Fare con Arte il proprio mestiere, non fare dell Arte solo un mestiere. La Scuola d Arte Applicata all Industria del Castello Sforzesco

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1 Fare con Arte il proprio mestiere, non fare dell Arte solo un mestiere. La Scuola d Arte Applicata all Industria del Castello Sforzesco di Valentina Bertoni, Pietro Nimis e Roberto Bellini Era il 4 luglio 1874; alcune carrozze scoperte con i Principi di Piemonte ed il loro seguito arrivano al Padiglione dei Giardini Pubblici di Corso Venezia. La cerimonia è per l inaugurazione della Esposizione Storica di Arte Industriale. Questa notizia viene illustrata con una incisione dal vero dal signor Cenni per una rivista settimanale Nuova illustrazione universale del 12 luglio 1874 eseguita con una precisione quasi fotografica quale servizio di cronaca per la città di Milano. L Esposizione era stata curata dalla Associazione Industriale Italiana che aveva a disposizione questo caratteristico edificio il quale, in un secondo momento, lascerà il posto all odierno Museo di Storia Naturale. La notizia mette in evidenza l interesse nascente per le Arti Industriali, che oggi conosciamo con il nome di Arti Applicate e la sentita necessità di formazione di maestranze nel settore. Infatti nel 1878 la citata Associazione fonda, presso quella che negli anni precedenti era stata la sua sede, il Museo d Arte Industriale facendone dono più tardi al Comune. Tale donazione è accompagnata dalla richiesta di aprire una Scuola che sia collegata con il Museo in modo operativo. Sul frontespizio dello Statuto di fondazione si leggerà più tardi infatti il titolo che contiene esattamente il programma, le modalità ed il fine della futura Scuola: Scuola Superiore d Arte Applicata all Industria del Castello Sforzesco Annessa al Museo Artistico Municipale. Il Museo d Arte Industriale diverrà Museo Artistico Municipale ed i primi corsi di Disegno iniziati in modo sperimentale diventeranno una organizzata Scuola Superiore con un preciso Statuto. I primi attori di questa storica impresa furono il cav. Antonio Beretta, presidente della Associazione Industriale Italiana, l architetto Carlo Maciachini e il pittore Luigi Cavenaghi, che iniziarono a studiare i programmi e la possibilità di aprire corsi con indirizzo mirato alla formazione nelle arti applicate. Il progetto prende forma ed il Comune di Milano, quale principale ente fondatore, si fa carico di portare a buon fine l opera di fondazione. Nel 1882 viene così fondata ufficialmente la Scuola. Lo suggella un Regio Decreto datato 2 luglio 1882, firmato da Umberto I e dal guardasigilli G. Zanardelli, successivamente registrato alla Corte dei Conti addì 31 ottobre 1882 reg. 124 a foglio

2 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco Alle origini i fondatori sono quattro, tre enti locali e uno statale, esattamente il Comune di Milano, la Provincia di Milano, la Camera di Commercio di Milano con la partecipazione del Ministero di Industria, Agricoltura e Commercio. Nello Statuto vengono definiti i contributi per il sostegno alla nuova Scuola ed i compiti spettanti agli Enti fondatori che provvedono poi a stilare il regolamento e l organico per il funzionamento operativo della Scuola stessa. La prima sede messa a dispo- IMMAGINI 1 - Frontespizio dello Statuto (1884). 2 - Il Padiglione dei Giardini Pubblici, sede del Museo d Arte Industriale e della annessa Scuola di Disegno. 3 - Milano 4 luglio 1874: l arrivo dei Principi di Piemonte per l inaugurazione dell Esposizione Storica d Arte Industriale nel Padiglione dei Giardini Pubblici. (Da Nuova Illustrazione Universale) 4/5 - Uno dei personaggi legati alla Scuola: l artista Adolfo Wildt ed il suo busto marmoreo in onore di Arturo Toscanini. (A.R.G.) 71

3 Fare artisticamente il proprio mestiere Da una lettera agli industriali d arte di Luigi Cavenaghi sizione dal Comune di Milano, cui spetta il compito, è proprio l edificio a padiglione dei giardini pubblici di Porta Venezia, precedentemente citato. Alla direzione viene chiamato il pittore Luigi Cavenaghi; nel primo Consiglio Direttivo troviamo inoltre i nomi del pittore Giuseppe Bertini, autore delle vetrate ottocentesche del duomo di Milano e dell Ambrosiana e maestro di Cavenaghi, il dottor Tito Vignoli e come Presidente il marchese Carlo Ermes Visconti. Dobbiamo considerare che erano passati pochi anni dalla raggiunta unità d Italia (1861) e due anni dopo era stato fondato il Regio Istituto Tecnico Superiore, oggi Politecnico, che mirava alla formazione di una classe di dirigenti tecnici e di imprenditori. Nel panorama formativo esisteva già dal 1776 l Associazione di Belle Arti di Brera, dove però non venivano trattate le cosiddette arti minori. Restava così ancora scoperta quell area dell artigianato, chiamato arte industriale ; con la Scuola d Arte, quindi, si veniva a completare una costituzione di quadri intermedi tra la formazione artistica dell Accademia, peraltro benemerita ed il semplice artefice formatosi solo nell esperienza lavorativa. Ill. mo Signore, allo scopo di rendere sempre più pratico l insegnamento del disegno applicato all industria, la Direzione di questa Scuola è venuta nella deliberazione di rivolgersi ai principali rappresentanti dell industria artistica locale, onde addivenire ad un intesa che riesca giovevole all incremento di questa e del pari consenta una più diretta utilità della Scuola Superiore d Arte Applicata all Industria. Sarebbe pertanto opportuno che delegati di questa Scuola potessero visitare i principali stabilimenti artistici industriali della città, onde formarsi un esatto criterio degli indirizzi artistici che nelle singole industrie vanno prevalendo in confronto al gusto del pubblico e a tutte le altre condizioni di indole tecnica e economica, le quali non possono essere equamente apprezzate se non da chi della industria sopporta le condizioni di concorrenza. Così pure dovrebbero gli Industriali visitando questa Scuola, dalla quale esce non piccola parte degli artieri a cui è affidato l incremento dei loro interessi, esaminarne l ordinamento e i risultati che ne derivano, onde consigliare in merito alla coltura artistica della mano d opera della quale devono di continuo fornirsi. Questa azione condotta parallelamente e di conserva, potrà, come la S.V. intenderà sicuramente, condurre a una stretta intesa tra la parte teorica inclusa nell insegnamento e la parte pratica che si svolge quotidianamente nel lavoro dell officina, per cui può derivarne un equilibrio di energie che fu grande coefficiente della gloriosa attività dell industria artistica italiana dei passati tempi. Per tale intesa potremo finalmente, a non lunga scadenza, emanciparci dai modelli stranieri e imprimere ai nostri oggetti uno spiccato carattere di italianità che valga a soddisfare il gusto del pubblico. È pure nell animo di questa Direzione di utilizzare l ingente materiale didattico della scuola per l uso di questi industriali che volessero mandare i loro disegnatori o artieri a consultarne i modelli, libri e giornali italiani e stranieri. Voglia la S.V. Ill. cortesemente rispondere in proposito alla azione che intendiamo sviluppare, ben lieti se oltre ad un cenno di adesione vorrà aggiungere qualche proposta la quale possa agevolare lo scopo al quale tendiamo. Marmo di Bassano Danielli del 1921 realizzato in occasione della commemorazione, tenuta da Guido Marangoni, per Luigi Cavenaghi. 72

