RESOCONTO PROGETTO DI RICERCA TERMINOLOGIA E GESTIONE DELLA CONOSCENZA NELLE AZIENDE

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1 RESOCONTO PROGETTO DI RICERCA TERMINOLOGIA E GESTIONE DELLA CONOSCENZA NELLE AZIENDE Autrice: Elena Chiocchetti Indice 1. Disegno della ricerca... 2 Obiettivi... 2 Metodologia... 2 Campione intervistato Contesto della ricerca... 3 Il contesto economico... 3 Il contesto linguistico... 3 La gestione della conoscenza Risultati dell indagine... 6 Situazione attuale... 6 Problematiche riscontrate Spunti ed esempi virtuosi Conclusioni Bibliografia citata Allegati Allegato A: Traccia degli argomenti trattati nelle interviste Allegato B: Piano delle interviste Allegato C: Bibliografia di consultazione Bolzano,

2 1. Disegno della ricerca Obiettivi L obiettivo dell assegno di ricerca consiste nell analizzare alcuni aspetti legati alla gestione della conoscenza all interno delle aziende altoatesine, con un chiaro focus sulla comunicazione e il fattore linguistico. Si sono dunque indagate la gestione della redazione e traduzione dei testi, nonché la gestione della terminologia. Lo studio si prefigge di individuare le strategie già note ed eventuali esempi virtuosi presenti sul territorio, come anche di evidenziare possibili lacune e margini di miglioramento. L indagine si è concentrata sulle piccole e medie imprese localizzate in Alto Adige tenendo in mente due assunti di base: a) Essendo l Alto Adige una zona storicamente multilingue, le problematiche della comunicazione intralinguistica e intraculturale si presume siano emerse prima che in altre zone d Italia. Ci si può perciò attendere di trovare degli approcci più maturi e sistematici agli aspetti che interessano la ricerca. b) Trovandosi geograficamente al confine tra il mondo di lingua tedesca e quello di lingua italiana, l Alto Adige ha sempre svolto un ruolo di ponte tra le due culture e di veicolo di innovazione, in particolar modo dall Austria e Germania verso l Italia. Poiché i Paesi germanofoni sono attualmente sicuramente più avanzati e attenti per quanto riguarda gli aspetti linguistici legati alla gestione della conoscenza, è lecito supporre che una parte di queste strategie siano già state prese in considerazione nella Provincia di Bolzano. Gli argomenti citati sono anche due dei punti di forza segnalati da Lechner e Moroder (2010: 26) nel loro ritratto dell economia altoatesina, ovvero la posizione geografica favorevole tra il mercato tedesco, austriaco e italiano lungo una delle principali linee di collegamento in Europa e il bilinguismo della popolazione. Metodologia La metodologia della ricerca sociale adottata per lo svolgimento della ricerca è l intervista semistrutturata (Corbetta 2003III: 69-93). A tale scopo è stato stilato un elenco di argomenti e spunti di conversazione da approfondire durante i colloqui con i soggetti della ricerca (cfr. allegato A). Tuttavia, poiché il campione si è rivelato particolarmente eterogeneo per formazione, esperienza e punti di vista, si è cercato di privilegiare di volta in volta gli aspetti per cui il soggetto intervistato poteva risultare maggiormente informativo, approfondendo con ognuno gli aspetti a cui sembrava dare maggiore importanza o in cui avesse esperienze più significative. Diverse interviste si sono dunque rivelate molto informative grazie alla decisione di staccarsi in parte dalla lista degli argomenti preordinati per approfondire alcuni aspetti specifici, mettendo così anche a proprio agio gli intervistati. Previa autorizzazione dei partecipanti all indagine, le interviste sono state registrate e trascritte in maniera riassuntiva. 23 soggetti hanno concesso la propria autorizzazione alla registrazione. Nonostante fosse stata data l assicurazione che le informazioni sarebbero state anonimizzate in un eventuale fase di pubblicazione ed utilizzate esclusivamente a fini scientifici, quattro soggetti hanno scelto di non firmare l autorizzazione. 2

3 La maggior parte delle interviste è stata condotta durante colloqui personali, mentre quattro si sono svolte al telefono. Campione intervistato Il campione di 27 persone intervistate si compone di tre principali categorie (cfr. Fig.1): 9 rappresentanti delle imprese, 5 associazioni di categoria o enti che lavorano a favore delle aziende (in qualità di osservatori privilegiati), 13 agenzie o mediatori linguistici professionisti (traduttori, interpreti, redattori). soggetti intervistati agenzie/mediatori linguistici 48% 33% 19% imprese enti e associazioni agenzie/mediatori 38% 23% 39% impiegati freelance agenzie Fig. 1: Distribuzione del campione per categoria Fig. 2: Suddivisione dei mediatori linguistici per tipologia I rappresentanti delle aziende sono per la maggior parte responsabili della comunicazione e/o del marketing, due intervistati ricoprono invece posizioni manageriali. Per quanto riguarda i professionisti della traduzione, il campione si divide in parti uguali per quel che riguarda i freelance e le agenzie di traduzione, mentre i traduttori impiegati come dipendenti interni presso le aziende sono tre (cfr. Fig. 2). Per una lista dettagliata dei soggetti che hanno partecipato alla ricerca, si veda l allegato B. 2. Contesto della ricerca Il contesto economico L economia in Provincia di Bolzano è caratterizzata dalla prevalenza di piccole imprese (Lechner & Moroder 2010: 6). Nel 2010 alla Camera di Commercio di Bolzano risultavano iscritte imprese, con una media di quattro dipendenti (Lechner & Moroder 2010: 12). Le imprese medio-grandi sono qualche dozzina, concentrate principalmente nell area di Bolzano e Brunico. Alcune delle aziende più grandi risalgono agli insediamenti produttivi dell era fascista (es. Acciaierie Valbruna), altre sono sedi di multinazionali estere (es. Birfield), a cui si aggiungono le imprese locali cresciute nel corso degli anni (es. Forst, Leitner, Durst) (cfr. Benedikter 2001: 35-36). I settori economici principali in Alto Adige sono il turismo, il commercio, l industria manifatturiera e l agricoltura. Il contesto linguistico Sul territorio della Provincia Autonoma di Bolzano vivono due minoranze linguistiche, rispettivamente di lingua tedesca e ladina. All ultimo censimento nazionale del 2001 la popolazione della Provincia si componeva per il 69,15% di persone appartenenti al gruppo linguistico tedesco, del 26,47% di cittadini di lingua italiana e di un 4,37% di popolazione appartenente al gruppo linguistico ladino (ASTAT 2002). 3

