Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury

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1 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury Quale valore per i marchi italiani? kpmg.com/it

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3 Premessa 5 01 Il mercato M&A in Italia 6 02 L M&A nel Fashion & Luxury Testimonianza di Armando Branchini, Vice Presidente Fondazione Altagamma Intervista a Francesco Pesci, Amministratore Delegato Brioni I protagonisti: Private Equity, Strategic Buyers, Fondi Sovrani e Investitori arabi Intervista a Stefano Sassi, CEO Valentino Fashion Group Il valore delle transazioni Intervista a Riccardo Sciutto, General Manager Hogan I Poli francesi del lusso Intervista a Francesco Trapani, Vice Presidente esecutivo Fondo Clessidra I vantaggi per i brand dopo l acquisizione I casi Gucci, Bottega Veneta e Fendi Le sfide per i brand dopo l acquisizione Conclusioni 38

4 4 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury

5 Il mercato M&A in Italia 5 Premessa L eccellenza manifatturiera e il prestigio dei marchi italiani del settore moda e lusso continuano a calamitare l interesse degli investitori esteri. Sia che si tratti di Private Equity o di Strategic Buyer, il numero e il valore delle acquisizioni di aziende di moda italiane da parte di operatori stranieri è in crescita costante. Negli ultimi anni i prezzi pagati per i brand italiani sono significativamente aumentati, raggiungendo livelli quasi doppi se paragonati alla media degli altri settori in Italia. Cifre che possono instillare qualche dubbio sulla loro congruità rispetto all effettivo valore al momento dell acquisizione e alle prospettive di crescita del brand. Visti gli enormi capitali che il sistema moda Italia è in grado di attrarre dall estero ( 20 miliardi considerando solo le operazioni di maggior rilievo degli ultimi 15 anni), è lecito domandarsi se, con il passaggio in mani straniere di un marchio, parte del valore eventualmente generato ricada anche sui brand acquisiti e sull indotto di fornitori italiani che gravita intorno a loro. In realtà, sebbene gli interessi dell acquirente e del target non sempre coincidano, è altresì dimostrato che l ingresso di Gruppi con elevate risorse finanziarie e con una forte impronta internazionale può rappresentare un driver di sviluppo e occupazione (anche in Italia). Lo studio si propone di fornire una chiave di lettura critica sul crescente fenomeno delle acquisizioni estere di brand italiani. Analizza le statistiche del mercato M&A relative alle aziende della moda e del design italiano, passa in rassegna i più significativi esempi di integrazione tra brand italiani e grandi Gruppi internazionali e riporta il punto di vista dei protagonisti di alcune tra le più recenti ed importanti operazioni realizzate. Maurizio Castello Partner KPMG Advisory Fashion & Luxury Practice

6 6 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury 01 Il mercato M&A in Italia Instabilità politica, burocrazia, incertezze su fisco e giustizia. Una serie di debolezze di sistema continuano a frenare i flussi di capitali esteri verso il nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti investimenti greenfield, quelli cioè che alimentano la nascita di nuove realtà produttive e occupazionali. I dati degli ultimi anni rivelano però anche un trend parzialmente in controtendenza rispetto a questa dinamica, quello cioè relativo alle attività di M&A su asset italiani da parte di investitori stranieri. Dopo la complessa stagione legata alla crisi dei debiti sovrani, che aveva inaridito i flussi M&A Estero su Italia, negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una forte ripresa di questi investimenti dall estero, grazie Il mercato italiano M&A (tutti i settori) per direttrice Volumi Controvalore deal deal 817 mld 121 mld 19% 20% Estero su Italia Italia su Estero 30% 18% 20% 26% Estero su Italia Italia su Estero 45% 13% 61% Italia su Italia 52% 54% Italia su Italia 43% H H 2014 Fonte: Elaborazioni KPMG Corporate Finance su dati Thomson Reuters

