Capitolo 1 ANALISI COMPLESSA



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1.4 Serie in campo complesso 1.4.1 Serie di potenze Una serie di potenze è una serie del tipo a k (z z 0 ) k. Per le serie di potenze in campo complesso valgono teoremi analoghi a quelli validi in campo reale: La regione di convergenza di una serie di potenze in C è un cerchio (centrato in z 0 ), il cui raggio si dice raggio di convergenza della serie. All interno di tale cerchio la serie è uniformemente e assolutamente convergente. All esterno non converge mai. Sulla circonferenza può convergere o no, a seconda dei casi, e c è sempre almeno un punto singolare di f(z). Teorema di Weierstrass: una serie di potenze è, per ogni z interno al cerchio di convergenza, derivabile termine a termine n volte (con n arbitrario): a k (z z 0 ) k dn f(z) dz n = a k d n (z z 0 ) k dz n, quindi essa è analitica all interno del cerchio di convergenza. Teorema di Cauchy-Hadamard: il raggio di convergenza ρ della serie di potenze a k (z z 0 ) k coincide con l inverso del massimo fra i punti di accumulazione della successione { a k 1/k }, ovvero, se il limite esiste, con: { ρ = lim a k 1/k k } 1. (1.18) Si può mostrare che la (1.18) è equivalente alla più comoda: a n ρ = lim n, (1.19) a n+1 sempre che il limite, finito o infinito, esista. 34

1.4.2 Serie di Taylor Lo sviluppo in serie di Taylor è uno sviluppo in serie di potenze di una funzione nell intorno di un suo punto di analiticità. Sia f(z) una funzione analitica in un dominio D e sia C un intorno circolare, tutto contenuto in D, di un punto regolare z 0 (si veda Fig. 1.14). È facile dimostrare che la funzione f(z), infinitamente derivabile 2, può essere rappresentata, per ogni z C, dalla serie di Taylor: a k (z z 0 ) k (1.20) con a k = 1 k! = 1 2πi [ d k ] f(z) dz k c z=z 0 f(z) dz, (1.21) (z z 0 ) k+1 dove per l ultimo passaggio si è usata la rappresentazione di Cauchy (1.17) delle derivate di una funzione analitica. Dimostrazione: partendo dalla rappresentazione integrale di Cauchy 1 f(z ) 2πi z z dz, usando (vedi Fig. 1.14) 1 z z = 1 z z 0 (z z 0 ) = 1 z z 0 c ( ) n z z0 (1.22) n=0 z z 0 e integrando termine a termine la serie (uniformemente convergente, poiché z z 0 < 2 Nel campo reale l infinita derivabilità non è sufficiente per garantire che una funzione sia sviluppabile in serie di Taylor; nel campo complesso basta invece la analiticità. 35

Figura 1.14: Intorno circolare del punto z 0 nel dominio D z z 0, quindi z z0 z z 0 < 1) ) si ottiene (z z 0 ) n 1 2πi n=0 c f(z ) (z z 0 ) n+1 dz, (1.23) che coincide con la (1.20). [q.e.d] Poiché il cerchio C deve essere tutto interno al dominio di analiticità di f(z), il suo raggio r può essere fatto coincidere con la distanza di z 0 dal più vicino punto singolare di f(z); il cerchio C è certamente contenuto nel cerchio di convergenza della serie di Taylor (1.20) e di solito i due cerchi coincidono; se la serie di Taylor converge anche al di fuori dell originale dominio di definizione della funzione f(z), la nuova funzione così definita viene detta continuazione analitica della funzione di partenza. È molto importante sottolineare che esiste una completa equivalenza tra analiticità di una funzione in un punto e sua sviluppabilità in serie di Taylor in un suo intorno: f(z) analitica in z 0 I(z 0 ) / z I(z 0 ), a k (z z 0 ) k. Esempio: la serie geometrica 36

z k converge uniformemente a 1 1 z nella regione z < 1. Il punto z = 1 è infatti un punto singolare di f(z). 1.4.3 Zeri Un punto regolare z = z 0 è uno zero di ordine n della funzione f(z) se: 1) La funzione si annulla in z 0 : f(z 0 ) = 0 2) Le prime n 1 derivate si annullano in z 0 : d k f(z) dz k = 0, k = 1, 2,..., n 1 z=z0 3) La derivata n-esima è diversa da zero in z 0 : Esempio: la funzione d n f(z) dz n 0. z=z0 z 2 ha uno zero di ordine 2 in z = 0. Infatti: f(0) = 0, f (0) = 0, f (0) = 2 0. 37

Uno zero è un punto regolare di f(z), che sarà quindi rappresentabile tramite uno sviluppo in serie di Taylor intorno a quel punto: a k (z z 0 ) k. (1.24) Se z 0 è uno zero di ordine n di f(z), si ha, dalla (1.21), che e Quindi la (1.24) diventa a 1 = a 2 =... = a n 1 = 0 a n 0. a k (z z 0 ) k. k=n Cambiando l indice nella sommatoria, k k = k n, si ottiene La funzione a k +n(z z 0 ) k +n k =0 = (z z 0 ) n a k +n(z z 0 ) k. k =0 g(z) = a k+n (z z 0 ) k è una funzione analitica in z 0, in quanto sviluppabile in serie di Taylor intorno al punto z = z 0. Inoltre g(z) è non nulla in z 0 : g(z 0 ) = a n 0. Pertanto una funzione f(z) che abbia in z 0 sempre essere scritta nella forma uno zero di ordine n può con g(z) analitica e non nulla in z = z 0. (z z 0 ) n g(z), (1.25) 38

