UNICREDIT E MONTE DEI PASCHI DI SIENA, due banche in un destino comune: esternalizzazioni

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1 UNICREDIT E MONTE DEI PASCHI DI SIENA, due banche in un destino comune: esternalizzazioni Le esternalizzazioni oramai costituiscono una patologia del sistema economico italiano, un fenomeno (quasi sempre tragico) dilagante che sta ammorbando i principali settori. Dopo telefonia, automobili e trasporti, ora è il momento di quello bancario. E in tale ultimo contesto si tratta di grossi Gruppi, come accenno nel titolo. Il punto però da cui iniziare è uno solo: le esternalizzazioni stanno decomponendo le più importanti aziende italiane da più di dieci anni. Ometto considerazioni di carattere generale che sono già state snocciolate da esperti in materia e che lo scrivente, sommessamente e modestamente, ha già espresso in altri articoli. Si percepisce una specie di connivenza e convergenza di interessi tra due gruppi di soggetti, che da diverse posizioni portano avanti e gestiscono il fenomeno: da un lato si posiziona il ceto apicale (in parole povere, il vertice) delle Organizzazioni Esternalizzande, dall'altro si collocano i classici Gruppi Imprenditoriali internazionali di Consulenti tuttofare. Ritengo opportuno esprimermi in questi termini per due ordini di ragioni: a) nomi come HP, Accenture, Be Solutions (per citarne solo alcuni) si inseriscono secondo svariate modalità di consulenza in diversi settori economici, ottengono cioè contratti da realtà imprenditoriali della più svariata provenienza ed appartenenza economica, proponendosi di risolverne problematiche e deficienze che evidentemente, di fronte alla più importante crisi del secondo dopoguerra, molte aziende committenti hanno optato di affrontare mediante un certo tipo di intervento esterno. Nel caso particolare di HP, ad esempio, accanto alla tradizionale produzione di stampanti, Pc ecc. si affiancano da non molto tempo attività di IT e gestioni amministrative inconsuete per una realtà del genere. Alludo in primis all'acquisizione in Join Venture, da Unicredit, di un complesso servizio di Amministrazione del personale; b) a fronte di un' abnorme estensione di un mercato delle consulenze aziendali di grosse dimensioni che ho cercato di delineare al punto precedente si addiviene alla massiccia esternalizzazione di Servizi, che fino a anni fa le Aziende italiane svolgevano in casa. Sembra divenuto d'obbligo affidare interi pezzi delle nostre preziose Imprese ad Entità esterne vedere solo a titolo di esempio i nomi di cui sopra che con la propria specializzazione e competenza permetterebbero alla Aziende clienti/committenti importanti efficientamenti, oltre alla possibilità di concentrarsi sul proprio core business. Ebbene, la situazione complessiva al riguardo risulta sospetta, se non altro poiché a chiedere aiuto e consiglio - nell'arco di relativamente pochi anni a chi di dovere sono state Organizzazioni di grosse dimensioni. Entità quindi che apparentemente ed in linea di principio dovrebbero avere tutte le risorse e conoscenze necessarie per svolgere in proprio ciò che attualmente stanno esternalizzando. Il tipico grosso nome che iniziò un'interminabile girandola interna di tale tipo di operazioni fu Telecom Italia. Non mi soffermo sul caso per ragioni di spazio e tempo, ma ancora oggi vi sono strascichi legali e giudiziari su vicende iniziate negli anni novanta. Mi riferisco in particolare alle numerose cause vinte contro l'azienda citata da dipendenti esternalizzati prima, licenziati poi e reintegrati infine. Segno evidente che di operazioni poco pulite si trattava, di evidenti accordi col partner commerciale di turno (ops, consulente prego) per espellere dal Gruppo telefonico centinaia di lavoratori. LE BANCHE Ora arriviamo alle Banche. Le dinamiche non cambiano e chi le attua non dimostra neanche originalità. L'iter è descrivibile facilmente, almeno dal mio punto d'osservazione di recente esternalizzato Unicredit. Prima la grossa azienda esterna diventa partner commerciale ed organizzativo, con constatate fatturazioni di milioni di euro di consigli. Dopodiché comincia il

2 distacco di esponenti - piccoli e grandi della stessa presso le sedi operative della Banca/cliente, correlativamente a consulenze specifiche sempre più intense, appoggiate in vario modo dalla dirigenza interna dell'organizzazione in cui penetrare. Si verifica anche l'assunzione diretta, in posizioni strategiche, di Dirigenti ed esperti esterni, provenienti vuoi dall'organizzazione che più direttamente collaborerà all'esternalizzazione, vuoi dai grossi nomi del settore della Consulenza. Improvvisamente però, la necessità di aumentare i profitti di tutti, in termini di guadagni più o meno programmati o desiderati di certi settori aziendali, rende casualmente indifferibili certe note pratiche di drastici tagli di costi, quelli fissi (in gergo economico) o strutturali e, come tali, difficili da digerire nelle risibili giustificazioni teoriche di vertici aziendali incompetenti. Arriva quindi (comunicata all'improvviso ma programmata per tempo) la consueta esternalizzazione. Ciò che prima era (come fornitore) partner commerciale del Gruppo, si tramuta in compartecipante di una JV (cosiddetta Newco) con la Banca che deve efficientarsi. Strategia che in molti vedono come un'anticamera per licenziamenti differiti nel tempo. L'anomalia è ravvisabile nel fatto che in poco tempo diventa insufficiente il know how e l'esperienza pluriennale di centinaia di lavoratori, che per decenni hanno tirato le fila dell'azienda che li espelle. Non si può sottacere poi la mancanza di un seppur minimo scrupolo sociale dei capitani di ventura ed affaristi che gestiscono operazioni simili. Da più parti si parla di macelleria sociale, considerando come carne da macello i dipendenti da triturare. Traspare insomma l'alea di un affare fruttifero per pochi, che gradualmente sta creando una situazione conflittuale vecchio stampo, di matrice e dal sapore quasi ideologico e storico cui non si assisteva in queste dimensioni e caratterizzazioni da diverso tempo. Da una parte vertici aziendal/bancari appiattiti alle intenzioni ed obbiettivi di consulenti ritenuti autorevoli, dall'altra la mia categoria, media borghesia di mentalità quotidiana e familiare e di età media tra i 40 e 50 anni, spesso con famiglia a carico e che difficilmente troverebbero altra occupazione in caso di licenziamento. Non sono in grado di dire dove si possa arrivare in Italia di questo passo, ma una puntuale analisi del clima sociale che si è creato negli ambienti esternalizzati, nel corso di più di 10 anni, la traggo volentieri da un brillante intervento (previa sua autorizzazione) di Stefano Torcellan, presidente dell'anle (Associazione Nazionale Lavoratori Esternalizzati) il cui sito ospita ogni tanto cortesemente le mie periodiche riflessioni. Ebbene, il 3 aprile 2006 a Roma, in un convegno in cui si trattava il fenomeno di cui si discorre, Stefano si espresse (non posso riportare tutto l'intervento) testualmente, descrivendo le esternalizzazioni Telecom:..In questo teatrino ognuno ha la sua parte, le sue battute da copione e la sua ricompensa a fine spettacolo. Gli unici a rimetterci, in realtà, sono i lavoratori, marionette guidate attraverso i fili in altre sceneggiature dagli ambienti ostili, conflittuali, pregni di tensione, distanti anni luce dalle loro originarie consuetudini. Molto spesso i lavoratori coinvolti posseggono decenni di esperienza. Sono coloro che contribuirono a costruire, giorno per giorno, una grande società internazionale, caduta in mano a speculatori rampanti e cinici, che hanno demolito tutte le regole deontologiche con rimpiattini finanziari e caleidoscopici incroci societari, al fine di realizzare guadagni enormi e plusvalenze milionarie... e fermo qui la citazione. Il pezzo considerato mi sembra sufficiente per delineare la situazione italiana, dove stiamo andando e la china pericolosa che possono prendere le esternalizzazioni: l'autore si riferiva a Telecom ed ai ben conosciuti drammi, ma rispetto all'epoca del suo intervento a parer mio molto efficace non è cambiato nulla, anzi, vi sono segnali di peggioramento. ESTERNALIZZATI: un popolo in aumento di cui nessuno parla. Se poi il fenomeno ha colpito il settore bancario fino a poco fa ritenuto sicuro e paludato vuol dire che siamo alla frutta. Il problema è che però nulla di tutto ciò emerge nei grossi mass media, a parte qualche sporadico articolo di giornale. Come se non lo si volesse far emergere, magari perché i grossi Gruppi che si apprestano ad espellere forza lavoro sono portatori in un modo o nell'altro di interessi importanti, sono azionisti o finanziatori in altro modo (ad esempio con la pubblicità) delle

