Aspetti agronomici e colturali della vite

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1 Corso di formazione e aggiornamento per Perito Estimatore Danni da Avversità Atmosferiche Prodotto: Uva da vino Aspetti agronomici e colturali della vite Giovanni Mutinati Locorotondo, 14/03/2015

2 Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

3 La pianta di vite Grappoli Gemme Foglie Germogli Tralci Branche Cirri o viticci Femminelle Ceppo o tronco Succhioni Radici Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

4 L apparato radicale Da seme (vinacciolo) Da talea (barbatella) Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

5 L apparato radicale Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

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7 L apparato radicale Influenza densità di impianto Influenza chioma Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

8 Il fusto Ceppo o tronco: parte verticale (legno vecchio) Branche: dopo curvatura o imbrancatura (legno di due o più anni) Tralcio: si genera da branca (legno di un anno) Germoglio: si genera da tralcio (non è lignificato) Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba) Ritidoma

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10 Il tralcio Interno del tralcio

11 Il germoglio

12 Il germoglio

13 La foglia

14 La foglia

15 La foglia

16 La foglia

17 La foglia

18 La gemma Gemme pronte (o estive Gemme ibernanti (o dormienti, o normali) Gemme latenti Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

19 La gemma All ascella della foglia: gemme pronte, gemme ibernanti, femminelle Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

20 La gemma Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

21 Infiorescenza Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

22 Infiorescenza Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

23 Raspo Pedicelli Peduncolo Rachide Racimoli Cercini Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

24 Bacca Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

25 Bacca Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

26 Bacca Giovanni Mutinati I.I.S.S. «Caramia Gigante» Locorotondo (Ba)

27 Fasi fenologiche - Baggiolini

28 Gemma invernale (Baggiolini e BBCH) Dormienza invernale: le gemme d inverno passano da puntute ad arrotondate, sono brune o bruno scure secondo il vitigno; le brattee (squame) delle gemme più o meno serrate secondo il vitigno.

29 Gemma cotonosa Rigonfiamento della gemma: le gemme si sviluppano all interno delle brattee Gemma cotonosa: protezione cotonosa, bruna, ben visibile.

30 Punta verde (germogliamento marzo aprile) Germogliamento della gemma: giovane germoglio verde, ben visibile Distanziamento delle foglie.

31 Apertura gemme Prima foglia visibile, distesa e ben separata dall asse del germoglio.

32 Foglie distese Due, tre foglie distese.

33 Grappoli visibili Cinque, sei foglie distese. Infiorescenze visibili.

34 Grappoli separati I grappoli (infiorescenze) si ingrandiscono, i bottoni fiorali sono ancora agglomerati Otto, nove foglie distese.

35 Bottoni fiorali separati Grappoli (infiorescenze) completamente sviluppati.i bottoni fiorali si aprono Da 11 a 12 foglie distese.

36 Fioritura (giugno) Inizio della fioritura. I primi cappucci fiorali (caliptre) si separano dalla base dell ovario Fioritura un po più avanzata, il 25% dei cappucci sono caduti Piena fioritura, il 50% dei cappucci sono caduti Fine della fioritura, l 80% dei cappucci sono caduti.

37 Fioritura La fioritura dura giorni a seconda delle condizioni meteo (ad una variazione di 1 C corrisponde una variazione opposta di 2 giorni). Condizioni migliori per la fioritura: T piuttosto alta, tempo asciutto, cielo luminoso, leggera brezza. La fioritura nel grappolo inizia dal centro, poi fioriscono quelli basali, poi le estremità e le ali. L apertura inizia tra le 5-6 del mattino e termina tra le Anticrittogamici (cuprici) e insetticidi applicati durante la fioritura possono nuocere l allegagione

38 Allegagione (luglio) Allegagione. Le giovani bacche incominciano ad ingrossare. I residui fiorali sono caduti Acini della dimensione di un grano di pepe. I grappoli assumono una posizione orizzontale.

39 Chiusura grappolo Chiusura del grappolo.

40 Invaiatura (luglio-agosto) Inizio invaiatura. Le bacche diventano traslucide o si colorano Metà invaiatura (il 50% delle bacche assume le caratteristiche sopra citate) Fine invaiatura.

