La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto pag. 9 Nicola Pescosolido

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2 sommario novembre 2006 vol. VIII, n. 3 Articoli L acqua del rubinetto e le infezioni in contattologia pag. 4 Laura Boccardo La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto pag. 9 Nicola Pescosolido IV Congresso Assottica, Roma, 8-9 ottobre 2006 Contattologia & adolescenza pag. 21 Ortocheratologia notturna: un case report pag. 25 Pietro Gheller Rubriche Tips & tricks pag. 30 L. Boccardo In libreria pag. 31 L. Boccardo 1

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4 lenti a contatto contact lenses lac Codirettori scientifici L. Lupelli (Roma), N. Pescosolido (Roma) Comitato scientifico Ringraziamenti Comitato editoriale Segreteria L. Boccardo (Certaldo), M. Bovey (Palermo), R. Fletcher (London), A. Fossetti (Firenze), P. Gheller (Bologna), M. Lava (Roma), S. Lorè (Roma), A. Madesani (Forte dei Marmi), Silvio Maffioletti (Bergamo), L. Mannucci (Padova), U. Merlin (Rovigo), Marco Pastorelli (Novi Ligure), M. Rolando (Genova), A. Rossetti (Cividale del Friuli), C. Saona (Barcelona), L. Sorbara (Toronto), Mauro Zuppardo (Roma) Si ringraziano A.I.LAC e S.Opt.I. per la collaborazione scientifica A. Calossi (Certaldo), O. De Bona (Marcon), M. Lava (Roma), C. Masci (Roma), F. Zeri (Roma) O. De Bona via E. Mattei, Marcon (VE) tel Nome della rivista Direttore responsabile Proprietario testata Editore LAC Marco Perini BieBi Editrice BieBi Editrice di Mauro Lampo Via Losana, Biella Tiratura Tipografia Quadrimestrale, 32 pagine TrueColor via Pio X, 2/g Borgomanero (Novara) Registrazione Tribunale Biella, in data 6/5/99 al n. 487 Sped. gratuita Numeri arretrati Presso la segreteria 3

5 L acqua del rubinetto e le infezioni in contattologia Laura Boccardo Optometrista, FAILAC Sommario Introduzione. La cheratite da Acanthamoeba è strettamente legata sia all utilizzo di lenti a contatto, sia all impiego di acqua del rubinetto durante la manutenzione. Materiali e metodi. È stata condotta una ricerca bibliografica su articoli scientifici peer-review, articoli clinici e testi di contattologia per analizzare i rischi collegati all uso di acqua del rubinetto con le lenti a contatto, l incidenza della cheratite da Acanthamoeba e l efficacia dei prodotti di manutenzione, al fine di individuare i comportamenti più corretti per limitare la diffusione di gravi complicanze. Risultati. L analisi della letteratura conferma un legame molto stretto fra la contaminazione delle lenti a contatto, del contenitore e dell acqua del rubinetto. Malgrado la bassa incidenza di cheratiti da Acanthamoeba non lo abbia reso obbligatorio per la messa in commercio, i prodotti più recenti per la manutenzione delle lenti a contatto vengono testati per la loro efficacia contro l Acanthamoeba. Conclusioni. Purtroppo le maggiori dimensioni delle amebe rispetto ai batteri e ai funghi e la presenza di cisti resistenti, costituiscono un notevole ostacolo alla disinfezione. Per questo motivo la miglior difesa resta la prevenzione. Evitando l utilizzo dell acqua del rubinetto in tutte le fasi della manutenzione delle lenti sia morbide, sia RGP, tranne che per lavarsi le mani, ed evitando di conservare le lenti a contatto in ambienti ad elevata carica microbica, come la stanza da bagno, si può prevenire l insorgenza di gravi complicanze. Parole chiave Acanthamoeba, cheratite microbica, manutenzione, acqua del rubinetto. Ricevuto il 2 settembre Accettato per la pubblicazione il 2 ottobre Momento essenziale di ogni applicazione è la spiegazione al paziente delle norme igieniche che deve utilizzare ogni volta che maneggia le sue lenti a contatto. Una parte di queste raccomandazioni riguarda il delicato rapporto con l acqua, che da un lato è fondamentale per l igiene in senso generale, dall altro può essere fonte di contaminazione delle lenti. I microrganismi che più comunemente contaminano le lenti a contatto sono, infatti, batteri Gram-negativi che vivono in ambiente umido 1 come la Pseudomonas aeruginosa, oltre che lo Stafilococco aureus, lo Stafilococco epidermidis, la Serratia marcescens, funghi come il Fusarium solani e parassiti come l Acanthamoeba. Figura 1 Acantamoeba Le Acanthamoebe (fig.1) sono protozoi, presenti in modo diffuso nell ambiente, sono predatori di batteri e funghi e possono essere causa di cheratiti molto dolorose e gravemente invalidanti per gli esiti che hanno sulla visione (figg. 2-3). Al pari dei funghi, le Acanthamoebe sono cellule eucariote. In situazioni di stress elevato, l Acanthamoeba abbandona la sua forma più vitale (trofozoiti) e assume una forma globulare, immobile, molto resistente agli agenti esterni, detta cisti (fig. 4). 4

