Linee per uno scenario

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1 Linee per uno scenario 13 Capitolo primo Linee per uno scenario «È maledettamente lunga la strada per arrivare da Pietroburgo a Stoccolma, ma dopo tutto, per uno che fa il mio mestiere, l idea che una linea retta rappresenti la distanza più breve tra due punti, ha perduto da un pezzo la sua attrattiva.» Questo pensiero può essere utile a dei giovani che da un loro perpetuo punto di partenza non vedono l ora di essere già arrivati a qualche traguardo della loro giusta ambizione. Cercano la linea retta, la più breve, mossi dall impazienza dell età e persuasi da un idea lineare dei tragitti. Non è così. Tra quei due punti scorre la vita che è una continua digressione, un imperterrito divagare che ha bisogno di ostacoli, rinunce, buona sorte e anche disgrazia, per compiersi. Solo da un arbitrario punto d arrivo si può credere a un percorso, dare un nome all intrico di questi giorni. [ ] Dal guazzabuglio del passato emerge allora non la linea tratteggiata di un disegno, ma la forza posseduta dal punto di partenza. (Erri De Luca, ALZAIA) L analisi della contemporaneità consente l emersione di una serie di termini che hanno ormai pienamente invaso non soltanto la produzione scientifica e/o le analisi sociologiche, ma anche la pubblicistica, i media, il linguaggio comune. Difficilmente incontreremo qualcuno che non abbia sentito parlare di termini quali globalizzazione, flessibilità, complessità, postmodernità, accelerazione del cambiamento, società multi o interculturale e così via. Quello che però si richiama all attenzione è che nessuno di questi termini riesce davvero a restituire un quadro esauriente

2 14 Narrazioni di narrazioni dello scenario nel quale oggi ci troviamo a vivere. Potremmo parlare, anche qui abusando di termini generalmente noti, di una ipercomplessità della contemporaneità le cui contraddizioni risultano davvero difficilmente riducibili. La fine delle metanarrazioni o grands récits (Lyotard, 1981; Geertz, 1995) costituisce una specie di resa: l uomo, in un certo senso, rinuncia alla pretesa di rappresentazione globale dello scenario nel quale è inserito. Eppure ciascuno di noi manifesta, in gradi diversi, il bisogno di autonomia, di affermazione di sé, il bisogno di essere riconosciuto come soggetto, di poter attribuire un senso e un significato alle cose che fa, che gli accadono, che vede nel mondo in cui è inserito. Potremmo dire che ciascuno di noi, affermando i bisogni appena elencati, evoca narrazioni capaci di includerli. Non potendo attingere queste narrazioni dai grandi repertori ormai poco frequentati, sempre più spesso decidiamo di acquistarle (nemmeno troppo metaforicamente) in «confezioni pronte all uso». Queste confezioni però, come ogni surrogato che si rispetti, non hanno né la potenza, né la credibilità, né la durata degli originali dei quali sono pallida copia. Quello che è richiesto al soggetto nella contemporaneità è dunque una sorta di conciliazione tra la rinuncia alle metanarrazioni e l appagamento dell urgenza di sintesi per ridurre la realtà a un quadro leggibile nel quale si possa inserire l agentività del soggetto. Il tentativo che facciamo nei paragrafi seguenti è quello di proporre alcune linee per leggere lo scenario che abbiamo appena descritto come non riducibile. Lo sforzo di sintesi è evidente e comporta la rinuncia alla pretesa di esaustività. Due ci appaiono i problemi principali da mettere in evidenza, testimonianza del fatto che, seppur inseriti nello stesso scenario, non tutti ci troviamo in realtà di fronte alla stessa tipologia di problemi (e alle stesse possibilità di risoluzione): 1. L informazione e la reale possibilità di accesso a occasioni formative e orientative, complice la burocratizzazione e la continua trasformazione delle modalità, nonché la difficoltà oggettiva delle stesse, non giunge in maniera equa, ma rischia di accumularsi dove già esiste un deposito di informazione e di competenza, distribuendo così risorse là dove già si trovano. L accesso è comunque un problema non riferibile soltanto alle possibilità di formazione e orientamento offerte, quanto piuttosto a ogni genere di informazione, per la quale il discorso si farebbe complesso:

3 Linee per uno scenario 15 sinteticamente si può dire che l accesso a un informazione omologata e omologante è consentito a una grandissima prevalenza di persone nel contesto italiano; l accesso alle fonti, a un informazione alternativa, al confronto è proprio di poche élite economiche, politiche, intellettuali. 2. Le scelte risultano viziate da un problema fondamentale: la recisione delle possibilità alternative. La proliferazione delle informazioni, delle possibilità alternative, nelle società occidentali, produce quella dolorosa sensazione di rinuncia ad altro ogni volta che una scelta viene compiuta. Più semplicemente: stasera ho la possibilità di vedere due concerti nutrendo un forte interesse per entrambi, questo provoca una serie di conseguenze sulla mia scelta. La prima conseguenza è che tenderò a scegliere sulla base di fattori periferici (Petty e Cacioppo, 1986); esemplificando ulteriormente, essi possono essere il prezzo del biglietto, la vicinanza-lontananza, le persone che potrebbero accompagnarmi all uno o all altro concerto. Mi allontanano dunque dal tema centrale della mia scelta: quale concerto vedere? quale artista preferisco? La seconda conseguenza è che qualunque scelta io faccia, tutto il resto passa da potenzialità a nulla, non può essere recuperato, non esiste più, viene reciso dal mio patrimonio esperienziale dopo essere stato molto prossimo a farne parte per sempre. La recente tendenza a trasformare, in conseguenza di questi processi, i desideri in bisogni (o perlomeno a percepirli-viverli come tali) dà vita a un fenomeno rilevante che è quello della sottrazione delle capacità progettuali. Infatti, nel momento in cui non si hanno le capacità di differire i propri desideri si perdono la capacità progettuale, le competenze in ordine alla costruzione di un progetto su di sé, la padronanza di tecnologie della scelta: tutto ciò che entra nella sfera del desiderabile diviene, immediatamente, bisogno, volontà di possesso e appagamento immediato. Questo processo non riguarda soltanto gli oggetti materiali, ma anche le dinamiche emozionali, affettive, esperienziali in genere. Nel momento stesso in cui premetto, ricorsivamente, alle mie scelte il presente, di qualunque tipo esso sia, tendo alla rimozione di una progettualità perlomeno a medio e lungo termine. Nel protrarsi di questo processo mi sottraggo alla possibilità di accumulare competenze di tipo progettuale (Batini e Zaccaria, 2000). Esiste, senza dubbio, una tensione, relativamente recente, a una cultura del presente, allo schiacciamento in una visione che non trova allettanti i nutrimenti del passato, non teme la propria incapacità progettuale, persuasa

4 16 Narrazioni di narrazioni dai media, da un modus vivendi diffuso, dalla molteplicità di stimoli che ogni istante comporta. Afferrare l attimo, comprare oggi e pagare domani si tratta di ritornelli ai quali siamo abituati. La pubblicità, i media in genere spingono a comportamenti di acquisto in virtù dei quali «si è», grazie ai quali abbiamo accesso al mondo: «compro dunque sono», compro anche se non ho bisogno perché esistono i sistemi di rateazione, di pagamento posticipato, acquisto in questo modo cose delle quali sino a ieri non avvertivo necessità alcuna. Così non riusciamo a concentrarci su noi stessi, estroflettiamo la nostra identità in direzione degli acquisti che facciamo. Già negli anni Ottanta l acquisto diviene un meccanismo ostentativo dello status sociale e l oscillazione tra qualità percepita socialmente e qualità reale si risolve a favore della prima; in quegli anni fanno la loro comparsa riferimenti a valori di tipo edonistico piuttosto che alla funzionalità dei prodotti, si accentua la sensibilità rispetto alla marca. Tutti questi aspetti vengono ulteriormente enfatizzati mescolandosi ad altri che fanno la loro comparsa più tardi: salubrità (supposta o reale), provenienza delle materie prime, servizi offerti dai punti d acquisto che diventano luoghi di vita. Vivere totalmente nell oggi è l ovvio risultato che deriva da comportamenti di questo tipo. Globale e locale: la glocalizzazione dal punto di vista del soggetto Ognuno di noi si trova oggi sottoposto a una miriade di tensioni nel tentativo di esercitare un controllo sulla propria esistenza. Effetto della globalizzazione è un incremento del rapporto tra la previsione e l influenza che essa ha sul verificarsi degli eventi previsti. Questo effetto è moltiplicato dalla velocità di diffusione delle notizie e delle credenze. Karl Popper descrisse la relazione tra previsione dell evento e influenza sul suo effettivo verificarsi come «riflessività» o «comportamento riflessivo». George Soros (già allievo di Popper alla London School of Economics) utilizza questo concetto per spiegare come le credenze degli azionisti e le informazioni diffuse dai mezzi di comunicazione abbiano un ruolo decisivo sull andamento dei mercati. Enunciati riflessivi sono quelli il cui valore di verità dipende dall effetto che producono e quest ultimo dipende a sua volta