4 La popolazione di lingua italiana si concentra nelle città e nei centri urbani più grandi, la minoranza ladina nelle due valli dolomitiche di Gardena e Badia, mentre gli altoatesini di lingua tedesca risiedono in prevalenza nel restante territorio. Le lingue minoritarie sono fortemente tutelate dallo Statuto di Autonomia (DPR 670/1972), che all art. 99 sancisce la parificazione della lingua tedesca a quella italiana. Nello specifico, lo Statuto conferisce alla popolazione di lingua tedesca il diritto di utilizzare la propria lingua nei rapporti con tutti gli organi ed enti pubblici (art. 100). Nel settore privato non vige alcun obbligo di bilinguismo istituzionale, tuttavia è chiaro che le aziende site sul territorio si debbano confrontare con il fatto che i dipendenti, i fornitori, la clientela e il mercato parlino due o tre lingue (nelle valli ladine) a livello locale. Inoltre, la globalizzazione ha portato anche in Alto Adige la necessità di conoscere la lingua inglese per operare sui mercati internazionali. Al naturale bilinguismo o trilinguismo già radicato sul territorio si aggiunge pertanto un ulteriore lingua da gestire a livello della comunicazione e organizzazione aziendale. Le competenze linguistiche sono infatti necessarie sia per le funzioni interne sia per quelle esterne, ovvero da un lato per lo svolgimento delle mansioni di direzione e organizzazione dell impresa e dall altro per le funzioni che prevedono contatti esterni (es. logistica, vendite, ecc.). (cfr. Vinatzer 2009: 19). In Alto Adige, le aziende che operano solo sul mercato locale utilizzano principalmente la lingua italiana e tedesca, mentre quelle attive a livello internazionale non possono rinunciare all inglese (ibid.: 19). Alcune imprese richiedono, se possibile, anche nozioni di francese e di lingue dell est europeo, poiché hanno sedi distaccate o ampie fette di mercato in quelle zone. Secondo uno studio recente su Competenze linguistiche sul mercato del lavoro in Alto Adige, le strategie utilizzate dalle aziende in merito alle competenze linguistiche comprendono l assunzione di personale con le conoscenze desiderate (che a volte sono persino considerate prioritarie rispetto alle competenze professionali specialistiche!), nonché l incentivazione alla loro acquisizione, ma limitatamente alle funzioni per cui queste risultano fondamentali ai fini della competitività (es. a livello dirigenziale) (ibid.: 20). Nella maggioranza delle aziende altoatesine si comunica dunque in più lingue, ma permane una percentuale di ditte esclusivamente monolingui, a causa della loro ubicazione geografica e della prevalenza di personale che condivide la stessa lingua. In particolare, per quanto riguarda le aziende che utilizzano il tedesco, e più precisamente il dialetto locale, spesso sono localizzate nelle zone rurali. La lingua aziendale principale è naturalmente anche legata ai mercati a cui si rivolge l impresa (Pörnbacher 2009: 24). Se le aziende di lingua tedesca operano principalmente sui mercati germanofoni, quelle italiane e ladine puntano maggiormente al mercato italiano (ibid.: 26). La gestione della conoscenza Negli ultimi anni gli studi sulla gestione e l organizzazione d impresa si sono incentrati sulla conoscenza quale fattore di successo per le aziende e sulla sua gestione. In questa cosiddetta knowledge based view of the firm le imprese si definiscono in base al tipo di conoscenze di chi vi lavora, in base alle loro procedure scritte e alla loro cultura aziendale. Ogni azienda possiede delle conoscenze che si diffondono al suo interno ed esterno, creando così valore per l impresa. La gestione di questa conoscenza, la sua messa in circolo e il suo sfruttamento avvengono attraverso diversi strumenti, tra cui la progettazione organizzativa, la definizione dei ruoli professionali, la formazione del personale, la progettazione dei sistemi informativi, l implementazione dei sistemi di controllo, la valorizzazione della cultura organizzativa, ecc. (cfr. Profili 2004: 9-13). 4

5 Poiché il knowledge management, in italiano gestione della conoscenza, è un termine which has now come to be used to describe anything from organizational learning to database management tools (Ruggles 1998: 80 cit. in Profili 2004: 13) e si trovano moltissime definizioni diverse, per la ricerca si è adottata quella sufficientemente semplice e generica proposta da Abdecker (2002). Per quest ultimo la gestione della conoscenza è ein systematischer und strukturierter ganzheitlicher Ansatz, der implizites und explizites Wissen im Unternehmen als strategische Schlüsselressource versteht und daher darauf abzielt, den Umgang mit Wissen auf allen Ebenen nachhaltig zu verbessern, um Kosten zu senken, Qualität zu steigern, Innovation zu fördern und Entwicklungen zu verkürzen. La definizione di Abdecker va completata con la spiegazione di cos è la conoscenza, ovvero, secondo Nonaka & Takeuchi (1995, cit. in Profili 2004: 16), il prodotto complesso dell apprendimento, [che] deriva dall interpretazione di informazioni e credenze su relazioni causa-effetto, dall applicazione delle informazioni. In altre parole, la conoscenza è un insieme di informazioni, che non solo contiene dei significati, ma [ ] significati che investono le credenze del soggetto e ne orientano l azione (Fontana & Lorenzoni 2004: 12). Secondo Probst (2006: 22) si tratta della Gesamtheit der Kenntnisse und Fähigkeiten, die Individuen zur Lösung von Problemen einsetzen. Esistono diversi tipi di conoscenza (Nonaka & Takeuchi 1995), i quali vanno gestiti e convertiti l uno nell altro per svilupparli, applicarli e sfruttarli ai fini aziendali. La conoscenza tacita va trasformata in conoscenza esplicita e viceversa, al fine di innescare una spirale che si alimenti da sola. Fig. 3: La spirale della conoscenza secondo Nonaka & Takeuchi (Mittelmann 2005) La conoscenza tacita è insita nell individuo e spesso non si riesce a verbalizzare e articolare chiaramente (es. le abilità motorie e cognitive). Anche le imprese nelle proprie attività quotidiane operano sovente ricorrendo a un sistema di conoscenze non completamente codificato in qualche memoria organizzativa. La conoscenza esplicita è invece quella chiaramente codificata e codificabile, consapevole. (Fontana & Lorenzoni 2004: 13). Per far sì che la conoscenza tacita sia tramutata in esplicita, è necessario che quest ultima sia condivisa informalmente (processo di socializzazione), poi verbalizzata con l aiuto di metafore e modelli (processo di esternalizzazione), aggregata e sistematizzata con altra conoscenza in documenti, banche dati, eventi informativi, ecc. (processo di combinazione). Infine, questa conoscenza esplicitata e fissata su supporti esterni può essere di nuovo incorporata e automatizzata dal personale aziendale (processo di internalizzazione) (cfr. Fontana & Lorenzoni 2004, Profili 2004, Mittelmann 2005). Una buona gestione della conoscenza mira a creare plusvalore per l azienda, aumentarne l efficienza, potenziarne la capacità innovativa e costituire una rete interna di esperti che possa reagire in maniera veloce e competente a qualsiasi problema (cfr. Mittelmann 2005). 5

