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1 Altri modelli possibili In collaborazione con: Associazione Rete Radié Resch di Udine Oikos fvg Organization for International Kooperation and Solidarity Associazione Città Ecosolidale Scuola Friulana per la Decrescita E-labora Reti di ContaminAzioni Socio Economiche La presente proposta seminariale trova il suo ordine di motivazioni nella convinzione che diversi principi che regolano l economia e che vengono spesso assunti come assiomi da cui partire per costruire modelli di sviluppo e di gestione della cosa pubblica e di regolamentazione dei mercati possano essere messi in discussione e incontrare forme di crescita o decrescita alternative. La crescita economica a tutti i costi è una variabile imprescindibile? La democrazia rappresentativa è davvero l unico male minore possibile? Le risorse, per essere sfruttate al meglio, è giusto ed equo che seguano prassi di privatizzazione e di generazione di profitto? Esiste solo il PIL come indicatore attendibile per misurare lo stato di salute di un economia e il livello di benessere di una comunità? Il livello di benessere di una comunità coincide per forza con la sua capacità di generare ricchezza o sono altri i parametri da considerare? A fronte di tali quesiti negli ultimi anni stanno nascendo nuove correnti di pensiero che portano a trovare altri punti di vista, altre soluzioni, altri paradossi e presupposti da cui partire per poter elaborare modelli di convivenza migliori, maggiore equità e qualità della vita, maggiore benessere. Ecco che la tutela dei beni comuni, un razionale sfruttamento delle risorse naturali, un orientamento alle fonti energetiche alternative come anche la messa in discussione dell attuale modello di sviluppo divengono temi di grande attualità. La gestione dell economia e dei mercati è sempre correlata alle politiche di governance, di cui il finanziamento e gli orientamenti sono sempre più soggetti alle dinamiche dei mercati e alle dinamiche di lobby generando grossi problemi di empasse politico-eocnomica connesse proprio alla commistione di intereressi pubblici e privati. Ecco che la stessa democrazia rappresentativa non è più ad oggi l unica forma di democrazia possibile, si fanno avanti infatti forme di partecipazione organizzata che vengono sperimentate in un numero sempre maggiore di comunità. Gli sconvolgimenti climatici di questi tempi, il continuo proliferare di forme di attivismo dal basso, le grandi disuguaglianze presenti sia a livello di classi sociali che a livello globale sono tutte variabili che portano a pensare a nuove forme di regolamentazione dei mercati, di gestione delle risorse naturali e di governance della cosa pubblica. La nascita dell università dei Beni Comuni, la strutturazione delle teorie della decrescita, in modo particolare come paradosso provocatorio e 1

2 contraddittorio del pensiero unico, l esigenza di sperimentare forme alternative di energia e la crescente diffusione di forme di democrazia partecipativa costituiscono a tutti gli effetti la scoperta di nuovi orizzonti politici e socio-economici che meritano di essere indagati e discussi. Nello specifico: 1) LA DECRESCITA Il concetto di decrescita ad oggi è soprattutto una provocazione, paradossale se si vuole ma necessaria per comprendere l'urgenza di un inversione di tendenza rispetto al modello dominante dello sviluppo e della crescita illimitati. La decrescita non è una ricetta ma un nuovo percorso che può essere intrapreso. Un percorso che ci conduce verso un nuovo immaginario che raffigura una nuova idea del mondo: pacifico, sostenibile e conviviale. Con il concetto di decrescita viene tracciata una strada che può portare alla messa in discussione non solo degli assetti economici attuali ma anche degli stili di vita di ognuno, del modo che ognuno di noi ha di vivere la propria quotidianità in modo critico e consapevole. Una strada che vale la pena di iniziare a percorrere, soprattutto per chi nell attuale modello di sviluppo inizia a riscontrare un numero sempre maggiore di contraddizioni e disuguaglianze e sempre minore di benefici. 2) UN NUOVO CONCETTO: I BENI COMUNI Il concetto di "beni comuni" in economia indica originariamente quei beni quali le risorse naturali (l acqua, la fauna, ecc.) esauribili, dal cui sfruttamento nessuno può essere escluso. I beni comuni sono anche definiti più precisamente come "beni di proprietà comune" - il che non va confuso con la proprietà pubblica, cioè dello Stato o altra istituzione pubblica. Pertanto il problema originario dei beni comuni era quello di stabilire delle regole che permettessero l'uso tendenzialmente universale della risorsa prevenendone l'esaurimento. Quindi si può affermare che la tutela dei beni comuni oggi implichi: - la prevenzione dell'esaurimento; - il mantenimento della qualità originaria; - il mantenimento - o addirittura l'incremento - della disponibilità della risorsa, stante l'incremento demografico e dei consumi; - l'accesso universale; - la difesa della proprietà comune del bene. - Il recupero del controllo democratico sulla loro destinazione d'uso e gestione È chiaro che la difesa dei Beni Comuni rappresenta l'affermazione dei diritti della vita ed alla vita, a partire da un'opposizione ad una concezione mercantilistica e di mercificazione di ogni aspetto della vita, in nome del pensiero unico dello sviluppo e del consumo, della crescita a tutti i costi e del libero mercato, e da una presa di coscienza della necessità di una nuova democrazia e di una nuova politica. 3) LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA È ANCORA IL MINORE DEI MALI? Che la distanza fra classe di governo e governati sia oggi decisamente più ampia di un tempo è una consapevolezza ormai diffusa. Il costante calo negli anni del numero di tesserati ai partiti politici, la continua nascita e diffusione di comitati spontanei di protesta in ogni dove sono solo alcuni degli indicatori di un progressivo scollamento fra società civile e classe politica dirigente. Quante sono le persone che vedono decisioni politiche che non condividono e che vengono prese dagli stessi rappresentanti politici che hanno votato? Oggi il processo democratico può ancora ritenersi esaurito al momento della votazione all interno dell urna elettorale? La crescente complessità delle società, la maggiore disponibilità di informazioni grazie ad un numero superiore di media disponibili con diversificate modalità di accesso, la crescente e sempre più diffusa convinzione che alla base delle decisioni dei politici non ci sia sempre l interesse per la collettività portano un numero sempre ampio di persone a ritenere che il processo democratico non 2