5 Linee per uno scenario 17 dal fatto che essi siano o meno ritenuti veri, in una relazione circolare. Tutti gli enunciati di valore (di essi fanno parte i giudizi etici), afferma Soros, hanno un carattere riflessivo. Si evince facilmente come questa relazione confermi quanto sostenuto nel primo paragrafo. Ne La crisi del capitalismo globale egli dichiara che la riflessività agisce in modo simile a livello individuale come a livello collettivo (Soros, 1999). L effetto riflessivo si applica quindi anche a un progetto globale. Soros propone dunque due soluzioni: è necessario regolamentare i mercati; dal momento che la logica del profitto individuale non è in grado da sola di garantire il benessere collettivo, sono necessarie azioni specifiche di più individui a livello politico e sociale. Questo produce, come necessaria conseguenza, l impegno di aggregazioni di soggetti coordinati intorno ad azioni che mirino al benessere collettivo; nel momento in cui questa convinzione verrà interiorizzata da un numero sufficiente di persone, anche i governi, che saranno sostenuti solo se agiranno in tal senso, si adegueranno di conseguenza. A livello globale, ovviamente, la riflessività esercita un azione ancora più forte che nelle previsioni di mercato: qualora tutti si convincano che valori quali la collettività e la tutela dei beni comuni sono essenziali, sarà naturale e conseguente il loro impegno diretto o indiretto in azioni politiche che realizzino questi valori. Una previsione sul mercato finanziario, invece, pur cogliendo un aspetto reale, può essere invalidata dal prevalere di altri effetti riflessivi. 1 Al momento, però, le tendenze globali non aggregano gli individui intorno a valori comuni, anzi essi vanno incontro talvolta a forme di localismo, rifugio e protezione davanti alla confusione che avvertono e dalla quale non sanno districarsi. Viviamo in un epoca di sovrabbondanza informativa, con sperequazioni notevolissime in termini di accesso e possibilità di selezione delle informazioni medesime. L ambiente e l esperienza vengono trasformati dall innesto tecnologico. La tecnologia è una forma che plasma l ambiente modificando la percezione e ristrutturando completamente l esperienza ordinaria. La tecnologia insomma, senza che ce ne rendiamo conto, fissa i presupposti e le categorie attraverso i quali la realtà quotidiana viene interpretata. 1 Quest analisi della teoria di Soros ha un importante debito nei confronti di quella elaborata da Sara Fortuna nel sito

6 18 Narrazioni di narrazioni Nella scuola italiana questo «a priori interpretativo» ha mietuto già diversi successi: debiti, crediti, struttura didattica a moduli, learning objects, metodi di valutazione centrati sulla quantificazione delle prove e dei rendimenti scolastici pregressi, sul valore dell esperienza esterna alla scuola dello studente, tutti effetti provocati da una concezione del sapere e della sua trasmissione molto più «digitale» di quanto normalmente si pensi. Questa strumentazione tradisce un immagine assolutamente precisa dell uomo e dell esperienza che egli vive, in contraddizione con le percezioni di inesattezza, ambiguità, sovrapposizioni che quotidianamente ci troviamo a vivere. Siamo dunque di fronte a una sfida, alla quale occorre rispondere progettando delle strategie per raggiungere gli obiettivi proposti: raccogliere (e accogliere), selezionare (e dunque anche rifiutare) e amalgamare i tantissimi stimoli che ci circondano. I singoli soggetti hanno bisogno di esercitare un controllo e avere una percezione dello stesso sulla propria vita e sulle proprie scelte, dunque dare in qualche modo una risposta alla propria incertezza. Narrarsi non il futuro certo, ma alcuni futuri possibili. Quello che qui interessa è porsi una domanda riguardo all influenza del controllo individuale, delle credenze e delle previsioni rispetto al futuro e sulla previsione dello stesso: una società come quella che viene continuamente pensata come società della conoscenza non può ricalcare modalità del passato nel quale l elaborazione di modelli culturali è stata, storicamente, appannaggio di pochi mentre il resto, la massa, ne fruiva soltanto. Diviene quindi necessario pensare a modalità con le quali la produzione di idee, valori, modelli di gestione del futuro individuale e della «cosa pubblica» siano sempre più rispettivamente autonomi e partecipati: questo è però possibile soltanto a patto di iniziare a narrare un futuro di questo tipo. Frantumazioni identitarie La letteratura sul tema dell identità si è domandata, negli ultimi anni, se non stessimo assistendo a una crisi dell identità, a una specie di restringimento della stessa. L identità personale, già secondo Cristopher Lasch, rischiava di diventare un lusso:

