DIECI EDIFICI STORICI DI PA D O VA: UNA PROPOSTA O P E R AT I VA PER IL CATALOGO MONUMENTALE, LA TUTELA E LA PROGRAMMAZIONE 1

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1 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 143 DIECI EDIFICI STORICI DI PA D O VA: UNA PROPOSTA O P E R AT I VA PER IL CATALOGO MONUMENTALE, LA TUTELA E LA PROGRAMMAZIONE 1 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori Osservazioni preliminari Il lavoro che qui presentiamo su dieci edifici storici, prevalentemente bassomedievali, del comune di Padova, non costituisce, in termini di approccio e di metodo, una novità nel campo degli studi delle architetture medioevali. L analisi stratigrafica delle architetture è, infatti, diventata, negli ultimi decenni, un procedimento analitico conoscitivo utilizzato con sempre maggior frequenza e rigorosità di metodo. Tuttavia ci sembra ancora largamente inesplorata la sua potenzialità come strumento di base nei processi conoscitivi che sottendono i compiti istituzionali di tutela del patrimonio architettonico del nostro paese. Il restauro architettonico non è infatti un campo esclusivamente tecnico, ma prima ancora storico nel senso specifico che gli edifici che giungono fino a noi sono spesso il risultato di manipolazioni strutturali o epidermiche largamente dipendenti da processi culturali, economici, ideologici, ecc. che scandiscono in modo assolutamente peculiare e distintivo il flusso storico. Così, molto spesso, le architetture antiche ci si presentano non più come elementi di un tempo unitario, ma come veri e propri palinsesti in cui sono giustapposte, sovrapposte o coordinate fasi stilistiche e tecniche distintive di momenti assai diversi del percorso storico. È ovviamente, questa, una coscienza diffusa tra gli operatori del settore che tuttavia spesso si scontra con esigenze, pur oggettive per quanto contrastanti, nel momento in cui si pone mano al restauro e, ancor più, alla ristrutturazione degli stessi per gli adeguamenti funzionali del caso. Il problema, sulla scorta di una pluridecennale esperienza di lavoro nell ambito pubblico, ci sembra invero nascere dalla oggettiva carenza di conoscenza analitica e strutturata degli edifici soggetti a tutela, tale da ingenerare troppo spesso atteggiamenti e comportamenti idiosincratici, negli operatori istituzionali, di fronte ai limiti da porre agli interventi di restauro e ristrutturazione degli edifici tutelati. A nostro avviso non si tratta di normare in termini astratti le attività di restauro architettonico, quanto invece di arricchire e approfondire il processo culturale che porta a meglio identificare e rendere a tutti evidente il senso profondo della conservazione del bene e nello stesso tempo i limiti invalicabili del nostro agire diretto o indiretto sul monumento. In questa direzione ci è sembrato utile avanzare una proposta organica per l inserimento, entro la griglia fornita dalla scheda di catalogo elaborata dall ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), di uno strumento strutturato di conoscenza ai fini della tutela monumentale quale la lettura stratigrafica degli alzati e l analisi del dissesto strutturale. In questa ottica, infatti, lo studio analitico del palinsesto murario ovvero l analisi stratigrafica degli edifici, formalizzata con il concorso delle tecnologie informatiche che oggi permettono il facile e comodo abbinamento di immagini raster e vettoriali ed il loro dialogo con le relative basi di dati, dovrebbe diventare corollario stabile e consueto dell apparato informativo-conoscitivo delle schede di catalogo con una finalità orientata ad agevolare in termini qualitativi sia la tutela diretta che quella indiretta, vale a dire i compiti istituzionali degli organi territoriali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. È infatti evidente che solo una base conoscitiva analitica del monumento, che diventi riferimento obbligato culturalmente condiviso, permette di orientare in modo più organico ed efficiente l azione di controllo e di indirizzo delle Soprintendenze sulle proposte progettuali di interventi sugli edifici storici (tutela indiretta) e di sviluppare progettazioni complessivamente più trasparenti e paradigmatiche (tutela diretta). Ma l obbiettivo del nostro lavoro è forse anche più ambizioso e comprende la proposta di un inserimento di questo tipo di conoscenze di base della realtà monumentale di un centro storico, nella fattispecie Padova, in uno strumento urbanistico quale il Piano Regolatore nella forma di carta del 1 Il presente contributo rappresenta una sintesi del lavoro L a lettura stratigrafica di dieci edifici storici di Padova, eseguito dagli autori in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali del Veneto Orientale, Padova, 1998.

