BIOTECNOCRAZIA INFORMAZIONE SCIENTIFICA, AGRICOLTURA, DECISIONE POLITICA A CURA DI CARLO MODONESI, GIANNI TAMINO, IVAN VERGA

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1 BIOTECNOCRAZIA INFORMAZIONE SCIENTIFICA, AGRICOLTURA, DECISIONE POLITICA A CURA DI CARLO MODONESI, GIANNI TAMINO, IVAN VERGA

2 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 1 DI FRONTE E ATTRAVERSO 782

3 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 2 TERRA TERRA I problemi legati all ambiente e al relativo intervento dell uomo esemplificano in modo emblematico la necessità, che nel nostro tempo qualunque tematica si affronti si palesa ormai con urgenza, di una visione globale della realtà. Questa collana aveva avuto una breve vita tra gli anni 80 e 90 partendo dall esperienza innovativa nell agricoltura biologica della Cooperativa Alce Nero e dal suo impegno culturale. La ripresa di tale progetto editoriale con un programma a largo spettro di titoli rispecchia un forum di dibattito e contributi editoriali che Jaca Book e Alce Nero hanno aperto con persone e istituzioni, come la Fondazione Micheletti di Brescia e Greenpeace. I temi di interesse della collana, connessi alla vita sul nostro pianeta, sono: agricoltura, alimentazione, medicina, storia dell industria, patrimonio e risorse ambientali, architettura e organizzazione del territorio, tecnologia; ma troveranno spazio anche temi riguardanti la guerra e la pace, la politica e il dialogo interculturale. Dagli aspetti più pragmatici agli spunti più dichiaratamente spirituali di riflessione, «Terra Terra» vorrebbe inaugurare un discorso, improntato alla cordialità come di amici che si trovassero a tavola, con tutti coloro che si interrogano sul ruolo attivo dell uomo su questa nostra Terra, in vista di una sua maggiore capacità di armonia con ciò che lo circonda e di un approfondimento della sua statura umana. I protagonisti di questa iniziativa hanno maturato la consapevolezza che nell organizzazione della nostra società non si possa più giustificare alcuna scelta che non sia rispettosa dell ambiente in cui viviamo e di chi vi abita, pena il precipitare in catastrofi naturali, belliche, umane e sociali sempre più profonde. È in gioco lo stesso «giardino dell Eden» che avremmo dovuto curare e non soggiogare.

4 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 3 TERRA TERRA

5 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 4

6 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 5 BIOTECNOCRAZIA INFORMAZIONE SCIENTIFICA, AGRICOLTURA, DECISIONE POLITICA a cura di Carlo Modonesi, Gianni Tamino e Ivan Verga Introduzione di Mario Capanna

7 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina Editoriale Jaca Book SpA, Milano tutti i diritti riservati Prima edizione italiana settembre 2007 Copertina e grafica Ufficio grafico Jaca Book In copertina Logo della Fondazione Diritti Genetici Redazione e impaginazione Gioanola Elisabetta, San Salvatore Monferrato (Al) Stampa e confezione Ingraf srl, Milano luglio 2007 ISBN Per informazioni sulle opere pubblicate e in programma ci si può rivolgere a Editoriale Jaca Book SpA - Servizio Lettori via Frua 11, Milano, tel. 02/ , fax 02/ internet:

8 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 7 INDICE Premessa, di Carlo Modonesi, Gianni Tamino, Ivan Verga 9 Introduzione, di Mario Capanna 13 Scienze della vita, informazione e società, di Carlo Modonesi 20 Perdite di memoria, di Alfonso Maurizio Iacono 37 La qualità delle informazioni scientifiche in biomedicina ovvero: «Attenti alle bufale», di Tom Jefferson 49 Modelli di scienza e politica: dalla dimostrazione competente alla partecipazione estesa, di Silvio Funtowicz 57 L inedito conflitto fra biologia reale e biologia comunicata, di Marcello Buiatti 72 Unione Europea e OGM: democrazia,partecipazione e informazione nei processi decisionali, di Matteo Lener 88 La biocomunicazione nella società democratica basata sulla scienza, di Andrea Cerroni 103 Quale alimentazione e quale agricoltura per il futuro del pianeta, di Gianni Tamino 116 Agricoltura e globalizzazione: alle origini delle reti umane mondiali, di Gianlucca Bocchi 126 Lo sviluppo tecnologico dell agricoltura in relazione ai limiti biofisici socio-economici: attenzione alla sindrome del Concorde, di Mario Giampietro 142 La Rivoluzione zootecnica e l alimentazione nella Terra globalizzata, di Michael Fox 162 7

