Intervista ad Alessandro Franceschini presidente Equo Garantito rilasciata in occasione di World Fair Trade Week

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1 Intervista ad Alessandro Franceschini presidente Equo Garantito rilasciata in occasione di World Fair Trade Week Maggio 2015 Scusi presidente, ma il commercio equo e solidale è profit o non profit? La Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale, che è un po la Costituzione del nostro Movimento, parla chiaro: essere riconosciuti come organizzazioni Equo Garantite bisogna essere senza scopo di lucro. Le migliaia di volontari, i soci, i lavoratori di tutte le organizzazioni che operano in Italia sono quindi appieno inserite nel Terzo Settore e sono senza finalità di lucro. Altra questione riguarda il commercio equo fondato sulla certificazione di prodotto, che per sua stessa natura è aperto anche ai soggetti dell'economia tradizionale. E che ruolo hanno tutti i volontari delle botteghe ad esempio: senza di loro mi sembra che i conti torni non tornerebbero? O mi sbaglio? Con la risposta vorrei capovolgere totalmente la domanda: quale altro tipo di attività economica e commerciale riesce a dare alle persone una motivazione così forte da far loro impiegare il tempo senza un guadagno personale? Il volontariato è parte integrante del sistema equo e solidale e non ha tanto senso pensare ad una sostenibilità senza i volontari perché non si parlerebbe più di movimento ideale e di sensibilizzazione, ma solo di una rete di negozi: allora il discorso cambierebbe. Detto questo sicuramente senza il volontariato dal punto di vista squisitamente economico in questa fase non ci sarebbero i margini per una sostenibilità di molti punti vendita, ma ripeto che è proprio il volontariato il motore del meccanismo, non un suo ingranaggio. Perché ci tenete a definirvi Movimento del Commercio Equo e Solidale? Esiste o è esistita una dimensione politica del Commercio Equo e Solidale? Decisamente sì. E direi mai come oggi: il Commercio Equo e Solidale infatti non solo ha prodotti da offrire, ma vanta anche un portato di idee e proposte per migliorare l'economia a livello globale. Non siamo più una testimonianza, ma la prova provata che fare commercio secondo altre regole che non siano il profitto e la massimizzazione degli utili è possibile e porta reali benefici. Per questo saremo a Milano nel periodo dell'expo: con molti contenuti e proposte vogliamo partecipare al dibattito sul modello di sviluppo possibile. Posso anche affermare che dopo anni in cui la crisi economica ci aveva fatto ripiegare sulla badare alla sostenibilità delle nostre Organizzazioni, oggi ricominciamo a guardare lontano e a puntare di nuovo sui temi più ideali della nostra proposta. Che cosa è Agices e quali sono le priorità del ComES Italiano?

