Le origini culturali del Terzo Reich

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1 George L. Mosse Le origini culturali del Terzo Reich Traduzione di Francesco Saba Sardi

2 Sito & estore Twitter twitter.com/ilsaggiatoreed Facebook The Estate of George L. Mosse c/o The University of Wisconsin Foundation, 1964, 2015 il Saggiatore S.r.l., Milano 2015 Prima edizione:: il Saggiatore, Milano 1968 Titolo originale: The Crisis of German Ideology

3 Le origini culturali del Terzo Reich

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5 Sommario Introduzione 9 parte prima I fondamenti ideologici Dal romanticismo al Volk Una fede germanica Il neoromanticismo La riscoperta degli antichi germani Razzismo Utopie germaniche L ebreo 159 parte seconda L istituzionalizzazione dell ideologia ( ) Il contributo del sistema didattico Il Movimento giovanile Studenti e professori universitari in marcia Capi, «Bund» e Eros Gli sviluppi organizzativi 273

6 parte terza Verso il nazionalsocialismo ( ) Conservatori delusi Ex combattenti e lavoratori Dalla gioventù borghese alla gioventù antiborghese La rivoluzione tedesca La rivoluzione antiebraica Conclusione 389 Note 397 Ringraziamenti 431 Indice analitico 433

7 Introduzione La storia della Germania del secolo scorso è stata oggetto di lunghe discussioni sia da parte degli storici sia dei profani, i quali tutti si sono chiesti se uomini intelligenti e istruiti abbiano potuto prestare realmente fede alle idee diffuse durante il periodo nazista. Agli occhi di molti, i fondamenti ideologici del nazionalsocialismo sono apparsi il prodotto di un pugno di squilibrati; per altri, l ideologia nazista era mera tattica propagandistica, intesa a conquistare l assenso delle masse, ma niente affatto espressione della Weltanschauung dei capi stessi. Ad altri ancora, tali idee sono apparse talmente nebulose e incomprensibili da indurli a ritenerle indegne di considerazione. Quest opera si propone l analisi appunto delle idee in questione, essendo una realtà storica che molti individui normali le hanno fatte proprie. Non va dimenticato che i nazisti raccolsero i maggiori consensi proprio tra gente istruita e benpensante: le loro idee erano ritenute degne del massimo rispetto nella Germania uscita dalla Prima guerra mondiale, e anzi trovavano larga diffusione in vasti strati della popolazione già prima del conflitto. A differenziare la Germania di allora da altre nazioni, era un radicato stato d animo, una particolare concezione dell uomo e della società, che appare aliena, addirittura diabolica, all intelletto occidentale. Tuttavia, capire il sorgere di tali idee, il ruolo da esse avuto e le aspirazioni da esse appagate durante quasi un secolo di vita tedesca, significa compiere un notevole passo avanti verso una chiarificazione della singolare evoluzione della Germania. La concezione razzistica, il cristianesimo germanico e il misticismo

8 10 Le origini culturali del Terzo Reich naturistico del Volk, che in questo libro saranno oggetto di approfondito studio, non sono stati ritenuti degni di troppa attenzione dagli storici che hanno considerata quest ideologia quale l esplicazione di una storia preintellettuale. Essa è ritenuta, di regola, una facciata atta a dissimulare la violenza di una nuda lotta per il potere, 1 ragion per cui lo storico doveva interessarsi ad altri, e presumibilmente più importanti, atteggiamenti nei riguardi dell esistenza. Ma le cose non stavano così, trattandosi anzi di quel complesso di valori e idee, prettamente tedeschi, tramite il quale vasti strati della popolazione si sono accostati ai grandi problemi dell epoca. Quest ideologia è stata ritenuta in larga misura «apolitica», e invero di primo acchito è difficile capire come si possa, a ragion veduta, scorgere nel misticismo naturistico, nel culto del sole, e nella teosofia, altrettante componenti di un sistema di idee politiche. Il problema, però, è di prospettiva, nel senso che agli ideologi di cui principalmente ci occuperemo, la politica tradizionale appariva quale un esemplificazione dei peggiori aspetti del mondo in cui essi vivevano. Costoro rifiutavano i partiti politici quali creazioni artificiali, e il governo rappresentativo era da essi tenuto in non cale, preferendoglisi il dominio di un élite, secondo un atteggiamento che derivava dalla loro concezione misticheggiante della natura e dell uomo: modo di pensare che è apolitico soltanto in quanto il termine «politica» sia inteso restrittivamente, quale descrizione delle forme tradizionali di attività e di opinione. Qualora la «politica» sia così definita, allora l ideologia cui va il nostro interesse andrà più propriamente detta antipolitica, dal momento che la rivoluzione da essa auspicata consisteva nello spazzar via il vecchio Rechtsstaat per sostituirlo con il Reich millenario, mentre il Führerprinzip avrebbe trionfato del parlamentarismo. Ironia della sorte, un movimento ideologico definito «apolitico», in effetti venne a definire ciò che era politicamente accettabile; e il fatto che ciò accadesse, dimostra quanto sia pericoloso applicare idee stereotipe a un caso particolare, che con tanta evidenza non rientra nella norma generale. Sarà nostro compito rintracciare lo sviluppo di tale ideologia, contribuendo così a spiegare le trasformazioni della politica tedesca. Considerare la catastrofe della Germania partendo da tale prospettiva, non equivale a negare i fattori concreti che sottostanno allo sviluppo di siffatti atteggiamenti. È probabilmente impossibile stabilire perché si creda a tutto ciò cui si presta fede, ma è certo che la metamorfosi della Germa-