7 Linee per uno scenario 19 In un epoca di turbamenti la vita quotidiana diventa un esercizio di sopravvivenza. Gli uomini vivono alla giornata, raramente guardano al passato, perché temono di essere sopraffatti da una debilitante «nostalgia», e se volgono l attenzione al futuro è soltanto per cercare di capire come scampare agli eventi disastrosi che ormai quasi tutti si attendono. In queste condizioni l identità personale è un lusso. [ ] L identità personale implica una storia personale, amici, una famiglia, il senso di appartenenza a un luogo. In stato d assedio l io si contrae, si riduce a un nucleo difensivo armato contro le avversità. L equilibrio emotivo richiede un IO MINIMO, non l io sovrano di ieri. (Lasch, 1996, p. 7) Lasch e altri analisti individuano quindi una difficoltà nella costruzione dell identità dovuta a una sorta di atteggiamento di difesa da parte di ogni soggetto rispetto a tensioni della contemporaneità. Già da tempo l appartenenza professionale contribuiva alla strutturazione dell identità personale, il ritmo del lavoro scandiva il tempo della vita, 2 adesso ancora di più le identità si compongono come pluriappartenenze: non è possibile scinderle nei vari aspetti costitutivi. Non si intende sostenere una sparizione dell identità: l identità esiste e la sua problematica principale riguarda, oggi, l autoconsapevolezza e l efficacia della costruzione identitaria, non l esistenza o meno dell identità medesima. Cambia semmai l accezione con la quale possiamo riferirci all identità: possiamo intenderla come un percorso, come un filo interiore continuo che ci offre sicurezza e percezione di sé. Queste prime semplici riflessioni ci conducono verso la metodologia narrativa, a rintracciarne innanzitutto un punto di forza: quello di consentire la costruzione attiva di significato da parte del soggetto su materiali suoi (Batini e Zaccaria, 2000 e 2002). La costruzione di un identità matura e consapevole passa attraverso forme di «bricolage identitario narrativo», si verifica cioè un accumulo di petits morceaux di storie udite, storie ascoltate, storie lette, ermeneutiche del visto 2 Si pensi alla grande grande trasformazione avvenuta nella stessa percezione e gestione del tempo in seguito all abbandono delle campagne e alla fuga in massa verso le città. Il tempo che prima era scandito dalle stagioni dell agricoltura, dai riti, dalle funzioni religiose, diviene, nelle grandi città operaie, il tempo della fabbrica. Che cosa provoca questo radicale cambiamento nel tessuto identitario? Lo sgretolamento delle reti di solidarietà e di relazione, l identificazione totale con il lavoro.

8 20 Narrazioni di narrazioni e dell accaduto, a noi e agli altri, interpretazioni non attraverso un processo di fissazione di un testo (ammesso e non concesso che esistano testi fissi), come può invece accadere con l interpretazione di un libro, ma di un testo in movimento (noi stessi, le relazioni che abbiamo, la nostra prospettiva spazio-temporale, ecc.). La narrazione agisce dunque, in questo senso, nella restituzione a se stessi di significato, contribuendo alla rilettura e alla riscrittura della propria storia, all apertura di uno sguardo differente sulla realtà, facilitando così la costruzione dell identità personale. Frantumazioni sociali Le società occidentali sono attraversate da una crisi delle istituzioni tradizionali, in particolare della famiglia e dello Stato. Questi cambiamenti si accompagnano a tensioni sociali, particolarmente intense in quegli Stati nei quali il carattere multietnico è accentuato (Batini e Zaccaria, 2000). Le modificazioni in corso conducono anche a una rimessa in causa dei modelli di autorità e di potere, alla perdita dei riferimenti sociali e ad un individualismo non bilanciato da obblighi sociali. I fondamenti del contratto sociale perdono senso nel venir meno della volontà e della possibilità delle istituzioni nazionali di rispettarli. Come ogni contratto, anche quello tra il cittadino e lo Stato perde valore quando uno dei due contraenti non è più in grado di attendere agli impegni presi (Surian, 2003; Batini e Surian, 2004). Nelle società di più antica tradizione democratica assistiamo a una nuova messa in discussione della forma di governo che, sino a pochi anni fa, avremmo creduto dovesse essere, in un progresso graduale ma continuo dell umanità, l unica a esistere in futuro nell intero pianeta. La democrazia rappresentativa conosce oggi una grande crisi: mentre le forme esteriori rimangono pienamente in vigore, le élite economiche affermano, con il tempo e in misura sempre maggiore, la loro influenza e il loro controllo sui governi, come accadeva nelle società pre-democratiche (Crouch, 2003). Tutto ciò avviene mentre nelle democrazie sostanziali l affezione alla politica e alla partecipazione, anche soltanto elettorale, sta mostrando evidenti segni di calo. Nello stesso momento, con svariate modalità e con obiettivi lievemente diversi o molto distanti, migliaia e migliaia di persone chiedono maggior potere decisionale per sé e per gli altri. Giunti a buon punto nella

