire l argomento che si voleva trattare. La definizione veniva quindi analizzata dettagliatamente, mettendone in luce le debolezze e le contraddizioni. Dopo essersi resi conto che la definizione data Reale, pag. 289 non porta da nessuna parte, la discussione prosegue nel tentativo di trovarne un altra soddisfacente. Come scrive Reale, fu probabilmente questo aspetto del suo metodo d indagine, teso a generare ulteriori domande e dubbi nell interlocutore, che gli alienò le simpatie di molti e provocò l accusa di praticare la sofistica. Reale, pag La maieutica In un celebre passo del Teeteto di Platone, Socrate paragona se stesso alla madre Fenarete, che essendo una levatrice praticava l arte della maieutica, cioè assisteva le donne gravide nel momento del parto. Allo stesso modo, anche il filosofo fa partorire le anime, riconoscendo durante la discussione i ragionamenti corretti da quelli che sono meri fantasmi, e aiutando di conseguenza l interlocutore a portar fuori da sé la verità. Questa, come già detto, non arriva all uomo dall esterno ma dall interno: il filosofo non insegna nulla ai discepoli, ma piuttosto li aiuta scoprire la verità che hanno già dentro di sé attraverso la maieutica, ponendo domande e ricevendo risposte. Inoltre, come la levatrice può esercitare questo compito essendo già avanti con gli anni e ormai incapace di generare, così anche Socrate può farlo perché è ignorante e non ha conoscenze preacquisite. La maieutica caratterizza la seconda parte del metodo socratico: dopo aver mostrato gli errori di ragionamento mediante l ironia (pars destruens), si passa a cercare una risposta razionale e condivisa per l argomento della discussione (pars costruens). Cioffi et al., pagg Teeteto, 148b-151d
44 9. Socrate L identificazione di virtù e sapere Come scrive Reale, alla domanda su cosa sia l aretè (virtù) «la risposta di Socrate è ben nota: la virtù (ciascuna o tutte le virtù) è scienza o conoscenza». Se l anima è coscienza, la virtù è ciò che attua questa Reale, pag. 282 coscienza nella sua pienezza, e quindi non potrà essere altro che conoscenza. Diversamente dai sofisti, che la ritenevano relativa e variabile a seconda della cultura e delle tradizioni, per Socrate la virtù è qualcosa di «fondato razionalmente, di giustificato e fondato sul piano della conoscenza». Non è però una conoscenza qualsiasi, bensì la più elevata forma di conoscenza, «la scienza di ciò che è l uomo e di ciò che è bene e utile per l uomo». Reale, pag. 285 Da questo deriva il celebre assunto secondo cui nessuno compie il male volontariamente. Per il filosofo ateniese la conoscenza del bene è la condizione essenziale affinché gli uomini si comportino rettamente: se si è consapevoli che il bene è il fine della vita, allora ciascun uomo agirà necessariamente secondo giustizia. Quella socratica è infatti Cioffi et al., pag. 287 un etica eudemonistica, nella quale si ritiene che perseguire la virtù, fine dell esistenza umana, renda l uomo felice. Se non si può fare il bene senza conoscerlo, allo stesso modo se lo si conosce non si può fare a meno di farlo. 9.5 Il processo e la morte Nel 399 a.c. Socrate viene sottoposto a un processo con le accuse di introdurre nuove divinità nella città e di corrompere i giovani. Suoi accusatori sono Meleto, un poeta di scarso successo che affisse l accusa scritta di empietà al Portico del Re e che sperava di trarre fama dalla vicenda, Licone, un oratore poco noto, e soprattutto Anito, un politico della fazione democratica che con la sua influenza è il vero istigatore della causa. Cioffi et al., pag. 278 Per comprendere le accuse bisogna considerare il periodo storico e il ruolo politico di Socrate. Sorteggiato come membro della bulé dei Cinquecento ed entrato nel Comitato dei pritani, nel 405 a.c. fu l unico a opporsi al procedimento illegale intentato contro i generali ateniesi che avevano vinto la battaglia delle Arginuse, e che si concluse con la loro condanna a morte. Con l instaurazione del regime dei Trenta tiranni, mantenne le distanze dal governo e si oppose quando Crizia gli comandò di arrestare il democratico Leonte, rischiando la vita. Tuttavia, con la restaurazione della democrazia, su di lui pesarono i legami che aveva avuto con gli ambienti aristocratici, e in particolare con la famiglia di Crizia (di cui Platone era nipote) e con Alcibiade, spregiudicato politico che si rese colpevole dello scandalo delle Erme. Inoltre, il filosofo non aveva mai lesinato critiche ai politici democratici, accusati di essere incompetenti, e all assemblea popolare, che in più