7 Il mercato M&A in Italia 7 anche alla notevole disponibilità di capitali in alcune aree delle cosiddette Emerging Economies e a un rinnovato clima di fiducia verso il nostro Paese da parte di investitori istituzionali. Se osserviamo l insieme dei settori industriali (non focalizzandoci per un momento sull industria della moda) si registra un trend di progressiva crescita degli investimenti realizzata da operatori esteri su aziende italiane, mentre le acquisizioni Italia su Italia e quelle Italia su Estero hanno ridotto la propria incidenza sul totale. Questo fenomeno si registra sia in termini di volumi (ossia il numero dei deal conclusi), sia in termini di controvalori. I deal Estero su Italia sono, infatti, passati dal 19% del totale delle operazioni nel periodo al 30% del periodo sem In pratica 1 operazione su 3, sul mercato M&A italiano, è realizzata da investitori esteri. Una dinamica ancora più rilevante si osserva sui controvalori, passati dal 20% nel periodo al 45% degli ultimi cinque anni. In questo scenario, è interessante notare il ruolo dei Paesi emergenti e del Far East. Sul totale delle acquisizioni Estero su Italia ormai quasi il 40% in termini di controvalore fa riferimento ad acquirenti provenienti da queste aree (era l 11% nel 2008). Un trend che fotografa il progressivo spostamento di potere economico in atto a livello internazionale e l allargamento della sfera di influenza di questi paesi, nei confronti delle economie occidentali. Il rafforzamento dei mercati finanziari, il miglioramento del clima di fiducia verso la nostra economia e la disponibilità di capitali stanno ravvivando l interesse per l Italia Operazioni n 116 Controvalore 12 mld Operazioni n 106 Controvalore 13 mld Emerging Markets & Far East Emerging Markets & Far East Emerging Markets & Far East Emerging Markets & Far East 20% 11% 22% 39% 80% 89% 78% 61% Western Countries Western Countries Western Countries Western Countries Fonte: Elaborazioni KPMG Corporate Finance su dati Thomson Reuters

8 8 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury La crescita delle operazioni Estero su Italia appare particolarmente significativa se si confronta con il mercato totale dell M&A ( Italia su Italia, Italia su Estero, Estero su Italia ), che registra livelli di attività sostanzialmente stabili, con una proiezione di crescita piuttosto lenta. Dopo aver raggiunto un punto di massimo nel 2008, quando aveva raggiunto la cifra record di circa 150 miliardi di euro, il mercato M&A italiano si attesta ormai da qualche anno intorno ai 30 miliardi di euro di controvalore. M&A H 2014: controvalore e numero operazioni completate sem. 2013: n sem. 2014: n Controvalore ( mld) ,8 12, ,6 N. operazioni H 2014 Controvalore ( mld) N. operazioni Fonte: Elaborazioni KPMG Corporate Finance su dati Thomson Reuters I primi nove mesi del 2014 lasciano intravedere qualche segnale positivo con previsioni di chiusura dell anno intorno ai 35/38 miliardi di euro. La speranza è che nei prossimi anni si torni a raggiungere almeno un livello di attività intorno ai 50 miliardi di euro. Soprattutto sarebbe importante accelerare i processi di consolidamento nelle industries dove il nostro Paese ha ancora fattori di vantaggio competitivo come il Fashion & Luxury.

9 02 L M&A nel Fashion & Luxury Spostando l analisi verso il mercato italiano dell M&A nel settore Fashion & Luxury si trova una conferma dei trend finora evidenziati. A partire dal 2000 fino alla fine del primo semestre del 2014 è possibile contare circa 600 acquisizioni di aziende italiane del lusso. I deal chiusi con successo dal 2010 alla fine di giugno 2014 sono invece 126. Numero deal in Italia 597 Acquisizioni di aziende italiane del lusso a partire dal Deal H 2014 Italia su Italia Estero su Italia Fonte: Elaborazioni KPMG Corporate Finance su dati Thomson Reuters

10 10 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury La Francia è il maggior acquirente a valore di aziende italiane, ma la Cina è diventata il primo compratore per volumi L aspetto più interessante da sottolineare riguarda la provenienza geografica degli acquirenti: nel periodo in media l 80% delle transazioni ha avuto una connotazione domestica, mentre dal 2010 ad oggi questa percentuale è scesa al 55%, a testimonianza di come il settore del Fashion & Luxury sia estremamente attrattivo per i capitali esteri. Una conferma ulteriore di questa dinamica si ottiene osservando come 11 operazioni su 20 nel primo semestre del 2014 siano attribuibili ad operatori esteri. È significativo inoltre notare come, mentre nel decennio fino al 2009 i più attivi acquirenti di imprese italiane del lusso erano stati gli investitori occidentali (Francia, Stati Uniti, Regno Unito), negli ultimi anni si sia gradualmente consolidata la posizione dei nuovi Paesi emergenti: dalla Cina alla Corea, dall India alla Thailandia, dagli Emirati Arabi e Qatar a Singapore. Numero deal in Italia Principali paesi acquirenti in operazioni Estero su Italia H 2014 Francia 32 Cina 13 USA UK 7 30 Francia 12 Cina 6 Sud Est Asiatico 8 Svizzera 5 UK 6 Germania Lussemburgo Spagna totale 95 operazioni Altri Paesi Europa Occidentale USA 4 5 totale 55 operazioni Olanda Austria 1 1 Investitori Arabi 4 Altri Paesi 4 Altri Paesi 3 Fonte: Elaborazioni KPMG Corporate Finance su dati Thomson Reuters