6 L acqua del rubinetto e le infezioni in contattologia Figura 2 Infiltrati perineurali caratteristici della cheratite da Acantamoeba (foto di Diego Ponzin, Fondazione Banca degli Occhi del Veneto). Esiste un rapporto stretto fra utilizzo di acqua del rubinetto ed infezione da Acanthamoeba. 1-4 Schaumberg, Snow e Dana 5 hanno presentato una rassegna di articoli pubblicati dal 1973 al 1998 riguardo all epidemiologia della cheratite da Acanthamoeba. Dalla loro ricerca emerge che prima della diffusione delle lenti morbide, la cheratite da Acanthamoeba era estremamente rara. L epidemia è iniziata nei primi anni 80, con un impennata a partire dal Dal 1985, è stata chiaramente affermata l associazione di questa infezione con l uso di lenti a contatto. Nel 1987, è stato dimostrato che l infezione si manifesta maggiormente: nei maschi, nei portatori di lenti a contatto che non disinfettano le lenti secondo le indicazioni raccomandate, che nuotano con le lenti, o che usano soluzione salina fatta in casa, invece di quella confezionata. Figura 3 Difetto epiteliale in un caso grave e alquanto avanzato di cheratite da Acantamoeba (foto di Diego Ponzin, Fondazione Banca degli Occhi del Veneto). 5 La reale incidenza annuale delle cheratiti da Acanthamoeba è tuttora poco chiara 6 : dal 1985 al 1987 è stata stimata fra 1,65 e 2,01 casi ogni milione di portatori, 5 mentre uno studio di Seal 7 del 2003 riporta un incidenza notevolmente più alta, di un caso ogni portatori di lenti a contatto. Le stime più pessimistiche arrivano ad un caso ogni ogni anno. 8 A causa della bassa incidenza di cheratiti da Acanthamoeba, né la Food and Drug Administration (FDA) 9 negli USA, né l International Standard Organization (ISO) 10 hanno ritenuto necessario imporre, per la messa in commercio dei prodotti per la manutenzione delle lenti a contatto, test che dimostrino la loro efficacia contro le amebe. Tuttavia, una sempre crescente attenzione riguardo a questo problema ha stimolato la produzione di numerosi studi scientifici, di carattere sia clinico, sia di laboratorio, sull efficacia contro l Acanthamoeba dei prodotti disinfettanti e conservanti per lenti a contatto. I risultati che emergono da un analisi della letteratura scientifica su questo argomento mostrano un panorama molto variegato e, purtroppo, le conclusioni sono spesso contrastanti fra loro. Stevenson e Seal 11 ritengono che il diffondersi dell uso delle soluzioni multiuso per lenti morbide abbia portato ad una diminuzione di incidenza di queste gravi cheratiti, mentre Tzanetou e coll. 12, individuano proprio nella scarsa efficacia dei prodotti usati di routine per la manutenzione il maggiore fattore di rischio per l insorgenza di cheratiti da Acanthamoeba nei portatori di lenti a contatto. Altri autori riportano livelli di efficacia diversi fra tipi diversi di prodotti disinfettanti e conservanti: il giudizio su quale principio attivo sia più valido non è concorde. Ma si può trarre ugualmente qualche conclusione. I liquidi per lenti a contatto RGP risultano in generale più efficaci, rispetto a quelli per lenti morbide. 15 Per quanto riguarda questi ultimi, il sistema più efficace di disinfezione sarebbe l esposizione al perossido senza neutralizzazione per almeno 4 ore 15, 16. Il perossido one-step, con sistema di neutralizzazione integrato, invece, è meno efficace perché il catalizzatore fa scendere troppo rapidamente la concentrazione di H 2 O Borazjani e Kilvington 20 hanno testato l efficacia delle soluzioni uniche no-rub, ed hanno messo in evidenza come l azione disinfettante si realizzi per un meccanismo sia di lisi dell ameba, sia di distacco del microrganismo dalla superficie della lente. Dopo l esposizione alla soluzione disinfettante è quindi indispensabile la fase di risciacquo per allontanare le amebe, in particolare le cisti, dalla lente a contatto morbida.

7 L acqua del rubinetto e le infezioni in contattologia Figura 4 Cisti di Acantamoeba (foto di Diego Ponzin, Fondazione Banca degli Occhi del Veneto). Per quanto riguarda l eventuale relazione fra il materiale delle lenti morbide e un particolare rischio di contaminazione, uno studio di Beattie e coll. 21 mostra come i materiali in silicone idrogel, che stanno avendo una sempre maggiore diffusione, tendano ad avere un livello di adesione per l Acantamoeba superiore rispetto ai materiali idrogel, ma questo risultato non sarebbe confermato per quanto riguarda i materiali in silicone idrogel di seconda generazione, a maggiore idrofilia. 22 Nel loro complesso, secondo noi, i risultati contrastanti sull efficacia delle soluzioni disinfettanti, confermano una sostanziale difficoltà nel rimuovere l Acanthamoeba dalla superficie delle lenti a contatto. Le maggiori dimensioni delle amebe rispetto ai batteri e ai funghi e la presenza di cisti resistenti, costituiscono un formidabile ostacolo alla disinfezione. Cibandosi di batteri, l Acanthamoeba, mostra naturalmente maggiore facilità a aderire alle superfici in presenza di biofilm e quindi, maggiore è la carica batterica, maggiore è la possibilità di riscontrare una contaminazione da Acanthamoeba. La miglior difesa resta, quindi, la prevenzione, esercitata conservando le lenti in un ambiente a più bassa carica microbica possibile ed evitando l uso d acqua corrente nella manutenzione delle lenti a contatto. Purtroppo l utilizzo dell acqua del rubinetto è ancora molto diffuso, soprattutto per sciacquare ed umettare le lenti rigide. L uso d acqua potrebbe essere accettabile solo per sciacquare via il sapone dalle lenti RGP, prima di immergerle nella soluzione disinfettante, 23 mentre cheratiti da Acanthamoeba sono state chiaramente associate all uso di saliva e di acqua, minerale o di rubinetto, per umettare le lenti rigide prima di inserirle. 24, 25 Questa procedura è ancora più rischiosa in caso di lenti che vengano indossate la notte, quando il minore ricambio lacrimale non permette di allontanare gli eventuali contaminanti. Watt e Swarbrick 26 hanno condotto un analisi dei primi 50 casi di cheratite microbica in portatori di lenti per ortocheratologia notturna: i loro risultati mostrano un incidenza di infezioni da Acanthamoeba superiore alla media e, quindi, suggeriscono che l uso di acqua del rubinetto andrebbe completamente bandito dalla manutenzione delle lenti RGP per ortocheratologia. Il prodotto più adeguato per il risciacquo delle lenti a contatto, sia morbide, sia rigide, resta la soluzione salina. Per le lenti morbide, si può usare anche una soluzione unica, ma utilizzando soluzione salina si riduce il rischio di sensibilizzazione oculare, poiché si limita l introduzione nell occhio di sostanze chimiche, come disinfettanti, surfattanti o agenti antiproteici. L utilizzo di prodotti specifici per lenti a contatto sarebbe consigliabile anche per la pulizia del contenitore. L igiene del contenitore è fondamentale per l efficacia della disinfezione, poiché il portalenti costituisce un ambiente favorevole alla proliferazione batterica. Larkin e coll. 27 hanno analizzato i contenitori di 102 portatori di lenti a contatto asintomatici ed hanno riscontrato significative conte batteriche in 43 casi, mentre 7 contenitori erano contaminati da Acanthamoeba. Jeong e Yu, 2 hanno esaminato i contenitori porta lenti e campioni di acqua del rubinetto di 120 pazienti. Esemplari di amebe, inclusi ceppi di Acanthamoeba, sono stati isolati in 5 contenitori (4.2%). In 4 casi su 5 sono risultati contaminati anche i campioni di acqua del rubinetto. Seal e coll. 28 hanno condotto uno studio prospettico su 150 utilizzatori di lenti a contatto, a cui è stato esplicitamente prescritto di eliminare l acqua da tutte le fasi dell igiene delle lenti, tranne che per lavarsi le mani. Abolendo l uso dell acqua per risciacquare il contenitore, alla fine dello studio, la contaminazione batterica era inferiore a quella normalmente riportata in letteratura e, soprattutto, non si è verificata nessuna contaminazione da Acanthamoeba. Questo studio mira a dimostrare che, eliminando i fattori di rischio ed attenendosi scrupolosamente alle istruzioni per la manutenzione, i prodotti attualmente in commercio sono in grado di garantire una protezione sufficientemente efficace dalle contaminazioni microbiche. La pulizia del contenitore deve essere scrupolosa: ogni giorno bisogna svuotare il contenitore, risciacquarlo con nuova soluzione disinfettante o salina e lasciarlo asciugare all aria. Una custodia asciutta è fondamen- 6