4 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco Scuola e museo Scuola e Museo quindi; era stata individuata una nuova formula che potesse essere una azione coordinata nella produzione creativa, basata sulla documentazione diretta circa gli oggetti della produzione. Il museo era dotato di mobili, oggetti di arredo in vetro, ceramiche, smalti porcellane, stoffe e carte d arredo, oreficerie, argenti ed avori e tutto quanto prodotto da manifatture artigianali e artistiche. Tali opere ed oggetti erano stati catalogati per tipologie e con criterio cronologico, messi a disposizione degli allievi quali modelli reali, da disegnare copiando e per lo studio delle forme. Nel titolo della Scuola compare il termine industria; tale termine va inteso e riferito soprattutto ad apparati produttori di tipo artigianale ma anche a quelle che erano le prime esigenze della nascente e prevedibile produzione seriale soprattutto nel tessile. Anche nel campo del commercio il disegno cartellonistico nel primo 900 aveva bisogno di artisti specifici. Sicuramente il prendere ispirazione o, come potremmo dire oggi, il ri-disegnare da modelli classico-antichi era attività viva in Europa già dalla fine dell Ottocento. Abbiamo conferma negli esempi di artisti quali William Morris della stessa epoca, o da quello che oggi è il Victoria and Albert Museum di Londra nel campo museale per le arti applicate. Lo stesso interesse compare anche in altre città europee come Vienna e Parigi, per citare le principali. Questo indirizzo di stretto rapporto tra l arte ed il mondo produttivo viene dato subito alla Scuola dal suo primo direttore, il pittore e restauratore Luigi Cavenaghi, che per un quarantennio si dedicò ad avviare, consolidare e sostenere la Scuola. Ne è testimonianza una lettera con la quale egli si rivolge agli imprenditori dell epoca per stabilire un contatto di reciproco interesse. Per incrementare il rapporto scuola-museo periodicamente venivano acquistate opere che servissero alla Scuola come modelli di studio per gli allievi e nel contempo andassero ad arricchire il patrimonio museale. Le migliori occasioni erano durante le esposizioni fieristiche cui la Scuola partecipava fin dai primi anni della fondazione e dalle quali spesso riportava premiazioni e riconoscimenti. IMMAGINI 1 - Il Castello Sforzesco sullo sfondo di largo Cairoli, per le Esposizioni Riunite del (Illustrazione Italiana - A.R.G.) 2 - Cartolina del 1906 edita in occasione dell Esposizione Universale in Milano. 3 - Sette elaborati eseguiti dagli allievi, copiando i modelli provenienti dal Museo (1916). 73

5 Fare artisticamente il proprio mestiere Intenti e finalità Con il Direttore Luigi Cavenaghi la Scuola lavora con un indirizzo prevalentemente classico, poiché Cavenaghi ritiene che la storia del nostro paese abbia una grande eredità da trasmettere nella formazione degli artieri. Egli in genere si riferiva alle attività artistiche che lui stesso praticava: la pittura in tutte le tecniche, specialmente l olio, l affresco ed il restauro. Quest ultimo in particolare veniva praticato prevalentemente come rifacitura delle parti deteriorate, non essendo stato ancora introdotto il concetto di restauro moderno, dove il rifacimento costituisce un arbitrio anche contro la purezza stilistica dell autore. Era quindi indispensabile una straordinaria abilità nell interpretare lo stile dell autore e riapplicare la sua particolare tecnica nelle parti mancanti. La copia dal vero e lo studio delle tecniche vengono considerate basilari, unite ad uno sguardo agli antichi maestri. Nello stesso periodo, cioè verso la fine dell Ottocento, dalla Francia arrivava l interesse per gli impressionisti e a seguire poi l Art Nouveau e i vari movimenti moderni del primo 900. Il direttore Cavenaghi cercò di dosare questi ultimi interessi, che chiamò le mode del momento, continuando a

