INDAGINI INDAGINE SUI CENTRI PER L INNOVAZIONE E IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO IN ITALIA. Novembre 2005

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1 INDAGINI Novembre 2005 INDAGINE SUI CENTRI PER L INNOVAZIONE E IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO IN ITALIA A cura del Dipartimento Centri e Reti Italia Direzione Trasferimento di Conoscenza e Innovazione IPI - Istituto per la Promozione Industriale

2 INDAGINI Novembre 2005 Indagine sui Centri per l Innovazione e il Trasferimento Tecnologico in Italia A cura del Dipartimento Centri e Reti Italia Direzione Trasferimento di Conoscenza e Innovazione IPI - Istituto per la Promozione Industriale

3 ISBN: Copyright 2005 by IPI - Istituto per la Promozione Industriale, Roma, Italy L'IPI autorizza la riproduzione e l'utilizzo pubblico, totale o parziale, a condizione che ne venga sempre menzionata esattamente la fonte.

4 INDAGINE SUI CENTRI PER L INNOVAZIONE E IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO IN ITALIA INDAGINI SOMMARIO Introduzione Quadro del Sistema Innovativo Nazionale (SIN) I Centri per l'innovazione e il Trasferimento Tecnologico (CITT) La Distribuzione Territoriale dei CITT L'Offerta di Servizi per l'innovazione ed il Trasferimento Tecnologico I Servizi Informativi I Servizi di Formazione I Servizi di Assistenza Tecnica La Specializzazione Tecnologica Il Mercato di Riferimento Il Networking e l'internazionalizzazione La Composizione Societaria Le Caratteristiche Dimensionali I Ricavi e le Fonti di Finanziamento Conclusioni Appendice Indice tabelle e figure Nota metodologica Questionario Elenco delle Strutture che hanno partecipato all'indagine

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6 INDAGINE SUI CENTRI PER L INNOVAZIONE E IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO IN ITALIA INDAGINI Introduzione I Centri per l'innovazione e il Trasferimento Tecnologico (CITT) hanno un ruolo importante nell'assistere le imprese che intendono innovare i propri prodotti e i processi produttivi e, più in generale, nel favorire la crescita socio-economica del territorio. Tale ruolo assume particolare rilevanza per il sistema produttivo del nostro Paese. Come è noto, infatti, il tessuto produttivo italiano è caratterizzato da imprese di minore dimensione con una spiccata specializzazione in settori a bassa o medio bassa tecnologia e pertanto meno propense ad investire in ricerca ed innovazione. Per queste sue caratteristiche intrinseche il nostro sistema produttivo, ancor più rispetto agli altri Paesi industrializzati, necessita di specifici servizi esterni, accessibili e qualificati, per poter sfruttare appieno i vantaggi offerti dall'innovazione tecnologica. In Italia esiste un ampio numero di centri che a diverso titolo supportano i processi di innovazione delle imprese quali le Stazioni sperimentali per l'industria, i Parchi Scientifici e Tecnologici, i Business Innovation Centres (BIC), i Liaison office delle Università e degli Enti di ricerca, le Agenzie per lo sviluppo, le Aziende speciali delle Camere di commercio, i Centri servizi tematici e multisettoriali. A fronte di questa ricca e variegata offerta di servizi alle imprese si riscontrano comunque alcuni elementi di debolezza legati alla frammentarietà, al sottodimensionamento e alla ridotta specializzazione delle strutture. Al fine di valorizzare ed integrare l'offerta di servizi a disposizione delle imprese, con particolare riferimento a quelle di minore dimensione, il Ministero delle Attività Produttive ha lanciato nel 2003 il programma RIDITT - Rete Italiana per la Diffusione dell'innovazione e il Trasferimento Tecnologico alle imprese. L'iniziativa, gestita dall'istituto per la Promozione Industriale (IPI), si propone in particolare di promuovere lo scambio di informazioni, metodologie e buone pratiche, favorire il marketing delle tecnologie e dei servizi per l'innovazione, rafforzare le reti esistenti e stimolare la nascita di nuovi network su base interregionale, settoriale e tecnologica. RIDITT ha inoltre l'obiettivo di facilitare l'accesso alle risorse finanziarie pubbliche e private per la creazione, l'estensione e lo sviluppo delle reti, e di incoraggiare i processi di internazionalizzazione del sistema innovativo nazionale. La necessità di effettuare un'indagine sui CITT nasce dall'esigenza di analizzare con maggiore profondità i punti di forza e di debolezza di queste strutture, al fine di individuare le misure di sostegno più opportune da attivare per rafforzare la loro capacità di assistere le imprese nei progetti di innovazione, e di stimolare e sostenere la creazione di nuove imprese ad alta tecnologia. Il rapporto, dopo un breve inquadramento dei CITT all'interno del sistema innovativo nazionale, descrive i risultati dell'indagine relativa ad un campione rappresentativo di 106 centri sui 300 censiti dall'ipi. In particolare l'analisi si è focalizzata sulla tipologia di servizi offerti alle imprese da queste strutture, sulla loro specializzazione tecnologica, sul loro mercato di riferimento, e sulle dimensioni strutturali dei centri in termini di ricavi e numero di addetti. Il rapporto si conclude infine con una sintesi dei risultati dell'indagine e offre alcune indicazioni finalizzate a orientare le misure di sostegno pubblico per il rafforzamento del sistema di trasferimento tecnologico. L'indagine costituisce ovviamente un punto di partenza per migliorare la comprensione di un sistema complesso e in continua evoluzione, che richiede ulteriori approfondimenti e un attento monitoraggio anche al fine di effettuare confronti con i centri operanti in altri Paesi avanzati. Oltre ad essere profondamente grati alle strutture che, mettendo a disposizione di RIDITT i propri dati, hanno consentito di realizzare l'indagine, un ringraziamento anticipato va agli operatori e agli esperti del settore che vorranno fornire commenti e suggerimenti per migliorare questo lavoro. Lo staff RIDITT 5

