SPAZI E SOTTOSPAZI / ESERCIZI SVOLTI
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- Ottaviano Lorenzi
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1 M.GUIDA, S.ROLANDO, SPAZI E SOTTOSPAZI / ESERCIZI SVOLTI BrevielementiditeoriasuglispazivettorialiR n, R m,n, R [x], R n [x] verranno richiamati via via, a commento del testo di alcuni esercizi. ESERCIZIO. Scrivere il vettore u =( 1, 2) di R 2 come combinazione lineare di u 1 =(1, 1) ed u 2 =(1, 2). Osservazione. Lo scrivere u come combinazione lineare di u 1 ed u 2 è possibile ed in modo unico, in quanto u 1 ed u 2 sono l.i. (nessuno è multiplo dell altro) e quindi formano una base di R 2. Svolgimento. Si tratta di determinare a, b R tali che au 1 + bu 2 = u, ilche,essendo au 1 + bu 2 = a (1, 1) + b (1, 2) = (a, a)+(b, 2b) =(a + b, a +2b), equivale a (a + b, a +2b) =( 1, 2), cioè a + b = 1 a +2b =2 (in altri termini, detta C la base canonica di R 2, si tratta di risolvere il sistema a 11 a 1 [u 1, u 2 ] C =[u] b C,cioè = ). 12 b 2 Ricavando a = b 1 dalla prima equazione e sostituendo nella seconda si ottiene subito b =3 e quindi a = 4. Dunque u = 4u 1 +3u 2. ESERCIZIO. Scrivere il vettore u =( 1, 2) di R 2 come combinazione lineare di u 1 =(1, 1), u 2 =(1, 2) ed u 3 =(2, 1). Osservazione. Lo scrivere u come combinazione lineare di u 1, u 2, u 3 è possibile in quanto l insieme {u 1, u 2, u 3 } contiene almeno una base di R 2 (in effetti u 1, u 2, u 3 sono a due a due l.i. e quindi ogni coppia di {u 1, u 2, u 3 } costituisce una base di R 2 ), ma tale possibilità non sarà unica, in quanto u 1, u 2, u 3 sono l.d. (3 vettori del piano, che ha dimensione 2). Svolgimento. Si devono trovare a, b, c R tali che (1) au 1 + bu 2 + cu 3 = u. Essendo au 1 + bu 2 + cu 3 = a (1, 1) + b (1, 2) + c (2, 1) = (a + b +2c, a +2b + c), ciò equivale a (2) a + b +2c = 1 a +2b + c =2 (in altri termini, detta C la base canonica di R 2, si tratta di risolvere il sistema [u 1, u 2, u 3 ] a C b 112 a 1 =[u] C,cioè = ). 121 b 2 c Ricavando ad esempio a = b 2c 1 dalla prima equazione e sostituendo nella seconda si ottiene b =3+c e quindi a = 4 3c, conc R qualsiasi. Dunque, sostituendo in (1), risulta u = (4 + 3c) u 1 +(3+c) u 2 + cu 3 con c R qualsiasi. Osservazione. La già osservata non unicità della decomposizione richiesta si è riflessa algebricamente nell essere pervenuti al sistema (2) che, in quanto sistema di 2 equazioni e 3 incognite, non può avere soluzione unica. Ovviamente tale mancanza di unicità è poi evidente nel risultato (il quale dipende dal parametro arbitrario c), che per c =0ripropone sostanzialmente la stessa decomposizione u = 4u 1 +3u 2 +0u 3 ottenuta nell esercizio precedente, mentre fornisce ad esempio u = 7u 1 +4u 2 + u 3, u = u 1 +2u 2 u 3, ecc. per c =1, c = 1, ecc..
