Regione Veneto - elezioni regionali 2015 L'Altro Veneto. Ora Possiamo!

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1 @altroveneto Il Veneto che vogliamo Una storia di diritti e beni comuni che possiamo realizzare insieme. AltroVeneto Il nostro programma Desideriamo una regione in cui il lavoro, l abitazione, i servizi sanitari, l istruzione e un ambiente salubre siano garantiti a tutti...2 Per una vera alternativa...2 Nella Costituzione la difesa della pace e dei diritti fondamentali...3 Difesa della Costituzione, pace, diritti civili...3 Per un'europa dei popoli, no all'austerità...4 Le persone prima del mercato...4 Lotta alla corruzione e per la partecipazione...5 Veneto: Regione da de-tangentizzare...5 Lavoro ed economia...6 Il Veneto promuova un economia del lavoro buono...6 Ambiente e Territorio...7 Infrastrutture e Trasporti...8 Il Veneto torni ad essere una terra verde...8 Agricoltura e Politiche della Montagna...9 Buone pratiche in agricoltura...10 Per una diversa politica abitativa...11 La casa è un diritto...11 Servizi e beni comuni pubblici...12 Più servizi e beni comuni pubblici: migliori condizioni di vita per tutte/i...12 La salute è un diritto...13 La sanità che vogliamo...13 Cultura e Turismo Con la Cultura si mangia...14 Cultura e Turismo...14 Veneto: la regione che apprende...15 Democrazia nella scuola. La scuola per la democrazia...15 Conoscenza come motore di sviluppo...16 Politiche di accoglienza e di cooperazione...17 Restiamo umani di fronte al dramma dell emigrazione. Diamo una mano a chi ha bisogno, qui e nei loro paesi...17 Città sicure...18 Un piano regionale per combattere il disagio...18 Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 1/18

2 Desideriamo una regione in cui il lavoro, l abitazione, i servizi sanitari, l istruzione e un ambiente salubre siano garantiti a tutti. Una alternativa al partito unico dei grandi affari che ha fin qui governato l Europa, l Italia e il Veneto è possibile, oltre che necessaria. Le cose stanno finalmente cambiando. Tsipras in Grecia, Podemos in Spagna ne sono l esempio. Anche in Italia le cose possono cambiare. A cominciare dal basso, dai Comuni e dalle Regioni, dando vita a coalizioni sociali popolari e maggioritarie che sappiano andare oltre l indignazione e la protesta. Che sappiano riconquistare la fiducia delle popolazioni nella democrazia, nella giustizia, nella solidarietà tra le persone. Ma è necessario far presto. In Veneto, così come in gran parte dell Europa, la crisi sta devastando il tessuto economico e sociale. Crescita della disoccupazione (in particolare quella giovanile) caduta dei redditi, tagli ai servizi sociali, degrado ambientale sono gli esiti di scelte di politiche economiche sbagliate che, sotto il ricatto del debito, sono state imposte dalle autorità finanziarie internazionali (la cosiddetta Troika: Fondo Monetario, Banca Centrale Europea, Commissione europea). Invece di contrastare le speculazioni e di colpire le rendite finanziarie vere cause della crisi i governi europei scelgono di continuare ad immettere denaro nelle banche. Per una vera alternativa Il fanatismo ideologico liberista e la subalternità dei governi nei riguardi degli interessi delle grandi compagnie transnazionali hanno imposto assurde politiche di austerità che impoveriscono i ceti popolari, aumentano le diseguaglianze, restringono le tutele e i diritti del lavoro (Jobs Act quale compimento di un pluriennale percorso legislativo finalizzato a sancire la centralità dell'impresa rispetto al lavoro), riducono i servizi sociosanitari (Patto di stabilità), compromettono la salvaguardia geofisica del territorio (Sblocca Italia). C è continuità e coerenza negli atti dei governi che si sono succeduti anche in Italia: da Berlusconi, a Monti, a Renzi. In nome della fedeltà ai trattati e alle direttive europee (Maastricht, Lisbona, Fiscal Compact) le maggioranze bipartisan (di coalizione nazionale, destra e centrosinistra, assieme) sono giunte ad approvare gravissime controriforme di stampo autoritario che cambiano la Costituzione italiana. L obbligo del pareggio di bilancio taglia i trasferimenti a Regioni ed Enti locali. Il Senato è trasformato in un insieme di nominati senza autonomia rispetto al potere esecutivo. Cancellate le Province, i Consigli di circoscrizione sono stati azzerati. Le nuove leggi elettorali (Italicum) deformano il principio di proporzionalità. Il potere politico viene accentrato negli esecutivi: premier, governatori, sindaci, uomini soli al comando, dettano le loro volontà. Il nostro programma è ispirato alla Costituzione repubblicana del 1948 della quale ci impegniamo a rispettare e attuare, nella forma e nei contenuti, i principi, i valori e i diritti da essa garantiti. Lavoro, ambiente, salute, saperi, pace, solidarietà sono diritti inalienabili. Partito Democratico, Forza Italia, Lega e loro derivati si presentano ora in veste di avversari. Una messa in scena di una falsa competizione a scopo elettorale. Ma in realtà in tutti questi anni hanno condiviso le politiche economiche e le controriforme istituzionali approvate in Parlamento. In molti altri paesi europei le cose stanno cambiando. La sfiducia è cattiva consigliera, porta all astensione di massa al voto. Il rifiuto e la critica crescente nei confronti della politica politicante nasce da motivazioni più che legittime, ma se non si configura in un'alternativa praticabile finisce per costituire una delega ancora più forte di quella espressa con il voto, dando carta bianca alla governance per decidere delle nostre vite e del nostro territorio. Come ci immaginiamo il futuro del Veneto in cui ci piacerebbe vivere? Il nostro è da tempo un territorio offeso dalla speculazione, dalla corruzione e dal clientelismo, sempre più terra di facile conquista per la criminalità organizzata. È una terra violentata dal cemento imperante e dall'inquinamento selvaggio. Si privatizzano i beni comuni, si prosciugano le risorse naturali, si mettono sempre più a rischio salute, ambiente e città in nome del profitto e del mercato. È una terra disumanizzata dallo sfruttamento e dal razzismo. Siamo pronti a costruire un altro Veneto, patria dei diritti e dei beni comuni, laboratorio di cittadinanza e partecipazione democratica. La lista L Altro Veneto. Ora Possiamo! invita tutte e tutti a ragionare su come interpretare e dare corpo al sogno di un altro Veneto. Una regione retta da principi di solidarietà, cooperazione, aiuto reciproco, conservazione dei beni e dei servizi collettivi, condivisione delle decisioni che riguardano il futuro di tutti. La nostra è una lista di servizio. Vogliamo dare la parola a chi non ce l ha. Vogliamo dare potere a chi non ce l ha. Vogliamo organizzarci collettivamente. Come ci ricorda un famoso proverbio africano: Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. Questo sogno può iniziare nei nostri territori con L'Altro Veneto. Ora Possiamo!, quello che volta pagina e riscrive le regole del gioco. Tanti sono i movimenti, i comitati, le associazioni, le liste civiche e le organizzazioni politiche che agiscono in difesa dei beni comuni, contro le medie e grandi opere inutili e dannose, contro la devastazione del territorio, per un approccio diverso al problema dei rifiuti, per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, per i diritti umani e civili di tutte e di tutti, per il riconoscimento delle minoranze sinti e rom, contro l'omofobia, la transfobia ed il sessismo, contro la violenza di genere ed il femminicidio, contro ogni forma di discriminazione, per la difesa della laicità delle istituzioni, per la libertà di scelta e autodeterminazione in ogni fase della vita, contro ogni forma di censura, per il diritto al lavoro, il diritto alla casa, contro ogni forma di tortura di stato e per l'umanizzazione delle pene fuori e Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 2/18

3 dentro le carceri, per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, per il rispetto di ogni forma di vita umana e non umana. Tanti i movimenti e le realtà pacifiste e nonviolente presenti nelle nostre città e nei nostri paesi, che diffondono una cultura di pace, una critica della violenza e portano avanti campagne essenziali, come quella contro le basi militari americane (come quella del Dal Molin a Vicenza) e Nato (come quelle di Aviano che ospitano 70 testate nucleari) e gli F35. Forte è stato nel Veneto il movimento Acqua Bene Comune che ci ha insegnato quanto sia importante difendere e rivendicare la gestione collettiva dei Beni Comuni, portando alla bellissima ed indimenticabile vittoria del referendum. Le esperienze di lotta, anche le più piccole, anche di quartiere, spesso non trovano un luogo politico più ampio, un contesto in cui condividere la propria battaglia con altre esperienze simili, battendosi contro gli effetti di una stessa logica distruttiva. Molteplici e sparpagliati sono i percorsi di consumo critico, di autoproduzione, di riciclo e riuso, di nuove culture e colture sulla terra e i suoi frutti. Nella nostra regione sono presenti molti Gruppi di Acquisto Solidale, o altre iniziative simili che camminano nella stessa direzione. Agricoltura contadina e/o biologica, filiera corta e km0 hanno bisogno di proposte politiche all'altezza della sfida. Il legame con il territorio, non in termini identitari e demagogici, ma da un punto di vista democratico e solidale che metta le persone e l'ambiente che le ospita al centro, è un rapporto vivo che va quanto prima ritrovato, coltivato, rivendicato. Nella Costituzione la difesa della pace e dei diritti fondamentali La Costituzione nata dalla Resistenza è sotto attacco. E avviato il processo di accentramento dei poteri negli esecutivi e la perdita di ruolo delle assemblee elettive. Potere legislativo e potere esecutivo rischiano di essere accentrati in un solo partito rappresentativo di una minoranza di elettori. La democrazia vera e sostanziale è sempre più incompatibile con la globalizzazione e la finanziarizzazione dell economia. Noi invece chiediamo partecipazione, coinvolgimento, protagonismo popolare, rappresentanza delle/dei cittadine/i. Le istituzioni devono riprendere ruolo ed autorevolezza. L onestà deve essere conditio sine qua non per la gestione della cosa pubblica. Dignità e solidarietà sono la chiave della convivenza civile. E necessario il recupero di ruolo dei comuni. Bisogna rilanciare le autonomie contro i centralismi vecchi e nuovi. Le persone e l ambiente vanno al centro dell azione politica. Serve una politica di pace ed in favore della smilitarizzazione del territorio. E indispensabile rispondere all emergenza umanitaria frutto delle guerre in atto con scelte di civiltà e non di barbarie. La Regione sostenga l Istituzione dei Corpi civili di pace non armati e nonviolenti e segua il principio costituzionale secondo il quale l'italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Occorre rilanciare i diritti individuali e collettivi. Per noi il Veneto è terra di democrazia, di pace, di diritti e di solidarietà. Difesa della Costituzione, pace, diritti civili Facciamo nostro l appello al popolo sovrano del Coordinamento per la democrazia costituzionale che recita: Le modifiche della Costituzione e della legge elettorale in via di approvazione attribuiscono, di fatto, ad un unico partito, che potrebbe anche essere rappresentativo di una minoranza di elettori, potere esecutivo e potere legislativo. Si tratta di uno stravolgimento dei canoni della democrazia costituzionale. Governare è attività diversa dal fare le leggi. Se è vero che spetta al governo sollecitare ed indirizzare il processo legislativo, ciò deve avvenire attraverso il confronto con un Parlamento autorevole, unico luogo direttamente rappresentativo del popolo italiano. Se le leggi si decidono fuori dal Parlamento, questo significa che si discutono dove non vi è nessuna voce delle minoranze e delle opposizioni. Ciò forse rende più veloce il processo, ma non certo migliori le leggi. Soltanto attraverso un attento confronto tra le diverse parti sociali e politiche, nella sede naturale del Parlamento, la legge, meglio ponderata, diviene espressione della sovranità popolare. Questo Parlamento, eletto con una legge giudicata largamente incostituzionale dalla Consulta, non dovrebbe procedere, senza il coinvolgimento dei cittadini, a modifiche della Costituzione, tanto più in quanto aggravate dalla riforma elettorale. Nell attuale congiuntura politica, l ascolto delle istanze altrui viene vissuto come fastidio e perdita di tempo. Ciò può portare ad una crisi della democrazia, che nasce proprio dal riconoscimento del diritto di tutti ad essere rappresentati nei luoghi dove vengono assunte le decisioni. Una democrazia non si giudica dai poteri che attribuisce al partito di governo, ma dalla tutela del pluralismo e dalla rilevanza data ai diritti sociali ed alla voce delle minoranze. Salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria voce domani. Si pensi ad un estemporanea vittoria elettorale di partiti autoritari. Abbiamo già vissuto anni difficili sotto il berlusconismo, per questo è veramente irresponsabile attribuire al prossimo governo poteri quasi illimitati. Invitiamo, quindi, tutti coloro che hanno a cuore il bene prezioso della democrazia costituzionale, nata dalla Resistenza, e tramandataci dai Costituenti, a far sentire la propria voce,e ad unirsi, anche superando le contingenti differenze ed i tatticismi, come deve avvenire nei momenti cruciali della Repubblica. La difesa della Costituzione è un passaggio decisivo per la nostra democrazia, ma è necessario anche rivalutare i ruoli ed i luoghi della rappresentanza, contrastare l astensionismo crescente, combattere la rivoltante corruzione bipartisan, la progressiva soppressione dei diritti conquistati in passato e la quasi inarrestabile devastazione del territorio. L onestà deve essere conditio sine qua non per la gestione della cosa pubblica e, per garantirla, ci vogliono processi realmente democratici ed una critica all economia neoliberista che alimenta corruzione e malgoverno. Il rifiuto e la critica crescente nei confronti della politica politicante, che si traduce anche in astensione dal voto, nasce, in molti casi, da motivazioni più che legittime, ma se non si radica e si configura in un alternativa praticabile finisce per rappresentare una delega ancor più forte di quella espressa con il voto, dando carta bianca alla governance per decidere delle nostre vite e del nostro territorio. Il rischio di una deriva autoritaria è dietro l angolo, con la possibile chiusura anche degli ultimi deboli spazi di partecipazione democratica. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 3/18