3 possa più compiersi nella sua interezza nel solo momento del voto all interno della cabina elettorale. A fronte di tali questioni nel mondo si stanno diffondendo nuove forme di democrazia che prevedono la partecipazione diretta della società civile alle decisioni per l amministrazione della cosa pubblica. Le prime forme di democrazia partecipativa, culminate spesso nell adozione dello strumento del bilancio partecipativo, vengono sperimentate negli anni 80 e 90 in America Latina. Ad oggi sono almeno 50 gli esempi di bilancio partecipativo adottati da città europee, in America Latina si sono superati le 800 sperimentazioni. LA PECULIARITÀ DELLA PLATEA DEGLI STUDENTI DELLA SCUOLA SUPERIORE DELL UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI UDINE. Portare argomentazioni in grado di provocare dubbi e scardinare consolidate convinzioni diffuse può costituire uno strumento di crescita, in modo particolare per gli allievi della scuola superiore dell università degli studi di Udine che si contraddistinguono per: - essere in possesso di un grande bagaglio nozionistico - essere in possesso di elevati coefficienti di intelligenza analogica, in grado cioè di mettere in collegamento fra loro fenomeni e teorie in modo da riuscire a formulare progetti e sviluppare nuove idee - sono protagonisti di percorsi di studi di assoluto successo che hanno permesso loro di maturare consapevolezza nelle proprie potenzialità e di accumulare un bagaglio nozionistico e teorico in grado di supportarne certezze e convinzioni Obiettivi formativi Obiettivo del percorso formativo è quello di trasmettere ai discenti, studenti della scuola superiore dell Università e ad alcuni loro docenti, nuovi modelli di riferimento per l economia, per la regolazione dei mercati, per la tutela dell ambiente e per la gestione dei processi di governance. Verranno presentati modelli per certi versi in antitesi con quelli comunemente diffusi e talvolta connotati da una forte vocazione provocatoria, pur sempre finalizzati alla riflessione e alla riconsiderazione delle certezze che i saperi consolidati portano ad assumere sempre più in modalità assiomatica. I tre focus tematici su cui si intenderà fare luce sono: 1 il concetto di decrescita applicato all economia, alla tutela dell ambiente e al recupero della dimensione relazionale della vita di ognuno 2 il concetto di tutela dei beni comuni, intesi come diritti indivisibili ed inalienabili della vita di ognuno. 3 il concetto di democrazia partecipativa: l evoluzione del significato di democrazia disegna nuovi scenari di gestione della cosa pubblica. Programma: 3