6 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco preferenziare una fedeltà alla classicità italiana, grande portatrice di valori artistici. Solo più tardi con il secondo Direttore Alfredo Melani l interesse per il panorama europeo aumentò, dovuto anche alla partecipazione a numerose Esposizioni nazionali Luigi Cavenaghi ( ) Fondatore e primo direttore della Scuola Superiore d Arte Applicata, pittore, affreschista (volta della chiesa di Caravaggio) restauratore già nel salone dei Giardini Pubblici (restauri pittorici per privati e musei), insieme a Carlo Maciachini Luigi Cavenaghi iniziò i primi corsi e le prime sperimentazioni di scuole e progettando nel contempo la Scuola Superiore d Arte Applicata, allo scopo di valorizzare la produzione artistica quale materia prima di misconosciuta importanza, una delle maggiori e più nobili ricchezze: la genialità tradizionale del popolo italiano come scriveva Guido Marangoni, tessendone l elogio. Il Comune fu il primo a riconoscere la validità di sostituire questa opportunità visto l afflusso dei giovani e, non bastando il padiglione dei Giardini, potè trasferire nel 1885 la Scuola al Castello Sforzesco, in un primo momento nella Corte Ducale e più tardi, dopo il restauro operato da Luca Beltrami, nell ala sinistra del Castello, dove resta fino al dicembre Molto dedito a promuovere la Scuola, assillando le autorità locali e governative per poter ottenere il necessario affinché la Scuola potesse procedere nel suo percorso, dirigendo insegnanti ed assistenti, seguendo personalmente gli allievi e avviandoli anche nella professione. Anche nell ultimo periodo, in cui la malattia gli aveva impedito la professione, non mancava di interessarsi alla Scuola, tanto da guadagnarsi l appellativo affettuoso di el pà attribuitogli dagli allievi. Molto attento ad impostare un insegnamento adeguato al Il pittore Luigi Cavenaghi nel suo studio. tempo ed alle necessità della professione, quello che oggi chiamiamo il rapporto scuola-lavoro. Con Cavenaghi i contenuti degli insegnamenti dei corsi furono attenti ad una fedeltà alla tradizione classica. Egli guidò la Scuola con grande professionalità, senza indulgere troppo alla moda del momento. Si tenga conto che nell epoca di fine secolo lo stile liberty e gli ismi di derivazione franco-europea si facevano sentire in tutta Europa. Sarà il suo successore Alfredo Melani ad aprire alle risonanze francesi attraverso l introduzione dello stile floreale ormai affermatosi attraverso la Belle Epoque lombarda. Divulgò il nome della Scuola nel mondo artistico nazionale ed internazionale facendola partecipare a numerose Esposizioni e Concorsi. Tenne i contatti con Brera, con la Società Umanitaria (coadiuvandola, insieme ai maggiori artisti e maestri d arte del tempo, nelle scelte in materia di arte applicata all industria) e con l Università delle Arti Decorative, che la stessa Umanitaria stava istituendo a Monza nella Villa Reale. Considerando anche i quattro anni dei corsi sperimentali prima della nascita della Scuola, possiamo dire che il Maestro Cavenaghi dedicò ben quarant anni nella sua vita di impegno intelligente ed attento sempre alla ricerca dei migliori risultati, a favore dell istituzione che aveva contribuito a fondare. ed estere, cosicché il Liberty ed i vari ismi di derivazione europea entrarono a far parte dei linguaggi espressivi degli allievi. In un programma del 1925 troviamo: La Scuola Superiore d Arte Applicata all Industria vuole dare agli artefici che posseggono i fondamenti tecnici e grafici, la cultura e l abilità artistica che loro consentano di esercitare l arte liberamente e nobilmente. Conservando queste due linee portanti di base la Scuola seppe modificare ed aggiornare gli insegnamenti, procedendo al passo con i tempi, a secondo di quanto l attualità richiedeva, senza perdere qualità ma piuttosto cercando di migliorarla integrando sempre nuove possibilità espressive. Dall inizio fino al 1940 la Scuola non cessò mai di partecipare alle Esposizioni Nazionali ed Internazionali, raccogliendo medaglie, diplomi e riconoscimenti. Dopo la guerra, per circa un ventennio, ebbe l incarico di Direttore Giuseppe IMMAGINI 1 - Un aula del Castello per la copia dal vero. 2 - Il Castello, simbolo di Milano, in un disegno progettuale di restauro di Luca Beltrami: all interno ebbe sede per oltre un secolo la Scuola Superiore d Arte Applicata all Industria. 75

7 Fare artisticamente il proprio mestiere La serietà di indirizzo è il valore della Scuola. Parola di Luca Beltrami Boattini, ricordato da molti allievi e colleghi come un uomo di grande disponibilità per la Scuola e per le persone che la frequentavano. Molti infatti ricordano con piacere di aver partecipato a uscite culturali che il direttore organizzava in varie città oltre che in Milano, conducendo gli allievi a conoscere le bellezze artistiche del nostro Paese nella loro realtà. Nel 1966, con il Direttore Carlo Paganini, scultore, si ha una riorganizzazione dei corsi e dei programmi; in quegli anni viene eseguito dal Comune di Milano un restauro nei Musei del Castello Sforzesco e nei locali che la Scuola occupava. Paganini nell arco di 27 anni apportò varie modifiche: sostituì la scultura con tecniche che riguardavano la comunicazione: come grafica pubblicitaria e illustrazione, alle quali più tardi si aggiunse il fumetto. Invitò illustri personaggi, come Bruno Munari, Gillo Dorfles, Silvio Ceccato ed Emilio Tadini a tenere comunicazioni e conferenze agli allievi, chiamò valenti docenti come Pino Tovaglia, Carlo Dradi, Gianfilippo Usellini, Eros Pellini, Felice Mina, Leonello Pica, per citarne solamente alcuni. Aprì i laboratori di vetrata, mosaico ed incisione, diede una nuova biblioteca alla Scuola, riservando la biblioteca antica solo a ricerche particolari ed un laboratorio fotografico a servizio in particolare della grafica. Oltre ai tradizionali corsi serali aprì inoltre corsi diurni, gestiti dall Amministrazione Comunale, sotto la sua direzione, dando vita alla Scuola Arte e Messaggio, con indirizzo affine alla comunicazione. Nel 1982 editò la prima monografia della Scuola in occasione del centenario di fondazione. Al direttore Paganini seguì il direttore Luigi Timoncini, pittore, che nei suoi 10 anni di direzione fece una riorganizzazione prima di tutto amministrativa poiché i tempi lo richiedevano; riorganizzò i corsi portandoli da frequenza quadriennale a frequenza triennale, concentrando i programmi e rendendo autonomo ogni percorso didattico, Questa solida costituzione della Scuola, oltre che dal numero e dal valore degli artefici che da lei irradiarono (150 nel primo anno, 300 nel 1895, oltre 500 nel 1905, n.d.r.), contribuendo a dare impulso e serietà di indirizzo alla produzione artistica professionale, è attestata dalla prova subita durante la fase eccezionale che il sentimento estetico attraversò in questi ultimi decenni. Se un indirizzo sano, positivo non avesse presieduto alle sue sorti, la Scuola avrebbe forse ceduto, (come purtroppo avvenne in consimili scuole, specialmente all'estero), a quell influsso che, attribuendosi la missione di arte nuova, ritenne di poter sfatare il passato, di ribellarsi alle tradizioni, col preconcetto di rinnovare ciò che per sua natura già si rinnovella nell'incessante lavorìo dell evoluzione dell'arte. L'illusione di aprire nuovi orizzonti artistici col semplice mezzo di una esclusiva ed intensificata inspirazione della natura, tramontò più che per effetto di una reazione, per la fatuità dei suoi risultati: ed oggi chi rievoca i fasti di questa così detta arte nuova, non può a meno di constatarne l'artificio, la monotonia, e quel che è peggio, l'abuso della ripetizione, sostituendo allo studio sincero della natura il troppo comodo sfruttamento, compiuto a man salva, di forme straniere, in contrasto con la genialità latina. La Scuola d'arte seppe sfuggire alle esagerazioni di questo influsso: pur giovandosi di quanto un lodevole desiderio di novità poteva consigliare nel campo essenzialmente decorativo, in relazione a mutate o sopraggiunte esigenze della vita, non volle rinunciare ai principi fondamentali del senso estetico, nè ai dettami della tradizione, gli uni e gli altri non facilmente mutabili. In tal modo, la Scuola seppe contemperare queste tradizioni colla razionale aspirazione verso una continua originalità delle manifestazioni: poiché non vi è ragione alcuna di rinnegare forme d'arte ancora efficaci per il semplice fatto che delle medesime siasi abusato, o ne sia stato snaturato il carattere in gelide riproduzioni. da Città di Milano del 30 aprile 1916 Progetto di pendole e lampada degli allievi Mariano e Marchesi per l Esposizione di Roma del 1907 (da Arte Italiana Decorativa e Industriale). 76