45 9. Socrate 39 Cioffi et al., pagg di un occasione era stata in balìa di abili demagoghi. Tutto questo bastò a farlo ritenere un potenziale pericolo per il neonato governo di Trasibulo. Ad aggravare la situazione, Socrate si intratteneva in simili discorsi con i giovani: da qui l accusa di corromperli. L accusa di empietà si deve invece al fatto che Socrate, come molti altri intellettuali dell epoca, non aderiva alle credenze popolari e alle leggende sacre, anche se non giunse mai a disprezzarle pubblicamente. Gli veniva inoltre addebitato di studiare argomenti che non gli competevano, investigando quello che c è sotto terra e quello che è in cielo. Apologia 18b In un epoca in cui, dopo la fine della guerra, si tentava di superare la crisi ristabilendo i valori tradizionali, una persona che diffonde atteggiamenti critici nei confronti delle leggi e della religione pubblica è vista con estremo sospetto, ed è quindi da eliminare. Cioffi et al., pag. 284 Socrate decise di difendersi da sé durante il processo. Platone nell Apologia ricostruisce il discorso che tenne di fronte al tribunale. Il suo fu un atto di accusa contro i politici che governavano la città e una critica contro tutte le forme di falso sapere; sostenne invece la necessità di vivere perseguendo il bene e la virtù. Rifiutò di riconoscersi colpevole: se lo avesse fatto avrebbe ricevuto una semplice ammenda, ma non volle sottostare alle accuse ingiuste che gli erano addebitate. Alla fine l assemblea si espresse per la colpevolezza con 360 voti su 500. Il filosofo, sempre rispettoso della legge, accettò la decisione e, stando a quanto racconta sempre Platone nel Critone, non volle fuggire quando gli amici, dopo aver corrotto una guardia, gli proposero di evadere di prigione. L uomo giusto, vittima dell ingiustizia, può e deve continuare a comportarsi rettamente secondo la legge della città, poiché in questo modo nulla di male gli potrà capitare, né in vita né in morte. Cioffi et al., pag, 289 Nel Fedone Platone ricostruisce anche le ultime ore di Socrate, dove il filosofo, attorniato dagli amici raccolti in carcere prima dell esecuzione per mezzo della cicuta, discute dell immortalità dell anima.
46 10 I socratici minori Il pensiero e la personalità di Socrate segnarono profondamente lo sviluppo della filosofia. Il principale prosecutore del suo insegnamento fu Platone, che al maestro dedicò vari dialoghi e che nella prima fase della sua produzione risentì particolarmente della sua influenza; dopo di lui anche Aristotele, suo allievo, si definirà erede dell indagine socratica. Non è possibile approfondire qui il complesso rapporto esistente tra questi tre filosofi, argomento che richiederebbe un libro a sé stante. Ci si soffermerà invece, in conclusione di questo breve profilo storico e come «appendice» al capitolo precedente, sulle scuole socratiche minori, le quali, pur partendo dalla riflessione etica del filosofo ateniese e dal suo metodo dialettico, giunsero a esiti differenti. Si tratta della scuola cinica fondata da Antistene, della scuola cirenaica di Aristippo e della scuola megarica di Euclide. Mentre Platone sviluppa la dialettica socratica per elaborare una dottrina della verità, le tre scuole minori concentrano l attenzione sugli aspetti confutatori e interpretano il «conosci te stesso» come una pura ricerca interiore, arrivando a rifiutare l identificazione di sapere e virtù e le sue implicazioni politiche. Cioffi et al., pag Antistene e la scuola cinica Antistene ( a.c.) nacque ad Atene e fu allievo di Gorgia prima di unirsi a Socrate. Dopo l esecuzione del maestro si rifugiò, insieme ad altri condiscepoli, a Megara, in casa di Euclide; quindi tornò ad Atene e stabilì la sua scuola al ginnasio del Cinosarge, da cui deriva il nome cinismo. Ricollegandosi alle antilogie sofistiche [ 8.2], Antistene porta alle estreme conseguenze il metodo confutatorio di Socrate, affermando che per nessuna tesi è possibile individuare un criterio che ne stabilisca la verità o la falsità. Il linguaggio infatti non è in grado né di conoscere né di comunicare la verità. Da qui, la polemica sulla dottrina platonica delle idee: di ogni cosa è possibile predicare solo ciò che è attraverso 40
47 10. I socratici minori 41 un nome, e quindi di un cavallo per esempio si potrà dire solo che è un cavallo. Esprimere un giudizio come «il cavallo è un animale» è impossibile, poiché significherebbe identificare il termine «cavallo» con il termine «animale» (secondo un celebre aneddoto Antistene avrebbe obiettato a Platone: «Vedo il cavallo, non la cavallinità»). Non è quindi possibile connettere un termine particolare con uno universale, e di conseguenza non è possibile formulare definizioni e portare avanti ragionamenti scientifici. Anche la virtù non è raggiungibile attraverso la conoscenza, ma solo liberandosi dai bisogni inutili, così da raggiungere la piena conoscenza di sé mediante l esercizio e la fatica. Antistene Cioffi et al., pagg individua nell orgoglio e nel piacere i due ostacoli sulla via che conduce alla sapienza filosofica. Il primo consiste nella presunzione di sapere già, mentre il secondo è contrario alla saggezza e all autachia, cioè il non avere bisogno di nulla. Reale, pag. 313 Diogene di Sinope ( a.c.), allievo e successore di Antistene, incarnerà perfettamente l ideale del saggio cinico. Abbandonato ogni interesse per l indagine logico-linguistica, Diogene con la sua vita fu un modello dell etica cinica: errante e senza casa (si racconta che vivesse in una botte), vestiva in modo trascurato, portava con sé solo una bisaccia e disprezzava i valori della società civile, come la nobiltà, la divisione in classi, il matrimonio. Il suo esempio fu seguito da altri esponenti della scuola, come per esempio Cratete e la moglie Ipparchia, Bione di Boristene, Cercida di Megalopoli Aristippo e la scuola cirenaica Nato a Cirene da una famiglia agiata, Aristippo ( /355 a.c.) conobbe Socrate quando si trasferì ad Atene. Come Antistene, ricevette probabilmente lezioni dai sofisti: a