Documento di Piano Quadro Conoscitivo Comune di Gambolò (PV) 1. INQUADRAMENTO TERRITORIALE IL SISTEMA URBANO...5

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2 SOMMARIO 1. INQUADRAMENTO TERRITORIALE IL SISTEMA URBANO IL SISTEMA ECOLOGICO Il territorio agricolo Le Cascine del territorio comunale I parchi urbani ll patrimonio boschivo naturale Il patrimonio semi naturale IL SISTEMA SOCIALE Dati demografici Le forme di organizzazione sociale Lo stile di vita della popolazione I servizi alla popolazione IL SISTEMA INFRASTRUTTURALE Il sistema della mobilità La rete idrica I depurtori INDUSTRIE A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE (RIR) VALUTAZIONE DI INCIDENZA RETICOLO IDRICO MINORE VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA ( VAS ) VINCOLI COMUNALI Vincoli militari Fasce di rispetto di elettrodotti e metanodotti Zone cimiteriali Zone di interesse archeologico L area dell ex discarica Vincoli di tutela ambientale I BENI DI RILEVANZA STORICA La basilica romana di S. Eusebio Il castello Litta...51 Pagina 1

3 ELABORATI TECNICI RELATIVI AL QUADRO CONOSCITIVO QC_R1 QC_01 QC_02 QC_03 QC_04 QC_05 QC_06 QC_07 QC_08 QC_09 QC_10 QC_11 QC_12 QC_13 QC_14 QC_15 QC_16 Relazione illustrativa Corografia Pianificazione sovraordinata Uso del suolo capoluogo Uso del suolo frazioni Viabilità e infrastrutture Localizzazione cascine Reti tecnologiche capoluogo Reti tecnologiche frazioni Localizzazione principali esercizi di vicinato tessuto storico Localizzazione principali servizi pubblici e privati di uso pubblico Vincoli comunali e sovracomunali Industrie a rischio di incidente rilevante Carta delle sensibilità paesaggistiche Carta del paesaggio Localizzazione istanze capoluogo Localizzazione istanze frazioni Pagina 2

4 1. INQUADRAMENTO TERRITORIALE Il Comune di Gambolò, provincia di Pavia, fa parte del Comprensorio 22 del distretto scolastico di Vigevano, ASL di Pavia, ed è integralmente inserito nel consorzio Lombardo Parco della Valle del Ticino. L'estensione è di 51,53 Kmq per una popolazione di abitanti (Ufficio Anagrafe 31/12/2009) con una densità territoriale di 191 ab/kmq. Il territorio confina a Nord ed Est con il Comune di Vigevano; a sud con il Comune di Borgo S.Siro e Tromello, ad Ovest con Mortara. Dista Km 30 da Pavia; Km 35 da Milano; Km 10 da Mortara; Km 6 da Vigevano. Il territorio di Gambolò Il Capoluogo è ubicato in posizione centrale al territorio; le frazioni Belcreda, Molino d'isella, Stradella, in prossimità della Strada Provinciale Novara Voghera n. 206, la frazione Remondò in fregio alla provinciale Mortara Pavia. Il territorio non urbanizzato è prevalentemente coltivato, fatta eccezione per le aree boschive in fregio all'estremo Nord Est del territorio, limitrofe al Fiume Ticino. Il territorio è fertile, attraversato dal Torrente Terdoppio in prossimità del Capoluogo e dal Subdiramatore Sinistro del Canale Cavour. ZONA SISMICA Il territorio comunale risulta classificato nella zona sismica 4. Livello di pericolosità sismica molto basso. È la zona meno pericolosa, dove le possibilità di danni sismici sono rare. ALTITUDINE Pagina 3