9 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 8 Indice Biodiversità, biotecnologie e bioetica nello sviluppo agrario e nella lotta contro la fame, di José Esquinas-Alcázar 209 Dall agroindustria all agroecologia, di Jean-Pierre Berlan 225 OGM e agricoltura: aspettative, risultati e alternative a una scelta apparentemente inevitabile, di Simone Vieri 243 Coesistenza tra coltivazioni transgeniche e convenzionali: valutazione dei danni, di Claudio Malagoli 255 Government, mediazione e vera innovazione, di Ivan Verga 272 Un sapere cooperante per il governo dell agricoltura sostenibile, di Piero Bevilacqua 276 OGM: il modello di government delle Regioni UE, di Piero Marrazzo 292 OGM: dalla governance delle lobby al government di una UE sostenibile e partecipata, di Alfonso Pecoraro Scanio 299 Dagli OGM al nuovo patto sociale per l agricoltura sostenibile, di Gianni Alemanno 302 Sicurezza alimentare: qualità e partecipazione nei processi decisionali, di Gian Paolo Patta 309 8

10 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 9 PREMESSA Anche quest anno pubblichiamo il libro che raccoglie i lavori congressuali di Scienza e Società 1. E anche quest anno siamo infinitamente grati agli autori, che hanno continuato a darci la loro collaborazione anche nei giorni successivi all evento, rendendo le loro relazioni più congrue allo stile di un volume che va oltre i semplici «proceedings». Per la nostra organizzazione, Biotecnocrazia ha un valore «doppiamente particolare», perché segna due cambiamenti essenziali avvenuti in tempi recenti. Il primo cambiamento riguarda la trasformazione del Consiglio dei Diritti Genetici in fondazione scientifica, che, come tale, si è data un nuovo nome: Fondazione Diritti Genetici. Tale trasformazione è anzitutto l espressione di una progettualità che oggi è più forte, perché è più consapevole della necessità di monitorare costantemente e in profondità gli sviluppi delle odierne scienze della vita. Sotto non c è soltanto il desiderio di arrivare a una sintesi più pun- 1 Scienza e Società è il congresso annuale della Fondazione Diritti Genetici. L ultima edizione, a cui è collegato questo volume, si è tenuta tra il 29 novembre e l 1 dicembre 2006 a Roma, nella straordinaria cornice di Villa Piccolomini. Il titolo del congresso era La frontiera dell invisibile: Bioscienze, qualità dell informazione e processi decisionali OGM, fame e futuro Dalla governance al government del biotech. 9

