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3 L intreccio tra gli elementi teorici e l esperienza educativa La presentazione di alcune tesi Coordinamento Pedagogico provinciale

4 Grafica e stampa Servizi di Comunicazine della Provincia di Bologna - marzo 2008 Si ringrazia Enrica Corso per la realizzazione dell illustrazione di copertina

5 INDICE Gli esiti della convenzione tra la Regione Emilia-Romagna e l Universita di Bologna, Facoltà di Scienze della Formazione 5 Sandra Mei e Maria Cristina Volta Il laboratorio di documentazione e formazione del Comune di Bologna 9 Franca Marchesi Presentazione di alcune tesi significative 11 3

6 Gli esiti della convenzione tra la Regione Emilia-Romagna e l Università di Bologna, Facoltà di Scienze della Formazione di Sandra Mei e Maria Cristina Volta La convenzione sottoscritta tra Regione, Enti Locali, Università (Facoltà di Scienze della Formazione e Dipartimento di Scienze dell Educazione) è giunta alla sua quarta annualità. In questo periodo si sono realizzate diverse iniziative che hanno visto impegnati i vari soggetti firmatari e tra queste ne segnaliamo in particolare alcune. La ricerca sulla cura educativa coordinata dalla Professoressa Contini Maria Grazia, in particolare il seminario di presentazione dei dati ha permesso l esplicitarsi di diversi punti di vista, ha sollevato l interesse per approfondire i primi risultati e sta proseguendo con un ancor più stretto raccordo tra Università, i servizi comunali ed i servizi privati convenzionati locali. L introduzione dell insegnamento Modelli e Caratteristiche dei Servizi per l Infanzia in Emilia Romagna nel curricolo formativo del Corso di Laurea di Educatore di Nido e Comunità Infantile, realizzato con la collaborazione di pedagogisti, educatori e altre figure che operano nei servizi. La Regione Emilia Romagna è fortemente impegnata nel sostegno di quest'iniziativa innovativa che ha permesso di portare più voci nel percorso di studio e di incontrare, ancora prima del tirocinio, l esperienza concreta dei servizi e lo sfondo istituzionale. I contenuti dell insegnamento contemplano anche la presentazione delle norme di riferimento, le funzioni dei vari livelli di governo, ecc che sottendono la rete dei nostri servizi, elementi imprescindibili per chi opera e opererà in ambito educativo. Inoltre l elaborazione d'alcune tesi sui servizi sperimentali curate dalla Professoressa Emiliani Francesca. Infine la presenza di due tutor presso l Ufficio Tirocinio Nido della Facoltà che organizzano ogni anno il tirocinio degli studenti all interno dei servizi per la prima infanzia della nostra Regione e di altri territori, mantengono un rapporto costante con i Coordinamenti Pedagogici Provinciali della Regione ed infine hanno organizzano corsi di formazione per 5