4 Vanno rivalutati i ruoli ed i compiti degli enti locali a partire dai comuni che devono diventare i veri luoghi di motivazione alla partecipazione ed al coinvolgimento delle popolazioni. E necessario rilanciare il valore delle autonomie e diciamo un secco no ai vecchi come ai nuovi centralismi, compreso quello regionale. Solo se la centralità politica è assunta dalle condizioni di vita dell intera comunità, è possibile costruire una società armonica, inclusiva, rispettosa dell ambiente ed in cui le condizioni di vita di tutte/i possono migliorare. Il legame con il territorio non in termini identitari e demagogici, ma da un punto di vista democratico e solidale che metta le persone e l ambiente che le ospita al centro, è un rapporto vivo che va quanto prima ritrovato, coltivato, rivendicato. Purtroppo nell orizzonte mondiale si moltiplicano gli scenari di guerra di solito alimentati proprio dall assurda politica dei paesi occidentali. Oltre alla Libia, dove con le evidenti responsabilità dei paesi europei, la situazione è chiaramente precipitata dopo l eliminazione di Gheddafi, ci sono l Ucraina, la Siria, l ISIS con l eroica resistenza curda e la sempre continua occupazione della Palestina da parte di Israele. Il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese è un punto di partenza fondamentale per la costruzione della pace nel medio oriente, così come il sostegno europeo al colpo di stato a Kiev con il coinvolgimento diretto di gruppi che fanno riferimento esplicito al nazismo e l adesione alla politica delle sanzioni economiche nei confronti della Russia costituiscono, a nostro giudizio, un grave passo verso il conflitto armato. Soprattutto a causa degli scenari di guerra aperti attorno a noi, ci sono centinaia di migliaia di persone che scappano dal terrorismo, dalla guerra e dalla fame e cercano rifugio in Europa. Si tratta di una emergenza umanitaria a cui è necessario dare una risposta di civiltà e non di barbarie. Né è pensabile che l intervento in simili scenari possa continuamente essere affidato alla Nato. Occorre uno sforzo che invece costruisca la pace. Ciò ha un valore ancora più grande a cento anni dall inizio della prima guerra mondiale che tanta devastazione, miseria e morte ha portato proprio nelle nostre terre. Tanti sono i movimenti e le realtà pacifiste e nonviolente presenti nelle nostre città e nei nostri paesi che diffondono una cultura di pace, una critica della violenza e portano avanti campagne essenziali come quelle contro gli F35 o in favore della smilitarizzazione del territorio e contro le tante servitù militari. La Regione, da parte sua, deve sostenere tali soggetti come è opportuno che appoggi la proposta di legge di iniziativa popolare per l Istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta e le iniziative per il superamento di ogni blocco militare, compresa la Nato. Un idea altra di Veneto non può che corrispondere ad un idea altra di futuro. E quindi necessario dare vita ad un orizzonte nuovo, che rimetta al centro i temi fondamentali, reali ed urgenti, per ripartire dai bisogni delle/dei cittadine/i e dell ambiente, da pratiche di democrazia popolare e dall autonomia rispetto a poteri lontani e narrazioni aliene alla vita delle comunità. In Veneto molte espressioni democratiche sono mobilitate per i diritti delle persone, contro ogni forma di discriminazione e per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. E questo il nostro Veneto, terra di democrazia, di pace, di diritti e di solidarietà. Per un'europa dei popoli, no all'austerità L Europa è il maggior mercato mondiale per abitanti, potenza produttiva e capacità di assorbimento delle merci prodotte dove però valgono di più l equilibrio di bilancio che le condizioni delle popolazioni. E retta da organismi a-democratici, non eletti da nessuno come la cosiddetta Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo monetario internazionale). Con l indipendenza della BCE dal potere politico, si è scelto di porre l economia sopra la politica stravolgendo uno dei principi fondamentali del buon governo di qualsiasi comunità e di assolutizzare il mercato. L austerità ha portato il pareggio di bilancio in Costituzione, il Patto di Bilancio Europeo (fiscal compact), la revisione della spesa pubblica (spending review), il taglio alle pensioni e la spinta, o il pretesto, per le privatizzazioni. Doveva diminuire il debito pubblico ed, invece, lo ha aumentato. Questa politica, sostenuta da quasi tutte le formazioni di destra e di centrosinistra ha fatto in modo che i soldi si siano sempre trovati per le banche, ma manchino per i servizi, la scuola e la sanità. La Regione deve dire NO all austerità, intesa come lo strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa ed il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali (E.Berlinguer). Con Berlinguer diciamo che per noi l austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia. La nostra Europa è quella dei popoli, non delle banche. Esprimiamo solidarietà alla lotta del popolo greco perché è la politica che deve governare l economia, non il contrario. L Europa non può essere solo una fortezza che respinge e nega i diritti anche quelli fondamentali come il diritto alla vita ed alla vita dignitosa. Con noi la Regione deve costruire un altro Veneto, un altra Italia ed un altra Europa. Le persone prima del mercato L Europa è sempre più dentro la nostra vita e la condiziona pesantemente fin nelle scelte concrete. Formalmente è un Unione tra stati, ma alla fine è più governata da istituzioni a-democratiche, non elette da nessuno, come la Troika, che dal parlamento europeo, unico legittimato dal suffragio universale. I trattati di Maastricht e di Lisbona ne hanno definito l impostazione neoliberista più netta. E risultato così un gigante economico, ma un nano politico. L Europa è diventata il maggior mercato mondiale per abitanti, potenza produttiva e capacità di assorbimento delle merci prodotte dove Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 4/18

5 però valgono di più l equilibrio di bilancio che le condizioni delle popolazioni. Ne è uscita un Unione divisa in due: da una parte gli stati forti, a cominciare dalla Germania, e dall altra quelli più deboli come la Grecia, la Spagna e l Italia. Da noi questa politica ha portato il pareggio di bilancio in Costituzione, il Patto di Bilancio Europeo (fiscal compact), la Revisione della spesa pubblica (spending review), ma anche il taglio alle pensioni e la spinta, o il pretesto, per le privatizzazioni. Doveva diminuire il debito pubblico ed invece lo ha aumentato. Siamo partiti dal fare i sacrifici per risanare l economia e siamo arrivati al punto che quella individuata come la malattia è peggiorata proprio in virtù della cura adottata. Con l indipendenza della BCE dal potere politico, si è scelto di mettere l economia al riparo dalle pressioni politiche. Si è voluto cioè porre l economia sopra la politica stravolgendo uno dei principi fondamentali del buon governo di qualsiasi comunità ed assolutizzare il mercato, il capitalismo, anche nelle sue forme peggiori come la spinta alle privatizzazioni, il non rispetto delle compatibilità ambientali e la finanziarizzazione dell economia. Ogni politica va valutata per gli effetti che produce e questa, sostenuta da quasi tutte le formazioni di destra e di centrosinistra, ha prodotto che i soldi si siano sempre trovati per le banche, ma manchino per i servizi, la scuola e la sanità. La subalternità politica e culturale dei governi di turno alla Troika ed alle politiche neoliberiste, all interventismo dei mercati ed alle politiche di austerità, ha affamato sempre di più le popolazioni, arricchito chi dalla crisi ci ha guadagnato fin dall inizio ed occupato le istituzioni democratiche. Per questo diciamo no all austerità, intesa come un mero strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa ed il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali (E.Berlinguer). E con Berlinguer diciamo che per noi l austerità significa rigore, efficienza, serietà e significa giustizia. Fa bene, quindi, la Grecia, forte di un esplicito pronunciamento popolare, a tentare di modificare l attuale stato di cose. La nostra solidarietà va alla lotta del popolo greco perché è la politica che deve governare l economia, non il contrario. Vogliamo l Europa dei popoli, non delle banche. Occorre favorire il confronto, la relazione tra comunità e popolazioni per costruire una società in cui valgono i diritti, la partecipazione, il rispetto reciproco, l accoglienza e la solidarietà. L Europa non può essere solo una fortezza che respinge e nega i diritti anche quelli fondamentali come quello alla vita ed alla vita dignitosa. Anche la Regione è chiamata ad un ruolo attivo in questo ambito senza alimentare allarmismi ingiustificati e combattendo tendenze razziste e xenofobe sempre più evidenti e forti. E suo compito non solo lavorare per migliorare le relazioni con le regioni vicine, italiane e non, ma anche per riaffermare la centralità della democrazia, del coinvolgimento popolare nelle decisioni più importanti, nel favorire la crescita culturale e l integrazione tra chi la abita e la vive. Riteniamo sia essenziale agire localmente e pensare globalmente. Vogliamo un altro Veneto, un altra Italia ed un altra Europa. Partiamo dal locale, dalle nostre città e dalla nostra regione, nel porre i mattoni per un cambiamento globale. Indignarsi non basta, bisogna anche organizzarsi e, soprattutto, prendere la parola. Collettivamente. Perché questo cambiamento può iniziare nei nostri territori con la nostra proposta politica, quella che volta pagina e riscrive le regole del gioco. Lotta alla corruzione e per la partecipazione La corruzione venga sradicata. Mose, Tav, Expo, autostrade ci dicono che il vaso è colmo! La politica ritrovi un rapporto con l etica del bene comune. Chi ha inquinato il sottosuolo o le falde acquifere deve bonificare e risarcire il danno. Basta terre dei fuochi in Veneto o autostrade che nascondono nel sottofondo discariche. Solo così potrà tornare la fiducia nelle istituzioni pubbliche. Va tagliato il legame tra affari e politica. La questione morale denunciata da Enrico Berlinguer, oltre trent anni fa, è ancora irrisolta. Le imprese vanno liberate dal pizzo dei contributi elettorali vietando ogni tipo di finanziamento a favore dei partiti da parte di qualsiasi impresa che abbia rapporti con le pubbliche amministrazioni. La corruzione dilagante spreca denaro pubblico, rompe i legami di solidarietà, corrompe la vita quotidiana, apre le porte alle mafie, alla economia della illegalità. Di fronte alla crisi di autorevolezza delle istituzioni rappresentative si deve rispondere con più democrazia. Si può fare! Vi sono esperienze, strumenti e metodologie che permettono l esercizio di forme di democrazia sostanziale, più evoluta e raffinata, partecipata e deliberativa. Anche nel Veneto va approvata una legge sulla promozione della partecipazione. Chiediamo alle pubbliche amministrazioni imparzialità e lealtà, l obbligo a confrontarsi, ad argomentare e a motivare le decisioni. Veneto: Regione da de-tangentizzare Il Veneto è stato umiliato dagli scandali. Una cricca si è insediata al governo della Regione. La retata storica del 4 giugno del 2014 ha visto l arresto dell ex presidente della Regione Giancarlo Galan, dell assessore alle infrastrutture Renato Chisso, del sindaco di Venezia e di un altra trentina di personaggi tra cui alti funzionari dello Stato e della Regione coinvolti dalle mazzette elargite dal Consorzio Venezia Nuova concessionario unico del Mose. Ma si tratta solo dell ultimo scandalo di una lunga serie che ha visto indagati i vertici della società autostradale Venezia-Padova, i cassieri del Pd, i vertici delle cooperative rosse, oltre a quelli del sistema delle imprese che ruotava attorno alle società Mantovani, Maltauro, Impregilo e poche altre. Un sistema economico a circuito chiuso, Ma non sono le vicende giudiziarie che ci interessano in questa sede. La magistratura, speriamo, farà il suo mestiere. Alla politica il suo, che è quello di capire perché ciò possa accadere in continuo (Mose, Expo, L Aquila, G8 alla Maddalena, Tav ). Vi è infatti una corruzione bianca a norma di leggi fatte appositamente per far transitare determinati progetti e favorire determinate imprese. Non ci convince affatto l interpretazione di comodo fornita da Renzi, Prodi, Zaia e da altri governanti, secondo cui i corrotti sarebbero delle singole mele marce. Sono le stesse grandi opere avviate con la legge obbiettivo e finanziate attraverso il sistema del project financing, ad essere criminogene. Senza le tangenti il Mose non avrebbe mai passato le verifiche tecniche scientifiche. Pensiamo che senza i favori a questo e a quello (perfino alle fondazioni della Curia del patriarca Scola e del presidente del consiglio Enrico Letta) non Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 5/18