3 più importanti realtà mediatiche cui spetterebbe il compito di informare sui più rilevanti fenomeni economici e sociali italiani, quali sono quelle oggetto del presente scritto. Della politica poi non ne parliamo, salvo alcune eccezioni locali di cui si parlerà più avanti per Unicredit in Trieste. A livello nazionale, la politica non viene allertata e quindi non si muove. Un'eccellente eccezione è costituita dall'economista Lidia Undiemi, che intende presentare una proposta di legge (si spera tramite il movimento 5 Stelle) di revisione di un comma dell'articolo 2112 del c.c. che regola i trasferimenti di ramo di azienda. In pratica si renderebbe obbligatorio l'assenso del lavoratore alla cessione del contratto di lavoro, sotto forma di possibile opposizione al trasferimento - da esercitarsi entro 30 giorni dalla comunicazione aziendale dell'imminente cambio di datore di lavoro - in base all'art c.c., che per la cessione di contratto prevede ordinariamente il consenso del contraente ceduto. E' intuitivo che, se diventasse legge, una disposizione del genere bloccherebbe sul nascere tutte le esternalizzazioni, con buona pace dei lavoratori certamente, ma giocoforza anche di chi ci guadagna sopra. BANCHE IN EVOLUZIONE E veniamo ai principali Gruppi bancari che in base alle ultime informazioni subiranno profonde ristrutturazioni. 1. IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA PREMESSA Mi corre l'obbligo chiarire innanzitutto il motivo per cui rifletto su di un Gruppo di cui non sono lavoratore. Recentemente sono stato contattato da un collega (lo considero tale, per solidarietà e destino) dell'mps. In particolare, era rimasto colpito dalla lettura - cat=119 di una lettera, cortesemente pubblicatami dal quotidiano IL PICCOLO di Trieste. In concreto, il contatto avuto con questa persona mi ha toccato : ho avvertito desolazione e solitudine, conseguente ad un'angosciante situazione in cui per circa persone è imminente un drastico processo di esternalizzazione, di cui nessuno a fronte delle ben note vicende giudiziarie di MPS parla. UN PO' DI STORIA Raccogliendo un po' di materiale ed informazioni in rete, vengo a sapere che il Monte dei Paschi di Siena viene comunemente ritenuta la Banca più antica del mondo. Sorse come Monte Pio nel 1472, voluta dalle Magistrature dell'allora Repubblica di Siena per aiutare le classi sociali più disagiate della città e dell'economia locale in genere, in un momento di forte crisi. Comprensibilmente la nascita di un Ente del genere si ricollegava alle tradizioni commerciali e creditizie della città, tant'è che rapidamente l'attività del Monte si evolse in senso più propriamente bancario. Nel 1624 l'istituto acquisì l'attuale denominazione. Il Granduca Ferdinando di Toscana concesse ai depositanti una garanzia dello Stato, vincolando a tutela dei depositi in caso di crisi della Banca e della necessità di doverli rimborsare le rendite dei pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti Paschi ). Gradatamente l'attività si estese fuori dalla Toscana, costituendo all'atto dell'unificazione italiana una delle entità bancarie più solide, inserendosi (prima in Italia) nel settore del credito fondiario.

4 Nei primi trent'anni del '900 furono aperte filiali a Empoli, Firenze, Perugia, Napoli e Roma, partecipando poi alla costituzione di Banca Toscana. Nel 1936 venne dichiarata Istituto di credito di diritto pubblico, come sostanziale presa d'atto della sua natura giuridica pubblicistica. Si dotò di un nuovo Statuto, in essere fino alle trasformazioni istituzionali del 1995, di cui si dirà più avanti. Tra gli anni '50 ed '80 consolidò la presenza nazionale e aprì filiali/uffici a New York, Singapore, Francoforte e Londra, vale a dire presso i maggiori centri finanziari dell'epoca. Nella prima metà degli anni '90 diversificò massicciamente le proprie funzioni.come bancassicurazione operava tramite Montepaschi Vita; per i fondi comuni d'investimento tramite Ducato Gestioni; nel credito a medio/lungo acquisì il Mediocredito Toscano e l'istituto Nazionale per il Credito Agrario, le cui attività confluirono nell'mps Banca per l'impresa. Nel 1995 (Decreto Ministro del Tesoro 8 agosto 1995) avvenne la trasformazione di cui sopra, dando origine a due enti: la Fondazione Monte dei Paschi di Siena (come continuazione del vecchio Monte, con finalità locali di assistenza, beneficenza ed utilità sociale) e la Banca Monte dei Paschi di Siena, l'azienda bancaria vera e propria ed a capo dell'omonimo Gruppo finanziario e creditizio. Fu questa l'epoca in cui iniziò (o proseguì) l'espansione territoriale ed operativa, caratterizzata da questi ulteriori dati essenziali: quotazione alla Borsa Valori di Milano (25 giugno 1999) Acquisizione partecipazione di controllo nella Banca Agricola Mantovana (1999) Istituzione a fine anni '90 e dopo il cambio di secolo di alcune Società Prodotto, dedicate a settori specifici: Consum.it spa nel credito al consumo; MPS Leasing & Factoring nel parabancario di leasing e factoring (cessione credito); MPS Capital Services Banca per le Imprese (credito medio/lungo e gestione monetaria per l'impresa); Monte Paschi Fiduciaria spa (attività fiduciaria su patrimoni). Ampliamento deciso della struttura distributiva puramente bancaria, con acquisizione nel 2007 del controllo di Biverbanca Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli (un centinaio di filiali, filiali in Piemonte, Lombardia, Lazio e Val d'aosta: servizi alle famiglie ed una forte clientela nelle piccole/medie imprese, partecipazione ceduta nel 2012) e nel 2009 di Banca Antonveneta, acquisto questo che ha permesso al Gruppo MPS di uscire definitivamente nella fase attuale dalla dimensione di realtà regionale. Dal 28 aprile 2013 però tale grosso Istituto è stato incorporato in MPS: non esiste più a seguito dell'atto di fusione sottoscritto il 23 dello stesso mese. LINEAMENTI ORGANIZZATIVI E TENDENZE ESSENZIALI a) Strutture di Servizio MPS Consorzio Operativo Costituisce il centro di gestione dei servizi informatici e di telecomunicazione, nonché di erogazione dei servizi amministrativi e di back office per le diverse Società del Gruppo (perfettamente analoga alla società UBIS Unicredit Business Integrated Services SCPA in Unicredit). MPS Gestione Crediti Banca per il recupero crediti.

5 b) IL RIDIMENISONAMENTO (cessioni ed esternalizzazioni) Risulta a questo punto evidente la recente e concreta tendenza espansiva del Gruppo, in presenza di mete finanziarie e speculative che trascendono le tradizionali dimensioni bancarie. Purtuttavia, alla prima crisi di sistema si sono manifestate tutte le difficoltà strutturali e di scopo, come sopra accennato. Si è creduto di poter affastellare in un unico coordinamento di vertice (facente capo a BPMS) entità, strutture, divisioni e competenze del tutto diverse, mentalità al limite conflittuali come quelle tra le esigenze di Famiglie ed Imprese ed i settori meramente finanziari. Sono strutture e funzioni che, alla lunga, nell'attuale fase economica andranno inevitabilmente distinte e divise in qualunque grosso Gruppo Bancario esse siano state appunto unificate. Tenendo presente poi che, quasi vi fosse un destino comune, le realtà bancarie più importanti (MPS e Unicredit sicuramente, per chi scrive) subiranno pesanti ridimensionamenti e suddivisioni, proprio sono troppo grandi per gestire la crisi attuale. Il problema è come attuare le sforbiciate. Nel 2012 MPS ha ceduto la partecipazione in Biverbanca. Mi è difficile ovviamente seguire tutte le notizie e vicende del Gruppo, pretesa che sfugge sicuramente dai miei orizzonti. Purtuttavia non mi sfugge la politica neoesternalizzatrice che aleggia pericolosamente sul Gruppo. Le prime notizie in merito le traggo temporalmente dal comunicato stampa che espone il Piano Industriale di MPS, approvato il 27 giugno Senza ovviamente entrare nei dettagli, 3 sono le priorità dichiarate: Rafforzamento della quantità e della qualità del capitale Riequilibrio strutturale della liquidità Raggiungimento di livelli sostenibili di redditività a fronte delle quali rilevo la volontà di ridimensionarsi (o razionalizzarsi come meglio ci si giustifica) nelle seguenti presunte discontinuità della Banca Completa razionalizzazione dell assetto del Gruppo con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali Esternalizzazione attività Back-office e un nuovo modello di HR management Nuova banca online (vale a dire: no sportelli) punti questi che sono meglio esplicitati a pagina 3 e 4 del Piano, ovviamente sotto la priorità III- RAGGIUNGIMENTO DI LIVELLI SOSTENIBILI DI REDDITIVITÀ. Tra le altre, vi si ravvisa la necessità di un...miglioramento dell efficienza operativa in un percorso socialmente sostenibile attraverso: l efficientamento dei costi (riduzione della base dei costi del 16% nel periodo ) la razionalizzazione e semplificazione del Gruppo con incorporazione delle controllate e razionalizzazione della presenza territoriale (chiusura di 400 filiali non in linea con gli obiettivi di redditività, pur mantenendo il presidio del territorio)