2 144 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA rischio architettonico, in grado di fornire al mondo della progettazione privata e pubblica uno strumento concreto di conoscenza e di valutazione preventiva dei limiti che la tutela pone e la cultura impone alla progettazione nel momento in cui questa affronta i temi della rifunzionalizzazione e del restauro di un edificio storico-monumentale. Questo approccio nasce direttamente dall esperienza maturata in seno alla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Veneto Orientale che negli anni ha condiviso con il sistema della progettazione privata e pubblica il disagio prodotto dalla separazione troppo marcata, non tanto delle funzioni, quanto delle culture espresse in strumenti di indirizzo tra organismi statali e amministrazioni locali. Il concorso di entrambe queste realtà alla costruzione di strumenti comuni, efficienti ed orientati al servizio e all indirizzo delle trasformazioni compatibili anche all interno di tessuti storicamente determinati non potrà che agevolare entrambe e la comunità nel suo complesso nel coniugare le cangianti esigenze della società moderna con la generalmente condivisa volontà di rispettare i segni del nostro passato. Si può osservare che la Scheda di Catalogo dell ICCD, così com è oggi strutturata, dà solamente delle prime indicazioni e descrizioni generali del manufatto, che si basano prevalentemente sulle fonti indirette (documenti storici scritti, documenti iconografici e fotografici) 2. Si è vista quindi la necessità di introdurre, all interno del processo conoscitivo, le fonti dirette 3 per avere delle maggiori indicazioni sulla composita e complessa configurazione materiale del manufatto. Nel caso specifico uno degli strumenti d indagine utilizzati è stata la lettura stratigrafica, la quale permette di conoscere i processi di costruzione e di trasformazione che il manufatto ha subito nel corso del tempo, attraverso l osservazione e la registrazione delle caratterizzazioni materiali delle superfici e dei contatti fisici tra le diverse parti (nessi stratigrafici). È proprio la superficie che rappresenta il terreno sul quale la stratigrafia compie la propria esplorazione, alla ricerca delle omogeneità e delle discontinuità, delle unità e dei bordi che la qualificano, al fine di comprenderne il processo di formazione e trasformazione; è quella parte visibile della costruzione su cui è impressa e stratificata l azione dell uomo nel tempo, e che nel contatto con l ambiente esterno subisce e manifesta le variegate azioni del degrado 4 ; essa mostra i segni delle trasformazioni, del trascorrere del tempo e del declinare delle cose 5. La superficie si dà quindi come un complesso sistema di segni culturali, ossia dell insieme delle tracce materiali che sono espressione dell impegno intellettuale e pratico di una data tradizione costruttiva e di segni naturali, che testimoniano l età e il trascorrere delle cose; inoltre essa si dà come struttura materiale che più di ogni altra parte dell architettura ne condiziona l apprezzamento formale 6. Al centro è quindi l attenzione per la materia della fabbrica e per i numerosi indizi con cui si presta ad essere indagata 7 nei quali si manifesta l autenticità del manufatto. Al riconoscimento delle tracce e dei nessi è collegato un apparato di registrazione in forma grafica, attraverso l ausilio di legende grafiche, che permettono di descriverli e qualificarli. Si è vista l opportunità di eseguire la lettura stratigrafica sulle immagini fotografiche raddrizzate poiché l utilizzo dell icona realistica consente di mantenere un contatto diretto con la materialità diffusa delle superfici, permette di documentare, senza mediazioni e selezioni, i caratteri e le tracce presenti sulle superfici, con la possibilità di verificare di continuo le interpretazioni date e i significati attribuiti alle varie parti. Però la lettura stratigrafica non ha esclusivamente lo scopo di potenziare la capacità della comprensione materiale della fabbrica: essa è in grado di renderla trasmissibile e di trasferirla all opera di restauro dal momento che la stessa stratigrafia rappresenta un parametro sensibile ai mutamenti della materialità e della struttura delle relazioni che sostiene l autenticità dell edilizia ed è in grado di descrivere ed interpretare gli eventi di costruzione, di demolizione, di modificazione 8 ; perciò le stesse modalità di descrizione ed interpretazione, lo stesso linguaggio possono essere utilizzati sia per guidare le modificazioni introdotte dal progetto di restauro che per collaudare gli esiti di un restauro già compiuto. Quindi l ingresso nel procedimento di restauro di una mentalità stratigrafica, ossia della consapevolezza dell agire per strati, che possono avere un segno positivo se di costruzione, negativo di demolizione, neutro di modificazione, permette di acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie azioni in termini di conservazione e demolizione delle tracce materiali e dei nessi stratigrafici. Il progettista, nel momento in cui acquisisce una mentalità stratigrafica, diventa più responsabile, riesce a valutare meglio i danni che ogni azione può causare alla fabbrica, agisce con maggiore cautela, evitando gli interventi distruttivi ed omogeneizzanti, poichè la conoscenza rende più prudenti. 2 PARENTI 1988b, p Ibid. 4 DOGLIONI 1997, Dattiloscritto. 5 BELLINI 1990, p QUENDOLO 1998, Dattiloscritto, Venezia. 7 TORSELLO 1997, Scritture di pietra, in F. DOGLIONI 1997, p DOGLIONI 1996b, p. 1.

3 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 145 Fig. 1 - Prospetto ovest della chiesa di S. Michele di Pozzoveggiani (Salboro): lettura stratigrafica Il rilievo stratigrafico-costruttivo dei 10 edifici storici di Padova La chiesa di S. Michele di Pozzoveggiani (fig. 1) viene presentata come esemplificazione dell iter metodologico adottato per lo studio degli edifici in oggetto. Il processo di conoscenza della fabbrica, della sua storia e della sua configurazione viene condotto innanzitutto attraverso una serie di ricerche storico-d archivio; vengono poi eseguiti il rilievo metrico e fotogrammetrico 9, che forniscono informazioni relative agli aspetti geometrici, dimensionali e all articolazione spaziale del manufatto e la lettura stratigrafica che consente di collocare ciascuna parte entro la struttura storica e materiale dell insieme; infine l analisi del dissesto che studia il comportamento nel tempo della fabbrica, descrivibile con i cinematismi dei fenomeni che si sviluppano in rapporto alla configurazione, alla costituzione e all ambiente della fabbrica 10. Sono stati individuati 5 periodi di attività costruttiva, che sono: (Figg. 2-4) 1 periodo (VII - VIII secolo circa): corrisponde presumibilmente la realizzazione della primitiva chiesetta a pianta quadrata (m 6,70 x 6,70), con abside semicircolare ad ovest; a tale fase appartengono le murature costituite da materiali di recupero romani (US ). Al 2 periodo (XII - XIII secolo circa) è riferibile la demolizione e trasformazione della primitiva chiesetta in basilica a tre navate. 9 Il rilievo metrico e fotogrammetrico è stato eseguito dalla dott. Rossana Gabrielli. 10 DOGLIONI 1997, p. 221.

4 146 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA Fig. 2 - Interpretazione e collocazione grafica delle diverse US nelle relative alle fasi di costruzione Fig. 3 - Prospetto sud della chiesa di S. Michele di Pozzoveggiani (Salboro): lettura stratigrafica Nel prospetto ovest sono leggibili le superfici di interfaccia negativa di demolizione delle murature e della volta della preesistente abside (T 1000 b-c, T 1023 a). Nel prospetto sud (Fig. 3) a tale fase corrisponde l intera muratura (US 1101a-b). Sono leggibili le arcate di separazione delle navate laterali con la centrale, (EA ), che si appoggiano su colonne in mattoni (EA ), le finestrelle (EA ), una serie di formelle rettangolari in cotto raffiguranti delle figure simboliche (colombe, colonne del tempio, croce, ecc.: (EA 202, 203, 205, 211); due decorazioni circolari a spicchi in cotto (EA 204 e 210) e una decorazione in mattoni disposti a spina di pesce (EA 200). Si può supporre che corrisponda a tale fase la muratura in mattoni del campanile (US 1101). In fase con la muratura sono i fori pontai (EA 225a-b, 226a-d, 227a-e), per l inserimento delle travi della copertura della navata laterale. È inoltre leggibile la spalla sinistra dell arco dell abside della navatella sud, (EA 237). È riferibile presumibilmente al 3 periodo (XVII secolo circa) la demolizione delle navate laterali, delle quali è leggibile nel prospetto sud la superficie di interfaccia negativa di demolizione dell absidiola della navatella laterale sud (T 1122), il tamponamento delle arcate di separazione tra le navate (US 1119), con l inserimento di una colonna in trachite, (EA 215).