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8 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) INDAGINI 1. Quadro del Sistema Innovativo Nazionale (SIN) Il Sistema Innovativo Nazionale (SIN) è costituito dall'insieme delle organizzazioni che, direttamente o indirettamente, svolgono attività finalizzate ad accrescere la competitività del Paese attraverso l'innovazione tecnologica. Per innovazione tecnologica si intende, in questa indagine, lo sviluppo di ogni nuovo prodotto, processo o metodologia in grado di proporre soluzioni originali a problemi o esigenze di natura sociale, industriale o economica. L'elemento centrale del SIN è rappresentato dal sistema delle imprese, alle quali spetta la responsabilità di sviluppare e proporre al mercato soluzioni innovative. L'attività innovativa delle imprese rappresenta tuttavia sempre di più il frutto di un complesso sistema di relazioni ed interazioni con l'ambiente economico in cui le imprese stesse sono inserite. Questo significa che, ad esempio, lo sviluppo di ogni nuovo prodotto necessita di una stretta collaborazione con altre aziende fornitrici o clienti, di una forte relazione con i consumatori finali, e deriva spesso da interazioni più o meno intense con Università o centri di ricerca. Il quadro di tali relazioni e collaborazioni è tuttavia complicato da due fattori principali: il primo riguarda la catena delle attività che dalla ricerca di base, attraverso la ricerca applicata, fino allo sviluppo e al trasferimento tecnologico portano alla nuova soluzione industriale, catena che presenta una evoluzione tutt'altro che lineare. Il secondo concerne la numerosità e peculiarità degli attori in gioco e delle loro reciproche relazioni. In questo quadro emergono quindi una serie di strutture che nascono proprio con il compito di facilitare, operando a diversi livelli, il funzionamento complessivo del sistema, e che vengono qui e di seguito definiti CITT (Centri per l'innovazione e il Trasferimento Tecnologico). Lo scopo del presente studio è identificare i CITT presenti in Italia e posizionarli all'interno di una mappa che rappresenta i diversi attori del sistema, schematizzata nella figura seguente. Figura 1. Il Modello del Sistema Innovativo Nazionale (SIN) 7