9 Introduzione 11 nia da coacervo di principati semifeudali a stato nazionale, e la parallela trasformazione dell economia locale da agricola a industriale, non potevano non incidere profondamente sulla psiche dei cittadini tedeschi. L uno e l altro ordine di mutamenti furono di notevole rapidità, e lo spostamento di prospettiva che ne derivò fu conseguentemente maggiore di quanto non sarebbe accaduto se il ritmo del cambiamento fosse stato più lento. Non va poi dimenticato che la riunificazione della Germania ebbe particolare incidenza per il fatto di essersi verificata dopo più di cinquant anni di tentativi falliti. La lunga ricerca dell unità nazionale da parte della Germania ebbe per effetto di indirizzare le migliori intelligenze verso la problematica del destino nazionale; l unità in questione avrebbe potuto uscire dal Congresso di Vienna dopo la caduta di Napoleone, ma al suo posto prese forma una poco compatta Confederazione germanica, nell ambito della quale i singoli stati furono liberi di continuare nei loro atteggiamenti di indipendenza, con il risultato che quei tedeschi i quali volevano l unità mirarono sempre più all istituzione di una coesione culturale tra le popolazioni, anziché a una fusione politica che sembrava remotissima. Tale coesione culturale era da essi intesa come scoperta delle radici nazionali e vista come opposizione allo straniero. Le rivoluzioni del 1848, se in un primo tempo sembrarono offrire alla Germania nuove speranze di unità, ebbero come unico risultato la frustrazione. La ricerca di radici nazionali, di una stabilità nazionale su cui fondare un effettiva unione, venne intensificata tra il 1848 e il 1870, e si accompagnò a una crescente opposizione al progresso tecnico. Il mondo moderno aveva negato ai tedeschi l unità di cui pure essi avevano goduto tanto tempo prima, e molti tra loro ritennero che il movimento unitario dovesse trarre la propria forza più da quei tempi lontani che da un incerto presente. Quando, nel 1871, a Versailles, Bismarck proclamò imperatore il re di Prussia, l unità sembrò finalmente un fatto compiuto; ma la fusione politica nella nuova federazione, sotto il predominio della Prussia, fu fonte di delusioni per molti tedeschi, e ciò a causa della prosaicità del nuovo stato, del suo interesse per problemi banali, laddove il movimento per l unità era stato altamente idealistico e addirittura utopistico. Di rado accade che gli avvenimenti si verifichino nella forma auspicata, e questo soprattutto quando l aspettativa data da lungo tempo. Per molti