7 le educatrici dei nidi dei Comuni di Bologna e Forlì dal titolo Alleniamoci all Accoglienza. Queste iniziative hanno rafforzato e affinato i rapporti tra i servizi e la ricerca, tra i luoghi della pratica quotidiana e dello studio. Queste occasioni di lavoro comune, non solo state solo occasioni d'incontro ma vere opportunità di scambio che hanno portato ad una riflessione tra prassi e teoria maggiormente condivisa. Il premio tesi in memoria di Simonetta Andreoli, curato in particolare dalla Provincia di Bologna ed in collaborazione con il Comitato promotore, è stata una prima occasione di valorizzazione dell esito del percorso di studio, la tesi, che spesso rimane patrimonio privato di chi l ha realizzata. Questo fascicolo, che s'ispira a quello precedente dedicato a Simonetta, raccoglie i contributi relativi ad alcune tesi dell anno accademico in cui sono approfonditi alcuni focus, parti di temi più ampi, che riteniamo di particolare interesse per pedagogisti ed educatori di nido. Infatti, durante le riunioni che si sono tenute in questi anni, per organizzare i tirocini degli studenti, chi opera all interno dei servizi ha manifestato più volte interesse per le tesi realizzate e per le relazioni che gli studenti redigono al termine della loro esperienza pratica di tirocinio. Questo interesse per le tesi e per le relazioni conclusive del tirocinio è segnale del rapporto, mai neutro, che si crea tra chi accoglie e chi è accolto in un servizio. Per entrambi si tratta di un esperienza d'apertura ad una novità, per le educatrici ed i pedagogici è un occasione di confronto sulle proprie scelte educative e sulla propria quotidianità; per le tirocinanti su quanto letto, studiato e acquisito nell esperienza di studio.tutto questo comporta impegno, coinvolgimento e stimola nei servizi interesse per i contenuti, le riflessioni e gli approfondimenti raccolti in questi documenti. In particolare rispetto alle tesi, abbiamo pensato fosse interessante organizzare un iniziativa aperta a operatori, coordinatori e studenti che desse risalto e visibilità a questi prodotti, con l obiettivo di provocare confronti e discussioni nella giornata di presentazione. E anche all interno dei gruppi di lavoro, spesso travolti da un fare quotidiano e da continue emergenze, che potranno riflettere su quanto di nuovo e stimolante questi elaborati porteranno. Le conclusioni alle quali sono pervenute le varie autrici sono contenute nei singoli contributi che troverete di seguito. 6

8 Le aree che sono state oggetto di approfondimenti sono la professionalità dell educatrice, l osservazione dello sviluppo del bambino, la relazione educatrice/bambino, gli strumenti per misurare la qualità dei servizi. Le tesi indicate nel presente fascicolo saranno consultabili presso il Laboratorio di Documentazione e Formazione del Comune di Bologna, luogo ormai deputato dalla Regione per la raccolta di documentazioni prodotte direttamente da chi opera nei servizi e luogo di raccolta per le tesi più significative prodotte dagli studenti del Corso di Laurea d'educatore Nido e Comunità Infantile. 7

9 Il Laboratorio di Documentazione e Formazione del Comune di Bologna Franca Marchesi Il Laboratorio, con le due sezioni, educativa e cultura dell integrazione è una struttura del Settore Istruzione e Politiche delle Differenze del Comune di Bologna e dal 1994 svolge una funzione di formazione, documentazione, promozione della cultura dell infanzia e dell integrazione e un ruolo di supporto ai Quartieri cittadini. Punto di forza del Laboratorio è poter disporre di percorsi educativi e didattici, in larga parte curati da insegnanti di vari ordini di scuola, organizzati in una memoria istituzionale e fruibile; creare intrecci; portare innovazioni; avviare collaborazioni e facilitare occasioni di confronto tra mondi che non sempre dialogano fra loro. Con decreto ministeriale del 31 luglio 2002 il Laboratorio è stato inserito dal MIUR (Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca) nell elenco dei soggetti accreditati a svolgere attività formative (l accreditamento è stato rinnovato nel 2006) Le sue finalità specifiche sono: - costruire un tessuto connettivo tra le diverse esperienze educative della rete cittadina; - costruire e mantenere un costante collegamento e confronto con esperienze di altre città sia italiane che straniere; - rappresentare una struttura di servizio per educatori, insegnanti, pedagogisti: sede privilegiata di confronto tecnico pedagogico, osservatorio delle esigenze formative, supporto al sistema pre- scolastico e scolastico; - stimolare e sostenere i processi sperimentali; - essere luogo di formazione, informazione, documentazione, di promozione della cultura per l infanzia e dei servizi ad essa rivolti, dell integrazione scolastica dei bambini con deficit e della progettualità pedagogica in ambito scolastico ed extra scolastico anche verso i genitori; 9