9 INDAGINI 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) Nei paragrafi seguenti vengono proposte descrizioni sintetiche relative ai componenti del SIN individuati nella figura 1: il sistema della ricerca, i policy maker, il sistema finanziario, le organizzazioni imprenditoriali e il sistema camerale, le imprese e, infine, i CITT. Il sistema della ricerca Il sistema della ricerca italiano è costituito da 77 Università distribuite sul territorio, più numerosi Enti Pubblici di Ricerca (EPR) quali il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), l'enea (Ente per le Nuove Tecnologie l'energia e l'ambiente), l'infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), l'asi (Agenzia Spaziale Italiana), il CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) ed altri enti minori, che complessivamente coinvolgono circa ricercatori e sostengono il 50% della spesa nazionale in ricerca e sviluppo. Le strutture pubbliche (Università ed EPR), di alto livello e riconoscimento internazionale, svolgono principalmente attività di formazione e ricerca di base, e si stanno attrezzando in modo sempre più massiccio per offrire servizi di trasferimento tecnologico alle imprese e per favorire la creazione di spin-off finalizzati alla valorizzazione economica dei risultati della ricerca, mediante la costituzione di Industrial liaison office. In aggiunta agli Industrial liaison office e alla partecipazione delle Università e degli EPR alla compagine societaria di molti CITT censiti dall'ipi, si deve tener conto delle attività di assistenza alle imprese svolte direttamente dai singoli Dipartimenti universitari e/o Istituti degli EPR, che in alcuni casi hanno raggiunto in termini di commesse private ricavi anche superiori rispetto a quelli medi dei CITT. A queste strutture si affiancano alcuni centri di ricerca industriale autonomi, promossi dalle grandi aziende del Paese (Centro Ricerche Fiat, EniTecnologie, Telecom Italia Lab, ecc.), i laboratori interni ai principali gruppi industriali (ENEL, Pirelli, Finmeccanica, STMicroelectronics, IBM, Bracco, ecc.) e altre istituzioni scientifiche private (Istituto Mario Negri, Fondazione S. Raffaele, Centro Sviluppo Materiali, ecc.). I centri di ricerca privati, più specializzati nella ricerca applicata e nello sviluppo, si stanno aprendo in modo significativo all'offerta di servizi e tecnologie alle imprese dell'indotto o di altri settori industriali, oltre a continuare a svolgere la tradizionale attività di ricerca per il gruppo industriale di appartenenza. I policy maker Le organizzazioni responsabili delle normative e degli indirizzi in grado di influenzare e regolare le attività del SIN si collocano a livello internazionale, nazionale e locale e su diversi piani di intervento: politico, normativo e di indirizzo. Nel caso dell'italia un ruolo di primo piano, a livello internazionale, è giocato dall'unione Europea attraverso, in particolare, i programmi quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico ed il recente programma quadro per l'innovazione e la competitività. L'Unione Europea contribuisce inoltre allo sviluppo del SIN e alla definizione delle politiche di intervento attraverso il continuo monitoraggio e confronto dei sistemi innovativi nazionali dei Paesi europei tra di loro e rispetto ad altre aree geografiche del mondo. A livello internazionale è inoltre utile ricordare i contributi che, in ambiti diversi, giungono dall'ocse (Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica), da agenzie delle Nazioni Unite come la WIPO-OMPI (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale), e da organismi di normazione come l'iso (Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni). 8