8 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco collegato al laboratorio corrispondente, in pratica introducendo il concetto di approfondimento per ogni disciplina trattata. Iniziò l attuazione dei corsi brevi in modo sperimentale e riprese l antica tradizione della premiazione degli allievi meritevoli alla scadenza di ogni triennio. Editò due monografie: una nel 1997, per i 100 anni di permanenza della Scuola al Castello Sforzesco ed una seconda nel 2003 per ridare visibilità alla Scuola dopo il trasferimento subìto. Da pittore, appassionato di incisione, diede un risalto particolare anche a questa disciplina, organizzando un vero laboratorio e costituendo un percorso di studio autonomo anch esso di durata triennale. Dal 2004 l architetto Pietro Nimis, attuale direttore, sulle orme di Timoncini, ha portato avanti quanto in precedenza aveva fatto il maestro, poiché essendo stato suo collaboratore per il coordinamento didattico, non ha dovuto portare modifiche sostanziali aggiuntive ai corsi serali. Ha invece potenziato i corsi brevi sia serali di 60 ore, sia diurni di 30 ore, introducendovi anche nuove discipline come la scultura e il disegno di figura dal vero, tecniche informatiche per la grafica ed altri corsi minori. L idea portante di Nimis, è stata finora di potenziare il rapporto della Scuola con la città e l esterno. Molti sono stati tra il 2004 ed il 2008 gli eventi cui la Scuola ha partecipato con presenza a fiere, esposizioni e mostre. Un secondo obiettivo, nella didattica, è di fare riscoprire agli allievi il concetto di progettazione, secondo il termine molto usato di design. IMMAGINI 1 - Bozzetto di Pino Tovaglia, docente della Scuola, per la ditta Nebiolo. (dal volume La regola che corregge l emozione - Corraini Ed., 2005) 2 - Un aula del Castello durante un esercitazione di disegno dal vero (anni 60). 77

9 Fare artisticamente il proprio mestiere Il Castello Sforzesco La sede della Scuola La prima sede della Scuola, il Padiglione dei Giardini Pubblici di Porta Venezia, divenne insufficiente già dopo pochi anni dalla fondazione poiché il buon nome della Scuola cresceva e gli allievi aumentavano ed era necessaria una sede più adatta. Il Comune fu il primo a riconoscere la validità di questa opportunità visto l afflusso dei giovani e poté trasferire nel 1885 la Scuola al Castello Sforzesco in un primo momento nella Corte Ducale e più tardi, dopo il restauro operato da Luca Beltrami, nell ala sinistra del Castello dove restò fino al dicembre 1999, escludendo qualche piccolo La sede storica della Scuola Superiore d Arte Applicata non costituisce un periodo importante solo nel percorso storico dell Istituto ma è un momento significativo per l intera storia della città. Dobbiamo considerare che il Castello, dopo le gloriose epoche rinascimentali dei Visconti e degli Sforza, nobile residenza fortificata, ma anche fonte di munificenza artistica e culturale (si pensi al periodo leonardesco), in seguito alle occupazioni straniere vide passare tra le sue mura solamente eserciti, armi, cavalli e prevalentemente ciò che serviva al potere per una riserva di forza militare da usare all occorrenza, con tutto ciò che ne derivava. Possiamo ricordare a tal proposito che gli Spagnoli avevano utilizzata la torre antistante come deposito di polveri da sparo, che un certo giorno malauguratamente saltò in aria distruggendo la torre del Filarete. Possiamo quindi immaginare l antipatia dei milanesi per un complesso storico che non ricordava la storia, ma malandato e maltrattato com era, faceva memoria solo di guerre e tempi tristi. Fu forse l intuizione dell architetto Luca Beltrami ( ), maggiore rappresentante italiano del restauro storico, che sosteneva la necessità di basare la ricostruzione dei monumenti su una precisa documentazione e che aveva visto e studiato il restauro della città di Carcassonne in Francia ad opera di E. Viollet-le-Duc ( ), a proporre il restauro e la ricostruzione delle parti in rovina, al fine di farlo diventare nuovamente un monumento testimone di storia e di cultura. Pare che Beltrami si sia trovato davanti a molte parti del monumento completamente perse e che egli ricostruì anche forse con deduzioni un po personali. Sta di fatto che egli riuscì comunque nell intento di fare amare nuovamente ai milanesi il loro castello facendolo diventare contenitore di arte, proprio per il primo nucleo museale e per la Scuola d Arte Applicata che ivi collocò. A quest idea concorse, oltre alla Società Umanitaria (che nel Castello istituì le sue Scuole d Arte Applicata all Industria), anche la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde che fornì ulteriori fondi per realizzare tale progetto, assieme al Comune di Milano. Lo stemma e l intestazione sono tutt oggi visibili. L ingresso della Scuola nel cortile del Castello fino agli anni Duemila, quando cambiò sede Sezione del piano terreno dal progetto di massima per l adattamento del corpo di fabbrica anteriore del Castello Sforzesco ad uso di laboratorio e scuola d arte applicata all industria (Archivio Storico Umanitaria). 78

