MARZO. NUOVE LOGICHE 2.0 SI AFFERMANO NEL RETAIL, IN MODO TRASVERSALE Pag. 12 RETAIL INTERVISTA RETAIL SERVIZI

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1 MARZO INTERVISTA RETAIL RETAIL SERVIZI GIUSEPPE MINOIA L evoluzione dei consumi nell analisi del presidente onorario Gfk Eurisko MIGROS La strategia di sviluppo in Germania in seguito all acquisizione di Tegut NUOVE FRONTIERE Le attività sul versante delle polizze assicurative all estero e in Italia COMPETITIVITÀ Si ottiene più efficienza nei processi di business con il cloud computing NUOVE LOGICHE 2.0 SI AFFERMANO NEL RETAIL, IN MODO TRASVERSALE Pag. 12

2 Se la curi bene lava meglio! PROVA IL NUOVO CURA LAVATRICE SEGUICI SU

3 el mondo retail oggi si fa un gran parlare di 2.0, app, ecommerce e più in generale dell applicazione di internet al commercio. Stimoli e paure spesso si trovano a circolare nello stesso corpo organizzativo e la spinta all innovazione è frenata dalla paura di perdere per strada valori e valore a favore di qualcosa di insondabile e difficilmente manovrabile. Paure fondate? In un certo senso sì, ma non è il freno la leva giusta. Internet è un medium diverso da quelli utilizzati nel passato, che offre ancora più risorse e molto informazioni, ma soprattutto è un modo per dialogare con il proprio consumatore. Vediamo i dubbi più frequenti. Il web è solo per grandi strutture. Falso. Tra i grandi utilizzatori dell e-commerce, magari utilizzando piattaforme più grandi come Amazon o e-bay, spiccano i piccoli retailer. Fare bene o male con l e-commerce è solo una questione supply chain. Un esempio? Stanno nascendo e-commerce di vicinato, tanti piccoli negozi che si consorziano virtualmente e offrono la possibilità di una spesa multipla (cioè con più interlocutori commerciali), ma un unico carrello e un unica consegna. Internet azzera il fattore umano, il cliente non ha più una faccia è un codice. Falso, al contrario, esistono app che possono integrare il servizio e renderlo ancora più individualizzato. Facciamo un esempio, da Neiman Marcus, department store del lusso, l obiettivo di dare un servizio da boutique non era un vezzo, ma piuttosto una necessità, anche per giustificare prezzi decisamente elevati. È stata studiata una app con una doppia interfaccia, che dal lato cliente mette a disposizione commessi a distanza, ai quali si può chiedere prima di uscire di casa di preparare in camerino questo o l altro capo e, successivamente, recarsi in negozio per provare e misurare taglie e gradimento; dal lato commessi, la possibilità di accedere al cliente, che si è registrato per questo servizio, a tutta una serie di dati, che lo riguardano (già presenti sui social network) e quindi visualizzarne la foto per poterlo così ricevere all ingresso, chiamandolo per nome e, più in generale, avendo la percezione di quali potrebbero essere i suoi bisogni. Diventa quindi evidente che, in questo caso, la app non solo non si sostituisce al servizio, ma ne esalta il lato positivo. Un altro dubbio, che attraversa la mente di molti, è che l e-commerce, mobile o computer poco importa, renda più asettica la shopping experience allontanando il cliente dal brand dell insegna, facilitando in lui un approccio razionale e cognitivo, invece che emozionale e affettivo. In soldoni: il cliente su internet è decisamente più in grado di fare surfing di prezzo oltre che di prodotto. Ebbene, il gigante Walmart ha introdotto, ormai da qualche tempo, un in-store mode per mobile, che il cliente, volendo, può adottare entrando in negozio; sarà così possibile soddisfare i bisogni che nascono durante la spesa (evidenziazione di promozioni, segnalazioni di nuovi arrivi e possibilità di utilizzare il proprio cellulare come scanner per un fast pay finale). La morale rimane sempre la stessa, non è mai il mezzo a guidare il cambiamento, ma è la determinazione delle persone, la loro voglia di progresso. Il mezzo, da solo, è solo sterile facciata. 25 marzo

