PROFILI ECONOMICO-AZIENDALI DEI MODELLI ORGANIZZATIVI

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "PROFILI ECONOMICO-AZIENDALI DEI MODELLI ORGANIZZATIVI"

Transcript

1 PROFILI ECONOMICO-AZIENDALI DEI MODELLI ORGANIZZATIVI La responsabilità da reato degli enti collettivi Bari 26 e 27 maggio 2006 Giovanni Maria Garegnani

2 STRUTTURA DELL INTERVENTO Cenni sull ambito normativo Il modello organizzativo L Organismo di Vigilanza Sistemi di controllo interno/modello 231 Conclusioni 2

3 STRUTTURA DELL INTERVENTO Cenni sull ambito normativo Il modello organizzativo L Organismo di Vigilanza Sistemi di controllo interno/modello 231 Conclusioni 3

4 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO Art. 6 Soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell ente L ente NON risponde se prova che: l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; Il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo di cui alla lettera b). 4

5 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO Art. 7 - Soggetti sottoposti all altrui direzione e modelli di organizzazione dell ente L ente è responsabile se viene provato che la commissione del reato è stata resa possibile dall inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza; In ogni caso, è esclusa l inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. 5

6 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO Il modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell organizzazione nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio. L efficace attuazione del modello richiede: una verifica periodica e l eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell organizzazione o nell attività; un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. 6

7 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO Nel caso in cui il reato sia stato commesso da soggetti in posizione apicale (Art.6), la società deve fornire la prova di aver predisposto il modello; di averlo attuato in modo efficace; che l Organisno di Vigilanza ha eseguito i dovuti controlli; e quindi che solo FRAUDOLENTEMENTE il modello è stato eluso (Art. 6, comma c). 7

8 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO Nel caso in cui il reato sia stato commesso da soggetti in posizione subordinata (Art.7) è il PM a dover provare che il reato è stato reso possibile dall inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza. 8

9 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO E esclusa l inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza se esiste un modello efficacemente attuato e quindi periodicamente verificato; adeguatamente modificato; quando sono scoperte significative violazioni; oppure in caso di mutamenti dell attività aziendale; che prevede meccanismi sanzionatori in caso di inosservanza. 9

10 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO Insomma, il Modello deve essere strutturato in modo tale per cui l agente potrà attuare il proprio proposito criminoso soltanto aggirando fraudolentemente le indicazioni dell Ente (LGConf) 10

11 CENNI SULL AMBITO NORMATIVO Se il modello 231 è adottato. in via preventiva (prima della commissione del reato), consente l esenzione di responsabilità dell ente; successivamente alla commissione del reato, ma prima dell apertura del dibattimento di primo grado, consente (a certe condizioni) di evitare l applicazione delle sanzioni interdittive e la riduzione della sanzione pecuniaria; nei 20 giorni dalla notifica dell estratto della sentenza di condanna, consente di richiedere la conversione delle sanzioni interdittive in sanzioni pecuniarie. 11

12 STRUTTURA DELL INTERVENTO Cenni sull ambito normativo Il modello organizzativo L Organismo di Vigilanza Sistemi di controllo interno/modello 231 Conclusioni 12

13 IL MODELLO ORGANIZZATIVO Schema di analisi 1. La norma 2. Le linee guida 3. Il governo 4. La mappatura dei rischi di reato 5. L inventariazione degli ambiti di attività 6. La gap analysis 7. I Protocolli (Codice etico - Sistema organizzativo - Poteri organizzativi e di firma - Procedure manuali ed informatiche - Sistema di controllo di gestione) 8. La formazione del personale 9. Comunicazione 10.Risorse umane - valutazione delle performance 11.Principi di controllo 12.Model assessment 13

14 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 1) La norma (art. 6) I modelli organizzativi devono rispondere alle seguenti esigenze: individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire; individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; prevedere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli; introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. 14

15 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 2) Le linee guida I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati. (Art.6, comma 3) Associazioni rappresentative degli enti: Confindustria, Ania, ABI Elaborano delle linee guida che forniscono un indicazione nella costruzione del modello e nella composizione dell organismo di controllo. I codici di comportamento in nessun caso potranno costituire acriticamente un modello da adottare. E necessario che il modello organizzativo sia predisposto nel rispetto delle peculiarietà organizzative della singola impresa. 15

16 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 3) Il governo Chi è responsabile dell approvazione del modello (La delibera da parte dell organo amministrativo è considerata mezzo di adozione corretto dei modelli organizzativi). Chi attribuisce le funzioni apicali all interno della Società e con quali modalità. Chi è responsabile dello sviluppo di procedure operative idonee alla prevenzione di irregolarità per la Società ed all interno di ciascun processo. Chi ha la responsabilità di compliance normativa all interno del modello. Chi ha la responsabilità di assicurare l applicazione operativa del Modello all interno delle funzioni/processi a rischio. Chi ha la responsabilità di svolgere i controlli sull osservanza e sull idoneità del Modello in generale (cd. compliance program ). Chi ha la responsabilità di gestione delle violazioni del Modello. Chi ha la responsabilità di un idonea gestione delle risorse umane. Chi ha la responsabilità di un idonea gestione delle risorse finanziarie. 16

17 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 4) La mappatura dei rischi di reato La mappatura deve essere specifica ed esaustiva e non meramente descrittiva o ripetitiva del dettato normativo. Nei modelli predisposti successivamente alla commissione del reato occorre prestare particolare attenzione ai profili dell attività aziendale nei quali si è verificata la commissione del reato, definendo il contenuto programmatico dell attività dell ente in modo mirato e calibrato sulle carenze organizzative. 17

18 IL MODELLO ORGANIZZATIVO P rro c e s s o d i i rris isk m a n a g e m e n t t 1. M a p p a tu r a p r o c e s si i a r is c h io 2. E le n c o r is c h i p o te n z ia li ( p e r p r o c e s s o ) 3. A n a lis i d e l s is t e m a d i c o n t rro o llo p r e v e n t iv o e s is t e n t e ( p r o t o c o lli ) 4. V a lu t a z io n e d e i r is c h i r e s id u i ( n o n c o p e r t i d a i c o n t r o lli p r e v e n t iv i) 5. A d e g u a m e n t o S is t e m a d i C o n t r o llo p r e v e n t iv o ( p r o t o c o lli ) N O R is c h io a c c e t t a b ile? S I RISULTATO : S I S T E M A d i C O N T R O L L O in g r a d o d i P R E V E N I R E i R I S C H I 18

19 IL MODELLO ORGANIZZATIVO Mappatura e rischio accettabile. concetto assolutamente nodale è quello di rischio accettabile (LGConf) marginalità: spingersi fino al punto oltre al quale i controlli costano di più della risorsa da proteggere difficile da applicare in ambito 231: come valutare ad es. il rischio di interdizione? (richiesta PM in procedimento Bari / farmaceutiche) ad impossibilia nemo tenetur 19

20 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 5) L inventariazione degli ambiti di attività (per attività, funzioni, processi); obiettivo: individuare aree potenzialmente interessate alle particolari casistiche di reato; attenzione a situazioni di sospetto (ad es. ambiente dove erano stati rilevati episodi di reato, anche al di fuori dell Ente); L evidenziazione delle modalità operative con cui il reato può essere connesso (analisi del rischio potenziale). 20

21 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 6) Valutazione della situazione esistente e determinazione degli adeguamenti necessari (gap analysis) Analisi della situazione as is Analisi della situazione to be 21

22 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 7) Protocolli di un sistema di controllo preventivo (LGConf) Codice etico con riferimento ai reati considerati Rispetto leggi e regolamenti Correttezza nella registrazione, autorizzazione, legittimità, verificabilità, coerenza e congruità di ogni operazione Principi base integrità e trasparenza nei rapporti con gli interlocutori dell Ente 22

23 IL MODELLO ORGANIZZATIVO Sistema organizzativo formalizzato e chiaro Attribuzione responsabilità Mansioni Dipendenze gerarchiche Contrapposizione funzioni e meccanismi di controllo Attenzione a sistemi premiali eccessivi o eccessivamente difficile da raggiungere (potrebbero spingere a commettere reato) Poteri organizzativi e di firma coerenti con struttura organizzativa Sistema di controllo di gestione in grado di segnalare con tempestività l insorgere di situazioni di potenziali rischi 23

