Regione Veneto - elezioni regionali 2015 L'Altro Veneto. Ora Possiamo!

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1 @altroveneto Il Veneto che vogliamo Una storia di diritti e beni comuni che possiamo realizzare insieme. AltroVeneto Il nostro programma Desideriamo una regione in cui il lavoro, l abitazione, i servizi sanitari, l istruzione e un ambiente salubre siano garantiti a tutti...2 Per una vera alternativa...2 Nella Costituzione la difesa della pace e dei diritti fondamentali...3 Difesa della Costituzione, pace, diritti civili...3 Per un'europa dei popoli, no all'austerità...4 Le persone prima del mercato...4 Lotta alla corruzione e per la partecipazione...5 Veneto: Regione da de-tangentizzare...5 Lavoro ed economia...6 Il Veneto promuova un economia del lavoro buono...6 Ambiente e Territorio...7 Infrastrutture e Trasporti...8 Il Veneto torni ad essere una terra verde...8 Agricoltura e Politiche della Montagna...9 Buone pratiche in agricoltura...10 Per una diversa politica abitativa...11 La casa è un diritto...11 Servizi e beni comuni pubblici...12 Più servizi e beni comuni pubblici: migliori condizioni di vita per tutte/i...12 La salute è un diritto...13 La sanità che vogliamo...13 Cultura e Turismo Con la Cultura si mangia...14 Cultura e Turismo...14 Veneto: la regione che apprende...15 Democrazia nella scuola. La scuola per la democrazia...15 Conoscenza come motore di sviluppo...16 Politiche di accoglienza e di cooperazione...17 Restiamo umani di fronte al dramma dell emigrazione. Diamo una mano a chi ha bisogno, qui e nei loro paesi...17 Città sicure...18 Un piano regionale per combattere il disagio...18 Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 1/18

2 Desideriamo una regione in cui il lavoro, l abitazione, i servizi sanitari, l istruzione e un ambiente salubre siano garantiti a tutti. Una alternativa al partito unico dei grandi affari che ha fin qui governato l Europa, l Italia e il Veneto è possibile, oltre che necessaria. Le cose stanno finalmente cambiando. Tsipras in Grecia, Podemos in Spagna ne sono l esempio. Anche in Italia le cose possono cambiare. A cominciare dal basso, dai Comuni e dalle Regioni, dando vita a coalizioni sociali popolari e maggioritarie che sappiano andare oltre l indignazione e la protesta. Che sappiano riconquistare la fiducia delle popolazioni nella democrazia, nella giustizia, nella solidarietà tra le persone. Ma è necessario far presto. In Veneto, così come in gran parte dell Europa, la crisi sta devastando il tessuto economico e sociale. Crescita della disoccupazione (in particolare quella giovanile) caduta dei redditi, tagli ai servizi sociali, degrado ambientale sono gli esiti di scelte di politiche economiche sbagliate che, sotto il ricatto del debito, sono state imposte dalle autorità finanziarie internazionali (la cosiddetta Troika: Fondo Monetario, Banca Centrale Europea, Commissione europea). Invece di contrastare le speculazioni e di colpire le rendite finanziarie vere cause della crisi i governi europei scelgono di continuare ad immettere denaro nelle banche. Per una vera alternativa Il fanatismo ideologico liberista e la subalternità dei governi nei riguardi degli interessi delle grandi compagnie transnazionali hanno imposto assurde politiche di austerità che impoveriscono i ceti popolari, aumentano le diseguaglianze, restringono le tutele e i diritti del lavoro (Jobs Act quale compimento di un pluriennale percorso legislativo finalizzato a sancire la centralità dell'impresa rispetto al lavoro), riducono i servizi sociosanitari (Patto di stabilità), compromettono la salvaguardia geofisica del territorio (Sblocca Italia). C è continuità e coerenza negli atti dei governi che si sono succeduti anche in Italia: da Berlusconi, a Monti, a Renzi. In nome della fedeltà ai trattati e alle direttive europee (Maastricht, Lisbona, Fiscal Compact) le maggioranze bipartisan (di coalizione nazionale, destra e centrosinistra, assieme) sono giunte ad approvare gravissime controriforme di stampo autoritario che cambiano la Costituzione italiana. L obbligo del pareggio di bilancio taglia i trasferimenti a Regioni ed Enti locali. Il Senato è trasformato in un insieme di nominati senza autonomia rispetto al potere esecutivo. Cancellate le