10 12 Le origini culturali del Terzo Reich pensatori tedeschi, la prospettiva dell unità aveva assunto proporzioni pressoché messianiche e il confronto con l anemica Realpolitik bismarckiana fu fonte di tremende delusioni. Il nuovo Reich fu, in un primo momento, salutato con grande entusiasmo; ma era questo un fervore del tipo più adatto a eventi religiosi che a fatti politici, e le attività di governo ben difficilmente sono atte a produrre un persistente stato di estasi. La fiducia nell identità nazionale testé raggiunta fu minata dalla sensazione che il Reich bismarckiano fosse venuto meno al compito di sostenere l impulso dinamico che aveva portato all unificazione. Le ansie per il destino della Germania, divenute abito mentale prima dell unificazione, non potevano venire d un tratto abbandonate, una volta raggiunto tale obiettivo; in effetti, il problema persisteva: sembrava che l unificazione politica non avesse comportato quella consapevolezza nazionale, cui tanti tedeschi avevano sempre aspirato. Al contrario, il popolo neounificato si era dato alla ricerca di soddisfazioni materiali, come arricchirsi e creare nuovi centri urbani, in tal modo distruggendo quelle antiche tradizioni tedesche che agli occhi di molti erano apparse la vera forza motrice del movimento unitario. Il trionfo dell unità nazionale si verificò in un periodo in cui la rivoluzione industriale permeava profondamente le regioni tedesche; e i conseguenti squilibri economici vennero ad aggiungersi alla delusione nei confronti dell unificazione. La Germania unita non aveva prodotto una società accettabile per tutti i cittadini: anzi, vecchi problemi avevano ceduto il posto a nuovi dilemmi. Fu quindi facile, per molti, applicare la forma mentis che era stata loro di grande aiuto durante la lotta per l unità ai nuovi problemi dell industrializzazione; e costoro le soluzioni le cercavano ora nell approfondire e rendere più fervente la loro fede antico-germanica, in pari tempo invocando una più «genuina» unità. Non fa meraviglia che uomini siffatti alla fine rifiutassero del tutto la società industriale, ritenendola inconciliabile con l identità nazionale. Alla fine, essi giunsero ad auspicare una «rivoluzione tedesca» che liquidasse i nuovi, pericolosi sviluppi e riportasse la nazione ai suoi scopi originari, quali essi li intendevano. Sicché, l unità politica e l industrializzazione promossero quella crisi del pensiero tedesco che avrebbe condotto direttamente alla «catastrofe tedesca» dei giorni nostri. Crisi che ebbe il suo effettivo punto di partenza nel decennio Già nel 1873, le tensioni, frutto del crescente ritmo di industrializzazione,

11 Introduzione 13 avevano scatenato la prima, grave crisi economica; e già allora sembrava chiaro a molti che le grandi promesse dell unità nazionale erano sfumate. La moderna Germania industriale era appena sorta e stava rapidamente progredendo, ed ecco, ad accompagnare questa crescita, l appello a una nuova rivoluzione «tedesca», in effetti una reazione al progresso. Benché l ideologia di cui ci occupiamo possa essere fatta risalire all alba del xix secolo, alla lotta per l unità nazionale, sono stati gli eventi degli ultimi decenni del secolo scorso a infonderle nuova vita e nuovo dinamismo. Il complesso di idee di cui ci occuperemo in quest opera, è stato definito «nazional-patriottico» in tedesco völkisch, vale a dire inerente al Volk. È questo uno di quegli sconcertanti vocaboli tedeschi, le cui connotazioni trascendono l accezione specifica. Volk è una parola assai più pregnante che non «popolo», dal momento che, per i pensatori tedeschi, fin dall inizio del romanticismo germanico, sullo scorcio del xviii secolo, Volk denotava un insieme di individui legati da una «essenza» trascendente, volta a volta definita «natura», o «cosmo» o «mito», ma in ogni caso tutt uno con la più segreta natura dell uomo e che costituiva la fonte della sua creatività, dei suoi sentimenti più profondi, della sua individualità, della sua comunione con gli altri membri del Volk. Elemento essenziale era il legame dell animo umano con il suo ambiente naturale, con l «essenza» della natura. Le verità veramente fondamentali erano ritenute reperibili al di là delle apparenze. Un esempio esempio che a conti fatti ha un importanza cruciale nello sviluppo dell ideologia nazional-patriottica servirà a chiarire meglio che cosa questo legame significasse. Secondo molti teorici nazional-patriottici, la natura dell animo di un Volk è determinata dal paesaggio natio. Così gli ebrei, da gente del deserto quali sono, andrebbero considerati gente superficiale, arida, «secca», incapace di profondità e affatto mancante di creatività. A causa della nudità del paesaggio desertico, gli ebrei sarebbero un popolo spiritualmente arido, e quindi in netta antitesi con i tedeschi i quali, figli delle cupe foreste ammantate di nebbie, sarebbero profondi, misteriosi, reconditi. Proprio perché di continuo avvolti nelle tenebre, i tedeschi aspirerebbero al sole e sarebbero veri Lichtmenschen (uomini della luce). È stato sovente affermato che soltanto dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale e la costituzione della Repubblica di Weimar, le idee nazional-patriottiche si sono finalmente imposte. Ed effettivamente, fu al-