5 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 147 Si può ipotizzare che corrisponda a tale periodo la sopraelevazione del campanile, (US 1107 e 1108), con l inserimento di un apertura ad arco (EA 209), e il tamponamento in mattoni della preesistente apertura (US 1105). Al 4 periodo (dal XVIII alla prima metà XX secolo) corrispondono una serie di rifacimenti della muratura in mattoni e sul lato ovest la chiusura interna del campanile con conseguente apertura di una porta d accesso solo dall esterno (T 1006, US 1006). Inoltre nel lato nord viene inserita la sacrestia e costruita la cappella dedicata alla Madonna. Al 5 periodo (seconda metà XX secolo) è riferito il restauro degli anni 80 che comporta la demolizione e ricostruzione di parti della muratura, senza rendere riconoscibili le parti aggiunte dalle preesistenti, uniformando e falsificando gli elementi di apporto con quelli esistenti. Si può notare che uno degli interventi di restauro è stata la rifugatura dei giunti di malta del paramento murario, che anche se limitato in se stesso come intervento, ha comportato un parziale occultamento dei contatti fisici esistenti tra le diverse US, causando la perdita della leggibilità della struttura delle relazioni storico-costruttive che legano reciprocamente le parti della fabbrica, ossia della autenticità per relazione 11. Nel prospetto sud vengono demolite due aperture rettangolari e realizzati due tamponamenti (US 1113 e US 1120). Vengono inoltre demoliti e ricostruiti i tamponamenti delle arcate (US 1121 a-d), con l inserimento di un apertura rettangolare (EA 224). Le osservazioni e considerazioni sulla configurazione materiale delle superfici desunte dalla lettura stratigrafica hanno innescato una serie di riflessioni sul probabile comportamento strutturale nel tempo della navatella nord della chiesa, attuale sacrestia 12 (Fig. 5): a) si può notare che all inizio nella navata nord del lato est della chiesa, inizialmente con absidiola, oggi non più esistente, l abside stessa costituiva un sistema di controventamento verticale per gli sforzi orizzontali dell intera chiesa, creando un unico corpo estremamente rigido, con comportamento scatolare; b) in seguito, a causa di un probabile distacco dell abside dalla muratura e a causa del progredire del degrado, si viene a creare un meccanismo strutturale labile della parete con apertura ad arco (prima, collegata con l absidiola, era una struttura chiusa a lama di controventamento, poi invece diventa una struttura ad arco senza catena) che, per effetto dei flussi tensionali, comporta la rotazione della base dell angolata (tracce di tale rotazione sono leggibili attualmente sulla muratura); c) la messa in sicurezza della struttura avviene attraverso la realizzazione di un contrafforte che Fig. 4 - Ricostruzioni assonometriche delle fasi costruttive: Fase 1 (VI-VII sec.): Cappella a pianta quadrata Fase 2 (XII-XII sec.): Trasformazione in basilica a tre navate Fasi (XVII-XX sec.): Demolizione delle navate laterali e costruzione della sacrestia e di un altare si oppone ai moti di rotazione della muratura con apertura ad arco; d-e) con la perdita dell absidiola vi è la necessità di tamponare l apertura ad arco. Il tamponamento della muratura, anche se con modalità diverse, ricostituisce il sistema di controventamento con comportamento a lama (inizialmente svolto dall absidiola) e, allo stesso tempo, va a sostituire, a livello funzionale, il contrafforte nel momento in cui si manifestano nuovi dissesti; questo, per la sua progressiva perdita di utilità, viene demolito (sono ancora leggibili le superfici di demolizione e le fondazioni, emerse dagli ultimi scavi archeologici). Altre osservazioni sono state fatte relativamente al sistema di copertura in legno ad una falda della ex navatella: f) si è visto che lo schema strutturale era a mezza capriata con puntone, monaco, catena e saetta; 11 DOGLIONI op.cit., p L analisi del dissesto è stata svolta in collaborazione con l Ing. Massimiliano Lazzari.

6 148 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA Fig. 5- Schematizzazione delle interpretazioni sul probabile comportamento strutturale nel tempo della navatella nord della chiesa (attuale sacrestia) attraverso l interazione tra la lettura stratigrafica e l analisi del dissesto

7 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 149 Fig. 6 - Palazzo del Consiglio: lettura stratigrafica g) in seguito all ultimo restauro tale sistema viene completamente modificato mantenendo esclusivamente il puntone che, essendo privo di catena, sollecitata a trazione e di saetta a compressione, genera una spinta nella muratura di appoggio provocando uno spanciamento nella parete stessa, attualmente leggibile. Nel XIII e XIV secolo la città di Padova, come le altre città italiane, conosce un notevole sviluppo economico e demografico e quindi urbanistico ed architettonico. I cantieri aperti sono numerosi, e di grandissimo impegno. Il comune finanzia le grandi costruzioni ecclesiali (S. Agostino, gli Eremitani, il Santo), ma soprattutto dà il via ad una pianificazione sistematica e razionale dell assetto urbano, dagli accessi viari, alle difese, alle vie d acqua Il Palazzo del Consiglio fa parte dell imponente complesso di tre edifici (gli altri sono il Palazzo degli Anziani e il Palazzo del Podestà), sedi rappresentative del Comune padovano (Fig. 6). Tale manufatto viene costruito probabilmente alla fine del XIII secolo per opera dell architetto Bocaleca; esso è costituito da un porticato in pietra d Istria (US 1000) a tre arcate sostenute da grosse colonne con capitelli bizantini di recupero e due poderosi pilastri; al primo e secondo piano da una muratura in mattoni (US 1001), la quale definisce lateralmente le poderose paraste angolari. In essa sono presenti tre grandi aperture rettangolari ad arco a tutto sesto bardellonato (EA ), e due più piccole parzialmente leggibili (EA ). È incerto se appartenga a tale fase la muratura del 3 piano (US 1003), alla quale si legano in un rapporto di contemporaneità tre bifore (EA 112 a-c, 113 a-c). In un ipotetico 2 periodo vengono tamponate le tre grandi monofore ad arco e le due piccole e realizzate tre ampie aperture rettangolari al secondo piano (US 1006, 1007, 1008). Queste, probabilmente in una successiva 3 fase, sono tamponate (US 1009, 1010, 1011) e vengono ricostruiti in parte o completamente, alcuni archetti pensili e relativi peducci in pietra d Istria (EA 119, 120). Poi presumibilmente nel 4 periodo vengono inserite al primo piano delle aperture rettangolari definite da elementi in pietra d Istria (US 1012, 1013, 1014). 13 ZULIANI 1975a, p. 10.