10 - promuovere una cultura dell integrazione tra diversi patrimoni e modelli culturali, privilegiando l ambito scolastico senza per questo ritenerlo esclusivo, grazie alla sollecitazione ed al supporto dato alla progettualità di operatori ed insegnanti; - raccordarsi con il sistema delle offerte formative extra-scolastiche per rafforzare i percorsi di documentazione; - accogliere visite di studio italiane e straniere e organizzare tirocini per studenti di istituti superiori e universitari, con lo scopo di rendere fruibile e visibile il patrimonio dei servizi educativi della città di Bologna La struttura ha sviluppato negli anni varie collaborazioni con diversi enti e istituzioni, assumendo impegni secondo finalità, obiettivi, contenuti e strumenti concordati. Il Laboratorio è stato anche individuato dall anno 2002 dalla Regione Emilia Romagna come punto di riferimento per il progetto di Sistemazione e implementazione della documentazione educativa nei servizi 0/6, progetto che prevede anche uno stretto coinvolgimento dei coordinatori pedagogici provinciali, percorsi formativi e di monitoraggio della raccolta di documentazioni. Dal 2003 sono state concertate con l Università di Bologna le procedure : per la gestione del tirocinio degli studenti del Corso di Laurea per Educatore di nido e comunità infantile della Facoltà di Scienze della Formazione, codificandone l accesso e monitorandone il flusso presso nidi, scuole dell infanzia e nuove tipologie di servizi per l infanzia; per la raccolta delle tesi prodotte sui servizi comunali. È inoltre attiva una convenzione con la Provincia di Bologna che definisce in modo stabile i rapporti per la promozione della documentazione e la raccolta di materiali prodotti dal Coordinamento Pedagogico Provinciale. 10

11 Presentazione di alcune tesi significative

12 I gusti musicali dei bambini e dei genitori Un indagine empirica nei nidi di Reggio Emilia di Giorgia Bussei relatrice Prof.ssa Anna Rita Addessi Introduzione Grazie al corso di Educazione al Sonoro tenuto dalla prof.ssa A.R. Addessi (relatore) e ad una Borsa di Studio assegnatami dall Università di Bologna che mi ha permesso di fare un soggiorno di studio in Inghilterra presso l Università di Exeter dove ho collaborato con la prof.ssa S.Young (correlatore), è nata l idea di questo progetto: una indagine empirica proposta in diversi asili nido della provincia di Reggio Emilia. Il lavoro è consistito nel proporre un questionario anonimo ai genitori di bambini iscritti in vari asili nido, riguardante i gusti musicali dei bambini e dei genitori. Obiettivi L obiettivo di questo progetto è stato quello di raccogliere dati sulle fonti sonore e gli stili musicali presenti nei vari contesti in cui il bambino vive, sull idea che i genitori hanno riguardo alla musica ascoltata e da fare ascoltare al bambino, sulle reazioni del bambino al canto materno prima e dopo la nascita e altri aspetti inerenti allo sviluppo sonoro del bambino. Il questionario è stato elaborato sulla base di un questionario somministrato in Inghilterra (Young, 2005). È quindi nata l idea di un progetto di comparazione dei risultati emersi in Italia con quelli risultanti dallo studio inglese (Young, Bussei, Addessi, in corso di preparazione). Metodo I questionari sono stati somministrati ad un campione di 100 genitori di bambini iscritti a diversi asili nido e contenevano domande aperte e chiuse, in 5 diverse aree: dati personali del bambino (età, sesso, temperamento) dati di chi compila il questionario (parentela col bambino, età, titolo di studio) 13