12 14 Le origini culturali del Terzo Reich lora che queste idee trovarono un seguito politico di massa. Tuttavia, di grande importanza furono anche gli sviluppi prebellici, perché fu in tale periodo che l ideologia venne elaborata e divulgata. Le idee nazional-patriottiche non furono propagate tanto attraverso movimenti organizzati, quanto piuttosto tramite rapporti personali e piccoli gruppi infiltratisi nelle stesse istituzioni ufficiali. Soprattutto, in questo periodo si assistette all istituzionalizzazione di tali idee, fattore trascurato da coloro i quali le vedono come qualcosa di isolato fino al Perché possa risultare davvero efficace, un sistema ideologico deve permeare di sé importanti istituzioni politiche e sociali; e, prima del 1918, l ideologia incentrata sul Volk già aveva impregnato una delle più importanti di esse, il sistema scolastico. Scuola e gioventù hanno larga parte nella nostra trattazione. La gioventù tedesca era stata in prima linea nella lotta per l unificazione; e, fin dal tempo di padre Jahn e della fondazione delle associazioni studentesche, all inizio del xix secolo, la causa dell unità nazionale aveva suscitato l entusiasmo dei giovani. Friedrich Ludwig Jahn, professore all università di Berlino, aveva fondato le Burschenschaften, le corporazioni studentesche, allo scopo di diffondere la «cultura teutonica» e di incoraggiare i giovani tedeschi a rafforzare il fisico onde poter meglio combattere a favore dell unità del paese. Gli entusiasmi per l unità toccarono il culmine nel 1817, allorché le associazioni studentesche si radunarono al castello di Wartburg per dare alle fiamme i libri «stranieri» che avevano intossicato la genuina cultura del Volk. Agli occhi di molti giovani, un nazionalismo del genere sembrava offrire l unica, adeguata soluzione ai tanti problemi sociali ed economici con cui si era alle prese. La loro delusione per i risultati della tanto attesa unità, sommandosi agli effetti della rivoluzione industriale, aveva per conseguenza l aspirazione a una più genuina fusione del Volk. Mossi dall impazienza tipica dell età, i giovani divennero l avanguardia di una rivoluzione prettamente germanica, e le autorità scolastiche non perdettero occasione per favorire questa presunta soluzione della crisi del pensiero tedesco. Dopo il 1918, il Movimento giovanile proseguì i tentativi da esso iniziati nel periodo prebellico, andando alla ricerca di nuove forme sociali e politiche che, a suo giudizio, meglio corrispondessero alle aspirazioni pangermaniche. Si trattava di un movimento prettamente tedesco, di un vero microcosmo della moderna Germania, che, a partire dai primi anni del 1900, seppe acca-

13 Introduzione 15 parrare la fantasia e la dedizione dei giovani, lungo un arco di sviluppo cui mise termine la conquista nazista del potere. Se dapprima i giovani si erano radunati al semplice scopo di compiere escursioni in campagna, ben presto le loro attività si caricarono di sottintesi ideologici: ricostruire il Volk secondo principi più genuini e naturali di quelli del modernismo. Negli anni prebellici, gli aderenti al movimento ammontavano a circa sessantamila; dopo la guerra, si raggiunse e superò la cifra di centomila. Era questa l élite della gioventù borghese, e il movimento ebbe un influenza formativa su molti dei leader intellettuali nati tra il 1880 e il Notevole era l ascendente del movimento sia tra gli insegnanti che tra gli studenti. Avremo però occasione di tornare più a lungo sull argomento. Quelli cui abbiamo accennato sono alcuni dei fondamentali ingredienti che impartirono dinamismo al caratteristico sviluppo della Germania nel nostro secolo. Il loro nesso con il nazionalsocialismo può a volte essere stato indiretto, e d altra parte fu da questo contesto che il movimento nazista si sviluppò, facendo sua la parola d ordine della «rivoluzione tedesca» e buon uso della presa che aveva sulle masse. Appare in tutta la sua importanza la tendenza del pensiero tedesco a volere un ideologia a fondamento di ogni azione concreta; ciò che il nazionalsocialismo aveva in comune con altri raggruppamenti nazional-patriottici e con molti giovani, era uno stato d animo, a sua volta condizionato dai presupposti ideologici di cui ci occupiamo. Erano infatti questi a dare a uomini e donne coscienza della propria funzione nel paese e nella società; erano questi a condizionare l idea che si facevano di se stessi e del mondo in cui vivevano. Le considerazioni in merito ci sembrano assai più importanti che non la ricerca di singoli precursori individuali del nazionalsocialismo, indicati dagli storici in varie figure, da Herder a Wagner a Nietzsche. Il carattere basilare dell ideologia è ben sintetizzato dalla distinzione tra Cultura e Civiltà, che era sempre sulle labbra dei suoi assertori. Una cultura, per dirla con Oswald Spengler, ha un anima, laddove la civiltà è «la condizione più esteriore e artificiale di cui sia capace l umanità». 3 L accettazione della cultura e il rifiuto della civiltà equivalevano, per molti, a metter fine all alienazione dalla loro società, e nel vocabolario di costoro di continuo fa ricorso la parola «radicamento», inteso in termini spirituali e da raggiungere tramite un interiore corrispondenza tra individuo, suolo natio, Volk e universo, atta a eliminare un isolamento che appariva così do-