11 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 10 Premessa tuale dei costi e dei benefici delle biotecnologie già note all opinione pubblica, ma anche quello di tracciare la via da intraprendere perché l innovazione possa essere sostenibile in senso vero e ampio. Presteremo un attenzione serrata al rapporto tra bioscienza e informazione, e alle ripercussioni che quel rapporto, spesso così artificioso, produce sui diritti fondamentali della società: i diritti a un ambiente più salubre, a un alimentazione più sana, a un agricoltura più sostenibile, a una medicina più pubblica, a una politica più responsabile, e perché no a un «equità più equa». La scienza e la tecnologia possono dare un contributo decisivo al raggiungimento di quegli obiettivi, ma il modo in cui esse vengono concepite e governate attualmente è lontano anni luce dalle esigenze della collettività. Una parte considerevole della ricerca scientifica e tecnologica sembra avere perduto il senso della realtà, specialmente nelle applicazioni che maggiormente interessano l agricoltura e la biomedicina. Si tratta di una questione complessa, e questo libro è un passo per indagarla a fondo, documentando che quando ci si sposta sul terreno della ricerca pubblica la posta in gioco diventa «pericolosamente» alta. Allocare risorse pubbliche in una certa direzione significa prendere una decisione politica, ma troppe volte questa responsabilità viene demandata ai super-esperti e ai tecnocrati, con il risultato che la sua dimensione civile e le sue implicazioni sociali vengono totalmente rimosse. Il secondo cambiamento importante riguarda la nuova avventura editoriale di questo volume. D ora in avanti, infatti, esso uscirà per i tipi di Jaca Book, un editore lungimirante che da decenni promuove la cultura della sostenibilità e dei beni comuni pubblicando materiali di indiscutibile valore, non solo per la cerchia degli scienziati ma per tutti coloro che nutrono un interesse per la diversità e la complessità del mondo. È raro che eventi fortuiti consentano di fare scoperte importanti, eppure possiamo testimoniare che questa eventualità non è poi così remota, come ci insegna la nostra esperienza di serendipity con Jaca Book. Le affinità elettive, insomma, non sono una prerogativa esclusiva della letteratura. Organizzare un congresso e ricavarne un antologia di saggi è un operazione che richiede una coralità di idee, risorse e iniziative. 10

12 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 11 Premessa È quindi con grande piacere che esprimiamo gratitudine a coloro che si sono prodigati perché si arrivasse al risultato che speravamo. Anzitutto un grazie di cuore a Mario Capanna, per l energia e l intelligenza profuse nella sua intensa attività di sensibilizzazione del mondo della cultura verso i temi trattati in Biotecnocrazia. Un affettuoso ringraziamento va a Simona Galasso, Sandra Korob, Emanuela Lorenzetti e Paola Vinesi, colonne portanti della Fondazione Diritti Genetici, per il loro generoso contributo alla revisione e alla riorganizzazione dei testi. Grazie inoltre a tutte le persone della Fondazione, che hanno dato concretezza al congresso e originalità al contesto in cui si sono svolti i lavori. Esprimiamo infine la nostra riconoscenza a Regione Lazio, COOP Italia, Filas, Sviluppo Lazio e Aboca, per la fiducia e la sensibilità culturale con cui ci hanno sostenuto. Un ultima riflessione. Come curatori di questo libro e coordinatori di Scienza e Società 2006, sappiamo di dovere molto a un infinità di altre persone, organizzazioni e istituzioni, che per ragioni di spazio non possiamo menzionare. Ce ne scusiamo fin d ora, con un impegno. Viviamo immersi in un grigio materialismo, spesso della marca più becera, senza più la capacità di distinguere il reale dal virtuale. Nessuna formula sensazionale e raccogliticcia ci indicherà la via di uscita da una crisi tanto profonda, ma siamo convinti che possa farlo la forza del buon senso, nella scienza, nella politica, nell economia e, in generale, nella cultura. La Fondazione Diritti Genetici continuerà a proporre «attrezzi» per allenare i muscoli del buon senso. Carlo Modonesi, Gianni Tamino, Ivan Verga Milano, maggio

13 *00.Biotecnocrazia :04 Pagina 12

14 INTRODUZIONE di Mario Capanna* Una scienza scollegata dalla comprensione dei cittadini, autoreferenziale e isolata nei propri saperi, può al massimo produrre «scoperte». Perché esse diventino innovazioni reali è necessaria la condivisione, dunque la conoscenza e l accettazione informata e consapevole delle comunità umane. Oggi tanta parte dei cittadini è diffidente nei confronti della scienza, perché la vede troppo intenta a rispondere alle esigenze del profitto e molto meno attenta a porre al centro i bisogni effettivi degli esseri umani e quelli dello sviluppo equilibrato dei popoli e dell ecosistema terrestre. Il conflitto può risolversi positivamente se, dinanzi alla crescente domanda di trasparenza che viene dalla società, la scienza risponde riscoprendo la propria vocazione profonda: illuminare il cammino umano con nuove conquiste di conoscenza. Scienza e co-scienza: un binomio inscindibile. La co-scienza implica la compresenza e la condivisione dei saperi. Per quanto riguarda la ricerca, il problema non è dato solo dalla quantità e qualità degli stanziamenti. Esistono altre emergenze non meno importanti, rilevate negli ultimi anni perfino dalle grandi riviste internazionali di scienza e tecnologia. Sono emergenze che meriterebbero ben altra attenzione rispetto a quella che ricevono istituzionalmente, e fra queste sono i criteri di distribuzio- * Presidente della Fondazione Diritti Genetici 13