2 2 M.GUIDA, S.ROLANDO, 2016 ESERCIZIO. Si considerino in R 4 i vettori u 1 =(0, 1, 2, 1), u 2 =(1, 1, 0, 0), u 3 =(0, 1, 0, 1), u 4 =(1, 1, 1, 1). Determinare dimensione e una base dei sottospazi W = L (u 1, u 2, u 3, u 4 ), W 1 = L (u 1, u 2 ), W 2 = L (u 3 ), W 3 = L (u 3, u 4 ), W 4 = L (u 1, u 2, u 4 ). Ricordiamo che l insieme R n delle n-uple ordinate x =(x 1,...,x n ) di numeri reali x 1,...,x n R è uno spazio vettoriale (reale) rispetto alle operazioni termine a termine: (x 1,...,x n )+(y 1,...,y n )=(x 1 + y 1,...,x n + y n ), α(x 1,...,x n )=(αx 1,...,αx n ). Il vettore nullo di R n è 0 R n =(0,...,0), spesso denotato brevemente con 0. L insieme ordinato C =(e 1, e 2,...,e n ) delle n-uple definite da e 1 =(1, 0,...,0), e 2 =(0, 1, 0,...,0),...,e n 1 =(0,...,0, 1, 0), e n =(0,...,0, 1) è una base per R n, detta base canonica, e pertanto risulta dim R n = n. Leentratex 1,...,x n del generico vettore (x 1,...,x n ) R n coincidono con le componenti di x rispetto alla base canonica: n (x 1,...,x n )=x 1 (1, 0,...,0) + x 2 (0, 1, 0,...,0) x n (0,...,0, 1) = x i e i, cioè [(x 1,...,x n )] C =(x 1,...,x n ). Svolgimento. Tutti gli spazi da studiare sono ovviamente sottospazi di R 4. 1 Iniziamo col considerare W = L (u 1, u 2, u 3, u 4 ). Disponendo di un insieme di generatori di W, la sua dimensione ed una sua base possono essere determinate in due modi, che vediamo entrambi. 1 modo. Utilizziamo il metodo degli scarti successivi per estrarre una base dall insieme dei generatori {u 1,...,u 4 }, dopodiché ne contiamo gli elementi per avere la dimensione. Il vettore u 1 =(0, 1, 2, 1) è l.i., perché non nullo. Dunque non scartiamo u 1. Controlliamo l indipendenza lineare di u 1, u 2. Poiché due vettori sono l.d. se e solo se almeno uno è multiplo dell altro, è evidente che u 1 =(0, 1, 2, 1) e u 2 =(1, 1, 0, 0) sono l.i. (nessuno è multiplo dell altro). Dunque non scartiamo u 2. Controlliamo l indipendenza lineare di u 1, u 2, u 3. Sia au 1 + bu 2 + cu 3 = 0 con a, b, c R, cioè(b, a + b + c, 2a, a c) =(0, 0, 0, 0). Ciò significa b =0 a + b + c =0 cheequivaleaa = b = c =0. 2a =0 a =0 a c =0 c =0 Dunque u 1, u 2, u 3 sono l.i. e perciò non scartiamo u 3. Controlliamo l indipendenza lineare di u 1, u 2, u 3, u 4. Siano a, b, c, d R tali che au 1 + bu 2 + cu 3 + du 4 = 0, chesignifica (b + d, a + b + c + d, 2a d, a c d) =(0, 0, 0, 0). Ciò equivale a b + d =0 b = d b = 2a a + b + c + d =0 0=0 2a d =0 d =2a a c d =0 c = a d c = a i=0
3 M.GUIDA, S.ROLANDO, cioè b = 2a, c = a, d =2a con a R qualsiasi. Dunque u 1, u 2, u 3, u 4 sono l.d. e perciò scartiamo u 4. In conclusione, (u 1, u 2, u 3 ) è una base di W e dim W =3. Osserviamo che i controlli di indipendenza lineare si sarebbero potuti fare anche valutando il rango della matrice dei vettori considerati, ad esempio rispetto alla base canonica C: u 1, u 2, u 3 sono l.i. perché risulta ρ ([u 1, u 2, u 3 ] C )=3; u 1, u 2, u 3, u 4 sono l.d. perché det [u 1, u 2, u 3, u 4 ] C =0,cioèρ ([u 1, u 2, u 3, u 4 ] C ) < 4. 2 modo. Riduciamo per righe la matrice dei generatori u 1,...,u 4 rispetto ad una qualche base B di R 4 : il suo rango è la dimensione di W e le righe non nulle della ridotta ottenuta sono le componenti rispetto a B di una base di W. La matrice dei generatori u 1,...,u 4 rispetto alla base canonica C =(e 1, e 2, e 3, e 4 ) di R 4 è u M := u 2 u 3 = u 4 C Riducendo per righe, ad esempio tramite le trasformazioni elementari R 1 R 2,R 4 R 4 R 1,R 3 R 3 R 2,R 4 R R 3 (nell ordine), si ottiene la matrice che è ridotta con 3 righe non nulle: , (1, 1, 0, 0) = u 2, (0, 1, 2, 1) = u 1, (0, 0, 2, 2) = 2(0, 0, 1, 1). Dunque dim W = ρ (M) =3ed una base di W è (u 1, u 2, u) con u =(0, 0, 1, 1). 2 Consideriamo ora i sottospazi W i, i =1, 2, 3, 4 (i quali, essendo generati da elementi di W, sono sottospazi di W oltre che di R 4 ). Poiché u 1, u 2 sono l.i. (nessuno è multiplo dell altro) e u 3 = 0, si conclude subito che (u 1, u 2 ) e (u 3 ) sono basi di W 1 = L (u 1, u 2 ) e W 2 = L (u 3 ) rispettivamente. Analogamente (u 3, u 4 ) è una base di W 3 = L (u 3, u 4 ) e dunque risulta dim W 1 =dimw 3 =2e dim W 2 =1. Per studiare W 4 = L (u 1, u 2, u 4 ), si può procedere con uno qualsiasi dei due metodi già usati per W.Acontifatti,sitrovacheu 1, u 2, u 4 sono l.i. e che quindi (u 1, u 2, u 4 ) è una base di W 4. Di conseguenza risulta dim W 4 =3, che implica 1 W 4 = W. ESERCIZIO. Si considerino i sottospazi W, W 1, W 2, W 3 dell esercizio precedente. Determinare dimensione ed una base delle somme W 1 + W 2, W 1 + W 3, W 2 + W e delle corrispondenti intersezioni, evidenziando eventuali coppie di sottospazi la cui somma sia diretta e coincida con W. Svolgimento. Osserviamo innanzitutto che tutti i sottospazi W i, i =1, 2, 3, sono generati da elementi di W e quindi sono sottospazi di W (oltre che di R 4 ). 1 Iniziamo a studiare la coppia W 1,W 2. Poiché 2 W 1 + W 2 = L (u 1, u 2 )+L(u 3 )=L(u 1, u 2, u 3 ) elamatrice u 1 u 2 = u 3 C 1 Si ricordi che se U è sottospazio di uno spazio V di dimensione finita, allora dim U =dimv U = V. 2 È un fatto generale che se u 1,..., u n, v 1,..., v m sono vettori di uno spazio vettoriale qualsiasi, allora L (u 1,..., u n)+l (v 1,..., v m)=l (u 1,..., u n, v 1,..., v m).