14 16 Le origini culturali del Terzo Reich loroso. Esteriore era considerato tutt uno con la deludente società attuale; lo stato veniva contrapposto al Volk, e al parlamentarismo fonte di disunione, quell unità organica cui tanti tedeschi aspiravano. Esteriore denotava inoltre una società che aveva dimenticato, nella sua spinta all accumulo dei vantaggi frutto della rivoluzione industriale, le proprie genuine aspirazioni germaniche. Erano critiche dirette alla società borghese agiata e compiaciuta di sé, soddisfatta della Germania quale essa era, e che ben poco si preoccupava della Germania quale avrebbe dovuto essere. Materialistico era l interesse del borghese per il mondo esterno: chi aveva davvero a cuore le sorti del Volk, credeva infatti in una rinascita d ordine spirituale, interiore, condizione per l effettivo rifiorire del Volk tedesco. Sostenevano i critici che la Civiltà si era impadronita del borghese, e tuttavia ad avanzare tale obiezione erano proprio dei borghesi; o, per meglio dire, non il grosso borghese né il nuovo ricco, ma coloro che dalla rivoluzione industriale erano stati messi con le spalle al muro: il bottegaio, non il proprietario di grandi magazzini; il piccolo imprenditore fedele alla tradizione, non il dirigente delle industrie in espansione o delle grandi banche, nelle cui mani sembrava accentrarsi il potere economico. A questa piccola e media borghesia, si univano le categorie artigianali, che rapidamente decadevano alla condizione proletaria e la cui sensazione di isolamento risaliva al Per l una come per le altre, il progresso era una minaccia alla loro condizione borghese; esse trovarono alleati volonterosi nei proprietari terrieri i quali vedevano il loro monopolio della produzione di generi alimentari minacciato dalle richieste di una riduzione delle tariffe doganali e da un espansione dei commerci mondiali. Sicché, coloro che patrocinavano il ritorno alla Cultura, gli assertori di una «rivoluzione tedesca» non provenivano dalle classi inferiori della popolazione: al contrario, si trattava di uomini e donne desiderosi di conservare i propri possessi e privilegi rispetto alle classi lavoratrici. La nozione di un autentica rivoluzione sociale suonava anatema ai loro orecchi, e tuttavia essi erano profondamente insoddisfatti del loro proprio mondo. La contraddizione tra il desiderio di conservare il proprio rango e il desiderio, non meno fervente, di trasformare radicalmente la società, trovava la propria sintesi nell appello a una rivoluzione spirituale e destinata a infondere nuova vita alla nazione senza però rivoluzionarne la struttura. In fin dei conti, la rivoluzione nazista fu la rivoluzione borghese «ideale», in quanto «rivoluzione dell anima», che

