Teorie e tecniche della motivazione sportiva:

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Teorie e tecniche della motivazione sportiva:"

Transcript

1 Università Cattolica del Sacro Cuore Milano Facoltà di Psicologia Teorie e tecniche della motivazione sportiva: una ricerca sul campo con allenatori e sportivi Elaborato finale Referente: Dott. Giuseppe Riva Laura Ardenghi Anno Accademico

2 INDICE CAP 1 - I PROCESSI MOTIVAZIONALI NELLO SPORT pag La motivazione alla partecipazione e all abbandono sportivo pag Il modello dell impegno sportivo pag La motivazione alla riuscita pag La teoria della motivazione alla competenza pag La teoria della valutazione cognitiva e la motivazione intrinseca ed estrinseca pag Il modello valore-aspettativa di Eccles pag. 9 CAP 2 - LE TECNICHE MOTIVAZIONALI NELLA PSICOLOGIA DELLO SPORT pag Le tecniche utilizzate per migliorare la performance sportiva pag L autoregolazione dell attivazione e la motivazione pag L efficacia dell imagery nella motivazione pag Programmi di training del motivo pag Il colloquio motivazionale pag Il metodo del goal setting pag. 18 CAP 3 - LA MOTIVAZIONE NEGLI ALLENATORI E NEGLI SPORTIVI - pag. 21 <INTERVISTE> Gli obiettivi pag Il campione pag Lo strumento utilizzato pag Analisi dei risultati pag. 25 CONCLUSIONI pag. 30 BIBLIOGRAFIA pag. 33 2

3 CAP 1 I PROCESSI MOTIVAZIONALI NELLO SPORT In generale il termine motivazione può essere inteso come un processo di attivazione dell organismo finalizzato alla realizzazione di un determinato scopo in relazione alle condizioni ambientali (Anolli e Legrenzi, 2001). Nell essere umano è raro che una determinata condotta sia il risultato di un unica spinta motivazionale, il più delle volte essa è sovra-determinata, ossia è l esito di una concatenazione di motivazioni. Molti sono stati gli studi che si sono rivolti alla conoscenza dei processi motivazionali e uno dei campi di applicazione della ricerca motivazionale, nato dalla necessità di fornire risposte concrete in campo applicativo ai molti quesiti e alle richieste d aiuto provenienti soprattutto dagli allenatori, riguarda il contesto sportivo. In questo capitolo verrà fornita una rassegna di alcune delle prospettive teoriche e delle ricerche esistenti per l interpretazione dei processi motivazionali 1.1 La motivazione alla partecipazione e all abbandono sportivo In questo paragrafo tracceremo l evoluzione delle ricerche sulla motivazione alla partecipazione e all abbandono sportivo attraverso gli studi descrittivi condotti negli anni 70, 80 e 90. Preliminarmente va specificato come lo sport sia un attività che è praticata per libera scelta, la quale si viene a definire in tre momenti successivi: la scelta - caratterizzata dalla valutazione da parte del soggetto dei diversi elementi sia favorevoli sia contrari alla pratica sportiva, prendendo in considerazione tutte le alternative possibili -, la decisione - di praticare un determinato sport a partire dalla suddetta valutazione - e l attuazione - cioè la pratica concreta dello sport prescelto - (Giovannini e Savoia, 2002). I giovani, sia i ragazzi che le ragazze, possono intraprendere un attività sportiva spinti da un insieme piuttosto ampio di ragioni; obiettivo dei programmi di educazione è quello di sviluppare e mantenere un livello elevato di desiderio di partecipazione allo sport. Spesso tuttavia si assiste al fenomeno dell abbandono dello sport e molteplici sono le cause. La psicologia dello sport offre un contributo per la ricerca dei motivi di abbandono coniugando lo sviluppo complessivo delle competenze del giovane con l acquisizione di quelle strettamente sportive. L interesse per la ricerca della motivazione alla partecipazione emerge negli anni 70 con uno studio chiave condotto da Alderman e Wood (1976) con giovani atleti canadesi. Questi autori trovarono che l affiliazione (l opportunità di stabilire relazioni interpersonali significative), l eccellenza (l acquisizione di abilità sportive per primeggiare su qualcuno o per proprio interesse), lo stress (l opportunità di svolgere attività eccitanti) e il successo (l acquisire status, prestigio e approvazione da parte di altri) sono i motivi principali alla base del coinvolgimento in una disciplina sportiva. Sapp e Haubenstricker (1878) condussero successivamente uno studio su larga scala sulla motivazione alla partecipazione. I risultati rivelarono che le ragioni maggiormente citate per la partecipazione sportiva sono il divertimento, l acquisizione di competenza, la forma fisica e l affiliazione e che le motivazioni sono omogenee per età, sesso, sport praticato e cultura. 3

4 Un grande numero di studi seguirono negli anni 80; alcuni di questi studi testarono la motivazione alla partecipazione attraverso diversi sport (Gill, Gross e Huddleston, 1983) e fecero emergere alcune tematiche comuni alla partecipazione sportiva. Le motivazioni alla partecipazione includono primariamente: a) lo sviluppo di competenze fisiche (imparare nuove abilità, migliorare quelle già possedute e raggiungere obiettivi); b) guadagnare il consenso sociale (farsi nuovi amici, essere parte di un gruppo, guadagnare l approvazione degli adulti significativi); c) accrescere la forma fisica e l aspetto (essere in forma, essere più forti); d) godere di una nuova esperienza (divertirsi, stimolarsi). In tutti questi studi gli intervistati annoveravano come importanti per guidare la loro motivazione motivi multipli, più che singole ragioni. Per quanto riguarda le motivazioni che spingono gli atleti ad abbandonare i programmi sportivi, la ricerca di Sapp e Haubenstricker (1978) ha rivelato che queste sono differenti a seconda delle fasce d età considerate: i più giovani si ritirano principalmente per problemi con gli allenatori, mancanza di divertimento e eccessiva enfasi posta sull aspetto competitivo, mentre gli adolescenti per l emergere di altri interessi (che nella tarda adolescenza coincideranno principalmente con necessità lavorative). In una rassegna sulla motivazione alla partecipazione e all abbandono attraverso gli anni 80, venne affermato che il fenomeno dell abbandono sportivo non deve essere visto necessariamente come un evento negativo. Inoltre venne concluso, che il termine dropout, non è appropriato per etichettare i giovani che si ritirano; questo perchè molti di loro continuano comunque a praticare altri sport, proseguono nello stesso sport ad un diverso livello d intensità oppure prendono decisioni diverse in base al momento di sviluppo che stanno attraversando. Infine venne trovato che il provare o l abbandonare uno sport da parte di molti giovani, che può dipendere da un cambio d interesse o dall opportunità di fare altre attività, suggerisce un normale fenomeno di campionamento delle attività attraverso la scelta di quella che permette di soddisfare gli interessi, le competenze e gli obiettivi attuali (fare quello che fanno gli amici, dimostrare l abilità in uno sport, migliorare l apparenza fisica).(horn, 2002) In contrasto con questi primi studi, negli anni 90 le ricerche si focalizzarono in particolare sul contesto sociale nel quale gli sport vengono praticati, correlandolo con i motivi individuali alla partecipazione. Una ricerca (Buonamano, Cei e Mussino, 1993) condotta in Italia su giovani di 9-18 anni praticanti sport di squadra e individuali suddivisi in modo rappresentativo sull intero territorio nazionale, ha evidenziato ad esempio interessanti differenze in relazione al livello socioeconomico e culturale delle famiglie. Sono stati classificati in particolare quattro diversi livelli, in base al titolo di studio dei genitori, ed è stato evidenziato uno sbilanciamento verso i livelli superiori. Fra i giovani che praticano sport organizzati, infatti: il 21% appartiene a famiglie con un elevato livello socioculturale, il 44% con livello medio alto, il 21,5 con livello medio basso e il 13% con livello basso. Inoltre maggiore è il livello culturale, maggiore è la propensione a cambiare disciplina, maggiore l età in cui si inizia a fare sport. Dai risultati di questa indagine possiamo concludere che, sulla motivazione individuale pesano anche fattori di carattere non strettamente psicologico, ma derivati dalla cultura 4

5 di provenienza. Dopo aver descritto alcune ricerche che hanno indagato i motivi che determinano il coinvolgimento sportivo e la cui carenza invece favorisce l abbandono sportivo, nei prossimi paragrafi esamineremo i maggiori modelli teoretici e concettuali utilizzati nello studio dell orientamento motivazionale e della condotta sportiva. 1.2 Il modello dell impegno sportivo Le conclusioni secondo cui il divertimento e il piacere sono motivi dominanti per la partecipazione sportiva, indussero Scanlan e i suoi colleghi a condurre una serie di studi sulle fonti del divertimento in diversi campioni di atleti varianti per età, genere, etnia e tipo di sport praticato (Scanlan, Carpenter, Schmidt, Simons & Keller, 1993). I risultati rivelarono che, le interazioni sociali positive (con parenti, allenatore e compagni di squadra), le percezioni di competenza e il riconoscimento sociale della competenza, sono le principali cause determinanti del divertimento sportivo. In una sintesi di alcuni lavori sulle fonti del divertimento, Scanlan e Simons (1992) introdussero il divertimento sportivo come un costrutto centrale, entro un ampio modello concettuale sulla motivazione che chiamarono il modello dell impegno sportivo. L impegno sportivo è definito come un costrutto psicologico che rappresenta il desiderio e la decisione di continuare la partecipazione ad uno sport. Il fuoco è sull impegno come stato psicologico che sottolinea la condotta di perseveranza. Il modello dell impegno sportivo proposto da Scanlan e i suoi colleghi consiste in cinque cause determinanti che accrescono o descrescono l impegno sportivo: il divertimento, le alternative, gli investimenti personali, le costrizioni sociali e le opportunità. Il divertimento, rappresenta la principale attrattiva dello sport ed è definito come una risposta positiva che riflette sentimenti di piacere, di contentezza e di soddisfazione. Le alternative riflettono l attrattiva di altre attività che possono competere con la continua partecipazione nell attività corrente. Gli altri tre costrutti rappresentano delle barriere all interruzione di un impegno attuale. Gli investimenti personali riguardano il tempo, lo sforzo e le risorse finanziarie che possono essere perse se la partecipazione all attività è discontinua. Le costrizioni sociali si riferiscono alle pressioni percepite dagli adulti significativi e i pari che insinuano un senso di obbligo a continuare l impegno. Le opportunità sono i benefici attesi, offerti dalla continua partecipazione ad uno sport, quali le amicizie, le interazioni positive con gli adulti, la padronanza delle abilità e il condizionamento fisico. In accordo con le predizioni originate dal modello dall impegno sportivo queste cinque costrutti dovrebbero incrementare l impegno sportivo, mentre la percezione che altre attività sono più attraenti, probabilmente diminuiscono l impegno. In uno studio condotto da Scanlan e colleghi, solo il divertimento e gli investimenti personali predissero significativamente il livello dell impegno sportivo nei giovani giocatori di baseball e softball (Scanlan, Carpenter, Schmidt, et al., 1993). Un predittore non significativo, l'opportunità di coinvolgimento, è invece correlato moderatamente con l impegno sportivo (r =.41) e il divertimento (r =.55). Infine, le costrizioni sociali mostrano una relazione non significativa con l impegno sportivo. Uno studio seguente, con più di atleti (anni 10 19) in tre diversi sport, rivelò che il divertimento, gli investimenti personali e le opportunità di coinvolgimento sono predittori significativi dell impegno sportivo. Contrariamente alle ipotesi del modello, le costrizioni sociali si rivelarono correlate negativamente con l impegno 5