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5 SERVIZI Dal cloud più efficienza ai processi di business Real, gestione integrata degli ordini multicanale Osservatorio Pittarello Calzature innova processi e analisi dei dati 54 CULTURE Libri Per rinascere ci vuole liberalismo sociale 56 EDITORIALE Credenze sul web smentite dai fatti Coop Adriatica Opinioni Attenti al licenziamento per scarso rendimento 57 OSSERVATORIO Consumi: l inizio del 2013 non è proprio incoraggiante 06 Costa poco e nutre: boom della pasta Maxi Zoo INTERVISTA Giuseppe Minoia La sostenibile leggerezza del benessere 10 COVER STORY RETAIL INDUSTRIA Logiche omnichannel per il retail di domani Migros Zurigo cambia partita in Germania Coop Adriatica: sviluppo pieno, anche dell impegno Polizze in gdo: il business è assicurato Controcorrente, Maxi Zoo investe forte in Italia H&M guarda al luxury con nuovi progetti retail La latitudine incide sull offerta di 7 Eleven Sono forti le differenze tra gli specialisti in drogheria SVILUPPO RETI Vendite in flessione nel tonno in scatola Extension line per Tuc, ora è anche Stick H&M 26 7 Eleven 28 Detersivi bucato 38 Tonno Oscar Farinetti a Milano parla del futuro di Eataly. Quest anno tre grandi Eataly all estero: Istanbul con mq, poi il non luogo del Dubai Mall con mq, a ottobre, la bomba di Chicago, mq sulla Michigan Avenue. Quattro store in Italia: Bari, Milano, Firenze, Piacenza. 800 collaboratori in più. Ovs presenta collezione con i figli di celebrità. #freeyourself è la collezione Primavera Estate 2013 di Ovs. Per presentarla sei nuovi talenti figli d arte ripresi da Maxwell Snow. Cognomi famosi tipo Hofman, Missoni, Dexter, Ford. Video intervista Video gallery Consumatori, da target ad ambasciatore con il wom Marketing e commerciale, nuova strategia per Gio Style Comunicazione in grande stile per i 50 anni Kimbo Generale Conserve replica alla crisi con investimenti Giò Style 54 Pittarello Calzature American Express per acquistare con un tweet. I possessori di carta di credito American Express sincronizzano le loro card all indirizzo sync. americanexpress.com e twittano delle speciali #hashtag. Così acquistano gift card American Express e prodotti da Amazon, Sony, Urban Zen, Xbox360. Video presentazione 25 marzo

6 OSSERVATORIO 2% Inflazione attesa per il % Diminuzione del Pil attesa per il % Disoccupazione attesa per il 2013 di Gino Pagliuca e il buongiorno si vede dal mattino non si può certo dire che l inizio dell anno sia stato incoraggiante per chi spera in una ripresa dei consumi. L indicatore dei consumi Confcommercio (Icc) registra infatti per gennaio 2013 una diminuzione del 2,4% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,9% rispetto a dicembre. Per effetto di questi dati i consumi reali sono tornati ai livelli di fine 2004 e inoltre, sottolinea l Ufficio Studi di piazza Belli, sulla base delle prime informazioni congiunturali relative all inizio del 2013, non si può escludere un ulteriore peggioramento, confermando l impressione che anche il 2013 sarà un anno particolarmente difficile per l economia italiana. Infatti, secondo l indagine rapida di Confindustria, a febbraio si è registrata, dopo un bimestre moderatamente positivo, una riduzione dello 0,2% in termini congiunturali della produzione industriale. A preoccupare è l andamento degli ordinativi, che segnala anche a febbraio una diminuzione (-0,2% rispetto a gennaio), lasciando ipotizzare una dinamica negativa della produzione almeno fino a primavera inoltrata. Una situazione che si riflette, amplificandosi, anche sul mercato del lavoro. A gennaio 2013 si sono persi, rispetto a dicembre, 97mila posti di lavoro (da luglio la riduzione supera le 300mila unità) ed il numero di disoccupati è aumentato di 110mila unità. Il milione di posti di lavoro in un anno è diventata quindi una realtà, peccato che si tratti di posti persi e così il tasso di disoccupazione è salito all 11,7%. Bisogna inoltre fare i conti con la carenza di risorse dei fondi per gli ammortizzatori sociali, in particolare per la cassa integrazione in deroga (in Lombardia a fine febbraio le disponibilità risultavano già esaurite). Solo a gennaio sono state autorizzate il 61,6% di ore di cassa integrazione in più rispetto allo stesso mese del DINAMICA DEI CONSUMI IN VALORE - VARIAZIONI TENDENZIALI Valori in percentuale rilevati sulla serie storica dell Icc (Indice consumi Confcommercio) I sem II sem Nov. Dic. Gen SERVIZI 4,4-1,4 0,7-3,2-2,6-1,9-2,0 BENI -0,2-0,2-2,7-2,1-3,6-4,8-2,9 TOTALE 1,1-2,0-0,9-3,0-3,3-4,1-2,6 Beni e servizi ricreativi 4,3-0,6 3,4-3,8-4,3-4,8-3,7 Alberghi, pasti e consumi fuori casa 2,3-3,2-2,2-4,0-3,6-2,8-2,3 Beni e servizi per la mobilità 4,0-5,4-4,6-6,1-7,7-11,9-7,3 Beni e servizi per le comunicazioni -1,4-2,7-2,0-3,3-3,1-3,0-3,1 Beni e servizi per la cura della persona 0,0-2,2-1,8-2,6-2,2-3,4-1,3 Abbigliamento e calzature -1,9-3,2-2,6-3,6-4,5-4,0-3,9 Beni e servizi per la casa -0,9 0,3 0,8-0,1-0,3-1,2-0,3 Alimentari, bevande e tabacchi 0,5-0,7 0,5-1,7-2,3-3,7-0,9 Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio 6 25 marzo 2013