5 Valore medio: 106 m/slm. ZONA CLIMATICA E Periodo di accensione degli impianti termici: dal 15 ottobre al 15 aprile (14 ore giornaliere), salvo ampliamenti disposti dal Sindaco. GRADI GIORNO unità di misura che stima il fabbisogno energetico necessario per mantenere un clima confortevole nell abitazione. TEMPERATURA I valori delle temperature medie locali registrano un massimo nel mese di luglio ( circa ), e un minimo in gennaio ( 0 1 ) PIOGGE Il regime pluviometrico è di transizione, con piovosità maggiore nella stagione primaverile e tardo autunnale. Le precipitazioni medie registrate negli ultimi anni si aggirano intorno ai 80 mm d acqua con un massimo di 110 mm in novembre e un minimo di 50mm in gennaio. TEMPORALI Non sono molto frequenti. Il loro numero è limitato a 4 / 5 nel periodo estivo. I danni da grandine sono generalmente contenuti se confrontati con zone limitrofe (novarese) NEVE La zona è interessata annualmente da nevicate, che si registrano da metà dicembre sino a febbraio, con intensità discontinua negli anni. NEBBIA I fenomeni nebbiosi sono tipici e frequenti nel periodo invernale: saltuari in autunno e primavera, e generalmente in occasione dei fenomeni di inversione termica. GEOLOGIA Negli ultimi anni sono state eseguite alcune stratigrafie del territorio nei punti più significativi, sia nelle porzioni abitate del capoluogo che delle frazioni, nonchè nelle zone interessate da cave dismesse. Su tutto il territorio comunale si è riscontrata una grande omogeneità stratigrafica, dove il terreno è costituito quasi esclusivamente da sabbie intercalate da ghiaia limo e argilla in strati discontinui. La permeabilità, desunta da prove in sito e di laboratorio, (analisi granolumetrica, presenta un valore k di 10 elevato alla 3 / 4 cm. al secondo). La profondità della falda freatica invece è estremamente varia: in alcune zone a valle del ciglio alluvionale risulta a profondità media di 1 ml, mentre nelle zone abitate varia da 2 a 6 metri; i valori massimi di profondità si riscontrano in corrispondenza del fronte alluvionale con circa 13 ml., con un gradiente massimo del 5 per mille. Il calcolo della capacità portante del terreno, desunta dalle prove geologiche stratigrafiche o superficiali penetrometriche, propone abitualmente un valore medio di rottura del terreno prossimo a 3 4 KG per cm. quadrato, con un carico ammissibile di 1,5 Kg.per cmq. Pagina 4