6 sportivo. (Carpenter et al., 1993) Dall integrazione dei risultati dei precedenti studi, Carpenter (1992) modificò ed estese il modello dell impegno sportivo. Alcuni costrutti vennero aggiunti al modello, in particolare due indici addizionali all attrazione: una disposizione negativa allo sport e la soddisfazione, le ricompense e i costi. Altre nuove variabili includono la disponibilità delle alternative, il supporto sociale e l abilità percepita. Sei variabili emersero dunque come determinanti significative dell impegno sportivo: il divertimento, gli investimenti personali, le opportunità di riconoscimento, le alternative di attrattiva, il supporto dei parenti e il dovere verso l allenatore. (Horn, 2002) 1.3 La motivazione alla riuscita La motivazione legata alla riuscita è stata particolarmente approfondita dagli studi di Murray, McClelland e Atkinson, i quali l hanno definita in termini di motivazione alla riuscita e motivazione ad evitare l insuccesso. In particolare, con riferimento agli sportivi di sesso maschile, sembra che un elevato desiderio di successo e una scarsa paura dell insuccesso comportino un livello di abilità più elevato durante la competizione; mentre, al contrario, una limitata predisposizione al successo associata ad una marcata paura dell insuccesso comportano prestazioni migliori durante l allenamento. Ulteriori ricerche hanno messo in evidenza come un livello intenso di paura dell insuccesso associato ad un elevato desiderio di successo può invece favorire prestazioni positive; questo dato può essere interpretato come capacità del soggetto di utilizzare efficacemente i processi di autoregolazione, consentendogli di utilizzare questa ansia pre gara in termini positivi per la competizione. In generale, il modello proposto suggerisce che un elevato desiderio di successo comporta prestazioni migliori in confronto ad una bassa attesa di successo. La critica che però può essere avanzata a questo modello fa riferimento all eccessiva enfasi che questo pone sulla personalità del soggetto, intesa come forza relativamente stabile che determina le caratteristiche motivazionali; infatti oltre alle caratteristiche strettamente individuali una notevole importanza va riconosciuta anche a quelle situazionali, in una reciproca azione sinergica. Ad esempio, non tutti attribuiscono lo stesso significato al concetto di successo nello sport: cioè quando si parla di senso di riuscita alcuni potranno intenderlo come la realizzazione di prestazioni che manifestano un elevato grado di competenza, altri come vittoria nel confronto con gli altri. In particolare, questo esempio fornisce l occasione per distinguere due ulteriori orientamenti motivazionali specifici: cioè l orientamento al compito (per cui il soggetto è interessato a dimostrare un certo grado di competenza/padronanza) e l orientamento al Sé (per cui il soggetto vuole dimostrare il proprio grado di abilità nel confronto con gli altri). La predominanza dell uno o dell altro stile motivazionale è determinata non solo dalla disposizione individuale, ma anche da fattori situazionali, come possono essere ad esempio i rinforzi provenienti dagli adulti oppure il modo in cui è strutturato l ambiente; in questo ultimo caso è chiaro come una competizione caratterizzata dal confronto interpersonale e da una valutazione pubblica eliciterà un orientamento al Sé, mentre una maggiore enfasi posta sull apprendimento e sulla dimostrazione di un certo grado di maestria stimolerà un orientamento al compito (Cei, 1998). È importante quindi non trascurare quelle che sono possono essere delle determinanti di carattere contestuale; con queste s intendono: le strutture di ricompensa che, se legate alla prestazione contro l avversario o alla prestazione contro uno standard, determineranno diverse modalità competitive a cui si assoceranno dei 6

7 corrispondenti orientamenti motivazionali -, l orientamento dell allenatore che a sua volta può essere basato sul controllo oppure sull informazione, modificando la percezione di sé del soggetto nonché la sua motivazione-, le differenze legate al tipo di sport che possono attirare alcuni soggetti e non altri, ed anche i fattori socioculturali (classe sociale, razza, etnia) che possono esercitare una certa influenza sul grado di coinvolgimento del soggetto nello sport stesso- (Giovannini, Savoia, 2002). Questi due orientamenti sono dimensioni indipendenti per cui, non essendo legati tra loro, possono essere presenti entrambi nello stesso soggetto in misure diverse: un individuo può essere fortemente orientato tanto verso il sé quanto verso il compito, oppure un altro potrebbe essere maggiormente focalizzato sul compito e meno sul sé, o viceversa. È stato inoltre messo in evidenza come l orientamento al compito sia in relazione positiva con la percezione dello sport come attività divertente, mentre al contrario l orientamento al sé ridurrebbe l interesse intrinseco per lo stesso (Duda e Nicholls, 1992). 1.4 La teoria della motivazione alla competenza Un altro aspetto motivazionale, riguarda l influenza che la motivazione a essere competenti esercita sull apprendimento e sulla prestazione sportiva. Gli individui principalmente partecipano alle attività fisiche per ragioni intrinseche, come ad esempio il divertimento o l attrazione verso l attività ed il piacere ed il senso di padronanza che viene dall imparare e migliorare le proprie abilità. Le ragioni sociali sono altrettanto importanti, come ad esempio il supporto positivo che deriva dall interazione con adulti significativi, e l inizio o la conferma delle amicizie. Questi concetti sono stati evidenziati dalla teoria della motivazione alla competenza di Harter (1978), un approccio rilevante per capire i modelli e le credenze motivazionali individuali in un campo specifico come lo sport. Il concetto di efficacia o motivazione alla competenza è stato descritto inizialmente da R.W. White (1959), il quale ha descritto e spiegato gli antecedenti e le conseguenze di un desiderio intrinsecamente motivato. La tesi di White era che gli individui sono intrinsecamente motivati a interagire efficacemente con il loro ambiente fisico e sociale. Se la loro competenza viene dimostrata, viene sperimentato il sentimento di efficacia e il piacere inerente, che mantiene o aumenta la conseguente motivazione o il desiderio intrinseco di dominare un ambiente. Harter, ha rivisto ed esteso il modello originale di White in molti modi. Per prima cosa, ha specificato che il processo di motivazione alla competenza può dipendere dallo specifico conseguimento in un campo nel quale accade un tentativo di padronanza (cognitivo, fisico, sociale). Questo vuol dire che i bambini possono differenziarsi nel loro livello di desiderio, curiosità, interesse e orientamento motivazionale nell imparare e padroneggiare abilità in una varietà di aree che spaziano dallo sport, alla matematica, al disegni, al computer. Quindi Harter rifinì il costrutto globale e unitario di White della motivazione alla competenza in un costrutto multidimensionale che considera le variazioni in un interesse come l essere efficace o competente in un particolare compito. Un secondo perfezionamento fatto da Harter al modello originale di White è relativo ai risultati della performance. Mentre White si indirizza verso le conseguenze di successo dei tentativi di padronanza, Harter considera anche le conseguenze delle esperienze d insuccesso. Egli analizza inoltre il ruolo degli agenti sociali, 7

8 insistendo sulla funzione dei rinforzi positivi e sulla dipendenza dei bambini da parte del mondo adulto.(horn, 2002) Alcune ricerche (Weiss, Chaumenton, 1992), evidenziano infine come particolarmente importanti sembrano essere le risposte fornite dal contesto esterno, in particolare dall allenatore: il feedback di quest ultimo influenza notevolmente la percezione della propria abilità e la prestazione sportiva, soprattutto nei giovani adolescenti. I risultati di questi due autori, evidenziano come i giovani prediligano dei rinforzi che non solo li incoraggino ma soprattutto forniscano loro suggerimenti di carattere tecnico volti a farli migliorare, e come questi stessi messaggi stimolino la loro percezione di competenza. 1.4 La teoria della valutazione cognitiva e la motivazione intrinseca ed estrinseca La motivazione alla competenza fa riferimento al concetto di motivazione intrinseca ed estrinseca. Nella prima l individuo compie un attività perché ciò gli reca piacere di per sé, nella seconda, invece, è spinto all azione dalla possibilità di ricevere una ricompensa. Quell area d indagine che ha analizzato la percezione di autodeterminazione e competenza, e che è centrata sulla descrizione di come esse mediano gli effetti di eventi esterni e interni sulla motivazione personale è stata chiamata Teoria della valutazione cognitiva (Deci & Ryan, 1985). Secondo questi autori la motivazione intrinseca è quella tendenza naturale ad essere coinvolti in attività interessanti per cercare e ottenere situazioni di sfida ottimali. Essa è parte integrante di ogni situazione di apprendimento, specie quando si apprende per il piacere di farlo e non per lodi. Questo comportamento è alimentato da rinforzi positivi che il soggetto fornisce a se stesso mentre svolge un attività. Deci e Ryan (1985) elaborarono la teoria della valutazione cognitiva in quattro principi. Il primo principio si riferisce al bisogno intrinseco delle persone di essere autodeterminate e suggerisce che gli eventi esterni possono intaccare la motivazione intrinseca per influenzare il locus di causalità percepito. Le situazioni che promuovono un locus di causalità esterno (in cui i comportamenti sembrano controllati da fattori esterni), possono negare l autodeterminazione e minare la motivazione intrinseca, mentre gli eventi che promuovono un locus di causalità interno (dove i comportamenti sono visti come determinati dalla libertà di scelta), possono facilitare l autodeterminazione e la motivazione intrinseca. Per esempio, i programmi sportivi che permettono ai partecipanti di stabilire input interni o fare scelte riguardo la loro partecipazione e i loro obiettivi, promuovono sentimenti da autodeterminazione. La percezione di uno stile di allenamento rigido o autocratico, al contrario, guida verso sentimenti di coercizione e diminuisce l autodeterminazione. Il secondo principio si riferisce al bisogno delle persone di essere competenti, padroneggiando le situazioni di sfida ottimale. Gli eventi esterni possono influenzare la motivazione intrinseca di una persona fornendo informazioni riguardo al suo o la sua competenza in un compito o in una attività. Le situazioni interpersonali che comunicano informazioni positive riguardo all abilità di una persona (lodi contingenti e appropriate per le performance di successo), possono accrescere la loro percezione di competenza e la motivazione intrinseca. Al contrario, eventi che portano informazioni negative riguardo alle abilità di una persona (ad esempio le punizioni per gli errori), possono diminuire la percezione di competenza e la motivazione intrinseca. 8

9 Il terzo principio afferma che gli aspetti informativi e controllanti che coesistono nelle situazioni esterne possono avere una importanza differente per gli individui. Quindi, lo stesso evento può essere percepito come principalmente informativo o controllante. Per esempio, un individuo può percepire una ricompensa esterna (soldi, trofei) come un indicatore della sua competenza sportiva; un altra persona può percepire la stessa ricompensa come una costrizione o una coercizione per trattenerlo nell attività. Infine, una situazione esterna può essere percepita anche come demotivante. In questo ultimo caso la motivazione intrinseca di una persona si riduce. L ultimo principio base della teoria della valutazione cognitiva afferma che gli eventi informativi interni (l autoricompensa, l autoregolazione) incrementano la percezione di competenza e, come risultato, mantengono o aumentano la motivazione intrinseca. Al contrario, gli eventi controllanti interni (la pressione autoimposta, la colpa) possono diminuire l autodeterminazione e la motivazione intrinseca (Horn, 2002) 1.5 Il modello aspettative-valori di Eccles Eccles e i suoi colleghi (Eccles e coll, 1983) formularono un modello che abbracciava una visione multidimensionale dell importanza (o valore) del raggiungimento di un risultato: il modello aspettative-valori. L interesse di Eccles per le variazioni del rendimento venne suscitato dalle variazioni del rendimento nei giovani che mostravano attitudini e talento simili in un compito dato, specialmente in matematica. Dato un livello di competenza simile, perchè alcuni bambini sentono di poter avere successo nelle abilità o attività a loro richieste, mentre altri indugiano nei propri dubbi? Nella scuola elementare, nonostante abbiano abilità e punteggi simili, le ragazze scelgono meno rispetto ai ragazzi di frequentare un corso di matematica avanzato. Eccles sostiene che i primi predittori della conseguente scarsa motivazione (scelta, sforzo) di frequentare corsi di matematica sono: la bassa percezione di abilità delle ragazze con le conseguenti basse aspettative di successo, e una valutazione negativa del compito. Eccles e i suoi colleghi cercarono di sviluppare un modello comprensivo che potesse spiegare e descrivere le variazioni del comportamento nella scelta del compito, nella persistenza e nella prestazione in bambini ed adolescenti attraverso compiti di rendimento. Tale modello considera la possibilità di valori discreti e, soprattutto, illustra alcune importanti relazioni tra numerosi elementi motivazionali e di prestazione, fra i quali un ruolo centrale è svolto dalle aspettative e dai valori. Le aspettative possono essere definite come le attese nutrite circa la qualità delle prestazioni, mentre per quanto riguarda i valori, per Eccles e colleghi, esse sono credenze circa la desiderabilità di certi risultati o obiettivi. Le aspettative di rendimento sono influenzate dalle aspettative di successo e dal valore soggettivo del compito. Queste sono influenzate, a loro volta, dall interpretazione, da parte del ragazzo, degli eventi passati e, quindi, dalle attribuzioni formulate, dalle aspettative che altri nutrono nei suoi confronti e dei suoi obiettivi, immediati e a lungo termine, incluse le percezioni di sé attuali e future. Questo modello vede pertanto la motivazione ad affrontare un certo compito come il risultato delle proprie percezioni e aspettative circa la difficoltà del compito e le personali capacità per affrontarlo. In definitiva la motivazione è intesa come frutto di stime e valutazioni del soggetto, derivanti dai processi di socializzazione mediati cognitivamente. Il ruolo dei processi di socializzazione e dell ambiente culturale sono stati approfonditi 9