41 Maturazione (settembre ottobre) Inizia l agostamento ossia la lignificazione dei tralci. Progressivo aumento di peso dell acino per la crescita della polpa mentre la buccia e i vinaccioli rimangono stazionari. Nelle uve da vino le pareti delle cellule del mesocarpo tendono ad assottigliarsi, il contenuto in cellulosa diminuisce e le pareti si lacerano. Nelle uve da tavola le pareti delle cellule sono più ricche in emicellulose e quindi non si lacerano Le bacche sono pronte per la raccolta.

42 Gestione del terreno lavorazione meccanica, è la tecnica più antica e diffusa; inerbimento, praticato nei terreni freschi e mai poveri di acqua; diserbo chimico, applicato soprattutto sotto il filare; pacciamatura, utilizzata soprattutto per impianti ai primi anni.

43 Gestione del terreno lavorazione meccanica Lavori di autunno Lavori di inverno/primavera; Lavori primavera/estate;

44 Gestione del terreno lavorazione meccanica Lavori di autunno: per proteggere il ceppo. Dovrebbe essere fatta solo nei Paesi freddi. Una reale motivazione per effettuare i lavori autunnali è quella dell interramento dei concimi fosfo potassici (ciò è necessario solo se non è stata sufficiente la concimazione di fondo), ma in questo caso è meglio adottare una ripuntatura a filari alterni.

45 Gestione del terreno lavorazione meccanica Lavorazioni di inverno/primavera Si esegue il cosiddetto primo lavoro, consistente nella scalzatura ad una profondità di cm 12-15, con fresatrici dotate di automatismo laterale. Nei vigneti piantati in quadrato (alberello o tendone) si effettua incrociata.

46 Gestione del terreno lavorazione meccanica Lavorazioni di primavera/estate Cominciano con il cosiddetto lavoro di maggio (anche se spesso si effettua in aprile), ed è l ultimo prima della fioritura. Durante quest ultima, infatti, non bisogna arare, dato che la conseguente evaporazione abbassa la temperatura generando rischi di danni per colatura. Le lavorazioni in primavera/estate riprendono dopo la fioritura ed hanno importanza soprattutto per la salvaguardia delle riserve idriche.

47 Gestione del terreno lavorazione meccanica

48 Gestione del terreno lavorazione meccanica

49 Gestione del terreno lavorazione meccanica

50 Gestione del terreno lavorazione meccanica

51 Gestione del terreno inerbimento spontaneo, quando le erbe sono quelle che normalmente crescono nel vigneto; seminato, quando le essenze erbacee vengono poste dal viticoltore: loietto, festuca, trifoglio, favino e lupino, ma anche senape, ravizzone e colza (che hanno radici fittonanti e quindi utili in terreni compatti).

52 Gestione del terreno inerbimento temporaneo, quando è presente solo durante un periodo dell anno. E quello che si usa nelle regioni meridionali siccitose, in cui l inerbimento è limitato all inverno, quando non vi è competizione idrica con la vite. permanente, quando è sempre presente. E possibile solo in quelle, poche, regioni che non hanno mai problemi idrici.

53 Gestione del terreno inerbimento parziale, quando interessa solo l interfilare. Necessita di lavorazione o diserbo sulla fila, avente lo scopo di rendere più agevoli le lavorazioni primaverili di rincalzatura. totale, quando interessa tutta la superficie. Si risparmia sulla lavorazione/diserbo interfila, ma presenta maggiori difficoltà per le successive lavorazioni primaverili.

54 Gestione del terreno inerbimento

55 Gestione del terreno diserbo

56 Gestione del terreno diserbo

57 Gestione del terreno erbicidi Post-emergenza: Disseccanti (glufosinate di ammonio) Sistemici (glifosate) Ormonici (MCPA) Pre-emergenza (residuali): Trifluralin Oxifluorfen Diuron

58 Forme di allevamento strutture architettoniche che vengono date alle piante per equilibrare i rapporti fra fase vegetativa e produttiva

59 Forme di allevamento Origine greca: forme e dimensioni ridotte, potature corte e povere, tipica di ambienti meridionali aridi e suoli poco fertili; Origine etrusca: viti maritate, forme di grande espansione, potature lunghe, tipica di ambienti ricchi di acqua e terreni fertili.