8 150 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA Fig. 7 - Casa di Via Boccalerie: lettura stratigrafica In un probabile 5 periodo avviene il tamponamento delle tre arcate del portico (US ), che definiscono le spalle di tre apertura ed eseguiti dei parziali rifacimenti della muratura. La casa di via Boccalerie (Fig. 7), situata all angolo tra via S. Lucia e via Boccalerie, costituisce uno dei pochi esempi conservatisi di edilizia privata del XIV secolo. Tale manufatto presenta lungo via S. Lucia un portico mentre su via Boccalerie conserva i barbacani; essa è definita da una muratura in mattoni (US 1000) che è in fase con l arco a tutto sesto bardellonato del portico (EA 100) e con le mensole in mattoni e in trachite che sorreggono un barbacane (EA 103, definito sia da archi a tutto sesto bardellonati che ribassati), ai quali si lega, superiormente, una muratura in mattoni (US 1001). Si può quindi presupporre che nella muratura (US 1001), sorretta dai barbacani, fossero presenti inizialmente quattro finestre ad arco bardellonato, delle quali una si è conservata (EA 109) mentre delle altre sono leggibili solo alcune tracce degli archi (EA 106, 107) parzialmente demolite per l inserimento di quattro aperture rettangolari. In fase con la muratura (US 1001) è la cornice a dentelli (EA 119). Presumibilmente ad un 2 periodo appartengono due elementi rettangolari (EA 110a-b) in pietra di Nanto, che probabilmente, data la posizione e la forma, rappresentano due mensole di sostegno di un balcone. Successiva è la stesura dei diversi intonaci e il rifacimento della parte inferiore della muratura destra della facciata (US 1015) con la quale sono in fase le aperture ad arco a tutto sesto con elementi di pietra d Istria (EA 120, 121, 122, 123). Per quanto riguarda gli edifici religiosi la chie - sa di Ognissanti sorgeva in una zona di ingresso alla città molto importante e frequentata, nella quale esistevano strutture di accoglienza per pellegrini e commercianti tra l antica città e la zona lagunare (Fig. 8). La chiesa, con l annesso ospizio, rappresentava il centro religioso del piccolo borgo di barcaioli del porto di Fistomba. Al 1 periodo (IX - X secolo 14 / XI - XII secolo 15 ), relativo alla costruzione della chiesa a croce latina con abside semicircolare internamente e piana esternamente, è riferibile il basamento costituito da blocchi di trachite euganea di riporto, con evidenti tracce di lavorazioni precedenti (US 1000); la parte superiore della muratura (US 1001) presenta un paramento in mattoni di grandi dimensioni (7,5/8 x 30 x 40 cm) molto simili ai sesquipedali romani, con struttura interna a sacco, con giunti di malta molto sottili; con essa sono probabilmente in fase l apertura rettangolare con elementi in blocchi di trachite (EA 100), la bifora con archi a tutto sesto (EA 101) (la colonnina e il capitello sono stati inseriti durante i lavori di restauro degli anni 20), la feritoia che illumina il vano scala del campanile (EA 103). In fase con la muratura (US 1001), sono i fori pontai (EA 104a-g, 105a-c, 106a-f, 107a-d, 108a-h, 109a-e, 110a-d, 111). Si può ipotizzare che corrisponda alla 2 fase la muratura (US 1003) che definisce superiormente il campanile, il cui paramento è costituito da mattoni di dimensioni molto più piccole rispetto a quelle della muratura sottostante (US 1001); in fase sono i fori pontai (EA 113a-c) e la piccola apertura ad arco (EA 130). In un probabile 3 periodo di trasformazione della chiesa da pianta a croce latina a pianta ad aula unica (seconda metà XVII secolo), viene fatta squadrare internamente l abside semicircolare e allargato il presbiterio di 50 cm nel lato nord ad opera di Francesco Fasolato. Per fare ciò viene demolito parte del muro perimetrale esterno est dell adiacente Cappella del Crocifisso (XV secolo) e inserita una nuova muratura perpendicolare, della quale all esterno è leggibile la testata in mat- 14 FORATO 1991, p BELTRAME, TAGLIAFERRO, p. 209.

9 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 151 Fig. 8 - Chiesa di Ognissanti: lettura stratigrafica toni. Tale muratura (US 1002), si appoggia al vero bordo di strato della preesistente angolata dell abside della chiesa (US 1001) e alla interfaccia negativa di demolizione della muratura della Cappella, anche se tale rapporto oggi è leggibile solamente nella parte inferiore, a causa della presenza dell intonaco che occulta ciò. È probabile che con l inserimento di tale muratura (US 1002) sia stato ricostruito superiormente parte del paramento che delimita ad est e a nord l abside e ad oriente il transetto nord; si può infatti osservare che la muratura che delimita a nord l abside e quella che definisce a nord il transetto si legano in un rapporto di contemporaneità ; inoltre è leggibile la interfaccia negativa di demolizione della muratura nord del transetto, appartenente al 1 periodo, alla quale si appoggia la nuova muratura. Probabilmente in tale fase vengono inseriti nella muratura cinque elementi parallelepipedi in pietra d Istria (T 1009, EA 120, T 1010, EA 121, T 1011, EA 122, 123, 124) e due elementi rettangolari sempre in EA pietra d Istria (T 1006, US 1006, 1007, EA 117, T 1004, US 1004, 1005, EA 114) che presentano una superficie grezza, non rifinita, i quali si appoggiano a mensole in mattoni (EA 115, 118). Si può presupporre che tali elementi, disposti tra loro in linea, costituiscano sette punti di ancoraggio del nuovo altare interno inserito dal Fasolato, dopo aver squadrato e allargato il presbiterio; quindi i due elementi rettangolari rappresentano la parte posteriore delle due statue in pietra interne. Nel 4 periodo (seconda metà XVIII secolo) di demolizione e ricostruzione della cella campanaria con forme settecentesche ad opera dello Squarcina (come è possibile osservare da foto storiche di fine secolo) e di realizzazione di una controsoffittatura a volta e vele della chiesa, corrisponde probabil-