8 L acqua del rubinetto e le infezioni in contattologia tale perché i microbi non si possono moltiplicare in ambiente secco. Il contenitore andrebbe chiuso solo quando completamente asciugato, inoltre andrebbe sostituito almeno ogni tre mesi e quando si passa ad un paio di lenti nuove. Alcuni autori consigliano la pulizia del contenitore con acqua calda e sapone. 29, 30 L acqua calda in effetti presenta meno rischi di contaminazione rispetto all acqua fredda. Kilvington e coll. 31 hanno condotto un indagine su campioni di acqua di rubinetto prelevata dalle case di 27 pazienti che avevano contratto una cheratite da ameba. 24 abitazioni risultavano contaminate, con differenze significative a seconda della temperatura e dei luoghi della casa: nella stanza da bagno risultava contaminato il 76% dei rubinetti dell acqua fredda e il 24% di quelli dell acqua calda, mentre in cucina si passava al 47% per l acqua fredda e solo al 16% per quella calda. Questi ultimi dati sollecitano a riflettere anche su quale possa essere la stanza più adatta dove maneggiare le lenti a contatto. Generalmente i pazienti tendono ad eseguire la manutenzione nella stanza da bagno, dove si possono lavare le mani e possono sfruttare il lavandino per gettare i liquidi di manutenzione. Purtroppo, il bagno è uno degli ambienti della casa che più facilmente si contamina ed il clima umido che vi si crea favorisce la crescita di batteri, di cui si cibano le amebe. In uno studio condotto nelle abitazioni di 50 portatori di lenti a contatto, Seal e Stapleton 32 hanno riscontrato 6 rubinetti del bagno contaminati da Acanthamoeba, un solo rubinetto della cucina contaminato da Acanthamoeba, mentre 59/100 rubinetti erano contaminati da batteri Gram negativi. In particolare, le lenti a contatto conservate nel bagno risultano comunemente contaminate da Escherichia Coli 33, un batterio fecale non contemplato dai test FDA e ISO per l efficacia delle soluzioni disinfettanti per contattologia. Da quanto detto fino ad ora si traggono utili indicazioni anche riguardo all igiene delle mani. Tutte le operazioni di manutenzione delle lenti a contatto devono essere eseguite con mani pulite e accuratamente asciugate. È utile e educativo che il paziente veda l applicatore lavarsi e asciugarsi correttamente le mani prima di maneggiare le lenti, inoltre bisogna mettere il paziente in condizione di potersi lavare e asciugare le mani, prima di toccare le lenti nello studio di applicazione. Parallelamente ai rischi legati all uso dell acqua del rubinetto di casa propria, va considerato il problema del nuoto e dell immersione in mare, piscine e vasche termali. 3 Quando si nuota con le lenti a contatto esiste il rischio di infezione, dato che l acqua è generalmente contaminata. D altra parte va considerato che i nuota- 7 tori e in generale chi pratica sport acquatici hanno bisogno di una buona visione per lontano, per evitare incidenti ed ottimizzare le prestazioni sportive. In questi casi, l uso di occhialini protettivi e di lenti disposable, da gettare via non appena usciti dall acqua, sarebbe la soluzione più sicura. In nessun caso si dovrebbe dormire con le lenti a contatto sull occhio dopo aver nuotato. 34 Conclusioni La diretta dipendenza delle infezioni con la contaminazione dell ambiente e dei contenitori porta a pensare che la manutenzione condotta di routine non sia sufficiente ad eliminare la presenza di Acanthamoeba dalle lenti a contatto. L ampia letteratura su questo argomento dimostra che il problema è all attenzione sia del mondo accademico, sia dell industria. La ricerca si sta muovendo per ottenere prodotti di manutenzione per le lenti a contatto sempre più efficaci e semplici da utilizzare, in modo da facilitare il compito dei pazienti. Agli applicatori spetta la funzione di informare i portatori di lenti a contatto dei rischi correlati alla contaminazione microbica, e di educarli ai comportamenti più corretti. I pazienti che non sono stati adeguatamente istruiti al momento dell applicazione e consegna delle loro lenti a contatto sono sottoposti a maggiori rischi di infezione. 35 Per quanto grave, la cheratite da Acanthamoeba resta fortunatamente un evento molto raro. La miglior difesa resta la prevenzione, evitando il contatto con l acqua del rubinetto e la conservazione delle lenti in ambienti ad elevata carica microbica. In generale, mettere in atto un efficace prevenzione nei confronti di questo microrganismo, permette allo stesso tempo di difendersi dalle cheratiti batteriche, che invece hanno una diffusione più ampia. Bibliografia 1. Feys J. [Rules and regulations concerning contact lens-related infection]. J Fr Ophtalmol 2004;27(4): Jeong H, Yu H. The role of domestic tap water in Acanthamoeb contamination in contact lens storage cases in Korea. Korean J Parasitol 2005;43(2): Ondriska F, Mrva M, Lichvar M, et al. First cases of Acanthamoeba keratitis in Slovakia. Ann Agric Environ Med. 2004;11(2): Seal D, Kirkness C, Bennett H, Peterson M. Acanthamoeba keratitis in Scotland: risk factors for contact lens wearers. Cont Lens Anterior Eye 1999;22(2): Schaumberg DA, Snow KK, Dana MR. The epidemic of Acanthamoeba keratitis: where do we stand? Cornea 1998;17(1): Alizadeh H, Niederkorn J, McCulley J. Acanthamoeba keratitis. In: Krachmer J, Mannis M, Holland E, eds. 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9 L acqua del rubinetto e le infezioni in contattologia Document for Contact Lens Care Products. Consultabile al: v. May 1, International Standard Organization ISO Ophtalmic Optics. Contact Lens Care Products. Microbiological Requirements and Test Methods for Products and Regimens for Hygienic Management of Contact Lenses Stevenson R. Has the introduction of multi-purpose solutions contributed to a reduced incidence of Acanthamoeba keratitis in conctact lens wearers? Contact Lens Ant Eye 1998;21: Tzanetou K, Miltsakakis D, Droutsas D, et al. Acanthamoeba keratitis and contact lens disinfecting solutions. Ophthalmologica 2006;220(4): Hiti K, Walochnik J, Haller-Schober EM, et al. Viability of Acanthamoeba after exposure to a multipurpose disinfecting contact lens solution and two hydrogen peroxide systems. Br J Ophthalmol 2002;86(2): Kilvington S, Anger C. A comparison of cyst age and assay method of the efficacy of contact lens disinfectants against Acanthamoeba. 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Surface treatment or material characteristic: the reason for the high level of Acanthamoeba attachment to silicone hydrogel contact lenses. Eye Contact Lens. 2003;29(Jan;(1 Suppl)):S40-3; discussion S57-9, S Beattie TK, Tomlinson A, McFadyen AK. Attachment of Acanthamoeba to first- and second-generation silicone hydrogel contact lenses. Ophthalmology 2006;113(1): Bennet E. Lens care and patient education. In: Bennet E, Allee Henry V, eds. Clinical Manual of Contact Lenses. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins, Shovlin J. Acanthamoeba keratitis in rigid contact lens wearers: the issue of tap water rinses. Int Contact Lens Clin 1990;17: Koenig S, Solomon J, Hykdiuk Rea. Acanthamoeba keratitis associated with gas permeable contact lens wear. Am J Ophtalmol 1987;103: Watt K, Swarbrick H. Microbial keratitis in overnight orthokeratology: review of the first 50 cases. Eye Contact Lens 2005;Sep(31(5)): Larkin D, Kilvington S, Easty D. Contamination of contact lens storage cases by Acanthamoeba and bacteria. Br J Ophthalmol. 1990;74(3): Seal D, Dalton A, Doris D. Disinfection of contact lenses without tap water rinsing: is it effective? Eye 1999;13: Coral-Ghanem C, Bailey M. Maintenance and Handling of Contact Lenses. In: Mannis M, Zadnik K, Coral-Ghanem C, Kara-José N, eds. Contact Lenses in Ophtalmic Practice. New York: Springer-Verlag, Lupelli L, Fletcher R, Rossi A. Istruzioni per il paziente. In: Contattologia. Una guida clinica. Palermo: Medical Book, Kilvington S, Gray T, Dart J, et al. Acanthamoeba keratitis: the role of domestic tap water contamination in the United. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2004;Jan(45(1)): Seal D, Stapleton F, Dart J. Possible environmental sources of Acanthamoeba spp in contact lens wearers. Br J Ophthalmol. 1992;76(7): Boost M, Cho P. Microbial flora of tears of orthokeratology patients, and microbical contaminatio of contact lenses and contact lens accesssories. 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The most innovative lens care solutions are tested against Acanthamoeba, even if the incidence of this kind of keratitis is low and these tests are not mandatory before selling. Conclusions. Unfortunately, the larger cell size of the amebae compared to bacteria and fungi and the presence of resistant cysts present formidable problems for disinfection. As a result, the best protection is now prevention. Severe complications can be prevented avoiding all use of tap water for both soft and RGP contact lens hygiene, except for hand washing, and avoiding lens storage in rooms with high rate of microbial contamination, like bathrooms. Key words Acanthamoeba, microbial keratitis, contact lens care, tap water. 8