10 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) INDAGINI A livello nazionale l'azione del Governo e dei Ministeri si concretizza sia in interventi normativi e di indirizzo che in specifici programmi per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione tecnologica. Le principali istituzioni centrali coinvolte nello sviluppo delle politiche per l'innovazione e il trasferimento tecnologico all'impresa sono: - Il Ministero delle Attività Produttive, che oltre ad attività di regolazione e normazione, finanzia attraverso il FIT - Fondo per l'innovazione Tecnologica, progetti di sviluppo precompetitivo delle imprese, e fornisce linee guida per l'innovazione e la competitività dei sistemi produttivi; - Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della Ricerca, che tra i suoi compiti annovera il coordinamento dell'università e degli istituti di ricerca, la gestione di fondi come il FIRB per la ricerca di base, e il FAR per la ricerca applicata, e la predisposizione del Piano Nazionale della Ricerca; - Il Dipartimento per l'innovazione e le Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che promuove azioni per favorire lo sviluppo della società dell'informazione, finanzia progetti specifici in sinergia con gli altri ministeri, e cura la pubblicazione del Piano per l'innovazione Digitale nelle Imprese. Accanto a queste istituzioni un ruolo importante viene giocato, sia direttamente che attraverso Enti controllati, anche da parte di altri Ministeri. A livello locale le amministrazioni regionali, in relazione alla loro crescente autonomia, si sono da tempo attivate sia per la definizione delle Strategie Regionali per l'innovazione, sia per la messa a punto e l'attivazione di strumenti per promuovere l'innovazione tecnologica nelle imprese del territorio (per esempio, attraverso le leggi regionali in materia di innovazione tecnologica in Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, ecc.). Le amministrazioni provinciali e comunali, dal canto loro, sono sempre più sensibili al tema e svolgono un ruolo significativo nel sistema innovativo, promuovendo la realizzazione di infrastrutture (reti telematiche, centri di servizio, ecc.), orientando verso l'innovazione le attività svolte dalle aziende controllate (per esempio, le aziende municipalizzate per l'erogazione di servizi) e gestendo, in alcuni casi, misure di sostegno all'innovazione nelle imprese. Il sistema finanziario Il sistema finanziario rappresenta un anello fondamentale nel processo di sviluppo dell'innovazione da parte del sistema produttivo. Una delle principali carenze delle imprese manifatturiere italiane (in particolare le piccole e piccolissime imprese) è, infatti, proprio la disponibilità di capitali da poter impiegare in progetti di innovazione tecnologica. Le PMI, di fatto, finanziano le proprie innovazioni principalmente attraverso l'autofinanziamento, la partecipazione a programmi pubblici e gli incentivi fiscali. Recentemente alcune banche si sono avvicinate alla tematica dell'innovazione tecnologica nelle imprese offrendo linee di credito ideate allo scopo, o lanciando programmi di assistenza e consulenza specifica, anche sfruttando le opportunità offerte da organizzazioni internazionali come la BEI (Banca Europea per gli Investimenti) o la BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo). Tuttavia, rimane difficile finanziare le imprese start-up innovative, che presentano un grado di rischio particolarmente elevato. A sostegno delle imprese più innovative cominciano quindi ad intervenire anche in Italia "venture capitalist" e "business angel" che mettono a disposizione capitale di rischio e assistenza tecnica ad imprenditori per il lancio di nuove iniziative imprenditoriali in settori ad elevato contenuto tecnologico. 9

11 INDAGINI 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) Le organizzazioni imprenditoriali e il sistema camerale Le Camere di commercio e le associazioni imprenditoriali svolgono, sempre più spesso, un'azione di rilievo nell'ambito del sistema innovativo nazionale, sia sensibilizzando le imprese sul tema dell'innovazione, sia sostenendole nella realizzazione di progetti, sia offrendo servizi consulenziali e di assistenza tecnica. Le oltre 600 associazioni territoriali e settoriali delle principali confederazioni nazionali (Confindustria, Confartigianato, CNA, Confapi) raccolgono e aggregano i fabbisogni delle imprese in tema di innovazione e favoriscono il dialogo con i centri di ricerca per lo sviluppo di progetti di ricerca collettiva. Le 103 Camere di commercio realizzano interventi di sensibilizzazione e stimolo dell'innovazione e della ricerca, oltre ad erogare direttamente servizi di sperimentazione e ricerca attraverso la rete dei laboratori chimici e merceologici, servizi di assistenza tecnica per il trasferimento di tecnologia, attraverso le Aziende speciali, e servizi per la protezione della proprietà intellettuale. All'ambito delle organizzazioni imprenditoriali e del sistema camerale possono inoltre essere ricondotti anche altri organismi associativi del mondo industriale, che svolgono attività di networking e collegamento tra i diversi stakeholder del sistema innovativo nazionale (per esempio, Rete per l'innovazione, Distretti Italiani, ecc.). Le imprese Il sistema produttivo, come precedentemente evidenziato, rappresenta il cuore del SIN. Il contesto produttivo italiano è composto principalmente da imprese di piccole e piccolissime dimensioni, operanti soprattutto in settori industriali tradizionali (alimentare, tessile abbigliamento, calzaturiero, meccanica ecc.) classificati dall'ocse come settori a bassa e medio-bassa tecnologia. La tabella seguente illustra la composizione dimensionale delle imprese manifatturiere italiane. Tabella 1. Imprese ed addetti per classe dimensionale Fonte: Elaborazioni IPI su dati ISTAT Gli attuali scenari di mercato evidenziano una sempre maggiore turbolenza, anche per effetto dell'internazionalizzazione e della globalizzazione, che genera continui mutamenti negli scenari competitivi, riduce la durata temporale degli equilibri di mercato e ridimensiona l'efficacia delle barriere all'entrata. Da qui la necessità dell'intero sistema produttivo nazionale di porre in essere strategie di contrasto all'erosione delle quote di mercato ad opera dei nuovi competitor, agendo soprattutto sulla leva dell'innovazione tecnologica che contribuisce a generare vantaggio competitivo con effetti di medio e lungo periodo. 10