15 Introduzione 17 in effetti non suonò minaccia per nessuno dei legittimi interessi economici della classe media; al contrario, l ideologia nazional-patriottica aveva di mira, all interno, un altro nemico. Si spiega così perché gli ebrei e il problema ebraico avranno tanta parte in questa nostra indagine: a essere visto come il nemico, era infatti l ebreo. Questi era fautore del progresso in tutta la sua distruttività, e vedremo quindi l ideologia nazional-patriottica radicalizzarsi sulla e in rapporto alla supposta «minaccia giudaica». È opportuno osservare che l atteggiamento nei confronti dell ebreo costituiva in larga misura il cemento dell ideologia in questione, conferendole in pari tempo un dinamismo che altrimenti le avrebbe fatto difetto. L ebreo, o piuttosto lo stereotipo fattone dal pensiero nazional-patriottico, è quindi essenziale a ogni analisi e tentativo di approfondimento di tale ideologia; inoltre, nel caso specifico il nesso con il nazionalsocialismo è diretto. Hitler diede un punto focale alla propria «rivoluzione tedesca» in quanto ne fece una rivoluzione antigiudaica; in una situazione tale da escludere mutamenti sociali ed economici rivoluzionari, l ebreo divenne un gradito e necessario surrogato, contro il quale deviare il fervore rivoluzionario. Lo storico tedesco Gerhard Ritter era ben lungi dal cogliere nel segno, laddove asseriva che l evoluzione ideologica che condusse al nazionalsocialismo non era tipicamente tedesca e che anche altri paesi albergavano movimenti del genere. 4 Benché l atteggiamento antiparlamentaristico fosse generalizzato nell Europa tra le due guerre (come lo era l aspirazione a una società che non fosse né marxista né capitalista), esso assunse forme diverse nelle diverse nazioni. E, come variavano le ideologie, così differivano i loro risultati; l ideologia nazional-patriottica tedesca rivelò una profondità emozionale e un dinamismo senza uguali altrove. Il movimento nazional-patriottico trionfò in Germania perché aveva profondamente penetrato di sé l edificio nazionale; e, anziché tentare di minimizzare questa realtà, ben più utile sarebbe chiedersi come abbia potuto verificarsi. Tesi di questo libro è che il trionfo in questione fu la conseguenza di uno sviluppo storico e venne favorito da cause concrete le quali ebbero per risultato una forma mentis aperta alle soluzioni proposte dall ideologia nazional-patriottica; ancora, che il gennaio del 1933 non fu un accidente storico, ma il risultato di una lunga preparazione; infine, che, non fosse stato il nazionalsocialismo a mettersi alla testa della nazione, altri partiti orientati in senso nazional-patriottico erano pronti a farlo, dal mo-

16 18 Le origini culturali del Terzo Reich mento che all epoca le idee del Volk avevano quasi monopolizzato l intera, potente destra tedesca. Non che il trionfo di un altro settore della destra avrebbe condotto agli stessi risultati, né che il crollo della democrazia fosse inevitabile. Ma la democrazia appariva vacillante fin dalla propria fondazione e milioni di tedeschi avevano cercato rifugio in atteggiamenti nazional-patriottici. L affermazione che il gennaio 1933 non fu un accidente storico, non equivale a negare l importanza dell effettivo meccanismo di conquista messo in opera dal potere nazista; certo, però, che la strada era stata preparata e, per capire gli atteggiamenti che condussero al consenso e all accettazione, dobbiamo spingere lo sguardo al di sotto del contesto politico vero e proprio. Coloro i quali hanno affermato che la Germania era «impreparata» all improvvisa ascesa al potere di Hitler, contrappongono i propri ai tentativi di chi vuol vedere in questo evento la logica culminazione di tutta la storia tedesca. 5 Oggetto della nostra indagine non è un siffatto determinismo storico, ma piuttosto quello di mostrare come una corrente del pensiero tedesco abbia potuto rafforzarsi al punto che milioni di individui l accettarono come l unica soluzione al dilemma della Germania. Gli atteggiamenti nazional-patriottici avevano permeato l intera destra tedesca, e il movimento nazista non fece che raccogliere sotto un unico comun denominatore le diverse aspirazioni nazional-patriottiche di coloro i quali vedevano le proprie radici spirituali scalzate dall industrializzazione e dall atomizzazione dell uomo moderno. 6 Benché in questo libro si sia compiuto il tentativo di istituire un nesso tra le espressioni dell ideologia e i concreti sviluppi politici, sociali ed economici della Germania, va tenuto presente che non esiste alcun rapporto necessario, puntuale, tra tali eventi e le idee nazional-patriottiche, nel senso che i loro elaboratori non reagivano agli sviluppi «reali» a mo di commentatori politici; in effetti, la natura delle loro idee era tale da tendere a staccarli dagli eventi reali anziché obbligarli a tener d occhio i nuovi sviluppi. In fin dei conti, il pensiero nazional-patriottico era l erede di un lungo processo evolutivo del pensiero tedesco verso il razionalismo astratto e l idealismo. La combinazione di romanticismo e di volgarizzazioni dell idealismo tedesco produsse intellettuali il cui ideale era la contemplazione del mondo sub specie aeternitatis; punto o poco costoro avevano di mira interessi mondani, quotidiani. I pensatori nazional-patriottici erano appunto