10 La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto Nicola Pescosolido Dipartimento di Scienze dell Invecchiamento Università degli Studi di Roma, La Sapienza Sommario Nel lavoro sono stati studiati i meccanismi di trasmissione del segnale delle mucine di membrana, in particolare MUC1 e MUC4. MUC1 e MUC4 sono due mucine di membrana che hanno superficialmente strutture simili e sono state entrambe ben caratterizzate. Queste mucine agiscono con meccanismi sostanzialmente differenti ma entrambe hanno mostrato di provvedere ad una protezione sterica delle superfici epiteliali. I risultati degli studi effettuati suggeriscono che uno dei ruoli di queste mucine di membrana potrebbe essere la regolazione della crescita cellulare e differenziazione nella via Grb2-Sos-Ras-MEK- ERK2. La specifica localizzazione di MUC1 e MUC4 sulla superficie apicale delle cellule epiteliali suggerisce che le loro funzioni di segnale potrebbero essere importanti come meccanismo sensore in risposta al danneggiamento degli epiteli indotti ad esempio da un uso non ottimale delle lenti a contatto. Introduzione In precedenti lavori l Autore ha già trattato l argomento sulla comunicazione cellulare, discutendo la complessità e la varietà dei possibili meccanismi. Nel presente lavoro l Autore prosegue questo filone evidenziando altre possibilità di comunicazione che possono attivarsi in portatori di lenti a contatto. Le mucine sono proteine altamente glicosilate riconosciute dai loro domini ripetuti in coppia, ricchi di siti di serina e treonina per la glicosilazione. Parole chiave hydrogel, cornea, predittori fisici, predittori fisiologici, edema corneale. Ricevuto il 28 dicembre Accettato per la pubblicazione il 19 febbraio Queste proteine, secrete da ghiandole specializzate o globet cells, entrano nella costituzione del muco che riveste gli epiteli per la protezione della superficie cellulare. Recentemente, è emersa un altra classe di mucine, le mucine di membrana, le quali sono presenti sulla superficie dei carcinomi 1 e sembrano avere un ruolo nella protezione degli epiteli o di altre cellule. Le mucine di membrana hanno un dominio transmembrana idrofobico che le ancora alla superficie cellulare. Le mucine possono essere rilasciate anche in forma solubile in liquidi biologici come lacrime, saliva e latte o rimanere confinate sulla superficie delle cellule epiteliali come parte del glicocalice. Sono state descritte una mezza dozzina di mucine di membrana, due sole delle quali sono state studiate a fondo, MUC1 2 e MUC4 3, che hanno un ruolo nella comunicazione cellulare. MUC4 come ligando e modulatore di ErbB2 La prima indicazione su un ruolo di MUC4 come segnale cellulare è venuta da alcuni studi di Sheng et al. 4 nei quali è stata descritta la presenza di due domini epidermal grow factors (EGF)-like (EGF1 e EGF2) nella subunità transmembrana di MUC4 (Fig.1A). Il confronto delle sequenze indica che EGF1 ha conservato residui simili ai domini EGF-like che sono capaci di attivare i recettori tirosinchinasi della famiglia ErbB. La questione è se MUC4 o la sua subunità transmembrana, chiamata ASGP-2, sia in grado di legare qualcuno dei membri della famiglia ErbB. Esperimenti su cellule di insetto hanno mostrato la capacità di legare ErbB2 ma non ErbB Questo legame è degno di nota per diverse ragioni. Primo, il legame è un complesso stabile; quando i domini extracellulari di ASGP-2 e ErbB2 sono espressi insieme nelle cellule di insetto, sono secreti come un complesso che potrebbe essere isolato tramite immunoprecipitazione o centrifugazione. Secondo, il legame richiede che il ligando ed il recettore siano espressi nella stessa cellula. Terzo, il legame di MUC4 ad ErbB2 induce la fosforilazione dei recettori della