11 L M&A nel Fashion & Luxury 11 La storia dell M&A in Italia e l evoluzione del family business Testimonianza di Armando Branchini, Vice Presidente Fondazione Altagamma Armando Branchini è Vice Presidente di Altagamma, la Fondazione che analizza il mercato mondiale del lusso e che riunisce le eccellenze del Made in Italy del settore della moda, del design, dell alimentare, della gioielleria, dell automotive e del wellness. Dal 2011 al 2013 è stato Presidente della European Cultural and Creative Industries Alliance (ECCIA), l associazione dell industria di alta gamma europea. Branchini è anche docente di Strategia delle Imprese Moda e Design presso l Università Bocconi di Milano. Ha fatto parte del Comitato di consulenza dell Enciclopedia della Moda Treccani. Abbiamo chiesto a Branchini di farci una breve cronistoria di come si è evoluto il mondo dell M&A nel settore dell alto di gamma. Il primo tentativo di creare un aggregazione di marchi nel settore della moda di eccellenza è stato effettuato al momento dell entrata in crisi del Gruppo Finanziario Tessile, che era considerato l università della produzione dell abbigliamento europeo. L idea strategica era quella di mettere a disposizione di un certo numero di imprese un sistema produttivo di elevata qualità. L intervento del Dr. Romiti con un offerta extra ordinem pose fine al progetto. Successivamente si ritentò di dare vita ad una cordata di famiglie imprenditoriali di grande successo proprio nel settore dell alto di gamma, quando la famiglia Fendi decise di vendere l azienda. Ma l offerta Prada/ LVMH, via via accresciuta anche per la concorrenza di Gucci, scoraggiò il proseguimento dell iniziativa. Ne traemmo alcuni insegnamenti. La difficoltà a comprare aziende in buona salute e con le famiglie imprenditoriali direttamente coinvolte nella gestione. La difficoltà a competere con grandi Gruppi internazionali dotati di grande capacità di utilizzo della leva del debito. Se si analizzano, invece, i grandi Poli del lusso francesi e svizzeri, come ad esempio LVMH, Richemont e Swatch Group, si vede che si sono sviluppati, soprattutto nei primi anni, rilevando aziende con una lunga storia pregressa, che erano gestite da manager e non più dalle famiglie dei fondatori e, soprattutto, non erano più profittevoli, o costavano comunque poco rispetto al loro potenziale. Quanto all anzianità di fondazione delle società, tra i soci di Altagamma, ci sono poche aziende nate prima del 1945: Bulgari, Zegna, Gucci, Illycaffè e Ferragamo. Altre, come Ferrari e Ducati, sono nate nel primo dopoguerra. Il resto, tra cui il maggior numero di imprese di moda, sono nate dopo il 75. Si tratta spesso di imprese troppo giovani per essere rilevate secondo il modello adottato dai grandi Poli del lusso e sono ancora gestite dalla prima o seconda generazione. I fondatori difficilmente sono propensi alla cessione e quindi, ad oggi, la creazione di un Polo del lusso interamente formato da brand italiani è un progetto difficile da realizzare. Mancano i presupposti e due condizioni fondamentali: la presenza sul mercato di aziende con

