Autovalori e Autovettori



Похожие документы
RICHIAMI SULLE MATRICI. Una matrice di m righe e n colonne è rappresentata come

Condizionamento del problema

Corso di Analisi Numerica

x 1 + x 2 3x 4 = 0 x1 + x 2 + x 3 = 0 x 1 + x 2 3x 4 = 0.

LEZIONE 23. Esempio Si consideri la matrice (si veda l Esempio ) A =

ANALISI DEL CONDIZIONAMENTO DI UN SISTEMA LINEARE

Parte 2. Determinante e matrice inversa

Diagonalizzazione di matrici e applicazioni lineari

Corso di Calcolo Numerico

u 1 u k che rappresenta formalmente la somma degli infiniti numeri (14.1), ordinati al crescere del loro indice. I numeri u k

(V) (FX) Z 6 è un campo rispetto alle usuali operazioni di somma e prodotto.

Federico Lastaria. Analisi e Geometria 2. Matrici simmetriche. Il teorema spettrale. 1/24

15 febbraio Soluzione esame di geometria - 12 crediti Ingegneria gestionale - a.a COGNOME... NOME... N. MATRICOLA...

2.1 Definizione di applicazione lineare. Siano V e W due spazi vettoriali su R. Un applicazione

Tutorato di GE110. Universitá degli Studi Roma Tre - Corso di Laurea in Matematica

Metodi iterativi per sistemi lineari

Esempio. Approssimazione con il criterio dei minimi quadrati. Esempio. Esempio. Risultati sperimentali. Interpolazione con spline cubica.

Chiusura lineare. N.B. A può essere indifferentemente un insieme, finito o no, o un sistema. Es.1. Es.2

Introduzione al MATLAB c Parte 2

Corso di Matematica per la Chimica

Parte 3. Rango e teorema di Rouché-Capelli

Algebra Lineare e Geometria

METODI ITERATIVI PER SISTEMI LINEARI

SISTEMI LINEARI QUADRATI: METODI ITERATIVI

Universita degli Studi di Roma Tor Vergata Facolta di Ingegneria - Edile ed Edile-Architettura

Spazi lineari - PARTE II - Felice Iavernaro. Dipartimento di Matematica Università di Bari. 9 e 16 Marzo 2007

Corso di Analisi Matematica Serie numeriche

ESERCITAZIONE ( ) Ing. Stefano Botelli

1. Sia dato un poliedro. Dire quali delle seguenti affermazioni sono corrette.

METODI MATEMATICI PER LA FISICA

Fondamenti di Automatica

Applicazioni lineari

9 Metodi diretti per la risoluzione di sistemi lineari: fattorizzazione P A = LU

Matematica generale CTF

LE FIBRE DI UNA APPLICAZIONE LINEARE

Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica

Daniela Lera A.A

Laboratorio teorico-pratico per la preparazione alle gare di matematica

Corso di Analisi Numerica - AN1. Parte 2: metodi diretti per sistemi lineari. Roberto Ferretti

1 Serie di Taylor di una funzione

Capitolo 2. Algebra Lineare numerica 79. a ij x i x j

CORSO DI LAUREA INF TWM ANNO DI IMMATRICOLAZIONE MATRICOLA

Parte 6. Applicazioni lineari

ELEMENTI DI ALGEBRA LINEARE E GEOMETRIA Corso di Laurea Ingegneria Edile-Architettura

Lezione 9: Cambio di base

Universita degli Studi di Roma Tor Vergata Facolta di Ingegneria Elettronica

EQUAZIONI DIFFERENZIALI Esercizi svolti. y = xy. y(2) = 1.

Dimensione di uno Spazio vettoriale

CAPITOLO 16 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI

1 Convessità olomorfa

SUCCESSIONI NUMERICHE

Le funzioni elementari. Corsi di Laurea in Tecniche di Radiologia... A.A Analisi Matematica - Le funzioni elementari - p.