13 il bambino e la musica (canzone preferita, generi musicali ascoltati, giocattoli sonori utilizzati) il genitore e la musica (importanza della musica, genere ascoltato) il genitore e il bambino in rapporto alla musica (momenti della giornata in cui si ascoltano generi musicali particolari, esperienze personali vissute in relazione alla musica) Il criterio di distribuzione dei questionari all interno dei 7 asili nido è stato casuale. I genitori che hanno risposto hanno figli dai 6 ai 36 mesi di età. Dopo aver ritirato i questionari compilati, si sono estrapolati i dati attraverso griglie di lettura e si sono elencati i risultati. Risultati L 80% dei questionari è stato compilato dalle mamme. Si ha un ampia gamma di risorse musicali a disposizione dei bambini e sono molti i momenti in cui si ascolta musica in casa durante le varie fasi di vita quotidiana. Si ascoltano generi musicali differenti, adatti al contesto vissuto in quel momento, e sono tante anche le fonti interattive e tecnologiche messe a disposizione del bambino. Sono emerse anche opinioni differenti in merito all utilità della musica per lo sviluppo del bambino. Dalle domande inerenti alle diverse reazioni del bambino al canto materno, si evince che il bambino ascolta attentamente la madre quando canta. L indagine ha infatti confermato che il bambino tende a rilassarsi o a partecipare attivamente, proprio in base al tipo di canzone proposta. Un dato interessante se si considera quante volte al giorno si canta ai bambini, a differenza di quanto detto dagli studiosi di musicalità infantile, che è bene cantare al bambino più volte al giorno nei primi anni di vita, si osserva che la frequenza giornaliera di canto ai bambini da parte dei genitori, è inversamente proporzionale all avanzare dell età. Questo probabilmente perché il genitore predilige altre forme di comunicazione (per primo il linguaggio parlato) man mano che il bambino cresce, a scapito del linguaggio musicale. Conclusioni L indagine effettuata è sicuramente ancora aperta per eventuali controlli incrociati esaminando più dati contemporaneamente e per valutare quanto ci sia di implicito nelle risposte date dai genitori. In effetti, vista l età dei bambini, è ine- 14

14 vitabile che in realtà avremo un parere dei genitori, un idea che loro si fanno sul tipo di musica preferita dal bambino e sull utilità o meno dell ascolto musicale. Le risposte date dai genitori, tra l altro, non possono essere considerate attendibili al 100% in quanto spesso entrano in gioco aspetti impliciti e stereotipi per cui molte risposte risultano essere generiche e simili tra loro, standardizzate, e quindi non sempre corrispondenti al vero. A questo proposito un aspetto importante da sottolineare è la corrispondenza o meno del pensiero scientifico col pensiero comune. Questo aspetto si può collegare allateoria delle Rappresentazioni Sociali così come essa è stata applicata allo studio del sapere musicale (Addessi, 2004, 2006). Le RS fanno parte del pensiero comune e tendono a seguire le tradizioni popolari. Il genitore vuole dare una motivazione logica e nota ad ogni comportamento del bambino, quindi a volte le risposte date dai genitori sono deduzioni fatte da loro e riferite a un particolare comportamento o episodio a cui hanno assistito. In conclusione quindi: la risposta data è davvero quella che si verifica nella vita reale o è piuttosto quella che la tradizione, il buon costume, la società attuale si aspettano dal genitore responsabile in merito a quella domanda? BIBLIOGRAFIA - Addessi A.R., (2004) Le competenze musicali e professionali dell insegnante della scuola di base. In A. Coppi, (Ed.) Re.Mu.S.: Studi e ricerche sulla formazione musicale, Università di Modena e Reggio Emilia, Aprile 2004, Morlacchi, Perugina, pp Addessi A.R., (2004) Training of Music Teachers: Music Knowledge as Social Representations. In Proceedings of the ISME Conference,Tenerife Canary Island, July 12-18, 2004 (on CD Rom). - Addessi A.R., Carugati F., Selleri P., Baroni M., (2006). University students, music teachers and social representations of music. In Baroni et Al. (Eds), Proceedings of the 9th International conference of Music Perception and Cognition, Bononia University Press, Bologna. 15