15 Mario Capanna ne dei finanziamenti, la gestione dei posti negli enti di ricerca, l inossidabile burocrazia degli apparati accademici, la moltiplicazione a pioggia degli atenei, il finanziamento di università ed enti di ricerca privati, il dilagare del precariato universitario, gli esami venduti, i concorsi truccati, i nepotismi, i clientelismi, e tutte le logiche che sono ancora alla base delle manovre baronali e lobbistiche. Sono stati scritti fiumi di inchiostro sulla cosiddetta «fuga dei cervelli», altro problema concreto, che però ha ormai assunto il tono del tormentone mediatico. Eppure, a fronte di tanto interesse accademico-giornalistico per la «fuga dei cervelli», nessuno si chiede perché i cervelli giovani e meno giovani continuano a fuggire senza più fare ritorno nel nostro paese. Bene, allora chiediamoci davvero perché fuggono, e, senza bendarci gli occhi, andiamo a cercare la risposta più evidente e sensata. Fuggono da un paese che non offre più alcuna garanzia né di stabilità né di riconoscimento professionale. Fuggono da un sistema accademico sclerotizzato da ingranaggi e convenzioni che produrrebbero ingiustizie, inefficienze e costi inutili anche se la ricerca pubblica attraversasse un momento di vacche grasse. Fuggono perché sanno perfettamente che se tornassero, la maggior parte di loro, magari già ultratrentenni, dovrebbe cambiare mestiere. In pratica, fuggono da un sistema che conoscono bene, del quale hanno imparato a temere il cinismo. Un cinismo che accetta l esistenza di pezzi di istituzioni accademiche a conduzione familiare, dove la gestione dei posti è ancora profondamente nepotistica, clientelare, baronale. Chiediamoci allora: chi fa fuggire i cervelli italiani, se non quello stesso sistema che ciclicamente ne denuncia la fuga? E i segnali non finiscono qui. L indipendenza che la scienza aveva conquistato negli ultimi secoli, contribuendo ad affrancare la società dalle superstizioni, dai pregiudizi, dai condizionamenti sociali della politica, della religione, della burocrazia, si sta incrinando. Le lobby della tecnocrazia alleate con i potentati baronali di cui sopra rischiano di riportarla a una situazione di subalternità a nuove «autorità superiori» le autorità dell economia e della finanza sradicandola dal suo contesto sociale e prosciugandola di significati etici. I mercanteggiamenti che ancora si verificano nel mondo accademico restano senza soluzione perché la soluzione richiederebbe un 14