10 più nel dettaglio in un successivo ampliamento del modello (Wigfield e Eccles, 2000), illustrato nella figura 1. Il contesto culturale influenza le aspettative, le credenze e i comportamenti legati alla socializzazione. Quest ultima componente, a sua volta, influenza gli obiettivi, le percezioni di sé e il ricordo delle emozioni associate all apprendimento. Il ricordo delle emozioni associate all apprendimento interfaccia la relazione fra le credenze sul compito e il valore ad esso assegnato e risente dei processi attributivi sottostanti. Le credenze e i comportamenti legati alla socializzazione, a loro volta, sono influenzati dalle attribuzioni. (De Beni e Moè, 2000) Contesto culturale e stereotipi legati al sesso o al Esperienze di rendimento passate e attribuzioni Le aspettative di successo Credenze e comportamenti legati alla socializzazione Le aspettative degli altri Le aspettative di rendimento o motivazione Ricordo delle emozioni associate ll di t Gli obiettivi, gli schemi di sé e le percezioni dei bambini Credenze sul compito (abilità e facilità) Il valore soggettivo del compito Figura 1 Studi specifici hanno applicato successivamente il modello aspettativa-valore di Eccles ai compiti fisici. Questi studi hanno esaminato specificatamente l adeguatezza del modello ai comportamenti di attività fisica e le fonti di valore soggettivo verso il coinvolgimento sportivo. Deeter (1990) testò il modello della motivazione al rendimento di Eccles su alcuni studenti universitari che avevano preso parte ad un corso di educazione fisica. Il valore del compito fu stimato attraverso gli orientamenti al rendimento sportivo (competitività, vincita, obiettivi). La condotta di rendimento venne rappresentata dalla valutazione soggettiva degli istruttori sulle prestazioni degli studenti e dalle misure delle prestazioni oggettive (le percentuali di vincite nelle competizioni, il numero di giri di corsa o camminata). I risultati rivelarono un adeguato adattamento del modello ai dati: le variabili di aspettativa, più che il valore del compito, emergono come forti predittori del comportamento di rendimento. 10

11 Stuart (1997) si interessò all identificazione delle fonti dei valori del raggiungimento, dell utilità e dell interesse verso il coinvolgimento sportivo nei giovani della scuola media e a come queste possono essere comparate alle fonti teoretiche definite nel modello di Eccles. Alcuni bambini e bambine tra i 12 e i 14 anni completarono un questionario i cui item si riferivano a ogni componente del valore del compito, dopodichè trenta di loro, suddivisi a seconda del punteggio ricavato (basso, medio, alto), furono successivamente intervistati sulle ragioni per cui trovavano lo sport interessante, importante, utile o meno. I risultati confermarono le origini del valore soggettivo del compito di Eccles e collaboratori, e che l investimento di energie, la memoria affettiva e gli adulti e i pari significativi, giocano tutti un ruolo nei valori intrinseci dei partecipanti e nella stima del valore di utilità. (Horn, 2002) Possiamo concludere questo primo capitolo, affermando che l orientamento motivazionale nello sport è un costrutto multidimensionale che può essere affrontato da una varietà di approcci teoretici. Nello specifico si è deciso di descrivere alcuni dei maggiori approcci allo studio dell orientamento motivazionale e della condotta sportiva che includono la motivazione alla partecipazione e all abbandono, il modello dell impegno sportivo, la motivazione alla riuscita, la teoria della motivazione alla competenza, la teoria dell attribuzione, la teoria della valutazione cognitiva e infine il modello aspettativa-valore di Eccles. Questi approcci, al di là delle loro specifiche tendenze, mostrano numerosi elementi comuni. Ogni teoria o modello implica l importanza del contesto sociale, inclusi il supporto sociale, le costrizioni degli adulti significativi e dei pari, i fattori situazionali quali il tipo di sport, la cultura, il genere e il clima in cui hanno luogo il rendimento e le conoscenze. Un certo numero di differenze individuali costituiscono il denominatore comune di ogni approccio: l autopercezione, il locus of control, l orientamento al compito o al sé, le alternative o l autonomia percepite, il valore soggettivo del compito. Il fenomeno della motivazione intrinseca o del fare un attività per il proprio interesse, è infine centrale in ogni teoria. CAP 2 LE TECNICHE MOTIVAZIONALI NELLA PSICOLOGIA DELLO SPORT Uno degli obiettivi maggiori della psicologia dello sport è quello di determinare quali fattori massimizzano la condotta di partecipazione nei contesti di attività fisica. L'importanza dell'allenamento mentale come parte integrante della preparazione atletica è ormai generalmente condiviso ed oggetto di numerose ricerche in laboratorio e sul campo. Negli ultimi anni la psicologia dello sport si è diretta sempre più verso la ricerca di programmi integrati e multimodali d'allenamento mentale. Già Martens (1987), uno degli studiosi più importanti e conosciuti nell'ambito della psicologia dello sport, evidenziava la necessità di affrontare in maniera multimodale la preparazione mentale dell'atleta. Martens individuò cinque abilità mentali di base da considerare nei programmi di preparazione mentale: il controllo dei pensieri e dell attenzione, la gestione dello stress, il controllo delle immagini, la modulazione dell arousal e la 11

12 formulazione degli obiettivi. Il lavoro dello psicologo dello sport è diventato quindi molto vario e comprensivo di una serie di attività, migliorative della performance sportiva, atte a migliorare la percezione temporale per renderla più precisa e facilitare perciò l'impiego ottimale delle forze. Nel primo paragrafo, analizzeremo sinteticamente alcune delle tecniche utilizzate dagli psicologi dello sport per aumentare la performance sportiva. In particolare poi, un elemento critico attraverso cui gli individui sostengono il loro coinvolgimento sportivo è proprio il loro orientamento motivazionale, ci soffermeremo pertanto, nel secondo paragrafo, su alcuni programmi di training del motivo sviluppati da studiosi che hanno analizzato le teorie della motivazione. Nel terzo paragrafo analizzeremo il colloquio motivazionale come metodologia per favorire cambiamenti nel comportamento e nello stile di vita della persona e nel quarto paragrafo, infine, restringeremo il campo d interesse alla tecnica principale utilizzata nello sport per mantenere un alto livello di motivazione: il metodo del goal setting. 2.1 Le tecniche utilizzate per aumentare la performance sportiva I programmi di allenamento mentale prevedono la possibilità di massimizzare lo sviluppo di un insieme di abilità di base, tra loro interdipendenti. Di seguito, prenderemo in considerazione in particolare: l autoregolazione dell attivazione (arousal) e l immaginazione (imagery o visualizzazione) L autoregolazione dell attivazione e la motivazione Per capire la relazione tra motivazione e attivazione sembra perfetta la definizione di Magill (1990), la quale descrive l attivazione come sinonimo di motivazione, quando afferma che motivare un individuo significa attivarlo in modo tale che si prepari a eseguire un compito. Molte sono le teorie che sono state proposte per spiegare l interazione fra livelli di attivazione individuali e processi di autoregolazione messi in atto dai soggetti per ottimizzare le loro prestazioni. La teoria che rimanda al concetto di motivazione è la reversal theory, proposta in psicologia dello sport da Kerr (1990) e basata sulla ricerca condotta da Apter (1984). La motivazione viene definita come lo studio della struttura dell esperienza e del modo secondo cui questa stessa struttura cambia nel tempo. In questo quadro assumono notevole rilevanza i fattori cognitivi ed emotivi. Questa teoria tiene conto dell interpretazione cognitiva dell atleta del livello di attivazione. Cosi: alti livelli d intensità sono vantaggiosi se un atleta percepisce un alta attivazione fisica come positiva, mentre se l intensità è percepita come negativa, questa può avere un effetto debilitante sulla performance. Perciò, perchè una performance abbia successo, gli atleti devono vedere la loro intensità come positiva più che come negativa. Inoltre, la reversal theory afferma che la percezione dell intensità non è stabile ma cambia nel corso di una competizione, in quanto ad esempio, se un atleta può iniziare una competizione sentendosi sicuro e motivato riguardo la sua performance e interpretare l intensità che l accompagna come un beneficio, successivamente, se la competizione prosegue e la performance dell atleta diventa scarsa, lo stesso livello d intensità può venire interpretato come negativo. (Van Raalte & Brewer, 2002) La metodologia più efficace, nelle situazioni in cui è necessario aumentare o diminuire lo stato di eccitazione generale, per ricercare un rendimento sportivo ottimale, è quella di assumere un atteggiamento corretto ed onesto verso il proprio processo soggettivo di attivazione, individuandone regole, tempi e credenze. Se per alcuni atleti professionisti può essere automatico in altri si può riscontrare una difficoltà di avviamento 12

13 per una svariata gamma di motivazioni e in questo caso, numerose sono le tecniche psicologiche che consentono di ridurre o aumentare i livelli di attivazione. Per ridurre il livello di attivazione le tecniche principali sono: OBIETTIVO IN CHE MODO IL Favorire il rilassamento e aumentare la quantità La semplice effettuazione di alcuni respiri CONTROLLO DEL di ossigeno utilizzabile dal sistema profondi e regolari consente all atleta di ridurre RESPIRO cardiovascolare in relazione all attività immediatamente l attivazione. muscolare. IL Consiste di esercizi di graduale contrazionedistensione RILASSAMENTO di specifici distretti muscolari da Si propone di educare l atleta alla riduzione PROGRESSIVO volontaria del tono muscolare e d indurre così svolgere con scadenza giornaliera, che NEURO- MUSCOLARE uno stato di calma mentale. coinvolgono la maggior parte dei muscoli del corpo. (Jacobson, 1929) Si basa sull apprendimento di esercizi di TRAINING Gli esercizi gradualmente determinano il difficoltà crescente che consistono nel far AUTOGENO (TA) (Schultz, 1966) rilassamento globale del soggetto. ripetere mentalemente al soggetto delle frasi affermative, semplici e brevi. MEDITAZIONE (Wallas e Benson, 1972) BIOFEEDBACK La meditazione trascendentale determina un abbassamento del consumo di ossigeno, della frequenza cardiaca e della frequenza respiratoria. La tecnica del biofeedback permette di gestire volontariamente alcune funzioni fisiologiche, relative al sistema nervoso autonomo, che sfuggono al controllo cosciente della persona come il battito cardiaco, la tensione muscolare, la temperatura cutanea, la risposta galvanica della pelle, la frequenza respiratoria e le onde elettroencefalografiche. La tecnica consiste nella ripetizione del mantra (suono di una sillaba, semplice, ripetuta in modo ritmico) mentre il soggetto è seduto in un ambiente tranquillo. Le tecniche di BFB (retroazione biologica) consistono nel fornire ad un soggetto, tramite un apposita apparecchiatura elettronica per l amplificazione dei segnali bioelettrici, un informazione (un feedback) sensorialmente percepibile, continua ed immediata, sull andamento di una sua funzione fisiologica (volontaria o autonoma), con lo scopo di operare una modificazione (permettere l apprendimento di un autocontrollo) della funzione stessa. Esistono inoltre alcune tecniche per favorire un efficace incremento dei livelli di attivazione: 1 Innanzitutto è necessario che gli atleti siano consapevoli di quali sono i parametri che segnalano una condizione di scarsa attivazione e che vi sono i modi per ovviare a questo stato. 2 La respirazione può anche essere utile nei casi in cui serva incrementare l attivazione, attraverso l aumento del respiro, associato, nella fase di inspirazione, a immagini di energia. 3 Anche gli esercizi di stretching e più in generale il riscaldamento effettuato dall atleta, costituiscono un 13

14 ottimo sistema di attivazione non solo organica, ma anche mentale. 4 Altre modalità si riferiscono all uso di parole guida, specifiche per ciascun atleta, per incrementare l attivazione; il cosiddetto self talk è appunto un intenso dialogo con se stessi, costituito da parole, frasi o immagini mentali positive che possono svolgere una funzione positiva sulla percezione di efficacia e quindi sulla motivazione, che l atleta ha di se stesso in una determinata situazione sportiva. 5 Vi è inoltre l abilità di saper trarre dall ambiente circostante le motivazioni giuste per incitarsi positivamente e la capacità di tradurre sentimenti interni sgradevoli in energia positiva per la prestazione (though stopping). 6 Un modo per incrementare e migliorare la condizione di scarsa attivazione è di stabilire obiettivi che siano raggiungibili ma che nel contempo rappresentino una sfida (vd paragrafo 2.3) 7 Anche l allenatore può svolgere un ruolo decisivo: egli esorta, anche con espressioni colorite, la sua squadra a impegnarsi al massimo delle possibilità oppure può utilizzare in modo strategico la regola che giocheranno solo i giocatori più motivati. (Cei, 1998) L efficacia dell imagery nella motivazione Tra le tecniche più usate per aumentare la performance degli atleti c è l'imagery, che ha a che fare con le immagini usate per allenare l'atleta mentalmente. L imagery è definita come un processo attraverso il quale le esperienze sensoriali sono immagazzinate, richiamate internamente e rappresentate in assenza di stimoli esterni (Murphy,1994). La ricerca del valore dell'imagery sulla performance atletica è stata ed è ancora molto ricca; Ulich (1967), nei suoi esperimenti, scoprì che il training mentale (immaginare una prestazione), migliorava le abilità motorie in un numero di casi essenzialmente lo stesso che nella pratica reale. L'aspetto più interessante degli studi di Ulich è che, alternando periodi di pratica mentale e training attivo (fisico), i soggetti arrivavano a conseguire gli stessi, o addirittura migliori, livelli di abilità che la pratica attiva da sola. In più, le prestazioni allenate mentalmente furono mantenute meglio che le prestazioni allenate fisicamente. La ricerca successiva ha dimostrato, in maniera inequivocabile, come l'imagery possa avere degli effetti positivi sulla prestazione competitiva (Feltz & Landers,1983). Alcuni atleti utilizzano videotape o audiotape per aiutarli a sviluppare e rinforzare le imagery costruttive. Questi video sono composti di due parti: nella prima il giocatore vede se stesso nell atto di eseguire azioni particolarmente efficaci e nella seconda l accento viene spostato sui momenti migliori vissuti dalla squadra. Per ogni giocatore possono inoltre essere realizzati dei video che mostrano solo le azioni maggiormente positive ed efficaci (Cei, 1998). Paivio (1985) suggerisce che una funzione cruciale delle immagini mentali può essere quella di motivare gli atleti quando i rinforzi sono rari. Infatti, dai risultati di una ricerca condotta su atleti di sei sport è emerso che gli atleti spesso immaginano se stessi che vincono o nell atto di ricevere un premio e raramente immaginano di perdere. (Hall e col., 1990). Concludendo, l abilità di immaginare va allenata allo scopo di: 1. aiutare gli atleti a rivedere i propri errori tecnici e correggerli; 14

