Il profilo di comunità del DES Brianza

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1 INIZIATIVA COMUNITARIA EQUAL NuoviStilidiVita Macrofase 2 - Individuazione dei modelli condivisibili e degli indicatori territoriali: rapporto di ricerca Il profilo di comunità del Brianza A cura del: Laboratorio di Politiche Pubbliche - Università di Padova Paolo Angelini e Alessio Surian

2 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita Ringraziamenti Una canzone pacata nei toni e sognante nello sviluppo melodico del compositore Carlos Varela narra il miracolo e l enigma di un albero che, senza preavviso, viene a spuntare rigoglioso nel bel mezzo di un quartiere. Le strofe più emozionanti illustrano i punti di vista dei diversi abitanti: c è chi vede nella novità una minaccia, chi un segno divino, chi una via di fuga e molto altro ancora. Anche agli autori di questa ricerca è stato chiesto di avvicinarsi ad un albero già discretamente cresciuto e di capire in che modo venga percepito. Memori dei versi di Varela, ci siamo chiesti, innanzitutto, quali fossero i punti di vista dell albero. Ci hanno aiutato con disponibilità e passione i motoristi del nascente distretto di economia solidale della Brianza: la responsabilità del presente testo rimane degli autori, mentre un grazie di cuore va a tutte le persone che in Brianza abbiamo avuto modo di incontrare, intervistare, seguire nelle riunioni e che hanno accettato di rispondere ai nostri questionari ed interviste. Indicazioni importanti ci sono giunte dallo staff di MAG2, CAES e di Forum Cooperazione e Tecnologia che ci ha messo a disposizione i materiali e le analisi maturate nel corso della prima macrofase del progetto Equal Nuovi Stili di Vita. Grazie anche ai colleghi Ivano Spano, Roberto Burlando, Matteo Paduanello con cui abbiamo avuto modo di discutere parti della ricerca e da cui abbiamo ricevuto preziosi suggerimenti. Grazie a Francesco Gesualdi e al Centro nuovo modello di sviluppo dal cui libro SOBRIETÀ. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti (Feltrinelli, Milano, 2005) sono state tratte le citazioni che percorrono l intero testo e che intendono restituire un assaggio del clima e delle aspirazioni culturali in cui ha preso corpo il presente lavoro di ricerca. 112

3 LPP - Il profilo di comunità del Brianza 1. Introduzione La ricerca che viene qui presentata nasce all interno del progetto Equal Nuovi Stili di Vita ed entra nel merito delle pratiche di economia solidale, presenti in Italia ed in particolare in Brianza, cioè di quelle reti socio-economiche che coinvolgono soggetti che si riconoscono nei seguenti sei elementi caratterizzanti (Gruppo lavoro RES, 2003): giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia dei beni essenziali) attraverso relazioni basate sui principi di cooperazione e reciprocità; rispetto dell ambiente (sostenibilità ecologica); partecipazione democratica; disponibilità a entrare in rapporto con il territorio (partecipazione al progetto locale); disponibilità a entrare in relazione con le altre realtà dell economia solidale condividendo un percorso comune; utilizzo degli utili per scopi di utilità sociale o per rafforzare la rete. Fulcro di questo lavoro di rete è l arcipelago dell economia sociale, un contesto differenziato che Revelli (2001) inserisce nel più complesso ambito del privato sociale, insieme di soggetti che identifica come la risorsa più importante emersa in occidente sul finire del secolo XX, paragonabile al potenziale offerto a suo tempo dalla fabbrica fordista taylorista per il settore industriale. Nel caso del privato sociale, più che di un settore, appare appropriato parlare di un atteggiamento, di un modello, di uno stile di vita che rimettono al centro le possibilità di creare socialità a partire da valori condivisi. L'idea guida appare essere quella della cooperazione finalizzata non tanto al proprio interesse individuale, ma al bene comune, una prospettiva definita da Revelli nei termini di una rottura epistemologica rispetto alle logiche novecentesche. In questa prospettiva, i soggetti del privato sociale, ed, a maggior ragione, dell economia solidale sono chiamati a porsi come alternativa rispetto all ossessione produttivistica del fare, all applicazione del taylorismo in ambito sociale, ad un mondo ridotte alle cose. La disponibilità a entrare in rapporto con il territorio, l indispensabile partecipazione al progetto locale (Magnaghi, 2000) che caratterizza l economia solidale sono, anche simbolicamente, in contrapposizione con il tratto dominante post-fordismo, la decentralizzazione caratterizzata dalla frammentazione dei poli di produzione, mentre sembrano porsi in continuità con uno degli effetti principali del processo che vede scomparire le grandi fabbriche, la deindustrializzazione, accompagnata, però, dal pericolo del lavoro totale, da un crescente quoziente di coercizione cui anche il lavoratore flessibile degli ultimi decenni appare sottoposto: mentre il privato rischiava di venire soppresso dalla logica fordista-taylorista, con le nuove prospettive economiche centrate sulle conoscenze e la comunicazione tecnologica la sfera del privato rischia l espropriazione, trasformandole in vera e propria merce. Di fronte a spazi pubblici sempre più erosi, l ambito locale si rivela uno spazio che permette la partecipazione e l azione da parte degli individui senza dover necessariamente ricorrere a meccanismi di delega. Alla capacità di creare reti sociali a partire dai territori locali guardano contemporaneamente, e cercano di 113