6 sarebbe mai stato approvato. Sotto accusa mettiamo le norme che consentono le deroghe ai Codici degli appalti, la decretazione d urgenza, i commissari straordinari, le nomine politiche delle commissioni di valutazione degli impatti ambientali, la distribuzione dei collaudi agli amici, le aste e le gare pilotate Attualmente le procedure VIA e VAS sono ridotte a formalità e le istruttorie addirittura esternalizzate affidandole a Veneto Strade SpA. I fatti accaduti in Veneto richiedono una moratoria delle opere dichiarate di interesse pubblico durante il lungo regno dell assessore inquisito Chisso. Esse devono essere sottoposte ad una attenta verifica da parte di nuovi organismi autonomi e indipendenti di Valutazione economica ambientale. Ma non basta ancora, l unico modo per sradicare corruttela, illegalità diffusa, mentalità mafiosa è rivitalizzare le istituzioni democratiche rendendo possibile la più larga partecipazione della cittadinanza alle scelte politiche. Occorre democratizzare la democrazia. Occorre riformare la macchina amministrativa e le procedure decisionali. I principi guida sono quelli della Carta di Algeri sulla autodeterminazione, della Convenzione di Aarhus sulla trasparenza, delle Carte di Aalborg sulle città, della Agenda 21 sulla sostenibilità, del nuovo articolo della Costituzione sulla sussidiarietà orizzontale. Alcune Regioni (Toscana, Emilia Romagna, Lazio) hanno approvato una legge sulla partecipazione. Una delle prime cose da fare in Veneto assieme alla adozione dei bilanci di missione, all Audit Civico, l inchiesta pubblica, i referendum in ogni ambito della Pubblica amministrazione. Immediatamente chiederemo al nuovo Consiglio regionale la riattivazione delle due commissioni di inchiesta sull operato delle società regionali (in primis, Veneto Strade SpA) e sul sistema delle grandi opere realizzate con i project financing (il Passante di Mestre, la Pedemontana Veneta, la Nogara Mare, ecc.) compresi gli ospedali. Chiederemo inoltre di disboscare e porre sotto controllo degli enti da cui dipendono il sistema delle società partecipate (miste: pubbliche e private), applicando a loro la stessa legislazione anche penale prevista per gli enti pubblici (abuso d'ufficio, corruzione, concussione, ecc.); controlli amministrativi e di legalità pressanti ed efficaci da parte di organismi indipendenti dalla politica, chiederemo che si faccia uso dell'ente nazionale anti corruzione e un maggiore controllo degli appalti, affinché non solo siano etici, ma si possa evitare lo sfruttamento di manodopera a basso costo e irregolare. Inoltre chiediamo che la nomina nei consigli di amministrazione e cariche dirigenziali delle aziende controllate totalmente o parzialmente dal pubblico avvenga per titoli, competenze e professionalità. Lavoro ed economia Nel Veneto la crisi ha generato disoccupazione; ha aumentato la precarietà del lavoro, in particolare tra i soggetti più deboli come donne e giovani; ha determinato addirittura il riemergere del caporalato, per lo sfruttamento dei lavoratori migranti in particolare; ha prodotto una costante diminuzione dei salari e delle pensioni. Nella nostra Regione si è creduto finora di risanare la situazione economica incentivando le esportazioni, ma noi riteniamo che non si risolvano così le difficoltà di chi è colpito dalla crisi. Le esportazioni, infatti, si indirizzano verso quel mercato globale che è il primo responsabile del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Sono proprio la competizione internazionale e lo sviluppo della finanza speculativa tipiche di questo mercato a produrre la compressione delle retribuzioni e dei diritti di chi lavora. Noi crediamo, invece, che si debbano sviluppare il mercato interno e le capacità imprenditoriali e lavorative locali. Per questo è necessario contrastare la delocalizzazione delle imprese; realizzare la riconversione ecologia delle produzioni; promuovere lo sviluppo delle energie alternative e il risparmio energetico; valorizzare il patrimonio ambientale, culturale, artistico e archeologico del Veneto; sviluppare le attività di istruzione e formazione per creare nuova e qualificata occupazione; arginare, per quanto possibile, gli effetti della riforma del lavoro (Jobs Act). A tali fini deve essere pianificato l'indispensabile intervento pubblico nell'economia regionale. Tra le risorse a cui si può attingere vi sono gli investimenti del piano regionale delle "grandi opere". Cambiandone la destinazione, proponiamo che con tali fondi la Regione istituisca forme di "reddito di cittadinanza" minimo garantito, per sostenere i giovani che studiano e le fasce più colpite dalla precarietà e dalla disoccupazione. Proponiamo, inoltre, che sia previsto il part-time per conciliare i tempi di vita e di lavoro per lavoratrici e lavoratori interessati a contribuire alla redistribuzione del lavoro; che siano, inoltre, concessi edifici pubblici per le attività di coworking, per promuovere, nel settore del lavoro autonomo, l'incontro tra professionisti con diverse competenze. Inoltre, poiché la scomparsa dello Stato sociale ha come corollario la regressione del lavoro femminile alla cura parentale vincolata all'ambito domestico, riteniamo fondamentale che la Regione investa tutte le risorse necessarie a garantire i servizi destinati all'infanzia, al sostegno allo studio e all'assistenza agli anziani, in modo che esse possano rimanere attive nello spazio pubblico in cui si svolge il lavoro retribuito. Il Veneto promuova un economia del lavoro buono Nel Veneto, nonostante i dati sull'economia siano relativamente migliori di quelli nazionali, gli effetti devastanti della crisi sono tutti presenti, a partire dalla dimensione di massa della disoccupazione. Il decantato modello nord-est, affidato alla intraprendenza dei suoi industriali e delle loro multinazionali tascabili, ha da tempo finito la sua corsa. Una inversione di tendenza non può avvenire senza un forte intervento pubblico nell'economia, anche nella sfera della produzione e della riproduzione. La crisi non può essere risolta attraverso l'azione a sostegno delle esportazioni, politica che tutti i governi cercano di attuare, determinando un quadro di sempre più accesa competizione internazionale, di cui la compressione di salari e diritti in ogni sfera delle attività economiche e produttive è una evidente espressione. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 6/18

7 Se guardiamo la realtà dell'economia nel Veneto (vedi doc. Camere di Commercio venete), i risultati positivi dal punto di vista economico sono quelli di settori come, ad esempio, la moda e l'abbigliamento e l'agroalimentare, più vocati all'esportazione nei quali in maniera più massiccia si sono sviluppati pesanti processi di ristrutturazione e nei quali i diritti e la dignità del lavoro hanno subito gli attacchi più pesanti. In ogni caso è evidente che, sul piano del lavoro e dell'occupazione, le performance positive delle esportazioni non hanno prodotto, né tendono a produrre elementi significativi di innovazione economica e di miglioramento delle condizioni generali di vita delle lavoratrici e dei lavoratori. La competizione internazionale tra le diverse aree geografiche del pianeta si gioca ancora sugli andamenti del valore delle monete o sulla compressione dei costi del lavoro. Ciò comporta, su scala globale, un inasprimento dei conflitti, non solo di natura economica, e la ripresa di pericolosissime spinte nazionalistiche e identitarie. Per questo noi pensiamo che un programma realmente alternativo e capace di rovesciare le tendenze in atto non possa che svilupparsi su questi assi strategici: 1) la riconversione ecologica dell'economia, in un quadro di sostenibilità ambientale delle produzioni e progresso dal punto di vista sociale; 2) lo sviluppo di tutte le attività connesse con i bisogni sociali e i diritti universali di cittadinanza, senza alcuna esclusione: diritto allo studio e alla conoscenza, diritto alla salute, diritto alla casa ecc., in piena conformità con l'art. 3 della nostra Costituzione; 3) la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali alle decisione sulle scelte rilevanti che riguardano il territorio e la democrazia nei luoghi di lavoro; 4) il recupero della centralità del lavoro e delle lavoratrici e dei lavoratori nella definizione delle politiche economiche 5) la promozione e coordinamento di una ricognizione delle forme di lavoro autonomo quali partite IVA individuali e free lance non iscritti ad albi professionali, per tentare di realizzare una anagrafe pubblica del lavoro di questi nuovi settori. Più nello specifico, proponiamo la riconversione ecologica delle produzioni a partire, ad esempio, dal settore delle energie alternative e del risparmio energetico (vedi esempio della Germania); la valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale, artistico ed archeologico della nostra Regione; lo sviluppo delle attività di cura, di istruzione, di elaborazione della conoscenza come base per creare nuova e qualificata occupazione, rivolta in particolare alle giovani generazioni. A tal fine deve essere programmato e pianificato l'intervento pubblico nell'economia regionale, che può giovarsi delle risorse della società finanziaria partecipata dalla Regione Veneto Sviluppo. L utilizzo delle risorse dei Fondo sociale europeo per gli investimenti, dovrà corrispondere a progetti elaborati in accordo tra Regione e parti sociali ( organizzazioni dei lavoratori in primo luogo ), valutando le potenzialità dei diversi Distretti produttivi. Va perseguito l obiettivo di arginare l utilizzo improprio e lo sfruttamento di istituti quali stages e tirocini: proponiamo che la Regione Veneto, seguendo l esempio di altre realtà, promuova un accordo quadro con datori di lavoro, organizzazioni sindacali e gli enti territoriali, in modo da garantire ai giovani ed alle giovani che stipulano tali contratti un equo compenso. Proponiamo il reddito di cittadinanza per garantire le fasce più colpite dalla crisi, dalla precarietà o dall'assoluta mancanza di reddito e più esposte alle forme più estreme di sfruttamento; per garantire i giovani che studiano o sono disoccupati. Proponiamo che forti investimenti, sottratti per esempio al piano delle cosiddette grandi opere previste anche per la Regione Veneto, vengano invece finalizzati al recupero e alla messa in sicurezza idrogeologica del territorio e degli edifici pubblici, in primis quelli scolastici. Proponiamo di incentivare e favorire le attività di riqualificazione e recupero del patrimonio edilizio pubblico e privato in alternativa a qualsiasi progetto di consumo ulteriore di territorio. Nel piano di recupero degli edifici esistenti, si propone di utilizzarne una parte per destinarla alle attività di coworking, per favorire nuove attività per i giovani, anche in connessione con lo sviluppo del settore terziario e delle produzioni immateriali finalizzate alla soddisfazione di bisogni sociali qualificati. Riteniamo che queste proposte, accompagnate naturalmente da una campagna più generale contro le leggi che hanno prodotto e consentito l allargarsi della precarietà e la compressione dei diritti dei lavoratori come il Jobs Act e la legge Fornero, per fare due esempi, dal rilancio del Contratto Collettivo Nazionale come base necessaria di solidarietà ed eguaglianza, e dall introduzione di un salario minimo orario per ogni prestazione lavorativa, abbiano la forza, se tradotte in piani concreti, di produrre una netta e positiva inversione di tendenza nel mercato del lavoro e nelle linee di sviluppo della Regione, e di valorizzare i saperi e le intelligenze oggi disperse e non utilizzate. La Regione tuteli gli interessi di tutti gli operatori economici del Made in Italy opponendosi ai Trattati di libero scambio internazionali in discussione (Ttip e Tisa). Ambiente e Territorio Il Veneto ha subito un vero e proprio saccheggio del territorio, soffocato da un modello di crescita economica basata sul cemento e l asfalto. Dopo la Lombardia, il Veneto è la Regione con il maggiore indice di consumo del suolo. Tutto ciò a discapito dell agricoltura, della sicurezza idrogeologica, della salubrità dell ambiente, della vita degli umani e della fauna, della preservazione del paesaggio e dell immenso patrimonio storico, artistico e culturale esistente. Si tratta di tematiche legate fortemente alla qualità della vita e alla dimensione sociale delle relazioni umane. Andrea Zanzotto pensava che, un territorio male organizzato, male gestito e degradato aumenta il disagio e l insicurezza delle persone. Il Veneto deve fare pace con la Natura e tornare ad essere una terra verde, deve riprendere a difendere, tutelare e curare il proprio ambiente naturale, le campagne, le aste fluviali, le aree montane e le colline, le coste e il mare ponendo un deciso stop al consumo di suolo e adottando nuovi strumenti di pianificazione urbanistica ad opzione zero nelle nuove edificazioni. E puntando invece sulla riqualificazione urbana e sul riutilizzo del patrimonio edilizio esistente. Bisogna infatti mettere urgentemente mano ad un nuovo assetto territoriale organico e complessivo (Piano territoriale di coordinamento e Piano paesaggistico) che costituisca un modello culturale per l utilizzo degli Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 7/18