15 - Delalande F., (1993) Le condotte musicali. - Disoteo M., (2004) Nido sonoro: un progetto di ricerca e formazione Dossier periodico Bambini, giugno - Emiliani F., (a cura di), (2002) I bambini nella vita quotidiana, Ed. Carocci, Roma - Frapat M., (1994) L invenzione musicale nella scuola dell infanzia - Genta M. L., (a cura di), (2000) Il rapporto madre bambino Ed. Carocci, Roma - Guerra L., (2002) Educazione e tecnologie i nuovi strumenti della mediazione didattica Junior, BG - Imberty M., (2000) Il ruolo della voce materna nello sviluppo musicale del bambino Musica Domani XXX/114, pp Imberty M., (2002) La musica e il bambino in J.J. Nattiez (cur), Enciclopedia della Musica.Vol. II pp Mazzoli F., Sedioli A., Zoccatelli B., (2003) I giochi musicali dei piccoli Junior, BG - Mazzoli F., (cur), (1997) Musica per gioco EDT - Trevarthen C., Malloch S., (2002) Musicality and music before three: human vitality and invention shared with pride da Zero to three,vol. 23 n 1 - Young S., (2003) Music with the under fours RouteledgeFalmer, London - Young S., Street A., Davies E., (2006) The music one2one project: final report Unpublished document, University of Exeter, downloadable. 16

16 Maternità dipendente, Effetti sul bambino e il ruolo dell educatore di nido a San Patrignano Presentata da Alice Casadio Relatrice Prof.ssa Rossella Sacchetti H o deciso di approfondire il problema della maternità dipendente da sostanze e il ruolo dell educatore di nido in una comunità di recupero per acquisire conoscenze maggiori, utili per il mio futuro lavoro di educatrice. L idea è nata quando, durante un tirocinio, ho conosciuto Lucia, una bambina con madre tossicodipendente. Questa bambina, la sua mamma e la situazione che stavano vivendo mi hanno fatto entrare in un mondo sconosciuto; avrei voluto sapere quali danni fisici la mamma le aveva procurato assumendo cocaina durante la gravidanza e avrei voluto conoscere la comunità di recupero dove sarebbe andata la mamma di Lucia, volevo sapere cosa un educatrice può fare in questa situazione e come aiutare concretamente la bambina e la madre. Ho iniziato quindi a raccogliere materiale bibliografico sugli effetti dell assunzione di droga e alcool in gravidanza e sulla comunità di San Patrignano (SANPA, come viene familiarmente chiamato dai ragazzi della comunità), in particolare sull asilo nido presente all interno. Ho deciso di trattare solo i danni fisici nel bambino e non quelli psicologici, perché mi interessava approfondire maggiormente gli aspetti che non conoscevo. Inoltre ritengo che nella fascia d età di mio interesse (0-3 anni), i danni psichici del bambino siano soprattutto rilevabili a livello dell attaccamento con la madre, o comunque del rapporto con la figura di riferimento e il mio obiettivo non era quello di studiare questi aspetti, ma di sapere come una gravidanza dipendente potesse danneggiare la salute del bambino. Ho scelto per la mia tesi il titolo di maternità dipendente proprio per rimarcare la particolare situazione che le future mamme che fanno uso di droghe e alcool (e quindi sono DIPENDENTI da sostanze) vivono e fanno vivere al loro bambino. Queste mamme devono affrontare tanti e vari problemi, tra cui complicanze 17