4 4 M.GUIDA, S.ROLANDO, 2016 èridotta,(u 1, u 2, u 3 ) è una base di W 1 + W 2 e dim (W 1 + W 2 )=3. Allora dim (W 1 + W 2 )= dim W e quindi (3) W 1 + W 2 = W. Inoltre, per la formula di Grassmann 3,risulta dim (W 1 W 2 )=dimw 1 +dimw 2 dim (W 1 + W 2 )=2+1 3=0, che implica W 1 W 2 = {0}. Ciò vale a dire che la somma W 1 +W 2 è diretta 4 e quindi, ricordando la (3), risulta W 1 W 2 = W. 2 Studiamo la coppia W 1,W 3. Come per la coppia W 1,W 2, anche la somma di W 1 e W 3 coincide con tutto W, in quanto risulta W 1 + W 3 = L (u 1, u 2 )+L(u 3, u 4 )=L(u 1, u 2, u 3, u 4 )=W. D altra parte, però, tale somma non è diretta: infatti, essendo dim (W 1 + W 3 )=dimw =3(v. esercizio precedente), la relazione di Grassmann implica dim (W 1 W 3 )=dimw 1 +dimw 3 dim (W 1 + W 3 )=1 e quindi W 1 W 3 = {0}. Per determinare una base di W 1 W 3 (sappiamo già che ha dimensione 1, ma non è immediato individuare un vettore non nullo che stia in W 1 W 3 ), possiamo procedere in più modi. 1 modo. Cerchiamo una descrizione del generico vettore di W 1 W 3, che consenta di individuarne un insieme di generatori (in questo caso se ne troverà uno solo; in generale, si procederà poi come al solito per determinare una base a partire dai generatori trovati). Per definizione di intersezione, si ha che x W 1 W 3 se e solo se x W 1 e x W 3,cioè se e solo se a, b, α, β R tali che x = au1 + bu 2 (che significa x W 1 = L (u 1, u 2 ) ) x = αu 3 + βu 4 (che significa x W 3 = L (u 3, u 4 ) ). Ciò equivale a (4) x = au1 + bu 2 au 1 + bu 2 = αu 3 + βu 4, cioè x = au1 + bu 2 au 1 + bu 2 αu 3 βu 4 = 0, dove la seconda equazione è un sistema lineare omogeneo nelle incognite a, b, α, β edi matrice [u 1, u 2, u 3, u 4 ] C, che in componenti diventa: a b α = β 0 Risolvendo tale sistema, si trova la soluzione generale (a, b, α, β) =(a, 2a, a, 2a) con a R qualsiasi, da cui, sostituendo in (4), risulta che x W 1 W 3 se e solo se x = au 1 + bu 2 = au 1 2au 2 = a (u 1 2u 2 ) con a R qualsiasi, il che significa W 1 W 3 = L (u 1 2u 2 ). Dunque il vettore non nullo u 1 2u 2 =( 2, 1, 2, 1) costituisce una base di W 1 W 3. 3 Formula di Grassmann: se U 1,U 2 sono sottospazi di dimensione finita di uno spazio vettoriale qualsiasi, allora dim (U 1 + U 2 )+dim(u 1 U 2 )=dimu 1 +dimu 2. 4 Si ricordi che se U 1,U 2 sono sottospazi di uno spazio qualsiasi, allora U 1 + U 2 è diretta U 1 U 2 = {0}.