15 2. affrontare ed eliminare i fattori distraenti; 3. rinforzare lo spirito di squadra; 4. sviluppare la motivazione, divenire consapevoli del proprio valore, gestire l ansia e lo stress, modificare lo stile attentivo e pensare a raggiungere il proprio obiettivo. 2.2 Programmi di training del motivo Hechkhausen (1975) ha elaborato una teoria che coniuga i progressi della ricerca cognitiva sull argomento, con le conoscenze della ricerca motivazionale classica: il modello di autovalutazione della motivazione alla riuscita. Il motivo è descritto come un sistema autostabilizzantesi di tre processi parziali di autovalutazione. Questi ultimi riguardano: 1. il confronto di un risultato con uno standard (per esempio il livello di aspirazione); 2. l attribuzione causale del risultato; 3. il sentimento di soddisfazione/insoddisfazione per la propria abilità, conseguente all autovalutazione. TRE COMPONENTI TIPO DI MOTIVO SPERANZA DI SUCCESSO PAURA DELL INSUCCESSO 1. Determinazione Realistica, compiti di media difficoltà Non realistica, compiti troppo difficili o dell obiettivo / livello di Sforzo, buona abilità personale aspirazione Successo troppo facili Fortuna, compito facile 2. Attribuzione causale Sforzo insufficiente / sfortuna Capacità personali / talento carenti insuccesso 3. Autovalutazione Bilancio positivo di successo / insuccesso Bilancio negativo di successo / insuccesso I tre processi influiscono vicendevolmente l uno sull altro. Gli individui motivati al successo, che si pongono obiettivi realistici, tendono a vedere che l esito dell azione dipende dallo sforzo fatto e che la loro abilità cresce ulteriormente grazie alla pratica. Questa percezione è in sintonia con il modello di attribuzione, volto ad ascrivere i successi alle proprie capacità e i fallimenti a variabili nel tempo, in particolare ad uno sforzo insufficiente. Nel caso di pari distribuzione di successo e insuccesso, il bilancio di autovalutazione risulta nel complesso positivo: più orgoglio e soddisfazione che ansia e prostrazione. Nei motivati all insuccesso l azione concordata dei tre processi parziali si svolge in maniera tipicamente diversa. Evitando compiti realistici, non si colgono il nesso tra sforzo personale e risultato dell azione, né la crescita della propria abilità nel caso essa abbia luogo. In caso di obiettivi non realistici, il successo è una questione di fortuna o di facilità dei compiti. Corrispondono a questo quadro i modelli di attribuzione dei motivati all insuccesso, tesi ad ascrivere i successi a fattori esterni e a spiegare i fallimenti tramite fattori stabili nel tempo, soprattutto tramite capacità carenti. Perfino in caso di pari distribuzione di successo e insuccesso questo tipo di attribuzione dà luogo a bilanci di autoconferma negativi. (Rheinberg, 2002) La rappresentazione del motivo come sistema autostabilizzantesi dei tre processi motivazionali, si è rivelata particolarmente utile ai fini applicativi: si conoscevano ormai tre processi di cui modificare il decorso e l azione concordata per aumentare la speranza di successo degli individui. Sulla base del modello di 15

16 autovalutazione, in particolare Krug (1983), ha sviluppato programmi di training del motivo per allievi di scuola dell obbligo. Egli descrive come degli alunni di scuola elementare, caratterizzati da paura dell insuccesso, abbiano imparato, nel corso di un addestramento guidato, a esperire il nesso esistente tra determinazione dell obiettivo, attribuzione causale e autovalutazione. L addestramento, eseguito sotto la guida di un istruttore ed effettuando esercizi estranei alla sfera scolastica (per esempio, infilare anelli su un perno di legno da una distanza scelta dal soggetto, avendo stabilito preventivamente il punteggio da raggiungere), verteva sulla determinazione di obiettivi realistici, su modelli di attribuzione vantaggiosi e su riflessioni inerenti all autovalutazione. Dopo un periodo di addestramento vertente sulle strategie e strutture cognitive caratterizzate da speranza di successo in una situazione giocosa e, in quanto tale, non minacciosa, sono stati affrontati via via compiti più attinenti all ambito scolastico. Dopo quattro mesi di training è stato riscontrato un progresso relativo ai tre processi parziali inerenti all autovalutazione; erano cambiati inoltre i valori del motivo di riuscita degli allievi, orientati ora ad una maggiore speranza di successo. Da una serie di studi successivi è emerso che gli effetti del training potevano considerarsi alquanto attendibili. Recentemente questo training viene combinato con un training per l incremento del pensiero induttivo. L idea sottostante è che, da un parte, gli effetti della motivazione dovrebbero rafforzarsi quando non si fornisce solamente una strategia d azione realistica ed ottimistica per far fronte alle richieste della situazione, bensì ci si preoccupa anche di stimolare il pensiero, in modo tale che il proprio sforzo si ripercuota in un migliore funzionamento cognitivo. Questo dovrebbe migliorare l esperienza della propria efficacia. Dall altra parte, il training puramente cognitivo del pensiero dovrebbe diventare più attraente se viene arricchito con una graduazione delle difficoltà, con obiettivi e autovalutazioni. Un altro uso del modello di autovalutazione è stato sperimentato con un gruppo di insegnanti, per indurli a impostare le loro lezioni in modo da stimolare negli allievi obiettivi realistici, attribuzioni e autovalutazioni favorevoli. Una strategia per l insegnante consiste nel segnalare agli allievi i diversi risultati conseguiti nell ambito di un raffronto intraindividuale, anziché giudicare le loro prestazioni confrontandole con la media dei risultati conseguiti dalla classe. Un confronto con se stessi di questo genere permette agli allievi di capire nel migliore dei modi quanto l aumento o l arresto delle proprie conoscenze dipendano dall impegno e dallo sforzo personale. Il motivo può essere incentivato facilmente soprattutto durante le ore di insegnamento dedicate all attività sportiva. (Rheinberg, 2002) 2.3 Il colloquio motivazionale Il colloquio motivazionale, elaborato attorno agli anni 80 negli Stati Uniti e nel Regno unito, è propriamente uno stile di intervento centrato sulla persona, ed un elemento della propria espressione è la volontà di sviluppare un atmosfera empatica, di accoglimento e comprensione per meglio favorire cambiamenti nel comportamento e nello stile di vita della persona. Esso è un metodo efficace per aumentare la motivazione intrinseca attraverso l esplorazione e la risoluzione dell ambivalenza, intesa appunto come fattore critico per stimolare il cambiamento. Le cinque abilità di base del colloquio motivazionale sono: 1. Formulare domande aperte. Le domande aperte sono quelle a cui una persona non può rispondere in modo 16

17 semplicistico con un sì/no e quindi incoraggiano il ricevente a parlare, ad approfondire ed a rappresentare la propria situazione. Esse hanno la capacità di aumentare il contatto relazionale tra psicologo e cliente, stimolando l interazione e l approfondimento delle tematiche, poiché il ricevente si sente motivato a produrre feedback, definendo e sviluppando meglio le proprie idee e le proprie sensazioni. (Esempio: Cosa la soddisfa di più del nuovo programma di lavoro, al posto di: Ti soddisfa il nuovo programma di lavoro? ). 2. L ascolto riflessivo. Ascoltare in modo riflessivo significa analizzare ed intuire in modo ragionevole e responsabile il significato delle parole del cliente e restituire alla persona il suo messaggio sotto forma di affermazione; la nuova formulazione è volta a testare se il significato attribuito alla comunicazione del cliente è congruente con quella che la persona voleva veramente comunicare. L ascolto riflessivo ha lo scopo di verificare il significato che la persona dà alle parole, la invita a continuare a parlare dell argomento, permette di chiarire i significati espressi e di fare supposizioni su quelli inespressi, è in grado di sottolineare, amplificare, deenfatizzare e minimizzare aspetti particolari. 3. Riassumere. Il riassumere è una fase delicata e speciale dell ascolto riflessivo. Risulta efficace in quei momenti in cui il colloquio con il cliente volge al termine o il rapporto professionale è giunto ad una svolta del programma. Schematizziamo una serie di passaggi fondamentali che costituiscono una buona struttura da seguire nella fase del colloquio motivazionale in cui è necessario riassumere: A) Ci si rivolge alla persona con una frase in cui è chiaro il tentativo di riassumere la situazione ( Vediamo se ho capito bene le difficoltà che hai provato in quell esercizio.. ) B) Nel proseguo della frase vengono incluse tutte le informazioni del cliente in modo da rendere chiaro il fatto di aver riconosciuto e messo a fuoco la situazione, mostrare un interesse sincero per le ragioni del cliente ed ottimismo verso le direzioni da prendere insieme. C) Si accennano soluzioni in merito, in base a colloqui precedentemente fatti o proponendo in modo tecnico nuove tipologie di lavoro. D) Si cerca di essere efficacemente concisi concludendo con la richiesta di un commento da parte del cliente ( Che ne dici? ) 4. Sostenere e confermare. Messaggi diretti carichi di rinforzi positivi sono efficacissimi per sottolineare progressi e miglioramenti, evidenziando i feed-back necessari nella motivazione del cliente. Commenti di sostegno e conferma sono altresì fondamentali nei momenti di difficoltà, di ricadute o situazioni particolari in cui il cliente ha abbassato il suo livello di autoefficacia. Si promuove così la percezione su aspetti positivi della persona, offrendo nuovi modi di vedere e comunicando interesse. 5. Evocare affermazioni automotivanti. Le affermazioni automotivanti sono frasi che il cliente dice in cui, grazie al giusto input comunicazionale da parte dello psicologo, sono presenti elementi di riconoscimento della difficoltà e del disagio; una presa di coscienza autonoma della situazione, fiducia ed ottimismo verso le eventuali soluzioni o verso obiettivi già definiti o da definire. Attraverso queste frasi il cliente autopercepisce nelle sue parole il contesto della stuazione e le reali risorse personali nell affrontare il programma di lavoro. La sua motivazione cresce per il fatto di sentirsi gratificato dalla scelta e dalla capacità delle sue azioni, dei suoi gesti e dei suoi pensieri. (Miller e Rollnick, 2004) 17