2 AGICES - Equo Garantito è allo stesso tempo l'organizzazione di categoria delle cooperative e associazioni di commercio equo e solidale e l'organo di controllo che grazie ad un sistema di monitoraggio certificato può dare garanzie ai consumatori sulla condotta dei propri aderenti. Per essere soci infatti le organizzazioni devono rispettare tutti i requisiti della carta dei criteri del commercio equo e solidale. In questo senso AGICES vuole promuovere sempre di più in Italia il commercio equo fondato sulle organizzazioni e su relazioni dirette tra consumatori e produttori per costruire un'economia più giusta e capace di futuro. Tra le altre priorità c'è quella di instaurare un dialogo con l economia solidale e permettere la maggiore integrazione delle nostre organizzazioni nelle reti; lavorare perché sia approvata una legge nazionale che disciplini il settore; garantire la sostenibilità economica dei nostri soci e sostenere l allargamento del mercato del Commercio Equo. Qual è - se esiste - la "via italiana" al Fair Trade? Il commercio equo italiano è un esempio nel mondo: perché? Esiste eccome, e non a caso l'italia è stata scelta dalla WFTO (l Organizzazione mondiale del commercio equo e solidale) per ospitare l'assemblea globale che si tiene ogni due anni. Il commercio equo italiano è fortemente fondato sulle Organizzazioni più che sui sistemi di certificazione di prodotto ed ha quindi una forte presenza sul territorio e una capacità di fare movimento, di proporre idee, di organizzare iniziative. C'è poi un aspetto tecnico interessante: il nostro sistema di monitoraggio è stato preso ad esempio a livello globale da WFTO e la rete di botteghe socie di AGICES - Equo Garantito è stata la prima al mondo ad essere riconosciuta come sistema di controllo compatibile con gli standard internazionali. Per questo adesso sulle vetrine delle nostre botteghe appare accanto al logo di Equo Garantito anche quello dell'organizzazione Globale. Un altro fattore non trascurabile né casuale: l attuale presidente di WFTO globale, Rudi Dalvai e di WFTO Europa, Giorgio Dal Fiume, sono italiani. È forse un indiretto riconoscimento al profilo alto che ha sempre caratterizzato la via italiana al Fair Trade. Quali sono secondo lei pregi e i difetti del Movimento italiano del Commercio Equo e Solidale? Cominciamo dai difetti: troppa divisione in organizzazioni tutte autonome tra di loro e spesso con comportamenti commerciali e strategici contrastanti da cui deriva una scarsa capacità di fare sistema: un certo invecchiamento della classe dirigente delle Organizzazioni; la difficoltà di capire, molto spesso, cosa chiedano i consumatori in termini di prodotti, servizi, informazioni; il non aver ancora trovato per le nostre botteghe un posizionamento specifico nel mercato del commercio al dettaglio e una fisionomia riconoscibile da tutti. Tra i pregi c'è la grande vitalità delle organizzazioni e la capacità di guardare al futuro. Per esempio, nella scelta politica di aprire a prodotti provenienti da economia sociale italiana vedo l'indicatore di quanto queste nostre organizzazioni sappiano trattare il tema dello sviluppo sostenibile in modo complessivo e in prospettiva. Un altro elemento di forza è

3 l'aver dimostrato sul campo che le pratiche economiche del settore equo e solidale non sono solo teorie o buone intenzioni, ma riescono a creare consolidate esperienze commerciali ed economiche che portano beneficio a milioni di produttori e nuova sensibilità ai consumatori italiani. Tra i pregi c'è, infine, la versatilità, la resistenza anche di fronte a periodi difficili, e la capacità di stimolare un dibattito interno adatto a creare nuove prospettive. La Lombardia sta per approvare in questi giorni una legge che aiuterà forse lo sviluppo del Commercio Equo e Solidale? Che importanza ha questa legge? Già oltre la metà delle Regioni italiane hanno una legge sul commercio equo e solidale e stiamo lavorando anche sul piano nazionale per una normativa complessiva. La Lombardia è la regione in cui c'è il maggior numero di organizzazioni di commercio equo e solidale, ed è anche la zona d'italia che produce il maggior fatturato: il fatto che mancasse una legge proprio in questa regione era, secondo noi, particolarmente problematico e per questo le Organizzazioni si sono mosse per avviare il percorso di una normativa di iniziativa popolare. Le leggi sul commercio equo hanno in generale tre obiettivi: il riconoscimento del nostro modo di fare economia e commercio; la tutela rispetto a tante realtà che equo solidali non sono, ma che cercano di saltare sul carro della sensibilità dei consumatori rispetto a questi temi; infine la promozione delle attività e dei progetti delle organizzazioni. Il commercio equo e solidale in Italia ha un valore di circa 200 milioni di euro (fonte rapporto Agices) con una percentuale di distribuzione che varia dal 2 al 5%. Che cosa si può fare per aumentare la fetta di mercato? Tre parole chiave: informazione, informazione e ancora informazione! Nel senso che l'unica nostra modalità per aumentare le quantità di mercato sono quelle di rendere i consumatori più sensibili al tema dello sviluppo sostenibile a livello soprattutto sociale, ma anche ambientale. Dobbiamo quindi far loro conoscere la rete delle nostre botteghe. Ci sarà poi da rivedere la nostra rete distributiva, perché è troppo discontinua la presenza sul territorio tra le varie zone d'italia (con una presenza molto scarsa al Mezzogiorno) per cui in alcune zone un consumatore rischia di avere la prima bottega equa a 100 chilometri da casa. Vorremo anche ragionare sui miglioramenti della struttura commerciale della nostra filiera puntando ad una maggiore efficienza generale della rete, pronta così ad affrontare la crescita del mercato. Le potenzialità ci sono tutte. Come si può attrarre il consumatore medio al vostro mercato? Noi abbiamo un biglietto da visita che può interessare anche il consumatore meno sensibile ai temi dello sviluppo sostenibile: la qualità dei nostri prodotti, accanto alla loro storia che parla di dignità del lavoro ad ogni latitudine. Come sta cambiando la sensibilità dei consumatori italiani?