7 OSSERVATORIO Le spese per la mobilità (acquisto auto e di carburanti) hanno subito a gennaio un calo superiore al 10% Se tale è il contesto non può meravigliare il fatto che il clima di fiducia delle imprese e delle famiglie anche a febbraio sia rimasto sui livelli minimi raggiunti nei mesi precedenti aggravando la dinamica recessiva. E a questo riguardo va segnalato che l indice di Confcommercio ha fatto registrare una diminuzione del 3,7% della domanda relativa ai servizi e del 2,0% della spesa per i beni. Il dato più negativo è ancora quello relativo ai beni e servizi per la mobilità la cui domanda registra, anche a gennaio 2013, una flessione a due cifre (-10,1%). Riduzioni dei consumi particolarmente significative hanno interessato anche gli alimentari, le bevande ed i tabacchi (-3,9%), l abbigliamento e le calzature (-3,9%), tutti segmenti che scontano dal 2010 un notevole ridimensionamento della domanda. In linea con quanto già accaduto nel 2012, solo il complesso dei beni e servizi per le comunicazioni ha mostrato una variazione positiva delle quantità acquistate dalle famiglie (+5,7% rispetto l analogo mese del 2012), trainato dalle vendite di smartphone e tablet. Ma il dato va letto tenendo conto che nei mesi centrali del 2012 si era registrato un forte aumento della domanda mentre gennaio su dicembre ha fatto registrare una diminuzione destagionalizzata dello 0,9%. I servizi e i beni hanno mostrato riduzioni di un certo rilievo, pari rispettivamente a -0,7% e -1,0%. La tendenza al ridimensionamento della domanda ha interessato, nel primo mese del 2013, tutte le funzioni di spesa, a segnalare come la crisi, che ha già radicalmente modificato le abitudini di acquisto delle famiglie anche in termini di rapporto qualità/prezzo, stia comportando una riduzione generalizzata della domanda. Rimane, infine, sotto controllo l inflazione. DINAMICA DEI CONSUMI IN QUANTITÀ - VARIAZIONI TENDENZIALI Valori in percentuale rilevati sulla serie storica dell Icc (Indice consumi Confcommercio) I sem II sem Nov. Dic. Gen SERVIZI 2,4-2,8-0,8-4,6-4,0-3,7-3,7 BENI -0,7-3,0-2,6-3,4-3,0-3,0-2,0 TOTALE 0,1-3,0-2,2-3,7-3,3-3,2-2,4 Beni e servizi ricreativi 1,6-3,3-0,2-5,8-5,6-5,7-4,3 Alberghi, pasti e consumi fuori casa 0,2-4,7-3,6-5,6-5,0-4,4-4,0 Beni e servizi per la mobilità -4,7-14,7-15,0-14,3-14,9-17,7-10,1 Beni e servizi per le comunicazioni 8,5 6,3 7,9 5,0 6,1 5,9 5,7 Beni e servizi per la cura della persona 0,6-0,4 0,2-0,9-0,4-1,7-0,2 Abbigliamento e calzature -3,6-5,1-4,1-6,1-5,9-5,0-3,9 Beni e servizi per la casa -2,2-3,4-2,8-4,0-4,2-4,3-3,0 Alimentari, bevande e tabacchi -2,2-3,7-2,9-4,5-4,4-5,9-3,9 Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio 25 marzo

8 OSSERVATORIO di Gino Pagliuca tendono a frammentare durante il a crisi economica ha portato ad un profondo cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani che giorno la propria alimentazione, mentre in passato il pranzo e la cena erano i protagonisti indiscussi. Un duro colpo alla divisione classica dei pasti viene dai ritmi di lavoro con 7,7 milioni di italiani che si portano al lavoro il cibo preparato in casa e di questi sono oltre 3,7 milioni a dichiarare di farlo regolarmente, secondo un indagine Coldiretti/Censis. La distanza tra l abitazione ed il luogo di lavoro ed una diversa distribuzione degli orari di lavoro hanno spinto molti italiani a mangiare fuori casa ma hanno anche favorito -precisa la Coldiretti- la destrut- turazione dei pasti. amo da sempre il Paese della pasta; con la crisi però questa peculiarità si sta acentuando. Lo dice la ricerca di Coldiretti, che spiega come per il 32% degli italiani il pranzo si riduce a un piatto di pasta, perché nutre con pochissima spesa. L indagine, condotta sul sito dell organizzazione storica degli agricoltori, rivela come solo il 18% degli italiani assuma ogni giorno un pasto completo, composto di primo, secondo, contorno e frutta. Invece sono solo il 9% dei nostri connazionali mangia solo un frutto o uno yogurt, il 24% consuma un secondo accompagnato da un contorno e il 9% infine preferisce un panino, un trancio di pizza o un tramezzino. I dati più recenti di mercato dicono che Italia vengono consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro ed in controtendenza rispetto al calo generalizzato degli alimentari. Secondo Ismea-Gfk-Eurisko gli acquisti di pasta delle famiglie sono aumentati in quantità dell 1,1%. L aumento è stato accompagnato da una qualificazione della spesa con il boom nel 2012 della vendita sul mercato della pasta artigianale. L Italia ha così il primato mondiale nel consumo di pasta che ha raggiunto -sottolinea la Coldiretti- attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. IL PRANZO TIPO DEGLI ITALIANI Scelte alimentari compiute per il pasto di mezzogiorno Solo il primo 32 Secondo e contorno 24 Primo, secondo, contorno, dolce/ frutto 18 Tramezzino/panino/pezzo di pizza 9 Solo frutta/gelato/yogurt 9 Niente 4 Altro 4 Speghetti per un terzo Il pranzo completo composto di primo, secondo, frutta e dolce è forse ancora un rito riservato alla domenica in famiglia, ma certo non è più compatibile con i ritmi lavorativi. Pochissimi però saltano o limitano l alimentazione a un frutto, oppure uno yogurt. Fonte: Coldiretti 8 25 marzo 2013