17 ostetriche e ginecologiche durante la gravidanza e il parto, e i danni che le droghe possono creare al bambino. Le conseguenze possono essere rappresentate per esempio da aborto spontaneo, morte fetale, parto pretermine, ritardato accrescimento e sofferenza fetale, gestosi e aumentata incidenza di malformazioni. I problemi dipendono dal tipo di droga assunta, dal dosaggio, dalla via e durata dell assunzione e dalla quantità di droga che raggiunge il feto. Per la salvaguardia del bambino e della madre è necessario che un equipe medica specializzata effettui un accurato monitoraggio durante la gravidanza il parto e il post-partum per evitare il più possibile rischi di infezioni (HIV, epatiti ) o complicanze di vario tipo (Sindrome di Astinenza Neonatale, malformazioni ). Dalle mie ricerche è emerso che la comunità di recupero sembra essere la scelta migliore per le madri dipendenti e i loro bambini. Io ho scelto di visitare la comunità di San Patrignano che è fornita di asilo nido. Ho intervistato le educatrici del nido per comprendere cosa può fare concretamente un educatore per aiutare questi bambini nella crescita e nella ricostruzione del rapporto con il genitore. Le educatrici mi hanno insegnato molto, ho capito che le conoscenze tecniche sono importanti ma non sono l unico requisito; è fondamentale, per essere un buon educatore, conquistare sensibilità, accortezza e capacità di rendere tutto relativo; non ci sono valori assoluti, si lavora nell eccezionale per renderlo più simile al normale. Il rapporto che si va ad instaurare con il genitore deve essere intenso e più intimo rispetto a quello che si instaura in un nido esterno, proprio perché il genitore ha più bisogno di aiuto e di sostegno per la cura del bambino Ho capito che un bravo educatore deve saper trasmettere innanzitutto serenità, pace, senso di appartenenza, deve riuscire a dare al bambino la tranquillità necessaria per aprirsi al mondo. Da qui poi si potrà instaurare un passaggio di conoscenze, si potrà sviluppare un vero e proprio progetto educativo, tenendo sempre conto del punto di partenza del bambino e dell importanza per lui di raggiungere determinate abilità piuttosto che altre. Mi hanno insegnato che lavorare in comunità significa dare tutto e non chiedere niente in cambio, significa non demordere, mettersi in gioco fino in fondo e non dare nulla per scontato mai! Sicuramente l educatore di nido a Sanpa ha un ruolo importante, è visto come 18

18 un vero e proprio sostegno nell educazione e crescita del bambino e la fiducia reciproca tra genitore ed educatore è un punto saldo per creare un rapporto importante. Oggi credo di poter affermare che i miei obiettivi sono stati raggiunti: ho acquisito una conoscenza più approfondita dei danni che droga e alcool possono provocare nel feto e nel bambino, una visione più ampia della realtà che sta dietro ad una comunità di recupero e una maggiore competenza come educatrice. BIBLIOGRAFIA - Amoroso M., Duminuco L. (2000) I genitori tossicodipendenti SER.T AUSL Mestre. - Auriti C. e Filibeck U. (1987) Effetti sul feto e sul neonato dell assunzione eccessiva di alcool in gravidanza Bollettino per le farmacodipendenze e l alcolismo. - Baraldi C. e Piazzi G. (1998) La comunità capovolta Bambini a San Patrignano Editore Franco Angeli. - Bauchner H., Zuckerman B. (1990) Cocaine, sudden infant death syndrome and home monitoring J Pediatr pagg Camposeragna A. (2006) Progetto Maternità in-dipendente Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). - Careddu P., Chiumello G., Giovannini M., Marini A., Masera G., Principi N. e Sereni F. (1993) Schwarz Tiene Manuale di pediatria 10 edizione Casa Editrice Ambrosiana. - Cavallucci A., Ferri M., Saponaro A. (2003) L attività dei Ser.T in Regione Emilia-Romagna, caratteristiche dell utenza e trattamenti erogati Regione Emilia-Romagna assessorato alle politiche sociali area dipendenze. - Centro Operativo AIDS (COA) (2005) Aggiornamento dei casi di AIDS notificati in Italia al 30 giugno 2005 Notiziario dell Istituto Superiore della Sanità, volume 18 n Cerneud L., Eriksson M., Jonsson B. e altri (1996) Amphetamine addiction during pregnancy 14 year follow-up growth and schoolperformance 19