Province, i Consigli di circoscrizione sono stati azzerati. Le nuove leggi elettorali (Italicum) deformano il principio di proporzionalità. Il potere politico viene accentrato negli esecutivi: premier, governatori, sindaci, uomini soli al comando, dettano le loro volontà. Il nostro programma è ispirato alla Costituzione repubblicana del 1948 della quale ci impegniamo a rispettare e attuare, nella forma e nei contenuti, i principi, i valori e i diritti da essa garantiti. Lavoro, ambiente, salute, saperi, pace, solidarietà sono diritti inalienabili. Partito Democratico, Forza Italia, Lega e loro derivati si presentano ora in veste di avversari. Una messa in scena di una falsa competizione a scopo elettorale. Ma in realtà in tutti questi anni hanno condiviso le politiche economiche e le controriforme istituzionali approvate in Parlamento. In molti altri paesi europei le cose stanno cambiando. La sfiducia è cattiva consigliera, porta all astensione di massa al voto. Il rifiuto e la critica crescente nei confronti della politica politicante nasce da motivazioni più che legittime, ma se non si configura in un'alternativa praticabile finisce per costituire una delega ancora più forte di quella espressa con il voto, dando carta bianca alla governance per decidere delle nostre vite e del nostro territorio. Come ci immaginiamo il futuro del Veneto in cui ci piacerebbe vivere? Il nostro è da tempo un territorio offeso dalla speculazione, dalla corruzione e dal clientelismo, sempre più terra di facile conquista per la criminalità organizzata. È una terra violentata dal cemento imperante e dall'inquinamento selvaggio. Si privatizzano i beni comuni, si prosciugano le risorse naturali, si mettono sempre più a rischio salute, ambiente e città in nome del profitto e del mercato. È una terra disumanizzata dallo sfruttamento e dal razzismo. Siamo pronti a costruire un altro Veneto, patria dei diritti e dei beni comuni, laboratorio di cittadinanza e partecipazione democratica. La lista L Altro Veneto. Ora Possiamo! invita tutte e tutti a ragionare su come interpretare e dare corpo al sogno di un altro Veneto. Una regione retta da principi di solidarietà, cooperazione, aiuto reciproco, conservazione dei beni e dei servizi collettivi, condivisione delle decisioni che riguardano il futuro di tutti. La nostra è una lista di servizio. Vogliamo dare la parola a chi non ce l ha. Vogliamo dare potere a chi non ce l ha. Vogliamo organizzarci collettivamente. Come ci ricorda un famoso proverbio africano: Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. Questo sogno può iniziare nei nostri territori con L'Altro Veneto. Ora Possiamo!, quello che volta pagina e riscrive le regole del gioco. Tanti sono i movimenti, i comitati, le associazioni, le liste civiche e le organizzazioni politiche che agiscono in difesa dei beni comuni, contro le medie e grandi opere inutili e dannose, contro la devastazione del territorio, per un approccio diverso al problema dei rifiuti, per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, per i diritti umani e civili di tutte e di tutti, per il riconoscimento delle minoranze sinti e rom, contro l'omofobia, la transfobia ed il sessismo, contro la violenza di genere ed il femminicidio, contro ogni forma di discriminazione, per la difesa della laicità delle istituzioni, per la libertà di scelta e autodeterminazione in ogni fase della vita, contro ogni forma di censura, per il diritto al lavoro, il diritto alla casa, contro ogni forma di tortura di stato e per l'umanizzazione delle pene fuori e Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 2/18

3 dentro le carceri, per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, per il rispetto di ogni forma di vita umana e non umana. Tanti i movimenti e le realtà pacifiste e nonviolente presenti nelle nostre città e nei nostri paesi, che diffondono una cultura di pace, una critica della violenza e portano avanti campagne essenziali, come quella contro le basi militari americane (come quella del Dal Molin a Vicenza) e Nato (come quelle di Aviano che ospitano 70 testate nucleari) e gli F35. Forte è stato nel Veneto il movimento Acqua Bene Comune che ci ha insegnato quanto sia importante difendere e rivendicare la gestione collettiva dei Beni