8 spazi cittadini urbani, sociali e ambientali con priorità la salvaguardia e la rigenerazione del paesaggio aperto e chiuso, urbano e extraurbano, delle zone industriali, dei centri storici e delle periferie, dei beni culturali, monumentali, archeologici e ambientali. Il dissesto idrogeologico si previene con la cura delle aste dei fiumi, dei corridoi paesaggistici ed ecologici, delle aree naturali variamente protette con la difesa della biodiversità. L indispensabile messa in sicurezza del territorio costituisce, una straordinaria opportunità di lavoro. Non servono grandi opere fortemente impattanti sul territorio, inutilmente costose, spesso generatrici di corruzione e sistemi tangentizie, l unica vera grande opera realmente efficace e utile è la manutenzione ordinaria e costante del territorio. Le parole d ordine siano quindi sicurezza idrogeologica e riqualificazione urbana e territoriale. Infrastrutture e Trasporti Bisogna cambiare gli strumenti di pianificazione territoriale che devono tenere conto delle varie specificità presenti sul nostro territorio, coinvolgendo le comunità locali e le varie realtà (comitati, associazioni, enti, etc.) che di esso già si occupano, arrivando a scelte condivise e collettive che utilizzino le conoscenze del territorio in loco. Riteniamo che sia urgente bloccare l assurdo programma delle grandi opere del Veneto (Nogara-Mare, Orte-Mestre, Pedemontana, Valdastico Nord,...) Proponiamo di cambiare il modello di sviluppo della Regione passando dall attuale centralità della mobilità merci e passeggeri su gomma e strade a favore delle altre modalità di trasporto collettivo: ferro, acqua. Le opere, grandi o piccole, vanno sottoposte ad una rigorosa analisi fatta e certificata da istituti o autorità terzi, con standard internazionali, capaci di valutare i reali costi/benefici. Bisogna finanziare adeguatamente la manutenzione ordinaria e straordinaria dell esistente, la buona tenuta delle infrastrutture attuali, la ricerca di migliorare la sicurezza stradale eliminando strozzature e punti critici della viabilità. Il trasporto collettivo su ferro e le sue reti devono costituire l ossatura del sistema urbano del Veneto, in connessione intermodale con il trasporto privato. Prioritario è il completamento del SMFS. Diciamo si ad un sistema aeroportuale del Nord Est che utilizzi gli aeroporti esistenti e all ultimazione del sistema idroviario (Litoranea Veneta, Fissero-Tartaro-Canalbianco). Diciamo no alla TAV, si alla modernizzazione delle linee esistenti. La Regione deve promuovere lo sviluppo dell elettrificazione, dei doppi binari delle reti secondarie, l estensione del controllo centralizzato del traffico e del sistema terra-treno e nuovi mezzi rotabili. Nei centri urbani va favorita l intermodalità gomma-bici-acqua. Riteniamo che si debba evitare il Project Financing, che ricade sulla fiscalità generale, pesando fortemente sui cittadini. Bisogna modificare gli assurdi vincoli del patto di stabilità, occorre approvare un piano energetico regionale che individui i fabbisogni di energia della nostra Regione e fissi obiettivi chiari, come la riduzione dei consumi finali e la promozione dell'efficienza energetica degli edifici. Non servono grandi opere fortemente impattanti sul territorio, inutilmente costose, di scarsa efficacia e spesso generatrici di corruzione e sistemi tangentizie, l unica vera grande opera realmente efficace e utile è la manutenzione ordinaria e costante del territorio. Le parole d ordine siano dunque razionalizzare e saturare l esistente prima di lanciarsi in nuove opere. Il Veneto torni ad essere una terra verde RIGENERAZIONE TERRITORIALE: aprendo coni paesaggistici all interno delle città per ridurre i corridoi intasati e pensando ad un programma di riforestazione generale meditato. RIGENERAZIONE URBANA: applicando un modello di sviluppo che sostituisca qualità al degrado e non di espansione. Pensando ad una città reticolare, densa e basata sull'integrazione armoniosa delle varie funzioni (è dimostrato che una città densa e con con l'integrazione di vari usi -commercio, residenziale, servizi pubblici- è più efficiente dal punto di vista dell'uso delle risorse, consuma meno territorio, è più vivibile e sicura, riduce il degrado ed è meno energivora e inquinante), con l ambiente interno alla città, anche attraverso l uso di un agricoltura di qualità parte integrante delle città e parchi urbani dentro e attorno la città. È fondamentale inoltre la rivitalizzazione del commercio diffuso all'interno dei centri abitati, chiudendo la stagione dei grandi centri commerciali, da un lato, e delle immense sono residenziali prive di servizi, luoghi generatori di degrado e insicurezza per eccellenza, dall'altro. Intendiamo inoltre limitare in consumo di suolo e la speculazione edilizia, concentrando invece gli interventi urbanistici alla rigenerazione urbana delle aree degradate esistenti e alla ricucitura razionale e funzionale di un territorio devastato dallo sprawl e dalla cementificazione selvaggia. In tal senso intendiamo porci l'obiettivo di rivedere la norma urbanistica regionale, in maniera partecipata e condivisa con i territori, gli enti locali, le associazioni di categoria, gli ordini professionali, il mondo ambientalista ponendo come obiettivo lo stop al nuovo consumo di territorio e la promozione degli interventi di recupero e rigenerazione dell'esistente, anche come volano per la riconversione ecologica e di qualità dell'edilizia. RIGENERAZIONE INDUSTRIALE: bonificando e riqualificando la zone industriali non utilizzate e sovrabbondanti, promuovendo sia la riqualificazione energetica degli edifici esistenti (residenziali che non) che le energie rinnovabili.. Bisogna rifare tutti gli strumenti di pianificazione territoriale che tengano conto delle varie specificità presenti sul nostro territorio, coinvolgendo le comunità locali e le varie realtà (comitati, associazioni, enti, etc.) che di esso già si occupano. Il fine ultimo è arrivare a scelte condivise e meditate collettivamente che utilizzino le conoscenze del territorio in loco. Riteniamo che sia urgente bloccare l assurdo programma delle grandi opere del Veneto (Nogara-Mare, Orte-Mestre, Pedemontana, Valdastico Nord,...) Proponiamo di cambiare il modello di sviluppo della Regione passando dall attuale centralità della mobilità merci e passeggeri su gomma e strade a favore delle altre modalità di trasporto collettivo: ferro, acqua. Le opere, grandi o piccole che siano, andrebbero condizionate preliminarmente da una rigorosa analisi fatta e certificata da istituti o autorità terzi, con standard internazionali, capaci di valutare i reali costi/benefici. Bisogna finanziare adeguatamente la manutenzione ordinaria e straordinaria dell esistente, la buona tenuta delle infrastrutture attuali, la ricerca di migliorare la sicurezza stradale attraverso l eliminazione di strozzature, punti neri e punti critici della viabilità. Il trasporto collettivo su ferro e le sue reti devono costituire l ossatura del sistema urbano del Veneto, in connessione intermodale con il trasporto privato. Prioritario è il completamento del SMFS. Diciamo si ad un sistema aeroportuale del Nord Est che utilizzi gli aeroporti esistenti di VE/TV/VR e Ronchi dei Legionari, senza aumentare il numero delle piste esistenti. Siamo Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 8/18

9 anche per ultimare in tempi certi il sistema idroviario (Litoranea Veneta, Fissero-Tartaro-Canalbianco) che può rappresentare, da un lato, il rilancio economico del Veneto quale canale di accesso e uscita sostenibile delle merci alle aree interne del Nord-Italia e, dall'altro, uno strumento per ridurre drasticamente il traffico merci su gomma. Nel dire no alla TAV diciamo si alla modernizzazione delle linee esistenti ed in particolare alla tratta Mestre/Trieste che aumenterebbe di 200 tracce giornaliere. Bisogna razionalizzare e saturare l esistente prima di lanciarsi in nuove opere, sovente dispendiose e/o inutili. Sulle infrastrutture ferroviarie e del trasporto pubblico locale (TPL) bisogna chiedere un salto qualitativo nella rete. La Regione deve promuovere lo sviluppo dell elettrificazione, dei doppi binari delle reti secondarie, l estensione del controllo centralizzato del traffico e del sistema terra-treno e nuovi mezzi rotabili, la soluzione dei nodi e dei by pass, la buona tenuta delle stazioni esistenti più che la costruzione di nuove. Nei centri urbani va favorita l intermodalità gomma-bici-acqua (anche con idrobus ove fattibile). Riteniamo che le infrastrutture fatte con il sistema del Project Financing, sistema da evitare, la famosa finanza di progetto, finiscano per ricadere sulla fiscalità generale e vengano pagate da risorse pubbliche, dirette o indirette, pesando fortemente sui cittadini. In tal senso intendiamo aprire una forte vertenzialità nei confronti del governo, anche a fianco degli Enti Locali, per modificare gli assurdi vincoli del patto di stabilità, che impone scelte che, al contrario degli obiettivi dichiarati, finiscono per aumentare la spesa pubblica a vantaggio della speculazione da parte dei grandi promotori privati. Non servono grandi opere fortemente impattanti sul territorio, inutilmente costose, di scarsa efficacia e spesso generatrici di corruzione e sistemi tangentizie, l unica vera grande opera realmente efficace e utile è la manutenzione ordinaria e costante del territorio. ENERGIA: occorre approvare un piano energetico regionale che individui i fabbisogni di energia della nostra Regione e fissi obiettivi chiari come la riduzione dei consumi finali; la promozione dell'efficienza energetica; l'aumento della percentuale di fonti energetiche rinnovabili; la moratoria alla realizzazione di nuovi impianti a combustibili fossili; l'autorizzazione di impianti a biomasse/biogas limitati al solo recupero degli scarti di provenienza locale, evitando il ricorso a colture dedicate o a biomasse da importazione e prevedendo limitazioni forti sulle tecnologie utilizzabili nelle zone di pianura, in cui la qualità dell'aria è fortemente compromessa. Bisogna prevedere protocolli chiari per la bonifica e riconversione ad altri usi dei vecchi impianti termoelettrici dismessi (es. centrale ENEL di Polesine Camerini). Deve diventare obbligatorio l interramento dei cavi degli elettrodotti, per combattere l elettrosmog e l alterazione del paesaggio. Intendiamo promuovere l'efficienza e la riqualificazione energetica degli edifici, anche come volano di rilancio dell'edilizia e dell'economia locale, strategia di risparmio per le famiglie e competitività delle imprese. In tal senso andranno attivate in maniera massiccia forme di incentivazione a fondo perduto o di rotazione sia per i privati cittadini che per le piccole e medie imprese. Le parole d ordine siano quindi sicurezza idrogeologica e riqualificazione urbana e territoriale. Per le competenze specifiche regionali a tutela degli animali segnaliamo: CACCIA: ricordando i recenti stop dell'unione Europea all'uccellagione (cattura degli uccelli migratori con reti) e alla caccia in deroga - pesantemente autorizzate dalla Regione Veneto -limitare al massimo l'attività venatoria, senza pre-aperture e concessioni varie. No all'immissione di fauna "pronta caccia". No a metodi cruenti di contenimento di specie alloctone. RANDAGISMO: dare piena applicazione e aggiornamenti migliorativi alla normativa regionale "in materia di animali d'affezione e per la prevenzione del randagismo", favorendo la concertazione con Comuni e ULSS per iniziative di informazione e sensibilizzazione, attuando un indispensabile controllo delle nascite. Limitare al massimo l'apertura di nuovi allevamenti di cani e gatti, favorendo invece le adozioni (serie e controllate) dei tanti animali costretti nei rifugi, da monitorare e migliorare. ALLEVAMENTI: restrizioni e divieti che rendano impossibile avviare l allevamento di animali "da pelliccia" e i mega-allevamenti di animali cosiddetti "da reddito" (fabbriche di sofferenza e morte consumatrici di suolo e inquinanti). CIRCHI: in attesa di una legge nazionale che, al pari di altri Stati, vieti l'utilizzo diseducativo e violento degli animali nei circhi, limitare al massimo - come da norme CITES - il loro utilizzo, favorendo il circo contemporaneo e gli artisti di strada senza animali. VIVISEZIONE: favorire, come prevede la legge, una ricerca senza l'utilizzo di animali (aberrante pratica superata anche sul piano scientifico); diffondere la legge sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. CONSUMI: inserire negli appalti pubblici prodotti non testati sugli animali; creare soprattutto nelle scuole una cultura di rispetto e di corretta gestione degli animali; favorire il più possibile la convivenza tra esseri umani e animali. Agricoltura e Politiche della Montagna E necessario valorizzare l agricoltura come elemento di tutela e recupero dell ambiente e come generatore di occupazione favorendo lo sviluppo e la diffusione di buone pratiche legate all agricoltura stessa. Infatti l agricoltura, nei piani regionali, è, stata caratterizzata da un insufficiente coordinamento dell attività, dalla frammentazione della produzione, scollegata dalle attività di trasformazione, dalla gestione oligarchica della distribuzione dei prodotti. Bisogna favorire l estensione dell agricoltura contadina, utile anche a riprendere la manutenzione del territorio in modo naturale e sostenibile, come ad esempio nelle aree montane dove bisogna incentivare le azioni relative al controllo e alla prevenzione del dissesto del territorio. Bisogna porre attenzione anche alla salvaguardia di quelle aree residuali, a ridosso dei centri abitati, utilizzabili a scopo economico e didattico (fattorie in città, orti biologici, parchi agricoli periurbani di prossimità, mercati realmente a km zero. Bisogna incentivare l agricoltura a basso impatto ambientale e speculativo di suolo e territorio e investire sulla collaborazione con le università per stimolare la ricerca e l attenzione del mondo scientifico. Orientare le proprie scelte di futuro sviluppo nel segno della sostenibilità ecologica, sociale ed economica, rivalutando il lavoro agricolo come primario strumento di tutela e valorizzazione ambientale e paesaggistica. Disincentivare le attività agricole basate sul dispendio energetico non rinnovabile. Ridurre al minimo e disincentivare l'uso di pesticidi, diserbanti e concimi chimici. Sostenere, sviluppare e tutelare i sistemi alimentari locali nelle diverse opportunità didattiche e culturali. Concepire il territorio agricolo come un bene comune, sia esso pubblico o privato. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 9/18