6 2. IL SISTEMA URBANO Gambolò è un nucleo urbano di remote origini celtiche, caratterizzato da un impianto viario originalmente radiocentrico, in direzione est, fortemente condizionato dalla presenza del torrente Terdoppio verso Ovest. Le notizie storiche sono scarse fino all anno Mille. Si conosce con certezza l esistenza di due poli religiosi, con rispettivi riferimenti romani e longobardi, attorno ai quali si riconoscevano due ceppi distinti di popolazione e di culto. Il primo faceva capo alla pieve di S. Pietro, localizzata ove sorge l attuale parrocchiale, e l altro faceva capo alla attuale chiesa di S. Eusebio, ex parrocchiale, esterna al perimetro fortificato. L abitato si andò gradualmente sviluppando in epoca medioevale, lungo le direttrici Vigevano Tromello e Gambolò Mortara. Lungo quest ultima direttrice era fiorente fino all anno Mille lo scomparso Borgo Masuvico. Fondo della Famiglia De Gambolate nell alto medioevo, si inserì nelle tumultuose lotte dell età comunale, affiancandosi a Pavia e subendo conseguenzialmente numerosi incursioni dei Milanesi. Con il rifiorire del feudo sotto la Signoria dei Visconti, Gambolò divenne terra nobile dei conti Beccarla, che dimorarono a lungo nel grande castello, frequentato da illustri personaggi della famiglia viscontea. Alla fine del sec. XV, Gambolò, come tutti i borghi della Lomellina, si trovò coinvolta nelle tristi vicende della guerra tra Ludovico il Moro e Luigi XII di Francia, e successivamente nell annoso conflitto tra francesi e spagnoli. In quegli anni drammatici, il nome di Gambolò, di tanto in tanto, compare alla ribalta, affiancato a nomi illustri.. Fece successivamente parte del Marchesato di Vigevano, retto da Giacomo Trivulzio; fu feudo del cardinale Schiner, ospitò successivamente Francesco I di Francia nel 1515, Giovanni De Medici nel 1524, che andava all assedio di Garlasco con le sue Bande Nere. Verso la seconda metà del XVI secolo, il paese, stremato dalle guerre, cadeva sotto il dominio degli spagnoli, con tutto il ducato di Milano. Già a quel tempo, Gambolò aveva una notevole estensione territoriale; il villario contava 400 case, ed era dominato dalla massiccia mole del castello, ancora fortificato. Le condizioni economiche erano mediocri, come nel resto dei comuni limitrofi, con incremento demografico documentato a partire dal 1550 e conseguente l opera di bonifica dei territori agricoli. Nel 1573 Gambolò divenne feudo dei Marchesi Litta di Milano, che acquistarono il castello e lo utilizzarono come residenza di campagna. Agli albori del 1700 il borgo passò allo stato sabaudo, seguendo successivamente le vicende della Lomellina attraverso il dominio austriaco, il periodo napoleonico, la restaurazione, il risorgimento. Le caratteristiche ambientali, l'impianto urbanistico e soprattutto quello viabile testimoniano la trasformazione avvenuta nelle varie epoche; sono ancora individuati gli assi matrici di impianto, la parcellazione medievale, le modifiche all'assetto viario. La matrice ortogonale della viabilità del nucleo originario, condizionò l'assetto della viabilità all'interno della cinta fortificata, e l'aspetto quadrilatero ha condizionato numerosi autori e studiosi ad ipotizzare la nascita dell'abitato sui resti di un accampamento romano o "castra", tesi parzialmente supportata da ritrovamenti di elementi ( are e marmi ) di epoca romana, ma l'ipotesi non è suffragata da elementi scientifici. In realtà, dallo studio dei tracciati viari, attraverso una lettura in chiave storico urbanistica, appare palese, a giudizio dello scrivente, la datazione medievale dell'impianto viario, anche se curiosamente basato su una matrice quadrilatera. Nell'ambito dell'antico nucleo urbano, si contano 6 chiese tutte di interesse storico, oltre alla mole del castello. Il contesto urbano appare povero dal punto di vista architettonico residenziale, con pochi individui edilizi di qualche interesse; molto interessante interessante invece la omogeneità del tessuto edilizio, che rende pregevole l insieme. Il centro storico di Gambolò appare abbastanza integro nella sua immagine urbana, e non presenta che rarissimi interventi edilizi di natura speculativa, tipici degli anni Pagina 5