11 La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto Figura 1 Strutture di MUC4 ed i suoi complessi con i recettori ErbB. A: struttura della subunità di MUC4 che mostra la subunità transmembrana ASGP-2 con i suoi due domini EGF e la subunità della mucina ASGP-1; ASGP-1 è stata troncata per semplificare. B: complesso intramembrana MUC4-ErbB2; la subunità della mucina ASGP-1 è stata eliminata per semplificare. C: complesso eterodimerico ErbB2-ErbB3 formato quando le cellule sono state trattate con neuregulina. D: complesso quad di MUC4-ErbB2-ErbB3-neuregulina formato quando le cellule che esprimono MUC4, ErbB2 ed ErbB3 sono state trattate con neuregulina, la subunità della mucina ASPG-1 è stata eliminata per semplificare. Notare una rappresentazione semiquantitativa degli stati di fosforilazione di ogni complesso in B-D. NRG=neuregulina tirosina. Quarto, il legame tra il ligando ed il recettore si forma all interno della cellula, poi il complesso si sposta sulla superficie cellulare. Gli studi su ASGP-2 indicano che EGF1 è necessario per la capacità di legame. MUC4 agisce come un ligando intrinseco della cellula contenente il recettore. MUC4 è l unico ligando identificato per ErbB2, considerato inizialmente come un recettore orfano con nessun ligando conosciuto. I recettori della famiglia ErbB, come i recettori tirosinchinasi, sono attivati dal legame con il ligando che induce la fosforilazione del recettore (Fig.1B). Il meccanismo più potente coinvolge la formazione di un eterodimero 5. Per esempio, EGF lega ErbB1, il quale si associa con ErbB2 per indurre la fosforilazione di entrambi i recettori. Allo stesso modo la neuregulina lega ErbB3, che si associa a ErbB2 per indurre la fosforilazione di ErbB2 ed ErbB3. MUC4 interviene in questo meccanismo: da solo induce una modesta fosforilazione di ErbB2 e in parte di ErbB3; l aggiunta di neuregulina scatena una più robusta fosforilazione di entrambi i recettori (Fig.1C). Pertanto, la presenza sia di MUC4 che di neuregulina potenzia la fosforilazione di entrambi i recettori. Da notare che la fosforilazione indotta da MUC4 è rivolta prevalentemente verso i residui tirosinici C-terminali di ErbB2, residui implicati nella trasformazione cellulare. La fosforilazione dei recettori inizia a valle segnalando il percorso che altera il comportamento cellulare. In questi meccanismi intervengono anche le Map chinasi (MAPK) e la fosfatidil- 3 chinasi (PI3K), che attivano Akt (conosciuta anche come proteina chinasi B). MUC4 da solo non riesce ad indurre la fosforilazione delle Map chinasi ERK1/ERK2, p38 o Jnk o Akt. Così non scatena queste vie di proliferazione nonostante la fosforilazione della tirosina1248 implicata nella trasformazione. Curiosamente, l espressione di MUC4 conduce ad una up-regulation di p27 kip (inibitore di chinasi ciclica dipendente), effetto ostacolato dall aggiunta di neuregulina. MUC4 pertanto è associato alla differenziazione delle cellule epiteliali. Recentemente è stato proposto da Carraway et al. 6 un modello per la partecipazione di ErbB2 e MUC4 come un interruttore a tre posizioni nella differenziazione e proliferazione cellulare. Quando MUC4 si trova da solo serve come ligando per ErbB2, induce l espressione di p27 kip, inibisce l evoluzione del ciclo cellulare e favorisce la differenziazione (Fig.2A). La neuregulina da sola reprime l espressione di p27 kip, attiva la via MAPK e PI3K e stimola la progressione del ciclo cellulare (Fig. 2A). Potenziando gli effetti della neuregulina su PI3K, MUC4 amplifica gli effetti sul ciclo cellulare e sulla proliferazione (Fig. 2A). In questo modello il segnale di ErbB2 è regolato non solo dalla fosforilazione ma anche dalla posizione di recettori e ligandi. MUC4 si trova negli epiteli squamosi nello strato più superficiale mentre la neuregulina invece è prodotta dalle cellule stromali adiacenti (Fig. 2B). Nello schema di Carraway, ErbB2 ed il suo attivatore possono agire come un sensore per controllare il danno epiteliale. MUC4 agisce sulle cellule differenziate, la neuregulina agisce sulle cellule basali e 10

12 La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto insieme intervengono quando l epitelio è danneggiato, esercitando uno stimolo proliferativo rivolto alla rigenerazione epiteliale (Fig. 2C). Nelle cellule polarizzate l espressione di MUC4 conduce ad un riposizionamento di ErbB2 dalla membrana basolaterale a quella apicale ed il complesso MUC4 ErbB2, come nell epitelio squamoso, anche in quello normale induce la differenziazione, (Fig.2D). La neuregulina avrà accesso solo sul lato basolaterale per l attivazione di ErbB3 ed ErbB2; comunque quando la polarizzazione è persa, come nel danno epiteliale, sia MUC4 che la neuregulina saranno capaci di agire su ErbB2 ed ErbB3 (Fig.2E). In studi transfezionali su cellule tumorali, Komatsu et al. 7 ha dimostrato che l espressione di MUC4 può reprimere l apoptosi. Questo meccanismo in cellule trasformate potrebbe favorire la progressione tumorale, facendo così diventare patologico un processo fisiologico. La via attraverso la quale legare MUC4 all apoptosi è sconosciuta ma questa sembra reprimere l attivazione della caspasi 9 dello schema mitocondriale apoptotico 8. Sebbene p27 kip sia stato collegato all apoptosi e alla differenziazione, la via di MUC4 rispetto a queste due sembrerebbe essere separata. Da tutto ciò MUC4 sembra essere un intrinseco modulatore dell ErbB2 epiteliale e carcinomatoso posto in un punto chiave per la differenziazione, apoptosi e proliferazione cellulare. MUC1 come sito di ancoraggio di membrana e modulatore del segnale della membrana citoplasmatica La mucina MUC1 è una glicoproteina transmembrana inizialmente identificata in varie linee cellulari di cellule cancerose e secondariamente nelle cellule degli epiteli secernenti come il respiratorio, riproduttivo e gastrointestinale Le prime indicazioni sul ruolo di MUC1 come segnale nelle cellule vengono da studi che mostrano un alto grado di conservazione di amminoacidi nelle code 11 Figura 2 A: effetti di MUC4 e del segnale della neuregulina sull espressione di p27 kip e la fosforilazione di Erk e Akt. Le cellule che esprimono ErbB2 e MUC4 senza trattamento con neuregulina formano il complesso ErbB2-MUC4 e regolano p27 kip senza fosforilazione aumentata di Erk o Akt. Le cellule che esprimono ErbB2 e ErbB3, ma non MUC4, dal complesso eterodimerico ErbB2-ErbB3 dopo trattamento con neuregulina mostrano una fosforilazione aumentata di Erk e Akt con downregulation di p27 kip. La presenza di MUC4 potenzia gli effetti della neuregulina sulla fosforilazione di ErbB2, ErbB3, Erk e Akt e sulla downregulation di p27 kip. B-E: effetti di MUC4 sulla localizzazione di ErbB2. Nelle cellule epiteliali polarizzate senza MUC4, ErbB2 è localizzato nella membrana basolaterale tramite la sua associazione con la proteina Erbin contenente il dominio PDZ (B). In questa localizzazione ErbB2 può formare complessi eterodimerici con ErbB3 innescati dalla neuregulina prodotta dalle cellule stromali (C). Nelle cellule epiteliali polarizzate contenenti MUC4, ErbB2 è localizzato nella superficie apicale delle cellule come conseguenza della formazione di un complesso con MUC4 (D). Quando le cellule perdono la loro polarizzazione per insulti sull epitelio o trasformazioni neoplastiche, le barriere si perdono e la formazione del complesso quad, che è formato da MUC4, ErbB2, ErbB3 e neuregulina, può capitare (E). Ognuno di questi complessi ha diversi potenziali di segnale, come mostato in A citoplasmatiche delle mucine dell uomo e del topo, includendo 6 o 7 residui di tirosina 12 (Fig.3A). Questi risultati suggeriscono che la fosforilazione di queste tirosine potrebbe fornire un sito di ancoraggio per l inizio della comunicazione citoplasmatica, simile a quello di ErbB3 o del substrato del recettore dell insulina 13. La tirosinfosforilazione è stata successivamente dimostrata nelle cellule trasfettate usando analoghi di MUC1 sia troncati (senza dominio mucinico) che completi 14. Poiché MUC1 non ha domini per tirosinchinasi, è stato considerato un analogo funzionale dei recettori delle citochine 14,15. Il recettore di membrana chimerico contiene un dominio extracellulare CD8 e il dominio citoplasmatico di MUC1 è stato costruito per studi transfezionali. Il trattamento delle cellule con anti-cd8 induce una fosforilazione

