I flussi elettorali fra le elezioni europee del 2009 e le regionali del 2010 in nove grandi città

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1 I flussi elettorali fra le elezioni europee del 2009 e le regionali del 2010 in nove grandi città Anche se l espressione flussi elettorali viene spesso usata impropriamente per intendere qualsiasi analisi di risultati elettorali, essa indica più esattamente gli interscambi di voto avvenuti fra i partiti fra due elezioni successive. Non si tratta di un analisi dei soli saldi positivi o negativi associati a ogni partito, i quali mascherano i reali flussi di voto, che possono anche produrre saldi nulli. La reale entità dei flussi elettorali è destinata a rimanere sconosciuta, poiché evidentemente ai votanti (e neppure ai non votanti) viene chiesto, nel momento del voto, di indicare anche il voto precedente. Tuttavia, mediante l analisi di risultati elettorali di territori molto piccoli (le sezioni elettorali) e appartenenti a realtà politicamente omogenee (singole città) si possono ottenere stime dei flussi elettorali. Si tratta di valori affetti da un certo margine di incertezza: ma comunque sono i più verosimili, quelli più compatibili con i risultati emersi da tutte le singole sezioni elettorali considerate (nelle quali, essendo piccole, i fenomeni di compensazione dei flussi sono minori e le dinamiche effettive più visibili). L analisi che l Istituto Cattaneo ha effettuato riguarda i flussi elettorali fra le elezioni europee del 2009 e quelle regionali del A rigore non è corretto confrontare due elezioni così diverse. Bisognerebbe confrontare le regionali di quest anno con le regionali del 2005, ma è anche vero che in cinque anni il quadro politico è talmente cambiato da rendere tale confronto quasi inutile. Ciò che veramente interessa è capire quali sono i cambiamenti in corso, per cui il confronto politicamente più pregnante è quello fra queste elezioni e quelle per il parlamento europeo tenutesi appena nove mesi fa. I flussi cono stati calcolati per 9 città: Torino, Milano, Brescia, Padova, Parma, Modena, Bologna, Roma, Napoli (la selezione di queste città ha seguito criteri di varietà territoriale ed è dipesa anche dalla disponibilità dei dati). I voti al solo presidente A livello nazionale ci sono stati in questa elezione oltre 2,4 milioni di voti ai candidati presidente, ossia riferiti al solo candidato presidente, senza indicare alcuna preferenza per un partito, oppure riferiti a un candidato presidente e a un partito che non lo sosteneva. A chi attribuire questi voti? È evidente che qualsiasi attribuzione ai partiti è arbitraria (potrebbero essere divisi proporzionalmente fra le liste che hanno appoggiato il rispettivo presidente, ma si tratta di una forzatura in quanto in molti casi si tratta proprio di espressione di rifiuto dei partiti). La presenza dei voti al presidente evidentemente acuisce le perdite dei partiti rispetto al 2009 (nelle elezioni europee il voto al solo presidente o il voto disgiunto non era possibile); e attribuire i voti al presidente all area politica del candidato che ne beneficia attenua l entità delle perdite dei partiti. Per questi motivi il «voto al solo presidente» è stato inserito fra i «partiti» delle regionali del 2010, e ne abbiamo stimati i flussi di voto in arrivo dai partiti votati nel Nelle 9 città da noi analizzate le perdite (in voti assoluti, o in percentuale su elettori) del Pd e del Pdl fra le elezioni del 2009 e del 2010 sono per una quota che sta fra il 25 e il 40% addebitabile a elettori che avevano votato questi partiti nel 2009 e che nel 2010 hanno votato solo il presidente appoggiato dal partito che avevano votato nel Per esempio, a Padova il Pdl perde fra le due