10 Gestire in maniera sostenibile il ciclo dei rifiuti urbani, agricoli ed industriali. Definire nei piani di assetto del territorio le aree destinate all agricoltura e al mantenimento di ambienti naturali; favorire la riforestazione e la biodiversità naturale e coltivata; lo sviluppo degli orti urbani. Favorire le colture tradizionali a rischio di erosione genetica e difendere la biodiversità. NO agli OGM. Definire, approvare e incentivare i Piani di Gestione delle aree della Rete Natura2000 (SIC/ZPS) Favorire la commercializzazione diretta dei prodotti ( km. 0 ). Diciamo no all IMU sui piccoli terreni, come già deciso dalle Comunità Montane. Bisogna togliere la tassa provinciale sui piccoli rifiuti. Affidare la manutenzione del territorio ad una estesa rete di piccole aziende contadine sostenuta da una struttura regionale di tecnici ( agronomi, ingegneri, geologi ) capace di monitorare costantemente l'ambiente e programmare gli interventi preventivi per evitare situazioni di dissesto. Soprattutto all'agricoltura di montagna dovrà essere affidata la prevenzione del dissesto idrogeologico in loco, riconoscendone la funzione con adeguato sostegno economico; montagna (Bellunese, Altopiano di Asiago, Monti del Veronese) che necessita di una governance dedicata e specifica, che coinvolga e consulti le locali comunità e difenda i beni comuni ed essenziali, come trasporti, garantendo una adeguata mobilità pubblica, ora fortemente penalizzata, energia, acqua, assenza di connettività digitale (ADSL), che porta alla chiusura di ambulatori medici di base, per esempio. Una politica della Montagna che punti sull agricoltura e il Turismo consapevole e ricorrente. Un territorio che ha bisogno di scelte politiche precise, specifiche e non calate dall alto. Buone pratiche in agricoltura E necessario valorizzare l agricoltura come elemento di tutela e recupero dell ambiente e come generatore di occupazione favorendo lo sviluppo e la diffusione di buone pratiche legate all agricoltura stessa. Infatti l agricoltura è, da sempre inserita nei piani regionali senza particolare attenzione, se non per le grosse colture che caratterizzano l economia regionale. Ma è necessario un cambio di prospettiva, una presa di coscienza dell importanza della gestione del territorio e del patrimonio agricolo regionale attraverso scelte ponderate e migliorative. Spesso la visione del comparto, fondamentale ancor più oggi in un periodo di crisi, in cui assistiamo ad un ritorno alla terra da parte di molti giovani, è stata caratterizzata da un insufficiente coordinamento dell attività, dalla frammentazione della produzione, scollegata dalle attività di trasformazione, dalla gestione oligarchica della distribuzione dei prodotti, con poco o frammentato utilizzo delle risorse economiche europee. Bisogna favorire l estensione dell agricoltura contadina, utile anche a riprendere la manutenzione del territorio in modo naturale e sostenibile, come ad esempio nelle aree montane dove bisogna incentivare le azioni relative al controllo e alla prevenzione del dissesto del territorio (pulizia dei boschi, sfalcio dei prati, restauro dei terrazzamenti, etc.). E porre inoltre attenzione anche alla salvaguardia di quelle aree residuali, a ridosso dei centri abitati, con il duplice vantaggio di tutelarle con un uso economico, oltre che didattico (fattorie in città, orti biologici, parchi agricoli periurbani di prossimità, mercati realmente a km zero) e fungere da vero cuneo verde del tessuto urbano. Bisogna incentivare l agricoltura a basso impatto ambientale e speculativo di suolo e territorio e investire sulla collaborazione con le università per stimolare la ricerca e l attenzione del mondo scientifico, incentivando la ricerca di Fondi Europei e la partecipazioni ai bandi relativi, allocando i Fondi Regionali su progetti specifici e rendendo Veneto Agricoltura realmente fedele al suo scopo fondativo. A tal fine può essere utile: Orientare le proprie scelte di futuro sviluppo nel più ampio concetto della sostenibilità ecologica, sociale ed economica, in relazione alle peculiarità storiche, culturali, enogastronomiche e turistiche del territorio. Rivalutare In questa chiave l agricoltura ed il lavoro agricolo come primario strumento di tutela e valorizzazione ambientale e paesaggistica, oltre che come recupero identitario e colturale. Privilegiare forme di gestione agricola compatibili, come l agricoltura biologica o integrata. Disincentivare le attività agricole basate sul dispendio energetico non rinnovabile; pesticidi, diserbanti e concimi chimici; spreco idrico; produzione energetica speculativa; monocolture; allevamenti industriali; con particolare attenzione alla salute pubblica. Gestire in maniera sostenibile la manutenzione di verde ed edifici pubblici; le disinfestazioni; la gestione dei rifiuti urbani, agricoli ed industriali. Sostenere, sviluppare e tutelare i sistemi alimentari locali nelle diverse opportunità didattiche e culturali, promozionali e commerciali. Definire nei piani di assetto del territorio le aree destinate all agricoltura e al mantenimento di ambienti naturali; favorire la riforestazione e la biodiversità naturale e coltivata; sviluppo degli orti urbani. Concepire il territorio agricolo come un bene comune, sia esso pubblico o privato; terreni pubblici, abbandonati o destinati ad uno sviluppo urbanistico mai avvenuto, andranno concessi a giovani, singoli o associati, che oltre alla produzione di buon cibo, sviluppino progetti di utilità sociale. Favorire le colture tradizionali a rischio di erosione genetica, la selezione, la conservazione e lo scambio delle sementi antiche, il recupero dei vitigni autoctoni. NO agli OGM. Difendere la biodiversità: contro la politica di Zaia e della Lega tesa a favorire la costituzione di grandi aziende agricole orientate alla monocoltura della vite e all'esportazione ( che investendo anche i versanti ripidi nella fascia collinare mette in pericolo l'equilibrio idrogeologico della zona) si dovrà a) tutelare la piccola azienda contadina e favorire il ritorno dei giovani alla terra Sollecitare e sostenere percorsi formativi scolastici orientati al biologico, negli istituti tecnici e professionali agrari regionali; orientandone l'associazione in cooperative e l'attività verso la produzione di alimenti (verdure, frutta, carni e latticini) per le zone circostanti, con metodi di agricoltura biologica e sostenendone l'attività con l'apporto tecnico-scientifico dell'università e finanziario con fondi della Comunità europea e regionali. Definire ed approvare i Piani di Gestione delle aree della Rete Natura2000 (SIC/ZPS) stanziando incentivi ed indennizzi convergenti, Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 10/18

11 per gli operatori agricoli e forestali che operano in questi ambiti. Diciamo no all IMU sui piccoli terreni, come già deciso dalle Comunità Montane. Bisogna togliere la tassa provinciale sui piccoli rifiuti. Favorire la commercializzazione diretta dei prodotti ( km. 0 ) collegando aziende e cooperative col sistema dei GAS, con i piccoli alimentaristi di vicinato e impegnando i Comuni a dar vita a mercatini settimanali locali. In questo modo sottraendo le piccole aziende al grande mercato capitalistico. Alla presenza di una estesa rete di piccole aziende contadine sarà affidata la manutenzione del territorio ma dovrà essere sostenuta da una struttura regionale di tecnici ( agronomi, ingegneri, geologi ) capace di monitorare costantemente l'ambiente e programmare gli interventi preventivi per evitare situazioni di dissesto. Ciò vale particolarmente per la montagna e per l'agricoltura di montagna cui dovrà essere affidata ( con cura dei boschi, sfalcio dei prati, restauro dei terrazzamenti, ecc. ) la prevenzione del dissesto idrogeologico, riconoscendone la funzione con adeguato sostegno economico; montagna (Bellunese, Altopiano di Asiago, Monti del Veronese) che necessita di una governance dedicata e specifica, che coinvolga e consulti le locali comunità e difenda i beni comuni ed essenziali, come trasporti, come trasporti, garantendo una adeguata mobilità pubblica, ora fortemente penalizzata, energia, acqua, assenza di connettività digitale (ADSL), che porta alla chiusura di ambulatori medici di base, per esempio. Una politica della Montagna che punti sull agricoltura e il Turismo consapevole e ricorrente, non mordi e fuggi, e che riavvicini i giovani ad essa e al suo mantenimento e utilizzo consapevole, unica vera via per combattere il dissesto e rimettere in sicurezza il territorio. Un territorio che ha bisogno di scelte politiche precise, specifiche e non calate dall alto. Per una diversa politica abitativa Sono urgenti politiche per la casa che sappiano dare risposte concrete a chi è rimasto senza abitazione o sta per perderla a causa di mancanza di reddito. A seguito del peggioramento della situazione occupazionale ed economica anche nel Veneto la questione è diventata una grave emergenza sociale. Nel 2013 si registrano più di 6000 sfratti, la maggior parte per morosità incolpevole (mancanza di reddito per pagare l affitto), mentre il 97% delle domande di alloggio alle strutture dell Edilizia Residenziale Pubblica sono inevase (più di domande nel 2013). Contemporaneamente decine di migliaia di giovani e meno giovani non riescono più ad avere un occupazione e le risorse per accedere a mutui bancari finalizzati all acquisto di un abitazione. Per affrontare il problema del diritto all'abitazione è necessario che la Regione chieda al governo, insieme ad altre regioni in situazioni simili, il blocco degli sfratti per morosità incolpevole (il 95% del totale secondo i dati ufficiali). Per scoraggiare il fenomeno delle case private sfitte, la Regione deve coordinare un azione univoca nei confronti dei comuni facendo uso della leva fiscale e/o degli incentivi alla locazione al fine di estendere l'utilizzo degli affitti calmierati. La Regione deve favorire stanziamenti per i canoni sociali, per il sostegno economico di situazioni di morosità incolpevole e per contributi al pagamento in quota parte dei mutui nelle situazioni disagiate sul piano economico. E' inoltre necessario incrementare l'offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica e di alloggi sociali revocando la direttiva del D.L. Lupi che dispone la dismissione con libera vendita di alloggi pubblici, ristrutturando e acquisendo nuove abitazioni in modo da aumentare di almeno il 30% la disponibilità attuale. A questo scopo possono essere destinate proprietà immobiliari di enti pubblici ed istituzioni che detengono importanti quote di alloggi sfitti o in vendita da anni. La Regione deve inoltre favorire gli interventi di autorecupero degli alloggi dismessi conferendoli ad associazioni o cooperative di persone in emergenza abitativa, attraverso processi trasparenti e regolamentati. La casa è un diritto Una casa in cui vivere è un bene di prima necessità, una premessa indispensabile per poter affrontare le quotidiane difficoltà materiali e non cadere in condizioni di grave emarginazione sociale. Per questo motivo la realizzazione di una società più giusta, che persegue coerentemente il dettato costituzionale, passa anche attraverso il diritto per tutti ad avere una abitazione. Le ricadute positive nel garantire questo diritto vanno a beneficio dell'intera collettività. La sua negazione è causa concomitante di tensioni sociali con inevitabili ripercussioni negative. Come era prevedibile, questi anni di crisi hanno avuto evidenti ricadute sul reddito di molte persone e famiglie. Con manovre poco lungimiranti, la Regione Veneto governata dal centrodestra e alcuni comuni governati dal centrosinistra hanno invece messo in vendita quote consistenti del patrimonio pubblico abitativo (più di 4500 alloggi solo in Veneto). Una scelta politica insensata che ha ridotto la possibilità di dare risposte alle domande crescenti di alloggi popolari e di intervenire quindi in maniera efficace nelle emergenze abitative. Le aste sono andate in larga parte deserte e gli alloggi, in molti casi rimasti vuoti ed inutilizzati, richiedono oggi interventi di ripristino e manutenzione. Si tratta di un doppio fallimento: da un lato la mancata risposta a un bisogno sociale crescente e dall'altro lo sperpero di denaro pubblico. Questa situazione di emergenza si accompagna ad inchieste giudiziarie nei confronti di vertici di agenzie territoriali, indagati per favori nei confronti di amici, spesso facoltosi, a cui venivano affittatti alloggi pubblici di pregio con canoni di grande favore. A seguito del peggioramento della situazione economica ed occupazionale la maggior parte degli sfratti avviene per morosità incolpevole, ovvero per l'impossibilita' di pagare il canone locativo a ragione della perdita o consistente riduzione di reddito. Anche nel Veneto la questione casa sta assumendo le caratteristiche di una emergenza sociale. Gli ultimi dati sugli sfratti in Veneto, relativi al 2013 sono emblematici: oltre 6000 i provvedimenti emessi, più di le richieste di esecuzione, numeri triplicati rispetto a solo due anni prima, segno di una vera e propria emergenza sociale che non può più essere ignorata. Nel 2014 questi numeri sono quasi raddoppiati. Il problema riguarda famiglie e studenti, italiani e migranti, giovani e meno giovani, ma di riflesso riguarda tutti i cittadini che vivono pur sempre nelle stesse città e negli stessi paesi. Le istituzioni e gli enti pubblici hanno il dovere di intervenire con urgenza su questa emergenza per evitare l'esplosione di una bolla Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 11/18

12 sociale purtroppo alimentata dalla crisi di questo momento storico. Sono urgenti politiche per la casa che sappiano cogliere le vere cause del problema e ne ricerchino le possibili soluzioni programmando interventi lungimiranti. Serve nuova legge regionale per l edilizia residenziale pubblica che tenga conto delle trasformazioni sociali e urbanistiche che stanno avvenendo nelle città venete: una nuova legge regionale che impedisca le discriminazioni e destini fondi e patrimonio a chi ne ha diritto e vera necessità. Le nostre proposte immediate sono: - La creazione di un fondo regionale per la morosità incolpevole da destinare preferibilmente ai comuni veneti con alta tensione abitativa. - L'incremento del fondo per il sostegno all affitto da destinare preferibilmente ai comuni che operano la politica degli sfratti zero. Vanno incentivati quei comuni che siglano accordi con enti pubblici in possesso di alloggi inutilizzati per destinarli alle famiglie in emergenza abitativa, impegnandosi a coprire una parte delle spese di affitto. - L'incrementato del fondo per la riqualificazione urbana nel conto capitale del bilancio regioanle: vanno destinati fondi al recupero delle case pubbliche in disuso per re-immetterle nella disponibilità delle graduatorie comunali. - Istituzione di un fondo per la riqualificazione urbana da destinare ai comuni che offrono incentivi fiscali ai proprietari che mettono a disposizione del comune alloggi per l emergenza abitativa. - Favorire gli interventi di autorecupero degli alloggi dismessi conferendoli ad associazioni o cooperative di persone in emergenza abitativa, come già previsto dalle leggi 10 e 11 della Regione Veneto. - Blocco immediato della svendita di alloggi pubblici. Servizi e beni comuni pubblici La nostra terra, come tutte le terre, è un bene comune dove le vite delle persone che vi abitano debbono venire prima dei profitti di pochi. Acqua, aria, suolo ed energia sono beni primari indispensabili ed insostituibili per la vita umana che devono essere gestiti in forme collettive, al di fuori delle logiche del profitto e della rendita. Si privatizzano i beni comuni, si prosciugano le risorse naturali, si mettono sempre più a rischio salute ed ambiente in nome dello sviluppo e del mercato. Il nostro è un territorio colpito dalla speculazione, dalla corruzione, dal clientelismo e sempre più facile conquista della criminalità organizzata. E una terra disumanizzata dallo sfruttamento e dal razzismo con sempre meno lavoro, meno diritti, meno uguaglianza. Contro la privatizzazione dell acqua abbiamo vinto un referendum che ora si vuole cancellare con una forzatura autoritaria che rappresenta una crepa profonda nella vita democratica italiana. I beni comuni sono beni pubblici e quando non lo sono più devono essere ripubblicizzati. Proponiamo di dar vita ad un laboratorio diffuso e capillare che metta in rete tutte le esperienze altre che vivono nei nostri territori e che agiscono in difesa dei beni comuni. Bisogna combattere l emarginazione, la povertà, la solitudine e le cause che le producono, non certo le/gli emarginate/i, le/i povere/i e le persone sole. Intendiamo costruire un Altro Veneto, patria dei diritti e dei beni comuni, laboratorio di cittadinanza e di partecipazione democratica. Più servizi e beni comuni pubblici: migliori condizioni di vita per tutte/i La situazione del Veneto se da un lato è comune a tante altre regioni italiane ed europee, dall altro mostra le sue particolarità e la sua specificità. Il nostro è da tempo un territorio offeso dalla speculazione, dalla corruzione e dal clientelismo, sempre più terra di facile conquista per la criminalità organizzata. E una terra violentata dal cemento imperante e dall inquinamento selvaggio, dove in nome del profitto prolificano le grandi e medie opere e si aggredisce senza tregua il territorio. Si privatizzano i beni comuni, si prosciugano le risorse naturali, si mettono sempre più a rischio salute, ambiente e città in nome dello sviluppo e del mercato. E una terra disumanizzata dallo sfruttamento e dal razzismo, con sempre meno lavoro, meno diritti e meno uguaglianza. La nostra è una terra ferita, usurpata dai pochi che si ingrassano sulla pelle di chi vi abita. La nostra terra è come tutte le terre, un bene comune. Difendiamola, cambiamola, rendiamola un posto dove le vite delle persone che vi abitano e vi lavorano vengono prima dei profitti di pochi. Il movimento Acqua Bene Comune ci ha insegnato quanto sia importante difendere e rivendicare la gestione collettiva dei Beni Comuni portando alla bellissima ed indimenticabile vittoria del referendum. La non applicazione del referendum, la sua lucida rimozione da parte delle istituzioni nazionali e locali, che hanno risposto con un violento giro di vite nelle politiche di privatizzazione, rappresentano una forzatura autoritaria senza precedenti, una crepa profonda nella vita democratica italiana. I partiti al governo, dal PD alla destra, hanno tradito il patto democratico e sottratto il controllo di un bene comune essenziale come l acqua ai cittadini per garantire profitti agli speculatori privati. Acqua, aria, suolo ed energia sono beni primari indispensabili ed insostituibili per lo svolgimento di qualsiasi attività umana. Beni di tutti e quindi di nessuno in particolare. Devono, perciò, essere gestiti in forme collettive, al di fuori dalle logiche del profitto e della rendita. Sono beni pubblici che, nel caso, devono essere ripubblicizzati. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 12/18