24 IL MODELLO ORGANIZZATIVO Procedure manuali ed informatiche specifiche e concrete coerenti con processi di risk assessment e strutturate in funzione a reati, funzioni e processi coinvolti, monitoraggio segnali premonitori. devono disciplinare le interazioni ai fini del controllo dei rischi tra funzioni operative e i responsabili del processo; Internal Audit e gli altri organi di controllo; gestione delle risorse umane devono essere aggiornate in caso di violazioni, mutamenti del quadro giuridico, operazioni straordinarie, sviluppo aziendale oltre determinate soglie partnership 24

25 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 8) Formazione del personale La formazione deve essere differenziata a seconda di soggetti cui si rivolge. Nel modello deve essere previsto il contenuto dei corsi, la loro frequenza, l obbligatorietà della partecipazione ai programmi di formazione. 25

26 IL MODELLO ORGANIZZATIVO Più in dettaglio devono essere definiti: programmi di training generale; programmi di training dedicati a temi etici; programmi di training specifici per gli addetti alle aree di rischio; programmi di training specifici ai responsabili della vigilanza sul Modello; frequenza e qualità dei programmi di training e loro programmazione; controlli di frequenza e di qualità della partecipazione ai programmi di training; controlli sul livello qualitativo raggiunto (test, dilemmi etici, etc.). 26

27 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 9) Comunicazione Oltre alla formazione, è importantissimo il sistema di comunicazione interna in relazione agli elementi del modello e, in particolare, all adeguatezza di: contenuti e sufficienza delle comunicazioni inerenti al Modello (principi e presupposti etici e legali, metodologia di risk assessment, procedure operative, principi di reporting e di salvaguardia della confidenzialità, etc.); canali di comunicazione utilizzati e loro adeguatezza ( codice etico, bilancio sociale, bilancio d esercizio, training, newsletter, manuali, meeting, circolari, help-line etc.); linguaggio usato e sua comprensibilità ed adeguatezza; diffusione interna (intranet ) adeguata differenziazione per tipologia di controparte esterna e gerarchia, funzione e livello di rischio interni. 27

28 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 10) Risorse umane - valutazione delle performance Componente importante del modello è la gestione delle risorse umane, con particolare riferimento a: esistenza di procedure di selezione e di dismissal del personale focalizzate alla riduzione dei rischi di irregolarità e la loro efficacia; esistenza di sistemi di incentivazione allo sviluppo del Modello e al comportamento coerente, proprio e dei sottoposti, e la loro efficacia; esistenza di sistemi disciplinari per mancati contributi attivi e per le violazioni, proprie e dei sottoposti, e la loro efficacia (problematiche interazioni con normativa sul lavoro dipendente) esistenza di una procedura di gestione delle segnalazioni e di allontanamento del personale a rischio e la loro efficacia. 28

29 I MODELLI ORGANIZZATIVI 11) I principi di controllo Possibilità verifica documentale operazioni (tracciabilità) Separazione delle funzioni (nessuno può gestire in autonomia un intero processo) No poteri illimitati Poteri e responsabilità chiaramente definiti Coerenza tra poteri autorizzativi e di firma e ruolo nell organizzazione Documentazione controlli 29

30 IL MODELLO ORGANIZZATIVO 12) Model assessment In questo ambito: sono definite le caratteristiche e le modalità di effettuazione delle attività di audit e/o di investigazione interna o esterna, al fine di verificare l efficacia del modello in termini di standard professionali e/o qualitativi; è valutata l efficacia delle procedure in essere di fronte a situazioni di rischio conclamato o possibile, come, ad esempio, investigazioni da parte della Magistratura o da parte di altri organi di controllo, segnalazioni di gravi irregolarità, azioni legali da parte di terzi o casi analoghi; si valuta se le procedure di gestione dei casi di crisi permettono la formazione di documentazione valida ai fini dei successivi contenziosi; Per tali finalità, e per dimostrare che sono state svolte tutte le attività previste dalla legge ai fini della prevenzione dei reati, è necessaria una corretta archiviazione. 30

31 STRUTTURA DELL INTERVENTO Cenni sull ambito normativo Il modello organizzativo L Organismo di Vigilanza Sistemi di controllo interno/modello 231 Conclusioni 31

32 L ORGANISMO DI VIGILANZA I compiti valutare la capacità di prevenzione del modello organizzativo (adeguatezza); controllare i processi di mappatura delle aree di rischio e dei segnali premonitori di potenziali irregolarità ( risk assessment ); vigilare sulla effettiva applicazione del modello, anche effettuando controlli sia di routine che a sorpresa (audit di performance); effettuare programmi di revisione su segnalazione o su segnali premonitori (audit di processo); effettuare analisi di compliance al modello organizzativo (audit del modello o compliance program ); proporre gli aggiornamenti del modello ove necessario. 32

33 L ORGANISMO DI VIGILANZA La composizione I componenti dell Odv devono essere nominati in modo da garantire l autonomia, l indipendenza e la professionalità dell Odv. In caso di organismo plurisoggettivo, indipendenza nel suo complesso I componenti devono possedere capacità specifiche in tema di attività ispettiva e/o consulenziale in ambito di sistemi di controllo e penale L organismo deve poter dare garanzie di continuità di azione Devono essere previste delle cause di non eleggibilità relative ai componenti dell Odv (onorabilità, assenza di conflitti di interessi ) 33

34 L ORGANISMO DI VIGILANZA La scelta sulla collegialità Può essere un organo collegiale, composto da: Professionisti esterni; Responsabile internal auditing; Membri del comitato di controllo interno; Sindaci o amministratori esecutivi; Dirigenti; Responsabile ufficio legale/risorse umane. Può essere un organo monocratico (responsabile internal auditing, amministratore indipendente, consulente). Può coincidere con particolari strutture aziendali (comitato di controllo interno, funzione di internal auditing) 34

35 L ORGANISMO DI VIGILANZA Le Linee Guida di Confindustria, in materia, ammettono una composizione dell Odv sia mono che plurisoggettiva (purchè ciascun soggetto, sia interno che esterno all azienda, possegga i requisiti previsiti). La scelta tra una o l altra soluzione deve tenere conto delle finalità perseguite dalla legge e, quindi, assicurare il profilo di effettività dei controlli in relazione: alla dimensione; alla complessità organizzativa dell azienda. 35

36 L ORGANISMO DI VIGILANZA I flussi informativi all Odv Devono essere definite le modalità di generazione, accesso e reporting direzionale delle informazioni necessarie per una efficace vigilanza sui rischi di parte degli organismi interessati e, in primo luogo, da parte dell Organismo di Vigilanza. Pertanto devono essere disciplinate: La disponibilità dei dati necessari per l esercizio di un efficace vigilanza preventiva e successiva sulle attività a rischio; L esistenza di canali di comunicazione preferenziali per la segnalazione di operazioni esposte a rischio, sia da parte di terzi che da parte del personale (cd. help line ); La tempestiva segnalazione del cambiamento dei profili di rischi (es. nuove normative, acquisizioni di nuove attività, violazioni dei sistemi di controllo interni, accessi ed ispezioni da parte di enti supervisori, etc.); La regolare registrazione e reporting degli eventi sopradescritti, con le relative azioni successive implementate e l esito dei controlli svolti. 36

37 STRUTTURA DELL INTERVENTO Cenni sull ambito normativo Il modello organizzativo L Organismo di Vigilanza Sistemi di controllo interno/modello 231 Conclusioni 37

38 SCI/MODELLO 231 Rapporto tra modello 231 e SCI Un problema che sorge nel momento in cui viene adottato un modello organizzativo di gestione e controllo, è la relazione che si viene ad instaurare tra questo e il sistema di controllo interno. Occorre rendere compatibili: Focalizzazione del modello 231 Integrazione tra modello 231 e SCI 38

39 SCI/MODELLO 231 Il modello 231 deve essere focalizzato sulla prevenzione dei reati; se risulta troppo generico e troppo diluito nel SCI, rischia di perdere di efficacia (caso P) Però, se il modello 231 non è in alcun modo integrato con il SCI, i rischi sono diseconomie possibile percezione del modello 231 come corpo estraneo all organizzazione e difficoltà di legittimazione 39