CONCETTO DI LIMITE DI UNA FUNZIONE REALE

Esercizi su lineare indipendenza e generatori

Prova parziale di Geometria e Topologia I - 5 mag 2008 (U1-03, 13:30 16:30) 1/8. Cognome:... Nome:... Matricola:...

APPLICAZIONI LINEARI

Matrice rappresent. Base ker e img. Rappresentazione cartesiana ker(f) + im(f).

Università degli Studi di Roma La Sapienza Laurea in Ingegneria Energetica A.A Programma del corso di Geometria Prof.

LEZIONI DI ALGEBRA LINEARE PER LE APPLICAZIONI FINANZIARIE

3.1 Successioni. R Definizione (Successione numerica) E Esempio 3.1 CAPITOLO 3

Equazioni non lineari

Capitolo 4: Ottimizzazione non lineare non vincolata parte II. E. Amaldi DEIB, Politecnico di Milano

EQUAZIONI DIFFERENZIALI. 1. Trovare tutte le soluzioni delle equazioni differenziali: (a) x = x 2 log t (d) x = e t x log x (e) y = y2 5y+6

MATEMATICA. { 2 x =12 y 3 y +8 x =0, si pone il problema di trovare, se esistono, un numero x ed un numero y che risolvano entrambe le equazioni.

1 Applicazioni Lineari tra Spazi Vettoriali

Analisi bivariata. Dott. Cazzaniga Paolo. Dip. di Scienze Umane e Sociali paolo.cazzaniga@unibg.it

Tecniche di analisi multivariata

ESERCIZI DI ALGEBRA LINEARE E GEOMETRIA

MATRICI E DETERMINANTI

Controlli Automatici T. Trasformata di Laplace e Funzione di trasferimento. Parte 3 Aggiornamento: Settembre Prof. L.

Rango: Rouchè-Capelli, dimensione e basi di spazi vettoriali.

Esame di Geometria - 9 CFU (Appello del 28 gennaio A)

Esercizio 2 Si consideri la funzione f definita dalle seguenti condizioni: e x. per x 1 f(x) = α x + e 1 per 1 < x

Appunti sul corso di Complementi di Matematica - prof. B.Bacchelli Equazioni differenziali lineari omogenee a coefficienti costanti.

LEZIONE 14. a 1,1 v 1 + a 1,2 v 2 + a 1,3 v a 1,n 1 v n 1 + a 1,n v n = w 1

1 Regole generali per l esame. 2 Libro di Testo

Corso di Analisi Matematica. Successioni e serie numeriche

SUCCESSIONI NUMERICHE

3 Applicazioni lineari e matrici

Indice Elementi di analisi delle matrici I fondamenti della matematica numerica

Richiami di algebra lineare e geometria di R n

CONTINUITÀ E DERIVABILITÀ Esercizi proposti. 1. Determinare lim M(sinx) (M(t) denota la mantissa di t)

Corso di Geometria e Algebra Lineare - Sezione di Metodi Numerici

Metodi diretti per la soluzione di sistemi lineari

FOGLIO 6 - Esercizi Riepilogativi Svolti. Nei seguenti esercizi, si consideri fissato una volta per tutte un riferimento proiettivo per

LE SUCCESSIONI 1. COS E UNA SUCCESSIONE

Sulle funzioni di W 1,p (Ω) a traccia nulla

Equazioni alle differenze finite (cenni).

Ottimizzazione Multi Obiettivo

Luigi Piroddi

La Programmazione Lineare

Sommario. Alcuni esercizi. Stefania Ragni. Dipartimento di Economia & Management - Università di Ferrara

Fondamenti di Automatica. Unità 2 Calcolo del movimento di sistemi dinamici LTI

GEOMETRIA I Corso di Geometria I (seconda parte)

8. Serie numeriche Assegnata la successione di numeri complessi {a 1, a 2, a 3,...} si considera con il nome di serie numerica.