16 Introduzione radicale cambiamento culturale: un cambiamento che evidentemente va contro l inerzia di chi conta. Il problema allora è che la scienza è sempre meno libera perché già all interno del mondo scientifico viene imprigionata da logiche che ne impediscono una gestione etica, equa e sensata. Quanto ci costa e quanto ci rende un sistema che è ancora pervaso da dinamiche di questo tipo? Che etica c è in una gestione nepotistica e clientelare dei posti? Sono o non sono questi i fattori che ostacolano la ricerca? Intanto le pressioni dell economia e della finanza sul sistema che produce nuova conoscenza scientifica sono sempre più forti e numerose, soprattutto in ambiti come quello della biomedicina e dell agricoltura. Le strutture pubbliche per la ricerca rischiano di essere subordinate al controllo di soggetti privati, o comunque fortemente legati al mondo privato, e in questo modo scompare non solo il limite tra ricerca di base e ricerca applicata (il che non è di per sé negativo!), ma di conseguenza anche quello tra ricerca pubblica e ricerca privata (il che invece è molto negativo!). In tutto il mondo avanzato viene documentato un aumento dei casi di conflitto di interessi e di affarismo da bottega, perché la commistione di interessi contrapposti in cui si muovono figure anche molto alte e autorevoli della scienza è spesso sottile, invisibile. Così, una certa miopia molto diffusa che pervade ancora oggi una buona parte delle consuetudini dell accademia, porta a non voler vedere l uso economico e politico che può essere fatto dei risultati del lavoro dei ricercatori. E porta a non voler vedere che la scienza può diventare pericolosa proprio quando è essa stessa a essere messa in pericolo. Ecco a quale deprimente e pericoloso risultato conduce il conservatorismo in campo scientifico. Ed ecco perché la prospettiva, che noi indichiamo con forza, della interlocuzione stretta fra scienza e società, costituisce la base strategica di ogni innovazione reale possibile. La nostra è un epoca difficile, e il suo carattere di transizione dovrebbe esprimersi anche nella cautela con cui andrebbero gestite le scelte relative alla scienza e alla tecnologia. C è bisogno di scelte che diano risposte alle sfide che si stanno affacciando su questo nuovo millennio: su scala locale e su scala globale, per noi e per le generazioni future. Prendiamo l ultimo rapporto della FAO: che cosa 15

17 Mario Capanna segnala questo documento, se non la necessità di agire fattivamente per una maggiore equità e sostenibilità del sistema agroalimentare globale, e per applicare le ovvie norme etiche necessarie a governare il suo funzionamento? Conoscenze, tecniche e risorse tradizionali preziosissime vengono cancellate per sempre dalla frenesia distruttiva del mercato. Tecnologie moderne promettenti, ma ancora troppo imprecise, non controllabili e non gradite all opinione pubblica, vengono bruciate dalla fretta di produrre profitto, e, a causa del brevetto, rischiano di incanalare alcune innovazioni e lo stesso sviluppo scientifico in un «vicolo cieco». Nei due principali domini di applicazione della biologia la biomedicina e l agricoltura, i nuovi percorsi della ricerca si stanno spingendo verso frontiere che non solo trasformano l attività scientifica e gli strumenti tecnici necessari ad assolverla. Quello che forse sta cambiando nel modo più rapido e inquietante è il modo di concepire il ruolo e gli obiettivi della scienza e degli scienziati. Ne è prova la rottura di alcuni antichi vincoli che un tempo riflettevano un sistema di valori molto radicato. La pratica di alcune discipline era regolata da un vero codice deontologico, a volte scritto nero su bianco e addirittura celebrato da cerimoniali ancora in uso come l avviamento del medico all esercizio della professione (il «giuramento di Ippocrate»), che vincolava il novizio ai precetti deontologici della professione. Chi infrangeva quel codice lo faceva a discapito della propria integrità morale, rimettendo in discussione il sistema di valori connaturato con la sua funzione sociale. Oggi si va affermando il principio per cui sia la biomedicina sia l agricoltura, che guarda caso sono entrambe irrinunciabili per la nostra esistenza, possono diventare semplici settori di mercato, e come tali assoggettabili alle sue leggi. Ma è tutto da dimostrare che la domanda e l offerta siano le forze più appropriate per guidare la biomedicina e l agricoltura. Ci si è dimenticati di un aspetto fondamentale che rende questi settori molto particolari e non consegnabili al cinismo del mercato: il fatto che entrambi hanno strette implicazioni con i diritti essenziali della civiltà, ossia la salute e l alimentazione. Si fa passare il messaggio che il bene della scienza guidata dal 16