4 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita appropriarsene, le logiche dominanti della politica e dell economia: si tratta della logica del bilancio, dei profitti e delle perdite, del modello di impresa, più o meno indifferente alla disponibilità umana presente nel territorio stesso. L aggettivo solidale, quando viene promosso dal privato sociale, insinua nuovamente la dimensione sociale fra la politica (finora identificata con lo stato) e l economia (schiacciata sul mercato). Nel momento in cui si sembra venire meno la sostenibilità del binomio stato-mercato che prometteva occupazione, crescita, sviluppo, diritti, torna anche all attenzione generale la (mancanza di) qualità dei legami che caratterizzano lo spazio sociale (Baumann, 2002). Proprio nei confronti di questa qualità sembra giocarsi l investimento principale dell economia solidale. Tale prospettiva parte, dunque, da un attenzione privilegiata per le società locali ed investe in processi e progetti che presuppongono il superamento di una visione che concepisce il territorio come mero supporto delle attività economiche o come suolo - risorsa da consumarsi all interno dell idea di crescita illimitata. L economia solidale si propone come produzione di nuova territorialità, intesa anche come estensione delle relazioni, ricerca di senso e competenza per ciascuno dei diversi soggetti sociali, ricostituzione del tessuto relazionale, promozione delle interazioni sociali e dei sistemi di comunicazione, cooperazione e scambio all interno di concreti ambiti di identificazione culturale. 1.1 Obiettivi della ricerca La ricerca che viene presentata nelle prossime pagine si è svolta soprattutto in Brianza fra febbraio e luglio 2006 ed ha fatto seguito a quella condotta da Forum Cooperazione e Tecnologia (FCT) nel corso della macrofase 1 del progetto Equal Nuovi Stili di Vita (NSdV), durante la quale sono state raccolte informazioni attraverso questionari, interviste e focus group su 5 distretti di economia solidale della Lombardia (Otromodo Milano, Brianza, Como, Varese e Cremona) e altre realtà ed istituzione pubbliche (Provincia di Milano, Comuni dell Associazione Rete del Nuovo Municipio ARNM, e del Parco Milano Sud). La ricerca ha per obiettivo l individuazione di modelli condivisibili (di servizi, indicatori territoriali, meccanismi economici, politiche pubbliche, ecc.) utili a orientare i Distretti di Economia Solidale () esistenti e quelli che si costituiranno in futuro. Nello specifico, si è cercato di approfondire il senso di una struttura del territorio, in parte anche finanziaria, che aiuta lo sviluppo delle imprese sociali e solidali locali diventandone parte integrante. L analisi parte delle pratiche in corso in Brianza dove è attivo un gruppo motore finalizzato alla costituzione di un e prende in considerazione i sistemi di relazione e le attività dei potenziali "fornitori" di beni e servizi ai, per approfondire quali servizi possono risultare utili ai. Il quadro di riferimento contenutistico è stato definito a partire da un confronto fra i documenti chiave che esplicitano i criteri etici e solidali sia in ambito locale, sia italiano, sia internazionale. In questo ambito si è proceduto nella ricerca di comuni denominatori valoriali e organizzativi (quali sono le condizioni concrete ed operative che permettono di affermare che un esiste? Quali sono i valori di riferimento della cultura trasformativi in atto nei?). La ricerca ha preso in considerazione quali siano le definizioni dei criteri etici e solidali che caratterizzano i soggetti del (e in che modo si differenziano dai principi e criteri guida dei modelli economici dominanti). Contemporaneamente, tramite una pluralità di strumenti, si è proceduto ad interrogare i soggetti del Brianza sulle condizioni minime che definiscono un, 114

5 LPP - Il profilo di comunità del Brianza gli elementi catalizzatori (es. gli strumenti finanziari) e sulle variabili che determinano il funzionamento del, identificando il ruolo della finanza all interno del distretto. Infine, i risultati emersi sono stati messi a confronto, tramite interviste, con altre realtà significative dell economia solidale a livello locale e nazionale. In particolare, grazie all interazione con i partner del progetto NSdV responsabili per questa parte della ricerca, MAG2 e CAES, è stato esaminato l aspetto finanziario, inteso come un elemento caratteristico e fondamentale nello sviluppo dell economia, a partire dell affermazione che senza una finanza sociale e solidale non si può sviluppare un economia sociale e solidale. Si è cercato di capire quale modello di finanza sia più adatto a un economia solidale limitata, per il momento, a livello di scala: quali caratteristiche debba avere e come dovrebbe eventualmente modificarsi nel corso del tempo. 1.2 Contesto di riferimento Come già menzionato, su indicazione di MAG2 e CAES, il principale di riferimento per le attività di ricerca è stato quello della Brianza. Nell intraprendere il percorso di ricerca, di concerto con MAG2 e CAES, erano state formulate le seguenti tre ipotesi rispetto agli elementi caratterizzanti tale : 1. è fortemente centrato sulla rete dei gruppi di acquisto solidale, GAS, e per questo la produzione, il consumo e l erogazione dei servizi finanziari spesso sono considerati come un unico momento; 2. soffre tensioni legate alla rapida crescita ; 3. il contesto socio economico e la dimensione imprenditoriale del territorio brianzolo presentano caratteristiche proprie e rendono il tema della governance, dell attribuzione di potere, un argomento irrisolto. Non apparivano, invece, sufficientemente operativi al momento dell avvio della ricerca i di Cremona, Varese e Otromodo. Nella seconda fase della ricerca sono stati consultati il Como, Mag6 (Reggio Emilia); il Forteto (Vicchio, Firenze); l Associazione e il Movimento Comunità Famiglia, il Comune di Roma. 115

6 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita ES e : nodi e criteri 2.1 Principi dell Economia Solidale (ES) In Italia, parlare di economia solidale fa riferimento in senso lato ad un arcipelago di iniziative e soggetti economici e associativi che non solo non si pongono come obiettivo prioritario il profitto, come nel caso dell economia sociale, ma promuovono anche elementi di innovazione e sperimentazione in direzione solidaristica. Ci si riferisce all economia sociale a partire da una letteratura di matrice francofona (anche se autori italiani come Giuseppe Toniolo utilizzano il termine già all inizio del 1900) dove questa espressione assume significati affini a quello di "non profit sector" nei Paesi anglosassoni e si riferisce a soggetti con le seguenti caratteristiche: i. prevalenza dell'attenzione alla persona, dell elemento relazionale su quello patrimoniale, ii. iii. volontarietà dell'atto di associarsi da parte dei componenti l'organizzazione, attività ispirate a principi mutualistici e solidaristici (e quindi le attenzioni dell'organizzazione sono rivolte a persone sia interne sia esterne al proprio corpo sociale), iv. governo ispirato a principi democratici, v. indivisibilità delle riserve dell'organizzazione, vi. divieto di distribuire il patrimonio fra gli aderenti e sua devoluzione, in caso di scioglimento, per fini di pubblica utilità. Definendo l'insieme delle organizzazioni che non hanno finalità di lucro con il termine economia sociale si identificano al suo interno, in genere, tre macro aree: a. cooperazione: dove si identificano la figura del lavoratore con quella dell'imprenditore, b. mutualità: dove si identificano fruizione dei servizi con adesione all'organizzazione, c. associazionismo: le altre libere forme di organizzazione dei cittadini e distinte dalle due sopra. Vi è un crescente riconoscimento di questo settore, magari attraverso riconfigurazioni semantiche, basti pensare alla Camera di Commercio di Milano che ha dato vita ad un Osservatorio dell economia civile con la partecipazione di rappresentanti di organismi nonprofit, delle forze imprenditoriali e sociali, delle istituzioni pubbliche e delle università, nel riconoscimento che chi genera reddito senza cercare profitti contribuisce all economia italiana con il 3,1% degli occupati totali (conteggiando anche i volontari, riportati a unità standard di lavoro) e il 2,1% del PIL. Le attività economiche riconducibili all economia solidale contano ormai su organizzazioni di settore che sono venute ad affiancarsi a quelle già costituite in ambiti produttivi e associativi già consolidati, come l agricoltura biologica, la bioedilizia e la cooperazione sociale: l Associazione Finanza Etica (AFE), l Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale (AGICES), l Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR), la Rete dei GAS. 116