13 Le numerose esperienze di lotta, anche le più piccole, pure di quartiere, spesso non trovano un luogo politico più ampio, un contesto in cui condividere la propria battaglia con altre esperienze simili, battendosi contro gli effetti di una stessa logica distruttiva. Molteplici e sparpagliati sono i percorsi di consumo critico, di autoproduzione, di riciclo e riuso, di nuove culture e colture sulla terra ed i suoi frutti. Nella nostra regione sono presenti molti gruppi di acquisto solidale, o altre iniziative simili che camminano nella stessa direzione. Agricoltura contadina e/o biologica, filiera corta e km0 hanno bisogno di proposte politiche all altezza della sfida. Proponiamo di dare vita ad un laboratorio diffuso e capillare che metta in rete tutte le esperienze altre che da anni vivono nei territori perché tanti sono i movimenti, i comitati, le associazioni, le liste civiche e le organizzazioni politiche che agiscono in difesa dei beni comuni. Non è accettabile che le nuove generazioni vengano sacrificate sull altare del turbo capitalismo finanziario. E necessario capire e contrastare fenomeni sociali in rapida espansione, come le patologie legate al gioco, una vera e propria truffa mortale legalizzata ed il disagio giovanile, la solitudine e la malattia delle persone anziane e/o portatrici di handicap che pesano interamente sulle singole famiglie, nella totale assenza di un discorso pubblico adeguato e tante altre emergenze rimosse che compongono il mosaico a tinte fosche della realtà contemporanea. Bisogna combattere l emarginazione, la povertà, la solitudine e le cause che le producono, ma non certo le/gli emarginate/i, le/i povere/i e le persone sole. E necessario rimettere al centro le persone, gli interessi generali e non il capitale. Siamo pronti a costruire un Altro Veneto, patria dei diritti e dei beni comuni, laboratorio di cittadinanza e partecipazione democratica. La salute è un diritto La salute deve essere pubblica, deve mantenere l impostazione di servizio socio sanitario, nel rispetto della più rigorosa legalità. In Veneto le politiche neoliberiste degli ultimi anni hanno reso la sanità costosa e sempre meno accessibile, i ticket troppo alti spingono la cittadinanza a rivolgersi a privati o addirittura a rinunciare alle cure. La crisi del modello di welfare veneto è del tutto evidente. Per noi il servizio Socio Sanitario deve essere pubblico equo e generalizzato in quanto espressione di un diritto costituzionale, si configura come un servizio e non una mercanzia e pertanto non monetizzabile, da sottrarre agli appetiti sempre più invadenti delle assicurazioni e delle imprese private che trasformano la salute in merce. Per noi è importante mettere al centro la persona, per garantire prevenzione, cura, assistenza e stabilizzazione. Per noi è importante far arrivare sanità e servizi nel territorio, favorendo investimenti sulla sanità di prossimità. La sanità è anche un comparto di notevole importanza economica: la logistica, l informatica, la farmaceutica, la protesica, la domotica (tecnologie per la casa), sono indotti di notevole valore produttivo che non possono essere lasciati in mano ai privati. La sanità che vogliamo In Veneto, con le elezioni di maggio, si può cambiare strada e per questo ci candidiamo perché siano attuati questi punti: ABBATTERE I TEMPI DI ATTESA per una prestazione sanitaria richiesta con l impegnativa del medico di medicina generale imponendo ai Direttori generali una trasparente organizzazione delle liste d attesa, del lavoro istituzionale e l applicazione immediata da subito dopo le elezioni della legge 120 del 3 agosto 2007 (legge Turco) art. 1 comma 4 lettera g: Progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell ambito della attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime libera-professione, al fine di assicurare che il ricorso a quest ultima sia conseguenza di libera scelta del cittadino e non di carenza nell organizzazione dei servizi resi nell ambito istituzionale. Va introdotta la prescrizione diretta di farmaci, accertamenti diagnostici e terapie strumentali da parte degli specialisti ospedalieri e ambulatoriali che abbiano assunto in cura i pazienti. DRASTICA RIDUZIONE DEI TICKET. Il costo del ticket e dei farmaci, a carico degli individui, è diventato insostenibile: più di 10 milioni di persone hanno ridotto gli accertamenti e/o rinunciato alle cure. I dati ormai dicono che le classi sociali meno abbienti non si curano o si curano meno nelle strutture sanitarie pubbliche per gli esosi ticket e la previsione della durata della vita avvantaggia chi è economicamente forte. LIBERA SCELTA DEL LUOGO DI CURA E DELLO SPECIALISTA. Nella medicina moderna l aumento delle conoscenze scientifiche e delle tecniche diagnostiche e di cura, ha avuto una crescita esponenziale tanto che è difficile per i singoli individui rimanere aggiornati. I medici hanno risolto la complessità della medicina moderna con la super-specializzazione. Il Parlamento italiano, riconoscendo questo rapido progresso della medicina, ha legiferato in modo che il cittadino possa scegliere di farsi curare da uno specialista superspecializzato nella patologia di cui soffre (L. 833/ 78 art 19; L. 229/ 99 art 8 bis comma 2; Conferenza Stato e Regioni 28 marzo 2006 art 1 comma 280 lettera c). I Direttori generali (DG) devono organizzare il lavoro individuando nell ambito delle singole specialità cliniche le nuove superspecialità necessarie a migliorare le prestazioni di un reparto specialistico. Individuate le nuove superspecialità, all interno di una singolo reparto, i DG conferiscono un incarico professionale superspecialistico ai singoli medici del reparto. Con la richiesta del medico di medicina generale il cittadino-utente può accedere a prestazioni sanitarie di qualità. RIORGANIZZARE LA MEDICINA DI BASE IN UNA RETE DI POLIAMBULATORI attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 in ogni comune e in ogni quartiere delle grandi città, riorganizzando e accorpando o attivando ex novo tutti i servizi distrettuali nelle Case della Salute (con i medici di medicina generale organizzati in medicina di gruppo) in linea di massima, tre diverse tipologie: grandi, medie, piccole in relazione alla densità della popolazione e alle caratteristiche geografiche del territorio. TUTELA DELLA SALUTE NELL AMBIENTE DI LAVORO E NELL AMBIENTE DI VITA. Potenziare la prevenzione, la medicina del lavoro, l'igiene ambientale, l educazione sanitaria e alimentare, il controllo sulla qualità delle merci e sui modi di produrle, l analisi epidemiologica (nati, mortalità, registro tumori, patologie degenerative e genetiche) integrandola con quella degli inquinanti ambientali e dei fattori di rischio socio-economici per orientare le politiche di prevenzione e di risanamento ambientale e urbanistico. Questo riduce il rischio di malattie e conseguentemente i costi complessivi del bisogno di cure. Ricostituzione del REGISTRO TUMORI presso IOV di Padova (Istituto Oncologico Veneto) che dovrà essere comprensivo di tutta la popolazione del Veneto. OSPEDALI: GESTIONE, SERVIZIO E DIRIGENZA. Mantenimento dei siti ospedalieri esistenti, riorganizzandoli con compiti di super Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 13/18

14 specialità, accessibili a tutti gli utenti regionali, in modo che con l aumento numerico della attività nell ambito degli incarichi professionali superspecialistici si creino le condizioni per rispettare i parametri di quantità-qualità come evidenziati nel piano nazionale esiti (PNE) e razionalizzazione dei costi (PNE, un esempio per tutti, la formazione di unità di chirurgia del seno che pratichino non meno di 150 interventi/anno di tumori al seno). AREA SOCIO ASSISTENZIALE: DISABILI E ANZIANI, CENTRI DIURNI, CASE DI RIPOSO, ASSISTENZA ALLE FAMIGLIE, AUSILI (DIRITTO AL BENESSERE DEL PAZIENTE E DELLA SUA FAMIGLIA). Potenziare il fondo per la non autosufficienza, per qualificare e potenziare la cura domiciliare Creazione, in concerto coi comuni, di case famiglia, RSA, per gestire malati cronici che non hanno famiglia, ricorrendo a sostegno qualificato, formato con il supporto sanitario di equipe dedicate e certificate ISTITUZIONE DI UN ORGANO DI CONTROLLO REGIONALE PER IL CONTROLLO DELLA APPROPRIATEZZA DELLE CURE. In particolare va effettuato un controllo delle cartelle cliniche nelle strutture private convenzionate per almeno il 40% delle prestazioni. SERVIZI TECNICI DI APPROVIGIONAMENTO CENTRALIZZATI A LIVELLO REGIONALE. Per un maggior controllo dei prezzi e della qualità dei presidi sanitari. CONTROLLO PUBBLICO DELLE CASE DI RIPOSO. La regione veneto non ha ancora deliberato la trasformazione da IPAB (istituto pubblica assistenza e beneficienza) in ASP (azienda servizio a persona) o in fondazioni di diritto privato. Mantenimento pubblico delle strutture per garantire un servizio di qualità, una corretta gestione con personale specializzato e aumento degli organici. Studio statistico sull invecchiamento della popolazione, rapportato al reddito, in funzione del controllo delle strutture private. Utilizzo personale solo a tempo indeterminato o a tempo determinato (no all uso di appalti). Riequilibrio delle risorse sanitarie dal sistema sanitario a quello sociale, evitando di chiudere disabili ed anziani in strutture chiuse e mal servite, attribuendo la giusta attenzione a questi cittadini. AGIRE SUGLI STILI DI VITA DELLA POPOLAZIONE E SULLA DIFFUSIONE DI UNA CULTURA ALLA VITA SALUBRE. Optare per questa prospettiva impone una scelta politica forte, perché adottare efficaci misure di prevenzione significa entrare in rotta di collisione con gli interessi delle compagnie multinazionali del cibo, delle bevande, del tabacco, e dei farmaci; la promozione di stili di vita sani significa facili le scelte per esempio rendendo più vivibili le città, riducendo il traffico e/o, espandendo le aree verdi e i percorsi pedonali e ciclabili, ma anche modificando le politiche per il lavoro, la casa, e perché scegliere questo modello presuppone una responsabilizzazione non solo delle politiche, ma anche dei singoli; il medico è tenuto a considerare il territorio nel quale vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini. A tal fine le strutture sanitarie e gli operatori sanitari sono tenuti a promuovere una cultura civile tesa all uso appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile, e a promuovere una approfondita educazione alimentare che valuti fra l'altro l'opportunità di ridurre l'apporto delle proteine animali nella dieta quotidiana. L operatore sanitario favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale. CONSULTORI. Occorre un nuovo impegno a favore dei consultori giovanili con interventi anche a livello scolastico per garantire sensibilizzazione rispetto omosessualità, femminicidio, violenza di genere, xenofobia e ogni forma di discriminazione tra le persone. Nella gestione dei consultori familiari occorre sostenere una specifica politica per poter garantire alle donne il controllo della loro salute, dei loro diritti sessuali e riproduttivi, anche attraverso un agevole accesso alla contraccezione. Nel campo della salute riproduttiva garantire la corretta applicazione della legge 194 per il rispetto delle scelte dei cittadini e della loro autodeterminazione. Cultura e Turismo Con la Cultura si mangia Il Veneto è uno scrigno di storia, arte e cultura di superbo valore. La tutela dei beni culturali e artistici, monumentali e archivistici, ma anche di quelli immateriali, della memoria e dei saperi tradizionali diffusi sul territorio contribuiscono a tutelare e tramandare alle generazioni future la sua storia. La tutela, lo sviluppo e la diffusione dei beni, delle attività, dei valori della cultura, l opportunità di creare lavoro inteso come bene comune e come diritto, si collocano necessariamente al centro degli obiettivi di crescita civile, sociale ed economica della nostra regione e delle nostre città. Il loro rilancio si rende indispensabile per il futuro. Va subito riscritta la legge urbanistica regionale integrata al piano paesaggistico ponendo al centro una nuova idea di città, dell architettura e del paesaggio. La pianificazione territoriale dovrà avere come priorità la salvaguardia del paesaggio attraverso il contenimento del consumo del suolo e degli spazi urbani. La valorizzazione del patrimonio artistico, monumentale, culturale e ambientale regionale è uno straordinario fattore di sviluppo territoriale ed economico, si deve investire nei luoghi della cultura e dei siti culturali, avendone cura, tutelandoli, valorizzandoli, ma senza mercificarli. Bisogna ripristinare l Assessorato alla Cultura in Regione, allocare risorse destinate alle iniziative di rigenerazione di strutture antiche, alla demolizione dei capannoni inutili, alla riapertura di corridoi paesaggistici, con incentivi per chi ripristina aree dismesse, favorire le attività e l apertura delle biblioteche e dei piccoli musei archeologici e etnografici, dei teatri, dei gruppi culturali locali, tutelare l editoria locale. E necessario poi investire sulla ricettività a tutti i livelli, anche qui con incentivi fiscali, migliorando strutture e punti informativi Cultura e Turismo Il Veneto è uno scrigno di storia, arte e cultura di superbo valore. La tutela dei beni culturali e artistici, monumentali e archivistici, ma anche di quelli immateriali, della memoria e dei saperi tradizionali diffusi sul territorio contribuiscono a tutelare e tramandare alle generazioni future la sua storia. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 14/18