7 Infatti in Gambolò, una economia di tipo prevalentemente agricolo con strutture familiari patriarcali, ha di fatto impedito fino agli anni 70 gli episodi di edilizia speculativa riscontrati in centri dell area lomellina, mentre verso la fine del decennio veniva strutturato il primo piano particolareggiato del centro storico, che ha controllato le spinta indesiativa e speculativa nel centri storici di Gambolo e frazioni. La spinta insediativa tra il 1970 ed il 1980 ha trovato sfogo verso l'ampia disponibilità di aree esterne all'antico nucleo urbano: il risveglio di interesse si è avvertito in modo prepotente solo verso il 1985, sotto il controllo di uno strumento (P.P.R.) vigente dal 1982, che nonostante i grossi limiti, ha di fatto indirizzato ed incentivato il recupero del centro storico. L'integrità formale del tessuto edilizio è stata essenzialmente recuperata mediante attente indicazioni progettuali e tipologiche, prescritte nella normativa di piano regolatore, e che hanno guidato l'iniziativa privata in particolare nell ultimo ventennio. All attualità, si può affermare che l obiettivo di recuperare l immagine tipologica degli edifici, l eliminazione delle superfetazioni e dei fabbricati destinati a rustico e destinati ad attività pressoché legate all agricoltura e quindi riconducibili all 800 è stato pressoché raggiunto. A ciò si aggiunga che le iniziali resistenze all osservanza delle prescrizioni di piano regolatore relative al centro storico hanno successivamente fatto da trampolino per la riqualificazione di tutto il nucleo antico, nel quale si è assistito anche alla definitiva e decorosa sistemazione di parecchi cortili comuni, precedentemente caratterizzati da situazioni di disordine e di abbandono, di androni carrai, di accessi e di altri elementi architettonici. Al di fuori della cerchia dei portoni storici, la spinta insediativa si è attuata lungo la direttrice in direzione Vigevano, con la costruzione di villini e sporadicamente di palazzine a due tre piani, nell ambito di lottizzazioni convenzionate. Pur essendo un centro abitato di medie dimensioni, Gambolò non presenta, al di fuori del centro storico, edifici multipiano di forte impatto, con capacità insediativi elevata: segno questo di una scelta urbanistica, delle amministrazioni succedutesi nel tempo, volta, seppure con espansione territoriale elevata, al mantenimento di una bassa densità abitativa; il tutto accompagnato sempre, all interno dei comparti di lottizzazione, dalla realizzazione di superfici destinate a parcheggi, una viabilità di elevata dimensione e da superfici a verde di tutto rispetto. Negli ultimi vent anni, soprattutto, ciò è risultato particolarmente evidente nella zona Nord ovest di Gambolò, con la forte espansione avutasi nella zona di Via Vignate, in seguito all approvazione del P.R.G. del 1993, mediante l attuazione di lottizzazioni private convenzionate. Mappa del Catasto Teresiano Pagina 6

8 Il Comune di Gambolò si è dotato di un Piano particolareggiato del Centro Storico approvato con dalla Regione Lombardia con Nota N del 15/07/1982 in cui sono stati invidiati i nuclei storici del Capoluogo e delle Frazioni di Garbana e Remondò, al fine di ottemperare ai disposti dell art. 17 della L.R. n. 51/75. Per centro storico si era intesa quella parte centrale dell abitato aventi affinità urbanistiche edilizie, affinità del tessuto sociale e presenza di testimonianze storico ambientali. Tale individuazione è stata effettuata per fasi successive partendo da una suddivisione del territorio Comunale in isolati fino ad arrivare ad un indagine ed un rilievo geometrico e fotografico dello stato di fatto dei singoli edifici, della consistenza edilizia, specificando l epoca di costruzione, il numero dei piani, lo stato di conservazione e le modalità di intervento edifici. Obiettivi prioritari erano : salvaguardare i valori ambientali del Centro Storico considerato polo qualificante del territorio; salvaguardare, recuperare e riutilizzare il patrimonio edilizio esistente nei centri storici nella prospettiva di rendere possibile la continuità vitale dell impianto urbanistico originario con la restante parte del territorio comunale. L indagine effettuata aveva permesso di individuare i Centro storici, così come definiti, per il capoluogo e per le frazioni di Garbana e Remondò, senza far nessun riferimento alle altri frazioni. Questa classificazione, basata su indagini eseguite in loco e dimostratasi ben rispondente alla realtà, è stata utilizzata successivamente negli atti di pianificazione comunale in quanto considerata più attendibile rispetto alle carte di prima levatura dell IGM. La cartografia dell IGM individua la presenza di Centri Storici anche nelle frazioni Cason Peri e Stradella. In realtà tali nuclei corrispondevano sostanzialmente alla Chiesa e non si era ritenuto opportuno individuarli nel Piano Particolareggiato del 1982, in quanto informazioni e documentazioni storiche non avevano evidenziato la presenza di elementi che potessero far classificare tali isolati come Centri Storici. Pagina 7