13 La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto Figura 3 Ruolo del dominio citoplasmatico di MUC1 nel legame con ß-catenina A: sequenza del dominio citoplasmatico di MUC1, mostrante le sequenze di legame per la ß-catenina e i siti di fosforilazione per la sua regolazione. B: formazione e regolazione del complesso MUC1- ß-catenina. La fosforilazione di MUC1 con EGFR o Src rafforza la formazione del complesso, mentre la fosforilazione con glicogeno sintetasi chinasi la inibisce. EGFR= epidermal growth factor; GSK= glicogeno sintetasi chinasi delle code citoplasmatiche di MUC1 15. Tutte queste osservazioni hanno fatto sorgere importanti domande. Quali sono le tirosinchinasi che fosforilano le code citoplasmatiche di MUC1? Quali sono i siti nella coda che sono fosforilati? Quali sono le vie del segnale attivate dalla fosforilazione? I membri della famiglia Src sono importanti effettori dei recettori delle citochine e lo stesso Src può fosforilare le code citoplasmatiche di MUC1 al motivo YEKV, come vedremo poi in seguito, più per esteso 16 (Fig. 3A). Alla stessa maniera, la coda citoplasmatica di MUC1 sembra legare tutti i quattro membri della famiglia ErbB del recettore tirosinchinasico 17 e sembra essere fosforilata al motivo YEKV da ErbB1 (recettore EGF). Quando il recettore è attivato da EGF 18, YEKV fosforilato è un sito di legame per il dominio Scr SH2 18 e potenzialmente inizia la via discendente del segnale di Scr. È stato dimostrato che la sequenza YEKV fosforilata nel dominio citoplasmatico MUC1 lega la proteina adattatrice Grb2 e il suo Sos dell attivatore della piccola proteina G associata 19, fornendo un meccanismo di attivazione per Ras e i suoi effettori 20. In seguito è stato dimostrato che sia i recettori attivati chimerici CD8-MUC1 21 che le ghiandole transgeniche mammarie MUC1 17 esibivano attività Erk (MAPK) elevate, implicando il coinvolgimento di una delle vie del segnale discendenti di Ras. Così, la fosforilazione di MUC1 potrebbe essere capace di enfatizzare il segnale di proliferazione. Poiché MUC1 è un analogo dei recettori delle citochine deve avere un legante fisiologico. Da un lavoro di Wreschner del è emerso che una forma solubile di MUC1 (MUC1/SEC), generata per splicing alternativo, può legare MUC1/Y, un prodotto di splicing alternativo ottenuto tagliando le mucine ripetute, inducendo fosforilazione delle tiroxine. Poiché il meccanismo che controlla lo splicing dell mrna di MUC1 è sconosciuto, il perché di questa fosforilazione a livello biologico è incerto. Una possibilità è che forse il legame ligandorecettore rappresenta un segnale di danno dell epitelio innescato dalla proteolisi di una forma solubile di MUC1 piuttosto che da un prodotto di splicing. Un secondo ruolo di MUC1 è suggerito dalla sua capacità di legare la ß-Catenina che interviene nell interazione tra cellulacellula e nella regolazione della trascrizione Il livello di ß-Catenina nella cellula è regolato dalla degradazione proteosomica, innescata dalla formazione di un complesso di ß-Catenina con il soppressore tumorale APC27 (Fig. 3). Fallimenti nel regolare i livelli di ß-Catenina possono portare a proliferazione incontrollata e progressione neoplastica. Il legame di MUC1 con ß-Catenina altera la sua capacità di interagire con la Caderina per la formazione di giunzioni cellulari, conducendo ad una ridotta adesione tra le cellule 28. MUC1 sembra essere capace di influenzare l adesione cellula-cellula attraverso due differenti meccanismi, un effetto sterico che blocca l adesione, che è probabilmente comune a tutte le mucine di membrana ed il legame alla ß-Catenina. Questo stesso non sembra invece influenzare il ruolo della ß-Catenina nella regolazione della trascrizione. Il motivo di questo comportamento non è chiaro. L interazione della ß-Catenina con MUC1 è regolata da modificazioni del dominio citoplasmatico di MUC1 (Fig. 4A,B). Il sito di interazione di MUC1 per la ß-Catenina è la sequenza SAGNGGSSLS nella coda citoplasmatica 23. Il legame della ß-Catenina a questo sito è aumentato dalla fosforilazione della sequenza YEKV vicina al sito da Src o del recettore di EGF (Fig. 3A,B). Inoltre, il legame è rafforzato dalla fosforilazione di un residuo di 9 tirosine della sequenza da parte di una proteinchinasi C _. 12