19 Actapaediatr pagg Cimino M. e Grella P. (2000) Tossicodipendenza e gravidanza ADD n 2 pagg Cosmi E.V., Maranghi L., Gojnic M., Cosmi E. e Salernitano D. (2002) Droghe e gravidanza Annali Istituto Superiore della Sanità volume 38 n.3 pagg Day NL., Richardson GA., Goldschmidt L. e altri (1994) Effect of prenatal Mariyuana exposure on the cognitive development of offspring at age three Neurotoxicol Teratol pagg Furlan e Picci (1989) Alcool, Alcolici, Alcolismo Edizioni Bollati e Boringhieri. - Gabaude B., Gillet JY. (1984) «Toxicomanie et grossesse» - Enc.Med.Chir. pagg Kalberg W., Buckley D. (2006) Educational planning for children with fetal alcohl syndrome Annali Istituto Superiore della Sanità volume 42 n. 1 pagg Maglietta V. e Vecchi V. (2001) Principi di neonatologia Puericultura e pediatria neonatale 1 edizione Casa Editrice Ambrosiana. - Malagoli Togliatti M., Mazzoni S. (1993) Maternità e tossicodipendenza Editore Giuffrè. - Massimiliani E., Finarelli A., Droghini L., Mattivi A., Macini P., (2006) Lo stato dell infezione da HIV/AIDS al 31/12/2005 in regione Emilia-Romagna pagg Mello G., Cioni R., Lucchetti R. (2000) Alcool: fertilità e gravidanza Dipartimento di Ginecologia, perinatologia e riproduzione umana Università degli studi di Firenze Manuale di alcologia parte seconda: aspetti clinici, pagg Ministero della Salute (2005) Aggiornamento sulle conoscenze in tema di terapia antiretrovirale seconda edizione pagg Ministero della Solidarietà Sociale (2005) Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. - Mirochnick M., Meyer J., Cole J. e altri (1991) Circulating catecholamine concentrations in cocaine exposed neonates: a pilot study paediatrics - pagg Orsi M. (1994) Donna e salute monografia Salute e Territorio n.92 20

20 settembre-ottobre 1994 pagg Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (2001) Relazione annuale sull evoluzione del fenomeno della droga nell unione europea. - Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (2006) Relazione annuale sull evoluzione del fenomeno della droga in Europa. - Pavarin R.M. (2005) Rapporto 2005 sulle dipendenze in area metropolitana Osservatorio epidemiologico metropolitano dipendenze patologiche Ausl Bologna pagg Regione Emilia-Romagna (2005) Rapporto sulle caratteristiche dei soggetti contattati dall unità di aiuto, sportello sociale e asili notturni del comune di Bologna Sistema informativo sul disagio sociale. - Società Italiana Alcologica, Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento, Istituto Superiore di Sanità, Osservatorio nazionale Alcool, OSSFAD e Centro Alcologico Regionale della Toscana (2005) Alcol: sai cosa bevi? Più sai, meno rischi! Centro Stampa De Vittoria srl - Roma. SITOGRAFIA