18 2.3 Il metodo del goal setting Di seguito verrà descritto uno dei sistemi più efficaci per migliorare la prestazione: lo stabilire obiettivi specifici costituisce uno stimolo importante per il mantenimento di un livello elevato di motivazione. La teoria del goal setting nasce come vera e propria tecnica motivazionale all interno del MBO (Management By Objective), utilizzato nel contesto lavorativo e delle organizzazioni. Essa è una metodologia di gestione delle persone in cui il superiore e il subordinato determinano e fissano insieme gli obiettivi d impresa. Il goal setting si differenzia dall MBO perché valuta gli aspetti qualitativi legati alla prestazione del collaboratore e non solo il raggiungimento o meno dell obiettivo. Attraverso il goal setting l atleta lavora sulla programmazione di obiettivi a breve, medio e lungo termine e, grazie alla possibilità di monitorare costantemente i progressi compiuti ed alla sensazione di controllo delle proprie attività, tale metodologia ha l obiettivo di accrescere la motivazione intrinseca (Martens, 1987). Per obiettivo s intende un qualcosa che si vuole consapevolmente raggiungere, e questo qualcosa è composto essenzialmente da due caratteristiche: direzione o contenuto (vale a dire la scelta di come dirigere la propria azione verso un risultato desiderato) e qualità o intensità (ovvero quanta energia e tempo sono necessari per giungere a questi risultati). L importanza dell obiettivo è ben evidenziata dalle parole utilizzate da Locke e Latham nel libro del 1984 Goal setting. A motivational Theory that Works: Il comportamento può essere sollecitato dal contesto attraverso la definizione di un obiettivo da raggiunger, che rappresenta la meta verso cui orientare le proprie risorse, intensificare gli sforzi, perseverare. Gli obiettivi infatti, spingono le persone a mettersi alla prova, a trovare soluzioni alternative ai problemi e a persistere nelle difficoltà raggiungendo risultati più elevati e prestazioni migliori. Attraverso l assegnazione degli obiettivi, il monitoraggio delle strategie e la verifica dei risultati, la teoria e la tecnica del goal setting integrano i processi di valutazione delle prestazioni e del potenziale. Ciò avviene, in particolare, identificando un percorso in cui l allenatore valuta le capacità specifiche dello sportivo, e al tempo stesso può metterlo alla prova su obiettivi sfidanti che vanno al di là della normale attività e che implicano il ricorso a potenzialità ancora non pienamente messe a frutto. Il goal setting migliora la prestazione fornendo un meccanismo che permette allo sportivo di adattare il suo comportamento e raggiungere efficacemente l obiettivo. Inoltre esso fa crescere le persone consentendo sia all allenatore che allo sportivo di mettersi alla prova nell attività e nella sfera relazionale. Nel corso degli anni 80 e 90, sono state avanzate due categorie generali di spiegazioni per chiarire come gli obiettivi influenzano la performance: il modello meccanicistico e il modello cognitivo. Nel modello meccanicistico di Locke e Latham (1984), vengono identificate cinque variabili che svolgono un azione moderatrice sull impatto che gli obiettivi hanno sulla prestazione. Queste variabili sono: 1. l abilità, rispetto alle attività necessarie al raggiungimento del goal; 2. l impegno, influenzato dall aspettativa di successo e dall importanza del goal; 3. il feedback, cioè il monitoraggio dei propri risultati, che consente di valutare se si è raggiunto lo standard atteso o se è necessario aggiustare il tiro per migliorare la prestazione; 18

19 4. la complessità del compito con la relativa self-efficacy, ovvero la convinzione di possedere le capacità di riuscire a raggiungere il goal 5. e gli elementi situazionali. (Borgogni e Petitta, 2003) Sviluppando questa ricerca in ambito lavorativo ed organizzativo i due ricercatori si sono accorti che alcune linee guida potevano trovare un importante realizzazione nel mondo sportivo e quindi hanno proposto delle ipotesi su come dovrebbe funzionare il goal-setting nello sport. Cercheremo di schematizzare qui di seguito il concetto di goal-setting di Locke e Latham evidenziandolo attraverso questi specifici punti: 1. Degli obiettivi specifici regolano l azione in modo più preciso che degli obiettivi generali. 2. In relazione ad obiettivi quantitativi specifici, più elevato è l obiettivo, migliore sarà la prestazione, fermo restando un livello adeguato di abilità ed impegno. 3. Obiettivi specifici e moderatamente difficili miglioreranno maggiormente la prestazione, rispetto ad obiettivi del tipo fai del tuo meglio o a non obiettivi. 4. La formulazione di obiettivi a breve termine e a lungo termine migliora maggiormente la prestazione, rispetto alla sola formulazione di obiettivi a breve termine, in quanto rendono più motivanti le azioni immediate e donano la sensazione che l obiettivo finale non sia troppo spostato nel futuro. 5. Gli obiettivi agiscono sulla prestazione guidando l attività, mobilizzando l impegno, aumentando la persistenza e motivando alla ricerca di strategie appropriate al compito. 6. La definizione degli obiettivi è efficace solo alla presenza di feedback che evidenzino i progressi compiuti nella direzione del raggiungimento degli obiettivi. 7. Obiettivi difficili richiedono un notevole impegno che determina prestazioni migliori. 8. L impegno può essere ottenuto chiedendo alla persona di accettare l obiettivo, mostrando sostegno, permettendo la partecipazione alla scelta degli obiettivi, dell allenamento, degli incentivi e dei premi. 9. Il raggiungimento degli obiettivi è favorito dalla determinazione di un piano d azione o strategia, specialmente quando il compito è complesso o a lungo termine.(dameli, 2005) Una spiegazione più recente di come gli obiettivi influenzano la performance, viene dal modello cognitivo che argomenta che alcuni stati psicologici come l ansietà, la fiducia e al soddisfazione, interessano il goal setting e la relativa performance. Per esempio, Burton (1989) sostiene che gli atleti che assegnano obiettivi di risultato basati sul vincere o sul perdere, sperimenteranno più ansietà e meno fiducia nei contesti competitivi perchè i loro obiettivi non sono realmente sotto il loro controllo. In una ricerca condotta da Burton (1993), è stato evidenziato che, al termine di un periodo di cinque mesi in cui un gruppo di nuotatori era stato addestrato ad essere maggiormente orientato alla prestazione, si aveva un miglioramento della prestazione effettiva e una maggiore consapevolezza rispetto a nuotatori che non avevano seguito un programma di goal setting competitivo. Burton, ritenendo che alcune differenze individuali svolgano un ruolo determinante nella scelta degli obiettivi (ad esempio gli individui orientati al compito o al risultato), ha formulato un modello che identifica stili individuali di scelta degli obiettivi competitivi. Sulla base del rapporto tra il tipo di orientamento motivazionale scelto dall altleta e il suo grado di percezione di competenza si costituiscono tre stili di goal setting: orientato al compito, orientato al successo e orientato all insuccesso. Questi stili individuali interagiscono con il 19

20 tipo di situazione (ad esempio, allenamento o gara) e con le aspettative dell atleta e solo in seguito vengono determinati gli obiettivi. A questo punto l atleta, dopo aver definito i suoi obiettivi, è consapevole del tipo d impegno che deve mettere in atto per raggiungere queste mete ed è, pertanto, in grado di modulare le sue azioni durante lo svolgimento della prestazione. Al termine della sua prestazione l atleta sarà più o meno soddisfatto del risultato ottenuto e fornirà un interpretazione personale del successo o della sconfitta. L interazione fra queste due componenti determinerà il grado di competenza che il soggetto si attribuisce come atleta (Cei, 1998). Riassumendo, la ricerca di uno stato ottimale d'arousal è una delle prime fasi di un programma di preparazione mentale, che si proponga come obiettivo principale quello di aumentare il livello di motivazione degli atleti. All' aumentare dell'arousal (attivazione) si verifica un progressivo aumento nella prestazione fino ad un punto ottimale, oltre il quale ulteriori aumenti incidono negativamente sulla prestazione. E necessario pertanto utilizzare, a secondo della situazione, tecniche che consentano di aumentare o diminuire il livello di attivazione. Inoltre il giocatore deve sviluppare l abilità di regolare la concentrazione in modo da restringere il focus attentivo quando necessario, per poi rilassarsi e recuperare energie nelle pause. Non è possibile concentrarsi sulla concentrazione ma è possibile imparare a concentrarsi e a dirigere volontariamente l attenzione sugli stimoli facilitanti la prestazione. Ognuno di noi è colpito continuamente da molti stimoli sia interni sia esterni, alcuni importanti e facilitanti la prestazione, altri meno, altri da considerare solo come fattori di distrazione e altri ancora addirittura ostacolanti la riuscita della performance. E quindi fondamentale imparare a riconoscere i diversi stimoli e a selezionarli, in modo da sapere quanto deve essere diffuso o focalizzato il proprio livello attentivo per il buon esito della prestazione. Dal punto di vista emozionale tutte le tecniche di allenamento delle abilità mentali sono mirate a eliminare i pensieri irrilevanti dalla mente (concentrazione, visualizzazione, self talk) per spostare la concentrazione su quelli più importanti. Un primo traguardo in questa direzione viene raggiunto riducendo la tensione muscolare e nervosa eccessiva (rilassamento fisico e mentale), che spesso impedisce di focalizzare l attenzione su pochi elementi, e imparando a concentrarsi su una cosa alla volta, cercando a volte di mantenere passiva l attenzione, magari fermandosi ad ascoltare il ritmo del respiro o del battito cardiaco. Il rilassamento infatti, è una condizione psicologica che consente all organismo di recuperare forza ed energia attraverso l induzione di uno stato di calma generale e di eliminare ogni forma inutile di tensione psicofisica. E molto importante imparare a riconoscere le tensioni dei vari gruppi muscolari per imparare ad indurre uno stato di rilassamento. Il rilassamento si applica, non solo per il controllo della tensione muscolare e per prepararsi mentalmente e psicologicamente all azione ma anche per controllare la respirazione e per immaginare e visualizzare. La percezione e l immaginazione ci consentono la rappresentazione sia del mondo esterno che di noi stessi. Immaginare significa rappresentare qualche cosa, ad esempio un movimento o una situazione, senza viverla nella realtà, bensì vivendola mentalmente. Immaginare fa lavorare il corpo, infatti, durante la fase di 20

Supervisori che imparano dagli studenti

Supervisori che imparano dagli studenti Supervisori che imparano dagli studenti di Angela Rosignoli Questa relazione tratta il tema della supervisione, la supervisione offerta dagli assistenti sociali agli studenti che frequentano i corsi di

Dettagli

I. C. LENTINI LAURIA PROGETTO SPORTELLO D ASCOLTO PSICOLOGICO UNO SPAZIO PER PENSARE, PER ESSERE, PER DIVENTARE

I. C. LENTINI LAURIA PROGETTO SPORTELLO D ASCOLTO PSICOLOGICO UNO SPAZIO PER PENSARE, PER ESSERE, PER DIVENTARE ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE di Sc. Materna Elementare e Media LENTINI 85045 LAURIA (PZ) Cod. Scuola: PZIC848008 Codice Fisc.: 91002150760 Via Roma, 102 - e FAX: 0973823292 I. C. LENTINI LAURIA PROGETTO

Dettagli

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL EDUCAZIONE SVILUPPO MORALE E SESSUALE. Docente: S. De Stasio

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL EDUCAZIONE SVILUPPO MORALE E SESSUALE. Docente: S. De Stasio PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL EDUCAZIONE SVILUPPO MORALE E SESSUALE Docente: S. De Stasio Diverse dimensioni delle norme morali L acquisizione di una norma morale è un processo che contiene diverse

Dettagli

IL RAPPORTO CON SE STESSO E CON GLI ALTRI NEL BAMBINO CON ADHD

IL RAPPORTO CON SE STESSO E CON GLI ALTRI NEL BAMBINO CON ADHD IL RAPPORTO CON SE STESSO E CON GLI ALTRI NEL BAMBINO CON ADHD CHIARA DE CANDIA chiaradecandia@libero.it 1 IL CONCETTO DI SE È la rappresentazione delle proprie caratteristiche e capacità in relazione

Dettagli

Il pomeriggio dello studente dislessico alle superiori: il ragazzo, la famiglia, lo studio, i compiti

Il pomeriggio dello studente dislessico alle superiori: il ragazzo, la famiglia, lo studio, i compiti Il pomeriggio dello studente dislessico alle superiori: il ragazzo, la famiglia, lo studio, i compiti Relatore: Prof.ssa Chiara Frassineti, genitore e insegnante Il rapporto tra genitori e ragazzo (studente)

Dettagli

J. Delors NELL EDUCAZIONE UN TESORO. Rapporto all UNESCO della Commissione Internazionale sull Educazione per il XXI secolo

J. Delors NELL EDUCAZIONE UN TESORO. Rapporto all UNESCO della Commissione Internazionale sull Educazione per il XXI secolo J. Delors NELL EDUCAZIONE UN TESORO Rapporto all UNESCO della Commissione Internazionale sull Educazione per il XXI secolo L utopia dell educazione L educazione è un mezzo prezioso e indispensabile che

Dettagli

Rapporto dai Questionari Studenti Insegnanti - Genitori. per la Primaria ISTITUTO COMPRENSIVO IST.COMPR. BATTIPAGLIA "GATTO" SAIC83800T

Rapporto dai Questionari Studenti Insegnanti - Genitori. per la Primaria ISTITUTO COMPRENSIVO IST.COMPR. BATTIPAGLIA GATTO SAIC83800T Rapporto dai Questionari Studenti Insegnanti - Genitori per la ISTITUTO COMPRENSIVO IST.COMPR. BATTIPAGLIA "GATTO" SAIC83800T Progetto VALES a.s. 2012/13 Rapporto Questionari Studenti Insegnanti Genitori