9 3. IL SISTEMA ECOLOGICO Veduta aerea del territorio agricolo 3.1 Il territorio agricolo Le prime notizie sul territorio agricolo risalgono alla civiltà celto ligure e etrusca. Ritrovamenti archeologici di questa civiltà dimostrano la prima rudimentale suddivisione del territorio in distretti ( pagi ) intorno a cui un certo numero di villaggi (vici). Successivamente, nel I sec A.C., questi territori divennero colonia dello stato romano che, in meno di due secoli, riorganizzarono urbanisticamente i centri cittadini esistenti e li inserirono nel sistema statale come municipi dotandoli di tutte le infrastrutture necessarie per un concreto equilibrio tra la città e la campagna costituendo la cosiddetta civiltà Gallo Romana. Il territorio di Gambolò si trovava in una posizione abbastanza privilegiata sia perché equidistante dalle principali aree subalpine come Milano, Pavia, Novara da cui partivano i principali collegamenti romani, sia per la vicinanza con un altra arteria importantissima : il fiume Ticino. IL PAESAGGIO AGRARIO NELLE EPOCHE BARBARICHE Fonte storiche mettono in luce che il territorio agricolo non fu direttamente interessato dalla centuriazione romana e la forma e distribuzione dei terreni era costituita o da campi permanenti con quote distribuite ad ogni membro del villaggio, oppure da campi instabili a disposizione di chi li voleva dissodare, invece, i pascoli e i boschi erano di uso comune. La caduta dell Impero romano e l occupazione longobarda non modificarono l istituzione delle pievi che, spesso identificate nei pagi, continuarono a costituire i cardini della civiltà rurale. Solo le seconde invasioni barbariche, lo sviluppo del feudalesimo, e la necessità di raggrupparsi intorno ad un potente o nei pressi di un villaggio fortificato portarono a ridurre le aree coltivate troppo lontane dai recinti e dalle mura. I poderi erano disseminati come isole in un ambiente quasi selvaggio, appena fuori dalle aree Pagina 8