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10 INTERVISTA Chi è Giuseppe Minoia, presidente onorario di Gfk Eurisko che ha guidato per anni, è anche docente di Psicologia dei Consumi all Università Cattolica di Milano L evoluzione dei consumi nell analisi di Giuseppe Minoia, uno dei più noti osservatori della trasformazione della società italiana di Gino Pagliuca n dato numerico, di entità insignificante all apparenza, preoccupa molto chi si occupa di consumi e società: il calo, attorno all 1%, con piccole variazioni a seconda dei mesi di rilevamento e delle fonti, delle vendite in quantità di prodotti alimentari. Se il numero è piccolo bisogna anche considerare che i consumi alimentari sono per definizione anticiclici e inoltre il calo dei consumi nell horeca dovrebbe piuttosto portare a un incremento delle quantità vendute. Non vi sarebbe quindi un semplice downgrading del carrello, con la sostituzione di alimenti di maggior valore con prodotti di prezzo più basso, ma l aggravarsi della crisi economica starebbe addirittura costringendo gli italiani a tirare la cinghia sul cibo, quasi fossimo in guerra. Ma è proprio così? Non è proprio una questione da poco quella con cui Gdoweek inizia l incontro con Giuseppe Minoia, presidente onorario di Gfk-Eurisko e uno dei più accreditati osservatori dell evoluzione della società italiana. I media -è la risposta- stanno accreditando l immagine di un Paese che sarebbe alla fame; basti pensare a come è stata ripresa la recente notizia dell indagine della Banca d Italia secondo cui due famiglie su tre farebbero fatica ad arrivare a fine mese. Se le cose stessero davvero così l economia sarebbe collassata. Questo non significa ovviamente negare la crisi, ma la diminuzione delle vendite potrebbe anche avere una spiegazione positiva marzo 2013