questo proposito Reale sottolinea come l influenza della sofistica sia ben evidente nel pensiero dei due pensatori, soprattutto sul piano della morale. La sua filosofia si basa sul Reale, pag. 320 distacco dalle cose materiali e dall attività politica, al fine di raggiungere la libertà. Questa consiste nel dominio delle cose e nel controllo delle passioni, evitando le esasperazioni e gli eccessi. Secondo alcuni interpreti furono invece i suoi successori - come il nipote Aristippo il Giovane, Anniceri, Egesia, Teodoro - a sostenere la tesi edonistica che rese famosa la scuola cirenaica. Lo scopo della vita, secondo questa dottrina, è il piacere corporeo, che coincide con il bene ed è inteso come movimento debole opposto al movimento violento che è il dolore (che coincide con il male). Criterio della verità Cioffi et al., pagg. per i cirenaici è la sensazione, la quale come puro stato soggettivo è sempre vera, mentre può essere falso solo l oggetto prodotto dai sensi. Se così stanno le cose, anche in ambito etico si dovranno seguire quelle sensazioni che provocano piacere, che è il fine verso cui tendono tutti gli esseri viventi. Dal piacere viene però nettamente distinta la felicità, Reale, pag. 320
48 10. I socratici minori 42 intesa come somma dei piaceri particolari. Inoltre, il saggio non ricerca assiduamente il piacere, ma si limita a coglierlo quando gli si presenta: in caso contrario il piacere non sarebbe più «dolce» ma diventerebbe un dolore. Reale, pagg Euclide e la scuola megarica Euclide (c. 445 c. 375 a.c.) e i suoi allievi vengono definiti da Reale «i meno socratici fra i Socratici minori» poiché «sono più propriamente degli eleatizzanti o Neo-eleati». Formatosi inizialmente allo studio Reale, pag. 328 dell eleatismo [ 6], Euclide fu intimo amico di Socrate e nei tempi successivi alla sua morte ospitò nella propria casa di Megara gli altri discepoli del filosofo. Riprendendo il concetto parmenideo di unità dell essere, sostenne che questo coincide con il bene socratico, il quale a sua volta consiste in un unica virtù. È contraddittorio ritenere che il movimento e il divenire esistano, ed è sbagliato (pura opinione) pensare che le cose come enti separati. Lo stesso linguaggio, che designa cose diverse con nomi diversi, è una mera convenzione. Se ne conclude che non è possibile fare affermazioni oggettive, poiché qualunque cosa si dica può essere portata alla contraddizione e all assurdo. Questo spiega lo sviluppo logico-dialettico della scuola megarica, che sfociò nell eristica e nei sofismi che caratterizzano l attività dei suoi principali esponenti, come Eubulide, Alessino, Clitomaco, Diodoro Crono, Stilpone. Cioffi et al., pag. 292
49 Bibliografia Per i frammenti e le testimonianze sui presocratici H. Diels, W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, Berlin ; trad. it.: I presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Bari 1969 Le testimonianze sulla vita e il pensiero di Socrate sono raccolte in Socratis et Socraticorum Reliquiae, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Bari 1986 Testi di storia dei filosofia citati in questo libro: N. Abbagnano, G. Fornero, Itinerari di filosofia, Paravia, Milano 2002 F. Cioffi, G. Luppi, A. Vigorelli, E. Zanette, Il testo filosofico, Bruno Mondadori, Milano 1991 G.B. Kerferd, I sofisti, trad. it., il Mulino, Bologna 1988 G. Reale, I problemi del pensiero antico dalle origini ad Aristotele, Celuc, Milano
50 Cronologie Filosofia presocratica e socratica (pagina principale) Fonte: presocratica_e_socratica&action=history 17:51, 23 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. (2 880 byte) (+16).. (Porto avanzamento al 100%) 10:40, 7 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. (2 864 byte) (+20).. (Porto avanzamento al 75%, in vista di una revisione finale) 23:24, 27 lug (Discussione).. (2 844 byte) (+5).. ( Bibliografia) 23:19, 27 lug (Discussione).. (2 839 byte) (-81).. ( Bibliografia) 23:16, 27 lug (Discussione).. (2 920 byte) (+81).. ( Bibliografia) 00:08, 14 set 2012 LoStrangolatore (Discussione contributi) m.. (1 480 byte) (+48).. (+Categoria:Dewey 182; +Categoria:Dewey 183 using HotCat) 07:06, 23 mar 2012 LoStrangolatore (Discussione contributi) m.. (1 432 byte) (-21).. (removed Category:Storia using HotCat) 19:51, 9 nov (Discussione).. (1 453 byte) (+1).. (parentesi) 00:28, 9 nov 2008 Ramac (Discussione contributi) m.. (1 452 byte) (-68).. (fix) 23:23, 7 nov 2008 Ramac (Discussione contributi).. (1 520 byte) (+387).. (sistemo) 44