10 coltivate si trovava il regno dell incolto con orto e poderi circondati da boschi e paludi. Questi paesaggi marginali costituivano, però soprattutto per il contadino povero, l unica fonte di sussistenza. LE PRIME ROTAZIONI AGRICOLE Un ruolo di fondamentale importanza per la trasformazione del paesaggio agricolo è stato quello della distribuzione della proprietà. Se la maggior parte del territorio era costruito da grossi latifondi, questi erano in parte costituti da aree boschive e non adatte alla coltivazione e in parte ancora da dissodare. Gli orti e le vigne erano in parte localizzati intorno alle abitazioni. I campi, che occupavano la maggior parte del territorio e si estendevano in particolare verso la zona nord est del paese venivano delimitati dai solchi che distinguevano una regione dall altra. Le particelle, in cui si suddividevano questa prima grande ripartizione, formavano sull intera superficie del territorio coltivato un reticolo minuto e molto asimmetrico. Ogni particella si allungava in direzione dei solchi mentre la direzione perpendicolare era minima. Questa suddivisione si sviluppò inizialmente intorno al borgo e alle piccole comunità agricole sparse nel territorio, forse in zona Garbana, Belcreda e S. Pietro. Successivamente si estese ai nuovi territori che venivano dissodati, fino ad interessare tutto il territorio comunale con maglie più o meno fitte a seconda della regione e della loro configurazione. Rimasero escluse da questa suddivisione le parti più selvagge ed impervie (Pozzuolo, sabbioni di Remondò, dossi di Cason Peri, gran parte delle zone umide e paludose lungo il Terdoppio e la Valle del Ticino). LE PRIME SISTEMAZIONI IDRAULICHE Attorno al XIII sec., si registra un aumento della popolazione a seguito di una situazione particolarmente favorevole, e si moltiplicano le iniziative di trasformazione agraria che incidono sempre di più sulle forme del paesaggio e portano alla sperimentazione di nuove tecniche agrarie ed idrauliche. Tra la fine del XV sec e la prima metà del XVI sec. con l avvento delle Signorie, queste sperimentazioni si sviluppano rapidamente e, sotto lo stimolo del podere modello della Sforzesca, si andava intensificando e rinnovando la tecnica agraria e il sistema economico del paese. Intorno al 1573, sotto la dominazione spagnola, il feudo di Gambolo venne acquistato all asta dalla famiglia Litta che risultava essere la più grande proprietaria terriera del paese con più di 5000 pertiche milanesi di terreno che in gran parte erano uniti a formare due grandi fondi, uno nella Regione di Cascina nuova (valle del Terdoppio) e l altra nella valle del Ticino. Nel XVII sec un altro aspetto che innovativo caratterizzava il paesaggio agrario era la presenza delle prime aziende agricole sparse sul territorio dislocate lontano dal centro abitato e non più legate al borgo comunale. Queste aziende con annessa cascina ( Roverina, Pessina, Riccardina, Valmora, Portalupa) sono generalmente possedimenti di medi e grandi proprietari che, per trarre profitto dai fondi agricoli spesso incolti o da bonificare, li affidavano alle famiglie contadine o mezzadri. Alla fine del 600 le cascine esistenti sul territorio comunale erano tutte affittate o affidate a livellari e risultavano essere: la Portalupa, del Cassino, Modaiola, del Molino del Rotto, Dojola, Riccardina, Calossa, Gandola, Baracca, Cassinetta, Arella, Pellacrista, poste in prossimità della Valle del Ticino ; la cascina Roverina e Caverzò vicino alla Sforzesca, e altre come la Cascina Valmora, la Cattabrega, la Pessina. Le uniche tre cascine relativamente vicino al borgo erano la Cascina Nuova Litta, la Cascinetta e la Cascina delle Castagne secche che nell arco di poco tempo scomparirà insieme ad altre di dimensione più modesta. Il modello di cascina più rappresentativo sul territorio è quello con abitazione e rustico allineati nello stesso edificio con sovrapposto il granaio e il fienile. Quando l azienda si arricchiva e si estendeva si costruiva il rustico o una stalla nuova, oppure un mulino per le granaglie. Nel XVII sec. solo due cascine sono a corte Pagina 9

11 chiusa : la Roverina e la Cascina Nuova Litta che probabilmente rappresentano il frutto di investimenti consistenti legati all allevamento dei bovini e alle coltivazioni cerealicole. Cascina Roverina, tipico insediamento agricolo a pianta quadrilatera. IL PAESAGGIO AGRARIO TRA IL 1700 E IL 1800 Negli anni tra il 1700 e il 1800 sempre nuovi lavori di miglioria trasformavano la struttura del paesaggio. L apertura di nuove rogge e canali di irrigazione ha aspetti rivoluzionari sull intero sistema agricolo. Le forme dei campi vengono adeguate al nuove percorso dei canali superando i limiti tradizionali della proprietà feudale clericale e la cascina diventa il fulcro della trasformazione del paesaggio agricolo. Essa non è più l azienda signorile ripartita in poderi adeguati alla capacità lavorativa delle famiglia ma diventa una unità economica adeguata alle nuove esigenze tecniche ed economiche dove si investono capitali e si impiegano salariati fissi. La casa colonica viene di conseguenza ampliata con stalle e fienili fino ad assumere la struttura a corte, simbolo del nuovo capitalismo agricolo. Verso la fine del 1800 l aspetto e le trasformazioni del territorio sono ormai stabilizzate e ben pochi erano i terreni rimasti incolti e da bonificare. DAL DOPOGUERRA AD OGGI Le mutate condizioni economiche e sociali del dopoguerra, l abbandono delle campagne e l introduzione della meccanizzazione dei sistemi produttivi portarono ad una nuova trasformazione del territorio agricolo. Diventava ormai necessario procedere ad una razionalizzazione del territorio attraverso processi di riunificazione dei lotti e soprattutto mediante il recupero dei fabbricati rurali spesso abbandonati o parzialmente inutilizzati. Da un indagine condotta dal Consorzio Parco Lombardo della valle del Ticino è risultato che nel 1985 le cascine ospitavano solo 86 addetti all agricoltura contro una potenzialità ricettiva di gran lunga superiore. Malgrado ciò il paesaggio rurale, per quanto diversificato nelle diverse realtà, propone ancora una certa varietà e la monumentalità di architetture rurali legate ad un agricoltura tra le più fiorenti d Europa in termini quantitativi e qualitativi. Pagina 10