2 elezioni 9,1 punti percentuali (su elettori), ma di questi un flusso di 2,7 punti percentuali è andato al solo Zaia. Similmente a Bologna il Pd perde 6,6 punti percentuali, ma questi includono un flusso di 2,8 punti verso il solo Errani. Rimandando all analisi delle singole situazioni, dalle città qui considerate appare come questo meccanismo di confluenza di voti sul candidato presidente sia un po più forte nel Pd rispetto al Pdl. Il Pdl perde verso Lega e astensione, il Pd perde a sinistra I due partiti maggiori hanno entrambi perso molti voti in questa elezione rispetto alle precedenti europee. Abbiamo già visto che una parte delle perdite è costituita dai «voti al solo presidente». Ma la parte principale delle perdite è avvenuta verso l astensione e verso gli altri partiti. Le perdite verso l astensione Tutti i partiti hanno perso voti per il fatto che elettori che li avevano votati alle europee del 2009 non si sono recati alle urne a queste regionali: sappiamo infatti che l astensionismo ha raggiunto un record storico in queste elezioni. Ma dal nostro studio appare con evidenza che il partito che ha sofferto in misura maggiore per l astensionismo è il Pdl. In tutte le città considerate fatta eccezione per Torino (dove l astensione non è cresciuta) e Napoli (dove l astensione è diminuita) il Pdl perde in maniera molto consistente verso l astensione. Ciò è accaduto per esempio a Padova, dove si potrebbe pensare al rifiuto da parte di elettori della candidatura a presidente di un leghista. Ma è successo anche a Milano dove questa ipotesi non tiene e a Bologna. Flussi di voto nell area di centro-destra Nell area di centro-destra c è un consistente flusso di voti dal Pdl alla Lega Nord in quasi tutte le città del Nord da noi studiate: a Torino, Milano, Padova, Parma, Modena, Bologna. Quasi dovunque è un flusso molto consistente (fra 2 e 3 punti percentuali) e spiega in maniera sostanziale (assieme alla minore esposizione della Lega all astensione) il successo della Lega Flussi di voto nell area di centro-sinistra Nell area di centro-sinistra emergono tre dinamiche: In tutte le città studiate il Pd perde voti verso l Idv (in alcuni casi con un piccolo ritorno di voti dall Idv stessa, che a Milano pareggia il conto). A sua volta l Idv cede voti al Movimento 5 stelle (in tutte le città analizzate, salvo che a Roma, dove il Movimento non si è presentato). La Sinistra radicale (Sinistra ecologia libertà e Federazione della sinistra) perde quasi dovunque voti verso l astensione (senza acquistarne dalle altre formazioni della sinistra). Sulla base di quanto detto sopra, risulta che il movimento di Beppe Grillo, là dove si è presentato, ha preso voti soprattutto dall Idv, che a sua volta ne ha presi al Pd, come se il distacco dal Pd fosse un processo che avviene in due fasi: prima passaggio a Idv e poi al Movimento 5 stelle. Solo a Bologna e a Modena c è un flusso diretto di voti dal Pd al Movimento 5 stelle. Può essere 2