Comuni, portando alla bellissima ed indimenticabile vittoria del referendum. Le esperienze di lotta, anche le più piccole, anche di quartiere, spesso non trovano un luogo politico più ampio, un contesto in cui condividere la propria battaglia con altre esperienze simili, battendosi contro gli effetti di una stessa logica distruttiva. Molteplici e sparpagliati sono i percorsi di consumo critico, di autoproduzione, di riciclo e riuso, di nuove culture e colture sulla terra e i suoi frutti. Nella nostra regione sono presenti molti Gruppi di Acquisto Solidale, o altre iniziative simili che camminano nella stessa direzione. Agricoltura contadina e/o biologica, filiera corta e km0 hanno bisogno di proposte politiche all'altezza della sfida. Il legame con il territorio, non in termini identitari e demagogici, ma da un punto di vista democratico e solidale che metta le persone e l'ambiente che le ospita al centro, è un rapporto vivo che va quanto prima ritrovato, coltivato, rivendicato. Nella Costituzione la difesa della pace e dei diritti fondamentali La Costituzione nata dalla Resistenza è sotto attacco. E avviato il processo di accentramento dei poteri negli esecutivi e la perdita di ruolo delle assemblee elettive. Potere legislativo e potere esecutivo rischiano di essere accentrati in un solo partito rappresentativo di una minoranza di elettori. La democrazia vera e sostanziale è sempre più incompatibile con la globalizzazione e la finanziarizzazione dell economia. Noi invece chiediamo partecipazione, coinvolgimento, protagonismo popolare, rappresentanza delle/dei cittadine/i. Le istituzioni devono riprendere ruolo ed autorevolezza. L onestà deve essere conditio sine qua non per la gestione della cosa pubblica. Dignità e solidarietà sono la chiave della convivenza civile. E necessario il recupero di ruolo dei comuni. Bisogna rilanciare le autonomie contro i centralismi vecchi e nuovi. Le persone e l ambiente vanno al centro dell azione politica. Serve una politica di pace ed in favore della smilitarizzazione del territorio. E indispensabile rispondere all emergenza umanitaria frutto delle guerre in atto con scelte di civiltà e non di barbarie. La Regione sostenga l Istituzione dei Corpi civili di pace non armati e nonviolenti e segua il principio costituzionale secondo il quale l'italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Occorre rilanciare i diritti individuali e collettivi. Per noi il Veneto è terra di democrazia, di pace, di diritti e di solidarietà. Difesa della Costituzione, pace, diritti civili Facciamo nostro l appello al popolo sovrano del Coordinamento per la democrazia costituzionale che recita: Le modifiche della Costituzione e della legge elettorale in via di approvazione attribuiscono, di fatto, ad un unico partito, che potrebbe anche essere rappresentativo di una minoranza di elettori, potere esecutivo e potere legislativo. Si tratta di uno stravolgimento dei canoni della democrazia costituzionale. Governare è attività diversa dal fare le leggi. Se è vero che spetta al governo sollecitare ed indirizzare il processo legislativo, ciò deve avvenire attraverso il confronto con un Parlamento autorevole, unico luogo direttamente rappresentativo del popolo italiano. Se le leggi si decidono fuori dal Parlamento, questo significa che si discutono dove non vi è nessuna voce delle minoranze e delle opposizioni. Ciò forse rende più veloce il processo, ma non certo migliori le leggi. Soltanto attraverso un attento confronto tra le diverse parti sociali e politiche, nella sede naturale del Parlamento, la legge, meglio ponderata, diviene espressione della sovranità popolare. Questo Parlamento, eletto con una legge giudicata largamente incostituzionale dalla Consulta, non dovrebbe procedere, senza il coinvolgimento dei cittadini, a modifiche della Costituzione, tanto più in quanto aggravate dalla riforma elettorale. Nell attuale congiuntura politica, l ascolto delle istanze altrui viene vissuto come fastidio e perdita di tempo. Ciò può portare ad una crisi della democrazia, che nasce proprio dal riconoscimento del diritto di tutti ad essere rappresentati nei luoghi dove vengono assunte le decisioni. Una democrazia non si giudica dai poteri che attribuisce al partito di governo, ma dalla