6 l esternalizzazione Back-office preservando i livelli occupazionali del personale coinvolto (oltre persone) la riduzione complessiva del personale di oltre unità, incluse le risorse del Backoffice e relative agli asset disposals... A parte le cifre successivamente modificatesi e l'accenno esplicito alle esternalizzazioni, risulta di tutta evidenza il tono del linguaggio, da dismissione e crisi - le frequenti sottolineature di cui sopra servono a mettere in evidenza tutto questo - anche se abilmente tutto risulta mascherato ed ovattato mediante indici e numeri brillanti, riportati nelle altre parti e pagine del piano. Difatti e correlativamente il 3 agosto 2012 MPS, con apposita comunicazione ai sindacati, ha dato inizio alla procedura prevista dagli artt. 18 e 19 del CCNL Bancari. Tale procedura inerisce le misure da adottare per ridurre gli organici, prima di ricorrere ai licenziamenti di cui alla legge 23 luglio 1991, 223. L' Articolo 18 CCNL - Banche recita testualmente: 1. Prima di ricorrere all'applicazione delle norme di cui alla legge 23 luglio 1991, n. 223, le imprese, in presenza di tensioni occupazionali -anche conseguenti a processi di ristrutturazione e/o riorganizzazione che possano prefigurare ricadute negative sui livelli occupazionali - forniscono agli organismi sindacali aziendali una specifica comunicazione concernente motivazioni e obiettivi delle misure che intenderebbero adottare anche nello spirito del Protocolio16 giugno A richiesta dei citati organismi si dà quindi luogo, entro 10 giorni dalla avvenuta comunicazione, ad incontri nell'ambito dei quali le Parti ricercano le possibili soluzioni idonee a non disperdere il patrimonio umano e professionale presente nell'impresa. A questo fine valutano prioritariamente al ricorso al "Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell'occupazione e della riqualificazione professionale del personale del credito", l'adozione degli strumenti utilizzabili, quali interventi sull'eventuale quota aziendale del premio di rendimento eccedente lo standard di settore, le incentivazioni all'esodo anticipato volontario, l'uso dei contratti part-time, il contenimento del lavoro straordinario e delle assunzioni, i contratti di solidarietà, il lavoro ripartito, la mobilità interna, i distacchi di cui all'art. 16, la possibile assegnazione a mansioni diverse anche in deroga all'art cc. Nell'ambito della procedura possono essere definiti eventuali percorsi formativi e di riqualificazione per i lavoratori/lavoratrici interessati. 3. Qualora l'impresa faccia parte di un gruppo bancario e la procedura di cui sopra, non abbia avuto esito a livello aziendale entro 20 giorni dal primo incontro, si dà luogo - su richiesta di una delle Parti - ad incontri a livello di capogruppo per la ricerca delle possibili idonee soluzioni prima che l'impresa interessata faccia ricorso alle previsioni di legge di cui al comma La procedura, in tutte le sue diverse fasi, deve esaurirsi, salvo diversa intesa, entro 50 giorni, durante i quali le Parti si astengono da ogni azione diretta. Come si vede, si da precedenza in questa fase all'accesso al Fondo di solidarietà (leggi: esuberi e mobilità) dei bancari, nonché tutta una serie di palliativi di riduzione costi e presunte razionalizzazioni, inclusi percorsi formativi, il tutto con eventuale subentro di trattativa a livello di Capogruppo in caso in caso di perdurante disaccordo delle parti sociali. Consequenzialmente l'art 19 tratta delle trattative a livello di Gruppo. Non lo riporto in quanto inutile al fine metodologico e conoscitivo del presente scritto. Coincidenza di date - 3 agosto Osservo sommessamente che nella giornata di cui al sottotitolo:

7 iniziò come detto la procedura aziendale MPS di riduzione organico (arrtt. 18 e 19 CCNL) venne comunicata a tutti i dipendenti di UBIS- Unicredit la prosecuzione del progetto Newton, che prevede l'esternalizzazione di lavoratori in Europa, di cui 800 in Europa di pari data è il Decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI n 67329, che similmente ad altri analoghi DM stesso ministero ha integrato negli anni (a partire dall'anno 2000) quello (il n 155 del 28 aprile 2000) che 13 anni fa istituì il Fondo esuberi del personale del Credito, denominato esattamente (nella versione fornita da ultimo dal DM del 3 agosto 2012) Fondo di solidarieta' per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell'occupazione e del reddito del personale del credito. La serie di decreti in discorso ha modificato ed integrato in vario modo la disciplina del nostro Fondo, a seconda dei momenti politici e sociali del settore e prorogandone di volta in volta la scadenza. Le disposizioni dell'ultimo decreto avevano efficacia esplicitamente fino al Ebbene, sinceramente non comprendo questa singolare coincidenza temporale, né sono in grado di dire se vi siano intese MPS/Unicredit o lettura delle medesime normative, ma tutto è molto strano, quasi che entrambi i Gruppi abbiano atteso l'emanazione del decreto ministeriale per portare avanti le loro politiche di ridimensionamento, avendo alle spalle il paracadute del fondo esuberi. PIANO INDUSTRIALE SINDACATI CONTRO (ALL'INIZIO) La vicenda si vivacizza socialmente a luglio I sindacati dichiarano irricevibile il Piano industriale a fronte anche del fatto che il cda MPS aveva disdettato unilateralmente il Contratto Integrativo aziendale. Vi sono manifestazioni e scioperi di vario tenore, cifre su esternalizzazioni ed esuberi ondivaghi, con immaginabili atmosfere d'ansia e desolazione tra i dipendenti. Il tutto mentre già affiorano nel frattempo gradualmente gli affari milionari (in euro) che, nella precedente gestione precedente di BMPS, in pochi anni hanno distrutto l'istituto più antico del mondo, rischiando di mandare sul lastrico migliaia di famiglie non solo toscane, per non parlare dell'indotto regionale. Ed in tutto questo la soluzione viene cercata dove fa più comodo ed è più facile: nelle tasche dei lavoratori, nel loro destino e nelle loro angosce di soggetti e vittime di una situazione non voluta, né causata da loro. Ai primi di ottobre ha luogo un importante incontro azienda/sindacati, a fronte del quale la delegazione datoriale dichiara: di voler esternalizzare 1600 persone, incrementabili a 2360 in caso di mancato accordo. L'eventuale accesso al Fondo si Solidarietà doveva essere a totale carico dei lavoratori si disdettava il CIA, ventilando la sostituzione dei meccanismi salariali previsti da Contratto con erogazioni individuali a discrezione aziendali, della serie: si puntava ad un'individualizzazione del rapporto di lavoro Non si risponde quindi alcunché alle richieste sindacali di precisazioni sulle esorbitanti remunerazioni del Top Management, né tanto meno sulle tipologie contrattuali utilizzate per l'ingaggio dello stesso. In tutta risposta a siffatte domande precise, la Banca proclamava chiusa la procedura sindacale, senza addivenire ad alcun accordo e manifestando politicamente tutt'altre intenzioni rispetto a qualsiasi compromesso coi diritti dei lavoratori. Altrettanto politicamente e strategicamente lavoratori e sindacati puntano a questo punto ad opporsi alla prevista esternalizzazione, che un po' rappresenta il punto di forza e di minaccia ricattatoria del ceto di vertice Aziendale (lo definisco così provocatoriamente) verso la controparte più debole. Per tutta risposta il 9 ottobre l'assemblea degli azionisti modificando lo Statuto di BMPS conferisce

8 maggiori poteri al CDA e quindi, in particolare, al duo Profumo/Viola (rispettivamente Presidente CDA e Amministratore Delegato) entrambi non senesi ed espressione quindi di interessi e logiche non locali. Già nei giorni precedenti si era temuto un esito del genere. Alessandro Profumo informa di voler proporre all'assemblea alcune modifiche dello Statuto della Banca, motivandole con la necessità di semplificare alcuni processi decisionali nell'ottica di una maggiore efficienza della Struttura. Si profila quindi un pericoloso accentramento di poteri nelle mani di quella che veniva e viene definita la coppia straniera, Presidente CDA e AD ed esautorando di fatto l'assemblea degli Azionisti. L'azionista di riferimento era ed è la Fondazione, il cui presidente pochi mesi prima non aveva avallato la scelta esterna di Profumo. Eppure i poteri sono passati di mano a chi neanche toscano è. Negli ambienti senesi, in altri termini, si afferma convintamente che la coppia straniera non sarebbe condizionata (siamo sempre ad ottobre) dalla ricerca del consenso, che in passato frenava i vertici di matrice politica. E quindi solo esponenti del genere potevano prendere decisioni impopolari e d'emergenza, come quelle dettate dal momento attuale. A ottobre, nel post Assemblea, Profumo ribatte che la senesità del Monte è già persa intendendo con ciò l'assoluto controllo decisionale politico della Fondazione sui destini della Banca. Profumo spiega quindi che, per recuperare la senesità all'istituto bisogna restituire redditività alla Banca e quindi utili alla Fondazione. Acquisiti quindi in quel momento pieni poteri, il vertice di coppia va avanti nelle proprie strategie e, nella stampa di ottobre, si riporta l'intenzione di Fabrizio Viola di esternalizzare il Consorzio Operativo del Gruppo, l'articolazione societaria aziendale che vedere più sopra nel presente testo gestisce il Back Office. Un po come per UBIS in Unicredit, che guarda caso mentre vi scrivo sta procedendo imperterrita in più operazioni l'esternalizzazione di circa 800 lavoratori in Italia. Esternalizzazione: I primi nomi e l'accordo a metà Finalmente (si fa per dire) arrivano le prime notizie di una gara in corso per l'analoga operazione prevista in MPS, con il gruppo Bassilichi in forte vantaggio visto che è partecipata direttamente da Mps per l 11,7%. Il tutto con il secondo fine inteso però letteralmente come secondo passo di aprire il capitale sociale ad altri partner, dopo aver reso la Banca più razionalizzata ed appetibile. A conferma poi dei rivolgimenti interni in essere ad ottobre 2012, i sindacati rilevano il licenziamento in tronco di alcuni dirigenti, di posizione non elevata e coi livelli retributivi più bassi della categoria dei Dirigenti, come se si trattasse di una selezione mirata. Il tutto con apparente discrezionalità e senza utilizzare in alcun modo criteri come volontarietà o vicinanza a scadenze pensionistiche. Si fa strada l'ipotesi di voler sacrificare professionalità reali per far posto a persone esterne in certi ruoli, destinando magari alle stesse stipendi molto più alti in cambio forse di maggiore condiscendenza a certe scelte. Come già accaduto - si afferma sempre da fonte sindacale per Responsabile Risorse Umane ed altre tre-quattro figure specifiche. Contestualmente, nessun sacrificio si impone al Top Management, che come tale deve restare immune dalla crisi e di cui non si dichiarano pubblicamente i compensi. Per tale ambito dirigenziale si parla anche di abitazioni costosissime a carico dell'azienda e laute clausole di rescissione del contratto. Si polemizza anche legittimamente contro la soppressione del vecchio Contratto integrativo, che secondo i Sindacati non è temuto per il costo, quanto per l'impianto normativo posto a tutela dei lavoratori, ritenuta ingombrante per un Vertice Aziendale che vuole mani libere in tutte le direzioni. In novembre l'azienda appare disponibile a nuove trattative in merito, con effetti al limite retroattivi. Ma i sindacati richiedono una ricomposizione di tutte le tematiche occupazionali toccate dal Piano Industriale, incluse le politiche di riduzione di costi perseguite con le esternalizzazioni (chiamate dall'azienda sembra terziarizzazioni e dalle quali dipenderebbe addirittura il destino della Banca ), cui i sindacati proporrebbero altre modalità di superamento della Crisi. A dicembre volendo addivenire l'azienda ad un accordo quadro che concluda veramente la procedura sindacale di cui agli artt. 18 e 19 CCNL si informa la comunità dei lavoratori che gli esternalizzati potrebbero essere solo 1110, tutti del Consorzio Operativo e presenti in tutti i poli