10 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco spostamento in occasioni particolari dei quali vi è notizia ma non riscontro nei documenti. Nel 2000 la Scuola è stata trasferita dall amministrazione comunale dal Castello Sforzesco alla sede di via Giusti insieme alla Civica Scuola diurna Arte e Messaggio, con la quale tuttora condivide parte dei locali. Il Comune primo Ente Fondatore, che per Statuto fornisce gratuitamente la sede alla Scuola, in questo caso ha deciso unilateralmente di destinare lo spazio del Castello ai Musei, trasferendo le due scuole nell edificio di via Giusti. Lo sradicamento dalla antica sede ha comportato per la Scuola un notevole disagio. Primo tra tutti il calo delle iscrizioni sia per il disorientamento della popolazione scolastica sia per il minor spazio disponibile e la diversa qualità dello spazio stesso: le aule scolastiche tradizionali non sono le più congeniali per i laboratori d arte a differenza dei grandi saloni del Castello. È innegabile che la perdita della prestigiosa sede ne abbia appannato anche l immagine. Il questi anni però, sia il direttore Timoncini che ha dovuto suo malgrado accettare il trasloco, sia l attuale direttore Nimis hanno fatto il possibile per ripristinare l immagine della Scuola e le iscrizioni degli allievi non sono globalmente diminuite dal 2003 ad oggi. Internet e la pubblicità hanno permesso di non perdere ulteriore terreno tanto da poter verificare l andamento verso un consolidamento di una nuova immagine della Scuola. I rapporti con gli altri enti storici milanesi Le tracce giunte a noi dal passato sulla Scuola Superiore d Arte Applicata non sono generose, ma da quanto sappiamo la Scuola ha avuto già collegamenti con la Società Umanitaria, poiché troviamo in un documento del 1925 che i giovani licenziati dalle Scuole-Laboratorio d Arte applicata all Industria dell Umanitaria davano accesso ai corsi superiori della Scuola, nei tre indirizzi superiori di pittura decorativa, architettura applicata, scultura decorativa. Non solo, gli allievi dei corsi citati potevano fare degli studi sulla flora e sulla fauna all aperto nelle Scuole dell Umanitaria e frequentare i Corsi speciali e straordinari di Decorazione moderna e d ogni Arte applicata istituiti dall Umanitaria stessa. Questo ci mostra che vi era un coordinamento di programmi svolti e praticati, analogie di indirizzo. Analoghi riferimenti vengono fatti per la Scuola per gli Artefici di Brera. Per quanto riguarda la Società di Incoraggiamento d Arti e Mestieri, crediamo che da questo istituto provenissero allievi che avevano ricevuto una prima formazione utile sul disegno geometrico, probabilmente per il corso superiore di architettura applicata. In tempi più recenti ( ) la SIAM ha ospitato presso la sua sede i due corsi Artefici e Restauratori di Vetrate Istoriate, programmati da due profondi conoscitori del settore, quali Ernesto Brivio, direttore della Fabbrica del Duomo, e Caterina Pirina, studiosa storica di vetrate, appartenente al Corpus Vitrearum Medii Aevi. In questa occasione la Scuola del Castello ha dato un apporto di due esperti nel campo per la composizione e la progettazione pittorica con il pittore Luigi Timoncini e, per il disegno e la tecnologia, con l architetto Pietro Nimis, che hanno partecipato come docenti di entrambi i corsi. Con gli altri tre Enti Storici c è un collegamento dato prima di tutto dalla storia milanese, EMIT, Ente Morale Istruzione Tecnica e Circolo Filologico Milanese, mentre con la Scuola Cova c è un denominatore comune dato dall arte; la Scuola Cova ha infatti una grande tradizione nel campo delle ceramiche e della decorazione ad esse collegata. Eventi che segnano un cammino Abbiamo già citato le tappe fondamentali dello sviluppo della Scuola nei cambiamenti di sede, pur considerando che la sede storica ufficiale fu per ben 105 anni il Castello Sforzesco. Possiamo vedere ora i rapporti della Scuola con la città e con la società non tanto nelle finalità che si erano posti i fondatori, di formare cioè i quadri delle maestranze nel campo delle arti applicate attraverso seri programmi ed insegnamenti, quanto con quelli che si possono chiamare Eventi di una certa importanza, quelli che hanno impresso e che imprimono un marchio di qualità alla storia della Scuola. Va dato merito al primo direttore, Luigi Cavenaghi, di aver promosso e voluto la par- 79