3 interessante notare che a Parma e a Modena il Movimento 5 stelle prende voti anche dalla Lega: probabilmente si tratta di voti di protesta approdati temporaneamente alla Lega nella sua avanzata in Emilia nel L Unione di centro Per quanto riguarda i flussi di voti relativi all Udc: là dove è alleata col centro-sinistra (Torino) perde voti verso Pdl e l area dell astensione (come se gli elettori non avessero gradito questa alleanza); là dove corre da sola (Milano, Brescia, Padova, Parma, Modena, Bologna) ha interscambi con Pdl sia in entrata sia in uscita, senza una caratterizzazione precisa; là dove è alleata col centro-destra (Roma e Napoli) non presenta flussi univoci. Si tratta in ogni caso di modesti spostamenti di voto, che mettono in evidenza il ruolo marginale giocato dall Udc in queste elezioni. L impermeabilità delle due aree Non appaiono flussi sistematici (salvo eccezioni interpretabili sulla base di fattori locali, che non rappresentano linee di tendenza generalizzabili) fra le due aree di centro-sinistra e di centrodestra. La tesi sostenuta da molti osservatori, secondo la quale la Lega Nord avanzerebbe grazie a voti provenienti da sinistra, non trova conferma empirica: a Torino, Milano, Brescia, Padova, Parma, Modena, Bologna in tutte le città del Nord da noi studiate, senza eccezione la Lega avanza a spese del Pdl. C è un piccolo interscambio fra sinistra e Lega in Emilia (voti da Sinistra radicale verso Lega a Parma e Bologna; viceversa a Modena; interscambio Pd-Lega a Modena), che però non suffraga la tesi di una rilevante cattura da parte della Lega di elettori di sinistra. In sintesi questi flussi elettorali (che, lo ricordiamo, si limitano a 9 grandi città) mostrano l esistenza di una rilevante quota di elettori che non hanno rinnovato la fiducia ai due principali partiti. L elettore Pdl che non rinnova il voto a questo partito sceglie l opzione Lega oppure l astensione. Va ricordato che sempre queste analisi sui flussi elettorali avevano messo in evidenza già nel 2009 (rispetto alle elezioni politiche precedenti) dei rilevantissimi flussi di voto dal Pdl all astensione. Si conferma quindi una certa fragilità nell identità di partito dell elettorato del Popolo della libertà. L elettore stanco del Pd si comporta invece diversamente e sembra preferire, alla rinuncia al voto, la ricerca di soluzioni alternative, fra le quali oltre all Idv di Antonio Di Pietro si annuncia la novità del Movimento 5 stelle. Dai nostri dati non risulta che la nuova formazione di Beppe Grillo abbia preso voti direttamente dall astensione, recuperando cioè al voto persone che nel 2009 si erano astenute; molto probabilmente tuttavia ha impedito nuovi flussi da sinistra verso l astensione, catalizzando su di sé lo scontento di elettori di questa area. 3

4 Note metodologiche Il mero confronto fra gli stock di voti di due elezioni non è sufficiente a spiegare gli spostamenti di voto effettivamente avvenuti. L individuazione dei reali flussi elettorali può avvenire mediante due tecniche. La prima consiste nell intervistare un campione di elettori sul voto appena dato e sul voto precedente (con i problemi connessi a tutte le forme di sondaggio elettorale, in questo caso aggravati dalle défaillances della memoria e dalla riluttanza degli intervistati ad ammettere il loro eventuale astensionismo). La seconda ed è la tecnica qui utilizzata consiste nella stima statistica dei flussi a partire dai risultati delle sezioni elettorali di singole città (la tecnica, detta «modello di Goodman», non è applicabile sull intero paese, né su aggregati territoriali troppo ampi, come potrebbero essere le regioni del Nord, ecc., ma può essere condotta solo su singole città a partire dai risultati delle sezioni elettorali, assumendo che i flussi elettorali siano stati gli stessi in tutte le sezioni della città, a meno di oscillazioni casuali). Il fatto di mettere a confronto due elezioni così diverse come quelle europee e quelle regionali pone alcuni specifici problemi. Alle elezioni regionali c è la possibilità del «voto al solo presidente» (dato da chi esprime il voto per un candidato presidente della regione, senza indicare alcun partito). Quindi per ogni candidato presidente abbiamo calcolato i «voti al solo presidente», consistenti nella differenza: «Voti al candidato presidente» «Voti ai partiti che lo sostengono» e abbiamo inserito questa sorta di «partito del candidato» fra i partiti di destinazione dei flussi nel Questo voto è però inquinato dal «voto disgiunto» (dato da chi vota una lista ma un presidente a essa non collegato): infatti un certo candidato può avere più voti dei partiti a esso collegati per effetto di entrambi i meccanismi. Per questi motivi il voto al presidente è di difficile interpretazione, anche va comunque inserito fra i destinatari dei flussi elettorali del Analisi a cura di Piergiorgio Corbetta e Pasquale Colloca Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo Tel / Sito web: 4

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