14 La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto Al contrario, la fosforilazione di una serina della coda citoplasmatica da parte di una glicogeno sintetasi inibisce il legame tra MUC1 e ß- Catenina. Come tutti questi eventi di fosforilazione sono regolati e contribuiscano al comportamento delle cellule è ancora incerto ma essi contribuiscono ad un meccanismo che attiva un segnale attraverso il quale MUC1 può essere regolato. Da un punto di vista strutturale, come detto, la mucina MUC1 è simile al recettore di tipo II delle citochine, che ha i siti di fosforilazione delle tirosine nel suo dominio citoplasmatico (CT), anche se non autofosforilati 14. In una linea cellulare di cancro del polmone (MCF7), la mucina MUC1 è costitutivamente tirosinfosforilata ma è rapidamente defosforilata 14. Usando le stesse linee cellulari, Pandy et al. 19 hanno dimostrato che la MUC1 può interagire direttamente con il dominio SH2 dell adattatore di proteine Grb2. Hanno anche dimostrato che il complesso MUC1-Grb2 è associato con la proteina di scambio guanina nucleotide Sos. Poiché Sos lega il domino SH3 del Grb2 e tramite ciò si associa con Ras alla membrana plasmatica, questo sembra avere un ruolo nei segnali intracellulari di MUC1 (Fig.5). Una proteina di legame extracellulare responsabile della tirosinfosforilazione di MUC1 nelle cellule MCF7 è stata identificata come dominio extracellulare di MUC1. In attesa di capire il percorso del segnale di MUC1 senza identificare i veri ligandi, alcuni Autori hanno costruito un plasmide chimerico (PCD8/MUC1) che contiene i domini extracellulari e transmembrana del CD8 e il dominio CT di MUC1 per verificare se il percorso della MAP chinasi è attivato in seguito all attivazione di MUC1 15. Usando questo sistema semplice e riproducibile, Meerzaman et al. 15 hanno effettuato uno studio per capire se la via della MAPK sia attivata dopo l attivazione di MUC1. Nello studio il trattamento con anticorpi anti-cd8 delle cellule COS-7 che esprimono stabilmente le proteine CD8/MUC1 porta all attivazione del segnale extracellulare regolato da ERK2, la 13 Figura 4 Un modello per l attivazione da parte di WNT della via di segnalazione della ß-catenina. A: in assenza di segnale la ß-catenina viene fosforilata da GSK-3ß il che scatena la sua degradazione. B: il segnale Wnt attiva il Dishevelled che a sua volta inibisce il GSK-3ß. Come risultato la ß-catenina si accumula nel citoplasma e nel nucleo. Nel nucleo agisce da coattivatore per stimolare la trascrizione di geni bersaglio di Wnt. (modificata da Alberts et al. 30 ) MAPK maggiormente localizzata dopo la via del segnale di Grb2-Sos-Ras (Fig.5). Recentemente, proprio grazie a questo lavoro, Meerzaman et al. 15 hanno dimostrato che il trattamento con anticorpi anti-cd8 delle cellule COS7 transitoriamente esprimenti una proteina di membrana chimerica porta alla tirosinfosforilazione del dominio CT di MUC1. Basandosi sulla presenza di un motivo dominante nel dominio CT per legare Grb2, è stato dimostrato che il dominio CT di MUC1 può essere associato con Grb2 e poi con Sos. Grb2 spesso inizia una attivazione sequenziale di percorsi che coinvolge Ras, Raf, MEK e la MAP chinasi. Questi Autori hanno cercato di determinare come la fosforilazione del dominio CT di MUC1 inizia anche un percorso di segnali simile che coinvolge ERK, una delle maggiori MAP chinasi 19. Sono state infatti identificate ERK2 attivate attraverso differenti metodi in cellule CD8/MUC1 trattate con anticorpi anti-cd8, la sua localizzazione nei nuclei è dovuta alla traslocazione della ERK2 attivata dal cito-

15 La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto Figura 5 Modulatori intracellulari per l attivazione genica plasma 15. Basandosi su esperimenti biochimici, funzionali e morfologici, si è arrivati alla conclusione che l attivazione di ERK2 è il risultato dell attivazione della chimera, soprattutto conseguenza della tirosinfosforilazione del dominio CT di MUC1. Avendo chiarito ciò, Meerzaman et al. 15 hanno studiato come l attivazione di ERK2 coinvolgesse l attivazione di Ras e MEK e gli esperimenti hanno suggerito il coinvolgimento di Ras nell attivazione di ERK2 seguente l attivazione della chimera. L attivazione di MEK è essenziale per l attivazione di ERK2 e l attivazione di Ras e MEK è necessaria per l attivazione di ERK2 indotta dall attivazione della chimera 29. In conclusione, la catena del segnale Ras- Raf-MEK-ERK è attivata in seguito all attivazione della chimera nelle cellule CD8/MUC1, l attivazione del dominio CT di MUC1 in questo sistema con chimera porta all attivazione di ERK2 tramite una trasmissione che coinvolge Ras e MEK. Conclusioni MUC1 e MUC4 sono evidentemente importanti per la comunicazione cellulare ma il loro ruolo non è completamente chiarito. Un importante aspetto del loro comportamento è legato alla loro localizzazione sulla superficie apicale delle cellule polarizzate epiteliali tra cui quelle della superficie corneale e congiuntivale. Pertanto, la loro funzione di segnale cellulare sarebbe ristretta a questa superficie finchè la cellula non viene depolarizzata, evento che si può presentare in portatori di lenti a contatto. In questa posizione potrebbero tenere legati dei componenti impedendo il loro rilascio nel citoplasma e quindi la migrazione verso il nucleo. MUC1 o MUC4 potrebbero escludere membri della famiglia Erb dai loro ligandi solubili, i quali sarebbero normalmente presentati ai domini della membrana basolaterale di queste cellule. Tuttavia questo semplice scenario ignora le specifiche fosforilazioni di queste mucine di membrana. 14

16 FLUSSO contro FATTI Mettiamo le cose in chiaro in tema di ossigeno disponibile L ossigeno conta: la verità sul Dk/t e sull ossigeno corneale. FATTO: gli scienziati e i professionisti che si prendono cura degli occhi usano il Dk/t come standard per misurare la trasmissibilità all ossigeno di una lente a contatto. FATTO: il flusso di ossigeno è definito come la quantità di ossigeno che raggiunge la superficie oculare. FATTO: la relazione tra il flusso di ossigeno nella cornea e il Dk/t di una lente obbedisce alla legge di Fick 2. FATTO: la legge di Fick afferma che: Flusso di Ossigeno = Dk/t x ΔP

17 Non servono 10/10 per vederci chiaro nella confusione Alcuni produttori stanno tentando di minimizzare l importanza della trasmissibilità all ossigeno spostando l attenzione sulla percentuale di ossigeno disponibile, basata su un ipotetico modello per il calcolo del flusso di ossigeno. Alcuni vorrebbero far credere che: Ci sia un dibattito in corso sul Dk/t e mettono in dubbio che una maggior quantità di ossigeno sia effettivamente meglio. Tutte le lenti in silicone idrogel in commercio mettono a disposizione della cornea quasi il 100% dell ossigeno disponibile. Le evidenze scientifiche dimostrano: Trent anni di evidenze cliniche in ambito contattologico dimostrano che la trasmissibilità all ossigeno conta. Un livello di Dk/t di 125 è stato riconosciuto come un valore importante da ricercatori indipendenti 3,4,5,6. Se doveste decidere per voi stessi: prendereste le vostre decisioni cliniche basandovi su un modello ipotetico viziato, o su evidenze cliniche reali?

18 del flusso di ossigeno. Il Dk/t è uno standard internazionalmente accettato per indicare il valore di trasmissibilità all ossigeno di una lente a contatto In qualità di professionisti che si prendono cura degli occhi, il Dk/t della lente - il flusso di ossigeno - è la sola variabile sulla quale potete avere discrezionalità per decidere la quantità di ossigeno che raggiunge la cornea. Quando scegliere una lente per i vostri pazienti, non affidatevi ad un modello non verificato, incerto e ipotetico. Affidatevi, piuttosto, alla norma internazionalmente accettata - il Dk/t, che è uno standard supportato da trent anni di evidenze cliniche.