11 Fare artisticamente il proprio mestiere 80

12 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco tecipazione della Scuola alle principali esposizioni dell epoca italiane ed estere, attraverso l invio delle opere degli allievi. Esporre significava allora come oggi fare vedere al pubblico la bravura degli autori riguardo agli elaborati esposti. La partecipazione a questi grandi eventi, da quanto ci è dato conoscere, inizia due anni dopo la fondazione della Scuola con la partecipazione all Esposizione Nazionale di Torino del 1884, che permette di riportare in sede due medaglie d oro. Due anni più tardi, forti del successo ottenuto, la partecipazione è ad una esposizione internazionale in Belgio, nella città industriale di Anversa, riportando anche in questa occasione una medaglia per la buona qualità delle opere esposte. Segue poi Palermo, cinque anni dopo, con un diploma d onore. Nel frattempo avviene l installazione della Scuola nella sede che diventerà storica: il Castello Sforzesco. Pensiamo che questo abbia comportato un lavoro di assestamento e riorganizzazione interna che non ha concesso di dedicarsi ulteriormente alle Esposizioni. Poi però, dal 1898 al 1911 troviamo ben sette appuntamenti, in media uno ogni due anni: Torino, Parigi, ancora Torino e nel 1904 niente meno che Saint Louis, città addirittura oltremare, poi nel 1906 l Esposizione Universale di Milano, successivamente Roma e di nuovo Torino. Questa felice catena di avvenimenti si interrompe con la morte del direttore Cavenaghi, il quale era certamente riuscito nel suo intento di lanciare brillantemente il nome della sua Scuola ; si consideri inoltre che i mezzi per viaggiare all inizio del secolo non erano come quelli odierni! Sotto Boattini le partecipazioni a mostre ed eventi proseguono, ma con ritmi ed obiettivi diversi e più limitati: Biennale di Monza, celebrazione del cinquantesimo di fondazione con mostra a Palazzo Beccaria a Milano, cui seguono tre partecipazioni alle Triennali di Milano. Abbiamo già citato la caratteristica del direttore Boattini di coltivare uscite culturali per la documentazione diretta sulle opere nazionali; con carta e matita si facevano IMMAGINI 1 - Cartellone composto dall alunno A. Vassallo per l Esposizione di Roma del Cartolina di Basilio Cascella facente parte di una serie disegnata da alcuni dei maggiori artisti del tempo per il manifesto della I Biennale d Arte di Monza. (Archivio Società Umanitaria) 3 - La sala dell Esposizione di Arte e Artigianato di Kyoto (Giappone) in cui vennero esposti nel 2004 i lavori del laboratorio di Design tessile. 4 - Tre copertine delle monografie sull attività della Scuola del Castello. 81

13 Fare artisticamente il proprio mestiere I corsi della Scuola negli anni rilievi dal vero e si ha notizia che siano strati fatti anche calchi con il gesso per rilievi dal vero su alcune sculture. Nell epoca del direttore Paganini possiamo ricordare la grande mostra al Palazzo dell Arengario di Milano nel 1971 ed alcune mostre interne di fine anno, al Castello Sforzesco, ma soprattutto nel 1982, in occasione del centenario della Scuola, la mostra e la presentazione della prima monografia, punto fermo del lavoro svolto nella scuola e primo consistente documento fotografico delle opere realizzate da allievi e docenti. Sarà il direttore Timoncini, quindici anni dopo, nel 1997 a presentare la seconda monografia della Scuola per la ricorrenza dei 100 anni della sede storica della Scuola all interno del Castello Sforzesco. Nel 1999 la Scuola riceve dalla Camera di Commercio di Milano il riconoscimento Milano Produttiva con conferimento della medaglia d oro. Pochi mesi dopo la Scuola viene trasferita dall Amministrazione Comunale nella nuova sede di via Giusti. Questo evento, che porta necessariamente un certo disorientamento nell attività della Scuola, suggerisce nuovamente la necessità di riprendere in considerazione la partecipazione ad esposizioni esterne. Così il direttore Timoncini, con l aiuto del coordina- Da uno stampato del 1925 si desumono finalità e corsi. L insegnamento dei corsi superiori durava quattro anni e la scuola era divisa in tre sezioni: PITTURA DECORATIVA E ARTI AFFINI, per i pittori decoratori, gli scenografi, i pittori di vetrate, di ceramiche, disegnatori di stoffe, pizzi e ricami, per gli incisori, i litografi, gli illustratori del libro; ARCHITETTURA APPLICATA, per i capomastri, i disegnatori edili, gli ebanisti, i fabbri ferrai e i marmisti; SCULTURA DECO- RATIVA, per gli scultori decoratori, gli stuccatori, i modellatori in genere, i ceramisti, gli intagliatori, i cesellatori. Annessa ai Corsi Superiori, la Scuola aveva i corsi preparatori che duravano tre anni ed erano costituiti da: STUDIO DAL VERO e AVVIAMENTO ALL ARTE APPLICATA. Da un altro rendiconto del 1931, si desume che con gli anni era subentrata qualche variazione: la durata dei corsi superiori passa a tre anni per la specializzazione dei mestieri. Le sezioni, integrate da nozioni di storia dell arte ed i corsi preparatori, comuni a tutte le professioni, da triennali divengono biennali, sono sempre tre: PITTURA DECORATIVA e MATERIE AFFINI; ARCHI- TETTURA APPLICATA; SCULTURA ORNAMENTALE. Erano comprese molte discipline: dalla decorazione al disegno dal vero; dall oreficeria all intaglio e al ricamo; dalla plastica ornamentale alla ceramica con successive estensioni alla geometria descrittiva, alla grafica, alla pittura pubblicitaria. Negli anni Settanta, sotto la direzione di Carlo Paganini, la Scuola è costituita da un periodo di due anni a carattere propedeutico e di due anni per i corsi superiori nei seguenti indirizzi: PITTURA DECORATIVA, integrata da nuovi laboratori di affresco, vetrata, mosaico, incisione e più tardi arazzo; ARREDAMENTO, come continuazione dell indirizzo architettonico; ILLUSTRAZIONE, che negli anni darà luogo anche al fumetto; GRAFICA PUBBLICITARIA. Negli anni Novanta, con la direzione di Timoncini, il Consiglio dirigente decide di concentrare il periodo propedeutico ad un solo anno, richiedendo una prova di ammissione per alcuni corsi. Vengono conservati i due anni di corso superiore riferiti ad una sola disciplina per poter giungere ad un adeguato approfondimento: tanti corsi quanti sono gli indirizzi. Aula di grafica nel Oggi la Scuola conserva ancora questa struttura; i corsi sono semplicemente stati separati in due distinti dipartimenti: artistico, con 6 indirizzi e di comunicazione con tre indirizzi: DIPARTIMENTO ARTISTI- CO, affresco, mosaico, vetrata, tecniche pittoriche, design tessile, incisione; DIPARTIMENTO della COMUNICAZIONE con illustrazione, fumetto e graphic design In tale modo, alla fine del triennio, anche il titolo di studio e la valutazione conseguita sono riferiti all indirizzo scelto. 82