9 (Siena, Roma Firenze, Milano, Padova, Lecce e Mantova). E proprio al dunque nel momento in cui si dovrebbe arrivare compatti nel contatto/confronto con l'azienda - il fronte sindacale si spacca. Un primo gruppo di sigle (Fabi, Fiba, Cisl, Ugl e Uilca, che formeranno poi il cosiddetto primo tavolo ) si orientano per la scelta di avvicinarsi alla controparte, forti del fatto che BMPS si era decisa a ridurre il n di esternalizzati alla cifra sopra indicata, rispetto ad una proposta iniziale che ne prevedeva circa In pratica si dice: piuttosto che lasciar meramente passare duemila e passa persone del backoffice ad un'altra società operazione definita dai sindacati del primo tavolo una terziarizzazione senza garanzie - si preferisce andare incontro alla cifra di 1100 lavoratori concessi dalla controparte datoriale. Si creerebbe quindi una nuova società cui affluirebbero tali persone, impiegate nel Consorzio Operativo di Gruppo. Il tutto cercando un partner bancario/creditizio cui affiancare in questa realtà ancora da istituirsi in quel momento un partner industriale, che si vociferava potesse essere il gruppo Bassilischi, già in in rapporti con MPS come sopra detto. Le altre sigle invece Fisac Cgil in particolare dicono no: il progetto aziendale non mirerebbe altro che allo scardinamento delle garanzie contrattuali di settore nazionali, intenzione a loro dire evidenziata dalla disdetta unilaterale del Contratto Integrativo. Quelle che non vogliono trattare sono Fisa, Dircredito, Sinfub e Unisin. E si arriva difatti all'accordo del tra Azienda e le sopra citate sigle Fabi, Fiba, Cisl, Ugl e Uilca, sul quale a questo punto c'è poco da dire, a parte il numero ridotto di esternalizzati. A leggerne il testo, il tono è al limite del melodico e politico insieme, come se Azienda e Sindacati firmatari andassero a braccetto, contenti tutti quanti di aver trovato modo di sistemare migliaia di lavoratori. L'unica parte interessante del documento è quella di cui all'articolo 3 (Gestione di eccedenze di personale): importante per i lavoratori è la regolamentazione del destino di coloro che entro il 2017 affluiranno al Fondo di solidarietà (fondo esuberi bancari per intenderci), prassi questa prevista in particolare dal citato decreto 158/2000 istitutivo del Fondo ma che nella sostanza viene inserita nell'acordo per ridurre gli organici, prima di arrivare ai veri licenziamenti, previsti dalla Legge 223 del Segno questo che il Gruppo attraversa una fase critica. Nel frattempo il Gruppo Bassilichi si sottrae dalla sua posizione di potenziale partner di esternalizzazione, non convinto dai tempi e dalle difficoltà incontrate in merito da MPS internamente. Accentramento in DAACA ( Direzione Attività Amministrative, Contabili ed Ausiliarie) In questo rapido susseguirsi di eventi siamo a febbraio 2013 le sigle sindacali firmatarie addivengono ad altro incontro con l'azienda il 1 febbraio. Nell'occasione vengono informate inaspettatamente bisogna dire che avverrà un accentramento in BMPS delle attività amministrative, contabili ed ausiliarie del Gruppo, svolte nel Consorzio Operativo, in Banca MPS, Banca Antonveneta e MPS Capital Services. Questo pacchetto perché di questo si tratta si concretizzerà in una DAACA (Direzione Attività Amministrative, Contabili ed Ausiliarie) in Capogruppo. Avverrà quindi una cessione di ramo d'azienda (attività e lavoratori) dal Consorzio a Banca e, se il lavoratore era già dipendente MPS, cessa il distacco che aveva presso il Consorzio, mentre i lavoratori dipendenti di altre aziende del Gruppo il distacco cessa presso il COG e si apre presso Banca MPS. Come accennato, si tratta di un'operazione propedeutica all'esternalizzazione, per la quale ancora non è stata aperta la procedura prevista dall'art. 47 L. 428/90 ma, per l'aria che tira, non dovrebbe tardare. La cifra finale del numero di coloro che affluiranno entro il 2017 al Fondo di Solidarietà sono 1.660, con toni trionfalistici manifestati da Fabi, Fiba, Cisl, Ugl e Uilca e forti dinieghi e perplessità da parte delle restanti ( Fisac CGIL, Fisa, Dircredito, Sinfub e Unisin). Considerazioni finali ed altro

10 E siamo ai giorni nostri e non vado oltre, poiché non era neanche mio intendimento proporre un resoconto così lungo della vicenda MPS. Ma il problema mi prende, in quanto in altro Gruppo Bancario ho subito operativamente ed emotivamente ciò che appunto mai non vorrei per le persone di MPS: un' esternalizzazione. Percepisco perciò fino all'ultima stilla umana le apprensioni ed i problemi di salute che devono affrontare i miei colleghi di MPS. Nessuno parla di loro, o non sufficientemente. Si sentono abbandonati dalla politica e dai Media, anche perché purtroppo il loro Istituto è alle prese coi vorticosi millionari giri di tangenti ed affari poco puliti, con matrice prevalentemente finanziaria (acquisto Antonveneta, Derivati ed altro) e non solo, su cui indagherà la magistratura e che qui non tratto, in quanto mi ci vorrebbero migliaia di ulteriori energie per scriverci anche solo qualcosa, ma non le ho. Essendo anch'io coinvolto indirettamente, è molto faticoso restare lucido in questo mio modesto intento di dare un po' di visibilità alle drammatiche vicende dei colleghi di MPS, ma non ho potuto dire di no all'appello a fare qualcosa per questa gente, la cui visibilità è per l'appunto distolta dalle vicende giudiziarie di cui sopra. Dovrei aver detto a sufficienza, sperando di non aver omesso niente di essenziale e non aver commesso inesattezze, nell'intento lo ripeto di solidarizzare per quanto possibile tra colleghi con un destino comune. 2. Unicredit Group UBIS Unicredit Business Integrated Solutions - è la Società del Gruppo che, in stretta sintonia e similitudine di destino con il Consorzio Operativo di MPS, subirà nel Gruppo Unicredit il primo blocco di esternalizzazioni denominate complessivamente PROGETTO NEWTON. Il caso però è da trattare diversamente, in quanto distinta è l'origine di Unicredit e, quindi, il processo riorganizzativo che sta accompagnando questo colosso Bancario verso lo smembramento. STORIA di Unicredit UBIS (Unicredit) appartiene ad un Gruppo Bancario di recente formazione, scaturita dalla progressiva ed allo stesso tempo rapida fusione di Banche diverse, a partire dal Ad essere esatti, nel 1996 sorse innanzitutto Rolo Banca 1473, dall aggregazione in Credito Romagnolo Holding del Credito Romagnolo e di Carimonte Banca. Nel 1998 si fondono i Gruppi Credito Italiano (formato dall omonima banca e Rolo di cui sopra) e Unicredito (formata da Cassa Risparmio Verona-Vicenza-Belluno-Ancona, in breve Cariverona, Cassa Risparmio Torino, designata di solito come CRT, Cassa Marca - Treviso) costituendo exnovo Unicredito Italiano. Unicredito Italiano nel 1999 acquisisce Cassa Risparmio di Trieste (CRTrieste) e Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto (Caritro). In rapida successione, nel periodo luglio/settembre 2002 le sette banche originarie si aggregano in Unicredito Italiano (come capogruppo) per poi vedersi scorporare le relative attività bancarie in Credito Italiano. Già quindi da questa prima fase il Gruppo si caratterizza per bizantinismi giuridici ed organizzativi di un certo spessore, costituenti in quel momento il primo step del progetto S3 (uno dei tanti, come si vedrà) che porta il primo gennaio 2003 alla nascita di 3 nuove Banche (con l evidente scomparsa dell antico Credito italiano) per altrettante tipologie di clientela: Unicredit Banca (attività al dettaglio, in inglesismo retail, privati, famiglie e piccole imprese); Unicredit Private Banking (clientela ad alto reddito) e Unicredit Banca d Impresa (per imprese di medio-alta dimensione) con l adozione, nella globalità, del marchio Unicredit. Nello stesso anno 2003 vengono fuse in Unicredit Banca dell Umbria e Cassa di Risparmio di Carpi. Storicamente si può quindi notare l annientamento, sotto un unica egida avanzante (Unicredit), di realtà bancarie storiche, nazionali (Credito Italiano) o locali che fossero. Il tutto in nome e come conseguenza di una radicale logica Globalizzante che, seppur di tendenza mondiale da vent anni ormai, genera in chi scrive più di un ripensamento rispetto all opinione personale di qualche tempo fa.