10 152 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA Fig. 9 - Chiesa di S. Michele: lettura stratigrafica mente la muratura superiore in mattoni del prospetto (US 1013), con l inserimento di una grande finestra centinata (EA 125), lunettone diverso per forma e per dimensioni da quelli presenti nei prospetti sud, nord ed ovest; in fase con tale muratura (US 1013), sono i fori pontai (EA 126a-b). Al 5 periodo ( ) è riferibile l intervento di restauro stilistico della cella campanaria: viene demolita la settecentesca cella campanaria che gravava con un carico eccessivo sulla struttura sottostante e ricostruita una con forme semplici e stilisticamente congrua con la base duecentesca (US 1014), secondo il progetto dell allora soprintendente Ferdinando Forlati. Per questo il Forlati fece richiesta al Comune di Padova di utilizzare alcuni materiali presenti nel magazzino municipale, quali mattoni antichi, capitelli e fusti di colonne 16. In fase con tale muratura (US 1014), è la bifora (EA 127) ad arco a tutto sesto sorretta da un capitello (EA 128) e colonna (EA 129). Come si può osservare dalle fotografie dei primi del 900 la bifora alla base della torre campanaria era tamponata e vi era una piccola finestra rettangolare; è quindi riferibile a tale periodo il tamponamento di tale apertura (T 1015, US 1015), previa demolizione degli stipiti e l apertura della bifora. Inoltre, come può essere rilevato dalla documentazione relativa ai lavori di restauro del Forlati, il capitello e la colonna della bifora vengono inseriti durante tale restauro (EA 131, 132). Al 6 periodo (dopo il 1976) è riferibile la malta di risarcitura della lesione della muratura, (US 1017), causata dal sisma del 1976 e l intonaco (US 1018). La chiesa di S. Michele (Fig. 9) fu probabilmente fondata dai Bizantini ed è forse la prima chiesa di Padova costruita dopo l incendio distruttore di Agilulfo (602 d.c.). La chiesa si trovava aldilà del canale su cui si affacciava il castello della Torlonga: era di tipo basilicale a una navata di modeste dimensioni (m 18 x 9), con caratteristico orientamento est-ovest. A questo periodo corrisponde probabilmente la costruzione della parte inferiore e delle angolate della facciata della chiesa (US 1000 a-b), il cui paramento murario è costituito da materiale lapideo romano di riporto: grandi blocchi di trachite la cui squadratura rivela l origine romana, mattoni romani sesquipedali (mattoni quadrati di un piede e mezzo per lato), e una lapide in pietra rosata (EA 101) sulla quale è scolpita la figura di un guerriero. (Simile elemento di riporto è presente anche nel muro settentrionale della chiesa). In un probabile 2 periodo (XIV secolo) si verificò l incendio della chiesa e di alcune case, in seguito alla battaglia di Francesco Novello contro gli Scaligeri. Il Bellinati 1 7 afferma che l incendio interessò il tetto e soltanto parte del paramento murario. Di conseguenza la chiesa fu probabilmente ricostruita e fu eretta una cappella sul lato settentrionale (affrescata nel 1397 da Jacopo da Verona). Presumibilmente in tale periodo fu ricostruita la parte centrale della muratura della facciata (US 1001), la cui apparecchiatura è costituita da mattoni più piccoli, quasi rotti, rispetto alla muratura adiacente (US 1000) che presenta mattoni lunghi e regolari. Nel 3 periodo (XV - XVIII secolo) con il passaggio di proprietà della chiesa di S. Michele dal Monastero delle Carceri di Este alla Congregazione di S. Spirito di Venezia, viene costruito il convento adiacente al prospetto sud della chiesa e quest ultima viene dotata del presbiterio con profondo coro, del campanile, della sacrestia e del vestibolo. Si può presupporre che corrisponda a tale fase l inserimento di due grandi aperture (EA 102 e 103), le quali probabilmente erano definite da elementi in pietra (ciò può essere ipotizzato per la presenza di riseghe 16 FORLATI BELLINATI 1969.

11 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 153 Fig Ospizio di S. Daniele: lettura stratigrafica nella parte superiore di tali aperture, probabili sedi di stipiti), la stesura dell intonaco (US 1002a-b), l inserimento della porta d ingresso (T 1016, US 1016, 1017a-c) e del relativo arco in mattoni (EA 106), dell architrave e degli stipiti in pietra della porta (EA 107a-c), di tipo romano - esarcale, probabili elementi di riporto. Ad un 4 periodo (inizi XIX secolo) sono ipoteticamente riferibili una serie di lavori di demolizione che interessano la chiesa: il presbiterio e il tetto della chiesa vengono demoliti, il muro settentrionale e la facciata ovest dell antica chiesa vengono dimezzati, infatti nel prospetto ovest è leggibile l interfaccia negativa di demolizione (T 1003). A tale fase corrisponde il tamponamento in mattoni (US 1004a-b) delle due finestre (EA 103 e 104). Probabilmente al 5 periodo (1831) appartiene la sostituzione dei due architravi delle due finestre tamponate (EA 103, 104) con due archi (EA 108 e 109). Inoltre viene aggiunta la muratura superiore (US 1005) di completamento e finitura del prospetto ovest e la muratura (US 1015). In seguito nel 6 periodo vi è l aggiunta della copertura del prospetto ovest (US 1007) e la stesura di vari intonaci e risarciture in mattoni. L Ospizio di S. Daniele (Fig. 10) viene costruito probabilmente nel XIII-XIV secolo da Giovanni degli Abbati, arciprete della cattedrale, costituito da una muratura di mattoni con la quale sono in fase le cinque arcate del portico (EA 100 a-e), sostenute da snelle colonne con capitelli scantonati (EA 102 a-d) e da due pilastri in trachite (EA 101 a-b). Gli archi del portico sono a tutto sesto le cui ghiere, con bardellone, sono costituite da mattoni con l inserimento di tre conci di pietra d Istria, motivo tipicamente lombardo e molto diffuso a Verona, da far ipotizzare l intervento di un architetto forse veronese; in fase con la muratura sono le aperture del primo piano ad arco a tutto sesto bardellonato (EA 103, 104, 105) e la cornice del tetto in mattoni (US 1031). In un probabile 2 periodo viene inserita un apertura rettangolare con elementi in pietra di Nanto (T 1001, US 1001, EA 107), una piccola nicchia in pietra di Nanto con la raffigurazione della Madonna e del Bambino (T 1004, US 1004, EA 110) e vengono realizzati degli intonaci (US 1002, 1003) sui quali vi era probabilmente un affresco. Successivamente vengono rifatti i bancali delle aperture in mattoni e pietra d Istria, viene tamponata un apertura ad arco ribassato, vengono eseguite delle risarciture di lesioni murarie, di giunti degradati e delle parti murarie per l inserimento di tiranti. In epoca medievale la tipologia delle case-torri era molto diffusa nella città di Padova: Torre del Comune, Torre di Palazzo Zabarella, Torre di Palazzo Capodilista in via Umberto I, Torre Da Rio, Torre della Specola. La Torre di Ezzelino (Fig. 11) appartiene a tale tipologia; essa è costituita da una poderosa base in blocchi di trachite (US 1000) e dalle soprastanti murature in mattoni disposti a corsi orizzontali regolari (US ); in fase è l elemento orizzontale di marcapiano in trachite (EA 101), l apertura ad arco a tutto sesto bardellonato (EA 102) e la parte destra di un altra (EA 103). In una 2 fase viene costruita la muratura in mattoni del 2 piano (US 1003) alla quale si legano in un rapporto di contemporaneità le due aperture ad arco prive di bardellone (EA ). La presenza di monofore ad arco a pieno centro nei piani superiori e di una vigorosa base trachitica completamente chiusa ribadisce emblematicamente la funzione difensiva di tale casa-torre e la totale chiusura verso l esterno. In fase con la muratura (US 1003) sono una serie di elementi costituiti da mattoni che rappresentano una cornice a dentelli (EA 110) e parte di una sequenza di archetti in mattoni ad arco a tutto sesto, detti lacunari, dalla funzione incerta (EA 106a-d), presenti anche in altri edifici di Padova:

12 154 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA Fig Torre di Ezzelino: lettura stratigrafica Palazzo Zabarella, il castello di Casalserugo, il castello Cini di Monselice, la casa detta di Ezzelino il Balbo in via S. Lucia. In un probabile 3 periodo (XIV-prima metà XVI secolo) avviene probabilmente la demolizione della maggior parte degli archetti (EA 106, 110), relativa sostituzione con una nuova muratura in mattoni (US 1004) e il tamponamento (US 1005 a- b) dei due conservati (EA 106 a,d). Nell ipotetico 4 periodo (XVI-XVII secolo) vengono inserite presumibilmente due ampie finestre rettangolari a finto bugnato in mattoni, la cui muratura presenta una forma simile a dei petali di fiore (T 1006, 1006, 1007, 1008), con bancale in pietra di Nanto (EA 107 e 108). Si può osservare che la superficie della muratura con l inserimento delle finestre si presenta come una superficie di interfaccia negativa di demolizione, poichè a tale muratura, realizzata a finto bugnato, è stata demolita la parte sporgente. È interessante notare che sul prospetto ovest è ancora leggibile una apertura uguale con finto bugnato in mattoni. È probabile che in tale fase la superficie esterna dei blocchi di trachite della parte basamentale sia stata lavorata a creare degli specchi. In un 5 periodo vi è la realizzazione di una nuova merlatura in mattoni (US 1009 a-e), il ridimensionamento delle aperture cinquecentesche (US 1011 a-b) e la creazione di una piccola apertura (T 1012, US 1012). In seguito nel 6 periodo vi è la formazione di una serie di aperture tra i merli con l inserimento dei rispettivi bancali (US 1010 a-d), superiormente la costruzione di una muratura (US 1013), l inserimento di un bancale in pietra d Istria (EA 109). La Torre della Specola (Fig. 12), costruita presumibilmente nel XI-XIII secolo, è inserita all interno del complesso edilizio del castello carrarese, ed è costituita, come la torre di Ezzelino e

13 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 155 Fig Torre della Specola: lettura stratigrafica la torre del palazzo Zabarella, da una base di grandi blocchi di trachite (US 1000) e da una soprastante muratura in mattoni (US 1001), con la quale è in fase un apertura rettangolare ad arco a tutto sesto (EA 100). In età carrarese (XIV-XV secolo) viene probabilmente ricostruita la parte sommitale della torre con beccatelli di rinforzo in mattoni ed elementi di pietra di Nanto (US 1002); si può osservare che tali elementi sono presenti nella torre di Porta Legnago a Montagnana, nella torre del castello di S. Martino a Cervarese S. Croce e nelle due torri della cinta di Este. A tale muratura si lega in un rapporto di contemporaneità un apertura in mattoni ad arco ribassato bardellonato (EA 101). Vengono inoltre inserite delle aperture rettangolari con bancale in pietra di Nanto, parzialmente leggibili (US 1003, EA 102, 103). In un successivo 3 periodo (seconda metà XVIII secolo) sulla sommità della torre viene eretto ad opera dell architetto Domenico Cerato un osservatorio astronomico, costituito da una grande sala ottagonale con enormi finestre, con sopra tre torrette (US 1022, EA 113); inoltre viene inserito un elemento rettangolare in pietra d Istria (EA 111), una serie di aperture rettangolari in finto bugnato di mattoni (T 1004, US 1004, 1005, T 1006, US 1006, 1007, T 1011, US 1011, 1012, 1014, 1015) con bancali in pietra d Istria (EA 104, 105, 106, 107), un apertura circolare (T 1009, US 1009, 1010) che comporta il tamponamento delle preesistenti aperture (US 1008, 1009, 1013); viene costruito a lato della torre un nuovo edificio (US 1017, 1019, 1021), che si appoggia alla torre, con l inserimento di trabeazioni in pietra d Istria (T 1016, US 1016, EA 108; T 1018, US 1018, EA 109; T 1020, US 1020, EA 110); infine viene realizzato un finto bugnato sull angolo sud-est della muratu-