5 M.GUIDA, S.ROLANDO, modo. Esprimiamo in forma implicita 5 i sottospazi da intersecare, in modo che la loro intersezione sarà rappresentata dal sistema di tutte le equazioni trovate. Il sistema di matrice completa (le prime colonne sono le componenti di u 2, u 1, generatori di W 1 ) (5) x 1 x 2 x 3 x 4 R 2 R 2 R x 1 x 2 x 1 x 3 x 4 R 3 R 3 2R 2 R 4 R 4 R x 1 x 2 x 1 x 3 2x 2 +2x 1 x 4 x 2 + x 1 è compatibile se e solo se x 4 x 2 + x 1 = x 3 2x 2 +2x 1 =0, quindi W 1 = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 1 x 2 + x 4 =2x 1 2x 2 + x 3 =0. Il sistema di matrice completa (le prime colonne sono le componenti di u 3, u 4, generatori di W 3 ) 0 1 x x x x x 3 R 4 R 4 +R x x 3 R 1 R x x x x 4 + x x 4 + x 2 11 x 2 R 3 R 3 +R 2 01 x 1 00 x 3 + x 1 00x 4 + x 2 è compatibile se e solo se x 4 + x 2 = x 3 + x 1 =0, quindi W 3 = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 2 + x 4 = x 1 + x 3 =0. Dunque W 1 W 3 è lo spazio delle soluzioni del sistema x 1 x 2 + x 4 =0 2x 1 2x 2 + x 3 =0 x 2 + x 4 =0 x 1 + x 3 =0 (ottenuto prendendo tutte le equazioni che definiscono W 1 e W 3 ), il quale ha matrice ed equivale quindi al sistema x 1 x 2 + x 4 =0 x 1 = x 2 x 4 = 2x 4 x 2 + x 4 =0 x 2 = x 4. x 3 2x 4 =0 x 3 =2x 4 In definitiva risulta W 1 W 3 = {( 2x 4, x 4, 2x 4,x 4 ):x 4 R} = L (( 2, 1, 2, 1)) e dunque il vettore non nullo ( 2, 1, 2, 1) costituisce una base di W 1 W 3. 5 Ricordiamo che, per passare da un insieme di generatori di un sottospazio U di uno spazio V (di dimensione finita) ad una forma implicita di U, un metodo standard è il seguente: si impone la compatibilità del sistema lineare completo di matrice (A B), dovea èlamatricechehasullecolonnelecomponentideigeneratoridi U rispetto ad una base qualsiasi di V e B è la colonna delle componenti rispetto alla stessa base del generico vettore di V. Un altro metodo standard per scrivere U informaimplicitapassaattraversoladeterminazionedel complemento ortogonale U di U e sarà usato nell esercizio successivo.
6 6 M.GUIDA, S.ROLANDO, modo. Esprimiamo in forma implicita uno dei due sottospazi da intersecare e cerchiamo una descrizione del generico vettore dell intersezione, in modo da individuarne poi un insieme di generatori. Ragionando come prima, si trova la rappresentazione (5) di W 1.D altraparte,x W 3 se esolose a, b R tali che (6) x = au 3 + bu 4 = a (0, 1, 0, 1) + b (1, 1, 1, 1) = (b, a + b, b, a b). Dunque x W 1 W 3 seesolosex è della forma (6) e le sue componenti soddisfano le equazioni (5) di W 1,cioèseesolose a, b R tali che b (a + b) a b =0 2b 2(a + b) b =0. Ciò equivale a 2a b =0,cioèb = 2a, e quindi x W 1 W 3 se e solo se x =(b, a + b, b, a b) =( 2a, a, 2a, a) con a R qualsiasi, il che significa W 1 W 3 = L (( 2, 1, 2, 1)). Dunque il vettore non nullo ( 2, 1, 2, 1) è una base di W 1 W 3. 3 Studiamo infine la coppia W 2,W. Poiché W 2 W, risulta subito W 2 + W = W e W 2 W = W 2, per cui dimensioni ed una base si trovano come nell esercizio precedente. Si vede anche subito che la somma W 2 + W non è diretta, in quanto W 2 W = W 2 = {0}. ESERCIZIO. Siano W 1 e W 2 isottospazidir 4 già considerati negli esercizi precedenti. (i) Determinarne i rispettivi complementi ortogonali W1 e W 2. (ii) Scrivere W 1 e W 2 in forma implicita. Svolgimento. (i) Disponendo di un insieme di generatori di un sottospazio U di R n,ilprocedimento per determinare U è standard: U coincide con lo spazio delle soluzioni del sistema lineare omogeneo associato alla matrice dei generatori di U rispetto alla base canonica di R n. Si ha W 1 = L (u 1, u 2 ) e W 2 = L (u 3 ) con u = e u3 u C = (C indica ovviamente la base canonica di R 4 ) e quindi x 1 W1 = (x 1,...,x 4 ) R : x x 3 = 0 e C x 4 W2 = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 1 x 2 x 3 x 4 =0 = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 2 +2x 3 + x 4 = x 1 + x 2 =0} = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 4 = x 2. (ii) Poiché ogni sottospazio U di R n ètalecheu =(U ), un metodo standard per scrivere U in forma implicita (alternativo a quello usato nell esercizio precedente) è il seguente: si determina U (con il metodo usato al punto (i)), si ricava un insieme di generatori di U (risolvendo il sistema che esprime U ), si determina (U ) = U (di nuovo con il metodo usato al punto (i)).