12 12 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury Mantenere l identità e i vantaggi dell azienda familiare, quotando la minoranza del capitale. È questa la terza via che porta all evoluzione del family business un prezzo appetibile e la gestione da parte di una generazione successiva almeno alla terza. Lo scenario del settore del lusso in Italia sarebbe stato probabilmente diverso se nel 97 ci fosse stata la fusione tra Gucci e Versace con la relativa quotazione dell azienda. Un progetto che, purtroppo, non fu portato a termine a causa della morte di Gianni Versace, ma che probabilmente avrebbe funzionato per la forte personalità dei due stilisti Tom Ford e Versace e per la complementarità delle aziende. Il core business di Versace era, infatti, incentrato sull abbigliamento e solo per il 10% sugli accessori, mentre quello di Gucci per il 90% sugli accessori e per il 10% sull abbigliamento. Se dovessi pensare alle caratteristiche per la costituzione di un Polo del lusso di medie dimensioni, ci sono alcuni aspetti critici di gestione da considerare. Anche un azienda piccola richiede un attenzione di gestione delle identità, dell heritage, della creatività e dell innovazione che è totalizzante e non è in relazione alle dimensioni del fatturato, altrimenti l azienda non cresce. Dunque, l aggregazione di una serie di piccole/medie realtà è possibile solo se a capo del conglomerato c è un uomo esperto di finanza e contemporaneamente a capo di ogni impresa ci sono dei Brand Manager che hanno autonomia operativa e che magari sono in concorrenza l uno con l altro. Inoltre è fondamentale la capacità di creare valore e di mantenere forti identità di marca e nazionalità. Considerando il profilo delle aziende italiane e la loro dimensione economica, un aspetto collaterale all M&A è la pianificazione della successione familiare. Questo tema molto spesso viene trascurato o affrontato troppo tardi. È per questo motivo che dai primi anni 90 in Altagamma abbiamo cercato di individuare una possibile soluzione per l evoluzione del family business. Questa tipologia di aziende ha una serie di caratteristiche che costituiscono un elevato differenziale competitivo: chi gestisce un impresa di famiglia, che porta il proprio nome anche sull etichetta del prodotto, agisce con una logica di consistency complessiva del business, di attenzione ai dettagli, alla reputazione di lungo periodo, al valore imperituro della marca e dell azienda, in modo del tutto diverso rispetto ad un manager che la guida per 4/5 anni e vede nelle stock option un forte incentivo personale. Abbiamo ipotizzato, dunque, una terza via, cioè quella di mantenere l identità e i vantaggi dell azienda familiare, quotando però la minoranza del capitale, in modo che l impresa potesse essere anche trasparente nei confronti del mercato. Questo modello fu applicato da Bulgari che quotò in Borsa il 48%, successivamente da Tod s che quotò il 30%. Più recentemente Ferragamo, Prada e Cucinelli hanno seguito la stessa strada. Secondo me si tratta di una valida fase evolutiva dell impresa famigliare nell alto di gamma, che consente di valorizzare e finanziare con capitale di terzi quelle aziende dove c è ancora una forte presenza familiare che vuole mantenere la gestione per ottimizzare heritage e creazione di valore. Ovviamente coinvolgendo nella gestione i migliori manager ed i migliori talenti creativi.

13 L M&A nel Fashion & Luxury 13 L Italia è la piattaforma produttiva del mercato del lusso mondiale Intervista a Francesco Pesci, Amministratore Delegato Brioni (Gruppo Kering) Da oltre 60 anni Brioni è sinonimo, in tutto il mondo, dell eleganza Made in Italy e dell eccellenza sartoriale maschile, dal formale al luxury outerwear, dagli accessori alla pelletteria, grazie alla combinazione tra la tradizione del brand e scelte innovative e coraggiose sul prodotto. Precursore dei tempi, negli anni cinquanta, Brioni ha, infatti, portato per la prima volta l uomo in passerella, cogliendo l importanza di legare l aspetto artigianale a quello industriale. Francesco Pesci ha iniziato a lavorare in Brioni nel 1994 dove ha poi costruito il suo intero percorso professionale, percorrendo tutti i gradini all interno dell organizzazione commerciale della società, da assistente al direttore vendite fino alla posizione di Worldwide Sales Director, per poi assumere nel 2010 la guida dell azienda. Il recente ingresso di Brioni in Kering, la Holding del lusso francese controllata dalla famiglia Pinault, sta dando alla società italiana la possibilità di potenziare il talento produttivo-organizzativo e le opportunità di ulteriore crescita sul mercato. L ingaggio di un nuovo direttore creativo, chiamato a definire la nuova identità estetica del marchio, e l avvio di un preciso piano di espansione in Medio Oriente, in Asia e negli altri mercati emergenti si inseriscono in un ottica di modernità e di rinnovamento. La quota di acquisizioni Estero su Italia sta aumentando, al contrario di quella Italia su Estero. Qual è la sua opinione in merito? La crescita degli investimenti stranieri in Italia, soprattutto negli ultimi anni nel settore della moda e del lusso, è dovuta alla nostra forza produttiva e creativa. Oggi, in Italia, non c è l intenzione e la possibilità di realizzare un Polo del lusso. Gli italiani investono poco all estero a causa della debolezza storica della nostra classe imprenditoriale e per la difficoltà nel reperire capitali. L attenzione degli investitori esteri verso il nostro settore ha importanti risvolti dal punto di vista occupazionale, perché spesso questi operatori non delocalizzano, ma al contrario rafforzano le nostre competenze produttive e creative. In questo modo, però, il nostro Sistema Paese rischia di indebolirsi, perché gradualmente si spostano all estero il centro decisionale, i guadagni e i profitti. Secondo me, gli investitori stranieri oltre ai marchi italiani, sono anche interessati alle competenze delle nostre aziende di produzione e alla nostra capacità produttiva che non trova concorrenti all estero e che l Italia dovrebbe ulteriormente valorizzare e proteggere. Nelle acquisizioni degli ultimi anni, i protagonisti sono stati soprattutto tre grandi investitori: i Private Equity, i Fondi Sovrani e i Gruppi cinesi e koreani. Prevede dei cambiamenti di scenario? Inizialmente, i Gruppi del lusso hanno investito in un ottica di potenziamento e differenziazione del portafoglio, per cercare opportunità di profitto e di rafforzamento del potere contrattuale. I fondi di Private Equity e i Fondi