17 Introduzione 19 di questi. Se, qua e là, la nostra esposizione sembrerà distaccarsi dalle realtà dell epoca, ciò è perché le figure con cui abbiamo a che fare erano appunto in una siffatta posizione di distacco; inoltre, non può non imporsi alla nostra attenzione la natura paradossale del movimento nazional-patriottico, nel senso che un ideologia, la quale soltanto vagamente aveva attinenza con i concreti problemi che il popolo tedesco doveva affrontare, finì per divenire normativa proprio per la soluzione di tali problemi. Come vedremo più innanzi, fu il genio di Adolf Hitler che spostò la fuga nazional-patriottica dalla realtà alla disciplina e alla efficiente organizzazione politica. Milioni di tedeschi, per lo più di sinistra, mai si lasciarono sedurre, è vero, dall ideologia del Volk, ma altri milioni invece ne erano attratti, e furono questi, alla fine, a trionfare o per lo meno a rendere, con il loro consenso, più facile il trionfo. Un libro come questo sarebbe stato più agevole scriverlo nel fuoco dell indignazione morale; l emozione, però, avrebbe non soltanto ostacolato una seria analisi storica ma, quel che è peggio, dato l impressione che le idee qui illustrate erano un aberrazione, alcunché di anormale, di satanico addirittura: laddove è importante tener presente che molti degli uomini e delle donne, i quali pervennero a farle proprie, erano normali da qualsiasi punto di vista, gente che chiunque avrebbe potuto considerare ottimi vicini di casa. In un certo senso, questo saggio è un analisi storica che ha per oggetto individui a tal punto prigionieri di un ideologia, da perdere di vista le leggi della civiltà e i relativi atteggiamenti verso i loro simili. E in effetti, la maggioranza della nazione tedesca fu vittima di questo autoinganno; che ciò non fosse mero accidente, né rappresentasse il frutto di una reazione immediata, dovrebbe risultare evidente a prima vista. La nostra esposizione non può certo dirsi necessariamente conclusa e definitiva: le idee nazional-patriottiche ancora han patria fra noi, sotto la superficie, pronte a essere utilizzate in quelle crisi cruciali che l umanità di continuo prepara a se stessa. Così, per esempio, negli Stati Uniti gruppi estremisti, decisi a mantenere a ogni costo la segregazione tra bianchi e negri, fanno propria l ideologia nazional-patriottica accomunando sentimenti antinegri e sentimenti antiebraici, nella speranza di riuscire a infiltrarsi nella destra statunitense così come i gruppi portatori dell ideologia del Volk riuscirono a dominare la destra tedesca. In piena coscienza, costoro pescano a piene mani da fonti tedesche, contribuendo così a mantenerle in vita in ambito diverso. 7 Come

18 20 Le origini culturali del Terzo Reich se non bastasse, gruppi nazional-patriottici isolati tuttora sussistono nella stessa Germania: si tratta di atteggiamenti mentali più facili da instillare che da sradicare dall ethos nazionale. È stato però affermato trattarsi in ogni caso di frange estreme che non avrebbero alcuna prospettiva di conquista del potere: la storia, si sostiene, non si ripete. Tuttavia, nella storia del movimento nazional-patriottico a contare non furono mai le effettive dimensioni dei gruppi portatori dell ideologia, ma piuttosto le istituzioni che se ne lasciarono infettare e lo stato d animo che essi seppero diffondere e mantenere in vita, in attesa che i tempi fossero maturi: cosa questa che va tenuta presente, per quanto sopito l incendio possa apparire in un determinato momento. Possiamo solo sperare, non prevedere con certezza, che in nessuna parte del mondo l ideologia nazional-patriottica serva più da soluzione a una crisi del pensiero e della politica; che questo sia accaduto in Germania, è stato un evento catastrofico sia per i tedeschi che per i non tedeschi.

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