15 La tutela, lo sviluppo e la diffusione dei beni, delle attività, dei valori della cultura, l opportunità di creare lavoro inteso come bene comune e come diritto, si collocano necessariamente al centro degli obiettivi di crescita civile, sociale ed economica della nostra regione e delle nostre città. Il loro rilancio si rende indispensabile per il futuro. Il patrimonio dei beni architettonici e monumentali è a rischio di dismissione senza controllo: privatizzazioni e disfacimenti. Necessita invece di interventi di restauro e riqualificazione. Servono, nuovi programmi di recupero dell edilizia minore esistente, anche di quella economica e popolare, di ammodernamento delle caserme dismesse e delle scuole da adibire a centri socio culturali e poli di aggregazione sociale. Vanno rilanciati i valori culturali e sociali dei centri storici, anche di quelli più piccoli e periferici. Va subito riscritta la legge urbanistica regionale integrata al piano paesaggistico ponendo al centro una nuova idea di città, dell architettura e del paesaggio. Il territorio va rigenerato e riqualificato con l apertura di nuovi corridoi ambientali, che interconnettano parchi e aree naturali protette e una gestione del territorio che riporti lo spazio naturale al centro della gestione urbanistica con una visione dettata da criteri naturalistici e agrari e non speculativi. La pianificazione territoriale dovrà avere come priorità la salvaguardia del paesaggio attraverso il contenimento del consumo del suolo e degli spazi urbani. Perciò i capannoni industriali dismessi dovranno essere rimossi, le aree agricole recuperate, i piccoli centri urbani valorizzati. Il dissesto idrogeologico va combattuto e prevenuto con la messa in sicurezza del territorio che costituisce, anche una opportunità di lavoro per maestranze e professionalità varie. Bisogna inoltre puntare sulla valorizzazione del patrimonio artistico, monumentale, culturale e ambientale regionale quale fattore dello sviluppo territoriale ed economico, investendo per migliorare la fruizione dei luoghi della cultura e dei siti culturali per l indotto che potrebbe essere generato ed una gestione efficace dei servizi connessi, perché (contrariamente a ciò che pensava il ministro Tremonti) con la cultura non solo si mangia, ma si migliorano la qualità delle relazioni umane e della vita. Il Turismo, e il suo potenziamento, può essere un grandioso volano economico a tutti i livelli. I turisti vengono in Veneto per vedere e godere soprattutto del suo eccezionale patrimonio storico artistico e ambientale. Quindi bisogna averne cura tutelandolo e valorizzandolo, e non monetizzandolo. La conservazione e la valorizzazione del paesaggio fisico e delle emergenze culturali sono fondamentali inoltre per creare comunità consapevoli, istruite e aperte, come indicato peraltro dalla nostra storia, al contrario di chi cerca di costruire miti identitari inventati, privi di basi storiche, e che generano solo esaltazioni etniche inconsistenti, presunte superiorità senza senso e contrapposizioni tristemente violente. Sì alla cultura come fenomeno inclusivo, no ad accezioni escludenti, senza fondamento. A tal fine si rende necessario ripristinare l Assessorato alla Cultura in Regione, allocando risorse destinate alle iniziative di rigenerazione di strutture antiche, alla demolizione dei capannoni inutili, alla riapertura di corridoi paesaggistici, con incentivi per chi ripristina aree dismesse, favorire le attività e l apertura delle biblioteche e dei piccoli musei archeologici e etnografici, dei teatri, dei gruppi culturali locali, etc.. Senza dimenticare anche le sentinelle dell informazione sul territorio che sono le piccole emittenti, radio e televisioni locali e l editoria locale in genere, che vanno tutelate ed aiutate. E necessario poi investire sulla ricettività a tutti i livelli, anche qui con incentivi fiscali, migliorando strutture, punti informativi e favorendo l aggiornamento costante culturale e linguistico del personale del comparto. Il tutto attraverso la ricerca di fondi europei e la gestione mirata dei fondi regionali, ma anche attraverso la corresponsione di un biglietto le cui risorse restino alla gestione delle strutture e dei parchi stessi. L intervento di sponsor privati può essere accettato solo a determinate condizioni, sottoposto ad uno stretto controllo pubblico e con precise regole e vincoli. Veneto: la regione che apprende Noi pensiamo al Veneto come ad una regione che apprende, una regione che deve dunque tornare ad investire sull istruzione e sulla formazione. Noi pensiamo ad un ecosistema della conoscenza, dove i processi devono essere governati sviluppando la partecipazione e aprendo il tavolo delle decisioni agli attori del sistema stesso. Le amministrazioni di centrodestra hanno sempre considerato l istruzione quale voce di spesa e non quale motore di sviluppo per il territorio, non hanno investito in ricerca e innovazione. Il comparto della conoscenza è invece leva di promozione sociale e di sviluppo dell economia pertanto, nell ambito della partecipazione alla Conferenza Stato-Regioni, la nuova Regione Veneto dovrà impegnarsi a sollecitare interventi dello Stato per: escludere dal Patto di stabilità delle risorse dedicate ai sistemi di istruzione e formazione; ampliare i servizi pubblici per l infanzia (nidi e scuole dell infanzia); definire un organico funzionale dei docenti alle scuole e potenziare l organico degli insegnanti di sostegno; erogare maggiori risorse per la formazione professionale e per la formazione lungo tutto l arco della vita; definire fondi adeguati e criteri certi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici ed anche per la loro riqualificazione, all insegna della sostenibilità ambientale. Democrazia nella scuola. La scuola per la democrazia Qualsiasi discorso oggi sulla scuola, sul sistema dell istruzione non può prescindere da quanto il governo in carica sta proponendo con il DDL, approvato dal Consiglio dei Ministri che, strumentalizzando e limitando il sacrosanto diritto dei precari all assunzione a tempo indeterminato dopo anni di insegnamento, ricatta il Parlamento, per imporre una rapida approvazione di una proposta indecente, volta ad abolire ogni forma di democrazia scolastica ed ad umiliare il mondo della scuola. Infatti la tanto conclamata autonomia delle istituzioni scolastiche viene reinterpretata non in funzione della libertà di insegnamento e del pluralismo culturale, ma in una forma subalterna di autonomia aziendale, controllata dal Ministro sia attraverso i DS sia con invasive forme di valutazione esterna; non a caso il principio della libertà di insegnamento, affermato nell art. 33 Cost., a garanzia del pluralismo culturale nella scuola statale, nel DdL non è mai menzionato. Ovviamente in questa concezione aziendale e privatistica del sistema scolastico, in cui scuola statale e privata sono sostanzialmente omologate e collocate in posizione paritaria, non poteva mancare la commistione tra finanziamenti pubblici e privati per le scuole statali e per quelle private, scelta con il sistema del 5 per mille degli sgravi fiscali ( artt. 15 e 16). Si tratta di un disegno che configura, passo dopo passo, un sostanziale allentamento dei vincoli costituzionali e un veloce allontanamento dai principi su cui la Resistenza e la preziosa opera delle e dei costituenti fondarono la democrazia italiana. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 15/18

16 La nostra proposta politica intende invece riportare al centro il significato della scuola come spazio di democrazia nel rispetto del dettato Costituzionale, una scuola in grado di garantire effettivamente il diritto all istruzione, per cui obiettivo centrale resta la restituzione delle risorse sottratte alla scuola con i tagli. Ecco perché facciamo nostre le istanze ribadite dal Coordinamento nazionale per la Scuola della Costituzione, da reti di studenti e docenti e ci pronunciamo a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica che, come auspicato dai movimenti di iniziativa popolare, è stata abbinata in Commissione nella discussione al ddl del governo. Conoscenza come motore di sviluppo Il comparto della conoscenza è leva di promozione sociale e di sviluppo dell economia. Il raccordo tra sapere, lavoro, innovazione e ricerca genera occupazione e coesione sociale: per superare nel nostro territorio la trappola di basso sviluppo serve un intervento coordinato tra le diverse politiche, quelle sui sistemi formativi e sui sistemi produttivi, ossia le politiche industriali e quelle per l innovazione e la ricerca. Ed ogni percorso di istruzione, formazione, alta formazione, educazione permanente e ricorrente non può che puntare alla qualità. Le amministrazioni Galan-Zaia hanno sempre considerato l istruzione voce di spesa e non motore di sviluppo per il territorio, non hanno investito in ricerca e innovazione, hanno abdicato al ruolo assegnato loro dalla riforma del titolo V delegando all iniziativa locale, in particolare privata, le figure preposte, a cominciare dall assessore Donazzan, hanno chiuso ogni spazio di dialogo e confronto con gli attori della formazione. Il risultato è evidente. La nuova Regione Veneto dovrà tornare ad investire e governare i processi della conoscenza coordinando l azione degli attori del sistema sociale e formativo, al fine di creare l ecosistema della conoscenza. Occorre poi spezzare la trasmissione generazionale dei deficit cognitivi che grava sui figli di genitori con titoli di studio bassi e occupazioni ad essi corrispondenti; pensare di risolvere il problema con percorsi più facili serve a poco (lo prova il permanere di tassi di abbandono elevati anche in Veneto), è necessario invece un intervento di riforma complessivo del sistema formativo in tutta la filiera e per tutti gli aspetti che lo compongono e che sono anche o di esclusiva competenza regionale (orientamento in entrata e uscita, progetti di contrasto alla dispersione scolastica, offerta formativa, alternanza scuola-lavoro, percorsi di formazione professionale, istruzione terziaria, educazione informale etc), per aumentare la capacità di riconoscere attitudini e talenti e far sì che il sistema formativo ritorni ad essere uno strumento di mobilità sociale e non si limiti a replicare l esistente. In merito alla questione alternanza scuola-lavoro, appare oggi doveroso e necessario, dopo l ultimo intervento del Ministro Poletti, precisarne i confini. Noi intendiamo dare valore e significato all alternanza scuola-lavoro come fase straordinaria di trasferimento e scambio di saperi ed esperienze, che non può e non deve ridursi ad un operazione di sfruttamento di forza lavoro non retribuita. Si tratta di un delicato e sempre più prezioso segmento del percorso di formazione e in quanto tale la responsabilità e il coordinamento devono restare in capo al sistema dell istruzione. Le azioni chiave per la creazione di un ecosistema della conoscenza devono andare nella direzione di tutela e sviluppo delle opportunità del singolo. Sono altresì l'implementazione di tutte le infrastrutture materiali ed immateriali che facilitino i flussi di conoscenza e i processi di apprendimento di cittadini e organizzazioni; la definizione partecipata dei piani annuali di intervento per individuare priorità e progettare interventi coordinati, attraverso l aggiornamento dei dati statistici e la valutazione dell'efficacia delle attività formative, attraverso il raccordo interistituzionale fra enti territoriali (Regione, USR, Comuni), Istituzioni Scolastiche, Atenei servizi (ASL, cooperative, comunità), associazioni di genitori e professionali, parti sociali, imprese, anche attraverso una piattaforma che sviluppi una community di tutti gli stakeholders in tema di formazione, lavoro, servizi sociali, lavori pubblici, sanità, trasporti. E' necessario creare una rete formazione-lavoro per connettere scuola, università, enti di ricerca, imprese, professioni, al fine di incentivare creatività e innovazione e un polo dei beni culturali e del turismo sostenibile per valorizzare le risorse inespresse. Nell ambito della partecipazione alla Conferenza Stato-Regioni, la nuova Regione Veneto dovrà inoltre impegnarsi a sollecitare interventi dello Stato per: -escludere dal Patto di stabilità delle risorse dedicate ai sistemi di istruzione e formazione; -ampliare i servizi per l infanzia (nidi e scuole dell infanzia); -definire un organico funzionale dei docenti alle scuole e potenziare l organico degli insegnanti di sostegno; -erogare maggiori risorse per la formazione professionale e per tutto l arco della vita; -definire fondi adeguati e criteri certi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la loro riqualificazione energetica ed architettonica; invertire il processo di accorpamento degli istituti scolastici, che in nome del risparmio sta compromettendo e riducendo la possibilità di uno sviluppo qualitativo dell offerta formativa, con gravi problemi anche di carattere organizzativo. investire in ogni forma di aiuto alle famiglie, volta a garantire il diritto all istruzione. In particolare pensiamo al contributo regionale "Buono-Libri e supporti alla didattica alternativi" nonché al contributo regionale "Libri di Testo e Strumenti Didattici Alternativi in Comodato" da concedere in comodato gratuito agli studenti iscritti alla scuola secondaria di I e di II grado ed alle istituzioni formative accreditate. A fronte di cinque anni di promesse, il Veneto ancora non ha una Legge regionale sull Istruzione e Formazione. Particolarmente ingiusta, difforme nel territorio e inefficace è oggi l organizzazione dei fondi destinati al Diritto allo studio: tasse scolastiche e universitarie in aumento, borse di studio insufficienti e tardive, caro mense, caro trasporti aggravato dall assenza di un sistema integrato, insufficienti e assegnati senza criteri efficaci e trasparenti i fondi per l edilizia scolastica, pochissime convenzioni per gli studenti, tagli insostenibili ai progetti di inclusione e ai servizi alla disabilità. Vanno ridefinite le modalità di finanziamento e la platea di riferimento, per borse di studio, trasporti, alloggi, mense, libri, biblioteche etc, in direzione contraria al sistema attuale, che finanzia il privato a detrimento del pubblico (l esempio più evidente è il Bonus scuola). Il primo obiettivo della nuova amministrazione pertanto deve essere una legge che intervenga sui punti nodali del sistema, a partire dal DIRITTO ALLO STUDIO e di supporto alla programmazione della Regione in materia di sviluppo del sistema di formazione. I L accordo Stato-Regioni del 2011 ha definito le aree professionali di riferimento per le 21 qualifiche a valenza nazionale, conclusive dei percorsi triennali. Il quadro normativo e legislativo è assai complesso e all interno di questo quadro c è molta disomogeneità tra le scelte e gli atti mesi in campo dalle Regioni. I percorsi triennali dovrebbero essere parte non separata del sistema di istruzione, luoghi in cui si assolve all obbligo di istruzione e si acquisisce anche quel bagaglio, comune a tutti gli altri percorsi, di conoscenze e competenze, necessarie per ogni successivo Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 16/18