14 14 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury La produzione dei brand viene esclusivamente affidata ad operatori presenti sul mercato italiano che bisogna difendere per preservare la tradizione della nostra filiera produttiva Sovrani operano, invece, in un ottica di tipo finanziario, per diversificare i loro investimenti. Queste operazioni sono anche il sintomo di una presa di coscienza dell alta redditività dei brand del lusso, della loro appetibilità nei confronti di chi ha un ottica finanziaria. La presenza di investitori apparentemente più piccoli provenienti dai cosiddetti paesi emergenti, Cina compresa, ha un significato strategico, perché molto spesso il loro obiettivo è quello di appropriarsi delle nostre tecnologie di processo, delle nostre competenze di prodotto e distributive, spostando queste capacità dal nostro Paese verso altri paesi che hanno un costo del lavoro più basso. Oltre all aspetto finanziario, questi Gruppi offrono altre competenze a chi viene acquisito? I fondi di Private Equity offrono soprattutto finanza e capitali, mentre gli acquirenti cinesi o koreani danno la possibilità di penetrare il loro sistema distributivo, creando opportunità di sbocco sui loro mercati interni con ricadute positive anche sui volumi produttivi e occupazionali in Italia. Dobbiamo chiederci però quali garanzie abbiamo affinchè la produzione di un brand italiano acquisito da un fondo straniero rimanga nel nostro Paese. In alcuni casi potrebbe esserci un apporto creativo o manageriale che si affianca alla pura finanza? Stiamo parlando di paesi che hanno una cultura profonda e quindi sicuramente esiste una capacità creativa, una sensibilità e un gusto diverso dal nostro. Però, nel settore medio-alto di gamma, il consumatore finale di quei paesi non aspira ad un prodotto caratterizzato dal gusto locale in quanto in quei mercati la creatività e la sensibilità occidentale hanno una valenza estremamente più forte. Non escludo che nel lungo termine ci sarà una compenetrazione tra la nostra cultura e quella di altri paesi, però in questo momento esiste una predominanza della cultura e dello stile occidentale. Quali benefici portano i conglomerati del lusso francese alle aziende acquisite in Italia? Cosa è cambiato quando Brioni è stata rilevata da Kering? A seguito dell acquisizione, Brioni è entrata a far parte di un Gruppo internazionale, quotato in Borsa, che le ha consentito di trasformarsi da azienda familiare ad azienda globale, modernamente gestita e orientata ad un sano criterio di redditività. Il DNA dell azienda non è cambiato, mentre c è stata un evoluzione nell organizzazione e nella qualità del management. Sicuramente oggi Brioni è un azienda più performante, cosciente di quelli che sono i suoi margini di miglioramento e sono stati sviluppati dei piani d azione per conseguire i suoi obiettivi. Anche il Gruppo Kering, rilevando Brioni, ha aggiunto nel suo portafoglio un expertise precisa nel settore dell abbigliamento maschile che ancora non possedeva. Infatti, nel primo periodo post-acquisizione, c è stato uno scambio molto intenso tra noi e Kering per comprendere da un lato le logiche del Gruppo, e dall altro le logiche del mercato dell abbigliamento maschile che sono completamente diverse da quello femminile, dagli accessori o dai gioielli. C è ancora spazio per un Polo del lusso italiano? Temo che il dado ormai sia tratto, anche perché il numero di brand da aggregare in un Polo del lusso italiano è ormai esiguo. Siamo un po in ritardo perché la maggior parte dei grandi marchi sono stati già acquisiti dai Poli stranieri. Esiste, invece, la possibilità di creare un Polo che concentri le capacità produttive e rafforzi la posizione negoziale dell Italia nella difesa di queste capacità. Credo che il nostro Paese possa essere considerato la piattaforma produttiva per eccellenza del mercato del lusso internazionale. La produzione dei brand viene, infatti, esclusivamente affidata ad operatori presenti sul mercato italiano che bisogna difendere per preservare la tradizione delle nostra filiera produttiva e per contribuire alla occupazione dei nostri giovani.