12 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) INDAGINI A fronte della necessità di investire in ricerca e innovazione in Italia si contrappone però una realtà caratterizzata da un basso tasso di investimenti su questo fronte. I dati statistici più recenti, ad esempio, evidenziano che se la media europea della spesa in R&S è pari all'1,93% 1 del PIL, in Italia tale percentuale si ferma all'1,16%, pari a 14,6 miliardi di euro. Tabella 2. Ripartizione spesa in R&S Valori in milioni di euro Fonte: Elaborazioni IPI su dati ISTAT Se si guarda alla ripartizione tra spesa pubblica e privata (tabella 2), si nota come l'investimento privato in ricerca ed innovazione rappresenti la parte più debole, rispetto a quanto avviene negli altri Paesi industrializzati, anche se nel corso dell'ultimo triennio ha registrato un trend positivo. Infatti i dati, non ancora definitivi, pubblicati dall'istat evidenziano una crescita del 3,5% nel 2003 rispetto al 2002, mentre tra il 2003 ed il 2004 la variazione è stata del 5%. Dal punto di vista settoriale l'industria manifatturiera concentra la maggior quota di investimenti in R&S (75%), il settore dei servizi investe per il 24%, mentre i settori energetico, estrattivo e delle costruzioni complessivamente rappresentano circa l'1% della spesa. Figura 2. Spesa in R&S per settore industriale Fonte: Elaborazioni IPI su dati ISTAT Gli investimenti da parte del settore privato derivano inoltre quasi esclusivamente dagli sforzi delle imprese di medie e grandi dimensioni (tabella 3): oltre l'80% dell'investimento in R&S delle imprese è infatti concentrato in meno del 3% delle imprese. 1 Fonte: Commissione Europea, Key Figures 2005, Media EU-25 11

13 INDAGINI 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) Tabella 3. Investimenti in R&S per classe dimensionale di impresa Valori in milioni di euro Fonte: Elaborazioni IPI su dati ISTAT Volendo approfondire la tipologia dell'investimento in R&S delle imprese si può notare che la spesa per attività di ricerca applicata complessivamente ammonta al 52% del totale (7,5 miliardi di euro), mentre lo sviluppo pre-competitivo si attesta intorno al 34% (5 miliardi) e la ricerca di base complessivamente riguarda il 14% della spesa (2 miliardi). In generale, il 71% delle spese per la ricerca applicata e il 94% di quelle per lo sviluppo pre-competitivo in Italia si riferiscono alle attività svolte dalle imprese e dai centri di ricerca privati. Il sistema produttivo, a fronte di ridotti investimenti in ricerca, svolge comunque una intensa attività innovativa che consiste prevalentemente nell'acquisizione di tecnologie già incorporate nei macchinari, nell'introduzione di miglioramenti nei prodotti legati al design e all'impiego di nuovi materiali, nonché nella personalizzazione dei prodotti sulla base delle esigenze del cliente. Tali attività innovative sono particolarmente accentuate tra imprese appartenenti ai distretti industriali, dove le strette relazioni tra le imprese favoriscono la diffusione di informazioni tra clienti, fornitori e produttori di macchine. Dalla terza rilevazione statistica europea sull'innovazione nelle imprese (Community Innovation Survey), che prende in considerazione oltre alla ricerca e sviluppo anche l'innovazione tecnologica, emerge che le spese per R&S di cui alla tabella 3 rappresentano circa il 35% della spesa complessiva in ricerca ed innovazione. La parte più rilevante, pari al 50%, riguarda invece l'acquisto di macchinari e apparecchiature (percentuale che sale fino al 70% nelle imprese con meno di venti addetti), mentre il restante 15% è imputabile complessivamente all'acquisto di tecnologia (sotto forma di brevetti, licenze, ecc.), alla progettazione, al marketing ed alla formazione. Risulta inoltre particolarmente significativo il dato relativo alla R&S affidata in outsourcing ad altre imprese o ad Università/Enti di ricerca, pari al 6%, che evidenzia la debolezza dei legami tra sistema della ricerca e mondo produttivo. Figura 3. Spesa in ricerca e innovazione per tipologia d acquisto Fonte: Elaborazioni IPI su dati ISTAT 12