40 SCI/MODELLO 231 Se infine un SCI non esiste proprio o è in forma molto embrionale, e quindi manca una cultura del controllo il rischio è che il modello 231 venga considerato l ennesimo adempimento ; non gli si dia la giusta importanza; sia predisposto ma di fatto non applicato. Cosa fare nelle Piccole Medie Imprese? (facilitazione solo nella possibilità di avere l organismo dirigente quale organo di controllo peraltro scelta inopportuna ) 40

41 SCI/MODELLO 231 ALCUNE CONSIDERAZIONI IN TEMA DI SISTEMI DI CONTROLLO INTERNO Ogni azienda si propone di raggiungere determinati obbiettivi strategici: primo fra tutti quello di creare valore per i propri stakeholder. Il raggiungimento di questi obiettivi dipende dalla gestione manageriale di tutte le attività aziendali. L ERM (Enterprise Risk Management coso Commitee of Sponsoring Organizations) ha come obiettivo proprio quello di supportare il management nelle decisioni con riferimento alla gestione dei rischi (risk management) 41

42 SCI/MODELLO 231 DAL GOVERNO DEI CONTROLLI ALLA SOSTENIBILITA DEI RISCHI Controllo quale adempimento (fino agli anni 80): orientamento a garantire il rispetto della normativa vigente Controllo come scelta di economicità (dai primi anni 90), più associato ai concetti di risk assessment e risk management 42

43 SCI/MODELLO 231 RISK ASSESSMENT E RISK MANAGEMENT I modelli di risk assessment mirano a identificare i fattori di rischio a cui risulta esposta l azienda e a quantificare la vulnerabilità aziendale ai suddetti fattori di rischio, in termini sia di probabilità di manifestazione dell evento rischioso sia di impatto conseguente alla manifestazione dell evento. I modelli di risk management si prefiggono di individuare le contromisure di volta in volta più indicate per fronteggiare i rischi identificati, considerata la propensione al rischio propria di ciascuna azienda: accettarli, mitigarli, trasferirli, evitarli. 43

44 SCI/MODELLO 231 Impatto Basso Alto Rischio medio Trasferire Rischio modesto Accettare Rischio elevato Evitare Rischio medio Ridurre Bassa Probabilità Alta 44

45 SCI/MODELLO 231 Le aziende valutano costi e benefici dei controlli necessari Il CoSO Report (1992) introduce la definizione del Sistema di Controllo Interno, individuandone i 3 obiettivi (attendibilità, economicità, conformità alle normative) e le 5 componenti (ambiente di controllo, sistema informativo, attività di controllo, valutazione dei rischi, monitoraggio) L attore del controllo non è più un soggetto distinto e distante da chi esercita mansioni operative L ispettore lascia spazio all internal auditor, il cui ruolo è valutare l adeguatezza del SCI progettato dai manager operativi 45

46 SCI/MODELLO 231 IL GOVERNO DEI RISCHI QUALE ELEMENTO DI GOVERNANCE E QUALE PRESUPPOSTO COMPETITIVO (LA SFIDA ATTUALMENTE IN CORSO) Controllo inteso quale leva a disposizione del management per mitigare l esposizione ai rischi Al management non è più affidato il solo compito di raggiungere risultati, ma anche di individuare i rischi che compromettono il raggiungimento dei risultati e di porre in essere le contromisure in grado di diminuire gli effetti negativi correlati all esposizione ai rischi o di trasferirli ad altri E enfatizzata quale skill manageriale l attitudine a prevenire i rischi piuttosto che la capacità di curare le 46 conseguenze della loro manifestazione

47 SCI/MODELLO 231 I manager devono dimostrarsi capaci di gestire convenientemente situazioni in continuo divenire (accountability dei manager) Si parla di gestire i rischi, ovvero di diffondere un sistema di corporate governance basato sulla cultura della prevenzione dei fenomeni, accompagnata dall utilizzo di strumenti in grado di ridurre la probabilità di accadimento degli eventi rischiosi e di circoscriverne l impatto negativo (ciò è particolarmente utile nei contesti dinamici) Aumenta l attenzione verso rischi non economici (sociali, ambientali, etici) a beneficio delle diverse categorie di stakeholder con cui l azienda si relaziona 47

48 SCI/MODELLO 231 Le tipologie di rischio si distinguono a seconda della fonte interna o esterna. Tra le prime vi sono: Rischi di efficacia/efficienza dei processi Rischi di informativa Rischi di integrità Rischi relativi alle risorse umane Rischi di delega Tra le seconde troviamo: Rischi di concorrenza Rischi di mercato Rischi di normativa 48

49 SCI/MODELLO 231 In sostanza con l implementazione del modello ERM ci si prefigge l obbiettivo di avere all interno della società: uno strumento di valutazione sistematica dei rischi; il rafforzamento della cultura dei rischi. Il raggiungimento di tali obiettivi passa attraverso una sostanziale rivisitazione ed upgrade del concetto stesso di Sistema di Controllo Interno 49

50 SCI/MODELLO 231 Fonte: COSO Enterprise Risk Management Integrated Framework

51 SCI/MODELLO 231 In particolare nella parte superiore del Cubo ERM sono identificati gli obiettivi che un sistema ERM si pone di raggiungere Strategic: finalizzati alla mission/vision dell impresa; Operations: relativi alla efficacia/efficienza delle operazioni aziendali; Reporting: relativi alla efficacia del sistema di reporting aziendale; Compliance: relativi alla conformità delle attività aziendali rispetto alle leggi e regolamenti applicabili. 51

52 SCI/MODELLO 231 Nella parte frontale troviamo invece i componenti di base del SCI: Internal Enviroment: individuazione delle caratteristiche dell ambiente aziendale con riferimento alla gestione dei rischi; Objective Setting: definizione del set di obiettivi e valutazione del grado di tolleranza dei rischi associati; Event Identification: identificazione degli eventi sfavorevoli, e non, associati a target definiti; Risk Assessment: attività di supporto alla valutazione dei rischi inerenti e residuali dei potenziali eventi identificati. 52

53 SCI/MODELLO 231 Risk Response: selezione delle risposte ai rischi in base all analisi dei costi-benefici; Control Activities: implementazione sistematica di policies e procedure per garantire il conseguimento dei target; Information & Comunication: comunicazione agli attori aziendali interessati delle criticità rilevate e delle azioni necessarie per sanarle; Monitoring: attività di monitoraggio sullo stato di strutturazione e manutenzione del sistema. 53

54 SCI/MODELLO 231 Sul lato laterale del Cubo troviamo il livello di dettaglio su cui si può esplicare l attività dell ERM: Aziendale (entity level) Division Business unit Subsidiary 54

55 SCI/MODELLO 231 L EVOLUZIONE DEI PROCESSI DI RISK MANAGEMENT: VERSO UNA GESTIONE STRATEGICA DEI RISCHI L approccio al rischio era tradizionalmente caratterizzato da: focus sull identificazione e la valutazione dei rischi percezione dei rischi come eventi estranei al business e alle strategie mappatura e monitoraggio di tutti i rischi potenziali implementazione di controlli per ridurre tutti i rischi mancanza di tecniche di misurazione (soggettività nella valutazione) attitudine di tipo reattivo 55

56 SCI/MODELLO 231 Un moderno approccio al rischio è caratterizzato dai seguenti aspetti: il risk management è un processo di tipo strategico i rischi sono classificati per tipologie e raggruppati in un portafoglio dei rischi (risk profile) specifici dell impresa l attenzione è riposta sui rischi più critici il portafoglio dei rischi è ottimizzato esistenza di una strategia di rischio (risk appetite e risk response) i rischi sono misurati e monitorati le responsabilità di gestione dei rischi sono definite a tutti i livelli aziendali l attitudine dell impresa nei confronti degli eventi incerti è di tipo proattivo, tesa cioè a prevenire piuttosto che a gestire 56