12 Diventa pertanto importante definire una politica di salvaguardia di queste strutture rurali di fondamentale valore storico mediante un loro riutilizzo a scopo agrituristico, tempo libero a altro. SETTORE AGRICOLO Il settore agricolo che fino a pochi anni fa poteva essere considerato un cardine per l economia locale si è invece rivelato un settore abbastanza stagnante, anzi ha registrato una certa crisi occupazionale. ANNO N. ADDETTI AGRICOLTURA % % % Dal 1981 l occupazione è risultata pressoché stabile evidentemente grazie ad una ottimizzazione della produttività e la forza lavoro ed è costituita prevalentemente da agricoltori professionali. L 80% del territorio comunale ha una destinazione agricola e l orientamento produttivo prevalente risulta prettamente cerealicolo (circa il 70 % del reddito complessivo) con una forte componente risicola. Il recupero delle cascine con destinazione diversa da quelle strettamente legate all agricoltura potrebbe costituire una valida alternativa al sistema tradizionale. Proprio in questa direzione si sta muovendo anche il Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino GLI INSEDIAMENTI RURALI DISMESSI La presenza su territorio di numerosi insediamenti rurali abbandonati da anni e l impossibilità di convertirli per altre destinazioni con il rischio di disperdere un significativo patrimonio immobiliare ha portato il Consorzio Parco Lombardo della valle del Ticino a predisporre un Regolamento attuativo per l individuazione e il recupero di tali insediamenti, specificando nel dettaglio quanto contenuto nelle Norme di Attuazione del P.T.C. Consentire il recupero di questi insediamenti diventa infatti fondamentale perchè impedisce un ulteriore consumo del territorio e favorisce la tutele e valorizzazione del paesaggio. In particolare il regolamento attuativo esplicita alcuni dettagli quali le modalità di individuazione, di progettazione, l utilizzo dei materiali, la tipologia e tutti elementi caratterizzanti. Pagina 11

13 Cascina Portalupa 3.2 Le Cascine del territorio comunale Nelle Tavole del quadro conoscitivo è evidenziata la localizzazione delle innumerevoli cascine presenti sul territorio comunale di Gambolò. CASCINA MORSELLINA Si trova dopo la Frazione Garbana al confine con il Comune di Vigevano. CASCINA MOLAZZA Databile alla fine del 1800, ora utilizzata per soli scopi residenziali, integra nel suo insieme. CASCINA BAZZANINA Piccolo insediamento annesso alla cascina Bazzanina. Interessante la struttura muraria in mattoni a vista. CASCINA PESSINA Complesso interessante, risalente nella sua struttura originale al 1600 ed in parte ristrutturata Numerosi particolari architettonici di rilievo, (soffitti in legno, una colonna con capitello in granito, ecc.).la zona è periferica al territorio del parco ed è interessata da colture cerealicole. CASCINA NUOVA LITTA Pagina 12