14 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) INDAGINI I Centri per l'innovazione e il Trasferimento Tecnologico (CITT) La descrizione delle diverse componenti del SIN e, in particolare, l'evidenza di alcune criticità relative agli investimenti in ricerca ed innovazione da parte delle imprese, dimostrano l'importanza del ruolo svolto dalle strutture destinate a colmare le lacune esistenti nel sistema e a connettere fra di loro i diversi attori coinvolti. L'esigenza di tali strutture era stata avvertita in Italia sin dalla fine dell'ottocento con la creazione delle Stazioni sperimentali per l'industria (la prima delle attuali otto Stazioni 2 venne istituita con Regio Decreto nel 1885). In particolare il compito istituzionale che venne affidato alle Stazioni sperimentali era di "promuovere con indagini, studi, ricerche, analisi, il progresso tecnico delle speciali industrie o gruppi di industrie per cui sono preordinate, e di curare il perfezionamento del personale tecnico addetto alle industrie stesse", come risulta da un Regio Decreto del Le Stazioni operano oggi in stretto contatto con il mondo industriale, soprattutto quello delle piccole e medie imprese, principali destinatarie delle loro attività. Nelle scelte delle strategie e dei programmi delle Stazioni, le imprese hanno un ruolo determinante e i consigli di amministrazione sono costituiti principalmente da esponenti del mondo industriale. Il mantenimento delle Stazioni è assicurato dai contributi obbligatori versati dalle aziende appartenenti al settore industriale di riferimento di ciascuna Stazione. Le Stazioni sperimentali per l'industria operano sotto la vigilanza del Ministero delle Attività Produttive e sono state trasformate in Enti Pubblici Economici con il D.L. n. 540 del 29/10/1999, anche al fine di favorire lo sviluppo di azioni sempre più efficaci e rispondenti alle nuove esigenze del mercato. A partire dagli anni '70 sono stati creati i primi centri servizi alle imprese finalizzati a promuovere l'innovazione tecnologica. Ad esempio, nel 1972 è stata costituita a Prato la Società Tecnotessile in applicazione della legge 1089 del 25/10/1968 che istituiva il fondo per la ricerca applicata. Negli anni '80 la Regione Emilia Romagna, attraverso la Società ERVET, ha avviato la realizzazione di centri servizi settoriali (CERCAL per le calzature, Centro Ceramico per le piastrelle, CITER per le imprese della maglieria) ed orizzontali (ASTER per lo sviluppo tecnologico, DEMOCENTER per la promozione dell'automazione industriale). In quegli anni sono nati anche alcuni centri servizi operanti all'interno di distretti industriali quali il Centro Tessile di Como o il Centro ricerca e prove nel settore legno-arredo (CATAS), in Friuli. Nella prima metà degli anni '80 sono stati inoltre istituiti, con finanziamenti del Ministero della Ricerca, i primi due Parchi Scientifici e Tecnologici (Area Science Park a Trieste e Tecnopolis a Bari) finalizzati a sostenere lo sviluppo del territorio attraverso la promozione dell'innovazione e la creazione di impresa. In quel periodo sono nati ad opera della Società SPI (IRI) anche i Business Innovation Centre (BIC), che sono ora partecipati nella maggior parte dei casi dalla Società Sviluppo Italia. Negli anni '90 si è invece avuto il maggior impulso nella creazione di strutture miste, finalizzate alla promozione dell'innovazione tecnologica sul territorio, ad opera delle Regioni e di alcuni Enti locali in collaborazione con Università, Enti di ricerca (ENEA e CNR), associazioni di categoria ed imprese. 2 - Stazione sperimentale per l'industria delle pelli e delle materie concianti a Napoli (1885); - Stazione sperimentale per carta, cartoni e paste per carta a Milano (1909); - Stazione sperimentale per l'industria delle essenze e dei derivati dagli agrumi a Reggio Calabria (1918); - Stazione sperimentale per le industrie degli oli e dei grassi a Milano (1919); - Stazione sperimentale per l'industria delle conserve alimentari a Parma (1922); - Stazione sperimentale per la seta a Milano (1923); - Stazione sperimentale per i combustibili a San Donato Milanese (1940); - Stazione sperimentale per il vetro a Murano (1954). 13