57 SCI/MODELLO 231 LA QUANTIFICAZIONE DEI BENEFICI DELL ERM L analisi costi-benefici può essere articolata come segue: identificazione e quantificazione dei costi associati al sistema di ERM formazione implementazione e manutenzione dei supporti informativi (hardware, software) consulenza esterna (significativi nella fase di start-up del processo) personale della funzione di Risk Management identificazione dei benefici associati al sistema di gestione dei rischi riduzione del costo dei controlli (per la focalizzazione sulle aree di rischio) maggiore efficienza dei processi e riduzione delle perdite inattese (riduzione dei tempi di approvvigionamento, riduzione dei reclami per difetti dei prodotti, riduzione delle perdite su crediti ) riduzione dei costi per premi assicurativi quantificazione dei benefici non è sempre possibile apprezzare in termini monetari i benefici connessi ai sistemi di gestione dei rischi (es. sicurezza dei dipendenti, capacità di trattenere personale ad elevato potenziale, capacità di scongiurare danni di immagine o di reputazione); spesso la consapevolezza di non avere investito in misura sufficiente si ha solo a posteriori, al verificarsi di eventi dannosi di impatto significativo, allorché non sono raggiunti gli obiettivi aziendali prefissati 57

58 SCI/MODELLO 231 Alcuni indicatori di una efficace implementazione dei sistemi di risk management, generalmente apprezzabili a posteriori, sono i seguenti: riduzione dei premi assicurativi riduzione dei reclami e di altri costi riduzione del turnover del personale rispetto dei tempi di consegna riduzione dei sinistri miglioramento delle condizioni di approvvigionamento miglioramento del clima interno riduzione degli articoli di stampa negativi aumento della % di raggiungimento degli obiettivi maggiore facilità di accesso alle fonti di finanziamento incremento del valore delle azioni minore incidenza delle frodi riduzione degli incidenti e degli eventi inattesi feedback positivo dalle agenzie di rating 58

59 SCI/MODELLO 231 E POSSIBILE UN PARALLELO TRA IL MODELLO ERM ED UN MODELLO 231? 59

60 SCI/MODELLO 231 COSO ERM Internal Envioronment LEGGE 231 E LINEE GUIDA Codice etico con riferimento ai reati considerati Sistema disciplinare Sistema organizzativo Comunicazione e formazione del personale Objective Setting Event Identification Risk Assessment Risk Response Control Activities Information and Comunication Monitoring Mappatura dei processi a rischio Elenco dei rischi potenziali per processo Analisi del sistema dei controlli preventivi Sistema dei controlli preventivi Suddivisione dei compiti: poteri autorizzativi di firma Enfasi sui controlli dei processi di tesoreria (creazione e impiego di fondi) Documentazione dei controlli Procedure manuali ed informatiche Sistema di controllo di gestione Organo di vigilanza 60

61 SCI/MODELLO 231 Paralleli evidenti. Il posizionamento di un modello 231 in una azienda che già possiede un efficiente sistema di controllo interno dovrebbe essere MOLTO più semplice: esiste già una cultura di gestione del rischio. 61

62 SCI/MODELLO 231 Integrazione con il sistema di controllo interno, in senso biunivoco Un modello 231 crescerà meglio in una culla già efficiente ed attrezzata; L ottica 231, sensibilizzando forzatamente l azienda verso integrità ed etica, contribuisce a potenziare il SCI. 62

63 SCI/MODELLO 231 valorizzando nel contempo la focalizzazione: i rischi del caso P. il modello 231, anche all interno del SCI, deve conservare la propria individualità e la tracciabilità dei propri dati mai dimenticare che il cliente è il PM 63

64 STRUTTURA DELL INTERVENTO Cenni sull ambito normativo Il modello organizzativo L Organismo di Vigilanza Sistemi di controllo interno/modello 231 Conclusioni 64

L attività di Internal Audit nella nuova configurazione organizzativa

L attività di Internal Audit nella nuova configurazione organizzativa L attività di Internal Audit nella nuova configurazione organizzativa Massimo Bozeglav Responsabile Direzione Internal Audit Banca Popolare di Vicenza Indice 1. I fattori di cambiamento 2. L architettura

Dettagli

Programma di Compliance Antitrust. Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001

Programma di Compliance Antitrust. Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001 Programma di Compliance Antitrust Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001 Approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 19 febbraio 2015 Rev 0 del 19 febbraio

Dettagli

DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE

DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE REGOLAMENTO DI FUNZIONAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA D.LGS 231/01 DI GALA S.P.A. DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE 2013 INDICE ARTICOLO 1 SCOPO E AMBITO DI APPLICAZIONE..3

Dettagli

- PARTE SPECIALE G- I REATI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

- PARTE SPECIALE G- I REATI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO - PARTE SPECIALE G- I REATI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO G.1. I reati di cui all art. 25 septies del D.Lgs. n. 231/2001 La Legge 3 agosto 2007, n. 123, ha introdotto l art. 25 septies del

Dettagli

1. Premessa. Il contesto generale.

1. Premessa. Il contesto generale. Linee di indirizzo del Comitato interministeriale (d.p.c.m. 16 gennaio 2013) per la predisposizione, da parte del Dipartimento della funzione pubblica, del PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE di cui alla legge

Dettagli

Schema Professionista della Security Profilo Senior Security Manager - III Livello

Schema Professionista della Security Profilo Senior Security Manager - III Livello STATO DELLE REVISIONI rev. n SINTESI DELLA MODIFICA DATA 0 05-05-2015 VERIFICA Direttore Qualità & Industrializzazione Maria Anzilotta APPROVAZIONE Direttore Generale Giampiero Belcredi rev. 0 del 2015-05-05

Dettagli

REGOLAMENTO N. 20 DEL 26 MARZO 2008 L ISVAP. (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo)

REGOLAMENTO N. 20 DEL 26 MARZO 2008 L ISVAP. (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo) REGOLAMENTO N. 20 DEL 26 MARZO 2008 REGOLAMENTO RECANTE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CONTROLLI INTERNI, GESTIONE DEI RISCHI, COMPLIANCE ED ESTERNALIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE,

Dettagli

CERVED RATING AGENCY. Politica in materia di conflitti di interesse

CERVED RATING AGENCY. Politica in materia di conflitti di interesse CERVED RATING AGENCY Politica in materia di conflitti di interesse maggio 2014 1 Cerved Rating Agency S.p.A. è specializzata nella valutazione del merito creditizio di imprese non finanziarie di grandi,

Dettagli

Corporate Governance e sistema di controllo interno. Enrico Parretta

Corporate Governance e sistema di controllo interno. Enrico Parretta Corporate Governance e sistema di controllo interno Enrico Parretta Corporate Governance La Corporate Governance è il sistema delle regole secondo le quali le imprese sono gestite e controllate, coniugando:

Dettagli

CODICE ETICO DI CEDAM ITALIA S.R.L.

CODICE ETICO DI CEDAM ITALIA S.R.L. CODICE ETICO DI CEDAM ITALIA S.R.L. Il presente codice etico (di seguito il Codice Etico ) è stato redatto al fine di assicurare che i principi etici in base ai quali opera Cedam Italia S.r.l. (di seguito

Dettagli

IT FINANCIAL MANAGEMENT

IT FINANCIAL MANAGEMENT IT FINANCIAL MANAGEMENT L IT Financial Management è una disciplina per la pianificazione e il controllo economico-finanziario, di carattere sia strategico sia operativo, basata su un ampio insieme di metodologie

Dettagli

Gli Standard hanno lo scopo di:

Gli Standard hanno lo scopo di: STANDARD INTERNAZIONALI PER LA PRATICA PROFESSIONALE DELL INTERNAL AUDITING (STANDARD) Introduzione agli Standard L attività di Internal audit è svolta in contesti giuridici e culturali diversi, all interno

Dettagli

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D. Lgs. 231/2001

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D. Lgs. 231/2001 Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D. Lgs. 231/2001 CIRA S.C.p.A. (PARTI GENERALI) DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 14 GENNAIO 2014 REVISION HISTORY DOC.