11 INTERVISTA E quale sarebbe? Le analisi della mappa Eurisko mostrano che gli italiani hanno i frigoriferi meno pieni. Ma questo succede perché si va a fare la spesa più spesso e facendo acquisti mirati e si consumano gli alimenti prima della scadenza. Si compra meno perché si butta via meno. Si tratta di una risposta intelligente alla crisi che oltretutto si coniuga con la consapevolezza delle necessità di uno stile di vita più sostenibile, e che non riguarda solo le scelte alimentari. E traducendo in comportamenti concreti? In generale assistiamo a una riduzione dei consumi giudicati inutili e costosi con l eliminazione del superfluo e l orientamento ad una maggiore sobrietà e parsimonia; si è più attenti all uso dell acqua, se ne spreca meno in generale, ma se ne beve di più dal rubinetto perché l acquisto di acqua minerale in bottiglia, oltre che costoso, è giudicato un comportamento poco sostenibile, per l inquinamento comportato dal trasporto e per le difficoltà di riciclo del Pet; si spreca meno energia a partire da segnali minimi di attenzione, come non tenere gli elettrodomestici in stand by; una gestione più attenta degli oggetti per farli durare più a lungo superando la cultura dominante fino a ieri dell usa e getta, la scelta di prodotti e marche più responsabili verso società e ambiente. Nel vostro recente seminario sui consumi avete anche fornito i numeri a conforto di queste tesi. Vogliamo ricordare i più significativi? Per citare gli ultimi dati della nostra Sinottica l 84% spegne sempre la luce quando esce dalla stanza e il dato è cresciuto di due punti in tre anni; il 71% dichiara di fare un uso più attento e parsimonioso degli elettrodomestici, il 10% in più rispetto al 2009; sempre nel triennio è cresciuta di 17 punti salendo al 60% la quota di chi riutilizza bottiglie e vaschette, e di tre punti, toccando il 39% le famiglie che spengono la spia della tv quando non la guardano. Infine, è pressoché raddoppiata, dal 32 al 66% la quota di persone che per fare la spesa utilizzano borse o sacchetti personali. La qualità non eccelsa dei sacchetti riciclabili offerti alle casse però aiuta. Tornando al vostro seminario, lei ha sostenuto che la riduzione dei consumi non si sta accompagnando alla rinuncia al benessere. Non è un ossimoro? No, assolutamente. Le nostre ricerche, in particolare quelle di Clima segnalano che in tutte le aree di spesa stiamo assistendo, per buttarla in politica, a una spending review. C è però un importante una conseguenza positiva della crisi è che nei consumi si guarda più alla sostanza eccezione, quella delle spese riguardanti il benessere e la salute dove, a denti stretti, si è disposti ad investire, come prima, più di prima. Qui non è vero che si naviga a vista, alla ricerca del prezzo per la maggiore quantità. Anche le analisi dal nostro Panel Consumer confortano: ad esempio il comparto bio nel food in un anno è cresciuto del 7%. E c è anche il riscontro nei fatturati delle aziende che propongono ad esempio prodotti per i celiaci o a basso contenuto di sale o di grassi; se riescono a unire la valenza salutistica alla gustosità il giro d affari sale, di poco ma comunque oggi poter vantare un segno più è già molto. Lei afferma che il sostenibile funziona per il mercato quando crea benessere. Qual è la differenza tra i due termini? Il concetto di sostenibilità è un astrazione teorica, il benessere no. Le persone non parlano di prodotti sostenibili mentre esiste un segmento di consumatori (dal 20 al 30%) che investe in progetti o in prodotti per il benessere. Sostenibilità evoca una visione rarefatta, cerebrale, intellettuale, legata al sistema mondo, con variabili che richiedono capacità non semplici per dominare la complessità; benessere significa cercare il buono della vita e per la vita e questo obiettivo si può ottenere anche disponendo di minori risorse economiche. Ci sono molti economisti che ormai non ritengono il Pil un indicatore attendibile della ricchezza di una nazione. Lei crede quindi a una decrescita felice, alla Latouche? Preferisco parlare di vita buona, una definizione che danno Robert ed Edward Skidelsky in un volume pubblicato da poche settimane in Italia dal titolo Quanto è abbastanza : Nel libro sono identificati sette indicatori fondamentali per vivere bene: la salute, la sicurezza, il risparmio, la personalità, l armonia con la natura, l amicizia e la disponibilità di tempo libero. Nulla a che vedere con l accumulo sconsiderato di beni voluttuari. Gli economisti spesso di questi tempi non fanno più previsioni, ma se la cavano dicendo che il bello delle crisi è che prima o poi finiscono. Non Le chiedo quando finirà, ma secondo Lei come ne usciremo? Sicuramente per una parte, il 30% della popolazione culturalmente più attrezzata, i valori della vita buona come l abbiamo definita resteranno fondamentali. Se vuole un numero delle nostre ricerche sui climi sociali e di consumo il 54% degli italiani sostiene che al termine della crisi il suo modo di consumare sarà comunque diverso, a fronte di un 37% che conta di riprendere come prima. Il benessere è egoista o si concilia con la solidarietà? Che cosa sta cambiando con la crisi? Direi che nella solidarietà sta prevalendo il km0. Si è più attenti a essere solidali con il vicino mentre ad esempio il problema della fame nel mondo è meno sentito anche perché cresce la diffidenza su come vengono impiegate le risorse date in beneficienza. 25 marzo

12 COVER STORY Duane Reade ha lanciato la campagna Get Social, per sostenere il suo brand di calze, solo su Facebook. Per gli altri, c è il QR Code Test virtuale per Walmart e Mattel, in Canada, durante le festività natalizie. Solo per QR Code addicted Per Target il contatto con i clienti tocca tutte le frontiere, con proposte ad hoc per tutti i dispositivi oggi attivi e utilizzando tutti i linguaggi -Apple ed Android-, arrivando anche alla app. Una strategia a 360 McCormick, brand leader nelle spezie, fa edutainment digitale: spiega le spezie giocando con odori e sapori, con un totem HP, in-store a tecnologia touch. Ampliare le possibilità di contatto e di acquisto dei clienti, online, negli store e... di Marina Bassi are al consumatore quello che vuole, quando e dove vuole: questa la sfida del prossimo futuro che accomuna tutti i retailer, classici e online, come ha sottolineato Matthew Shay, presidente e Ceo di NRF -National Retail Federation all edizione 2013 di Big Show: Esiste una linea convergente nelle strategie future di tutti i retailer: soddisfare il consumatore in tutti luoghi, noti o innovativi. Si affermano così logiche omnichannel, che ogni operatore declina a modo suo. Se per Amazon (premiato al Big Show come Gold retailer ) ciò significa continuare a migliorare la logistica (come dimostra la prossima apertura, in Texas, di due cedi per un marzo 2013

13 COVER STORY Nuove soluzioni più empatiche ed impattanti per il digital signage. Firmato HP Casse in rinnovamento: Datalogic crea il portale per velocizzare il checkout automatico. Ma il miglioramento prevede anche la presenza di spazi per acquisti di impulso, penalizzati dalle soluzioni attuali Il nuovo scaffale refrigerato con etichette digital signage e possibilità di vedere spot (Intel). In fase di test, nel super tecnologico Real (Metro) totale di quasi mq), per Target significa ampliare le opzioni online con un offerta mobile che coinvolge tutti i dispositivi (web, smartphone, tablet) e tutti i sistemi (Android ed Apple). Duane Reade, da parte sua, presente su tutti i social media (Facebook, Twitter, Pinterest, YouTube, ecc), ha veicolato la recente campagna adv Get Social (un nome, un programma) su un proprio marchio di calze solo su FB, dove pubblicizza iniziative promozionali specifiche, che vivono nel pdv grazie al QR code. Inoltre, ha creato, nella sua pagina FB, uno spazio Vip Blog, che coinvolge blogger di riferimento per singole categorie (trucco, benessere, moda, ecc) su vari temi (tendenze, prodotti, ecc). Walmart concentrato sulla prossimità, ha creato, in Canada, per lo scorso Natale, uno store virtuale insieme a Mattel, basato sul QR code. Doppio l obiettivo: testare nuove collaborazioni con l industria e avvicinarsi al consumatore, giocando sull impulso. Le logiche omnichannel entrano anche negli store: McCormick, azienda specializzata in 25 marzo