4 03/12/07 Sala Florio di palazzo Florio, in via Palladio 8 - Udine ore 10:00 Come far crescere una cultura dei beni comuni. Relatore: Rosario Lembo Laureato in Economia politica alla Bocconi, ha fondato nel 1974 Manitese76, di cui è stato segretario generale fino al Nel 1994 ha fondato il CIPSI del quale è stato Presidente fino al Dal 1998 ricopre la carica di Segretario Generale del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale dell'acqua di cui è stato fondatore con Riccardo Petrella. Dal 2005 è Segretario Generale della Università del Bene Comune, fondata con Riccardo Petrella e Direttore della Facoltà dell'acqua e della Mondialità della UBC. 7/02/08 Sala Convegni di palazzo Antonini, in via T. Petracco 8 - Udine ore 17:00 Le contraddizioni dell attuale sistema economico e proposte di nuovi indicatori e principi su cui basare la programmazione delle politiche. La cultura dei beni comuni. Relatore: Riccardo Petrella Moderazione: Franca Battigelli (Università di Udine) Economista politico, Petrella ha lavorato dal 1978 al 1994 alla Commissione Europea di Bruxelles dirigendo il programma FAST (Forecasting and Assessment in Science and Technology). Professore di mondializzazione dell economia presso l'università Cattolica di Lovanio (Belgio) dal 1982 al Nel 1991 ha fondato Il Gruppo di Lisbona per analizzare i cambiamenti della globalizzazione e nel 1997 ha istituito il Comitato Internazionale per Il Contratto mondiale dell acqua, di cui è segretario generale. Nel 2003 ha fondato l Università del Bene Comune. Dal giugno 2005 al dicembre 2006 presidente dell'acquedotto Pugliese. Ha scritto numerosi articoli e libri, tra cui Economia come teologia? (2000 con E. Dussel e E. Chiavacci), Il Manifesto dell acqua. Il diritto alla vita per tutti (2001), Il bene comune: elogio della solidarietà (2003), Il diritto di sognare. Le scelte economiche e politiche per una società giusta. Il sogno è il rifiuto di subire il presente (2005), La rivoluzione blu (2006) e Una nuova narrazione del mondo (2007). 21/02/08 Sala Convegni di palazzo Antonini, in via T. Petracco 8 - Udine ore 17:00 Proposta per un modello non economico basato sulla decrescita. Relatore: Serge Latouche Moderazione: Francesco Marangon (Università di Udine) Economista e filosofo, Latouche è uno degli animatori di La Revue du MAUSS, Presidente dell'associazione «La ligne d'horizon» e professore di Scienze economiche all'università di Paris XI e all'institut d'études du développement économique et social (IEDS) di Parigi. È tra gli avversari più noti dell occidentalizzazione del pianeta ed un sostenitore della decrescita conviviale e del localismo. Conosciuto per i suoi lavori di antropologia economica, ha sviluppato una teoria critica nei confronti dell'ortodossia economica. Critica, attraverso argomentazioni teoriche solide e con un approccio empirico comprensivo di numerosi esempi, il concetto di sviluppo e le nozioni di razionalità ed efficacia economica. Su questi argomenti ha scritto numerosi libri tra cui: L occidentalizzazione del mondo (1992), La Megamacchina. Ragione tecnoscientifica, ragione economica e mito del progresso (1995), La sfida di Minerva. Razionalità occidentale e ragione mediterranea (2000), Giustizia senza limiti. La sfida dell'etica in una economia globalizzata (2003), Come sopravvivere allo sviluppo. Dalla decolonizzazione dell'immaginario economico alla costruzione di una società alternativa (2005), La scommessa della decrescita (2007). 4

5 28/03/08 Sala Convegni di palazzo Antonini, in via T. Petracco 8 - Udine ore 17:00 Città e partecipazione. Relatore: Giovanni Allegretti Ha insegnato Gestione Urbana e Analisi del Territorio e degli Insediamenti presso la Facoltà di Architettura di Firenze dal 2002 al Borsista di ricerca 2 anni presso l Università di Firenze e lo IUAV su temi legati alla partecipazione dei cittadini alla costruzione delle politiche pubbliche. Attualmente è ricercatore senior presso il CES (Centro di Studi Sociali) della Facoltà di Economia dell Università di Coimbra. Dirige il nuovo Osservatorio delle Pratiche Partecipative (OPP) ed e coordinatore esecutivo del corso di Dottorato Democrazia nel secolo XXI. Tra gli scritti molti (libri e articoli) sono dedicati al Bilancio Partecipativo o alla pianificazione territoriale condivisa, temi sui quali e stato consulente e formatore in numerose amministrazioni locali in Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Brasile, Capo Verde. Attualmente svolge consulenze presso l Associazione Svedese dei Comuni e delle Regioni (SALAR) e la Fondazione Nico Poulantzas (Grecia) per l organizzazione dei due primi esperimenti di Bilancio Partecipativo in Grecia e Svezia. 04/04/08 Sala Florio di palazzo Florio, in via Palladio 8 - Udine ore 17:00 Il paradosso della democrazia: libertà e responsabilità verso le generazioni future. Relatore: Marco Deriu Docente di Etica e deontologia della comunicazione presso la Scuola di giornalismo della Facoltà di Lettere e Filosofia e di Teoria dell'informazione presso la facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Docente di Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa presso la facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell Università Cattolica del S. Cuore di Brescia. Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all Università di Parma. Svolge attività di ricerca sull'etica della comunicazione e sulla deontologia dell'informazione, sull analisi testuale degli audiovisivi, sulle trasmissioni televisive per bambini e sulla comunicazione all interno dei processi formativi ed educativi. Sui medesimi temi ha tenuto numerosi seminari, relazioni, conferenze ed ha scritto diversi libri, fra cui La fragilità dei padri (2002), Dizionario critico delle nuove guerre (2005), Acqua e conflitti (2007). 5

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