6 Tutti questi processi hanno un aspetto linguistico da gestire, ancor di più se la spirale della conoscenza va attivata in diverse lingue. La lingua è infatti il mezzo più importante attraverso cui si manifesta e rende trasferibile la conoscenza. È un fattore che tocca tutta la catena delle attività aziendali (Fig. 4). Fig. 4: Processi aziendali in cui si ravvisa una componente linguistica (RaDT 2009) Le competenze linguistiche (in una o più lingue) diventano dunque imprescindibili per il buon funzionamento dell impresa e per lo sfruttamento di tutto il potenziale aziendale. A ciò si aggiunga che, secondo lo studio ELAN concernente gli effetti della mancanza di conoscenze delle lingue straniere sull economia europea (CILT 2006), un notevole numero di PMI perde opportunità di lavoro come diretta conseguenza della mancanza di competenze linguistiche e interculturali. La presente indagine mira ad analizzare alcuni aspetti specifici della gestione della conoscenza in chiave multilingue, concentrandosi sulla presenza di documentazione, sulla gestione e organizzazione del processo traduttivo e comunicativo, nonché sul management e sulla condivisione di terminologia. 3. Risultati dell indagine Situazione attuale Poche imprese altoatesine hanno dei traduttori impiegati in house. Si tratta di aziende grandi, in parte con una casa madre all estero presso la quale sono impiegati altri traduttori. La maggior parte delle aziende in Provincia di Bolzano si affida a professionisti esterni oppure provvede internamente tramite i collaboratori del marketing o altri dipendenti che abbiano le competenze linguistiche necessarie. Si riscontrano tre principali politiche di gestione delle traduzioni: gli incarichi di routine o meno voluminosi sono trattati internamente, i lavori più onerosi sono affidati a esperti esterni; il reparto marketing o comunicazione redige i testi, poi coordina e controlla ove possibile le traduzioni commissionate a professionisti freelance o agenzie; 6

7 si gestisce tutto internamente, o perché ci sono dei traduttori in casa, o perché ci si rivolge ai propri collaboratori anche se questi non sono esperti mediatori linguistici. Nelle aziende intervistate in linea di massima sono i tecnici a redigere e tradurre la documentazione interna e i cataloghi delle merci. Gli esperti linguistici possono essere eventualmente coinvolti per qualche consulenza specifica. Il materiale pubblicitario o informativo, come anche il sito web, è in genere curato interamente dal marketing o da agenzie pubblicitarie esterne. Diverse aziende producono i testi nelle due lingue ufficiali della provincia al proprio interno, altrimenti ci si rivolge a traduttori freelance o agenzie di traduzione. Il ricorso sistematico al lavoro delle agenzie di traduzione, piuttosto che a singoli freelancer, è più frequente nei casi in cui la comunicazione debba avvenire in più di due o tre lingue, come nel caso di due aziende intervistate che hanno un ampio mercato a livello comunitario ed internazionale. Le aziende con dei traduttori in house hanno assunto esclusivamente persone laureate in traduzione o interpretazione. Diverse organizzazioni impiegano delle traduttrici che si occupano del tutto o in parte di comunicazione e che non necessariamente si occupano dell attività per la quale sono state formate all università. Presso alcune imprese le attività di produzione o management delle traduzioni sono gestite centralmente da un addetto o dai responsabili del marketing. In altre aziende spetta ai responsabili dei singoli progetti, ai tecnici ecc. tenere i contatti con i traduttori. È dunque comune per un traduttore avere diverse persone di contatto all interno di una stessa azienda. Tranne in alcuni casi particolarmente attenti alla comunicazione, ad esempio, perché il prodotto ha un immagine molto curata, perché il nome può incidere notevolmente sulle vendite o perché ci si rivolge a un mercato fortemente concorrenziale, non sembra che i problemi terminologici vengano riconosciuti e discussi a fondo, né all interno dell azienda né con i traduttori interni o esterni. In generale l approccio alla comunicazione multilingue è molto pragmatico. Internamente si comunica in maniera bilingue o plurilingue solo quando è veramente necessario. Spesso è la madrelingua di chi segue un progetto a determinare la lingua dei documenti relativi a quel progetto. Non tutto viene tradotto, solo ciò che è indispensabile per un qualsiasi motivo, sia esso giuridico, legato al marketing o ad altre necessità. Verso l esterno ci si rivolge nelle due lingue ufficiali della Provincia di Bolzano nella pubblicità e nel marketing, con aggiunta di altre lingue eventualmente dettate dal mercato, altrimenti la lingua scelta è di volta in volta quella del cliente o del fornitore. La comunicazione istituzionale delle associazioni di categoria è invece quasi sempre bilingue, con minori o maggior margini di flessibilità nel caso di comunicazioni che si rivolgano a un target molto specifico e uniforme dal punto di vista linguistico. Il lavoro linguistico-terminologico accompagna la nascita di un nuovo prodotto o servizio con sufficiente lungimiranza solo in rari casi. La necessità di correzioni e revisioni linguistiche o terminologiche può di conseguenza emergere in fase di traduzione verso altre lingue e dietro consiglio del traduttore. Non si riscontra un attenzione diffusa e sistematica alla gestione della documentazione e della traduzione, ancor meno a quello della terminologia. Alcune organizzazioni che hanno una propria terminologia interna, ad esempio relativa a macchinari innovativi, a etichette di prodotto o ai propri uffici e servizi, come anche le aziende che per un qualsiasi motivo hanno delle preferenze dal punto di vista terminologico, notano errori e imperfezioni nei testi stilati dai traduttori. Non sempre lo fanno 7