15 INDAGINI 1. QUADRO DEL SISTEMA INNOVATIVO NAZIONALE (SIN) Sul finire degli anni '90, infine, la maggiore autonomia attribuita alle istituzioni accademiche, accompagnata da misure di sostegno specifiche (come la legge 297/99), ha stimolato le Università a costituire uffici per la valorizzazione dei risultati della ricerca (Industrial liaison office e Technology transfer office) attraverso la promozione e la commercializzazione di brevetti e la creazione di imprese spin off. I risultati dell'indagine riportati di seguito approfondiscono la natura e le attività svolte oggi dai CITT, che riguardano l'assistenza alle imprese di minori dimensioni nel montare e gestire progetti di innovazione, il sostegno al dialogo tra il sistema della ricerca e quello produttivo, nonché la mobilitazione delle risorse umane e finanziarie per lo sviluppo dell'innovazione. 14

16 2. I CENTRI PER L INNOVAZIONE E IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO (CITT) INDAGINI 2. I Centri per l'innovazione e il Trasferimento Tecnologico (CITT) Una definizione univoca di "Centro per l'innovazione e il trasferimento tecnologico" naturalmente è impossibile, proprio per quanto si è detto nel paragrafo precedente a proposito del sistema innovativo nazionale. Per gli scopi del lavoro si è proceduto quindi a definire l'oggetto della indagine per sottrazione, escludendo rispetto al panorama del SIN, le università e i centri di ricerca, le istituzioni e gli enti di natura amministrativa e politica (policy maker), le banche, le imprese produttive e le loro associazioni di rappresentanza. La prima chiave per identificare i CITT viene quindi fornita dalle definizioni stesse di "innovazione" e "trasferimento tecnologico". Rispetto a tali concetti esiste un'ampia letteratura dalla quale sono individuabili diverse definizioni e/o interpretazioni. Per gli scopi applicativi che ci si prefigge vale qui solo la pena di riferirci alle attività di innovazione tecnologica come a quelle attività che consentono di sviluppare nuovi prodotti, processi o metodologie in grado di soddisfare determinati bisogni o risolvere problemi di natura tecnica. Mentre per trasferimento tecnologico intenderemo il processo attraverso il quale si ha un effettivo "spostamento o trasferimento" di una data tecnologia dal soggetto che la detiene (ad esempio, un centro di ricerca o un'università) al soggetto che la riceve (normalmente un'impresa). Sulla base delle definizioni appena proposte è possibile, quindi, identificare i Centri per l'innovazione ed il Trasferimento Tecnologico (CITT) come quelle strutture di natura pubblica, privata o mista, che a fronte della domanda di innovazione delle imprese, mettono a disposizione un set articolato di servizi, tecnologie e conoscenze che costituisce l'offerta di innovazione disponibile (vedi figura 4). Figura 4. Posizionamento dei CITT rispetto alle imprese Un ulteriore passo per poter circoscrivere il campione di strutture da esaminare è risultato dal confronto con analoghi studi svolti da altre organizzazioni. In particolare, l'analisi condotta dalla società Nomisma nel 1988, evidenziava 75 strutture, nel 1997 l'istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo (CERIS) del CNR censiva invece 80 strutture esplicitamente dedicate al trasferimento tecnologico (su un campione di 161 soggetti analizzati). La mappatura condotta dall'ipi nel corso del 2004 e 2005 sui centri per l'innovazione attivi in Italia ha consentito di identificare 300 centri. Un primo gruppo di 168 strutture è stato individuato basandosi sulla denominazione e sulla mission dichiarata: è il caso delle Stazioni sperimentali per l'industria, dei Parchi scientifici e tecnologici, dei Business Innovation Centre, dei Technology transfer office, degli Industrial liaison office e degli incubatori universitari, delle Aziende speciali e dei laboratori delle Camere di commercio. 15