7 LPP - Il profilo di comunità del Brianza Il Censis ha pubblicato nel 2005 il 39 Rapporto sulla situazione sociale del Paese sottolineando come vi sia in Italia una pluralità crescente di soggetti e reti che sviluppano forme articolate di interazione, formali e informali, secondo logiche di architettura decentrata. Sono circa 230 mila le istituzioni in cui operano, a diverso titolo, circa 5 milioni di persone tra dipendenti, collaboratori, lavoratori distaccati, obiettori, volontari e religiosi. Il 77% delle organizzazioni di volontariato sono collegate ad altre tipologie di soggetti, il 38,2% appartiene a più reti, il 24% ha connessioni con tre partner operativi; riguardo agli enti non profit, il 67% partecipa ad organismi territoriali di coordinamento, ed è in netto incremento il numero di consorzi di cooperative sociali (attualmente se ne contano oltre 200). Si tratta di un fitto tessuto intermedio, che opera come istituzione e offre funzioni cruciali per il corpo socioeconomico. Nella graduatoria relativa ai soggetti da cui gli italiani si sentono maggiormente rappresentati, subito dopo coloro che non si riconoscono in alcun soggetto (28%), si collocano le Organizzazioni di Volontariato (21%), seguite dalla Chiesa con il 16%, dai giornali e dall'informazione televisiva (10,5%) e dalle associazioni civiche e ambientaliste (7,4%). Ai temi dell economia sociale sono dedicate due riviste italiane come Valori e AltrEconomia. Per comprendere il ruolo e il valore dell impresa sociale nel contesto territoriale, Acquati e Dubruille (2000, p.289) argomentano che vadano presi in considerazione almeno quattro livelli di analisi: economico, sociale, ambientale e culturale, a partire da un idea di territorio quale bene collettivo, casa comune dei cittadini. In questa prospettiva acquista particolare importanza la capacità di operare in modo coordinato. Questo legame forte fra richiamo all etica della solidarietà e capacità di rete e coordinamento a diversi livelli territoriali è messo in luce da teorici come Jean Louis Laville che vedono nell economia solidale una possibile alternativa al modello economico dominante purché sappia attivare la necessaria interazione fra intervento pubblico, reti informali e domestiche e imprese cooperative e nonprofit. Tale ibridazione del sistema dovrebbe facilitare la rigenerazione del tessuto sociale e il reinserimento della politica e della società all'interno dell'economia (come auspicato da Polanyi). In Italia il riferimento principale è la Rete di Economia Solidale (RES) cui partecipano anche rappresentanti del costituendo Brianza. In questo ambito l accento viene messo sulla capacità di sperimentare forme di forte condivisione e reciprocità, come avviene per esempio nel contesto dei nuclei abitativi che aderiscono al Movimento Comunità Famiglia. Il progetto "RES" intende estendere e rafforzare le opportunità di costruzione di una economia "altra", a partire dalle numerose e molteplici esperienze di economia solidale attive in Italia. E un processo che percorre la "strategia delle reti" per sviluppare le realtà di economia solidale attraverso la creazione di circuiti economici, in cui le diverse realtà si sostengono a vicenda creando insieme spazi di mercato finalizzato al benessere di tutti. Si tratta di un percorso avviato il 19 ottobre 2002 a Verona nel corso di un seminario sulle "Strategie di rete per l'economia solidale", in cui Rete Lilliput e numerose realtà convenute hanno deciso di affrontare questo viaggio collettivo. Un primo passo è stata la definizione della "Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale", presentata al salone Civitas di Padova il 4 maggio

8 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita Attualmente il percorso prevede la attivazione di reti locali di economia solidale, denominati "distretti", come passaggio fondamentale per la costruzione di una futura rete italiana di economia solidale. Questo progetto è sostenuto da un gruppo di lavoro su base volontaria a cui partecipano diversi soggetti dell'economia solidale italiana. Nel ricavare le dimensioni chiave e i principi dell economia solidale sono stati esaminati sette documenti di riferimento, cinque a livello nazionale, a rappresentare diverse realtà territoriali e settori economico-associativi, Carta della Rete dell Economia Solidale, dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), della Finanza Etica, Criteri del Commercio Equo e Solidale (CES), Carta dell Altra Economia (Roma), e due a livello internazionale, la Carta Europea del 1992 e la Carta dell Economia EcoSolidaria messa a punto in Brasile. Il confronto fra questi sette documenti, illustrato dalla tabella riassuntiva consultabile come allegato 1, ha permesso di evidenziare 12 ambiti principali: 1. critica capitalismo, neoliberismo, sviluppo 2. cooperazione e reciprocità interna ed esterna 3. giustizia 4. inclusione 5. sostenibilità ambientale 6. partecipazione esterna / interna (e consenso) 7. dimensione locale 8. rete 9. utilità (sostenibilità) sociale (e proprietà intellettuale) 10. comunicazione (interna ed esterna) 11. apprendimento e dimensione culturale 12. tecnologie appropriate 2.2 Principi dei Distretti di Economia Solidale () In inglese des significa norma per i dati in codice (Data Encryption Standard), in francese dizionario dei sinonimi (Dictionnaire des synonymes). Segnalando alcuni aspetti paradossali delle esperienze dei Distretti di Economia Solidale, entrambe queste definizioni si applicano, parzialmente, ai italiani. Infatti, pur proponendosi un cambiamento che sappia attivare rapporti orizzontali, a un pubblico più vasto la sigla des, ma anche molti dei temi dell ES, rimangono oggi ancora criptica sconosciuta; inoltre, avendo scelto di lavorare a cambiamenti radicali rispetto al modello dominante, ma evitando di proporre un modello o indicatori specifici, molte azioni dei des sembrano venire lette, per il momento, con più lenti e terminologie non necessariamente interscambiabili (sociale, solidale, sostenibilità, decrescita, sobrietà). Sono tratti che caratterizzano una fase iniziale aperta (a una pluralità di soggetti, ad azioni in ambiti molto diversificati, ad obiettivi a breve e a lungo termine) e che segnalano come probabile e forse necessario una fase di consolidamento anche dal punto di vista comunicativo. 118