8 presente, ma in alcuni casi ciò può naturalmente portare alla decisione di servirsi di un altro professionista. Diversi intervistati auspicherebbero un approccio più metodico alla gestione della terminologia; tuttavia, per mancanza di tempo o di fondi raramente queste esigenze si concretizzano in progetti di lavoro. L atteggiamento più diffuso è che i problemi si affrontano e risolvono singolarmente a mano a mano che emergono. Il forte pragmatismo può portare alcune aziende a rinunciare a una lingua ufficiale della Provincia a favore dell inglese o alla lingua di un particolare mercato molto importante, oppure a differenziare il numero di informazioni e il livello di approfondimento in base alla lingua, ad esempio nei siti web. La sensazione è che investire nella sistematizzazione della terminologia o nell assunzione di un traduttore interno sarebbe un extra desiderabile, ma non necessario e sicuramente non possibile in tempi di crisi economica. Finché non si raggiunge dunque il punto in cui le procedure e le strategie consolidate si rivelano assolutamente perdenti e insostenibili, si procede come d abitudine senza operare azioni di (ri-)organizzazione più lungimiranti. L utilizzo di sistemi di traduzione assistita (CAT) o di gestione della terminologia non è molto diffuso, né all interno delle imprese né tra i traduttori freelance per cui è indispensabile che i testi siano sufficientemente omogenei e ripetitivi al fine di giustificare un investimento che può risultare anche piuttosto oneroso. I CAT utilizzati in azienda sono Trados Translator s Workbench, Atril Déjà Vu X e, in almeno un caso, Across. Le agenzie e i traduttori lavorano principalmente con i programmi commerciali (Trados, Wordfast); un agenzia ha dei collaboratori che utilizzano OmegaT. Tuttavia, è da sottolineare che non tutte le organizzazioni che impiegano uno o più traduttori interni hanno investito in sistemi di traduzione assistita: in un caso la consulenza di un fornitore di sistemi CAT ne ha sconsigliato l acquisto per l eccessiva varietà di testi trattati. Per quanto riguarda la gestione di terminologia, poche aziende si sono preoccupate di stilare dei glossari interni o addirittura di creare delle raccolte terminologiche in software dedicati, siano essi commerciali o open source. Sovente sono i traduttori o le agenzie a creare dei glossari tematici afferenti al committente, ma questi raramente vengono inviati ai clienti o richiesti da questi. La maggior parte delle questioni terminologiche che emergono internamente o in base alle domande poste dai traduttori sono risolte puntualmente con l aiuto degli esperti che lavorano per l azienda. Non è possibile fare una distinzione tra le imprese che le classifichi in base alla maggiore o minore attenzione alla comunicazione multilingue e alla sua qualità o sistematizzazione. Le opinioni dei rappresentanti delle aziende, degli osservatori privilegiati e dei traduttori divergono. I fattori di distinzione citati che sembrano più interessanti o condivisi sono i seguenti: 1. Le dimensioni dell azienda. Più grande e internazionale è l impresa, più è probabile che abbia i mezzi, il personale e le competenze per affrontare determinate problematiche insite nella documentazione, traduzione e terminologia in maniera sistematica e organica. 2. La tipologia di azienda. Chi offre un prodotto tangibile, soprattutto se di nicchia o di eccellenza, può affidarsi in parte anche alla qualità e solidità dello stesso, mentre chi offre un servizio è in un certo senso obbligato a ottimizzare la comunicazione per venderlo. Le imprese che offrono servizi sarebbero mediamente più attente al fattore linguistico rispetto a quelle che vendono un prodotto tangibile. Lo stesso vale per chi si rivolge direttamente al consumatore finale. 3. La lingua principale del management. Si tratta di un fattore piuttosto controverso, perché parrebbe che le aziende di lingua tedesca siano più attente al fattore linguistico e che abbiano minori difficoltà a comunicare a livelli adeguati in entrambe le lingue ufficiali della Provincia di 8

9 Bolzano. In realtà, molto potrebbe dipendere dal mercato a cui ci si rivolge e alle competenze del personale, come anche dalle politiche specifiche imposte dalla direzione aziendale. Un settore che merita una trattazione separata è quello del turismo. I fattori principali di cui tenere conto in questo caso sono: 1. l alto numero di imprese piccole e familiari sparse sul territorio della Provincia di Bolzano, prevalentemente gestite da cittadini di madrelingua tedesca; 2. la diversa tradizione turistica delle zone altoatesine, alcune delle quali sono frequentate da ospiti internazionali da più di un secolo; 3. l imprescindibilità di una comunicazione curata ed efficace per attirare l ospite in zone in cui la concorrenza è molto forte; 4. l aumento di turisti provenienti, oltre che dalle zone tedescofone e dal restante territorio italiano, anche da molti altri Paesi europei ed extraeuropei. Il piano delle interviste non comprende albergatori, proprio perché si tratta di una realtà particolare che meriterebbe una dettagliata analisi a se stante. Tuttavia, poiché molti freelance e agenzie di traduzione lavorano spesso o quasi esclusivamente con questo tipo di clienti, è utile fornire una breve descrizione della situazione nel settore alberghiero. In generale, la grande dimensione degli alberghi, la categoria elevata e la localizzazione in zone turistiche storiche in cui vige molta concorrenza (come le valli dolomitiche e la Val Pusteria), sembrano favorire una maggiore attenzione alla comunicazione con l ospite. Ciò si riflette sia sulla quantità di lingue utilizzate sia sulla qualità della comunicazione auspicata. Con questo tipo di committenti raramente i traduttori lamentano delle difficoltà. Diverso è il caso delle piccole strutture a gestione familiare, che spesso arrivano a contestare (non sempre a ragione) o addirittura a rinunciare al servizio dei professionisti a favore di un meno oneroso fai da te. Ne consegue che non tutte le strutture alberghiere altoatesine possono vantare un sito plurilingue e nemmeno bilingue, soprattutto se site in zone in cui la clientela proviene principalmente da Germania, Austria e Svizzera. In molti altri casi la comunicazione avviene in più lingue, ma con una scarsa coscienza delle differenze culturali insite nei diversi target da raggiungere. Di conseguenza capita, ad esempio, di trovare lodato il clima mediterraneo dell Alto Adige e una dettagliata descrizione della ricca colazione a buffet a base di cereali, formaggi e affettati anche sulle pagine web in lingua italiana. In realtà, l ospite italiano è più probabile che sia attirato dalle frescure alpine e preferisca sentirsi rassicurato sull ottima qualità del caffè espresso! Si nota che il mercato della traduzione in Alto Adige è sostanzialmente ancorato ai servizi offerti sul territorio. Le lingue più richieste sono l italiano e il tedesco, seguite dall inglese. La maggior parte delle aziende si rivolge a professionisti o agenzie locali, a meno di non avere esigenze particolari in termini di numero o tipo di lingue richieste. Molti incarichi sono affidati a mediatori linguistici consigliati da colleghi imprenditori, personalmente noti a qualcuno dei collaboratori in azienda, indicati da un traduttore già noto o raccomandati da qualche altra conoscenza. Considerato il livello delle tariffe altoatesine mediamente più alte che nel resto d Italia, il ricorso a professionisti attivi in Provincia di Bolzano è probabilmente dovuto a due motivi. Da un lato è sicuramente più facile trovare persone di madrelingua tedesca, lingua considerata particolarmente difficile, in Alto Adige rispetto al restante territorio nazionale. Dall altro lato va forse considerata la particolarità della realtà linguistica altoatesina per cui chi non conosce bene il territorio e gli usi linguistici locali potrebbe produrre un testo non necessariamente aderente alle aspettative del cliente. Di frequente anche gli incarichi svolti fuori Provincia sono affidati ad altoatesini oriundi e persino molti dei traduttori stranieri che lavorano per le imprese locali risiedono sul territorio da lungo tempo. Si tratta perciò di persone con una solida 9