18 Introduzione mercato coincida con il bene della società. E il problema è che il messaggio passa, se la società e la politica mantengono un rapporto deferente con il potere economico. Ma uno scienziato deve dire chiaramente che cosa vuole fare del proprio ruolo. Deve dire se la sua scienza è al servizio della società, oppure se è al servizio di un mercato che non scende a patti con nessuno. La posta in gioco è di straordinaria portata. Il Segretario generale dell ONU Kofi Annan, in un discorso tenuto in Svizzera il 18 novembre 2006, ha richiamato l attenzione sulla crescita esponenziale del potenziale di pericolo connesso alla rapida crescita dell industria biotecnologia e ha invocato la creazione di strumenti globali di salvaguardia. Egli ha messo in guardia sugli effetti «catastrofici» che si avrebbero se i risultati dei recenti sviluppi delle biotecnologie, inclusa la manipolazione dei geni e il lavoro con virus, finissero nelle mani sbagliate. Ha precisato: «Con l ampliamento della ricerca biologica e la maggiore accessibilità alle tecnologie aumenta il rischio potenziale per danno accidentale o intenzionale. Anche dei principianti che lavorano in piccoli laboratori saranno capaci di effettuare la manipolazione dei geni». «Ci manca un sistema internazionale di salvaguardia per la gestione di tali rischi», ha aggiunto Annan, «e gli scienziati dovrebbero fare del loro meglio per seguire regole volte alla realizzazione responsabile della ricerca». Il Segretario dell ONU ha poi comparato la fase attuale, di creazione del consenso sulla definizione di regole per le scienze della vita, al dibattito sulla tecnologia nucleare degli anni 50, che ha preceduto la creazione dell Agenzia internazionale per l energia atomica e il Trattato di Non proliferazione nucleare. Questo è il livello alto su cui devono operare, con urgenza, le forze culturali, sociali, politiche, i ricercatori e gli scienziati. È qui che si decide la vera innovazione, sia della scienza sia dell economia sia della società, e delle relazioni fra di esse. È perciò indispensabile aprire quel dibattito nazionale, sugli OGM e il modello di sviluppo agroalimentare, la cui necessità avevamo indicato un anno fa, proprio alla conclusione del nostro II Congresso Internazionale, necessità che il Presidente del Consiglio Romano 17

19 Mario Capanna Prodi, nella sua lettera di risposta alla nostra richiesta, ha dichiarato di condividere pienamente. Bisogna passare ora alla realizzazione. Ciò che noi immaginiamo e concretamente proponiamo è un vero e proprio confronto nazionale, della durata di almeno due mesi, promosso istituzionalmente dal Governo, che coinvolga la totalità dei cittadini dalle campagne alle città, dalle scuole alle università ad ogni luogo di lavoro, dagli operatori della scienza ai media, dalle forze sociali a quelle culturali e politiche. Un dibattito vero, di merito sugli OGM, le biotecnologie, il modello di sviluppo che sia occasione preziosa di coinvolgimento e di responsabile crescita conoscitiva dell intera comunità nazionale. È questa la strada maestra attraverso cui il governo dei nuovi problemi, posti dalle biotecnologie in ogni campo, può dispiegarsi non sopra né, tanto meno, contro la società, ma, all opposto, coinvolgendola nella sua interezza. È qui, esattamente qui, che si costruisce la strada della innovazione autentica, che si radica nel presente e si volge al futuro. È fuori di dubbio che in questo modo l Italia si renderebbe protagonista di una scelta d avanguardia, esemplare e beneficamente contagiosa a livello europeo. Un occasione, dunque, da non perdere. Anche perché ci sono le migliori condizioni per realizzarla, a partire dai Comuni e dalle 14 Regioni dichiaratisi «Liberi da OGM». Negli ultimi tempi, poi, è emerso un fatto nuovo di straordinaria portata. Mi riferisco all inedito e poderoso schieramento che il 7 novembre 2006, su iniziativa del Consiglio dei diritti genetici, oggi Fondazione Diritti Genetici, ha sottoscritto il documento «L agroalimentare cuore strategico dello sviluppo». Mai, prima, era emersa una così convergente unità d intenti, che raccoglie il consenso delle maggiori organizzazioni professionali dell agricoltura, dell artigianato, della piccola e media impresa, della moderna distribuzione, di tutte le associazioni ambientaliste e dei consumatori, dell Ordine nazionale dei biologi e della Società degli economisti agrari. Ed è degno di nota che il manifesto sia stato poi sottoscritto dal Ministro delle Politiche Agricole. Il dibattito nazionale, dunque, può iniziare e svilupparsi utilizzando al meglio questa amplissima e diffusa articolazione di sensibilità, di collegamenti, di energie già in movimento. 18