Dettagli

Fortune. Strategia per l esercizio dei diritti inerenti agli strumenti finanziari degli OICR gestiti. Unifortune Asset Management SGR SpA

Fortune. Strategia per l esercizio dei diritti inerenti agli strumenti finanziari degli OICR gestiti. Unifortune Asset Management SGR SpA Unifortune Asset Management SGR SpA diritti inerenti agli strumenti finanziari degli OICR gestiti Approvata dal Consiglio di Amministrazione del 26 maggio 2009 1 Premessa In attuazione dell art. 40, comma

Dettagli

Il Modello 231 e l integrazione con gli altri sistemi di gestione aziendali

Il Modello 231 e l integrazione con gli altri sistemi di gestione aziendali RESPONSABILITA D IMPRESA D.lgs. 231/01 L EVOLUZIONE DEI MODELLI ORGANIZZATIVI E DI GESTIONE 27 maggio 2014 ore 14.00 Il Modello 231 e l integrazione con gli altri sistemi di gestione aziendali Ing. Gennaro

Dettagli

PROCEDURE DEL MODELLO ORGANIZZATIVO 231 PROCEDURE DI CONTROLLO INTERNO (PCI)

PROCEDURE DEL MODELLO ORGANIZZATIVO 231 PROCEDURE DI CONTROLLO INTERNO (PCI) Pag. 1 di 16 PROCEDURE DEL MODELLO Pag. 2 di 16 Indice PROCEDURE DEL MODELLO... 1 PCI 01 - VENDITA DI SERVIZI... 3 PCI 02 PROCEDIMENTI GIUDIZIALI ED ARBITRALI... 5 PCI 03 AUTORIZZAZIONI E RAPPORTI CON

Dettagli

- - - - - - - - - - - - 1 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - AFM S.p.A. Sede Legale in Bologna, Via del Commercio Associato n. 22/28 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO

Dettagli

Il presente documento è conforme all'originale contenuto negli archivi della Banca d'italia

Il presente documento è conforme all'originale contenuto negli archivi della Banca d'italia Il presente documento è conforme all'originale contenuto negli archivi della Banca d'italia Firmato digitalmente da Sede legale Via Nazionale, 91 - Casella Postale 2484-00100 Roma - Capitale versato Euro

Dettagli

LA CORRUZIONE TRA PRIVATI:

LA CORRUZIONE TRA PRIVATI: LA CORRUZIONE TRA PRIVATI: APPROFONDIMENTI In data 18 ottobre 2012, dopo un lungo iter parlamentare, il Senato ha approvato il maxi-emendamento al Disegno di Legge recante Disposizioni per la prevenzione

Dettagli

Codice di Comportamento Genesi Uno. Linee Guida e Normative di Integrità e Trasparenza

Codice di Comportamento Genesi Uno. Linee Guida e Normative di Integrità e Trasparenza Codice di Comportamento Genesi Uno Linee Guida e Normative di Integrità e Trasparenza Caro Collaboratore, vorrei sollecitare la tua attenzione sulle linee guida ed i valori di integrità e trasparenza che

Dettagli

Norme di riferimento del modello generale di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del d.lgs. 231/01

Norme di riferimento del modello generale di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del d.lgs. 231/01 ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO Norme di riferimento del modello generale di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del d.lgs. 231/01 Sintesi Approvato dal Consiglio di Amministrazione

Dettagli

Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni

Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni Codice Etico Rev. 03 Versione del 21/01/2013 Approvato della Giunta Esecutiva del 18/02/2013 Ratificato del Consiglio Direttivo entro il

Dettagli

Gruppo PRADA. Codice etico

Gruppo PRADA. Codice etico Gruppo PRADA Codice etico Indice Introduzione 2 1. Ambito di applicazione e destinatari 3 2. Principi etici 3 2.1 Applicazione dei Principi etici: obblighi dei Destinatari 4 2.2 Valore della persona e

Dettagli

Il sistema di controllo interno e di gestione dei rischi nel nuovo Codice di Autodisciplina. Roma, 18/10/2012. Francesco La Manno Borsa Italiana

Il sistema di controllo interno e di gestione dei rischi nel nuovo Codice di Autodisciplina. Roma, 18/10/2012. Francesco La Manno Borsa Italiana Il sistema di controllo interno e di gestione dei rischi nel nuovo Codice di Autodisciplina Roma, 18/10/2012 Francesco La Manno Borsa Italiana Il Codice di Autodisciplina 1999: Prima versione del Codice

Dettagli

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI UNICREDIT S.P.A. AI SENSI DEL D.LGS. 231/01

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI UNICREDIT S.P.A. AI SENSI DEL D.LGS. 231/01 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI UNICREDIT S.P.A. AI SENSI DEL D.LGS. 231/01 UniCredit Group INDICE CAPITOLO 1: Ambito e finalità del Modello di Organizzazione e Gestione... 2 1.1 Premessa... 2

Dettagli

Cagliari, 22 luglio 2010

Cagliari, 22 luglio 2010 Cagliari, 22 luglio 2010 L azione dell Ance L Associazione Nazionale Costruttori Edili si è da sempre posta l obiettivo di supportare le imprese associate nella adozione di strumentazione organizzativa

Dettagli

Sussidio guida per la stesura della Relazione ex post

Sussidio guida per la stesura della Relazione ex post AGENZIA SANITARIA E SOCIALE REGIONALE ACCREDITAMENTO IL RESPONSABILE PIERLUIGI LA PORTA Sussidio guida per la stesura della Relazione ex post D.Lgs. 229/99 I principi introdotti dal DLgs 502/92 art. 8

Dettagli

Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione

Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione Delibera n.12/2013: Requisiti e procedimento per la nomina dei

Dettagli

CODICE ETICO. Sommario 1. Premessa Pag. 2 2. Principi Pag. 2

CODICE ETICO. Sommario 1. Premessa Pag. 2 2. Principi Pag. 2 Sommario 1. Premessa Pag. 2 2. Principi Pag. 2 2.1 Principi generali Pag. 2 2.2. Principi di condotta Pag. 2 2.3 Comportamenti non etici Pag. 3 2.3. Principi di trasparenza Pag. 4 3 Relazioni can il personale

Dettagli

Corso Base ITIL V3 2008

Corso Base ITIL V3 2008 Corso Base ITIL V3 2008 PROXYMA Contrà San Silvestro, 14 36100 Vicenza Tel. 0444 544522 Fax 0444 234400 Email: proxyma@proxyma.it L informazione come risorsa strategica Nelle aziende moderne l informazione

Dettagli

CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO

CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO 2ª Edizione - Approvato dal Consiglio di Amministrazione di Calzedonia Holding S.p.A - il 17 marzo 2014 ENG INTRODU- ZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE DEL CODICE ETICO Un Azienda

Dettagli

CAPITOLO CAPIT Tecnologie dell ecnologie dell info inf rmazione e controllo

CAPITOLO CAPIT Tecnologie dell ecnologie dell info inf rmazione e controllo CAPITOLO 8 Tecnologie dell informazione e controllo Agenda Evoluzione dell IT IT, processo decisionale e controllo Sistemi di supporto al processo decisionale Sistemi di controllo a feedback IT e coordinamento

Dettagli

Principi d Azione. www.airliquide.it

Principi d Azione. www.airliquide.it Principi d Azione Codice Etico www.airliquide.it Il bene scaturisce dall'onestà; l'onestà ha in sè la sua origine: quello che è un bene avrebbe potuto essere un male, ciò che è onesto, non potrebbe essere

Dettagli

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare Adozione con delibera

Dettagli

MANUALE OPERATIVO INTRODUZIONE. Manuale Operativo

MANUALE OPERATIVO INTRODUZIONE. Manuale Operativo Pagina 1 di 24 INTRODUZIONE SEZ 0 Manuale Operativo DOCUMENTO TECNICO PER LA CERTIFICAZIONE DEL PROCESSO DI VENDITA DEGLI AGENTI E RAPPRESENTANTI DI COMMERCIO OPERANTI PRESSO UN AGENZIA DI RAPPRESENTANZA:

Dettagli

Linee guida per l elaborazione di modelli organizzativi di gestione e controllo ex d.lgs. N. 231/01

Linee guida per l elaborazione di modelli organizzativi di gestione e controllo ex d.lgs. N. 231/01 Linee guida per l elaborazione di modelli organizzativi di gestione e controllo ex d.lgs. N. 231/01 Giugno 2012 INTRODUZIONE Con la presente guida, Confndustria Assoconsult intende offrire ai propri associati

Dettagli

Panoramica su ITIL V3 ed esempio di implementazione del Service Design

Panoramica su ITIL V3 ed esempio di implementazione del Service Design Master Universitario di II livello in Interoperabilità Per la Pubblica Amministrazione e Le Imprese Panoramica su ITIL V3 ed esempio di implementazione del Service Design Lavoro pratico II Periodo didattico

Dettagli

Le novità per gli appalti pubblici

Le novità per gli appalti pubblici Le novità per gli appalti pubblici La legge 98/2013 contiene disposizioni urgenti per il rilancio dell economia del Paese e, fra queste, assumono particolare rilievo quelle in materia di appalti pubblici.