9 LPP - Il profilo di comunità del Brianza La Rete dell Economia Solidale, EcoSol (http://www.retecosol.org/) segnala notizie da 14 : Abruzzo, Arezzo, Brianza, Como, Lucca, Marche, Milano, Modena, Napoli, Pisa, Roma, Torino, Trentino, Verona. Quali sono i soggetti e i legami sociali cui si rivolge l economia solidale? Le Mutue Auto Gestione (MAG), il Commercio Equo e Solidale, le Assicurazioni Eticamente orientate (CAES), il turismo responsabile, la cooperazione sociale, le produzioni biologiche, i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) pongono al centro del proprio agire: La comunità locale in rapporto con il proprio territorio Le persone e le famiglie nelle loro prassi quotidiane I gruppi e le realtà organizzate che operano nel sociale e nell economia Il collegamento in rete dei gruppi 119

10 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita Nella prima macrofase del progetto Equal NSdV, Forum Cooperazione e Tecnologia ha messo ha confronto criticità e proposte dei cinque operanti o costituendi in Lombardia: 120

11 LPP - Il profilo di comunità del Brianza Nel documento programmatico messo a punto il 30 Novembre 2005 Progetto RES la Rete EcoSol riconosce quattro criteri condivisi e tre criteri a cui tendere. Sono principi condivisi: l adesione ai principi dell ES, espressi nella Carta RES la presenza sul territorio, operando in stretto collegamento con le realtà economiche locali l utilizzo di risorse (delle realtà aderenti e di parte degli utili) per lo sviluppo del distretto trasparenza. Sono criteri importanti, ma non immediatamente vincolanti: lavoro stabile e qualificato, utilizzando contratti di lavoro stabili, qualificati e rispettosi dei diritti dei lavoratori potere decisionale dei lavoratori, che dovrebbero essere messi in grado di partecipare a tutte le decisioni rispetto della legalità, contestando eventuali norme ritenute ingiuste in modo pubblico e trasparente. Dei 14 attualmente segnalati dalla Rete EcoSol, otto hanno elaborato un documento di riferimento (Arezzo, Como, Lucca, Marche, Milano, Roma, Torino, Verona). Qui di seguito viene presentata una breve sintesi degli elementi chiave emersi dal confronto fra tali documenti a partire dalle 12 categorie ricavate nel corso della ricerca dall analisi dei documenti nazionali e internazionali sull economia solidale. Una tabella riassuntiva viene presentata nell allegato CRITICA CAPITALISMO, NEOLIBERISMO, SVILUPPO La critica al modello economico dominante accomuna tutti i testi di riferimento dei, anche se è possibile osservare una distinzione fra formulazioni di esplicito rifiuto di tale modello e formulazioni maggiormente orientate a mettere in rilievo proposte alternative. E in questo ambito che, spesso, si concentrano espliciti riferimenti alla ricerca di nuove progettualità. Il processo di trasformazione è talora centrato maggiormente sulla dimensione dell attenzione verso la persona e le relazioni, talora su fattori squisitamente economici. 2. COOPERAZIONE E RECIPROCITÀ INTERNA ED ESTERNA In questo ambito vengono messi in rilievo da alcuni i criteri della fiducia e della parità di status, due elementi che rimandano alle relazioni di potere e alla dimensione temporale delle relazioni sociali In ambito interno, per quel che riguarda le relazioni fra gli attori dell ES, l obiettivo è quello, condiviso con altri attori economici, della cooperazione e della mutua solidarietà (dimensioni esplicitate, in particolare, dai di Milano e Roma). Nei confronti dell esterno ci si propone di internalizzare i costi sociali e di produrre esternalità positive per una durevolezza sociale ed ecologica dei sistemi ( Lucca). 3. GIUSTIZIA I documenti si richiamano al principio di giustizia in riferimento a tre ambiti: economico lavorativo sociale, in particolare in riferimento ai principi di inclusione. Inoltre, questo ambito viene messo in relazione con il principio di trasparenza. 4. INCLUSIONE Il complesso dei documenti restituisce tre sfide chiave in termini di inclusione: far conoscere, estendere, permettere la partecipazione nell economia solidale di quante più categorie sociali possibili; 121

12 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita prestare attenzione alle specificità delle varie categorie sociali; valorizzare la diversità. 5. SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E osservabile in questo ambito una distinzione fra formulazioni che privilegiano gli aspetti di conservazione dell ambiente naturale e affermazioni che hanno come orizzonte il tema dell innovazione. Fra gli strumenti e i temi menzionati esplicitamente trovano spazio quelli dell impronta ecologica, anche quale strumento pedagogico per acquisire consapevolezza dei limiti relativi ai propri comportamenti, e del rifiuto degli organismi geneticamente modificati. 6. PARTECIPAZIONE ESTERNA / INTERNA (E CONSENSO) Temi chiave legati alla dimensione della partecipazione sono quelli della condivisione e, in riferimento all organizzazione interna, del consenso. In un caso, di Lucca, l analisi è centrata sulle componenti relazionali dell organizzazione interna, con riferimento ai concetti di presa in carico dei problemi e di lavoro in piccoli gruppi. Solo nel documento redatto a Roma si pone esplicitamente la questione del facilitare dinamiche partecipative in merito alla dimensione economica. 7. DIMENSIONE LOCALE E chiara, in questo ambito, l impronta del progetto locale definito da Magnaghi (2000). Elementi caratterizzanti l economia solidale appaiono inoltre l attenzione per le filiere in ambito economico e del prestare attenzione a motivare all azione. 8. RETE Ritorna in questo ambito l attenzione per le filiere, in particolare locali, e per promuovere reti aperte a tutti i soggetti dell economia solidale, favorendo i contatti anche fra ambiti non continui fra loro. Rimane un obiettivo e una dimensione importante il contribuire alla rete globale dell economia solidale. 9. UTILITÀ (SOSTENIBILITÀ) SOCIALE (E PROPRIETÀ INTELLETTUALE) Le questioni dell impiego dei profitti, della sostenibilità e dei criteri di analisi dell utilità sono centrali in relazione alle ricadute sociali dell economia solidale. Restano in ombra le questioni legate alla condivisione delle conoscenze attraverso licenze del tipo creative commons. 10. COMUNICAZIONE (INTERNA ED ESTERNA) Vengono menzionate le azioni dell informare e del documentare, la produzione di informazione alternativa e il criterio della trasparenza. 11. APPRENDIMENTO E DIMENSIONE CULTURALE Poco approfondita, questa dimensione, quando è presente, rimanda ai concetti di decostruzione, sperimentazione e di riflessione etica. 12. TECNOLOGIE APPROPRIATE La dimensione tecnologica appare legata al concetto di laboratorio e, implicitamente, di incubatore di progetti innovativi. Non si accenna al software libero che, invece, parrebbe presentare in questa sede un alto valore simbolico per l ES (facilita il processo di accumulazione del patrimonio di conoscenze globalmente sparso, ne evita lo spreco, ne favorisce la redistribuzione con forti analogie con l economia del dono). Non viene esplicitamente menzionato il concetto di decrescita, anche se una costellazione di concetti rimanda, implicitamente, alle analisi di teorici come Mauro Bonaiuti. 122