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54 Cronologie 48 20:10, 29 lug 2013 Hippias (Discussione contributi) m.. (8 334 byte) (+34).. ( Anassimandro) 15:01, 27 lug 2013 Hippias (Discussione contributi).. (8 300 byte) (+1 183).. (Revisione) 21:38, 25 lug 2013 Hippias (Discussione contributi) m.. (7 117 byte) (0).. (Hippias ha spostato la pagina Filosofia presocratica e socratica/i Naturalisti antichi a Filosofia presocratica e socratica/naturalisti ionici: titolo più corretto) 16:25, 19 apr (Discussione).. (7 117 byte) (-4).. ( Anassimene) 16:14, 18 dic 2009 FrescoBot (Discussione contributi) m.. (7 121 byte) (-1).. (Bot: Standardizzazione stile delle date) 15:39, 18 ott (Discussione).. (7 122 byte) (0).. ( Anassimene) 15:51, 26 nov 2008 Ramac (Discussione contributi) m.. (7 122 byte) (+8).. ( Anassimene: fix) 15:48, 26 nov 2008 Ramac (Discussione contributi).. (7 114 byte) (-4).. ( La ricerca del principio) 19:36, 23 nov 2008 Ramac (Discussione contributi).. (7 118 byte) (+1 201).. (cambio avanzamento a 100%) 19:26, 15 nov 2008 Ramac (Discussione contributi) m.. (5 917 byte) (+346).. (cambio avanzamento a 75%) 17:36, 15 nov 2008 Ramac (Discussione contributi).. (5 571 byte) (+2 729).. (talete e anassimandro) 00:57, 14 nov 2008 Ramac (Discussione contributi) m.. (2 842 byte) (+27).. (fix) 19:01, 13 nov 2008 Ramac (Discussione contributi).. (2 815 byte) (+1 463).. (cambio avanzamento a 25%) 21:11, 11 gen 2007 Diablo (Discussione contributi) m.. (1 352 byte) (+74).. 21:05, 11 gen 2007 Diablo (Discussione contributi) m.. (1 278 byte) (0).. (ha spostato Filosofia Presocratica e Socratica/I Naturalisti antichi a Filosofia presocratica e socratica/i Naturalisti antichi) 13:55, 15 giu 2006 Nikbot (Discussione contributi) m.. (1 278 byte) (0).. (Robot: Automated text replacement (-E ([ˆ ]) +A))
55 Cronologie 49 21:26, 22 mar 2006 Awaya (Discussione contributi) m.. (1 278 byte) (0).. (Filosofia Presocratica e Socratica/I Naturalisti spostata a Filosofia Presocratica e Socratica/I Naturalisti antichi) 01:17, 22 mar 2006 The Doc (Discussione contributi) m.. (1 278 byte) (+113).. (wikificato) 00:21, 22 mar 2006 Awaya (Discussione contributi).. (1 165 byte) (+1 165) Pitagora e i pitagorici Fonte: presocratica_e_socratica/pitagora_e_i_pitagorici&action= history 12:10, 23 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. (7 104 byte) (-59).. (Ortografia e modifiche minori) 10:29, 5 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. (7 163 byte) (+7 163).. (Pitagora e i pitagorici) Eraclito Fonte: presocratica_e_socratica/eraclito&action=history 12:18, 23 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. (5 242 byte) (+63).. (Ortografia e modifiche minori) 20:08, 29 lug 2013 Hippias (Discussione contributi).. (5 179 byte) (+44).. (Editing) 17:41, 23 ott (Discussione).. (5 135 byte) (0).. ( La dottrina dei contrari) 20:07, 13 gen (Discussione).. (5 135 byte) (+1).. ( Il fuoco e il logos) 19:16, 25 set (Discussione).. (5 134 byte) (0).. ( La teoria del divenire) 19:16, 25 set (Discussione).. (5 134 byte) (+2).. ( La teoria del divenire) 19:15, 25 set (Discussione).. (5 132 byte) (-10).. ( La teoria del divenire)
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57 Cronologie 51 I pluralisti Fonte: presocratica_e_socratica/pluralisti&action=history 17:40, 23 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. ( byte) (-22).. (Ortografia e modifiche minori) 10:33, 5 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. ( byte) (+39).. ( Empedocle: titoli sottoparagrafi) 12:12, 3 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. ( byte) ( ).. (Pluralisti) I sofisti Fonte: presocratica_e_socratica/sofisti&action=history 17:44, 23 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. ( byte) (-36).. (Ortografia e modifiche minori) 14:53, 27 lug 2013 Hippias (Discussione contributi).. ( byte) ( ).. (Nuovo modulo) Socrate Fonte: presocratica_e_socratica/socrate&action=history 17:48, 23 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. ( byte) (+73).. (Ortografia e modifiche minori) 10:35, 7 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. ( byte) ( ).. (Completo) 19:45, 20 giu 2009 Ramac (Discussione contributi) m.. (527 byte) (+99).. (cambio avanzamento a 0 15:24, 20 giu (Discussione).. (428 byte) (+26).. 15:22, 20 giu (Discussione).. (402 byte) (+402).. (socrate)
58 Cronologie 52 I socratici minori Fonte: it.wikibooks.org/w/index.php?title=filosofia_presocratica_ e_socratica/socratici_minori&curid=31790&action=history 17:49, 23 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. (7 259 byte) (-14).. (Ortografia e modifiche minori) 10:37, 7 ago 2013 Hippias (Discussione contributi).. (7 273 byte) (+7 273).. (socratici minori)
59 GNU Free Documentation License Version 1.3, 3 November 2008 Copyright c 2000, 2001, 2002, 2007, 2008 Free Software Foundation, Inc. < Everyone is permitted to copy and distribute verbatim copies of this license document, but changing it is not allowed. 0. PREAMBLE The purpose of this License is to make a manual, textbook, or other functional and useful document free in the sense of freedom: to assure everyone the effective freedom to copy and redistribute it, with or without modifying it, either commercially or noncommercially. Secondarily, this License preserves for the author and publisher a way to get credit for their work, while not being considered responsible for modifications made by others. This License is a kind of copyleft, which means that derivative works of the document must themselves be free in the same sense. It complements the GNU General Public License, which is a copyleft license designed for free software. We have designed this License in order to use it for manuals for free software, because free software needs free documentation: a free program should come with manuals providing the same freedoms that the software does. But this License is not limited to software manuals; it can be used for any textual work, regardless of subject matter or whether it is published as a printed book. We recommend this License principally for works whose purpose is instruction or reference. 1. APPLICABILITY AND DEFINITIONS This License applies to any manual or other work, in any medium, that contains a notice placed by the copyright holder saying it can 53