14 COVER STORY C.Wonder, arredo casa e fashion, veicola su Facebook non solo promozioni di prezzo a tempo, ma anche inviti per party d elite. E se clicchi Mi piace, la consegna è gratuita Piperlime (Gap) conferma la propria anima web, con riferimenti a Twitter sulle vetrine del primo store aperto a novembre a Soho (New York) sia nel linguaggio sia con uccellini come testimonial. La partita si gioca online Net-a-porter, leader online di fashion, crea una app per il mondo maschile (Mr Porter) e a tutti offre Net-a-porter Live, per fare acquisti online, confrontarsi con chiunque nel mondo sia online in quel momento. Oltre il concetto di comunità spezie, tenta una nuova frontiera dell edutainment, con un totem per scoprire sapore e profumo delle spezie. Real (Metro), invece, testa uno scaffale refrigerato che, nel cursore prezzo, vede etichette che contengono marche, prezzi, sconti e brevi filmati. Un digital signage in miniatura, che semplifica gli acquisti. Anche i competitor online offrono nuove modalità nel patto con i clienti. Net-a-porter, brand leader negli acquisti online di fashion, ha creato Neta-porter Live, area web nella quale coloro che, in quel momento, stanno acquistando, possono scambiarsi suggerimenti, in qualsiasi parte del mondo siano. Una socialità estrema, da seguire anche con app su smartphone. Per C.Wonder, nuova insegna icona per arredamento casa ed abbigliamento, la socialità si declina con inviti a party solo per chi è su FB. Infine, Piperlime, insegna della galassia Gap, sulle vetrine del suo primo store, a New York, rimanda a Twitter, nel linguaggio e nelle immagini a conferma che l online rappresenta l anima del brand marzo 2013

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16 RETAIL La sfida è stata lanciata a partire dall acquisizione del retailer familiare Tegut. L operazione rischia di funzionare soltanto se il leader svizzero riuscirà a coprire una macroregione a cavallo del Reno A lungo considerata un fiore all occhiello della gdo, la catena Tegut con la sua focalizzazione su freschissimi, biologico, biodinamico e assortimento premium, in realtà ha smesso di reggere negli anni sul versante del posizionamento di prezzo. E anche il 2012 dovrebbe essersi chiuso in deficit. La cura proposta dai manager zurighesi prevede, in primis, un obbligato allargamento della clientela da raggiungere con incisivi interventi sull assortimento e conseguente riposizionamento verso il basso dei prezzi. Sono previste, dunque, forti iniezioni di articoli attualmente referenziati nella vicina Confederazione, dove Migros opera quasi esclusivamente in store brand. In tal modo Tegut beneficerebbe di quella marca commerciale che le è sempre mancata, in termidi Patrick Fontana ino a qualche mese fa la presenza del retailer svizzero Migros in Germania si limitava ai cinque punti di vendita di confine gestiti dalla controllata Migros Deutschland, di proprietà del consorzio Migros di Basilea. Ora la situazione è radicalmente cambiata e la sfida si è fatta terribilmente seria. Un secondo consorzio Migros, quello di Zurigo, ha acquisito da gennaio 2013 l intera proprietà della catena interregionale tedesca Tegut, con conseguente gestione dei circa 300 superstore operativi fra Assia, Turingia, Baviera (settentrionale) e Bassa Sassonia (meridionale). A tutti gli effetti il gruppo elvetico diventa un operatore di primo piano nel complesso mercato tedesco, potendo contare su un giro d affari di partenza di milioni di euro. ni di competitività, per assenza di economie di scala adeguate. Per lo stesso motivo e per sinergie di rifornimento, Migros Zurigo intende investire fortemente per aumentare in modo pesante la capillarità distributiva dell insegna verso Sud, creando un unica macroregione logistica che vada dalla Svizzera fino alla Germania centrale. L ostacolo principale al progetto è quello dimensionale, poiché con l acquisizione di Tegut il consorzio zurighese quadruplica in un colpo solo il proprio portfolio negozi. Caso classico di pesce piccolo che dovrà digerire quello grosso. Andranno individuate le location improduttive (da chiudere), dando inizio alle scelte impopolari. E si cercheranno nuove aperture (assorbendo personale?), possibilmente in fretta, in territori comunque già altamente concorrenziali. Le norme che proteggono l assortimento Migros in Svizzera privilegiando i produttori nazionali -che impediscono per esempio ad Aldi di esportare tout court le proprie pl dalla Germania, obbligando marzo 2013