15 I protagonisiti: Private Equity, Strategic Buyer, Fondi Sovrani e Investitori arabi I protagonisti: Private Equity, Strategic Buyer, Fondi Sovrani e Investitori arabi La solidità del business italiano e le potenzialità di sviluppo del comparto Fashion & Luxury stanno esercitando un attrazione via via crescente nei confronti di Private Equity ed investitori finanziari, le cui incursioni nel mondo del lusso si sono fatte sempre più frequenti. Numero deal in Italia Dettaglio PE H 2014 Private Equity & Investor Strategic Buyer Fonte: Elaborazioni KPMG Corporate Finance su dati Thomson Reuters

16 16 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury 46% delle transazioni in Italia dal 2010 al 1 semestre 2014 sono state realizzate dai Private Equity Dal 2000 ad oggi le acquisizioni realizzate da questo genere di operatori in Italia hanno infatti rappresentato in media il 25% dei volumi M&A realizzati, mentre se si considera un orizzonte più breve, a partire dal 2010, gli investimenti si sono ulteriormente intensificati, stabilizzandosi intorno ad una media del 46% delle transazioni complessivamente realizzate nel quadriennio (68 deal). Tale trend è particolarmente rilevante se si considera che un decennio fa si poteva riscontrare una certa ritrosia da parte dei fondi di Private Equity nell affrontare acquisizioni di aziende con un modello di business complesso da gestire e da sviluppare ulteriormente una volta effettuata la transazione. Accanto ai grandi Private Equity di matrice anglosassone, cominciano ora ad affacciarsi sul nostro mercato anche Private Equity cinesi (es. Fosun con una quota di minoranza del brand di abbigliamento maschile Caruso), insieme ad investitori finanziari di emanazione di Fondi Sovrani o a Private Equity Investitori arabi CINA Lunar Capital M. Pinco Pallino (a) 100% (2014) Pyrrho Investments (b) Mariella Burani 100% (2014) Fosun International Raffaele Caruso 35% (2013) USA Blackstone Gianni Versace 20% (2014) The Carlyle Group Twin-Set 70% (2012) Moncler (c) 48% (2008) UK Change Capital Partners Frette n.d.% (2014) Emerisque Brands Industries Sportswear Co. (d) 100% ( ) Trilantic Capital Partners Betty Blue 25% (2013) Neo Capital Valextra 60% (2013) BC Partners Gruppo COIN 100% (2011) Permira Valentino Fashion Group 100% (2007) FRANCIA L Capital Vicini - Giuseppe Zanotti 30% (2014) Dondup 40% (2010) Calligaris 40% (2007) PAI Partners Marcolin 100% ( ) Eurazeo Moncler (c) 45% (2011) SVIZZERA Da Vinci Invest Bruno Magli 100% (2014) UAE/QATAR Mayhoola for Inv. Forall - Pal Zileri 65% (2014) Valentino FG (e) 100% (2012) Mubadala Dev. Ballantyne Cashmere 40% (2011) Fonte: Elaborazioni KPMG Advisory su bilanci e stampa specializzata (a) (b) (c) (d) (e) Note: IPP S.r.l. (newco) acquistata post via libera al concordato in bianco da parte del Tribunale di Bergamo Fonte: rassegna stampa 3 maggio 2014, Milano Finanza Marchi: Moncler, Henry Cotton s, Marina Yachting, Coast Weber & Ahaus Marchi: Marina Yachting, Henry Cotton s, Coast Weber &, Ahaus e la licenza 18CRR81 Cerruti Valentino S.p.A. e licenza di M-Missoni