10 conoscenza della realtà locale. In un pianeta globalizzato e altamente connesso, il mondo della traduzione altoatesina potrebbe definirsi quasi a chilometri zero. Il tasso di fidelizzazione del cliente sembra essere buono, in generale le aziende non cambiano facilmente un traduttore di cui apprezzano il servizio. Tuttavia, se un professionista per un qualsiasi motivo deve rifiutare più di un incarico di seguito, le probabilità che l azienda si rivolga a qualcun altro aumentano. La costanza dei rapporti tra traduttore/agenzia e cliente si basa su diversi fattori: 1. L apprezzamento e la soddisfazione relativi al lavoro svolto. In alcuni casi questo fattore prevale sul costo del servizio, per cui alcune aziende sono disposte a pagare una tariffa mediamente alta, purché l incarico sia svolto a livelli di eccellenza. A differenza del settore pubblico, di cui molti traduttori lamentano l eccessiva corsa al ribasso sui prezzi o la scarsa attenzione alla qualità del lavoro, nel privato la qualità sembra essere ancora un fattore tenuto in notevole considerazione. 2. La poca dimestichezza con il mercato della traduzione. Si tende a mantenere i rapporti già stabiliti senza porsi interrogativi sui costi e sulla qualità del lavoro, in parte non sapendo a chi altro rivolgersi, in parte perché non si sa nemmeno valutare appieno la qualità del servizio fornito. 3. Un volume di traduzioni contenuto e sporadico. Per alcune aziende è sufficiente tenere contatto con uno o due traduttori, poiché quello delle traduzioni non è da considerarsi un ambito in cui si possano ottenere risparmi significativi. A meno di riscontrare gravi carenze nel servizio fornito, non sussiste dunque l interesse a rivolgersi ad altri professionisti. 4. L assoluta puntualità in fase di consegna delle traduzioni da parte di agenzie e freelance. Sembra necessario sottolineare qui l assoluta imprescindibilità dalla puntualità di consegna, che rientra naturalmente nelle garanzie fornite da qualsiasi professionista serio, solo perché diversi traduttori lo segnalano come fattore che non di rado si rivela quasi più importante della qualità del servizio. I tagli alle traduzioni in tempi di crisi economica possono riguardare sia le lingue verso le quali si traduce, sia la quantità di testi tradotti; si stabilisce pertanto quali sono i mercati più importanti o che debbono assolutamente essere affrontati in una determinata lingua e quali possono invece essere raggiunti tramite una lingua franca, come ad esempio l inglese, in base al numero di clienti o alle abitudini linguistiche di quel preciso mercato. Allo stesso modo, si riduce il volume delle traduzioni scegliendo quali sono i testi per cui si può evitare di richiedere una versione in un altra lingua oppure è sufficiente un testo approssimativo prodotto da traduttori automatici o persone inesperte. Una soluzione molto comune è quella di cercare di coprire le proprie esigenze traduttive il più possibile con personale interno, evitando di causare costi accessori all azienda. Problematiche riscontrate Le aziende che cercano di coprire le proprie esigenze linguistiche e traduttive internamente non tengono conto del fatto che possa essere necessaria una formazione linguistica specifica per svolgere il lavoro al meglio o anche solo ai livelli di efficienza ed efficacia auspicabili. Le traduzioni sono affidate a impiegati bilingui, magari con una maturità linguistica, o a collaboratori di qualsiasi reparto che provengono dal Paese in cui si parla la lingua richiesta. Naturalmente questi ultimi non sono sempre né in grado né felici di improvvisarsi traduttori. In generale vige la falsa credenza che il lavoro di traduzione possa essere svolto da chiunque abbia una formazione linguistica, eventualmente anche come attività collaterale a quella principale di segreteria, centralino e simili. Può anche accadere che un lavoro di traduzione abbastanza regolare sia affidato a collaboratori privi di formazione specifica 10

11 che non sono nemmeno dei madrelingua. In questo caso ovviamente il discrimine va posto nel livello di competenza linguistica, nonché l esperienza e le competenze del collaboratore relative all argomento trattato. Come spesso accade a chi non ha dimestichezza con le difficoltà e le esigenze del lavoro di traduzione, la tentazione di utilizzare i traduttori interni ed esterni quasi come un dizionario vivente a cui spedire singole parole o frasi da tradurre è piuttosto forte. È sicuramente interessante la decisione di un impresa che per eliminare alla radice le difficoltà accessorie dettate dal locale bilinguismo si è trasformata in una ditta che opera largamente in una sola lingua (principalmente per motivi di snellezza burocratica), pur non essendo questa la madrelingua della proprietà, né della maggior parte dei collaboratori. Alcuni atteggiamenti condivisi contribuiscono a indicare il valore attribuito al lavoro di traduzione. Agli occhi dei traduttori il bilinguismo diffuso in Provincia di Bolzano fa sì che molti committenti sembrino ritenere che chiunque conosca entrambe le lingue ufficiali, o una qualsiasi lingua, abbastanza bene sia in grado di tradurre dall una all altra, anche testi altamente tecnici e specifici. Alcune imprese dichiarano di ricorrere al traduttore più per una presunta mancanza di tempo che non per l esigenza di un determinato tipo di competenze e professionalità che non si hanno in azienda. D altro canto accade che dal mediatore linguistico professionista ci si aspetti una competenza terminologica tanto vasta da coprire tutti i campi dello scibile, senza considerare che non è sufficiente sapere una lingua per conoscerne e utilizzare correttamente tutta la terminologia specialistica esistente. Ne consegue anche una scarsa capacità di valutare i tempi necessari a produrre una traduzione, soprattutto se di qualità. Sorprende che, persino da parte delle agenzie pubblicitarie, con cui molti freelance o agenzie di traduzione collaborano regolarmente, sia sottovalutata la difficoltà di trasferire determinati concetti in un altra lingua/cultura, di tradurre giochi di parole, come anche di operare i necessari adattamenti stilistici. Si nota una mancanza di corrispondenza tra ciò che viene genericamente indicato come politica linguistica aziendale, per cui una comunicazione corretta ed efficace viene vista come imprescindibile, e la realtà dei fatti. Se la correttezza grammaticale e linguistica delle , del materiale inviato a clienti e fornitori e dei testi pubblicitari viene descritta come molto importante, rimane la sensazione che si tratti di una presa di posizione superficiale, che non trova necessariamente riscontro in una sapiente gestione della documentazione o degli incarichi di traduzione, né in un impegno alla sistematizzazione della terminologia. Persino se il traduttore a cui ci si rivolge regolarmente fa notare che nei testi sussistono delle incongruenze terminologiche da risolvere, non tutte le ditte sono disposte a fare degli sforzi (anche minimi) per risolverle. La pubblicità è sicuramente molto più curata della documentazione tecnica dal punto di vista linguistico, poiché quest ultima raramente viene rivista da persone con competenze linguistiche al fine di ottimizzarla dopo essere stata prodotta e/o tradotta dai tecnici. D altro canto, anche la documentazione prodotta dai traduttori non viene necessariamente riletta dai tecnici. Accade che per mancanza di tempo (e non necessariamente di competenze linguistiche) alcune traduzioni consegnate da freelance o agenzie esterne non siano nemmeno rilette e controllate all interno dell azienda. All estremo opposto, diversi traduttori lamentano l eccessiva puntigliosità di alcuni committenti che insistono per apportare modifiche ai testi, che non sempre ne comportano un miglioramento. Per i traduttori altoatesini quest ultima affermazione sembrerebbe riferirsi più ai committenti di lingua tedesca. Alcune organizzazioni ammettono di essere state confrontate con dei problemi terminologici o legati alle traduzioni. Tuttavia, fatta eccezione di chi ha deciso di instaurare un servizio di traduzione o gestione terminologica interno all azienda, poche hanno affrontato le difficoltà in maniera sistematica. I problemi sono piuttosto affrontati singolarmente e a mano a mano che si presentano. Può accadere 11