17 INDAGINI 2. I CENTRI PER L INNOVAZIONE E IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO (CITT) Le altre 132 strutture sono state individuate attraverso un'analisi desk più fine, volta ad approfondire le effettive attività di innovazione e trasferimento tecnologico a supporto delle imprese, svolte da un campione più largo di centri servizio alle imprese. I 132 centri risultanti sono stati raggruppati nelle seguenti tre classi: Agenzie per lo sviluppo del territorio, Centri tematici e Centri multisettoriali. La tabella seguente mostra la ripartizione dell'universo dei CITT individuati rispetto agli otto cluster citati. Tabella 4. I centri per l innovazione e il trasferimento tecnologico Fonte: IPI Le Stazioni sperimentali per l'industria sono strutture pubbliche che svolgono analisi e controlli di laboratorio, attività di ricerca e sviluppo, certificazione e normazione tecnica, consulenza e formazione. Ciascuna Stazione è finalizzata ad uno specifico settore produttivo (oli e grassi, combustibili, conserve alimentari, carta, essenze e derivati agrumari, pelli, vetro, seta) con raggio d'azione su tutto il territorio nazionale. I Parchi scientifici e Poli tecnologici sono costituiti generalmente da Università, associazioni imprenditoriali, amministrazioni pubbliche locali, imprese, banche ecc. per favorire lo sviluppo economico del territorio in cui operano attraverso la collaborazione tra il mondo della ricerca e il mondo dell'imprenditoria. Spesso i Parchi scientifici ospitano al loro interno incubatori specializzati nell'assistenza alle imprese in fase di start-up. Gli Uffici di trasferimento tecnologico, Industrial liaison office e incubatori universitari sono strutture promosse dalle Università con lo scopo di valorizzare la ricerca accademica attraverso lo sfruttamento di brevetti, la cessione di licenze, la costituzione e l'incubazione di imprese spin-off. I Business Innovation Center (BIC) sono nati da un programma specifico dell'unione Europea nel 1984 con lo scopo di supportare la nascita di nuove imprese innovative e svolgono attività di supporto alle PMI offrendo servizi integrati di orientamento e sostegno che vanno dal business planning alla consulenza specializzata, al marketing territoriale, fino all'incubazione di imprese startup. Le Aziende speciali e i laboratori delle Camere di commercio sono strutture, afferenti al sistema camerale, con specifiche funzioni di servizio, come ad esempio prove di laboratorio, attività di ricerca applicata, servizi per il trasferimento tecnologico, ecc. rivolte alle imprese iscritte alla Camera di commercio locale. 16

18 2. I CENTRI PER L INNOVAZIONE E IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO (CITT) INDAGINI Le Agenzie per lo sviluppo del territorio sono state definite, nell'ambito dell'indagine, come strutture prevalentemente di origine pubblica che perseguono lo sviluppo economico di una determinata area geografica facendo leva sull'innovazione tecnologica. In questo cluster rientrano ad esempio le Agenzie regionali per l'innovazione, i Consorzi Città Ricerche 3, le finanziarie per lo sviluppo locale. I Centri tematici sono stati definiti come strutture, frequentemente di origine privata, con una vocazione specifica su un determinato settore industriale o su una particolare area tecnologica, e sovente operanti all'interno di un distretto industriale. I Centri multisettoriali sono invece strutture che hanno competenza su molteplici ambiti tecnologici e che erogano servizi diversificati verso imprese appartenenti a più settori industriali. 3 I Consorzi Città Ricerche sono nati nella metà degli anni Ottanta in diverse città italiane per iniziativa congiunta dell'iri e del CNR e con la partecipazione delle Università locali, per favorire l'integrazione e la collaborazione tra la ricerca scientifica e accademica e la ricerca applicata e industriale. 17

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20 3. LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE DEI CITT INDAGINI 3. La Distribuzione Territoriale dei CITT I dati sulla distribuzione territoriale dei CITT in Italia evidenziano una maggiore presenza di strutture nelle regioni del Nord Italia, dove risulta concentrato il 53% dei centri, mentre nelle regioni centrali è presente il 22% delle strutture e nel Mezzogiorno il 25%. La figura seguente illustra la distribuzione dei CITT nelle regioni italiane. Figura 5. Ripartizione CITT per regione Nord ,8% Centro ,9% Sud ,3% Fonte: IPI E' possibile rilevare una correlazione positiva tra la numerosità dei CITT e la numerosità di imprese presenti in una stessa Regione, il che si traduce, ovviamente, in una maggiore offerta di strutture a supporto dell'innovazione e del trasferimento tecnologico nelle aree del Paese maggiormente industrializzate. L'offerta di centri per l'innovazione nel Nord Italia presenta una maggior concentrazione di strutture tematiche, che può essere ricondotta a due ordini di motivi: la più alta concentrazione di imprese manifatturiere rispetto al resto del Paese e la maggiore presenza di distretti industriali che hanno favorito da tempo la nascita di strutture focalizzate su specifiche tecnologie o nel supporto di determinati comparti produttivi. 19

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