11 L espansione prosegue all estero nel 2005, con l acquisizione del 94% circa della Istituto tedesco Hypovereinsbank AG (HVB-Group) e, conseguentemente, del controllo di Bank Austria Creditanstalt e Bank BHP (Banca polacca). Inevitabili sono le ripercussioni economiche nei paesi ove il Gruppo va ad insediarsi, vista l entità delle operazioni finanziarie via via portate a termine. In Polonia Unicredit controllava già dal 1999 la Banca Pekao S.A., mentre Bank Austria Creditanstalt la Bank BHP appunto. La fusione tra i due Istituti polacchi genererebbe un colosso per quel Paese onde nel 2006, per intervento della Commissione Europea ed apposito accordo con il Ministero del Tesoro Polacco, Unicredit deve impegnarsi a vendere quasi la metà degli sportelli di BHP, integrando i rimanenti in Banca Pekao. Analoghi problemi di concorrenza di settore e di antitrust Unicredit li determina in Croazia. Dal 2002 possedeva Zagrebacka Banca (primo istituto del Paese) mentre attraverso Bank Austria Creditanstalt si ritrovava casualmente ed indirettamente anche Splitska banca (terza entità nel settore croato). Nel 2006 si deve procedere alla cessione di quest ultima a Société Générale. Risulta evidente quindi che, con strategie gigantiste ovunque praticate, ci si può vedere la porta semichiusa, in economie estere di modesta dmensione. Alla fine della fiera Unicredit, al massimo della sua espansione internazionale, è presente in Italia, Germania, Austria ed in buona parte dell Europa orientale (Polonia e Croazia come accennato, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Romania, Bosnia ed Erzegovina, Slovenia, Turchia, Ucraina, Lituania, Lettonia, Estonia e Russia. A suo tempo aveva acquisito il gruppo statunitense di gestione finanziaria Pioneer Investments. Dell ottobre 2007 è l incorporazione di Capitalia spa (cui fanno capo Banca di Roma, Bipop Carire e Banco di Sicilia, quindi altrettante realtà bancarie di peso) in Unicredit spa. Tralasciando la ricerca di ulteriori dettagli inerenti concambi azionari e CDA vari, annoto solo che la sede legale viene spostata da Genova (vecchia sede dello Credito Italiano) a Roma (sede di Capitalia) e, dal 2008 al 2010, per l'attività bancaria al dettaglio del nuovo Gruppo si adotta una triplice suddivisione geografica: Nel nord Italia ci si presenta con Agenzie dal logo Unicredit Banca (cui affluiscono gli sportelli di Banca di Roma, Bipop Carire e Banco di Sicilia del Nord italia) Nel centro e sud Italia ci si presenta con Agenzie dal logo Unicredit Banca di Roma (cui affluiscono gli sportelli di Unicredit Banca, Bipop Carire e Banco di Sicilia dell area geografica relativa) In Sicilia è presente col marchio Banco di Sicilia (cui affluiscono gli sportelli di Banca di Roma, Bipop Carire e Unicredit Banca dell isola) La crisi del biennio provoca forti crolli delle quotazioni azionarie (anche del 30% nel solo mese di settembre 2008), supportato con aumenti di capitale per 7 miliardi di euro. In tal modo non è necessario ricorrere all aiuto statale dei Tremonti Bond. Vi sono comunque già qui i primi aspetti di difficoltà e di crisi. Questi recenti avvenimenti finanziari provocano un iniziale crisi di fiducia da parte del CDA verso l AD Alessandro Profumo, il quale oltretutto nel 2010 si dice non avrebbe informato il gruppo di un consistente acquisto di azioni da parte de fondi libici LIA (7,58% del capitale). In definitiva, poca chiarezza informativa, la drastica riduzione dei dividendi e le cospicue richieste economiche per gli essenziali aumenti di capitale, nonché la denuncia di 4500 esuberi inducono Profumo a dimettersi, seppure con una discutibile buonuscita di 40 milioni di euro, di cui 2 dati in beneficienza. Gli subentra l attuale AD Federico Ghizzoni il 30 settembre Il ricambio porta alla volontà di varare il nuovo modello organizzativo ONE4C ( Insieme per i clienti ). Semplicemente con obiettivi poco chiari aldilà della dichiarazione di voler soddisfare maggiormente il cliente, un po come scoprire l acqua calda si compie una repentina riunificazione di 7 banche prima divise. Unicredit Banca, Unicredit Banca di Roma, Banco di Sicilia (le tre banche retail) da un lato,

12 Unicredit Private Banking, Unicredit Corporate Banking, Unicredit Family Financing Bank, Unicredit Bancassurance Management & Administration dall altro (Entità specializzate finanziariamente e per tipo clientela) si aggregano in Unicredit spa, mantenendosi ove necessario i loghi commerciali. Il relativo progetto di fusione per incorporazione era stato approvato dal CDA il 13 aprile 2010, ma poco dopo l arrivo di Ghizzoni il 19 ottobre si stipula l atto di fusione, con effetto dal 1 novembre. Rimangono a se Unicredit Credit Management bank (sede a Verona, per gestione crediti insoluti), Unicredit Factoring e Fineco Bank (Milano, trading on line). Unica banca resta Unicredit spa, che coordina inoltre i tre segmenti commerciali di quel momento: Families&Small Medium Enterprises (F&SME: famglie e piccolo-medio imprese), Corporate and Investment Banking (CIB: Grandi imprese) e Private Banking (PB: grossi patrimoni). Negli intenti conclamati, si auspicava una semplificazione societaria del Gruppo, accrescendo la vicinanza ai territori ed alle comunità locali, salvaguardando i marchi commerciali delle 3 banche retail. Si avvia inoltre un evidente strategia di razionalizzazione del complessivo settore commerciale, mediante appunto la fusione in un unica banca delle preesistenti realtà commerciali, con accentuato consolidamento della presenza di Unicredit sul mercato italiano. Nel 2011, a seguito della crisi di sistema focalizzantesi anche nelle presunta difficoltà di taluni Stati a rimborsare le proprie emissioni pubbliche (c.d. crisi dei debiti sovrani) tra febbraio e settembre le azioni Unicredit crollano del 63%, con necessario aumento di capitale e ripetitiva riorganizzazione commerciale (si parla di razionalizzazione dei distretti operativi, ancora per rafforzare la vicinanza al cliente ). Dalle diverse Direzioni network discendono le Aree Commerciali e, appunto, i distretti operativi. Ne conseguono nuovamente accorpamenti e dichiarate razionalizzazioni di Agenzie, segnali ancora poco ottimistici. In novembre viene presentato il nuovo Piano Industriale , si delibera il terzo aumento di capitale (7,5 miliardi euro) e non si distribuiscono dividendi per il 2011 (come del resto l anno seguente). Nuovamente si annunciano esuberi: 5200 per l Italia. E il peggior trimestre della storia di Unicredit. Si accorpano 10 azioni in una. Nel 2012 le modalità di attuazione dell aumento (sconto del 43% per le azioni nuove, 2 azioni nuove ogni vecchia posseduta) fa crollare il titolo Unicredit del 37%. Ad agosto il Financial Times informa che Capogruppo è sotto inchiesta negli USA (Discrict Attorney di New York, Ministero Tesoro e Dipartimento Giustizia Washington) per aver aggirato le sanzioni contro Teheran (finisce in una Black List apposita). Osservazioni Come si vede, tale gruppo sul versante commercial/espansivo ha giocato un ruolo importante, ma condito da logiche frenetiche fin dalle prime aggregazioni delle sette banche originarie, le cui storie ai più sconosciute si allontanano nel tempo, mentre la loro sparizione radicale è avvenuta meno di 15 anni fa. Continuano le trasformazioni Correlativamente, si procede con una massiccia aggregazione del settore informatico ed amministrativo, in quel momento distribuito in Capogruppo e diverse Società Strumentali. Il progetto corrispondente viene definito All4Quality, le cui tappe sono da scorrere attentamente, per comprendere come si è arrivati progressivamente alla fase attuale di smembramento del Gruppo, a cominciare di UBIS. Il 14 dicembre 2010 il CDA approva le linee guida del Programma All4Quality, definito tra l altro come processo di razionalizzazione delle strutture e delle aziende di servizio e di supporto del perimetro GBS, acronimo che definisce i Global Banking Services, le attività strumentali di Gruppo. Si dichiara esplicitamente la stretta analogia sotto l aspetto dell intento aggregante del