17 RETAIL LE DUE INSEGNE COINVOLTE Tegut è un gruppo distributivo tedesco familiare con sede a Fulda, fondato nel 1947 per opera di Theo Gutberlet cui sono subentrati i figli Thomas e Johannes. L insegna odierna è stata lanciata nel 1998 a sostituire la storica Hawege che fin dal 1961 ha caratterizzato i supermercati del gruppo. La strategia d impresa è sempre stata concentrata sul mercato tedesco e, in particolare, nelle regioni di Assia e Turingia. Nel corso degli anni il format adottato è stato quello del superstore concettualizzato sui reparti deperibili, fortemente curati sul versante espositivo, con un peso specifico crescente nell ambito del biologico. Negli ultimi anni la capacità attrattiva del sistema in franchising, cui era affidata la rete di prossimità, è andata calando. Anche le ambizioni nel canale discount (con un concept soft) sono state abbandonate prima dell introduzione dell euro. Aldi Suisse ad avviare contratti di produzione locale- obbligano Migros ad agire in Germania con un assortimento elvetico. L operazione funziona in termini di gradimento, se si guarda alle indicazioni raccolte dall esperienza di Migros Deutschland, ma senza generare la necessaria frequenza. Mentre Tegut ha bisogno di incrementare drammaticamente la produttività al metro quadro. Al momento, Basilea e Zurigo hanno avviato colloqui per verificare possibili sinergie reciproche. Che non sembrano tuttavia essere di immediato utilizzo. Fra l altro, mentre i secondi vorrebbero espandere la rete, i primi hanno appena chiuso uno dei loro cinque pdv. I manager di famiglia Gutberlet da marzo sono stati integrati nel management di Migros Zurigo, con incarichi che non prevedono coinvolgimenti diretti sulla rete Tegut precedentemente gestita. Thomas Gutberlet ne mantiene tuttavia la presidenza in qualità di garante. Per la società tedesca, gli svizzeri hanno creato una squadra di otto manager dedicati che hanno preso le redini a Fulda limitatamente ai negozi di gestione diretta (circa la metà, a insegna Tegut), mentre un secondo team si occuperà dei circa 150 negozi di vicinato a insegna Nah & Gut, gestiti da imprenditori indipendenti in contratto di affiliazione. Secondo indicazioni raccolte nei primi incontri con la stampa, i zurighesi sembrerebbero orientati a lavorare principalmente con il format da mq, liberandosi progressivamente delle location più piccole. Quello che rimarrà sicuramente salvaguardato delle peculiarità di Tegut sarà la sua caratterizzazione come catena interregionale. Capace, cioè, di dare uno sbocco di mercato ai produttori locali: in questo senso la vocazione a un commercio più solidale pare essere uno dei legami più forti fra il Dna dei tedeschi e il consorzio svizzero che si rifà ai principi del fondatore Gottlieb Duttweiler. Parimenti succederà per l assortimento bio, i parametri di sostenibilità e i contratti su principi di equità con i fornitori. Migros con le sue 10 cooperative è il leader nel retail alimentare svizzero con un giro d affari 2012 di quasi 18 miliardi di euro nelle attività al dettaglio e una crescita netta di 2,3 punti percentuali. Appartiene al consorzio anche M-Industrie, la società di natura industriale che controlla direttamente la produzione di oltre articoli presenti in assortimento: nei fatti uno dei maggiori produttori di store brand a livello mondiale, con 16 imprese specializzate in Svizzera e tre all estero, cui fanno capo un numero consistente di impianti produttivi localizzati per lo più localmente. 25 marzo

18 RETAIL Obiettivo: crescere, soddisfando più bisogni primari delle famiglie con servizi trasparenti e prezzi calmierati di Davide Bernieri 2,090 miliardi di euro di fatturato ,3% variazione % 2012 vs ,21 milioni il numero dei soci el 2013, Coop Adriatica proseguirà il cammino di crescita in questo frangente di crisi che stringe l Italia, con una progettualità che allarga gli orizzonti del suo impegno anche a servizi energetici per le famiglie, alla previdenza, a carburanti e alle fasce sociali più esposte alla riduzione del reddito disponibile, compresi studenti e neogenitori, per i quali sono previste operazioni mirate di sconti. Sul versante mutua sanitaria e previdenza, Coop Adriatica ha avviato un progetto con Legacoop Emilia-Romagna rivolto ai propri soci, per dare risposte concrete e trasparenti a uno degli assilli contemporanei, in particolare dei lavoratori più esposti alla crisi. Abbiamo imboccato un percorso -dichiara Adriano Turrini, presidente di Coop Adriatica- che ci porta a fornire risposte ai nuovi bisogni, con politiche che coniugano impegno sociale e territoriale, con una grande attenzione al contenimento dei prezzi. Del resto, oggi la spesa alimentare pesa solo per il 23% sul totale delle uscite delle famiglie, per questo ci è sembrato doveroso posare la nostra attenzione anche altrove. Secondo le prime stime di preconsuntivo, Coop Adriatica chiuderà il 2012 con vendite stabili (+0,3%) per un controvalore di 2,090 miliardi di euro, in una ADRIANO TURRINI presidente Coop Adriatica rete di 18 ipercoop e 158 supermercati, mentre quest anno saranno quattro le nuove aperture che si sommano ai 34 punti di vendita che la cooperativa intende aprire nel quinquennio con investimenti pari a 240 milioni di euro. Fondamentalmente prosegue Turbini parliamo di piccoli negozi in centro città, con una superficie di 350 mq e di superstore intorno ai mq. Nel prossimo quinquennio apriremo solo un ipermercato che completa la nostra rete attuale. Di fatto, anche con l apertura di Stai Bene Coop a Bologna, che sarà seguita da altre in altre città, vogliamo continuare a proporre campi di diversificazione. Compreso il nostro impegno nei carburanti: nel prossimo trienni investiremo 18 milioni di euro per aprire otto stazioni di servizio EnerCoop, tre delle quali vedranno la luce proprio nel Naturalmente con uno sguardo attento anche ai valori che contraddistinguono l azione della cooperativa in tema di educazione al consumo e salvaguardia dell ambiente: nel 2013 saranno 38 i punti di vendita dotati di impianti fotovoltaici che produrranno il 21,%% del fabbisogno della rete, mentre saranno molteplici le iniziative dedicate alla promozione di comportamenti etici di soci consumatori marzo 2013