14 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco tore prof. Nimis (che più tardi passerà lui stesso alla direzione della Scuola), decide di riprendere ad accettare gli inviti delle occasioni che vengono dall esterno. Nasce così un proficuo rapporto con l Ente Fiere di Monza e Brianza, tramite il prof. Sergio Volpi e l arch. Gabriele Radice, estimatori convinti della produzione artistica della Scuola. Nel 2003 la Scuola riceve il 4 Premio Internazionale Humanware Natural Inspiration. L anno successivo 55 opere del laboratorio di Design Tessile, quali esponenti dell artigianato lombardo di qualità, vengono inviate a Kyoto in Giappone, alla IMMAGINI 1/2 - Due lavori realizzati dagli studenti ai corsi di Decorazione pittorica, studio del volto, e di Fumetto-Illustrazione (anni 90). 83

15 Fare artisticamente il proprio mestiere Gallery of Traditional Arts & Crafts; lo stesso laboratorio sarà presente in una o due partecipazioni ogni anno, prevalentemente a Monza o in località della Brianza, con minor numero di opere ma di uguale grande apprezzamento. È impegno preciso del nuovo direttore Pietro Nimis accettare il maggior numero di inviti ricevuti dall esterno per garantire alla Scuola una notorietà altrimenti difficilmente esportabile. Ad oggi la Scuola conta due saloni del fumetto con Cartoomics alla Fiera di Milano nel 2007 e nel 2008, tre partecipazioni al Premio Lanfredini della Camera di Commercio di Milano nel 2005, 2006, 2008, con tre installazioni su tematiche diverse relative all artigianato di qualità, inoltre numerose partecipazioni alla manifestazione Hobby Show Salone delle Belle Arti e della Creatività manuale al Forum di Assago. E per finire, due mostre al Castello Sforzesco, ospitate nella Sala Consultazioni della Civica Raccolta Bertarelli, nel 2007, Decordesign e nel 2008, 20 anni di incisioni. Maestri ed allievi del laboratorio di incisione della Scuola. Sarebbe bello poter fare un elenco di tutti i maestri d arte ed anche grandi artisti che sono passati dalla Scuola ed hanno contribuito con i loro nomi a segnarne la storia. Ci pregiamo di citarne solo alcuni quali simbolici portabandiera di un percorso: Giuseppe Palanti, pittore della Bella Epoque lombarda, Carlo Carrà, celebre pittore dei periodi futurista e metafisico, Adolfo Wildt grande scultore della fine 800 e primo 900, Umberto Milani importante scultore milanese degli anni 50, il già citato celebre grafico Pino Tovaglia, ed infine un raffinato artista famoso proprio per le sue specialissime opere a carattere decorativo, Piero Fornasetti. La Scuola del Castello oggi In questi ultimi anni la Scuola ha dovuto attivarsi per sopperire alle difficoltà sorte con il passaggio dalla sede storica del Castello Sforzesco alla nuova sede di via Giusti 42, riuscendo a mantenere il buon livello qualitativo che si era meritata per oltre un secolo e cogliendo l occasione di riattivarsi in direzioni adeguate. 84

16 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco Primariamente ha cercato di far risuonare il suo prestigio all esterno e di farlo meglio conoscere alla città, al mondo delle arti applicate e delle attività professionali ad essa vicine; avere poi un rapporto più stretto di tipo comunicativo con gli storici Enti Fondatori; studiare nuove modalità per perfezionare i corsi di formazione. Oltre ai classici canali pubblicitari dei manifesti, della diffusione dei depliant informativi, degli inserti sui periodici di settore e dei canali informatici, è stata scelta una strada di comunicazione diretta con il pubblico; infatti si è principalmente pensato a Fiere ed Esposizioni, accettando gli inviti ricevuti e presenziando il più possibile con le attività esterne. Tra eventi importanti e di rilievo ed eventi minori ma significativi per un contatto con il pubblico, negli ultimi cinque anni la Scuola è intervenuta a non meno di 25 iniziative esterne. È stata curata di conseguenza una maggiore informazione dell attività svolta nei confronti degli Enti Fondatori. Nella sua lunga e prestigiosa tradizione la Scuola Superiore d Arte Applicata ha aggiornato costantemente i propri programmi e la didattica, alle esigenze professionali che emergevano nella vita culturale, economica e sociale della città e dell interland milanese. Ha guardato all attualità senza dimenticare la tradizione; riteniamo questa una linea che porti una attenzione particolare a valorizzare il proprio passato che basa le sue radici nell artigianato lombardo, ma che è anche consapevole di dover portare il proprio contributo di professionalità per Milano e la società attuale. IMMAGINI 1 - Studio di decorazione realizzato nel corso di Affresco. 2 - La nuova sede della Scuola in via Giusti, Veduta dell attuale aula di pittura. 85

17 Fare artisticamente il proprio mestiere I corsi attuali Come si è già accennato la Scuola del Castello ha avuto di mira nel tempo un continuo aggiornamento dei propri programmi, in un fertile rapporto di interazione e di reciproca influenza tra docenti ed allievi. Se inizialmente i modelli per la lavorazione degli oggetti potevano essere forniti dal museo, in seguito si sono sempre più coltivati lo spirito di osservazione, le facoltà analitiche e le possibilità immaginative degli allievi, secondo quello che è stato l apporto culturale nell arte del 900. Fin dall inizio la nuova Scuola si configurò come un complesso di laboratori dove gli allievi, con libere scelte, si formavano nelle diverse specialità a immediato contatto con i materiali e con la guida di un maestro, secondo la grande tradizione italiana della bottega. In realtà la formula della bottega tra artigianato artistico e industria bene qualifica anche oggi l indirizzo di una Scuola che con spiccato senso di concretezza ha sempre privilegiato rispetto alla teoria la pratica operativa. Tradizione dunque e, al tempo stesso, attualità; o piuttosto attualità nella tradizione. È questo il binomio che meglio definisce il particolare carattere della Scuola del Castello (come comunemente viene chiamata dai giovani): attenta per un verso ad un passato glorioso (tra gli artigiani lombardi famosi in Europa basti ricordare gli orafi e 86