13 progetto con l avvenuta creazione delle Banca Unica nell ambito del programma One4C. Ovunque ed improvvisamente le parole d ordine che impazzano ai vertici di Gruppo sono semplificazione, centralizzazione, razionalizzazione ecc. anche se l accenno alle implicite riduzioni di costi in vario modo non è altrettanto propagandato. La seconda tappa fondamentale nelle stessa direzione è il CDA del 22 marzo 2011, che approva e da il via a All4 Quality, in esecuzione delle linee di cui al precedente CDA del dicembre Già in tale sede si delibera e prevede il consolidamento delle strutture e delle società strumentali del Gruppo dedicate, in particolare, all erogazione dei servizi di Information e Communication Technology (ICT), Back Office e Middle Office, Real Estate, Security e Global Sourcing in un unica Società. Si parla in maniera ridondante di consolidamento di tecnologie, strumenti e servizi, di ottimizzazione della governance e di efficienza nella gestione dei costi. Il CDA del 18 ottobre 2011 appena subentrato Ghizzoni a Profumo fissa la decorrenza del complesso iter al 1 gennaio Data che in realtà costituirebbe una proroga, alla luce degli indubbi per i responsabili di gruppo profili strategici del processo in atto, ma tenendo conto anche dei profili di sensibilità sindacale insiti nel progetto. Il tutto per condurre a soluzioni condivise in un contesto di positivo processo di dialogo sociale. Il che, a parer di chi scrive, manifesta dei velati timori per il clima sociale, apparentemente esagerati stando a quanto finora deciso. Comunque sia, il consolidamento era già iniziato il 1 giugno 2011, con la fusione per incorporazione in UGIS (Unicredit Global Informazion Services) di Quercia Software SCpA, già detenuta al 100% dall incorporante. 328 i lavoratori coinvolti, operazione facente parte di questa prima fase del progetto di semplificazione e razionalizzazione di Gruppo. La parte societaria che dovrebbe portare come detto ad un unica realtà multi-servizio che generi economie di scala..per una visione globale delle priorità, controllo centralizzato di elementi comuni e standardizzazione di processi e strumenti - vuole addivenire alla creazione di un unica Società strumentale il cui nome UBIS (Unicredit Business Integrated Services) veniva già prospettato nella documentazione illustrativa del Progetto, allegata all informativa inviata a sindacati ed ABI il e da cui traggo gli elementi di base e le date cui accenno per All4Qulity - ovvero come unico presidio strumentale. Mi si perdoni l insistenza su tali espressioni da linguistica organizzativa e un po tecnicistica, ma ritengo essenziale dare l idea a chi legge questo mio modesto contributo sulle dichiarate finalità unificatrici contenute nel documento Unicredit del 28 ottobre E la mia insistenza sarà chiara nelle sue ragioni in seguito. L'accorpamento procede L accentramento societario ha effetto realmente il 1 gennaio Il percorso strettamente societario è il seguente: UBIS è la ridenominazione di UGIS; Unicredit spa incorpora per fusione Unicredit Real Estate Scpa (URE, si tratta sempre di società consortili) Passaggio contestuale da Unicredit ad UBIS del ramo Servizi Generali Immobiliari (da URE: 485 lavoratori) Passaggio da Unicredit ad UBIS di vari rami di Servizio direttamente promananti da Capogruppo: ICT, Securiy, Global Sourcing, e Operations (circa 250 persone) Fusione per incorporazione in UBIS di UCBP ( Unicredit Business Partner, che aveva già cambiato altre due volte ragione sociale), con trasferimento del ramo segnalazioni di Vigilanza ad Unicredit spa (37 persone, tanto per semplificare l iter. Trasferimento da Unicredit ad UBIS del Back office amministrativo e contabile dei servizi di credito al consumo e cessione del quinto (25 persone)

14 Nel documento si chiarisce che UBIS deve avere natura consortile (scpa), col controllo al 100% della Capogruppo. E significativo poi che, con toni al solito celebrativi, si afferma che nell unica realtà delle attività strumentali si accentrano gli investimenti e le specifiche competenze tecnologiche necessarie per seguire con successo l evoluzione e le esigenze del mercato (ndr:parola e concetto sacro) non altrimenti sostenibili separatamente da parte delle singole aziende oggetto di integrazione complessiva. salvo poi esternalizzare tale complesso, come si vedrà più avanti. Non solo, ma si vuol far credere che si.consentirà di intraprendere un miglioramento dei processi di lavoro, con impatti positivi anche sotto il profilo professionale per i dipendenti coinvolti.. Sembra insomma di sentir parlare di una fanta-azienda, di un miracolo in procinto di decollare metafisicamente, ma così sfociamo nella filosofia ed è meglio lasciar perdere. Preme brevemente osservare che in generale, nella lettera che informava in data 28 ottobre 2011 sindacati e ABI dell inizio operativo della maxirazionalizzazione in discorso, si sintetizzano concetti ed espressioni or ora delineate. Particolare interesse però riveste il paragrafo Conseguenze giuridiche, economiche e sociali e misure previste nei confronti dei lavoratori. Già il titolo intimorisce e qualcosa doveva aprirci gli occhi. Comunque, in sintesi si afferma che la titolarità dei rapporti di lavoro dei rami in oggetto sarebbe avvenuta senza soluzione di continuità agli effetti dell art.2112 c.c ad UBIS (azienda acquirente), concetti tristemente attuali ma che all epoca, restando tutto e tutti nel Gruppo, non facevano male a nessuno e destavano sospetti di sorta. Si dice anche che i trattamenti normativi e retributivi applicati ai lavoratori provenienti dalle aziende trasferenti sarebbero stati quelli di UBIS (ex UGIS) dovendosi ovviamente armonizzare il tutto mediante opportune negoziazioni con le parti sociali. Il confronto doveva riguardare anche le ricadute organizzative ed occupazionali, con inizio procedura consistito nell invio della lettera di cui trattasi ed allegato dettaglio del progetto, sopra delineato negli elementi essenziali. Intendimento aziendale è comunque procedere ai necessari processi di riconversione e riqualificazione professionale, valorizzando le attitudini dei singoli. Accordo 17 febbraio 2012 La procedura iniziata il 28 ottobre 2011 si è conclusa formalmente il 17 dicembre 2012 (50 giorni dopo, a detta aziendale) ma alla fine è sfociato nel primo accordo interno tra le parti sociali, il 17 febbraio E importante delinearne i tratti essenziali, poiché fa un po da paradigma a quelli successivi, che forse manifestano implicitamente l iter intenzionale che poi ha condotto verso le esternalizzazioni. Nella premessa si ribadisce innanzitutto la correlatività dei programmi One4C (Banca Unica) e All4Quality (Unica Società consortile strumentale), venendosi a creare in Unicredit un modello semplificato che affianca ad un unica banca un unica società per i servizi di supporto. In tono enfatico UBIS viene definita appunto come ente di coordinamento, quale addirittura sub-holding, delle attività strumentali del Gruppo in tutta Europa. Con missione di polo strategico di riferimento per le attività di Information e Communication Technology (ICT= sistemi di trasmissione, ricezione ed elaborazione di informazioni), Back Office e Middle Office, Real Estate, Security e Global Sourcing e relativi servizi di supporto, assicurando un gestione unitaria ed integrata di tutti i relativi processi e delle correlate competenze specialistiche. Il resto della premessa riporta di importante i cambiamenti societari involti dall operazione in argomento, salvo riaffermare un altra volta per UBIS il ruolo di leva strategica per mantenere e rafforzare situazioni di vantaggio competitivo per Unicredit. Subito dopo però, stranamente, si specifica che l accordo costituisce un impianto minimo in tema di tutele occupazionali, per le successive operazioni di cessione di azienda/ramo d azienda a qualsiasi soggetto esterno al Gruppo migliorabili in sede negoziale: espressione inquietante di per sé, ove l'azienda si cui si parla è quell'ubis appena costituita e dichiarata a più riprese strategica..

15 Venendo agli articoli dell intesa, al n 2 si conferma che il trasferimento del personale è senza soluzione di continuità, cessando accordi ed intese in essere nelle aziende di provenienza. L area contrattuale è quella del credito ed UBIS aderisce dall inizio all ABI. Dirimente è il fatidico articolo 9. Essendo complesso vedo di sintetizzarlo, onde favorirne il confronto con analoghi articoli dei successivi accordi (vedi oltre). Il primo comma tratta di eventuali tensioni occupazionali, che si dovessero creare in UBIS a seguito di crisi aziendali, ridimensionamento/redistribuzione territoriali dei poli e/o distaccamenti, perdita del controllo diretto o anche indiretto da parte di Capogruppo, vendita o cessazione dell azienda. In tutte queste situazioni alquanto generali per il personale in eccesso è prevista la ricollocazione presso: l'azienda di origine, ma non si capisce quale: quelle incorporate in UBIS non esistono più; può trattarsi di Capogruppo (nel caso il/la lavoratore/lavoratrice sia arrivato in UBIS da quella società, magari recentemente ma il dubbio resta o in altra Azienda del Gruppo possibilmente nell ambito della provincia/area metropolitana di lavoro/residenza. E' difficile giudicare lo spessore reale di tale prima garanzia, tutto dipendendo più che dalle parole dal tipo di crisi che UBIS verrebbe a manifestare, nonché dall'entità del problema occupazionale. Osservo tuttavia che per le ipotesi di...perdita del controllo diretto o anche indiretto da parte di Capogruppo, vendita o cessazione dell azienda. non si distingue la possibilità in cui UBIS o parte di essa finisca in mano a Società del Gruppo Unicredit o, in alternativa, in capo ad Entità esterne. Ergo: la garanzia di cui sopra opererebbe anche per la seconda ipotesi. Il secondo comma si occupa della cessione di UBIS o suoi rami a soggetti esterni al gruppo Faccio notare che l'argomento viene anticipato anche nella premessa del presente trattato, segno questo che le esternalizzazioni (perché è di questo che si scrive in quel momento) erano già in cantiere ad inizio Per tale eventualità e sempre relativamente a problemi occupazionali ( classificati nell'intesa col termine più morbido di tensioni ) Unicredit e le aziende trasferenti (espressione questa per niente chiara, presumo UBIS e quindi non capisco il plurale) si impegnano sin d'ora a collocare il personale in eccesso - con priorità nella stessa provincia/area metropolitana presso: l'azienda di origine, presumo UBIS nel caso di cessione di ramo; o in altra Azienda del Gruppo: può essere Unicredit o altra Azienda, per l'ipotesi di cessione totale o parziale. per un periodo massimo di 6 anni dalla verificatasi cessione l'evento deve essere riconducibile a decisioni del Gruppo Unicredit. A titolo di esempio si citano a specificato titolo indicativo: 1. insourcing di attività (vale a dire: Unicredit si riprenderebbe il servizio svolto dal ramo ceduto o da tutta UBIS, senza i dipendenti); 2. trasferimento dell'attività già esternalizzata ad altro soggetto 3. termine del contratto di servizio per decisione di UBIS/Unicredit (come committente) 4. fallimento...non si capisce di chi: della Società appaltante? Penso di si, ma in merito si è volutamente fumosi e generici, sbottonandosi solo a dichiarare che il fallimento sia connesso ad eventualità di cui a punti precedenti o simili.