7 Si ha e W 1 M.GUIDA, S.ROLANDO, = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 4 = x 2 2x 3,x 1 = x 2 = ( x 2,x 2,x 3, x 2 2x 3 ):x 2,x 3 R 4 = L (( 1, 1, 0, 1), (0, 0, 1, 2)) W 2 = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 4 = x 2 = (x1,x 2,x 3,x 2 ):x 1,x 2,x 3 R 4 = L ((1, 0, 0, 0), (0, 1, 0, 1), (0, 0, 1, 0)), da cui si ottiene (procedendo come al punto (i)) W 1 =(W1 ) = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 1 + x 2 x 4 = x 3 2x 4 =0, W 2 =(W2 ) = (x 1,...,x 4 ) R 4 : x 1 = x 2 + x 4 = x 3 =0. ESERCIZIO. Dato il sottospazio W = L ((0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1), (2, 0, 1, 0)) di R 4, completare una base di W ad una base di R 4. Svolgimento. Dobbiamo trovare una base di W e poi una base di R 4 che la completi, cioèche la contenga. Si ha , per cui una base di W è B = ((0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1)). Una base di R 4 che completi B si può trovare in due modi. 1 modo. Aggiungiamo a B una base qualsiasi di R 4, ad esempio quella canonica C =(e 1,...,e 4 ),e facciamo scarti successivi. Infatti, essendo R 4 = L ((0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1),e 1,...,e 4 ) (perché e 1,...,e 4 generano R 4 da soli), nel fare scarti successivi i vettori (0, 0, 1, 2) e (1, 0, 0, 1) non saranno scartati (perché l.i.) e si giungerà quindi ad una base di R 4 che li contiene 6. La matrice è ridotta con rango 3, quindi (0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1),e 1 sono l.i.: non scartiamo e 1. La matrice è ridotta con rango 4, quindi (0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1),e 1,e 2 sono l.i.: non scartiamo e 2 ed il procedimento termina, avendo già tenuto tanti vettori quanti la dimensione di R 4. Una base di R 4 che completa B = ((0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1)) è dunque ((0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1),e 1,e 2 ). 6 Il ragionamento è generale e può essere usato in uno spazio di dimensione finita qualsiasi V,pertrovare una base di V che contenga una base B =(v 1,...,v k ) di un suo sottospazio: si aggiunge a B una base di tutto il sopraspazio V e si fanno scarti successivi.
8 8 M.GUIDA, S.ROLANDO, modo. Aggiungiamo ai 2 vettori di B altri 2 vettori (a, b, c, d), (a,b,c,d ) di R 4 in modo da ottenere 4 vettori l.i., cioè in modo che abbia rango 4 la matrice a b c d. Le righe saranno una base di R 4 (che ovviamente completa B) perchér 4 ha dimensione 4. a b c d Si può allora prendere ad esempio c = c = a = a = b =0e b = d =1(d può essere qualsiasi, nullo o no) e si ottiene Una base di R 4 che completa B (diversa da quella trovata nel modo precedente) è dunque ((0, 0, 1, 2), (1, 0, 0, 1),e 2,e 4 ) ESERCIZIO. Sia V uno spazio vettoriale (reale) di dimensione 4 esiab =(u 1, u 2, u 3, u 4 ) una sua base. Determinare dimensione e una base del sottospazio W di V generato dai vettori v 1 = u 4 u 3 + u 1, v 2 =2u 2 + u 3 u 4, v 3 =2u 2 +2u 1 + u 4 u 3. Completare poi la base trovata ad una base di V. Svolgimento. Disponendo di un insieme di generatori di W = L (v 1, v 2, v 3 ), possiamo procedere tramite scarti successivi oppure riduzione. Ricorriamo al secondo metodo. Le componenti rispetto alla base B dei generatori v 1 = u 1 u 3 +u 4 [v 1 ] B =(1, 0, 1, 1) v 2 = 2u 2 +u 3 u 4 sono rispettivamente [v 2 ] B =(0, 2, 1, 1) v 3 =2u 1 +2u 2 u 3 +u 4 [v 2 ] B =(2, 2, 1, 1) (si noti che per leggere le componenti dei v i, le loro espressioni come combinazione lineare degli u j vanno scritte in modo ordinato, secondo gli indici degli u j ) e quindi la matrice di v 1, v 2, v 3 rispetto a B è M = v 1 v 2 = v B La dimensione di W coincide con il rango di M ed una base di W è data, in componenti rispetto a B, dalle righe non nulle di una qualsiasi ridotta (per righe) di M. Riducendo, si ottiene M , R 3 R 3 2R 1 R R 