17 I protagonisiti: Private Equity, Strategic Buyer, Fondi Sovrani e Investitori arabi 17 potenti famiglie arabe (come la recente acquisizione di Valentino Fashion Group da parte di Tamin bin Hamad al-thani con Mayhoola). Anche sul fronte dei cosiddetti Strategic Buyer, si può registrare un interesse crescente da parte di investitori del Far East, in particolar modo Cina e Corea (come testimoniato dalle acquisizioni di Mandarina Duck e Coccinelle da parte di E-Land o di Krizia da parte di Marisfrolg Fashion), operazioni caratterizzate da una focalizzazione più spinta sui comparti dell abbigliamento e degli accessori. Strategic Buyer CINA Shenzhen Marisfrolg Fashion Krizia (a) 100% (2014) Shandong Heavy Industry Group Ferretti Yacht 75% (2012) Peter Woo Salvatore Ferragamo 8% (2011) Trinity Ltd (Li & Fung) Cerruti 100% (2010) UAE Paris Group International Gianfranco Ferré 100% (2011) COREA Shinwon Corp Romeo Santamaria 100% (2012) E-Land Corporation Coccinelle 100% (2012) Mandarina Duck 100% (2011) Cheil Industries Colombo Via della Spiga 100% (2011) INDIA Gitanjali Gems Leading Italian Jewels (b) 100% (2011) USA Haworth Poltrona Frau (c) 90,9% (Opa 2014) SVIZZERA Richemont Antica Ditta Marchisio 100% (2013) Fonte: Elaborazioni KPMG Advisory su bilanci e stampa specializzata (a) (b) (c) Note: Pending alla data di questo report Leading Italian Jewels: newco formata da Valente (ex Gruppo Burani) e Dit Group (marchi Stefan Hafner, Nouvelle Bague, Io sì e Porrati) 90,9% quota post OPA; dopo il de-listing Haworth ha raggiunto il 99,113% (fonte CONSOB)

18 18 Le acquisizioni di investitori esteri nel Fashion & Luxury Capitali esteri e drive italiano. La valorizzazione del Made in Italy Intervista a Stefano Sassi, CEO Valentino Fashion Group Stefano Sassi, Presidente e Amministratore Delegato di Valentino S.p.A. e Amministratore Delegato di Valentino Fashion Group, è entrato nel Gruppo nel 2006 diventando subito una figura centrale per la definizione del futuro della casa di moda. La gestione di Sassi è coincisa, infatti, con una fase di transizione per la Maison. Dopo l addio del fondatore Valentino Garavani nel 2007, il Gruppo ha vissuto momenti altalenanti, iniziando una nuova e positiva strada nel 2009 con i direttori creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, che hanno ridato vitalità alle collezioni e riacceso l attenzione degli investitori sul mercato. Nel 2012, Mayhoola for Investments, Holding del Qatar, ha rilevato Valentino dal fondo di Private Equity Permira e dalla famiglia Marzotto, con l obiettivo di creare una piattaforma aggregata per i marchi del Fashion & Luxury. L acquisizione di Valentino è uno degli esempi recenti più importanti di come i capitali che provengono dall estero possono valorizzare il business delle aziende italiane. Stefano Sassi ci spiega l esperienza positiva vissuta dal Gruppo con il Private Equity Permira, che ha gettato le basi per lo sviluppo e la crescita della Maison, e con l investitore attuale Mayhoola, rispettoso del settore, dei prodotti e con ambizioni tali da veicolare rilevanti investimenti finalizzati all ulteriore crescita del marchio. Dalle analisi di KPMG sull M&A in Italia emerge che gli investitori stranieri sono sempre più interessati a fare shopping di aziende italiane del lusso, mentre la quota di acquisizioni Italia su Italia e Italia su Estero diminuisce. Qual è la sua opinione in merito? È un trend evidente e anche facilmente spiegabile. Il nostro attuale azionista, per esempio, ha sempre espresso un interesse particolare per l Italia e una forte disponibilità ad investire in questo settore. Se consideriamo le eccellenze italiane nella realizzazione di prodotti di lusso, la vasta presenza all estero, l ampio network di fornitori di materie prime e semilavorati, la capacità di fare prodotti di eccellenza e la qualità delle persone che operano in Italia, credo che questi siano tutti ingredienti fondamentali per motivare un investimento in questo mercato da parte delle società estere. Guardando alle acquisizioni fatte negli ultimi 2/3 anni, vediamo tre grandi Gruppi di investitori: Private Equity, Fondi Sovrani e acquirenti cinesi. Cambierà qualcosa nei prossimi anni? Quali trend prevede? Per quanto riguarda i cinesi, non credo siano ancora pronti per effettuare acquisizioni di maggioranza di grandi marchi. C è ancora una distanza rilevante tra il modo di approcciare