60 Forme di allevamento Occorre perseguire: Riduzione dei costi di produzione attraverso la meccanizzazione dei lavori colturali; Elevata qualità del prodotto; Massima ricezione dell energia solare e luminosa.

61 Forme di allevamento Si ottiene e mantiene tramite la potatura: poiché la vite, per natura, ha portamento cespuglioso, lianifero, strisciante

62 Forme di allevamento Alcune forme arcaiche imponevano costrizioni minime alla pianta Nido (isole greche ed alcune isole minori siciliane)

63 Forme di allevamento Cespuglio (Kazakistan, Israele )

64 Forme di allevamento Nei climi non siccitosi si poggiava la vite agli alberi, come nell Arbustum italicum, Gli alberi (olmi o pioppi) erano isolati, i tralci di vite ricadevano verso il basso

65 Forme di allevamento o l arbustum gallicum, in cui, tramite tirelle la viti venivano unite l una all altra Gli alberi erano poco frondosi, come aceri o salici

66 Forme di allevamento si giunse a far poggiare la pianta di vite a sostegni legnosi, come nella vitis camerata, da cui derivò la pergola

67 Forme di allevamento come le vitis jugata, o giogo semplice,

68 Forme di allevamento come la jugatio compluviata, o vite compluviata, ava dei pergolati casalinghi.

69 Forme di allevamento - Alberello Una forma che non necessita di sostegni. Costituita da ceppo e pochi speroni

70 Forme di allevamento - Alberello Se ne conoscono diverse forme: Alberello greco (potatura cortissima, a testa di salice)

71 Forme di allevamento - Alberello Alberello pugliese, o a vaso (potatura corta su poche branche)

72 Forme di allevamento - Alberello Alberello marsalese o alcamese (potatura mista su poche branche)

73 Forme di allevamento - Alberello L alberello è poco o per niente meccanizzabile, motivo per cui è stato escluso da alcune Regioni dai finanziamenti per i nuovi impianti. In realtà, per la sua conformazione, che consente un altissima densità di piantagione (sino a piante ettaro), è la forma di allevamento più vocata alle produzioni di qualità

74 Forme di allevamento - Guyot Potatura mista ad espansione ridotta. Si presta a terreni poco fertili, siccitosi, di collina

75 Forme di allevamento - Guyot Il tralcio è dedicato alla produzione dell anno, lo sperone a quella dell anno successivo

76 Forme di allevamento - Guyot Alcune varianti sono:

77 Forme di allevamento - Capovolto Deriva dal Guyot. Può essere alto fino a due metri. Adatto anche a terreni mediamente fertili.

78 Forme di allevamento - Capovolto Alcune varianti:

79 Forme di allevamento - Capovolto

80 Forme di allevamento Cordone speronato Adatto alla meccanizzazione ed alle produzioni di qualità

81 Forme di allevamento Cordone speronato La potatura è semplice, meccanizzabile, meglio con rifinitura

82 Forme di allevamento Cordone speronato nome Guyot Sesto m 2,5-3,0 x 0,8-1,2 Densità (p.ha) Gemme/pianta Gemme/metro Altezza pali m 1,60 2,0 Fili Uno per tralcio Due coppie per vegetazione

83 Forme di allevamento Cordone speronato Alcune varianti:

84 Forme di allevamento Cordone speronato nome Cordone speronato Sesto m 2,5-3,0 x 1,0-1,5 Densità (p.ha) Gemme/pianta Gemme/ha Altezza pali m 2,00 2,20 ogni 6 m Fili Uno di sostegno, 2-3 per vegetazione