3 R da cui segue che dim W = ρ (M) =2. Inoltre i vettori di componenti (1, 0, 1, 1) e (0, 2, 1, 1) rispetto a B, cioèv 1 e v 2, sono una base di W. Una base di V che contenga la base (v 1, v 2 ) di W si determina aggiungendo due vettori di V a (v 1, v 2 ) in modo da ottenere un insieme di quattro vettori l.i. (i quali costituiranno una base di V,perchéV ha dimensione 4). Poiché, ad esempio, la matrice (costruita semplicemente aggiungendo due righe non nulle alla matrice [v 1, v 2 ] T B in modo da ottenere una matrice 4 4 ridotta) ha rango 4, i vettori di componenti (1, 0, 1, 1), (0, 2, 1, 1), (0, 0, 1, 0), (0, 0, 0, 1) rispetto a B, cioè v 1, v 2, u 3, u 4, sono l.i. e quindi (v 1, v 2, u 3, u 4 ) è una base di V. Lo stesso vale ad esempio
9 M.GUIDA, S.ROLANDO, per le matrici e da cui segue che anche (v 1, v 2, u 3 + u 4, u 4 ) e (v 1, v 2, u 2 + u 3, u 3 ) sono basi di V. ESERCIZIO. Nello spazio R 2,2 delle matrici 2 2 acoefficienti reali, si consideri il seguente insieme V = A R 2,2 :(1, 2) A =(0, 0) (dove (1, 2) A indica il prodotto matriciale di (1, 2) R 1,2 per A R 2,2 ). Verificare che V èun sottospazio di R 2,2 e determinarne una base. Ricordiamo che l insieme R m,n delle matrici (a ij ) i=1,...,m, j=1,...,n di tipo m n (m righe, n colonne) ad entrate a ij R, è uno spazio vettoriale (reale) rispetto alle operazioni termine a termine: (a ij )+(b ij )=(a ij + b ij ), α(a ij )=(αa ij ). Il vettore nullo 0 R m,n di R m,n è la matrice ad elementi tutti nulli, denotata con 0 m,n od anche, più brevemente, con 0 (quando non interessi specificarne il tipo). L insieme ordinato C =(E 11,E 12,...,E 1n,E 21,...,E 2n,..., E m1,...,e mn ) delle matrici definite da j-esima colonna E ij = i-esima riga i =1,...,m j =1,...,n è una base per R m,n, detta base canonica, epertantorisultadim R m,n = mn. Leentratedella generica matrice (a ij ) R m,n coincidono con le componenti di (a ij ) rispetto alla base canonica: a 11 a a 1n = a a a mn.. a m1 a m2... a mn m n = a ij E ij, i=1 j=1 cioè [(a ij )] C =(a 11,a 12,...,a 1n,a 21,...,a 2n,..., a m1,...,a mn ). Svolgimento. Controllato che la matrice nulla appartiene a V (com è evidente), per verificare che V è sottospazio di R 2,2 possiamo, come al solito, procedere in due modi: (i) utilizzare il criterio per i sottospazi, ossia controllare che le combinazioni lineari di elementi di V siano ancora elementi di V ; (ii) cercare di scrivere il generico elemento di V come generica combinazione lineare di un certo numero di elementi di R 2,2,inmododarecuperareV come sottospazio generato da tali elementi. Vediamo entrambi i procedimenti.
10 10 M.GUIDA, S.ROLANDO, 2016 (i) Controlliamo che A, B V e λ R risulti λa + B V,cioè (1, 2) (λa + B) =(0, 0). In effetti, applicando le proprietà delle operazioni tra matrici, si ha (1, 2) (λa + B) =λ (1, 2) A +(1, 2) B, dove risulta (1, 2) A =(0, 0) e (1, 2) B =(0, 0) perché A, B V. Quindi si ottiene (1, 2) (λa + B) =λ (0, 0) + (0, 0) = (0, 0) e dunque V è sottospazio di R 2,2. (ii) Cerchiamo di descrivere lagenerica matrice di V, in modo da individuarne un insieme di ab generatori. Se A = è la generica matrice di R cd 2,2,perdefinizione di V si ha che A V se e solo se ab (1, 2) =(0, 0) cd cioè (a +2c, b +2c) =(0, 0), chesignifica a = 2c e b = 2d con c, d R qualsiasi. Quindi A V se e solo se A è della forma 2c 2d A = = c + d c d con c, d R qualsiasi. Ciò significa che il generico elemento di V è la generica combinazione lineare delle matrici A 1 = e A = 0 1 e pertanto V è sottospazio di R 2,2 : il sottospazio generato da A 1,A 2. Per quanto visto al punto (ii), si ha V = L (A 1,A 2 ). La coppia (A 1,A 2 ) è anche una base di V, perché A 1,A 2 sono l.i. (si vede subito che le due matrici non sono una multipla dell altra). ESERCIZIO. Data la matrice 01 1 A = R ,3, si consideri l insieme V = X R 3,2 : AX =0 2,2 (dove AX R 2,2 indica la matrice prodotto di A e X). Verificare che V è sottospazio vettoriale di R 3,2 e determinarne dimensione e una base. Svolgimento. Ovviamente 0 3,2 V (cioè A0 3,2 =0 2,2 ). Controlliamo allora che V sia stabile rispetto alle combinazioni lineari. Per ogni X, Y R 3,2 e λ R si ha A (λx + Y )=A(λX)+ AY = λax + AY, in quanto il prodotto righe per colonne è distributivo rispetto alla somma ed omogeneo rispetto al prodotto per scalari. Da qui, se in particolare X, Y V,cioèAX =0 2,2 e AY =0 2,2,siottieneA(λX + Y )=λ0 2,2 +0 2,2 =0 2,2,chesignifica λx + Y V. Dunque V è sottospazio vettoriale di R 3,2. Per determinare una base di V (e quindi la sua dimensione), cerchiamo un espressione per la generica matrice di V, da cui dedurre poi un suo insieme di generatori. Per definizione di V, una matrice X = x 11 x 12 x 21 x 22 R 3,2 x 31 x 32
11 appartiene a V seesoloseax =0 2,2,cioè 01 1 x 11 x 12 x x 22 x 31 x 32 Svolgendo il prodotto a primo membro, ciò significa x21 + x 31 x 22 + x 32 = x 11 x 31 x 12 x 32 ossia x 21 + x 31 =0 x 21 = x 31 x 22 + x 32 =0 x, 22 = x 32 x 11 x 31 =0 x 11 = x 31 x 12 x 32 =0 x 12 = x 32 M.GUIDA, S.ROLANDO, = , 00 con x 31,x 32 R qualsiasi. Dunque X V se e solo se X èdellaforma X = x 31 x 32 x 31 x 32 = x x = x 31 A 1 + x 32 A 2 x 31 x (con ovvia definizione di A 1,A 2 ), dove x 31,x 32 sono numeri reali qualsiasi. Ciò significa V = L (A 1,A 2 ). Poiché A 1,A 2 sono l.i. (si vede subito, guardandone gli elementi, che A 1,A 2 non sono una multipla dell altra), si conclude che (A 1,A 2 ) è una base di V e quindi dim V =2. ESERCIZIO. Determinare una base del sottospazio V di R [x] generato dai polinomi P 1 (x) =x + x 2, P 2 (x) =1+x 2 + x 3, P 3 (x) =1 x + x 3, P 4 (x) =1+2x +3x 2 + x 3 Considerato poi il sottospazio di R 3 [x] definito da W = a 0 + a 1 x + a 2 x 2 + a 3 x 3 R 3 [x] :a 0 = a 2,a 1 = a 3, stabilire se V W = R 3 [x]. Ricordiamo che l insieme R [x] dei polinomi P (x) nella variabile x acoefficienti reali (di grado qualsiasi) è uno spazio vettoriale (reale) rispetto alle usuali operazioni sui polinomi. Il suo vettore nullo 0 R[x] è il polinomio nullo, cioè con tutti i coefficienti nulli. Gli infiniti polinomi 1,x,x 2,x 3,... sono l.i. e perciò risulta dim R [x] =. Con R n [x], n 0, sidenotailsottospaziodir [x] costituitodaipolinomidigrado n, ossia n P (x) =a 0 + a 1 x + a 2 x a n 1 x n 1 + a n x n = a k x k. L insieme C = 1,x,x 2,x 3,...,x n dei polinomi x k con k =0, 1,...,nè una base per R n [x], detta base canonica, epertantorisultadim R n [x] =n+1. Ovviamente le componenti rispetto a C del generico polinomio P R n [x] sono i coefficienti di P (x), cioèsiha[a 0 + a 1 x a n x n ] C = (a 0,a 1,...,a n ). Svolgimento. Chiaramente V = L (P 1,P 2,P 3,P 4 ) è sottospazio di R 3 [x], poiché tutti i suoi generatori appartengono ad R 3 [x]. Disponendo di un insieme di generatori di V, una sua base può essere determinata tramite scarti successivi oppure riduzione. Vediamo entrambi i procedimenti. (i) Estraiamo una base dall insieme {P 1,P 2,P 3,P 4 } dei generatori di V. P 1 non è il polinomio nullo, quindi non lo scartiamo. k=0
12 12 M.GUIDA, S.ROLANDO, 2016 Controlliamo l indipendenza lineare di P 1,P 2 (per quanto si possa osservare subito che non sono uno multiplo dell altro). Siano a, b R tali che ap 1 + bp 2 = 0 R[x],cioè ap 1 (x)+bp 2 (x) =0 per ogni x. Ciò significa a x + x 2 + b 1+x 2 + x 3 =0per ogni x, cioè b + ax +(a + b) x 2 + bx 3 =0 per ogni x che, per l indipendenza lineare di 1,x,x 2,x 3 (o, equivalentemente, per il principio di identità dei polinomi), equivale a b =0 a =0 cioè a = b =0. a + b =0 a =0 Dunque ap 1 + bp 2 = 0 R[x] implica a = b =0,cioèP 1,P 2 sono l.i., e pertanto non scartiamo P 2. Controlliamo l indipendenza lineare di P 1,P 2,P 3. Siano a, b, c R tali che ap 1 + bp 2 + cp 3 = 0 R[x],cioè