16 A sensazione, le garanzie mi sembrano troppo generiche per il futuro dei lavoratori eventualmente coinvolti. Sorge poi il dubbio sul motivo sotteso a tale articolo 9, visti gli appellativi celebrativi che descrivono UBIS nel medesimo testo dell'intesa, di cui sopra. Essendosi a febbraio 2012 e coprendo l'ultimo piano strategico dell'epoca il quadriennio , si stabilisce che la garanzia prevista per le cessioni poc'anzi si estendeva a tutte a tutto il , ovvero 6 anni dopo la vigenza del Piano. Dopo queste condizioni alquanto rischiose, si precisa però che costituiscono garanzie occupazionali di base, evidenziando forse che le condizioni proposte ai sindacati in tale occasione non proteggono a sufficienza il futuro dei lavoratori, se mi sovviene una corretta concettualità della lingua italiana. E difatti subito dopo, si ritira fuori la cessione di azienda o di ramo a soggetto esterno al Gruppo, bancario o meno, per dire che le parti ricercheranno caso per caso nell'ambito delle previste procedure sindacali soluzioni in termini di sostanziale miglioramento delle garanzie occupazionali di base qui definite. Le parole sono chiare di per sé, ma il fatto importante ed inquietante è la dipendenza futura delle nostre sorti già da questo primo accordo dai sindacati sicuramente, ma altrettanto chiaramente dalla bontà delle future concessioni aziendali, ulteriori rispetto ai minimi previsti nel testo concordato di cui trattasi. Ultima specifica che ritengo fare in questa modesta sede è che, in base all'ultimo comma del famigerato articolo 9, gli impegni previsti nel medesimo articolo non riguarda il personale che al momento dell'evento avesse diritto a pensione, accesso al fondo di solidarietà di categoria o altre forme di sostentamento economico. Commento sindacale In pari data le sigle del primo tavolo (Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, Cgil/Fisac, Sinfub, Ugl/Credito e Uilca, come delegazioni di Gruppo) riepilogano l'accordo. Ometto i dettagli per motivi di sintesi, ma dissento sui toni trionfalistici, ove si menziona la strategicità di UBIS e dei suoi dipendenti, le brillanti garanzie occupazionali e, tra le altre, la concordata intenzione di ridurre le spese di consulenza. Tutti punti a parere di chi scrive non rispettati, sia per la vacuità delle previsioni di testo, sia per i milioni di euro che ancora oggi viaggiano verso la numerosa congerie di società di consulenza, nazionali ed internazionali che poi diventano partner in improvvise operazioni di esternalizzazione, come si tratterà in seguito. Inizio esternalizzazioni progetto Newton I timori e le perplessità di cui avevo sentore all'epoca tra i colleghi e che, brevemente, ho cercato di esprimere nella disamina dell'accordo del febbraio 2012, si concretizza nel primo accordo del progetto Newton, primo atto di una serie di operazioni di esternalizzazioni di rami d'azienda che, nel giro di poco tempo, porteranno fuori dal Gruppo Bancario circa lavoratori in Europa, di cui circa 800 in Italia. La principale caratteristica Societaria risiederà nel trasferimento in più tappe di blocchi di lavoratori da UBIS ad Entità neocostitute (Newco), Join Ventures a maggioranza di quote (51%) di partner esterno ad Unicredit (non necessariamente bancario) e minoritaria (49%) di UBIS medesima. Esternalizzazione del ramo Human Resources Shared Service Center (HRSSC) Il relativo accordo Azienda/sindacati è del 27 aprile Gli obiettivi e le modalità previste cerco di sintetizzarle di seguito

17 l'obiettivo per UBIS è la razionalizzazione delle attività/strutture di gestione dei servizi di supporto amministrativo dei processi di Risorse Umane (HR), avvalendosi della supposta esperienza e risorse (tecnologiche, finanziarie ed economiche) di un importante Gruppo Internazionale, individuato in HP (Hawlett Packard) per HP, un'occasione per intensificare il proprio inserimento nel settore generale dei servizi di supporto, nello specifico quelli HR la ragione sociale della Newo è Enterprise Services Shared Service Center (ES SSC), con quote del 49% in capo ad UBIS e 51% di HP Enterprise Services Italia (Gruppo HP). Gli atti notarili conferimento del ramo ceduto incluso sono del 24 aprile 2012 e la cessione è in essere dal 1 maggio per la fornitura del servizio HR al Gruppo unicredit viene stipulato un contratto di servizio di 15 anni tra ES SSC e Gruppo Unicredit tra gli intenti formali e dichiarati si possono menzionare la standardizzazione del servizio HR, avvalendosi delle piattaforme informatiche paneuropee di HP; la possibilità di rivolgersi sul mercato corrispondente, acquisendo clienti fuori dal Gruppo unicredit; fornire prospettive lavorative e professionali di lungo periodo ai lavoratori, quasi che senza l'esternalizzazione chissà cosa sarebbe loro successo; valorizzare esperienza e know specifico (specialistico di dice) delle persone cedute ecc.ecc. Lampante risulta il dato che si dicevano le stesse cose e si enunciavano analoghi principi per UBIS appena due mesi prima, salvo poi cominciarne decomposizione e smembramento. Direi quindi di analizzare direttamente le garanzie occupazionali che, in teoria, dovrebbero essere migliorative rispetto a quelle minimali fornite dal corrispondente documento (intendo dire accordo) di due mesi prima. L'argomento viene trattato ovviamente all'articolo 9, come a febbraio. Garanzie articolo 9 Innanzitutto si recepisce l'art.9 dell'accordo del 17 febbraio Personalmente tale rinvio è vago e poco efficace, vista la complessità sopra delineata dell'articolo stesso. Onde è necessario analizzare i commi successivi, per verificare le tutele effettive offerte ai lavoratori trasferiti. Una prima perplessità la rilevo nella definizione esplicita di ES SSC come società neocostituita con pacchetto azionario di maggioranza posseduto da gruppo non bancario di matrice estera, una sottesa ammissione di delicatezza della situazione creatasi dal 1 maggio, in relazione alla quale le Parti hanno inteso rafforzare significativamente con particolari disposizioni i profili occupazionali dei dipendenti provenienti da UBIS come recita il testo, rispetto alle previsioni minimali del precedente accordo UBIS. Uso il corsivo in quanto le espressioni estratte dal documento manifestano degli impliciti rischi dell'operazione, inquietanti di per sé. In seconda battuta ci si preoccupa di assicurare che il I comma del citato articolo 9 (vedere sopra, con le diverse ipotesi di tensioni occupazionali per le quali già non è esclusa l'ipotesi che vi sia il passaggio di tutta o parte di UBIS a soggetto giuridico non unicredit ) si applica anche al caso di trasferimento di ramo d'azienda a soggetto esterno al Gruppo Unicredit. A parer di chi scrive si tratta di una citazione strumentale, politica e giusto per far vedere che la cessione ad HP era maggiormente garantita sotto il profilo occupazionale rispetto al precedente accordo. Ne nasce quindi una composita lettera a) dell'articolo qui trattato, risultato dell'unione tra le ipotesi di tensione occupazionale descritte nell'accordo di febbraio e l'intervento del Gruppo HP nelle sorti di 224 persone cedute. Preferisco quindi schematizzare per punti semplificativi l'enunciato della lettera a), poiché il testo preso insieme non permette alcuna disamina semplificativa. Ci si pone solo in casistiche di problemi occupazionali