85 Forme di allevamento Cordone speronato

86 Forme di allevamento Cortina semplice Cordone permanente a m 1,7-1,8 dal suolo

87 Forme di allevamento Cortina semplice

88 Forme di allevamento Cortina semplice Cordone permanente a m 1,7-1,8 dal suolo

89 Forme di allevamento Cazenave Il cordone porta sia speroni che capi a frutto

90 Forme di allevamento Cazenave Potatura poco meccanizzabile

91 Forme di allevamento Sylvoz Ha potatura lunga. Ha dato origine ad altre forme (Bellussi)

92 Forme di allevamento Sylvoz Si adatta condizioni pedo-climatiche proprie dell Italia centro-settentrionale

93 Forme di allevamento Lyra Deriva da allevamento ad Y

94 Forme di allevamento Lyra Costituita da un fusto con due cordoni speronati

95 Forme di allevamento Pergoletta Puglia Deriva dal tendone, reso così più meccanizzabile

96 Forme di allevamento Casarsa Deriva dal Sylvoz. Il cordone porta capi a frutto ricadenti

97 Forme di allevamento Sylvoz-Casarsa nome Sylvoz/Casarsa Sesto m 2,5-3,5 x 1,0-2,5 Densità (p.ha) Gemme/pianta Gemme/ha Altezza pali m 2,00 2,20 ogni 6 m Fili Uno di sostegno, 2-3 per vegetazione

98 Forme di allevamento Casarsa Il fusto è alto m 1,60 1,70

99 Forme di allevamento G.D.C. Nato negli anni 60 negli USA

100 Forme di allevamento G.D.C. nome GDC Sesto m 4,0 x 0,75-1,50 Densità (p.ha) Gemme/pianta Gemme/ha Altezza pali m 2,20 ogni 5-6 m Fili Uno di sostegno, 2-4 per vegetazione

101 Forme di allevamento G.D.C.

102 Forme di allevamento G.D.C. Corrisponde ad una doppia cortina

103 Forme di allevamento Duplex Invece dei cordoni ha capi a frutto rinnovabili

104 Forme di allevamento Duplex

105 Forme di allevamento Pergola romagnola A tetto orizzontale con una o due ali

106 Forme di allevamento Pergola romagnola nome Pergola Sesto m 3,0-4,0 x 0,6-1,00 Densità (p.ha) Gemme/pianta Gemme/ha Altezza pali m 1,00 e 2,40 Fili tramatura

107 Forme di allevamento Pergola romagnola Sostituisce la tradizionali alberate

108 Forme di allevamento A raggi, o Bellussi Ha molte analogie con il Sylvoz

109 Forme di allevamento A raggi, o Bellussi Ha molte analogie con il Sylvoz

110 Forme di allevamento Tendone Deriva dalle alberate e dalle raggiere

111 Forme di allevamento Tendone Ha struttura portante con tramatura orizzontale

112 Forme di allevamento Tendone Ha struttura portante con tramatura orizzontale nome Tendone Sesto m 2,0-3,0 x 2,0-3,0 Densità (p.ha) Gemme/pianta Gemme/ha Altezza pali m 1,80 2,20 Fili Corona, rompitratta, infittimento

113 Forme di allevamento Tendone Può essere a tralcio rinnovabile

114 Forme di allevamento Tendone Può essere a cordone

115 Forme di allevamento Tendone Deriva dalle alberate e dalle raggiere

116 Considerazioni su forme di allevamento e fisiologia

117 Considerazioni su forme di allevamento e densità di impianto

118 Considerazioni su forme di allevamento e densità di impianto

119 Considerazioni su forme di allevamento e produzione

120 Considerazioni su forme di allevamento e produzione

121 Considerazioni su forme di allevamento e produzione

122 in cui: Stima della produzione in base alla forma di allevamento Pmc = Ngc x f x Pmgr Pmc = peso di prodotto per ceppo (kg/ceppo) Ngc: numero gemme per ceppo (es. 8 in cordone corto) f = fertilità (tipica della varietà, n. grappoli/nodo. Es. 1,30 1,60 in Primitivo) Pmgr = peso medio grappolo (tipico della varietà, kg/grappolo. Es. kg/gr. 0,250-0,300 in Primitivo)

123 Stima della produzione in base alla forma di allevamento Produzione totale (kg) = Sup x D x Pmc in cui: Sup = superficie del vigneto (ettari) D = densità di impianto (piante/ettaro, es in sesto 2,1 x 1) Pmc = prodotto per ceppo (kg/ceppo), come prima calcolato

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