9 Linee per uno scenario 21 transizione dalla democrazia rappresentativa alla democrazia liberale esplode la volontà di partecipazione. Ci si pone dunque oggi il problema di individuare se una democrazia rappresentativa deteriorata in una variante non prevista possa mutarsi in democrazia partecipativa: problema dalle molteplici sfaccettature, tra cui vi è in prima istanza la ricerca di nuove forme operative della democrazia partecipativa unitamente all individuazione di una strategia per scavalcare la resistenza delle lobby economiche profondamente contrarie a queste transizioni, 3 al punto da progettare una penetrazione nel settore pubblico con il duplice scopo di trarne profitto e di bloccare mutamenti in senso democratico degli apparati statuali. La penetrazione del «privato» nel dominio pubblico, sotto la forma concreta del passaggio di alcuni servizi essenziali, prima appannaggio dello stato, a soggetti privati, ma soprattutto secondo il refrain dell imparare dai modelli aziendali anche nella gestione del pubblico, se da una parte ha determinato, in alcuni casi, un recupero di efficienza, dall altra ha spesso prodotto una distorsione dello scopo, ulteriore motivazione per porsi come obiettivo il raggiungimento di nuovi equilibri. 4 Questo è possibile soltanto attraverso nuove forme di partecipazione, una riappropriazione dell agire e del decidere politico che non releghi più i cittadini in ruoli di passiva conferma o disconferma delle azioni politiche quanto piuttosto di espressione 3 Come nota Colin Crouch: «La maggior parte delle multinazionali hanno origine negli Stati Uniti, l unica superpotenza mondiale, e quindi possono sommare il governo di quel Paese alla loro forza lobbistica all interno delle organizzazioni internazionali. E il governo nordamericano è più coinvolto rispetto a molti altri nella libertà delle grandi aziende. Settori della politica un tempo considerate eccezioni dalle linee politiche del libero mercato, come la sanità o gli aiuti ai Paesi poveri [o l educazione, n.d.a.], oggi sono messi in discussione dal governo statunitense» (Crouch, 2003, p. 119). Il risultato finale di questo atteggiamento (progressiva liberalizzazione su scala internazionale dei commerci), anziché creare una libertà economica, un libero mercato in grado di autoregolarsi, produce in realtà un vantaggio per le multinazionali e dei veri e propri oligopoli; sono note al proposito le misure protezionistiche (ad esempio sull acciaio) imposte, in violazione di molti trattati internazionali, dal governo nordamericano che, nel 2002 hanno fatto definitivamente tramontare il miraggio degli Stati Uniti come esempio di un economia libera e funzionante (funzionante proprio perché libera e trasparente). 4 La privatizzazione di alcuni servizi essenziali come possono essere, per esempio, la fornitura dell acqua, ha spesso prodotto un incremento delle tariffe e dunque una traduzione «commerciale» di quelli che, sino a poco tempo fa, erano considerati servizi in un certo senso «dovuti» ai cittadini.

10 22 Narrazioni di narrazioni diretta della decisionalità e di pressione nei confronti delle élite politiche che hanno eletto. Il concetto, mai pronunciato apertamente, ma tanto caro alle élite politiche, di «massimo livello di minima partecipazione» che si traduce in una massiccia partecipazione alle elezioni e nella mancanza di altre forme di partecipazione deve essere superato mediante una serie di azioni che si stanno sperimentando nel mondo intero, pur in modo assolutamente disomogeneo e a «macchie di leopardo». Le possibilità di espressione della partecipazione trovano pertanto, attraverso un processo ben noto, maggiore attenzione, possibilità di sperimentazione e di accettazione man mano che si rafforza la legittimità sociale di queste soluzioni alternative, prendendo inizialmente le mosse dalle richieste maggiormente eterodosse e, in alcuni casi, anche violente, per poi raggiungere opportune forme di mediazione. 5 5 È noto come, storicamente, l affermazione dei diritti sia sempre passata attraverso uno scontro e una negoziazione successiva, partendo da punti di vista molto distanti tra loro.

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