18 le ipotesi specifiche menzionate sono: 1. perdita del controllo proprietario di ES SSC. La mancata specificazione dei proprietari che potrebbero perdere il controllo lascia aperta qualsiasi ipotesi, anche per HP Enterprise Services Italia che all'epoca ed ora dispone del 51% della Newco. La corrispondente motivazione di creazione di esuberi del febbraio 2012 si delineava invece come perdita del controllo diretto o anche indiretto da parte di Capogruppo. In quel contesto evidentemente si riteneva sufficiente la citazione della Capogruppo, che era unica proprietaria di UBIS. 2. Vendita o cessione (non vedo la differenza tra i due termini) di ES SSC o di un suo ramo. Nel precedente accordo l'omologa ipotesi era vendita o cessazione dell azienda che non trattava la vendita del ramo. La differenza però di maggior rilievo la si trae nelle parole virgolettate: vorrebbe dire che i lavoratori ceduti in ES SSC non sono garantiti in caso di cessazione della stessa. Non sono in grado di dire se l'omissione sia casuale o meno, ma le conseguenze concrete sui lavoratori possono essere pesanti. 3. Crisi aziendali di ES SSC. Uguale all'altro accordo, ma molto generica 4. Riorganizzazione e redistribuzione dei poli territoriali di ES SSC, analoga alla previsione dell'accordo UBIS. Si nota solo che per ES SSC si menziona la particolare natura della stessa ( società neocostituita con pacchetto azionario di maggioranza posseduto da gruppo non bancario di matrice estera ) quasi a voler dire che proprio questo aspetto può essere causa di modifica dei poli territoriali (ed aggiungo: di esuberi). Possibilità di ricollocazione degli esuberi: Entriamo nella parte più delicata della vicenda qui delineata. Dal testo si legge schematicamente (sempre nell'ottica di sezionare e semplificare la lettura del documento) che: 1. Prima il gruppo HP tenta di ricollocare gli esuberi nell'ambito territoriale della sede di lavoro. Cosa si intenda poi con tale dizione virgolettata è tutto da scoprire, ma certo è che lo decide HP, parte forte del rapporto di lavoro. Nel precedente accordo si parlava di provincia\area metropolitana, ipotesi certamente più specifica e forse migliore. 2. Poi c'è la possibilità per HP di elidere l'esubero con l'entrata del lavoratore in mobilità presso il Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito di cui al D.M. 158 del 2000 (D.M. La cui ultima integrazione è stranamente del 3 agosto, come rilevato più sopra) 3. Come terza alternativa per accomodare la posizione del lavoratore in eccedenza nei confronti di HP vi è l'incentivo all'esodo: ti do dei soldi in cambio delle tue dimissioni. 4. Ergo: solo a conclusione di quella che si profilerebbe come una complessa trattativa tra esuberi ed HP, si aprirebbero le porte di UBIS o del Gruppo Unicredit per i lavoratori da ricollocare, situazione questa che già così appare alquanto rischiosa per il futuro occupazionale delle persone cedute. 5. Durata della garanzia: 5 anni dal 1 maggio 2012, fino al 30 aprile Per le quasi omologhe ipotesi previste nel precedente accordo di UBIS si prevedeva sostanzialmente il rientro in Unicredit, garanzia che di per sé non destava sospetti se non a posteriori, alla luce dei soli due mesi intercorsi fino alla successiva cessione di cui si sta trattando. Il secondo blocco importante dell'articolo e relative garanzie è riportato alla lettera b), che come al solito schematizzo come segue:

19 Ci si pone solo in casistiche di problemi occupazionali Si deve trattare di recesso unilaterale (ovvero è solo una parte che si ritira da un contratto) di UBIS dal contratto di servizio in essere con ES SSC le motivazioni contemplate per il recesso sono: 1. internalizzazione del servizio, ovvero UBIS si riprenderebbe l'attività HR, senza i lavoratori e/o le strutture cedute 2. esternalizzazione ad altro fornitore del servizio HR 3. mancato rinnovo alla scadenza del contratto di servizio (ovvero: di appalto) le possibilità di ricollocamento sono quelle già viste per le ipotesi di cui alla lettera a) di codesto articolo 9, cui rimando nei medesimi termini. La garanzie di cui a questa lettera b) permangono per tutta la durata del contratto di appalto stipulato tra ES SSC e UBIS, vale a dire 15 anni. La parte corrispondente dell'accordo precedente (articolo 9 secondo comma del febbraio 2012) contemplava come visto sopra le medesime ipotesi, oltre al fallimento di UBIS, qui non previsto per il caso di ES SSC, come del resto la sua cessazione poco sopra. Cosa che insospettisce. Proroga quinquennale articolo 9 accordo 17 febbraio Stranamente nella sua parte pregnante (commi da 1 a 4) l'articolo di cui al sottotitolo viene prorogato di 5 anni ai fini dell'accordo di ES SSC. Tutto da interpretare, salvo la specifica che per il secondo comma la tutela è prorogata fino al 30 aprile Il commento sindacale del 9 maggio è come di consueto osannante, ripetendo pedissecuamente il contenuto del documento firmato tra le parti e nulla più. Non merita neanche soffermarsici. Clausola malandrina. Anche perché in quella nota nulla si accenna a quanto, in relazione a tale cessione, si era concordato in data 22 dicembre 2011, in sede di CDA di UGIS (Unicredit Global Information Services, nome della Società che aveva acquisito le altre Entità strumentali in Unicredit Group, cambiando nome in UBIS) che mirava a programmare nei dettagli la cessione stessa. Ebbene, nell'ambito dei cosidetti patti parasociali - vale a dire il documento che regolamenta i rispettivi diritti ed obblighi dei soci nella Join Venture di imminente creazione si determinava tra UBIS ed HP un'inquietante e reciproca possibilità: UBIS si riservava per 5 anni la decisione di vendere ad HP la propria partecipazione nella Newco (cosidetta opzione put, ad un prezzo da concordarsi), con contestuale diritto opposto di acquisto per Hp. Ed all'epoca nessuno ne sapeva niente...e poi si dirà chi meritevolmente ne venne a conoscenza. Ma il fatto grave è che, mentre da una parte si cedeva il servizio HR SSC ad HP, con termini esaltanti per l'operazione di esternalizzazione in atto come business profittevole, nel contempo UBIS ne pattuiva a dicembre precedente l'opzione di vendita della propria quota in ES SSC, ulteriori commenti non servono. 3 agosto 2012 Milano Fulmine a ciel sereno. Proseguendo però rapidamente nella disamina della vicenda Newton, si arriva al 3 agosto 2012 (venerdì) data in cui Unicredit dal portale di Gruppo ed in videoconferenza, alle ore 15, annuncia la

20 prosecuzione del programma di esternalizzazioni intestato al fisico di antica fama (e non si sa perché). In merito ho già ampiamente descritto in altri scritti personali l'atmosfera lugubre provata a Trieste nell'occasione, quando ci venne comunicato nel pomeriggio il piano. Ma per il momento preferisco proseguire nel presente discorso, per poi arrivare più in là alla vicenda allucinante che sta vivendo oggi chi è già esternalizzato, nonché chi in UBIS sta per subire la medesima sorte. In proposito è doveroso trarre alcuni citazioni dal testo del comunicato di Gruppo. Il titolo era: Il Gruppo valorizzerà entro il 2015 i propri asset tecnologici attraverso accordi con partner internazionali ove si evince facilmente che i progettati accordi con partner internazionali per valorizzare gli asset tecnologici del Gruppo non sono altro che le esternalizzazioni. Espressioni come Il Programma Newton... ha come scopo il conseguimento di elevati livelli di efficienza interna attraverso la valorizzazione del know-how di processo e degli asset tecnologici... oppure come...le iniziative da attuare, principalmente mediante partnership con aziende internazionali, leader nel proprio settore, mirano ad accelerare la trasformazione della macchina operativa di Gruppo in un'ottica di continua evoluzione cogliendo anche, dove possibile, opportunità di sviluppo nel mercato extra-captive... per portare a compimento "...il processo di crescita e la performance dei nostri asset, necessari per rispondere al bisogno di continua innovazione richiesto dal mercato, creando le condizioni per un'estensione del business a nuovi clienti". nascondono ben altri intenti, negativi per i lavoratori di UBIS, fino a poco tempo prima dichiarati come strategici. Evidentemente i modi di fare e scrivere della politica erano e sono arrivati anche in Unicredit. D importante si annunciava che l'operazione Newton avrebbe interessato...circa persone, negli indicativi macrosettori delle infrastrutture informatiche, della gestione amministrativa del ciclo passivo, alcune applicazioni IT dedicate alla Central & Eastern Europe e i payments. In Europa i Paesi toccati sono Italia, Austria, Germania, Romania, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Regno Unito. Come già notato più sopra, nella data oggetto del presente paragrafo veniva emanato il Decreto del MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI n 67329, che similmente ad altri analoghi DM stesso ministero ha integrato negli anni (a partire dall'anno 2000) quello (il n 155 del 28 aprile 2000) che 13 anni fa istituì il Fondo esuberi del personale del Credito, denominato esattamente (nella versione fornita da ultimo dal DM del 3 agosto 2012) Fondo di solidarieta' per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell'occupazione e del reddito del personale del credito. Visto che chi scrive crede poco o nulla alle coincidenze, esprime il sospetto che Unicredit abbia voluto aspettare l'anzidetta garanzia di rifinanziamento del Fondo Esuberi, per portare avanti il Progetto Newton, non fosse altro perché se le future JV avessero aderito all'abi - e quindi concedendo ai lavoratori esternalizzati il CCNL Bancari per questi si sarebbero potute aprire anche le porte del Fondo Esuberi, in caso di malasorte economica e sociale delle Newco create tra UBIS e il partner internazionale non bancario. Del resto il Fondo esuberi viene esplicitamente citato alla lettera a) dell'accordo HR SSC del 27 aprile 2012, oltre che in quello fotocopia del 12 aprile 2013, di cessione del servizio Invoices Management al Gruppo Accenture, di cui si parlerà più avanti. Avanti con gli accordi 15 settembre 2012

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