60 Licenza 54 be distributed under the terms of this License. Such a notice grants a world-wide, royalty-free license, unlimited in duration, to use that work under the conditions stated herein. The Document, below, refers to any such manual or work. Any member of the public is a licensee, and is addressed as you. You accept the license if you copy, modify or distribute the work in a way requiring permission under copyright law. A Modified Version of the Document means any work containing the Document or a portion of it, either copied verbatim, or with modifications and/or translated into another language. A Secondary Section is a named appendix or a front-matter section of the Document that deals exclusively with the relationship of the publishers or authors of the Document to the Document s overall subject (or to related matters) and contains nothing that could fall directly within that overall subject. (Thus, if the Document is in part a textbook of mathematics, a Secondary Section may not explain any mathematics.) The relationship could be a matter of historical connection with the subject or with related matters, or of legal, commercial, philosophical, ethical or political position regarding them. The Invariant Sections are certain Secondary Sections whose titles are designated, as being those of Invariant Sections, in the notice that says that the Document is released under this License. If a section does not fit the above definition of Secondary then it is not allowed to be designated as Invariant. The Document may contain zero Invariant Sections. If the Document does not identify any Invariant Sections then there are none. The Cover Texts are certain short passages of text that are listed, as Front-Cover Texts or Back-Cover Texts, in the notice that says that the Document is released under this License. A Front-Cover Text may be at most 5 words, and a Back-Cover Text may be at most 25 words. A Transparent copy of the Document means a machine-readable copy, represented in a format whose specification is available to the general public, that is suitable for revising the document straightforwardly with generic text editors or (for images composed of pixels) generic paint programs or (for drawings) some widely available drawing editor, and that is suitable for input to text formatters or for automatic translation to a variety of formats suitable for input to text formatters. A copy made in an otherwise Transparent file format whose markup, or absence of markup, has been arranged to thwart or discourage subsequent modification by readers is not Transparent. An image format is not Transparent if used for any substantial amount of text. A copy that is not Transparent is called Opaque. Examples of suitable formats for Transparent copies include plain ASCII without markup, Texinfo input format, LaTeX input format, SGML or XML using a publicly available DTD, and standard-conforming
61 Licenza 55 simple HTML, PostScript or PDF designed for human modification. Examples of transparent image formats include PNG, XCF and JPG. Opaque formats include proprietary formats that can be read and edited only by proprietary word processors, SGML or XML for which the DTD and/or processing tools are not generally available, and the machine-generated HTML, PostScript or PDF produced by some word processors for output purposes only. The Title Page means, for a printed book, the title page itself, plus such following pages as are needed to hold, legibly, the material this License requires to appear in the title page. For works in formats which do not have any title page as such, Title Page means the text near the most prominent appearance of the work s title, preceding the beginning of the body of the text. The publisher means any person or entity that distributes copies of the Document to the public. A section Entitled XYZ means a named subunit of the Document whose title either is precisely XYZ or contains XYZ in parentheses following text that translates XYZ in another language. (Here XYZ stands for a specific section name mentioned below, such as Acknowledgements, Dedications, Endorsements, or History.) To Preserve the Title of such a section when you modify the Document means that it remains a section Entitled XYZ according to this definition. The Document may include Warranty Disclaimers next to the notice which states that this License applies to the Document. These Warranty Disclaimers are considered to be included by reference in this License, but only as regards disclaiming warranties: any other implication that these Warranty Disclaimers may have is void and has no effect on the meaning of this License. 2. VERBATIM COPYING You may copy and distribute the Document in any medium, either commercially or noncommercially, provided that this License, the copyright notices, and the license notice saying this License applies to the Document are reproduced in all copies, and that you add no other conditions whatsoever to those of this License. You may not use technical measures to obstruct or control the reading or further copying of the copies you make or distribute. However, you may accept compensation in exchange for copies. If you distribute a large enough number of copies you must also follow the conditions in section 3. You may also lend copies, under the same conditions stated above, and you may publicly display copies.