tutela del pluralismo e dalla rilevanza data ai diritti sociali ed alla voce delle minoranze. Salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria voce domani. Si pensi ad un estemporanea vittoria elettorale di partiti autoritari. Abbiamo già vissuto anni difficili sotto il berlusconismo, per questo è veramente irresponsabile attribuire al prossimo governo poteri quasi illimitati. Invitiamo, quindi, tutti coloro che hanno a cuore il bene prezioso della democrazia costituzionale, nata dalla Resistenza, e tramandataci dai Costituenti, a far sentire la propria voce,e ad unirsi, anche superando le contingenti differenze ed i tatticismi, come deve avvenire nei momenti cruciali della Repubblica. La difesa della Costituzione è un passaggio decisivo per la nostra democrazia, ma è necessario anche rivalutare i ruoli ed i luoghi della rappresentanza, contrastare l astensionismo crescente, combattere la rivoltante corruzione bipartisan, la progressiva soppressione dei diritti conquistati in passato e la quasi inarrestabile devastazione del territorio. L onestà deve essere conditio sine qua non per la gestione della cosa pubblica e, per garantirla, ci vogliono processi realmente democratici ed una critica all economia neoliberista che alimenta corruzione e malgoverno. Il rifiuto e la critica crescente nei confronti della politica politicante, che si traduce anche in astensione dal voto, nasce, in molti casi, da motivazioni più che legittime, ma se non si radica e si configura in un alternativa praticabile finisce per rappresentare una delega ancor più forte di quella espressa con il voto, dando carta bianca alla governance per decidere delle nostre vite e del nostro territorio. Il rischio di una deriva autoritaria è dietro l angolo, con la possibile chiusura anche degli ultimi deboli spazi di partecipazione democratica. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 3/18

4 Vanno rivalutati i ruoli ed i compiti degli enti locali a partire dai comuni che devono diventare i veri luoghi di motivazione alla partecipazione ed al coinvolgimento delle popolazioni. E necessario rilanciare il valore delle autonomie e diciamo un secco no ai vecchi come ai nuovi centralismi, compreso quello regionale. Solo se la centralità politica è assunta dalle condizioni di vita dell intera comunità, è possibile costruire una società armonica, inclusiva, rispettosa dell ambiente ed in cui le condizioni di vita di tutte/i possono migliorare. Il legame con il territorio non in termini identitari e demagogici, ma da un punto di vista democratico e solidale che metta le persone e l ambiente che le ospita al centro, è un rapporto vivo che va quanto prima ritrovato, coltivato, rivendicato. Purtroppo nell orizzonte mondiale si moltiplicano gli scenari di guerra di solito alimentati proprio dall assurda politica dei paesi occidentali. Oltre alla Libia, dove con le evidenti responsabilità dei paesi europei, la situazione è chiaramente precipitata dopo l eliminazione di Gheddafi, ci sono l Ucraina, la Siria, l ISIS con l eroica resistenza curda e la sempre continua occupazione della Palestina da parte di Israele. Il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese è un punto di partenza fondamentale per la costruzione della pace nel medio oriente, così come il sostegno europeo al colpo di stato a Kiev con il coinvolgimento diretto di gruppi che fanno riferimento esplicito al nazismo e l adesione alla politica delle sanzioni economiche nei confronti della Russia costituiscono, a nostro giudizio, un grave passo verso il conflitto armato. Soprattutto a causa degli scenari di guerra aperti attorno a noi, ci sono centinaia di migliaia di persone che scappano dal terrorismo, dalla guerra e dalla fame e cercano rifugio in Europa. Si tratta di una emergenza umanitaria a cui è necessario dare una risposta di civiltà e non di barbarie. Né è pensabile che l intervento in simili scenari possa continuamente essere affidato alla Nato. Occorre uno sforzo che invece costruisca la pace. Ciò ha un valore ancora più grande a cento anni dall inizio della prima guerra mondiale che tanta devastazione, miseria e morte ha portato proprio nelle nostre terre. Tanti sono i movimenti e le realtà pacifiste e nonviolente presenti nelle nostre città