Dettagli

Ufficio Scolastico Regionale per l Abruzzo. Rapporto dal Questionari Studenti

Ufficio Scolastico Regionale per l Abruzzo. Rapporto dal Questionari Studenti Rapporto dal Questionari Studenti SCUOLA xxxxxxxxx Anno Scolastico 2014/15 Le Aree Indagate Il questionario studenti ha lo scopo di indagare alcuni aspetti considerati rilevanti per assicurare il benessere

Dettagli

MI PIACE LA MAGGIOR PARTE DI ME. AUTOSTIMA E SCUOLA Strategie di gestione

MI PIACE LA MAGGIOR PARTE DI ME. AUTOSTIMA E SCUOLA Strategie di gestione MI PIACE LA MAGGIOR PARTE DI ME AUTOSTIMA E SCUOLA Strategie di gestione Percorsi didattico-educativi Sabato 7 febbraio 2009 Dr.ssa ANNA STROPPA psicologa e psicoterapeuta dell et età evolutiva GIUSE TIRABOSCHI

Dettagli

CSI Varese Corso Allenatori di Calcio

CSI Varese Corso Allenatori di Calcio Lo sport è caratterizzato dalla RICERCA DEL CONTINUO MIGLIORAMENTO dei risultati, e per realizzare questo obiettivo è necessaria una PROGRAMMAZIONE (o piano di lavoro) che comprenda non solo l insieme

Dettagli

Modificazioni dello spazio affettivo nel ciclo di vita

Modificazioni dello spazio affettivo nel ciclo di vita Modificazioni dello spazio affettivo nel ciclo di vita di Francesca Battisti Come gestiamo le nostre emozioni? Assistiamo ad esse passivamente o le ignoriamo? Le incoraggiamo o le sopprimiamo? Ogni cultura

Dettagli

QUESTIONARIO SUGLI STILI DI APPRENDIMENTO

QUESTIONARIO SUGLI STILI DI APPRENDIMENTO QUESTIONARIO SUGLI STILI DI APPRENDIMENTO Le seguenti affermazioni descrivono alcune abitudini di studio e modi di imparare. Decidi in quale misura ogni affermazione si applica nel tuo caso: metti una

Dettagli

capitolo 6 IL QUESTIONARIO PER LA VALUTV ALUTAZIONEAZIONE DEI CONTENUTI

capitolo 6 IL QUESTIONARIO PER LA VALUTV ALUTAZIONEAZIONE DEI CONTENUTI capitolo 6 IL QUESTIONARIO PER LA VALUTV ALUTAZIONEAZIONE DEI CONTENUTI 6.1 ISTRUZIONI PER IL VALUTATORE Il processo di valutazione si articola in quattro fasi. Il Valutatore deve: 1 leggere il questionario;

Dettagli

Progetto di collaborazione Scuola Elementare di Piangipane con JAJO Sport Associazione Dilettantistica 2014-2015

Progetto di collaborazione Scuola Elementare di Piangipane con JAJO Sport Associazione Dilettantistica 2014-2015 Con la collaborazione di: EDUCAZIONE ATTRAVERSO IL MOVIMENTO Le abilità di movimento sono conquiste tangibili che contribuiscono alla formazione di un immagine di sé positiva. Progetto di collaborazione

Dettagli

Sistemi di supporto alle decisioni Ing. Valerio Lacagnina

Sistemi di supporto alle decisioni Ing. Valerio Lacagnina Cosa è il DSS L elevato sviluppo dei personal computer, delle reti di calcolatori, dei sistemi database di grandi dimensioni, e la forte espansione di modelli basati sui calcolatori rappresentano gli sviluppi

Dettagli

Napoli. Riconosciuto dal Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca M.I.U.R.

Napoli. Riconosciuto dal Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca M.I.U.R. Napoli Centro Psicopedagogico Formazione Studi e Ricerche OIDA Scuola di Formazione riconosciuta dal M.I.U.R. Decreto 3 agosto 2011 Scuola di Formazione riconosciuta dalla P.ED.I.AS. Comunicazione Efficace

Dettagli

Notizie generali sul Resilience Process Questionnaire

Notizie generali sul Resilience Process Questionnaire 12 Notizie generali sul Resilience Process Questionnaire Il modello teorico di riferimento Oltre ai modelli descritti da Fergus e Zimmerman (2005) esiste un quarto approccio che, partendo dall approccio

Dettagli

Che cos è un focus-group?

Che cos è un focus-group? Che cos è un focus-group? Si tratta di interviste di tipo qualitativo condotte su un ristretto numero di persone, accuratamente selezionate, che vengono riunite per discutere degli argomenti più svariati,

Dettagli

John Dewey. Le fonti di una scienza dell educazione. educazione

John Dewey. Le fonti di una scienza dell educazione. educazione John Dewey Le fonti di una scienza dell educazione educazione 1929 L educazione come scienza indipendente Esiste una scienza dell educazione? Può esistere una scienza dell educazione? Ṫali questioni ineriscono

Dettagli

Stadio della socializzazione, identità e immaginazione (3-6 anni) Dott.ssa Maria Cristina Theis

Stadio della socializzazione, identità e immaginazione (3-6 anni) Dott.ssa Maria Cristina Theis Stadio della socializzazione, identità e immaginazione (3-6 anni) Dott.ssa Maria Cristina Theis Obiettivo dell incontro - Descrivere la fase evolutiva del bambino (fase 3-6 anni). - Attivare un confronto

Dettagli

Capitolo 3. Sé e identità

Capitolo 3. Sé e identità Capitolo 3 Sé e identità Concetto di sé come Soggetto e oggetto di conoscenza Io / me, autoconsapevolezza Processo di conoscenza Struttura cognitiva Insieme di spinte motivazionali: autovalutazione, autoverifica

Dettagli

Appunti lezione 1 anno Med 48 Educatori Professionale docente Cleta Sacchetti

Appunti lezione 1 anno Med 48 Educatori Professionale docente Cleta Sacchetti Appunti lezione 1 anno Med 48 Educatori Professionale docente Cleta Sacchetti 1 L educatore professionale nasce negli anni successivi alla seconda guerra mondiale Risponde alle esigenze concrete lasciate

Dettagli

Progetto Baseball per tutti Crescere insieme in modo sano

Progetto Baseball per tutti Crescere insieme in modo sano Progetto Baseball per tutti Crescere insieme in modo sano Il baseball, uno sport. Il baseball, uno sport di squadra. Il baseball, uno sport che non ha età. Il baseball, molto di più di uno sport, un MODO

Dettagli

L educazione non formale e l apprendimento interculturale. Info days

L educazione non formale e l apprendimento interculturale. Info days L educazione non formale e l apprendimento interculturale Info days Roma, 16 novembre 2009 Una donna portò suo figlio a vedere Gandhi, il quale le chiese il motivo della sua presenza. Vorrei che mio figlio

Dettagli

STRUMENTI DI ANALISI E DI INTERPRETAZIONE DEI PROBLEMI: LE TECNICHE DI PROBLEM SOLVING

STRUMENTI DI ANALISI E DI INTERPRETAZIONE DEI PROBLEMI: LE TECNICHE DI PROBLEM SOLVING STRUMENTI DI ANALISI E DI INTERPRETAZIONE DEI PROBLEMI: LE TECNICHE DI PROBLEM SOLVING Gianna Maria Agnelli Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Clinica del Lavoro "Luigi Devoto Fondazione IRCCS Ospedale

Dettagli

Presentazione ai Dirigenti Scolastici

Presentazione ai Dirigenti Scolastici Il Progetto Adolescenza del Lions Quest International Presentazione ai Dirigenti Scolastici La scuola sta vivendo, da alcuni anni, un periodo molto complesso Potersi dotare di strumenti che facilitino

Dettagli

Process Counseling Master. Strumenti di consulenza e formazione per lo sviluppo organizzativo

Process Counseling Master. Strumenti di consulenza e formazione per lo sviluppo organizzativo Process Counseling Master Strumenti di consulenza e formazione per lo sviluppo organizzativo Il percorso Una delle applicazioni più diffuse del Process Counseling riguarda lo sviluppo delle potenzialità

Dettagli

LAVORO DI GRUPPO. Caratteristiche dei gruppi di lavoro transnazionali

LAVORO DI GRUPPO. Caratteristiche dei gruppi di lavoro transnazionali LAVORO DI GRUPPO Caratteristiche dei gruppi di lavoro transnazionali Esistono molti manuali e teorie sulla costituzione di gruppi e sull efficacia del lavoro di gruppo. Un coordinatore dovrebbe tenere

Dettagli

Profilo e compiti istituzionali dell insegnante della scuola ticinese

Profilo e compiti istituzionali dell insegnante della scuola ticinese Repubblica e Cantone Ticino Dipartimento dell educazione, della cultura e dello sport Profilo e compiti istituzionali Bellinzona, novembre 2014 Repubblica e Cantone Ticino Dipartimento dell educazione,

Dettagli

STILI DI APPRENDIMENTO NEI DSA PROPOSTE OPERATIVE PER UN BUON METODO DI STUDIO E DI INSEGNAMENTO

STILI DI APPRENDIMENTO NEI DSA PROPOSTE OPERATIVE PER UN BUON METODO DI STUDIO E DI INSEGNAMENTO STILI DI APPRENDIMENTO NEI DSA PROPOSTE OPERATIVE PER UN BUON METODO DI STUDIO E DI INSEGNAMENTO FONTE: MARIANI L. 2000. PORTFOLIO. STRUMENTI PER DOCUMENTARE E VALUTARE COSA SI IMPARA E COME SI IMPARA.ZANICHELLI,

Dettagli

CTI della provincia di Verona. Seminario conclusivo - Bardolino ottobre 2013

CTI della provincia di Verona. Seminario conclusivo - Bardolino ottobre 2013 CTI della provincia di Verona Seminario conclusivo - Bardolino ottobre 2013 Per non perdere nessuno La crisi economica e valoriale che stiamo vivendo entra dapprima nelle famiglie e poi nella scuola. Gli

Dettagli

Campo d esperienza: IL SE E L ALTRO

Campo d esperienza: IL SE E L ALTRO Campo d esperienza: IL SE E L ALTRO 1. Il bambino sviluppa il senso dell identità personale, è consapevole delle proprie esigenze e dei propri sentimenti, sa controllarli ed esprimerli in modo adeguato

Dettagli

IL CURRICOLO D ITALIANO COME LINGUA STARNIERA

IL CURRICOLO D ITALIANO COME LINGUA STARNIERA IL CURRICOLO D ITALIANO COME LINGUA STARNIERA INDICE INTRODUZIONE scuola media obiettivo generale linee di fondo : mete educative e mete specifiche le abilità da sviluppare durante le sei sessioni alcune

Dettagli

PROBLEMI PSICOLOGICI NEI DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO

PROBLEMI PSICOLOGICI NEI DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO PROBLEMI PSICOLOGICI NEI DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO Enrico Ghidoni Arcispedale S.Maria Nuova, UOC Neurologia, Laboratorio di Neuropsicologia, Reggio Emilia La situazione psicologica dei bambini

Dettagli

MODULO 3 LEZIONE 23 FORMAZIONE DEL MOVIMENTO (SECONDA PARTE)

MODULO 3 LEZIONE 23 FORMAZIONE DEL MOVIMENTO (SECONDA PARTE) MODULO 3 LEZIONE 23 FORMAZIONE DEL MOVIMENTO (SECONDA PARTE) Contenuti Michelene Chi Livello ottimale di sviluppo L. S. Vygotskij Jerome Bruner Human Information Processing Teorie della Mente Contrapposizione

Dettagli

FACILITARE APPRENDIMENTI SIGNIFICATIVI, MOTIVARE E COINVOLGERE GLI STUDENTI DELLA SCUOLA SUPERIORE. Progetto di formazione

FACILITARE APPRENDIMENTI SIGNIFICATIVI, MOTIVARE E COINVOLGERE GLI STUDENTI DELLA SCUOLA SUPERIORE. Progetto di formazione FACILITARE APPRENDIMENTI SIGNIFICATIVI, MOTIVARE E COINVOLGERE GLI STUDENTI DELLA SCUOLA SUPERIORE Progetto di formazione Questo progetto si articola in due diversi interventi: - un corso/laboratorio per

Dettagli

Definizione e struttura della comunicazione

Definizione e struttura della comunicazione Definizione e struttura della comunicazione Sono state date molteplici definizioni della comunicazione; la più semplice e comprensiva è forse questa: passaggio di un'informazione da un emittente ad un

Dettagli

12 ATTIVARE LE RISORSE DEL GRUPPO CLASSE. Figura 1 OTTO STRATEGIE PER VALORIZZARE IL GRUPPO CLASSE COME RISORSA EDUCATIVA E DIDATTICA