20 Introduzione L agricoltura basata sull impiego intensivo dei combustibili fossili non ha futuro. Solo uno sviluppo agroalimentare, che faccia leva sui pregi della genuinità, della qualità, della tracciabilità, del legame ai territori, può permettere all Italia e all Europa di contribuire da protagonisti per determinare quella globalizzazione multipolare, multiproduttiva, multiculturale, democratica e condivisa che è necessaria, in luogo di quella unipolare e omologante attuale. Nuovi, difficili, esaltanti compiti si profilano di fronte a noi. La Fondazione Diritti Genetici intende attrezzarsi al meglio per affrontarli, rafforzando il proprio ruolo di autorità culturale e scientifica indipendente in merito agli OGM e alle biotecnologie. A questo proposito, siamo orgogliosi di annunciare che si è concretizzato il processo di trasformazione del Consiglio dei diritti genetici da Onlus a Fondazione Diritti Genetici. Fondazione Diritti Genetici: denominazione non casuale. Evoca la preminenza e l irrinunciabilità dei diritti basilari degli esistenti, in primo luogo del diritto fondamentale a disporre del proprio patrimonio genetico come dato inalienabile. La Fondazione è una tappa importante della nostra crescita, che è stata resa possibile dallo straordinario lavoro della squadra di ricerca che ha retto il peso di questi anni, dai soggetti sociali e istituzionali che hanno sostenuto il cammino, dagli scienziati e ricercatori italiani e internazionali che tanto hanno contribuito al percorso. 19

21 SCIENZE DELLA VITA, INFORMAZIONE E SOCIETÀ di Carlo Modonesi* La scienza e la modernità In uno dei suoi memorabili saggi pubblicati dal prestigioso Natural History Magazine, il paleontologo Stephen Jay Gould racconta che occorsero più di cent anni per arrivare a chiarire la posizione filogenetica del fossile Cephalaspis (un pesce estinto), a causa del prevalere, tra la fine del XVIII e l inizio del XX secolo, di mode intellettuali, stili di pensiero e, ovviamente, possibilità di indagine molto differenti. Qualsiasi studioso di buon senso, dunque, ripensando ora al mito positivista di una scienza neutrale, avulsa dal suo contesto sociale e trainata unicamente dalla ricerca oggettiva della verità, sorriderebbe. Lo stesso Gould ha coniato una delle metafore più efficaci per illustrare la natura dell impresa scientifica, argomentando che essa «non è un cammino lineare verso la verità ma una via tortuosa con vicoli ciechi e soste per guardarsi intorno» (1). A conferma di quanto affermato da Gould e da molti altri autori (si veda per esempio Khun) (2), oggi siamo alle soglie di una potente virata di gran parte degli statuti della scienza: una trasformazione epocale che investe sia le basi epistemologiche della sua produzione, sia le sue implicazioni metodologiche ed etiche. Stanno a dimostrarlo i percorsi della ricerca attuale che, spingendo in regioni sempre * Biologo, Fondazione Diritti Genetici e Università degli Studi di Parma 20