19 Da un latte ricco, sano ed aromatico Scopri il nostro vasto assortimento! Da oltre 40 anni Bayernland vi garantisce un vasto assortimento di prodotti sani e naturali con ottimo rapporto qualità-prezzo. Vi offre una ricca gamma di specialità prodotte in latterie modernissime, utilizzando il ricco ed aromatico latte dei pascoli Bavaresi. Il risultato è un ampia scelta di prodotti dal sapore delicato e dalla freschezza garantita. Bayernland S.r.l Vipiteno (BZ) Via Giovo, 23 - Tel Fax

20 RETAIL Cresce il numero dei retailer internazionali impegnati nell insurance. Anche nella gdo italiana non mancano gli esempi di successo di Luigi Dell Olio obiettivo è far leva sull ampia platea di clientela sviluppata negli anni, oltre che su una capacità di fidelizzazione non altrettanto diffusa in altri segmenti imprenditoriali, per cercare nuove fonti di business, capaci di colmare il calo della marginalità dovuto alla crisi economica. Sta di fatto che un numero crescente di operatori europei della gdo si sta lanciando sul business delle polizze assicurative, attraverso accordi con aziende del settore. Con i primi che mettono a disposizione i pdv come canali distributivi ad alta visibilità e con costi aggiuntivi minimi e i secondi che giocano la carta dell expertise maturata in ambito assicurativo, insieme alla disponibilità a mettere a punto offerte a basso costo e di struttura semplificata, in modo che risultino subito comprensibili dal consumatore del supermercato, solitamente invaso da stimoli d acquisto. Uno degli accordi più recenti vede protagoniste la compagnia britannica Aviva e Tesco Bank, divisione finanziaria del primo gruppo della gdo nel Vecchio Conti- partnership giocata su visibilità dei pdv ed expertise delle compagnie nente, con 30 filiali e una forte presenza nel mercato dei mutui. Aviva propone da qualche mese le proprie polizze nel settore motoristico, affiancandosi così ad altri fornitori della catena inglese, che ogni anno sigla all incirca un milione di contratti assicurativi: la principale novità risiede nel fatto che, mentre per operatori diretti come Direct Line (storico partner di Tesco Bank) lo sbarco nei supermarket è stato quasi naturale per la comunanza di valori (puntare a elevati volumi, anche comprimendo i margini), lo stesso non può dirsi per una compagnia generalista come Aviva, per la quale lo sbarco in un altro canale distributivo ha comportato una rivoluzione livello organizzativo e nella capacità di rispondere alle richieste dell utenza. La Rc auto costituisce il contratto più gettonato tra le soluzioni assicurative di Tesco Bank, ma non mancano coperture viaggi e polizze vita, il tutto proposto all interno di corner situati negli stessi pdv della catena anglosassone e ampiamente pubblicizzati nei materiali informativi distribuiti alla clientela abituale. Stesso discorso per Carrefour, che tramite la sua divisione bancaria offre polizze assicurative a centinaia di migliaia di consumatori-clienti francesi, puntando con decisione sul cross-selling, grazie alla fornitura di altri servizi finanziari, dal conto corrente ai prestiti. Anche in questo caso si punta sulla massimizzazione dei contratti, mantenendo particolarmente compresse le commissioni per superare la concorrenza degli agenti assicurativi tradizionali. Non mancano iniziative simili in Germania, come dimostra l accordo tra Penny e Arag per vendere nei 2mila punti vendita del Paese polizze di responsabilità civile. Allargando l orizzonte al di là dell Oceano, da tempo i punti di vendita di Walmart fungono da punti di distribuzione delle polizze vita targate Metlife: l iniziativa, partita sul finire del 2012, coinvolge circa 200 store situati in Carolina del Sud e Veriginia. Se il test avrà successo, l accordo sarà esteso anche ad altri Stati americani. La scelta non è casuale: negli Usa, dove il 70% della popolazione ha una marzo 2013

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