e nei nostri paesi che diffondono una cultura di pace, una critica della violenza e portano avanti campagne essenziali come quelle contro gli F35 o in favore della smilitarizzazione del territorio e contro le tante servitù militari. La Regione, da parte sua, deve sostenere tali soggetti come è opportuno che appoggi la proposta di legge di iniziativa popolare per l Istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta e le iniziative per il superamento di ogni blocco militare, compresa la Nato. Un idea altra di Veneto non può che corrispondere ad un idea altra di futuro. E quindi necessario dare vita ad un orizzonte nuovo, che rimetta al centro i temi fondamentali, reali ed urgenti, per ripartire dai bisogni delle/dei cittadine/i e dell ambiente, da pratiche di democrazia popolare e dall autonomia rispetto a poteri lontani e narrazioni aliene alla vita delle comunità. In Veneto molte espressioni democratiche sono mobilitate per i diritti delle persone, contro ogni forma di discriminazione e per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. E questo il nostro Veneto, terra di democrazia, di pace, di diritti e di solidarietà. Per un'europa dei popoli, no all'austerità L Europa è il maggior mercato mondiale per abitanti, potenza produttiva e capacità di assorbimento delle merci prodotte dove però valgono di più l equilibrio di bilancio che le condizioni delle popolazioni. E retta da organismi a-democratici, non eletti da nessuno come la cosiddetta Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo monetario internazionale). Con l indipendenza della BCE dal potere politico, si è scelto di porre l economia sopra la politica stravolgendo uno dei principi fondamentali del buon governo di qualsiasi comunità e di assolutizzare il mercato. L austerità ha portato il pareggio di bilancio in Costituzione, il Patto di Bilancio Europeo (fiscal compact), la revisione della spesa pubblica (spending review), il taglio alle pensioni e la spinta, o il pretesto, per le privatizzazioni. Doveva diminuire il debito pubblico ed, invece, lo ha aumentato. Questa politica, sostenuta da quasi tutte le formazioni di destra e di centrosinistra ha fatto in modo che i soldi si siano sempre trovati per le banche, ma manchino per i servizi, la scuola e la sanità. La Regione deve dire NO all austerità, intesa come lo strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa ed il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali (E.Berlinguer). Con Berlinguer diciamo che per noi l austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia. La nostra Europa è quella dei popoli, non delle banche. Esprimiamo solidarietà alla lotta del popolo greco perché è la politica che deve governare l economia, non il contrario. L Europa non può essere solo una fortezza che respinge e nega i diritti anche quelli fondamentali come il diritto alla vita ed alla vita dignitosa. Con noi la Regione deve costruire un altro Veneto, un altra Italia ed un altra Europa. Le persone prima del mercato L Europa è sempre più dentro la nostra vita e la condiziona pesantemente fin nelle scelte concrete. Formalmente è un Unione tra stati, ma alla fine è più governata da istituzioni a-democratiche, non elette da nessuno, come la Troika, che dal parlamento europeo, unico legittimato dal suffragio universale. I trattati di Maastricht e di Lisbona ne hanno definito l impostazione neoliberista più netta. E risultato così un gigante economico, ma un nano politico. L Europa è diventata il maggior mercato mondiale per abitanti, potenza produttiva e capacità di assorbimento delle merci prodotte dove Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 4/18