12 che un rappresentante della direzione aziendale si trinceri dietro l opinione che le vendite dei propri prodotti non aumenterebbero se la documentazione per il cliente fosse migliorata dal punto di vista linguistico, senza che si consideri il sicuro risparmio che ne deriverebbe in termini di un minor numero di richieste di chiarimento e informazioni o chiamate al call center, ad esempio. In aggiunta, la mancanza di coordinazione delle traduzioni può portare a casi estremi in cui al traduttore viene spedito un testo che ha già tradotto oppure un documento che si legge chiaramente come frutto di una traduzione dalla lingua in cui lo si richiede. Poiché l originale non è a disposizione, il traduttore si ritrova a riprodurre il testo di partenza a partire da quello di arrivo. Infine, non essendo chiaro il tipo di lavoro che svolge un traduttore, il quale dopo anni di collaborazione con una stessa impresa disporrà di un accurato glossario terminologico relativo alle attività della stessa (se non su qualche supporto esterno, almeno nella propria testa), manca la coscienza che cambiare un traduttore di lunga data comporta anche la perdita di tutto quel patrimonio. Allo steso modo non ci si rende conto che, in alcuni casi, si potrebbe richiedere al professionista di produrre, oltre alle traduzioni, anche un glossario dedicato da perfezionare con l ausilio dei propri esperti e poi diffondere in azienda. Si segnala una diffusa mancanza di feedback finale ai traduttori. Accade che il committente cambi la versione consegnata dal traduttore senza informarlo, cosa che sarebbe invece importante quando si riscontrano errori o si hanno anche solo delle semplici preferenze terminologiche. Questa assenza di feedback fa sì che gli stessi errori possano ritornare in incarichi futuri; si perde così l occasione di ottimizzare il rapporto di collaborazione e la qualità dei testi. Lo stesso vale per il briefing all inizio di un incarico di traduzione o di una collaborazione, che è piuttosto scarno o inesistente. La disponibilità a fornire informazioni o materiale su richiesta puntuale del traduttore è invece sicuramente molto maggiore. La formazione dei nuovi collaboratori raramente comprende un aspetto linguistico. La terminologia aziendale viene appresa lavorando sul campo. Persino chi ha dovuto imparare con non poco impegno personale la terminologia specialistica del settore in cui lavora pare sottovalutare la difficoltà di apprendere, comprendere e tradurre detta terminologia in maniera corretta. Tutti i fattori appena descritti portano molte imprese a vedere la traduzione quasi come un male necessario che, come anche un eventuale riflessione terminologica, giunge prevalentemente alla fine del processo di sviluppo di un nuovo prodotto o servizio. Naturalmente, per motivi di tempo, capita che i testi dati in traduzione non siano quelli definitivi, con ovvie difficoltà del traduttore che poi dovrà ricontrollare e risistemare le ultime modifiche, le quali non sempre sono adeguatamente segnalate. Infine, alcuni traduttori lamentano la scarsa qualità dei testi di partenza. Ciò sembra valere in particolar modo per la lingua tedesca, in riferimento alla quale si segnalano anche la scarsa presenza sul territorio di professionisti veramente bravi e le parziali difficoltà di comprensione dei testi prodotti in Alto Adige negli altri Paesi di lingua tedesca. Spunti ed esempi virtuosi Le interviste svolte hanno messo in luce i vari e diversificati fronti su cui si sono impegnate alcune organizzazioni altoatesine per quanto riguarda la gestione della documentazione, delle traduzioni e della terminologia. Alcune aziende, ma soprattutto le associazioni di categoria per ovvi motivi di particolare attenzione alla qualità della comunicazione, seguono la buona prassi di procedere a una redazione parallela dei testi in due o più lingue. Dopo aver pianificato bene il contenuto dello scritto, la stesura è affidata separatamente e con ampia libertà di formulazione ai rispettivi madrelingua. Naturalmente ciò implica la presenza di almeno due collaboratori di lingua diversa, ma ha il vantaggio di far sì che le 12