18 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco smaltatori altomedievali, gli armaioli quattrocenteschi, gli intagliatori di cristalli e i ricamatori tra Cinque e Seicento, i neoclassici Maggiolini), ma per un altro costantemente preoccupata di aggiornare la propria didattica alle esigenze e possibilità professionali. Tre punti quindi che hanno caratterizzato anche la linea didattica della Scuola sono: il rapporto con le realtà produttive, la teoria data sempre attraverso le esercitazioni pratiche, la presenza di maestri creativi e operanti nell arte insegnata. I maestri docenti sono artisti o comunque professionisti che lavorano nel settore trattato nell insegnamento corrispondente; il docente quindi lavora accanto all allievo, correggendo e mostrando praticamente come intervenire sull opera in corso. I corsi offerti oggi dalla Scuola Superiore d Arte Applicata, nella nuova sede di via Giusti 42, comprendono dieci discipline o indirizzi, distribuiti in due dipartimenti, quello artistico e quello comunicativo. Tutti i corsi hanno all origine una fase preparatoria, in taluni autonoma di un intero anno, in altri inglobata nello stesso anno di inizio, che riguarda fondamentalmente la copia dal vero, il colore e l espressività della forma. Esistono, oltre ai corsi triennali, alcune altre opzioni di corsi brevi. Sono stati sperimentati prima, e poi attivati regolarmente, sia i corsi brevi serali, integrati nell attività dei corsi triennali, sia i pomeridiani, con una presenza di pubblico diverso. I primi riguardano studenti e lavoratori che dispongono di tempo alla sera, i secondi sono invece rivolti a persone che vogliono perfezionare o iniziare la loro conoscenza del mondo artistico. I corsi brevi serali seguono una preparazione prettamente tecnica che può essere svolta insieme ai triennali. Nei corsi l insegnamento è quasi individualizzato, poichè inizia tenendo conto del livello formativo di ogni partecipante. IMMAGINI 1 - Il laboratorio di mosaico e vetrata. 2 - Saldatura a piombo di una vetrata. 3 - Allieve al lavoro nel laboratorio di Design tessile. 4 - Creatività contemporanea applicata all antica tecnica del mosaico. 87

19 Fare artisticamente il proprio mestiere I corsi brevi trattano oltre alle tematiche tradizionali già citate anche tematiche di supporto, o di interesse collegato come ad esempio la figura dal vero, l anatomia, la scultura decorativa, i vari corsi di disegno informatico, o altri saltuariamente, come il restauro monumentale. L epoca del design Molte delle scuole di arti applicate o, come venivano chiamate un tempo, arti industriali, videro una sostanziale trasformazione a cavallo della metà del 900, verso gli obiettivi che portavano al Design, inteso come progettazione, con una chiave estetizzante dell oggetto, soprattutto in Europa. Il primo design, tanto per dargli un nome, il design di Munari, si occupava di capire e dare un senso alla forma che tenesse conto della funzione, con una certa semplicità, scevra da sovrastrutture decorative che minimizzasse il consumo di materiale, di energia produttiva e che avesse una forma accattivante, in grado di esprimere anche la novità e l attualità produttiva. La Scuola del Castello è rimasta fuori da questa trasformazione sia per l impulso primitivo ricevuto, sia perché il nostro paese, ricco d arte antica, richiama continuamente l interesse per una certa classicità che cambia nel tempo ma che mantiene sempre una parte delle antiche radici; ma ora il termine design compare in ogni campo del vivere e quindi anche nell arte, soprattutto se arte applicata, nella moda, nell arredamento, nell oggettistica, nella grafica. In ogni campo dove ci sia un percorso progettuale si parla di design. Oggi dobbiamo dunque porci questo interrogativo, se non entrare decisamente nel campo, perlomeno sfiorarlo e coglierne le influenze, coglierne i richiami senza esserne fagocitati e soprattutto senza uscire dai binari di percorrenza di quella che è stata la storia della Scuola. 88

20 Scuola Superiore d Arte applicata all industria - Castello Sforzesco Provando a riflettere un momento, l arte ha sempre fatto un percorso più o meno progettuale: prefigurare l opera mediante schizzi, bozzetti, studio di varianti di forma e di colori, studio dei rapporti dell opera con il contesto, stesura dell opera Se l opera ha carattere decorativo dovrà rapportarsi con il contesto, se è applicata dovrà rapportarsi con le finalità per cui viene prodotta ed eseguita, con l ambito culturale, con l epoca ecc. La Mostra che la Scuola ha presentato al Castello Sforzesco nel 2007, intitolata Decordesign, è stata un esempio di contaminazione : l insieme del processo decorativo mediante l antica tecnica delle carte a colla, divenuto progetto per un elaborato tessile, opera unica, arazzo-scultura o arazzo-pittura. Design come disegno, che coniuga il verbo disegnare ma anche designare, cioè stabilire ciò che si vuole ottenere, ossia progettare, che coglie meglio il significato del termine. Nella Scuola tutti gli indirizzi, tutte le discipline praticate possono sentirsi più o meno coinvolte. Il laboratorio di Design Tessile già a pieno titolo come anche il laboratorio di Grafica, o meglio Graphic Design, che proprio per il carattere di espressività comunicativa che porta è pienamente coinvolto di nome e di fatto. Ma anche il laboratorio di Mosaico, Vetrata, Affresco possono essere chiamati in causa per il proprio valore applicativo. IMMAGINI 1 - Poster realizzato al corso di grafica. 2 - L artista designer Bruno Munari nell aula di grafica (anni 70). 3 - Tecniche di riproduzione seriale applicate al disegno. 4 - Locandina della mostra di Decordesign, realizzata al Castello Sforzesco nel Nella pagina succesiva: il diploma di fine corso disegnato da Parmeggiani (1910) e la medaglia coniata da Ludovico Pagliaghi (autore anche della porta centrale in bronzo del Duomo di Milano) per la premiazione degli allievi meritevoli della Scuola. 89

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