5 però valgono di più l equilibrio di bilancio che le condizioni delle popolazioni. Ne è uscita un Unione divisa in due: da una parte gli stati forti, a cominciare dalla Germania, e dall altra quelli più deboli come la Grecia, la Spagna e l Italia. Da noi questa politica ha portato il pareggio di bilancio in Costituzione, il Patto di Bilancio Europeo (fiscal compact), la Revisione della spesa pubblica (spending review), ma anche il taglio alle pensioni e la spinta, o il pretesto, per le privatizzazioni. Doveva diminuire il debito pubblico ed invece lo ha aumentato. Siamo partiti dal fare i sacrifici per risanare l economia e siamo arrivati al punto che quella individuata come la malattia è peggiorata proprio in virtù della cura adottata. Con l indipendenza della BCE dal potere politico, si è scelto di mettere l economia al riparo dalle pressioni politiche. Si è voluto cioè porre l economia sopra la politica stravolgendo uno dei principi fondamentali del buon governo di qualsiasi comunità ed assolutizzare il mercato, il capitalismo, anche nelle sue forme peggiori come la spinta alle privatizzazioni, il non rispetto delle compatibilità ambientali e la finanziarizzazione dell economia. Ogni politica va valutata per gli effetti che produce e questa, sostenuta da quasi tutte le formazioni di destra e di centrosinistra, ha prodotto che i soldi si siano sempre trovati per le banche, ma manchino per i servizi, la scuola e la sanità. La subalternità politica e culturale dei governi di turno alla Troika ed alle politiche neoliberiste, all interventismo dei mercati ed alle politiche di austerità, ha affamato sempre di più le popolazioni, arricchito chi dalla crisi ci ha guadagnato fin dall inizio ed occupato le istituzioni democratiche. Per questo diciamo no all austerità, intesa come un mero strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa ed il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali (E.Berlinguer). E con Berlinguer diciamo che per noi l austerità significa rigore, efficienza, serietà e significa giustizia. Fa bene, quindi, la Grecia, forte di un esplicito pronunciamento popolare, a tentare di modificare l attuale stato di cose. La nostra solidarietà va alla lotta del popolo greco perché è la politica che deve governare l economia, non il contrario. Vogliamo l Europa dei popoli, non delle banche. Occorre favorire il confronto, la relazione tra comunità e popolazioni per costruire una società in cui valgono i diritti, la partecipazione, il rispetto reciproco, l accoglienza e la solidarietà. L Europa non può essere solo una fortezza che respinge e nega i diritti anche quelli fondamentali come quello alla vita ed alla vita dignitosa. Anche la Regione è chiamata ad un ruolo attivo in questo ambito senza alimentare allarmismi ingiustificati e combattendo tendenze razziste e xenofobe sempre più evidenti e forti. E suo compito non solo lavorare per migliorare le relazioni con le regioni vicine, italiane e non, ma anche per riaffermare la centralità della democrazia, del coinvolgimento popolare nelle decisioni più importanti, nel favorire la crescita culturale e l integrazione tra chi la abita e la vive. Riteniamo sia essenziale agire localmente e pensare globalmente. Vogliamo un altro Veneto, un altra Italia ed un altra Europa. Partiamo dal locale, dalle nostre città e dalla nostra regione, nel porre i mattoni per un cambiamento globale. Indignarsi non basta, bisogna anche organizzarsi e, soprattutto, prendere la parola. Collettivamente. Perché questo cambiamento può iniziare nei nostri territori con la nostra proposta politica, quella che volta pagina e riscrive le regole del gioco. Lotta alla corruzione e per la partecipazione La corruzione venga sradicata. Mose, Tav, Expo, autostrade ci dicono che il vaso è colmo! La politica ritrovi un rapporto con l etica del bene comune. Chi ha inquinato il sottosuolo o le falde acquifere deve bonificare e risarcire il danno. Basta terre dei fuochi in Veneto o autostrade che nascondono nel sottofondo discariche. Solo così potrà tornare la fiducia nelle istituzioni pubbliche. Va tagliato il legame tra affari e politica. La questione morale denunciata da Enrico Berlinguer, oltre trent anni fa, è ancora irrisolta. Le imprese vanno liberate dal pizzo dei contributi elettorali vietando ogni tipo di finanziamento a favore dei partiti da parte di qualsiasi impresa che abbia rapporti con le pubbliche amministrazioni. La corruzione dilagante spreca denaro pubblico, rompe i legami di solidarietà, corrompe la vita quotidiana, apre le porte alle mafie, alla economia della illegalità. Di fronte alla crisi di autorevolezza delle istituzioni rappresentative si deve rispondere con più democrazia. Si può fare! Vi sono esperienze, strumenti e metodologie che permettono l esercizio di forme di democrazia sostanziale, più evoluta e raffinata, partecipata e