Dettagli

Salute e sicurezza sul lavoro: responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

Salute e sicurezza sul lavoro: responsabilità amministrativa delle persone giuridiche Salute e sicurezza sul lavoro: responsabilità amministrativa delle persone giuridiche di Dario Soria (*) e Giuseppe Santucci (**) Per affrontare il problema della salute e sicurezza sul lavoro è necessario,

Dettagli

SPAI di Puclini Carlo

SPAI di Puclini Carlo CARTA DELLA QUALITÀ DELL OFFERTA FORMATIVA INDICE 1. LIVELLO STRATEGICO 1.1 Politica della Qualità 2. LIVELLO ORGANIZZATIVO 2.1 Servizi formativi offerti 2.2 Dotazione di risorse professionali e logistico

Dettagli

Consorzio per le AUTOSTRADE SICILIANE

Consorzio per le AUTOSTRADE SICILIANE Consorzio per le AUTOSTRADE SICILIANE CODICE ETICO E COMPORTAMENTALE PREMESSA Il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), costruisce e gestisce le tratte autostradali nell'ambito regionale siciliano, svolgendo

Dettagli

SER 1 S.p.A. CODICE ETICO ex D. Lgs. 231/2001

SER 1 S.p.A. CODICE ETICO ex D. Lgs. 231/2001 SER 1 S.p.A. CODICE ETICO ex D. Lgs. 231/2001 PREMESSA... 4 DISPOSIZIONI GENERALI... 5 Articolo 1... 5 Ambito di applicazione e Destinatari... 5 Articolo 2... 5 Comunicazione... 5 Articolo 3... 6 Responsabilità...

Dettagli

LA TEMATICA. Questa situazione si traduce facilmente:

LA TEMATICA. Questa situazione si traduce facilmente: IDENTITY AND ACCESS MANAGEMENT: LA DEFINIZIONE DI UN MODELLO PROCEDURALE ED ORGANIZZATIVO CHE, SUPPORTATO DALLE INFRASTRUTTURE, SIA IN GRADO DI CREARE, GESTIRE ED UTILIZZARE LE IDENTITÀ DIGITALI SECONDO

Dettagli

IT Service Management

IT Service Management IT Service Management ITIL: I concetti chiave ed il livello di adozione nelle aziende italiane Matteo De Angelis, itsmf Italia (I) 1 Chi è itsmf italia 12 th May 2011 - Bolzano itsmf (IT Service Management

Dettagli

IT GOVERNANCE & MANAGEMENT

IT GOVERNANCE & MANAGEMENT IT GOVERNANCE & MANAGEMENT BOLOGNA BUSINESS school Dal 1088, studenti da tutto il mondo vengono a studiare a Bologna dove scienza, cultura e tecnologia si uniscono a valori, stile di vita, imprenditorialità.

Dettagli

La politica Nestlé per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro

La politica Nestlé per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro La politica Nestlé per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro La sicurezza non è negoziabile Nestlé è convinta che il successo a lungo termine possa essere raggiunto soltanto grazie alle sue persone. Nessun

Dettagli

CATALOGO FORMAZIONE 2015

CATALOGO FORMAZIONE 2015 CATALOGO FORMAZIONE 2015 www.cogitek.it Sommario Introduzione... 4 Area Tematica: Information & Communication Technology... 5 ITIL (ITIL is a registered trade mark of AXELOS Limited)... 6 Percorso Formativo

Dettagli

MINISTERO DELLA SALUTE

MINISTERO DELLA SALUTE b) unica prova orale su due materie, il cui svolgimento è subordinato al superamento della prova scritta: una prova su deontologia e ordinamento professionale; una prova su una tra le seguenti materie

Dettagli

Corso di Amministrazione di Sistema Parte I ITIL 3

Corso di Amministrazione di Sistema Parte I ITIL 3 Corso di Amministrazione di Sistema Parte I ITIL 3 Francesco Clabot Responsabile erogazione servizi tecnici 1 francesco.clabot@netcom-srl.it Fondamenti di ITIL per la Gestione dei Servizi Informatici Il

Dettagli

RISOLUZIONE N. 211/E

RISOLUZIONE N. 211/E RISOLUZIONE N. 211/E Direzione Centrale Normativa e Contenzioso Roma,11 agosto 2009 OGGETTO: Sanzioni amministrative per l utilizzo di lavoratori irregolari Principio del favor rei 1. Premessa Al fine

Dettagli

Per IMPRESE/SOCIETA. Presentata dalla Impresa

Per IMPRESE/SOCIETA. Presentata dalla Impresa MARCA DA BOLLO DA 14,62 Per IMPRESE/SOCIETA DOMANDA DI PARTECIPAZIONE ALL AUTORITA PER LA VIGILANZA SUI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE Via di Ripetta, 246 00186 - Roma CIG 03506093B2

Dettagli

Linee guida dell Associazione Bancaria Italiana per l adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche

Linee guida dell Associazione Bancaria Italiana per l adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche Linee guida dell Associazione Bancaria Italiana per l adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche (d.lgs. n. 231/2001) INDICE Capitolo I IL D.LGS. n. 231/2001 1.

Dettagli

Università di Venezia Corso di Laurea in Informatica. Marco Fusaro KPMG S.p.A.

Università di Venezia Corso di Laurea in Informatica. Marco Fusaro KPMG S.p.A. Università di Venezia Corso di Laurea in Informatica Laboratorio di Informatica Applicata Introduzione all IT Governance Lezione 5 Marco Fusaro KPMG S.p.A. 1 CobiT: strumento per la comprensione di una

Dettagli

I permessi brevi (art. 20 del CCNL del 6.7.1995 del personale del comparto Regioni e Autonomie locali) Luglio 2013

I permessi brevi (art. 20 del CCNL del 6.7.1995 del personale del comparto Regioni e Autonomie locali) Luglio 2013 I permessi brevi (art. 20 del CCNL del 6.7.1995 del personale del comparto Regioni e Autonomie locali) Luglio 2013 INDICE Presupposti... 2 Modalità di fruizione... 4 Particolari tipologie di rapporto di

Dettagli

Titolo: La Sicurezza dei Cittadini nelle Aree Metropolitane

Titolo: La Sicurezza dei Cittadini nelle Aree Metropolitane Titolo: La Sicurezza dei Cittadini nelle Aree Metropolitane L esperienza di ATM Il Sistema di Sicurezza nell ambito del Trasporto Pubblico Locale Claudio Pantaleo Direttore Sistemi e Tecnologie Protezione

Dettagli

Sistemi di gestione dei dati e dei processi aziendali. Information Technology General Controls

Sistemi di gestione dei dati e dei processi aziendali. Information Technology General Controls Information Technology General Controls Indice degli argomenti Introduzione agli ITGC ITGC e altre componenti del COSO Framework Sviluppo e manutenzione degli applicativi Gestione operativa delle infrastrutture

Dettagli

DIRITTI DEI CONSUMATORI

DIRITTI DEI CONSUMATORI DIRITTI DEI CONSUMATORI 1. Quali sono i diritti dei consumatori stabiliti dal Codice del Consumo 2. Qual è la portata della disposizione? 3. Qual è l origine dell elencazione? 4. In che cosa consiste il

Dettagli

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo Approvazione del CDA del 06/08/2014 Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (ai sensi del D.Lgs. 231/2001) Indice PARTE GENERALE... 3 1 INTRODUZIONE... 4 1.1 DEFINIZIONI... 4 1.2 IL DECRETO LEGISLATIVO