19 I protagonisiti: Private Equity, Strategic Buyer, Fondi Sovrani e Investitori arabi 19 il lusso da parte dei cinesi rispetto a quello degli europei. Per il momento mi sembrano più orientati a seguire le dinamiche del loro mercato interno, talmente importante ed in continua crescita che la maggior parte delle risorse finanziarie sono indirizzate lì. Inoltre, per i cinesi è più complicato entrare in mercati che non dominano completamente, anche dal punto di vista politico. Per quella che è la mia esperienza, i loro modelli di business sono più orientati sul mass market piuttosto che sui prodotti di nicchia e del lusso, ma credo sia solo una questione di tempo. Gli investimenti dei Fondi Sovrani e dei Private Equity sono più determinati dalle opportunità che si presentano man mano sul mercato, ma mi sembra che l offerta di marchi di fascia alta si stia riducendo sempre di più. Anche i brand dell accessible luxury potrebbero essere oggetto di considerazione, ma credo che un Fondo Sovrano guardi di più al prestigio del marchio. Il Private Equity, invece, valuta con maggiore attenzione le caratteristiche dell operazione e le dinamiche finanziarie passate e prospettiche. Tutti i tipi di aziende, grandi, piccole, del lusso o dell accessible luxury, possono essere, dunque, prede interessanti. Cosa ne pensa della frequenza sempre maggiore con cui, in particolare gli operatori provenienti dai paesi emergenti, realizzano acquisizioni nel settore della moda in Italia? Quale valore possono portare ai brand acquisiti? Dobbiamo fare degli esempi. I fondi sovrani fanno acquisizioni in Italia anche perché sono affascinati da un mondo di cui sono grandi consumatori e in cui non c è ancora un know-how gestionale specifico. Quindi, dal punto di vista delle competenze di settore o degli skill che questi paesi possono aggiungere alla gestione operativa del business, non credo sarà questo un elemento prevalente. Al contrario alcuni di questi operatori, oltre a portare in Italia capitali e la possibilità di accedere al loro mercato interno, hanno un approccio finanziario ed una governance che può essere molto importante per lo sviluppo delle aziende. Ad esempio una delle caratteristiche della Valentino è di avere degli azionisti molto preparati finanziariamente e allo stesso tempo rispettosi dell autonomia dell azienda, con un orientamento a lungo termine e una capacità molto forte di gestire il rapporto con il management. Questo è un presupposto fondamentale per gestire un azienda improntata sul valore del Made in Italy. Un altro fenomeno che si riscontra nel mercato italiano dell M&A è l impennata dei multipli del lusso rispetto a quelli di altri settori. I prezzi rispecchiano il valore atteso o questi multipli sono destinati a scendere? Multipli di questo tipo sono pagati o da aziende che operano nel lusso a lungo termine, quindi si tratta di grandi Gruppi industriali francesi, oppure da azionisti come il nostro che hanno pure un orientamento a lungo termine. La presenza di capitali o investitori così importanti, condiziona il mercato. Molti dei marchi più noti sono già stati ceduti ad investitori disposti anche ad attendere nel tempo per ricevere un ritorno finanziario. Finchè ci saranno questo tipo di investitori e delle previsioni di importanti ritorni, i multipli resteranno tali. Inoltre si deve tenere conto di un fenomeno di scarsity dei marchi di prestigio che porta ad una crescita dei multipli. Il Sistema Italia trae dei benefici dalle acquisizioni estere? Io penso di si. Non è facile trovare qualcuno che abbia la volontà di investire ed abbia anche le risorse finanziarie necessarie per supportare uno sviluppo necessariamente capital intensive. Ben vengano gli investitori appassionati del Made in Italy, con la voglia di valorizzare questi asset e con un orientamento a lungo termine. Ben vengano gli investitori appassionati del Made in Italy, con la voglia di valorizzare gli asset e con un orientamento a lungo termine

20 04 Il valore delle transazioni Entrando nel dettaglio dei deal realizzati da operatori stranieri in Italia e considerando esclusivamente le 17 operazioni di maggior rilievo degli ultimi 15 anni, il valore complessivo di capitali immessi dall estero in Italia dal 1999 ad oggi è stimabile in circa 20 miliardi, di cui circa 4 miliardi concentrati negli ultimi 2 anni. Dal 1999, 17 acquisizioni per circa 20 miliardi (*) (1H) Circa 4,3 mld Gucci Fendi Valentino FG (Permira) La Perla Moncler (a) (Carlyle) Moncler (Eurazeo) Bulgari Gruppo Coin La Rinascente Marcolin Valentino FG (b) (Mayhoola) Brioni Pomellato Twin-Set Loro Piana Poltrona Frau (c) Gianni Versace (*) Riferito alle sole acquisizioni riportate in figura (in milioni) Fonte: Elaborazioni KPMG Advisory su bilanci e stampa specializzata (a) Marchi: Moncler, Henry Cotton s, Marina Yachting, Coast Weber & Ahaus (b) Valentino S.p.A. e licenza di M-Missoni (c) Poltrona Frau: chiusura OPA 90,9%; dopo il de-listing 99,113% (fonte CONSOB)

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