deliberativa. Anche nel Veneto va approvata una legge sulla promozione della partecipazione. Chiediamo alle pubbliche amministrazioni imparzialità e lealtà, l obbligo a confrontarsi, ad argomentare e a motivare le decisioni. Veneto: Regione da de-tangentizzare Il Veneto è stato umiliato dagli scandali. Una cricca si è insediata al governo della Regione. La retata storica del 4 giugno del 2014 ha visto l arresto dell ex presidente della Regione Giancarlo Galan, dell assessore alle infrastrutture Renato Chisso, del sindaco di Venezia e di un altra trentina di personaggi tra cui alti funzionari dello Stato e della Regione coinvolti dalle mazzette elargite dal Consorzio Venezia Nuova concessionario unico del Mose. Ma si tratta solo dell ultimo scandalo di una lunga serie che ha visto indagati i vertici della società autostradale Venezia-Padova, i cassieri del Pd, i vertici delle cooperative rosse, oltre a quelli del sistema delle imprese che ruotava attorno alle società Mantovani, Maltauro, Impregilo e poche altre. Un sistema economico a circuito chiuso, Ma non sono le vicende giudiziarie che ci interessano in questa sede. La magistratura, speriamo, farà il suo mestiere. Alla politica il suo, che è quello di capire perché ciò possa accadere in continuo (Mose, Expo, L Aquila, G8 alla Maddalena, Tav ). Vi è infatti una corruzione bianca a norma di leggi fatte appositamente per far transitare determinati progetti e favorire determinate imprese. Non ci convince affatto l interpretazione di comodo fornita da Renzi, Prodi, Zaia e da altri governanti, secondo cui i corrotti sarebbero delle singole mele marce. Sono le stesse grandi opere avviate con la legge obbiettivo e finanziate attraverso il sistema del project financing, ad essere criminogene. Senza le tangenti il Mose non avrebbe mai passato le verifiche tecniche scientifiche. Pensiamo che senza i favori a questo e a quello (perfino alle fondazioni della Curia del patriarca Scola e del presidente del consiglio Enrico Letta) non Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 5/18

6 sarebbe mai stato approvato. Sotto accusa mettiamo le norme che consentono le deroghe ai Codici degli appalti, la decretazione d urgenza, i commissari straordinari, le nomine politiche delle commissioni di valutazione degli impatti ambientali, la distribuzione dei collaudi agli amici, le aste e le gare pilotate Attualmente le procedure VIA e VAS sono ridotte a formalità e le istruttorie addirittura esternalizzate affidandole a Veneto Strade SpA. I fatti accaduti in Veneto richiedono una moratoria delle opere dichiarate di interesse pubblico durante il lungo regno dell assessore inquisito Chisso. Esse devono essere sottoposte ad una attenta verifica da parte di nuovi organismi autonomi e indipendenti di Valutazione economica ambientale. Ma non basta ancora, l unico modo per sradicare corruttela, illegalità diffusa, mentalità mafiosa è rivitalizzare le istituzioni democratiche rendendo possibile la più larga partecipazione della cittadinanza alle scelte politiche. Occorre democratizzare la democrazia. Occorre riformare la macchina amministrativa e le procedure decisionali. I principi guida sono quelli della Carta di Algeri sulla autodeterminazione, della Convenzione di Aarhus sulla trasparenza, delle Carte di Aalborg sulle città, della Agenda 21 sulla sostenibilità, del nuovo articolo della Costituzione sulla sussidiarietà orizzontale. Alcune Regioni (Toscana, Emilia Romagna, Lazio) hanno approvato una legge sulla partecipazione. Una delle prime cose da fare in Veneto assieme alla adozione dei bilanci di missione, all Audit Civico, l inchiesta pubblica, i referendum in ogni ambito della Pubblica amministrazione. Immediatamente chiederemo al nuovo Consiglio regionale la riattivazione delle due commissioni di inchiesta sull operato delle società regionali (in primis, Veneto Strade SpA) e sul sistema delle grandi opere realizzate con i project financing (il Passante di Mestre, la Pedemontana Veneta, la Nogara Mare, ecc.) compresi gli ospedali. Chiederemo inoltre di disboscare e porre sotto controllo degli enti da cui dipendono il sistema delle società partecipate (miste: pubbliche e private), applicando a loro la stessa legislazione anche penale prevista per gli enti pubblici (abuso d'ufficio, corruzione, concussione, ecc.); controlli amministrativi e di legalità pressanti ed efficaci da parte di organismi indipendenti dalla politica, chiederemo che si faccia uso dell'ente nazionale anti corruzione e un maggiore controllo degli appalti, affinché non solo siano etici, ma si possa evitare lo sfruttamento di manodopera a basso costo e irregolare. Inoltre chiediamo che la nomina nei consigli di amministrazione e cariche dirigenziali delle aziende controllate totalmente o parzialmente dal pubblico avvenga per titoli, competenze e professionalità. Lavoro ed economia Nel Veneto la crisi ha generato disoccupazione; ha aumentato la precarietà del lavoro, in particolare tra i soggetti più deboli come donne e giovani; ha determinato addirittura il riemergere del caporalato, per lo sfruttamento dei lavoratori migranti in particolare; ha prodotto una costante diminuzione dei salari e delle pensioni. Nella nostra Regione si è creduto finora di risanare la situazione economica incentivando le esportazioni, ma noi riteniamo che non si risolvano così le difficoltà di chi è colpito dalla crisi. Le esportazioni, infatti, si indirizzano verso quel mercato globale che è il primo responsabile del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Sono proprio la competizione internazionale e lo sviluppo della finanza speculativa tipiche di questo mercato a produrre la compressione delle retribuzioni e dei diritti di chi lavora. Noi crediamo, invece, che si debbano sviluppare il mercato interno e le capacità imprenditoriali e lavorative locali. Per questo è necessario contrastare la delocalizzazione delle imprese; realizzare la riconversione ecologia delle produzioni; promuovere lo sviluppo delle energie alternative e il risparmio energetico; valorizzare il patrimonio ambientale, culturale, artistico e archeologico del Veneto; sviluppare le attività di istruzione e formazione per creare nuova e qualificata occupazione; arginare, per quanto possibile, gli effetti della riforma del lavoro (Jobs Act). A tali fini deve essere pianificato l'indispensabile intervento pubblico nell'economia regionale. Tra le risorse a cui si può attingere vi sono gli investimenti del piano regionale delle "grandi opere". Cambiandone la destinazione, proponiamo che con tali fondi la Regione istituisca forme di "reddito di cittadinanza" minimo garantito, per sostenere i giovani che studiano e le fasce più colpite dalla precarietà e dalla disoccupazione. Proponiamo, inoltre, che sia previsto il part-time per conciliare i tempi di vita e di lavoro per lavoratrici e lavoratori interessati a contribuire alla redistribuzione del lavoro; che siano, inoltre, concessi edifici pubblici per le attività di coworking, per promuovere, nel settore del lavoro autonomo, l'incontro tra professionisti con diverse competenze. Inoltre, poiché la scomparsa dello Stato sociale ha come corollario la regressione del lavoro femminile alla cura parentale vincolata all'ambito domestico, riteniamo fondamentale che la Regione investa tutte le risorse necessarie a garantire i servizi destinati all'infanzia, al sostegno allo studio e all'assistenza agli anziani, in modo che esse possano rimanere attive nello spazio pubblico in cui si svolge il lavoro retribuito. Il Veneto promuova un economia del lavoro buono Nel Veneto, nonostante i dati sull'economia siano relativamente migliori di quelli nazionali, gli effetti devastanti della crisi sono tutti presenti, a partire dalla dimensione di massa della disoccupazione. Il decantato modello nord-est, affidato alla intraprendenza dei suoi industriali e delle loro multinazionali tascabili, ha da tempo finito la sua corsa. Una inversione di tendenza non può avvenire senza un forte intervento pubblico nell'economia, anche nella sfera della produzione e della riproduzione. La crisi non può essere risolta attraverso l'azione a sostegno delle esportazioni, politica che tutti i governi cercano di attuare, determinando un quadro di sempre più accesa competizione internazionale, di cui la compressione di salari e diritti in ogni sfera delle attività economiche e produttive è una evidente espressione. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 6/18

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