14 156 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA Fig Palazzo Zabarella: lettura stratigrafica ra della torre formando una superficie rifinita come superficie architettonica. In fase con i lavori del Cerato è la stesura dell intonaco che copre la superficie muraria della torre (US 1023). Il Palazzo Zabarella rappresenta un esempio di palazzo fortificato nella città di Padova (Fig. 13). L indagine stratigrafica è stata resa difficile dagli interventi di risarcitura dei giunti che la facciata ha subito a causa dei recenti restauri, che hanno comportato una parziale illeggibilità dei rapporti stratigrafici esistenti tra le diverse US. Il palazzo sorgeva in un area nevralgica della città antica, limitrofa al ramo principale del Brenta (attuale Riviera Ponti Romani) dove vi era il porto fluviale. Inizialmente sorgeva l attuale torre a protezione di un primo nucleo abitativo, quasi a ridosso della preesistente cerchia di mura medievali; essa è costituita da un possente basamento di elementi di trachite, probabilmente di recupero (US 1000), e da una muratura abbastanza omogenea, costituita per la maggior parte da laterizi romani di reimpiego (US 1001), con la quale è in fase l apertura rettangolare con architrave in trachite (EA 100). L ipotesi che la torre sia sorta come struttura a sè stante ed autonoma è confermata dal fatto che la facciata del Palazzo non è in linea con questa, ma è leggermente inclinata. In un probabile 2 periodo (prima metà XIII secolo) viene riferita probabilmente la maggior parte della facciata del palazzo delimitata nella parte bassa da un basamento di blocchi di trachite, mentre nella parte superiore è costituito da mattoni romani di riporto, di notevole dimensione e di colore giallastro, disposti a corsi irregolari(us 1002). In fase con tale muratura è un arco in mattoni a sesto ribassato (EA 101) che rappresenta la preesistente apertura di ingresso al palazzo, della quale è ancora leggibile la spalla destra (EA 102), parte della quale è stata poi demolita. Al piano superiore si possono osservare le tracce di due archetti, con cornice dentellata (EA ), che probabilmente facevano parte di aperture multiple (bifore o polifore), in fase con la muratura (US 1002). In un ipotetico 3 periodo viene costruita la muratura di completamento della facciata meridionale (US 1003), il cui paramento è costituito da mattoni disposti a corsi più regolari, con la quale è in fase l arco (EA 105 a-b) del quale non è stata conservata la parte centrale, probabile apertura di servizio. Al 4 periodo (XIV-XV secolo circa) corrisponde presumibilmente la sopraelevazione della facciata che uniforma il prospetto (US 1004), il cui paramento è costituito da mattoni di piccole dimensioni senza reimpieghi di mattoni romani, con la quale è fase di cantiere la muratura (US 1005), alla quale si legano in un rapporto di contemporaneità una serie di archetti (lacunari) (EA 106). Al 5 periodo (XVI secolo) appartiene ipoteticamente l inserimento cinquecentesco di nuove finestre e balconi in pietra di Nanto, con architrave aggettante (da T 1007 a T 1015, da US 1007 a US 1015, da EA 107 a EA 127), gli elementi orizzontali di marcapiano (EA ) e un elemento circolare decorativo (patera) (EA 129), tutti in pietra di Nanto. Nel 6 periodo in relazione agli interventi ottocenteschi del Danieletti, di creazione di un atrio monumentale e di uno scalone interni, è riferibile probabilmente il tamponamento dell entrata carrozzabile sul lato sinistro (T 1016, US 1016), il rifacimento della spalla destra della stessa e con l inserimento di un apertura cinquecentesca (EA 132). (Da un disegno di rilievo di Tomaso Sforzan del 1672 si può osservare che l ingresso si trovava ancora nel lato sinistro del Palazzo). Al centro della fac-

15 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 157 ciata viene collocata una grande apertura ad arco con elementi in trachite (T 1017, US 1017, EA 133). È incerto se con la realizzazione del nuovo ingresso le finestre e i balconi cinquecenteschi siano stati riposizionati per realizzare una simmetria centrale delle aperture, come scrive lo Zabeo, anche se sono leggibili alcune discontinuità fisiche attorno alle aperture. Successivamente nel 7 periodo (XIX secolo in poi) sono riferibili presumibilmente l inserimento di una finestra nella torre (T 1018, US 1018), la formazione di un foro rettangolare (T 1019, US 1019), il tamponamento di quattro fori (T 1020 a- d), la parte terminale della torre (US 1021) e della facciata (US 1022), l inserimento di una bocca da lupo (T 1023, US 1023). Un altro edificio oggetto di studio è l A r e n a R o m a n a, che rappresenta uno dei più prestigiosi monumenti della città inserito all interno del complesso monumentale degli Eremitani. Attualmente si sono conservati solamente alcuni tratti di muratura dei cinque muri ellittici concentrici esistenti. L anfiteatro di Padova, come quelli di Lecce, Pola, Verona e Nimes, era di tipo canonico, emergente dal terreno, la cui struttura, detta anche cava, era costituita da una sequenza di arcate. Esso era definito internamente dall arena e dalla c a v e a: la prima era a pianta ellittica e all estremità dell asse maggiore vi erano le grandi porte per l entrata degli animali e dei gladiatori, la triumphalis, e per l uscita dei caduti, la libitiniensis o porta della morte. Attorno all arena (m 102,5 x 65,5) vi era la cavea, simile ad un grande anello ellettico, di forma concava, definita dall insieme dei gradini. Le murature dell anfiteatro sono in opus vitta - tum, costituite da due paramenti esterni in piccoli blocchi parallelepipedi squadrati a spigolo vivo in pietra di Custoza, tipico calcare dei Colli Euganei, disposti a corsi orizzontali regolari con giunti di malta sottili e da un nucleo interno, l opus cae - menticium, costituito da un impasto di malta e di c a e m e n t a, ossia di frammenti molto irregolari di pietra di calcare di Custoza. I paramenti esterni non sono collegati con il nucleo cementizio interno e ciò rende tale sistema costruttivo poco coeso. Il terzo muro elittico si è conservato maggiormente rispetto agli altri per circa 2/3 del suo sviluppo iniziale e costituisce l oggetto del nostro studio. Attualmente parti della muratura hanno conservato la loro struttura iniziale con lo opus vittatum in pietra di Custoza (US 1000, 1001; US 1200), mentre in altri tratti, a causa del degrado e dell erosione del tempo, l opus vittatum non si è mantenuto, rendendo leggibile il nucleo interno cementizio (T 1001, T1200). Nella parte interna di tale muro per tutta la sua estensione si è osservata la presenza di una doppia fila di mattoni romani (US 1002, US Fig È importante sottolineare che la materia non è equipotenziale sotto il profilo stratigrafico, ma può presentare degli addensamenti e rarefazioni: possono essere infatti individuati dei punti sensibili, dei nodi rivelatori nei quali vi è un alta concentrazione delle informazioni e quindi una maggiore qualità del dato. Per esempio nella Torre di Ezzelino si può osservare come, in uno spazio limitato, sia possibile notare la presenza di una spalla destra e una parte dell arco a tutto sesto di un apertura appartenente al 1 periodo, la quale viene in seguito tamponata per l inserimento di un ampia apertura a finto bugnato in mattoni, la cui superficie, sporgente a bugnato, viene demolita e resa complanare con la muratura adiacente, creando quindi una superficie di interfaccia negativa di demolizione ; si viene a creare quindi una separazione cronologica tra la materialità in se stessa dell US e la sua superficie architettonica. Tali tracce materiali, seppur limitate di estensione, conservano in sè un alto potenziale informativo e un flusso di relazioni di importanza fondamentale per la comprensione materiale della struttura stratificata che in fase di restauro devono essere mantenuti e conservati. 1201) di lunghezza variabile da cm a cm 20-21, altezza cm 7-7,5, che sono in fase con la muratura sopra descritta e sono alla stessa quota della base dei fornici d ingresso presenti sulla