Esistenza di funzioni continue non differenziabili in alcun punto

ESERCIZI APPLICAZIONI LINEARI

1 Insiemi e terminologia

Транскрипт:

Daniela Lera Università degli Studi di Cagliari Dipartimento di Matematica e Informatica A.A. 2008-2009

Autovalori e Autovettori Definizione Siano A C nxn, λ C, e x C n, x 0, tali che Ax = λx. (1) Allora λ è detto autovalore di A ed x autovettore corrispondente a λ. L insieme di autovalori di A costituisce lo spettro di A. Il modulo massimo ρ(a) degli autovalori di A è il raggio spettrale di A.

Dalla (1): Autovalori e Autovettori (A λi)x = 0 è un sistema omogeneo che ammette soluzioni non nulle se e solo se det(a λi) = 0. det(a λi) = P(λ) è il polinomio caratteristico di A. P(λ) = 0 è detta equazione caratteristica.

Proprietà degli autovalori 1. Se A è diagonale o triangolare, gli autovalori di A sono gli elementi principali. 2. Se Ax = λx allora A 1 x = (1/λ)x. 3. Se Ax = λx allora A x = λx, con A trasposta coniugata di A, a ij = ā ji. 4. Se λ è autovalore di una matrice unitaria, A A = AA = I, risulta λ = 1. Inoltre n λ i = tra, i=1 n λ i = deta i=1

Trasformazioni per similitudine Definizione Due matrici A, B si dicono simili se esiste una matrice non singolare S per cui A = SBS 1 Teorema Due matrici simili hanno gli stessi autovalori con le stesse molteplicità.

Trasformazioni per similitudine Definizione Una matrice A simile ad una matrice diagonale D si dice diagonalizzabile. Teorema Sia A una matrice hermitiana, A = A, e siano λ 1,..., λ n i suoi autovalori (reali). Allora A è definita positiva sse λ i > 0, i = 1,..., n.

Localizzazione degli autovalori Teorema di Gerschgorin. Sia λ il generico autovalore della matrice A e siano: r i = n j=1 j i a ij, c j = n i=1 i j a ij, i, j = 1,..., n le somme righe e colonne di A, risulta che 1. ogni autovalore di A appartiene all unione dei cerchi riga R 1,..., R n, con R i = {z C z a ii r i }, i = 1,..., n 2. ogni autovalore di A appartiene all unione dei cerchi colonna C 1,..., C n, con C j = {z C z a jj c j }, j = 1,..., n

Osservazione Una matrice diagonalmente dominante in senso stretto, a ii > r i, i = 1,..., n, è non singolare. Esempio 1 La matrice è non singolare. A = 1 0 0.9 0.4 1 0.3 0.5 0.3 1.1

Esempio 2 Localizzare gli autovalori della matrice 1 0 0 B = 1 2 0 1 0 1 (λ 1 = 2, λ 2 = λ 3 = 1).

Condizionamento Vediamo ora quando il problema del calcolo degli autovalori di una matrice risulta bencondizionato. Cioé, data una matrice A, si vuol vedere come si propagano sugli autovalori le perturbazioni sugli elementi di A.

Condizionamento Supponiamo di considerare matrici diagonalizzabili, cioé esiste P non singolare tale che P 1 AP = diag[λ 1,..., λ n ] = D Le colonne di P sono gli autovettori di A. Supponiamo inoltre che per ogni matrice diagonale D. D = max 1 i n d i

Condizionamento Teorema(Bauer-Fike) Sia A diagonalizzabile e sia A + E una perturbazione di A. Indicando con λ un autovalore di A + E si ha: min λ λ i P P 1 E. 1 i n

Condizionamento Corollario Se A è una matrice normale, A A = AA, e se A + E è una qualunque perturbazione di A, si ha: min 1 i n λ λ i E 2 per ogni autovalore λ di A + E.

Condizionamento N.B. La classe delle matrici normali comprende le matrici simmetriche, ortogonali e unitarie. Per queste matrici il corollario mostra che il problema è bencondizionato. Numero di condizionamento K(A) = P P 1 numero di condizionamento relativo al problema del calcolo degli autovalori della matrice A.