13 comunicazioni siano sempre dei testi originali, mirati ad uno specifico target e redatti nel pieno rispetto delle convenzioni e strategie comunicative che si aspettano i lettori. Si elimina dunque il rischio di produrre testi che, troppo aderenti al testo di partenza, si leggano come delle cattive traduzioni. In queste imprese spesso vige anche la regola più o meno ufficiale che ognuno può comunicare nella propria madrelingua, poiché le competenze passive dei collaboratori sono più che sufficienti a permettere una comprensione reciproca. Per quanto riguarda i servizi di traduzione, si segnala che l assunzione di traduttori interni all azienda con il tempo porta a sfruttare il servizio sempre di più, aumentandone il personale e la dotazione tecnica con l acquisto di software di traduzione assistita che consentano un agile collaborazione tra i traduttori. Il servizio è apprezzato e sfruttato persino nelle situazioni in cui, per un classico caso di serendipity, ci si rende conto di avere in azienda dei laureati in traduzione nelle cui mansioni non era inizialmente prevista l attività di traduzione o doveva essere solo marginale. Le formule adottate sono diverse: i traduttori in house si occupano di tutta la documentazione e comunicazione interna ed esterna oppure solo di alcuni tipi di testi. Estremamente lodevole come approccio alla documentazione tecnica, il test di leggibilità dei libretti di accompagnamento e dei manuali d uso dei propri prodotti avviata dai traduttori di un azienda. Naturalmente esistono approcci diversi all impiego di personale esperto in azienda. I rappresentanti delle imprese e le agenzie di traduzione riportano qualche caso in cui i servizi linguistici sono stati quasi completamente esternalizzati. Le imprese si rivolgono di norma alle agenzie pubblicitarie per la creazione di siti web o materiale pubblicitario, che a loro volta coinvolgono i freelance o le agenzie di traduzione per la predisposizione multilingue dei testi. Altre ditte, soprattutto chi ha un mercato molto internazionale e necessita di traduzioni in diverse lingue, hanno un servizio marketing interno e tengono i contatti direttamente con le agenzie di traduzione. Solo in rari casi in cui l attenzione alla qualità della comunicazione è particolarmente viva e sussiste la volontà di affidarsi ai professionisti migliori collaborando con loro in maniera stretta e personale, si trovano uffici marketing che tengono i contatti con singoli traduttori freelance che curano lingue diverse. La disponibilità a fornire informazioni e supporto terminologico o materiale informativo ai traduttori è mediamente buona, sia a detta delle imprese sia nell opinione dei traduttori. La persona di contatto in ditta è quasi sempre disponibile a chiarire difficoltà terminologiche direttamente o tramite altri esperti in azienda in fase di produzione della traduzione, come anche a fornire materiale informativo specifico. Quando si deve avviare una collaborazione con un nuovo fornitore di servizi traduttivi, le imprese che puntano molto sulla comunicazione si prendono il tempo per un accurato briefing iniziale o l impegno di fornire indicazioni terminologiche (in forma di glossario, di testi paralleli, ecc.). Chi presta particolare attenzione al fattore linguistico-comunicativo dà sicuramente la priorità alla qualità e dunque è più probabile che limiti e selezioni il materiale da tradurre, ma che vi dedichi molta cura. Un impresa riporta di garantire una doppia o tripla lettura del lavoro consegnato dai propri traduttori da parte dei madrelingua esperti che collaborano con l azienda, altre lo controllano almeno una volta. Dal punto di vista delle soluzioni tecniche per la gestione della terminologia e delle traduzioni, oltre al ricorso a sistemi CAT commerciali, è certamente degno di nota il sistema di gestione e smistamento delle traduzioni creato per un azienda con casa madre all estero. Lo strumento centralizzato obbliga tutti coloro che hanno bisogno di una traduzione a caricarlo in un unico sistema con l indicazione dell urgenza e dei tempi di consegna. Nel momento in cui uno dei traduttori accetta l incarico anche tutti i colleghi vedono che il testo è in lavorazione. La riconsegna del testo di arrivo avviene attraverso lo stesso sistema. In questo modo si evita il rischio che un testo sia preso in carica da due traduttori in contemporanea o rimanga in qualche casella postale senza essere considerato. Le imprese più grandi 13

14 hanno anche dei glossari accessibili a tutti tramite reti locali o cartelle condivise. Un azienda ha sviluppato una propria raccolta terminologica contenente schede piuttosto complete sulla base di un software open source e chiedendo a un esperto informatico di adattare il sistema alle proprie esigenze. Essendo quest ultima un impresa in rapida espansione a livello internazionale, sta attualmente anche considerando vari sistemi per ottimizzare la condivisione interna di informazioni (ad esempio, sul materiale fotografico disponibile, sui clienti le loro esigenze, le visite effettuate dai rappresentanti di zona, ecc.). Il processo è in ancora in divenire, ma si nota una forte sensibilità nei confronti della gestione e condivisione della conoscenza aziendale. Le organizzazioni in rapida espansione non di rado sono poste davanti al problema di come affrontare nuove sfide e riorganizzarsi internamente per gestire al meglio le problematiche date da un crescente numero di collaboratori o da una sempre maggiore internazionalizzazione. È il caso di un organizzazione che, dopo diversi anni di rapida crescita e l assunzione di una buona percentuale di personale straniero con solide competenze tecniche ma non necessariamente in grado di comunicare in entrambe o in alcuna delle due lingue ufficiali della Provincia, si è trovata nell impellente esigenza di riorganizzare e far tradurre il proprio manuale organizzativo interno a fronte di un carico di richieste di informazioni e spiegazioni rivolte agli uffici amministrativi interni divenuto troppo oneroso per essere sostenibile a lungo termine. Inoltre, questo passo è considerato una buona occasione per condividere e rafforzare la cultura d impresa. Per far nascere una cultura d impresa comune anche un osservatore privilegiato ha seguito un percorso di discussione e formulazione dei propri compiti e obiettivi, impegnandosi a dare definizioni chiare e condivisibili ai termini chiave del proprio settore per poi diffonderle all interno della struttura, nata dalla fusione di due organizzazioni preesistenti. Questo processo di riorganizzazione e ridefinizione interna è stato presentato anche all esterno, raccogliendo così ulteriori feedback per migliorare la strategia comunicativa. Grazie a questo notevole impegno, ora l organizzazione può sicuramente vantare un tasso di coesione interna e condivisione degli obiettivi molto alta. Il processo si è rivelato indubbiamente oneroso in termini di tempo e sforzi necessari, forse troppo per un azienda commerciale. Tuttavia, poiché gli indicatori rilevati prima e dopo il processo ne mostrano chiaramente i primi effetti positivi, l organizzazione valuterà l opportunità di condividere le strategie e metodologie adottate anche con le aziende che si rivolgono ad essa per supporto e consulenze. Sebbene percorsa in maniera meno rigorosa e approfondita, la strategia adottata da quest ultima potrebbe servire da lezione a molte imprese a cui manca un buon livello di coesione interna, nonché di condivisione degli obiettivi e della propria cultura d impresa. Infine, spicca per il buon livello di assistenza offerto ai propri soci il lavoro di una delle associazioni di categoria, che ha selezionato dei traduttori esperti in quel determinato settore per chi avesse bisogno dei loro servizi e messo a disposizione un glossario multilingue con i termini chiave della disciplina. Il glossario non è stato stilato da linguisti, bensì da esperti e tecnici del campo e solo per i termini più difficili sono state interpellate delle agenzie di traduzione che avevano già lavorato nel settore. Il glossario e la lista dei traduttori professionisti sono accessibili solo agli associati e sembrano godere di una buona popolarità. 4. Conclusioni In base ai dati raccolti si possono individuare alcune aree di intervento per iniziare a sensibilizzare le imprese altoatesine, ma anche i professionisti della mediazione linguistica. 14