Dettagli

Problem Management. Obiettivi. Definizioni. Responsabilità. Attività. Input

Problem Management. Obiettivi. Definizioni. Responsabilità. Attività. Input Problem Management Obiettivi Obiettivo del Problem Management e di minimizzare l effetto negativo sull organizzazione degli Incidenti e dei Problemi causati da errori nell infrastruttura e prevenire gli

Dettagli

Release Management. Obiettivi. Definizioni. Responsabilità. Attività. Input

Release Management. Obiettivi. Definizioni. Responsabilità. Attività. Input Release Management Obiettivi Obiettivo del Release Management è di raggiungere una visione d insieme del cambiamento nei servizi IT e accertarsi che tutti gli aspetti di una release (tecnici e non) siano

Dettagli

Security Governance. Technet Security Day Milano/Roma 2007 NSEC Security Excellence Day Milano 2007. Feliciano Intini

Security Governance. Technet Security Day Milano/Roma 2007 NSEC Security Excellence Day Milano 2007. Feliciano Intini Technet Security Day Milano/Roma 2007 NSEC Security Excellence Day Milano 2007 Security Governance Chief Security Advisor Microsoft Italia feliciano.intini@microsoft.com http://blogs.technet.com/feliciano_intini

Dettagli

8 ottobre 2013 LA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LO STATO DELLA CITTA DEL VATICANO

8 ottobre 2013 LA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LO STATO DELLA CITTA DEL VATICANO N. XVIII LEGGE DI CONFERMA DEL DECRETO N. XI DEL PRESIDENTE DEL GOVERNATORATO, RECANTE NORME IN MATERIA DI TRASPARENZA, VIGILANZA ED INFORMAZIONE FINANZIARIA, DELL 8 AGOSTO 2013 8 ottobre 2013 LA PONTIFICIA

Dettagli

Innovative Procurement Process. Consulting

Innovative Procurement Process. Consulting Creare un rapporto di partnership contribuendo al raggiungimento degli obiettivi delle Case di cura nella gestione dei DM attraverso soluzione a valore aggiunto Innovative Procurement Process Consulting

Dettagli

Iniziativa : "Sessione di Studio" a Vicenza. Vicenza, venerdì 24 novembre 2006, ore 9.00-13.30

Iniziativa : Sessione di Studio a Vicenza. Vicenza, venerdì 24 novembre 2006, ore 9.00-13.30 Iniziativa : "Sessione di Studio" a Vicenza Gentili Associati, Il Consiglio Direttivo è lieto di informarvi che, proseguendo nell attuazione delle iniziative promosse dall' volte al processo di miglioramento,

Dettagli

Accademia Beauty and Hair

Accademia Beauty and Hair INDICE CARTA DELLA QUALITÀ DELL OFFERTA FORMATIVA 1. LIVELLO STRATEGICO 1.1 Politica della Qualità 2. LIVELLO ORGANIZZATIVO 2.1 Servizi formativi offerti 2.2 Dotazione di risorse professionali e logistico

Dettagli

Costi della Qualità. La Qualità costa! Ma quanto costa la non Qualità? La Qualità fa risparmiare denaro. La non Qualità fa perdere denaro.

Costi della Qualità. La Qualità costa! Ma quanto costa la non Qualità? La Qualità fa risparmiare denaro. La non Qualità fa perdere denaro. Costi della Qualità La Qualità costa! Ma quanto costa la non Qualità? La Qualità fa risparmiare denaro. La non Qualità fa perdere denaro. Per anni le aziende, in particolare quelle di produzione, hanno

Dettagli

Il Comitato dei Ministri, ai sensi dell'articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d'europa,

Il Comitato dei Ministri, ai sensi dell'articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d'europa, CONSIGLIO D EUROPA Raccomandazione CM/REC(2014) 3 del Comitato dei Ministri agli Stati Membri relativa ai delinquenti pericolosi (adottata dal Comitato dei Ministri il 19 febbraio 2014 nel corso della

Dettagli

CITTA DI BARLETTA Medaglia d oro al Valor Militare e al Merito Civile Città della Disfida

CITTA DI BARLETTA Medaglia d oro al Valor Militare e al Merito Civile Città della Disfida ALL. 5 CITTA DI BARLETTA Medaglia d oro al Valor Militare e al Merito Civile Città della Disfida ***** Regolamento sul funzionamento dell Organismo Indipendente di valutazione \ Approvato con deliberazione

Dettagli

REGOLAMENTO E POLITICHE AZIENDALI ALLEGATO (J) DOCUMENTO SULLE POLITICHE DI SICUREZZA E TUTELA DELLA SALUTE SUL LAVORO EX D.LGS. N.

REGOLAMENTO E POLITICHE AZIENDALI ALLEGATO (J) DOCUMENTO SULLE POLITICHE DI SICUREZZA E TUTELA DELLA SALUTE SUL LAVORO EX D.LGS. N. REGOLAMENTO E POLITICHE AZIENDALI ALLEGATO (J) DOCUMENTO SULLE POLITICHE DI SICUREZZA E TUTELA DELLA SALUTE SUL LAVORO EX D.LGS. N. 81/2008 Il Consiglio di Amministrazione della Società ha approvato le

Dettagli

PROCEDURE PER LE OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE ai sensi della delibera Consob 17221 del 12 marzo 2010

PROCEDURE PER LE OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE ai sensi della delibera Consob 17221 del 12 marzo 2010 PROCEDURE PER LE OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE ai sensi della delibera Consob 17221 del 12 marzo 2010 approvate dal Consiglio di Amministrazione di Davide Campari-Milano S.p.A. l 11 novembre 2010 e in

Dettagli

Progetto VALUTAZIONE DELLE PERFORMANCE

Progetto VALUTAZIONE DELLE PERFORMANCE Direzione Generale per le Politiche Attive e Passive del Lavoro Progetto VALUTAZIONE DELLE PERFORMANCE Controlli interni e Ciclo della performance alla luce dell art.3 del D.L. 174/2012 Position Paper

Dettagli

PROCEDURA PER OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE

PROCEDURA PER OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE PROCEDURA PER OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE (ai sensi dell art. 4 del Regolamento adottato da Consob con delibera n. 17221 del 12 marzo 2010, come successivamente modificato ed integrato) INDICE 1. OBIETTIVI

Dettagli

Dir.P.C.M. 27 gennaio 1994 Princìpi sull erogazione dei servizi pubblici

Dir.P.C.M. 27 gennaio 1994 Princìpi sull erogazione dei servizi pubblici Dir.P.C.M. 27 gennaio 1994 Princìpi sull erogazione dei servizi pubblici IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Visto l art. 5, comma 2, lettere b), e) ed f), della legge 23 agosto 1988, n. 400; Ritenuta

Dettagli

PARTE SPECIALE 3 Altri reati

PARTE SPECIALE 3 Altri reati MODELLO ORGANIZZATIVO ai sensi del D.Lgs. 231/2001 PAGINA 1 DI 13 - SOMMARIO 1. TIPOLOGIA DI REATI... 3 1.1 DELITTI CONTRO LA PERSONALITA INDIVIDUALE... 3 1.2 SICUREZZA SUL LAVORO... 3 1.3 RICETTAZIONE,

Dettagli

STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO LIV. Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO LIV. Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO LIV Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. N. LIV Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi

Dettagli

PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33

PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33 Settore Segreteria e Direzione generale Ufficio Trasparenza e Comunicazione PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33 Relazione anno 2014 a cura del Segretario Generale e della

Dettagli

Dalla Mappatura dei Processi al Business Process Management

Dalla Mappatura dei Processi al Business Process Management Dalla Mappatura dei Processi al Business Process Management Romano Stasi Responsabile Segreteria Tecnica ABI Lab Roma, 4 dicembre 2007 Agenda Il percorso metodologico Analizzare per conoscere: la mappatura

Dettagli

GUIDA ALLA RELAZIONE CON I FORNITORI

GUIDA ALLA RELAZIONE CON I FORNITORI GUIDA ALLA RELAZIONE CON I FORNITORI Indice 1 Introduzione 2 2 Come ERA collabora con i fornitori 3 Se siete il fornitore attualmente utilizzato dal cliente Se siete dei fornitori potenziali Se vi aggiudicate

Dettagli

Rapporti con la P.A. I reati di cui agli artt. 24 e 25 del Decreto 231. Possibili modalità di commissione