Diagonalizzazione: ( 11 10 A = 10 9 Si ha A 1 = max j i a ij. Esempio ( ) 101 110 A = 90 98 ) ( 1 0 0 2 ) ( 9 10 10 11 K(A) = P 1 P 1 1 = (21)(21) = 441. ) = PDP 1 Perturbando a 11 da 101 a 100 gli autovalori λ 1 = 1, λ 2 = 2 diventano λ 1 1 + 10i, λ 2 1 10i.

Metodo delle Potenze Il metodo della potenze determina l autovalore di modulo massimo di una matrice con il relativo autovettore. Sia A una matrice di ordine n con autovalori λ 1,..., λ n ordinati per modulo decrescente: λ 1 di molteplicità 1. λ 1 > λ 2 λ 3... λ n Supponiamo che gli autovettori x 1,..., x n siano linearmente indipendenti, cioè gli {x i }, i = 1,..., n sono una base per R n (C n ).

Descrizione del metodo Si determina la successione di vettori {y k } nel seguente modo: y 0 = z 0 z 0 arbitrario y k = Ay k 1 k = 1, 2,... Per k sufficientemente grande y k approssima il primo autovettore x 1 di A.

Notiamo che y k = Ay k 1 = A(Ay k 2 ) = A 2 y k 2 =... = A k y 0 Il vettore z 0 è esprimibile come combinazione lineare dei vettori di base {x i }, cioè: n z 0 = α i x i i=1 i=1 Quindi: n n y k = A k y 0 = A k ( α i x i ) = λ k i α i x i [ = λ k 1 α 1 x 1 + ( λ2 λ 1 ) k α 2 x 2 +... + i=1 ( λn λ 1 ) k α n x n ] k = 1, 2,..., supponendo α 1 0.

Primo autovettore Siccome λ i < 1, i = 2,..., n λ 1 allora per k "grande" si ha y k λ k 1 α 1x 1 cioè la direzione del vettore y k tende a quella del primo autovettore x 1.

Primo autovalore Si definisce Quoziente di Rayleigh σ k = (Ay k, y k ) (y k, y k ) = yt k+1 y k y T k y k quoziente di Rayleigh di y k. Esso tende all autovalore λ 1.

Primo autovalore Infatti: [ y k = λ k 1 α 1 x 1 + ( λ2 λ 1 ) k α 2 x 2 +... + ( λn λ 1 ) k α n x n ] y k+1 = λ k+1 1 [ α 1 x 1 + ( λ2 λ 1 ) k+1 α 2 x 2 +... + ( λn λ 1 ) k+1 α n x n ]

Primo autovalore Per k sufficientemente grande: Quindi y T k+1y k λ 2k+1 1 α 2 1x T 1 x 1 y T k y k λ 2k 1 α2 1x T 1 x 1 σ k λ 1

Potenze con scaling Il procedimento esposto presenta un grosso problema numerico. Infatti la norma di y k converge a zero quando λ 1 < 1 o all infinito quando λ 1 > 1: questo può dar luogo a fenomeni di underflow o overflow, rispettivamente. Si effettua quindi una operazione di scaling. Si normalizza cioé il vettore y k ad ogni iterazione.

Potenze con scaling Si costruisce una successione di vettori t k, con t k = 1 nel seguente modo: t k = y k y k 2, y k+1 = At k k = 0, 1, 2,...

Potenze con scaling Anche in questo caso t k tende al primo autovettore x 1. Inoltre il coefficiente σ k = (At k, t k ) (t k, t k ) = (y k+1, t k ) tende all autovalore λ 1.

Autovalore multiplo Osservazione Il metodo delle potenze è convergente anche nel caso in cui l autovalore λ 1 è multiplo. Supponiamo che λ 1 sia doppio, si ha: [ ( ) k y k = λ k λ3 1 α 1 x 1 + α 2 x 2 + α 3 x 3 +... + λ 1 ( λn λ 1 ) k α n x n ] Per k sufficientemente elevato y k approssima λ k 1 (α 1x 1 + α 2 x 2 ) che è autovettore di A essendo λ 1 = λ 2.