13 LPP - Il profilo di comunità del Brianza 3. Profilo del Brianza A marzo 2006, Sergio Venezia, ha presentato in un seminario nazionale un breve profilo del Brianza. Qui di seguito ne vengono riportati gli elementi salienti: Territorio di riferimento La costituenda provincia di Monza e Brianza (50 comuni) Attività in corso Il lavoro più grosso, sia di dibattito politico che di indirizzo strategico, sta avvenendo nella Retina dei GAS. Il Gruppo Motore Bri fatica a mantenere un ritmo di lavoro e a decidere cosa farà da grande. La partecipazione al progetto Nuovi Stili di Vita (EQUAL) rende possibile il confronto con le altre esperienze lombarde e, prossimamente l'inizio di una sperimentazione organica. In esito e su proposta di un'assemblea della Retina, sta per partire un progetto di produzione locale solidale, La filiera del pane, che vede in rete un territorio costituito parco agricolo, alcuni proprietari di terre, una Cooperativa Agricola con forti valenze sociali, la Retina dei GAS, un sindaco di un comune, con la comune finalità di chiudere il ciclo del pane attraverso la coltivazione, molitura, cottura e distribuzione di frumento biologico (in forma sia di chicco, che di farina, che di pane) entro l'ambito del. Si stanno valutando anche alcune ipotesi come: L ultimazione del censimento delle realtà potenzialmente interessate al L edizione delle pagine arcobaleno della Brianza Una sinergia con il di Como per la promozione dell'autocostruzione di pannelli solari Un progetto integrato di comunicazione solidale Una ipotesi di community che condivide banda larga Diverse ipotesi di soluzioni logistiche per gli acquisti collettivi dei GAS della Retina La costituzione di una Piccola società Cooperativa, informata ai criteri dell'economia Solidale, con lo scopo di essere contenitore di professionalità che stimolino progetti intorno all'energia, l'educazione ambientale, l'abitare ecologico ed il co-housing, la produzione locale agricola e la sovranità alimentare Una collaborazione, attraverso un grosso consorzio nazionale di Cooperative Sociali, con le realtà resistenti della Locride: cultura della legalità in cambio di mercato per l'olio biologico ed una rete di solidarietà nei momenti del bisogno Punti critici l'esiguità delle risorse umane in campo, finora tutte e solo volontarie l'assenza di un soggetto promotore diretto dotato di personalità giuridica la vastità delle cose da fare l'esplosione di un interesse diffuso e crescente intorno a questi temi 123

14 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita BRIANZA: una lettura di comunità Non è un compito facile sintetizzare in maniera efficace e comprensibile i risultati che emergono da un indagine di tipo qualitativo basata sull osservazione diretta delle attività. Le informazioni raccolte, estremamente ricche dal punto di vista fenomenologico e poco significative quanto a dati quantitativi, ci hanno suggerito di considerare l esperienza in corso come un processo di sviluppo di comunità (insistente su un territorio comune), all interno del quale identificare specifiche aree chiave. La tecnica dei profili di comunità - per la discussione della quale rimandiamo alla letteratura specifica (Martini e Sequi 1995; Francescato 2002) adattata in funzione del materiale consultabile e delle modalità partecipative adottate, ci è apparsa idonea a rappresentare anche questioni di carattere storico, politico ed economico che in un ottica multidisciplinare possono giocare un ruolo determinante (Amerio 2000). Inoltre, come sottolinea Francescato (2002), si tratta di una modalità che permette di apprezzare i processi di capacitazione, di empowerment di comunità e cioè del livello di propensione di una comunità a promuovere azioni sinergiche volte a un suo miglioramento, reagendo a ciò che minaccia la qualità della vita e fornendo opportunità di partecipazione ai suoi membri. Si tratta quindi di "far acquisire potere", "mettere in grado di", favorire esperienze di apprendimento che facilitino nei soggetti lo sviluppo di capacità volte a superare condizioni di (relativa) impotenza. E un concetto che comincia ad essere utilizzato nella letteratura anglosassone negli anni '60 del XX secolo, soprattutto in relazione alle lotte per i diritti civili e sociali delle minoranze e che appare appropriato in un contesto in cui ci si confronta con una progettualità dichiaratamente trasformativa non solo rispetto ad un settore cui ci si richiama esplicitamente, in questo caso quello economico con il temine di economia solidale, ma rispetto al complesso delle relazioni e delle scelte di comunità. La struttura e le relazioni fra organizzazioni del territorio ed enti locali aiutano a comprendere quanto una comunità stia effettivamente acquisendo potere in virtù dell attivazione di processi di capacitazione, empowering (Zimmermann 2000), come ad esempio il coinvolgimento di consumatori critici, organizzati in GAS, nella scelta diretta e trasparente di prodotti, contesti o intere filiere. Attraverso la breve delineazione di ognuno dei 8 profili che interessano il Distretto di Economia Solidale della Brianza, la presente ricerca si propone di rendere più chiari, inoltre, quelli che sono da considerare punti di debolezza e di forza e, dunque, in quali direzioni gli attori coinvolti possano procedere in termini di interventi e valorizzazione delle opportunità presenti sul territorio e all interno della rete di rapporti in fase di costruzione Profilo territoriale La Brianza è una regione naturale della Lombardia, posta tra le valli del Seveso e dell'adda, che dalla pianura monzese risale alle colline dell'anfiteatro morenico delimitato dai due rami del Lago di Como. Si estende su parti delle province di Milano, Monza e Brianza, Lecco, Como. Per avere un'idea precisa della sua collocazione e della sua estensione, basta tracciare su una carta geografica due linee, una che parte dalla città di Como l'altra che parte da Lecco e che arrivano entrambe sopra a Monza. Se poi le congiungiamo in alto, otteniamo un triangolo, all'interno del quale si trova il territorio brianzolo (www.altabrianza.org). Le città più importanti sono Monza, diventata nel 2005 capoluogo della provincia "di Monza e Brianza"; Cantù ed Erba, città in provincia di Como; Merate, in provincia di 124