12 ATTIVARE LE RISORSE DEL GRUPPO CLASSE. Figura 1 OTTO STRATEGIE PER VALORIZZARE IL GRUPPO CLASSE COME RISORSA EDUCATIVA E DIDATTICA 12 ATTIVARE LE RISORSE DEL GRUPPO CLASSE Figura 1 OTTO STRATEGIE PER VALORIZZARE IL GRUPPO CLASSE COME RISORSA EDUCATIVA E DIDATTICA LE CARATTERISTICHE PEDAGOGICHE DEL GRUPPO CLASSE 13 1 Le caratteristiche

Dettagli

IDI IRCCS Roma. CRESCERE con l EB. Elisabetta Andreoli. Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicosomatica

IDI IRCCS Roma. CRESCERE con l EB. Elisabetta Andreoli. Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicosomatica IDI IRCCS Roma CRESCERE con l EB Elisabetta Andreoli Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicosomatica EB: patologia organica che interessa l ambito fisico e solo indirettamente quello psicologico

Dettagli

INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI

INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO MASTRO GIORGIO PROGETTO DI INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI Classi Prime - Seconde - Terze Anno scolastico 2012-2013 SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO MASTRO GIORGIO

Dettagli

Adult Literacy and Life skills (ALL) - Competenze della popolazione adulta e abilità per la vita

Adult Literacy and Life skills (ALL) - Competenze della popolazione adulta e abilità per la vita Adult Literacy and Life skills (ALL) - Competenze della popolazione adulta e abilità per la vita 1 di Vittoria Gallina - INVALSI A conclusione dell ultimo round della indagine IALS (International Adult

Dettagli

attività motorie per i senior euro 22,00

attività motorie per i senior euro 22,00 Le attività motorie Chi è il senior? Quali elementi di specificità deve contenere la programmazione delle attività motorie destinate a questa tipologia di utenti? Quali sono le capacità motorie che necessitano

Dettagli

Oggetto: INSEGNAMENTO/ APPRENDIMENTO DELLE LINGUE STRANIERE E DSA

Oggetto: INSEGNAMENTO/ APPRENDIMENTO DELLE LINGUE STRANIERE E DSA Oggetto: INSEGNAMENTO/ APPRENDIMENTO DELLE LINGUE STRANIERE E DSA PREMESSA A tutt oggi i documenti ufficiali a cui ogni docente di lingue straniere è chiamato a far riferimento nel suo lavoro quotidiano,

Dettagli

Suggestopedia Moderna teoria e pratica capitolo

Suggestopedia Moderna teoria e pratica capitolo capitolo Fattori Introduzione suggestopedici alla Suggestopedia La dessuggestione Moderna delle barriere di apprendimento pag. 7 Se vuoi costruire una nave, non raccogliere i tuoi uomini per preparare

Dettagli

GLI ITALIANI, IL DISAGIO EMOTIVO E LA SOLITUDINE

GLI ITALIANI, IL DISAGIO EMOTIVO E LA SOLITUDINE GLI ITALIANI, IL DISAGIO EMOTIVO E LA SOLITUDINE un indagine demoscopica svolta da Astra Ricerche per Telefono Amico Italia con il contributo di Nokia Qui di seguito vengono presentati i principali risultati

Dettagli

FORMAT DELL UNITÀ DI APPRENDIMENTO. Scuola secondaria 1 grado S.Ricci di Belluno classe 2. ULSS n.1 Belluno PERSONALE AZIENDA ULSS N.

FORMAT DELL UNITÀ DI APPRENDIMENTO. Scuola secondaria 1 grado S.Ricci di Belluno classe 2. ULSS n.1 Belluno PERSONALE AZIENDA ULSS N. FORMAT DELL UNITÀ DI APPRENDIMENTO Scuola secondaria 1 grado S.Ricci di Belluno classe 2 ULSS n.1 Belluno Autori: PERSONALE AZIENDA ULSS N. 1 BELLUNO: Dr.ssa Mel Rosanna Dirigente medico SISP (Dipartimento

Dettagli

Che cos è un emozione?

Che cos è un emozione? Che cos è un emozione? Definizione Emozione: Stato psichico affettivo e momentaneo che consiste nella reazione opposta all organismo a percezioni o rappresentazioni che ne turbano l equilibrio (Devoto

Dettagli

Descrizione della pratica: 1. Identificazione:

Descrizione della pratica: 1. Identificazione: Descrizione della pratica: 1. Identificazione: Istituto scolastico dove si sviluppa la pratica: Al momento attuale (maggio 2008) partecipano al progetto n. 47 plessi di scuola primaria e n. 20 plessi di

Dettagli

Le classi 4^A e B di Scarperia hanno richiesto e partecipato al PROGETTO CLOWN. L esperienza, che è stata ritenuta molto positiva dalle insegnanti,

Le classi 4^A e B di Scarperia hanno richiesto e partecipato al PROGETTO CLOWN. L esperienza, che è stata ritenuta molto positiva dalle insegnanti, Le classi 4^A e B di Scarperia hanno richiesto e partecipato al PROGETTO CLOWN. L esperienza, che è stata ritenuta molto positiva dalle insegnanti, si è conclusa con una lezione aperta per i genitori.

Dettagli

1 LEZIONE CHE COS E L ALLENAMENTO

1 LEZIONE CHE COS E L ALLENAMENTO 1 LEZIONE CHE COS E L ALLENAMENTO Sono molte le definizioni di allenamento: Definizione generale: E un processo che produce nell organismo un cambiamento di stato che può essere fisico, motorio, psicologico.

Dettagli

Questionario per operatori/professionisti che lavorano con le famiglie di minori con disabilità

Questionario per operatori/professionisti che lavorano con le famiglie di minori con disabilità Introduzione AIAS Bologna onlus, in collaborazione con altre organizzazioni europee, sta realizzando un progetto che intende favorire lo sviluppo di un ambiente positivo nelle famiglie dei bambini con

Dettagli

Indagine sull utilizzo di Internet a casa e a scuola

Indagine sull utilizzo di Internet a casa e a scuola Indagine sull utilizzo di Internet a casa e a scuola Realizzata da: Commissionata da: 1 INDICE 1. Metodologia della ricerca Pag. 3 2. Genitori e Internet 2.1 L utilizzo del computer e di Internet in famiglia

Dettagli

prova, e che sembra provenire dal nostro interno, è una caratteristica fondamentale dell esperienza emotiva.

prova, e che sembra provenire dal nostro interno, è una caratteristica fondamentale dell esperienza emotiva. M. Cristina Caratozzolo caratozzolo2@unisi.it Psicologia Cognitiva A.A. 2010/2011 Dipartimento di Scienze della Comunicazione Università di Siena } Il termine ha origine dal latino emovere, cioè muovere

Dettagli

Ri...valutando: azione e ricerca per il miglioramento

Ri...valutando: azione e ricerca per il miglioramento Il team di ricerca Mario Ambel (Responsabile) Anna Curci Emiliano Grimaldi Annamaria Palmieri 1. Progetto finalizzato alla elaborazione e validazione di un modellostandard - adattabile con opportune attenzioni

Dettagli

RICERCA-AZIONE. l insegnamento riflessivo. Caterina Bortolani-2009

RICERCA-AZIONE. l insegnamento riflessivo. Caterina Bortolani-2009 RICERCA-AZIONE ovvero l insegnamento riflessivo Gli insegnanti sono progettisti.. riflettono sul contesto nel quale devono lavorare sugli obiettivi che vogliono raggiungere decidono quali contenuti trattare

Dettagli

LA COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE. MODALITÀ DI COMUNICAZIONE EFFICACE ED INEFFICACE

LA COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE. MODALITÀ DI COMUNICAZIONE EFFICACE ED INEFFICACE LA COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE. MODALITÀ DI COMUNICAZIONE EFFICACE ED INEFFICACE LA COMUNICAZIONE La comunicazione è una condizione essenziale della vita umana e dell ordinamento sociale, poiché

Dettagli

Uno per tutti, tutti per uno.

Uno per tutti, tutti per uno. Uno per tutti, tutti per uno. Bologna, 09/02/2015 Dainese Roberto Educare attraverso il Cooperative Learning: stile attributivo e competenze metacognitive Chiara Trubini Marina Pinelli Psicologia - Università

Dettagli

Prot. N. 4089-15/6/2010 Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali Loro Sedi

Prot. N. 4089-15/6/2010 Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali Loro Sedi Prot. N. 4089-15/6/2010 Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali Loro Sedi Oggetto: Disturbo di deficit di attenzione ed iperattività Premessa In considerazione della sempre maggiore e segnalata

Dettagli

ALLENARSI CON LA FASCIA CARDIO

ALLENARSI CON LA FASCIA CARDIO ALLENARSI CON LA FASCIA CARDIO Come effettuare il monitoraggio dei nostri allenamenti? Spesso è difficile misurare il livello di sforzo di una particolare gara o sessione di allenamento. Come vi sentite?

Dettagli

darioianes.itit 2005 Dario Ianes - www.darioianes.it

darioianes.itit 2005 Dario Ianes - www.darioianes.it Lavoro di rete e equipe educativa Nuove alleanze per il Piano Educativo Individualizzato e il Progetto di Vita Dario Ianes Centro Studi Erickson, Trento Università di Bolzano www.darioianes darioianes.itit

Dettagli

Prosegue il percorso di riflessione

Prosegue il percorso di riflessione strategie WEB MARKETING. Strategie di Customer Journey per la creazione di valore Il viaggio del consumatore in rete Come le aziende possono calarsi nell esperienza multicanale del cliente per costruire

Dettagli

Dalla Mente Alle Relazioni la Sfida Emergente

Dalla Mente Alle Relazioni la Sfida Emergente Dalla Mente Alle Relazioni la Sfida Emergente LA SFIDA EDUCATIVA Kenneth J. Gergen La mia proposta è che la principale sfida del sistema educativo del nostro secolo sia quella di sostituire la tradizionale

Dettagli

La fattoria delle quattro operazioni

La fattoria delle quattro operazioni IMPULSIVITÀ E AUTOCONTROLLO La fattoria delle quattro operazioni Introduzione La formazione dei bambini nella scuola di base si serve di numerosi apprendimenti curricolari che vengono proposti allo scopo

Dettagli

Regole per un buon Animatore

Regole per un buon Animatore Regole per un buon Animatore ORATORIO - GROSOTTO Libretto Animatori Oratorio - Grosotto Pag. 1 1. Convinzione personale: fare l animatore è una scelta di generoso servizio ai ragazzi per aiutarli a crescere.

Dettagli

2- Quando entrambi hanno una vita di coppia soddisfacente per cui si vive l amicizia in modo genuino e disinteressato

2- Quando entrambi hanno una vita di coppia soddisfacente per cui si vive l amicizia in modo genuino e disinteressato L amicizia tra uomo e donna. Questo tipo di relazione può esistere? Che rischi comporta?quali sono invece i lati positivi? L amicizia tra uomini e donne è possibile solo in età giovanile o anche dopo?

Dettagli

VIAGGIANDO CON LA NATURA

VIAGGIANDO CON LA NATURA VIAGGIANDO CON LA NATURA Il progetto intende, attraverso l esplorazione del mondo naturale (terra, acqua, aria e fuoco) sistematizzare le conoscenze per comprendere l organizzazione dell ecosistema naturale.

Dettagli

LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto. LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto

LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto. LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto LA PROGETTAZIONE 1 LA PROGETTAZIONE Oggi il raggiungimento di un obiettivo passa per la predisposizione di un progetto. Dal mercato al terzo settore passando per lo Stato: aziende, imprese, organizzazioni,

Dettagli

ai giovani 18 24 anni che non hanno conseguito il diploma di scuola media superiore al 10%.

ai giovani 18 24 anni che non hanno conseguito il diploma di scuola media superiore al 10%. COMUNE di SASSARI UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SASSARI PROTOCOLLO D INTESA INTERISTITUZIONALE FINALIZZATO ALLA CONOSCENZA DEL FENOMENO DELLA DISPERSIONE SCOLASTICA E ALLA PRIMA INDIVIDUAZIONE DI MISURE DI

Dettagli

GRIGLIA DI OSSERVAZIONE E DI RILEVAZIONE DELLE ABILITA IN INGRESSO PER I TRE ANNI

GRIGLIA DI OSSERVAZIONE E DI RILEVAZIONE DELLE ABILITA IN INGRESSO PER I TRE ANNI GRIGLIA DI OSSERVAZIONE E DI RILEVAZIONE DELLE ABILITA IN INGRESSO PER I TRE ANNI INGRESSO Si mostra sereno Ricerca gli altri bambini Porta gli oggetti a scuola SERVIZI IGIENICI Ha il controllo sfinterico

Dettagli

Bambini oppositivi e provocatori 9 regole per sopravvivere!