4 Anche la recente crisi economica ha contribuito a cambiare la sensibilità di molti consumatori: prima di tutto ci si rende conto del grande ruolo che ciascuno di noi ha nell influire con i propri consumi sull'economia globale. È quindi aumentata la percezione del proprio potere d'acquisto non solo in termini economici, ma anche politici. L attenzione non è più legata solo ai temi dell'ambiente e del benessere della persona, ma anche alle condizioni di lavoro dei produttori. Molti si rendono conto che è assolutamente insensato uscire dalla crisi adottando l identico sistema economico e di relazioni tra commercio e finanza che a quella crisi ha portato. Bisogna cambiare a partire dalla spesa di ogni giorno. Direi quindi che l'impostazione rispetto a vent'anni fa è meno solidaristica -intesa come solo aiuto ai produttori- e più attenta al complessivo scenario economico Che cosa è EquoGarantito e cosa significa la vetrofania esposta nei punti vendita? Equo Garantito è innanzitutto un marchio per i consumatori, perché sappiano che le botteghe e le Organizzazioni che lo espongono sono controllate e rispettano la Carta Italiana dei Criteri del commercio equo e solidale con un sistema di monitoraggio certificato da un ente esterno e terzo. Ma c'è di più: Equo Garantito, infatti, vuole essere il cognome comune del movimento che riunisce tutte le organizzazioni di commercio equo e solidale socie, siano esse importatori o botteghe. Tra i soci di Equo Garantito ci sono le principali organizzazioni italiane di commercio equo solidale e i principali importatori. È decisamente giunto il momento di unire le forze sotto un unica bandiera. Ben riconoscibile all esterno. Nel programma di Wftw si legge di Domestic Fair Trade. Ci spiega quale ruolo avrà durante la settimana del commercio equo e solidale? È forse tra gli elementi più interessanti e strategici del momento, ossia l'apertura del Commercio Equo italiano all'economia solidale, una sorta di Commercio Equo nord-nord accanto al tradizione sud-nord. Nelle nostre botteghe quindi non saranno più presenti solo i produttori e i prodotti del Sud del mondo, che comunque dovranno essere e restare prevalenti, ma il commercio equo aprirà le porte sempre più a progetti di Economia Solidale: cooperazione sociale, economia carceraria, terre confiscate alla mafia. In poche parole vogliamo che chi entra in una bottega equo garantita capisca da subito che l'elemento forte che ci caratterizza è il rispetto delle condizioni di lavoro e di produzione ad ogni latitudine: perché solo da un lavoro rispettoso dei diritti potrà nascere una nuova economia più sostenibile sia in Italia che nel Sud del mondo. Sul vostro sito è attiva una campagna contro il TTIP -Transatlantic and Investment Partnership- e il CETA -Comprehensive Economic and Trade Agreement-. Che cosa cambierebbe per il commercio equo e solidale se questi due accordi dovessero essere ratificati dai Paesi Eu come il nostro?

5 Dal nostro sito si può scaricare un Quaderno del commercio equo e solidale monografico proprio su questo accordo. In una battuta possiamo dire che questi accordi sono il contrario speculare del commercio equo e solidale. Noi vogliamo infatti che il mercato abbia delle regole a protezione di tutti i soggetti della filiera produttiva, a partire dai produttori delle materie prime. La liberalizzazione dei mercati e l assenza di regole e di controllori sono state proprio le cause della crisi che da sei anni ha messo in seria difficoltà l'economia di mezzo mondo. Noi abbiamo molte idee su come superare la crisi con tutt altri presupposti, e la settimana di Milano vuole proprio dettare una nuova agenda per riuscire a nutrire il pianeta partendo proprio dall esperienza del Fair Trade.

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