15 LPP - Il profilo di comunità del Brianza Lecco; Lissone e Desio in provincia di Monza e Brianza. L'ultimo paese della Brianza, a nord, è Canzo, mentre il paese successivo, Asso è l'inizio e il capoluogo della Vallassina. La porzione di territorio considerata nella presente analisi si riferisce alla nuova Provincia di Monza e Brianza comprendendo i seguenti 50 Comuni: COMUNE Abitanti Estensione in kmq COMUNE Abitanti Estensione in kmq 1 Agrate Brianza ,29 2 Aicurzio ,54 3 Albiate ,90 4 Arcore ,33 5 Barlassina ,85 6 Bellusco ,48 7 Bernareggio ,87 8 Besana in Brianza ,76 9 Biassono ,85 10 Bovisio-Masciago ,92 11 Briosco ,61 12 Brugherio ,34 13 Burago di Molgora ,41 14 Camparada ,60 15 Carate Brianza ,95 16 Carnate ,51 17 Cavenago di Brianza ,45 18 Ceriano Laghetto ,07 19 Cesano Maderno ,46 20 Cogliate ,95 21 Concorezzo ,50 22 Correzzana ,52 23 Desio ,76 24 Giussano ,28 25 Lazzate ,29 26 Lesmo ,11 27 Limbiate ,40 28 Lissone ,32 29 Macherio ,22 30 Meda ,33 31 Mezzago ,20 32 Misinto ,14 33 Monza ,02 34 Muggiò ,47 35 Nova milanese ,81 36 Ornago ,80 37 Renate ,84 38 Ronco Briantino ,01 39 Seregno ,01 40 Seveso ,35 41 Sovico ,24 42 Sulbiate ,27 43 Triuggio ,38 44 Usmate velate ,97 45 Varedo ,84 46 Vedano al lambro ,98 47 Veduggio con colzano ,49 48 Verano brianza ,49 49 Villasanta ,89 50 Vimercate ,73 Totale

16 La Brianza è, quindi, un territorio complesso, definito dal punto di vista amministrativo, all interno del quale si articola, o potrebbe articolarsi, il sistema di relazioni che prende il nome di Brianza. Alcuni problemi rimangono irrisolti, soprattutto per ciò che riguarda l estensione spaziale di tali rapporti. Come definire confini che consentano di circoscrivere la porzione di territorio da considerare in termini di unità di analisi, dal momento che anche gli attori della più piccola comunità locale (o filiera) sono inseriti in reti di relazione esterne? Esistono dimensioni territoriali d intervento più appropriate di altre? Cosa si intende per dimensione locale? Spano (in corso di stampa) riferendosi al concetto di locale, suggerisce di partire da una definizione apofatica, e cioè da ciò che non è: non ha scala, differisce da piccolo e non è il periferico in contrapposizione al centro. Al contrario il rapporto centro-periferia viene rovesciato: i fenomeni locali sono posti al centro dell interazione e la sfera globale è considerata residuale, periferica, l altro, l esterno. In un ottica territorialista lo sviluppo locale è un atteggiamento culturale, un punto di vista, un progetto (Magnaghi, 2000, p.89) finalizzato alla valorizzazione delle peculiarità di un luogo in cui convinzioni, conoscenze, pratiche, attitudini e attività si aggregano ed interagiscono. L unicità ne rappresenta il valore e per questo non può essere ridotto a una distinzione fra base territoriale e relazioni sociali. I confini di una comunità possono essere statistici, economici, amministrativi o fenomenologici, in funzione del tipo di definizione che di essa diamo a monte. I valori guida, ispiratori dell intervento, e gli strumenti utilizzati non vanno considerati fattori neutrali, fanno riferimento a opzioni teoriche che a loro volta si fondano su specifiche concezioni di uomo e ambiente (Santinello, 2002, p. 23), ma assunti con consapevolezza: verso quale direzione ipotizzare il cambiamento? Quale definizione di qualità della vita assumere come propria? Centrali, da questo punto di vista, divengono la natura dell indagine (come e cosa ricercare), della popolazione interessata (residenti, utenti o consumatori) e della richiesta (chi è e cosa chiede la committenza). Informazioni di tipo storico, antropologico, morfologico, documentale ed il confronto con testimoni privilegiati rimangono variabili ineludibili e determinanti. A un secondo livello, il contesto locale può essere efficacemente immaginato come una costellazione, un arcipelago di gruppi, più o meno formalizzati, ogni diversa forma di associazionismo, comitato, movimento che trovi le proprie radici (o semplicemente occasioni di partecipazione) in quello specifico territorio. In questa rete, sulla cui presenza, ricchezza e densità si sono poggiate correlazioni e teorie piuttosto suggestive (cfr. ad esempio Putnam, 1993), si trovano a interagire una pluralità di culture organizzative, valori, norme, storie e memorie che costituiscono la dotazione locale di capitale sociale, un aspetto che vale la pena di essere approfondito anche alla luce delle ricerche recenti coordinate in Lombardia dal prof. Ferraresi con il Laboratorio LPE. Per capitale sociale si intende una relazione fra persone, relativamente durevole nel tempo, atta a favorire la cooperazione e perciò a produrre, come altre forme di capitale, valori materiali e simbolici (Mutti, 1998). Non può essere definito in modo univoco, perché dipende dalla creatività degli attori che, attivandolo per i propri scopi strumentali, trasformano un potenziale in risorse per l azione. Proprio a partire da tale potenziale, generativo nel momento in cui venga individuato, potrebbero essere attivati, come sostiene Ferraresi, processi di identificazione territoriale che valorizzino differenze e caratteri distintivi (nella produzione, nel consumo, nella tipologia dei legami, etc.) producendo valore aggiunto territoriale e nuove forme di ricchezza.