62 Licenza COPYING IN QUANTITY If you publish printed copies (or copies in media that commonly have printed covers) of the Document, numbering more than 100, and the Document s license notice requires Cover Texts, you must enclose the copies in covers that carry, clearly and legibly, all these Cover Texts: Front-Cover Texts on the front cover, and Back-Cover Texts on the back cover. Both covers must also clearly and legibly identify you as the publisher of these copies. The front cover must present the full title with all words of the title equally prominent and visible. You may add other material on the covers in addition. Copying with changes limited to the covers, as long as they preserve the title of the Document and satisfy these conditions, can be treated as verbatim copying in other respects. If the required texts for either cover are too voluminous to fit legibly, you should put the first ones listed (as many as fit reasonably) on the actual cover, and continue the rest onto adjacent pages. If you publish or distribute Opaque copies of the Document numbering more than 100, you must either include a machine-readable Transparent copy along with each Opaque copy, or state in or with each Opaque copy a computer-network location from which the general network-using public has access to download using public-standard network protocols a complete Transparent copy of the Document, free of added material. If you use the latter option, you must take reasonably prudent steps, when you begin distribution of Opaque copies in quantity, to ensure that this Transparent copy will remain thus accessible at the stated location until at least one year after the last time you distribute an Opaque copy (directly or through your agents or retailers) of that edition to the public. It is requested, but not required, that you contact the authors of the Document well before redistributing any large number of copies, to give them a chance to provide you with an updated version of the Document. 4. MODIFICATIONS You may copy and distribute a Modified Version of the Document under the conditions of sections 2 and 3 above, provided that you release the Modified Version under precisely this License, with the Modified Version filling the role of the Document, thus licensing distribution and modification of the Modified Version to whoever possesses a copy of it. In addition, you must do these things in the Modified Version: A. Use in the Title Page (and on the covers, if any) a title distinct from that of the Document, and from those of previous versions (which should, if there were any, be listed in the History section of the
63 Licenza 57 Document). You may use the same title as a previous version if the original publisher of that version gives permission. B. List on the Title Page, as authors, one or more persons or entities responsible for authorship of the modifications in the Modified Version, together with at least five of the principal authors of the Document (all of its principal authors, if it has fewer than five), unless they release you from this requirement. C. State on the Title page the name of the publisher of the Modified Version, as the publisher. D. Preserve all the copyright notices of the Document. E. Add an appropriate copyright notice for your modifications adjacent to the other copyright notices. F. Include, immediately after the copyright notices, a license notice giving the public permission to use the Modified Version under the terms of this License, in the form shown in the Addendum below. G. Preserve in that license notice the full lists of Invariant Sections and required Cover Texts given in the Document s license notice. H. Include an unaltered copy of this License. I. Preserve the section Entitled History, Preserve its Title, and add to it an item stating at least the title, year, new authors, and publisher of the Modified Version as given on the Title Page. If there is no section Entitled History in the Document, create one stating the title, year, authors, and publisher of the Document as given on its Title Page, then add an item describing the Modified Version as stated in the previous sentence. J. Preserve the network location, if any, given in the Document for public access to a Transparent copy of the Document, and likewise the network locations given in the Document for previous versions it was based on. These may be placed in the History section. You may omit a network location for a work that was published at least four years before the Document itself, or if the original publisher of the version it refers to gives permission. K. For any section Entitled Acknowledgements or Dedications, Preserve the Title of the section, and preserve in the section all the substance and tone of each of the contributor acknowledgements and/or dedications given therein. L. Preserve all the Invariant Sections of the Document, unaltered in their text and in their titles. Section numbers or the equivalent are not considered part of the section titles. M. Delete any section Entitled Endorsements. Such a section may not be included in the Modified Version. N. Do not retitle any existing section to be Entitled Endorsements or to conflict in title with any Invariant Section. O. Preserve any Warranty Disclaimers.