Rapporti con la P.A. I reati di cui agli artt. 24 e 25 del Decreto 231. Possibili modalità di commissione ALLEGATO 15 Rapporti con la P.A. I reati di cui agli artt. 24 e 25 del Decreto 231. Possibili modalità di commissione Per una sintetica descrizione dei reati richiamati negli artt. 24 e 25 del Decreto

Dettagli

Allegato 8 MISURE MINIME ED IDONEE

Allegato 8 MISURE MINIME ED IDONEE Allegato 8 MISURE MINIME ED IDONEE SOMMARIO 1 POLITICHE DELLA SICUREZZA INFORMATICA...3 2 ORGANIZZAZIONE PER LA SICUREZZA...3 3 SICUREZZA DEL PERSONALE...3 4 SICUREZZA MATERIALE E AMBIENTALE...4 5 GESTIONE

Dettagli

Formazione Su Misura

Formazione Su Misura Formazione Su Misura Contattateci per un incontro di presentazione inviando una mail a formazione@assoservizi.it o telefonando ai nostri uffici: Servizi alle Imprese 0258370-644.605 Chi siamo Assoservizi

Dettagli

Business Process Management

Business Process Management Business Process Management Comprendere, gestire, organizzare e migliorare i processi di business Caso di studio a cura della dott. Danzi Francesca e della prof. Cecilia Rossignoli 1 Business process Un

Dettagli

I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo

I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo Le raccomandazioni della CIDSE per la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio, 20-22 giugno 2012) Introduzione Il

Dettagli

I CONTROLLI INTERNI EX ANTE ED EX POST: IL RUOLO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA

I CONTROLLI INTERNI EX ANTE ED EX POST: IL RUOLO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 127 I CONTROLLI INTERNI EX ANTE ED EX POST: IL RUOLO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA Alessandro De Nicola, Senior Partner, Orrick, Herrington & Sutcliffe

Dettagli

Il Business Process Management nella PA: migliorare la relazione con i cittadini ed ottimizzare i processi interni. A cura di Bernardo Puccetti

Il Business Process Management nella PA: migliorare la relazione con i cittadini ed ottimizzare i processi interni. A cura di Bernardo Puccetti Il Business Process Management nella PA: migliorare la relazione con i cittadini ed ottimizzare i processi interni A cura di Bernardo Puccetti Il Business Process Management nella PA Presentazione SOFTLAB

Dettagli

BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ

BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ Tra le modifiche introdotte nell agosto 2010 all art. 186, C.d.S., vi è anche l inserimento del nuovo comma 9 bis, che prevede l applicazione del lavoro

Dettagli

Trieste, 25 ottobre 2006

Trieste, 25 ottobre 2006 Trieste, 25 ottobre 2006 PRESENTAZIONE DEL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ 2005 DEL GRUPPO GENERALI AGLI STUDENTI DELL UNIVERSITA DI TRIESTE INTERVENTO DELL AMMINISTRATORE DELEGATO GIOVANNI PERISSINOTTO Vorrei

Dettagli

Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta

Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta isstock Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta 7 PAA Programma generale di azione dell Unione in materia di ambiente fino al 2020 A partire dalla metà degli anni 70 del secolo scorso, la politica

Dettagli

CODICE DI COMPORTAMENTO INTEGRATIVO ARTICOLO 1 OGGETTO

CODICE DI COMPORTAMENTO INTEGRATIVO ARTICOLO 1 OGGETTO CODICE DI COMPORTAMENTO INTEGRATIVO ARTICOLO 1 OGGETTO 1. Il presente Codice di Comportamento integrativo definisce, in applicazione dell'art. 54 del DLgs. n. 165/2001 come riformulato dall'art.1, comma

Dettagli

CINQUE IDEE PER LA P.A. DI DOMANI

CINQUE IDEE PER LA P.A. DI DOMANI FORUM PA 2014 Roma, 27 maggio 2014 CINQUE IDEE PER LA P.A. DI DOMANI PERCHÉ UNA P.A. DI TUTTI HA BISOGNO DI TUTTI 1 - TRASPARENZA 2.0 Per render conto ai cittadini Garantire l'accessibilità totale Siamo

Dettagli

Il Consiglio. VISTO il Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163;

Il Consiglio. VISTO il Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163; Regolamento unico in materia di esercizio del potere sanzionatorio da parte dell Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di cui all art 8, comma 4, del D.Lgs. 12

Dettagli

CRITERI PER L ASSEGNAZIONE DI CREDITI ALLE ATTIVITA ECM

CRITERI PER L ASSEGNAZIONE DI CREDITI ALLE ATTIVITA ECM CRITERI PER L ASSEGNAZIONE DI CREDITI ALLE ATTIVITA ECM 1. Introduzione 2. Pianificazione dell attività formativa ECM 3. Criteri per l assegnazione dei crediti nelle diverse tipologie di formazione ECM

Dettagli

STS. Profilo della società

STS. Profilo della società STS Profilo della società STS, Your ICT Partner Con un solido background accademico, regolari confronti con il mondo della ricerca ed esperienza sia nel settore pubblico che privato, STS è da oltre 20

Dettagli

49-15-000905 Alle Imprese di assicurazione e di riassicurazione con sede legale in Italia

49-15-000905 Alle Imprese di assicurazione e di riassicurazione con sede legale in Italia SERVIZIO GESTIONE RISORSE DIVISIONE ORGANIZZAZIONE Roma 20/03/2015 Prot. n. All.ti n. 49-15-000905 Alle Imprese di assicurazione e di riassicurazione con sede legale in Italia Alle Imprese di assicurazione

Dettagli

GTECH S.p.A. REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA. ex D.Lgs. n. 231/2001

GTECH S.p.A. REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA. ex D.Lgs. n. 231/2001 GTECH S.p.A. REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA ex D.Lgs. n. 231/2001 Approvato dal consiglio di amministrazione in data 31 luglio 2014 INDICE ARTICOLO 1 - SCOPO ED AMBITO DI APPLICAZIONE... 3 ARTICOLO

Dettagli

COMUNE DI MEGLIADINO SAN VITALE Piazza Matteotti, 8-35040 Megliadino San Vitale - PD -

COMUNE DI MEGLIADINO SAN VITALE Piazza Matteotti, 8-35040 Megliadino San Vitale - PD - COMUNE DI MEGLIADINO SAN VITALE Piazza Matteotti, 8-35040 Megliadino San Vitale - PD - REGOLAMENTO DI CONTABILITÀ SOMMARIO: Capo I - Le competenze del servizio economico-finanziario Capo II - La programmazione

Dettagli

COMUNE DI CAMINO (AL) REGOLAMENTO SUI CONTROLLI INTERNI. Approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 3 del 25/1/2013

COMUNE DI CAMINO (AL) REGOLAMENTO SUI CONTROLLI INTERNI. Approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 3 del 25/1/2013 COMUNE DI CAMINO (AL) REGOLAMENTO SUI CONTROLLI INTERNI Approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 3 del 25/1/2013 INDICE TITOLO I PRINCIPI GENERALI... 3 Articolo 1 Oggetto... 3 Articolo 2 Sistema

Dettagli

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA DIRETTIVA DEL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA SULLA RILEVAZIONE DELLA QUALITA PERCEPITA DAI CITTADINI A tutti i Ministeri - Uffici

Dettagli

VALUTAZIONE DI RISULTATO E DI IMPATTO del progetto Diesis

VALUTAZIONE DI RISULTATO E DI IMPATTO del progetto Diesis Obiettivo Competitività Regionale e Occupazione Programma Operativo Nazionale Azioni di Sistema (FSE) 2007-2013 [IT052PO017] Obiettivo Convergenza Programma Operativo Nazionale Governance e Azioni di Sistema

Dettagli

ALLEGATO D. Roma lì, / / Equitalia S.p.A. il Titolare

ALLEGATO D. Roma lì, / / Equitalia S.p.A. il Titolare 1 Premessa e quadro normativo Il Contratto sottoscritto da Equitalia S.p.A. e ha ad oggetto l affidamento dei servizi di implementazione e manutenzione del nuovo Sistema Informativo Corporate - Sistema

Dettagli