17 LPP - Il profilo di comunità del Brianza Profilo demografico La popolazione residente nella Provincia, al 31 dicembre 2005, è di persone, con un incremento di quasi un punto percentuale rispetto all anno precedente ( abitanti). Si tratta di un dato in costante crescita, almeno a partire dai primi anni 90 del XX secolo, che registra negli ultimi 5 anni incrementi molto significativi, ad indicare la notevole capacità attrattiva del territorio, soprattutto per l accentuarsi di fenomeni migratori (Provincia di Monza e Brianza in cifre 2006 Ufficio Statistico e studi della Città di Monza). Gli stranieri residenti, in effetti, passano dai del 2001 ai del 2005 (anche in relazione agli effetti della regolarizzazione del 2002/03) stabilizzandosi intorno al 4% della popolazione totale (più concentrati nella Brianza est, pur cominciando a crescere anche nella Brianza centrale). Certamente vivace appare la situazione nel mondo del volontariato e del privato sociale: - nel 2004 si contano 675 organizzazioni di volontariato per un totale di persone volontarie con attività continuativa; associazioni svolgono attività senza fini di lucro, rivolte soprattutto ai propri iscritti o aderenti, oppure perseguono finalità di carattere culturale; soggetti appartengono a grandi gruppi sportivi; sono realtà diverse come: oratori, pro loco, compagnie teatrali, scuole di musica, circoli, cooperative, sindacati. Per ciò che riguarda questa prima fase sperimentale di promozione di un Brianza, possono essere individuati tre gruppi fondamentali. La Retina, con i suoi 22 Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) - dei quali 15 effettivamente attivi e coordinati e le 450 famiglie circa. 12 botteghe del commercio equo, distribuite in maniera piuttosto omogenea sul territorio terzo settore e mondo cooperativo - Forum del Terzo settore e COSS (Coordinamento Organizzazioni di Solidarietà Sociale) Il livello di coinvolgimento dei produttori locali, quantomeno a livello di rete, appare ancorato alla fase iniziale. Non è stato ancora effettuato un vero e proprio censimento, anche se molti produttori mantengono frequenti rapporti con i GAS. Certamente significativo è il coinvolgimento, seppur non propriamente operativo (ne politico), di componenti sindacali e di alcune Pubbliche Amministrazioni (Mezzago e Villasanta, in particolare). CISL e CGIL si riconoscono nella posizione di chi partecipa, ma, formalmente, ancora non aderisce. L esperienza in atto, nella logica stessa di partenza dai consumi tipica dei Gruppi di Acquisto Solidali, rappresenta intrinseci elementi innovativi e criticità, oltre che suggestioni sulle quali appare opportuno esplicitare sin da subito alcuni nodi. Poter contare su una massa critica di consumatori attenti, organizzati e impegnati in progetti individuali di benessere e cambiamento, consente la possibilità di sostenere soggetti dell economia 127

18 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita sociale e solidale già esistenti, interagire con maggiore potere contrattuale su altri e raccogliere, in alcuni casi, vere e proprie sfide imprenditoriali. Emblematico, in questo senso, è il ruolo giocato dalla Retina dei GAS sul territorio (esteso in alcuni casi anche a contesti non locali di particolare interesse politico, sociale o sperimentale). Ciò presuppone, tuttavia, un livello di omogeneità di intenti e scelte difficile da garantire, soprattutto nel medio/lungo termine ed un investimento di tempi ed energie non indifferente da parte di singole persone e piccoli gruppi di attivisti. Appare con altrettanta chiarezza, quindi, la necessità di individuare nuovi interlocutori locali che possano contribuire alle operazioni di costruzioni del sistema. Poter contare sulla presenza di spazi fisici sul territorio il circuito delle botteghe, ad esempio e sull estensione della rete del a reti forti (sindacati, cooperazione sociale o perlomeno su efficaci partenariati strategici) rappresenterebbe, un vero salto di qualità. Il potenziale, in questo senso, non sarebbe limitato agli aspetti di tipo commerciale, ma comprenderebbe un ruolo nuovo e centrale, soprattutto nelle realtà comunali più piccole, delle botteghe che renderebbero così visibili anche le attività produttive e di servizio del paniere, trasformandosi in vero e proprio contesto di produzione e distribuzione dell immaginario dell ES, di consolidamento di scenari di economia, ma soprattutto di relazioni sociali e politiche, alternative al modello dominante. In realtà, permangono resistenze di fondo, che sembrano essere in primis di matrice culturale da parte delle botteghe del commercio equo a distribuire prodotti provenienti da filiere di economia solidale locali (latte biologico, formaggi, frutta, ecc.), a partire dall assunto che la qualifica di solidale, nel caso delle botteghe si esplicita (e per ora esaurisce) nel rapporto con il Sud del mondo (inteso soprattutto come cooperative di produttori di Africa, America Latina e Asia). Numerose altre sinergie e collaborazioni di questo tipo potrebbero essere possibili (e generative) tra soggetti che già condividono un sistema di valori e di principi. E più che plausibile che in questa prima fase ricca di progetti e di spunti di riflessione, il disegno complessivo, o quantomeno le caratteristiche della propria posizione all interno di quel disegno, non appaiano a tutti gli attori presenti con la medesima chiarezza Profilo istituzionale La Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Monza, i vari Comuni brianzoli, nonché altri enti pubblici come quelli che sovrintendono alla gestione dei parchi (per esempio i Parchi Locali ad Interesse Sovracomunale, PLIS), si configurano in misura diversa come soggetti che possono offrire o veicolare sostegno economico e riconoscimenti istituzionali e legislativi al campo dell economia solidale e ai diversi progetti cui è riconducibile. Per il momento è assente nel Gruppo Motore del Brianza un attenzione/iniziativa specifica sugli aspetti ed i rapporti di carattere istituzionale che potrebbero facilitare in modo strutturale le dinamiche del nascente Brianza. Di particolare significato, quantomeno in termini di rete, appare l agenzia Sviluppo Brianza, nata nel 1998 per volontà di quattro Enti Locali (Monza, Seregno, Desio e Lissone) al fine di formalizzare un impegno sovracomunale a favore del territorio, arrivando in pochi anni a rappresentare 35 realtà. Ciò ha determinato il passaggio dalla logica di società intercomunale alla logica di Agenzia di Sviluppo Locale. Le aree di intervento vanno dall'analisi delle dinamiche 128