19 L ossigeno è indispensabile per usare le lenti a contatto in modo sano. TM AIR OPTIX TM e AIR OPTIX TM NIGHT&DAY ne trasmettono molto di più. ossigeno + superficie + geometria La performance dimostrata rende AIR OPTIX TM e AIR OPTIX TM NIGHT&DAY TM scelte sane nell uso delle lenti a contatto. ossigeno Una cornea sana richiede ossigeno. Molto ossigeno. AIR OPTIX TM e AIR OPTIX TM NIGHT&DAY TM hanno un elevata trasmissibilità all ossigeno per aiutare a proteggere i portatori dai segni e dai sintomi di deficienza di ossigeno corneale, per occhi più bianchi e dall aspetto sano. superficie Le superfici di AIR OPTIX TM e AIR OPTIX TM NIGHT&DAY TM hanno un trattamento al plasma biocompatibile, permanente e brevettato che resiste alla formazione di depositi per aumentarne il comfort e contribuire ad un uso sano delle lenti. geometria Lenti a geometria asferica avanzata studiate per ottimizzare il comfort, l applicazione e la chiarezza della visione. Leader mondiale nella tecnologia del silicone idrogel. Offrite ai vostri portatori le scelte che vogliono e l uso sano delle lenti a contatto che meritano. AIR OPTIX TM -3.00D. AIR OPTIX TM NIGHT&DAY TM -3.00D. Altri fattori possono influire sulla salute oculare. ACUVUE è un marchio registrato e ADVANCE e OASYS sono marchi registrati di Johson&Johnson Vision Care Inc. Purevision è un marchio registrato Bausch&Lomb Inc. Referenze: 1. Morgan, P. and Brennan, N. The decay of Dk? Optician, February 6, 2004, No. 5937, Vol Brennan A. A Model of Oxygen Flux Through Contact Lenses. Cornea, 2001; 20(1): Harvitt DM, Bonanno JA. Re-evaluation of the oxygen diffusion model for predicting minimum contact lens Dk/t values needed to avoid corneal anoxia. Optom & Vis Sci 1999; 76(10): Sweeney DF. Clinical signs of corneal hypoxia with high Dk soft lens extended wear: Is the cornea convinced? Eye & Contact Lens 2003; 29(1S):S22-S Papas E. On the relationship between soft contact lens oxygen transmissibility and induced limbal hyperaemia. Experimental Eye Research 1998; 67: Ghormley R. How Much Oxygen is Enough for Safe Lens Wear? Contact Lens Spectrum, March, 2005; Benjamin, WJ. EOP and Dk/L: The quest for hyper transmissibility. Journal of the American Optometric Association: 1993; 64(3): Fatt, I. Is there a problem in EOP Land? ICLC: 1993; 20: Bonanno, JA et al. Estimation of Human Corneal Oxygen Consumption by Noninvasive Measurement of Tear Oxygen Tension While Wearing Hydrogel Lenses. Investigative Opthalmology and Vis Sci 2002; 43(2): CIBA Vision. Data on file, Avvertenze d uso: le lenti AIR OPTIX TM NIGHT&DAY TM (lotrafilcon A) sono consigliate in uso diurno o continuo fino a 30 notti. Attenzione: il rischio di severe complicanze oculari è maggiore tra gli utilizzatori di lenti ad uso continuo rispetto a chi le usa ad uso diurno. Il fumo accresce il rischio. Il rischio di cheratiti microbiche nel lungo periodo non è ancora stato valutato per questa lente. Studi posteriori all immissione sul mercato sono tuttora in corso. Precauzioni: non tutti i portatori possono indossare le lenti per il tempo massimo di 30 notti in uso continuo. I portatori dovrebbero essere seguiti da vicino nel corso del primo mese di 30 notti in uso continuo. Il tempo d uso massimo consigliato dovrebbe essere determinato dal professionista che si prende cura degli occhi, basandosi sulla condizione oculare fisiologica del portatore dal momento che le risposte individuali alle lenti a contatto variano da portatore a portatore. Effetti collaterali: cheratite infiltrativa è stata riscontrata nel 5% dei casi circa in uno studio annuale statunitense condotto su 1300 occhi. Altri effetti collaterali includono congiuntivite, GPC, e fastidi legati alle lenti quali secchezza, lieve bruciore e sensazioni di fitte. Controindicazioni: Non si dovrebbero usare lenti a contatto in presenza di particolari condizioni di salute o situazioni ambientali quali allergie, infiammazioni, infezioni o irritazioni, all interno o attorno ad occhi e palpebre. Le lenti non dovrebbero essere utilizzate da coloro che presentano condizioni di salute che potrebbero interferire con il corretto uso delle lenti a contatto stesse. Leggete attentamente il foglietto illustrativo per avere le informazioni complete su AIR OPTIX TM NIGHT&DAY TM. CIBA Vision A Novartis Company 2006 CVI_ CV/HW/O2GE/SA/060502/IT

20 La comunicazione cellulare tramite le mucine di membrana e possibile attivazione in portatori di lenti a contatto Un altra possibilità è che le mucine di membrana agiscano come dei sensori sulla superficie cellulare per il danno epiteliale, che sono frequentemente siti di invasione e danno per l organismo. Tale evento può verificarsi con applicazioni non ottimali di lenti a contatto. Tuttavia molto lavoro deve essere ancora fatto per confermare le ipotesi, chiarire i meccanismi e aprire nuovi scenari per un miglior uso prolungato di tale mezzo correttivo al fine di fornire un alternativa credibile alla chirurgia refrattiva. Approcci transgenici sarebbero indubbiamente utili per stabilire i ruoli di queste mucine. Ad esempio, studi preliminari sulla superespressione di MUC4 nelle ghiandole mammarie del topo usando un MMTV- MUC4 costruito come bersaglio risultato nell iperplasia delle ghiandole in crescita 7. Lo studio sulla delezione di un gene su MUC1 ha mostrato un effetto imprevisto sullo sviluppo dei linfociti 2 e stabilito che la delezione era condizionata. Visto che MUC1 e MUC4 hanno alcune funzioni simili e altre differenti, sarà particolarmente interessante studiare le delezioni di geni doppi, in modo particolare i mutanti condizionali verso tessuti in cui entrambi sono funzionali. Le prospettive future sono quindi quanto mai esaltanti portando il ruolo della contattologia da una mera applicazione tecnica ad una scienza. Abstract In this study we investigates the segnaling mechanism of membrane mucins, in particular MUC1 and MUC4. MUC1 and MUC4 are the two membrane mucins that have superficially similar structures and have been both best characterized. These mucins act by substantially different mechanisms but they have both been shown to provide steric protection of epithelial surfaces. The reults of these study suggest that one of the role of these two membrane mucins may be regulation of cell growth and differenatiation in the Grb2-Sos-Ras-MEK-ERK2 pathway. The specific localization of MUC1 and MUC4 to the apical surfaces of epithelial cells suggest that their segnaling functions may be important as sensor mechanism in response to damage of epithelia induced for example in patients with contact lenses. Key words hydrogel, corneal edema, membrane mucins, contact lenses, epithelial cells 19

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