15 Da parte dei traduttori freelance altoatesini si potrebbe sicuramente rafforzare la rete di collaborazioni, che invece sembra essere più solida tra gli interpreti. Ciò è dovuto sicuramente al fatto che gli interpreti quasi sempre lavorano a coppia o in gruppo ed è nel loro interesse mettere i colleghi di cabina in condizione di lavorare al meglio, ad esempio, condividendo i propri glossari terminologici. Molti traduttori locali lavorano invece principalmente da soli e diversi professionisti non sono iscritti all Associazione Provinciale dei Traduttori (APT), che sarebbe la cornice ideale per favorire la nascita di un fitto network di collaborazioni. A sua volta, l APT sfortunatamente non ha a disposizione fondi né tempo a sufficienza per attivarsi in maniera mirata e organizzare delle campagne di networking o di sensibilizzazione rivolte alle aziende. In molti casi infatti sembra che chiarire bene quali siano i compiti e le capacità che si possono richiedere a un mediatore linguistico, i servizi principali e accessori che può offrire, i vantaggi di una collaborazione stabile e/o di una maggiore esternalizzazione dei servizi linguistici, come anche i doveri di informazione e supporto da parte dei committenti, potrebbero portare un vantaggio sia alle aziende sia ai professionisti. Alcune associazioni di categoria si adoperano già in parte in questo senso insistendo sull importanza di una buona comunicazione multilingue o mettendo persino a disposizione degli strumenti linguistici e terminologici dedicati ai propri soci. Si tratta sicuramente di esempi lodevoli da seguire e incentivare maggiormente. Un modo per invogliare le imprese ad adottare strategie diverse o più sistematiche per la gestione multilingue della propria conoscenza è presentare loro degli approcci efficaci ed efficienti già seguiti da altre aziende del proprio territorio. Naturalmente va tenuto conto del diverso settore di attività, delle possibilità finanziarie, della natura e delle dimensioni delle imprese. Oltre a una mera presentazione delle buone pratiche sarebbe dunque auspicabile presentare un pacchetto di interventi possibili che operino su diversi fronti e che richiedano un grado di impegno (sia in termini di tempo sia di investimenti) e approfondimento crescente da parte dell azienda. Si potrebbe pertanto delineare una serie di interventi operativi standard che mirino a migliorare la gestione della conoscenza in chiave multilingue da implementare singolarmente, in contemporanea o in successione per adattarli il più possibile e flessibilmente alle esigenze delle imprese. Un utile opera di sensibilizzazione in questo senso la potrebbe sicuramente fare, e molto probabilmente lo farà, uno degli osservatori privilegiati, presentando alle aziende con cui collabora il proprio percorso di riorganizzazione e conseguente ridefinizione terminologica, le metodologie seguite e i risultati ottenuti. In particolare per le start-up potrebbe rivelarsi un buon modo per partire già con le idee molto chiare e con una buona sistematizzazione e gestione della documentazione, traduzione e terminologia. Curare bene questi aspetti risulta certamente meno oneroso per un impresa che li gestisca in maniera sistematica sin dalla propria nascita che non per un azienda avviata che si debba riorganizzare. Un ulteriore strada percorribile per sensibilizzare le imprese all importanza di un corretto e coerente uso della terminologia è dato dalla collaborazione con le facoltà di traduzione delle università. Secondo un opinione informale dell Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, diverse aziende sarebbero disposte ad accogliere degli studenti che producessero dei glossari terminologici aziendali. Non è chiara la disponibilità a remunerare il lavoro con un compenso, seppur minimo, ma la collaborazione porterebbe comunque dei vantaggi reciproci: gli studenti potrebbero elaborare dei glossari terminologici in un contesto di lavoro reale ed effettivamente utili e necessari, mentre all impresa verrebbe fornito un lavoro accurato e mirato sulle proprie esigenze. Avere un esperto di lingua e traduzione all interno dell azienda, anche se per poco tempo, potrebbe sicuramente favorire una maggiore sensibilizzazione della direzione e dei quadri all aspetto linguistico 15

16 e terminologico della comunicazione, soprattutto se confrontati con dei dati e delle problematiche concrete provenienti dalla propria attività quotidiana. In fondo, come sostiene una traduttrice esperta, i molti laureati in materie linguistiche impiegati nelle aziende del territorio, seppure con mansioni diverse a quella della traduzione, nel corso degli ultimi decenni hanno sicuramente contribuito a migliorare la qualità della comunicazione monolingue e multilingue delle imprese altoatesine. 5. Bibliografia citata Abdecker, Andreas, Hinkelmann, Knut, Maus, Heiko, & Müller, Hans Jürgen (a cura di) (2002): Geschäftsprozessorientiertes Wissensmanagement: effektive Wissensnutzung bei der Planung und Umsetzung von Geschäftsprozessen. Berlin: Springer. Benedikter, Thomas (2001): Mensch und Wirtschaft, Gesellschaft und Gewerkschaft in Südtirol. Eine aktuelle sozial- und wirtschaftskundliche Darstellung. Bozen: Arbeitsförderungsinstitut. ( ) CILT (2006) ELAN: Effects on the European Economy of Shortages of Foreign Language Skills in Enterprise. Final report. Commissionato dalla Commissione Europea. ( ) Corbetta, Piergiorgio (2003): La ricerca sociale: metodologie e tecniche. Bologna: Il Mulino, vol Fontana, Franco & Lorenzoni, Gianni (a cura di) (2004): Il knowledge management. Roma: LUISS. ASTAT - Istituto Provinciale di Statistica, Censimento della popolazione 2001: Determinazione della consistenza dei tre gruppi linguistici della provincia di Bolzano, in ASTAT informazioni, n. 17, 2002, 4. Lechner, Oswald & Moroder, Barbara (2010): Wirtschaftsporträt Südtirol. Bolzano: Istituto di Ricerca Economica della Camera di Commercio di Bolzano. ( ) Mittelmann, Angelika (2005): Wissensmanagement. ( ) Nonaka, Ikujiro & Takeuchi, Hirotaka (2005): The knowledge-creating company: creare le dinamiche dell innovazione, 5 a rist. (1 a ed. 1995). Milano: Guerini e Associati. Probst, Gilbert, Raub, Steffen & Romhardt, Kai (2006): Wissen managen. Wie Unternehmen ihre wertvollste Ressource optimal nutzen. Wiesbaden: Gabler, 5 a ed. Profili, Silvia (2004): Il knowledge management: approcci teorici e strumenti gestionali. Milano: F. Angeli. Pörnbacher, Helmuth (2009): L apprendimento delle lingue sul posto di lavoro: obbligo, opportunità o diritto?. In Provincia Autonoma di Bolzano - Ripartizione Lavoro (a cura di): Competenze linguistiche sul mercato del lavoro in Alto Adige. Bolzano: Provincia Autonoma di Bolzano, RaDT Rat für Deutschsprachige Terminologie (2009): Strategien zur Aufwertung immaterieller Vermögenswerte (documento non pubblicato). Vinatzer, Iris Maria (2009): Competenze linguistiche nel complesso tessuto economico delle aziende. In Provincia Autonoma di Bolzano - Ripartizione Lavoro (a cura di): Competenze linguistiche sul mercato del lavoro in Alto Adige. Bolzano: Provincia Autonoma di Bolzano,

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