ap 1 (x)+bp 2 (x)+cp 3 (x) =0 per ogni x. Ciò significa a x + x 2 + b 1+x 2 + x 3 + c 1 x + x 3 =0per ogni x, cioè b + c +(a c) x +(a + b) x 2 +(b + c) x 3 =0 per ogni x che, per l indipendenza lineare di 1,x,x 2,x 3,equivalea b + c =0 b = c a c =0 b = c a = c con c R qualsiasi. a + b =0 a = c c c =0 b + c =0 Dunque a, b, c R non tutti nulli tali che ap 1 + bp 2 + cp 3 = 0 R[x] (ad esempio a = c =1e b = 1), cioè P 1,P 2,P 3 sono l.d., e pertanto scartiamo P 3. Controlliamo l indipendenza lineare di P 1,P 2,P 4. Siano a, b, c R tali che ap 1 + bp 2 + cp 4 = 0 R[x],cioè ap 1 (x)+bp 2 (x)+cp 4 (x) =0 per ogni x. Ciò significa a x + x 2 + b 1+x 2 + x 3 + c 1+2x +3x 2 + x 3 =0per ogni x, cioè b + c +(a +2c) x +(a + b +3c) x 2 +(b + c) x 3 =0 che, per l indipendenza lineare di 1,x,x 2,x 3,equivalea b + c =0 b = c a +2c =0 b = c a = 2c a + b +3c =0 a = 2c 2c c +3c =0 b + c =0 per ogni x con c R qualsiasi. Dunque P 1,P 2,P 4 sono l.d. e quindi scartiamo anche P 4. In conclusione, una base di V è (P 1,P 2 ) (e dim V =2). Osserviamo che i controlli sull indipendenza lineare di P 1,P 2,P 3 e P 1,P 2,P 4 si sarebbero potuti anche fare calcolando il rango della loro matrice rispetto ad una qualche base di R 3 [x], ad esempio rispetto alla base canonica C = 1,x,x 2,x 3.
13 M.GUIDA, S.ROLANDO, (ii) Riduciamo per righe la matrice dei generatori P 1,P 2,P 3,P 4 (rispetto a una base qualsiasi di R 3 [x]) e leggiamo quindi le componenti (rispetto a quella stessa base) di una base di V sulle righe non nulle della matrice ridotta ottenuta. La matrice dei vettori P 1,P 2,P 3,P 4 rispetto alla base canonica C = 1,x,x 2,x 3 di R 3 [x] è P M = P 2 P 3 = P 4 C Riducendo per righe si ottiene M R 1 R R 2 R 2 R R 3 R R 2 R 3 R 3 R R 4 2R 4 +R e pertanto i polinomi di componenti (1, 2, 3, 1) e (0, 2, 2, 0) rispetto a C, cioè 1+2x +3x 2 + x 3 = P 4 (x) e 2x 2x 2 = 2P 1 (x), costituiscono una base di V (diversa da quella trovata al punto (i)); lo stesso vale ovviamente per (P 1,P 4 ). Per stabilire se V W = R 3 [x], occorre controllare che: (i) la somma V + W sia diretta; (ii) la somma V + W coincida con tutto lo spazio R 3 [x]. (i) Siccome V + W èdirettaseesolosev W si riduce al solo polinomio nullo, studiamo V W. A tale scopo, possiamo esprimere anche V in forma implicita e risolvere poi il sistema dato dall unione di tutte le equazioni che individuano V e W, oppure sfruttare solo la forma implicita di W, ragionando come segue. Siccome V = L (P 1,P 2 ) (stiamo usando una delle basi di V trovate nella prima parte dell esercizio, ma un qualsiasi insieme di generatori di V, anche non l.i., servirebbe ugualmente allo scopo), il generico polinomio P V èdellaforma (7) P (x) =a x + x 2 + b 1+x 2 + x 3 = b + ax +(a + b) x 2 + bx 3 con a, b reali qualsiasi. Di conseguenza, un polinomio P appartiene a V W se e solo se è della forma (7) ed i suoi coefficienti soddisfano le condizioni che definiscono W, cioè risulta b = a + b e a = b. Tali equazioni equivalgono ad a = b =0e quindi, sostituendo in (7), risulta che P è il polinomio nullo. Concludiamo dunque che V W è il sottospazio banale, ossia che la somma V + W è diretta. (ii) Per stabilire infine se V + W = R 3 [x], ragioniamo sulle dimensioni tramite la formula di Grassmann. A tale scopo, sappiamo già che dim V =2e dim (V W )=0,maciserve conoscere la dimensione di W. Poiché il generico elemento a 0 + a 1 x + a 2 x 2 + a 3 x 3 di W è caratterizzato dalle condizioni a 0 = a 2 e a 1 = a 3, cioè è della forma a 0 1+x 2 + a 1 x + x 3 con a 0,a 1 R qualsiasi, risulta W = L 1+x 2,x+ x 3, dove i generatori sono l.i. e quindi costituiscono una base di W. Dunque si ha dim V =dimw =2e dim (V W )=0,dacuirisulta dim (V + W )=dimv +dimw =4=dimR 3 [x] e pertanto V + W = R 3 [x]. Concludiamo dunque che V W = R 3 [x].
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