17 apprendimento. I percorsi triennali devono essere collocati all interno di un più complessivo sistema della formazione professionale, da qualificare sempre di più, che comprenda la formazione da lavoro a lavoro, la formazione permanente per gli occupati, l apprendistato, l alta formazione (master, dottorati di ricerca, anche in collegamento tra sistema delle Università e sistema produttivo), il sistema degli IFTS (istruzione e formazione tecnica superiore) e degli ITS (istituti tecnici superiori ad alta specializzazione tecnologica). La frammentazione di convenzioni in atto rende difficile avere oggi un quadro generale dell offerta sul territorio regionale non solo per la formazione professionale scolastica, ma anche per post-diploma, i percorsi di secondo livello, l istruzione degli adulti, la formazione di disoccupati, l aggiornamento e riqualificazione professionale. Occorre rivedere le qualifiche previste dai percorsi triennali che attualmente tagliano fuori una serie di settori in espansione. Vanno incentivate ed implementate le forme di partenariato con università, centri di ricerca e associazioni imprenditoriali, i percorsi di alta formazione per i green jobs, tutte le azioni volte all incontro tra studenti e mondo imprenditoriale. I Percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e di Istruzione Tecnica Superiore (ITS), i percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale (Ie FP) devono formare le professioni del futuro e della riconversione ecologica: attraverso il confronto con gli enti locali, con le università, i centri di ricerca, le accademie, i conservatori e le rappresentanze delle imprese e del lavoro va ridefinita l offerta formativa, vanno cioè identificati i settori strategici, al fine di istituire e monitorare, tramite l osservatorio regionale in collaborazione con la sede regionale Istat, filiere formazione-distretti produttivi. Le figure professionali formate dovranno agganciare i codici ESFO (obiettivo mobilità Agenda 2020). Politiche di accoglienza e di cooperazione Condividere con gli immigrati il nostro pane quotidiano è l unico modo che abbiamo per iniziare assieme a loro un percorso di giustizia, riscatto, autonomia e indipendenza del Sud del mondo. Un vasto movimento migratorio ha incominciato a muoversi dal sud del mondo. Guerre, conflitti civili, accaparramento del suolo fertile e dell acqua da parte delle compagnie transnazionali, deforestazioni, desertificazioni, disastri ambientali, epidemie e carestie creano milioni di profughi, esuli, spesso disperati. Una catastrofe umanitaria. Fanatismi religiosi e governi corrotti impediscono lo sviluppo autonomo delle economie locali autoctone. Le culture e le economie locali vengono distrutte. Diritto fondamentale di ogni essere umano è quello di poter avere una cittadinanza comprendente diritti sociali, civili e politici. La comunità mondiale, l Onu e l Unione Europea devono riconoscere la mobilità di tutti gli esseri umani come un diritto. Dobbiamo avere una visione del mondo in cui la migrazione non sia più vista come una sofferenza necessitata, ma come un diritto umano liberamente scelto. Il primo passo da compiere dovrebbe essere l abolizione dei permessi di soggiorno in tutta Europa. Le Carte internazionali dei diritti garantiscono, ipocritamente, il diritto di emigrare, ma non garantiscono un corrispondente diritto all ingresso, ad essere accolti da persone libere. Per invertire il processo migratorio necessitato bisogna fare in modo che i benefici che l umanità trae dall utilizzo delle immense risorse naturali che vi sono in Africa, Asia, Sud America servano innanzitutto alle popolazioni che lì risiedono. L Onu e le agenzie internazionali (Banca Mondiale, Fmi) hanno tradito la loro missione. Una vera cooperazione internazionale può partire dal basso, dalle Regioni sviluppando progetti peer to peer (da pari a pari e di reciproca utilità), con l aiuto dei migranti che studiano e lavorano da noi. Restiamo umani di fronte al dramma dell emigrazione. Diamo una mano a chi ha bisogno, qui e nei loro paesi La Lega riceve facili consensi grazie alla fomentazione della paura e all istigazione all odio. Paura di una presunta invasione di migranti, odio fondato su pregiudizi razzisti. In realtà in Italia non risiedono più persone straniere che in altri paesi europei. Per ragioni geografiche siamo soprattutto un paese di transito, un corridoio dei flussi migratori diretti verso il centro e il nord Europa. La realtà è che la nostra economia (specie nei settori dell agricoltura, dell edilizia, della siderurgia, della concia e di altri comparti industriali e dei servizi particolarmente pesanti) senza l apporto del lavoro migrante non sarebbe quella che è. La legge Bossi-Fini, subordinando il permesso di soggiorno al possesso di un contratto di lavoro regolare, è uno strumento di ricatto in mano ai datori di lavoro senza scrupoli, una fabbrica di lavoratori irregolari. Veri e propri caporali gestiscono questi traffici anche per conto di imprese molto rispettabili che usano contoterzisti. Laboratori, fabbrichette, reti di produttori irregolari alimentano i magazzini e distributori di merci contraffatte che poi vendiamo e compriamo nei negozi a prezzi stracciati facendo finta di non sapere quali sofferenze e quali illegalità ci sono dietro. Un discorso ancora più grave e doloroso va fatto per lo sfruttamento della prostituzione. Qui il racket malavitoso è spietato. Ma troppo spesso si finge di non sapere che chi produce, alimenta ed è il consumatore finale (come Berlusconi definì sé stesso nei suoi traffici sessuali) sono sia i maschi bianchi, italiani e danarosi, ma anche turisti stranieri (il turismo sessuale sta infatti crescendo anche nel Veneto) che sono la causa della tratta e dello sfruttamento sessuale di donne e uomini. La prima lotta all immigrazione clandestina irregolare, quindi, va fatta bonificando l economia illegale e criminale, aumentando i controlli sulle produzioni e sul consumo, educando commercianti e consumatori ad assumere comportamenti vigili, etici e solidali. La Regione può fare molto attraverso il sistema dei servizi di prevenzione e di sicurezza nei luoghi di lavoro e dell ambiente, imponendo la trasparenza lungo le filiere produttive, attivando strumenti di educazione al consumo consapevole. L ipocrisia della Lega e dei movimenti xenofobici e razzisti va combattuta alla radice con politiche educative volte alla conoscenza delle culture, delle tradizioni e dei problemi dei popoli del mondo. A partire da quelli che si affacciano nell area mediterranea. La paura è sempre figlia dell ignoranza. L integrazione passa attraverso la socializzazione delle diverse storie. Le nostre e le loro. L integrazione non è sottomissione, annullamento delle diversità, omologazione. Integrazione è relazione, reciproco rispetto, condivisione, messa in Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 17/18

18 comune di saperi, esperienze, opportunità. In questo senso una società pluriculturale (formata da diverse provenienze e nazionalità) può essere più ricca, interessante, pacifica di altre comunità ossessionate dalla contaminazione, fondate sui miti bugiardi (infondati storicamente) delle proprie purezze originarie. Per questi motivi la prima cosa che vogliamo fare in Regione Veneto è abolire l assessorato alla identità veneta e sostituirlo con una Consulta delle culture dei popoli. Dentro questa cornice politica e culturale di lotta alla xenofobia e al razzismo, non disgiunte da una visione ampia dei problemi geopolitici mondiali, vanno affrontate le varie emergenze umanitarie. Guerre, disastri ambientali, carestie, epidemie stanno affliggendo grandi aree del sul del mondo. Fino a che la comunità internazionale non riuscirà a dare delle risposte efficaci a queste emergenze è semplicemente inevitabile che grandi masse di profughi, esuli, fuggiaschi tenteranno in qualsiasi modo la via della fuga e della salvezza. Nutrirli ed accoglierli è semplicemente un dovere umano. La politica deve quindi muoversi sui due versanti: la cooperazione internazionale affinché vengano ristabilite condizioni di abitabilità nei paesi di origine e la predisposizione di un sistema di accoglienza in tutti i paesi di destinazione. Ogni altra strategia che sia affidata al respingimento, alla creazione di nuovi muri e polizie di confine attorno alla fortezza Europa, è destinata ad un tragico fallimento. Aumenteranno i morti, ma non serviranno a diminuire i flussi. E accertato che sono proprie le carceri e i centri di reclusione il miglior brodo di coltura per il reclutamento di ogni tipo di fondamentalismo violento. I terroristi non vengono con i gommoni. Le politiche di accoglienza fin qui messe in atto dal Ministero degli interni, dai prefetti e dalla Regione con qualche sporadica eccezione di qualche ente locale sono miserevoli. In pratica si limitano ad esternalizzare i servizi alle associazioni e alle imprese sociali: tanti euro a testa per ogni migrante assistito. Grazie alla abnegazione e alla generosità della rete del volontariato e delle strutture come la Caritas, nel Veneto non ci sono stati scandali come quelli di Roma Capitale, ma, comunque, non è così che va affrontato il problema. Chiediamo che la Regione predisponga una rete diffusa di centri di prima accoglienza di piccole dimensioni, facendo grande attenzione ai profughi minorenni, e una seconda rete di informazione, accompagnamento e inserimento nella vita normale lì dove i richiedenti asilo lo desiderano e hanno maggiori possibilità di appoggio. Proponiamo che anche la Regione Veneto promuova una proposta di legge di iniziativa regionale su ius soli, sui diritti di cittadinanza a residenti di altre nazionalità, in modo che vi sia un allargamento dei diritti degli essere umani. Per le minoranze sinti e rom proponiamo l istituzione dei tavoli negoziali previsti dalla Strategia nazionale per l inclusione sociale dei Rom, Sinti e Camminanti approvata dal Consiglio dei Ministri nel 2012, con il coinvolgimento delle rappresentanze dirette degli interessati, e l'applicazione della L.R. 54/89 Interventi a tutela della cultura dei rom e sinti. Siamo per il superamento dei complessi denominati Campi nomadi e per l'istituzione, proprio in virtù della strategia nazionale per l'inclusione sociale dei rom, sinti e camminanti, di microaree familiari e aree di sosta attrezzate per i non residenti, nonché in applicazione della Legge Corona 337 del 18 marzo 1968, di aree di sosta per i periodi di pausa nei comuni di residenza per i gestori di spettacoli viaggianti. Proponiamo altresì di trovare una soluzione per coloro che sono in situazione di disagio lavorativo, individuando progetti per l'inclusione nel mondo del lavoro. Città sicure Investire in accoglienza, offrire umanità, senso e speranza a chi li ha perduti è la migliore risposta ai problemi della sicurezza. La sicurezza del vivere è un tema importantissimo, in tutti i suoi aspetti. La nostra società liberista espone ogni individuo a rischi crescenti. Siamo sempre più soli a dover affrontare insidie nella vita quotidiana (malattie, incidenti stradali, nel lavoro), nella vita sociale (perdita del lavoro, della casa, delle protezioni previdenziali, dell assistenza sociosanitaria) e nelle stesse relazioni interpersonali all interno delle mura domestiche, della scuola, dei luoghi di lavoro dove spesso si annidano la violenza sessuale, il bullismo, l omofobia. Tutto ciò ci rende vulnerabili e preoccupati. Aggiungiamoci la piccola delinquenza diffusa, più o meno organizzata, e si completa il quadro del turbamento, della paura, dell angoscia. La nuova malattia sociale che colpisce il mondo è l ansia. Un piano regionale per combattere il disagio La risposta più semplice ed ipocrita che forniscono gli imprenditori politici dell odio e della violenza, come lo sono i capi della Lega Nord e i razzisti di Forza Nuova e Casa Pound, è quella securitaria: più catenacci, più videosorveglianza, più metronotte, più polizia, più carceri. Ma se si vuole andare al cuore del problema bisognerebbe invece non disgiungere il tema della sicurezza dal contesto delle politiche sociali, di relazione, di cittadinanza e di giustizia. Per bonificare le nostre città dalla mala-vita (dalle cose che ci fanno vivere male) serve fermare la disgregazione del tessuto delle relazioni umane comunitarie e solidali tra le persone. Quartieri e città squallide e inospitali, senza centri di aggregazione, senza servizi collettivi, senza aiuti concreti alle persone, incapaci di accogliere chi è in difficoltà e di reinserire chi esce dalle istituzioni di rieducazione, alimentano il circuito della marginalità, generano disagio e insicurezza. Proponiamo che la Regione si faccia promotrice assieme agli enti locali e alle scuole di ogni ordine e grado di un grande piano per l educazione al rispetto e alla cura degli altri, alla promozione di stili di vita conviviali, alla multiculturalità, all inclusione degli esclusi e degli emarginati. Vi sono nazioni nel mondo in cui le porte di casa rimangono aperte. Iniziare da chi è più in difficoltà. Proponiamo un piano alloggi per le donne e gli uomini senza fissa dimora, privi di mezzi che sempre più numerosi dormono all addiaccio o in miserrimi ricoveri di fortuna. Proponiamo un piano per l inserimento lavorativo di tutte le persone che escono da percorsi rieducativi. Pretendiamo la realizzazione di centri antiviolenza, la attuazione della Carta di Istanbul, azioni di contrasto al bullismo, all omofobia, alla transfobia e agli stereotipi di genere. Programma L'Altro Veneto - Ora Possiamo! - Per una vera alternativa 03/05/15 18/18

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