64 Licenza 58 If the Modified Version includes new front-matter sections or appendices that qualify as Secondary Sections and contain no material copied from the Document, you may at your option designate some or all of these sections as invariant. To do this, add their titles to the list of Invariant Sections in the Modified Version s license notice. These titles must be distinct from any other section titles. You may add a section Entitled Endorsements, provided it contains nothing but endorsements of your Modified Version by various parties for example, statements of peer review or that the text has been approved by an organization as the authoritative definition of a standard. You may add a passage of up to five words as a Front-Cover Text, and a passage of up to 25 words as a Back-Cover Text, to the end of the list of Cover Texts in the Modified Version. Only one passage of Front-Cover Text and one of Back-Cover Text may be added by (or through arrangements made by) any one entity. If the Document already includes a cover text for the same cover, previously added by you or by arrangement made by the same entity you are acting on behalf of, you may not add another; but you may replace the old one, on explicit permission from the previous publisher that added the old one. The author(s) and publisher(s) of the Document do not by this License give permission to use their names for publicity for or to assert or imply endorsement of any Modified Version. 5. COMBINING DOCUMENTS You may combine the Document with other documents released under this License, under the terms defined in section 4 above for modified versions, provided that you include in the combination all of the Invariant Sections of all of the original documents, unmodified, and list them all as Invariant Sections of your combined work in its license notice, and that you preserve all their Warranty Disclaimers. The combined work need only contain one copy of this License, and multiple identical Invariant Sections may be replaced with a single copy. If there are multiple Invariant Sections with the same name but different contents, make the title of each such section unique by adding at the end of it, in parentheses, the name of the original author or publisher of that section if known, or else a unique number. Make the same adjustment to the section titles in the list of Invariant Sections in the license notice of the combined work. In the combination, you must combine any sections Entitled History in the various original documents, forming one section Entitled History; likewise combine any sections Entitled Acknowledgements, and any
65 Licenza 59 sections Entitled Dedications. You must delete all sections Entitled Endorsements. 6. COLLECTIONS OF DOCUMENTS You may make a collection consisting of the Document and other documents released under this License, and replace the individual copies of this License in the various documents with a single copy that is included in the collection, provided that you follow the rules of this License for verbatim copying of each of the documents in all other respects. You may extract a single document from such a collection, and distribute it individually under this License, provided you insert a copy of this License into the extracted document, and follow this License in all other respects regarding verbatim copying of that document. 7. AGGREGATION WITH INDEPENDENT WORKS A compilation of the Document or its derivatives with other separate and independent documents or works, in or on a volume of a storage or distribution medium, is called an aggregate if the copyright resulting from the compilation is not used to limit the legal rights of the compilation s users beyond what the individual works permit. When the Document is included in an aggregate, this License does not apply to the other works in the aggregate which are not themselves derivative works of the Document. If the Cover Text requirement of section 3 is applicable to these copies of the Document, then if the Document is less than one half of the entire aggregate, the Document s Cover Texts may be placed on covers that bracket the Document within the aggregate, or the electronic equivalent of covers if the Document is in electronic form. Otherwise they must appear on printed covers that bracket the whole aggregate. 8. TRANSLATION Translation is considered a kind of modification, so you may distribute translations of the Document under the terms of section 4. Replacing Invariant Sections with translations requires special permission from their copyright holders, but you may include translations of some or all Invariant Sections in addition to the original versions of these Invariant Sections. You may include a translation of this License, and all the license notices in the Document, and any Warranty Disclaimers, provided that you also include the original English version of this License and the original versions of those notices and disclaimers.