21 La professionalità dell educatore dei centri per bambini e genitori Breve indagine conoscitiva della realtà bolognese di Barbara Castaldini Relatrice Prof.ssa Francesca Emiliani PREMESSA Le trasformazioni che hanno investito la famiglia, in particolare a partire dagli anni Sessanta, sulla spinta di un processo culturale di individualizzazione delle persone, hanno portato la genitorialità ad assumere una forte identità sociale autonoma, definita dalla qualità delle relazioni interpersonali e sganciata dall identità sessuata del genitore e dalle prescrizioni sociali storicamente consolidate. Inoltre, le scoperte delle neuroscienze e delle scienze umane aumentano le aspettative sulle competenze dei bambini più piccoli e sugli effetti del modo di essere genitore. Tali fenomeni hanno contribuito a determinare nelle famiglie l emergere di nuovi bisogni educativi e sociali. In risposta a queste trasformazioni i Centri per bambini e genitori si collocano all interno di un sistema integrato di servizi per le famiglie, pensati e progettati per accogliere e accompagnare i bambini da zero a sei anni nelle prime esperienze di socializzazione e di autonomia e, al tempo stesso, sostenere gli adulti nell esercizio del loro ruolo educativo, a partire dalla relazione genitore-bambino. Tali Centri si sono sviluppati in Italia all interno dei nidi, dalla seconda metà degli anni Ottanta sul modello di alcune esperienze europee e, dal 1997 con la legge n. 285, sono stati riconosciuti ufficialmente come servizi a supporto della genitorialità. Ne consegue che i Centri per bambini e genitori hanno delineato nuovi orizzonti professionali per l educatore nido che il presente lavoro si è proposto di esplorare attraverso una breve indagine. Presentazione dell indagine L indagine, rivolta alle educatrici in servizio nei dieci Centri per bambini e genitori del Comune di Bologna, si propone di approfondire la conoscenza della 22

22 professionalità degli educatori che lavorano all interno di tali Centri, focalizzandosi su tre aree principali: il profilo personale e formativo-professionale delle educatrici (età anagrafica, formazione scolastica, anni di servizio e situazione lavorativa); l immagine del lavoro (motivazione, opinione personale sui Centri, soddisfazione lavorativa, sostegno alla genitorialità e necessità per il miglioramento della professione); l immagine dei genitori e degli utenti adulti. Il questionario strutturato a partire da alcuni concetti-chiave ricavati dalla mia esperienza di tirocinante e dalla letteratura di riferimento si compone di dieci domande di cui una aperta e nove a risposta chiusa a cui segue, per alcune di esse, la richiesta di approfondimenti personali attraverso una domanda aperta. I questionari consegnati e ritirati, dal 17/6/2006 al 6/7/2006, sono stati n. 40, mentre quelli restituiti sono stati n. 35, pari quindi al 87,5% del campione inizialmente considerato. Presentazione dei risultati Il profilo personale e formativo-professionale del campione è rappresentato da sole donne, prevalentemente nel pieno della maturità personale e professionale, in possesso di titoli di studio eterogenei e che hanno frequentato corsi di aggiornamento professionale. Circa l immagine del lavoro emerge che la maggioranza delle educatrici (83%) ha espressamente scelto di operare all interno dei Centri per una crescita professionale o per il desiderio di lavorare con le famiglie, dichiarandosi soddisfatta di tale scelta (88%), mentre solo il 6% non lo è. L elemento di maggiore stimolo risulta essere la relazione triadica, anche se alcune ne sottolineano la difficoltà e fatica. Il campione esprime unanimità nell attribuire una funzione educativa a tali Centri ( molto utili per il 77% e utili 23%) in quanto luoghi di aggregazione alternativi all asilo nido e all ambiente familiare, in cui i bambini vivono le prime esperienze di socializzazione e gli adulti ricevono un sostegno educativo, volto a prevenire il disagio familiare e infantile. A tal riguardo il 91% delle educatrici attribuisce alla propria attività lavorativa una specifica funzione di sostegno alla genitorialità attuata attraverso la promozione e la condivisione di stili educativi fra genitori. Per migliorare la funzione professionale il campione identifica come prioritari 23

L'approccio iniziale all esperienza nella struttura educativa sarà quindi interpretato nel rispetto dei principi di "gradualità" e "continuità".

L'approccio iniziale all esperienza nella struttura educativa sarà quindi interpretato nel rispetto dei principi di gradualità e continuità. 1 Accogliere un bambino in un servizio educativo per la prima infanzia, significa accogliere tutta la sua famiglia, individuando tutta una serie di strategie di rapporto fra nido/centro gioco e casa, volte

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