22 Scienze della vita, informazione e società più critiche e a forte connotazione simbolica i limiti della pratica scientifica, sollevano molte perplessità sulla natura del rapporto che essa intrattiene con il mondo che la circonda. Gli effetti più tangibili di questa trasformazione sono sostanzialmente due, peraltro strettamente connessi. Il primo è dato dal fatto che l innovazione tecnico-scientifica appare via via più dissociata dai bisogni sociali. Il secondo risiede nella quasi completa erosione dei codici che storicamente hanno plasmato le norme deontologiche delle professioni scientifiche (3). Per esempio, i casi in cui i ricercatori si mostrano disponibili a chiudere un occhio sui requisiti del disinteresse e dell obiettività nell esercizio della loro professione non si contano più, mentre parallelamente cresce la sensibilità a interessi privati che solo qualche decennio fa non erano ammessi dai principi «mertoniani» della buona pratica scientifica (4). In buona sostanza, non si sta solo affermando un modo del pensare e dell agire che manda definitivamente in pensione l antica fede in una scienza imperturbabile di fronte alle pressioni esterne; sta anche emergendo un habitus che nega la necessità che la pratica scientifica debba comunque conformarsi al requisito dell obiettività come tensione ideale: attitudine senza la quale non vi sarebbe mai potuto essere un vero progresso scientifico. Oggi che il modello positivista si è sgretolato e in un certo senso il pensiero scientifico conosce meglio i suoi limiti, oltre che i suoi meriti, prendere coscienza di questo aspetto riveste una certa importanza, specie nelle bioscienze e nelle biotecnologie, settori ritenuti fondamentali dell innovazione moderna. Con il giro di boa del nuovo secolo, infatti, si è definitivamente aperta l era delle imprese spin off, degli scienziati manager, della sanità funzionale al profitto e degli esperti «pubblici» e al tempo stesso «privati» che presiedono panel tecnici, comitati etici e speakers bureau facendo ben attenzione a non disturbare le istanze del mercato. E non si tratta soltanto di una delle forzature del corporativismo baronale che da sempre e da dietro le quinte pilota le dinamiche accademiche; pare piuttosto il raggiungimento di un nuovo equilibrio tra le norme fondanti del «fare scienza» e gli imperativi della modernità. Gli effetti di questo slittamento culturale trascendono il mondo accademico e mettono in luce il primato incontrastato delle logiche economiche e finanziarie in tutte le espressioni dell attività sociale. 21

23 Carlo Modonesi Gli scienziati spesso operanti in strutture pubbliche possono diventare soggetti economici privati, essere invitati dall industria a entrare negli accordi sui brevetti, acquistare pacchetti azionari dalle società a cui prestano la loro competenza, propagandare farmaci, strumenti scientifici e altri prodotti, oppure godere di generose ricompense elargite da aziende a cui formalmente dovrebbero soltanto fornire pareri tecnici super partes. È stato documentato che, negli USA, molti esperti del settore biomedico in forze presso le istituzioni federali guadagnano centinaia di migliaia di dollari in consulenze con le imprese private, in alcuni casi arrivando a triplicare il valore dei compensi annui che percepiscono dal datore di lavoro principale: lo Stato (5). Molti esponenti della ricerca scientifica, inoltre, amano sempre più «apparire» nei salotti mediatici, e grazie alla commistione tra scienza e spettacolo possono sfruttare la loro autorevolezza per diventare figure pubbliche e opinion leader, o per rendere note le loro valutazioni su questioni «scientifiche» che spesso li vedono coinvolti in termini più materiali che culturali. Tutto questo genera quella condizione tipica del nostro tempo che va sotto il nome di «conflitto di interessi» e che nasce da un assenza di regole priva di senso: tema che, per quanto concerne la biomedicina, è stato trattato da vari autori, tra cui si segnalano Bobbio (6) e Jefferson (7) per efficacia ed esaustività. Sostiene Guido Rossi, in un suo saggio recente, che la congiuntura di oggi, di cui lo scenario descritto sopra rappresenta uno spaccato molto parziale, mutua i suoi modelli dalla filosofia di Adam Smith, con la sua teoria di un economia necessariamente disaccoppiata dalla morale. Rossi si interroga sulle ragioni della «singolare vita autonoma dell economia rispetto al diritto», per rispondere che «se la vita economica va per conto suo e non rispetta più le regole del diritto, forse è perché le regole del diritto non ci sono più. Il che significa che il diritto non è più uno strumento di controllo sociale, perché è l economia a dettarne le regole, naturalmente le sue regole». Il principio sostanziale, dunque, è che l economia deve tendere a soddisfare unicamente i suoi bisogni. E dal momento che, per funzionare, il mercato («la mano invisibile») non necessita di criteri normativi ma solo di capacità contrattuale da parte dei singoli soggetti che vi partecipano, l unico vero requisito dell economia di mercato è il perseguimento con ogni mezzo dell interesse privato. Co- 22

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