66 Licenza 60 In case of a disagreement between the translation and the original version of this License or a notice or disclaimer, the original version will prevail. If a section in the Document is Entitled Acknowledgements, - Dedications, or History, the requirement (section 4) to Preserve its Title (section 1) will typically require changing the actual title. 9. TERMINATION You may not copy, modify, sublicense, or distribute the Document except as expressly provided under this License. Any attempt otherwise to copy, modify, sublicense, or distribute it is void, and will automatically terminate your rights under this License. However, if you cease all violation of this License, then your license from a particular copyright holder is reinstated (a) provisionally, unless and until the copyright holder explicitly and finally terminates your license, and (b) permanently, if the copyright holder fails to notify you of the violation by some reasonable means prior to 60 days after the cessation. Moreover, your license from a particular copyright holder is reinstated permanently if the copyright holder notifies you of the violation by some reasonable means, this is the first time you have received notice of violation of this License (for any work) from that copyright holder, and you cure the violation prior to 30 days after your receipt of the notice. Termination of your rights under this section does not terminate the licenses of parties who have received copies or rights from you under this License. If your rights have been terminated and not permanently reinstated, receipt of a copy of some or all of the same material does not give you any rights to use it. 10. FUTURE REVISIONS OF THIS LICENSE The Free Software Foundation may publish new, revised versions of the GNU Free Documentation License from time to time. Such new versions will be similar in spirit to the present version, but may differ in detail to address new problems or concerns. See Each version of the License is given a distinguishing version number. If the Document specifies that a particular numbered version of this License or any later version applies to it, you have the option of following the terms and conditions either of that specified version or of any later version that has been published (not as a draft) by the Free Software Foundation. If the Document does not specify a version number of this License, you may choose any version ever published (not as a draft) by the Free Software Foundation. If the Document
67 Licenza 61 specifies that a proxy can decide which future versions of this License can be used, that proxy s public statement of acceptance of a version permanently authorizes you to choose that version for the Document. 11. RELICENSING Massive Multiauthor Collaboration Site (or MMC Site) means any World Wide Web server that publishes copyrightable works and also provides prominent facilities for anybody to edit those works. A public wiki that anybody can edit is an example of such a server. A Massive Multiauthor Collaboration (or MMC) contained in the site means any set of copyrightable works thus published on the MMC site. CC-BY-SA means the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 license published by Creative Commons Corporation, a not-forprofit corporation with a principal place of business in San Francisco, California, as well as future copyleft versions of that license published by that same organization. Incorporate means to publish or republish a Document, in whole or in part, as part of another Document. An MMC is eligible for relicensing if it is licensed under this License, and if all works that were first published under this License somewhere other than this MMC, and subsequently incorporated in whole or in part into the MMC, (1) had no cover texts or invariant sections, and (2) were thus incorporated prior to November 1, The operator of an MMC Site may republish an MMC contained in the site under CC-BY-SA on the same site at any time before August 1, 2009, provided the MMC is eligible for relicensing. ADDENDUM: How to use this License for your documents To use this License in a document you have written, include a copy of the License in the document and put the following copyright and license notices just after the title page: Copyright (C) YEAR YOUR NAME. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.3 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts. A copy of the license is included in the section entitled GNU Free Documentation License. If you have Invariant Sections, Front-Cover Texts and Back-Cover Texts, replace the with... Texts. line with this: with the Invariant Sections being LIST THEIR TITLES, with the Front-Cover Texts being LIST, and with the Back-Cover Texts being LIST.
68 Licenza 62 If you have Invariant Sections without Cover Texts, or some other combination of the three, merge those two alternatives to suit the situation. If your document contains nontrivial examples of program code, we recommend releasing these examples in parallel under your choice of free software license, such as the GNU General Public License, to permit their use in free software.
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