14 La cascina è sorta ai primi del 600, e conserva lo stemma del casato dei Litta, che furono Signori di Gambolò in tale epoca. Interessanti alcuni elementi architettonici di pregio, un ballatoio in legno, un caminetto in pietra, archi in muratura. CASCINETTA LITTA o CASCINA CASCINETTA Ambiente circostante ricco di prati e marcite. L'insediamento è in prossimità del Torrente Terdoppio, in prossimità di un leggero dislivello che costituisce probabilmente il vecchio letto alluvionale del torrente. Sono presenti poche superfetazioni, ma nel complesso l'insediamento è ancora tipologicamente integro. Interessanti alcune parti strutturali della residenza e la riquadratura delle finestre. Attualmente ristrutturata. CASCINA MARANINA Il complesso ha uno sviluppo lineare e sorge in fregio alla provinciale Gambolò Tromello. Risalente alla fine del 1800 nella sua immagine globale, risente del gusto neogotico nella presenza di voltini a sesto acuto e cotto a vista. Interessante l'affresco della crocifissione, di notevole fattura. Attualmente ristrutturata. CASCINA VALMORA VECCHIA Risalente al 1700, è un tipico edificio a corte aperta. Immagine ambientale unitaria e compatta, presenta particolari architettonici degni di rilievo. CASCINA VALMORA NUOVA L'insediamento è ubicato nelle vicinanze della Valmora Vecchia. Risalente ai primi del 900, ricalca uno schema compositivo dei fabbricati di tipo tradizionale. CASCINA CATTABREGA Risalente al 1600, presenta il tipico schema della cascina lombarda a corte. Sono da segnalare l'androne d'ingresso in volta ribassata, particolari in cotto, un affresco. CASCINA BOLOGNA Databile alla fine 800, ha conservato l'immagine di una economia aziendale modesta. Omogeneo l'insieme. Attualmente ristrutturata CASCINA BELLARIA Risalente al 1848, conserva elementi decorativi di pregio. Nell'insieme il complesso è ben conservato. CASCINA GENIANA Tipica costruzione ottocentesca legata ad una modesta economia aziendale. Scarso interesse architettonico. Attualmente ristrutturata. Pagina 13

15 CASCINA CAVERZO' Interessante complesso in linea, risalente ai primi del 1700, semiabbandonato ed in cattive condizioni manutentive, ma interessante per la felice caratteristica ubicazionale. Situato sul ciglio del terrazzo alluvionale, in un punto dove lo stesso degrada dolcemente ed è coltivato a prati marcitori. Interessante la presenza della struttura del fienile mulino, quadrilatera ad archi in mattoni a vista, che sorge isolata. Tale struttura presenta un particolare tipo di orditura di sostegno dei coppi, di origine piemontese, risalente al CASCINA ROVERINA L'insediamento è forse uno dei più caratteristici del territorio comunale. Ripete il classico schema compositivo della cascina a corte, con elementi decorativi risalenti probabilmente al 1500 ed affini a quelli visibili nel vicino insediamento della Frazione Sforzesca di Vigevano. Tipica è anche la presenza di stalle con volte a vela e pilastri in granito bianco. Gli ambienti appaiono alquanto suggestivi: le strutture murarie in mattoni ripetono elementi dominanti della cultura cinquecentesca locale (Sforzesca, Torrazza, Castello D'Agogna ripetono esempi simili). Caratteristici i grigliati in mattoni per l'areazione dei fienili, presenti in numero consistente. Pagina 14

16 VILLA CASONI OTTONE Il complesso risale al Recentemente ristrutturata. Recuperata per fini residenziali. ROVERINA (detto villino) Databile 1905, ricalca lo schema compositivo della cascina lombarda. Non sono presenti particolari caratteristiche architettoniche, fatta eccezione per una decorazione in cotto di gusto neoclassico. CASONI STURINO Risalente alla fine del 1800, presenta uno schema compositivo semplice e ben proporzionato nonostante al modestia dell'intervento. Il complesso è in avanzata fase di degrado. CASCINA NOVELLINA Risalente al 1862, non presenta elementi di pregio. CASCINA CASALINA Situata alla frazione Belcreda. La cascina, attualmente abitata presenta un normale stato manutentivo. Pagina 15

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