1.4.4 Serie di Laurent Fra le varie possibili singolarità di una funzione analitica giocano un ruolo particolarmente importante le singolarità isolate: un punto singolare z 0 si dice singolarità isolata della funzione f(z) se esiste un suo intorno privato di z 0 in cui f(z) è analitica. Nell intorno di una singolarità isolata è necessario considerare anche serie a potenze negative; per esempio, per ogni z 0 vale: e 1/z = z k k!, (1.26) come si vede subito ponendo w = 1/z; evidentemente l origine è una singolarità isolata per la funzione e 1/z. Lo sviluppo in serie di Laurent è uno sviluppo in serie di potenze positive e negative di una funzione f(z) in un intorno bucato I(z 0 ) di un suo punto singolare isolato z 0 (si veda Fig. 1.15); si può infatti dimostrare 3 che esiste un I(z 0 ) tale che, per ogni z I(z 0 ), si può scrivere: d k (z z 0 ) k. (1.27) k= Ricordando la (1.14) è immediato calcolare i coefficienti d k ; basta dividere la (1.27) per (z z 0 ) n+1 e integrare su una curva chiusa γ interna a I(z 0 ) e che circondi z 0 per ottenere: d k = 1 2πi γ f(z) dz, (1.28) (z z 0 ) k+1 N.B. Anche per k > 0, il coefficiente d k in generale non è la derivata d k f(z)/dz k perché f(z) non è analitica nel punto z 0. 3 La dimostrazione è analoga a quella dello sviluppo in serie di Taylor, con la differenza che la curva γ da scegliere per la rappresentazione integrale di Cauchy di f(z) è composta dalle due circonferenze (percorse in verso opposto) che delimitano una corona circolare centrata in z 0 e contenuta in I(z 0 ). 39

Figura 1.15: Curva γ in un intorno bucato del punto z 0 Notare inoltre che lo sviluppo in serie di Taylor (1.20) si ottiene come caso particolare dello sviluppo in serie di Laurent (1.27) se invece z 0 è un punto regolare di f(z). Infatti, se z 0 è regolare, per il teorema di Cauchy d k = 0 per tutti i k 1 e la (1.27) si riduce alla (1.20) ( ). 1.4.5 Singolarità isolate: poli e singolarità essenziali Poli Il punto singolare isolato z 0 si definisce polo della funzione f(z) se lo sviluppo in serie di Laurent intorno a z 0 possiede un numero finito n di potenze negative; un polo si dice di ordine n se: 1) I coefficienti..., d n 2, d n 1 si annullano: d k = 0, k > n 2) Il coefficiente d n è diverso da zero: d n 0. Un polo di ordine 1 si dice polo semplice, di ordine 2 polo doppio e così via. 40

Nell intorno di un polo di ordine n lo sviluppo (1.27) si riduce quindi a k= n d k (z z 0 ) k (1.29) e, mediante il cambiamento di indice k k = k + n, a Definiamo ora d k n(z z 0 ) k n k =0 = (z z 0 ) n d k n (z z 0 ) k. g(z) = d k n (z z 0 ) k. La funzione g(z) è data da uno sviluppo in serie di Taylor intorno a z 0 : essa è pertanto analitica in z 0. Inoltre g(z) è diversa da zero in z 0 : g(z 0 ) = d n 0. Pertanto se z 0 è un polo di ordine n della funzione f(z), questa può essere espressa come con g(z) analitica e non nulla in z = z 0. g(z) (z z 0 ) n, (1.30) Dalle (1.30) e (1.25) segue che il punto z = z 0 è uno zero di ordine n per la funzione 1/f(z): 1 h(z)(z z 0) n, dove h(z) = 1/g(z) è di nuovo una funzione analitica e non nulla in z 0. Singolarità essenziali Il punto z = z 0 si definisce invece singolarità essenziale isolata della funzione f(z) se è un punto singolare isolato e lo sviluppo in serie di Laurent intorno a z 0 possiede un numero infinito di potenze negative. Come si vede dallo sviluppo in serie di Laurent (1.26), un esempio di singolarità essenziale isolata è l origine per la funzione e 1/z, e analogamente per le funzioni sin(1/z), cos(1/z) e simili. 41

Dalle definizioni di polo e singolarità essenziale isolata segue che un polo di ordine n può essere rimosso moltiplicando la f(z) per (z z 0 ) n, mentre questo non è possibile per una singolarità essenziale. Un altra importante differenza fra poli e singolarità essenziali è la seguente: è evidente dalla (1.30) che lim z z0 se il punto z 0 è un polo di f(z); se invece z 0 è una singolarità essenziale il limite non esiste, perché nell intorno di z 0 la funzione oscilla forsennatamente: per farsene un idea, basta pensare all andamento nell intorno dell origine della funzione sin 1 con z reale z o immaginario puro. Più in generale, si può dimostrare il Teorema di Weierstrass per le singolarità essenziali isolate: se z = z 0 è una singolarità essenziale isolata della funzione f(z), coefficienti negativi, allora per ogni ɛ e δ piccoli a piacere e per ogni numero complesso c C, esiste un valore di z I δ (z 0 ) tale che f(z) c < ɛ. In altre parole, il teorema di Weierstrass afferma che in qualunque intorno di una singolarità essenziale isolata, la funzione f(z) approssima indefinitamente qualunque valore prefissato c, senza necessariamente raggiungerlo. 42