16 158 LO SPESSORE STORICO IN URBANISTICA stessa muratura; probabilmente questi avevano la funzione di piano di posa della muratura s o p r a s t a n t e. Inoltre sono stati individuati una serie di fori pontai (EA 102a-o) ad intervalli di m 1,30-1,50 sopra alla doppia fila di mattoni (US 1002), in fase con quest ultimi, i quali presumibilmente erano la sede delle travature che sostenevano il tavolato del pavimento dell ambulacro compreso tra il muro precedente e questo. Ad una altezza di m 3 dalla quota della doppia fila di mattoni vi è una superficie di interfaccia negativa di degrado o causata da azioni antropiche (T 1001, T 1200) che rappresenta la volta che copriva l ambulacro, della quale è leggibile l opus caementicium interno, costituito da frammenti di pietra più grandi rispetto a quelli della muratura sottostante. Delle aperture arcuate, che si aprivano ad interasse di m 8,70, sono leggibili alcune tracce (EA 100 a-b, 200a-e), mentre sono quasi totalmente leggibili le tre centrali sull asse minore, che hanno un interasse di m 2,90 (EA 100 c-d, 200 f-g). Nella parte esterna sono leggibili le superfici di interfaccia negativa del punto di contatto con i corridoi di accesso alla cavea, i quali erano costituiti da due muri radiali, coperti da una volta di altezza dal doppio corso di mattoni all intradosso di m 4,65 che si prolungavano dal muro oggetto verso l esterno per una lunghezza di m 10,55 in numero di 80. Questi erano aperti in corrispondenza delle aperture arcuate presenti sul muro, al di sopra dei fornici praticabili, mentre erano chiusi dove non vi erano i fornici (EA 206a-l). In epoche successive tale manufatto ha subito continue modifiche, tamponamenti, sopraelevazioni, addossamenti di nuovi edifici in seguito demoliti. Tale lavoro ha quindi permesso di evidenziare la complessa configurazione materiale dei manufatti, gli indizi materiali delle costruzioni, potenziali veicoli di comprensione, che costituiscono e formano quindi quella carta del rischio architettonico utilizzabile sia come strumento di conoscenza del manufatto ma anche di controllo dell opera di restauro.

17 Serena Franceschi, Adelmo Lazzari, Sandro Salvatori 159 BIBLIOGRAFIA BIBLIOGRAFIA GENERALE AA.VV., 1996, Atti del 1 Seminario di Specializzazione in archeologia dell architettura: dalla conoscenza al restauro, 2-30 marzo 1996, Padova (dattiloscritto). AA.VV., 1996, 1997, 1998, Archeologia dell architettura, n , Firenze. I. ARCE, F. DOGLIONI, R. PARENTI 1996, Gli strati di rive - stimento: strategie e tecniche di indagine tra cono - scenza dello spessore storico e finalità di conserva - zione/restauro, in Dal sito archeologico all archeologia del costruito, Atti del Convegno di Studi di Bressanone 3-6 luglio 1996, Padova, pp R. BALLARDINI, F. DOGLIONI 1989, Conoscenza e progetto di restauro del complesso di S. Michele in Padova. Sperimentazione di una procedura di connessione tra conoscenza e progetto, in AA.VV., Restauro. La ricerca progettuale. Atti del convegno di Bressanone, pp A. BELLINI 1980, Ricchi apparati e povere idee, Restauro, n. 51, pp A. BELLINI 1983, Istanze storiche e selezione nel restauro architettonico, Restauro, nn A. BELLINI 1990, La superficie registra il mutamento: perciò deve essere conservata, in Superfici dell Architettura: le finiture, Atti del Convegno di studi di Bressanone, giugno 1990, Padova. F. BONARA 1979a, Proposta metodologica per uno studio sto - rico dei mattoni, in Il mattone di Venezia. Atti del convegno presso la Fondazione Cini ottobre F. BONARA 1979b, Nota su un archeologia dell edilizia, Archeologia Medievale, VI, pp G.P. BROGIOLO 1985, Archeologia urbana a Brescia, Restauro e città, I, n.2, pp G.P. BROGIOLO 1988a, Archeologia dell edilizia storica, Como. G.P. BROGIOLO 1988b, L analisi stratigrafica: un metodo per la lettura delle modificazioni architettoniche, Abacus, 14, pp G.P. BROGIOLO 1988c, Campionature ed obbiettivi nell anali - si stratigrafica degli elevati, in R. FRANCOVICH, R. PARENTI (a cura di), Archeologia e restauro dei monumenti, Firenze, pp G.P. BROGIOLO 1989, Architettura medioevale del Garda Bre - sciano. Analisi stratigrafiche, Brescia. G.P. BROGIOLO 1993, Appunti su analisi stratigrafica e r e s t a u r o, in M. UBOLDI, La carta archeologica della Lombardia, Como, pp G.P. BROGIOLO 1996, Rilievo critico e analisi stratigrafica h a r r i s i a n a, in S. SCARROCCHIA, R. SPELTA, Il progetto di restauro e i suoi strumenti, Atti del 2 Corso di Perfezionamento in Restauro Architettonico (1991), Venezia, pp M.O.H. CARVER 1983, Valutazione, strategia ed analisi nei siti pluristratificati, Archeologia Medievale, X, pp M. DEZZI BARDESCHI 1991, Restauro: punto e da capo. Frammenti per una (impossibile) teoria, Milano. F. DOGLIONI 1987, Ambienti e dimore medievali a Verona, Verona. F. DOGLIONI 1988, La ricerca sulle strutture edilizie tra archeologia e restauro architettonico, in R. FRAN- COVICH, R. PARENTI, Archeologia e restauro dei monumenti, Firenze, F. DOGLIONI 1990, Le superfici: considerazioni sui mutamen - ti prodotti dal restauro, in Superfici dell Architettura: le finiture. Atti del convegno di studi. Bressanone giugno 1990, Padova. F. DOGLIONI, A. BELLINA, A. QUENDOLO 1991, L integra - zione delle lacune nella ricostruzione per anastilosi del paramento lapideo del Duomo di Venzone. Aspet - ti concettuali e modi esecutivi, in Le pietre nell Architettura: struttura e superfici. Atti del convegno di studi. Bressanone giugno 1991, Padova, pp F. DOGLIONI 1992, Importanza dell intonaco per la conserva - zione delle autenticità edilizie nel restauro architet - tonico, in International workshop on conservation of architectural surfacess: stones and wall covering, marzo 1992, Venezia. F. DOGLIONI 1996a, Il rapporto tra rilievo, progetto e opera nel restauro: la stratigrafia come possibile linguag - gio comune, in S. SCARROCCHIA, R. SPELTA, Il progetto di restauro e i suoi strumenti, Atti del 2 Corso di Perfezionamento in Restauro Architettonico (1991), Venezia, pp F. DOGLIONI 1996b, Mentalità stratigrafica e tecniche strati - grafiche sul progetto di restauro, Seminario: I metodi dell archeologia e il progetto dell intervento sull architettura, 2 aprile 1996, Brescia.

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