Bambini oppositivi e provocatori 9 regole per sopravvivere! Anna La Prova Bambini oppositivi e provocatori 9 regole per sopravvivere! Chi sono i bambini Oppositivi e Provocatori? Sono bambini o ragazzi che sfidano l autorità, che sembrano provare piacere nel far

Dettagli

LA RICERCA DI DIO. Il vero aspirante cerca la conoscenza diretta delle realtà spirituali

LA RICERCA DI DIO. Il vero aspirante cerca la conoscenza diretta delle realtà spirituali LA RICERCA DI DIO Gradi della fede in Dio La maggior parte delle persone non sospetta nemmeno la reale esistenza di Dio, e naturalmente non s interessa molto a Dio. Ce ne sono altre che, sotto l influsso

Dettagli

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Ufficio Scolastico Regionale per l Umbria

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Ufficio Scolastico Regionale per l Umbria Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Ufficio Scolastico Regionale per l Umbria SCHEDA PROGETTO (ex art. 9 CCNL 2006-2009) Dati identificativi dell'istituto Nome scuola/tipologia Scuola

Dettagli

DISABILITY MANAGEMENT: INTEGRARE LE DIFFERENZE PER FARE LA DIFFERENZA

DISABILITY MANAGEMENT: INTEGRARE LE DIFFERENZE PER FARE LA DIFFERENZA DISABILITY MANAGEMENT: INTEGRARE LE DIFFERENZE PER FARE LA DIFFERENZA Simone Scerri INTRODUZIONE Questa proposta è rivolta alle aziende con un numero pendenti superiore a 15, le quali sono tenute ad assumere

Dettagli

2 e3 anno I GIORNI DELLA TARTARUGA. ROMANZO A SFONDO SOCIALE Una storia di bullismo e disagio giovanile, appassionante e coivolgente.

2 e3 anno I GIORNI DELLA TARTARUGA. ROMANZO A SFONDO SOCIALE Una storia di bullismo e disagio giovanile, appassionante e coivolgente. 2 e3 anno narrativa CONTEMPORAN scuola second. di I grado EA I GIORNI DELLA TARTARUGA ROMANZO A SFONDO SOCIALE Una storia di bullismo e disagio giovanile, appassionante e coivolgente. AUTORE: C. Elliott

Dettagli

I Giovani italiani e la visione disincantata del Lavoro. Divergenze e convergenze con genitori e imprese

I Giovani italiani e la visione disincantata del Lavoro. Divergenze e convergenze con genitori e imprese I Giovani italiani e la visione disincantata del Lavoro EXECUTIVE SUMMARY 2 Executive Summary La ricerca si è proposta di indagare il tema del rapporto Giovani e Lavoro raccogliendo il punto di vista di

Dettagli

I Valori del Manifesto Agile sono direttamente applicabili a Scrum:!

I Valori del Manifesto Agile sono direttamente applicabili a Scrum:! Scrum descrizione I Principi di Scrum I Valori dal Manifesto Agile Scrum è il framework Agile più noto. E la sorgente di molte delle idee che si trovano oggi nei Principi e nei Valori del Manifesto Agile,

Dettagli

AUTISMO E SPORT: ASPETTI LUDICI ED EDUCATIVI. Dott.ssa Sara Ambrosetto Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

AUTISMO E SPORT: ASPETTI LUDICI ED EDUCATIVI. Dott.ssa Sara Ambrosetto Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale AUTISMO E SPORT: ASPETTI LUDICI ED EDUCATIVI Dott.ssa Sara Ambrosetto Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Che cos è lo sport? Lo sport viene definito come l'insieme delle attività, individuali

Dettagli

Scuola secondaria di primo grado: Educazione fisica

Scuola secondaria di primo grado: Educazione fisica Ufficio XVI - Ambito territoriale per la provincia di Reggio Emilia Ufficio Educazione Fisica e Sportiva Scuola secondaria di primo grado: Educazione fisica Prof. CRONISTORIA DELLA DISCIPLINA DAL 1979

Dettagli

Tesi per il Master Superformatori CNA

Tesi per il Master Superformatori CNA COME DAR VITA E FAR CRESCERE PICCOLE SOCIETA SPORTIVE di GIACOMO LEONETTI Scorrendo il titolo, due sono le parole chiave che saltano agli occhi: dar vita e far crescere. In questo mio intervento, voglio

Dettagli

La scuola dell infanzia, anello fondamentale del sistema formativo del paese, deve essere in continuità con:

La scuola dell infanzia, anello fondamentale del sistema formativo del paese, deve essere in continuità con: La scuola dell infanzia, anello fondamentale del sistema formativo del paese, deve essere in continuità con: V E NIDO DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE R ENTI LOCALI T QUARTIERE I C SCUOLA DELL INFANZIA FAMIGLIA

Dettagli

ELIMINARE LO STRESS La prevenzione dello stress nelle aziende

ELIMINARE LO STRESS La prevenzione dello stress nelle aziende ELIMINARE LO STRESS La prevenzione dello stress nelle aziende Formazione e informazione perla prevenzione nell hotellerie e nella Gastronomia 2 Traduzione e adattamento italiani a cura di: Gruppo di lavoro

Dettagli

Identikit del drogato da lavoro

Identikit del drogato da lavoro INTERVISTA Identikit del drogato da lavoro Chi sono i cosiddetti workaholic? quanto è diffusa questa patologia? Abbiamo cercato di scoprirlo facendo qualche domanda al dottor Cesare Guerreschi, fondatore

Dettagli

GLI ASSI CULTURALI. Allegato 1 - Gli assi culturali. Nota. rimessa all autonomia didattica del docente e alla programmazione collegiale del

GLI ASSI CULTURALI. Allegato 1 - Gli assi culturali. Nota. rimessa all autonomia didattica del docente e alla programmazione collegiale del GLI ASSI CULTURALI Nota rimessa all autonomia didattica del docente e alla programmazione collegiale del La normativa italiana dal 2007 13 L Asse dei linguaggi un adeguato utilizzo delle tecnologie dell

Dettagli

Comincio da tre! I MIEI AMICI LA MIA FAMIGLIA LE MIE ESPERIENZE IL MIO PASSATO COSA VOLEVO FARE DA GRANDE LE MIE RELAZIONI

Comincio da tre! I MIEI AMICI LA MIA FAMIGLIA LE MIE ESPERIENZE IL MIO PASSATO COSA VOLEVO FARE DA GRANDE LE MIE RELAZIONI I MIEI AMICI LA MIA FAMIGLIA IL MIO PASSATO LE MIE ESPERIENZE COSA VOLEVO FARE DA GRANDE COME SONO IO? I MIEI DIFETTI LE MIE RELAZIONI LE MIE PASSIONI I SOGNI NEL CASSETTO IL MIO CANE IL MIO GATTO Comincio

Dettagli

Il mondo in cui viviamo

Il mondo in cui viviamo Il mondo in cui viviamo Il modo in cui lo vediamo/ conosciamo Dalle esperienze alle idee Dalle idee alla comunicazione delle idee Quando sono curioso di una cosa, matematica o no, io le faccio delle domande.

Dettagli

Presentazione di un caso

Presentazione di un caso Presentazione di un caso Corso Tutor per l autismo (Vr) Roberta Luteriani Direzione Didattica (BS) Caso: Giorgio 8 anni! Giorgio è un bambino autistico verbalizzato inserito in seconda elementare. Più

Dettagli

10 passi. verso la salute mentale.

10 passi. verso la salute mentale. 10 passi verso la salute mentale. «La salute mentale riguarda tutti» La maggior parte dei grigionesi sa che il movimento quotidiano e un alimentazione sana favoriscono la salute fisica e che buone condizioni

Dettagli

Elaborazione grafica dei dati desunti dai questionari di valutazione -FASE FINALE-

Elaborazione grafica dei dati desunti dai questionari di valutazione -FASE FINALE- 13 ISTITUTO COMPRENSIVO "Albino LUCIANI" RIONE GAZZI FUCILE - 98147 MESSINA (ME) Codice Fiscale 80007440839 - Codice Meccanografico MEIC86100G Telefono 090687511 - Fax 090680598 - E-Mail: meic86100g@istruzione.it

Dettagli

Mario Polito IARE: Press - ROMA

Mario Polito IARE: Press - ROMA Mario Polito info@mariopolito.it www.mariopolito.it IMPARARE A STUD IARE: LE TECNICHE DI STUDIO Come sottolineare, prendere appunti, creare schemi e mappe, archiviare Pubblicato dagli Editori Riuniti University

Dettagli

Gli strumenti per una didattica inclusiva

Gli strumenti per una didattica inclusiva STRUMENTI PER UNA DIDATTICA INCLUSIVA Ottilia Gottardi CTI Monza Est Gli strumenti per una didattica inclusiva Ottilia Gottardi CTI Monza Est PRINCIPI della PEDAGOGIA INCLUSIVA Tutti possono imparare;

Dettagli

Esser Genitori dei Bambini Indaco e Cristallo: Crescerli col Cuore

Esser Genitori dei Bambini Indaco e Cristallo: Crescerli col Cuore Esser Genitori dei Bambini Indaco e Cristallo: Crescerli col Cuore Crescere un bambino Indaco o Cristallo è un privilegio speciale in questo momento di turbolenze e cambiamenti. Come genitori, state contribuendo

Dettagli

I-12 LA VALUTAZIONE AUTENTICA INTRODUZIONE 1. di Mario Comoglio

I-12 LA VALUTAZIONE AUTENTICA INTRODUZIONE 1. di Mario Comoglio I-12 LA VALUTAZIONE AUTENTICA di Mario Comoglio INTRODUZIONE 1 Non è raro imbattersi in articoli e in interventi ministeriali che affrontano la questione di come valutare l apprendimento degli studenti.

Dettagli

Dati della ricerca. Quali i risultati? Jonathan Trobia

Dati della ricerca. Quali i risultati? Jonathan Trobia Dati della ricerca. Quali i risultati? Jonathan Trobia Introduzione I percorsi di Arte Terapia e Pet Therapy, trattati ampiamente negli altri contributi, sono stati oggetto di monitoraggio clinico, allo

Dettagli

La teoria storico culturale di Vygotskij

La teoria storico culturale di Vygotskij La teoria storico culturale di Vygotskij IN ACCORDO CON LA TEORIA MARXISTA VEDEVA LA NATURA UMANA COME UN PRODOTTO SOCIOCULTURALE. SAGGEZZA ACCUMULATA DALLE GENERAZIONI Mappa Notizie bibliografiche Concetto

Dettagli

INDICAZIONI INERENTI L'ATTIVITA' PSICOLOGICA IN AMBITO SCOLASTICO

INDICAZIONI INERENTI L'ATTIVITA' PSICOLOGICA IN AMBITO SCOLASTICO INDICAZIONI INERENTI L'ATTIVITA' PSICOLOGICA IN AMBITO SCOLASTICO INTRODUZIONE L Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia e l Ufficio Scolastico Regionale, firmatari di un Protocollo d Intesa stipulato

Dettagli

La natura del linguaggio e il processo di acquisizione

La natura del linguaggio e il processo di acquisizione La natura del linguaggio e il processo di acquisizione Il bambino nasce con un patrimonio genetico e con una predisposizione innata per il linguaggio. Affinché ciò avvenga normalmente è necessario che

Dettagli

generazioni. Presentazione delle Linee guida per l azione dei club verso le iniziative a favore delle nuove

generazioni. Presentazione delle Linee guida per l azione dei club verso le iniziative a favore delle nuove Presentazione delle Linee guida per l azione dei club verso le iniziative a favore delle nuove generazioni. Nell aprile 2010 il Consiglio di Legislazione del Rotary International ha stabilito che le Nuove

Dettagli

IL PROGETTO PEDAGOGICO DEL SERVIZIO

IL PROGETTO PEDAGOGICO DEL SERVIZIO IL PROGETTO PEDAGOGICO DEL SERVIZIO Premessa L estate per i bambini è il tempo delle vacanze, il momento in cui è possibile esprimersi liberamente, lontano dalle scadenze, dagli impegni, dai compiti, dalle

Dettagli

ISTITUTO COMPRENSIVO DI SCUOLA MEDIA E SUPERIORE 86029 TRIVENTO (CB) PROGETTO DI EDUCAZIONE ALIMENTARE

ISTITUTO COMPRENSIVO DI SCUOLA MEDIA E SUPERIORE 86029 TRIVENTO (CB) PROGETTO DI EDUCAZIONE ALIMENTARE ISTITUTO COMPRENSIVO DI SCUOLA MEDIA E SUPERIORE 86029 TRIVENTO (CB) Via Acquasantianni s.n. - (Tel. 0874-871770 - Fax 0874-871770) Sito web: http://digilander.libero.it/ictrivento/ - e-mail: cbmm185005@istruzione.it

Dettagli

Quando a scuola ci si esercita nel far del gruppo il soggetto che apprende

Quando a scuola ci si esercita nel far del gruppo il soggetto che apprende Workshop n. 3 Quando a scuola ci si esercita nel far del gruppo il soggetto che apprende Introducono il tema e coordinano i lavori - Irene Camolese, Confcooperative - Franca Marchesi, Istituto Comprensivo

Dettagli