19 LPP - Il profilo di comunità del Brianza locali, ai problemi della produzione, del lavoro, dell'apprendimento, della qualità ambientale, dell'integrazione sociale, dell'infrastrutturazione territoriale, della qualità pubblica e delle forme di governance del territorio. Un simile approccio di sviluppo locale comporta una pluralità di attori che va ben oltre una compagine di soli Enti locali. Attualmente i soci di Sviluppo Brianza sono: 40 COMUNI: Albiate, Besana in Brianza, Biassono, Briosco, Brugherio, Carate Brianza, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Lentate sul Seveso, Limbiate, Lissone, Macherio, Monza, Muggiò, Nova Milanese, Renate, Seregno, Sovico, Triuggio, Varedo, Vedano al Lambro, Veduggio con Colzano, Verano in Brianza, Villasanta. I seguenti 15 COMUNI sono rappresentati dall'associazione dei comuni della Brianza est: Agrate Brianza, Camparado, Ornago, Aicurzio, Carnate, Ronco Briantino, Bellusco, Cavenago B.za, Sulbiate, Bernareggio, Concorezzo, Usmate Velate, Burago Molgora, Mezzago, Vimercate. La Camera di Commercio di Milano. La Provincia di Milano. 6 ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI: AIMB Associazione Imprenditori di Monza e Brianza; API Milano Associazione delle piccole e medie imprese di Milano e Provincia; APA Confartigianato Organizzazione degli imprenditori artigiani e delle Piccole aziende; Unione del Commercio, del turismo e dei Servizi della Provincia di Milano; CNA - Confederazione Nazionale dell'artigiano e della piccola e media impresa; ASSOLOMBARDA - Associazione delle imprese industriali e del terziario dell'area milanese. 3 ORGANIZZAZIONI SINDACALI: CGIL Camera del lavoro territoriale Brianza; CISL Unione sindacale territoriale della Brianza; UIL Camera sindacale della Brianza. 2 ORGANIZZAZIONI DEL TERZO SETTORE: Lega delle Cooperative; Consorzio Comunità Brianza. 1 ISTITUTO DI CREDITO COOPERATIVO: Banca Popolare di Milano. AUTONOMIA FUNZIONALE: Agam. A livello istituzionale, dal punto di vista interno (al Distretto), il primo e più importante riferimento da prendere in considerazione è il Gruppo Motore, un organismo destinato a traghettare l attuale fase sperimentale in direzione di un Distretto di Economia Solidale nel territorio brianzolo, coerentemente con la Carta dei Criteri delle Reti di Economia Solidale ed ispirandosi al modello proposto da Euclides Mance in Brasile. (statuto del Comitato Bri) Il Gruppo Motore nasce nel novembre 2004 su iniziativa dell'associazione Culturale e Politica La Mondolfiera di Villasanta (come avremo modo di specificare in dettaglio nel profilo storico) e del Nodo della Rete di Lilliput Monza e dintorni. La nascita del Gruppo Motore rappresenta, nelle intenzioni dei partecipanti, una prima risposta alle istanze di allargamento della rete, configurandosi come enzima, vero e proprio fermentatore, laboratorio di sperimentazione di nuovi accordi, convenzioni, legami sociali. 129

20 Iniziativa Comunitaria EQUAL NuoviStilidiVita Negli anni 2004 e 2005 molti sforzi sono stati orientati a favorire la nascita dei GAS quali gruppi qualificati di domanda consapevole ed aggregata. Nell'aprile 2004 viene a costituirsi la Retina dei GAS della Brianza, con finalità di aiuto reciproco, sviluppo e promozione del. Vengono anche intessute relazioni con le Botteghe del Commercio Equo, il Coordinamento delle Banche del Tempo della Brianza, i Consorzi di Cooperative Sociali COMUNITA' BRIANZA e CS&L, con la finalità di presentare l'idea di una Rete di Economia Solidale in Brianza. I Comuni di Mezzago e Villasanta, in un incontro pubblico con i produttori locali esprimono l'intenzione di sostenere i processi di Economia Solidale locale ed in particolare il percorso di costituzione del Brianza. Il 2006 vede il Gruppo Motore (per tramite formale della Mondolfiera) aderire al progetto EQUAL Nuovi Stili di Vita. Allo stato attuale ne fanno parte una decina di persone, singoli cittadini, attivisti e tecnici oltre a rappresentanti dei diversi settori dell'economia Sociale e Solidale presenti nel territorio. Scarse risposte sembrano provenire, tuttavia, dal mondo delle cooperative del terzo settore (che forse si aspettano sia il ad aderire a qualche consorzio ), dai sindacati, dai produttori (di cui manca ancora un analisi complessiva ed un un censimento), dai comuni e dagli enti Parco. Difficilmente, in effetti, appare possibile ragionare in termini di distretto senza un reale coinvolgimento della cooperazione sociale (che può contare, per intendersi su alcune cifre, su 40 cooperative di tipo B e oltre 20 milioni di euro di fatturato complessivo). Il ruolo giocato dai sindacati appare controverso: pur garantendo con una certa continuità la loro partecipazione in un atteggiamento che pare essere in attesa di auspicati sviluppi - essa ancora non si è tradotta in un adesione di tipo formale. Nel Sindacato si parla (a livello nazionale e locale) del tema dello sviluppo sostenibile, anche se la priorità è comunque sempre quella del mantenimento dell occupazione per i lavoratori. La rilocalizzazione del lavoro potrebbe avvenire con alcuni criteri dell economia solidale: valorizzare la produzione locale, diminuendo l impatto ambientale. La valorizzazione però deve essere anche conveniente per il consumatore. Non solo far nascere un in più, ma entrare nei grandi processi con il rischio/vantaggio di contaminare e di essere contaminati. (Focus group del 01/02/06 - FCT) L esperienza in corso sembra aver interpretato e rilanciato con successo la costruzione di una base critica centrata sui modelli di consumo, mentre non si rivela altrettanto attraente per il mondo produttivo e dei servizi, nonostante molti tentativi siano stati fatti: le persone sono state coinvolte, e spesso vengono, ma dietro non c è nessuno. Così si costruisce sulla sabbia. Il nodo è che non si vuol fare sistema (Focus group del 23/05/06). All interno del Gruppo, per tali ragioni, emerge l esigenza di un più elevato livello di rappresentatività. Oggi solo i GAS sarebbero rappresentati adeguatamente nel Gruppo Motore, sulla base di un effettivo e specifico rapporto di delega. Le botteghe del mondo ci sono, ma soprattutto grazie alla disponibilità di qualcuno che parla, però, a titolo personale. 130

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